Destra di Popolo.net

GLI AMICHETTI DI NAN ORA SI DANNO ALLE “BUFALE” E SUL SITO DI “FUTURO E LIBERTA’ LIGURIA” DIFFAMANO ROSELLA ODDONE

Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

“HA CHIESTO L’ISCRIZIONE AL PDL” SOSTIENE L’ADDETTO STAMPA DI ENRICO NAN E OVVIAMENTE NON CITA LA FONTE… IL SITO UFFICIALE DI FLI   USATO PER GETTARE FANGO SULLE PERSONE ONESTE E INSINUARE IL FALSO

Dopo il defenestramento di Enrico Nan dalla gestione di Futuro e Libertà  nella provincia di Genova e il suo commissariamento con la sen. Barbara Contini, dopo che Fini ha bloccato il congresso regionale di Fli che Nan aveva richiesto, dopo aver sputtanato il partito in Liguria per aver ricevuto nella sede di Fli personaggi attenzionati dalla Dia, sede ricevuta pure in comodato gratuito da un altro soggetto pluri-inquisito, agli amichetti di Nan non è rimasto evidentemente che errare per i campi alla ricerca di bufale.
Non tanto perchè interessati alle relative mozzarelle, quanto a quelle a uso giornalistico.
Proprio nel momento in cui Fli a Genova sta cercando di iniziare un percorso di rinnovamento e di confronto, attraverso l’immagine “pulita” di Barbara Contini, stimata ex governatrice in territori di guerra, ecco puntuale il tentativo di diffamare l’ex coordinatrice prov. di Fli, dimessasi proprio per quelle “ragioni etiche” di cui al preambolo e su cui ora anche il vertice nazionale di Fli ha preso posizione.
Sulla pagina ufficiale di Futuro e LIbertà  Regione Liguria (non su quella personale) l’adddetto stampa di Enrico Nan scrive:
Giusto per dovere di cronaca. L’ex coordinatrice dimissionata Oddone Olivari ha chiesto l’altro ieri di iscriversi al Pdl nel golfo Paradiso, dove è residente. La fonte è il dirigente Pdl che ha ricevuto la richiesta e la sta valutando.

Intervengono subito un paio di iscritti che lo smentiscono:
Edoardo, da giornalista quale sei, dovresti verificare meglio le fonti. Io, che non sono del mestiere, l’ho fatto direttamente, e non mi risulta ciò che scrivi. Se hai le prove del contrario, siamo tutti in attesa di visionarle. Cordialmente, Miguel.

Ho fatto la stessa cosa di Miguel e ti devo smentire, attendiamo prove concrete. Chiacchierare amabilmente non vuol dire sempre cercare di mettere in cattiva luce un gruppo di persone e mi pare che questo sia il vostro obiettivo, il nostro era quello di creare un partito nuovo, non un nuovo partito.

L’addetto stampa, in evidente difficoltà  cerca allora di arrampicarsi sugli specchi: “dare un informazione relativa alle scelte legittime di un ex coordinatore provinciale non significa metterla in cattiva luce”

Peccato che la notizia sia completamente falsa, che non esista alcuna sezione “Pdl Golfo Paradiso” cui chiedere l’iscrizione, che nessun dirigente Pdl possa aver ricevuto la domanda di adesione dell’amica Rosella, non avendola lei mai avanzata.
Facile trincerarsi dietro una presunta fonte riservata: fuori il nome e la scheda di adesione, coraggio.
Cosi’ vediamo chi usa la macchina del fango per diffamare Rosella.
E’ sempre più evidente che il mondo si divide tra chi “ha le palle” e chi le racconta.
Ognuno è libero di scegliere da che parte stare: noi e Rosella abbiamo scelto di stare con le persone oneste   e di difendere quella legalità  che Fli ha nel suo manifesto programmatico e che dovrebbe essere quotidiana prassi politica.
Agli altri buona mozzarella di bufala.

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I FUTURISTI SI METTONO IN CAMMINO: A VITERBO LA TRE GIORNI DI FUTURO E LIBERTA’ CON FINI

Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

GIULIA BONGIORNO APRIRA’ VENERDI’ “STRA.DE”, IL CONFRONTO ORGANIZZATO DA FILIPPO ROSSI E DA DELLA VEDOVA CON L’INTENTO DI “CAMMINARE VERSO IL FUTURO”… SABATO L’INTERVENTO DI FINI

A differenza dei rottamatori di Matteo Renzi, i futuristi hanno già  licenziato i vecchi padrini e possono concentrarsi sul percorso da compiere per raggiungere il loro futuro politico.
Con questo obiettivo i finiani di Libertiamo, l’associazione presieduta dal capogruppo di Fli a Montecitorio, Benedetto della Vedova, e del Futurista, il periodico diretto da Filippo Rossi, hanno organizzato a Viterbo la loro prima tre giorni di confronto, dal 4 al 6 novembre.
Il destino scritto sotto l’anagramma di destra: Stra.de.
E sarà  Gianfranco Fini, a indicare quale via imboccare. E seguire. Il presidente della Camera interverrà  sabato mattina. Giulia Bongiorno il giorno prima.
Fini e Bongiorno saranno gli unici due parlamentari a parlare dal palco. Ma non saranno comizi, ma interviste con domande vere.
Da Viterbo, dunque, partono i “camminatori” futuristi.
Un week end di seminari, cultura politica, percorsi intellettuali cui parteciperà  Aldo Cazzullo, Luciano Lanna, Peter Gomez, Vauro e molti altri (qui il programma completo).
Saranno presenti anche molti esponenti di Fli. Hanno aderito Flavia Perina, Enzo Raisi, Fabio Granata, Umberto Croppi, Manfredi Palmeri, Potito Salatto, Salvatore Tatarella, Francesco Pasquali.
“C’è bisogno di mettersi in cammino — spiegano il futurista e Libertiamo sui loro siti internet — con la voglia di esplorare territori nuovi (e forse pericolosi), mettendo a rischio le proprie certezze, abbandonando vecchi percorsi per trovarne di nuovi e inaspettati. La politica come pellegrinaggio, più che come guerra: è con questo spirito che Il Futurista e Libertiamo organizzano la tre giorni viterbese di Stra.De. Una scommessa costruttiva, una sfida alle acque stagnanti di una politica noiosa, incattivita e miope. Non vogliamo essere rottamatori di niente e nessuno, ma piuttosto camminatori”.
Del resto rottamare non è sufficiente perchè “tanta insistenza sul ricambio generazionale e sulla rottamazione delle vecchie burocrazie di partito individua il problema, ma rischia di non risolverlo. Il dramma della politica italiana — l’inconcludenza, lo scarso coraggio delle riforme, la paralisi indotta dai mille veti incrociati — potrebbe ripetersi ancora, se alle prossime elezioni la principale alternativa al duo Berlusconi e Bossi apparirà  essere la riedizione dell’Unione prodiana. E il Terzo Polo ha la chance di offrire agli italiani una proposta credibile e vivace, ma per farlo ha bisogno di costruire un tessuto di idee coerente con una tensione e una visione nuova, oltre ad una leadership capace di parlare a un elettorato ampio e potenzialmente maggioritario. Per i “camminatori” la meta è forse lontana, ammettono, ma non abbiamo fretta: in fondo “un viaggio di mille miglia — scriveva Confucio — comincia con un solo passo”.

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FINI ATTACCA DURO BERLUSCONI “NO ALLA LIBERTA’ DI LICENZIARE” E STRONCA BOSSI “FEDERALISMO? UN INGANNO FALLIMENTARE”

Ottobre 29th, 2011 Riccardo Fucile

A FIRENZE FINI PARLA DI “ESECUTIVO IRRESPONSABILE SUL LAVORO”, AUSPICA LA PATRIMONIALE, INVOCA IL CONFRONTO CON LE PARTI SOCIALI E LE CATEGORIE ECONOMICHE…”LA DESTRA NON DEVE RAPPRESENTARE I CLUB DEI MILIONARI, MA GARANTIRE GIUSTIZIA SOCIALE PER I CETI PIU’ DEBOLI”

Gianfranco Fini tira fendenti al governo, al Pdl e alla Lega.
Un discorso tutto politico, con toni da campagna elettorale, nel giorno in cui i riflettori mediatici sono puntati sulla convention dei “rottamatori” del Pd.
E in una fase nella quale le elezioni anticipate sono un’ipotesi concreta, dato lo scontento sempre meno sotterraneo che alberga nella compagine berlusconiana.
Il presidente della Camera, intervenuto a Firenze al congresso regionale di Fli, ha attaccato innanzitutto la “libertà  di licenziare”, cioè un punto di forza delle ultime proposte anticrisi dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi.
“Se si tende soltanto a favorire la possibilità  di licenziare, corriamo il rischio di veder moltiplicare il tasso di disoccupazione che da qualche anno a questa parte sta crescendo e che riguarda in particolare un’area del Paese”, ha affermato.
“Mi auguro che il governo non sia così irresponsabile da non confrontarsi con le parti sociali e con le categorie economiche, per tutelare non solo le imprese ma anche per farle crescere e competere”.
In caso contrario, “si rischia un autunno caldo che ci farebbe tornare indietro”.
Sempre in tema di economia, il presidente della Camera ha sostenuto l’ipotesi di un’imposta patrimoniale, in modo molto polemico verso il partito di cui è stato cofondatore, e contro lo stesso Berlusconi: “Nel Pdl non si rendono conto di quanto sia ingiusto dire che non si può mettere una tassa patrimoniale, facendo salva la prima casa, come continua a dire il presidente del Consiglio, perchè questo colpirebbe i loro elettori di riferimento”.
E ancora: “”Il Pdl non è un club di milionari”.
In un momento di crisi così grave, ha continuato Fini, l’Italia “merita di più delle divisioni tra gli amici di Berlusconi e chi lo vuole abbattere”.
Ce n’è anche per l’altro ex alleato, la Lega di Umberto Bossi, toccata nel vivo sull’”inganno” del federalismo.
“Bossi non può presentare l’utopia fallimentare del federalismo, che si è rivelato un clamoroso inganno”, ha attaccato Fini.
“Il suo federalismo ha fatto moltiplicare le tasse: oggi i cittadini e gli imprenditori pagano le tasse come mai le hanno pagate prima”.
Non è tutto: “Se la Lega rilancia la bandiera stinta della secessione è solo perchè non può presentare un bilancio positivo ai suoi elettori. Rispolverare la bandiera inesistente dell’identità  padana altro non è che la manifestazione di un fallimento”.
La sintesi finale chiama in causa tutta la compagine di governo, e di nuovo l’ottimista a oltranza Berlusconi: ”Per mesi e mesi si è autocelebrato quotidianamente il rito dell’Italia che reggeva la crisi. Non era vero. L’Italia non è il paese dei balocchi. La crisi si è fronteggiata e si fronteggia tenendo i conti pubblici sotto controllo, cosa indispensabile, ma sarebbe stato meglio non aver negato per troppo tempo la necessità  di farlo”.
Il nuovo corso di Fini tutto all’attacco su legalità  e giustizia sociale, diritti civili e meritocrazia sta facendo salire ogni giorno i consensi di Futuro e Libertà  nei sondaggi, a fronte di un Pdl dilaniato da lotte intestine e senza una linea politica che non sia quella di rappresentare una becerodestra che sta ridicolizzando il nostro Paese nel mondo.
Un’altra destra è possibile.

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IL PIFFERAIO MAGICO ENRICO NAN STECCA ANCHE LA SECONDA PROVA: AVEVA ANNUNCIATO IL CONGRESSO REGIONALE DI FLI LIGURIA, MA FINI LO ANNULLA

Ottobre 29th, 2011 Riccardo Fucile

IL COORDINATORE REGIONALE CHE AVEVA RICEVUTO ATTENZIONATI DALLA DIA NELLA SEDE DI PARTITO (MESSA A DISPOSIZIONE GRATIS DA UN ALTRO PLURINQUISITO), FATTO USCIRE DALLA FINESTRA, HA CERCATO DI RIENTRARE DALLA PORTA…MA QUALCUNO HA PROVVEDUTO A FARGLIELA TROVARE SBARRATA

Una volta passi: può accadere che i pifferi di montagna, andati per suonare, tornino suonati.
Ma questa volta il pifferaio magico è stato respinto, con definitiva perdita di immagine, al suono di note struggenti.
“Ecco, la musica è finita…Gli amici se ne vanno…Che inutile serata…Ho aspettato tanto per vederti (eletto)…Ma non è servito a niente.. Ecco, la musica è finita…Gli amici se ne vanno…E tu li lasci soli”…
Forse Mina e la Vanoni, quando interpretavano il bel testo del genovese Umberto Bindi, mai avrebbero pensato che potesse diventare la colonna sonora della Caporetto delle truppe cammellate di Enrico Nan da Pietra Ligure.
Località  da non confondere con Pietralcina: nella vicenda che narriamo   dell’incenso della Santità  non vi è traccia.
Altri tempi e altri uomini, ma con una sola cosa in comune: Padre Pio passava le notti nella sua cella, al lume di candela, per favorire la propria ascesi spirituale; Enrico Nan, chiudendo improvvisamente la sede di Fli per portarla in un locale provvisorio al terzo piano, ha indotto gli iscritti ad assumere l’abito mentale degli adepti che si riuniscono, tra mobili accatastati, al lume di candela, mancando in loco l’allaccio della luce.
Certo, altro rito rispetto a quelli dell’iniziazione massonica tanto cara agli imprenditori Mamone, con loggia chiusa   d’autorità  a Fegino, attenzionati dalla Dia e con diversi procedimenti in corso, noti a tutti a Genova, salvo che a Nan che li aveva ricevuti   questo inverno nella sede di Fli sostenendo che “non li conosceva”.
Non può neanche appellarsi al fatto che i locali fossero bui perchà  a quei tempi la sede aveva l’allaccio alla rete elettrica, anche perchè la sede era stata messa a disposizione gratuitamente da un altro imprenditore pluri-indagato con un contratto di comodato gratuito.
Il pifferaio magico ha accompagnato per mesi al fiume tanti iscritti e dirigenti di Fli che infatti poi scomparivano, come nella omonima fiaba di Hamelin.
Divenuto coordinatore musicale di Fli Liguria, Nan ha pensato di poter dettare legge e spartito anche all’orchestra locale dove non mancavano trombettieri e trombati, stonati e straniti, privilegiando da par suo l’uso degli strumenti a bocca e a bocchino.
Ma qui sono cominciate le stecche.
Ecco il primo comunicato stampa di Nan a settembre, subito dopo Mirabello:
“Enrico Nan, coordinatore regionale ligure, a Mirabello ha incontrato tutti i leader nazionali e in particolare Italo Bocchino e Gianfranco Fini, ricevendo una rinnovata fiducia. «Nei prossimi giorni penseremo al congresso di Genova, che si terrà  per ottobre»
Sarà  la sfiga dei pifferai ma passano pochi giorni ed ecco il comunicato nazionale di Fli:
“L’ufficio politico nazionale del partito ha deciso ieri di commissariare, limitatamente alla provincia di Genova, Enrico Nan che conserva la giurisdizione sulle altre province.Prende il suo posto la sen. Barbara Contini per “organizzare e strutturare”   il partito in vista delle prossime elezioni comunali genovesi di primavera”
Ma non finisce qua.
A ottobre Enrico Nan, fatto uscire dalla finestra, prova a rientrare con tutti gli onori dalla porta principale: cosa c’è di meglio che indire un congresso regionale di Fli che lo elegga e confermi direttore-pifferaio?
Ecco una parte dell’intervista del 21 ottobre concessa da Nan al “Il Giornale”:
domanda: Il 26 novembre allora fate il congresso regionale.. È arrivato il via libera da Roma?
risposta di Nan: «Sì, confermo. Tutto ufficiale. Il 26 sarà  una grande giornata, con il presidente Fini che viene a Genova da mattina a sera. La sua presenza è per confermare quanto tiene al congresso di Genova».
Sarà  una maledizione del piffero, ma ecco che da Roma arriva la ovvia decisione di Fini: congresso annullato.
Qualche mano provvida ha sbarrato la porta che il pifferaio pensava di aver individuato per riprendere in mano il potere sugli orchestrali.
Figuraccia da “sprofondo rosso” e ora qualche suo sodale comincia a prendere le distanze per riposizionarsi.
E mentre, come i bambini di Hamelin nella fiaba, il popolo di Fli sopravvissuto alla catastrofe esce dalle case per festeggiare un parziale e possibile ritorno alla normalità , corre voce che il pifferaio stia trattando per cambiare orchestra e palcoscenico.
Che si avvicini finalmente il ritorno alla coerente propaganda e diffusione delle tesi politiche di Futuro e Libertà , dove tutti lavorino per il partito e non per interessi personali?
Che sia giunto il momento di restituire il partito alle intelligenze e ai militanti, sottraendolo ai signori delle tessere, più o meno taroccate?
E’ innegabile che Fini abbia dato un segnale forte, ora occorre saperlo tradurre in realtà .

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LA FECCIA LEGHISTA ATTACCA FINI: ALLA CAMERA SCOPPIA UNA RISSA

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

AI VACCARI PADANI BRUCIA CHE FINI IERI SERA A BALLARO’ ABBIA RIVELATO CHE LA MOGLIE DI BOSSI E’ ANDATA IN PENSIONE A 39 ANNI E CHE LA SUA   SCUOLA PRIVATA E’ FINANZIATA CON 800.000 EURO DALLO STATO… SI PULISCONO IL CULO COL TRICOLORE E PARLANO DI LEGALITA’: IN UN PAESE CIVILE SAREBBERO   DA TEMPO INCRIMINATI PER RAZZISMO

Bagarre nell’aula della Camera dove sono venuti alle mani deputati di Lega e Fli.
La vicepresidente Rosy Bindi ha sospeso la seduta e ha chiesto scusa ai ragazzi che assistevano ai lavori parlamentari dagli spalti dedicati agli ospit
La bagarre in Aula è esplosa dopo l’intervento di Marco Reguzzoni che ha attaccato duramente il presidente Gianfranco Fini, accompagnato da un coro di “dimissioni, dimissioni” rivolto al leader di Futuro e Libertà .
Subito dopo il capogruppo della Lega ha preso la parola Italo Bocchino per difendere il leader di Fli, ma è stato più volte interrotto.
La presidente di turno Rosy Bindi ha richiamato più volte i deputati all’ordine, in particolare Fabio Granata, e sono intervenuti i commessi. Bindi ha deciso di sospendere i lavori fino alle 12.30, poi la ripresa per un minuto per scusarsi con i ragazzi che assistevano alla seduta per “lo spettacolo non certo edificante che è stato offerto loro”.
Ma nonostante l’interruzione dei lavori sono volati insulti e le tensioni.
Durante gli interventi due deputati di Fli e Lega sono venuti alle mani.
I commessi si sono frapposti, ma sono comunque volate le botte, in particolare tra Claudio Barbaro di Fli e Fabio Rainieri.
Il duro attacco di Reguzzoni nei confronti di Fini è dovuto alle dichiarazioni che il presidente della Camera ha espresso durante la trasmissione Ballarò su RaiTre ieri sera.
Secondo Fini la ferma contrarietà  della Lega all’innalzamento dell’età  pensionabile, sarebbe dovuta al fatto che Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, gode di una baby pensione che le è venuta riconosciuta ad appena 39 anni.
Da qui il duro attacco dai banchi del Carroccio al presidente della Camera.
Mentre Reguzzoni parlava si è alzato Claudio Barbaro, si è diretto verso i banchi della Lega ed è stato affrontato da Fabio Raineri.
“E’ la solita porcilaia fascista”, ha detto un deputato leghista uscendo dall’aula. “C’è stata una piccola collutazione con Raineri — ha poi spiegato Reguzzoni — ma noi siamo rimasti al nostro posto, è stato quello di Fli ad alzarsi e a venire verso di noi. A quel punto ha fatto bene la Bindi a interrompere la seduta”.
La seduta è ripresa alle 12.30 presieduta da Gianfranco Fini.
Al suo arrivo è stato accolto dal coro “dimissioni, dimissioni!” dei deputati della Lega. Una fila di commessi si frappone tra i deputati della Lega e quelli di Fli.
Mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, ha annunciato la volontà  del gruppo di “investire la massima autorità  dello Stato di una situazione di difficoltà  drammatica dell’istituzione parlamentare determinata dal comportamento” del presidente Gianfranco Fini.
“E’ inutile e fuori luogo pensare di coinvolgere il Capo dello Stato su un problema che riguarda il presidente della Camera, i gruppi e l’aula: si può criticare quanto si vuole, ma il presidente della Camera, qualsiasi sia la maggioranza che lo ha eletto, non è sfiduciabile nè politicamente nè formalmente”, è intervenuto il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, intervenendo in aula dopo le parole del capogruppo della Lega contro Gianfranco Fini.
“Non è la prima volta che un presidente della Camera è un leader politico — ha detto Franceschini — e il presidente della Camera va valutato per il modo in cui presiede i lavori dell’aula: da quando Fli si e’ collocato all’opposizione, ha continuato a presiedere dando delusioni e soddisfazioni alternativamente alla maggioranza e all’opposizione. Tutto il resto fa parte del dibattito politico”.
Anche Massimo Donadi dell’Idv è intervenuto in difesa di Fini. ”Stendiamo un velo pietoso sulle contestazioni leghiste. In un paese normale la critica al presidente della Camera, terza carica dello Stato, che partecipa ad un dibattito televisivo politico sarebbe stata legittima, ma in questa situazione è semplicemente assurda”, ha detto il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.

Commento
Ricordiamo alla feccia padagna quanto segue:
1) Di porcilaie l’esperto è notoriamente l’on Rainieri, tenutario di stalle ed evasore di quote latte, non a caso condannato più volte dalla magistratura
2) Nessun italiano può ricevere lezioni di legalità  e rispetto delle istituzioni da parte di soggetti che si puliscono il culo col tricolore, invocano la secessione e difendono truffatori.
3) In un paese civile una parte della classe dirigente leghista sarebbe da tempo in galera per violazione della legge Mancino per incitamento all’odio razziale.
4) La Lega ladrona ha fatto finanziare dal governo   la scuola privata Bosina della moglie di Bossi con 800.000 euro: altro che Roma ladrona, si fottono i soldi dei contribuenti per i loro affari di famiglia.
5) Se poi qualcuno ricorda la frase “andremo a prendere i fascisti casa per casa” (cui è seguita una condanna penale) di Bossi, rammentiamo che non abbiamo mai visto nessuno sull’uscio di casa.
In ogni caso sapremmo come accoglierli.
Più difficile sarebbe cercare loro, divisi come sono tra case di cura e ville milionarie da mantenuti del sistema.

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FINI: “BERLUSCONI NON VUOLE LA PATRIMONIALE PERCHE’ COLPISCE LUI. NO AL CONDONO CHE PREMIA I FURBETTI, MAI PIU’ CON BERLUSCONI”

Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA OSPITE DI FABIO FAZIO A “CHE TEMPO CHE FA”: “SUBITO IL DECRETO SVILUPPO, AUMENTARE L’ETA’ PENSIONABILE MA PER CREARE UN FONDO PER L’OCCUPAZIONE DEI GIOVANI, NON PER TAPPARE LE FALLE”…”LA CREDIBILITA’ DELL’ITALIA E’ PARI A ZERO”

«Berlusconi non vuole inserire la patrimoniale nel decreto sviluppo perchè colpisce senza dubbio lui e non, come dice, il suo elettorato che è fatto di impiegati, piccoli commercianti, gente comune».
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rispondendo alle domande di Fabio Fazio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”.
Per far ripartire la nostra economia, per Fini, occorre innanzitutto attuare il decreto sviluppo che, sottolinea «resta ancora un’araba fenice. Il decreto deve contenere elementi indispensabili quali appunto una patrimoniale, l’alzamento dell’età¡ pensionabile, ma non il condono perchè ha due difetti: è una una tantum e quindi non è un intervento strutturale e poi premia i furbetti. Spero che non si faccia anche se non è escluso che invece venga attuato».
Parlando dell’età  pensionabile ha detto: «Lavoriamo di più, portiamola a standard europei e poi quello che risparmiamo lo mettiamo unicamente nel futuro dei nostri ragazzi».
Se si dice, ha aggiunto, «a un padre o a una madre di lavorare un anno o due in più per fare un fondo per l’occupazione giovanile, allora è più facile che si facciano sacrifici».
Commentando l’attuale crisi economica, Fini ha sottolineato che «siamo in condizione di assoluto e drammatico pericolo».
Ha aggiunto che non crede «che l’Italia possa fallire, ma siamo vicini al baratro che significa recessione e siamo in una fase di stagnazione».
Fini ha spiegato che «di fatto c’è un direttorio franco-tedesco e bisogna chiedersi perchè il terzo grande paese come l’Italia sia fuori dalla porta ad aspettare che Sarkozy e Merkel si mettano d’accordo. La credibilità  dell’Italia è sotto zero».
«Temo che andremo a votare con questa legge elettorale che ha un difetto di fondo: l’elettore non sceglie il parlamentare, ma solo lo schieramento e il leader. Con il risultato che molti parlamentari sono insensibili a ciò che accade nella realtà », ha detto Fini.
Proprio una nuova legge elettorale sarebbe una delle prime cose che dovrebbe fare un nuovo governo: «Non penso a un ribaltone – ha detto – il Pdl ha tutto diritto di far parte della maggioranza di un nuovo governo con un nuovo presidente del Consiglio per fare 2-3 cose, non di più e chiedere alle altre forze politiche di sostenerlo. E tra queste c’è una legge elettorale che ridà  all’elettore la scelta del parlamentare”

Nicoletta Cottone

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“APRITE GLI OCCHI, BASTA CON I SUPERUOMINI” : DA LECCE FINI E CASINI LANCIANO L’ULTIMO APPELLO AGLI SCONTENTI DEL PDL

Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

FINI: “NESSUNA ALLEANZA PRECOSTITUITA, CHI VUOLE IL BENE DEL PAESE SI SGANCI ORA DAL PDL”…CASINI: “DECIDETE A SCHIENA DRITTA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”…RUTELLI: “SERVE UN GOVERNO DI RESPONSABILITA’”

I malumori in casa Pdl e l’incertezza dei numeri nella maggioranza alimentano l’offensiva politica del Terzo Polo.
La convention di Lecce serve a lanciare appelli a dissidenti e malpancisti di maggioranza, a prendere le distanze dalla sinistra, a rivendicare libertà  di manovra.
Dal palco gli interventi sono da vigilia di campagna elettorale prossima, con il Terzo Polo pronto ad approfittare di un 8 settembre berlusconiano e ad accogliere le truppe disperse dopo il “tutti a casa”.
Il primo messaggio, del resto, è rivolto a chi, nel Popolo della Libertà , è tentato dall’idea di abbandonare Silvio Berlusconi prima di una ingloriosa caduta.
Messaggio ripetuto a chiare lettere tanto dal leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, quanto dal leader di Futuro e Libertà , Gianfranco Fini.
Fini: “Alleanza solo con il popolo italiano”.
Sul discorso alleanze, Fini sottolinea che il Terzo Polo andrà  verso le elezioni senza alleanze precostituite.
Ma i giochi restano in qualche modo aperti: “Abbiamo un’enorme difficoltà  a ragionare con una certa sinistra lontana da noi – dice Fini – , ma non è affatto scontato che l’altro grande polo sia l’interlocutore. Noi – aggiunge – abbiamo obiettive impossibilità  a ragionare con chi ritiene che la Tav sia inutile o che non si possa liberalizzare o che la riforma delle pensioni sia un tabù. A ragionare, cioè, con una sinistra lontanissima in termini culturali e programmatici”.
Dall’altra parte, però, avverte Fini, “siamo convintissimi che occorre riformare la giustizia, ma che non si debba andare alla resa dei conti con i magistrati”.
Inoltre, sottolinea, “ci separa un abisso dalla xenofobia della Lega, che rifiuta ogni ipotesi di integrazione”.
In conclusione, afferma Fini, “al momento del voto il Terzo Polo non parteciperà  al baratto di questa o quell’alleanza pur di avere un voticino in più. Non ci interessa nè un’alleanza contro Berlusconi, nè contro Bersani. Noi vogliamo un’alleanza con il popolo italiano”.
Rivendicando l’equidistanza dai due poli principali, il leader Fli si rivolge però ai potenziali transfughi del Pdl: “Il Terzo Polo – dice – è aperto al contributo di tutti quei parlamentari del Pdl che devono aprire gli occhi: ora o mai più. Con quattro o cinque voti non si governa, si vivacchia. Questa è l’ultima chiamata”.
Casini: “Finita l’era dei superuomini”. Lo stesso appello, con toni anche più decisi, è partito dalla voce di Pier Ferdinando Casini: “E’ ora di finirla con i superuomini, quelli che pensano che il mondo finisce quando finiscono loro. I cimiteri sono pieni di gente che si riteneva indispensabile”, attacca Casini.
E’ ora di finirla, aggiunge il leader Udc, anche con una “caricatura del bipolarismo che ormai è divenuto uno scontro fra uomini primitivi. Oggi c’è bisogno di parlare un linguaggio nuovo e non di riproporre una formula bipolarista sgangherata”.
Ma l’affondo più diretto Casini lo riserva ai “malpancisti” del Pdl: “Aprite gli occhi, decidete a schiena dritta – dice Casini – se non volete diventare capri espiatori del fallimento berlusconiano” in una fase in cui “anche le migliori aspettative suscitate dall’elezione di Alfano alla segreteria” stanno venendo meno.
“Se pensate di salvarvi con le alchimie vi ritroverete sulla nave di un’illusione che va a fondo”.
Casini poi avverte il Partito democratico: “Siamo stanchi – dice – di sentire alcuni amici del Pd dire che noi dobbiamo decidere. Amici del Pd, noi abbiamo già  deciso: siamo per un centrodestra moderno e con l’illusione del berlusconismo abbiamo finito quando si è capito che la rivoluzione liberale non si sarebbe mai vista e che tutto era finalizzato alla difesa di una sola persona e che la politica non contava più niente”.
Il problema della scelta, semmai, secondo Casini, riguarda il Pd e “non è di sostituire Renzi con D’Alema, ma di come si risponde alle grandi questioni di oggi, perchè il rischio è di passare dal disastro berlusconiano a un governo uguale e contrario”.
Rutelli: “Berlusconi punta al Natale”. Anche il leader di Api, Francesco Rutelli, ha la sua “ultima chiamata”. ma la rivolge per “un governo di responsabilità  per il Paese e per affrontare le sfide dell’economia”.
“Berlusconi tenta di arrivare a Natale perchè sa che la sua coalizione non reggerà  – afferma Rutelli -. Sono divisi. Non ce la possono fare loro e non ce la può fare una sinistra sempre più spostata a sinistra”.
Per questo Rutelli rinvia alla prossima iniziativa del Terzo Polo che si terrà  a novembre: “A Verona tireremo le somme”.

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ECCO COME CATIA POLIDORI E’ PASSATA CON BERLUSCONI: QUANDO AMMETTEVA DI ESSERE CUGINA DEL PROPRIETARIO DI CEPU

Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO FLI PROIETTI COSIMI HA VISSUTO LA TRATTATIVA: CEPU E NOMINE, DICEVA “NON POSSO RESTARE A SECCO”

“Eravamo seduti uno accanto all’altro, io e i colleghi Daniele Toto e Giorgio Conte. Abbiamo ascoltato con le nostre orecchie la Polidori che telefonava ai suoi parenti con la voce rotta dall’ansia per quell’emendamento che avremmo votato e che di fatto avrebbe soppresso il riconoscimento di Cepu come università  online”.
Lo rivela il deputato di Futuro e Libertà  Francesco Proietti Cosimi consegnando al Fatto un’altra storia di bassa politica dell’era berlusconiana che stando alle dichiarazioni di giovedì del premier – “arriveremo fino al 2013” – continuerà  a correre sui binari della compravendita.
C’è solo da aspettare per scoprire se, dopo la cena di Berlusconi con Pannella, i prossimi “convinti” saranno i cinque radicali.
Catia Polidori, la deputata che nella grande pesca berlusconiana ha vinto i premi più ambiti – il 5 maggio quello da sottosegretario e il 15 ottobre quello da viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero – ha sempre detto che si trattava di un caso di omonimia e che non fosse parente del grande sponsor di Berlusconi fin dal 1994, Francesco Polidori, proprietario di Cepu (azienda che si propone di dare una laurea a tutti, con corsi ad hoc a distanza, a pagamento, naturalmente) con residenza a San Marino, dove ha ricevuto il titolo di “console a disposizione”.
Aggiungendo di non aver votato no all’emendamento anti-Cepu.
“Non è vero, l’abbiamo vista tutti mentre lo faceva”puntualizza l’on. Proietti”.
Laureata in scienze economiche, 43 anni, di Città  di Castello, imprenditrice, membro del Cda di diverse aziende, è considerata con Anna Maria Bernini (che l’ha anticipata nel salto dal trampolino con la rete di protezione diventando Ministro alle Politiche Comunitarie) una colomba del neo movimento finiano.
La Polidori il 14 dicembre – nonostante avesse assicurato il 10 novembre e il 2 dicembre che “la notizia che avrei perplessità  circa il da farsi rispetto alla mozione di sfiducia al governo è del tutto destituita di fondamento” – ha “salvato” il premier varcando in un baleno la soglia del governo.
Scelta che ha trasformato l’aula in un parapiglia costringendo il presidente Fini a sospendere la seduta. Torniamo a quel 9 dicembre.
All’ordine del giorno c’è il ddl Gelmini che ha tagliato i fondi per le scuole e le Università  pubbliche.
Il gruppo dei finiani dichiara che voterà  a favore dell’emendamento – presentato dall’opposizione – contro il riconoscimento di Cepu come università  online. Invece l’emendamento viene respinto, anche grazie ai voti di Fli.
“Siamo stati costretti a cambiare idea per impedire che la Polidori passasse con Berlusconi” rivela Proietti. “Eravamo alla vigilia della fiducia del 14. La posta in gioco era ridare ossigeno al governo. Non ce la siamo sentita di rischiare la dipartita della Polidori che avrebbe potuto avere un effetto domino vista la virulenza della campagna acquisti messa in atto. Cepu è di suo cugino, ce lo ha detto lei. Era disperata, non sapeva come giustificarsi di fronte ai parenti… Si agitava, piangeva, telefonava rassicurandoli che Fli avrebbe votato con la maggioranza, poi riagganciava e ci diceva: ‘È la mia famiglia, se mi obbligate a votare contro me ne vado’”.
Ne è certo? La Polidori al Corriere dell’Umbria ha dichiarato di non avere alcun legame di parentela e di non aver votato quell’emendamento…
“Sì, sono certo – assicura Proietti – Ho vissuto ogni attimo di quella vergognosa giornata e non ero solo, c’erano anche i colleghi Conte e Toto. Sì, siamo stati costretti, abbiamo dovuto farlo perchè per noi la priorità  era staccare la spina al governo”.
E lei con una fava ha preso due piccioni.
“Esattamente. La Polidori è stata la sola ad avere incassato due volte: da Fli e dalla Pdl”.
Anche l’onorevole Giorgio Conte conferma quanto raccontato dal collega Proietti: “Io ero il suo compagno di banco. Un giorno la Polidori mi ha detto: ‘Sono rimasta qui e ho fatto una scelta contro i miei interessi, invece lei – guardando la Bernini – chissà  quante prebende otterrà . E io che porto a casa? Niente’. Come si fa ad opporre valori e ideali ad una idea della politica personalistica e utilitaristica, in poche parole berlusconiana?”.
Per molto meno in un qualsiasi altro Stato sarebbe scoppiata la rivolta morale.
Mentre parlamentari che passano da un banco all’altro come fossero zucchine o limoni in un mercato altro non sono che la normalità  di un Paese irrimediabilmente malato.

Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Berlusconi, Fini, Futuro e Libertà, Parlamento, PdL, Politica | Commenta »

DAGOSPIA: BOCCHINO “COMMISSARIATO”: LE RELAZIONI PERICOLOSE COSTANO CARO A ITALO… MENIA GLI AFFIANCA GRANATA E TOTO: OGNI DECISIONE VERRÀ PRESA DAL TRIUMVIRATO

Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile

FINI HA DECISO DI INGABBIARLO: LE SUE “FUGHE” AMOROSE MA SOPRATTUTTO L’ECCESSIVO POTERE NEL PARTITO NON SONO PIU’ DIGERITE DA DIVERSI ESPONENTI DI FLI

Futuro e Libertà , ufficialmente, si riorganizza.
In realtà  la barchetta politica del presidente della Camera Gianfranco Fini, mettendo mano al suo organigramma ha, di fatto, commissariato Italo Bocchino.
Il vicepresidente del partito, presunto leader del movimento, d’ora in poi dovrà  vedersela con due nuovi vice coordinatori nazionali.
Roberto Menia, coordinatore nazionale del movimento di Fini, ha nominato Fabio Granata e Daniele Toto suoi vice, creando un vero e proprio direttorio, in modo da rendere più collegiale la gestione del partito, vista l’esigenza «di gestire al meglio la crescita e il radicamento di Fli sul territorio e strutturare il movimento per la ormai prossima campagna elettorale».
Traducendo significa che Bocchino, non può fare tutto da solo, soprattutto ora che il gossip ha preso il sopravvento sulle idee.
I due vice coordinatori, però, non si limiteranno a fare da badanti a Bocchino, ma proveranno a limitarne il potere.
Il vice presidente del partito, di fatto, ha in mano le redini di Fli ancor più di quanto le abbia Fini, impegnato com’e a mantenere viva l’immagine di presidente super partes di Montecitorio.
Dunque c’è anche un’esigenza politica. Il governo reggerà  oppure no? Voto o non voto, e quando? Governissimo? Alleanze elettorali, e con chi?
In attesa di capire cosa accadrà  i futuristi hanno preferito ingabbiare Italo, in modo da ridurre al minimo i suoi colpi di testa (verbali e non solo).
E se dovesse arrivare il voto anticipato la composizione delle liste non sarebbe più una questione fra lui e Fini, ma fra Bocchino e il triumvirato.
Un vice-coordinatore (Granata) rappresenta l’ala più intransigente dei futuristi; l’altro (Toto) è espressione della frangia più moderata.
In questo modo il ruolo preponderante di Italo si sgonfia, schiacciato tra le due anime del partito.
Certo, poi c’è il capitolo delle donne.
Dietro alla scelta di Menia ci sono anche i maldipiancia dei militanti.
Diversi esponenti di Fli, infatti, non sono più disposti a tollerare le “fughe” di Bocchino, a partire dalla presunta relazione con Mara Carfagna, dalla quale è dipeso il divorzio con Gabriella Buontempo, ex moglie di Italo.
La signora, parlando al Corriere della Sera dipinse un ritratto di Bocchino sconcertante: «pieno di sè, arrogante, sempre a correre dietro alle donne».
E poi la liason con l’Ape regina, quella Sabina Began, tutta scorte e Palazzo Grazioli. E, infine, il gran finale con le dicerie sulla presunta storia con il trans Manila Gorio. Troppo per dei futuristi abituati a bacchettare gli altri.

(da “Dagospia”)

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