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PONTE MORANDI: PER GLI SFOLLATI SALTA LA SOSPENSIONE DELLE TASSE

Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile

LA RABBIA DEGLI SFOLLATI: “TROPPE LEGGEREZZE SULLA NOSTRA PELLE DA PARTE DEL GOVERNO”

Il DL Semplificazioni è stato “normalizzato” ieri dalla maggioranza Lega-M5S dopo i rilievi di Mattarella, il quale ha notato che fare un decreto legge con 20 articoli e ritrovarselo modificato con 82 articoli in Parlamento è in effetti un po’ esagerato.
Sono sparite le norme che prevedevano il carcere per chi si opponeva agli abbattimenti di ulivi affetti da xylella, come voleva Beppe Grillo, ma anche il blocco fino al 2 dicembre delle tasse per le zone di Genova colpite dal crollo del Ponte Morandi.
I cittadini e le imprese che già  lamentavano la mancata esenzione dall’Imu e dalla Tari ora, a causa della gestione del decreto semplificazione e del tentativo di infarcirlo di norme non omogenee, si trovano un nuovo peso.
Mimma Certo, una delle anime del comitato degli sfollati del Ponte Morandi di Genova, racconta tutta la sua rabbia a Repubblica:
Come vi colpisce questo flop del decreto
«Lo stiamo studiando a dire il vero, la notizia ci ha colti di sorpresa. Di certo sappiamo che non siamo mai stati esentati da Tari o Imu e che gli indennizzi in arrivo ci faranno schizzare in alto l’Isee. È una vicenda che non ha nè capo nè coda. Il problema comunque sarà  soprattutto della zona del ponte e delle sue attività  commerciali. Dispiace molto perchè Matteo Salvini qui è venuto e ha visto la situazione, Danilo Toninelli anche, solo Luigi Di Maio no. Comunque, li abbiamo ricevuti volentieri, abbiamo fatto presenti le nostre problematiche…».
Ma?
«Queste leggerezze, non so se se ne rendono conto, significano dare addosso a una città  che cerca di rialzarsi».
Ma voi come sfollati non siete soddisfatti in generale degli indennizzi che state comunque ricevendo in questi giorni?
«Certo che lo siamo, in una scala da uno a dieci direi anche nove. Ma noi abbiamo un rapporto diretto con la struttura commissariale guidata dal sindaco Marco Bucci. E lui, anche se è di destra, battaglia ogni giorno con il governo. Mi ricordo che ce lo venne a dire Pierluigi Bersani, “guardate che dovrà  litigare in continuazione con Roma”. Viviamo una sorta di dualismo: le istituzioni del territorio ci sono vicine, non siamo soddisfatti invece del governo».

(da “NextQuotidiano”)

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AUTOSTRADE PRESENTA RICORSO E COMPRA SEI TERRENI IN ZONA ROSSA

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

“USATI COME BANCOMAT” … E CHIEDE L’ANNULLAMENTO DELLA NOMINA DI BUCCI A COMMISSARIO E L’AFFIDAMENTO DEI LAVORI…CONVENUTI IN GIUDIZIO ANCHE CONTE E TONINELLI

Dopo mesi sulla difensiva, Autostrade per l’Italia va all’attacco.
Lo fa per via giudiziaria, con il ricorso contro il decreto del commissario Marco Bucci che la esclude dai lavori di demolizione e ricostruzione del ponte Morandi.
Ma anche con un’altra mossa, meno appariscente: alla vigilia di Natale, la concessionaria ha perfezionato l’acquisto di quattro aree industriali proprio sotto il viadotto crollato, sulla sponda ovest del torrente Polcevera.
Si tratta di capannoni appartenenti a sei aziende che non avevano firmato la cessione delle proprietà  alla struttura commissariale entro il termine, fissato dal decreto Genova, del 20 dicembre scorso.
Chiamati in giudizio Bucci, Conte e Toninelli
Nella mattinata di venerdì, Il Secolo XIX e La Stampa hanno pubblicato ampi passaggi del ricorso di 40 pagine presentato dai legali di Autostrade al Tar della Liguria e annunciato il 13 dicembre scorso.
La società  autostradale chiede l’annullamento di quattro atti: il primo è la nomina del sindaco Bucci a commissario per la ricostruzione, gli altri sono i tre decreti con cui lo stesso Bucci ha deliberato sull’affidamento dei lavori.
Convenuti in giudizio, oltre al sindaco-commissario, sono il premier Giuseppe Conte e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.
Come anticipato, non c’è la richiesta di sospensiva, scelta dettata dalla volontà  di “cooperare con il commissario Bucci per far sì che Genova abbia quanto prima il nuovo ponte autostradale, nel prioritario interesse dei genovesi”, fanno sapere da Aspi.
Ma, tanto premesso, gli amministrativisti dello studio Annoni di Roma non risparmiano accuse a governo e sindaco: che avrebbero manifestato, “in assenza di qualsiasi accertamento di responsabilità , intenti palesemente sanzionatori, resi ancor più evidenti dalle molteplici esternazioni di esponenti governativi”.
I legali osservano che nè la Costituzione, nè il diritto europeo consentono “di individuare una responsabilità  per legge, e di stabilire per legge gli effetti conseguenti, prescindendo dagli accertamenti giudiziari”.
Il testo del ricorso: “Usati come bancomat”
Autostrade rivendica per sè “il diritto e l’obbligo” di svolgere i lavori, richiamandosi al testo della concessione: “Tutte le attività  di demolizione e ricostruzione — si legge nel ricorso — rientrano nell’esclusivo perimetro della concessionaria”.
A tal proposito il gruppo ricorda di aver lavorato da subito a un progetto esecutivo e dettagliato, presentato a ottobre, che prevedeva la ricostruzione del viadotto e la riapertura del tratto autostradale in soli nove mesi.
Non solo, quindi, il governo e il commissario avrebbero “espropriato” Aspi delle sue prerogative escludendo in ogni modo la partecipazione della società  (un “anatema ad excludendum”, lo definiscono i legali), ma la vorrebbero obbligare a farsi carico di tutti i costi, imponendole “obblighi estranei al contratto”, sborsando, per di più, “qualsiasi importo richiesto dal commissario, senza alcun parametro quantitativo applicabile”. Il che la trasformerebbe, è la conclusione del ricorso, “da concessionaria a bancomat”.
L’acquisto delle aree di 6 aziende in zona rossa
E nelle ultime ore si è diffusa la notizia di una nuova iniziativa della società  autostradale, che il 24 dicembre ha rilevato da sei tra le maggiori aziende della zona rossa (Acremoni, Garbarino, Varani, Lamparelli, Venturi e Ferrometal) in quattro aree industriali a ridosso del moncone ovest del ponte.
Proprietà  che non sono state trasferite alla struttura commissariale entro il termine del 20 dicembre, e quindi destinate ad essere espropriate.
Agli imprenditori Autostrade ha versato in totale 20 milioni di euro, comprensivi non solo del prezzo degli immobili (1.300 euro al metro quadro, lo stesso previsto dal decreto Genova per gli espropri), ma anche di fondi investimenti in nuove strutture e macchinari. Da parte delle aziende è stato assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali e il pagamento degli stipendi arretrati.
“Ma non ci opporremo all’esproprio”
I media locali hanno ipotizzato che lo scopo di Aspi fosse quello di opporsi all’esproprio in un momento successivo, mettendo i bastoni tra le ruote ai lavori. Un’ipotesi che la società  smentisce in modo categorico: da Autostrade fanno sapere che non ci sarà  alcuna opposizione, e, anzi, dover procedere nei confronti di un solo proprietario invece di sei semplificherà  notevolmente il compito del commissario. Visione condivisa, peraltro, dal commissario stesso: “Il fatto che Autostrade abbia acquisito le aree rende più facile il nostro lavoro”, ha dichiarato Bucci, pur negando di essere stato avvertito dell’operazione.
Ma allora, perchè questa iniziativa? Aspi fa sapere che lo scopo è di “dare risorse immediate alle aziende”, senza costringerle ad aspettare i tempi della macchina amministrativa. Sarebbe, insomma, una pura e semplice attività  di sostegno alle imprese, per riparare ai danni dall’interruzione delle attività  e permettere loro di ripartire il prima possibile.
È tuttavia molto probabile che l’operazione avrà  l’importante effetto di evitare la citazione in giudizio da parte delle aziende coinvolte. Se esista un accordo formale in questo senso, però, non è dato saperlo, poichè i contratti stipulati tra Aspi e le aziende sono coperti da vincolo di riservatezza.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL PROCURATORE DI GENOVA COZZI: “INAUGURARE IL PONTE AD APRILE 2020? ALTAMENTE IMPROBABILE”

Dicembre 20th, 2018 Riccardo Fucile

“DARE UNA DATA E’ UN AZZARDO, SAREBBE MEGLIO DARSI SCADENZE PIU’ LUNGHE”… IL REALISMO CONTRO LA DEMAGOGIA DEI POLITICI A CACCIA SEMPRE DI VOTI

Che i tempi per la realizzazione e l’inaugurazione del nuovo ponte Morandi di Genova fossero opinabili era emerso già  nelle ore successive alla conferenza stampa in cui il commissario-sindaco Marco Bucci aveva indicato la fine del 2019 come periodo in cui poter almeno vedere la nuova struttura.
Ora, però, è il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi a frenare sul cronoprogramma annunciato dal primo cittadino del capoluogo ligure.
Con parole chiare: “Inaugurare il ponte nella primavera del 2020? Non posso confermare, non sarei onesto — ha detto Cozzi in un’intervista al Secolo XIX — Dare una data è un azzardo, me lo hanno ribadito i nostri consulenti tecnici“. Finora — ha aggiunto — “abbiamo dimostrato di poter stare nei tempi, ma in ballo c’erano interventi sul moncone ovest, se parliamo di quello di levante la situazione è assai diversa. Non sarei corretto a fare previsioni, mi limito a rilevare che forse sarebbe meglio darsi scadenze più larghe”.
Successivamente Cozzi, che in passato aveva detto in diverse occasioni di essere pronto a dissequestrare il viadotto quando l’iter per la ricostruzione sarebbe stato pronto, è entrato ancor più nello specifico: “Ho letto che Salini-Fincantieri-Italferr impiegheranno 12 mesi a costruire completata la demolizione e con la piena disponibilità  delle aree (i monconi sono sotto sequestro per fini investigativi, ndr) — ha sottolineato — Significa che per inaugurare il ponte ad aprile-maggio 2020 bisognerebbe abbattere e liberare tutto entro la primavera del 2019. Mi pare altamente improbabile“.
Per argomentare il suo pessimismo sui tempi forniti dal sindaco-commissario, Cozzi ha poi sottolineato che sarebbe “già  soddisfatto se a primavera inoltrata del 2019 risultasse demolita integralmente la parte ovest”.
L’8 febbraio, ha aggiunto il procuratore capo di Genova, “ci sarà  una udienza dell’incidente probatorio, sarà  un passaggio fondamentale, spero nel prossimo mese e mezzo venga fornito un piano più dettagliato per la demolizione del segmento est, sarà  decisivo se vogliamo avanzare qualche previsione”.
Nella fattispecie, si tratta della porzione di viadotto che sovrasta le case su cui insistono due torri di 90 metri dalle quali si allungano gli stralli: per l’accusa la loro rottura è la causa principale del collasso, Autostrade sostiene non sia così. Rallentamenti potrebbero arrivare su richiesta delle parti.
“Se qualcuno proverà  ad allungare con pretesti la scansione, dovrà  uscire allo scoperto — ha aggiunto Cozzi — L’incidente probatorio va condotto bene: è in ballo la solidità  dell’inchiesta su una strage“.

(da agenzie)

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PONTE MORANDI, LA RICOSTRUZIONE ANDRA’ A IMPREGILO E FINCANTIERI, MA CHE STRANO…

Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile

GIA’ SI SAPEVA COME ANDAVA A FINIRE, INUTILE LA PARVENZA DI APPALTO… BOCCIATO IL PROGETTO DI CIMOLAI CON LA FIRMA DI CALATRAVA, ANCHE SE COSTAVA DI MENO E CON TEMPI PIU’ RIDOTTI

La ricostruzione del Ponte a Genova, dopo il tragico crollo del Morandi lo scorso 14 agosto, sarà  fatta da Impregio Salini e Fincantieri ispirandosi al progetto, rivisto, di Renzo Piano.
Lo riportano un articolo del Corriere della sera e uno de la Stampa.
Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ai microfoni di Radio Anch’io afferma “Capisco perfettamente il malcontento a Genova, perchè non è stata ancora vista la ricostruzione, ma dovevamo arrivare alle condizioni migliori per iniziarla e aspettare il dissequestro”.
In lizza fino all’ultimo, ricorda il Corriere della sera, c’era anche Cimolai, azienda di Pordenone super specializzata in ponti e opere in metallo, che si era fatta avanti con un progetto firmato dall’architetto Santiago Calatrava, piaciuto molto alla commissione incaricata di valutare ognuna delle 22 offerte giunte per la ricostruzione del ponte Morandi.
Martedì 11 dicembre l’archistar spagnola era stata ricevuta a Genova insieme ai vertici di Cimolai, ottenendo se non rassicurazioni, un notevole gradimento da parte del sindaco e dei suoi collaboratori.
La successiva calata a Roma di Bucci aveva raffreddato non poco il suo entusiasmo. Sia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli avevano mostrato qualche perplessità  davanti al suo progetto di fusione. Bucci non è uno che si rassegna facilmente. Ci ha provato in ogni modo, arrivando a incassare anche un sostanziale via libera dalla parte leghista del governo, molto sollecitata anche dai suoi parlamentari friulani, alla creazione di una nuova Associazione temporanea di impresa con dentro Salini Impregilo e Cimolai, con quest’ultima che si diceva disponibile a patto che il progetto guida fosse il suo. Alle 18 di ieri Bucci ha chiamato Cimolai dicendo che erano fuori.
Su eventuali ricorsi degli esclusi, la Stampa spiega:
Al momento non sono esclusi. Nè da Cimolai nè da altre aziende che avevano presentate i loro progetti ricevendo feedback positivi, come Italiana costruzioni. Ma negli uffici della struttura commissaria si sta lavorando da giorni a prevenire possibili azioni legali e amministrative.

(da agenzie)

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DOVE SI VIVE MEGLIO: GENOVA PRECIPITA AL 56° POSTO E SCOPERCHIA IL BLUFF DELLA “BUONA AMMINISTRAZIONE LEGHISTA”

Dicembre 17th, 2018 Riccardo Fucile

DOPO TANTI SPOT DEGLI SCERIFFI LEGHISTI, EMERGE CHE GENOVA E’ LA PEGGIORE PER LA SICUREZZA: TRA DROGA, SCIPPI E BORSEGGI… PEGGIORA PER NATALITA’, RISCHIO IDROGEOLOGICO E GAP RETRIBUTIVO

La tradizionale classifica redatta dal Sole 24 Ore, giunta quest’anno alla sua 29/ma edizione, evidenzia il risultato negativo per Genova, che nel 2017 si trovava alla quarantottesima posizione, e secondo i dati di quest’anno perde altre 8 “caselle”, finendo al cinquantaseiesimo posto su 110 province.
Tra le altre grandi città , più a sud spicca la risalita di Napoli che conquista 13 posizioni. Migliorano anche Venezia, Torino, Catania, Bari e Bologna, in controtendenza solo Genova e Firenze.
Genova è in particolare la peggiore in graduatoria per delitti legati alla droga, ma segna il passo anche in altre aree relative alla sicurezza (quelle tanto decantate da Salvini è dall’assessore leghista alla sicurezza )
Scorrendo i valori presi in considerazione, emerge come Genova sia ultima in classifica (107esima) quanto ai delitti di stupefacenti (numero ogni 100mila abitanti nel 2017, in base a una elaborazione del Sole 24 Ore su dati di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno).
Ed è 100esima per scippi e borseggi, e 93esima per rapine.
Brilla invece per il buon clima (è quinta nell’indice climatico di escursione termica tra minima e massima in gradi, tra dicembre 2016 e settembre 2017) e alcuni indicatori di ricchezza come il pil pro capite (12esimo posto), i prezzi medi di vendita delle case (13esimo), e i depositi pro capite (16esimo).
Anche se più in generale nella voce “ricchezza e consumi” si attesta al 41esimo posto.
Va bene nella classifica cultura e tempo libero sugli spettacoli, dov’è al 14esimo posto (spesa al botteghino per abitante nel 2017) e per indice di sportività , con un ottavo posto (2018).
Il territorio resta tema “dolente”, con la città  al 92esimo posto quanto a rischio idrogeologico, considerando la percentuale di superficie a pericolosità  da frana e idraulica.
Quanto poi ad altri dati tutto sommato attesi, è 98esima in classifica quanto a tasso di natalità , 104esima per indice di vecchiaia e 103esima per tasso di mortalità .
Appare meno prevedibile, invece, il brutto risultato del gap retributivo di genere, con Genova al 90esimo posto (in percentuale tra le retribuzioni medie nette di uomini e donne nel 2017).

(da agenzie)

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NUOVA GAFFE DI TONINELLI: “GENOVA TORNERA’ PIU’ FORTE DI PRIMA IN POCHI MESI, AL MASSIMO ANNI”

Dicembre 3rd, 2018 Riccardo Fucile

ORA I GENOVESI PER QUALCHE ANNO POSSONO STARE TRANQUILLI

«Come governo abbiamo dato tutto quello che potevamo a Genova e penso che in pochi mesi, al massimo anni, tornerà  ad essere più forte di prima»: Danilo Toninelli breaks the internet, come suo solito, con questa dichiarazione che sta già  movimentando la giornata dei genovesi, sicuramente contentissimi del fatto che “al massimo in pochi anni” la loro città  funestata dal crollo del Ponte Morandi potrà  tornare a splendere.
Da aggiungere mancano solo le parole di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera il 13 novembre scorso: “In tutta sincerità : se lo meritano, i genovesi, questo stucchevole rimpallo fra date senza che ci sia ancora, tre mesi dopo la tragedia, uno straccio di progetto, di brogliaccio con regole chiare, di dibattito sulle idee già  pervenute, di cronoprogramma? «Vogliamo sapere», hanno detto gli sfollati nella loro prima manifestazione. Sapere. E questo è il punto”.
Se non fosse ministro Toninelli potrebbe sostituire Ezio Greggio nella gag dell’asta per il capolavoro di Teomondo Scrofalo.

(da “NextQuotidiano”)

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AUTOSTRADE, PARTE LA DIFFIDA A BUCCI: “NON POTETE ESCLUDERCI DALLA RICOSTRUZIONE DEL PONTE, CI RISERVIAMO VIE LEGALI”

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

COME VOLEVASI DIMOSTRARE: IN ASSENZA DI SENTENZE SOLO TONINELLI POTEVA IMPORRE UNA CLAUSOLA CHE FINIRA’ PER BLOCCARE I LAVORI

Autostrade per l’Italia ritiene la ricostruzione della A10 “un obbligo e un diritto”, e “si riserva di adottare ogni azione a tutela”, in caso questi “obblighi e diritti fossero preclusi”.
E’ parte saliente del contenuto della lettera, firmata dal direttore generale di Aspi, Roberto Tomasi, e inviata al commissario straordinario per la ricostruzione Marco Bucci e alle strutture ministeriali preposte al controllo della concessione in merito alla realizzazione del nuovo viadotto sul Polcevera.
Lo riporta il Secolo XIX.
Nello specifico, “quanto prospettato, oltrechè doveroso ai sensi della convenzione e rispondente agli obblighi dello scrivente, (fino a revoca del governo, Aspi resta tenuta al ripristino della rete autostradale danneggiata dal crollo, ndr), sia pienamente legittimo ai sensi del dl 109 del 2018”, ovvero del decreto Genova.
La missiva, inclusa nel progetto definitivo per la demolizione e ricostruzione, rappresenta il primo segnale di “ostilità ” nei confronti del percorso deciso dal governo
che, di fatto, esclude la società  dalla realizzazione del nuovo viadotto. Se fosse davvero tagliata fuori, come prevede il decreto, Autostrade non starebbe a guardare, anche alla luce del fatto che “le cause del crollo sono ben lungi dall’essere accertate”, scrive Aspi.
Se da un lato la lettera mette in guardia la struttura commissariale e il governo stesso, Autostrade nel progetto definitivo ribadisce anche la possibilità  di ricostruire il ponte in 9 mesi al costo di 224 milioni, la disponibilità  ad operare con altre imprese e la possibilità  di ritoccare il progetto in funzione delle preferenze del commissario.

(da agenzie)

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PONTE MORANDI, A RISCHIO MILLE LAVORATORI: I FONDI PER LA CASSA INTEGRAZIONE DEL DECRETO TONINELLI SONO INSUFFICIENTI

Novembre 18th, 2018 Riccardo Fucile

CON LA CASSA IN DEROGA NON VENGONO COPERTI TUTTI I POSTI DI LAVORO COINVOLTI DALLA CRISI… E LA DURATA E’ APPENA DI 12 MESI E NON DI 24 COME RICHIESTO

Ampliare le aree di applicazione, possibilmente anche fuori dall’area metropolitana di Genova. Concordare i parametri che individuano le aziende che potranno accedere agli ammortizzatori sociale e, allo stesso tempo, vigilare contro possibili abusi da parte delle imprese.
La “cassa in deroga” prevista dal decreto Genova e dedicata ai lavoratori che rischiano di perdere il posto a causa del crollo di Ponte Morandi, sarà  messa in piedi a partire dalla prossima settimana.
L’obiettivo dei due commissari, Giovanni Toti e Marco Bucci, è arrivare alla definizione completa entro tre settimane, prima dell’Immacolata.
Sindaco e governatore hanno già  annunciato di voler coinvolgere le parti sociali, a cominciare dai sindacati, con una prima riunione operativa che dovrebbe tenersi già  a metà  della settimana entrante.
I punti critici da chiarire non mancano, a cominciare dalla platea di riferimento.
I 27 milioni stanziati dal governo – più altri 3 di contributi una tantum di 15mila euro per circa 200 lavoratori autonomi e partita Iva – dovrebbero soddisfare tra le 1.500 e le 1.700 richieste.
Le stime dei sindacati, però, individuano tra 2.000 e 2.500 i lavoratori potenzialmente coinvolti dalla crisi dovuta al crollo del viadotto sul Polcevera.
Uno scarto che preoccupa le sigle sindacali, così come la durata del provvedimento: 12 mesi, a fronte dei 24 richiesti da Cgil, Cisl e Uil.
Altro fronte aperto riguarda i criteri di applicazione: sul punto, il decreto individua il tetto di 100 dipendenti come limite massimo per le aziende per poter accedere alla “cassa”.

(da “Il Secolo XIX”)

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NEL DECRETO GENOVA MANCANO I SOLDI PER IL PONTE

Novembre 9th, 2018 Riccardo Fucile

NEL DECRETO HANNO INFILATO I CONDONI MA SI SONO DIMENTICATI DI METTERCI I QUATTRINI PER RICOSTRUIRE IL PONTE MORANDI

Piccole dimenticanze che possono capitare, per carità : non è mai successo a voi di andare al supermercato per prendere il pane e scordarvi di prendere il pane?
La stessa cosa è successa al MoVimento 5 Stelle e alla Lega: hanno infilato di tutto nel Decreto Genova, dal condono per Ischia a quello per il Centro Italia fino al perdono per i fanghi alla diossina, ma hanno dimenticato i soldi per la ricostruzione del Ponte Morandi.
A scoprirlo sono stati i tecnici del Servizio Bilancio del Senato: secondo quanto prevede l’articolo 1 del decreto, i fondi concessi al commissario dovrebbero essere a carico del concessionario, alias Autostrade.
Ma se la società  non pagasse, lo Stato anticiperà  quei costi.
Da qui il rilievo del Servizio bilancio: “Si evidenzia in generale che non risulta illustrato il metodo di quantificazione dell’importo anticipato dallo Stato — si legge nella relazione — e che non essendo stata ancora quantificata la spesa totale che il Commissario dovrà  determinare, risulta difficile ogni stima sull’adeguatezza del contributo statale”. Un’osservazione, quindi, sui costi totali della ricostruzione, che è stata già  fatta dal Servizio bilancio della Camera e sostenuta più volte dalle opposizioni.
Inoltre, in riferimento all’articolo 1 che disciplina il ruolo e le funzioni del commissario, il Servizio bilancio di Palazzo Madama evidenzia ad esempio che non è stata associata un’adeguata copertura finanziaria per i dirigenti non generali (massimo 5) che potrebbero essere nominati in aggiunta a quello generale, in supporto all’attività  del commissario.
In particolare — si fa notare — non è stata rimodulata l’autorizzazione di spesa fino a 1.500.000 euro per ogni anno del triennio 2018-2020 prevista inizialmente.
Altro punto debole, secondo la relazione, riguarda la possibilità  per il commissario di ricorrere a soggetti esterni alle pubbliche amministrazioni: “Si prende atto che non è possibile stimare gli effetti finanziari ma che essi saranno contenuti rispetto al limite massimo delle risorse previsto.” Tuttavia, continua la relazione “sarebbe opportuna una quantificazione degli oneri per il trattamento economico accessorio del personale dirigenziale e non dirigenziale”.​

(da “NextQuotidiano”)

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