Dicembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
FINALMENTE SI PARLA DI LIGURIA SUI MEDIA: PER QUALCHE INIZIATIVA DEL GABIBBO BIANCO? NO PER L’ASSESSORE TACCO 12, EX DIPENDENTE MEDIASET E AMICA DELLA MOGLIE DEL GOVERNATORE
Dicono che i tacchi bisogna saperli portare. In questo caso la frase va interpretata alla lettera, ovvero non stiamo parlando della capacità dell’assessore Ilaria Cavo di calzare anche un impegnativo tacco 12, quanto proprio della sua scarsa predisposizione a portare, di “persona personalmente” come direbbe il Catarella di Montalbano, le proprie scarpe dal calzolaio per le riparazioni
La vicenda di cui si mormora in tutti gli uffici regionali e divenuta anche un caso sindacale, riguarda infatti questa banale commissione – e le sue conseguenze che la titolare della cultura e della comunicazione ha deciso di delegare ad un’impiegata.
Ma l’impiegata non avrebbe portato a termine la missione secondo le direttive, suscitando così le ire della ex giornalista.
Provocando quindi il trasferimento in altro ufficio dell'”addetta al ciabattino”.
Questo sostengono le voci e pure una maligna ma dettagliata lettera anonima che in queste ore viene letta in via Fieschi assai più delle circolari interne.
L’impiegata, M.P., contattata da Repubblica non commenta («so che la storia sta circolando ma mi capisca, io non ne voglio parlare») ma i sindacati confermano che la richiesta di una nuova destinazione è arrivata dopo il caso dei tacchi, mentre l’assessore Cavo spiega di non aver ordinato a nessuno di portare le scarpe a riparare, che l’impiegata si offrì volontariamente e che, naturalmente, la rimborsò della spesa sostenuta.
Per fare un po’ d’ordine in questa vicenda, tanto piccola nel merito quanto importante nella forma, bisogna partire dal signor Renato Giusquiami titolare della “Bottega del calzolaio” di via Porta Soprana.
«La Ilaria Cavo – esordisce- è bravissima, la seguo da sempre, da Primo Canale a Mediaset e Rai, e sua mamma ( ne pronuncia il nome, ndr ) è una mia vecchia cliente. Il problema con le scarpe lo ricordo benissimo. Circa due mesi fa un’impiegata mi ha portato delle scarpe per risuolare il tacco. Il giorno dopo è tornata dicendomi che la Cavo era arrabbiatissima perchè c’era da mettere una pezza a uno strappo. Ma nè lei nè io ci saremmo sognati di fare un lavoro che non ci era stato richiesto. Così le ho riparate, lei ha pagato ed è finita lì».
Ma per l’impiegata M.P. non sarebbe finita lì.
Poche settimane dopo avrebbe chiesto e ottenuto il trasferimento. Amareggiata sia per essere stata utilizzata per mansioni del genere e per di più per essere stata pure sgridata.
L’assessore Cavo risponde: «Ho accordato io tranquillamente il suo trasferimento, che lei ha chiesto. Forse non reggeva i nostri ritmi, o forse non sarà andata d’accordo con qualcuno, succede, ma non è stato segnalato alcun problema, nè lo hanno fatto i sindacati».
I sindacati però raccontano: «Sapevo di questa richiesta di trasferimento legata a ragioni di incompatibilità di carattere con l’assessorato, anche per via degli atteggiamenti di alcune nuove collaboratrici. E per altro devo dire che abbiamo anche altre domande di trasferimento sempre da quell’ufficio per la stessa ragione, ossia per le questioni diciamo così “ambientali”» dice Aldo Ragni segretario regionale della Uil.
Michela Bompani e Marco Preve
(da “La Repubblica”)
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Novembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
CONTRATTO DA 140.000 EURO ALL’EX SEGRETARIA DI EMILIO FEDE, 34.000 EURO AL LEGHISTA ALESSIO PIANA… BENEFICIATA ANCHE LA DOCENTE DI SINISTRA AMICA DI ILARIA CAVO
La storica segretaria di Emilio Fede, la professoressa amica degli intellettuali dell’estrema sinistra,
il bagnino dell’assessore, il gestore di sale scommesse, il capogruppo leghista in consiglio comunale.
Fedele alla sua promessa di prendere decisioni in tempi brevi, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti in sei mesi di governo ha stipulato 21 consulenze nei confronti di altrettanti collaboratori esterni.
Alcune sorprendenti: per gli importi in ballo ma anche perle tipologie dei prescelti.
Presenta entrambe le caratteristiche il primo contratto in assoluto, stipulato il 26 giugno, 15 giorni dopo l’insediamento della giunta di centro destra.
Parliamo di Roberta Rosa Ferraro, milanese, storica segretaria dello storico direttore del Tg4 Emilio Fede. La Ferraro compare nel libro di memorie del giornalista e lo definisce l’unico direttore in grado di «bucare il video».
Quando Giovanni Toti ha preso il posto di Fede non si è offeso e, anzi, ancora non aveva traslocato a Genova, che già riservava alla signora Roberta un “contrattone”: 140 mila euro all’anno.
Non male per chi dovrà «svolgere attività coordinata e continuativa concernente attività di supporto e raccordo alla Segreteria Politica del Presidente per gli aspetti connessi all’incarico di Responsabile ufficio di Segreteria con particolare riferimento all’agenda e agli impegni del Presidente».
In sintesi: fare la segretaria.
Chissà come la prenderà un altro consulente, l’avvocato Pietro Paolo Giampellegrini, che per appena 10 mila euro in più deve però occuparsi di consulenza giuridica e rapporti istituzionali.
A proposito di sorprese, sarà dura per Alessio Piana, battagliero capogruppo in consiglio comunale per la Lega Nord, scoprire che oltrechè a lui (34mila euro annui che gli elargisce il suo compagno di partito Stefano Mai, assessore all’agricoltura) la giunta Toti ha fatto un contratto da consulente pure a Margherita Rubino (12 mila euro all’anno) professore associato alla facoltà di Lettere.
Nel 2010 Piana tuonava contro l’allora sindaco Marta Vincenzi che aveva affidato incarichi per l’organizzazione di eventi alla Rubino in sostituzione di Nando Dalla Chiesa. Piana, in un’interrogazione, si lamentava delle scelte della Rubino, che aveva appaltato spettacoli a gente come Moni Ovadia, Dario Fo, Don Gallo, Paolo Rossi, tipi che a Salvini e Berlusconi fanno venire l’orticaria.
Così Piana chiedeva «per quale motivo sia stata scelta la prof Rubino».
Ora potrà riproporre il quesito all’assessore alla cultura Ilaria Cavo, che della Rubino è amicissima dai tempi in cui formavano un trio affiatato assieme a Marylin Fusco ex astro nascente della politica con l’Idv, poi abbattuto dalle inchieste giudiziarie.
Dai problemi penali è invece uscito in maniera totalmente cristallina un altro consulente, scelto dall’assessore Giampedrone.
Si tratta del sarzanese Davide Marselli (11.550 per fare l’addetto alla segreteria politica dell’assessore alle infrastrutture), allenatore di calcio e titolare dello stabilimento balneare San Marco frequentato dall’ex sindaco di Ameglia e dallo stesso Toti.
Nel 2009 Marselli venne arrestato a Bolzano in un’indagine per sfruttamento della prostituzione. Ne uscì però con un’archiviazione chiesta dallo stesso pm.
A un altro sarzanese, Corrado Fenocchio, anche lui titolare di bagni marini andò peggio e patteggiò 3 anni.
Da segnalare infine i duemila euro mensili (più 5mila annuali di rimborso spese) assegnati ad un collaboratore che segna una sorta di ponte con il precedente presidente di centro destra, Sandro Biasotti.
Si tratta infatti del contratto stipulato con Emanuele Guy, addetto alla segreteria di Toti con funzioni di autista. Guy è stato a lungo dipendente del gruppo Biasotti dopo essere stato direttore di alberghi e prima di diventare responsabile del centro Porsche di Genova. Dal 2010 è titolare di una tabaccheria a Novi Ligure.
Che ospita all’interno un centro scommesse. Anche questo fa curriculum.
Michela Bompani e Marco Preve
(da “La Repubblica”)
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Novembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
“RISCHIO ESONDAZIONE”…MA PER IL COMUNE E’ TUTTO IN REGOLA
Un parcheggio da 350 posti auto — quasi ultimato — costruito sulla sponda destra del torrente
Bisagno, a 10 metri dall’argine, come impone la legge e in ottemperanza ai Piani di bacino. Costo, 5 milioni di euro interamente finanziati con i fondi europei destinati ai Piani Organici Regionali (POR), amministrati dall’allora provincia di Genova.
La struttura di cemento armato, nel quartiere di Molassana (un paio di chilometri a monte dello stadio Ferraris), per due piani resterà interrata, nonostante il Puc proibisca di costruite parcheggi sotterranei.
Per aggirare il divieto il parcheggio è stato autorizzato come costruzione in struttura, utilizzando gli spazi di un precedente deposito della Protezione Civile, protetto da un argine alto appena un metro.
L’argine del torrente è stato innalzato a 10 metri, creando una potenziale muraglia di cemento che potrebbe trasformasi in una sorta di trampolino delle acque nel caso fosse investita da un’onda di piena.
L’iter di approvazione e di concessione dei permessi di costruzione del Ponte Fleming è perfettamente legittimo.
Resta il fatto che la nuova struttura inciderà sul corso di un torrente, il Bisagno, che ha provocato alluvioni a ripetizione con vittime e gravi danni alle cose.
I lavori finalmente finanziati e avviati per il rifacimento della copertura del Bisagno — fra la stazione Brignole e la Foce — e per la costruzione dello scolmatore non termineranno prima di 4-5 anni per il primo intervento e una decina per il canalone sotterraneo che svuoterà la portata del torrente.
Del caso si è occupata la trasmissione Report di Rai 3 e l’intervista al sindaco Marco Doria ha svelato che il primo cittadino non era perfettamente al corrente della situazione del cantiere. Tranquillizzante la spiegazione data al IlFattoQuotidiano.it dal vicesindaco Stefano Bernini: “L’opera era stata autorizzata dall’allora Provincia, oggi città metropolitana, nell’ambito dell’ultimo Por che scadrà a fine anno. Il parcheggio fa parte di un intervento di messa in sicurezza degli argini del Bisagno che sono in corso di rafforzamento a valle e a monte del ponte Fleming. Altri interventi sono necessari e si stanno effettuando sui rivi come il Geirato ma non soltanto. Questi rivi in presenza di forti piogge esondano prima di sfociare nel Bisagno e quindi occorre abbassare gli alvei”.
Alfonso Bellini è un geologo di lungo corso, consulente del tribunale nella vicenda giudiziaria legata all’alluvione del 2011 (sei morti provocati dal Fereggiano).
Non si è occupato personalmente del parcheggio al ponte Fleming ma esprime dubbi: “Certamente l’opera ha ricevuto tutte le autorizzazioni ed è quindi in regola — spiega a IlFattoQuotidiano.it — sarebbe clamoroso se non lo fosse. Neppure il più bieco speculatore si azzarderebbe a costruire in spregio alla normativa vigente. Resta il fatto che il quel preciso punto il Bisagno riceve le acque dei rio Geirato, un affluente piuttosto imprevedibile. Nel 2014 la centralina registrò in quel punto la caduta di 134 mm di pioggia e l’onda anomala che ne derivò andò a sfogarsi a valle, a Borgo Incrociati, dove il Bisagno fuoriuscì dagli argini”.
Andrea Agostini, presidente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente, ha organizzato un flash mob a Ponte Fleming, per richiamare l’attenzione delle autorità e degli abitanti di Molassana sull’opera che, accusa, comporta rischi reali in termini di sicurezza dei residenti e di salvaguardia del territorio.
“Questo parcheggio sarà a servizio dell’altra cementificazione prevista — spiega sul Secolo XIX — quella (autorizzatissima ovviamente) che prevede una colata di cemento che poggerà sulla falda acquifera di due rivi, il Geirato e il Ca’ de Rissi (record di esondazioni) con residenze, parcheggi e supermarket. Su terreni da decenni inquinati dal colorificio (Boero, l’area deve essere bonifcata, ndr). Tutto all’ombra (legalissima) del cemento, come piace al nostro sindaco e al nostro presidente di regione. Alla prossima alluvione sapremo dove andare a spalare, e non si dovranno meravigliare se come la volta scorsa li manderemo a c… quando verranno a fare i loro giri di propaganda”.
L’intervento di Agostini non è piaciuto ad Agostino Gianelli, presidente del IV Municipio, che ha accusato Agostini di aver propalato notizie inesatte. E gli ha ricordato che tutte le opere pubbliche realizzate a Molassana “nascono all’incirca dieci anni fa da finanziamenti europei… Tutto questo alla luce del sole e dopo ampia discussione con la popolazione il progetto è stato lungamente (e lo è tuttora) esposto sul Ponte Fleming….”.
Controreplica di Agostini: “Alla fine tutto si riduce a una questione: può la politica giustificarsi per la costruzione di un parcheggio in area esondabile e nel letto del Bisagno nascondendosi dietro giustificazioni legali quali i 10 metri dall’argine (a Borgo Incrociati si potrebbe costruire un grattacielo, a Staglieno raddoppiare il cimitero) o la costruzione in struttura (i parcheggi sotterranei sono illegali per il Puc ) partendo dal basso dove c’era uno spazio vuoto con un argine di un metro d’altezza, poi alzato di dieci metri per garantire protezione al parcheggio a cui si accederà dal ponte Fleming? Questo è il vero nodo”.
Renzo Parodi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 21st, 2015 Riccardo Fucile
E TOTI VUOLE UNA COLATA DI CEMENTO ANCHE NEI PARCHI… I DATI ISPRA DENUNCIANO LA SITUAZIONE DI PERICOLO
Vista sulle mappe dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la Liguria costiera è una lunga striscia rossa: “rosso” come il semaforo che indica il pericolo, il limite da non oltrepassare.
In realtà , un limite già ampiamente superato.
I ricercatori che si apprestano a presentare i nuovi dati del cemento in Italia non giudicano quello che fa la politica: offrono invece agli amministratori strumenti per capire la realtà e pianificare la crescita del territorio.
E il quadro che hanno elaborato è inquietante: nell’area comunale genovese, comprendendo anche la vaste aree collinari, il suolo consumato ha raggiunto il 20,4% del territorio comunale.
«Mediamente i dati della Liguria sono solo leggermente superiori alla media, la quota del territorio irrimediabilmente cementificato è compresa tra il 5.9 e l’8% – dice Michele Munafò, ricercatore responsabile Ispra del Rapporto sul consumo di suolo in Italia – a fronte di un dato medio italiano del 7%».
Ma i numeri sono una fotografia della realtà solo parziale.
«Il problema evidente a tutti, in Liguria, è la concentrazione di cemento lungo il mare e il corso dei torrenti.
È lì che i problemi si fanno sentire con le conseguenze viste troppe volte».
Bruno Viani
(da “il Secolo XIX”)
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Ottobre 20th, 2015 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE DI TOTI IN REGIONE LIGURIA DICE CHE STA LAVORANDO PER FARGLI AVERE IL PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO… MA NON SA CHE LO HANNO RICEVUTO VENT’ANNI FA
Proseguendo la tradizione di famiglia per le frasi ad effetto (boomerang) l’assessore all0rubanistica Marco Scajola, nipote dell’ex ministro Claudio che coniò il celebre “a mai insaputa”, in un’intervista al Corriere della Sera è riuscito a superare il celebre parente.
Dimostrando di essere forse più a suo agio con le licenze edilizie che con i riconoscimenti paesistico ambientali è riuscito a pronunciare la frase: «Lavoriamo per dichiarare le Cinque Terre patrimonio dell’Unesco, altro che devastatori”.
Non sapeva l’assessore psicologo Scajola che le Cinque Terre sono già patrimonio dell’Unesco.
Insomma, dopo il suo presidente Toti che in campagna elettorale credeva che Novi Ligure fosse in Liguria, ora l’imperiese Scajola dimostra di non saperne un granchè di come stanno le cose nella riviera opposta.
Fin troppo facile la schiacciata offerta a Raffaella Paita, capogruppo del Pd in Regione: «Si vede che le hanno dichiarate patrimonio a sua insaputa.
Aldilà della figuraccia, la gaffe è sintomatica di come l’assessore che ha nelle sue mani il piano casa che si annuncia come quello a più alto tasso di cemento (e quello della giunta Burlando mica scherzava) interpreti il suo ruolo in una regione che, più volte ferita da lottizzazioni, varianti, operazioni immobiliari, avrebbe finalmente bisogno di una vera e propria cultura del territorio.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 18th, 2015 Riccardo Fucile
LA MARCHETTA DEL GABIBBO BIANCO E DELLA LEGA ALLA LOBBY DEI PALAZZINARI: ORA QUALCUNO AVRA’ PIU’ CHIARO CHI RAPPRESENTANO
«Faremo ripartire il “motore”, semplificando gli interventi privati, le ristrutturazioni». Ai
lavoratori dell’edilizia che in consiglio regionale hanno portato la disperazione di un settore in crisi (4000 posti di lavoro persi negli ultimi cinque anni, in Liguria), l’assessore regionale all’Urbanistica, Marco Scajola, aveva risposto così.
È stato di parola, senza dubbio: perchè il Piano casa annunciato dalla giunta Toti è una cura da cavallo.
O meglio del cemento, come non si vedeva dal 2009 e da quel Piano casa firmato Burlando-Ruggeri i cui strascichi, la giunta uscente, si è portata dietro fino agli ultimi giorni.
Ebbene: la giunta Toti riprende quel Piano, in origine un pacchetto straordinario con scadenza a fine 2011 (prorogata più volte) e lo amplia generosamente, concedendo più metri cubi, trasformazioni più facili e autorizzazioni su eventuali varianti tutte accentrate sulla Regione, con un impoverimento del ruolo, e del potere di veto, di Comuni e Province.
La bozza di legge
La delibera, salvo sorprese, sarà approvata dalla giunta domani.
Il Secolo XIX ha potuto studiare una bozza del Piano, licenziato dal direttore generale dell’Urbanistica Pier Paolo Tomiolo e affinato in riunioni di maggioranza, con le associazioni di categoria e in contatto con le Soprintendenze.
Le principali novità , in un territorio così sensibile, dopo i ripetuti disastri alluvionali, faranno molto discutere.
Perchè l’impianto riprende e “potenzia” non poco le facoltà – in teoria provvisorie, studiate per contrastare la crisi – concesse dalla norma del 2009.
Come? Estendendo le possibilità di costruzione nei Parchi naturali, ad esempio, e cancellando alcuni vincoli che erano diventati un incubo per i costruttori liguri.
Se per il Piano vecchio gli interventi “incentivati” non erano possibili nel Parco dell Cinque terre, di Portofino e di Portovenere, ora sono concessi anche in questi parchi.
Di più: vengono allentati i vincoli anche su tutti gli altri.
Ancora, dai bonus del Piano attuale sono esclusi gli abusi edilizi condonati: con le modifiche di Toti il comma sparisce.
E’ alzata la soglia di incremento per edifici tra mille e millecinquecento metri cubi, sparisce il vincolo di destinare il 20% di alloggi a “edilizia abitativa convenzionata”, in caso di demolizione e ricostruzione dei fabbricati. Il tutto con un incremento del volumi di ben il 35%, prima non consentito.
Tra le disposizioni che decadono la possibilità per i Comuni di opporsi.
Emanuele Rossi e Roberto Sculli
(da “il Secolo XIX”)
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Ottobre 10th, 2015 Riccardo Fucile
SE MARINO HA FATTO BENE A DIMETTERSI, PERCHE’ NON HANNO FATTO ALTRETTANTO I DUE LEGHISTI RIXI E BRUZZONE E IL FRATELLO D’ITALIA ROSSO?
“Finalmente”, recita il tweet di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria.
L’esultanza non deriva dall’aver cacciato dalla sua Giunta in Liguria i leghisti Rixi e Bruzzone e l’esponente di Fratelli d’Italia Matteo Rosso, per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio per peculato nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi pazzi in Regione, uno scandalo servito a base di aragoste al Cafè de Turin di Nizza, soggiorni in montagna, viaggi in città d’arte, puntate in motel, un centinaio di pranzi in ristoranti non giustificati da motivi istituzionali, un uso allegro della Viacard, alberghi nel fine settimana, ricchi doni natalizi.
Il tweet di Toti è riferito al sindaco di Roma, Marino, attualmente indagato e ancora non rinviato a giudizio per lo stesso reato del quale sono accusati gli amichetti del governatore ligure.
Quello che giustamente vale per Marino, come mai non vale per costoro?
Perchè Toti ha nominato rispettivamente assessore, presidente del consiglio regionale e presidente di commissione questi tre politici sapendo che sono accusati di peculato ed è stato chiesto il loro rinvio a giudizio?
Forse perchè non può permettersi, sotto ricatto politico come è, di cacciarli, altrimenti cadrebbe la giunta e lui dovrebbe tornare a casa?
Facile chiedere le dimissioni di altri, ma per farlo a casa propria ci vorrebbero le palle che qualcuno evidentemente non ha.
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Ottobre 5th, 2015 Riccardo Fucile
L’EDITORIALE DEL DIRETTORE DEL SECOLO XIX: “LA SVOLTA NON SI VEDE”
In una scanzonata poesia di Murilo Mendes, la squadra della Marina brasiliana non riesce mai a
salpare: prima c’è da festeggiare il carnevale, poi i marinai sono troppo ubriachi e infine, quando tutto sembra pronto, arriva l’ambasciatore inglese con due milioni di scudi e la storia ricomincia da capo.
A esquadra nà£o pà’de seguir. La flotta non può partire.
Non sono certo mulatte, cachaà§a o samba a trattenere agli ormeggi la nuova squadra della Regione Liguria, ma dopo i festeggiamenti increduli della vittoria, il mese passato a mettere insieme la giunta, i cento giorni a studiare la macchina di piazza De Ferrari, ci saremmo aspettati un provvedimento importante e concreto per ridare slancio a una terra tramortita da anni di crisi e di amministrazione infelice.
E invece no, si prega di attendere.
Giovanni Toti è un uomo di buon senso che non ama gli effetti speciali, e questo è un bene. Ma ora deve inventarsi qualcosa di straordinario per realizzare «entro novembre» due delle novità promesse come l’uovo di Colombo in campagna elettorale: ambulatori aperti fino a sera e il sabato; incentivi alle imprese che investono e assumono in Liguria.
Non c’è più tempo per altri annunci, nemmeno i suoi elettori possono accontentarsi del ritornello brasiliano: A esquadra nà£o pà’de seguir.
Alessandro Cassinis
(da “il Secolo XIX”)
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Settembre 20th, 2015 Riccardo Fucile
LE PROMESSE ELETTORALI SONO RIMASTE SULLA CARTA, MA TANTI AMICI PIAZZATI NELLE PARTECIPATE
Ci fu un tempo, non lontano, in cui il candidato alla presidenza della Liguria Giovanni Toti se ne uscì collocando Novi Ligure in Liguria, suscitando l’ironico tweet del governatore uscente, Claudio Burlando. “Volevano deburlandizzare la Liguria, si sono fatti desalvinizzare da uno che non sa che Novi Ligure è in Piemonte”.
Il marziano piovuto dalle stanze del potere berlusconiano, lo definirono a sinistra. Alludevano al ruolo di consigliere politico dell’ex Cavaliere e alla sua inesperienza come amministratore pubblico di un territorio che l’ex direttore di Studio Aperto, 47 anni, ex socialista, sposato la collega Siria Magri, era accusato di non conoscere affatto.
Peggio, di non avere con la Liguria alcuna parentela, affettiva e logistica.
Nato a Viareggio, cresciuto a Massa Carrara, laureato in scienze politiche a Milano, residente ad Ameglia, estrema propaggine ligure di levante.
Poco ligure per essere arruolato fra gli indigeni.
Partendo da premesse di immagine tanto sfavorevoli, l’underdog Toti ha sbaragliato il campo e con il decisivo sostegno di voti della Lega Nord e grazie al 12% raggranellato da Forza Italia ha messo fine al decennio di incontrastato dominio di Claudio Burlando, unico duce — nel senso di guida — del Pd ligure.
Vittoria destabilizzante, quella di Toti, per gli assetti politici della Liguria che alla Regione aveva conosciuto una sola parentesi di centrodestra — con Sandro Biasotti, dal 2000 al 2005 — per poi ripiombare nel tradizionale mainstream di centrosinistra.
A sconsigliargli di fare un ingresso dirompente nella sala verde di via Fieschi, oltre l’indole personale c’erano anche i risultati elettorali: un solo seggio di vantaggio, con una maggioranza appesa alle evenienze della vita quotidiana.
Andato a vuoto il tentativo di farsi attribuire tre consiglieri in più, sulla base di una controversa disposizione di legge, Toti si era acconciato a muovere i primi passi da governatore praticando una strategia dialogante con l’opposizione. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Il primo nodo: tutti gli uomini del Presidente
Subito dopo la proclamazione dell’8 giugno, la prima grana riguarda gli uomini da mettersi in torno.
La Lega Nord è stata premiata con la vicepresidenza e deleghe di peso. Sette gli assessori: tre di Forza Italia (Giampedrone, Cavo e Marco Scajola, nipote dell’ex potente ministro Claudio, ras dell’imperiese), altrettanti della Lega Nord (Sonia Viale, che ha avuto anche la vicepresidenza, Mai e Rixi). Il settimo assessore è andato con Giacomo Berrino a Fratelli d’Italia.
E subito una grana. Rixi con l’altro leghista Francesco Bruzzone (presidente del consiglio regionale) è indagato per le spese pazze in regione. Se fosse condannato, per la legge Severino perderebbe il posto e manderebbe in crisi la maggioranza.
Anche per neutralizzare questa eventualità — e per mettere al sicuro i numeri — Toti ha fatto filtrare l’intenzione di far dimettere da consiglieri Giampedrone e Cavo per sostituirli con Lilli Lauro (consigliera comunale fedelissima del coordinatore regionale di FI, Sandro Biasotti), e col leghista Franco Senarega.
Fuori programma con il presidente dell’Autorità Portuale Luigi Merlo.
Toti lo aveva pregato di soprassedere alle annunciate dimissioni ma poi aveva permesso al fido Giampedrone di presentare il piano regionale di indirizzo senza sottoporlo a Merlo. Ipotesi di dimissioni rientrata ma poi ribadita irrevocabilmente proprio nei giorni scorsi. E tentativo del ministro Delrio di convincerlo a restare fino a tutto il 2015.
Conferma a sorpresa (temporanea, disse Toti) per i sette direttori generali della Regione, tutti legati a Burlando.
Sostituito il segretario generale, andato in pensione. Il breve interregno della burlandiana Gabriella Lajolo si è concluso con la nomina di Paolo Emilio Signorini, alto dirigente del ministero delle Infrastrutture, spiazzato dalla vicenda che ha spezzato la carriera del potentissimo Ercole Incalza, del quale Signorini era l’erede designato.
Il gioco di poltrone sulla sanità
Toti viceversa è pesantemente intervenuto nelle nomine dei dirigenti sanitari, il suo vero rovello. Ha voluto un manager alla guida del settore che rappresenta il maggior capitolo di spesa e lo ha trovato in Francesco Quaglia.
La sanità ligure è gravata da debiti enormi e Toti sta mettendo a punto un’alleanza strategica con la Lombardia per esportare al mare il modello lombardo. L’obiettivo è mettere a punto un sistema alternativo alla sanità pubblica a disposizione dei pazienti liguri.
Che potrebbero così optare per farsi curare nelle strutture private lombarde, in regime di convenzione. Il Pd ha subito gridato alla colonizzazione. Segnalando i rischi per la sanità pubblica. Ma Toti ha tirato dritto. E’ stato il primo segnale che si stanno affilando le armi e che la luna di miele volge al termine.
La sanità ha innescato uno scontro fra Toti e la vicepresidente Viale che con un colpo di mano aveva provato ad accelerare l’accorpamento delle Als 3 e 4 nominando direttore generale di entrambe (per un anno) Luciano Grasso.
Nomina subito revocata per la Asl 4 del Tigullio di fronte alle proteste dei sindaci e all’intervento di Toti.
Viale è stata quindi costretta a confermare, per un anno, al vertice della Asl 4 Roberto Cavagnaro.
Immigrati, la voce grossa che nessuno ascolta
L’altra miccia l’hanno innescata i migranti. La vicepresidente Sonia Viale, leghista, con delega all’immigrazione, aveva subito chiarito che di accoglienza non voleva sentir parlare.
Aveva proposto l’apertura sul territorio ligure di un Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo). Toti si è accodato senza particolare entusiasmo. Il progetto di Viale è naufragato di fonte alla fermezza del prefetto Fiamma Spena e del sindaco di Genova, Marco Doria.
Le briciole del sistema pubblico
Ai fronti di scontro sulle nomine al vertice di Liguria Informatica e Filse, la finanziaria della Regione.
Su Liguria Informatica, la società che assiste la regione nella informatizzazione dei servizi, la nomina di Marco Bucci ha scatenato l’opposizione per una vota unita, da Pd a Movimento5Stelle.
Niente da dire sulle qualità professionali del manager, senonchè Bucci lavora per la Carestream Health, una multinazionale Usa in rapporti di affari con alcune Asl liguri. Conflitto di interessi evidente, ha strillato l’poosizione. Toti non ha fatto retromarcia.
Per la Filse, il prescelto è un veneto, Bruno Codognato Perissinotto, manager con vasta esperienza specifica sui temi del credito alle imprese; ma coinvolto in una bancarotta fraudolenta.
La sua nomina ha offerto alla maggioranza il destro per aumentare di un membro il cda della Filse infilandoci un suo rappresentante e assicurandosene così il pieno controllo. Anche l’opposizione ha strappato un suo rappresentante. E’ lo spoil system, gente.
Renzo Parodi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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