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ASSESSORE REGIONALE DELLA LEGA FACEVA PRESSIONI SULL’ISPETTORATO DEL LAVORO PERCHE’ NON CONTROLLASSE L’AZIENZA DEL SUO FIDANZATO

Marzo 25th, 2011 Riccardo Fucile

ECCO LA LETTERA CON CUI MONICA RIZZI CHIEDEVA L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE AL LAVORO LEGHISTA DI BRESCIA PER BLOCCARE L’ATTIVITA’ ISPETTIVA DI UNA FUNZIONARIA, PENA SEGNALAZIONE ALLE AUTORITA’ SUPERIORI….”MANDATELA A CALCI NEL CULO IN BURUNDI” SCRIVEVA LA RIZZI CHE NEGAVA ANCHE CHE LA LETTERA ESISTESSE: ORA E’ STATA PUBBLICATA DAL FATTO… PER FORMIGONI NON E’ MOTIVO DI DIMISSIONI?

La Lega a Brescia e a Milano è alle prese con il giallo della lettera scomparsa. Ne ha rivelato l’esistenza il “Fatto Quotidiano”, il 10 marzo.
È una missiva inviata via fax all’assessore al lavoro della Provincia di Brescia, il     leghista Giorgio Bontempi.
Firmata da Monica Rizzi, assessore regionale allo sport.
Nella lettera, la pasionaria leghista si lamenta con il compagno di partito per il comportamento di una funzionaria dell’ispettorato provinciale del lavoro, la dottoressa Papalia.
Colpevole, pensate un po’, di aver fatto i controlli di legge anche in aziende, la Team 2 e la Monteverde, in cui è coinvolto il fidanzato della Rizzi, l’imprenditore Alessandro Uggeri.
“La Monteverde srl”, scrive Rizzi il 16 luglio 2010, “è stata oggetto nelle settimane passate di tre — diconsi tre — ispezioni a cura dell’Ispettorato provinciale del lavoro nell’arco di 15 giorni”.
“Le citate ispezioni evidenziano quantomeno un’anomalia”: sono troppe ed “eccessivamente invasive”.
Minaccia finale: “Qualora tali azioni dovessero venire reiterate… mi riservo, nella mia qualità  di pubblico amministratore, di effettuare una dettagliata segnalazione agli Enti preposti a livello regionale e centrale, per i provvedimenti di rispettiva competenza”.
“Questa lettera non esiste”, ha risposto Monica Rizzi.
“Non mi è mai arrivata”, ha confermato il destinatario.
Inesistente o scomparsa? Il “Fatto” la pubblica qui sopra.
Dunque esiste, anche se qualcuno ha pensato bene di farla sparire, per ora, in qualche cassetto.
Vedremo se riuscirà  ad aprire quel cassetto il segretario generale della Provincia di Brescia, Giuseppina Fiorentino, che la sta cercando per obbligo di trasparenza amministrativa dopo le pressanti richieste dell’opposizione, Pd e Idv.
Non la troverete, ripete Monica Rizzi, che in un altro messaggio, più informale, auspicava che l’ispettrice Papalia (la quale oltretutto è anche meridionale) fosse “rimandata a calci in culo in Burundi”.
I vertici del Carroccio, preoccupati di dimostrare la     “diversità ” della Lega e la sua correttezza, sono inquieti.
Umberto Bossi non ne vuole più sapere della donna che ha aiutato suo figlio, il Trota, ad essere eletto in Regione Lombardia con i voti della Valcamonica, patria di Monica Rizzi.
Giancarlo Giorgetti e Davide Caparini le hanno chiesto spiegazioni.
Perchè la letteraccia a sostegno del fidanzato è solo l’ultimo scivolone della assessora, che si qualifica “psicologa” e “psicoterapeuta infantile”, addirittura in     collaborazione “con il Tribunale dei minori di Brescia”, senza avere nè laurea nè titoli.
Il suo nome nell’Albo degli psicologi non c’è, tanto che la procura ha aperto un’indagine per abuso di titolo.
Darà  spiegazioni ai suoi capi, Giorgetti e Caparini, appena si sarà  rimessa dal viaggio spirituale che ha appena terminato: a Santiago di Compostela e forse anche Medjugorje, in compagnia del fidanzato Uggeri e della sua guida spirituale, la maga Adriana Sossi, autrice del libro “La mia vita con gli spiriti” e in contatto, beata lei, con “un extraterrestre della galassia di Oron”, ma soprattutto beneficiaria di una piccola collaborazione remunerata (4 mila euro) con la Regione di Roberto Formigoni.
Ma Monica Rizzi ha promesso: spiegherà  tutto.

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ELEZIONI LOMBARDIA, SARA GIUDICE: “NON FIRMAI PER LA LISTA MINETTI, LA MIA FIRMA E’ STATA CONTRAFFATTA”

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

LA CONSIGLIERA DI ZONA PDL SENTITA IN PROCURA: “È FALSA LA MIA SOTTOSCRIZIONE AL LISTINO DI FORMIGONI”… SI ALLARGA L’INCHIESTA SULLE IRREGOLARITA’ DELLA LISTA FORMIGONI: AL VAGLIO CENTINAIA DI FIRME

Sulle elezioni lombarde che hanno portato alla Presidenza della Regione Roberto Formigoni, continuano a gravare ombre pesanti.
Dopo lo scandalo delle liste fermate e poi riammesse dalla giustizia amministrativa, e quello di presunte pressioni da parte di un gruppo di potere vicino alla cosiddetta P3, è ancora una volta il problema delle firme a tormentare i sogni del governatore.
Legato, però, questa volta, alla consigliera regionale più chiacchierata delle ultime settimane: Nicole Minetti.
La notizia arriva da Sara Giudice, già  esponente del Pdl, che già  quando si fece il nome dell’ex igienista dentale come candidata del listino bloccato di Formigoni, ebbe a protestare della scelta.
In un comunicato Sara afferma: “Il 26 febbraio 2011 sono stata convocata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano nella persona del Pubblico Ministero Alfredo Robledo, per essere sentita, in quanto persona informata sui fatti, in relazione all’apposizione della mia firma nell’elenco della lista Regionale ‘Per la Lombardia’, listino bloccato dell’On. Roberto Formigoni”.
E spiega: “La mia firma è assolutamente contraffatta, falsa; mai avrei firmato un listino bloccato con il nome di Nicole Minetti, soprattutto dopo la campagna che feci contro di lei ancor prima che fosse eletta. Mi sento offesa e usata. Ritengo opportuno sporgere immediatamente querela contro chi ha utilizzato il mio nome e cognome in modo palesemente artefatto”.
La consigliera di zona è battagliera: “Fino ad alcuni giorni fa, il Pdl sosteneva che io non fossi mai stata iscritta nel partito, mentre invece l’anno scorso aveva pensato bene di utilizzare addirittura la mia firma in modo illegale, strumentalizzando così la mia persona. Questa è la conferma che l’elezione di Nicole Minetti e di tutto il listino bloccato di Formigoni, sicuramente per quanto attiene alla mia firma, è assolutamente illegittimo”.
La pensano così anche i Radicali, che con Marco Cappato da mesi combattono contro questa elezione-truffa.
“Da un anno aspettiamo giustizia. Formigoni non ha mai chiesto scusa per aver detto che noi avevamo manipolato i moduli e non riconosce l’evidente falsità  delle cose fatte sotto il suo nome. Non è adeguato a governare la Lombardia”.
È lui che se ne deve andare, spiega Cappato: “Fa ridere chiedere le dimissioni della Minetti. Sono i responsabili politici che devono pagare”.

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NUOVA DENUNCIA DEI RADICALI: “LA MINETTI ELETTA GRAZIE A FIRME FALSE, FORMIGONI COMPLICE”

Gennaio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI IMPOSE ALL’ULTIMO MOMENTO SIA LA MINETTI CHE IL SUO FISIOTERAPISTA PURICELLI E SI DOVETTERO RACCOGLIERE DI CORSA DI NUOVO LE FIRME DI AUTENTICAZIONE DELLA LISTA FORMIGONI… COL RISULTATO CHE CIRCA 500 SAREBBERO STATE FALSIFICATE: SU QUESTE LA PROCURA STA INDAGANDO

Firme false per far entrare Nicole Minetti, l’ex igienista dentale preferita da Silvio Berlusconi, che fu imposta dal premier nel listino che sosteneva il governatore lombardo alle ultime elezioni regionali.
La nuova denuncia dei Radicali, che hanno consegnato altri documenti al procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, che sta indagando per falso materiale e ideologico su circa cinquecento firme a sostegno della lista di Formigoni, irrompe nel pieno della vicenda Ruby e scuote il consiglio regionale della Lombardia.
Nicole Minetti, infatti, è indagata nelle inchieste sulle feste di Berlusconi ad Arcore per violazione della legge Merlin sulla prostituzione e per aver indotto a prostituirsi la giovane marocchina Ruby.
Furono, però, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Roberto Formigoni a decidere di far correre la Minetti in un vertice che si tenne sempre a villa San Martino.
Il premier impose di mettere l’ex igienista dentale e il suo fisioterapista di fiducia, Giorgio Puricelli ai primi posti del listino per garantire a entrambi l’elezione.
I candidati della Lega scivolarono nei secondi otto e di fatti non furono eletti.
Ma soprattutto si dovettero raccogliere di nuovo e in tutta fretta, le firme a sostegno della lista Per la Lombardia.
Dato che il giorno dopo, sabato 28 febbraio, scadeva il termine per la consegna all’ufficio elettorale presso la Corte d’Appello di Milano.
La lista, infatti, fu prima esclusa e poi riammessa dal Tar.
«Anche le firme per la Minetti furono raccolte con modalità  illegali – denuncia il radicale Marco Cappato – Noi vogliamo che si indaghi non solo sugli autenticatori delle firme, ma anche sulla catena di comando che ha gestito la vicenda».
Il Pd lombardo chiede a gran voce le dimissioni della Minetti dal consiglio regionale.
Anche la Lega le consiglia di farsi da parte.
Lo scontro è stato durissimo durante l’ultima seduta. «Farebbe bene a fare un passo indietro evitando che questa delicata situazione tocchi anche un luogo delle istituzioni come il consiglio regionale della Lombardia – spiega, invece, il segretario regionale Maurizio Martina – . C’è una responsabilità  che precede e supera i percorsi giudiziari».
Il presidente del consiglio regionale Davide Boni, esponente leghista, lancia un messaggio: «È una decisione che spetta a lei. Io da uomo di partito toglierei dall’imbarazzo il mio partito».
Il leader dell’Udc Savino Pezzotta attacca anche Formigoni: «Ci sono momenti in cui anche in caso di innocenza in politica deve prevalere il buon senso che chiede di fare un passo indietro. Questo vale anche per Berlusconi. Formigoni non può far finta che questa vicenda stia capitando a un signore qualunque. È il presidente del Consiglio. Questo cambia i termini della questione».
Ma il Pdl lombardo per ora resiste.
Il coordinatore regionale Guido Podestà  si limita a precisare: «La data di accettazione delle candidature è il 19 febbraio. Il listino era da considerarsi già  chiuso e le indiscrezioni pubblicate dopo dai giornali sono destituite di fondamento».
Ma chi c’era quella notte nella sede del Pdl di viale Monza sa che non è andata così.

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LA MINETTI IN LISTA CON LE FIRME COPIATE: L’EX SOUBRETTE FU INSERITA ALL’ULTIMO MOMENTO PER VOLERE DEL PREMIER

Dicembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

IL PASTICCIACCIO NEL LISTINO PDL DI FORMIGONI FU FATTO PER FAVORIRE L’IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI… PER FARLE POSTO FU “FATTO FUORI” IN EXTREMIS PAOLO CAGNONI, L’UOMO DI FIDUCIA DI SANDRO BONDI… LA CANDIDATA DI SILVIO OTTENNE UNA POLTRONA DA 8.000 EURO AL MESE

Non c’erano firme inventate sul listino di Roberto Formigoni alle regionali del 2010. C’erano firme copiate, oppure messe sotto un elenco dove mancava un candidato.
E questo candidato, in onore del quale venne confezionato un simile pasticcio, si chiama Nicole Minetti, l’igienista dentale di Silvio Berlusconi, inserita all’ultimo momento per ordine del premier.
Ovvero la stessa persona che fu poi spedita da Berlusconi alla Questura di Milano nella folle notte di Ruby, la “nipote di Mubarak”, per prendersi in consegna la diciasettenne cubista marocchina.
Lo riferiscono al “Secolo XIX” fonti del Pdl lombardo ed è su questa strada che sta svoltando l’inchiesta del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, che procede per falso materiale e falso in atti pubblici.
Per ora, contro ignoti.
Per capire come sono andate esattamente le cose bisogna riaprire l’agenda nella settimana cruciale per le candidature: quella che va dal 21 al 28 febbraio.
In quei giorni, all’interno dell’alleanza Pdl-Lega Nord volano addiritura gli schiaffi per entrare nel listino “blindato” che porta il nome del presidente uscente Formigoni (poi riconfermato).
Di lunedi comincia a girare voce che tocchi trovare un posto sicuro   a una ragazza riminese di 25 anni, senza alcuna esperienza politica, ma che ha fatto la velina in Tv a “Colorado Cafè”e a “Scorie”.
Al martedì è ancora dato per certo il nome di Paolo Cagnoni, segretario personale del coordinatore nazionale Sandro Bondi.
Ma il giorno dopo filtra sui giornali l’ipotesi MInetti, che si era anche segnalata come l’igienista dentale del San Raffaele che curò il premier dopo l’aggressione in Piazza del Duomo.
Ancora il giovedi sul suo nome infuria una bufera politica senza esclusione di colpi.
Per farle posto si prepara un sacrificio eccellente, quello del berlusconiano doc Doriano Riparbelli, ex assessore e uomo-macchina del partito.
Colmo della beffa, la preparazione del listino bloccato è affidato proprio a Riparbelli, insieme alla mitica signora Clotilde Strada, storico factotum cittadino di Forza Italia che diventerà  “il tutore” della MInetti (ancor oggi le filtra le telefonate).
La notte di venerdì 26 febbraio entra in lista la Minetti e salta come un tappo il povero Cagnoni.
Il mattino dopo, alle 12, viene presentato il listino della discordia con le 3.500 firme necessarie.
Come sono state raccolte?
Un esponente del Pdl lombardo lo spiega al “Secolo XIX”: “Quelle firme che ci hanno creato tanti problemi non sono totalmente inventate, sono solo copiate: molte erano state raccolte prima, in calce a un listino dove il nome della Minetti non c’era ancora”.
I problemi successivi sono noti e hanno procurato un sacco di guai al Pdl: il Tar della Lombardia respinge il listino Formigoni e le presunte pressioni per farlo riammettere dal Consiglio di Stato sono costate a Formigoni il coinvolgimento nell’inchiesta sulla P3 di Flavio Carboni.
Su richiesta del partito radicale, la procura di Milano ha poi aperto un’inchiesta penale sulle firme del listino.
Secondo quanto risulta al Secolo XIX, la magistratura segue proprio questa pista, quella delle firme copiate a tempo quasi scaduto.
E il tempo stava scadendo per la lite su chi dovesse cedere alla bella Nicole una poltrona sicura da consigliere del Pirellone (8.000 euro al mese).
Olre alla carta copiativa, gli organizzatori hanno pasticciato parecchio anche con le date: molte firme sono state autenticate il 13 febbraio, quando la candidatura dell’ex ballerina era ancora in mente Dei. O giù di lì.
Se quindi il paracadute della Minetti cala sul Pirellone, in quinta posizione, lo si deve alla notte dei lunghi coltelli di quel 26 febbraio.
Esattamente tre mesi dopo, la ragazza sarà  protagonista della notte in cui il premier la spedì in questura, in compagnia di una escort brasiliana, per portarsi via la cubista Ruby.
Per quella storia la Minetti è finita nel registro degli indagati per favoreggiamento della prostituzione, insieme a Lele Mora e ad Emilio Fede.

Francesco Bonazzi
(da “il Secolo XIX“)

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BERLUSCONI SI VENDE ALLA LEGA PURE LA LOMBARDIA: COSA NON SI FA PER MANTENERE UNA POLTRONA

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

LA LEGA AVREBBE VOLUTO UNA CRISI PILOTATA PER NON RISCHIARE IL FEDERALISMO… PER ASSICURARSI IL SOSTEGNO DI BOSSI, IL PREMIER HA OFFERTO LA PRESIDENZA DELLA REGIONE LOMBARDIA: FORMIGONI DIVENTEREBBE MINISTRO… E IERI HA TELEFONATO A MOLTI DEPUTATI FINIANI PROMETTENDO MARI E MONTI SE GLI VOTANO LA FIDUCIA: OFFERTE RESPINTE AL MITTENTE

I destinatari hanno confermato che il tenore della telefonata era più o meno il seguente: “Ma mi dite come fate se andiamo a elezioni anticipate? Alle liste ci avete pensato? Chi vi garantisce la legislatura?”.
L’autore delle stesse non era un abbonato qualsiasi, ma il presidente del Consiglio in persona che per circa 20 giorni avrà  di che dilettarsi via cavo.
I destinari erano invece la maggior parte dei deputati finiani che si sono dovuti sorbettare la solita litania: “Fini non è il futuro, se fate cadere il governo non avete possibilità  di rielezione”.
Offerte respinte al mittente, ma non saranno certo le ultime.
Nella residenza di Arcore, il premier avrebbe confidato ai suoi collaboratori, con toni minacciosi: “Fini? Non sa cosa lo aspetta, se andiamo ad elezioni”. D’altronde è il leader del partito dell’amore.
Ormai si sente accerchiato, Fini non ha sbagliato una mossa negli ultimi mesi e difficilmente lo farà  ora.
Chi lo conosce sa che è un freddo e gliel’ha giurata, come avrebbe peraltro fatto chiunque al suo posto, dopo essere stato espulso per lesa maestà  dal partito che aveva cofondato e al quale aveva portato in dote un 10-12% di voti.
Senza i quali, è bene ricordarlo, a quest’ora Silvio non sarebbe a Palazzo Chigi, ma a Palazzo di Giustizia.
Nel pomeriggio di ieri, è poi arrivata la folta delegazione leghista (numerosa perchè si controllano a vicenda), divisa tra due opzioni.
Quella caldeggiata da Maroni, più possibilista verso le richieste d Fini, e quella di Bossi, convinto a seguire il premier, alzando di volta in volta il prezzo del ricatto.
Bossi ha ieri chiesto, in cambio del lasciapassare dal tribunale di Milano, la presidenza della Regione Lombardia.
Il premier ha servizievolmente chiamato Formigoni che si è messo a disposizione dell’emergenza.
Lascerebbe il Pirellone in cambio di un ministero.
Dopo Veneto e Piemonte, Silvio si è venduto al rigattiere leghista anche la Lombardia, senza neanche rendersi conto dei riflessi che una scelta suicida del genere potrà  avere sulla classe dirigente pidiellina del Nord.
Un incapace politico che sta svendendo l’argenteria di casa giorno dopo giorno, mettendo a rischio la stabilità  del Paese e creando un solco sempre più profondo tra nord e sud.
Ricattato dalla Lega, continua negli esosi pagamenti invece che andare in questura, ovvero di fronte al popolo italiano, a denunciarli.
Ma Bossi non si fida delle promesse del premier circa la possibilità  di recuperare deputati in vista del voto di fiducia e si tiene aperta la porta del governo tecnico.
Non sarebbe la prima volta che fa fare a Maroni un’altra parte in commedia per poter così giocare su due tavoli.
Silvio non molla la poltrona perchè teme di non ritrovarla, ma se qualcuno gliela sfilerà  saranno proprio coloro che oggi si fingono integerrimi alleati.
Nel Pdl non è solo Tremonti che si sta preparando al dopo, anche la Gelmini, Frattini e Alfano lavorano sottotraccia, insieme alle altre 20 correnti in cui ormai si è sbriciolato quello che rimane del partito.
In attesa della messa da requiem.

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GRANDI MANOVRE NEL PDL: TRENTA PARLAMENTARI PRONTI ALLA FUGA, SILVIO PUNTA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA, ALFANO IL SUCCESSORE?

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

TRENTA SENATORI PDL SI SONO RIUNITI A CENA A ROMA: “DISPOSTI AD APPOGGIARE UN GOVERNO TECNICO”… ALTRI DIECI DEPUTATI PRONTI A PASSARE CON FINI…SILVIO PUNTA AL POSTO DI NAPOLITANO, E’ LOTTA PER LA SUCCESSIONE: AVANZA LA CANDIDATURA DI ALFANO, APPOGGIATA DA SILVIO IN FUNZIONE ANTI-TREMONTI

Ieri sera l’ufficio di presidenza del Pdl ha approvato per acclamazione (tanto per non perdere l’abitudine) la virtuale trasformazione del partito che prevede l’elezione diretta dei coordinatori locali.
Votati però non dagli iscritti, ma solo dagli eletti (ovvero dai rappresentanti negli enti locali): a luglio se ne parlerà  nei congressi cittadini e regionali.
Ma dietro i sorrisi di facciata, nel partito covano ben altri sacri fuochi: c’è chi si si sta organizzando per lasciare la barca in previsione della tempesta.
“Il vertice del partito non è condiviso” sostengono: si tratta di una ventina di senatori e di una decina di deputati.
Si sentono abbandonati, senza futuro e senza guida e con nessuna voglia di tornare a casa.
Per questo “sono disposti ad appoggiare un governo tecnico e anche a passare con Fini”.
Due giorni fa una trentina di “malpancisti”   del Senato si sono incontrati in un ristorante vicino all’Ara Pacis, ieri una ventina di deputati si sono riuniti alla Camera.
Si parla addirittura della stesura di un documento per sottolineare la linea della protesta.
Il malcontento dilaga: chi non si sente più rappresentato dal vertice del partito e sente di non avere più garanzie per il futuro, ha deciso di muoversi in direzione di Futuro e Libertà .
Bonciani, Toto, Rosso sono solo alcuni dei parlamentari che stanno per passare con Fini.
Berlusconi vorrebbe far fuori i tre coordinatori, ma non può, nel timore che poi si coalizzino contro di lui.
Siamo arrivati a liti persino tra gli inseparabili Gasparri e La Russa.
La strategia di Fini è prendere tempo fino a dicembre per organizzare il partito sul territorio: i bene informati sono pronti a giurare che anche sul Lodo Alfano, quando giungerà  alla Camera, verrano messi altri paletti.
La stretegia di Berlusconi sarebbe invece quella di non candidarsi più a premier in caso di elezioni anticipate e puntare dritto sulla presidenza della Repubblica: sette anni che gli garantirebbero l’immunità  perenne.
Fare un passo indietro avallerebbe le voci di un salvacondotto che Fini sarebbe disposto a garantirgli basta che si tolga di mezzo.
Ma è sul nome del successore che si scatenerebbe la battaglia.
I ministri di Liberamente (Frattini, Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo) vorrebbero che il posto spettasse a loro, stessa cosa per la componente di Comunione e Liberazione, idem per la nomenklatura e per gli scajoliani.
Ma Silvio, in funzione anti-Tremonti, punterebbe in realtà  tutto sulla figura di Angelino Alfano, pronto a nominarlo suo erede al trono.
Non resta che attendere i prossimi sviluppi interni per capire cosa dovremo attenderci nei prossimi mesi.

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BERLUSCONI: “DOBBIAMO UCCIDERE IL BAMBINO IN CULLA”, FINI: “SALGA AL QUIRINALE E SI DIMETTA, POI VEDIAMO COSA SUCCEDE”

Agosto 6th, 2010 Riccardo Fucile

IL PREMIER HA PAURA CHE FINI AUMENTI I CONSENSI E SI ORGANIZZI SUL TERRITORIO, MA AL TEMPO STESSO TEME SIA NAPOLITANO CHE LE ELEZIONI… FINI LO ASPETTA AL VARCO DEL PROCESSO BREVE… I NUMERI PER UN GOVERNO TECNICO POTREBBERO TROVARSI

Silvio non vorrebbe dare nè tempo nè spazio a Fini: i parlamentari di “Futuro e Libertà ” dovevano essere solo 10 e sono diventati 45, vatti a fidare dei caporali di giornata dell’ex An che lo avevano assicurato.
Silvio ha passato gli ultimi giorni a cercare di tamponare la falla delle fuoriuscite, promettendo mari e monti a tutti, ma i risultati sono sconcertanti. Molte offerte per entrare nel consiglio di amministrazione della premiata ditta aziendale forzaleghista sono state respinte al mittente: non solo non ha recuperato finiani, ma sta per perdere una decina di forzisti.
I sondaggi danno il Pdl in caduta libera e Fini avanza numericamente nel Paese e in parlamento: che fare?
La battuta fatta dal premier a uno dei tanti vertici di partito e che gira alla Camera “dobbiamo uccidere il bambino nella culla”, esprime più preoccupazione che determinazione.
E’ vero che Fini ha dimostrato, con l’astensione sulla mozione di sfiducia a Caliendo, che la maggioranza non c’è più (299 voti contro i 316 necessari), ma soprattutto che essa adesso diventa soggetta ai voleri di Fini.
Se a settembre Fini fa passare qualche legge, come ci si può dimettere?
E se decide di non votare ad esempio il processo breve, l’argomento del contendere e della rottura diventerà  quello che deciderà  Fini, non Berlusconi. Col rischio che sulla legalità  il premier ne esca con le ossa rotte, vista la sua propensione alle leggi ad personam.
Presentarsi dimissionario al Quirinale? Fini lo sfida: “Salga al Quirinale e si dimetta, poi vediamo cosa succede”.
Il presidente della Camera non molla: “rispetteremo l’accordo sottoscritto con gli elettori, votando a favore dei provvedimenti indicati nel programma, gli altri no”.
Non è lui che va fuori dal seminato, è Berlusconi.
E se Napolitano gli riaffida l’incarico e Fini lo vota, come ne esce?
Peggio ancora se il Capo dello Stato lo affidasse ad altri, verrebbe meno per lui lo scudo per sottrarsi ai giudici di Milano. Continua »

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COSA SUCCEDE NEL PDL: LE STRATEGIE DELLE CORRENTI E QUELLA DI FINI

Luglio 20th, 2010 Riccardo Fucile

“LIBERO” TITOLA “ATTENTI O QUI SALTA TUTTO”: SI FRONTEGGIANO NEL PDL IL CORRENTONE DEI COORDINATORI, DI SCHIFANI, ALFANO, GASPARRI E CICCHITTO E QUELLO DI FRATTINI, GELMINI, CARFAGNA, VALDUCCI…. ALLA CAMERA I PRIMI SONO 55 , I SECONDI 60: C’E’ UN ASSE TRA I SECONDI E I FINIANI?…FINI PUNTA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2012: “SONO IO CHE POSSO PORTARE VIA 30 DEPUTATI A SILVIO, NON LUI A ME”

Ne parliamo da mesi, spesso presi per sognatori o illusionisti: ora la crisi del Pdl è finita sulla prima pagina di “Libero”, a firma del direttore Belpietro che scrive:
“Dentro il Pdl, tira un’aria che non mi piace. Un clima da fine regime, con i gerarchi più vicini al capo che si danno da fare per mettersi al riparo, prima che grandini. Persino in via dell’Umiltà  è tutto un sussurrare di veleni e di accuse, di prese di distanza e di voltafaccia. Il segnale più evidente di quello che sta succedendo sono il proliferare di correnti che, schierate una contro l’altra, danno vita ad un’atmosfera carica di sospetti che sta paralizzando il Pdl. E il malumore dilaga nell’opinione pubblica”.
Parole e musica di Belpietro che l’ambiente lo conosce, confermano quanto scriviamo da tempo.
Cerchiamo di scendere nel dettaglio: di fronte all’asse Tremonti-Bossi e quindi alla linea che sta portando allo sfascio il Pdl, il primo a prendere le distanze è stato Fini che dalla sua conta su almeno 35 deputati e 14 senatori.
Quello che Silvio non si aspettava è che sorgessero nel Pdl altre 22 correnti che in sintesi si possono poi dividere in due grossi raggruppamenti.
Il primo è quello storico: Verdini, Bondi, Cicchitto, Schifani, Quagliariello, Alfano, Brambilla, Santanchè, La Russa, Gasparri, Matteoli e tutti gli ex An che hanno preso le distanze da Fini (o meglio dire Fini da loro)
Il secondo è quello intorno alla fondazione “Liberamente”, con Frattini, l’esperto in circoli Valducci, Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo, Miccichè, Romani.
Entrambe le correnti hanno chiesto adesioni all’interno del Pdl in Parlamento: e qui è nata la prima sorpresa.
Il correntone 55 deputati, Liberamente 60 deputati e 30 senatori.
C’è stato poi un tentativo di La Russa di mettere il suo fedele Corsaro al posto di Chiara Moroni come tesoriere, subito respinto da Liberamente.
Vi è poi una marea di parlamentari che stanno alla finestra in attesa degli eventi.
Quali differenze tra i due gruppi?
Il primo, indebolito dagli scandali, non vuole cedere il passo.
I secondi vogliono un coordinatore unico nuovo e sono già  chiamati criptofiniani , in quanto farebbero gioco di sponda con Fini a favore di un ritorno alla legalità  nel Pdl.
Se prevalesse questa linea però, per gli ex An sarebbe la morte politica: Fini non è tipo da perdonare. Continua »

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LA QUADRA DI TREMONTI E BOSSI: REGIONI SUBITO LIBERE DI IMPORRE NUOVE TASSE

Giugno 29th, 2010 Riccardo Fucile

PER SCONGIURARE CHE LE REGIONI RESTITUISCANO LE DELEGHE PERCHE’ NON POSSONO GARANTIRE I SERVIZI, ALLA FINE SI ANTICIPERA’ A GENNAIO UNA QUOTA DI AUTONOMIA FISCALE….TAGLI OGGI E NUOVE TASSE DOMANI…E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI (MENO GLI ITALIANI)

Le parole più chiare sulla manovra finanziaria sono state pronunciate dal governatore lombardo Formigoni: “Gli enti locali in questi anni hanno sempre fatto la loro parte. Si pensi agli ammortizzatori sociali: si è deciso che fossero le Regioni a mettere un terzo delle risorse che servivano allo Stato. Lo abbiamo fatto per più di 9 miliardi di euro. Ma ora Tremonti vorrebbe che tagliassimo di un terzo   i contributi per il trasporto pubblico locale, di due terzi i fondi per le piccole e medie imprese, la totalità  di quelli per la famiglia e cosi via. Se il governo vuole farci cancellare un treno pendolare su tre perchè ritiene che si possano far funzionare gli stessi treni con un terzo di risorse in meno, allora diciamo: bene, vi restituiamo le deleghe, provateci pure voi”. Secondo Formigoni i tagli dei trasferimenti avvengono proprio sui capitoli che dovrebbero avviare il federalismo fiscale che, a questo punto, è finito ancor prima di inizare.
Tremonti pare inamovibile sui tagli, continua a parlare che il saldo finale deve rimanere lo stesso, ma poi in concreto non pare disposto a modificare quasi nulla.
Gli unici due punti che saranno soggetti a modifica sono quello relativo
alla assurda norma che portava dal 74% all’85% la soglia per ottenere l’assegno di invalidità  (256 euro almese), lasciando fuori categorie come sordi e persone con sindrome di Down.
L’altra modifica riguarderà  gli scatti di anzianità  degli insegnanti che vengono congelati per tre anni, ma con l’impegno a recuperarli nel 2014, utlizzando il 30% dei risparmi nel comparto scuola.
Tutto fermo invece per ora per forze dell’ordine e magistrati.
Per i Comuni vi sarà  la possibilità    di recuperare le entrate tagliate, attraverso la istituzione dell’Imu, imposta municipale unica, che dovrebbe accorpare più imposte.
Ma se si limitasse solo ad accorpare l’esistente non uscirebbe un euro in più, lo capirebbe anche un bambino, quindi è evidente che ci sarà  un arrotondamento a crescere.
Ora Tremonti e Calderoli ne stanno preparando un’altra, che riguarda le Regioni. Continua »

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