Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
RISORSE RIDOTTE DA 60 A 29 MILIONI: SI COMPROMETTE LA POSSIBILITA’ DI MANTENERE UN LEGAME CON LE PROPRIE RADICI CULTURALI…PRIVATI DELL’ASSISTENZA I SETTANTENNI ITALIANI INDIGENTI CHE VIVONO AL’ESTERO E IN NAZIONI DOVE L’ASSISTENZA SANITARIA E’ A PAGAMENTO
Alcune settimane fa c’è stata la denuncia della “Dante Alighieri”, l’istituto che promuove nel mondo la lingua e la cultura italiane.
Ma i tagli che riguardano gli italiani all’estero non si limitano alla cultura, colpiscono anche il welfare, gli anziani che vivono in condizioni di indigenza, ai quali viene di fatto negata l’assistenza medica: è per questo che i rappresentanti del Consiglio Generale degli Italiani all’estero hanno deciso di scendere in piazza e hanno chiesto di essere ricevuti dal governo.
Richiesta che in effetti può suonare un po’ strana, visto che il CGIE è un ente pubblico, istituito con legge dello Stato e presieduto da un ministro della Repubblica, il titolare degli Esteri Franco Frattini.
Ma i consiglieri hanno ritenuto di non avere alternative, dal momento che “dal 2009 ad oggi le risorse per l’emigrazione sono passate da 60 milioni di euro a 29 milioni”.
“In questo modo si compromette la possibilità stessa di una politica a favore dei quattro milioni di italiani di cittadinanza e le decine di milioni di oriundi italiani”.
Per i figli degli emigranti, cioè, magari serenamente inseriti nel Paese dove vivono, l’unica possibilità di manterene un legame con la lingua e la storia dei propri genitori o dei propri nonni è rappresentata proprio dalla scuola italiana, dagli istituti di cultura.
Tagliarne le risorse significa, di fatto, recidere le radici.
“In particolare i tagli infieriscono sulle spese per la diffusione della lingua e cultura italiana e compromettono la possibilità di rafforzare i legami con i giovani italiani e di origine italiana che vogliono rafforzare i rapporti con l’Italia e salvaguardare le loro radici e la loro identità storica e culturale”.
Ma non si tratta solo di cultura: sono stati tagliati infatti, segnala il CGIE, i fondi destinati alla spesa sanitaria a favore dei cittadini italiani con oltre 70 anni e che vivono all’estero in condizioni di indigenza, un taglio che li condanna ad essere privati dell’assistenza, se vivono in Paesi dove la sanità è completamente a pagamento.
Il CGIE chiede pertanto al Parlamento il ripristino di “un’adeguata dotazione finanziaria al capitolo italiani nel mondo”, e un passo indietro sul progetto di ridimensionamento dei consolati.
Richieste che non tengono conto della crisi?
Tutto sommato sostenere gli italiani all’estero, significa continuare a giocare un ruolo importante nella globalizzazione per il quale è imprescindibile la diffusione della conoscenza della storia e della cultura del nostro Paese.
Evidentemente a questo governo di pseudo-destra la cosa non interessa.
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Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
FURTO DI STATO: TREMONTI TAGLIA DEL 75% ANCHE I FONDI DEL 5X MILLE ALLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO….INSORGE TUTTO IL MONDO DELL’ASSOCIAZIONISMO CHE CHIEDE IL RIPRISTINO DEI 400 MILIONI DELLO SCORSO ANNO E IL RISPETTO DEI CITTADINI…BEN 245 MILIONI SONO STATI STORNATI A FAVORE DELLE SCUOLE PRIVATE: CHI CI VUOLE ANDARE SE LE PAGHI
“Tagliare i fondi a disposizione del 5 x mille significherebbe limitare drasticamente la libertà dei
cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore”: lo denunciano alcune tra le principali associazioni non-profit, che hanno inviato un appello al Parlamento italiano e ai presidenti di Camera e Senato perchè intervengano sulla legge di stabilità .
Alcuni giorni fa infatti il governo ha modificato il maxi-emendamento che conteneva un fondo di 800 milioni destinato a interventi vari.
La nuova formulazione, approvata in Commissione Bilancio, a Montecitorio, ha destinato solo 100 milioni al 5 X mille, rispetto ai 400 destinati l’anno precedente, cifra che l’esperienza dimostra corrispondere alle scelte operate dagli elettori: dalle dichiarazioni dei redditi del 2008 sono stati destinati alle associazioni 397,5 milioni di euro.
Le risorse sono state dirottate al finanziamento di altre voci: sono stati aumentati per esempio i fondi per le scuole paritarie, ai quali sono stati aggiunti 245 milioni.
Le associazioni del settore sono subito insorte contro la decisione del governo: non solo con questo taglio del 75 per cento si bloccano o si limitano fortemente le attività delle associazioni di volontariato e degli enti di ricerca (ma in realtà l’elenco delle associazioni che beneficiano del cinque x mille è molto più vario: ci sono associazioni sportive, le fondazioni lirico-sinfoniche, enti culturali, associazioni ambientaliste, ecc.), ma si tradiscono sfacciatamente le scelte dei cittadini.
Cioè, prima si chiede agli elettori di indicare nella dichiarazione dei redditi a chi destinare il 5 X mille delle imposte pagate allo Stato, poi invece i fondi vengono stornati e destinati a ben altro, senza chiedere il parere di nessuno.
Un furto di Stato legalizzato e una vergognosa presa per i fondelli nei confronti degli italiani.
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Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
ECCO I TANTI VOTI CHE ATTENDONO LE CAMERE NEI PROSSIMI 15 GIORNI E SU CUI POTREBBE VERIFICARSI UN INCIDENTE FATALE…LA MAGGIORANZA E’ APPESA UN FILO: UNA DI QUESTE MOZIONI POTREBBE SPEZZARLO
Gli incidenti di percorso fanno parte della logica e della vita parlamentare, soprattutto quando una maggioranza alla Camera non c’è più, come è ormai evidente a tutti in queste settimane.
A maggior ragione in questi casi ogni votazione diventa a rischio e può determinare il collasso finale per il governo.
Sotto questa ottica non si può non evidenziare che sono molti i passaggi difficili che attendono il governo alla Camera nei prossimi quindici giorni.
Mercoledì si comincia con il voto sulle dimissioni dell’onorevole Giuseppe Drago. Poi, al termine dei lavori della commissione Bilancio, è previsto l’inizio del voto sulla legge di stabilità , la cui discussione generale dovrebbe cominciare martedì. Sempre mercoledì è prevista anche la ratifica di alcuni protocolli europei, tra i quali quello che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica e l’assegnazione all’Italia di un seggio supplementare al Parlamento europeo.
Nel caso, le votazioni sulla Finanziaria si concludessero in settimana, venerdì o al massimo lunedì 22, comincerebbe la discussione generale sulla riforma dell’Università .
Lunedì 22, poi, sono in calendario le discussioni generali della mozione del Fli sulla Rai, dell’Idv sulla revoca delle deleghe al ministro Roberto Calderoli, una proposta di legge per agevolare la libera imprenditorialità e per il sostegno del reddito, il ddl costituzionale per la soppressione delle province, la mozione Bersani sulle linee di riforma fiscale.
Tutti questi provvedimenti sono in programma per la terza e quarta settimana di novembre.
La mozione di Fli sulla Rai è fissata per il 22, con voto il 23, mentre per tutte le altre potrebbe essere riconvocata la conferenza dei capigruppo, per una calendarizzazione più precisa visto che l’esame della finanziaria è slittato di qualche giorno.
Lunedì 29, poi, con voto dal martedì 30, è previsto l’avvio della discussione per il trasferimento a Milano delle sedi della Commissione nazionale per le società e la borsa e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Una serie di provvedimenti su cui si potrebbero formare maggioranze impreviste e che farebbero collassare i difficili equilibri esistenti all’interno della maggioranza uscita dalle elezioni del 2008.
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Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile
SUL “CORRIERE DELLA SERA” ON LINE UN VIDEO E UN REPORTAGE SU L’AQUILA PER CAPIRE A CHE PUNTO SIAMO…MACERIE MAI RIMOSSE, RICOSTRUZIONE FERMA, EFFETTI DEVASTANTI SULLA PSICHE, UN DRAMMA UMANO CHE SI VUOLE NASCONDERE PER INTERESSI POLITICI
Domenico ti fulmina con lo sguardo mentre cammina sul cumulo di macerie in cui un tempo c’era Tempera, il suo paese.
Non si è ancora rassegnato, ma l’esperienza di questi ultimi diciotto mesi gli ha fatto perdere ogni fiducia nello stato italiano.
Don Giovanni Gatto, parroco di Tempera, mentre racconta come sia riuscito a salvarsi per miracolo, indica con tristezza la montagna di pietre ed erbacce che ha presso il posto della sua chiesa.
Lungo le statali che avvolgono l’Aquila, i cartelli con i nomi di paesi e borghi fantasmi sono tanti.
Basta abbandonare l’asfalto e inoltrarsi lungo strade sterrate per assistere ad uno spettacolo agghiacciante, diventato ormai normale.
Poltrone, televisori, resti di bagni e cucine, spuntano tra i detriti per raccontare come un tempo in questi luoghi c’era la vita.
Il signor Maurizi, orgoglioso proprietario del albergo ristorante “La cabina” di Castelnuovo, si è dovuto costruire a spese sue una baracca di legno sul bordo della strada.
Il nuovo e precario bar si chiama «La cabina 2» e dista pochi passi dai resti della struttura precedente. Ora Maurizi tira a campare immerso nei debiti: il sisma ha raso al suolo i sacrifici di tre generazioni d’emigranti in America e in Germania.
Benvenuti ad un Aquila di cui tanto si è parlato e poco si è visto, diventata drammatico bottino della politica.
Nel centro storico della città abruzzese, ci si aspetta di vedere o sentire l’assordante rumore di ruspe o il movimento di camion e gru.
Invece niente, un silenzio innaturale ti accompagna mentre cammini nei vicoli di quello che rimane del bellissimo centro storico.
Le new town, piccoli quartieri di case nuove, costruite a peso d’oro, stonano con il paesaggio circostante.
Chi ha avuto la fortuna di finire in questi quartieri inizia a intuire che ci dovrà rimanere, se tutto va bene, almeno 30 anni.
Le case consegnate personalmente dal premier Berlusconi, appena ci si entra, appaiono molto diverse da come le abbiamo viste in televisione.
Sono piccole e di mura sottili.
Come spiega un terremotato «dopo mesi in tenda pure una baracca ti sarebbe sembrata una regia».
L’Aquila appare molto diversa da quella mostrata fin ora.
Le macerie non sono state rimosse, la gente vive in un clima d’angoscia crescente.
Il numero dei morti, dei suicidi, dei divorzi e dell’uso di psicofarmaci è aumentato nel silenzio generale.
Il dottor Alessandro Sirolli, direttore del centro psichiatrico diurno dell’Asl 1 dell’Aquila non ha dubbi: «Ci nascondono le cifre del disastro umano» racconta.
Gli effetti distruttivi sulla psiche umana, dopo il sisma e lo stato di crisi, sono stati devastanti.
Di ricostruzione non se ne parla più nè in consiglio regionale nè tra la gente. La speranza è ridotta al lumicino mentre un secondo inverno è alle porte.
Un dramma umano che si svolge lontano anni luce dalle aule parlamentari e dalle sedi dei partiti.
La sensazione è che l’Aquila, questo pezzo d’Italia, sia stata rimossa dall’immaginario collettivo e che il cartello posto all’ingresso di una delle centinaia di baracche di legno in cui trascorrere quel poco di vita sociale che ancora rimane – dove si legge «questa è l’Italia del si salvi chi può» – non sia frutto del qualunquismo quanto piuttosto la fotografia di una realtà con cui dovremmo fare i conti per molti decenni.
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA A FOGGIA: “CHI SI SPOSA IN ITALIA SE NON SA SE TRA SEI MESI AVRA’ UNO STIPENDIO? IN GERMANIA CHI HA CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO HA UNA BUSTA PAGA PIU’ PESANTE… “I TAGLI ALL’UNIVERSITA’ NON SONO SOPPORTABILI: INUTILE FARE RIFORME SENZA FONDI”
Si parla molto di giustizia e mai di precarietà . 
È quanto lamenta Gianfranco Fini.
Nel corso di un’assemblea di Generazione Italia a Foggia, il presidente della Camera ha affrontato, tra gli altri, il problema della precarietà del lavoro per i giovani denunciando con forza il fatto che «la questione numero uno in Italia è sempre la giustizia, chissà perchè di queste cose non si discute».
«Chi si sposa in Italia se non sa che tra sei mesi avrà uno stipendio?», ha chiesto Fini facendo riferimento alla condizione di precarietà in cui vivono moltissimi giovani.
Fini ha poi citato il caso della Germania dove «chi ha contratti a tempo determinato ha una busta paga più pesante del suo collega più fortunato che ha un contratto a tempo indeterminato».
Ma «di queste cose non si discute», ha concluso il presidente della Camera.
Parlando poi all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Foggia, Fini ha anche lanciato un monito al governo sull’attuazione della riforma degli atenei: i tagli sono insopportabili, senza fondi meglio ritirarla.
Il presidente della Camera ha sottolineato il fatto che in altri Paesi europei come la Germania vengano fatte scelte diverse: «I tagli decisi in Italia sono sopportabili dalle nostre università ?», si chiede la terza carica dello Stato. «Credo sia onesto dire che non sono sopportabili».
Secondo Fini, se non si impegnano fondi per promuovere la meritocrazia «si tradisce lo spirito della riforma», e quindi «a quel punto sarebbe meglio ritirarla».
Da Foggia Fini ha anche lanciato un messaggio alla Lega, sostenendo che «solo un ruolo centrale del Sud può aiutare il rilancio dell’economia nazionale, ma noi non faremo un meriodionalismo d’accatto, non vogliamo l’assistenzialismo, non diremo mai che da soli non ce la facciamo e siamo consapevoli che bisogna contenere la spesa pubblica».
«Quando la Grecia ha traballato – ha aggiunto Fini – si è spaventato un grande Paese come la Germania: se il Sud va da solo non ce la fa neanche il Nord. Possibile che gli amici della Lega non capiscano?».
Nel corso del suo intervento all’università di Foggia, il presidente della Camera ha infine parlato del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia spiegando che tra i doveri dell’informazione di servizio pubblico c’è quello di dare adeguata risonanza al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.
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Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
I CITTADINI DEL VESUVIANO TRATTATI COME DELINQUENTI: COMODO ESSERE FORTI COI DEBOLI (E DEBOLI COI SERBI)… SE ACERRA LAVORA A UN TERZO DEL PREVISTO, SE GLI IMPIANTI PROMESSI A NAPOLI E SALERNO NON SONO STATI REALIZZATI DI CHI E’ LA COLPA?…E I 141 MILIONI DI INCENTIVI GARANTITI AI COMUNI E MAI DATI DOVE SONO FINITI?
Il sindaco di Boscoreale (Pdl) è amareggiato: “Ha vinto la camorra”. 
E non ha dubbi. “Chi credete voglia l’apertura di questa seconda discarica? Ma avete idea di quali interessi e delle somme economiche che gireranno attorno a questa discarica?”, ha dichiarato per poi concludere: “Sicuramente è gravissimo che le istituzioni si siano rese complici di tutto questo”.
Due anni fa era stato il miracolo berlusconiano, poi lo spettro maleodorante della monnezza è risorto, portando con sè le proteste dei cittadini e gli scontri con le forze dell’ordine che sono continuate anche questa notte.
Migliaia di persone sono state caricate con una decisione pari a cento volte rispetto alla “fermezza” mostrata nei confronti della teppaglia serba a Genova.
Abbiamo visto foto di donne col viso sanguinante a causa delle manganellate distribuite a chi voleva solo tutelare la propria salute e protestava contro un’ingiustizia.
Forti coi deboli e deboli coi forti.
Ma di chi è la responsabilità ?
Il governo in due anni non è stato in grado di trovare un’alternativa al “buco” nel Parco nazionale del Vesuvio, l’ultimo posto dove nei Paesi civili si penserebbe di sistemare una discarica, vietata peraltro dalle leggi.
Era stato previsto un piano che è stato completamente disatteso: si prevedeva la creazione di discariche, la messa in funzione dell’inceneritore di Acerra, la realizzazione di altri due impianti a Napoli e Salerno e il rilancio della raccolta differenziata.
Il bilancio, dopo due anni, parla di discariche (spesso non a norma) ormai sature, dell’inceneritore di Acerra che lavora a un terzo delle sue possibilità , a causa di guasti endemici, con le caldaie che si bucano di continuo, di una raccolta differenziata che è ferma al 20%, dei siti di compostaggio che non sono stati realizzati, così come i due inceneritori promessi.
Per le 35 amministrazioni comunali interessate alle discariche erano stati garantiti, come “compensazione”, 141 milioni di euro in 3 anni: non sono mai stati stanziati.
Tante le promesse da marinaio alle quali i cittadini di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, che pur avevano votato a maggioranza Pdl, non credono più.
Si sentono presi per i fondelli.
Accusati addirittura di fare gli interessi della camorra, come se la camorra non fosse invece interessata all’apertura di nuove discariche e quindi ben felice dei ritardi del governo che permette loro di gestire il ritiro e il trasporto della monnezza.
Vittime di un avvelenamento generalizzato, ammorbati dai rifiuti, manganellati dallo Stato, i cittadini del Vesuviano dovrebbero solo “obbedir tacendo”.
Mentre i politici, incapaci di risolvere i loro problemi, giocano a scaricarsi la responsabilità uno con l’altro.
Altro che teatrino della politica, se non fosse una tragedia si dovrebbe solo parlare di una squallida farsa.
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Ottobre 15th, 2010 Riccardo Fucile
CRESCONO LE ORE DI CASSA INTEGRAZIONE, MODESTA RIPRESA DELL’OCCUPAZIONE IN AGRICOLTURA E NEL CENTRO ITALIA, MALE ALTROVE.. AUMENTO DEL PIL DEL 4,2% IN GERMANIA, DELL’ 1,9% IN FRANCIA, SOLO DELL’1,3% IN ITALIA
L’economia italiana crescerà dell’1% nella media del 2010. 
Mentre continuano a ristagnare i consumi delle famiglie italiane e la disoccupazione “reale” va oltre l’11%.
Sono queste le stime contenute nel Bollettino Economico della Banca d’Italia che confermano una quadro di luci e ombre.
Se la produzione industriale è segnalata ancora in ripresa, infatti, i consumi restano deboli, a causa della dinamica dei redditi e dei segnali incerti che arrivano dal mercato del lavoro.
Il tutto a fronte di una crescita dell’economia mondiale che registra ritmi più contenuti rispetto a quelli fatti registrare nel primo semestre dell’anno.
Nel complesso del 2010, l’aumento sarebbe pari al 4,8 per cento, per poi scendere verso il 4 nel prossimo anno.
Disoccupazione
Le prospettive sul mercato del lavoro rimangono incerte e a farne le spese sono soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni “il cui tasso di disoccupazione continua a essere più di tre volte maggiore della media” osserva la Banca d’Italia, sottolineando come il tasso di disoccupazione reale, che comprende lavoratori scoraggiati e ore di Cig, viaggi oltre l’11%.
La crescita dell’occupazione, si legge nel Bollettino “ha riguardato esclusivamente le regioni del Centro (0,6%, al netto dei fattori stagionali tra il primo e il secondo trimestre dell’anno in corso), a fronte della sostanziale stabilità in quelle del Nord e dell’ulteriore riduzione registrata nel Mezzogiorno (-0,1%).
A livello settoriale, la ripresa dell’occupazione ha interessato il terziario (0,1%), le costruzioni (0,5%) e, in misura più intensa, l’agricoltura (1,9%), mentre è proseguito il calo nell’industria in senso stretto (-0,4%).
Cassa integrazione
Dopo il calo registrato nel secondo trimestre, riprendono a salire le ore di Cig autorizzate dall’Inps: 9,8% sul trimestre precedente, al netto dei fattori stagionali.
Famiglie
I comportamenti di spesa delle famiglie restano cauti e i “segnali per i mesi estivi non ne delineano un recupero”.
Secondo la Banca d’Italia “nel secondo trimestre del 2010 è proseguito il ristagno dei consumi delle famiglie, frenati dalla contrazione degli acquisti di beni durevoli (-6,8% sul periodo precedente)”.
Crescita
L’economia italiana crescerà dell’1% nella media del 2010.
Si tratta, spiega l’istituto di Via Nazionale, di un dato “in linea con la previsione pubblicata nel Bollettino economico dello scorso luglio e con quelle diffuse di recente dalla Commissione europea e dal Fondo Monetario Internazionale”.
Fisco
La Decisione di Finanza Pubblica, che contiene le ultime stime del governo sia sulla crescita che sugli andamenti dei conti pubblici, potrebbe avere sovrastimato sia le entrate che le spese per il 2010.
Europa
I divari di crescita tra i maggiori paesi dell’area dell’euro tendono ad ampliarsi. In particolare rispetto alla Germania.
Nel complesso dell’area il Pil è cresciuto dell’1 per cento nel secondo trimestre rispetto al primo (contro lo 0,2 del periodo precedente).
In Germania l’incremento del Pil è stato molto più deciso (2,2 per cento nel secondo trimestre); dal punto di minimo ciclico l’economia tedesca è finora complessivamente cresciuta del 4,2 per cento, circa tre punti più della media degli altri paesi dell’area; in Francia e in Italia il recupero è stato solo dell’1,9 e dell’1,3 per cento, rispettivamente.
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Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
E ALL’HOTEL DE RUSSIE, IGNAZIO LA RUSSA URLA A CICCHITTO: “O BERLUSCONI RISPETTA I PATTI O FACCIAMO SALTARE TUTTO”… GLI EX AN VOGLIONO TUTTI I POSTI NEGLI INCARICHI LASCIATI VACANTI DAI FINIANI, MA BERLUSCONI LI CONSIDERA INVECE I VERI COLPEVOLI DELLO SFASCIO DEL PARTITO…A CORTE ORA VOLANO LE SEGGIOLE
Slitta ancora la riforma dell’Università .
Il disegno di legge, approvato al Senato lo scorso 29 luglio tra le proteste di molti ricercatori, docenti e studenti, doveva approdare alla Camera.
L’inizio dell’esame, però, è stato inizialmente spostato di un giorno dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio.
Un ritardo dovuto all’analisi tecnica della Ragioneria Generale dello Stato, che ha di fatto stroncato le modifiche apportate a Montecitorio alla riforma.
Alla fine il governo ha deciso di rinviare l’esame del testo a dopo la fine della sessione bilancio.
Non prima, dunque, di fine novembre o inizio dicembre.
Il “nodo” evidenziato dalla Ragioneria è proprio quello delle coperture del provvedimento, in particolare la norma sul piano di sei anni di concorsi per nove mila ricercatori universitari.
Un punto che “Futuro e Libertà ” considera «dirimente», ovvero l’assunzione dei ricercatori prevista nell’articolo 5 bis: oltre al parere contrario, si contesta anche la quantificazione stessa dei costi, chiedendo l’acquisizione di una relazione tecnica.
“Il governo – aveva commentato Chiara Moroni dopo il primo rinvio – deve trovare la copertura, semmai rinviando l’esame del provvedimento a dopo la Finanziaria”.
La morale è che è stata fatta una figuraccia: inutile impostare delle riforme se poi non ci sono i mezzi finanziari per realizzarle.
Tremonti non ha tirato fuori i soldi per l’Università e la Gelmini è finita su un binario morto.
La proposta della Gelmini prevedeva l’assunzione di 9.000 ricercatori con la qualifica di associato dal 2011 al 2016 al ritmo di 1.500 l’anno: costo a regime, ovvero alla fine del ciclo di assunzioni, 480 milioni di euro l’anno.
Tremonti aveva imposto invece gia nel 2011 un taglio agli atenei di 830 milioni per arrivare nel tempo a 1,3 miliardi di tagli.
A che serve allora spacciare riforme se non si è in grado di finanziarle?
Mistero.
Ovviamente questa decisione di Tremonti ha scatenato le proteste della Gelmini ( per una volta ha ragione: potevano dirglielo subito) e nel pomeriggio di ieri ad Arcore c’è stata una lite tra il premier e Tremonti.
“La devi finire di fare il maestro del rigore solo quando vuoi tu, se i soldi ci sono per la Lega, li devi trovare anche per l’Università ” è sbottato il premier che ha poi aggiunto: “Non voglio fare figuracce, se non arrivano i fondi ci saranno conseguenze serie”.
E ai suoi ha aggiunto che “Tremonti sta complottando alle mie spalle”, in vista di un governo tecnico.
Ma due giorni fa, a Roma, all’hotel De Russie, è andato in scena un altro spettacolo.
La Russa ha minacciato Cicchitto che “se continua così, noi ex An facciamo gruppi autonomi: o Berlusconi rispetta i patti o facciamo saltare tutto”.
Quanche giorno prima il premier aveva accusato proprio gli ex An: “se siamo a questo punto è colpa loro”.
Che vuole in concreto La Russa? Che il posto di Italo Bocchino e gli altri lasciati vacanti da chi ha aderito a Futuro e Libertà vadano agli ex An.
Altrimenti come ripaga chi ha tradito Fini?
Una nobile battaglia sul programma insomma.
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Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
PROCESSO PER MAXI EVASIONE: LINEA DURA CONTRO LE CONCESSIONARIE DEI GIOCHI… IN BALLO C’E’ L’EQUIVALENTE DI SEI FINANZIARIE: CONCLUSO IL GIUDIZIO, ORA SI ATTENDE LA SENTENZA…TUTTI I POTERI FORTI SI SONO MOSSI PER RIDURRE LA MULTA FINO A SOLI 500 MILIONI
Pochi avrebbero scommesso che il processo arrivasse alle sue conclusioni, tra mille
richieste di rinvio.
Con gli interessi in gioco che ci sono, i tentativi di insabbiamento più volte tentati dal potere politico, e con le lobbies che hanno cercato in tutti i modi di bloccarlo.
Invece il processo almeno formalmente è giunto al termine con le richieste del pubblico ministero e le arringhe dei difensori.
Ultimo atto prima della sentenza che è prevista entro un paio di mesi.
I giudici dovranno decidere sul caso più clamoroso di danno alle casse dello Stato che dei magistrati italiani abbiano mai dovuto affrontare.
Si sono giocate otto ore di battaglia processuale.
Durissimo il pm: le slot machine, ha spiegato Smiroldo, prima del 2002 erano illegali e terreno di conquista della criminalità organizzata.
Poi si volle regolamentare il settore, rendendo legale in Italia questa forma di gioco d’azzardo. Ma a una condizione: ogni macchinetta doveva essere collegata a un sistema telematico di controllo.
Doveva cioè inviare alla Sogei, la società informatica del ministero dell’Economia, i dati di ogni singola giocata.
Perchè fossero applicate le tasse e ci fosse un controllo dello Stato su tutto il business.
Così non è avvenuto, il sistema di controllo ha fatto cilecca per anni: le macchinette che venivano interrogate a distanza dal cervellone del ministero non rispondevano.
Conclude quindi Smiroldo che il gioco sarebbe stato legale solo se controllato dallo Stato, in quanto era proprio la verifica informatica a garantire i cittadini giocatori.
Questo non è accaduto e i problemi tecnici delle concessionarie hanno fatto diventare lo Stato biscazziere.
Ciò ha indotto il pm a chiedere anche il risarcimento per la campagna promozionale dei Monopoli in quanto “è stata una pubblicita ingannevole”.
Gli italiani sono stati ingannati: da qui le richieste del pm di 98 miliardi di euro.
Anche se, sostiene il pm, la questione non è di cifre, l’importante è che il danno erariale, soprattutto nel periodo 2004-2007, sia riconosciuto dalla Corte.
Corte che ha respinto le richieste di rinvio, sollevate dai difensori.
Il pm ha formulato una richiesta principale e tre subordinate.
Ha chiesto la conferma dei 98 miliardi e ha esposto anche i documenti arrivati alla procura negli ultimi mesi, in cui tutti si sono mossi per cercare di ridurre la multa ai concessionari, compreso il Consiglio di Stato e una apposita commissione del ministero dell’Economia.
Tanto per far capire l’aria che tira a favore delle concessionarie.
Un secondo metodo di calcolo porta la cifra a 2,7 miliardi, un terzo a 800 milioni, un altro fatto dalle concessionarie a 500 milioni.
Tenete presente che le slot, nei primi 9 mesi del 2010 hanno incassato 44 miliardi, previsione circa 60 a fine anno.
E sono in arrivo le nuove videolottery.
Immaginate quanto possono aver guadagnato i concessionari senza il controllo del terminale del Ministero.
Eppure alla fine pagheranno poco e nulla, questa la nostra sensazione.
Le tasse si fanno pagare solo ai cittadini normali?
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