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TREMAGLIA: “MUSSOLINI ERA MOLTO PIU’ SERIO DEL CAVALIERE: ADESSO IL PREMIER SE NE DEVE ANDARE A CASA”

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA AL SETTIMANALE “L’ESPRESSO” DELL’EX MINISTRO MISSINO SCHIERATO CON FINI: “LA PRIORITA’ E’ CHE BERLUSCONI SE NE VADA, ANCHE A COSTO DI ALLEARSI CON LA SINISTRA”

Dalla Repubblica di Salò a Futuro e Libertà .
Passando, in oltre sessant’anni di militanza, per il Movimento Sociale, Alleanza Nazionale e il Pdl.
Fino al congresso di Perugia, a quella frase sfuggita dalle labbra appena prima di scendere dal palco: «Alla faccia di Berlusconi».
È la storia di Mirko Tremaglia, una vita spesa nel nome dell’italianità  («è tutta la vita») e dei diritti degli italiani all’estero, a cui riuscì, con una legge approvata il 20 dicembre 2001, a dare il voto.
La prima volta, alle elezioni del 2006, con esito infausto per il centrodestra.
Al punto che Berlusconi attaccò violentemente il padre della norma, minacciando addirittura di eliminarla. Tremaglia non l’ha perdonato.
E oggi si spinge fino ad affermare che l’Italia di Mussolini era «più seria, più italiana» di quella di Berlusconi, a cui va «sicuramente» preferita l’esperienza della Repubblica Sociale.
Contrattaccando su tutta la linea: «Berlusconi ha detto che manderà  in pensione gli italiani all’estero», ribatte a L’espresso, «ma sarò io a mandare in pensione lui».
Onorevole Tremaglia, chi è Silvio Berlusconi?
È un uomo strano, che vuole essere il primo della classe dappertutto. Ma non si rende conto che deve fare il Presidente del Consiglio, un ruolo che richiede un senso delle Istituzioni oltre che l’intelligenza.
Invece lui non lo fa?
Il presidente del Consiglio deve fare il presidente del Consiglio. E invece fa tutt’altro. Ne fa di tutti i colori. Ad esempio, quando dice che è il più grande presidente degli ultimi 150 anni. Quando fa i suoi giochi di prestigio, anche nella sua vita privata. Ci sono situazioni interpersonali che dovrebbe rispettare. E invece insiste. Ora, io potrei dirle, ma non le dico. Però potrei dirle.
Preferisce alludere.
No, posso dirle che ci sono state delle situazioni di scontro sul piano personale, nei miei confronti, che sono state veramente indecenti. E sulle quali io non ho mai messo lingua. Ho sempre taciuto per non portare i discorsi su un piano miserevole.
Immagino ci sia di mezzo quando Berlusconi la accusò di aver fatto vincere le elezioni del 2006 alla sinistra…
Io ho fatto delle denunce all’autorità  giudiziaria. Che non si è mai pronunciata.
Lei sostiene di aver «portato a compimento la democrazia in Italia» dando il voto a milioni di italiani all’estero. Ma pensa che il nostro sia un Paese compiutamente democratico?
No, e uno dei motivi per i quali ho votato contro la fiducia a Berlusconi alla Camera è stato proprio questo.
Berlusconi è antidemocratico?
Sì. È stato lui a dare il via a una legge per il reato di immigrazione clandestina. Che colpisce i migranti non perchè commettono una qualche infrazione, ma per il semplice fatto di essere migranti. Ma se questa regola fosse stata applicata a noi italiani, che siamo arrivati a oltre 90 milioni di migranti, avremmo dovuto essere mandati via. E poi questo governo ha dimenticato gli italiani nel mondo. Su cui Berlusconi ne ha dette di tutti i colori. La mia legge, invece, va modificata introducendo lo scrutinio segreto nelle ambasciate e nei consolati. E il ministero per gli italiani all’estero va ripristinato.
È questo l’unico aspetto antidemocratico del governo Berlusconi?
No, situazioni controverse ce ne sono tutti i giorni, che vengono denunciate da varie parti politiche, non solo da sinistra. Noi dobbiamo ragionare per bene, da italiani. Siamo in una situazione partitocratica che distrugge tutti i diritti degli italiani. Quando ho votato contro Berlusconi apertamente prendendo la parola in Aula ho avuto acclamazioni da tutto il mondo, mai ne ho avute tante. E questo mi riempie di gioia.
Che pensa di chi, in Futuro e Libertà , si dice disposto ad allearsi anche con la sinistra pur di chiudere l’esperienza di Berlusconi in politica?
Dobbiamo fare in modo che se ne vada il governo Berlusconi. Noi votiamo per situazioni che determinano il fatto della sconfitta di Berlusconi. Che poi ci siano gli uni o gli altri non importa. Una volta che non si sconfessano certi principi, certi ideali, per me va bene.

Fabio Chiusi
(da “L’Espresso“)

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BERLUSCONI QUANDO PARLA FA DANNI SOLO A SE STESSO (E FAVORI A CHI LO RICATTA): PRIMA VA A CASA E MEGLIO E’

Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

OGGI PRIMA FA IL CANE DA RIPORTO DI BOSSI E AUSPICA DALL’UDC “UN APPOGGIO ESTERNO”, COSI’ LA LEGA CONTINUA A COMANDARE (E CASINI LO SBEFFEGGIA)… POI CHIEDE LE DIMISSIONI DI FINI, SALVO POI FARE RETROMARCIA… QUINDI SE LA PRENDE CON MONTEZEMOLO E SI INIMICA PURE GLI IMPRENDITORI… COME RISULTATO I FINIANI BLOCCANO LA CONTESTATA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’

Silvio Berlusconi a tutto campo.
In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, convocata per presentare le misure a favore dei giovani, il premier non sa stare zitto e parla di tutti i temi sul tavolo della crisi di governo, con una decisa presa di posizione rispetto alla trattativa sulla possibile entrata dell’Udc nella maggioranza.
“Suggerisco loro un appoggio esterno all’esecutivo” conclude il premier, che poi si dice convinto di ottenere una “buona maggioranza” in entrambi i rami del Parlamento (vedremo…)
In caso di “ingovernabilità “, Berlusconi annuncia la sua salita al Colle per chiedere elezioni al capo dello Stato.
“Con la maggioranza alle Camere”, rimarca.
In pratica ha deciso lui (per conto di Bossi) cosa deve fare Casini e anche cosa deve fare Napolitano.
Oltre a cosa devono fare i deputati e senatori: votare per il governo, ovvio.
In pratica un partito, l’Udc, non avrebbe diritto a discutere uno straccio di programma, dovrebbe votare senza chiedere nulla e allora sarà  ben accetto.
Altro che comiche finali: e il boss Bossi che si affretta a dire che lui in questo caso sarebbe d’accordo è la ciliegina finale della farsa.
E lo credo: accresce le poltrone della padagna della magna magna, continua a ricattare il premier e i servi dovrebbero pure “appoggiarlo”: d’accordo che non sta in piedi, ma almeno la badante se la paghi di tasca.
Ovvio che l’Udc abbia ribadito che Berlusconi debba dimettersi.
Poi il premier ci gratifica dell’ultimo sondaggio fatto in casa sulla sua popolarità : tutti i sondaggisti lo danno intorno al 36%, ma per lui oggi è al 54,6%.
Una settimana fa aveva detto al 60%, ieri al 56%, è tutto da ridere.
Poi tocca a Fini: “‘Io un passo indietro? Dovrebbe farlo qualcun altro. Il presidente della Camera dovrebbe essere il primo, visto che ha dato vita a un partito fondato non sui valori della maggioranza ma sulla sua persona”.
E visto che ”non è super partes, ma partes in maniera assoluta”.
In pratica Fini dovrebbe dimettersi perchè avendo osato puntare il dito contro sua Maestà , chiedendogli di discutere di linea politica e di programmi, è uscito dai “valori della mignottocrazia maschile e femminile” su cui si regge il Pdl?
Letta si sarà  disperato, temendo le reazioni dei finiani e poco dopo ecco che corre Bonaiuti a cercare di tamponare: “L’invito a fare il passo indietro riguardava la posizione politica e le indicazioni, anche odierne, di alcuni esponenti di Fli di votare la sfiducia al governo”.
Insomma siamo tutti incapaci di ascoltare le parole del premier, mai richieste le dimissioni di Fini.
Nel frattempo i finiani chiedono che la riforma dell’Università , oggetto degli scontri di oggi, ritorni in Commissione per ulteriori approfondimenti.
Granata, nel suo intervento in aula ha sottolineato che “se non ci sono le risorse per gli scatti meritocratici di anzianità  dei professori associati e per la ricerca è inutile andare avanti: meglio tornare in commissione” evidenziando che “se c’è o meno la copertura finanziaria dobbiamo saperlo adesso” perchè “andare avanti senza questa consapevolezza significherebbe solo far perdere tempo ai parlamentari”.
Alla fine della discussione Futuro e Libertà  ha chiesto un’ora di sospensione dell’esame del ddl per verificare la copertura finanziaria.
Infine il premier era riuscito ad attaccare anche Luca di Montezemolo: “Parlare è facile, fare è difficile. Gli altri parlano, noi facciamo” (cosa non si sa).
Replica di Montezemolo a stretto giro: “L’one-man-show è finito e io ho il dovere di fare qualcosa per il mio Paese”.
Fine della giornata (forse): anche oggi Silvio è riuscito a fare solo danni a se stesso.

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ARRIVA LA MOZIONE DEI FINIANI CONTRO MINZOLINI E MASI: A RISCHIO IL GOVERNO DELLA CENSURA RAI

Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

ENTRO DOMANI IL VOTO SULLA MOZIONE PRESENTATA DA FUTURO E LIBERTA’ DI CRITICA ALLA FAZIOSITA’ DELLA RAI: “L’INFORMAZIONE RAI NON HA I REQUISITI DI IMPARZIALITA’, COMPLETEZZA, CORRETTEZZA E LEALTA”…: “IL TG1 E’ A SOSTEGNO DI DETERMINATE POSIZIONI”…ANCHE L’OPPOSIZIONE LA VOTERA’

La Rai è balcanizzata. Il Tg1 è fazioso. L’ azienda sta morendo.
Un giudizio duro e deciso che sembra uscito dalla bocca della più dura opposizione.
Invece a pronunciare queste parole è stato il deputato finiano Benedetto Della Vedova, illustrando la mozione di Futuro e Libertà  contro l’attuale gestione della tv pubblica.
Così ieri è arrivato in Parlamento il primo dei cavalli di Troia pronti a indebolire definitivamente il governo in vista del voto di fiducia del 14 dicembre.
L’approvazione della mozione, prevista entro giovedì, sarebbe un colpo pesante da assorbire per Berlusconi.
E tutte le opposizioni hanno intenzioni di appoggiarla: “L’informazione della Rai — si legge nella mozione — non soddisfa oggi, nè secondo criteri quantitativi, nè secondo quelli qualitativi, i requisiti di imparzialità , completezza, correttezza e lealtà  richiesti alla concessionaria del servizio pubblico”.
In particolare “la principale testata giornalistica della Rai, il Tg1, partecipa al dibattito politico e istituzionale a sostegno di determinate posizioni o proposte legislative”.
Inoltre “il direttore generale della Rai, interpretando il suo ruolo ben oltre i limiti previsti dalla legge, è giunto ad avocare una responsabilità  sostanzialmente esclusiva sui programmi di informazione e approfondimento politico, secondo criteri chiaramente ispirati a valutazioni di opportunità  politica e non al rispetto degli obblighi connessi al servizio pubblico di informazione”.
Ma quello dei finiani non sarà  l’unico documento sulla Rai che i deputati saranno chiamati a votare. C’è anche una mozione proposta da tutte le opposizioni.
Le mozioni non hanno valore vincolante, ma costituiscono un forte segnale politico.
La settimana parlamentare prevede anche voti che potrebbero decretare la fine, almeno in termini numerici, del governo.
Eppure la strategia degli uomini del presidente della Camera è tutta politica.
Il tentativo è quello di restare compatti, assecondando le volontà  dell’esecutivo (e quindi quelle dei moderati al loro interno ), per arrivare uniti al 14 dicembre e costringere a quel punto le “colombe” a votare la sfiducia “senza eccezione alcuna”.

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GOVERNO BATTUTO DUE VOLTE ALLA CAMERA: DETERMINANTE IL VOTO DEI FINIANI, L’ASSE PDL-LEGA VA SOTTO

Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

ERA IN VOTAZIONE UN EMENDAMENTO ALLA RATIFICA DEL TRATTATO UE CHE ASSEGNA ALL’ITALIA UN SEGGIO SUPPLEMENTARE AL PARLAMENTO EUROPEO… IN BASE AI RESTI AVREBBE DOVUTO ANDARE ALL’UDC, MA IL PDL VOLEVA MODIFICARE I CRITERI PER OTTENERLO PER SE’…FINISCE 290 A 251, I FINIANI DETERMINANTI…BOCCHINO ANNUNCIA: “NON VOTEREMO LA FIDUCIA”

Maggioranza battuta per la seconda volta nell’Aula della Camera sull’articolo 4 della ratifica delle modifiche al Trattato dell’Unione europea che assegna all’Italia un seggio supplementare del Parlamento europeo.
Dopo che, a scrutinio segreto, era stato respinto un suo emendamento all’articolo 4, la maggioranza aveva dato indicazione per votare contro l’articolo nel suo complesso “evitando un vulnus”, come aveva spiegato Andrea Orsini del Pdl.
Ma al momento del voto, l’articolo (anche in questo caso a scrutinio segreto) è passato con 292 sì, 250 no e un astenuto.
Fli ha votato con Udc, Pd e Idv.
La norma prevede che i seggi a Strasburgo passino da 72 a 73 e che il seggio supplementare venga assegnato, in base alla logica del resto più alto, all’Udc.
Il Pdl invece chiedeva col suo emendamento che l’assegnazione del nuovo seggio venisse effettuata con una nuova redistribuzione del voto e non secondo i conteggi fatti in base alla norma vigente nel 2009 quando si sono svolte le elezioni europee.
Per effetto di questo meccanismo, il seggio in più sarebbe stato assegnato al Pdl e non all’Udc, come previsto invece con l’approvazione in commissione di un emendamento dell’opposizione.
La maggioranza, però, è stata nuovamente battuta.
«È evidente che non ci sono le condizioni per cui noi possiamo votare in questo momento la fiducia al Governo Berlusconi».
Lo ha detto il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, a Omnibus, su LA7. «Alla fine sono convinto che Berlusconi sceglierà  la via più saggia che è quella delle dimissioni per evitare di essere sfiduciato – ha aggiunto – non c’è dubbio che il passaggio parlamentare non può non essere legato a un elemento di discontinuità ».
Riferendosi alle parole del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini che lunedì ha sottolineato che i centristi non voteranno la fiducia al governo, Bocchino ha commentato: «Casini fa parte dell’opposizione, noi abbiamo altre responsabilità ».
«Siamo in attesa di una risposta da Silvio Berlusconi – ha ribadito – ammesso che venga, fa shopping in Parlamento e poi che fa? Se Berlusconi viene il 13 e dice che c’è una situazione di stagnazione, dice ‘mi rendo conto che bisogna fare delle riforme istituzionali, la riforma della legge elettorale, la riforma del Fisco, un grande provvedimento economico e socialè troverà  una maggioranza più ampia. Questo chiediamo noi. Non chiediamo posti: li abbiamo restituiti».

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COME BOCCHINO HA BEFFATO BERLUSCONI: HA REGISTRATO IL MARCHIO “IL VERO CENTRODESTRA” A MAGGIO

Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

LA SFIDA DEI FINIANI A BERLUSCONI: “NON PUO’ USARE IL SIMBOLO DEL PDL, E’ IN COMPROPRIETA’ CON FINI”… E ANCHE IL NOME “IL VERO CENTRODESTRA” CHE E’ CIRCOLATO COME IL POSSIBILE MARCHIO DEL NUOVO PARTITO DEL PREMIER NON LO POTRA’ USARE: E’ STATO REGISTRATO UFFICIALMENTE DA BOCCHINO IL 15 MAGGIO

“Dicono che Berlusconi stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto. Comprendiamo la sua esigenza, anche perchè il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà  con Fini e non potrà  utilizzarli”.
Lo afferma in una nota il capogruppo di Futuro e Libertà  Italo Bocchino che lancia un monito anche riguardo all’altro nome circolato in questi giorni: “Dicono anche che nella conferenza stampa tenuta due giorni fa a Lisbona Berlusconi si sia fatto sfuggire che vuole scendere in campo definendosi ‘il vero centrodestra’”, scrive il dirigente di Fli.
“Per evitargli problemi giudiziari, che purtroppo non gli mancano – sottolinea -, gli comunichiamo che dal 17 maggio scorso ‘il vero centrodestra’ è stato registrato da noi all’ufficio marchi e brevetti di Roma. Una ragione in più che prova che il suo non sarà  il vero centrodestra italiano”.
Poi Bocchino sposta l’attenzione sul futuro del governo.
Se Berlusconi ama l’Italia deve prendere atto della situazione e aprire una nuova stagione, così come gli ha chiesto Fini, ma sappiamo purtroppo che questo amore per la Nazione in lui è soffocato dall’odio verso chi si permette di contraddirlo” dice il capogruppo di Fli a Montecitorio, in vista del passaggio parlamentare del 14 dicembre.
La polemica di Bocchino con Berlusconi prosegue sul sito di Generazione Italia.
«Noi che davvero amiamo l’Italia consigliamo a Berlusconi di non arrivare in aula a mostrare i suoi muscoli e di invitare tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, a sedersi attorno a un tavolo per fare assieme tre cose per l’Italia prima di andare al voto», e cioè una nuova legge elettorale, «una seria riforma fiscale» e «grande provvedimento economico sociale» per tagliare la spesa pubblica e liberare risorse utili a finanziare le imprese e introdurre «il quoziente familiare».
«Il 14 dicembre è una data fortunata per Gianfranco Fini – ha poi rivelato Bocchino riferendosi al voto che il governo chiederà  quel giorno al Parlamento – lo stesso giorno del 1987 fu eletto segretario nazionale del Msi e da lì cominciò il suo percorso di leader politico che dopo 23 anni lo vede ancora centrale nella politica italiana».
Poi c’è da chiedersi che cosa farebbe Berlusconi «se con lo shopping parlamentare conquistasse la fiducia per uno, due o tre voti. Un destino infame, come quello di Romano Prodi la scorsa legislatura. Una vittoria di Pirro per diventare un Re Travicello sbertucciato da tutte le rane dello stagno».

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NOI CHE “TIFIAMO” PERCHE’ NASCA LA TERZA REPUBBLICA: APPELLO A FINI DAL MONDO DELLA CULTURA

Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

ARTISTI, SCRITTORI, GIORNALISTI, REGISTI: LA SOCIETA’ CIVILE   SI ASPETTA MOLTO DALLA NUOVA PROPOSTA POLITICA DI FINI…. I PARERI, TRA GLI ALTRI, DI LUCIA ANNUNZIATA, EDOARDO BENNATO, FRANCO CARDINI, DARIA COLOMBO, ILARIA CUCCHI, CARLO FRECCERO, FUKSAS, GIORGIO GALLI, FIORELLA MANNOIA, GIACOMO MARRAMAO, GABRIELE MUCCINO, ANTONIO PENNACCHI, LUCA SOFRI, ENRICO VAIME, ROBERTO VECCHIONI

Lucia Annunziata
Spero che aspiri ad essere De Gaulle e non Sarkozy.
(Giornalista)
Pierluigi Battista
I miei due consigli a Gianfranco Fini. Primo: che non si faccia irretire dalle sirene ribaltoniste, lasciandosi ingannare dalle apparenze, perchè per ottenere un guadagno immediato non si smarrisca il senso di una missione. Che, per lui, è quella di diventare il leader di un nuovo centrodestra. Ma se nei prossimi mesi fosse tentato da una scorciatoia, avrebbe le prime pagine dei giornali per un po’ di tempo e poi sparirebbe dalla scena politica non appena si vada alle elezioni. Questo è il primo consiglio. Il secondo: fare attenzione a che il valore della legalità  stia sullo stesso piano di quello liberale, altrettanto importante, delle garanzie dello Stato di diritto.
(Giornalista)
Fulvio Benelli
Presidente Fini, è tempo di aprire una fase veramente nuova. E credo che non si possa uscire dal berlusconismo con gli stessi metodi di Berlusconi. Ora è tempo di coltivare di nuovo la democrazia. Che – per definizione – non può basarsi sul culto della personalità , ma soltanto sulle idee e sui programmi.
(Regista)
Edoardo Bennato
Avrei una domanda in napoletano da fargli, così, per sdrammatizzare un po’: “Mà  kè munt vergine staie cumbinanno?”
(Cantautore)
Marco Brando
Gianfranco, sono un “antico” elettore di sinistra, coinvolto dal dibattito suscitato dal tuo movimento. Il berlusconismo, basato sul culto della personalità  di un uomo, è un'”ideologia” sbagliata in generale e destinata ad autodistruggersi, con conseguenze imprevedibili. Una vera alternativa di governo dev’essere l’obiettivo di tutti. La politica, intesa come sfera delle decisioni collettive sovrane, ne sia l’interprete, senza rispolverare le vecchie casacche del secolo scorso. Non arretrare.
(Giornalista)
Gaetano Cappelli
Mi è piaciuto molto quello che Gianfranco Fini ha detto qualche sera fa alla trasmissione di Fabio Fazio Vieni via con me. Mi sembra che abbia fatto un discorso molto coerente e lucido. E poi ha dato l’idea di una destra finalmente moderna, pronta ad aprirsi alle istanze di modernità . E poi un discorso molto condivisibile e lungimirante sulla meritocrazia. Mi è piaciuto. Molto. A dover dare un consiglio… uno piccolo: cambiare sarto. Ovviamente, si fa per scherzare un po’…
(Scrittore)
Franco Cardini
Esorto caldamente Gianfranco Fini, e gli auguro nell’interesse suo, del nostro Paese e dell’Europa, a rivedere profondamente le scelte sulla politica orientale. Quella del vicino e del Medioriente. È un consiglio-auspicio e, nel mio piccolo, anche una minaccia. Se lui continua con questa linea, per quanto mi riguarda, avrà  in me sempre un amico personale, ma un avversario politico.
(Storico)
Aldo Cazzullo
Il tema dei prossimi anni è l’unità  nazionale. Costruire un “Polo Sud” sarebbe funzionale alla logica leghista. Se nascerà , un partito della nazione dovrebbe mettere radici al Nord. Che è pieno di “padani” che non votano Lega, non rinnegano il tricolore, non sono di sinistra e non sanno a chi rivolgersi.
(Giornalista e scrittore)
Filippo Ceccarelli
Cari amici del Secolo d’Italia, per favore: continuate a rimanere in cerca d’autore perchè va bene così – anche se è una dura fatica. C’è sempre più bisogno di uomini e donne che la mattina si sveglino senza sapere bene cosa pensare, che sentano la certezza del dubbio prima di andare a dormire, e temano la gravità  dei loro giudizi anche nei sogni. Continuate ad avere il coraggio che non vi è mai mancato; e rimettete i vostri debiti: forse c’è davvero bisogno di modestia per riscoprire la dignità  della politica.
(Giornalista)
Enrico Cisnetto
A Gianfranco Fini e al Fli consiglio di “deberlusconizzarsi”. Il che significa due cose. Primo: evitare la seppur involontaria ripetizione degli schemi comportamentali di Berlusconi. A cominciare dal leaderismo – malattia senile di un sistema politico che non esprime statisti – e più in generale dalla personalizzazione della politica. Dunque, via il cognome dal simbolo e no alle manifestazioni basate sul culto della personalità . Tra l’altro, su questo terreno è più forte lui. Secondo: evitare di cadere nella trappola dell’anti-berlusconismo. Intanto perchè ci sono già  altri che lo praticano – è un caso che gli attacchi più duri a Fini siano venuti da Di Pietro? – e poi perchè da 16 anni il Cavaliere fa della sua demonizzazione, vittimizzandosi, lo strumento migliore per la raccolta del consenso.
(Giornalista)
Daria Colombo
Il messaggio che vorrei far giungere a Gianfranco Fini è questo: se Futuro e libertà  riuscirà  a costruire anche in Italia una destra democratica e costituzionale, questo non potrà  che essere salutato come un fatto salutato con soddisfazione e accompagnato da mille auguri da qualsiasi democratico, in qualsiasi parte del panorama politico si collochi.
(Scrittrice)
Giuseppe Conte
Caro presidente Fini, le chiedo l’impossibile. Ridare all’Italia il senso perduto della propria dignità . Riportare nella politica rigore etico. Energia democratica. Giustizia & bellezza. Le chiedo spirito europeo. Rispetto per la Madre Terra. Apertura ai migranti. Attenzione ai più deboli. Gusto della sfida. Slancio verso il futuro. L’impossibile, l’unica possibilità  di chi ha un sogno.
(Poeta e scrittore)
Fiorello Cortiana
Una rete aperta una politica pubblica per le sfide dell’innovazione e della globalizzazione oltre il ‘900. Fase costituente con al centro Costituzione/Parlamento/Cittadini non spettatori. Una politica per l’economia e la società  della conoscenza: welfare e previdenza per le Partite Iva: flessibilità  non precarietà . Qualità  nei servizi/infrastrutture/ambiente,una partecipazione informata. Territorio/Cultura/Paesaggio come beni nazionali.   Favorire le competenze e non le conoscenze. Laicità .
(Giornalista)
Ilaria Cucchi
Egregio presidente, quello che mi aspetto in futuro è che ci sia una maggiore trasparenza nelle istituzioni e che siano attuate delle regole più rigide che permettano meno impunità  per coloro che tra le forze dell’ordine commettono soprusi. In particolare, la realtà  carceraria dovrebbe assumere il ruolo di “recupero” e non di negazione dei diritti dei più deboli, al fine di reinserire nella società  persone che possano così avere prospettive di vita alternative alla criminalità .
Luigi Di Gregorio
Caro Presidente, in una fase concitata e convulsa come questa, lascio la tattica a chi di dovere e provo a dire qualcosa sulla strategia, sulle scelte di lungo termine, sull’Italia che verrà . Il bipolarismo per cui tutti noi ci siamo battuti ha portato una grande novità  nello scenario politico italiano, quella dell’alternanza. Una novità  non da poco per un regime democratico. Il problema però è la qualità  del bipolarismo in termini di efficacia, ma anche di stile e di comunicazione. Sull’efficacia dobbiamo constatare che la “rivoluzione liberale” e le grandi riforme annunciate non si sono viste, purtroppo. In termini di comunicazione e di rapporto tra classe politica e cittadini, il bipolarismo “muscolare” ha fatto emergere tutti i limiti di un paese in cui prevalgono il tifo da stadio e la cieca militanza sull’interesse nazionale. Su questo si è innestata la logica del “tutto e subito” e del presentismo, che ha trasformato la dialettica politica in una campagna elettorale permanente fatta di slogan, effetti-annuncio e norme manifesto con evidenti ripercussioni sulla scarsa efficacia delle politiche pubbliche. Le due grandi missioni, per forza di cose in un’ottica di lungo periodo, sono pertanto quelle di riportare al centro l’interesse nazionale e di rigenerare la politica. Una politica fatta di contenuti e non di contenitori, di avversari e non di nemici, di realtà  e non di reality, di futuro e non di presentismo.
(Politologo)
Carlo Freccero
A Gianfranco Fini chiederei di proseguire il suo atto di nomination. Quello, cioè, che ha inaugurato il giorno in cui ha puntato il dito contro il premier e pronunciato la famosa frase «Che fai, mi cacci?», segnando la frattura fra il sogno berlusconiano e il postberlusconismo. E lo esorterei ora a declinare, fino in fondo e nei fatti, quei valori che ha elencato poche sere fa nella trasmissione “Vieni via con me” e che assomigliano stranamente al sovvertimento dell’azione di governo di Berlusconi, che ha affondato l’orgoglio nazionale con gli scandali, ha sovvertito il principio della legge uguale per tutti con le leggi “ad personam”, ha attaccato continuamente la magistratura, ha distribuito qualsiasi carica pubblica in base alla collocazione politica anzichè alla competenza e al merito.
(Autore televisivo)
Massimiliano Fuksas
La prima cosa da fare è eliminare la legge Bossi-Fini e prevedere un nuovo strumento legislativo che faciliti i contatti e il lavoro nell’ambito della ricerca, dell’università , e della collaborazione con le migliori teste del pianeta, senza limitazioni di paese, nazione, religione. La qualità  e la meritocrazia alla fine vinceranno. Almeno spero.
(Architetto)
Giorgio Galli
C’è tutta una tradizione “di destra” di critica al capitalismo. Ecco, credo che sarebbe forse utile per Futuro e libertà  recuperarne alcuni aspetti. Soprattutto in un’era come questa, in cui il capitalismo euro-americano è in crisi, sfidato dal modello cinese, da quello indiano e da quello brasiliano. Il presidente Fini ha citato talvolta Ezra Pound, che (senza considerare poi l’ultima fase del suo pensiero) ha espresso queste tendenze culturali. Sarebbe un recupero (ovviamente “critico” e “aggiornato”) importante, anche per non far avverare le critiche di chi, da destra, ha paragonato Fli a un “partito repubblicano senza La Malfa”. Insomma, c’è, credo, spazio per un elemento che potrebbe avere una sua importanza non solo come “fatto culturale”, ma anche e soprattutto cone fatto legato alla contingenza di questa fase storica.
(Politologo) Continua »

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FINI PREPARA IL MOMENTO DELL’ATTACCO: “HO UN COLPO SOLO, NON POSSO SBAGLIARE”

Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

SI PROFILA LA SFIDUCIA, SENZA RIPENSAMENTI, I FINIANI SONO UNITI E SI GIOCHERANNO LA PARTITA DELLA VITA… SALVO CHE BERLUSCONI NON CEDA A TUTTE LE CONDIZIONI POSTE A PERUGIA: DIMISSIONI, NUOVO GOVERNO, NUOVO PROGRAMMA, ALLARGAMENTO DELL’ESECUTIVO… ARTISTI, SCRITTORI E CANTAUTORI SI SCHIERANO CON FINI….MUCCINO: “QUEST’ITALIA SMARRITA HA BISOGNO DI LEI”

«Ho un solo colpo. Non posso sbagliare». Chi ha sentito Fini in questi giorni lo ha visto determinato e consapevole del tunnel stretto che i futuristi devono attraversare prima di vedere la luce: «Dopo le ultime vicende, compresa quella della Carfagna, è chiaro che così non si può più andare avanti. Noi faremo la nostra strada ».
Si profila la sfiducia dunque, senza ripensamenti.
Un solo colpo in canna.
Occorrono nervi saldi, poca fretta, precisione.
Mentre da Lisbona Berlusconi si reimpossessa della scena e, guardandosi allo specchio, si autocelebra, gli uomini di Fini girano il Paese per costruire il nuovo partito.
E poco si preoccupano, almeno esteriormente, del suk allestito dal Pdl per guadagnare qualche numero in vista del 14 dicembre.
«E’ anche possibile che Berlusconi ottenga la fiducia in entrambe le Camere ma poi come andrà  avanti? Sarebbe una vittoria di Pirro », liquida Adolfo Urso, ex sottosegretario tornato “rivoluzionario”.
Esibizioni muscolari, come il discorso del premier di ieri, «timide aperture», come quella di Alfano sulla legge elettorale: i finiani stanno a guardare, non si impiccano ad un solo scenario.
Un Berlusconi- bis? «Nessun veto», giura Urso. Purchè il premier accetti le condizioni di Perugia: nuovo governo, nuovo programma, allargamento della maggioranza…
Pragmatici, prudenti: «Se Fini riuscisse a portare a casa una riforma di sistema, Berlusconi può stare lì ancora per un po’, tanto dopo si vota ed è fatta», dice Silvano Moffa.
La vulgata lo descrive come una cosiddetta colomba. In realtà , Moffa nasconde le unghie dietro un sorriso britannico e parla già  «di una proiezione governativa post-berlusconiana».
I futuristi hanno la loro road map e il Fini apparentemente dimesso di quel videomessaggio che invita «alla responsabilità  », non è un Lassie sulla strada di casa.
«Noi non cadiamo nelle trappole di un antiberlusconismo residuale che non avrebbe spazio politico», chiarisce Moffa.
Un solo colpo in canna, appunto, ma bisogna prendere bene la mira.
Sempre per metafora: «A poker puoi giocare benissimo ma sbagli l’ultima mossa e perdi la partita».
Il calciomercato sulla fiducia «è roba da Santanchè» — integra Flavia Perina, direttore del Secolo- La crisi del Pdl non è numerica ma politica. La Carfagna che si dimette rivela un disagio profondo, c’è un’area di rottamatori anche nel Pdl».
Un ciclo che finisce, un potere che agonizza: «Il berlusconismo è morto e non resusciterà  — scrive Filippo Rossi, direttore del periodico online di Farefuturo — qualsiasi cosa succeda nelle prossime settimane, quel che è stato non sarà  più… Si sono staccati i lustrini, si sono spente le lucine».
Va da sè che in questa situazione — dice Perina — bisogna stare attenti ad ogni mossa. Ma noi siamo adulti e vaccinati».
Non inseguono quella platea di Perugia che voleva scorresse subito il sangue, fanno quel che conta, «dal governo ci siamo dimessi o no?».
E intanto incassano il gradimento crescente verso il Capo.
Oggi il Secolo pubblicherà  le «lettere a Gianfranco ».
Artisti, scrittori, cantautori.
Per esempio, Gabriele Muccino che scrive a Fini: «Quest’Italia smarrita, involgarita, ha bisogno di lei. E non solo di lei…».
Fini, al pit stop, come l’ha definito, attende il momento di ripartire: «Ho un solo colpo. Non posso sbagliare».

Alessandra Longo
(da “la Repubblica“)

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BERLUSCONISMO ADDIO, IL PAESE HA CAPITO CHE NON PUO’ AFFOGARE IN UNA MELMA BARZELLETTIERA

Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

FILIPPO ROSSI SU “FAREFUTURO”: LA POLITICA DEVE METABOLIZZARE IL LUTTO…”GLI ITALIANI SONO STANCHI DI CREDERE IN UN SALVATORE DELLA PATRIA CHE VUOLE SALVARE SOLO SE STESSO”..”PER COSTRUIRE CATTEDRALI OCCORRONO SUDORE E FATICA”

Il berlusconismo è morto.
Il potere berlusconiano per come lo abbiamo conosciuto, esaltato, sopportato o subìto in questi anni non esiste più.
Qualsiasi cosa succeda nelle prossime settimane, quel che è stato non sarà  più.
È finito quell’intreccio indissolubile tra potere pubblico e privato, quella retorica semplificatoria e sciatta, quel senso d’intoccabilità  e inviolabilità  del capo supremo.
Si sono staccati i lustrini, si sono spente le lucine.
Quel che è stato non sarà  più.
Quel che sembrava dovesse durare per sempre si sta inesorabilmente sgretolando sotto i colpi del buon senso, sotto i colpi di una società  civile che sta riscoprendo il gusto della verità , di dire la verità .
Il berlusconismo è morto perchè gli italiani sono stanchi di speranze mal riposte, perchè sono stanchi di credere in un salvatore della patria che dà  la concreta impressione di voler salvare solo se stesso, di voler salvaguardare solo il suo sistema di potere.
Perchè gli italiani sono stanchi di una politica che riesce a succhiare linfa vitale solo dalla parte peggiore del paese, che riesce a esaltarne gli istinti peggiori.
Perchè sono stanchi di una politica che urla senza pensare, che scommette sull’individualismo menefreghista, sull’edonismo, sull’apparenza invece che sull’essenza.
Il berlusconismo è morto culturalmente prima che politicamente.
Giorno dopo giorno, mese dopo mese, è diventato minoranza in un paese che – anche a causa della crisi economica – ha capito che non basta l’ottimismo di maniera per far avverare i sogni; che per costruire cattedrali servono sudore e fatica; che la volgarità  non può prendere il sopravvento; che a tutto ci deve essere un limite; che la propaganda non può, non deve, scalfire i capisaldi di un laico vivere civile.
Ha capito che non tutto è perdonabile.
Che il rispetto delle istituzioni, del loro decoro, deve essere l’abc di ogni rappresentante pubblico.
Che l’Italia non può affogare in una melma barzellettiera fatta di immoralità  e superficialità .
È finita una stagione.
E ogni tentativo di resuscitare il cadavere arriva da apprendisti stregoni che sperano di dar nuova vita a un Golem che gli si scatenerà  contro.
Il berlusconismo è morto.
La politica deve solo metabolizzare il lutto.

Filippo Rossi

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GRANATA: CI BOMBARDANO DI OFFERTE, MA NON SIAMO IN VENDITA

Novembre 20th, 2010 Riccardo Fucile

FABIO SPIEGA I “SISTEMI” IN VOGA IN PARLAMENTO PER “COMPRARE” I DEPUTATI, IN VISTA DEL VOTO SULLA FIDUCIA… L’INTERVISTA DI GRANATA   AL “FATTO QUOTIDIANO”

Onorevole Granata, è vero che Fini ha adombrato una pacificazione con Berlusconi perchè vi stavano spolpando il gruppo?
Nemmeno per sogno. Primo: Fini non ha adombrato niente. Secondo: il nostro gruppo, malgrado tutte le invettive che ci inseguono, resta compatto.
Che aria c’è a Montecitorio?
Un clima cupo, atteggiamenti da basso impero e tentazione dicupio dissolvi, da parte dei pretoriani berlusconiani.
L’onorevole Santanchè dice che molti di voi le chiedono di passare dall’altra parte.
Guerra psicologica.
Intanto hanno già  festeggiato un figliol prodigo.
Se posso parafrasare Leo Longanesi, devo dire che sono molto interessato a un aspetto dei discorsi della Santanchè…
Quale?
Le pause tra il nulla e il nulla,quando parla.
Battuta perfida.
Ci siamo scocciati di sentirci fare la predica sul tradimento degli elettori da parte di una che ha preso un milione di voti contro Berlusconi e adesso si è ritagliata questo curioso ruolo di cane da guardia del padrone.
Però alcuni tentennano…
Non tentenna nessuno.
Metterebbe la mano sul fuoco per Menia?
Lo conosco da una vita, è un soldato politico, un uomo cresciuto nell’idea della lealtà  e dell’onore. Uno che dice onestamente le sue riserve, ma non tradirebbe mai la sua squadra e Fini.
È pronto a giurare anche su Moffa?
Io so che Silvano non vorrebbe votare la fiducia. Ma viene da troppo lontano e ha uno spessore culturale troppo alto per mandare all’aria un progetto politico in cui crede per un voto.
È vero che c’è un suq, il calciomercato?
Oh sì! Io ho una singolare fortuna: visto che mi considerano irrecuperabile non mi fanno profferte. Gli altri son bombardati.
È vero che si offrono anche soldi?
Vuole che le spieghi come si fa ad offrire soldi senza lasciare le impronte digitali?
Me lo dica.
Vanno da uno dei nostri, Di Biagio e gli propongono la direzione di una prestigiosa fondazione al’estero. Non c’è corruzione. Ma dolo sì.
E Di Biagio?
Rifiuta. Altrimenti non lo direi.
Mi spieghi un altro sistema.
Vanno da qualcuna delle nostre colombe e gli dicono: fra 3 mesi,   quando tutto è finito, ti prendi il posto lasciato da Urso.
Bella tentazione, il governo…
Di nuovo: se glielo sto raccontando è perchè non ha funzionato.
Le offerte più truci e materiali si fanno ai peones del gruppo misto. Noi veniamo da una storia politica antica, non ci hanno raccattato all’ufficio personale di Mediaset o Publitalia.
E la Polidori? Dicono che la stiano bombardando.
La conosco poco. Ma abbastanza per dire che non si mette all’asta.
Dicono anche che Fini fa qualche terzo grado ai deputati, nel suo ufficio.
Mi fa ridere. Se non parla è algido. Se parla lo dipingono come un kapò torturatore. Non riescono ad accettare che siamo uomini liberi.
Quando deciderà  cosa votare?
Forse il giorno prima. E se dice di non dare la fiducia, lo faranno tutti.
Cosa dovrebbe decidere?
Votare la sfiducia, ovvio.
È diventato antiberlusconiano?
Il racconto solipsistico e crepuscolare del premier e dei suoi fedelissimi, tipo la Santanchè non corrisponde alla realtà  del paese. È il paese dei balocchi e ha l’unico difetto di non esistere.
Mi faccia degli esempi.
Ancora ci raccontano il governo del fare: e intanto un pezzo di paese è sotto l’acqua dell’alluvione in Veneto, un altro pezzo, è sotto le macerie simboliche di Pompei, l’ultimo frammento, il sud, è sotto i rifiuti.
Siete divisi, però.
A Perugia non ricordo un solo intervento contrario a Fini.
Magari dissentono in silenzio
Ah sì? Tutti a parlare di noi, e intanto il Pdl perde una di prestigio come la Carfagna.
Lo avrebbe detto anche se restava ?
Ma certo. Se ne va perchè è una persona perbene, che non poteva convivere con l’oscurità  del sistema Cosentino. Per loro è un colpo micidiale.
Dice?

Certo. Mara non poteva accettare ordini da una persona destinataria di una richiesta di arresto.
Dica la verità , un po’ di paura ce l’ha.
Guardi, purtroppo i più inquieti, la figura del disperato, sono i deputati pidiellini del Nord. È dura combattere sapendo che, anche se vinci, darai il tuo posto a uno della Lega.

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