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FORMIGONI TAGLIA LA STRADA ALLE AMBIZIONI LEGHISTE: RESTO IN LOMBARDIA, IL CARROCCIO SI SCORDI LA REGIONE”

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE FINIRA’ IL MANDATO E AVVERTE: “SE DOVESSE CADERE LA GIUNTA, CADREBBERO ANCHE PIEMONTE E VENETO”

Tornano le scintille tra Lega e Formigoni.
Dopo le tensioni legate alle inchieste giudiziarie sulla sanità  che avevano messo in bilico l’alleanza di governo regionale, ora è il governatore ad andare all’attacco confermando che il patto con il Carroccio resiste al nord solo se resiste in Lombardia. Formigoni ha assicurato che rimarrà  in carica come governatore fino al 2015, naturale scadenza del suo mandato, e non si candiderà  quindi alle politiche del 2013.
“Ho già  detto che io rimango in carica fino al 2015 – ha spiegato Formigoni – quindi non mi candiderò alle Politiche del 2013”.
Le parole del governatore sono una risposta alla questione sulla continuità  del governo regionale sollevata da Roberto Maroni rispetto alle Regioni del nord, ma sono anche il segno delle tensioni che tornano ad accendersi nella coalizione di centrodestra, già  sciolta a livello nazionale.
“Continueremo a governare in Piemonte, in Veneto e in Lombardia fino al 2015. Se per ipotesi del quarto tipo – ha aggiunto Formigoni – cadesse uno di questi governi, cadrebbero anche gli altri due. Ma è un’ipotesi dell’irrealtà , noi continueremo a governare insieme. Dal 2015, quando avremo finito la nostra esperienza di governo, decideremo insieme chi dovranno essere i candidati governatori di queste Regioni”.
Insomma Maroni è stato fatto accomodare in panchina…

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LEGA E COMUNIONE E LIBERAZIONE IN LOTTA PER LA CASSA FINLOMBARDA

Agosto 8th, 2012 Riccardo Fucile

FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE DEI CONSIGLIERI DI UNA CONTROLLATA: SCRICCHIOLANO I PIANI ALTI DELLA IRI LOMBARDA

Cambio al vertice di Finlombarda, la cassaforte di Regione Lombardia.
Comunione e Liberazione serra le fila in vista dell’operazione del secolo, ma la società  mostra i segni degli scontri di potere al vertice tra ombre su finanziamenti a consiglieri con ruoli esecutivi nei cda regionali, consulenze e incarichi d’oro ad amici e parenti in quota Cl.
Succede in Finlombarda, il braccio finanziario di Regione Lombardia al centro del sistema di potere che Formigoni ha costruito in quasi vent’anni di governo e che oggi va sgretolandosi in un clima da basso impero tra inchieste, scandali e lotte per scampoli di poltrone.
Ai piani alti di questa sorta di Iri regionale, di ufficiale pagatore che muove ogni anno quattro miliardi di finanziamenti alle imprese, si è appena registrato uno smottamento con le dimissioni a sorpresa del presidente del consiglio di gestione Marco Nicolai,   fedelissimo in quota Pdl-Cl dimissionario a un anno appena dalla nomina, in aperta contrapposizione al direttore generale in quota Lega, Giorgio Papa.
Oggi il cda ha nominato al suo posto il vicesegretario generale della giunta di Regione Lombardia Antonello Turturiello, uomo forte dell’assessore al Bilancio Romano Colozzi e sostenuto dal segretario del presidente Formigoni Nicola Maria Sanese.
In pratica un arrocco per rafforzare la componente ciellina in vista dello scontro.
La nomina, infatti, è delicatissima soprattutto in vista della madre di tutte le operazioni di finanza regionale in corso, la megafusione di Finlombarda con Cestec, l’ente di servizi alle piccole e medie imprese che Formigoni vorrebbe mandare in porto entro settembre.
L’incorporazione realizzerà  la più grande finanziaria d’Italia, chi ne avrà  il controllo avrà  una leva di potere sul territorio senza precedenti proprio alla vigilia della campagna elettorale per il rinnovo del governo regionale.
Lo scontro, ovviamente, è per il comando con la Lega che sogna ulteriori fusioni anche fuori regione per una grande finanziaria del Nord e la componente ciellina che invece intende investire sul territorio il potenziale della superholding.
La lotta tra Cl e Lega che provoca scricchiolii ai piani alti del bancomat lombardo interesserebbe pochi se non facesse il paio con scosse lungo i piani intermedi che invece ricadono su molti.
A partire dai dipendenti dell’ente che hanno tentato di far saltare il tappo segnalando gli affari sospetti in via Belgioioso con fax ai giornali, al segretario della presidenza di Regione Lombardia, il ciellino Nicola Maria Sanese, e al componente del collegio di sorveglianza nominato dalla minoranza Luca Corvi che a sua volta le ha inoltrate direttamente a Formigoni in qualità  di presidente del collegio. Ma non hanno avuto seguito.
Il pezzo forte riguarda la pratica di autofinanziamento a favore di imprese i cui titolari siedono ai vertici delle controllate regionali. Fondi gestiti da Finlombarda in parte pubblici e soprattutto limitati: per un’impresa che li ottiene ce n’è un’altra che resta a secco.
I fondi sono quelli della linea di finanziamento “CreditAdesso” aperta a gennaio con una dote degna di uno Stato: sul tavolo ci sono 500 milioni di euro, 200 ottenuti dalla Banca europea degli investimenti e 300 tramite convenzione con 15 istituti creditizi lombardi.
Dal 9 gennaio eroga prestiti agevolati a tassi ridotti per importi da 50 a 500mila euro senza garanzie, basta esibire ordinativi e contratti da 100mila euro in su, mettere una firma   e il gioco è fatto.
Benzina per lo scarburato motore lombardo, una manna dal cielo per le piccole e medie imprese a caccia di liquidità .
E non solo per loro, e qui sta il punto. Tra i primi a beneficiare di quei fondi ci sono anche due membri dei consigli di amministrazione di società  che fanno capo a Regione Lombardia e Finlombarda.
Le pratiche sono state effettivamente concesse una dietro l’altra.
Il 2 maggio Finlombarda assegna un finanziamento da 500mila euro a Edilfond Spa, impresa chimica della Lomellina nata nel 1984 specializzata in servizi per l’industria fusoria.
Il titolare è Paolo Maria Galassi e il caso vuole che sia anche membro del cda di Finlombarda Sgr, una costola della società  che si occupa gestione di risparmio. Ulteriori verifiche mostrano che la prima ha anche ricevuto contributi attraverso il finanziamento diretto di Regione Lombardia, 20mila euro tra il 2010 e il 2011.
Il secondo è un finanziamento di 380mila euro a favore di Microcinema Spa, primo circuito italiano di distribuzione di film e contenuti digitali, partecipata da Finlombarda Spa, e il cui presidente Luca Galli è anche amministratore delegato di Finlombarda Sgr.
In questo caso non un favore ma una partita di giro.
Per la Regione, che conferma quei prestiti, è tutto regolare.
Il braccio destro di Formigoni Paolo Alli ricorda che la società  non risponde ai vincoli del Testo unico bancario che all’articolo 136 inibisce il conflitto di interessi: “Tanto più che dalle verifiche fatte non risultano irregolarità  negli affidamenti tali da inibirne la concessione.
Chi ha fatto questi accertamenti poi se ne assumerà  la responsabilità  ma formalmente non sono stati rilevati conflitti di interesse.
Se poi qualcuno vuole ragionare di opportunità  è un’altra cosa”.
Ma forse varrebbe la pena visto che il codice etico di Finlombarda, sottoscritto dai consiglieri, impone espressamente agli amministratori che hanno interesse in una determinata operazione della società  a darne prontamente notizia al cda e al collegio sindacale precisandone natura, termini e portata ai sensi dell’art. 2391 del codice civile.
Risposte che non convincono il capo delegazione del Pd Enrico Brambilla: “Formalmente Finlombarda è soggetta alla vigilanza della Banca d’Italia come tutte le società  che svolgono attività  di intermediazione e il conflitto di interesse non è affatto escluso.
Ma in Finlomarda e nelle controllate l’opacità  è la regola, a partire dal fatto che non è dato conoscere lo stato patrimoniale e le partecipazioni di chi siede nei consigli”. Brambilla ha anche fatto un’interrogazione la scorsa settimana per chiedere lumi sui criteri di assegnazione di un altro bando (Ergon) che ha distribuito 20 milioni di euro alle reti di impresa. “Da una rapida lettura dei beneficiari appare un chiaro orientamento a premiare imprese vicine a Cl”.
A fronte di tutto questo un sistema di compensazione in Finlombarda avrebbe premiato chi istruiva le pratiche, anche quelle in odor di conflitto di interesse: carriere fulminanti, consulenze e compensi da capogiro.
Questa sarebbe stata la contropartita, ad esempio, per il capo dell’ufficio istruttorie Fabio Castaldo entrato a far parte di Finlombarda con un contratto a progetto nel 2007, oggi percepisce 103.488 l’anno. In pratica quattro volte tanto.
Così come un altro dirigente, Elena di Salvia, assunta nel 2003 con uno stipendio da 27mila euro oggi è responsabile della parte legale con un compenso da 150mila euro l’anno.
Sempre all’ombra della società  in house si sono registrate una serie di assunzioni che rispondono a logiche di potere o parentela, come l’incarico di manager per Francesco Cannatelli, figlio del direttore dell’Ospedale Niguarda Pasquale, ciellino di ferro indagato a gennaio con l’accusa di aver favorito un’azienda nell’assegnazione di un appalto delle pulizie da 11 milioni di euro in cambio di uno sconto da 120 mila euro sull’acquisto della casa dei figli.
“Quando sono arrivato non avevo idea che si trattasse del figlio di un esponente di rilievo della sanità  milanese, ma lavora bene”, spiega il direttore generale Papa che ha assunto l’incarico un anno fa a cose fatte.
E ancora Sebastiano Provenzano, figlio dell’ex governatore della Sicilia Giuseppe Provenzano e responsabile dell’ufficio credito.
La responsabile della compliance si chiama Margherita Brindisi ed è la moglie di Oscar Giannino, amico e consulente del presidente della Regione e di Finlombarda. Un parterre di raccomandati doc che fa dire al capogruppo dell’Idv Stefano Zamponi che “nel sistema di potere del centrodestra che si sta finalmente sgretolando rientra a pieno titolo Finlombarda, dove stanno emergendo in modo sempre più evidente intrecci affaristici ed episodi di scarsa trasparenza”.

Thomas Mackinson
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FORMIGONI E LE CENE DI DACCO’: “QUEI PAGAMENTI PER PROMUOVERE CL”

Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile

LE TESI DEI PM MENTRE FORMIGONI CAMBIA AVVOCATO

L’avvocato di Roberto Formigoni rinuncia al mandato.
E ora è da capire se il mutamento significhi anche un cambio di strategia del presidente pdl della Regione Lombardia, indagato per l’ipotesi di corruzione aggravata nell’inchiesta sui 60 milioni di euro pagati dalla Fondazione Maugeri ai mediatori Pierangelo Daccò e Antonio Simone per le loro «consulenze» nei rapporti contabili con la Regione.
Una settimana fa Formigoni dichiarò di voler rispondere alle domande per le quali i pm lo invitavano a comparire sabato scorso, in un interrogatorio per il quale il giorno prima chiese alla Procura solo un breve differimento e offrì in cambio la propria disponibilità  a un’altra data ravvicinata.
Adesso, invece, l’avvocato Salvatore Stivala, che venerdì scorso aveva appunto rappresentato questa richiesta coerente con l’approccio di replicare nel merito alle accuse mosse dalla Procura, esce dal procedimento: lo si ricava dal deposito in cancelleria della sua irrevocabile rinuncia al mandato difensivo di Formigoni, con il quale sono notori gli ottimi rapporti.
Il governatore, che fino a ieri non aveva ancora nominato un nuovo legale, deve dunque ora decidere se mantenere l’orientamento di rispondere all’interrogatorio conoscendo solo la contestazione, oppure se mutare linea e riservarsi di farsi interrogare soltanto alla chiusura delle indagini dopo il deposito di tutti gli atti d’indagine.
Gli addebiti elencati dai pm scendono nel dettaglio dei benefit da quasi 8 milioni di euro (viaggi, soggiorni, lo sconto su una villa, l’uso esclusivo di tre yacht, sostegni elettorali) pagati da Daccò agli amici Formigoni e Alberto Perego nelle misure sintetizzate nello schema qui sopra, e sembrano eccedere di parecchio la «cortesia» di qualche weekend o le compensazioni di «vacanze di gruppo».
Inoltre per la prima volta compare in una contestazione dei pm un riferimento esplicito a Cl: circa i 70.000 euro spesi da Daccò per l’organizzazione di cene e convention nel corso del Meeting di Rimini. Infatti, la Procura le qualifica «occasioni volte a promuovere consenso elettorale» non solo «per Formigoni», ma anche «per il movimento di Comunione e liberazione».
Il governatore, Perego, definito dai pm «”capo-casa” di Formigoni», il direttore generale dell’assessorato alla Sanità  Carlo Lucchina, Umberto Maugeri e il suo ex manager Costantino Passerino sono accusati di essersi accordati dal 2011 da un lato affinchè Daccò e Simone ricevessero dal polo della sanità  privata Fondazione Maugeri compensi per 60 milioni, parte dei quali impiegati appunto per procurare le elencate «utilità  economiche» a Formigoni; e dall’altro lato, in cambio, affinchè la Giunta regionale presieduta da Formigoni, su proposta di Lucchina, includesse tra le «funzioni non tariffabili» quelle di «riabilitazione di alta complessità » e di «qualità  nella riabilitazione», così costruendo su misura parametri di liquidazione che assicurassero alla Maugeri 12 milioni di euro nel 2002, 15,6 nel 2003, 17 nel 2004, 19,2 nel 2005, 22,7 nel 2006, 24,3 nel 2007, 23,7 nel 2008, 25,1 nel 2009, 26,4 nel 2010 e 20 milioni nel 2011.

Luigi Ferrarella
(da “Il Corriere della Sera“)

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DAL MEETING DI RIMINI FUGA DI SPONSOR E OSPITI POLITICI: LA VICENDA FORMIGONI FA SCAPPARE TUTTI

Luglio 30th, 2012 Riccardo Fucile

GLI ENTI PUBBLICI FINANZIATORI SI SONO RIDOTTI DA OTTO A TRE E MANCHERA’ UN MILIONE   MEZZO DI EURO IN CASSA… MOLTI POLITICI STAVOLTA HANNO DECLINATO L’INVITO

Comunione tanta, quella che scende è la fatturazione.
Il Meeting di Rimini, la grande adunata di Comunione e Liberazione subisce l’effetto della sua tessera principale, quella di Roberto Formigoni, travolto da inchieste giudiziarie, vacanze, yacht e ville smeralde.
Il 2011 la raccolta pubblicitaria fu di sette milioni e centomila euro, quest’anno gli sponsor sono scesi di un milione di euro, lontani dal budget preventivo di 8 milioni e 400 mila euro.
L’anno scorso, con l’epopea berlusconiana al tramonto e un Formigoni saldo governatore tanto da poter correre per la leadership del Pdl, fu un tripudio di soldi pubblici che dalle Regioni (sette ), Comuni (tre), Province e due ministeri, vennero destinati a Rimini sotto forma di stand pubblicitari.
Quest’anno resistono la Lombardia, con i suoi 84.700 euro stanziati attraverso una delibera di giunta approvata mercoledì, l’Abruzzo — che con tutti i guai che ha da risolvere si ostina a contribuire alla cassaforte celeste — e l’Emilia Romagna che, comunque, con la carica dei ciellini raggiunge l’apice della stagione balneare e un indotto che produce fatture per 80 milioni da euro.
Soldi queste tre regioni ne versano, ma sono briciole in confronto allo scorso anno. Tutti gli altri, nonostante una prima promessa iniziale, hanno preferito tenersi alla larga dal Meeting e dalle polemiche.
Ma nella contrapposizione dei colori non c’è solo il rosso del bilancio, ma anche la grande assenza del celeste, Formigoni appunto, che a Rimini l’ha fatta da padrone per 32 anni e sessanta dibattiti a cui ha partecipato.
È il suo popolo quello che ogni anno si dà  appuntamento a Rimini, il suo bacino elettorale, la forza che lo ha spinto fino al piano alto del Pirellone e a un passo dalla leadership del Pdl. In un anno le cose cambiano, ed è successo quello che la scorsa estate non era neppure preventivabile: Roberto, come lo chiamano le migliaia di ragazzi che nel Meeting credono e lavorano, quest’anno è la fonte di imbarazzo, l’uomo della rottura tra quelli che lo assolvono perchè “Dio perdona tutti”, quelli che più che la giustizia divina aspettano quella giudiziaria, prima di pronunciare la parola colpevole.
E quelli che lo accusano di “alto tradimento” della fiducia che in lui avevano riposto, ignari di quello che poteva accadere lontano dai padiglioni di Rimini.
Un’estate fa c’erano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, imprenditori del calibro di Yaki Elkann, il ministro Giulio Tremonti, Angelino Alfano, appena promosso leader del Pdl, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Maurizio Sacconi, Gianni Alemanno, Piero Fassino, Roberto Calderoli e via via tutti i nomi del potentato d’Italia.
Quest’anno le uniche presenze che fino a oggi non sono in discussione sono quella del presidente del Consiglio, Mario Monti, e quella del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.
Il resto dei dibattiti è riservato a nomi di assoluto rispetto, ma che niente hanno a che vedere con la platea sconfinata dello scorso anno.
Il giallo sulla presenza di Formigoni.
Per il momento il celeste è dato tra i probabili. Cioè tra quelli che ufficialmente sono stati invitati, ma che non hanno confermato.
Difficile che Giorgio Vittadini, anima e portafoglio del meeting e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà , non lo sappia.
Se una conferma arriverà , il suo sarà  un intervento politico su “Lombardia: presente e futuro”.
E il futuro nessuno meglio di Formigoni può saperlo.
Gli sponsor sono in fuga.
Il fatturato di Cl, e della sua cassaforte che porta il nome di Evidentia communications, sede a Milano, è in calo.
E a leggere le defezioni dell’ultimo minuto, il dubbio che l’effetto Formigoni abbia influito è forte.
L’ufficio stampa del meeting parla di crisi, ma in realtà , molti dei privati e pubblici che dovevano versare denaro sono scomparsi.
Hanno detto no la Regione Sardegna — che l’anno scorso mise, grazie a un assessore vicino a Cl,100.000 euro — il Friuli Venezia Giulia e il Veneto di Luca Zaia che l’anno scorso c’era.
Via anche i ministeri: l’anno passato in piena fase calante berlusconiana, la presidenza del consiglio si inventò la casa welfare, stand nel quale mettevano soldi il ministero del Lavoro, Inps, Inpdap, Inail, Italia Lavoro e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip).
Quest’anno Comunione e liberazione si dovrà  accontentare della presenza di Monti. Ma tra le defezioni chi continua a sponsorizzare Cl, noncurante delle polemiche, è la Regione Lombardia.
Oltre 84 mila euro per la “promozione turistica della Lombardia”, e altre migliaia di euro per gli spazi pubblicitari di Trenord, compagnia ferroviaria partecipata dalla Regione tramite la sua Ferrovie Nord Milano.
Da anni ci provano i consiglieri dell’opposizione, ma la delibera che assegna soldi al meeting viene sempre fotocopiata, riproposta e approvata.
I soldi dei privati. I colossi che più di tutti contribuiscono alla messa in opera del meeting, oltre agli ottomila volontari che pagano per andare a dare una mano, si chiamano Intesa San Paolo, Enel, Finmeccanica e Wind. A seguire Coop, Trenitalia, Eni e Fiat.

Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LE VACANZE GRATIS DI FORMIGONI ANCHE IN COSTA AZZURRA

Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile

SULLE “UTILITA’ A FAVORE DEL GOVERNATORE”, DALL’INCHIESTA SPUNTANO ANCHE LE VACANZE PASQUALI A SAINT TROPEZ

Capodanno ai Caraibi. Pasqua a Saint Tropez.
Non sono titoli di cinepanettoni, genere ormai esaurito, ma programmi di vita di Roberto Formigoni.
Sì, non ci sono solo le già  note vacanze invernali alle Antille, a spese del faccendiere della sanità  Pierangelo Daccò, e quelle estive in Sardegna.
Ora dall’informativa della polizia giudiziaria di Milano sulle “utilità  a favore del presidente di Regione Lombardia” spuntano anche le vacanze pasquali.
Se tra Natale e Capodanno Roberto Formigoni amava interrompere il lungo inverno milanese con un salto (gratis) nel clima caldo dei Caraibi, a Pasqua preferiva la Costa Azzurra.
Sempre in compagnia del fido amico e convivente Alberto Perego e sempre con (ricchi) conti saldati da Daccò, che poi si rifaceva facendosi pagare consulenze milionarie dai suoi “clienti” (80 milioni solo dalla Fondazione Maugeri).
Il Celeste è fatto così: il suo voto di povertà , evidentemente, va in vacanza almeno due volte l’anno, a Natale e a Pasqua.
Lo documentano gli investigatori della Guardia di finanza e della polizia di Stato nella loro relazione inviata il 27 giugno ai magistrati di Milano che, indagando sui conti folli di San Raffaele e Maugeri, si sono imbattuti nei “regali” di Daccò al presidente: “Viaggi in località  connotate da eccezionali livelli di lussuosità , con una costanza temporale (intesa quale reiterazione) che non consente di qualificare il fatto come una mera occasionalità  o come una forma di liberalità  una tantum, bensì come il segno evidente di un rapporto organico e stabile nel tempo”.
Dal 2008 al 2011, Formigoni trascorre le vacanze pasquali in Costa Azzurra. Montecarlo, Cannes, Saint Tropez.
A disposizione ha una barca (“Cinghingaia” nel 2008, “MiAmor” nel 2009, 2010 e 2011). Una Mercedes. Una villa hollywoodiana a Saint Tropez. Voli aerei su jet privato.
Settimane sante: paga tutto Daccò.
Le raccontano i piloti dei voli e chi ha organizzato i viaggi, le confermano i comandanti e i marinai delle barche, le documentano le carte bancarie del fiduciario svizzero Giancarlo Grenci.
Ecco che cosa dichiara Giuseppe Danzi, collaboratore di Daccò dal 2007 e organizzatore di alcune delle “vacanze di gruppo” di Formigoni e amici.
“Mi è capitato”, dice Danzi ai magistrati, “di prenotare dei biglietti in periodi pasquali quando, in genere, lo stesso gruppo andava in vacanza in Costa Azzurra… Per quello che mi risulta, durante quelle vacanze la famiglia Daccò andava in albergo mentre Perego e Formigoni utilizzavano la barca”.
A raccontare con dovizia di particolari la vacanza a Saint Tropez è Diego Passalacqua, marinaio a bordo del “MiAmor” dal 2008 al 2010:
“Nel 2010, ricordo un incontro, durante la Pasqua, avvenuto a Saint Tropez. Nell’occasione, Daccò ha dato l’ordine di recarci con la barca MiAmor a Saint Tropez, con a bordo solo l’equipaggio. Quando siamo giunti lì, la famiglia Daccò (Pierangelo, Annita, Erika e Massimo Buscemi) ci ha raggiunti a bordo; so che sono arrivati lì in elicottero (…). Durante il soggiorno in Francia, avevamo noleggiato un’autovettura per lo spostamento, una Mercedes di grossa cilindrata. Avevamo la necessità  di un’auto del genere perchè a bordo, come riferito da Daccò al comandante, sarebbe salito il presidente Formigoni. In effetti, ricordo che Formigoni e il suo segretario Willy alloggiavano in una villa all’ingresso di Saint Tropez; una villa ‘importante’, nel senso che si trattava di una struttura nota per ospitare persone importanti”.
Willy è MauroVilla, un altro dei Memores Domini del gruppo di Formigoni e Perego.
Gianluca Ridolfi è invece il comandante dell’aereo che vola in Costa Azzurra per le vacanze di Pasqua del 2011 (Venerdì Santo compreso).
Andata Linate-Nizza il 14 aprile, ritorno Digione-Linate il 28 (la fattura della società  Alba è di 51.750 euro, “non è stato possibile individuare le modalità  di pagamento”): “Io sono sicuro del fatto che ho portato Daccò e famiglia da Linate a Nizza”, dichiara Ridolfi.
“Non sono sicuro se fosse anche presente Formigoni con i suoi amici. Dopo aver dormito a Nizza, la mattina successiva ho riposizionato l’aereo senza passeggeri a Digione. Qui sono sicuro di aver trasportato Daccò con famiglia e Formigoni con gli amici da Digione a Linate”.
Conferma Mauro Moltedo, comandante di tre delle barche (“Ojala”, “Cinghingaia”, “AdMaiora”) che Daccò metteva a disposizione di Formigoni : “A Pasqua di ogni anno, Daccò con la sua imbarcazione si spostava per una settimana in Costa Azzurra (Montecarlo e/o Saint Tropez). Io personalmente ho condotto solo nel 2008 la ‘Cinghingaia’ a Montecarlo con a bordo Perego e Formigoni. Nel 2009 e 2010, Perego e Formigoni sono andati con la famiglia Daccò a bordo del ‘MiAmor’. Non so invece se abbiano pernottato sullo yacht oppure sulla terraferma. Quello che so è che veniva affittata una villa dove alcuni degli ospiti pernottavano”.
Alla fine, nell’interrogatorio del 19 maggio 2012, anche Daccò non può che ammettere di aver pagato quei viaggi.
Concludono gli investigatori: le relazioni Daccò-Formigoni hanno “natura ‘affaristica’, caratterizzata non da un sentimento di amicizia ma da interessi economici”.
Quali? I ‘benefit’ del presidente sono garantiti “da fondi illegittimamente sottratti alle casse di San Raffaele e Maugeri che a loro volta distraggono somme erogate dalla Regione”, grazie a “provvedimenti/delibere” suggerite e conquistate da Daccò.

Gianni Barbacetto e Antonella Mascali
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FORMIGONI 8,5 MILIONI DI EURO PER 15 DELIBERE DELLA REGIONE LOMBARDIA: PD E UDC CHIEDONO LE SUE DIMISSIONI, IMBARAZZO NEL PDL

Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI MILANO GLI CONTESTA IL REATO IN CONCORSO CON DACCO’, MAUGERI, PASSERINO, SIMONE…   I SOLDI DRENATI DALLE CASSE DELLA FONDAZIONE PAVESE SAREBBERO TRANSITATI SU CONTI IN SVIZZERA

Corrotto con “utilità  per un valore di circa 8,5 milioni di euro per 15 delibere regionali con cui sono stati stanziati rimborsi per la Fondazione Maugeri di circa 200 milioni di euro in 10 anni. Ecco il cuore dell’avviso di garanzia per Roberto Formigoni nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Maugeri cui vengono contestati come utilità  i viaggi esotici, le gite in barca e anche l’acquisto da parte dell’amico Alberto Perego a prezzo di favore della villa in Sardegna. Al governatore della Lombardia è stato notificato oggi un invito a comparire perchè nei prossimi giorni si presenti davanti ai pm di Milano.
Il reato contestato è corruzione aggravata dalla trasnazionalità  in concorso con l’imprenditore e amico Pierangelo Daccò, il presidente della Fondazione Maugeri Umberto Maugeri, Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della Fondazione, Antonio Simone, ex assessore regionale alla Sanità  negli anni ’90, e altri.
La Procura di Milano contesta al governatore fatti commessi a Milano e all’estero tra il 2001 e al novembre 2011.
L’iscrizione nel registro degli indagati risale al 14 giugno scorso, il 23 la notizia fu pubblicata dal Corriere. La sua iscrizione è stata dissecretata oggi con la notifica di un’informazione di garanzia con contestuale invito a comparire.
La data fissata dalla Procura è sabato 28 luglio.
La Regione, tra il 2001 e il 2011, ha approvato provvedimenti sui cosiddetti rimborsi su ‘funzioni non tariffabili’.
Ovvero concessi in via discrezionale dal Pirellone.
Tra i benefici che avrebbe ricavato il presidente lombardo, anche il mezzo milione di euro che gli è stato versato dall’uomo d’affari Pierangelo Dacco’ al fine di sostenere le spese elettorali nelle amministrative del 2010.
Un’ipotesi, questa, di finanziamento illecito, che viene ‘assorbita’ nel reato più grave di corruzione aggravato dalla transnazionalità .
Formigoni, resta inoltre indagato per un’altra ipotesi di finanziamento illecito ai partiti, che pero’ non gli è contestata nell’invito a comparire.
In una nota firmata dal procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati si legge che “in data odierna è stata notificata al presidente Roberto Formigoni informazione di garanzia per i reati di cui agli artt. 81 cpv 110, 319, 321 cp e art. 4 l.146/06 in concorso con Pierangelo Daccò, Umberto Maugeri, Costantino Passerino, Antonio Simone e altri” per fatti commessi in Milano e all’estero dal 2001 al novembre 2011”, con contestuale invito a comparire. L’aggravante della transnazionalità , contestata dalla Procura di Milano a Roberto Formigoni, affine al reato di corruzione, è prevista dalla legge n.146 del 2006. La contestazione dell’aggravante per Formigoni è legata alle condotte delle persone arrestate ad aprile nell’inchiesta sul caso Maugeri, tra cui Pierangelo Daccò e l’ex assessore Dc Antonio Simone.
Secondo l’accusa, infatti, sarebbe stata messa in piedi un’associazione per delinquere che operava anche attraverso conti all’estero, e in particolare in Svizzera e riconducibili a Daccò e al suo collaboratore Giancarlo Grenci.
Inoltre, a Formigoni vengono contestati fatti commessi tra Milano e l’estero dal 2001 al novembre del 2011, lo stesso periodo in cui, secondo le indagini, avrebbe operato l’associazione che drenava fondi dalle casse della Maugeri per dirottarli all’estero.
L’inchiesta.
L’ipotesi di reato di corruzione fa invece riferimento ai benefit di ingente valore patrimoniale — vacanze, soggiorni, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni a margine del Meeting di Rimini, termini della vendita di una villa in Sardegna a un coinquilino di Formigoni nella comunità  laicale dei Memores Domini — messi a disposizione del governatore dal mediatore Daccò come poi è stato evidenziato nel rapporto di polizia giudiziaria in cui si è quantificato in 9 milioni di euro il conto finale dei vantaggi economici ottenuti dal Celeste.
Al vaglio degli inquirenti ci sarebbero anche alcune delibere varate dalla Giunta regionale nel corso degli anni “nell’interesse” della Fondazione Maugeri alla base delle accuse mosse dalla Procura al presidente Formigoni.
In particolare i pm milanesi sono arrivati ad ipotizzare nei confronti del governatore la corruzione anche analizzando una serie di provvedimenti “complessi” che hanno ritoccato al rialzo i cosiddetti “drg”, acronimo che sta per “Raggruppamenti omogenei di diagnosi” con il quale si indica il sistema di retribuzione degli ospedali per l’attività  di cura, introdotto in Italia nel 1995.
Tra i beneficiari di questi rialzi, tra varie strutture sanitarie, rientrava proprio la Fondazione Maugeri.
Per gli inquirenti, questa è l’ipotesi, tali delibere di giunta sulla maggiorazione dei rimborsi sarebbero state la contropartita dei benefit di lusso, come i viaggi esotici e le vacanze su mega yacht, e di “altre utilità ” pagate da Daccò, come da lui stesso a messo a verbale, a Formigoni e al suo entourage senza ricevere un euro di rimborso.
Vacanze, viaggi e altro di cui Formigoni non ha mai mostrato le ricevute che diceva di avere. Senza dimenticare le dichiarazioni dell’amico Simone che nel corso di un interrogatorio aveva affermato di essere lui lo sponsor della legge regionale del 2005.
I provvedimenti approvati dalla giunta Formigoni hanno cominciato ad essere affrontati negli ultimi interrogatori e, in particolare, in quelli resi da Passerino, arrestato il 13 aprile insieme agli protagonisti dell’inchiesta.
E’ probabile che proprio le parole di Daccò, finito in carcere anche per l’inchiesta San Raffaele, aveva smentito di avere avuto i rimborsi dei benefit.
Ma non solo aveva spiegato agli inquirenti che per “aprire le porte in Regione Lombardia” sfruttava “la mia conoscenza personale con Formigoni per accreditarmi presso i miei clienti”. Durante l’inchiesta, nata come costola del crac dell’istituto San Raffaele, sono state arrestate finora sette persone,   (Maugeri Passerino Simone tra gli altri) per associazione a delinquere aggravata dal carattere transazionale e finalizzata al riciclaggio, appropriazioni indebite pluriaggravate, frode fiscale ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Il presidente Formigoni, che ha annunciato querele richieste di risarcimento danni, ha più volte respinto qualsiasi ipotesi di coinvolgimento nelle vicende giudiziarie che hanno travolto la sanità  della Lombardia e che non era indagato perchè non aveva ricevuto l’avviso di garanzia.
Ma questo valeva fino a oggi.
Tranne il Pdl il mondo politico chiede un passo indietro a Roberto Formigoni dopo l’invito a comparire con contestuale avviso di garanzia della Procura di Milano per corruzione aggravata dalla transnazionalità .
”L’avviso di garanzia ricevuto da Roberto Formigoni mostra con l’evidenza dei fatti che, in questi mesi, non era lui a essere diffamato, ma, semmai, che lui è un corrotto” dice il capogruppo di Sinistra ecologia e libertà  in Consiglio regionale Chiara Cremonesi, che torna a chiedere le dimissioni del presidente della Regione.
Richiesta avanzata anche dal segretario nazionale di Rifondazione comunista — Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero. “L’avviso di garanzia a Formigoni è solo l’ultimo episodio di una situazione insostenibile in Regione Lombardia — scrive Ferrero, in una nota -: si vada subito a elezioni, i cittadini lombardi hanno diritto ad avere rappresentanti degni, basta con quest’assemblea piena di indagati e condannati. Formigoni si dimetta e la Lombardia torni alle urne”.
Sulla stessa linea d’onda il Pd. “Serve un’assunzione di responsabilità  che fino a qui non c’è stata: il voto anticipato continua ad essere l’unica strada percorribile per rinnovare una situazione sempre più ingestibile” in Lombardia — dicono il segretario regionale lombardo del Pd, Maurizio Martina, e il capogruppo in Consiglio regionale, Luca Gaffuri -. La notizia di oggi conferma e aggrava la preoccupante situazione che coinvolge direttamente il vertice della Regione Lombardia. Tale situazione, per i pesanti fatti che vengono contestati, non è in alcun modo paragonabile a vicende di altre Regioni”, proseguono gli esponenti del Pd.
Anche l’Udc chiede le dimissioni.
“Ora che Godot è arrivato, manifestandosi nell’avviso di garanzia da mesi negato e scongiurato, la commedia è   finita: il presidente Formigoni deve severamente valutare di dimettersi per anteporre l’interesse dell’istituzione e dei cittadini all’egoistica evocazione di complotti giornalistici e giudiziari —   fanno sapere i consiglieri regionali dell’Udc in Lombardia, Gianmarco Quadrini, Enrico Marcora e Valerio Bettoni — Siamo sempre stati garantisti e non a corrente alternata a seconda delle latitudini e delle convenienze politiche. Tuttavia il lungo protrarsi di questa situazione di reticenza nel fare chiarezza rischia di minare ulteriormente l’affidabilità  della politica, la credibilità  di Regione Lombardia e la sua governabilità ”.
“Siamo arrivati ai titoli di coda. L’accusa di corruzione, con l’aggravante della transnazionalità , certifica una volta di più l’inadeguatezza di Formigoni a governare ancora la Lombardia e guidarla verso l’Esposizione internazionale del 2015 — dichiarano i consiglieri regionali lombardi dell’Italia dei Valori Stefano Zamponi, Gabriele Sola e Francesco Patitucci — .
Invece di restare aggrappato alla sedia con le unghie, Formigoni liberi la regione che tiene in ostaggio dimettendosi subito”
Il Pdl scende in campo per rispondere a Sel: ”E’ vero che sugli organi di stampa, come c’era da aspettarsi, ha avuto poca eco la notizia del rinvio a giudizio del presidente Vendola (incidentalmente anche capo di Sel), ma ci chiediamo se la collega Cremonesi legga i giornali la mattina prima di chiedere la dimissioni del presidente Formigoni” replica in una nota del capogruppo del Pdl al Consiglio regionale della Lombardia, Paolo Valentini.
Nessun commento per ora dalla Lega.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FORMIGONI INDAGATO PER CORRUZIONE AGGRAVATA: “I SOLDI TRANSITATI SU CONTI SVIZZERI”

Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile

SVOLTA CLAMOROSA NELL’INCHIESTA SULLA SANITA’ LOMBARDA CHE AVEVA PORTATO IN CARCERE IL FACCENDIERE CIELLINO DACCO’

Al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è stato notificato un invito a comparire dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta con al centro la fondazione Maugeri.
Al governatore è stato contestato il reato di corruzione aggravata dalla transnazionalità  del reato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi neri alla Fondazione Maugeri.
Il nome di Formigoni era stato iscritto nel registro degli indagati il 14 giugno scorso, ha reso noto il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, in concorso con altre persone per fatti commessi a Milano e all’estero dal 2001 al novembre del 2011. L’aggravante della transnazionalità  è dovuta al fatto che i magistrati milanesi ritengono che ci siano stati dei passaggi in conti correnti in Svizzera.
Contro il governatore si sono incrociate negli ultimi mesi più inchieste.
A novembre era scoppiato il caso sul crac del San Raffaele che ha coinvolto uno dei suoi fedelissimi, il faccendiere Pierangelo Daccò.
Ad aprile un nuova bufera per lo scandalo dei fondi neri della Fondazione Maugeri. Ancora una volta coinvolto Daccò, ma anche un ex assessore dc al Pirellone: il ciellino Antonio Simone.
Con loro, nel registro degli indagati, figurano anche Umberto Maugeri e Costantino Passerino.
L’inchiesta sulla Fondazione Maugeri ruota intorno a 70 milioni di euro che si presume siano stati distratti dal polo privato, attivo nel settore della sanità , in favore del consulente e mediatore Daccò.
Questi soldi sarebbero stati usati per costituire fondi neri, dai quali l’uomo d’affari avrebbe attinto per pagare alcuni benefit concessi a Formigoni: vacanze, cene e soggiorni.
In cambio, ipotizzano gli inquirenti, la Regione Lombardia avrebbe approvato delibere in favore della Fondazione Maugeri, facendo aumentare i rimborsi a suo favore per le funzioni ‘non tariffabili’.

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FORMIGONI, UNA VILLA IN SARDEGNA A “PREZZO DI FAVORE” PER LA SANITA’

Luglio 23rd, 2012 Riccardo Fucile

L’IMMOBILE NEL ROGITO E’   STATO INDICATO AL PREZZO DI 3 MILIONI DI EURO, MA PER L’EX ASSESSORE REGIONALE BUSCEMI VALEVA ALMENO 9 MLIONI… UNO SCONTO GIUSTIFICATO DALLA NOMINA DI ALESSANDRA MASSEI AI VERTICI DELLA SANITA’ LOMBARDA

Roberto Formigoni ripete: “Non ho ricevuto un euro da Daccò”.
Eppure l’informativa della polizia giudiziaria che Il Fatto Quotidiano ha potuto leggere, elenca puntigliosamente “le utilità  a favore del presidente di Regione Lombardia”: 3,7 milioni in yacht, 800 mila euro in vacanze ai Caraibi, 70 mila in spese al Meeting di Rimini, 500 mila in ristoranti da grand gourmet, almeno 600 mila in contributi elettorali.
E circa 4 milioni come generoso sconto per l’acquisto della villa ad Arzachena, in Sardegna. Non un euro, dunque, ma almeno 9 milioni di euro sono “le utilità ” di cui ha beneficiato il presidente.
La villa è il pezzo più pregiato del ventaglio di “benefit” elencati nell’informativa ed è anche quello con la storia “politica” più interessante.
Perchè, secondo gli investigatori, ha come “contraccambio” immediato la nomina ai vertici della sanità  pubblica lombarda di una persona di assoluta fiducia del superfaccendiere Pierangelo Daccò: Alessandra Massei.
Una villa da favola: in cima alla collina del Pevero, non lontano da Porto Cervo, sette stanze su tre livelli, patio, verande coperte, terrazzo da cui si contempla Cala di Volpe.
Potrebbe essere chiamata “Villa Formigoni”. Formalmente ad acquistarla, nell’ottobre 2011, è Alberto Perego, amico e convivente del presidente della Regione Lombardia.
Ma gli investigatori si convincono che sia di fatto di Formigoni, o almeno “anche” di Formigoni: dopo le “vacanze di gruppo”, ecco una “villa di gruppo”.
Il Celeste, in effetti, il 13 maggio 2011 ci mette del suo: 1 milione di euro. Ma dice che si tratta di un prestito all’amico Perego, che per motivi di salute aveva bisogno di una “casetta” al mare.
Non la pensa così Massimo Buscemi, genero di Daccò, che parla della villa con Formigoni come se il reale proprietario fosse il presidente.
Subito dopo essere stato cacciato dalla giunta (era assessore alla cultura), il 10 febbraio 2012 si precipita minaccioso dal presidente per pretendere in cambio una poltrona altrettanto remunerativa.
Quand’è nell’ufficio del capo, fa partire una telefonata dal suo cellulare, perfido, facendo così intercettare tutto il colloquio.
Che cosa evoca? Proprio la villa in Sardegna. Dice (mentendo) che i magistrati hanno chiamato la moglie, Erika Daccò: “Le chiederanno della casa… e come mai così poco… Tre milioni? Contro 9/10 milioni di valore commerciale! No guarda, siamo nella merda fino a qua, Roberto”. Commenta la polizia giudiziaria: “È evidente che Formigoni nè ha disconosciuto l’operazione, nè contestato le cifre espresse da Buscemi”, che “non si rivolge a Perego, parte acquirente negli atti ufficiali, ma ne parla con Formigoni”.
Insomma: “Buscemi ha la cosciente consapevolezza di interloquire con il reale beneficiario economico dell’operazione o quantomeno uno dei beneficiari”.
L’operazione va in porto il 28 ottobre 2011: viene firmato il rogito.
Per 3 milioni di euro.
Ok il prezzo è giusto? Per Buscemi valeva “9/10 milioni”.
L’immobiliare Brunati l’aveva messa in vendita — e prima delle sostanziose ristrutturazioni — a 7 milioni.
Sulla base delle dichiarazioni di Piero Cipelli, uomo di fiducia di Daccò, la polizia giudiziaria rileva che “il prezzo pagato da Formigoni e Perego altro non è che la mera ‘copertura’ dei costi sostenuti dalla Limes” (società  di Daccò) per il terreno, la costruzione e le modifiche successive. E Formigoni che c’entra?
“L’interesse di Formigoni”, mette a verbale Cipelli, “era legato al fatto che la villa l’avrebbe occupata insieme con Perego, almeno così mi disse Perego… Intendo dire che ritengo che la villa sia stata acquistata da entrambi, anche se formalmente solo da Perego”.
Nel bel mezzo di questa operazione, entra in scena Alessandra Massei (oggi indagata per riciclaggio).
Ciellina, bocconiana, in affari di Daccò (“È socia con me nelle operazioni immobiliari in Argentina con la società  Avenida”), è stata direttore generale del Fatebenefratelli e direttore amministrativo della Fondazione Maugeri.
Daccò la catapulta ai vertici della sanità  pubblica lombarda. È il 29 maggio 2011. Annotano gli investigatori: “Relativamente alla vicenda connessa alla cessione della villa… dopo circa un mese dal preliminare di vendita” la giunta lombarda nomina Massei dirigente regionale con competenze cruciali nella sanità .
“Appare quindi evidente che, nel periodo di maggio-giugno 2011, il ‘controllo’ di Daccò sulla sanità  lombarda era in fase di espansione. Le indagini fin qui svolte”, si legge nell’informativa, “hanno permesso di delineare la ‘figura chiave’ di Alessandra Massei nel contesto criminale che ruota attorno alla figura del faccendiere.
La Massei, infatti, è stato uno degli ‘strumenti’ attraverso cui Daccò avrebbe operato il ‘controllo’ su alcune strutture sanitarie”.
E il suo ruolo in Regione “avrebbe consentito a Daccò di esercitare un potere di intervento diretto e immediato sulle strategie politiche e di indirizzo organizzativo-economico della sanità ” in Lombardia.

Gianni Barbacetto e Antonella Mascali
(da “Il Fatto Quotidiano “)

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IL COMANDANTE DELLO YACHT: “LO OJALA? IL VERO PROPRIETARIO E’ FORMIGONI”

Luglio 19th, 2012 Riccardo Fucile

“HA SCELTO GLI ARREDI, LE CABINE ERA PRATICAMENTE RISERVATE, VI TENEVA GLI EFFETTI PERSONALI”

Sull’Ojala, quella a prua e quella a poppa erano cabine assegnate. Inviolabili. Accessibili solo ai legittimi proprietari: il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e l’amico-commercialista Alberto Perego.
Cuccette extralusso “dove”, mette a verbale uno dei comandanti, “venivano custoditi i loro effetti personali imbarcati all’inizio della stagione e portati via nel mese di ottobre.
Nessuno era autorizzato ad utilizzarle salvo in rarissimi casi”.
Un fatto inconsueto, visto che il Ferretti 70 (maxi-yacht da oltre 20 metri) risulta di proprietà  di una terza persona: Pierangelo Daccò, consulente nel campo della sanità , vicinissimo (da sempre) al governatore.
Niente viaggi da semplici ospiti, dunque, ma un utilizzo “quasi esclusivo”.
Tanto che è “opinione comune di tutti i testimoni” che la presenza dei due “a bordo non era quella di meri passeggeri occasionali, bensì quella tipica dei proprietari del bene stesso”.
Il quadro, finora inedito, emerge dall’ultima informativa di polizia giudiziaria messa agli atti dell’inchiesta sugli 80 milioni di fondi neri usciti dalla Fondazione Maugeri e traghettati in un complicato risiko di conti esteri.
Ecco allora l’ultimo capitolo della storia che vede indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti lo stesso Formigoni.
Solo ora, infatti, si comprende come i due membri dei Memores Domini (il cosiddetto “gruppo adulto” di Cl) tra il 2007 e il 2011 non solo abbiano navigato dalla Sardegna alla Costa Azzurra, ma abbiano anche utilizzato il personale di bordo per organizzare cene in ville sontuose. Insomma, quella era roba loro.
Questo emerge sfogliando le oltre duecento pagine dell’annotazione.
Una situazione nella quale Perego si trovava a meraviglia, “tanto da intervenire persino nella scelta degli allestimenti e degli arredi delle imbarcazioni”.
E se uno si occupava dello scenografia, l’altro (il presidente) a bordo “era solito lavorare”.
Lo racconta Mauro Montaldo, uno dei capitani degli yacht. Sentito dai magistrati, dichiara: “Ricordo che faceva frequenti telefonate di lavoro, inviava e riceveva email tramite il computer di bordo e rilasciava interviste telefoniche”.
Detto questo, chi pagava?
Alla domanda risponde un altro dei capitani degli yacht, Silvio Passalacqua: “Il comandante faceva fronte a tutte le spese utilizzando la carta di credito delle società  (intestate a Daccò, ndr). Mi si chiede se Perego o Formigoni abbiano mai pagato personalmente qualche spesa della barca e rispondo di non averli mai visti versare alcunchè, neanche un centesimo”.
Passalacqua, negli anni, ha condotto diverse imbarcazioni.
Alla fine, è stato licenziato dallo stesso faccendiere della sanità .
Motivo? “Daccò mi chiese di mettergli a disposizione due componenti dell’equipaggio perchè doveva organizzare una festa sulla terraferma (…) alla quale partecipavano Formigoni e Perego. Io mi rifiutai”.
Tutti fatti “accertati” e definiti “gravi”, se si tiene conto “che i benefit di Formigoni sono garantiti con somme provenienti da pagamenti illeciti e da fondi (…) sottratti alle casse delle fondazioni San Raffaele e Maugeri che a loro volta distraggono denaro proveniente dalla Regione”.
Quanto? Tre milioni e settecentomila euro in quattro anni solo “per l’utilizzo delle tre imbarcazioni (Ojala, Cinghingaia, Ad Maiora) da parte di Formigoni e Perego”.
Giunti a questo punto, ecco la logica conclusione degli investigatori: “La ragionevole evidenza di uno stretto nesso causale e cronologico tra gli illeciti pagamenti erogati a favore di Daccò e Antonio Simone (ex assessore Dc amico da sempre del presidente lombardo), le utilità  messe a disposizione di Formigoni (mediante beni di lusso e servizi), nonchè la formazione ed emanazione di delibere di Regione Lombardia, va a completare un quadro che delinea l’esistenza di un gravissimo sistema illecito”. Conclusione: “L’esosità  dei benefit giustificherebbe — per usare un eufemismo — l’entità  elevatissima delle somme illecitamente percepite dagli Enti ospedalieri”. Questi i fatti.
Ora a costruire l’ipotesi d’accusa finale dovranno pensare i magistrati.

Antonella Mascali e Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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