Destra di Popolo.net

SONDAGGI: LA MAGGIORANZA DEI BRITANNICI E’ CONTRARIA ALLA BREXIT

Giugno 3rd, 2018 Riccardo Fucile

“E’ STATO UNO SBAGLIO, CE NE PENTIREMO”… MAGARI DITELO A QUALCHE CAZZARO ITALIANO

Il pubblico britannico si è spostato in massa nel territorio del “Bregret“.
È il risultato di un sondaggio YouGov in cui la maggioranza della popolazione adesso crede che la decisione di abbandonare l’Unione Europea sia stata “sbagliata”. Ecco il risultato più recente: Con il senno di poi, ritiene che sia stato giusto o sbagliato votare l’uscita dall’Unione Europea? Giusto: 43 Sbagliato: 44 Non so: 13
La differenza dell’1% è prevista dal margine d’errore. Però, più o meno dall’estate del 2017, nei sondaggi YouGov una maggioranza di britannici è convinta che la Brexit sia “sbagliata”.
In precedenza, invece, il favore andava leggermente al risultato del referendum del 2016.
L’opinione sulla Brexit è rimasta negativa, in media, per nove mesi di seguito
Il termine della Brexit è stabilito a marzo del 2019, tra soli dieci mesi. I sondaggi suggeriscono che mentre i britannici stanno preparandosi alla storica partenza dall’Europa una maggioranza di persone vorrebbe che non succedesse mai.
Al tempo stesso, secondo una media mobile di sondaggi compilata da Pantheon Macroeconomics, la popolarità  della prima ministra May è cresciuta con il suo spostarsi verso una ‘soft Brexit’:
L’analista di Pantheon Samuel Tombs ha pubblicato i due grafici affiancati nel suo più recente UK Chartbook, un sommario mensile dei grafici più cruciali sull’economia britannica.
Tombs ha ripetutamente sostenuto – come molti suoi colleghi della City e di Wall Street – che alla fine il governo britannico capitolerà  e opterà  per una soft Brexit perchè il costo economico dell’uscita dell’UE causerebbe un danno politico troppo grave per il governo di May.
Inoltre, una soft Brexit – con una Gran Bretagna all’interno dell’unione doganale della UE e vicina alle sue normative – è l’unico compromesso che può sia ottenere una maggioranza in parlamento sia preservare l’invisibile confine irlandese.
La popolarità  di May porrebbe essere legata alla ritrovata avversione del paese verso l’abbandono dell’UE?
Circola la teoria secondo cui i votanti per la permanenza nell’UE preferiscono May come prima ministra rispetto ai concorrenti intransigenti all’interno del suo partito che vogliono una prospettiva “senza patti” che metterebbe a rischio l’economia.

(da “Business Insider“)

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DER SPIEGEL: COPERTINA CON SPAGHETTI A FORMA DI CAPPIO E LA FRASE “CIAO AMORE”

Giugno 1st, 2018 Riccardo Fucile

“COME L’ITALIA SI AUTODISTRUGGE E TRASCINA L’EUROPA CON SE'”

A Der Spiegel piace mettere l’Italia in copertina con tanto di stereotipi.
Dopo la famigerata prima pagina degli spaghetti su cui era appoggiata una pistola ecco che sul magazine, in edicola domani, appare una forchetta, degli spaghetti a forma di cappio e il titolo “Ciao amore!”.
§Nel sottotitolo si legge: “Come l’Italia si autodistrugge e trascina l’Europa con sè“. Solo pochi giorni fa un altro attacco era partito contro l’Italia accusata di essere “scroccona” (schnorrer) ai danni degli altri membri dell’Unione europea. Parole durissime in un articolo online anche contro il numero uno della Bce, Mario Draghi dopo giorni di trattative tra Lega e Cinque Stelle per la formazione del primo governo dichiaratamente euroscettico.
Jan Fleischhauer la settimana scorsa nel suo intervento sugli scrocconi aveva sentenziato: “Io non ho nulla contro persone che vivono al di sopra delle loro possibilità . Per me l’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale come sport nazionale. Trovo però incomprensibile che si vogliano addossare i costi delle proprie decisioni politiche ad altri che hanno un’altra concezione della politica”.

(da agenzie)

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LA STAMPA TEDESCA: “PROBABILE USCITA DELL’ITALIA DALL’EURO, CRISI PEGGIORE DI QUELLA GRECA”

Maggio 31st, 2018 Riccardo Fucile

DIE ZEIT: “SALVARE L’ITALIA? MEGLIO DI NO”… FRANKFURTER ZEITUNG: “ITALIA A POCHI PASSI DALL’ADDIO”

“Non dovremmo salvare l’Italia”. E’ il titolo di un nuovo editoriale apparso su Die Zeit che, al di là  delle opinioni che contiene, rende bene l’idea su un fatto: in Germania l’ipotesi che il nostro Paese possa rivivere la stessa situazione della Grecia è ormai all’ordine del giorno e viene considerata una reale probabilità .
Come viene definita “probabile” anche un’uscita dell’Italia dall’Euro: parola di Hans-Werner Sinn. Il noto economista tedesco, riportano i principali giornali, Frankfurter Allgemeine Zeitung in testa, ci vede a pochi passi dall’addio all’unione monetaria.
Di fronte a questo scenario, la stampa conferma anche i retroscena interni alla Cdu pubblicati mercoledì da Die Welt: Angela Merkel ha scelto la linea dell’attendismo, anche se questo potrebbe incrinare i rapporti con Emmanuel Macron.
Di fronte alla crisi italiana — scrive il Westfalen-Blatt — i sogni di riforma dell’Europa del presidente francese sembrano essere sfumati.
”Se la Germania fosse riluttante a regalare denaro o fornire ulteriori garanzie alle generazioni successive, c’è un’alta probabilità  che l’Italia rinunci all’Euro”, scrive il quotidiano di Francoforte citando l’economista Sinn.
L’editoriale di Mark Schieritz, giornalista politico-economico per Die Zeit, parte proprio da questo punto e scrive: “Salvare l’Italia? Meglio di no”.
Ancora una volta, secondo l’articolo, quanto successo nei mercati finanziari è dovuto al timore che il nostro Paese possa uscire dall’Euro. Gli investitori “ricordano ai partiti della coalizione populista cosa succederebbe se l’Italia rinunciasse alla moneta unica”, si legge. Al contrario aiutare l’Italia — sostiene Schieritz — sarebbe il segnale che si può giocare col fuoco.
Le preoccupazioni tedesche di un’Italexit sono sul tavolo della cancelliera Merkel.
E a Berlino sanno anche molto bene quali siano in questo momento i toni di Lega e M5s nei loro confronti. “I vicini devono rispettare la decisione degli elettori italiani, anche se dovesse danneggiare ancora l’Ue. C’è solo una parola: calma“, scrive la Neue Osnabrà¼cker Zeitung.
“Bruxelles, Berlino e altri governi europei farebbero bene ad astenersi da fare commenti pubblici”, fa eco lo Straubinger Tagblatt, che aggiunge: “Dietro le quinte, tuttavia, essi sono tenuti a prepararsi all’emergenza e pensare l’impensabile: che la terza più grande economia dell’Eurozona stia voltando le spalle alla moneta comune e rompendo tutto”.
Ecco i timori di un’uscita dell’Italia dall’Euro che ritornano, sempre più forti.
D’altronde in questi termini parlano quasi tutti gli esperti presi in considerazione dalla stampa tedesca.
Ultimo anche Joschka Fischer, ministro degli affari esteri nel governo Schrà¶der: “L’Europa sta affrontando una crisi che ne minaccia l’esistenza — ha detto il politico socialdemocratico citato dal Tagesspiegel — più grave di quanto era stata quella greca”.
Fischer ha poi esortato la Germania a seguire Macron sulla strada delle riforme e del rafforzamento dell’Eurozona, definendo “scandaloso” l’atteggiamento del governo finora.
Al vertice Ue di fine giugno dovrebbe esserci un primo accordo tra Francia e Germania per avviare la riforma dell’Eurozona, ma per ora, spiega il quotidiano di Berlino, Merkel ha tenuto coperte le sue carte.
Il rafforzamento dell’unione monetaria è uno dei punti del contratto di governo stipulato tra Cdu e Spd, ma la Grosse Koalition preferisce prendere tempo, come ha spiegato mercoledì Die Welt.
Prima di partire la cancelliera vuole che si sia chiarita la situazione italiana. “Macron spinge, mentre Merkel, come sempre, attende. Un rapporto difficile”, commenta il Westfalen-Blatt.

(da agenzie)

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NELLA ROMANIA CHE SOGNA LA MONETA UNICA: “L’EURO E’ UNO SCUDO, FUORI SI STA PEGGIO”

Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile

E’ NEL CLUB DEI 28 E VORREBBE ADERIRE A SCHENGEN, MA PER L’EUROZONA DEVE ATTENDERE IL 2024

«Quello lì è il Vulturul Negru, il palazzo dell’Aquila Nera. Da poco lo abbiamo rimesso a nuovo e dentro c’è una galleria piena di locali. È ispirata alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano».
Mihai Jurca guida la società  incaricata di rimettere a nuovo Oradea, cittadina romena al confine con l’Ungheria che vuole farsi spazio nella rete delle mete turistiche low cost.
Una scalata che sfrutta la pioggia di fondi in arrivo ogni anno da Bruxelles. Mihai gonfia il petto quando ricorda che «nel 2017 il numero di turisti ha superato per la prima volta quello degli abitanti, circa 225 mila arrivi».
Ed è da qui che bisogna partire per raccontare i tentativi di Bucarest di avvicinarsi sempre di più all’Europa.
Perchè la Romania – membro dell’Ue dal 2007 – bussa con insistenza a tutte le porte, ma quelle dell’Eurozona e di Schengen continuano a rimanere chiuse. E le frizioni politiche dovute ai continui scontri tra il presidente Klaus Iohannis e il governo socialdemocratico non aiutano.
I vicini di Visegrad
Nel Paese che 29 anni fa ha rovesciato il regime di Ceausescu, estrema periferia orientale dell’Europa, il bicchiere dell’Ue è considerato mezzo pieno.
Ed è significativo il confronto con i vicini Paesi del gruppo Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia): qui l’Unione è considerata come una grande opportunità , non come un potere esterno che minaccia la sovranità  nazionale. «Recentemente però il governo socialdemocratico sta prendendo una direzione sempre più anti-europea» accusa Cristian Parvulescu, noto politologo.
Secondo l’analista le critiche arrivate dalla Commissione europea sul fronte corruzione hanno irrigidito le posizioni del governo di Viorica Dancila e soprattutto del partito socialdemocratico guidato da Liviu Dragnea.
L’à ncora
Ma per la popolazione l’Ue rimane un’à ncora a cui tenersi aggrappati e la Romania si appresta a guidarla nel primo semestre 2019, quello delle prossime elezioni, con l’obiettivo di «rilanciare il dibattito sui valori comuni europei».
Per avere un’idea del clima basta guardare gli ultimi dati di Eurobarometro: il 71% dei rumeni considera positiva l’appartenenza all’Ue (in Italia la percentuale è del 44%) e negli ultimi sei mesi il dato è addirittura cresciuto del 10%.
Un euro-entusiasmo spinto anche da ragioni contabili: il saldo tra i contributi versati al bilancio Ue e i fondi incassati è uno dei più alti, con circa 5-6 miliardi di attivo ogni anno.
I fondi e le bandiere
Per questo città  come Oradea sono cantieri aperti: i soldi di Bruxelles hanno permesso di sistemare ponti e strade, restaurare i principali palazzi in stile Art Nouveau e la fortezza medievale che nel diciassettesimo secolo si difese dall’assalto dei turchi grazie al suo fossato che non ghiacciava mai perchè riempito con acque termali.
Negli ultimi anni proprio il circuito di acque termo-minerali, anche grazie ai fondi Ue, ha permesso di creare una piccola oasi: si chiama Baile Felix, una calamita per i turisti che arrivano principalmente da Germania, Israele e Italia per rilassarsi nelle vasche idromassaggio a 40 gradi.
Non stupisce quindi l’infinita serie di bandierine europee appese ai lampioni lungo la strada che da Oradea porta a Cluj-Napoca, città  vivace, giovane e cosmopolita in testa alla classifica europea della tolleranza.
Questo è il posto in cui c’è la più alta percentuale di persone che considera la presenza di stranieri un fattore positivo (il 91%).
Ma il fenomeno va visto nel dettaglio: gli immigrati sono praticamente tutti studenti universitari, attratti in particolare dalle facoltà  di Medicina e dalle numerose aziende del settore digitale. Del resto nell’intera Romania la percentuale di stranieri extra-Ue non supera lo 0,3%. I flussi più consistenti continuano quindi a essere in uscita: negli ultimi 10 anni 3,4 milioni di cittadini hanno lasciato il Paese. Una cifra seconda soltanto alla Siria.
Però i dati economici dicono che nel 2017 l’economia romena è cresciuta al ritmo più alto di tutta l’Europa (+6,9%), che la disoccupazione è sotto il 5%, anche se negli ultimi mesi è schizzata l’inflazione (4,2% nel 2018).
«L’euro ci aiuterebbe a contenerla e a rafforzare il commercio – ragiona Victor Negrescu, ministro agli Affari Europei ed ex eurodeputato -, la moneta definisce la nostra identità  europea e poi è uno scudo. Stare nell’Eurozona ha aiutato i Paesi più colpiti dalla crisi. Per la Grecia sarebbe stato difficile uscirne. Diciamolo: fuori dall’euro si sta peggio».
La scorsa settimana, però, la Commissione ha ribadito che non ci siamo: la Romania soddisfa solo uno dei quattro criteri necessari per meritarsi il posto al sole.
Se ne riparlerà  più avanti, non prima del 2024.

(da “La Stampa“)

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LA FIDUCIA NELL’UNIONE EUROPEA E’ IN CRESCITA: LA NOVITA’ SU CUI SALVINI E DI MAIO POTREBBERO ANDARE A SCHIANTARSI

Maggio 28th, 2018 Riccardo Fucile

IN FRANCIA MARINE LE PEN E’ STATA ASFALTATA DA MACRON PROPRIO PERCHE’ IL PREMIER FRANCESE IMPOSTO’ LA CAMPAGNA ELETTORALE SULL’ORGOGLIO DI ESSERE EUROPEI E NON SERVI DI MOSCA (O DI WASHINGTON) COME LEGA E M5S

La fiducia nell’Unione Europea è a sorpresa in crescita dopo il calo innescato dalla crisi del debito sovrano e il crollo del 2011-2015 dopo la caduta del governo Berlusconi in seguito alla famosa lettera della BCE in cui si chiedeva di rimettere a posto i conti pubblici e riformare le pensioni.
Nel sondaggio di Demos&PI si vede che la serie storica ha toccato il suo punto più basso tra 2014 e 2016, ma negli ultimi due anni è tornato in alto anche se i numeri del 2000 (quando gli euroentusiasti erano il 57%) sono ancora molto lontani.
È interessante anche notare che tra gli elettori dei principali partiti, il PD riporta percentuali di fiducia altissime (l’80%), ma anche tra gli elettori del M5S c’è un 35% di tutto rispetto (più alto rispetto a Forza Italia).
È come se le tensioni euro-scettiche, apertamente evocate da alcuni esponenti della maggioranza di governo, avessero ravvivato il sentimento europeo.
Per le ragioni indicate. Per prudenza. Per timore di “restare soli”.
In altri termini, così com’è, la Ue non ci piace, ma l’idea di uscirne ci piace ancora meno.
Anzi, ci spaventa (non poco).
Se analizziamo il dato in base alla preferenza di voto, le differenze appaiono profonde. Molto più che nel passato (anche recente).
Unici euro-entusiasti: gli elettori del Pd (80%). Mentre nel Centro-destra (Lega e FI) si scende al 25-30%. Fra gli elettori del M5s il favore risale, ma di poco (35%).
E conclude: “La Ue non ci piace, l’Euro ancor meno. Ma è meglio non abbandonare la nave. Naufragare in mare aperto, da soli… può essere molto rischioso.
E oggi, in piena crisi di governo, di fronte alla prospettiva di nuove elezioni, il mare intorno a noi è in burrasca. Un maremoto”.

(da “NextQuotidiano”)

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“FACILE FARE DELL’EUROPA E DELL’EURO I CAPRI ESPIATORI DEI DEMERITI DELLE POLITICHE ECONOMICHE NAZIONALI”

Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

IL CAPO DELL’IFO FUEST CHIEDE ALLA BCE DI VERIFICARE SE COMPRARE I BOND ITALIANI: “L’ITALIA RISCHIA DI DOVER LASCIARE L’EURO”… PERCHE’ PRESTARE ANCORA SOLDI A CHI MINACCIA DI NON RESTITUIRLI?

Nel contratto di governo della Lega e del Movimento 5 Stelle è contenuto un forte rischio per gli italiani: il Paese potrebbe finire in una crisi del debito senza precedenti, che alla fine renderebbe di fatto inevitabile la sua uscita dall’euro.
L’allarme arriva da Clemens Fuest, presidente dell’istituto economico Ifo di Monaco, un osservatorio da sempre severo sul Sudeuropa, ritenuto punto di riferimento nel paese di Angela Merkel.
Ed è lo stesso economista ad aver chiesto alla Bce di “verificare se si possano ancora acquistare bond italiani”.
Se gli si fa notare che il governo non è ancora neppure stato nominato, la risposta è che i piani annunciati lasciano già  prevedere che i titoli potrebbero non esser ripagati.
“Bisogna aspettare per vedere come il governo voglia concretizzare il suoi piani. Se il deficit statale salirà  al 4-5%, il governo correrà  un forte rischio. Sulle cui conseguenze si può solo speculare”, ha affermato Fuest in un’intervista all’ANSA, proponendo il suo scenario.
“Questo potrebbe infatti comportare un consistente aumento dei premi di rischio sui bond italiani. Anche le condizioni di rifinanziamento delle banche peggiorerebbero. Una situazione che probabilmente neutralizzerebbe gli impulsi congiunturali positivi della politica di bilancio espansiva. L’Italia a questo punto finirebbe in una crisi finanziaria a causa del forte aumento del debito statale – va avanti l’economista -. La fiducia nella stabilità  dell’eurozona sui mercati finanziari si ridurrebbe. La Bce finirebbe sotto pressione politica affinchè compri più titoli di Stato italiani. Questa avrebbe però il problema che un’azione del genere contribuirebbe alla violazione dei trattati europei”.
Ecco perchè, la conclusione, “il governo rischia con il suo corso che l’Italia debba lasciare l’euro”.
Nonostante l’esecutivo non sia ancora in piedi, Fuest non ridimensiona l’allarme lanciato stamani alla Bce, e sul perchè di tanta fretta risponde: “Poichè il nuovo governo ha spiegato che non intende attenersi alle regole europee sulla solidità  delle finanze statali, e vuole emettere una specie di valuta parallela (mini-bot), la Bce deve prevedere che il corso dei titoli cadrà  e che magari addirittura i titoli non saranno ripagati. Le perdite dovrebbe assumerle la Banca d’Italia, ma non è chiaro se la Banca centrale italiana abbia a disposizione abbastanza capitale per questo. Se il governo in Italia ritratterà  in modo credibile i suoi piani la Bce potrà  riprendere gli acquisti”.
Fuest ritiene che in questa fase serva nettezza: “Gli altri Stati europei dovrebbero cercare il dialogo con il nuovo governo, ma chiarire che l’Italia potrà  scegliere se vorrà  rispettare le regole comuni, oppure lasciare l’euro”.
Sulle previsioni di spesa immaginate nel contratto del Paese che invoca il cambiamento, Fuest non vede margini: “L’Italia non ha spazio di manovra per nuovi debiti, perchè il debito pubblico è troppo alto”. Roma dovrebbe invece “ridurre le spese del consumo e alzare gli investimenti pubblici”.
Provocandolo su una riflessione sugli svantaggi che l’euro ha provocato al paese, reagisce: “In molti paesi si fanno dell’Ue e dell’euro capri espiatori dei demeriti delle politiche economiche nazionali.Tutti possiamo trarre vantaggio, invece, dalla moneta unica, se i soldi del budget vengono usati in modo intelligente: più investimenti comuni per infrastrutture, apparecchiature militari, ricerca e sviluppo. I problemi economici italiani sono in gran parte casalinghi, e devono essere risolti in Italia”.
“Se l’Italia esce dall’euro – avverte – si inaspriranno soltanto, anche se la svalutazione nel breve periodo promette un alleggerimento”.

(da “Huffingtonpost”)

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POPOLARI CONTRO POPULISTI: “STATE GIOCANDO COL FUOCO”

Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile

WEBER (PPE): “L’ITALIA E’ PESANTEMENTE INDEBITATA, ATTENTI A QUELLO CHE FATE”… PREOCCUPAZIONE IN EUROPA PER IL GOVERNO DEI CAZZARI AL SERVIZIO DI PUTIN

“State giocando col fuoco perchè l’Italia è pesantemente indebitata”. Lo afferma il leader dei Popolari europei (Ppe), Manfred Weber, in una dichiarazione ai media tedeschi precisando che “le azioni irrazionali o populiste”, da parte del futuro governo targato M5S-Lega “potrebbero provocare una nuova crisi dell’euro”.
Weber prosegue lanciando “un appello a restare entro i confini della ragione”.
“Nella vita di tutti i giorni, non c’è alternativa che lavorare a stretto contatto e in collaborazione con i nostri vicini in Europa”, prosegue Weber.
“Per questo spero che le persone finiscano per rendersi conto che il populismo diffonde molte bugie e non offre nessuna risposta costruttiva”, conclude il leader dei Popolari europei, precisando di “rispettare” comunque il “risultato elettorale” degli italiani.
Le proposte dei partiti che si apprestano a formare il nuovo governo in Italia “stanno creando molto nervosismo” ha detto invece l’esponente del consiglio direttivo della Banca centrale europea Ewald Nowotny ad una conferenza a Praga – riferisce Bloomberg – auspicando che le politiche saranno “molto più sagge” delle proposte.
La preoccupazione si respira anche sulla stampa internazionale.
Il Financial Times segnala che “un dilettante della politica, semi-sconosciuto”, Giuseppe Conte, è in pole position per guidare il governo M5S-Lega.
“Italia: il nuovo governo euroscettico sta per essere svelato” titola Le Monde.
Le prime tre pagine e due editoriali, “Teatro all’italiana” e “L’avventura all’italiana”, dominano l’edizione odierna di Le Figaro che analizza “lo scenario che da 10 anni fa sudare freddo a Bruxelles, Francoforte, Berlino o Parigi: una squadra antisistema al potere in un paese della zona euro troppo grande per fallire, diversamente dai casi della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo”.

(da agenzie)

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“I MERCATI POTREBBERO RISVEGLIARE GLI ITALIANI SPIACEVOLMENTE”

Maggio 11th, 2018 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE GENERALE BCE PREOCCUPATO SULLA TENUTA DEL DEBITO ITALIANO AFFIDATO A SPROVVEDUTI

“Temo che gli italiani non siano consapevoli di dove si stanno dirigendo con il nuovo governo, se si forma. I mercati finanziari potrebbero risvegliarli alle conseguenze. Ho paura che possa essere spiacevole“.
Parole che pesano come macigni, quelle del direttore generale della Bce per le operazioni di mercato, Francesco Papadia, riportate dal Corriere della Sera in edicola venerdì 11 maggio a proposito delle paure comunitarie sulla tenuta del debito italiano sotto il braccio del nuovo esecutivo.
E le dichiarazioni tanto programmatiche quanto generiche del leader pentastellato Luigi Di Maio su deficit e flat tax non bastano certo a cancellarle.
Secondo il Corsera, poi, Papadia non è una voce isolata e sarebbero in molti a chiedersi se anche a Roma si arriverà  al “momento Syriza”, come ad Atene nell’estate 2015, e cosa deve accadere perchè accada che, sostiene via Solferino, “un governo, sotto la pressione dei mercati e dei risparmiatori, straccia le proprie promesse assurde e si concentra sul risanamento del Paese”.
Quella del Corsera non è certo una voce isolata.
A dare ampio al processo di formazione del governo italiano, è per esempio il Financial Times che occupa gran parte della pagina 2 con un articolo di cronaca sui “progressi” dell’alleanza Lega-5 Stelle ed un’analisi sulle conseguenze in Europa di tale intesa.
“I partiti populisti vicini a formare un’alleanza”, è il titolo dell’articolo di cronaca che racconta l’avvicinamento tra i due partiti, e sottolinea come sia “considerato il risultato più destabilizzante per l’Eurozona, perchè entrambi hanno attaccato le regole Ue di bilancio, la regolamentazione bancaria, gli accordi commerciali e le sanzioni contro la Russia”.
L’analisi espande questa tesi, argomentando sulle conseguenze di un governo giallo-verde: “Il duo anti-establishment testerà  l’armonia della Ue”, annuncia il titolo. E passa in rassegna tutti i temi controversi che, fin dalla campagna elettorale, hanno messo le due forze in rotta di collisione con la Ue. Anche in politica estera su cui “c’è poco dubbio” che porterà  l’Italia “lontana da Bruxelles e Washington e più vicina alle posizioni di Mosca“.

(da “Huffingtonpost”)

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I PATRIOTI UNGHERESI DI JOBBIK IN PIAZZA CONTRO IL RAZZISTA ORBAN, DECINE DI FERMI, NEL POMERIGGIO MANIFESTAZIONE A RISCHIO SCONTRI

Maggio 8th, 2018 Riccardo Fucile

MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO I LIMITI ALLA LIBERTA’ DI STAMPA, LE FRODI ELETTORALI E IL REGIME CORROTTO… IL “NUOVO” JOBBIK E’ IL PARTITO DI DESTRA SOCIALE ANTI-CORRUZIONE CHE DIALOGA CON LA SINISTRA, SECONDO PARTITO IN UNGHERIA CON OLTRE IL 20%

Oggi l’Ungheria si prepara a vivere un lungo giorno di tensione nella capitale Budapest. Gruppi giovanili, organizzazioni della società  civile, forze di opposizione hanno cominciato da ieri sera a formare una catena umana attorno all’enorme edificio del Parlamento nazionale (Orszà¡ghà¡z) nella centralissima Kossuth tèr.
Proprio nella mattina in cui si terrà  la seduta costituente del nuovo Parlamento del premier razzista Viktor Orbà¡n
I dimostranti protestano contro quelli che denunciano come limiti brutali alla libertà  di stampa, strappi ai valori dello Stato di diritto, corruzione, accuse di frodi elettorali.
Nel primo mattino la polizia è entrata in azione in modo brutale: trra trenta e sessanta giovani accusati di aver insultato le forze dell’ordine sono stati fermati e a norma di legge possono essere trattenuti in stato di fermo per 24 ore.
Dopo lo scioglimento della catena umana da parte della polizia deputati e membri del governo sono entrati senza problemi in Parlamento. Per volontà  di Orbà¡n hanno tutti recitato insieme preghiere cristiane. Il gesto, una novità  nel dopoguerra, è stato male accolto da parte dell’opinione pubblica (secondo sondaggi a caldo) come violazione delle regole e protocollo dello Stato laico.
In un primo tempo la manifestazione era stata proibita. I promotori della catena umana si sono appellati alla magistratura e hanno ottenuto il permesso.
Ma poi tra le 6 e le 7 del mattino la polizia come si diceva è entrata in azione sciogliendo la catena umana e sgomberando e isolando piazza Kossuth. Già  da ieri sono pronti diversi idranti, e forti reparti speciali della polizia.
Tutta la zona attorno al Parlamento è transennata. Incidenti e disordini sono dunque giudicati probabili e temuti da molti osservatori, anche nelle prossime ore e nel pomeriggio e sera.
Nel pomeriggio infatti, dalle 18, si svolgerà  un corteo delle opposizioni parlamentari e tradizionali (dai socialisti a Jobbik trasformatosi da ultradestra in destra nazionale anti-corruzione e pro-giustizia sociale) che diverrà  una marcia sul Parlamento.
Non si può escludere che ciò sfoci in altri disordini e incidenti.
Finora le due grandi manifestazioni antigovernative svoltesi a Budapest dopo il trionfo elettorale di Orbà¡n, nei due sabati successivi alle elezioni, sono state pacifiche ma per oggi martedà­ 8 aprile si percepisce un clima diverso, teso e di rabbia.
Qualsiasi cosa accada avrà  anche probabili conseguenze nei già  non facili rapporti tra il governo di maggioranza liberamente eletto ungherese e la Commissione europea.
A Bruxelles si studia il modo di ridurre gli aiuti (fondi di coesione) a paesi accusati — come ad esempio Polonia e Ungheria – di violare i principi dello Stato di diritto.

(da agenzie)

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