Novembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
PEGGIO DELLA MEDIA NAZIONALE NELL’ANALISI DI BANKITALIA… NEL NORD-OVEST AUMENTO DELLO 0,8%, LE BALLE DI TOTI VENGONO A GALLA
La situazione dell’occupazione in Liguria resta assai preoccupante.
Lo dice la Banca d’Italia nella sua analisi sull’andamento dei primi 9 mesi del 2017 in Liguria.
Nei primi sei mesi del 2017 gli occupati in Liguria sono calati dell’1,8%, sotto le 600 mila unità , mentre sia il Nord Ovest che l’Italia hanno segnato un +0,8%.
Il tasso di occupazione è sceso dal 62,7% al 61,9% a causa della riduzione dei lavoratori autonomi (diminuiti anche a livello nazionale), mentre è rimasto stabile il numero dei dipendenti
Il tasso di disoccupazione è salito al 10% dal 9,7% del 2016.
«Continuano a calare i prestiti alle imprese mentre aumentano quelli alle famiglie, sia per il prestito al consumo che per i mutui» conclude Marina Avallone.
Dati che provocano immediate reazioni sul fronte politico.
Salvatore (M5S): smontate le favole di Toti
«Il report di Bankitalia smonta – dati alla mano – la favola propinata da Toti ai liguri. Quel -1,8% di occupazione in Liguria mette a nudo ciò che è ormai sotto gli occhi di tutti anche senza bisogno di cifre: un mondo del lavoro asfittico e senza prospettive, lo smantellamento sistematico del settore industriale senza nessuna regia da parte della Regione per ricollocare i lavoratori o riconvertire gli impianti, micro e piccole imprese che chiudono a ripetizione, investimenti ai minimi storici su ricerca e occupazione, i nostri giovani che fuggono fuori regione. Se questo è il modello ligure di centrodestra che ha in mente Toti a livello nazionale, c’è davvero poco da stare sereni».
Paita (Pd): «Ecco il modello Toti: più tasse e più disoccupati»
«Stiamo precipitando in un baratro economico mentre ci fanno ballare come sul Titanic sopra i tappeti rossi. Perchè il governatore ligure Giovanni Toti non va sulle tv nazionali a spiegare davvero il modello Liguria? La formula che potrebbe utilizzare per spiegare la sua strategia è: più tasse e più disoccupati».
Più tasse e più disoccupati, scrive Paita «è il vero primato nazionale del centrodestra, che potrebbe essere anche un’anticipazione del modello nazionale. D’altronde – conclude la nota – ci si dovrebbe ricordare come hanno lasciato il Paese all’epoca dello spread di Berlusconi. Ed è esattamente quello che stanno facendo in Liguria».
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
MENTRE A MULTEDO UN DELIRANTE VOLANTINO ANONIMO ISTIGA LA POPOLAZIONE FARNETICANDO DI CENTINAIA DI PROFUGHI IN ARRIVO E DI DELINQUENTI CHE SI AGGIRERANNO PER IL QUARTIERE PRONTI A COLPIRE
“Basta bugie su Multedo, il vero problema è la disinformazione” recita un volantino del comitato “Noi con Multedo” che invita all’ennesima assemblea pubblica per il no ai migranti nel centro di accoglienza dove sono attualmente ospitati i primi dieci ragazzi richiedenti asilo.
Dopo il fallimento delle ultime mobilitazioni e il rasserenamento del quartiere che si è reso conto che si tratta di ragazzi tranquilli che non creano alcun problema, c’e’ ancora chi continua a cavalcare la protesta.
Un altro volantino, questo anonimo, è stato diffuso ieri con un testo delirante dove si dice testualmente che “l’opposizione non è per dieci
ragazzi ma per un numero altissimo di migranti maschi a rischio. La Prefettura parla di una cinquantina a breve, ma come è stato fatto un bando di gara per accoglierne cinquanta, se ne faranno altri fino al completamento della capienza della struttura, cioè centinaia di individui”.
Una balla colossale visto che il massimo della capienza è di 50 ospiti.
Il pericolo — prosegue il volantino- è che nel quartiere arrivino “elementi magari estranei al centro di accoglienza che potrebbero compiere azioni delittuose che sono state dettagliatamente spiegate alle istituzioni con comunicazioni ufficiali e che gli abitanti tengono riservate in quanto la loro diffusione già di per sè porterebbe a un aumento del rischio”.
Inutile sottolineare le farneticanti teorie del testo, teso solo a turbare l’ordine pubblico diffondendo falsità .
E’ evidente che qualcuno non ha ottenuto il risultato sperato e continua a soffiare sul fuoco. Comunque il volantino è anonimo e
sarà compito della Questura accertarne l’origine e il fine.
Noi ci limitiamo ad accogliere l’invito “politico” a porre fine alla disinformazione sul comitato che ha organizzato i cortei di protesta fino ad oggi e che , come più volte ribadito dalla sua portavoce Simona Granara ai media, ha “carattere assolutamente apolitico e apartitico”.
Sarebbe allora opportuno che proprio la portavoce facesse un passo indietro, dato che ha trascorsi politici ben definiti .
Simona Granara è stata infatti candidata per ben due volte alle elezioni amministrative.
La prima nel 2007 alle provinciali nelle liste del centro-destra per Renata Oliveri, candidata presidente per il centrodestra, raccogliendo 107 preferenze.
La seconda alle comunali del 2012 nel Popolo della Liberta’ al Municipio Medio Ponente dove raccolse 54 preferenze.
Pubblichiamo a tal fine sia la lista che la vedeva candidata che la foto che la ritrae nello staff del Pdl (vi risparmiamo il video).
Ovviamente libera di candidarsi dove meglio crede, libera di cercare futuri consensi dove meglio le aggrada, ma correttezza vuole che non si dichiari apolitica e apartitica, perchè la disinformazione è anche questa.
Anche per rendere più chiaro a chi giovano certe proteste “spontanee”.
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Novembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
ALTRO CHE 30.000 NUOVI POSTI DI LAVORO PROMESSI DAL LEGHISTA BUCCI, SONO CENTINAIA LE CHIUSURE DI ATTIVITA‘
Chiuderà nel giro di un anno con più poche speranze «di alternative possibili», nonostante il nome “eroico” che l’azienda si porta dietro da un secolo grazie a Gabriele D’Annunzio, il punto vendita genovese della Rinascente.
La proprietà dei grandi magazzini che hanno fatto la storia del commercio italiano, nati a Milano e a Genova dal 1960, lo ha comunicato ieri direttamente alle sigle sindacali provinciali con una notifica «che pare a tutti gli effetti una decisione già presa, dalla quale sarà difficile tornare indietro», fanno capire i dipendenti.
I tre piani (per 3mila metri quadri) di negozio di via Vernazza finiranno di esporre merce e accogliere clienti entro il prossimo novembre, con 58 anni di storia alle spalle e 59 lavoratori a libro paga, ufficialmente per una semplice questione economica, e lucida scelta imprenditoriale.
Tra gli 11 store nazionali della collezione quello di Genova pare essere il meno produttivo: «è inadeguato a quella che vogliamo sia la shopping experience dei nostri clienti», fanno sapere dalla direzione della società
Già programmata un’assemblea dei lavoratori, che negli ultimi cinque anni avevano chiesto e condiviso con l’azienda un percorso di rivalutazione e condivisione di nuove strategie, «stiamo parlando di una gravissima perdita per il territorio e per l’intera città , che vede nuovamente sparire azienda un’importante, – spiegano le segreterie di Filcams Cgil e e Fisascat Cisl, unite sul fronte Rinascente di fatto dal 2012, da quando si concordò l’entrata in regime del contratto di solidarietà per i dipendenti – un’altra realtà che sceglie di chiudere adducendo come giustificazione il fatto che la piazza genovese da tempo non sia più interessante dal punto di vista commerciale»
Una chiusura dovuta «alle perdite considerevoli di uno spazio che non ci permette di esprimere al meglio la nostra idea commerciale, sia per la conformazione architettonica, sia per lo spazio limitato», spiegano dalla sede milanese della collezione, che andrà a pesare per prima cosa sui dipendenti, ma anche e soprattutto sulla città .
Il motivo per cui se è vero che «non rimarrà a casa nessuno perchè tutti e 59 i lavoratori coinvolti saranno assolutamente ricollocati all’interno degli altri negozi Rinascente », è la promessa di Monica Ferreri, la direttrice marketing dell’azienda, l’annuncio della chiusura è già diventato un caso
Ancora da definire la data del tavolo di discussione sul tema chiesto dai sindacati al sindaco Marco Bucci e alla proprietà , alla quale verrà chiesto di «ripensare ad un’offerta commerciale e ad una ubicazione più attrattiva del punto di vendita genovese» – è l’intenzione dei sindacati – sul futuro della Rinascente sono già intervenute le opposizioni in Comune e Regione. «Questa brutta notizia avanza ombre sull’attrattività della nostra città , serve una convocazione urgente sul tema all’assessore Giancarlo Vinacci: è urgente un impegno condiviso da parte delle istituzioni per scongiurare questa perdita», spiegano il segretario Pd Alberto Pandolfo e la capogruppo dem in Comune Cristina Lodi.
«Si tratta dell’ennesimo fronte di crisi occupazionale che si apre in città , e arriva proprio da quella city che nelle intenzioni di Bucci doveva diventare il fulcro del rilancio di Genova – è l’attacco dei Cinque stelle – Vogliamo un tavolo congiunto Regione-Comune: Toti e Bucci facciano la propria parte».
(da agenzie)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
PER LA SERIE “CERCATE SEMPRE DI FARVI CONOSCERE” LA DIRETTRICE DEL CORO LILLI LAURO, CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA, FA L’ENNESIMA GAFFE ISTITUZIONALE
La ripresa del video è quella che è, una diretta Facebook dall’interno di un salone che, si
saprà poi, è un circolo della Valbisagno.
Sullo sfondo, in abitino nero e tacco d’ordinanza, microfono in mano, capello biondo in piega, la protagonista: Lilli Lauro, pasionaria del centrodestra che, tra i tanti incarichi (capogruppo forzista in regione e Comune, consigliera in Città metropolitana), somma la delega assessorile dei rapporti con i Municipi per conto della giunta Bucci.
Ed è proprio ad eletti e simpatizzanti del centrodestra nella vallata, protagonisti della cena, che lei si rivolge: la diretta, tra applausi e fischi d’incoraggiamento, la vede ringraziare tutti per l’impegno che ha portato ad avere nove consiglieri (tre a testa per Lega e Forza Italia, due lista Bucci e due Fratelli d’Italia) nella Media Valbisagno, da Staglieno a Prato, un territorio che sembrava inespugnabile nella tradizionalmente rossa Valbisagno.
Ma la soddisfazione porta la vulcanica Lilli su una strada un po’ troppo sicura di sè: e infatti chi si trova su Facebook, e in particolare sulla bacheca di qualche consigliere la fatidica sera del 30 ottobre, ascolta queste frasi: “ E forse non ci abbiamo creduto abbastanza, perchè se ci credevamo può darsi che si potevano ribaltare le cose — dice, ribaltando intanto grammatica e sintassi – Però io credo che nulla è perduto perchè, come sapete, dopo due anni si può mandare a casa il presidente e questo è quello che dobbiamo assolutamente fare! Missione mandare a casa D’Avolio!”
Roberto D’Avolio, presidente di centrosinistra del Municipio IV con alleanze innovative (vicepresidente è un grillino, Jimmy Pedemonte) non vede il video in diretta ma qualche amico pensa bene di salvarlo e girarglielo.
Così tutti possono ancora sentire che la Lauro, parlando di D’Avolio, aggiunge: “Per carità niente di personale, però è sempre stato dall’altra parte… starei più tranquilla se ci foste voi come assessori e non dei semi grillini che pensano solo al loro attraversamento pedonale…” .
Lo sconcertato — e anche un po’ arrabbiato -D’Avolio affida a un comunicato la perplessità sulla mancanza di rispetto istituzionale della Lauro. “So bene che tra due anni si può chiedere la sfiducia verso il presidente, lo facciano se lo vorranno — riconferma al telefono — ma ritengo inaccettabile che una persona con una delega assessorile venga in Municipio, discuta insieme a tutti noi dei problemi del territorio com’è accaduto tre settimane fa e poi, in una serata privata, dica che la priorità è mandarmi a casa perchè non sto dalla sua parte politica. Io penso che la sua priorità dovrebbe essere quella di occuparsi del benessere dei territori e del confronto corretto con i Municipi; tanto più quando ci sono possibili intese per i problemi veri della vallata. Com’è possibile ora, rapportarsi con lei e considerarla credibile?”
(da “La Repubblica”)
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Novembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
DOVE SONO I CONTROLLI NEL CENTRO STORICO PROMESSI DALLA GIUNTA LEGHISTA? UBRIACARSI NEI BAR E’ FORSE MENO PERICOLOSO CHE PORTARSI ALCOLICI DA FUORI?
Eccesso di alcol e tanti giovani negli ospedali genovesi. E pure una donna
ricoverata con una prognosi di 30 giorni per un oggetto, una bottiglia o una pietra, probabilmente lanciato da una finestra.
E’ stata una notte da incubo e non per la festa di Halloween quella che è passata nei vicoli del Centro storico di Genova il 31 ottobre.
L’episodio dell’oggetto tirato da qualcuno – i carabinieri, giunti sul posto, stanno indagando – pare sia dovuto all’esasperazione di qualcuno per il rumore dovuto alla presenza delle tante persone che si sono riversate nei caruggi.
In particolare, la donna era seduta in piazza Grillo Cattaneo quando ha sentito un forte dolore al piede. Chi ha lanciato l’oggetto contro le centinaia di giovani di passaggio, prima aveva iniziato con delle secchiate d’acqua.
La testimonianza
«All’inizio abbiamo pensato a un attentato. Questa estate eravamo a Barcellona quando c’è stato l’attacco alla Rambla. Poi abbiamo capito che il terrorismo non c’entrava nulla»: è il racconto di Sandro Soldati, 26 anni, dottorando in Storia dell’arte di Varese, che ieri sera ha assistito al lancio di oggetti nel centro storico di Genova.
«La mia ragazza – prosegue il testimone – è stata colpita con una pietra di circa 15 centimetri di diametro. Il masso le è arrivato sul piede, rompendoglielo, ma poteva andare peggio e finire davvero male».
Nel corso della notte di festeggiamenti, venti persone sono state ricoverate nei diversi ospedali di Genova per intossicazione da abuso di alcol. Tra le persone soccorse anche minorenni.
I sanitari del 118 hanno ricevuto decine di chiamate durante la notte di Halloween per gente che aveva abusato con le bevande alcoliche. I pazienti, perlopiù giovani, sono stati ricoverati nei pronto soccorso dell’ospedale San Martino, Galliera e Villa Scassi.
(da “il Secolo XIX”)
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Ottobre 31st, 2017 Riccardo Fucile
UN COMUNE CHE OGNI GIORNO BLATERA SULLA SICUREZZA MA NON E’ IN GRADO DI ASSICURARE LA PRESENZA DI UN VIGILE DURANTE LE VISITE GUIDATE AL PRIMO MONUMENTO CITTADINO
Persino un’antropologa tedesca, trasferita a Genova da qualche mese, dopo aver visto l’immagine dei bagni distrutti alla Lanterna si è fatta avanti per fare una donazione. L’ultima di una lunga serie, perchè di fronte agli atti vandalici che hanno colpito il simbolo della Superba i genovesi non si sono tirati indietro.
“In poche ore, dopo il tam tam sui social, sono arrivate decine di mail e telefonate- racconta Andrea De Caro , presidente dei Giovani Urbanisti Fondazione Labò che ha preso in gestione il faro e il museo ospitato all’interno delle fortificazioni — Aziende che si sono fatti avanti per valutare i danni, altre che gratuitamente si sono proposte per fare i lavori e poi i tanti cittadini che hanno voluto fare comunque una donazione. Non possiamo che ringraziarli per questa dimostrazione di affetto”.
Tanto che già oggi, con l’intervento dei tecnici, i servizi potrebbero essere sistemati.
Tra i volontari che da tre anni tengono aperta gratuitamente la Lanterna c’è ancora incredulità di fronte a un gesto così incomprensibile. “Non era mai successo nulla di simile. Una vicenda che ha mostrato la mancanza di senso civico, del rispetto della cosa pubblica e di un monumento che rappresenta la nostra storia. Davvero un brutto episodio che vogliamo dimenticare al più presto ”.
Nel complesso monumentale è già attivo un sistemo di video sorveglianza e nei prossimi giorni saranno installate altre quattro telecamere lungo la passeggiata grazie a Tecno Sicurezza e l’azienda Bettini. “E riattiveremo anche la web cam sul faro per i tanti genovesi che amano la Lanterna e vogliono tenerla d’occhio anche a distanza” .
Tutta opera di cittadini volontari, tanto per capirci.
Ora ci si chiede: è così difficile per il Comune di Genova inviare , nel limitato orario di apertura del principale monumento della città , UN VIGILE UNO, a sorvegliare l’accesso al bene artistico?
O sono tutti impegnati a scortare l’assessore alla (in)sicurezza durante i suoi spot per le vie della città ?
Si spendono decine di migliaia di euro in tappeti rossi e neri e non si hanno 50 euro per pagare un vigile urbano per 4 ore?
Che la Lanterna illumini certi cervelli oscuri.
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Ottobre 31st, 2017 Riccardo Fucile
A GENOVA IL CENTRODESTRA SPUTTANA ALTRI SOLDI CON IL BLACK CARPET PER HALLOWEEN
Non bastavano i soldi dei contribuenti sputtanati questa estate con il Red Carpet steso nelle
località turistiche per le marchette dei sindaci di centrodestra e costati decine di migliaia di euro.
Ora per la festa di Halloween, senza neanche aver chiesto il parere dei commercianti (salvo due), la premiata ditta di onoranze funebri della città di Genova “Toti and Bucci” ha srotolato i tappeti neri sui marciapiedi di galleria Mazzini e di via XII Ottobre.
L’impatto è lugubre, le polemiche volano, i genovesi sempre più perplessi: speriamo non portino pure sfiga.
Il Comune paga l’applicazione del tappeto, la Regione Liguria si è invece occupata dell’acquisto, il costo non si conosce, bisognerà aspettare forse le fatture di Liguria digitale come al solito ( la società che dovrebbe occuparsi di tutt’altra materia ma che è ormai diventata il bancomat dela Regione).
L’unica speranza è che vengano tolti presto, per evitare quello che è successo ai tappeti rossi estivi (lerci, macchiati, strappati, fissati con chiodi che hanno massacrato selciati pregiati, pericolosi per chi rischia di inciamparvi).
La società di onoranze funebri “Toti and Bucci” vi accompagna sempre: dalla “gabina” elettorale all’ultimo addio.
Si attende il prolungamento del black carpet fino al cimitero di Staglieno.
Per concludere in gloria (nei cieli).
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Ottobre 27th, 2017 Riccardo Fucile
DOLCETTO O SCHERZETTO? E’ PROPRIO VERO, GLI ZOMBI DELLA COMPAGNIA DI GIRO LEGHISTA HANNO TROVATO IL MODO DI SPUTTANARE ALTRI SOLDI PER UNA FESTA PRIVATA
Dopo quello rosso, arriva quello nero.
E le polemiche, a prescindere dal colore, non accennano a diminuire: la scelta di Tursi di promuovere le iniziative per Halloween in centro città , il 31 ottobre, con un lungo tappeto nero steso tra Galleria Mazzini e via XII Ottobre ha fatto storcere il naso non solo all’opposizione, che in consiglio Comunale ha fatto la stessa domanda che già aveva tenuto banco nel corso dell’estate del red carpet. E cioè, chi paga? La stessa anche la risposta: la Regione.
Ma la denuncia è fatta propria anche da Andrea Carratù, presidente del municipio Centro Est, leghista, ed approda in Sala Rossa a Tursi, “materia” di un articolo 54 presentato da Cristina Lodi, capogruppo del Pd in consiglio comunale, che chiede di sapere chi pagherà questo evento e per quale motivo non siano state coinvolti i Civ e le altre realtà economiche, come quelle del centro storico.
Cristina Lodi ha chiesto lumi sui costi di installazione, manutenzione e rimozione, legati poi ai benefici che l’iniziativa potrebbe portare: «L’iniziativa non è stata concordata con i Civ, e non sembra essere al servizio di eventi programmati dall’amministrazione comunale o dalle associazioni», ha chiesto Lodi, ricevendo la risposta del vice sindaco Stefano Balleari, che ha confermato che «il Black Carpet è pagato interamente dalla Regione. Per l’animazione provvederanno i commercianti; il Comune pagherà solo per alcune truccatrici a disposizione dei bambini».
In realtà , Tursi si accollerà anche il costo di installazione e rimozione del tappeto nero, mentre la Regione si è fatta carico dell’acquisto-
Lodi attacca. “Che sia la Regione che vuole buttare via dei soldi, non mi risulta, ma ne prendo atto. Il fatto però che non abbia deciso neppure di coinvolgervi per la programmazione, tagliando fuori i Civ, significa che ha una posizione predominante su di voi”, dice riferendosi al Comune.
“Sono comunque soldi pubblici destinati ai privati – incalza Carratù -. Inoltre, i commercianti mi hanno detto che a organizzare l’evento sono stati un negozio e due locali da ballo”.
Carratù aggiunge. “Rimane il fatto che la Regione ha investito dei soldi pubblici per alcuni soggetti privati e non per il territorio, escludendo il centro storico”
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2017 Riccardo Fucile
E ORA IL MALESSERE CAMBIA OBIETTIVO: “IL COMUNE DEVE DARCI I SETTE MILIONI PROMESSI”
Due piazze: un corteo con le fiaccole e un presidio con le bandiere rosse poco lontano. Però l’elemento in comune c’è, cioè la scarsa partecipazione a un rito sembrato stanco, sia di qui che di là .
Come se la vicenda di Multedo fosse ormai arrivata al capolinea, dopo settimane di passione.
Il corteo degli anti-migranti (circa 200, un terzo rispetto all’ultima volta), gli irriducibili contrari all’arrivo anche di un solo rifugiato, è passato per Sestri Ponente tra l’indifferenza generale e al massimo il fastidio degli automobilisti in coda all’ora di cena.
Segno che la battaglia “nimby”, cioè “non nel mio cortile”, ha fatto breccia solo tra chi quel cortile lo abita
In apertura c’era uno striscione con una frase di papa Giovanni Paolo II, “la fiducia non si acquista non la forza”. Un modo quasi a rivendicare la natura cattolica e moderata degli abitanti coinvolti nella protesta, ma una natura di osservanza più conservatrice e identitaria rispetto alla versione sociale di Francesco.
“Non siamo contro i migranti ma rivogliamo solo l’asilo”, è il mantra a uso e consumo delle telecamere e dei taccuini.
Nessun cartellone truculento come quelli visti nei giorni scorsi, minacce comprese a Don Giacomo Martino, nessuna partecipazione di Casapound al corteo, nonostante fosse stata annunciata venerdì scorso: una protesta “ripulita” insomma.
Nella consapevolezza che i toni si erano evidentemente alzati troppo, oscurando le ragioni del comitato
Rimarranno quindi i 12 ospiti sgraditi nella struttura dell’ex asilo, ma ora – promettono da Multedo – il fiato sul collo lo faranno sentire al Comune, il quale nei giorni scorsi ha promesso sette milioni di euro a mo’ di indennizzo per il quartiere. “Siamo pronti a sfilare sotto Palazzo Tursi, se necessario”, promette una delle portavoce e organizzatrice, Simona Granara
Fin qui il primo raduno, terminato in piazza Baracca (con anche lì il volantinaggio contrapposto dell’Anpi).
E l’altro? La divisione fisica tra le due ali è su via Reggio, all’altezza del casello autostradale di Genova Pegli.
Al di là del passaggio pedonale, teatro dei tanti blocchi stradali delle ultime settimane, ecco una quarantina di persone con il simbolo della falce e il martello sui drappelli. “Noi non ce l’abbiamo con i manifestanti che stanno qui ma chi si infiltra e sinora ha buttato benzina sul fuoco”, spiega Maurizio Natale, segretario genovese di Rifondazione Comunista. “Basti pensare all’assessore Stefano Garassino e ai calci nel sedere che ha promesso a chi chiede l’elemosina”.
Per i manifestanti di Rifondazione, supportati dai centri sociali Zapata e Tdn e dal Partito Comunista dei lavoratori, chi abita a Multedo ha il diritto di manifestare la situazione di disagio ma non certo per i migranti. “Vorremmo che gli abitanti del quartiere si concentrassero con problemi ambientali di Multedo, come i depositi chimici in mezzo alla case, il porto e l’autostrada”, aggiunge Natale.
“È invece strano che un quartiere operaio e storicamente accogliente ora si arrabbi con gli ultimi degli ultimi”.
Nel presidio, anche Stefano Kovac, presidente genovese di Arci. “L’accoglienza verso le persone ci sembra il minimo sindacale”, spiega.
“Le persone in fiaccolata sono spaventate, e la paura è un sentimento rispettabile. Ma nemmeno sanno cosa significa essere un rifugiato”. I problemi sono altri, insomma, e “i dodici immigrati non sono la causa di tutto”, recitava un volantino.
Nel frattempo nell’asilo “incriminato” di via delle Ripe una signora del quartiere è andata a bussare: aveva con sè una torta di benvenuto per i richiedenti asilo.
Una delle prime reali e concrete manifestazioni di umanità nei confronti di persone in carne e ossa.
(da “La Repubblica”)
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