Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PROMUOVE TAJANI COORDINATORE MA E’ CAOS IN FORZA ITALIA… ANCHE LA PRESTIGIACOMO A UN PASSO DALL’ADDIO
A due giorni dal giuramento del nuovo governo guidato da Mario Draghi non si placano le polemiche dentro Forza Italia. Silvio Berlusconi cerca di calmare le acque mettendo mano all’organizzazione interna di Fi con una serie di promozioni: Antonio Tajani viene nominato coordinatore nazionale, Anna Maria Bernini sua vice e Licia Ronzulli responsabile per i rapporti con gli alleati del centrodestra.
Inoltre, dopo la “promozione” di Maristella Gelmini a ministro, sempre il Cavaliere ha indicato al suo posto, quale facente funzioni di capogruppo alla Camera, Roberto Occhiuto. Ma, l’ex premier vuole che Occhiuto resti il candidato azzurro per la presidenza della regione Calabria.
Malgrado la riorganizzazione però, nei gruppi resta un clima pesante e di profonda insoddisfazione. E cresce la competizione tra i tanti parlamentari, in lotta tra loro, per avere un posto nella pattuglia di sottosegretari ( si parla di cinque o sei posti) che spetta a Fi con cui si andrà a completare la squadra del governo.
Mentre infuriano le proteste – plateale quella di Stefania Prestigiacomo che annuncia in chat di voler abbandonare la politica – ripartono le defezioni: tre deputati, Osvaldo Napoli, Daniela Ruffino e Guido Della Frera lasciano infatti il gruppo alla Camera per il gruppo Misto. Da tempo in rotta con la linea filo sovranista del partito
Tutti e tre passeranno con Giovanni Toti per dar vita alla componente ‘Cambiamo’ del gruppo Misto alla Camera con 8 parlamentari. Raccontano che si tratta di un primo passo per la creazione di un nuovo contenitore politico, di stampo centrista, che va oltre Forza Italia e, forse, lo stesso perimetro del centrodestra.
“L’obiettivo finale è la creazione di un nuovo grande centro moderato, di cui noi vogliamo essere protagonisti”, dice all’Adnkronos l’ormai ex azzurro Napoli, che non aggiunge altro ma lascia intendere che il progetto politico è aperto a chi ci sta. Secondo i rumor, infatti, la nuova componente guarda al centro dello schieramento politico, anche in vista della nuova legge proporzionale che dovrebbe essere discussa in Parlamento. Nessuno lo può dire ora apertamente, ma in prospettiva, a quanto si apprende, grazie alla logica proporzionale, oggi è stato gettato solo l’amo: l’obiettivo è coinvolgere chiunque sia interessato a un “grande partito di centro”: da Azione di Carlo Calenda a Iv di Matteo Renzi, dall’Udc a ‘Più Europa’.
Fanno parte della ‘componente’ di Montecitorio di ‘Cambiamo’: oltre ai parlamentari totiani Manuela Gagliardi, Stefano Benigni, Alessandro Sorte, Giorgio Silli e Claudio Pedrazzini, ci sono Gianluca Rospi e Fabiola Bologna di ‘Popolo Protagonista’ e i tre azzurri arrivati oggi, Napoli, Ruffino e Della Frera. Domani alle 18 Toti ufficializzerà alla stampa la nascita della ‘componente’.
Capitolo a parte è infine il posto lasciato vacante da Mara Carfagna alla vice presidenza della Camera. Stando ai rumors di Palazzo, quella poltrona potrebbe non rimanere a Forza Italia, anche tenuto conto che il partito azzurro ha anche un Questore a Montecitorio. L’ipotesi è sia assegnata a qualche centrista, si fa il nome di Maurizio Lupi, o a un esponente della minoranza di Leu, cioè Sinistra Italiana, che è rimasta all’opposizione.
(da Huffingtonpost)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE DC E VICECAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA ALA CAMERA: “ORA SARO’ LEALE, QUANDO CI SARANNO ELEZIONI MAI PIU’ CON I SOVRANISTI”
Una mini-scissione nel centro-destra, segno che l’anima democristiana che è confluita in Forza
Italia e nei suoi satelliti non digerisce la preponderanza sovranista.
“Sono stato eletto a Pescara in una lista denominata ‘Berlusconi presidente’. La gente ha votato per Silvio, mica per me. Adesso non è che io voto di testa mia e mi metto a fare il fenomeno nel palazzo di Montecitorio. Alle elezioni di giugno è diverso: con Salvini a capo di una coalizione sbilanciata a destra, assumerò una iniziativa politica -peraltro già pronta- di segno opposto”.
Lo ha detto Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Dc e vicecapogruppo di Fi ala Camera
(da agenzie)
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Gennaio 20th, 2021 Riccardo Fucile
LA VENDETTA DELLA ZARINA CONTRO IL NUOVO CERCHIO MAGICO
“Ho votato la fiducia al presidente Conte perchè non è un esponente dei partiti. E poi perchè in questo straordinario e delicato momento il presidente del Consiglio è la nostra unica interfaccia in Italia e nel mondo”.
Sembrano le parole di una lungimirante analista politica. Parla invece Mariarosaria Rossi, ben più che una semplice senatrice di Forza Italia. E lo fa dopo aver consumato il più clamoroso degli strappi, votando la fiducia all’esecutivo giallorosso: proprio lei, collaboratrice inseparabile di Silvio Berlusconi negli anni del “cerchio magico”, del quale costituiva anello fondamentale a cavallo dell’ultimo governo di centrodestra.
“La visione di Conte è di una politica liberale, europeista e garantista – continua – E io questa visione l’ho sposata nel 1994 e da questa visione non mi separerò mai perchè ci credo ora più di allora”.
Insomma, una scelta in continuità col berlusconismo, a sentire lei. “No, non ho condiviso questa decisione con il presidente Berlusconi – tiene a precisare per fugare i sospetti che fioriscono il giorno dopo – Ma questo non significa che ho rotto con il presidente: il mio rapporto di stima e di amicizia con lui resta immutato e immutabile”.
Che sia davvero così, non tutti sono disposti a crederlo in Forza Italia. Chi conosce le dinamiche interne alla “corte” del Cavaliere sostiene che la mossa sia stata dettata da un desiderio di “vendetta” della zarina del vecchio “cerchio magico” contro le titolari del “nuovo” che ha da anni circonda l’anziano leader.
La Rossi da tempo non riusciva più a mettersi in contatto con l’inquilino di Arcore, non aveva più alcun ruolo nel partito (ne era stata tesoriera nella fase aurea per lei), soprattutto da quando a gestire l’agenda è stata l’attuale braccio destro, la senatrice Licia Ronzulli.
E ancor più da quando la fidanzata del leader non è stata più l’amica Francesca Pascale ma la nuova Marta Fascina, deputata di origini calabresi.
La conferma della rottura definitiva del resto è arrivata pochi minuti dopo l’inatteso voto di fiducia a Conte. Il numero due Antonio Tajani ha espulso lei e il suo collega Andrea Causin, come aveva fatto 24 ore prima con la deputata Renata Polverini.
Il timore dentro Forza Italia è che la perdita di due senatori su 54 sia solo l’inizio di un’emorragia ben più consistente che potrebbe riprendere nelle prossime settimane. Anche per tenere compatto il gruppo su una linea dura, Antonio Tajani in queste ore ha alzato il tiro contro il governo Conte, mentre Salvini e Meloni invocano l’intervento del Colle per porre fine al cammino dell’esecutivo e della legislatura.
“Se saremo determinanti sullo scostamento di bilancio, allora il premier salga al Colle”, attacca l’ex presidente forzista del Parlamento europeo.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
ORMAI SI FANNO DUE RIUNIONI AL GIORNO PER CERCARE DI CONTROLLARE I SENATORI, HANNO PAURA CHE QUALCUNO SCAPPI… ANCHE PER LA VOTAZIONE AL SENATO SI TEMONO DEFEZIONI
La paura corre sul filo dei numeri.
Due vertici quotidiani con l’obiettivo primario di mostrare ranghi compatti e un sassolino che fa saltare l’ingranaggio.
A sera fatta, alla seconda chiama, Renata Polverini vota la fiducia a Giuseppe Conte. “Irresponsaabile votare con pandemia e crisi — dice l’ex governatrice del Lazio in quota PdL, oggi deputata azzurra — Mortificata l’area moderata e liberale. Lascio Forza Italia”. Un annuncio a freddo, sebbene il suo malessere fosse noto da tempo – non aveva partecipato al voto sulla riforma del Mes, in dissenso dalla linea — che scuote il gruppo e fa infuriare i vertici, tenuti all’oscuro.
Effetti immediati al Senato, dove domani mattina Conte si presenterà alle 9,30. E dove si fa sul serio, perchè i giallorossi rischiano.
La capogruppo Anna Maria Bernini riunisce in fretta il gruppo, “catechizza” i suoi per l’ennesima volta, ribadisce che la posizione di Silvio Berlusconi è chiara, mette l’accento sul fatto che i sondaggi li premiano
Ammonisce a evitare mosse azzardate perchè non è il momento per fughe in avanti. Nessuna obiezione, ma le dita restano incrociate.
Lo spauracchio dei “responsabili” o “costruttori” o “volonterosi” è tornato con forza. C’è anche un piccolo giallo intorno a Maurizio Lupi: fa una convinta dichiarazione di voto per il No, poi risulta assente anche alla seconda chiama. Si giustifica con “motivi logistici”: era andato a mangiare un panino, in attesa del vertice del centrodestra.
Ma sospetti e diffidenze, in questa situazione, sono radicati: “E’ una vecchia volpe, difficile credere a un errore. Ha voluto mandare un segnale…”.
L’azzurro Andrea Causin smentisce i rumors che lo danno per sensibile alle sirene di Conte. Idem fanno i senatori campani Domenico De Siano e Luigi Cesaro. Ognuno scruta il vicino di scranno.
Il timore di sorprese dell’ultimo istante agita la ”notte prima degli esami”. Alla Camera la capogruppo Mariastella Gelmini si è lamentata: “Renata non aveva detto nulla nè a me nè al presidente”. Neppure durante la riunione mattutina.
In realtà , la Polverini era stata negli ultimi giorni evasiva e silenziosa: segno che la distanza dal partito cresceva. Adesso potrebbe entrare nel Centro Democratico di Bruno Tabacci, o diventare la referente di un movimento “contiano” alla Camera. Si vedrà da mercoledì, quando comincerà — in un modo o nell’altro – il secondo tempo di questa partita.
Salvini mastica amaro: “Abbiamo i senatori Ikea, chi cambia idea ogni quarto d’ora non è responsabile, è complice”. Il centrodestra chiude la serata con un breve vertice. Si aspettavano a Montecitorio 314 voti per Conte, ne sono arrivati sette in più.
Le previsioni dell’opposizione per domani vedono 157 Sì.
A meno che la notte porti consiglio a qualcuno.
(da “Huffingtonpost)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
“IRRESPONSABILE UN RITORNO ALLE URNE, C’E’ GENTE CHE SOFFRE”… TAJANI: “NON CI AVEVA DETTO NULLA”… E CHE DOVEVA DIRVI? CHE SIETE DEI SERVI DEI RAZZISTI?
Subito dopo il voto, l’ex governatrice del Lazio ha annunciato il suo addio al partito di Silvio
Berlusconi: “Lascio Forza Italia. Sulla fiducia non si può votare in dissenso dal gruppo. Non ho votato sì a un provvedimento, ho votato sì alla fiducia: come ho sempre fatto nella mia vita mi sono assunta una responsabilità . Non condivido la crisi ora, con la pandemia, le persone in difficoltà , i licenziamenti. Non possiamo continuare a dire che tutto non va bene, io mi assumo le mie responsabilità . Punto”, ha dichiarato Polverini giudicando “irresponsabile” un ritorno alle urne.
Una decisione che lascia di stucco l’intero partito, a cominciare dal vicepresidente Antonio Tajani: “Non ci aveva detto nulla, si è messa fuori da FI”, ha dichiarato.
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’EDITORIALE DEL GIORNALE: “O CAMBIANO METODI E OBIETTIVI O E’ FINITO UN COMUNE PROGETTO POLITICO”… BERLUSCONI RINCARA LA DOSE: “NOI LIBERALI SIAMO UN’ALTRA COSA”
La prima pagina del Giornale oggi in edicola, tutti i contenuti indicano lo strappo definitivo di Forza Italia da certa destra, dai compagni di strada che non disdegnano camicie nere e camicie verdi.
L’effetto devastante dei fatti di Capitol hill sulle cosette politiche di casa nostra è anche questo. Ecco il passaggio cuore del ragionamento dell’editoriale del direttore del Giornale, titolato, “Il muro di Berlino dei sovranisti”: “Il 6 gennaio 2021 sta al sovranismo come il 9 novembre 1989 – giorno della caduta del muro di Berlino- sta al comunismo – scrive Sallusti-. Parole d’ordine, obiettivi e metodi dovranno cambiare. Pena la fine di un progetto politico, che non è accettabile sia complice di estremisti violenti, tantomeno golpisti. La destra, anche quella italiana, batta un colpo. Nonostante Conte e Zingaretti, non vorremmo mai ritrovarci con il Parlamento occupato da matti in camicia nero-verde. Un’altra destra è possibile, e noi ci crediamo”.
Salvini e Meloni sono avvertiti. Se non bastasse c’è anche l’intervento di Silvio Berlusconi, titolato “E’ la fine peggiore. Noi liberali siamo un’altra cosa”.
Evidentemente i segnali dati in quattro anni da Trump non sono bastati per capire, prima, quale deriva politica portasse con sè. Il delirio realizzato del trumpismo, l’altro giorno, ha ridestato anche i democratici di destra di casa nostra.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2020 Riccardo Fucile
L’IRONIA SU “CHI HA CREDUTO AL GOVERNO” DA PARTE DI CHI HA VOTATO LA TESI DI RUBY NIPOTE DI MUBARAK SCATENA LA SATIRA SUI SOCIAL
La politica è fatta soprattutto di comunicazione e c’è chi la sa fare meglio (volente o nolente) e chi, invece, boccheggia e cerca di inseguire.
In quest’ultima categoria rientra Forza Italia che nella giornata di Santo Stefano ha provato a imitare la Lega e Fratelli d’Italia cercando di trollare il governo con un meme. Peccato che il tweet Forza Italia abbia avuto l’effetto opposto, soprattutto quando si parla di fiducia e ‘gente che ha creduto’.
Perchè lo spettro Ruby Rubacuori a.k.a. la (non) nipote di Mubarak è tornato ad aleggiare. Insomma, l’effetto boomer è garantito.
Il Natale era passato da poche ore e ci si apprestava a trascorrere il giorno di Santo Stefano. E il buongiornissimo di Forza Italia su Twitter è arrivato puntuale.
Insomma, non si può prendere in giro chi crede a Babbo Natale, alle sue renne volanti e al fatto che la notte del 24 faccia il giro del mondo su una slitta per consegnare i doni a tutti i bambini del mondo. Il motivo? Perchè ci sono persone che hanno creduto a Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi.
Perchè è un autogol? Basta leggere i commenti al tweet Forza Italia. In tantissimi, infatti, hanno sottolineato come in molti — per esempio — abbiano creduto che Ruby Rubacuori (al secolo Karima El Mahroug) fosse veramente la nipote di Mubarak.
E ci fu anche una votazione parlamentare per certificare quello che, poi, si rivelò un falso. Insomma, il partito di Berlusconi non ha azzeccato la sua strategia social natalizia.
(da Giornalettismo)
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Dicembre 7th, 2020 Riccardo Fucile
TAJANI, GHEDINI, RONZULLI, MULE’, SCHIFANI PRO-LEGA DA UNA PARTE, BRUNETTA, POLVERINI, NAPOLI, CARFAGNA E PRESTIGIACOMO DALL’ALTRA
Lo sfogatoio della riunione del gruppo alla Camera di mercoledì sera è stata la cartina di tornasole di tensioni, malumori, ripicche, scontri ideologici e personali che ormai dominano in un partito come Forza Italia diviso fra due anime, quella che preme per un centrodestra unito a tutti i costi e quella che aspira ad un ruolo autonomo.
Ma il confronto anche molto aspro non ha ancora portato a una rottura.
Anzi, faticosamente si sta lavorando ad una mediazione che tenga tutti o quasi dentro, vista la necessità di allinearsi al leader, Silvio Berlusconi.
Il vicepresidente azzurro Tajani dall’inizio sostiene le ragioni del no di Berlusconi alla riforma del Mes, spiegando che la contrarietà nasce da lontano e non dipende dal diktat di Salvini (col quale comunque il patto sarebbe stato siglato nei giorni scorsi).
Con lui sta quasi tutto lo stato maggiore di FI: da Ghedini alla Ronzulli, dalla Bernini a Schifani, da Mulè a Giacomoni.
Dall’altra parte c’è soprattutto Gianni Letta, che ha costruito la linea «responsabile» di FI suggellata con il voto sullo scostamento di Bilancio, la Gelmini, un nutrito gruppo di deputati come Polverini, Napoli, Occhiuto, Russo, Prestigiacomo, Ruggieri, l’area vicina a Mara Carfagna. E, naturalmente, Brunetta. Che ha tuonato contro la scelta di respingere la riforma del Mes e lo ha fatto con toni talmente alti da indispettire Berlusconi, che sarebbe sbottato ponendo un aut-aut: o rientra nei ranghi, o non può più essere responsabile economico del partito.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
“L’HANNO VOTATA TUTTI I PARTITI DEL PPE IN EUROPA, ABBIAMO PERSO CREDIBILITA’ CEDENDO AL RICATTO DI SALVINI”
“Abbiamo bisogno di un chiarimento, ragazzi così è dura da spiegare”, “Questa posizione ondivaga e indecisa finisce per essere non difendibile”, “Dobbiamo metterci una pezza”.
Le chat dei gruppi parlamentari di Forza Italia a metà pomeriggio ribollono di perplessità e malumori.
Le due capigruppo, Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini, e poi lo stato maggiore berlusconiano, intervengono per placare gli animi, spiegando che c’è stato “un equivoco” tra Mes “generale” e Mes “sanitario”.
Ma il subbuglio perdura, al punto che si decide di aspettare a chiarirsi quando ci saranno le condizioni per “un confronto sereno”. La nota di Silvio Berlusconi che posiziona Forza Italia sul no in vista del voto del 9 dicembre spiazza i suoi e dilania il partito.
È successo che Matteo Salvini, in vista del voto sulla riforma del Mes, ha avvisato gli alleati: “Chiunque in Parlamento approverà questo oltraggio, questo danno per l’Italia e per le generazioni future si prende una grande responsabilità . Se lo fa la maggioranza non mi stupisce. Se lo fa qualche membro dell’opposizione finisce di essere compagno di strada della Lega perchè si ipoteca il futuro dei nostri figli”.
Messaggio indiretto a Silvio Berlusconi: se voti sì al Mes, addio centrodestra.
Una posizione diversa, e assai più forte, rispetto a quella espressa da Giorgia Meloni dopo lo “sgarbo” dell’accelerazione azzurra sullo scostamento di bilancio: “Il Mes è l’unico tema su cui siamo divisi e un voto differente fra noi lo metto in conto, ma una divisione non peserebbe come una eventuale sulla manovra”.
Va detto che per la Lega — da Bagnai ai capigruppo Romeo a Molinari – il Mes è un tema politicamente più dirimente. Ma certo, stavolta è il Capitano ad accelerare. Senza aver concordato alcunchè con “Silvio”.
Il quale, risponde a stretto giro con una nota: “Non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes perchè non riteniamo che la modifica del Meccanismo di Stabilità approvata dall’Eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo Purtroppo sono state ignorate le nostre proposte”.
Importante, ma stringata, la conclusione: “La riforma in questione non ha nulla a che vedere con l’utilizzo dei 37 miliardi destinati alla lotta contro il Covid”. Vale a dire: qui si parla del Mes “bancario” o istituzionale, non di quello “sanitario” su cui, invece, Forza Italia è favorevole.
Troppo brusca l’inversione di marcia o troppo sibillina la differenza tra i due Mes, fatto sta che un minuto dopo dentro Forza Italia scoppia il putiferio.
Anche perchè il portavoce Giorgio Mulè stamattina a “Omnibus” si era espresso in tutt’altra direzione sul voto del 9 dicembre: “È uno strumento positivo per l’Italia, Fi è a favore da sempre”.
Ma per la verità la distanza tra l’anima “governista” e quella “sovranista” del partito berlusconiano — con relativi attriti — era già uscita allo scoperto prima.
Quando Licia Ronzulli aveva anticipato la posizione del leader: “Forza Italia voterà no, il problema non esiste.
Osvaldo Napoli, deputato lontanissimo (come Gianfranco Rotondi e altri) dalle posizioni leghiste, era saltato su: “Parla per Berlusconi o per Salvini, visto che la posizione ufficiale non è ancora stata decisa?”.
Giorgia Meloni cavalca la mossa: “Ringrazio Berlusconi per averci seguito”. Tutti i Fratelli d’Italia escono sulle agenzie esprimendo giubilo per la “compattezza del centrodestra”.
Alla Camera — ancora più che al Senato — la maggioranza del gruppo azzurro è sotto shock.
“E’ un ricatto di Salvini” la chiave di lettura più diffusa. Una rivincita per l’”annuncio poco elegante” fatto da Berlusconi sullo scostamento di bilancio. E un’esibizione muscolare per ribadire: il leader del centrodestra c’est moi.
A poco valgono le precisazioni e le distinzioni da parte dello stato maggiore berlusconiano
Per molti, però, la frittata è fatta. Almeno a livello mediatico e politico. “Abbiamo perso la credibilità e la reputazione di opposizione responsabile che ci eravamo guadagnati — scuote la testa un “governista” – Quella riforma l’avevano votata tutti i partiti aderenti al Ppe… Ci chiederanno se siamo impazziti…”.
A dirlo (quasi) in chiaro è la deputata torinese Daniela Ruffino: “Dalla Merkel a Kurz l’hanno votato tutti. Mi permetto di sollecitare il presidente Berlusconi a un supplemento di riflessione prima di trovarci in condizione di isolamento dentro il Ppe”.
Già , perchè la chiave di lettura più accurata arriva da un senatore di lungo corso. E non è quella — immediata — della semplice rivalsa della Lega in chiave di centralità politica. Bensì questa: “Berlusconi si è mosso con il voto sullo scostamento di bilancio per tenere insieme il suo partito. Salvini adesso si è mosso per accelerarne la disgregazione. La guerra continua”.
(da agenzie)
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