Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
L’ORDINE E’ ACCUSARE L’ESTABLISHMENT (QUELLO IN CUI VOLEVANO ENTRARE)
Lo staff della Casaleggio, l’azienda proprietaria dei dati degli iscritti e della piattaforma web su cui si decidono vita morte e miracoli del Movimento Cinque Stelle, intorno alle 6 di ieri sera ha estratto dal cilindro che la bocciatura da parte dei liberali andava raccontata così: «L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento europeo». Establishment nel quale però fino a poche ore prima volevano entrare.
Tra i comunicatori M5S si sono sentite frasi come «abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima», poi di lì a poco apparse sul blog di Beppe Grillo.
Qualcuno dei parlamentari ha evocato «i poteri forti».
Uno anche il fatto che «Verhofstadt era uomo legato al Bilderberg», circostanza complottista che naturalmente non vuol dire assolutamente nulla, e sulla quale per una volta si è deciso di soprassedere.
Comunque, la debacle messa così può persino fare gioco ai cinque stelle, se in Italia passasse in questa versione del «noi contro l’establishment».
E chissà , magari nelle pagine fan club Facebook pro M5S (da 90mila seguaci ciascuna) può darsi che questa sia la realtà parallela che verrà creduta.
Tra l’altro, di teatro in teatro, continua un’efficace distrazione di massa dai guai di Virginia Raggi.
Però lo schiaffo ricevuto dai grillini nel tentativo di rassicurare le cancellerie e smarcarsi dal ghetto xenofobo-populista è notevole.
E sta facendo vacillare una baracca che sta insieme per miracolo.
Davide Casaleggio è lo sconfitto di ieri, è lui che aveva gestito questa cosa, e questo fa rialzare leggermente Luigi Di Maio. I due hanno un patto.
Del giovane di Pomigliano, Beppe Grillo non molto tempo fa, all’epoca dei disastri sulla Muraro, disse «gli facciamo abbassare un po’ le penne, ma dobbiamo tenerlo». Di Maio serve alla Casaleggio perchè non hanno costruito (finora) un altro potenziale candidato premier.
Eppure ieri mattina il vicepresidente grillino della Camera aveva osservato che la scelta dell’Alde era «tecnica» (ripetendo che «vogliamo subito un referendum sull’euro»), ma aveva aggiunto un sibillino: «Se l’adesione a un gruppo fosse per affinità politica, allora avremmo sbagliato gruppo».
Una frase intelligente, che gli offre una ritirata e gli consente adesso di dire, anche al Casaleggio jr bastonato, ve l’avevo detto.
Un europarlamentare come Piernicola Pedicini, molto legato a Di Maio da amicizia e origini geografiche, è stato forse il più duro di tutti i grillini: per noi questa vicenda «è un danno enorme», finiremo «molto probabilmente» nel gruppo dei non iscritti.
Il fronte della rivolta – quel vasto mare magnum che unisce aree e persone diversissime, da Roberto Fico a Roberta Lombardi, da Paola Taverna e Carla Ruocco a Federico D’Incà – ha perso un’altra occasione per mostrare un minimo di coraggio e esprimere pubblicamente i mugugni per l’intesa con i liberali ultra pro euro, che tanti di loro in privato esprimevano. Farlo ieri sarebbe stato ridicolo.
Alessandro Di Battista, che si era eclissato come sa fare nella mala parata, in serata aveva un appuntamento fissato su La7 a Otto e mezzo.
E ha provato a fare il suo numero televisivo, il sistema, i poteri forti, l’Europa, «quello che io noto è che il M5S in Italia e in Europa viene percepito come un copro estraneo».
Ha detto «la mia posizione è sempre stata quella di riuscire a formare un gruppo autonomo. Quando noi andiamo da soli, secondo me è sempre meglio».
Ma dirlo dopo non suonava convincentissimo. La cosa più interessante è stata invece quando ha spiegato che adesso dovranno «cercare di formare un gruppo autonomo con delle delegazioni di diversi Paesi». E che restare con Farage, a questo punto, «non sarà facile».
Insomma, se è vero che i guai della Raggi sono stati coperti per qualche ora, il prezzo è che ora Farage gioca al gatto col topo con Grillo.
Già , il leader dell’Ukip. Martedì aveva detto a Grillo «l’alleanza con Verhofstadt durerà poco»; e così ieri s’è divertito ad andare in giro a raccontare di aver comunicato al comico «poco, ma non pensavo così poco».
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL M5S OGNI GIORNO URLA CONTRO I BANCHIERI E POI STAVA PER ALLEARSI CON UN ESPONENTE DEL GRUPPO BILDERBERG
Bella mossa, Beppe. Forse a questo punto Grillo dovrebbe prendersi un periodo di vacanza, portare con
sè Virginia Raggi e scegliere una località montana con molto ossigeno.
In un colpo solo, da harakiri più che karate, il fondatore dei cinque stelle è riuscito a umiliare i suoi eurodeputati e a regalare una splendida figura da idealista a Guy Verhofstadt. Entrambi non lo meritavano.
Se c’è uno, fra i 751 europarlamentari, che incarna al massimo livello l’establishment europeo, lo strapotere delle lobbies finanziarie e delle multinazionali, l’esaltazione quasi religiosa dell’austerità e del Ttip, il tradimento dell’idea di Unione a misura di popoli e non di banche, ebbene quello si chiama Verhofstadt.
Tutto quanto gli elettori cinque stelle detestano. Ricambiati, peraltro.
“Avete un movimento populista fra i più squallidi, almeno gli altri ammettono di essere di estrema destra” sono parole che gli ho sentito pronunciare di persona.
Poi sembrava averci ripensato, guarda caso alla vigilia delle elezioni per la presidenza del parlamento europeo, alla quale è candidato.
Ma si vede che i suoi compagni di gruppo sono rimasti alla prima versione, bocciando senza appello la richiesta di ammissione del M5S.
Sarà un sollievo per i 17 parlamentari cinque stelle a Bruxelles che avevano festeggiato quando Grillo aveva inserito Verhofstadt nella lista degli “impresentabili”, per via della mezza dozzina di consigli d’amministrazione di cui fa parte nel tempo libero da parlamentare. Ma al prezzo di una figuraccia colossale.
Grillo e Casaleggio junior si erano presentati all’impresentabile, offrendo un pacchetto di voti, in cambio dell’ospitalità nel miglior salotto politico dell’europarlamento.
Real politik. Grillo l’ha spiegata bene nel post in cui ordinava agli iscritti di votare secondo (la sua) coscienza: “Con la presenza del Movimento l’Alde diventerebbe il terzo gruppo parlamentare, l’ago della bilancia in molte decisioni”.
Ottima idea. Anche noi due deputati superstiti dell’Altra Europa, modestamente, se passassimo all’Alde, lo faremmo diventare il terzo gruppo: non ci avevo pensato. Anzi, se tutto il gruppo di sinistra Gue confluisse nelle fila socialiste diventeremmo di gran lunga il primo gruppo dell’europarlamento e allora hai voglia a influire sulle decisioni.
Soltanto che non lo facciamo perchè non ne condividiamo le scelte. Pensa che stronzi.
Il problema dei capi che prendono i voti dei cittadini e poi li portano a spasso dove vogliono non è soltanto dei grillini, si capisce, e come elettore lo sperimento di continuo.
Ho votato Pd alle ultime elezioni politiche non immaginando certo che il mio voto sarebbe servito a Renzi per far approvare porcherie come il Job Act o la Buona Scuola o la riforma costituzionale, di cui non v’era traccia nel programma elettorale del Pd. Ma credevo fosse un problema della vecchia politica, non della rivoluzione grillina. Invece alle ultime elezioni comunali di Roma ho votato per la prima volta 5 Stelle al posto del solito Pd, per disgusto , e mi sono ritrovato con una giunta in mano alle bande Previti e Alemanno.
E’ vero che ormai non lo è più, ma soltanto perchè ci ha pensato la magistratura, arrestando qualcuno e incriminando qualcun altro.
Per Grillo, Casaleggio e Di Maio si poteva serenamente continuare con Marra capitale. Qualche grillino obietterà a questo punto che anch’io, come esponente della Lista Tsipras, dovrei chiedere scusa per come il mio “capo”, Alexis Tsipras, ha capitolato davanti all’ennesimo diktat di macelleria sociale imposto al popolo greco. Infatti chiedo scusa.
Quando si tratta di scegliere fra la fedeltà a un capo e la fedeltà agli elettori, un eletto dal popolo ha il dovere di stare sempre dalla parte dei cittadini che l’hanno votato. Posso rispondere di ogni voto o atto a chi mi ha votato, anche quando non era in linea con l’indicazione del gruppo al quale appartengo.
E così i 17 eurodeputati del M5S.
Detto dalla concorrenza, in questi due anni e mezzo si sono meritati rispetto e stima. Sono persone serie e oneste, non mancano un voto o una riunione di commissione, lavorano, cercano di dare il meglio.
Per queste ragioni li ho sempre votati quando erano candidati alle presidenze di commissioni o ad altre cariche, al contrario dei deputati dell’Alde , che li hanno ostracizzati come para fascisti.
Al novanta per cento i 5 Stelle e chi scrive hanno votato allo stesso modo in Parlamento. Sia quando loro non erano d’accordo col loro gruppo, nell’80 per cento dei casi, sia quando non lo ero io con il mio, molto meno, ma per esempio sul taglio ai finanziamenti dei partiti.
Ho invitato spesso i 5 Stelle a iniziative promosse dall’Altra Europa, l’ultima volta la consegna alla presidenza dell’europarlamento della sentenza del tribunale dei popoli in favore del movimento No Tav.
Eppure i parlamentari 5 Stelle non hanno invitato alle loro iniziative me o un europarlamentare di Podemos o un verde o un socialista perchè devono chiedere il permesso alla Casaleggio associati lo proibisce.
Non partecipano neppure al gruppo di discussione che abbiamo fondato con Cofferati e parlamentari di sinistra di diversi gruppi e paesi (Gue, verdi, socialisti), non perchè non siano interessati, ma perchè Grillo vieta che il Movimento si schieri con la sinistra (con la destra non c’è problema).
Per la stessa ragione, il gruppo Gue è stato escluso a priori dalle trattative di Grillo e Casaleggio, nonostante sia in assoluto il più affine, dati alla mano.
In due anni e mezzo i loro parlamentari hanno condiviso con noi il 75 per cento dei voti. Infine, come s’è visto, i deputati 5 Stelle non possono liberamente votare la scelta del gruppo, smentendo magari le indicazioni del capo, mentre i liberali sì, come s’è appena visto.
Sono chiamati portavoce, ma li trattano come portaborse
Perchè Grillo abbia deciso questa manovra da vecchio politicante cinico, rivelatasi in ultimo un suicidio, non è dato di capire.
Forse si vuole accreditare come forza moderata e non così anti sistema davanti ai poteri che contano in Europa, per esempio il gruppo Bilderberg di cui Verhofstadt è fiero esponente.
I dietrologi spiegano che a questo è servito il pellegrinaggio di Di Maio presso le cancellerie europee. Di sicuro, gli elettori 5 Stelle non c’entrano nulla coi mondi dei quali Verhofstadt è gran maestro e cerimoniere, le trilaterali, i salotti buoni della finanza, le grandi lobbies.
E siccome fessi non sono, è difficile fargli credere ora che la mossa è servita a far esplodere le contraddizioni dall’interno, a “spaventare l’establishment”.
Sarebbe come dire che i molti saltati sul carro di Renzi all’ultimo giro lo avevano fatto per provocarne la rovina (anche se, in effetti, hanno involontariamente aiutato).
Dietro il non essere di Grillo e Casaleggio s’intravvede il vecchio vizio trasformistico della politica all’italiana.
E’ un film già visto con Di Pietro, partito per moralizzare, che ha finito per ritirarsi a coltivare terreni e palazzi, lasciandoci in eredità i Razzi e gli Scilipoti.
Al confronto questo però è un kolossal. Ma i 5 Stelle di Bruxelles non sono Razzi e Scilipoti, alla fine fra il capo e la fedeltà agli elettori sceglieranno i secondi, o almeno tocca sperarlo.
Curzio Maltese
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
L’INTELLIGENZA POLITICA DEL M5S E’ FINITA CON CASALEGGIO PADRE, QUA E’ RIMASTO IL RE DEI QUAQUARAQUA’
Che ridere.
Ricapitolando: l’apprendista strillone Giuseppe Grillo entra nel nuovo anno con un’idea meravigliosa.
Allearsi in Europa col partito dei banchieri, l’Alde, roba da Monti.
Come se un vegano invitasse a cena una batteria di cheeseburger. Il vegano si affaccia dal balcone del Web e sottopone il cambio di dieta alle tastiere cloroformizzate, che entusiasticamente approvano.
Ma che cosa c’entrerà mai il movimento delle scie chimiche e dei gomblotti pluto-massonici con gli alfieri internazionali del capitalismo allo stato brado?
Se fosse una scelta politica sarebbe una fesseria, ma trattandosi di scelta tattica va ritenuta una furbata, spiega ai perplessi l’astutissimo Di Maio.
Dopo il colpo di scena, arriva il contraccolpo: l’infallibile profeta del grillismo Piero Fassino non fa in tempo a condannare pubblicamente l’abbraccio innaturale tra finanza e rivoluzionari del piffero che l’Alde ci ripensa.
Il capo Verhofstadt e i suoi soci francesi devono avere finalmente visto su Internet un comizio del Dibba e, ripresisi dallo spavento, si sono ammutinati.
Ma è qui che il Grillo banfante dà il meglio di sè.
Accusa del mancato accordo il famigerato «establishment» con cui voleva accordarsi. Un gomblotto dei cattivi ha impedito ai Cinquestelle di allearsi con i cattivi.
Chiaro, chiarissimo. McDonald’s che toglie il doppio cheeseburger dal piatto del vegano.
E dove sarebbero la logica e la coerenza? Di sicuro sappiamo soltanto dov’è finita l’intelligenza politica del movimento.
Con Casaleggio padre, nell’aldilà .
Qui è rimasto il re dei quaquaraquà .
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
PSICODRAMMA A BRUXELLES: GRILLO E CASALEGGIO PRIMA SPACCANO MILITANTI E DEPUTATI PER ALLEARSI CON ALDE, POI I LIBERALI LASCIANO I DUE GRANDI STRATEGHI IN BRACHE DI TELA… LA BASE ORA ACCUSA MANIPOLAZIONI DEL VOTO ON LINE
È la Waterloo di Beppe Grillo. E in fondo il luogo dove è caduto Napoleone non è molto distante da Bruxelles, teatro invece dello schiaffo di Guy Verhofstadt al leader M5S, rimasto sconfitto e con un partito confuso e arrabbiato.
La mossa strategica di lasciare Nigel Farage per aderire al gruppo Alde e conquistare terreno nell’Europarlamento, in poche ore, si è rivelata un boomerang per i grillini. L’Alleanza dei Democratici e dei liberali per l’Europa ha infatti votato contro l’ingresso dei 5Stelle nel gruppo.
Il ‘no’ secco è arrivato in particolare dai francesi e dai tedeschi e il capogruppo Verhofstadt non ha potuto che prenderne atto e salutare Grillo: “Sono arrivato alla conclusione che non ci sono sufficienti garanzie per portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa. Non c’è abbastanza terreno comune per procedere con la richiesta del Movimento 5 Stelle di unirsi al gruppo Alde. Rimangono differenze fondamentali sulle questioni europee chiave”.
Parole sorprendenti che arrivano pochi giorni dopo che il leader pentastellato, in gran segreto grazie alla mediazione di David Borrelli, ha siglato un pre accordo proprio con Guy Verhofstadt.
Ma la sede dell’Europarlamento oggi è diventata un campo di battaglia e Grillo ha fatto il suo ingresso questa mattina presto con l’intento di sedare la protesta di alcuni europarlamentari che non hanno condiviso il cambio di rotta e l’adesione al gruppo più europeista che c’è in Ue, gruppo che fu di Romano Prodi e Mario Monti, per intendersi.
Intanto a mezzogiorno vengono pubblicati i risultati del sondaggio, annunciato domenica a sorpresa tra lo stupore di tutti: il 78,5% degli iscritti al blog ha scelto di aderire all’Alde.
Al di là del risultato quasi plebiscitario, la base, stando ai commenti, da domenica si è rivoltata contro Grillo.
Le bacheche Facebook dei parlamentari sia nazionali sia europei sono state prese di mira e si sono trasformate in un delirio di commenti.
Tutti presi alla sprovvista, in pochi hanno appoggiato la decisione del leader pentastellato. E c’è chi, come Nicola Morra e Carlo Sibilia, ha deciso di uscire allo scoperto. Non solo. Questa incongruenza, tra il voto della Rete e gli umori invece della Rete e dei parlamentari, ha prestato il fianco anche al sospetto che il voto web fosse stato manipolato.
Sta di fatto che a Luigi Di Maio è toccato l’ingrato compito di dover arrabattarsi e fornire giustificazioni parlando di una “mossa tecnica e non politica”.
Il candidato premier in pectore garantisce inoltre che il referendum sull’euro verrà fatto comunque e che l’adesione a un gruppo europeista serve soltanto a mantenere diritti all’interno dell’Europarlamento, tra cui i 700mila euro che ogni partito ha a disposizione ed entrare poi nella partita delle presidenze delle commissioni.
L’unico risultato che sortisce il post di Di Maio è una pioggia di commenti negativi e pochi “like”.
Passano poche ore ed ecco il colpo di grazia.
Le stanze dell’Europarlamento sono ormai un campo di battaglia.
In una, Beppe Grillo e Davide Casaleggio provano a sedare la protesta degli europarlamenti scontenti, in un’altra pochi passi più in là c’è Verhofstadt che prova a convincere i suoi, anche perchè si sta giocando la sua personalissima gara per la presidenza dell’Assemblea, e strappare il ‘sì’ all’ingresso dei grillini.
Ma dopo tanti tormenti e dichiarazioni al vetriolo, come quella della vicecapogruppo dell’Alde, la francese Marielle de Sarnez (“Farò di tutto per impedire che succeda. Sarebbe un’alleanza empia”), arriva la posizione ufficiale del gruppo: M5S è fuori.
Il danno d’immagine è enorme dopo che Grillo, in ventiquattro ore, ha mandato in tilt la base, ha mandato su tutte le furie i parlamentari nazionali ed europei, che si sono ritrovati con un accordo già firmato prima ancora che venisse ratificato dal blog, e per finire non ha ottenuto il risultato sperato.
Anzi, ha subito una vera e propria cacciata. La difesa del leader pentastellato è quella solita d’ufficio: “L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi”.
Ma la sconfitta politica, al di là del post sul blog, rimane e adesso i grillini confluiranno nel gruppo Misto, che – secondo Grillo – significa “occupare una poltrona con le mani legate: non poter lavorare”.
E con 680.000 euro in meno, cosa che pare fosse essenziale.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
MA IL FRONTE ANTI-DI MAIO ATTACCA: SE LA RAGGI HA MENTITO RISCHIA DAVVERO DI CADERE
Ieri Nigel Farage ha contattato Beppe Grillo. Un colloquio, ha poi raccontato, nel quale si è
complimentato per le recenti prese di posizione del leader M5S iper euroscettiche e molto dure sui migranti.
Da quello che ha riferito – Farage ha detto di aver capito che «l’alleanza del M5S con l’Alde non durerà a lungo».
Il colloquio con «Beppe» è stato totalmente amichevole, il che appare bizzarro, nel giorno di uno dei più clamorosi, ma anche intelligenti cambi di idea politici della stagione recente: il gruppo grillino passa dall’alleanza con uno dei più feroci euroscettici, il leader della Brexit, all’alleanza con un «eurofanatico», come proprio Farage definisce Verhofstadt.
Ma perchè avviene proprio adesso, questa svolta a trecentossessanta gradi? E poi: chi l’ha decisa, e attuata?
Adesso perchè la Casaleggio ha bisogno di cambiare totalmente il frame dell’informazione, che da oggi sarà centrato sui guai di Virginia Raggi (da stamattina ogni giorno potrebbe essere quello buono perchè i pm interroghino la sindaca di Roma).
La tragedia politica che sarebbe stato un avviso di garanzia, che poteva essere dirompente nella logica forcaiola «indagine uguale dimissioni», è stata attutita col nuovo codice etico grillino: le dimissioni non ci saranno più, per un eventuale avviso di garanzia.
Senonchè, rivela una fonte che ha accesso alla discussioni importanti nel Movimento, è sorto un altro problema grosso nel quale Raggi s’è infilata da sola, e che spiega quanto sia necessario ancora – per Grillo e Davide Casaleggio – coprire mediaticamente questa vicenda:
Raggi potrebbe aver mentito.
«Il 16 dicembre, dopo l’arresto di Marra, la sindaca, nella famosa conferenza stampa con accanto Daniele Frongia, disse che “Marra era solo uno dei 23 mila dipendenti del Comune”. È stato un grave errore non comunicativo, politico».
Anche al grillino più impermeabile ai fatti risulterebbe difficile credere alla sincerità di questa affermazione della sindaca se – come sembra probabile – dalle chat tra lei e l’ex vicecapo di gabinetto venisse fuori un rapporto politico-amministrativo preferenziale tra i due. «Se Raggi avesse mentito che si fa?».
Il fronte Fico-Lombardi (personaggi diversissimi, ma gli unici – per antica militanza uno, per astuzia e, a modo suo, coraggio politico l’altra) potrebbe chiedere la testa della sindaca, a quel punto proprio usando il nuovo codice: che protegge dall’avviso di garanzia, ma spiega che le dimissioni possono esser decise (fu in sostanza il caso di Pizzarotti) quando l’eletto M5S non si comporta in maniera trasparente, o peggio, mente ai «cittadini». I suoi elettori. Ossia: al popolo cinque stelle.
In quest’ottica sollevare proprio oggi la questione europea è arma di distrazione di massa (dopo la storia del tribunale popolare sulle fake news).
Chi ha deciso, comunque, tempistica e contenuto della svolta sull’Alde?
Le impronte di Davide Casaleggio, attraverso il suo fedelissimo David Borrelli, sono ovunque.
Di Maio era di certo uno dei pochi a sapere. Come probabilmente il primo capogruppo M5S in Europa, Ignazio Corrao. Borrelli ha sondato le varie opzioni di alleanza; certo è uno non amato dagli ortodossi, perchè considerato troppo poco anti-europeista (in tv da Mentana disse «io ho 45 anni, sono nato e cresciuto con il sogno europeo. Il mio primo viaggio è stato un interrail in giro per l’Europa. Credo fortemente in quello che era l’Europa all’epoca»).
L’obiettivo di questa mossa di Casaleggio jr è rassicurare le cancellerie europee – a Milano hanno alfin notato che, per gli osservatori stranieri, il M5S sta finendo in un ghetto, quello dei partiti xenofobi, anti-euro e filorussi.
«Vogliono giocarsi il tutto per tutto alle prossime politiche, che per loro sono un “o la va o la spacca”».
Il Movimento è talmente diviso, e deve tenere insieme talmente tante cose disparate che, paradossalmente, ha una sola chance: vincere a breve, costi quel che costi. Pazienza per la base, il mito delle origini, le contraddizioni e le giravolte.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
I MOTIVI ECONOMICI CHE NESSUNO CITA: FINIRE TRA I NON ISCRITTI SIGNIFICA PERDERE I “FONDI 400” DESTINATI AI GRUPPI: 40.000 EURO L’ANNO PER OGNI PARLAMENTARE, UN TESORETTO DI 680.000 EURO
Tutti i riflettori sono puntati su David Borrelli. È il braccio destro di Davide Casaleggio a Bruxelles e
componente dell’associazione Rousseau l’uomo che avrebbe condotto la trattativa con l’ALDE per conto di Beppe e il responsabile della svolta europea che sta facendo litigare il MoVimento 5 Stelle.
Non a caso lui ieri non ha parlato del voto sulla sua pagina Facebook, preferendo il basso profilo. Ma, essendo europarlamentare, questo esclude che nel gruppo nessuno sapesse del voto di ieri, come hanno sostenuto alcuni onorevoli a 5 Stelle.
E a molti ieri è tornata in mente la famosa trasmissione di Mentana in cui Borrelli venne fatto oggetto di attenzioni e complimenti da parte di Mario Monti, il che fece partire un’ingloriosa macchina del fango nei confronti dell’europarlamentare, accusato di vicinanza al Nemico Pubblico Numero Uno.
In realtà , come si comprendeva anche dal post pubblicato sul blog di Grillo, le ragioni dell’alleanza sono squisitamente pragmatiche, come ha ricordato Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera:
Ma è proprio qui che si gioca la vera battaglia ed è qui un nodo (forte) degli interessi in ballo. Interessi economici. Finire tra i non iscritti significherebbe perdere buona parte dei «fondi 400» destinati ai gruppi («circa la metà », dicono fonti interne al Movimento). Si tratta di una cifra di circa 40 mila euro all’anno per ogni parlamentare, un tesoretto di circa 680 mila euro usati dai pentastellati anche per finanziare attività sul territorio. Un passo che potrebbe mettere in difficoltà i 5 Stelle.
C’è di più, però.
Ieri tre europarlamentari hanno sostenuto di non sapere nulla del voto in partenza sul blog. Ed è evidente che non è stato fatto sapere ad alcuni perchè evidentemente erano contrari alla linea dell’alleanza con l’ALDE.
Borrelli e Casaleggio hanno evidentemente voluto promuovere un voto senza alcuna informazione preventiva nei confronti dei votanti, e senza nessun dibattito interno al MoVimento, sia per quanto riguarda gli eletti che gli iscritti.
Un comportamento del genere avrebbe portato alla ribellione di qualunque eletto M5S che avesse a cuore la propria dignità . Eppure all’orizzonte nessuno sembra voler porre la questione politica all’interno del M5S.
Il leader di ALDE, dimostrando ieri di saper raggiungere vette sconosciute dell’abiezione, ha miserabilmente cancellato lo status in cui criticava i 5 Stelle nel 2014.
Verhofstadt evidentemente ritiene di poter prendere in giro i suoi elettori eliminando lo status senza nemmeno fornire una riga di spiegazione sull’accaduto.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
VERHOFSTADT L’AMBIZIOSO SPINGE PER IL SI’, MA I SUOI SI RIBELLANO
La giravolta europeista di Beppe Grillo divide il gruppo Alde, l’Alleanza dei liberali e democratici d’Europa nella quale il leader M5S punta a entrare dopo il clamoroso addio all’Ukip di Nigel Farage.
Per Guy Verhofstadt, presidente del gruppo liberale, il matrimonio s’ha da fare: se la base grillina dirà sì, Verhofstadt inviterà i suoi a valutare con spirito costruttivo le condizioni per dare il “benvenuto” ai Cinque Stelle.
All’interno dell’Alleanza, però, monta la protesta: sono in molti, infatti, a considerare inammissibile l’ingresso nel gruppo di una forza politica (almeno fino a ieri) euroscettica.
A capo degli “indignati” c’è Sylvie Goulard, ex consigliera politica di Romano Prodi, che in un’intervista a Repubblica giudica “poco credibile” la conversione di Grillo:
“Mi oppongo all’ipotesi del passaggio del Cinque Stelle da noi, e come me anche un certo numero di colleghi di Alde avanza la sua contrarietà ”.
Il motivo? “Per una incompatibilità di fondo, per ragioni molto concrete. Il mio è un gruppo di stampo europeista. Come potrei mai credere a una ‘conversione’ europeista di Beppe Grillo, con tutto quello che afferma e scrive sul suo blog? Non è questione di fare la guerra alle persone o ai movimenti. Qui si parla di divergenze sostanziali […]. I Cinque Stelle erano nel gruppo di Nigel Farage, l’animatore della Brexit, alla quale io mi sono profondamente opposta. Grillo ha lanciato la proposta di un referendum sull’euro, mentre per me la moneta unica è la priorità ”.
Per Goulard, il Movimento Cinque Stelle è pericoloso e rappresenta una minaccia, “come tutti i movimenti che giocano e fanno leva sul nazionalismo”.
“Quanto alle affinità tra Beppe Grillo e Marine Le Pen — aggiunge l’eurodeputata — per fortuna non passo le mie serate insieme a nessuno dei due, ma per quel che vedo mi sembrano molto vicini. Stesso spirito, stessa ispirazione”.
E ancora: “Il movimento di Grillo parla di spaccature, di alleanze tra i Paesi del Sud e del Nord dell’Europa, fa montare l’avversione contro la Germania di Merkel, e mettere i popoli l’uno contro l’altro è estremamente pericoloso”.
Verhofstadt, insomma, dovrà fare i conti con una forte opposizione interna, nel caso in cui la base M5S dica sì all’entrata in Alde.
Ma l’ex premier belga è molto determinato ad andare fino in fondo per ambizioni personali: Verhofstadt, infatti, è candidato alla presidenza dell’Europarlamento contro gli italiani Antonio Tajani del Partito popolare europeo e Gianni Pittella dei Socialisti e democratici.
L’ingresso dei deputati grillini consentirebbe al gruppo di diventare la terza formazione nell’Europarlamento, aumentando così potere politico e risorse finanziarie.
Motivo per cui Verhofstadt è disposto ad andare fino in fondo: in giornata potrebbe incontrare il leader M5S e già nel pomeriggio fronteggiare i suoi.
Per Nigel Farage, la mossa di Grillo è illogica e destinata a far perdere consensi al Movimento. “Con scelte simili sono pronto a scommettere che il Movimento 5 Stelle perderà consensi”, dichiara in un’intervista a Repubblica. “Da un punto di vista politico sarebbe completamente illogico per il Movimento 5 Stelle scegliere di unirsi al gruppo più fanaticamente filo-europeo del Parlamento di Strasburgo. L’Alde non appoggia l’uso dei referendum, nè il fondamentale principio della democrazia diretta. Ed è anche la voce più forte all’interno del Parlamento europeo a favore della creazione di un esercito della Ue. Tutte posizioni in contrasto con quelle del Movimento 5 Stelle”, spiega Farage facendo sapere anche di non aver avuto alcuna avvisaglia da Grillo.
“L’Ukip – aggiunge – non è stato contattato preventivamente dal Movimento 5 Stelle, non sapevamo niente di questo voto indetto da Grillo per decidere con chi allearsi a Strasburgo. E per la verità non ne sapevano niente nemmeno molti parlamentari europei dello stesso Movimento”.
(da “Huffingtonpostpost“)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
SI E’ VOTATO SENZA CHE I PARLAMENTARI EUROPEI FOSSERO INFORMATI DELL’INIZIATIVA, PER EVITARE IL DIBATTITO INTERNO
Cadono dalle nubi. Alcuni europarlamentari nel giorno del voto per sancire l’alleanza tra l’ALDE e il
MoVimento 5 Stelle al Parlamento Europeo sostengono di aver scoperto della votazione soltanto ieri mattina, quando è stata pubblicata sul blog di Beppe Grillo.
Uno di questi è Marco Zanni, che su Facebook scrive di aver ricevuto la notizia “con sorpresa e sconcerto questa mattina. Io come eurodeputato del M5S non ne sapevo niente e come voi attivisti ho saputo tutto oggi”.
Un altro europarlamentare che si dice all’oscuro di tutto è Marco Affronte, che sul suo profilo Facebook personale sostiene che «la decisione del voto di oggi è stata presa all’oscuro di tutti gli eurodeputati. Detto questo, per noi un gruppo vale l’altro, finchè manteniamo la nostra autonomia di voto. L’ALDE è a favore del TTIP e molto pro-establishment, tanto per dire. Io ho votato per restare in EFDD soprattutto per le modalità con cui si è arrivati a questa votazione e per la possibilità che ci dà Efdd di poter lavorare su più dossier».
Guarda caso però l’europarlamentare non scrive nulla sulla sua pagina facebook. Strano, visto che dovrebbe essere uno strumento di comunicazione più importante rispetto al profilo.
Ma tranquillizzatevi: tra chi lavora in Europa c’è chi di questo voto sapeva evidentemente tutto.
È il caso di Ignazio Corrao, europarlamentare molto vicino alla Casaleggio, che si prestò anche a uno spot per invogliare al voto sullo statuto.
Sulla sua pagina Facebook Corrao sposa completamente l’idea di un’alleanza con l’ALDE, non esprime nessuna sorpresa o sconcerto riguardo la decisione di votare oggi, segno che sapeva che sarebbe successo, e difende la scelta.
Anche Tiziana Beghin pubblica tranquillamente il post di Grillo ma senza schierarsi e soprattutto senza parlare di sorpresa e sconcerto per il voto odierno.
Stessa cosa fanno Isabella Adinolfi e Rosa D’Amato. In silenzio invece David Borrelli, che è un membro della Fondazione Rousseau, così come altri che hanno intuito la mala parata.
È quindi evidente che o i deputati fingono di non aver saputo nulla del voto (improbabile) oppure, semplicemente la decisione di far votare gli iscritti è stata presa a loro insaputa, e non casualmente: proprio invece con l’intenzione di non far effettuare un dibattito interno su questa decisione, come di solito si fa nei movimenti democratici.
Ma se Zanni e Affronte hanno capito il motivo della mancata informazione nei loro confronti (ed è probabile che non siano stati informati quelli che si erano già detti contrari all’alleanza) hanno appena assaggiato sulla loro pelle come funziona l’uno vale uno nel M5S.
Dovrebbero semplicemente trarne le conseguenze. “In termini politici sarebbe completamente illogico per i 5 stelle unirsi al gruppo più eurofanatico del Parlamento europeo”, fa sapere intanto l’eurodeputato dell’Ukip Nigel Farage, copresidente del gruppo Efdd.
Farage spiega di avere contattato Beppe Grillo oggi e di essersi “congratulato con lui per le posizioni sempre più dure su euro e immigrazione”.
Secondo Farage, il supporto 5 stelle al gruppo ALDE “non durerà a lungo”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
INTERVISTA A CLAUDIO MESSORA… I RETROSCENA DEI CONTATTI CHE GESTI’ PERSONALMENTE PER CONTO DI GRILLO: “FURONO GELIDI”
“Cosa disse il gruppo Alde a noi di M5S? Che il loro gruppo era fortemente coeso su solidi principi europeisti e conseguentemente votare in dissenso avrebbe decretato l’espulsione”.
Claudio Messora, ex responsabile comunicazione M5S al Parlamento europeo, è colui che fece “il giro delle sette Chiese”, come lo chiama lui, quando i grillini dovevano scegliere con chi allearsi.
Dal gruppo europeo Alde, con cui oggi Beppe Grillo propone l’alleanza, “ottenemmo una risposta gelida, fredda, in pratica ostile”.
Come andò quel colloquio?
“Si svolse negli uffici dell’Alde, eravamo presenti io e un mio collaboratore. Ci proposero di formulare un’ipotesi di programma per entrare nel loro gruppo e noi partivamo dai nostri sette punti del programma, tra cui il referendum per la permanenza nell’euro, l’adozione degli Eurobond e l’abolizione del Fiscal compact. Venne fuori che noi eravamo fortemente anti europeisti e loro super europeisti. Quindi se avessimo votato in dissenso ci avrebbero cacciato immediatamente”.
Quindi inconciliabili. Oggi cosa è cambiato?
“I sette punti del programma con cui i 5Stelle si sono presentati diventeranno carta straccia, a meno che chi fa parte di Alde o ne avrebbe voluto far parte come Scelta Civica, che poi non è entrata nell’Europarlamento, non abbiano fatto marcia indietro. Ma ne dubito”.
Piuttosto è il contrario?
“M5S ha assunto una linea di progressivo avvicinamento all’Europa. Lo stesso David Borrelli, che è stato presidente di EFDD insieme a Nigel Farage, ha abbandonato gradualmente la linea anti europeista. È questo l’atteggiamento che vediamo da un po’. E il sondaggio per aderire al gruppo Alde è la dimostrazione che M5S ha abbandonato il patto elettorale. Questa decisione la stanno prendendo fuori da ogni logica pensata da Gianroberto Casaleggio, per il quale il patto elettorale era sacro”.
Tornando al 2014, i Verdi e Albe chiusero la porta in faccia ai 5Stelle, per questo venne stretta l’alleanza con Farage?
“Emmanuel Bordez, segretario di Farage, andò alla Casaleggio associati per incontrare Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Ero presente anch’io. Venne chiamato in viva voce Farage ma pretese che l’incontro avvenisse di persona così si incontrarono a Bruxelles, di cui ci sono le foto al ristorante. Alla fine ha deciso la rete, ma chiaramente non c’erano altre alternative”.
Non c’erano altre soluzioni?
“Certo. Il gruppo dell’ECR, i conservatori inglesi, ci aveva spalancato le porte, a differenza del disprezzo dei 7 punti mostrato dall’ALDE. E allora mi chiedo: Come mai oggi non si propone anche quel gruppo, che era volenteroso e ottimamente ben disposto verso M5S? Come mai Monti e soci?”
(da “Huffingtonpost“)
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