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DONNE E UOMINI IN PIAZZA PER LA DIGNITA’: UN MILIONE DI PERSONE CONTRO IL GOVERNO, ANCHE LA VERA DESTRA C’E’

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

OVAZIONE PER GIULIA BONGIORNO A ROMA: “NON SI SELEZIONA LA CLASSE DIRIGENTE CON I FESTINI, CHI TACE E’ COMPLICE, HANNO PAURA DI VOI”…ANCHE “DESTRA DI POPOLO” PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE DI GENOVA…FINI: “BASTA CONSIDERARE LA DONNA IN BASE ALLA SUA AVVENENZA E ALLA SUA DISPONIBILITA'”

Donne e uomini in piazza in tutta Italia (e non solo) per la dignità : la parola d’ordine è “se non ora, quando?”.
In 230 città  della Penisola si sono svolte manifestazioni «per chiedere più rispetto per libertà  e i diritti delle donne», senza bandiere di partiti e sindacati, ma con la precisa richiesta di dimissioni del premier Berlusconi.
In piazza del Popolo a Roma decine di migliaia di persone si sono radunate sotto un palco rosa con lo slogan “tempo di esserci tutte e tutti, vogliamo un Paese che rispetti le donne”.
Ripetuto un grido rivolto al presidente del Consiglio: «Dimettiti».
L’attrice Isabella Ragonese ha dato il via alla manifestazione: «Sono una bambina, non ho fatto il femminismo, sono una precaria, sono una madre, sono una commessa, un’impiegata e oggi mi dimetto da tutto. Oggi 13 febbraio scendo in piazza» ha detto tra gli applausi.
Quindi è partito dal palco l’urlo delle donne indignate, dopo un minuto e mezzo di silenzio: «Se non ora quando?», e la piazza ha risposto «Adesso!». Presenti a Roma lo stato maggiore del Pd, ma segretario e parlamentari restano lontani dal palco, mischiati tra la folla.
La deputata di Fli Giulia Bongiorno ha parlato dal palco: «Non sono qui per criticare i festini hard, ma per farlo quando diventano sistema di selezione della classe dirigente – ha detto nel suo intervento, applauditissimo -.
Chi tace in questa situazione può diventare complice. Questa non è una piazza di moralisti, come ha detto qualcuno nei giorni scorsi, questo è un modo per sminuire la vostra presenza qui. Si ha paura di voi».
Una selva di fischi si leva quando dal palco viene citato Giuliano Ferrara. Molte le voci in difesa del presidente della Repubblica Napolitano.
La manifestazione romana si è chiusa con la “conta” («Siamo più di un milione nel mondo» ha detto l’attrice Angela Finocchiaro) e con l’intervento di Francesca Izzo, la docente universitaria stratega dell’iniziativa. «Da questa piazza non si torna indietro – ha detto -. Il prossimo appuntamento è per l’8 marzo e poi insieme ci impegniamo a costruire gli Stati Generali delle donne italiane, aperti anche agli uomini, che serviranno a far sentire la nostra voce».
C’è stata anche una deviazione imprevista. Numerose donne (oltre un migliaio) si sono staccate dalla manifestazione in piazza del Popolo ed è partito un corteo spontaneo che ha raggiunto Montecitorio: le manifestanti, urlando slogan contro il premier, hanno scavalcato le transenne e sono arrivate davanti alla porta della Camera.
A Milano l’appuntamento era in piazza Castello, dove si sono radunate 60mila manifestanti (secondo gli organizzatori) accomunati dalla sciarpa bianca, sotto una selva di ombrelli per la pioggia.
«Questo è un prologo» ha detto Antonio Di Pietro, che ha partecipato al raduno milanese, del referendum sul legittimo impedimento che lui chiede sia fissato il 19 maggio, cioè con il secondo turno delle amministrative.
Presenti anche Nichi Vendola, il candidato sindaco Giuliano Pisapia e la consigliera di zona del Pdl Sara Giudice, che ha raccolto le firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti.
Manifestazioni in tutta Italia
A Napoli sono scese in piazza 100mila persone: niente bandiere, solo un tricolore. Molte donne indossavano magliette bianche con la scritta “Mi riprendo il mio futuro”.
A Palermo diecimila manifestanti in piazza Verdi: presenti anche molti uomini e famiglie con bambini. «Senza rendercene conto – dicono alcune delle partecipanti – abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità  delle donne e delle istituzioni». I sardi hanno risposto con manifestazioni in una ventina di piazze all’appello del Comitato organizzatore “Se non ora quando”.
A Cagliari c’erano personalità  dello spettacolo, della cultura, del mondo cattolico, universitario, della politica, non solo del centrosinistra.
A Bari un corteo di 10mila persone ha sfilato per le strade, presenti anche migliaia di uomini; sugli striscioni “chi governa deve dare il buon esempio e non chiedere il legittimo impedimento”, “indisponibile”.
A Pescara piazza Sacro Cuore si è riempita come non accadeva da decenni; assenti i rappresentati del Comune, guidato da una giunta di centrodestra.
A Pesaro un migliaio di persone ha partecipato alla mobilitazione in piazza del Popolo: “siamo stufe di mantenere una classe dirigente venduta e comprata”, “vogliamo dignità “, “non sono una sua dipendente” si leggeva sugli striscioni.
Migliaia di persone anche in piazza dei Giudici a Firenze.
A Genova più di cinquemila persone si sono ritrovate in piazza Caricamento; presente il sindaco Marta Vincenzi.
Ha partecipato al corteo anche una delegazione   di “Destra di Popolo” con il nostro direttore.
A Torino piazza San Carlo era affollata come nelle storiche manifestazioni del Primo Maggio. «Siamo 100mila» dicono gli organizzatori.
A Trieste tremila persone hanno affollato piazza Unità  d’Italia.
Le donne italiane sono scese in piazza anche all’estero.
A Tokyo un gruppo di manifestanti ha protestato «contro il degrado della politica e della cultura».
Un migliaio di donne, ma anche tanti uomini e famiglie al completo, si è radunato a Bruxelles: sui cartelli “noi non siamo in vendita”, “ora, te ne devi andare ora”, “bandire Berlusconi dal Consiglio europeo”, “Silvio enjoy bunga bunga in jail”.
Più di 150 persone hanno partecipato al presidio davanti alla sede delle Nazioni Unite di Ginevra.
A Londra alcune centinaia di persone, molti gli uomini, si sono raggruppati sul marciapiede di Whitehall.
Durissimo l’intervento di Gianfranco Fini all’Assemblea Costituente di Futuro e Libertà  a Milano: «Basta considerare la donna in ragione della sua avvenenza e della disponibilità . Siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale».
«La dignità  delle donne deve riguardare tutti, destra, sinistra e anche noi uomini» ha detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.
E la presidente del Partito Democratico Rosy Bindi, anche lei in piazza del Popolo: «Vogliamo porre al centro della nostra vita e della vita del Paese la parole dignità , dignità  della persona, della donna, della democrazia».

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FINI, SFIDA FINALE: “BERLUSCONI HA MASSACRATO I VALORI DELLA DESTRA, NESSUNO E’ AL DI SOPRA DELLA LEGGE”

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

“DIMETTITI E UN MINUTO DOPO MI DIMETTERO’ ANCHE IO, POI CI CONTEREMO ALLE ELEZIONI; LUI E’ PREMIER PERCHE’ HA PRESO I VOTI DI UOMINI E DONNE DI AN”…”IL PDL NON HA SENSO DELLE STATO E DELLE ISTITUZIONI”

«Non posso mettere insieme il ruolo politico e il ruolo di presidente della Camera. Oggi stesso mi autosospenderò da presidente di Fli, ma non ripetiamo errori del passato, serve una governance chiara del partito».
Così Gianfranco Fini dal palco, subito dopo essere stato acclamato primo presidente di Futuro e Libertà  dall’Assemblea costituente del partito.
Un durissimo attacco a Berlusconi nel suo intervento-fiume, concluso con una sfida: «Lancio questa sfida al presidente del Consiglio: sono pronto a dimettermi domani mattina se prende atto che se io sono presidente della Camera anche perchè ho preso i voti di Forza Italia, lui è premier anche perchè lo hanno votato tanti uomini e donne di An. Credo che faremmo entrambi una splendida figura nel momento in cui dicessimo “Ci si dimette”, per consentire agli italiani di esprimersi con il voto», ha aggiunto il presidente della Camera.
«Immagino già  i flash delle agenzie – ha proseguito Fini rivolgendosi alla platea -, ma state tranquilli: Berlusconi non lascerà  la sua poltrona. Troverà  sempre qualcuno “disponibile” per andare avanti. Questo è il suo intendimento».
«Grazie per la fiducia con cui mi avete voluto onorare», aveva ringraziato Fini dopo la standing ovation che ha accolto il suo arrivo sul palco.
«Nel corso di queste settimane ha preso corpo un piccolo miracolo e ha preso corpo in questa Assemblea Costituente».
«Questi pochi mesi di vita di Fli hanno segnato la storia politica italiana», ha aggiunto Fini.
«Questa assise ha dimostrato l’unicità  della nostra linea politica. La distinzione tra falchi e colombe era fittizia. È evidente che non c’è una diversità  di linea politica».
L’allusione di Fini era alle voci secondo cui alcuni senatori, capitanati da Pasquale Viespoli e da Adolfo Urso, avrebbero minacciato uno strappo perchè contrari alla nomina di Bocchino coordinatore unico e di Menia capogruppo alla Camera.
«Futuro e Libertà  non nasce per una scissione, non nasce per creare un gruppo chiuso, per ribellione al presidente del Consiglio nasce per coerenza al progetto del Popolo della Libertà  che avevamo contribuito a fondare. Nasce perchè il Pdl non era un partito liberale, era altro», ha detto ancora Fini.
«Bisogna nutrire un profondo rispetto per le istituzioni, avere un profondo rispetto per lo Stato».
«Bisogna avere rispetto per la Costituzione e per quel patriottismo italiano». Quindi ha cominciato la sua durissima critica a Berlusconi: «Essere di destra significa avere senso dello Stato e rispettare anche la prima parte della Costituzione, compreso l’articolo 3. La sovranità  popolare non significa impunità , non significa infischiarsene della Costituzione, non significa essere al di sopra della legge. Neanche se si è eletti con il 99% dei voti».
«Il Pdl – ha aggiunto poi Fini in un altro passaggio del suo intervento – non ha senso dello Stato e delle istituzioni. La cronaca di questi giorni ci dà  ragione quando dicevamo che dentro il Pdl il concetto di identità  nazionale non è solo sventolare il tricolore ma il senso di appartenere a una comune storia».
E ancora: «Il Pdl sta massacrando i valori della destra, li sta rendendo ridicoli, rischia di cancellarne la memoria per i prossimi dieci anni».
Un altro passaggio del discorso di Fini riguarda i rapporti tra politica e magistratura: «È sacrosanto dire “Si abbassino i toni, si evitino scontri”, ma se i ministri dicono che i primi che devono abbassare i toni sono i magistrati è evidente che c’è un approccio da parte di qualcuno nell’esecutivo che non può portare al raffreddamento del confronto. I magistrati indagano, se sbagliano pagano, al pari dei cittadini, ma la politica non può attaccare frontalmente la magistratura».
E ancora: «Noi non ci siamo messi di traverso alla riforma della giustizia, ma a una riforma finalizzata a garantire posizione personali e non certo a migliorare la giustizia in Italia».
“Nessuna impunità , Italia zimbello dell’Occidente”
Sul «caso Ruby», Fini ha detto: «È motivo di dolore per tutti gli elettori che si identificano anche all’estero con il centrodestra, ed è anche motivo di imbarazzo per molti dirigenti del Pdl, visto che siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale per comportamenti che nulla hanno a che vedere con le dinamiche politiche».
«Basta considerare la donna in ragione della sua avvenenza, disponibilità », ha aggiunti Fini.
Per il presidente della Camera è necessario anche proporre ai giovani «una sogno, una bandiera ideale» perchè «ai nostri figli non si può far balenare l’idea che c’è sempre una scorciatoia per arrivare al successo, e che il valore più importante è il denaro».
Fini ha poi delineato la futura strategia del suo partito.
«Berlusconi ha la sua maggioranza, è in grado di andare avanti, dobbiamo prendere atto della sconfitta del 14 dicembre. Non è attendendo l’esito dei processi che si supera Berlusconi o lo si archivia, ma agendo nella società  italiana», ha detto.
«No ad ulteriori scontri in Parlamento, noi dobbiamo stare dentro la società », ha aggiunto.
«Si sta affacciando l’idea non di un terzo polo, ma di una forza che abbia una forte volontà  riformista e consideri la società  moderata il suo interlocutore naturale. Non il terzo polo, ma il polo degli italiani o della nazione, che ambisca a costruire un bipolarismo degno di tale nome. Ovunque bipolarismo è il confronto fra i moderati che mette a margine gli estremi, mentre in Italia è il confronto fra gli estremisti che emargina la maggioranza moderata. Il terzo polo non è la politica dei due forni, non è lucrare il massimo degli interessi – ha aggiunto – ma è costruire una casa comune per chi non vuole l’asse Berlusconi-Lega o Di Pietro-Vendola».
In conclusione, ecco il progetto esposto da Fini: «Impegniamo i prossimi mesi per la riforma parlamentare che porti alla nascita della Camera delle regioni o Senato federale che dir si voglia. Naturalmente dopo aver cambiato la struttura del Parlamento nell’agenda deve cambiare anche la legge elettorale».
E poi «è ipotizzabile andare a votare nella primavera dell’anno prossimo, in modo da prefigurare una via d’uscita concordata. Andiamo a votare consegnare agli italiani una nuova Italia».
«Viva Futuro e libertà , viva l’Italia» le ultime parole di Fini, a conclusione di un’ora e mezza di intervento. I 5.000 presenti si sono alzati per tributargli una seconda ovazione.
Brevissimo «intermezzo» durante la prima parte del discorso di Fini: un uomo con un completo color verde pisello (lo stesso che sabato aveva fatto irruzione alla convention del Pd con Bersani e Pisapia, sempre a Milano) è improvvisamente comparso sul palco, alle spalle del presidente della Camera, ma è stato immediatamente circondato dagli uomini della sicurezza e portato all’esterno della strutture fieristica che ospita il congresso.
Il tutto è durato qualche secondo. «Nessun problema – ha detto Fini dal palco -. Se voleva manifestare il suo affetto non ci sono problemi, se voleva invece manifestare dissenso, non ci fa paura. Chiedo solo agli addetti alla sicurezza di non maltrattarlo più di tanto».

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FINI SFIDA BERLUSCONI: “DIMETTIAMOCI ENTRAMBI E POI ELEZIONI”

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “SOVRANITA’ POPOLARE NON E’ IMPUNITA, LA COSTITUZIONE VA RISPETTATA”… “CERTI MINISTRI AIZZANO LO SCONTRO CONTRO LE TOGHE”….”SIAMO DIVENTATI LO ZIMBELLO DEL MONDO OCCIDENTALE”

Qui c’è un piccolo miracolo che si è tradotto con questa assemblea. E che arriva dopo lo scetticismo di molti ed il travaglio interiore iniziati con il percorso intraprese il 29 luglio e cioè con la nostra estromissione dal Pdl”. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, interviene così all’assemblea costituente di Fli che l’ha nominato presidente.
Sferrando affondi a Berlusconi e al Pdl, rivendicando il progetto futurista (federalismo, legge elettorale, poi elezioni nella primavera del 2012).
E sfidando il Cavaliere: “Dimettiamoci entrambi e poi si vada al voto”.
Il presidente della Camera inizia il suo intervento attaccando il premier e prendendo spunto dall’appello ad abbassare i toni lanciato dal presidente della Repubblica.
“No alla scorciatoia per una deriva plebiscitaria, ci sono le regole della Costituzione – dice il presidente di Fli – Non si può richiamare a ogni piè sospinto la sovranità  popolare, neppure se si è eletti con il 99,9% dei consensi, e dimenticare che non ci si può considerare al di sopra della legge e coperti da un’assolutà  impunità “.
Poi, però, chiude alla via giudiziaria: “Berlusconi ha la sua maggioranza, è in
grado di andare avanti, dobbiamo prendere atto della sconfitta del 14 dicembre. Non è attendendo l’esito dei processi che si supera Berlusconi o lo si archivia, ma agendo nella società  italiana”.
Dimissioni? “Non illudiamoci, Berlusconi non si dimette e la differenza con me è che se non sta a palazzo Chigi ha qualche problema che non ho io se mi dimetto da presidente della Camera”.
Polemiche sulla giustizia.
“Se il Capo dello Stato – continua Fini – ha chiesto di abbassare i toni lo ha fatto perchè credo che sia evidente che se vogliamo evitare un corto circuito tra le istituzioni non possiamo commettere l’errore di alzare i muri. Se i ministri della Repubblica dicono che i primi che devono abbassare i toni sono i magistrati è di tutta evidenza che c’è un approccio che non può portare ad alcun tipo di raffreddamento. La politica non può attaccare frontalmente la magistratura arrivando a fare comunicati presi pari pari dalla storia più drammatica della storia italiana. Così si vuole aizzare lo scontro. I magistrati non fanno comunicati, fanno indagini e se sbagliano pagano”.
Poi una replica a Berlusconi che aveva detto che “senza Fli si governa meglio”: “Noi non ci siamo messi di traverso alla riforma della giustizia, ma a una riforma finalizzata a garantire posizione personali e non certo a migliorare la giustizia in Italia”.
Caso Ruby.
“Siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale per certi comportamenti – dice Fini riferito al caso Ruby – Non è moralismo, retorica, demagogia, dire che ai nostri figli non possiamo soltanto insegnare che conta quanto guadagni, se riesci a farla franca, se qualcuno ti aiuta a non pagare dazio. Non è moralismo dire che non tutto è denaro ma bisogna impegnarsi con il lavoro, con il sacrificio, senza scorciatoie. Non si può prescindere dal dovere di far coincidere con la politica l’etica”.
Unità  d’Italia.
“Per assecondare la Lega sbriciolano il senso dello Stato. Per quanto riguarda il 17 marzo probabilmente nel Pdl ci credono meno di quello che dicono riguardo alla necessità  di difendere l’identità  nazionale” afferma Fini dopo le polemiche sui festeggiamenti dell’Unità  d’Italia.
Federalismo.
Fini, apre alla discussione sul federalismo ma secondo lui prima bisogna fare il Senato federale delle regioni e di conseguenza discutere la legge elettorale.
Scontro sulla segreteria.
“E’ di tutta evidenza che non potrò esercitare il ruolo di presidente del partito, non posso mettere insieme il ruolo politico e di presidente della Camera. Mi autosospenderò, ma proprio perchè dobbiamo organizzare il partito non si devono ripetere gli errori del passato: ci vuole una governance definita del partito, questa volta dirò di meno ma farà  di più, non è pensabile un bilancino o la paralisi” dice Fini annunciando che a guidare il nuovo organigramma ci sarà  un vicepresidente.
“Servirà  un ufficio di presidenza, un vicepresidente che avrà  il compito di coordinatore il lavoro dei parlamentari. Occorrerà  un portavoce, un coordinamento   e una segreteria in cui   non ci sarà  un solo amico eletto in parlamento o in consiglio regionali”.
Parole che chiudono lo scontro tra falchi e colombe su Italo Bocchino che puntava a fare il coordinatore.
Il congresso di Futuro e Libertà  si è dunque concluso mentre le trattative per la nomina degli organismi dirigenti proseguono dopo il fallimento della mediazione notturna tentata da Gianfranco Fini per pacificare ‘falchi’ e le ‘colombe’.
Il presidente della Camera è tutt’ora riunito con lo stato maggiore di Fli per decidere la composizione del nuovo organigramma.
A ricoprire l’incarico di vice presidente del partito dovrebbe essere Italo Bocchino con Roberto Menia che lo sostituirebbe nell’incarico di presidente del gruppo alla Camera.
Adolfo Urso dovrebbe invece coordinare la segreteria composta da persone senza incarichi politici.
Nella riunione si dovrà  poi decidere la composizione dell’ufficio di presidenza.
Il contestatore solitario.
Fli è “un piccolo miracolo”, ormai “nessuno può avere dei dubbi sulla strategia che ci vogliamo dare in questi mesi…”. Gianfranco Fini aveva appena preso la parola all’Assemblea costituente quando un contestatore ha cercato di avvicinarlo. “Chiedo agli addetti alla sicurezza di accompagnarlo alla porta e di non maltrattarlo più di tanto…”, ha ‘risposto’ il presidente di Fli.

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PROVE DI GRANDE ALLEANZA: CONTATTI FINI-DIPIETRO

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

QUALORA LA SITUAZIONE PRECIPITASSE E SI ARRIVASSE A BREVE AD ELEZIONI ANTICIPATE, C’E’ CHI ORMAI LAVORA APERTAMENTE A UNA “ALLEANZA COSTITUZIONALE” ANTIBERLUSCONI…. UN CANDIDATO DI CENTRO CON APPOGGIO TRASVERSALE PER RIDARE FIATO ALL’ITALIA E FARE LE RIFORME CHE SERVONO.

Nel “Padiglione 18” della Fiera fa così freddo che ad un certo punto Gianfranco Fini chiede: «Mi portate il cappotto?».
E’ capitato due sere fa, poco prima che iniziasse la cena preparata dallo chef Vissani e durante la quale il presidente della Camera ha mangiato con il loden indosso.
Ieri, nella seconda giornata del congresso del Fli, soffioni caldi hanno un po’ riscaldato l’ambiente, ma Fini non si è tolto il cappotto, per preservare lo smalto migliore in vista delle conclusioni di oggi, destinate a diventare l’unico evento di un’Assemblea costituente che finora ha lesinato emozioni e novità  politiche.
Il leader del Fli è chiamato a pronunciare parole chiare sulle questioni in gran parte rimosse nei due giorni precedenti.
Una su tutte: se il governo dovesse implodere a breve e non restasse che andare ad elezioni anticipate con un centrodestra guidato ancora da Berlusconi, i futuristi sono disponibili ad una sorta di Cln anti-Cavaliere assieme alla sinistra?
Certo, nei discorsi pubblici importanti non tutto si può dire, ma Fini è sempre stato uno che ha parlato chiaro.
Nei contatti informalissimi dei giorni scorsi, un’intesa di massima è stata raggiunta tra Pd, Udc, Api e Fli per costituire un cartello elettorale, che nelle intenzioni di Pier Luigi Bersani dovrebbe comprendere Nichi Vendola, escludere Antonio Di Pietro ed essere guidato da una personalità  moderata.
Non è un mistero che Massimo D’Alema, per una battaglia politica asperrima come quella che potrebbe aprirsi, preferirebbe un politico temprato come Pierferdinando Casini, il quale – pur prudente come è – arriva a dire: «Un’alleanza costituzionale? In quel caso alcuni propongono il mio nome…» Certo, la “Santa Alleanza” anti-Berlusconi è qualcosa da mettere con i piedi per terra perchè mancano dettagli decisivi.
Della questione si è discusso in un incontro riservato tra il leader del Pd e il presidente della Regione Puglia e da quel che se ne sa, Vendola ha posto un aut-aut: o entriamo tutti e due, sia io che Tonino, oppure non se fa nulla. Trovare la quadratura del cerchio non è semplice, in queste ore tutti parlano con tutti, tanto è vero che uno dei collaboratori più stretti di Fini si lascia sfuggire: «Presto ci potrebbe essere anche un incontro con Di Pietro…».
In effetti l’incontro è stato concordato, per opportunità  potrebbe slittare, ma se si farà , un summit Fini-Di Pietro non soltanto sarebbe la conferma della febbrile ricerca di un patto elettorale in grado di battere Berlusconi, ma rappresenterebbe un evento in sè perchè vedrebbe protagonisti il guistizialista di destra e quello di sinistra, due personaggi che nel passato si sono “frequentati”, ma senza mai stringere un’intesa su nulla.
Tra i due la stagione più intensa risale a 15 anni fa.
Pochi giorni prima delle elezioni politiche del 1996, Mirko Tremaglia (che di Tonino è amico) organizza nella sua casa di Bergamo un incontro riservatissimo tra l’ex Pm (in quel momento libero cittadino) e Fini, leader di An, alleata con Forza Italia.
Pochi giorni dopo l’Ulivo di Prodi vincerà  le elezioni, Di Pietro diventerà  ministro e qualche mese più tardi trapelerà  l’oggetto dell’incontro: Di Pietro aveva detto a Fini e Tremaglia che lui sarebbe stato disponibile a fare una dichiarazione di voto a favore del centrodestra a patto che Berlusconi avesse ritirato la propria candidatura a palazzo Chigi.
Il Cavaliere, informato, disse che non se ne parlava.
E d’altra parte che l’ala maggioritaria del Fli, Di Pietro o no, punti proprio sulla “Santa Alleanza” lo dimostrano le esplicite dichiarazioni pro-elezioni anticipate di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata.

Fabio Martini
(da “La Stampa“)

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BOCCHINO PRONTO A DIVENTARE SEGRETARIO DI FUTURO E LIBERTA’: “SIAMO DI DESTRA”

Febbraio 12th, 2011 Riccardo Fucile

SI PROFILA UN COMPROMESSO TRA FALCHI E COLOMBE, TRA GLI ANTI-BERLUSCONES E GLI A-BERLUSCONES… MA ORMAI IL NUMERO DUE E’ IL “POLITICO” ITALO, PIU’ FALCO CHE MODERATO…CRESCE L’ATTESA PER L’INTERVENTO DI DOMANI DI FINI

Destra, destra e ancora destra.
Italo Bocchino scandisce questa parola, mentre in sala lo danno già  come segretario.
Lui, il falco che ama apparire e a molti colleghi di partito non va giù, lascerebbe il posto da capogruppo a Roberto Menia.
Ma già  adesso è Bocchino a parlare con i giornalisti, a dettare la linea, a chiudere con l’idea del Cln, a dire “non c’è alcuna emergenza democratica, quindi nessun patto con la sinistra. Noi siamo qui per costruire una destra alternativa a quella di Berlusconi”.
Esattamente la linea espressa subito dopo da Gianfranco Fini: “La nostra casa è il Ppe”.
Destra, quindi.
C’è chi lo dice, chi lo afferma, chi lo rivendica, chi lo rispolvera, chi lo sogghigna.
Una sorta di mantra forzato, utile a purificare il corpo dalle tossine centro-sinistre e liberare la mente per ritrovare quel minimo comun denominatore ancora assente dentro Futuro e libertà .
Questa l’aria che si respira a Milano, nella prima delle tre giornate dedicate a lanciare, definitivamente, la creatura politica voluta da Gianfranco Fini dopo la rottura con Silvio Berlusconi del luglio scorso.
Eppure non tutti ne sono convinti.
L’obiettivo sembra quello di superare l’annoso divario tra falchi e colombe, tra chi farebbe di tutto per buttare giù il Caimano e chi non intende andare troppo oltre.
Da una parte i Granata e i Briguglio, dall’altra i Consolo e i Saia.
Così divisi, così uniti in apparenza.
E basta girare per il padiglione per capire e vedere che non tutto va liscio, che Bastia Umbra è lontana, che manca l’enfasi del “ci siamo, a prescindere”, l’entusiasmo della novità .
Luca Barbareschi si fa vedere ai margini, quasi da reietto, non si avvicina al palco e il discorso di apertura non è più affidato alle sue corde di attore e alla sua capacità  di commuoversi al momento giusto.
Chi lo declama, questa volta, è una ragazza della base.
Luca Bellotti si aggira tra le sedie con l’aria sconsolata, si aspettava più militanti, è evidente, rispetto alle duemila presenze, mentre Enzo Raisi sorride, fa gli onori di casa e lascia intendere grandi sorprese per la seconda giornata.
Si parla di ospiti a sorpresa, di grido, circolano i nomi di Fiorello, si parla di una telefonata ad Adriano Celentano…
Destra, dunque. Parola santa per Donato Lamorte, storico missino, di acclarata fede fascista, terrorizzato da un sguardo che va oltre l’Udc: “Noi e il Pd…?. Sarebbe un incesto…!.”
E sorride. “Sulla manifestazione delle donne di domani…?, continua. Non sono d’accordo”. Già , eppure Flavia Perina è tra le organizzatrici: “Lo rivendico eccome, replica il direttore del Secolo, è ora che ci facciamo sentire…!”.
Distanze siderali.
Poi c’è Granata. Parla con i giornalisti e snocciola un dato: “Secondo un sondaggio, il 40% dei nostri elettori è di sinistra”. Il problema è spiegarlo al sessanta di destra…
Eppure uno dei pochi assembramenti festosi è dedicato a Gad Lerner, un personaggio che ha poco a che fare con il background finiano: sono pacche sulle spalle, autografi, foto. Ha dato del maleducato al Caimano e per questo è un eroe.
Quindi chiude la serata Gianfranco Vissani, altra (ex…?) icona del centrosinistra con una cena da 20 euro per mille paganti.
Anche per lui applausi.
In questo caso solo culinari, per cena la politica è rimasta fuori dalla porta. Insieme a tutte le sue contraddizioni, in attesa di domani, quando tutti si aspettano di capire da Gianfranco Fini quale strada percorrere e con chi…

Alessandro Ferrucci e Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PARTITINO? NO PRIMO POLO: AL VIA, A MILANO, LA COSTITUENTE DI FUTURO E LIBERTA’

Febbraio 11th, 2011 Riccardo Fucile

DA OGGI A DOMENICA, FINI E’ CHIAMATO A DEFINIRE L’IDENTITA’ DEL MOVIMENTO DAVANTI A DIECIMILA PERSONE AFFLUITE DA TUTTA ITALIA

In uno scenario che Carmelo Briguglio definisce «estremo, di tipo egiziano», da «vigilia di emergenza democratica e costituzionale», si apre oggi a Milano – al Padiglione 18 della Fiera di Rho-Pero – l’Assemblea Costituente di Fli.
Tre giorni, da oggi a domenica, quando Fini parlerà  come presidente eletto per acclamazione ma autosospeso per rispetto alla carica istituzionale, per comunicare a un mondo politico in cui la parola più spesa è «eversione» quale sia il progetto di Futuro e libertà , quali le scelte strategiche, di alleanze, di linea per l’immediato e per il futuro.
Parole necessarie, che tanti osservatori chiedono a Fini, che gli intellettuali d’area come il critico Campi (che dovrebbe partecipare all’assemblea) e la sferzante Ventura pretendono, per rendere chiaro se Fli sarà  solo «un partitino» perso nella galassia dei tanti che non hanno fatto la storia, o in nuce il motore di «un nuovo centrodestra, ancorato al Ppe, alternativo alla sinistra come al vascello familistico e arroccato di Berlusconi», come dice Adolfo Urso, che con la sua relazione aprirà  le assise.
E la novità  è che su questa posizione, sulla scelta di costruire un partito che «per l’immediato» si presenterà  alle elezioni amministrative assieme a Udc e Api, ma che per il futuro si pone l’obiettivo di diventare il «primo polo» del centrodestra, attrattivo per i «sedici milioni di italiani» che hanno scelto la coalizione al governo e per tutti gli altri scontenti e delusi da questa politica, sembrano convergere tutte le anime della creatura finiana.
Certo, nel dibattito che occuperà  l’intera giornata di domani, si ascolteranno toni diversi.
Come la posizione fermissima di Andrea Ronchi per un ancoraggio senza tentennamenti a un centrodestra «che si ispira al Ppe», come quella più antiberlusconiana di un Briguglio o di un Fabio Granata che pure annuncia che nascerà  una destra «repubblicana, costituzionale, legalitaria, per andare oltre il crepuscolo triste e decadente del berlusconismo».
Ma anche un «falco» come Italo Bocchino, rispetto all’ipotesi che da Milano venga rilanciata la necessità  di un’alleanza repubblicana che vada da Fli al Pd per battere Berlusconi, è netto: «Basta con questa propaganda berlusconiana. Noi siamo un partito di destra che ha come ambizione quella di battere la sinistra».
Se poi ci fosse davvero l’«emergenza democratica» che tanti paventano, chiaro che tutto «sarebbe possibile», ammettono in Fli.
Ma non è questo il tema dell’oggi.
Oggi, a Fini preme delineare le sfide di un partito che guarda al 2020 al grido di «la ricreazione è finita, basta con il circo mediatico».
Lo farà  davanti a una platea imponente – sono attesi 10.000 partecipanti -, da un palco di 50 metri dietro il quale svetterà  una collina ricoperta da un prato vero (che sarà  poi donato a una scuola di rugby del Milanese), da un megaschermo ipermoderno che fa da simbolo al «primo partito della terza repubblica», quella di Internet, delle iscrizioni telematiche (oltre centomila), della partecipazione diretta (20 mila i costituenti collegati online) con diritto di voto a portata di pc e un’agorà  informatica che ambisce ad essere la «wiki-politics» della politica italiana.

Paola Di Caro
(da “Il Corriere della Sera“)

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FUTURO E LIBERTA’ A CONGRESSO: NASCE IL PARTITO ON LINE

Febbraio 11th, 2011 Riccardo Fucile

DIRIGENTI ELETTI VIA WEB DALLA BASE…UN “CONFESSIONALE” A DISPOSIZIONE PER POTER REGISTRARE UN VIDEOMESSAGGIO “SULL’ITALIA CHE VORREI”….ATTESI 10.000 MILITANTI ALLA FIERA DI RHO

La t-shirt col dito puntato di Gianfranco Fini, già  andata a ruba a Bastia Umbra (“Che fai mi cacci”) sarà  il pezzo cult anche stavolta allo stand dei gadget.
Ma il “confessionale” su «l’Italia che vorrei», dove ognuno potrà  chiudersi e registrare un videomessaggio (poi rilanciato sul web) sarà  l’attrazione più gettonata tra i diecimila iscritti e militanti.
Alla vigilia del congresso fondativo di Futuro e libertà , che si apre oggi alla Fiera di Rho-Milano, l’attesa però è già  tutta proiettata sulle conclusioni del leader.
Fini domenica sarà  eletto dalla base presidente di Fli, ma per il «senso di responsabilità  che deriva dai concomitanti impegni istituzionali» – quella terza carica dello Stato alla quale, ribadirà  dalla tribuna, non intende rinunciare – si autosospenderà .
Con buona pace degli avversari pdl che lo vorrebbero dimissionario da Montecitorio e di un paio di intellettuali amici, da Campi alla Ventura, che inultimo gli avevano suggerito di lasciare lo scranno.
Non i suoi, però.
Che anche a poche ore dal lancio ufficiale di Futuro e libertà  hanno blindato il sostegno al capo.
Se Bastia Umbra ha segnato la svolta dell’uscita dal governo, da Rho Gianfranco Fini potrebbe rilanciare la richiesta ufficiale di dimissioni del presidente del Consiglio, sulla scia degli ultimi scandali e della tempesta giudiziaria.
Dipenderà  dal dibattito interno al congresso (e dagli eventi delle prossime ore) l’eventuale passaggio ulteriore: la presa d’atto della «emergenza democratica» e della necessità  di un «patto repubblicano» tra le opposizioni per salvare il paese dal «tracollo berlusconiano», come molti dall’interno già  suggeriscono.
Non senza eccezioni, da Ronchi a Viespoli.
Quel che è certo, spiega Italo Bocchino è che «Milano segnerà  il battesimo di un partito che è già  il dopo-Berlusconi, che incarnerà  una destra moderna come ve ne sono in Inghilterra, in Francia, in Germania. Nascerà  il partito più moderno del panorama politico italiano».
Rivoluzionario intanto sarà  il criterio di elezione dei vertici.
I 7.320 che si sono iscritti finora al congresso potranno partecipare all’elezione di presidente e coordinamento.
E chi non potrà  raggiungere Milano potrà  esprimere la preferenza via web, tramite un codice personale.
Proprio l’utilizzo di internet è la svolta sulla quale punteranno i finiani.
«Lo strumento web non solo per la selezione della classe dirigente, ma anche nella gestione interna del partito, che d’ora innanzi avverrà  on line – racconta Chiara Moroni, responsabile dell’organizzazione del congresso – Il modello sarà  molto in stile Obama».
Sarà  l’anti-Pdl, nella misura in cui il «Fli on line» giocherà  tutto sull’apertura e sui contributi della base.
Che, tanto per cominciare, eleggerà  appunto il presidente. Sebbene la candidatura sarà  unica e scontata.
Tutto il dibattito di sabato, dopo l’apertura del primo giorno affidata appunto a Moroni, al coordinatore Urso, ai capigruppo Bocchino e Viespoli, sarà  centrato sul terzo polo in cui il partito va a confluire in vista delle amministrative di maggio e delle eventuali politiche anticipate.
Intanto però partito e brand esistono in autonomia.
Prima disposizione di Fini: cancellazione del suo nome dal simbolo, sostituito dalla sigla Fli, che già  campeggia sul sito.
Non ci saranno leader di altri partiti a Milano.
Neanche i confondatori del Nuovo polo perl’Italia, Casini, Rutellie Lombardo. Proprio perchè «è un congresso fondativo» spiegano.
Gli organizzatori contano di raggiungere durante i tre giorni quota 10 mila iscritti, dunque duemila oltre gli attuali registrati.
Mille saranno i giovani. Oltre trecento i giornalisti accreditati.
Evento paramondano della tre giorni, la cena da 964 coperti di stasera.
Fini padrone di casa, ma Gianfranco Vissani a sovrintendere ai fornelli.
L’ex chef ” dalemiano ” con i suoi otto cuochi curerà  il catering dell’intero congresso.
Cena da grand gourmet (anche quella prenotabile via web) ma a prezzi popolari: 20 euro.
Sul sito Fli.com già  campeggia il videospot dello chef registrato ad hoc per Fini e i suoi.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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FINI LANCIA IL CONGRESSO DI FUTURO E LIBERTA’ : “FINE DELLA RICREAZIONE, ORA PENSIAMO AL FUTURO”

Febbraio 11th, 2011 Riccardo Fucile

“PER RILANCIARE IL PAESE SERVE UN SALTO DI QUALITA’ E DI MENTALITA'”… “INVESTIRE IN INNOVAZIONE, RICERCA E CULTURA, CREDITI AGEVOLATI AI GIOVANI, MENO BUROCRAZIA E MENO TASSE, PIU’ OPPORTUNITA’ DI LAVORO E MENO PRECARIATO…OCCORRE IL CORAGGIO DI DECIDERE TUTTI INSIEME CHE FUTURO VOGLIAMO DISEGNARE PER IL NOSTRO PAESE”

Un grande statista europeo del dopoguerra, Konrad Adenauer, disse che i «partiti esistono non per se stessi, ma per il popolo».
Sembra un’affermazione scontata.
Ma risulta assai meno ovvia se applicata all’Italia di questo inizio di decennio. Da molto tempo la politica pare ripiegata su se stessa, mentre l’agenda degli interventi strutturali per far ripartire un’Italia immobile, stanca e sfiduciata continua a essere desolatamente vuota.
La lista dei meriti esibiti contiene solo interventi di emergenza: una volta sono i rifiuti campani, un’altra è il rischio default per i titoli pubblici.
“Andiamo avanti così, fino alla prossima emergenza”? È vero senso di responsabilità  verso il Paese affermare “accontentiamoci, perchè potevamo finire come la Grecia”?
Può esserlo nella sola prospettiva del presente.
Sicuramente non lo   è riguardo al futuro, anche prossimo.
Può essere realmente rassicurante (e coinvolgente) soltanto un discorso di questo tipo: “Proviamo a fare come la Germania, che ha tagliato tutte le spese meno quelle destinate alla ricerca e all’innovazione”.
Visto che siamo in tema, vale la pena ricordare un’amara verità : se c’è un Paese che gli investimenti destinati alle idee dovrebbe aumentarli anzichè diminuirli, questo Paese è proprio l’Italia.
Riserviamo alla ricerca circa la metà  delle risorse mediamente impiegate a tale scopo dai Paesi dell’Ocse e siamo decisamente lontani dal livello minimo (3 per cento del Pil) stabilito da Obiettivo Europa 2020: la percentuale in Italia è infatti dell’1,13.
Questo significa che dovremo triplicare, nel giro di qualche anno,   l’entità  degli investimenti da destinare all’innovazione.
Al di là  di quello che dicono le cifre, il punto vero e drammatico è che la politica italiana ha bisogno di un salto di qualità  e di mentalità .
Deve passare dalle enunciazioni e dagli annunci ai fatti e all’operatività .
E deve compiere un simile passo nel più breve tempo possibile perchè il futuro è già  cominciato nei Paesi dell’area più avanzata del mondo.
Quello delle scarse risorse per la   ricerca non è il solo fattore di ritardo.
Ce ne sono purtroppo molti altri, che concorrono, tutti insieme, a tenere cronicamente   inchiodata l’Italia   a irrisori livelli di crescita economica.
Non può produrre nuova ricchezza un Paese dove l’imposizione fiscale è tra le più alte nel mondo, dove la giungla burocratica ostacola l’attività  d’impresa e tiene lontani i capitali d’investimento esteri, dove il lavoro è   peggio   remunerato e meno produttivo che altrove, dove le infrastrutture (viarie, portuali e telematiche) sono insufficienti, dove non sono avvenute liberalizzazioni (se non nelle telecomunicazioni) ma solo privatizzazioni di monopoli pubblici per fare cassa e non per   aprire il mercato dei servizi alla concorrenza, dove la mobilità  sociale è in discesa, dove la natalità  è tra le più basse d’Europa, dove i livelli di corruzione di politici e dirigenti pubblici sono preoccupanti, dove prospera una gigantesca economia in nero che non si traduce in ricchezza sociale, dove la criminalità  organizzata esercita il suo potere di ricatto su vaste aree del Sud e inquina l’economia legale.
L’elenco sarebbe ancora lungo, ma è bene fermarsi qui perchè quanto detto è sufficiente a far capire che la ricreazione è finita e che non ci sono più scuse per la politica del giorno per giorno, del circo mediatico, della rissa permanente.
Una grande lezione è venuta recentemente   dal caso Mirafiori, che ha dimostrato quanto   le forze dell’economia e del lavoro siano comunque vive nel nostro Paese.
Però, chiunque pretendesse di strumentalizzare politicamente un simile risultato compirebbe un’operazione arbitraria.
Perchè la politica ha fatto assai poco per creare le condizioni generali — quindi non solo a Torino, ma in tante altre parti d’Italia — per rendere convenienti   gli   investimenti di capitale nel   nostro territorio.
Occorre passare dalle enunciazioni ai fatti   non in nome della ormai frustra retorica del “fare”, ma sulla base di una grande   idea dell’Italia prossima ventura.
L’obiettivo deve essere un Progetto di Italia per il 2020, il progetto di realizzare riforme che cambino profondamente il volto del nostro Paese nel giro di qualche anno, liberando le energie della società  e offrendo concrete opportunità    di affermazione   ai giovani, ai lavoratori, agli imprenditori.     Poichè non ci saranno prove d’appello, occorre riscrivere subito l’agenda della politica e fissare gli   appuntamenti chiave, quelli più urgenti.
Al primo posto   dovranno comparire   la crescita economica e il futuro dei   giovani, insieme con le riforme istituzionali e la necessità  di superare il divario tra Nord e Sud.
Essenziale, per quanto riguarda la crescita, è ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese cominciando a lavorare per una riforma tributaria all’insegna della riduzione e della rimodulazione delle aliquote. Parallelamente, sarà  necessario aumentare la competitività  del sistema attraverso l’aumento della produttività  del lavoro e dell’impresa, il sostegno all’internazionalizzazione delle aziende e all’innovazione dei processi produttivi, il disboscamento della giungla burocratica e la riforma del processo civile, l’accesso al credito per le piccole e medie imprese, l’incremento delle risorse da destinare alla ricerca, all’università  e all’istruzione.
Tutto ciò mentre dovranno   essere realizzati gli obiettivi, necessariamente a più lunga scadenza, dell’ammodernamento infrastrutturale, a partire dalla differenziazione delle fonti energetiche.
Per quanto invece riguarda i giovani, al netto dei benefici che potranno arrivare dagli auspicabili maggiori investimenti in istruzione e ricerca, bisognerà  costruire un sistema di flessibilità  positiva che combatta la vergogna della precarietà  unita ai bassi salari e realizzare un collegamento più stretto tra scuola, università , e mondo del lavoro.
Occorre anche favorire l’intraprendenza dei giovani attraverso un fondo di garanzia pubblico per spingere le banche a finanziare i ragazzi che vogliano frequentare un master all’estero, aprire un’impresa, acquistare una casa.
Indipendentemente dalle misure che potranno essere varate nel concreto, il principio da affermare è che la questione- giovani è una delle questioni strategiche dell’Italia e che tra dieci anni — quando i ragazzi di oggi saranno adulti- dovranno poter vivere in una società  che pone realmente il merito tra i suoi valori centrali.
È una rivoluzione etica e culturale molto più profonda e decisiva di quello che comunemente si pensa.
È bene a questo punto avvertire che   sono poche le riforme a costo zero.
È quindi chiaro che occorrerà    spostare risorse da un settore a un altro, tagliare rami di spesa improduttivi, mettere in discussione rendite consolidate. È anche chiaro che, quello riformatore, non sarà  un processo indolore perchè   ci sarà  chi nell’immediato ci guadagnerà  e chi nell’immediato ci perderà .   Però deve essere altrettanto chiaro che i sacrifici di un Paese non si decidono sulla base di un criterio meramente ragionieristico ma eminentemente politico.
Criterio politico vuol dire trovare un accordo ampio e solido   tra partiti, forze sociali, imprenditoriali, sindacali per stabilire gli obiettivi strategici, e cominciare subito a inserirli nell’agenda di Italia 2020 stabilendo le priorità  necessarie con equità  e giustizia.
Rimboccarsi le maniche?
Alcuni sicuramente diranno “ma chi ce lo fa fare?”, memori forse dei tempi in cui Andreotti diceva «tanto in Italia tutto s’aggiusta» e Craxi affermava «la nave va».
Mi dispiace per lorsignori, ma quei tempi non torneranno più, nel bene e nel male.
In conclusione: qual è il rischio di continuare a ripetere “tutto bene Madama la Marchesa”?
È quello di   fare la fine della rana nella pentola.
Questa metafora,   rilanciata in un recente pamphlet dallo scrittore Olivier Clerc, s’adatta assai bene all’Italia dominata   da una politica minimalista e di corto respiro. «Una rana, immersa in una pentola d’acqua che si riscalda molto lentamente, all’inizio si trova bene, ma quando l’acqua comincia a scottare non ha più le forze per saltare fuori».
La morale della favola è semplice: non c’è alternativa a una politica ambiziosa e profondamente riformatrice.

Gianfranco Fini
(da “Charta Minuta“)

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“LE PROSSIME ELEZIONI? UN REFERENDUM CONTRO BERLUSCONI AL COLLE”

Febbraio 10th, 2011 Riccardo Fucile

INTERVISTA A FILIPPO ROSSI DI FAREFUTURO WEB: “IN TRINCEA CONTRO QUESTA IPOTESI, ANCHE CON BERSANI”…”LA PROSTITUZIONE PIU’ GRAVE CUI STIAMO ASSISTENDO E’ QUELLA INTELLETTUALE”…”NEL 1945 PER RIMETTERE INSIEME L’ITALIA SI UNIRONO NELLO SFORZO MONARCHICI E STALINISTI”

Intellettuali in subbuglio dentro Futuro e libertà ?

Filippo Rossi prende un respiro lungo, mi guarda: “Senti, tutte le obiezioni sono interessanti, e io voglio che restino dentro tutti, ma, detto questo, il futuro del paese, la battaglia più importante della politica italiana, non si decide per un nome in più o in meno”.
Vado a intervistare il direttore di FareFuturo web magazine, per puro caso, nel giorno in cui esce il libro del suo gemello Luciano Lanna (l’ultimo nuovo manifesto intellettuale del “finismo”) e in cui Sofia Ventura e Alessandro Campi lanciano segnali di grande dissenso con la linea del leader: “Bisogna dire più cose di destra”, attacca la politologa, “Bisogna avere una linea chiara, senza tentennamenti” dice lui.
Iniziamo da una domanda scomoda, togliamoci il dente…
Cioè?
Per Fli sono i vagiti di una nascita o i sussulti di un terremoto mortale?
Certo, noi giornalisti viviamo in un circo virtuale che a volte può stupire.
Mi stai criticando in modo molto elegante?
Non ce l’ho solo con te: ma Fli inizia il suo congresso fondativo venerdì, mi pare presto per stilare il certificato di morte!
Se l’uomo che si vantava di aver trovato il nome del partito forse va via…
Parli di Barbareschi? Non so se se ne sia andato. So che – lo dico con il massimo rispetto – il progetto di questo movimento non nasce o muore se lui c’è o meno.
Vi stanno spolpando deputato per deputato, lo neghi?
No, anzi. È dall’estate scorsa che ogni giorno veniamo colpiti dai tentativi di corruzione o da quella che giustamente Saviano chiama la fabbrica del fango…
Ci siete abituati, intendi?
Non ci si abitua mai. Ma sappiamo che si deve sopravvivere.
Al vostro ex alleato…
Lo so che su questo i blogger de Il Fatto mi sparano addosso. Bè, non ho motivi di negare che qualcuno, Montanelli, si accorse dove andava Berlusconi nel 1994. Io me ne sono accorto molto tardi. E l’ho scritto.
Quando?
Per tutti c’è un momento di non ritorno: per me è stato quando la sera di Eluana Englaro qualcuno ha detto: ‘Assassino’ al papà  di Eluana. Lì ho capito che per ideologia politica si poteva pensare di fare qualsiasi cosa.
Non siete ancora nati, già  dovete dimostrare di esser vivi.
Guarda ribalto questo assunto. Nell’ultimo voto senza il Pdl, nel 2006, Forza Italia era al 23.6. È Berlusconi che deve dimostrare di essere ancora lì.
Per te non c’è più?
Per me sono sotto.
La Ventura era la tua musa. Credi a quel che dice?
Io vedo il dramma degli orfani del bipolarismo. Per i politologi è un vero problema…
Per te no?
Per nulla. Il prossimo voto è, al di là  delle politiche, un referendum: decide se Berlusconi sarà  o meno il prossimo presidente della Repubblica.
Dici?
È matematico. È questa la battaglia, la trincea. Che dovrei fare per accontentare Sofia? Due dichiarazioni al dì contro Bersani?
Se siete di destra…
Nel 1945, per rimettere in piedi l’Italia si misero insieme i monarchici e gli stalinisti: c’è meno distanza fra me e Bersani, a occhio e croce.
Tu sei per il “Ttb”, “tutti contro Berlusconi”?
Questa è una decisione che spetta ai politici, io non lo sono. Però è una eventualità  da prendere in considerazione.
Ma esiste davvero una destra anti-berlusconiana?
Io ricevo ogni giorno decine di mail di gente di destra che chiede a Fli di chiudere la decadenza del Cavaliere. I sondaggi dicono la stessa cosa.
Siete al 4% o all’8%?
Non mi interessa dare numeri. Vedi, credo che Fli abbia una funzione storica: di ridare dignità  all’idea di destra, che in Italia è stata infangata da Berlusconi… Cosa c’è di più patriottico?
E quindi?
Su questo si decide se Futuro e libertà  ha un ruolo.
Si dice: Fini è stato troppo estremista.
Invece io lo ringrazio per il coraggio che ha avuto.
Altri dicono: è stato troppo prudente.
È facile giudicare le scelte sbagliate a battaglia persa. Gli errori non si possono negare. Ma con quello che sappiamo oggi dico: meno male che quella battaglia è stata fatta.
Attacchi il Cavaliere da posizioni moralistiche?
Non lo sono mai stato, quindi non posso. Non posso non combattere la prostituzione che sta producendo.
Le ragazze dell’Olgettina…
No, guarda: per me è più grave la prostituzione intellettuale di chi ha stipendi e seggi.
Cosa pensi delle veline?
Mi colpiscono due cose che molti non hanno sottolineato. La prima: sono tutte famiglie povere. E poi: la disperata ambizione di alcune di loro.
Cioè?
Ci sono famiglie a cui puoi cambiare vita: tua madre vuole la casa, tuo padre vuole i soldi… Quanti di noi avrebbero detto: mi vendo per chi amo?
Ma il potere non ha sempre questo potere…
Dici? Io penso che questa è la miscela del berlusconismo: può cambiare le vite, può comprare tutto, somma i poteri di Stato, della tv e di azienda, unico pacchetto chiavi in mano.
Esempio?
Cosa dovrebbe rispondere una minorenne sottoproletaria che si sogna velina ed è chiamata dal premier?
Non oso rispondere…
No, lo voglio dire bene: è questo il vero potere corruttivo di Berlusconi. In questo è davvero maestro. Il grande corruttore.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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