Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
CON LA RIMOZIONE DEL BLOCCO DELLE ALIQUOTE DEI TRIBUTI LOCALI, GRAZIE A SALVINI E A DI MAIO, MOLTI GOVERNATORI E SINDACI TORNERANNO AD ALZARLE
Il prossimo anno, famiglie e imprese rischieranno di pagare un miliardo in più in tasse locali. A
sostenerlo è la Cgia di Mestre che rileva come “tra Irap, Imu/Tasi e addizionali Irpef, famiglie e imprese versano a Regioni ed enti locali oltre 60 miliardi di euro all’anno”.
“L’incidenza di questo importo – rileva la Cgia -, sul totale delle entrate tributarie, è pari al 12% e, purtroppo, è destinato ad aumentare. Dal 2019, infatti, rischiamo di pagare almeno un miliardo in più, a seguito della rimozione del blocco delle aliquote dei tributi locali introdotta nella manovra di Bilancio attualmente i discussione in Parlamento”.
Dopo aver rimosso il blocco delle aliquote dei tributi locali introdotto con la legge di Stabilità del 2016 dall’allora Governo Renzi, è molto probabile che alcuni Governatori e molti Sindaci torneranno ad innalzarle.
Secondo alcune stime fatte dalla Cgia, degli 8mila Comuni presenti in Italia oltre l’80% ha i margini per aumentare sia l’Imu sulle seconde/terze case sia l’addizionale Irpef.
Per la Cgia non è da escludere inoltre che, a seguito dell’aumento della deducibilità dell’Imu sui capannoni in via di definizione con la manovra di Bilancio 2019, alcuni Sindaci siano tentati di ritoccare all’insù l’aliquota di propria competenza, almeno fino alla soglia che non consente agli imprenditori di versare più di quanto hanno realmente pagato nel 2018.
Per queste ragioni l’Ufficio studi della Cgia ipotizza, con una stima molto prudenziale, che lo sblocco degli aumenti delle aliquote delle tasse locali (Irap, Imu/Tasi, addizionali Irpef, etc.) rischia di comportare un aggravio fiscale in capo a famiglie e imprese di almeno un miliardo di euro.
Le difficoltà economiche in cui versano i Comuni, ad esempio, sono note da tempo e hanno subito un deciso peggioramento a seguito dei tagli imposti negli ultimi anni dal governo centrale. Tra il 2010 e il 2017, infatti, le manovre di finanza pubblica a carico delle Autonomie locali hanno comportato una contrazione delle risorse disponibili pari a 22 miliardi di euro.
I più colpiti sono stati i Comuni.
Se nelle casse dei Sindaci la contrazione ha raggiunto l’anno scorso gli 8,3 miliardi di euro, alle Regioni a Statuto ordinario le minori entrate si sono stabilizzate sui 7,2 miliardi. Le Province, invece, hanno subito una diminuzione delle risorse pari a 3,5 miliardi, mentre le Regioni a Statuto speciale formalmente non hanno sopportato alcuna contrazione, anche se lo Stato centrale ha imposto loro di accantonare ben 2,9 miliardi di euro.
Nonostante il blocco degli aumenti dei tributi locali e il taglio ai trasferimenti, i Sindaci hanno comunque trovato il modo di compensare, almeno in parte, queste mancate entrate agendo sulle tariffe locali.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 22nd, 2018 Riccardo Fucile
E’ LA VITTORIA DI CHI HA BENI E REDDITI NASCOSTI O INTESTATI A PRESTANOME… E POTREBBE INTERESSARE AL PADRE DI MAIO, CASO STRANO
Ecco il condono di Natale. Tale è, impossibile chiamarlo diversamente. §Nascosto, ma neanche tanto nei commi del maxi emendamento, arrivato in Senato all’ultimo minuto utile.
Come sempre, quando c’è da nascondere qualcosa. Come un bel regalo di Natale a chi ha dichiarato ma non pagato le tasse.
Il “saldo e stralcio”, così viene chiamato negli articoli 101 e commi seguenti. Ovvero: si salda una cifra più bassa per stralciare le pendenze contratte con lo Stato.
È un gigantesco condono, potente macchina di consenso senza scandalizzarsi tanto sul terreno della “legalità ” che – udite udite – non prevede un tetto massimo di debiti stralciabili.
Praticamente il paradiso dei finti poveri con beni e redditi nascosti o intestati a prestanome, altro che aiuto a chi è in difficoltà .
Volete un esempio? Eccolo.
Prendiamo una persona fisica con Isee da 15mila euro e cartelle esattoriali per 200mila per Iva e tributi non pagati.
Grazie al “saldo e stralcio” del governo gialloverde potrà chiudere la cartella pagando 70mila euro: 24.500 nel 2019, 14.000 nel 2020, 10.500 per ciascuno dei tre anni successivi.
È evidente che un contribuente con Isee di 15.000 euro, uno che non sia un finto povero, non riesce a pagare queste cifre. Riuscirebbe a farlo chi invece dichiara e poi non paga.
E quando i debiti aumentano sempre di più magicamente risulta essere nullatenente.
È questa l’Italia dell’illegalità diffusa, che vota col portafoglio più che con gli ideali pronta a consegnarsi in massa al potere che tutela la furbizia.
Norme che riguardano migliaia di italiani. E che potrebbero riguardare anche il papà di Luigi Di Maio e l’azienda di famiglia.
Perchè il “saldo e stralcio” è previsto per le persone fisiche e per le aziende in liquidazione, purchè la procedura di liquidazione sia stata aperta prima della presentazione della dichiarazione per aderire al condono.
Come nel caso dell’azienda di Luigi Di Maio, messa in liquidazione all’inizio di dicembre. Potrebbe perchè di quell’azienda non si conoscono ancora i bilanci degli ultimi due anni, quindi non è dato sapere se ci sono debiti.
Mentre quella del padre è stata chiusa nel 2006. Come persona, Di Maio senior ha tre ipoteche nate da un credito di Equitalia di circa 176mila euro, di cui due particelle di terreni e un immobile.
Debito che, in otto anni, non è stato mai pagato. Secondo i più maliziosi alcune delle cartelle esattoriali che lo riguardano, pubblicate nei giorni scorsi sui giornali, rientrano nella tipologia valida per il saldo e stralcio.
E le opposizioni sono già pronte a scatenare un inferno in materia.
Mancano però i dati dell’Isee, del padre di Di Maio di cui, al momento, si conosce solo il reddito imponibile di 88 euro.
Di più, per il momento, non è consentito sapere nell’epoca dell’assenza di trasparenza, con una manovra arrivata all’ultimo minuto utile senza consentire al Parlamento il tempo di leggerla.
Sarebbe troppo chiedere l’indicatore della situazione economica di Di Maio senior per capire se siamo solo di fronte a un condono o se il condono contiene anche una “norma ad papà incorporata”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 22nd, 2018 Riccardo Fucile
SLITTANO LE ASSUNZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, COLPITO IL VOLONTARIATO
Deputati e Senatori dovranno esprimersi sul cosiddetto maxiemendamento presentato
dall’esecutivo, che sostituirà in toto il testo dell’articolo 1 della manovra economica per il 2019.
Un cambio di rotta radicale rispetto al testo sul quale il parlamento si era espresso poche settimane fa, dettato dai diktat di Bruxelles, che hanno profondamente trasformato forma e cifre della legge di bilancio.
Tra tagli agli investimenti e flat tax per i pensionati che rientrano dall’estero, ecco quali sono le principali misure contenute nel maximendamento.
Maxi-taglio del fondo per gli investimenti, -5,4 mld in 3 anni
Il maxi fondo per gli investimenti da 9 miliardi in tre anni previsto dalla manovra diventa un mini fondo da 3,6 miliardi nel triennio.
Nel 2019 le risorse previste dal Mef si riducono a 740 milioni di euro (contro i 2.750 della versione originaria), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300).
In totale dunque, il taglio è di 5,4 miliardi.
Un taglio ancor più cospicuo di quello da 4 miliardi già anticipato da Huffpost pochi giorni fa, che evidenzia ancor di più il paradosso insito in questa manovra, scritta da fautori degli investimenti pubblici come i ministri Giovanni Tria e Paolo Savona.
Assunzioni P.a. rinviate al 15 novembre 2019
C’è poi il rinvio al 15 novembre 2019 delle assunzioni a tempo indeterminato presso la Presidenza del Consiglio, ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali e università . Quelle nelle università vengono posticipate al primo dicembre, con l’eccezione dei ricercatori a contratto che potranno essere quindi assunti come professori nel corso del 2019.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2018 Riccardo Fucile
DAI 25 MILIONI ALL’AEROPORTO DI REGGIO CALABRIA AI 10 A QUELLO DI CROTONE, A 5 ALLA FERROVIA DI BIELLA
Signori e signori, ecco a voi le marchette del cambiamento.
Inossidabili ai proclami che tutto sarebbe stato rivoluzionato e nulla sarebbe più stato come prima, ecco che nella legge di stabilità varata dal governo gialloverde compaiono una serie di micro-misure ad hoc che tutelano le piccole filiere o addirittura sono dedicate a singoli interventi sul territorio.
Una pioggia di soldi che inizia a cadere a partire dai 25 milioni di euro conferiti all’aeroporto di Reggio Calabria e ai 10 destinati a quello di Crotone. 5 sono i milioni dedicati “all’elettrificazione della linea ferroviaria di Biella”, 4,7 quelli al risanamento della sede della Società Dante Alighieri, Palazzo Firenze.
3 milioni finiranno nelle casse del Tecnopolo Mediterraneo di Taranto, 2 alla barese Scuola europea di Industria e Ingegneria, 1 alla biblioteca italiana per ciechi Regina Margherita.
Un gruzzoletto di 12 milioni e mezzo verrà spartito tra le fondazioni lirico-sinfoniche, mentre 3 saranno a disposizione di un fondo per la prevenzione della dipendenza di sostanze stupefacenti e 2 a quello per iniziative per la tutela dei cristiani perseguitati. 1 milione di euro arriverà per finanziare “festival, cori e bande”, 3,5 saranno quelli che metteranno benzina nei serbatoi di iniziative dedicate al design e alla grafica, 1 sosterrà le attività degli apicultori.
Una bella fetta della torta è dedicata alla Roma di Virginia Raggi. 185 milioni in tre anni per le metropolitane, 40 per il solo 2019 per tappare le buche.
Ci sono i denari anche per le metropolitane di Milano e Monza, 900 milioni in 9 anni. 200mila euro sono stati messi in cassaforte per le celebrazioni dedicate a Nilde Iotti (recepito un emendamento Pd), 60 mila a testa rimpingueranno le Fondazioni Ugo Spirito e Renzo De Felice.
Sicuramente non una marchetta ma curioso il fondo per “l’accessibilità e la mobilità delle persone con disabilità “, che si avvarrà di una dotazione di 5 milioni di euro, accogliendo una proposta di Forza Italia.
Lo stesso che il 5 stelle Matteo Dall’Osso aveva proposto di inserire in manovra alla Camera, sbattendo la porta dopo il no e traslocando armi e bagagli a Forza Italia.
Trova spazio nel maxiemendamento anche la proposta di modifica a prima firma del senatore a vita e premio Nobel Carlo Rubbia: il fondo “per la stabilizzazione della Scuola sperimentale di dottorato internazionale Gran Sasso Science Institute” sale a 5 milioni di euro all’anno dal 2019.
Dall’elettrificazione di Biella al risanamento della Dante Alighieri
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
BOCCIATA DAL 54% DEGLI ITALIANI, A FAVORE SOLO IL 38%… E’ STATA UNA MARCIA INDIETRO PER IL 61%, SOLO IL 24% NON LA RITIENE TALE
Uno dei primissimi sondaggi post-manovra è quello firmato da Tecnè. 
Rilanciato da TgCom24, non lascia grandi dubbi: gli italiani bocciano senza appello quanto fatto da Lega e M5s.
Nel dettaglio, i giudizi negativi arrivano al 54%, quelli positivi si fermano al 38% mentre il restante 8% si dice senza opinione.
Nel dettaglio, il maggior numero di pareri positivi sulla manovra arriva da quel Sud che, teoricamente, potrà beneficiare più del Nord del reddito di cittadinanza: si arriva al 41 per cento.
Al centro il 39% promuove il testo mentre al Nord soltanto il 36 per cento.
La rivelazione Tecnè chiede anche al campione se la riduzione del deficit al 2,04% debba essere considerata una marcia indietro del governo: per il 36% sì, per il 25% solo in parte, per il 24% no perchè non cambiano gli effetti mentre il restante 15% dice di non avere un’opinione al riguardo.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
LA UE CASSA LA PROROGA DI 15 ANNI, VERSO LA PROCEDURA DI INFRAZIONE
L’Unione europea pronta ad attaccare la proroga delle concessioni balneari senza gara per 15
anni, prevista dall’emendamento alla manovra della Lega e sul quale è stato già raggiunto un accordo in Senato.
Una misura che, qualora approvata, escluderebbe l’applicazione della direttiva Bolkestein dal comparto delle imprese balneari.
Secondo Bruxelles questo non è possibile e il rischio è che si arrivi a una procedura di infrazione contro l’Italia. D’altro canto per lo stesso ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio esiste ‘il 99 per cento di possibilità ‘ che tra qualche anno gli italiani si ritroveranno questa nuova tegola.
La Commissione Ue, pur non commentando direttamente l’accordo politico sulla proroga delle concessioni, ricorda la sentenza con cui nel luglio 2016 la Corte di Giustizia Ue ha stabilito che la direttiva Bolkestein sui servizi riguarda anche le concessioni balneari e, per questa ragione, l’estensione automatica di autorizzazioni esistenti (senza dunque una procedura di selezione) viola la direttiva del 2006, oltre che il Trattato Ue.
Bruxelles rimanda inoltre alla risposta che la commissaria al mercato interno Elzbieta Bienkowska ha dato ad alcune interrogazioni parlamentari a luglio 2018.
Nel testo, la commissaria ricordava come fosse proprio la sentenza della Corte Ue di luglio 2016 a confermare che le concessioni balneari “sono autorizzazioni ai sensi della direttiva 2006/123/CE, dal momento che esse comportano un’autorizzazione a esercitare un’attività economica in un’area demaniale”.
La sentenza della Corte di Giustizia presa come punto di riferimento rispondeva a una querelle nata nel 2013 tra due consorzi di comuni (in Lombardia e in Sardegna) e alcuni imprenditori balneari. I consorzi, non soddisfatti del servizio offerto dai balneari in questione, decisero di indire delle gare per affidare la gestione dei lidi ad altri operatori.
Gli imprenditori ‘estromessi’ fecero causa, convinti di essere dalla parte della ragione in virtù della proroga stabilita nel 2010 dal governo Berlusconi.
L’esecutivo, infatti, quattro anni dopo l’approvazione della Bolkestein, aveva deciso di concedere con un decreto cinque anni di tempo (fino al 2015) agli operatori del settore per rimettersi in carreggiata dopo gli investimenti iniziali.
Senza quel salvataggio tantissimi stabilimenti avrebbero dovuto cambiare gestore. Dopo aver visionato il testo del decreto legge, la Commissione europea aveva ritirato la proceduta di infrazione aperta all’epoca contro l’Italia, ma i diversi passaggi che portarono all’approvazione della legge alla fine ebbero l’effetto di attenuare l’obbligo imposto dalla direttiva di procedere con le gare arrivando a un rinnovo ‘automatico’, espressamente vietato dalla direttiva europea.
La Commissione se ne accorse solo dopo e decise di non riaprire la procedura di infrazione. Eppure la direttiva europea era stata violata e proprio alla Bolkestein si appellavano i consorzi. Il caso finì alla Corte di Giustizia Europea, che nel luglio 2016 diede ragione ai comuni.
La storia potrebbe ora ripetersi. Se la proroga dovesse essere approvata (e al momento sembra non ci siano ostacoli) gli operatori del settore si sentiranno protetti dalla legge del governo, ma portati davanti ai giudici, l’esito non potrebbe che essere lo stesso del 2016.
Ma c’è un rischio ancora più grave per l’Italia. Lo ha ricordano nelle ultime ore il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: “Ci sarà anche la proroga delle concessioni agli stabilimenti balneari che ci provocherà un’infrazione per ogni anno di 100 milioni che dovremo pagare all’Europa”.
Per Rossi “si tratta di un’assurdità , al solo scopo di raccattare con demagogia voti, visto che regioni come la Toscana e il Veneto hanno già fatto leggi che vengono incontro ai balneari e non violano le regole europee”.
D’altro canto che il rischio di una nuova infrazione sia molto alto lo ha confermato lo stesso ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, che all’emendamento sui balneari ha lavorato in prima persona.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
NEL 2020 CHI GOVERNERA’ SARA’ COSTRETTO A UNA MANOVRA-MONSTRE, DOVRA’ CERCARE 30 MILIARDI SOLO PER DISINNESCARE L’AUMENTO DELL’IVA… UN BUON MOTIVO PER LASCIARE I CASINI CREATI IN EREDITA’ AD ALTRI
Ci sono 23 miliardi di clausole di salvaguardia per l’IVA da annullare in qualche modo. E un costo generale da 38 miliardi per l’intera intesa con l’Unione Europea. Ma, spiega oggi Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore, non sono l’unica incognita che pende sulle prospettive della finanza pubblica prossima ventura, appese a una stima di crescita che anche dopo la revisione punta all’1,1% per il 2020, a 600 milioni di entrata da una web tax ancora tutta da costruire dopo il tentativo fallito dell’anno scorso e ad altre entrate incerte come quelle da dismissioni (150 milioni nel 2020 dopo i 950 messi a bilancio per il 2019).
Con questi interrogativi, e con i 2-3 miliardi di rifinanziamenti per spese obbligatorie che accompagnano ogni manovra, è facile prevedere che la legge di bilancio del prossimo autunno partirà con un’ipoteca vicina ai 30 miliardi di euro, da trovare ancor prima di mettere in programma qualsiasi misura discrezionale di spesa.
Sic stantibus rebus, chi si troverà a Palazzo Chigi il prossimo anno si troverà nella necessità di varare una manovra-monstre.
Ma c’è di più, spiega ancora il quotidiano:
Il “pareggio sulla carta” messo in programma negli anni scorsi ha permesso infatti ai vari governi di finanziare in deficit la parte maggioritaria dei mancati aumenti Iva, contrattando con Bruxelles margini di “flessibilità ”. I conti riassunti ieri dal Centro studi Confindustria mostrano che il governo Renzi ha usato il deficit per disinnescare il 100% delle clausole Iva 2015, l’86% del rischio aumenti 2016 e di nuovo il 100% delle salvaguardie 2017. Quelle di quest’anno, con più mosse di Renzi prima e Gentiloni poi, sono state evitate per il 56% in deficit e per il 44% con coperture alternative.
Ma se il saldo strutturale resta lontano dal pareggio, l’idea di avviare con la Ue una nuova trattativa per spuntare più disavanzo si complica. Perchè il terreno è coperto da spese già messe a bilancio, a partire da quella per quota 100 che nel 2020 raddoppia a 8 miliardi dai 4 del 2019
L’altra incognita arriva dalla crescita, che nel nuovo quadro macro scritto dal governo non sembra soffrire troppo degli aumenti Iva in programma.
Nonostante i 23 miliardi di Iva in più, nel 2020 i consumi privati dovrebbero crescere dello 0,8%, proprio come l’anno prossimo quando l’Iva sarà piatta.
E nel 2021, quando i miliardi di Iva in più diventano 29, il ritmo dei consumi aumenta all’1%.
C’è anche questa previsione alla base della crescita dell’1,1% nel 2020 e dell’1% nel 2021, un ritmo da mantenere per non dover rifare per l’ennesima volta i conti.
Insomma, ce n’è abbastanza per pensare che il prossimo anno ci saranno 30 miliardi di buone ragione per mollare Palazzo Chigi. La poltrona scotta.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
MANGIANO IN UN RISTORANTE DI LUSSO PER POI LASCIARE IL CONTO AL CLIENTE SUCCESSIVO
Nella realtà , mangiare in un ristorante e poi lasciare il conto al prossimo cliente non è possibile.
La politica invece è l’arte del possibile e la Manovra del Popolo che MoVimento 5 Stelle e Lega non sono ancora riusciti a varare ne è un esempio perfetto.
La legge di bilancio 2019 innescherà aumenti di tasse o nuove gabelle, tagli ai fondi per gli investimenti e rinvii di spese che fino a ieri erano state presentate come urgentissime, e questo, insieme all’accento posto in tante occasioni sugli investimenti dal ministro Tria, fornisce l’esatta dimensione della credibilità di certi discorsi programmatici e di certi politici.
Ci sarà anche una spending review per i ministeri, annunciata in più occasioni dal MoVimento 5 Stelle che però per attuarla davvero ha dovuto aspettare “l’ordine di Juncker”, come direbbe Napalm51.
Il Messaggero ha riepilogato oggi in un’infografica tutti i risparmi e le nuove entrate per il 2019: le potenziali sforbiciate riguardano temi come politiche sociali e famiglia, cooperazione allo sviluppo, diritto allo studio e sistema universitario, giustizia, ricerca scientifica.
E c’è di più: mentre il progetto originario della “flat tax” per tutti i contribuenti si è ridotto per ora ad un intervento a favore di una quota di partite Iva.
Dal 2020 si riproporrà poi il tema delle clausole di salvaguardia Iva, che questo esecutivo aveva parzialmente disinnescato trovandosi poi a doverle incrementare all’ultimo momento.
Ecco quindi che chi dovrà impostare la manovra il prossimo anno partirà con un handicap di 23 miliardi, praticamente doppio rispetto a quello appena azzerato. Nel 2021 si arriverebbe poi a 29 miliardi, il che fa pensare che stavolta sarà difficile disinnescare davvero le clausole: diventerebbe più realistico un aumento quanto meno selettivo dell’imposta.
È questo ormai da anni il progetto del ministero dell’Economia. In realtà però i nodi potrebbero venire al pettine anche prima, perchè accanto ai 10 miliardi aggiuntivi ce ne sono altri 2 che potrebbero scattare a metà anno, con la verifica prevista per il mese di luglio.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
RISORSE CONGELATE: DAGLI INCENTIVI ALLE IMPRESE AI FONDI PER LE FORZE ARMATE
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, le ha definite risorse “accantonate”.
Sono i 2 miliardi della manovra che non potranno essere utilizzati fino a luglio e non è affatto detto che andrà a finire così perchè usciranno dal freezer solo se un monitoraggio dimostrerà che i conti pubblici non stanno sballando.
Cosa c’è dentro questi due miliardi che sono nelle disponibilità , ad oggi solo potenziale, dei ministeri? Di tutto.
Si va dagli incentivi alle imprese alle risorse per le Forze armate, dai soldi per lo sviluppo della mobilità locale ai fondi per il diritto allo studio. Tutto bloccato.
Il congelamento di queste risorse è una delle concessioni che il governo gialloverde ha dovuto fare a Bruxelles per ottenere il via libera alla manovra ed evitare la procedura d’infrazione. In altre parole soldi che non possono essere spesi perchè – insieme alle clausole di salvaguardia sull’Iva, mantenute e anzi aumentate di valore – la Commissione europea non vuole scherzi.
L’esecutivo italiano, cioè, non può eludere da queste raccomandazioni perchè solo così – è il ragionamento dell’Europa – può garantire che il deficit e il debito non vadano oltre la soglia concordata.
Dalla tabella contenuta in uno degli emendamenti che il governo ha depositato in commissione Bilancio al Senato si evince come il congelamento più consistente è in capo al ministero dell’Economia e qui figurano due voci consistenti: 481 milioni euro destinati alla competitività e allo sviluppo delle imprese che resteranno al palo così come circa 585 milioni che dovevano andare a diversi fondi.
Altra fetta consistente è quella che rimarrà parcheggiata al ministero dello Sviluppo economico: sono i 150 milioni che dovevano andare alla “promozione e attuazione di politiche di sviluppo, competitività e innovazione, di responsabilità sociale d’impresa e movimento cooperativo”.
Pagano il prezzo dell’accantonamento anche le Forze armate: fino a luglio non potranno essere stanziati 150 milioni per la pianificazione generale e per gli approvvigionamenti militari.
Ancora. L’istruzione universitaria e la formazione post-universitaria dovranno fare a meno per il momento di 70 milioni, la ricerca di 30 milioni, mentre 40 milioni sono congelati per la cooperazione allo sviluppo. Il conto è a carico anche dei trasporti dato che per la mobilità locale è stato previsto un accantonamento di 300 milioni. L’elenco è lungo, il totale fa 2 miliardi.
(da “Huffingtonpost”)
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