Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
TREMONTI NON FINANZIA LA RIFORMA FISCALE PERCHE’, D’ACCORDO CON LA LEGA, VUOLE TENERSI I QUATTRINI PER IL FEDERALISMO FISCALE… VUOLE LE ELEZIONI, D’INTESA CON LA LEGA, PER POI, DI FRONTE A UNA SCONFITTA DEL PDL, GUIDARE UNA GRANDE COALIZIONE E FAR FUORI BERLUSCONI
Per il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, il premier si trova “in trappola”. 
In un’intervista a “la Repubblica”, l’esponente dei finiani spiega, che Berlusconi si trova stretto tra la minaccia di voto anticipato dell’asse Bossi-Tremonti e “l’inutile accanimento terapeutico” su una maggioranza difficile da allargare.
Ma al presidente del Consiglio i finiani offrono una via d’uscita: “Siede al tavolo, accetti l’appello alla responsabilita’ e metta a punto un patto di legislatura con 3-4 riforme fondamentali per il paese”.
Bocchino spiega che “abbiamo rescisso il cordone ombelicale che ci legava a un partito che avevamo co-fondato per renderlo un grande partito moderato. Ci siamo ritrovati su un vagone estremista, con la Lega a fare da locomotiva. Ora siamo oltre, a febbraio lanceremo un grande progetto per l’Italia. Proporremo un patto repubblicano per chi ha davvero a cuore le sorti del Paese”.
La “nuova coalizione”, secondo il capogruppo di Fli, “votera’ sempre unita”, come nel caso della riforma sul federalismo che, pero’, “se consentira’ di ridurre gli sprechi, bene, ma se rischia di dividere il Paese allora lo facciano da soli, se ne sono capaci”.
Bocchino spiega, inoltre, che “proponiamo al presidente del Consiglio di trasformare una sommatoria di debolezze in un’occasione di rilancio per l’Italia”, attraverso una serie di riforme: “quella sul mercato del lavoro, la riforma fiscale, inevitabile inserire la riforma elettorale. Infine una grande riforma centrata sui giovani”.
Secondo Bocchino i leghisti “alzano il tono per spaventare Berlusconi, ottenere la riforma, l’unica che interessa loro e poi andare al voto”.
Inoltre, “la conflittualita’ tra il premier e il ministro e’ evidente.
La riforma del fisco e’ nelle mani del solo Tremonti, il quale pero’ ha altri disegni, d’intesa con Bossi: vuole andare al voto.
Perche’ alle elezioni la Lega vincerebbe, il Pdl uscirebbe a pezzi e il risultato sarebbe due maggioranze diverse tra Camera e Senato”.
La soluzione possibile?
“Andiamo dritti verso una soluzione alla tedesca. E chi meglio di Tremonti — conclude — potra’ guidare un governo di grande coalizione?”.
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Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
IL BLUFF FEDERALISTA DIMOSTRA QUELLO CHE ERA CHIARO DA TEMPO: PORTERA’ A UN TAGLIO DI RISORSE E QUINDI AD UN AUMENTO DELLE TASSE LOCALI… LA FILOSOFIA LEGHISTA, COMPLICE IL PARTITO DEGLI ACCATTONI, AUMENTERA’ IL DIVARIO TRA PARTE DEL NORD RICCO E IL SUD SEMPRE PIU’ POVERO
Comuni a rischio stangata con il nuovo fisco previsto nel federalismo fiscale. Secondo uno
studio del Pd, messo a punto dal senatore Marco Stradiotto, infatti, i municipi, con il passaggio dai trasferimenti statali all’autonomia delle imposte perderebbero complessivamente 445 milioni di risorse l’anno da destinare ai servizi.
La proiezione è fatta utilizzando dati della Copaff, la commissione paritetica sul federalismo fiscale che lavora al ministero del Tesoro e dimostra che l’Aquila, ma anche Napoli come molti comuni del sud perderebbero consistenti fette di entrate (fino a oltre il 60%) con il nuovo fisco.
Va meglio, invece ai municipi del nord o a quelli come Olbia con un alto tasso di seconde case avvantaggiati dalla base immobiliare delle nuove imposte.
La perdita di risorse per i servizi per i capoluoghi di provincia è pari a 445.455.041 milioni di euro.
Il dato emerge mettendo a confronto i trasferimenti relativi al 2010 e il totale del gettito dalle imposte devolute in base al decreto attuativo sul fisco comunale (tassa di registro e tasse ipotecarie, l’Irpef sul reddito da fabbricati e il presunto introito che dovrebbe venire dalla cedolare secca sugli affitti). Tra i 92 comuni presi in esame 52 otterrebbero benefici dalla proposta di riforma e 40 ne verrebbero penalizzati.
Un taglio drastico delle risorse risulta per il comune dell’Aquila (-66%) che perde 26.294.732 milioni, seguito di poco da Napoli (-61%) che perde quasi 400 milioni (392.969.715), essendo però il comune che riceve i trasferimenti statali più alti rispetto a tutti gli altri capoluoghi italiani (668 euro per abitante di fronte a una media di 387 euro).
Se il nuovo fisco previsto nel federalismo municipale andrà in vigore il capoluogo abruzzese incasserà 13.706.592 di euro di tasse a fronte di 40.001.324 di trasferimenti avuti nel 2010.
Si tratta di -360 euro all’anno per abitante.
I cittadini aquilani pagheranno, infatti 188 euro di Imu, mentre attualmente per ognuno di loro vengono dati al Comune 548 euro.
Non va meglio a Napoli che con grazie all’autonomia impositiva incassa 252.054.150 euro, ma nel 2010 ha avuto trasferimenti per 645.023.865.
E ancora Roma perde 129.540.902 euro (il 10% delle entrate).
Olbia, tra tasse di registro e ipotecarie, Irpef sul reddito da fabbricati e cedolare secca sugli affitti raggiungerebbe 25.212.732 di euro di entrate a fronte di trasferimenti che nel 2010 sono stati 8.988.534 con un saldo di più 180%.
Va bene anche a Imperia che vede un gettito dalle tasse devolute per 18.047.194, segnando un più 122% rispetto ai trasferimenti che quest’anno sono stati 8.131.993 milioni.
Bene anche Parma (+105%); Padova (+76%); Siena (+68%) e Trevi.
Milano avrà il 34% di risorse in più, Bologna il 40%, mentre tra i capoluoghi del Nord perderanno Torino (-9%) e Genova (-22%).
Federalismo: I capoluoghi, chi perde o guadagna
……………………. Imu Trasferim. Differenza Percentuale
L’Aquila 13.706.592 40.001.324 -26.294.732 -66%
Potenza 11.680.583 26.591.682 -14.911.099 -56%
Catanzaro 16.733.178 30.899.074 -14.165.896 -46%
Napoli 252.054.150 645.023.865 -392.969.71 -61%
Bologna 208.199.304 148.323.570 59.815.734 +40%
Roma 1.188.852.8 1.318.393.7 -129.540.90 -10%
Genova 204.874.528 261.160.556 -56.286.027 -22%
Milano 668.900.317 499.195.506 169.704.812 +34%
Ancona 31.337.273 28.538.215 2.799.058 +10%
Campob. 11.171.989 10.649.507 522.482 +5%
Torino 311.014.795 365.549.542 -34.534.747 -9%
Bari 102.139.488 115.569.438 -13.429.950 -12%
Cagliari 51.414.857 50.241.018 1.173.839 +2%
Palermo 154.485.090 340.212.421 -185.727.33 -55%
Firenze 213.736.372 160.492.897 53.243.475 +33%
Perugia 47.669.193 48.456.022 -786.830 -2%
Venezia 124.631.463 99.016.787 25.614.676 +26%
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
LA LEGA SI DIMENTICA DELLA SICUREZZA: NEL BILANCIO DELLA REGIONE VENETO NON VIENE DESTINATO UN EURO… EPPURE IL VENETO E’ LA REGIONE DEL NORD CON IL LIVELLO DI PAURA PIU’ ELEVATO TRA I CITTADINI.. MA LA LEGA HA DECISO PER TUTTI: NON ABBIAMO SOLDI, QUINDI IL VENETO E’ SICURO
Nel bilancio della regione Veneto la sicurezza scompare dai capitoli di spesa. 
Emergenza finita?
Per i politici sì, ma in realtà sono i soldi ad essere finiti.
Nella patria dei sindaci sceriffi, delle ronde, delle campagne elettorali passate più a parlare di immigrati che di politica, la sicurezza non è più un problema. Almeno, non lo è per la Lega.
Siamo in Veneto e, dopo l’approvazione di un bilancio “lacrime e sangue”, come l’ha definito il governatore (leghista) Luca Zaia, che assegna zero euro al tema della sicurezza, a dare l’annuncio di un problema che non esiste più è il capo del partito, la Liga Veneta, Gian Paolo Gobbo, ascoltato come un vate in Nordest e secondo per preferenze (quando c’erano) solo a Umberto Bossi.
“Soldi non ce ne sono”, ha detto Gobbo.
“La madre di tutto è il federalismo e tutto il resto va da sè, per cui si cerca di fare il meglio con quello che si ha. Non so se verranno tempi migliori, ma oggi come oggi la situazione è questa. Per cui quello che si può fare, si fa. Per il resto invece, se non ce n’è, non ce n’è. Sociale e sanità sono stati salvaguardati e credo che già questo sia molto importante. Dopodichè evidentemente la sicurezza non è più un’emergenza in Veneto”.
Un cambio storico per la Lega.
Difficile, nella prossima campagna elettorale, continuare a stuzzicare gli umori col problema della sicurezza, con questi immigrati che rubano e sono un peso per la società .
E singolare è che a dirlo sia proprio Gobbo che, per colpa dei “ladri” venuti da lontano ha sulle spalle un’imputazione per banda armata.
Ma Gobbo non è il solo.
Gobbo, a gennaio è stato rinviato a giudizio insieme a 36 militanti e esponenti della Lega Nord nell’inchiesta della procura della Repubblica di Verona riguardo le Camicie Verdi e la Guardia Nazionale Padana.
L’inchiesta è stata avviata per indagare su fatti risalenti al periodo 1996/97, secondo l’accusa quella delle Camicie Verdi sarebbe stata un’associazione a carattere militare e quella cosa chiamata Guardia nazionale padana sarebbe stata istituita con il solo scopo di organizzare la secessione del Nord dal resto d’Italia”.
Ma i 36 della Lega probabilmente non verranno mai condannati, visto che dallo scorso 9 ottobre il reato di banda armata è stato depenalizzato.
Se Gobbo lascia un piccolo margine d’interpretazione alle sue parole (“evidentemente non è più un problema”) è molto più esplicito Gianpaolo Vallardi, il leghista che i pattugliamenti dei cittadini se li è praticamente inventati: “La sicurezza per noi sarà sempre uno dei temi principali. Ma dopo due anni di governo Berlusconi possiamo dire che il Veneto adesso vive una situazione felice”.
Tutti parlano, nessuno presenta dati credibili.
Ma è politica, of course.
Sicuramente la Lega, “il partito della gente”, non ha fatto i conti con quello che ha detto l’Istat dieci giorni fa durante la presentazione del rapporto su “Reati, vittime e percezione della sicurezza”, secondo cui è diminuito negli ultimi anni il numero di italiani che si sentono “molto sicuri”, e le zone di maggiore criticità risultano Campania, Lazio e Puglia al sud e, appunto, il Veneto per le regioni del nord.
“Nel territorio”, spiega l’Istat, “emergono alcuni luoghi di maggiore criticità : la Campania, il Lazio e la Puglia si posizionano sempre nei livelli più alti della graduatoria sia rispetto ai reati subiti, che al timore di subirli nonchè in relazione alla percezione di insicurezza e al degrado della zona.
Tra le regioni del nord invece è il Veneto a mostrare i “livelli più elevati di paura tra i cittadini“.
I reati per cui è cresciuta la preoccupazione sono rapine e aggressioni, scippi e borseggi, e soprattutto le violenze sessuali, di cui ha paura più del 50% delle donne.
E’ cresciuta l’influenza della criminalità sulle abitudini di vita, salita dal 46,3% al 48,5%.
Tra i cambiamenti di questi anni, il miglioramento del giudizio sul lavoro delle forze dell’ordine, apprezzate in egual misura da nord a sud.
Di conseguenza, se ne deduce, che non siano le ronde a risolvere i problemi nè Berlusconi con la bacchetta magica, ma forse qualche merito ce l’hanno le forze dell’ordine, nonostante anche loro siano alla canna del gas e in aperta contestazione di questo governo.
E comunque la percezione della sicurezza in Veneto è un problema che rimane serio.
D’altronde Zaia è stato chiaro fin dall’inizio nel presentare il bilancio ai suoi alleati: “Soldi non ce ne sono, riduciamo tutto, ma la sanità non si tocca”.
La sicurezza, che ha anche un assessorato, avrebbe dovuto prendere qualche fondo in meno, ma alla fine, con una coperta corta, è finita a zero euro.
E come per magia si è risolto il problema.
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DI ALTROCONSUMO RIVELA UN SISTEMA DI TARIFFE PAZZE: UN ESAME DEL SANGUE COSTA 0,52 EURO IN LAZIO, 6,20 EURO NELLE MARCHE…UNA RADIOGRAFIA AL POLSO 14 EURO IN EMILIA E 28 EURO IN VENETO…UN CONTROLLO DAL GINECOLOGO 16 EURO IN UMBRIA E 30 IN PIEMONTE…QUESTE SONO LE PREMESSE DEL TANTO DECANTATO FEDERALISMO
La sanità in Italia non è uguale per tutti: cambia l’offerta di servizi, ma soprattutto cambia il costo che il cittadino è chiamato a pagare per avere accesso alle prestazioni di base.
Una giungla di tariffe che trova il suo culmine proprio nell’analisi più comune: quella del sangue, dove la variazione fra una regione e l’altra può superare il mille per cento.
Fare un prelievo in una struttura pubblica o convenzionata del Lazio costa solo 52 centesimi, ma la stessa analisi eseguita in un laboratorio delle Marche viene pagata dal paziente 6 euro e 20 centesimi.
Poco meglio va per i controlli dal ginecologo: le donne umbre, se la cavano con 16 euro a visita, ma le loro amiche piemontesi – per la stessa prestazione – sono chiamate a sborsarne più di 30 (l’aumento è del 82 per cento).
E la radiografia del polso? In Veneto ve la fanno per 28 euro, ma se siete disposti a fare qualche chilometro e a varcare il confine con l’Emilia Romagna pagherete la metà .
La confusione è totale: da un capo all’altro del territorio nazionale variano le tariffe, le esenzioni ammesse, le norme che regolano l’intricata galassia delle ricette, perfino i ticket da versare per accedere ad esami, visite, terapie.
La maggior parte delle regioni chiede 36,15 euro, ma si arriva ai 45 della Calabria e ai 46,15 della Sardegna.
A compiere questo lungo viaggio nell’Italia delle mille differenze è un’indagine di Altroconsumo (“Il prezzo della salute”) che passando al setaccio i tariffari 2009 delle varie regioni ha scoperto come in Italia i pazienti non siano tutti uguali: al di là delle differenze qualitative dei servizi offerti, vi sono anche notevoli varietà nelle tariffe che sono chiamati a versare.
Oggetto dell’indagine sono state le 31 prestazioni ambulatoriali più richieste divise fra visite specialistiche, esami di laboratorio e diagnostici.
Il risultato si presta a paragoni sconcertanti: i principali esami di laboratorio in Puglia costano in media il 56 per cento in più rispetto all’Emilia Romagna, le visite specialistiche in Piemonte sono più care dell’82 per cento rispetto all’Umbria.
E non è detto che nelle classifiche dei prezzi, il Sud sia sempre maglia nera: in realtà , riguardo agli esami di laboratorio la palma della regione più esosa va alle Marche, che però diventa la più virtuosa quanto a visite ed esami diagnostici.
Campi in cui le tariffe più alte si registrano invece in Piemonte, Friuli e Veneto.
A cosa è dovuta questa rete di diseguaglianze?
Al federalismo sanitario che – per le prestazioni elencate nel cosiddetto “nomenclatore tariffario” – attribuisce alle singole regioni la possibilità di fissare i livelli di prezzo (spesso negoziati con i laboratori privati convenzionati) cui le strutture devono attenersi.
Per ciascuna analisi prevista da quell’elenco il Servizio sanitario nazionale versa una “tariffa massima”, sforare quella quota vuol dire far pesare il maggior costo sui bilanci pubblici e quindi sui cittadini.
Non solo: dal 2002, grazie ai Lea (i livelli di assistenza minima) le prestazioni riconosciute dal Servizio sanitario sono diminuite.
Ma le regioni che vogliono farlo possono aumentare i servizi offerti coprendo i maggiori costi con risorse proprie.
Ciò ha fatto sì che la rosa delle tariffe applicate si sia ulteriormente ampliata.
Ora, denuncia Altroconsumo “dal federalismo sanitario è naturale aspettarsi differenze, ma è francamente difficile spiegare tariffe così distanti”.
Il ministero della Salute “dovrebbe monitorarne l’andamento, appurare le cause delle anomalie, intervenire” e “in nome del diritto alla trasparenza, informare i cittadini”.
Come premessa federalista insomma c’è da stare allegri.
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Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
I LEGALI: CHIEDEREMO I DANNI PER INGIUSTA DETENZIONE.. NONOSTANTE LA TESTIMONIANZA DEL SUO DATORE DI LAVORO E A CAUSA DI UNA TRADUZIONE SBAGLIATA, IL GIOVANE E’ STATO INDICATO SUI MEDIA COME UN ASSASSINO PER GIORNI: SAREBBE SUCCESSA LA STESSA COSA PER UN ITALIANO?…. ORA LE ISTITUZIONI BUSSINO ALLA SUA PORTA E GLI CHIEDANO PERDONO…E PER CHI FOMENTA ODIO RAZZIALE SI APPLICHI LA LEGGE MANCINO
Mohamed Fikri, il marocchino accusato di aver sequestrato e ucciso Yara Gambirasio,
torna in libertà .
Lo ha deciso il gip di Bergamo, Vincenza Maccora, che ne ha disposto la scarcerazione.
L’inchiesta sulla scomparsa della 13enne promessa della ginnastica ritmica di Brembate deve quindi praticamente ripartire da zero.
A determinare la decisione del giudice, il venir meno dei ‘gravi indizi di colpevolezzà .
In particolare, cinque periti nominati dal giudice, hanno verificato la cattiva traduzione di una frase intercettata del magrebino.
Inizialmente, si era detto che Fikri aveva pronunciato le parole: «Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io».
A una seconda, più attenta valutazione, la frase è risultata essere: «Allah mi protegga».
Secondo quanto accertato dal gip, il giovane stava parlando con un uomo al quale doveva 2mila euro.
Questa persona è stata sentita dagli inquirenti e ha confermato la circostanza, avvalorando la seconda e corretta traduzione della frase.
Il fermo è stato convalidato, pur con la disposizione della scarcerazione, perchè viene riconosciuto, nel provvedimento di cinque pagine del Gip, che, al momento della misura cautelare, esistevano i ‘gravi indizi di colpevolezza’, poi venuti meno.
Accertato inoltre che non vi era alcun pericolo di fuga, dal momento che Fikri si stava recando a Tangeri, in Marocco, per le ferie, come ha confermato anche il suo datore di lavoro.
Sono stati sette i consulenti che, in momenti diversi, hanno tradotto la frase di Mohammed Fikri, indagato in relazione alla vicenda della scomparsa di Yara Gambirasio, dalla quale in un primo momento si è ritenuto che lo straniero fosse coinvolto nei fatti.
Fikri, indagato in relazione alla vicenda della scomparsa di Yara Gambirasio, nel corso dell’udienza di convalida ha categoricamente negato di conoscere la ragazza.
In particolare, secondo quanto si evince dall’ordinanza di convalida del fermo e di liberazione di Fikri, l’uomo oltre a negare «ogni suo coinvolgimento nelle ipotesi di reato contestategli», ha affermato «di non conoscere Gambirasio Yara ma di averla vista solo nella fotografia mostratagli dai carabinieri in occasione del provvedimento di fermo».
Gli avvocati di Mohammed F. stanno valutando di chiedere un risarcimento per l’ingiusta detenzione del loro assistito, scarcerato qualche ora fa dopo essere stato recluso nel carcere di Bergamo lo scorso sabato sera con l’accusa di aver rapito e ucciso la 13enne Yara Gambirasio e di averne occultato il cadavere.
Lo ha spiegato ai giornalisti Giovanni Fedeli, uno dei legali dell’operaio.
A quanto sembra, oltre alla telefonata mal tradotta, sarebbe caduto un altro elemento che aveva portato i carabinieri ad accusare l’immigrato.
Mohammed F. avrebbe infatti spiegato di essersi liberato della scheda del telefono cellulare della fidanzata perchè la giovane subiva delle molestie telefoniche su quel numero e lui, dovendo rientrare in Marocco, non voleva che la fidanzata continuasse a subire le molestie.
«Nel momento in cui Yara è scomparsa Mohammed Fikri era con me in cantiere» ha dichiarato Roberto Benozzo datore di lavoro del marocchino indagato per la scomparsa della tredicenne bergamasca.
Benozzo non ha dubbi sulle mosse del giovane extracomunitario il 26 e 27 novembre: «Eravamo in cantiere e su di lui non ho certo sospetti lo conosco da quattro anni».
In pratica, nonostante la testimonianza del suo datore di lavoro e grazie a una intercettazione mal tradotta, un uomo è stato additato all’opinione pubblica per due giorni come un feroce assassino.
Chiediamoci se sarebbe successa la stessa cosa se il sospettato fosse stato italiano.
E che ora qualche rappresentante delle istituzioni si rechi dal giovane e gli chieda scusa: è il minimo che un Paese civile dovrebbe fare.
E a quei mentecatti che, strumentalizzando il fermo del giovane, volevano istigare alla cacciata di tutti gli stranieri, sarebbe ora che qualcuno ricordasse che esiste la legge Mancino per i reati di istigazione al’odio razziale.
E che qualcun’altro rammentasse che non è stata promulgata per non applicarla.
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Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
ATTRAVERSO UN PARLAMENTARE DEL PDL, PINO GALATI, SI SPERAVA DI INTRODURRE QUALCHE AMICO NELLE PICCOLE AMMINISTRAZONI DEL’HINTERLAND MILANESE….L’OPERAZIONE GRAVITAVA SULLA MOGLIE DEL GALATI, LA DEPUTATA LEGHISTA CAROLINA LUSSANA
Le cosche calabresi in Lombardia alternano manovre per entrare nei cantieri dell’Expo 2015 a progetti per inserire gli ‘amici’ nei municipi dell’interland meneghino, in particolare nelle liste della Lega.
Come dimostra una conversazione intercettata e acquisita dai pm di Milano
(18 novembre 2010)
La domanda è semplice: “A Milano ci sono le elezioni provinciali. Abbiamo la possibilità di candidare qualcuno noi?”
E la risposta intercettata dai carabinieri del Ros è altrettanto elementare: “Io posso sentire qualche amico, là a Milano, qualche calabrese…”.
Sono brani da uno dei rapporti antimafia più inquietanti degli ultimi anni, acquisito adesso dai pm di Milano, in cui si alternano manovre per entrare nei cantieri dell’Expo 2015 a progetti per inserire “gli amici” nei municipi dell’hinterland meneghino.
E quelle di cui parlano nel marzo 2009 sono proprio le liste della Lega.
Nulla di penalmente rilevante, perchè finora i giudici non vi hanno riscontrato ipotesi di reato.
Ma il documento è sorprendente, anche per i soggetti a cui si fa riferimento.
A parlare è un imprenditore, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro un prestanome al servizio del clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Che discute con un maresciallo delle Fiamme Gialle, collaboratore del procuratore aggiunto Nicola Gratteri, ossia di uno dei magistrati più attivi nella lotta alle cosche.
È proprio il maresciallo che propone: “Ieri sera mi sono visto con Pino Galati… rimangono dei candidati in alcuni paesi… abbiamo la possibilità di candidare qualcuno noi?”.
Pino Galati è un parlamentare calabrese del Pdl.
Ma l’operazione gravita “sulla moglie del Galati”, che come scrivono gli investigatori, “si identifica nell’onorevole Carolina Lussana, nata a Bergamo, eletta nelle liste della Lega Nord”.
La bionda leghista che si impose alle cronache proprio per la storia d’amore sbocciata a Montecitorio con il deputato del profondo Sud.
Attraverso loro, i due soggetti intercettati studiavano il modo di inserire persone di fiducia nei municipi della provincia di Milano, paesi dove vive una folta comunità calabrese.
Incredibile?
Il sottufficiale legge “un elenco di collegi”, comuni dove si dovevano rinnovare le giunte: Magenta, Cerro Maggiore, Cassano d’Adda, Pioltello, Sesto San Giovanni, Calabiago, Cassano Primo.
Il presunto uomo della ‘ndrangheta si mostra entusiasta: “Belli… belli… Bei collegi…”.
E il dialogo prosegue: “Non hai qualcuno là che…”. “Che si interessa di politica sì… qualcuno che ha fatto il consigliere comunale pure a Cologno… Provo a sentirli…”.
“Vedi un po’ se riusciamo… noi… questa gente ci serve”.
Serve a cosa? Per ottenere appalti.
L’imprenditore agisce nel movimento terra, il grande business della ‘ndrangheta lombarda.
Si lamenta di avere “le macchine ferme”.
E commenta: “Adesso cominciano i lavori di Expo, sai quanta merda porterà là sopra… Si torna come l’alta velocità … Se la mangiano subito… chi tiene cinque camion, chi resiste, chi arriva all’Expo”.
Lui ritiene di avere trovato l’aggancio giusto: “Devo incontrare un costruttore grosso a Milano… Questo ha fatto la fiera di Milano… una parte dell’Expo ce l’ha lui… Devo andare a parlarci ma deve venire uno dalla Calabria apposta, un pezzo grosso…”.
Lirio Abbate
da “Il Fatto Quotidiano“
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Dicembre 1st, 2010 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI BRESCIA SULLA VICENDA DELLE ICONE DEL CARROCCIO NEL NUOVO ISTITUTO….ERANO STATI RIMOSSI BEN 700 SIMBOLI DELLA LEGA… E ORA CHI LI HA MESSI PAGHI DI TASCA SUA LA RIMOZIONE
Con una sentenza depositata ieri mattina, il tribunale di Brescia ha ordinato la rimozione
definitiva “a spese del Comune di Adro del simbolo partitico” che compariva sui banchi, sui posacenere, sulle finestre, sui tappeti.
Non solo, è andato oltre, ordinando alla scuola “l’esposizione della Bandiera della Repubblica Italiana e di quella dell’Unione europea in modo permanente”.
La sentenza del giudice Gianluca Alessio accoglie in pieno, dunque, il ricorso per discriminazione presentato lo scorso 11 ottobre dalla Cgil di Brescia e dalla Flc Cgil contro il Comune di Adro, il ministero dell’Istruzione e l’Istituto comprensivo di Adro.
Nel ricorso si sosteneva che il Sole delle Alpi, il logo contestato, è “il simbolo del partito politico Lega Nord e non rappresenta invece, come taluno ha cercato di affermare sulla stampa, un antichissimo simbolo indoeuropeo, a valenza culturale anche locale e come tale ‘neutrale’ rispetto alle esigenze di parità di trattamento e non discriminazione che costituiscono il fondamento della presente azione”.
Viene così posta la parola “fine” su una vicenda che aveva fatto ridere mezzo mondo, gettando ulteriore discredito sul nostro Paese.
Con i suoi 700 simboli spalmati su ogni oggetto e arredo della scuola il Carroccio ha fatto perdere tempo e distolto l’attenzione da problemi veri e ben più drammatici, come i pesanti tagli alla scuola pubblica decisi anche da Lega Nord, al governo del Paese.
Il tribunale ha condannato il Comune ha cancellare tutti i simboli.
Il Comune rappresenta tutti i cittadini, ma la stupidata dei 700 simboli è stata voluta solo da alcuni.
E’ giusto quindi che le spese siano addebitate al sindaco e a chi ha sottoscritto la scelta.
Chi sbaglia paga e i cocci del sole delle Alpi sono suoi.
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Novembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
DOPO IL PIANO DA 90 MILIARDI PER IL SUD APPROVATO DAL GOVERNO, LA BASE PADAGNA SI RIBELLA ALLE SCELTE DI VIA BELLERIO… “NIENTE SOLDI AL MERIDIONE: DEVONO LAVORARE, PRODURRE, SUDARE, ALTRO CHE FINANZIARE TRASPORTI E SCUOLE”…”BASTA SOLDI AL SUD, E’ UN’INFAMIA: E LA LEGA STA A GUARDARE”
I messaggi postati manifestano tutto il disappunto: “Solo una guerra ci salverà !“, esclama
Luigi.
Marius, subito dopo, se la prende con i leader di partito: “Come vi permettete di votare per i fondi per il sud se voi dite che non ci sono soldi? Ma che votate in parlamento il capestro per il nord? Federalismo e secessione subito o fuori dalla coalizione“.
Non vuole sentire ragioni nemmeno Iperboreo75: “Ma stiamo scherzando? ma i nostri che ci stanno a fare? è ora di finirla di sostenere cazzate come questa!!! Nemmeno un milione senza ragione deve arrivare giù! Dicono che contribuiscono, che lavorano, che non hanno bisogno di noi?? Lo dimostrino! Lavorare, produrre, sudare e la parola che odiano di più: faticare! Comunque non esiste….non lo accetto…e stavolta mi incazzo pure con la Lega se gli danno sta marchetta multimiliardaria, e poi piangono se c’è da dare 300 milioni maledetti per i veneti disgraziati!”
Pittix non vuole che le proteste del Nord al piano vengano respinte tirando in ballo il federalismo caro alla Lega: “Si dà per scontato che il Nord si incazzerà , e quindi si cerca di farglielo digerire dicendo: mandate giù questa “ultima” pillola amara che “in cambio” avrete il federalismo. Ma questo è scritto nel programma di un governo espressione di una stragrande maggioranza elettorale, è già stato approvato dal parlamento e deve solo essere “messo in pratica” mediante decreti attuativi. Non è merce di scambio per un’altra pioggia di miliardi di assistenzialismo! Nord, non lasciarti fregare un’altra volta!“.
Il Carroccio ha fallito anche per l’utente Robinhood: “Non ci credo. Un conto è varare uno stanziamento, un conto è scucire i soldi. Fosse vero saremmo già alla bancarotta. Purtroppo quelli che abbiamo dato veramente sono i soldi per Roma, Catania, Napoli e tanti tanti altri. Spero in una conferma dai vertici … che però non ci vedono nemmeno“.
E’ sulla stessa lunghezza d’onda anche Maxx che scrive: “C’è sempre troppo meridione in questo Stato. E’ un’altra frustata al Nord, vergognosa, macchiata d’infamia. E la Lega sta a guardare impotente, imbarazzata“.
“Nemmeno negli incubi peggiori… Più del salvataggio dell’intera Irlanda”, dice teiko.
Polemiche anche sul forum del Movimento Giovani Padani.
Scrive malpino: “Cari amici mi dispiace ammetterlo ma secondo me la Lega al governo ha fallito, ha fallito dal momento che il governo (nazionale) ha chiesto per la seconda volta alle regioni di farsi carico dell’immondizia di napoli. Poi il fatto che gli amministratori leghisti non abbiano accolto questa richiesta è un altro discorso, rimane sempre il fatto che un governo di cui la Lega fa parte abbia fatto questa richiesta per ben 2 volte in 2 anni. E’ inutile parlare di federalismo, secessione se poi si cade in queste cose…. decentramento un corno va bene uno stato centralista dove ci sia un minimo di giustizia tra nord e sud. Infine concludo con il messaggio che manda questo governo: Napoletani non fate la raccolta differenziata lasciate i rifiuti lì in mezzo, tanto poi gli scemi del nord raccolgono con le loro tasse, sono proprio scemi!“.
Sulla monnezza gli risponde Danige: “E cosa ti aspettavi da uno come Fitto? E’ un uomo che dell’assistenzialismo ha fatto una bandiera da sempre, già è un miracolo che non obblighino le regioni a prendersela“.
Leggendo questi commenti emerge evidente come costoro vivano in un altro mondo e capiscano poco del Paese che “li ospita”.
Oltre che nel merito del provvedimento tarocco del governo che in realtà non ha stanziato nulla che non fosse già da tempo destinato al Sud.
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Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO BOSSI “SE I RIFIUTI LI PORTANO QUA, LA GENTE SI INCAZZA”… NOI INVECE CI INCAZZIAMO PERCHE’, PER I DANNI DELL’ALLUVIONE, GENOVA HA AVUTO SOLO IL 5% DELLA CIFRA DEI DANNI ACCERTATI, MENTRE AL VENETO IL GOVERNO HA REGALATO IL 30%…. UN GOVERNO CON LE PALLE LASCEREBBE ZAIA NELLA MERDA: PAGHI LUI, AUMENTANDO LE TASSE IN VENETO
No. Punto. Se fosse stato un telegramma, questo sarebbe stato il testo che le regioni del Nord avrebbero spedito al governo che chiedeva chi era disposto ad accogliere i rifiuti della Campania.
Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte si sono dichiarati non disponibili.
Tra le altre regioni le Marche hanno detto no, mentre la Sardegna ha offerto uomini e mezzi ma ha spiegato che i rifiuti non possono essere smaltiti nell’isola.
Il gruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha chiesto che «la Regione si dichiari indisponibile».
Solo la Toscana ha confermato la propria disponibilità ad accogliere una parte dei rifiuti campani.
La Lombardia per esempio ha risposto spiegando che «prima si aspetta una convocazione da parte del governo per comunicare le risorse aggiuntive che intende destinare alle Regioni, dopo i tagli della finanziaria di luglio».
Fino ad allora, la Regione non intende partecipare nemmeno al tavolo governativo di discussione e «si conferma non disponibile ad accogliere i rifiuti campani».
«Vedo che alcune regioni del Nord, a prescindere dalla discussione, hanno detto no e questo è un fatto molto triste», ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.
Il Lazio invece si è detto disponbile, ma la presidente Renata Polverini ha spiegato che la disponibilità può essere «simbolica o più consistente a seconda degli approfondimenti tecnici».
Mentre alcune regioni hanno detto un no tecnico, non essendo in grado si smaltire rifiuti in surplus, da parte di Piemonte e Veneto il no è decisamente politico.
Umberto Bossi ha spiegato i motivi del no ai rifiuti: «Se li portano al Nord, la gente si incazza”.
Perchè dovrebbe incazzarsi lo sa solo lui e i soggetti che fomenta: o forse i rifiuti del sud puzzano di più di quelli del nord?
Per il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, la situazione è grave: «Così non si può andare avanti, siamo di fronte a un’emergenza a cui deve fare fronte l’intero Paese. Ma ci devono essere due condizioni, che abbiamo chiesto al governo: la prima è la dichiarazione dello stato d’emergenza e la seconda è che il governo, con un atto coerente e fermo, chieda un impegno e una collaborazione a tutte le Regioni».
Ma se di emergenza si tratta, vediamo come stanno realmente le cose.
Alle Regioni è stato chiesto di accettare un quantitativo di rifiuti pari a 24 automezzi al giorno diviso per tutte le regioni.
Poco più di un carico al giorno per ciascuna Regione e per la durata di sei mesi.
Un inezia che fa capire il significato tutto politico del “no leghista” in Piemonte e in Veneto.
A quel punto il governo avrebbe fatto bene a prenderne atto e a comunicare a Zaia che i 300 milioni di euro promessi dal governo per i danni dell’alluvione in Veneto sarebbero stati ritirati.
Visto che la solidarietà per Zaia non esiste, è giusto che paghi lui i 300 milioni, magari aumentando le imposte ai veneti, in modo che essi si rendano conto di chi hanno scelto come governatore.
E per rendere chiaro il concetto è l’ora di rivelare qualche dettaglio circa le decisioni di questo governo servo della Lega.
Nella provincia di Genova, poco prima dell’alluvione in Veneto, una analoga tragedia ha fatto danni certificati dalla Protezione civile in 200 milioni di euro. Ne sono stati stanziati (e mai ricevuti, per ora) dal governo 10 milioni, pari al 5%.
In Veneto, a fronte di un danno di 1 miliardo di euro, il governo ha elargito 300 milioni, pari al 30%.
Qualcuno ci spieghi perchè dovremmo pagare, noi italiani tutti, la campagna elettorale della Lega in Veneto.
Gli stessi vertici leghisti che ora però fanno gli schifiltosi alla prospettiva di ricevere un camion di rifiuti campani al giorno, dicasi uno.
Ma chi vogliono prendere per il culo?
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