Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
MARTEDI IL BANCO DI PROVA SUL FEDERALISMO FISCALE, DA APPROVARE ENTRO IL 28 GENNAIO… A RISCHIO ANCHE IL DECRETO MILLEPROROGHE: GLI EQUILIBRI SONO TALMENTE PRECARI CHE BASTA UNA MODIFICA PER FAR SALTARE IL BANCO DI TREMONTI
Il primo banco di prova sarà martedì prossimo, quando si riunirà l’ufficio di presidenza della Commissione sul federalismo fiscale.
Per la Lega e Giulio Tremonti quello è il momento in cui si inizierà a capire che 2011 attende il governo.
Se, grazie alla pervicacia del premier, si può proseguire senza troppi intoppi o se invece, come temono i vertici del Carroccio, bisognerà prendere atto che la maggioranza resta in affanno e non ha i numeri per governare. Il ragionamento dello stato maggiore leghista è tutto qui: il problema non è avere una maggioranza risicata in aula, dove con il gioco delle assenze la sopravvivenza è più semplice, ma le commissioni parlamentari.
La tabella di marcia dice che il decreto sul fisco municipale, uno dei più importanti dell’intero pacchetto federalista, deve essere approvato entro il 28 di questo mese.
Nella commissione bicamerale il Pdl può contare su 11 voti, ai quali vanno aggiunti i tre leghisti e ora, dopo aver strappato una serie di concessioni per la Provincia autonoma di Bolzano, anche su Helga Thaler dell’Svp. All’opposizione, o comunque su posizioni critiche, ci sono dieci fra deputati e senatori del Pd, due dell’Udc, un componente di Idv, Fli e Api di Rutelli. Risultato: quindici a quindici.
Per fare la differenza basterebbe il solo Mario Baldassarri del Fli.
Il governo, almeno formalmente, potrebbe tirare dritto per la sua strada: la delega parlamentare che regola l’iter del federalismo non gli impedisce di farlo.
Una volta finito in minoranza, basterebbe presentare relazione motivata alle Camere.
Ma si tratta di una strada politicamente rischiosa: il Pd potrebbe ad esempio sollevare il problema in aula con una mozione.
Non è dunque un caso se i rumors parlamentari raccontano di un pesante pressing del governo su Baldassarri per ottenere almeno la sua astensione: poichè nella Commissione si applicano le regole della Camera, il voto del professore finiano verrebbe conteggiato come un sì.
«La prossima settimana incontrerò Calderoli e faremo il punto», risponde sibillino Baldassarri.
Un possibile terreno di trattativa sono le modalità di introduzione della cedolare secca sugli affitti: il finiano non è soddisfatto della soluzione del governo e chiede lo stralcio per riscrivere la norma.
Più di quelli della Bicamerale, a preoccupare Giulio Tremonti sono i numeri della commissione Bilancio della Camera.
A fine mese di lì passerà il decreto milleproroghe.
La maggioranza può contare su 24 voti: 17 del Pdl, 5 leghisti, più i transfughi Giampiero Catone e Bruno Cesario.
Il Pd ha 15 componenti, l’Idv due. Se a questi ultimi si aggiungessero i sette voti del cosiddetto «terzo polo» (3 del Fli, due dell’Udc, uno rispettivamente di Api e Mpa), siamo di nuovo al pareggio: 24 a 24.
Per mettere il provvedimento nel tritacarne basta un emendamento che trovi l’assenso anche di un solo deputato della maggioranza.
Di pretesti ne potrebbero sorgere a bizzeffe: per aumentare i fondi alla cultura oppure, come reclama il ministro Alfano, per far funzionare i sistemi informatici del ministero della Giustizia.
Nella maggioranza c’è chi vorrebbe riproporre la questione editoria, poichè nel testo apparso in Gazzetta i fondi a disposizione sono meno di quanto promesso.
Il ministro dell’Economia sarà ancora una volta stretto fra i vincoli di bilancio e le mille questioni che gli porranno i deputati.
Al Senato dove l’iter inizia il 12 gennaio, la maggioranza parte però con un voto di vantaggio: il Pdl ha 11 senatori, la Lega due. Il Pd ha otto componenti, altri quattro sono del terzo polo.
E’ probabile che il governo cerchi un accordo in Commissione sin dal Senato, così da blindare l’iter della Camera ed evitare ogni rischio.
Alessandro Barbera
(da “la Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, economia, emergenza, federalismo, Futuro e Libertà, governo, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Gennaio 4th, 2011 Riccardo Fucile
“SUI TEMI ETICI OGNUNO RISPONDE ALLA PROPRIA COSCIENZA”…”UN PASSO INDIETRO DI BONDI SAREBE OPPORTUNO”…”ASPETTIAMO L’ESPLOSIONE DI QUESTO CENTRODESTRA ESTREMISTA A TRAZIONE LEGHISTA”
E’ il momento dei conti.
Nervi saldi, maggior equilibrismo, attenzione alle sfumature: ora i gruppi parlamentari valuteranno la propria forza su temi specifici. Ostici.
Fine vita, legge elettorale, mozione contro il ministro Sandro Bondi, aborto, alcuni degli scogli.
In mezzo, sempre la Chiesa (“Che deve influenzare, ma senza fare pressioni”, spiega Italo Bocchino). Qualcuno rischia grosso. A partire da Futuro e Libertà , ancora alle prese con lo schiaffone del 14 dicembre scorso, quando tre deputati gli hanno girato le spalle.
Onorevole Bocchino, partiamo dal fine vita…
In tutti i partiti è una questione rimessa alla coscienza dei singoli, sarebbe grave se un tema così importante venisse utilizzato come strumento per far nascere divisioni interne.
Divisioni che in Fli esistono.
Se lei prende il Pdl, troverà anche quella di un Matteoli laico contro un Gasparri cattolico.
Qual è la sua?
Trovare un equilibrio che rispetti la laicità dello Stato e allo stesso tempo la nostra cultura cattolica.
Andiamo al concreto: l’avrebbe staccata la spina a Eluana Englaro?
No. Nel mio testamento biologico chiederò l’accanimento terapeutico, però rispetto chi decide il contrario: la laicità sta proprio in questo. Mio padre, ad esempio, volle che a un certo punto ci si fermasse.
Parliamo di aborto: in Lombardia Formigoni è stato condannato da Tar per “eccessive restrizioni”
La situazione è complicata: sono un anti-abortista convinto e anche un po’ estremista. In Italia bisognerebbe fare una sorta di tagliando alla 194, una legge nata per tutelare la vita e che è diventata uno strumento di interruzione di gravidanza post-rapporto. Anche se adesso non c’è la possibilità , in Parlamento, di intervenire in maniera laica. Insomma, si aprirebbe uno scontro epocale.
Meglio lasciare tutto cosi?
Temo di sì.
E su Formigoni?
Ribadisco: i cambiamenti devono avvenire per la via maestra, quella parlamentare e non negli escamotage delle attuazioni da parte delle regioni.
Quindi Formigoni ha sbagliato?
Prescindo dal fatto e dal merito. Mi limito al metodo.
Legge elettorale: quale vorrebbe?
Non deve mai essere un dogma ma uno strumento. Detto questo, è chiaro che quella che abbiamo non va bene, l’abbiamo applicata due volte e altrettante è andata in crisi. Il Mattarellum ha dimostrato ben altro, con due legislature di cinque anni.
Quindi?
È fondamentale farla insieme. L’unico problema è su quale modello trovare la convergenza.
Ma lei cosa preferirebbe?
Non è importante, certo il ritorno al Mattarellum non mi convince molto. Oppure si potrebbe lasciare la legge attuale, con due modifiche: il premio di maggioranza solo oltre il 45% e di far eleggere almeno la metà dei parlamentari nei collegi.
Mozione-Bondi: voterà per le sue dimissioni?
Decideremo insieme a tutta la nuova coalizione, ma il mio giudizio è lo stesso emerso dal sondaggio dei Club della Libertà .
Di un passo indietro…
Esatto, sarebbe opportuno.
Oltre al ministro della Cultura, c’è qualche altro esponente del governo che dovrebbe lasciare?
Non faccio valutazioni personali.
Neanche sulla Brambilla?
No, no, non voglio entrarci. Quella di Bondi è una questioni politica perchè c’è una mozione all’ordine del giorno. Mentre mi tengo fuori dalle questioni personali.
Bè, le inchieste de “il Fatto” sul ministro del Turismo denunciano ben altro.
Deve essere valutato dai giusti soggetti. Certo non sono episodi edificanti.
Crede ancora nell’anti-berlusconismo?
Credo non possa essere la nostra missione: il problema non può essere lui, la questione è quella di costruire.
Tornasse indietro, rifarebbe quell’incontro con il premier poco prima del voto?
Prima di una rottura bisogna verificare tutte le strade.
Quindi non è stato un errore?
Gli errori non si giudicano a caldo, ci vuole il tempo medio e lungo.
È passato un mesetto…
È ancora poco.
Bene, ampliamo la prospettiva temporale: un errore fatto in questi sei mesi?
Non le so dire, non è facile: è stato un periodo talmente concitato. Credo che l’errore di fondo, di tutti, sia stato quello di non generare un dialogo virtuoso all’interno del Pdl. E lì è nato il cortocircuito.
Questo è un Bocchino inedito, meno falco e più colomba: tutto questo perchè è stato indicato come tra i più odiati dentro a Fli?
Non sono odiato, nel caso si può sempre verificare dentro l’assemblea del gruppo, oppure chiedere un congresso e votare. Non c’è problema.
Dopo i tre deputati persi il 14, teme altre fuoriuscite?
Non penso, ma il nostro progetto va oltre la conta. Noi aspettiamo solo l’esplosione di questo centrodestra estremista a trazione leghista.
In questa intervista ha parlato spesso di valori laici: c’è una Chiesa troppo presente nel dibattito politico?
Sono molto rispettoso delle posizioni, sono cattolico ma non praticante. Al di là di questo c’è sicuramente una forte influenza della Chiesa, bisogna fare in modo che questa influenza abbia il giusto peso, senza mai sconfinare nella pressione. È inaccettabile per uno stato laico.
Questione di fede?
Purtroppo la fede non si sceglie, si incontra.
Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Brambilla, Costume, destra, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
TREMONTI NON FINANZIA LA RIFORMA FISCALE PERCHE’, D’ACCORDO CON LA LEGA, VUOLE TENERSI I QUATTRINI PER IL FEDERALISMO FISCALE… VUOLE LE ELEZIONI, D’INTESA CON LA LEGA, PER POI, DI FRONTE A UNA SCONFITTA DEL PDL, GUIDARE UNA GRANDE COALIZIONE E FAR FUORI BERLUSCONI
Per il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, il premier si trova “in trappola”. 
In un’intervista a “la Repubblica”, l’esponente dei finiani spiega, che Berlusconi si trova stretto tra la minaccia di voto anticipato dell’asse Bossi-Tremonti e “l’inutile accanimento terapeutico” su una maggioranza difficile da allargare.
Ma al presidente del Consiglio i finiani offrono una via d’uscita: “Siede al tavolo, accetti l’appello alla responsabilita’ e metta a punto un patto di legislatura con 3-4 riforme fondamentali per il paese”.
Bocchino spiega che “abbiamo rescisso il cordone ombelicale che ci legava a un partito che avevamo co-fondato per renderlo un grande partito moderato. Ci siamo ritrovati su un vagone estremista, con la Lega a fare da locomotiva. Ora siamo oltre, a febbraio lanceremo un grande progetto per l’Italia. Proporremo un patto repubblicano per chi ha davvero a cuore le sorti del Paese”.
La “nuova coalizione”, secondo il capogruppo di Fli, “votera’ sempre unita”, come nel caso della riforma sul federalismo che, pero’, “se consentira’ di ridurre gli sprechi, bene, ma se rischia di dividere il Paese allora lo facciano da soli, se ne sono capaci”.
Bocchino spiega, inoltre, che “proponiamo al presidente del Consiglio di trasformare una sommatoria di debolezze in un’occasione di rilancio per l’Italia”, attraverso una serie di riforme: “quella sul mercato del lavoro, la riforma fiscale, inevitabile inserire la riforma elettorale. Infine una grande riforma centrata sui giovani”.
Secondo Bocchino i leghisti “alzano il tono per spaventare Berlusconi, ottenere la riforma, l’unica che interessa loro e poi andare al voto”.
Inoltre, “la conflittualita’ tra il premier e il ministro e’ evidente.
La riforma del fisco e’ nelle mani del solo Tremonti, il quale pero’ ha altri disegni, d’intesa con Bossi: vuole andare al voto.
Perche’ alle elezioni la Lega vincerebbe, il Pdl uscirebbe a pezzi e il risultato sarebbe due maggioranze diverse tra Camera e Senato”.
La soluzione possibile?
“Andiamo dritti verso una soluzione alla tedesca. E chi meglio di Tremonti — conclude — potra’ guidare un governo di grande coalizione?”.
argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, economia, elezioni, emergenza, federalismo, Futuro e Libertà, governo, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »
Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
“NELLE CONTINUE BRUTTE FIGURE DELL’ITALIA IN POLITICA ESTERA, LA COLPA E’ ANCHE DI FRATTINI”… “LA LORO INCAPACITA’ E’ PALESE PER IL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO”… “FRATTINI SI DISTINGUE SOLO PER DICHIARAZIONI QUALUNQUISTE, FA RIMPIANGERE ANDREOTTI”
Non è un gas. Neanche un oleodotto, un programma tv, una macchina da lanciare sul
mercato o una linea di yacht di lusso.
No, per Silvio Berlusconi, Cesare Battisti non incarna alcun interesse economico diretto, da trattare con Putin o Gheddafi.
È “solo” politica “e in questi casi l’attenzione estera di Berlusconi diventa scarsa”.
Battisti, forse, non rientra nelle sue strategie…
Già , è così. Sta di fatto che non è stata tenuta in minima considerazione la posizione dell’Italia rispetto all’estradizione: significa che nonostante i rapporti commerciali tra nazioni siano buoni, quelli politici e diplomatici lo sono meno.
Ovvero?
Che sia il premier che il ministro degli Esteri sono poco autorevoli.
Altre volte ha riscontrato questa poca autorevolezza? Certo, con Putin, sembra tutta un’altra intesa…
Sì, è così, Berlusconi è molto bravo solo quando si deve rapportare con nazioni a lui vicine sul piano imprenditoriale. In quanto ad attività politica, pura, è un disastro.
A cosa si riferisce, in particolare?
In primis alla questione mediorientale, ai rapporti tra Israele e palestinesi: quasi quasi sono costretto a rimpiangere l’azione diplomatica della Prima Repubblica, quella di Andreotti e Craxi. Perlomeno, loro avevano un’idea, capivano la necessità di tutelare ambo le parti.
Ma al premier manca una visione globale, o interviene solo in presenza di un interesse personale?
Tutti e due. Però, attenzione: questa assenza dai grandi scenari dipende anche da un ministro che si fa notare solo per delle dichiarazioni scontate e qualunquiste. In quanto a iniziative: nulla, il vuoto assoluto nello scacchiere geopolitico internazionale.
Come giudica il Battisti-uomo?
Ho un fortissimo rispetto per la normativa che riguarda i rifugiati politici, ma non ho alcuna stima per Battisti, in particolar modo per gli atteggiamenti che ha tenuto sia sul piano processuale, che dopo. Quindi ho tifato apertamente per la sua estradizione, anche perchè le vittime reclamano giustizia. Eppoi, vista la sua storia…
A che cosa allude?
Non gli riconosco alcun alibi da rifugiato politico: non ha neanche la dignità del leader, si evita solo di non fargli fare i giusti conti con la giustizia.
Si spieghi meglio: tra i vecchi brigatisti, chi contrappone a Battisti?
Sicuramente Curcio: lui è un capo politico. Ha passato un numero smisurato di anni in carcere e non ha mai materialmente ucciso nessuno. Però ha guidato un “processo”, ovviamente da condannare, di lotta armata.
Con la questione-Battisti, come ne esce la nostra immagine internazionale?
Siamo in caduta libera, ma non da adesso.
Altri esempi?
Di certo il “bunga bunga” e la spazzatura in Campania. Vede, poi, c’è un fatto…
Quale?
Alla carenza di immagine, corrisponde anche la realtà dei fatti: una fotografia drammatica dell’Italia.
Qual è la vicenda che ultimamente l’ha fatta più vergognare?
Ma da parte di chi?
A lei la scelta…
Mmmmmm, c’è ampio spazio…
Quindi?
Va bene, allora dico Gasparri e la sua dichiarazione rispetto agli arresti preventivi per i ragazzi pronti a scendere in piazza: non capisco come si può arrivare a concepire un’idea simile.
Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, criminalità, denuncia, destra, economia, emergenza, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »
Gennaio 1st, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO NON HANNO NULLA A CHE FARE CON QUELLA CATEGORIA POLITICA, MA MOLTO HANNO A CHE SPARTIRE CON IL “PUTINISMO”… DI DARE SENSO ALLA PAROLA, CON RITARDO, SI INCARICHERA’ FINI… L’ANALISI DI PAOLO FLORES D’ARCAIS
Per abitudine e forza d’inerzia parliamo di “destra” anche in Italia, benchè una tale forza politica, nel senso europeo del termine, da noi non esista proprio. “Destra” ha voluto dire, dalla fine della guerra ad oggi, Churchill e De Gaulle, Thatcher e Chirac, e in Germania una tradizione che va da Adenauer a Kohl e infine ad Angela Merkel (il “centro” non esiste).
C’è qualche traccia dei valori e dei comportamenti di queste personalità che si possa individuare in Silvio Berlusconi e nei suoi quasi vent’anni di attività politica?
Neppure col microscopio a scansione elettronica.
“Destra” in Europa ha significato e significa partiti di orientamento liberal-conservatore che insistono fin quasi all’ossessione sul senso dello Stato e delle istituzioni, sull’unità della Nazione (sempre maiuscola), sulla riaffermazione intransigente e addirittura punitiva della legalità (che cosa c’è di più giustizia-lista della politica che sbandiera “law and order”?).
In campo economico le posizioni sono più variegate, dal liberismo “duro e puro” della signora Thatcher ai corposi innesti di solidarismo della Cdu, fino al vero e proprio cotè sociale e spesso statali-sta del gollismo, ma comune è l’ostilità di principio ai monopoli privati (abc ovvio e intrattabile di ogni liberismo).
È perciò evidente che Berlusconi e il berlusconismo nulla hanno a che fare con la destra nel senso europeo del termine.
Il progetto di Berlusconi è — fin dall’inizio — quello di un regime che cancelli la divisione dei poteri, che umili l’autonomia dei magistrati nell’obbedienza al potere politico, che instauri un rapporto di dipendenza plebiscitaria tra “il popolo” e il leader, che riduca a mero simulacro la libertà di informazione, che consenta al capo e alle sue cricche di “fare” senza più controlli e contrappesi di alcun genere. Per questo, da anni, sosteniamo che la sostanza del berlusconismo è il putinismo.
Per chiunque avesse “orecchie da intendere” era impossibile non accorgersene, fin dal giorno della nefasta “discesa in campo”.
Chi blatera di una scommessa/promessa di “rivoluzione liberale” da parte di Berlusconi, che sarebbe poi fallita o dimenticata/tradita (specialisti sommi di questo genere letterario i Galli della Loggia e gli Ostellino), semplicemente non ha voluto vedere quello che Berlusconi con i suoi comportamenti, e con infinite “voci dal sen fuggite”, squadernava fin dalle origini della sua avventura: una insopprimibile vocazione al regime padronale delle istituzioni, della cosa pubblica, della politica.
Su Berlusconi “liberale” era impossibile sbagliarsi, tanto erano sfacciate ed esibite le sue intenzioni anti-costituzionali.
Ipotizzando buonafede in chi ha voluto per anni spacciare una ridicola leggenda, si scadrebbe in quanto di più offensivo: rimproverare a corifei e cheerleader un’inguaribile cecità , una ciclopica stupidità .
Il Gianfranco Fini che ora definitivamente rompe con Berlusconi rappresenta esattamente il progetto di dar vita in Italia a una destra conservatrice di stampo europeo.
La sua decisione è maturata in lunghi anni. Troppi, certamente.
Ma Fini e il pugno di dirigenti che lo hanno seguito venivano dal fascismo, è bene non dimenticarlo, e una conversione autentica dagli “eia eia alalà ” alla democrazia liberale non avviene con la rapidità di una caduta da cavallo sulla via di Damasco.
Del resto, proprio qui sta la spiegazione dei (troppi) anni nei quali Fini ha fatto da spalla guardiaspalla e protesi alla costruzione del regime putiniano di Berlusconi. Fini deve a Berlusconi un rapidissimo “sdoganamento” (il Pci per ottenerlo parzialmente, e benchè fosse co-fondatore a pieno titolo della Repubblica italiana, ha dovuto penare per una quarantina d’anni, dopo la destalinizzazione), la sua legittimazione è stata perciò (troppo) a lungo sotto sequestro (volontario) nella cassaforte di Arcore.
Fini può ora farcela?
La destra di conio europeo che ha in mente può avere successo?
Con Berlusconi ogni conflitto è a somma zero, anche questo lo ripetiamo inutilmente da anni.
I compromessi non sono possibili, o lo si manda a casa (il posto adeguato in effetti sarebbe la galera) o si viene schiacciati.
La condizione “sine qua non” per una destra europea è perciò lo smantellamento integrale del berlusconismo, cioè la liberazione dell’Italia delle macerie morali, culturali, sociali e istituzionali nelle quali Berlusconi e le sue cricche l’hanno ridotta.
Berlusconi, contro Fini, ha dalla sua non solo una potenza di fuoco corruttiva gigantesca ma anche quasi l’intero passato della storia d’Italia.
La mancanza di una società civile autonoma: una imprenditoria “parassitaria”, una borghesia che “adegua il merito all’intrigo” e manifesta una “psicologia primitiva, da corsari e da speculatori schiavisti” che produce “un’epoca di corruzione e di decadenza nei costumi”, come stigmatizzava il liberale Piero Gobetti, che non a caso la “rivoluzione liberale” (quella vera) l’affidava all’alleanza con i consigli operai sostenuti da Gramsci.
Tanto più difficile costruirla oggi, una destra liberale in Italia, quando le tradizionali destre europee sembrano sempre meno immunizzate dalle sirene autoritario-populiste e dai compromessi con un kombinat di affarismo speculativo, di finanza drogata (e inquinata dal riciclaggio), di razzismo soft (e talvolta hard), di ostilità per il libero giornalismo e di “non olet” verso le mafie. Dalla sua Fini ha però il collasso nel quale Berlusconi sta precipitando il paese, i livelli da terzo mondo del tasso corruttivo, della disinformazione, dell’incultura di massa, che già hanno innescato la decadenza economica.
Peccato che in questo scontro manchi ancora la sinistra.
Paolo Flores D’Arcais
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, destra, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Lavoro, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
PERSINO A DETTA DEL VIMINALE QUELLA DI BELPIETRO E’ UNA PATACCA… BOCCHINO DENUNCIA “IL GIORNALE” PER STALKING… SI VUOLE COLPIRE IL TERZO POLO PER RIPORTARE CASINI VERSO BERLUSCONI
“La macchina del fango si è rimessa in moto, ormai hanno superato ogni limite”.
In partenza per le vacanze, Fini viene colpito a freddo dalla prima pagina di “Libero”.
Al di là di una scontata querela per diffamazione, la reazione del presidente della Camera è di grande fastidio per una “notizia demenziale” e filtra la sua preoccupazione per quello che ancora potranno “inventarsi” la coppia Feltri-Belpietro: “Se qualsiasi fandonia, pur di attaccarmi, viene pubblicata senza verificare nulla, cos’altro faranno uscire?”.
Che di una fandonia, anzi di una patacca, si tratti, sono convinti del resto anche al Viminale, dove non viene dato peso alla notizia pubblicata dal quotidiano.
Secondo Fini la staffetta Feltri-Belpietro è funzionale proprio al disegno di colpire gli avversari politici di Berlusconi.
Senza più l’impaccio di poter riferire direttamente al premier la regia politico-editoriale degli attacchi.
Dentro Fli qualcuno già pensa di sfidare Belpietro a rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi, per dimostrare quanta parte delle entrate del direttore sia dovuta a Mediaset (dove conduce la trasmissione Mattino Cinque) e quanto invece a Libero.
La certezza di Fini è che gli attacchi provengano da Arcore e che sia Silvio l’ispiratore della strategia.
Non è un caso che Della Vedova rispoveri il conflitto di interessi.
Italo Bocchino intende invece denunciare per stalking la direzione de “il Giornale”: “lo stalking non va riferito solo alle molestie sessuali, ma è un reato che riguarda una persecuzione frutto di molestie insistenti che generano ansia nelle vittime: è il caso mio e di mia moglie”.
E tramite l’avvocato, Bocchino annuncia: “stavolta mi voglio divertire, chiederò alla Procura di Milano di verificare la responsabilità dell’editore occulto, Silvio Berlscuoni, negli attacchi alla mia persona. Hanno violato il mio diritto alla libertà di pensiero e la libertà d’impresa di mia moglie”.
Quanto alle notizie pubblicate su “Libero” Bocchino commenta: “Lasciamo perdere la storia dell’attentato che fa soltanto ridere, ma pensare che Fini possa andare con una prostituta è ridicolo. Se è vero io mi faccio prete. Ma andiamo! La terza carica dello Stato che si infila in un portone e pensa di passare inosservato. E gli uomini della scorta? E la prefettura?”.
Nei commenti dei finiani, prevale una lettura politica degli eventi.
Certo, c’è la pressione crescente su Fini per indurlo alle dimissioni da presidente della Camera.
E qualcuno ricorda che un anno fa il premier accennò a “cinque” motivi per cui Fini avrebbe dovuto lasciare quella carica,
Sapeva forse il premier del contenuto dell’articolo?
Inoltre c’è la sensazione che si possa puntare a un obiettivo più ambizioso: colpire il Terzo polo”, puntando a indebolire uno dei due leader del raggruppamento, per poi riportare Casini vicino al governo.
E Briguglio sostiene apertamente che la nascita del terzo Polo sarà acccompagnata dai dossieraggi della stampa padronale.
argomento: Attentato, Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | 1 Commento »
Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
“ATTENTATO A FINI AD ANDRIA? NON ESISTE ALCUN APPUNTAMENTO CON IL PRESIDENTE DELLA CAMERA”: PDL E FLI SMENTISCONO “LIBERO”…STUPORE E INDIGNAZIONE PER AVER ACCOSTATO IL NOME DELLA CITTA’ A UN IPOTETICO EPISODIO CRIMINOSO… LA DIA DI BARI CONVOCHERA’ BELPIETRO PERCHE’ FACCIA IL NOME DEI SUOI PRESUNTI INFORMATORI
“Più che un fatto serio mi sembra la stravaganza di un mitomane”. 
Non usa mezzi termini l’europarlamentare di Bisceglie del Pdl Sergio Silvestris nel commentare la notizia, riportata nell’editoriale del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro, secondo la quale qualcuno avrebbe dovuto preparare un attentato al presidente della Camera Gianfranco Fini durante una sua visita ad Andria nella prossima primavera.
Il popolo della libertà fa quadrato intorno al leader Berlusconi chiamato in causa nel pezzo perchè secondo quanto riportato nell’articolo chi vorrebbe colpire Fini “si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro”.
E il prezzo, riporta Libero, comprenderebbe “il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio”.
Silvestris dice che “non è possibile accettare che la dialettica politica, pur segnata da asprezze e contraddizioni, sfoci in atti criminali”.
Interdetto il sindaco di Andria Nicola Giorgino, anche lui esponente del Pdl, che parla di “una boutade, un fatto del tutto inverosimile” spiegando che “non è previsto alcun arrivo di Fini ad Andria in primavera”.
Gli fa eco il presidente del consiglio comunale di Andria, nonchè consigliere regionale del Pdl Nino Marmo il quale bolla la vicenda come “ridicola e inventata”.
Anche Marmo, ex An, sostiene che la visita di Fini ad Andria non è prevista, “io di certo non l’ho invitato”.
A dire la sua anche il presidente della nuova provincia Francesco Ventola, Pdl: “Come esponente politico e rappresentante delle istituzioni voglio non credere a quello che ho letto”, dicendosi dispiaciuto per l’immagine di Andria.
Sul fronte Futuro e Libertà sono intervenuti l’onorevole Francesco Divella e il vice coordinatore pugliese del movimento, Giammarco Surico, secondo i quali “supera ogni fantasia arrivare a formulare teoremi su falsi attentati che dovrebbero ferire Fini per danneggiare Berlusconi”.
“Con il fondo di oggi”, proseguono, “il direttore di Libero ha toccato…il fondo. Adesso ci aspettiamo di tutto”.
Intanto la procura di Trani di Andria ha aperto un’inchiesta conoscitiva dopo la lettura dell’articolo.
Nelle prossime ore il fascicolo sarà trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia di Bari che già in passato si è occupata di reati di criminalità organizzata sul territorio di Andria.
Non è escluso che i magistrati possano decidere di sentire il direttore di Libero Maurizio Belpietro già ascoltato nelle ultime ore dalla procura di Milano.
argomento: Attentato, denuncia, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, PdL, Politica, Stampa | Commenta »
Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
POVERETTI, DATO CHE LA COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI LANGUE E IL FACCENDIERE MOFFA NON RIESCE A FARE PROSELITI, ORA SI SONO INVENTATI PURE L’AUTO-ATTENTATO… IN UN PAESE CIVILE QUALCUNO SAREBBE GIA’ INTERDETTO O IN TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO, IN ITALIA GIRA ANCORA A PIEDE LIBERO
Meno male che Silvio c’è, ma soprattutto meno male che c’è “mascella volitiva” Belpietro
che anche il giorno di Natale ne ha pensata una delle sue. Ovviamente non dice chi, ma si limita a sostenere il “gira voce”, la stessa per la quale si potrebbe far circolare qualsiasi diffamazione: che Tizio è un noto puttaniere, che un altro ha rubato nella cassetta dell’elemosina durante la messa di Natale, che Caio ama andare a trans travestito da Befana, che Sempronio fa l’infamone di professione, che qualcuno in alto sniffa coca. Tutto è permesso, tanto è la “voce che gira”.
E pensare che gira anche la voce che l’attentato a un noto giornalista sia stata una patacca costruita ad arte: d’altronde alle voci come si fa a dare credito? Ci pensa invece Belpietro che ci rende edotti della ultima “voce che gira”, forse nei cessi della Stazione Centrale di Milano.
Ovvero che Fini stia cercando ( che abbia messo un’inserzione su Secondamano?… verificare prego) uno che attenti alla sua persona, pure ferendolo per rendere realistica la cosa, per la modica cifra di 200.000 euro esentasse.
Non avrà ancora trovato l’apprendista attentatore, ma ha già fissato l’attentato per primavera ad Andria.
L’importante a questo punto che il Gianfri si ricordi la data, altrimenti addio effetto elettorale.
Belpietro spiega infatti che Fini paga l’attentatore, ma la colpa deve ricadere su Berlusconi, perchè verrà lasciata una traccia per accusare il premier del vile attentato.
Che sia una copia aggiornata del colbacco usato in Russia, la bandana sarda, o l’intimo usato di qualche escort non ci è dato sapere da Belpietro: si vedrà in seguito.
L’importante è che il ferimento di Fini sia riconducibile a Silvio e che lo danneggi elettoralmente.
Magari basterebbe anche lasciare una copia di “Libero” sul luogo dell’attentato, sperando che non sia scaghazzato prima dai locali piccioni, altrimenti addio prova certificata dai Ris.
Ma Belpietro, raccolta “la voce che gira”, non è andato stranamente in Questura a denunciare la cosa, forse perchè la Ronzulli non ha potuto accompagnarlo: l’ha scritto sul suo giornale di bordo.
Ma una domanda sorge spontanea, vedendo uno che gracchia ogni giorno contro i finiani che “non contano nulla”, che “sono morti”, che hanno il 3% a malapena di consensi, mentre lui viaggia al 101, 2%, e l’altro che ogni giorno si dedica a criticare Fini per quattro pagine sottratte alle foreste amazzoniche. Se “Fini è fallito” come titola “Libero”, di che cazzo si preoccuperanno mai?
Si è mai vista una persona sana di mente preoccuparsi di chi è fallito?
O forse stanno solo facendosela sotto perchè è già passato a trovarli il frate per l’estrema unzione, ricordando loro che la resa dei conti con la giustizia divina si avvicina?
E con quella non vale il legittimo impedimento e neanche il lodo Alfano e neppure il processo breve, miei cari.
Suvvia state sereni, Fini non conta nulla, no?
Andate avanti a governare e a scrivere come sapete, vedrete che l’esecutore fallimentare saprà trovare l’indirizzo giusto di chi ha portato politicamente il Paese alla bancarotta..
E se decidete eroicamente di spararvi un colpo prima della fine, mi raccomando non ditelo in giro.
Le voci girano, meglio essere prudenti.
Non vorrete guastarci la gioia dell’effetto sorpresa.
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, destra, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, mafia, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | Commenta »
Dicembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
MENTRE IL PARTITO AFFARISTICO-RAZZISTA SFASCIA L’ITALIA, NON E’ POSSIBILE CHE I FINIANI FACCIANO UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO… OCCORREVA IL CORAGGIO DI DIRE COSE PRECISE: CHE NON SI VINCE PER TRE VOTI COMPRANDO I DEPUTATI, CHE CALDEROLI E BONDI ANDAVANO MANDATI A CASA, CHE SI STA CON GLI STUDENTI E NON CON IL PATERACCHIO DELLA GELMINI
Tempo di Natale, ma anche occasione di alcune riflessioni. 
Sulla mancanza di una vera destra in Italia e sulla sua sostituzione nell’immaginario collettivo di un surrogato da tempi di guerra, sull’incapacità di chi vorrebbe dire qualcosa di destra ad indicare una linea e perseguirla con coerenza (che alla lunga paga).
Continuiamo ad assistere alle esibizioni “muscolari” di un governo moribondo che sta a galla per tre voti comprati e non si ha il coraggio di mandarlo sotto ogni giorno.
Continuiamo a privilegiare una tattica che non paga, piuttosto che delineare un tracciato in prospettiva (un programma, un’alleanza chiara per fare cosa, come e quando).
Continuiamo a vivere alla giornata, rimbeccando dichiarazioni tra il sommo teatrante di Arcore e una opposizione che dorme e non sfrutta mai le occasioni.
Proprio mentre il premier sta dimostrando ogni giorno la sua cronica incapacità a governare non solo il Paese, ma persino il suo partito, mentre ogni giorno sentiamo da lui considerazioni da rabbrividire quando a supponenza e presunzione, dall’altra parte prevale l’eterna “prudenza”.
Quella stessa che ha permesso a tre soggetti di stare per mesi in Futuro e Libertà per tramare contro Fini quando avrebbero dovuto essere accompagnati alla porta.
Quella che, dopo l’assalto fallito, porta a una ritirata strategica, quando sarebbe bastato semplicemente e fermamente dichiarare: “Berlusconi non ha vinto un bel nulla: facile vincere barando, noi vogliamo vincere convincendo”.
Quella che si astiene sulla sfiducia a Calderoli, senza capire che sarebbe stata la immediata rivincita e il colpo da ko al governo.
Quella che sale sui tetti con gli studenti, ma poi prende l’ascensore della Gelmini per scendere.
La mancanza di coraggio qua è stata enorme, si è andati dietro alla stronzata che “la riforma premia la meritocrazia”, magari solo perchè i parenti dei baroni non potranno più insegnare nella stessa università (mogli a parte, tra l’altro).
E’ solo una riforma fatta di 300 milioni di tagli, norme farraginose, precari sempre più tali, il solito spottone uso gonzi minzoliniani.
E il fatto che sia stata proposta dala Gelmini esclude già a priori che premi la meritocrazia.
In politica bisogna saper scegliere, o si sta da un parte o dall’altra, a metà del guado si scontenta solo tutti.
Premesso che al governo non c’è un centrodestra, ma solo una coalizione affaristico-razzista, è evidente che una destra vera va delineata.
Una destra moderna, sociale e popolare, in grado di dare risposte al nuovo che avanza.
Che i “vecchi dentro” votino pure per illudersi di allontanare le proprie paure (la famosa “sicurezza” di poter andare a puttane la sera), ma occorre rivolgersi a tutti gli altri.
Facendo capire come, quando e cosa si vuole e con chi persegurlo.
Per fare opposizione non serve un’armata brancaleone, ma gente coesa che soprattutto sappia farla.
E delineare un progetto nuovo, che vada oltre le ataviche concezioni di destra e di sinistra.
Non ha importanza se si oscilla tra il 5% e il 9%, la Lega dove 20 anni sta ancora all’11%, ma ricatta ogni giorno il premier.
Si punti a uno zoccolo duro con un progetto chiaro e poi si crescerà anche solo per lo sfaldamento delle altrui truppe.
Ma non si va alla guerra con l’abito mentale di chi si appresta a sorseggiare un the e le idee confuse su cosa si vuole.
La destra deve svegliarsi.
Per chi dorme ci sono i ricoveri per anziani, si accomodi lì.
O in alternativa un riposino sul lettone di Putin a Palazzo Grazioli.
Buon Natale a tutti.
argomento: destra, destradipopolo, Fini, Futuro e Libertà, governo | 1 Commento »