Destra di Popolo.net

GENOVA, IL NO AL PATROCINIO DEL GAY PRIDE DEL SINDACO DIVIDE IL CENTRODESTRA

Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE ALLE PARI OPPORTUNITA’ CONTESTA IL SINDACO: “IO PARTECIPERO’ AL CORTEO”… ANNA PETTENE (FORZA ITALIA): “ATTO DI INCOMPRENSIBILE CHIUSURA E OSTILITA'”… MA I LEGHISTI DEVONO FARE MARCHETTE CON L’ELETTORATO PIU’ BECERO

Il Sindaco Marco Bucci ha detto no, ma nel centrodestra e anche all’interno della sua giunta le posizioni non sono unanimi rispetto al patrocinio (non oneroso) del Comune, che è stato negato alle iniziative promosse dal Coordinamento Liguria Rainbow per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender: la ColorataCena ai giardini Luzzati del 17 maggio, in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, e il corteo del Liguria Pride del 16 giugno.
Nel coro di silenzi con il quale il centrodestra ha accolto anche questa decisione del sindaco, si distinguono per ora pochissime voci.
Una, molto critica, è di Anna Pettene, avvocato, moglie di Edoardo Garrone, indicata come possibile candidata prima in consiglio comunale nella lista Bucci e poi alle politiche con Forza Italia. Pettene, che fa parte della squadra di “saggi” del vicesindaco Stefano Balleari, ha scritto su Facebook che «negare il gay pride a Genova (il sigillo del Comune) è un atto di incomprensibile chiusura e ostilità . Non sono d’accordo».
E poi chiede: «L’omofobia non esiste secondo molti. Siete convinti? Non altre questioni in gioco e di contorno ma solo una semplice domanda: esiste ai giorni nostri l’omofobia?». E la risposta non detta è facilmente intuibile.
Ma anche l’assessore Arianna Viscogliosi (Direzione Italia), che ha la delega alle Pari opportunità  oltre che al Personale, fa sapere che «sarò personalmente presente per portare la mia vicinanza a chiunque lotti per i propri diritti e per le proprie pari opportunità . Le mie azioni concrete – sottolinea Viscogliosi – parlano per me: sono contro ogni forma di razzismo, omofobia, violenza… Rispetto la scelta del sindaco che, fin dall’elezione, ha detto che il patrocinio non sarebbe stato concesso ad eventi divisivi o che possono diventare terreno di contrapposizione ideologica».
Anche se pure il patrocinio negato divide.

(da “Il Secolo XIX”)

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LA BECERODESTRA LEGHISTA DI BUCCI NEGA IL PATROCINIO AL GAY PRIDE, NONOSTANTE IL PARERE FAVOREVOLE DELL’ASSESSORE

Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile

RAPPRESENTANO DEGNAMENTE QUELLA DESTRA IPOCRITA, OMOFOBA DI GIORNO E CHE VA A TRANS DI NOTTE… UNIVERSITA’ E CONSOLATO USA CONCEDONO IL PATROCINIO

Quest’anno il Comune di Genova non darà  il patrocinio alle iniziative organizzate dal coordinamento Liguria Rainbow: il Liguria Pride del 16 giugno e la ColorataCena del 17 maggio, per la giornata internazionale contro l’omofobia.
Ed è la prima volta che accade da quando la nostra città  ospita queste iniziative in nome dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.
Lo ha deciso la giunta Bucci e lo ha comunicato ieri al municipio Centro Est che, a sua volta, ha informato gli organizzatori.
Da quando, con questa amministrazione, l’iter per la concessione dei patrocini – anche non onerosi, come in questo caso – è stato accentrato a Tursi, infatti, i municipi devono adeguarsi. «Io non ho letto le motivazioni delle manifestazioni e, quindi, non posso dire se sarei stato d’accordo» commenta il presidente leghista del Centro Est Andrea Carratù   (non aveva ancora chiesto a un esperto come suo cognato cosa doveva dire… N.D.R.)
A Tursi, invece, non avrebbe avuto problemi a concedere il patrocinio l’assessore Elisa Serafini, che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni a favore dei diritti degli omosessuali: «Rispetto la decisione del sindaco che – osserva Serafini – è coerente con quanto affermato in campagna elettorale. Io, in accordo con lui, continuerò a dare disponibilità  per celebrare le unioni civili, che sono poi il vero strumento di avanzamento dei diritti civili».
Però, visto che inizialmente, nella comunicazione del diniego arrivata agli organizzatori, il coordinamento Liguria Rainbow, c’era scritto che era stata Serafini a non dare il patrocinio l’assessore ci tiene anche a sottolineare che «quella decisione non è di mia competenza e quindi ho chiesto che fosse precisato che sul patrocinio al gay pride a me potevano chiedere un parere ed era un parere positivo».
Quando Bucci disse: «Il Gay Pride non riguarda tutti i genovesi» (come se le sue cazzate sulla multa ai poveri che rovistano nei cassonetti fosse condivisa dai genovesi.. N.D.R.)
Resta il significato politico della decisione: «Il Municipio ci ha fatto sapere che non avremo il patrocinio perchè il sindaco Bucci ha dato parere negativo, senza alcuna motivazione» riferisce Ilaria Gibelli, presidente del comitato Liguria Pride.
L’anno scorso Bucci era stato eletto dopo che la giunta Doria aveva già  dato il patrocinio alle due iniziative, ma non aveva partecipato al Liguria Pride, facendo capire quale era la sua posizione.
E così quest’anno Palazzo Tursi si è allineato alla giunta Toti.
«Bucci aveva detto che sarebbe stato il sindaco di tutti ma, evidentemente – denuncia Gibelli – di tutti tranne che delle persone omosessuali, anche se al corteo dell’anno scorso eravamo in cinquemila».
Alle due iniziative, invece, ha già  dato il patrocinio il Consolato degli Usa, mentre l’Università  lo ha dato per la cena del 17 maggio.
«A questo punto il Liguria Pride – annuncia Gibelli – sarà  una manifestazione politica, per protestare contro queste scelte e contro il clima che si respira anche in città ».
Liguria Rainbow: «Non ci hanno dato un motivo»
In una nota, il Coordinamento Liguria Rainbow ha ricordato che il Comune ha negato il patrocinio attraverso una comunicazione del Municipio Centro Est «che definire stringata o laconica è un eufemismo. Con quale motivazione non è dato saperlo, forse perchè non vi possono essere argomentazioni sensate ed è meglio non esprimere nero su bianco la propria insensibilità  e intolleranza, per non doversi vergognare. Il “sindaco di tutti” ha una sua interpretazione personale della promozione del diritto alla dignità , una responsabilità  ridotta quando si tratta di contrastare intolleranza e pregiudizio, bullismo e omofobia».

(da “il Secolo XIX”)

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SI PARLA DI GENOVA PIU’ PER LA MULTA AI POVERI CHE ROVISTANO NEI CASSONETTI CHE PER EUROFLORA: L’INDECOROSA GIUNTA LEGHISTA SOMMMERSA DI RIFIUTI E’ COSTRETTA ALLA MARCIA INDIETRO

Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile

LA MULTA “SOLO A CHI NON HA FAME”… OTTIMA IDEA, ORA FACCIAMO LE INTERVISTE: “SCUSI, STA ROVISTANDO PERCHE’ HA FAME O PERCHE’ CERCA IL PETROLIO?” …E SE CERCASSE UN PAIO DI SCARPE DISMESSE CHE FACCIAMO?… NIENTE PIU’ DASPO PER I REIETTI, SI SONO ACCORTI CHE IL DECRETO MINNITI NON LO PREVEDE

Multa da 200 euro a chi rovista nei cassonetti nelle strade del capoluogo ligure, ma “soltanto se non lo fa per cercare da mangiare”: un emendamento presentato da Mario Mascia (Forza Italia) e Stefano Costa (Vince Genova), e approvato dal consiglio Comunale, “lima” ulteriormente il raggio d’azione della delirante delibera di giunta che modifica il Regolamento di polizia Urbana e che prevede diverse misure per contrastare presunti fenomeni di degrado nel centro città , dove abitano tanto per capirci il sindaco e l’assessore leghista alla sedicente sicurezza.
La contestata delibera è stata approvata dal consiglio Comunale con 25 voti a favore e 14 contrari (Lista Crivello, Pd, Chiamami Genova ed M5S) su 39 presenti.
La modifica al regolamento non prevede, invece, alcun Daspo, perchè il “decreto Minniti” stabilisce che l’ordine di allontanamento possa essere disposto solo nei casi espressamente previsti dal decreto stesso, vale a dire stato di ubriachezza, atti contrari alla pubblica decenza, commercio abusivo o parcheggiatori abusivi.
Alla fine persino i leghisti devono aver capito che il decreto non era applicabile alla fattispecie.
L’emendamento Mascia-Costa specifica come possa essere sanzionato solo chi sia sorpreso a «deturpare e imbrattare il suolo pubblico con rifiuti solidi urbani di ogni tipo, indebitamente prelevati dai contenitori per la relativa raccolta e non manifestamente destinati all’alimentazione personale”.
Ne deriva che da domani un vigile urbano debba avvicinarsi al povero e chiedere nell’ordine: “Scusi sta rovistando alla ricerca di cibo o cerca il petrolio? Se sì, cerca cibo per uso personale o per i suoi figli? Ha poi intenzione di buttare le cartacce a terra o riporle nel contenitore?”
Poi si apre un altro problema: se uno preleva un paio di scarpe dismesse per sè o per i figli va multato in ogni caso?
O solo se lascia la scatola o le stringhe per terra?
Ma ci rendiamo conto, ha sottolineato un esponente della opposizione, che ci stiamo facendo ridere da tutta Italia? Che Genova è finita sui media nazionale più per questa cazzata che per Euroflora?
Li avete voluti? Ora godeteveli.

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GENOVA, LA GIUNTA LEGHISTA VUOLE UN AUMENTO DI STIPENDIO

Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile

SINDACO , ASSESSORI E CORTE DEI MIRACOLI TENTANO LA STRADA DELL’AUMENTO… LA SICUREZZA A CUI TENGONO E’ QUELLA ECONOMICA

Qualcuno, abituato a ben più nobili standard retributivi ed evidentemente poco informato, se n’è accorto solo a cose fatte, osservando la busta paga.
Altri, più avvezzi all’ambiente, hanno invece accettato incarichi non di prima linea – leggi: i consiglieri delegati – ma dietro la promessa che l’aspetto economico sarebbe stato risolto.
A ogni modo, la mission ai tecnici è stata assegnata: alzare gli stipendi del sindaco, del vicesindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali a partire da quelli con delega.
Così desidera la giunta, seppure non nella sua interezza, ma è questa la linea dettata dal sindaco Marco Bucci.
Il tentativo prosegue sottotraccia da qualche tempo.
A coordinarlo è un consigliere delegato e avvocato, Federico Bertorello. Ed è in qualche modo coerente con alcune dichiarazioni pubbliche e impegni privati assunti dal primo cittadino.
Tuttavia, è chiaro che il tema sia assai sensibile, prova ne sia la massima riservatezza con cui è stato trattato.
Il puro e semplice spirito di servizio ha infatti abbandonato da tempo questi lidi, ed è stata cosa rarissima anche in passato.
Avvocati, architetti, commercialisti, ingegneri, in caso volessero cimentarsi con incarichi in Comune, devono mettere in conto una penalizzazione economica. A cui fa da contraltare un carico crescente di responsabilità  e rischi. Per la fedina penale e il patrimonio.

(da “il Secolo XIX”)

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IL DIRETTORE GENERALE DEL COMUNE DI GENOVA MOLLA I BECEROLEGHISTI, MEGLIO FARE IL SEGRETARIO A FORLI’

Marzo 17th, 2018 Riccardo Fucile

“LASCIO PER SCELTA DI VITA, IL SINDACO BUCCI TRATTA PALAZZO TURSI COME UN’AZIENDA PRIVATA”

Uguccioni, perchè ha lasciato Genova?
Il segretario generale,   raggiunto al telefono mentre è in viaggio verso la sua Romagna, ride a squarciagola…
E però risponde: «Ho un figlio piccolo e una famiglia che vive a Pesaro, la mia prima di tutto è una scelta di vita. Certo, quando avete scritto che il sindaco “U cria”, dicevate la verità ; è il suo modo di fare. Lui pensa di gestire il Comune come un’azienda privata. È questione di stile. In un ente pubblico abbiamo delle regole non inventate da noi, ma che sono state decise da chi fa le leggi; ci sono vincoli di trasparenza e modi di trattamento delle persone. Chi confonde le forme e i mezzi rispetto agli obiettivi e le persone, è un maleducato. Non dico che Bucci sia un maleducato, dico che lui è fatto così… ha dei modi che sono fuori dal nostro modo di ragionare, pensa di essere ancora un amministratore delegato».
Tradotto: chi li conosce li evita

(da “La Repubblica“)

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GENOVA, CADE E MUORE IN UNA VORAGINE IN ATTESA DI SISTEMAZIONE DA DUE ANNI

Marzo 15th, 2018 Riccardo Fucile

INVECE CHE METTERE IN SICUREZZA UNA BUCA, COMUNE E PRIVATI STANNO A FARSI CAUSA DA DUE ANNI

Il cadavere di un pensionato è stato trovato questa mattina all’interno di un cantiere in via Berno , nel quartiere genovese di San Fruttuoso: è caduto in una buca provocata dall’ondata di maltempo del 5 marzo 2016   , che a sua volta si trova a valle della voragine provocata dall’alluvione del 4 novembre 2011, quasi 7 anni fa .
Sul posto sono arrivati agenti di polizia, la Scientifica e le ambulanze del 118, mentre molti residenti della zona sono scesi in strada per protestare contro questi lavori “infiniti
L’uomo deceduto si chiamava Emilio Quinto, aveva 87 anni ed era molto conosciuto nella zona: era un artigiano in pensione; sul bordo della voragine sarebbero state trovate un paio di ciabatte, che potrebbero essere le sue.
Via Berno convive da tempo con problemi legati al sottosuolo. La strada già  nell’alluvione 2011 aveva iniziato a trasformarsi in un colabrodo, ma la voragine in questione si è formata nel marzo del 2016 sopra l’interrato rio Rovare.
Da allora, oltre al fatto di vivere vicino a una buca di due metri per quattro, ci sono stati disagi anche riguardo ai miasmi fognari e alla presenza di topi.
La vicenda è stata al centro di un contenzioso con il Comune, che voleva intervenire in danno e poi farsi risarcire. La strada infatti è privata, ma i residenti avevano chiesto all’amministrazione comunale di eseguire i lavori e accollarsi le spese.
E mentre la burocrazia complica l’esistenza c’e’ chi muore per non aver chiuso una buca.

(da agenzie)

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NELLA MULTA AI POVERI CHE FRUGANO NELL’IMMONDIZIA C’E’ LA SUMMA TEOLOGICA DEL PICCOLO BORGHESE LEGHISTA CHE HA FATTO CARRIERA CONTROLLANDO I CONTENITORI DEI RIFIUTI

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

IL SENSO DEL DECORO E’ SOLO QUELLO DI “RESPINGERE” GLI IMMIGRATI E I POVERI AI MARGINI DEL SALOTTO BUONO DELLA CITTA’ IN MODO DA RENDERLI INVISIBILI PER I BUONI BORGHESI CHE NON SI SCANDALIZZANO PER I VERTICI DEL PARTITO SOTTO PROCESSO PER PECULATO

I maggiori quotidiani nazionali in questi giorni hanno ripreso, con commenti tra l’indignato e il sarcastico, l’iniziativa del Comune di Genova di multare con 200 euro i poveri che frugano nei cassonetti alla ricerca di cibo e di verdure di scarto.
L’ineffabile sindaco delle multinazionali farmaceutiche che ama citare la Svizzera ha dovuto fare, di fronte alle critiche, un parziale passo indietro, specificando che “verrà  usata umanità “, concetto peraltro sconosciuto alla giunta che degnamente presiede, come dimostrato in molte altre occasioni.
Una per tutte, aver sistemato dei ridicoli “dissuasori” per impedire che qualche clochard possa utilizzare i gradoni di Piazza Banchi per riposare.
Una spesa inutile perchè, basta vederli, non impediscono affatto la possibilità  di stendersi, anzi garantiscono un’ottimo sistema anticaduta, colmo dell’umorismo involontario.
Secondo il suo vate leghista Garassino, assessore all'(in)sicurezza della città  la multa ai poveri che frugano nei cassonetti deriva dal fatto che “chi cerca cibo finisce per lasciare i rifiuti a terra e questo è un richiamo per i ratti”.
Insomma si tratta sempre, da qualsiasi parte la si commenti, di topi da fogna.
Quello che non conoscono i giornali nazionali è però come questo Garassino è arrivato a fare l’assessore e come la sua carriera sia legata ai contenitori di rifiuti di Piazza della Vittoria, senza i quali non avrebbe mai attirato l’attenzione dei maggiorenti locali della Lega (segretario regionale e assessore sotto processo per peculato, presidente del Consiglio regionale sotto processo per peculato, entrambi nominati adesso parlamentari per sfuggire, in caso di condanna, alla decadenza prevista dalla legge Severino).
Con il Civ di Piazza della Vittoria, con la rumenta che trabordava dai contenitori e le piantine dei commercianti sofferenti, Garassino ha costruito la sua carriera politica, quindi di bidoni della spazzatura ha una nota dimestichezza, altro che raccolta differenziata.
Da quando è stato nominato assessore non ha concluso una mazza, ma sui giornali c’e’ finito per aver vietato tutto e l’incontrario di tutto, a seconda degli imput che gli pervengono   dai commercianti.
In realtà  il divieto di cercare nei cassonetti aveva solo uno scopo: quello di multare gli immigrati che cercano cibo e qualcosa da riciclare.
Ma Garassino è rimasto fregato, perchè non ha considerato che molti dei “frugatori” sono italiani.
A quel punto non poteva dire che la finalità  della delibera era “razzista” e ha dovuto incassare per non apparire quello che vieta di frugare anche ai poveri italiani (prima gli italiani!!!)
Tutto in nome del decoro del buon borghese genovese che schermerebbe persino il sacchetto della rumenta per non fare vedere al vicino cosa consuma tra le mura di casa.
Una vicenda sui cui Gilberto Govi avrebbe costruito un capolavoro teatrale con un contorno di caratteristi ed ebeti.
Restano i poveri, peccato che non possiamo deportarli in Svizzera.
Ma magari Bucci può far valere le sue conoscenze a Ginevra.

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LA LEGALITA’ E’ TORNATA A GENOVA, MR. CRISANTEMO HA SEQUESTRATO 1.237 MAZZETTI DI MIMOSA

Marzo 9th, 2018 Riccardo Fucile

AVETE LETTO BENE, NON DOSI DI COCAINA, NON EVASORI DELLE TASSE COMUNALI, NON AUTO DI CHI GUIDA “FATTO”, MA MIMOSA ALO STATO PURO NON TAGLIATA

L’8 marzo, per celebrare la festa della donna, i vigili urbani di Genova con la supervisione dell’assessore Mr. Crisantemo, hanno sventato il colpo del secolo sulle rive del Bisagno.
Altro che   neutralizzare Arsenio Lupin che agiva indisturbato in prossimità  delle rive della Senna, qua si fa sul serio.
Un comunicato del Comune ci dà  il dettaglio del bottino della poderosa macchina da guerra scesa in campo.
Sono stati sequestrati 1.237 mazzetti di mimosa “venduti abusivamente”, cosi ripartiti: in Centro 932 mazzi, nei vicoli 170 mazzi, altrove 135 mazzi.
La notizia non è stata ancora diffusa per la città  con gli altoparlanti sulle auto dei vigili, ma i pochi fortunati che ne sono venuti a conoscenza stanotte hanno finalmente potuto riposare serenamente, sapendo che la legalità  è stata ripristinata: padroni dei fiori a casa nostra, rimpatriare le mimose clandestine che vengono in Italia per delinquere.
Poi quel giallo è sospetto, fa pensare a infiltrazioni di terroristi asiatici, di strani infusi per “caricare” islamisti che odiano le rose italiane e pure i crisantemi e magari si fanno esplodere in un tripudio di petali.
E’ cosi’ che si bloccano le mimose invasive, fermandole sul bagnasciuga di Genova e affondando i vasetti, perbacco.
Altro che centinaia di guidatori fatti di coca e alcool che guidano indisturbati per la città  tanto non li ferma nessuno per un controllo, altro che migliaia di cartelle esattoriali inevase, tubi che scoppiano, buche e rumenta, marchette ai poteri forti.
Il degrado è rappresentato dai poveri che frugano nei cassonetti e da chi vende dieci mazzette di mimosa per potersi mangiare un panino.
Che la mimosa sia con voi e una risata vi seppellisca.

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LA FIGURACCIA DELL’ASSESSORA DI CENTRODESTRA E GLI STRANI SILENZI DEL PD

Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile

LE DIMISSIONI DI UN DIRETTORE D’ORCHESTRA DI FAMA INTERNAZIONALE IN UNA GENOVA IN MANO A QUATTRO ARROGANTI INCOMPETENTI E CON UNA OPPOSIZIONE RIDICOLA

La figuraccia dell’assessora Serafini, che ha spinto Fabio Luisi, uno dei più importanti e stimati direttori d’orchestra, a rinunciare alla direzione artistica del Premio Paganini, e ha fatto perdere alla città  il genovese oggi, con Renzo Piano, più conosciuto e prestigioso nel mondo, non fa neanche vergognare la colpevole, che procede imperterrita con l’arroganza della padrona e l’incoscienza dell’incompetente.
Ma che l’interessata incassi il colpo con disinvoltura e anzi rilanci con improntitudine rientra nello stile inelegante e protervo dei nuovi politici.
Quello che è incomprensibile è che l’opinione pubblica non misuri l’enormità  della cosa, prenda per buona l’interpretazione dell’assessora, che presenta come rinnovamento una politica che induce ad andarsene, per non trovarsi in cattiva compagnia e non avere più a che fare con amministratori così ineducati e impreparati, una persona integerrima e di altissimo livello professionale come il Maestro Luisi.
Il sindaco, in genere così pronto ad alzare la voce e a marcare la sua presunta differenza dal baraccone degli assessori, dirà  qualcosa? E Toti?
In realtà  non parlerà  nessuno della destra regionale, dove la cultura non va oltre i tappeti rossi e la pesca a casaccio di star vere o supposte e l’ultima cosa che può creare disagio è che la giunta comunale genovese costringa alle dimissioni un grande direttore d’orchestra che il mondo ci invidia e che gratuitamente dirigeva e dava lustro al vecchio Premio Paganini.
E la sinistra, dove milita un buon conoscitore di musica come Cofferati, cosa dice? E il Pd?   C’ è da temere che esca anche stavolta una Paita o un Regazzoni ad applaudire alla bellezza del rinnovamento culturale.
Speriamo che, anche a prescindere dall’uso elettorale dell’episodio, il Pd se ne serva per capire e interpretare la sensibilità  e le attese del suo elettorato. Una cosa infatti è certa: se qualche cittadino si scandalizza, questo non è un elettore del centro destra, ma del centro sinistra. Se un fatto del genere fosse stato provocato da un assessore di centrosinistra i primi a sparargli addosso sarebbero stati i suoi elettori. Da destra nessuno batte ciglio.
Dall’area dei sempre più disperati elettori di centrosinistra arriva invece l’accorato sms del mite e colto signore che mi esorta a chiedere pubblicamente alla Serafini di vergognarsi e rendere alla città  il prezioso servizio di andarsene: cosa che faccio senza speranza ma con molta convinzione.
A volte ho l’impressione che Renzi sottovaluti la qualità  civile e intellettuale del suo elettorato. Chi dirige il partito dovrebbe esserne cosciente e ricordarsi che l’atteggiamento e il pensiero dei suoi elettori non coincidono necessariamente con le misurazioni interne di congressi e altri riti “aziendali”.
Tra i superstiti elettori del Pd c’è un alto tasso di gente non solo in grado, per stare al caso specifico, di sapere chi è Fabio Luisi, apprezzarne il valore, amare la grande musica ecc., ma anche di misurare l’inaccettabilità  di una politica e di politici così maldestri e balordi nello stile e disastrosi nei risultati.
Chi resiste a votare perfino un Renzi ormai troppo innamorato delle sue battute è gente che ha ben chiaro che il governo degli incompetenti prima o poi porta nel baratro, come già  si è visto con l’ultimo di Berlusconi; non parliamo poi se gli incompetenti non hanno neppure l’intelligenza dell’umiltà  che serve a riconoscere i propri limiti e quindi a cercare di porvi rimedio senza presunzione.
Se il Pd non raccoglie più la voce di gente come il signore del messaggino perde ben più che un certo numero di voti. Perde elettori di qualità , moderati ma aperti, non faziosi, e sino a un certo punto anche pazienti; loro sono la sua vera e maggior forza, da blindare molto più della blindatissima Boschi; a loro deve la sua residua autorevolezza nella società  civile.
Il caso Luisi interpella soprattutto la sinistra e il Pd perchè il loro elettorato non tollera che uno scandalo del genere sia minimizzato e neppure capito da chi lo ha fatto.
Se la politica avesse un più alto grado di signorilità , la Serafini sarebbe andata in ginocchio da Luisi per farlo tornare o si sarebbe dimessa di sua iniziativa, senza aspettare l’invito di uno sgomento e pacato cittadino.
Vediamo se glielo chiederà  il Pd.

(da “La Repubblica”)

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