Gennaio 5th, 2017 Riccardo Fucile
ALCUNE DELLE DISCUSSIONI VIA WHATSAPP RIVELANO IL RUOLO DI “CAPO” DI MARRA NELLE NOMINE IN CAMPIDOGLIO
Repubblica Roma oggi parla delle conversazioni tra i quattro amici al bar, ovvero Raffaele Marra,
Salvatore Romeo, Daniele Frongia e Virginia Raggi.
Nell’articolo di Scarpa e Vincenzi si riportano alcune delle discussioni via Whatsapp tra l’ex capo di Gabinetto della Giunta e il dipendente comunale che si è ritrovato con lo stipendio triplicato dopo la promozione a capo della segreteria politica della sindaca e si è successivamente dimesso.
La procura è convinta che Marra fosse uno che sul colle più alto della città aveva un grande potere. Gli accertamenti dei carabinieri di via in Selci depositati ieri dalla procura al tribunale del Riesame (che entro l’8 gennaio dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa dell’ex capo del personale), dimostrano esattamente questo. Cosa della quale, sostiene l’accusa, era al corrente anche il costruttore Sergio Scarpellini che quel potere voleva sfruttare in tutti i modi.
Le indagini dell’Arma hanno, infatti, dimostrato non solo che il capo della segreteria politica della Raggi Salvatore Romeo si rivolgeva a Marra chiamandolo “capo”, ma anche che lui si era fatto da tramite, durante la campagna elettorale per far arrivare alla candidata pentastellata una serie di consigli.
Sulle strategie per vincere le elezioni e anche, durante il ballottaggio, su come rispondere a Roberto Giachetti, suo avversario nella corsa a sindaco.
Insomma, secondo il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Barbara Zuin, Marra era uomo di fiducia della prima cittadina.
Tanto che, nel suo cellulare sequestrato il 16 dicembre scorso, giorno dell’arresto per corruzione dell’ex vicecapo di gabinetto, Raggi è memorizzata in rubrica con il nome “mio sindaco”.
Come a rivendicare il merito di averla forgiata. Un contributo, il suo, che Virginia Raggi apprezza parecchio: è Romeo stesso a dire a Marra, dopo la vittoria, che la sindaca gli ha riferito che «tutti gli assessori se lo litigano per averlo come capo di gabinetto».
Nell’articolo si racconta che hli scambi via Whatsapp tra Marra e Romeo sono piuttosto frequenti. E coinvolgono anche dossier su cui la magistratura ha già acceso un faro, come le nomine in Campidoglio:
Nella chat tra i due, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale hanno trovato uno schema con una nuova ripartizione dei dipartimenti comunali, che l’ex capo del personale chiama “macrostruttura”.
Effettivamente, la Raggi, a inizio novembre, ha firmato le delibere che danno il via alla rotazione dei dirigenti e ridefiniscono la riorganizzazione della macchina amministrativa del Campidoglio. Si chiama proprio “macrostruttura”.
Ed è proprio su questo che Virginia Raggi si gioca la possibile conte stazione di falso: a metà dicembre la sindaca ha consegnato all’Anac una memoria difensiva in cui spiegava che le nomine (a partire dal quella di Renato Marra, fratello dell’ex capo delle risorse umane capitoline) erano state tutte decise da lei.
E che il contributo dell’ufficio del personale, e in particolare di Raffaele Marra, era stato «meramente tecnico».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile
IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA DI GRILLO, LA TESTA AL BUSINESS DI CASALEGGIO E UNA CLASSE DIRIGENTE SUBALTERNA
Non hanno torto quanti sottolineano che la presenza Cinquestelle ha fatto da barriera al dilagare anche in Italia del lepenismo o (se è possibile) perfino di peggio.Questo non impedisce all’osservatore, non pregiudizialmente ostile, di rilevare il grave spreco di potenzialità rifondative della politica da parte del monopolista detentore dell’area indignata nel nostro Paese; più che il generico Movimento, il pool di controllo: Beppe Grillo e lo Staff.
Mentre avanzano segnali di ulteriore aggravamento dello spreco in atto, in larga misura determinato da tratti psicologici di sinergici destrismi autoritari: il delirio di onnipotenza che affligge Grillo, nella sua mutazione inarrestabile da tribuno a oracolo, la hubris manageriale afasica del giovane Casaleggio, intenzionato a difendere alla morte il business.
Cui fa da contraltare la palese subalternità dei giovani eletti alle cariche di rappresentanza pubblica, che rivelano precoci (e francamente impreviste) pulsioni dorotee alla tutela di poltrone e poltroncine, acquisite grazie alla benevolenza dei Capi.
E a questo si aggiunge l’inquietante sottomissione fideistica dei credenti al profetismo cinquestellare, rappresentato da quella sorta di pellegrinaggio al santuario, da parte del 91% su 41mila votanti, genuflesso al rito pagliaccesco del Codice Etico.
Ovvero l’atto di cieca devozione nei confronti di El Supremo Beppe.
A questo punto si potrebbe ritenere che operi una sorta di ripartizione di compiti nel duopolio di governo del Movimento: il “penombra” milanese presidia la funzione del controllo, attento a mantenere in funzione le rendite di posizione acquisite.
Opera il cui palese esempio è la messa in cantiere dell’operazione “Giovanna d’Arco” per la beatificazione (e quindi il salvataggio) di una Virginia Raggi avvinghiata alla sede capitolina come un mitile allo scoglio.
Quanto dimostrano i suoi movimenti sottotraccia per mettere fuori uso il contratto sottoscritto al momento della candidatura a sindaco e delle relative penali in caso di disobbedienza allo Staff.
Da qui la necessità di trasformare mediaticamente un’imbarazzante inadeguata nella pulzella avversata da ipotetici Poteri Forti, che vorrebbero trascinarla al rogo.
Nel frattempo, dalla collina Vip di Sant’Ilario, “l’inventore del mugugno gridato” si applica ad attizzare il parossismo dei fedeli con proclami terroristici contro qualche Male assoluto.
Tipo l’orrida quanto puerile pensata di proporre un nuovo tribunale del popolo inquisitore sull’informazione, che — probabilmente in tono caricaturale alla Napalm51, ma non si sa mai — riporta alla mente allucinanti esempi di eruzioni cieche del fanatismo assembleare: dal Terrore robespierriano alle Rivoluzioni Culturali maoiste.
Il modo migliore per offrire il destro — questa volta sì — all’establishment nel riproporre la truffa lessicale del “populismo” (ovvero la reazione alle politiche anti-popolari) come estrema degenerazione della democrazia; in effetti, virata dagli oligarchi in Postdemocrazia e oggi in Democratura.
Operazione a cui l’insipienza grillesca offre la migliore copertura immaginabile.
Con un ulteriore effetto, ancora più grave; che potrebbe far presagire la definitiva involuzione, e conseguente arresto di spinta propulsiva, di un soggetto politico da cui ci si attendeva ben altro: la perdita di contatto con l’elettorato di opinione; quello che, assommandosi al consenso di appartenenza, aveva dato vento alle vele della crescita M5S.
Chi scrive non vede proprio una nuova trasmigrazione della domanda di alternativa verso qualcosa che assomigli agli altri partiti in campo.
Semmai prevede dispersioni e astensionismi.
C’è un piccolo esempio delle mie parti su cui gli strateghi stellari dovrebbero riflettere: le amministrative dell’anno scorso a Savona.
Bastò che una lista civica di disturbo conquistasse l’8% dei suffragi per fare sì che il vincitore annunciato M5S non arrivasse neppure ai ballottaggi
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile
IL TIMORE CHE ESCANO FRASI DELLA SINDACO LESIVE DEL MOVIMENTO
Da una parte c’è la Procura che sta esaminando le conversazioni via Whatsapp, ricavate dal cellulare
sequestrato all’ex capo del personale capitolino Raffaele Marra, ex braccio destro di Virginia Raggi, ancora in carcere con l’accusa di corruzione. Dall’altra c’è il Movimento 5 Stelle che si prepara ad affrontare un ritorno dalle feste natalizie che si prospetta non certo sereno, con il timore di ciò che può venir fuori dalle chat.
Al contrario di quanto era trapelato ieri dalla Procura e riportato da alcuni quotidiani, oggi emerge invece che Marra, attraverso i suoi difensori, non avrebbe chiesto agli inquirenti di togliere il segreto dalle conversazioni avute per iscritto con il sindaco di Roma e con i due suoi più stretti collaboratori, Salvatore Romeo e Daniele Frongia. La richiesta riguarderebbe solo la conversazione con Sergio Scarpellini.
Tuttavia i carabinieri dovranno valutare l’eventuale rilevanza penale, dal momento che al vaglio della Procura ci sono anche le carte sulle nomine che Raggi ha firmato in questi mesi, tra cui quella di Renato Marra, fratello di Raffaele, a capo del dipartimento Turismo.
Per questo nessuno tra i 5 Stelle esclude che già la prossima settimana il sindaco Raggi possa essere convocata in Procura.
Solo allora si capirà se ci sono gli estremi per un’indagine per abuso d’ufficio.
A quel punto i vertici del Movimento 5 Stelle, quindi il garante Beppe Grillo, il collegio dei probiviri e d’appello, decideranno cosa fare.
Il nuovo codice etico, votato da meno di un terzo degli iscritti al blog, non prevede provvedimenti automatici in caso di avviso di garanzia, piuttosto lascia ampio spazio ai vertici per decidere. Vertici che stanno valutando la condotta da tenere.
“Tutto dipenderà da cosa risulterà da un eventuale avviso di garanzia e soprattutto dalle chat” del ‘Raggio magico’ al vaglio degli inquirenti, spiegano i ben informati.
Il senso è che i vertici pentastellati, secondo il nuovo codice etico, possono prendere provvedimenti anche non in presenza di un avviso di garanzia, ma semplicemente se una condotta viene considerata lesiva nei confronti del Movimento.
E in questo caso a far tremare è il gruppo su whatsapp tra Raggi, Marra, Frongia e Romeo: “Quattro amici al bar”.
I più ortodossi tra i parlamentari pentastellati desiderano che a Roma venga rispettato, se è il caso, il contratto firmato dal sindaco Raggi e che quindi venga consultata la Rete se il primo cittadino dovesse ricevere un avviso di garanzia.
Per ora la tregua è data dall’attesa della pubblicazione delle carte della Procura, se verranno cioè desecretate le conversazioni.
Quando il rapporto, in fatto di nomine, tra il sindaco e il suo ex braccio destro Marra sarà più chiaro i vertici decideranno cosa fare e a seconda della gravità dei contenuti si prenderanno provvedimenti.
Per adesso i vertici stanno dalla parte della sindaca, più volte negli ultimi giorni Grillo ha dato spazio al primo cittadino sul suo blog.
Ma ciò che può venir fuori dalle chat non lascia tranquillo neanche lui.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile
PRONTA L’OPERAZIONE MEDIATICA “GIOVANNA D’ARCO”… MA GLI ORTODOSSI ACCUSANO: BASTA NORME AD PERSONAM PER SALVARLA
Chi ha guardato attentamente sul blog di Beppe Grillo e sui profili Twitter del comico negli ultimi giorni a cavallo di Capodanno, avrà notato una certa insistenza nel risalto dato a Virginia Raggi.
Al punto che la Festa della notte del 31, quella che non faceva dormire i grillini gelati dalla paura di un ennesimo flop, è diventata «unica al mondo».
Roma e l’Italia non bastano all’immaginazione degli strateghi del M5S e della Casaleggio che confezionano post e comunicati, e che su Raggi hanno pronto un piano che in modo molto suggestivo tra di loro chiamano “Operazione Giovanna D’Arco”. L’eroina d’Orleans è ovviamente la sindaca di Borgata Ottavia, martire come la pulzella passata dal rogo prima di diventar santa.
Raggi ora va protetta, difesa, rilanciata, perchè è il biglietto da visita da portare agli elettori in vista del voto delle politiche.
La pesca grande è Palazzo Chigi, la data a cui arrivare, con i nervi saldi il più possibile, è giugno.
Fino ad allora Raggi non si tocca, e su di lei va cucita una narrazione mediatica che deve farla passare per «vittima» dei poteri forti e dell’accanimento dei media sempre pronti ad alimentare il rogo del martirio.
È stato davanti alle lacrime di Raggi nell’ostello della Caritas durante la messa di Natale che i vertici si sono convinti dell’esigenza di costruire un nuovo volto alla sindaca di Roma, lontano da quella rigidità mostrata durante la brevissima conferenza stampa improvvisata dopo l’arresto di Raffaele Marra.
Le parole e i toni usati in quell’occasione non sono piaciuti nè a Grillo nè ai parlamentari avversari di Raggi, soprattutto il passaggio in cui definiva Marra come «uno dei 23 mila dipendenti del Campidoglio».
Roberta Lombardi e Carla Ruocco, deputate protagoniste della faida romana, vogliono la sua testa e non hanno gradito i tempi e i modi in cui è stato partorito il nuovo codice che sdogana un garantismo considerato «ad personam».
«Fatto ora dopo quello che è successo e se è vero che le arriveranno gli avvisi di garanzia – sostengono nei ragionamenti con altri deputati – è evidente che è solo un regolamento salva-Raggi. Comunque se la veda lei, le responsabilità di quello che accadrà restano le sue».
La differenza di trattamento con altri casi, su tutti quello di Federico Pizzarotti, brucia, anche di fronte alle ragioni di realpolitik espresse da Grillo e da Davide Casaleggio.
Il comico però è stato chiaro: se dalle indagini dovesse uscire qualcosa di più compromettente della volontà di fare in autonomia le nomine in Campidoglio, che provocherà una campagna mediatica ingestibile per il M5S, Raggi verrà lasciata al proprio destino.
È scritto chiaramente nel punto del codice in cui viene ribadito e formalizzato il potere discrezionale di Grillo.
Su questa linea di confine che circoscrive il nuovo garantismo in salsa grillina si deve leggere il tumulto emotivo di Raggi, contenta dell’eliminazione dell’automatismo tra avvisi di garanzia e sanzioni, ma decisa a voler andare avanti comunque: «Sono soddisfatta per la svolta garantista perchè è chiaro che come i magistrati fanno il loro lavoro in pace, anche io devo essere messa in condizione di poterlo fare. Si sbagliano – ha ragionato Raggi con lo staff alcuni consiglieri – se pensano che quel codice viene prima del bene della città e dei romani».
Che Raggi abbia confessato l’intezione di voler «restare comunque», lo prova anche la memoria difensiva consegnata ai giudici romani chiamati a pronunciarsi sulla validità o meno del contratto firmato da Raggi che prevede come penale la multa da 150 mila euro per i consiglieri o la decadenza della sindaca in caso di violazione dei principi del M5S.
Svelato ieri da Il Messaggero, il testo degli avvocati di Raggi dice esplicitamente che l contratto può essere considerato nullo, una convinzione opposta a quella consegnata da Grillo alla sua difesa.
Una divergenza che potrebbe anche tradursi in un nuovo capitolo dell’epopea grillina a Roma: una guerra di carte tra la sindaca e il fondatore.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile
L’AVV. BORRE’ CHE HA GIA’ VINTO CONTRO I GRILLINI A ROMA E NAPOLI: “CODICE ETICO DA CONSIDERARSI NULLO, E’ STATO VOTATO SOLO DA UN TERZO DEGLI AVENTI DIRITTO, CI SONO 15 I MOTIVI DI ANNULLAMENTO”
Alcuni espulsi poi reintegrati nel MoVimento 5 Stelle stanno per depositare un ricorso al Tribunale Civile
contro il regolamento approvato con voto alla fine di ottobre 2016 sul blog di Beppe Grillo dai grillini.
Un’impugnazione che mira a far cadere anche il codice etico votato ieri. A depositare l’atto l’avvocato Lorenzo Borrè, che ha già vinto in tribunale contro i grillini a Roma e a Napoli.
Tra i ricorrenti ci sono espulsi all’epoca delle Comunarie, alcuni cacciati dell’anno precedente, ex candidati e semplici attivisti.
“Impugneremo il nuovo regolamento e le modifiche al non statuto”, annuncia all’Adnkronos Borrè. “E’ chiaro — spiega Borrè — che fondandosi su Regolamento e non statuto, anche il codice etico è a nostro avviso da considerarsi nullo: si fonda su regole che vanno invalidate. E oltretutto la votazione di ieri non ha raggiunto nemmeno un terzo degli iscritti, perciò è da considerarsi nullo anche per la mancanza di quorum”.
Ma più in generale, guardando al Regolamento e al non statuto votati ad ottobre, “sono una quindicina i motivi di impugnazioni, ottimi e abbondanti”, si dice convinto Borrè.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile
CON UN POST SUL BLOG ORA SI GIUSTIFICA: “ERA UNA DENUNCIA POLITICA, IL TGLA7 INSERITO SOLO PER PAR CONDICIO”
“Ieri Mentana si è risentito per il fatto che il logo del suo Tg fosse presente nell’immagine del post che denunciava le bufale dei media italiani. Non se la prenda direttore, è stato fatto per “par condicio” per non far sfigurare troppo i suoi colleghi. E inoltre si trattava di una denuncia politica per criticare il sistema mediatico nel suo complesso”.
E’ quanto si legge in un post firmato Movimento 5 Stelle e pubblicato sul blog di Beppe Grillo. Ieri il direttore del Tg di La7 aveva annunciato di voler querelare Grillo per il post in cui il leader M5s accusava media e tv di essere “i primi fabbricatori di notizie false”.
Il ‘messaggio’ a Mentana appare oggi nel post scriptum a un post relativo al codice di comportamento del Movimento. “Le auguriamo di continuare a fare informazione che sia rispettosa della verità e dei cittadini ancora a lungo”, scrive ancora il M5S a Mentana.
Insomma, una retromarcia bella e buona di fronte alla certezza di una querela annunciata e di una probabile condanna a pagare centinaia di migliaia di euro in sede civile a La7.
Va ricordato che in tempi recenti Grillo si era già lamentato coi suoi perchè ha ricevuto parecchie denuncie e querele e le possibili condanne a pagare i danni graverebbero su di lui.
Da qui la nascita dei probiviri che dovrebbero fare da filtro, sollevandolo da una parte dei procedimenti giudiziaria sui ricorsi.
Ma in questo caso la querela di Mentana è diretta a lui, come responsabile del blog: di qui il tentativo della penosa marcia indietro.
Quando si tratta di quattrini la rivoluzione può aspettare.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI PARMA: “PROPOSTA ASSURDA E PREOCCUPANTE”
L’uscita di Beppe Grillo sulla “giuria popolare per le balle dei media” infiamma il dibattito politico di
questi primi giorni del 2017.
Il leader M5s viene criticato da destra e da sinistra, dal sindacato dei giornalisti e da soggetti istituzionali che gli ricordano come l’autonomia della stampa sia tutelata dalla Costituzione ed esistano già leggi che prevedono sanzioni.
E molti ritengono che il post sia un modo per distogliere l’attenzione dai guai della giunta Raggi e dalle turbolenze che di recente hanno investito il Movimento, mentre il nuovo codice per gli eletti rappresenterebbe un adeguamento ai vari casi di cronaca in cui sono coinvolti esponenti pentastellati.
Per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, messo fuori dal M5s per un avviso di garanzia, quella sulla giuria popolare “è una distrazione di massa, ci sarebbero altri problemi molto più impellenti”.
“Se noi guardiamo il contesto – aggiunge parlando a Omnibus su La7 – il blog di Grillo è il primo che distorce le notizie. Spesso le notizie in generale sono distorte in Italia magari per coprire il potente di turno. La frase di Grillo di ieri è grave, il pensiero di avere una giuria popolare è assurda e forse preoccupante. Non so dove si vuole andare, se si vuole andare a governare o tenere alto il consenso”.
Nel nuovo codice per gli eletti Pizzarotti vede una “spersonalizzazione” dei rapporti. “Se uno riceve un avviso di garanzia non è una cosa bella, vive anche un momento difficile. Il codice però stabilisce che deve informare il gestore del sito cioè la Casaleggio associati e per farlo deve completare un form: aprire una tendina e scegliere l’opzione ‘contattatemi per favore’. È diventato questo il Movimento? La spersonalizzazione di ogni rapporto umano?”.
Quanto al suo caso, il sindaco di Parma osserva: “Possibile mio reintegro? Non mi appassiona. Questo regolamento certifica che quando hanno intrapreso azioni contro di me se le sono inventate, questo regolamento se volessero potrebbero intepretrarlo per riammettermi. Ma sono uscito io. Forse dovrebbero fare una cosa mai fatta negli ultimi sei mesi: telefonarmi, ma forse aspettano un form da compilare”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO HA PERSO IN GIUDIZIO CONTRO LAURA PICCIURRO A CUI AVEVA SOSPESO LO STIPENDIO, ORA IL COMUNE DOVRA’ RISARCIRLA… E SUL SINDACO PENDE UN’INDAGINE PER ABUSO D’UFFICIO E MOBBING
Laura Picciurro è una dirigente del comune di Bagheria che era stata sospesa dal servizio dal 17 giugno 2015 al 16 maggio 2016 per decisione del sindaco Patrizio Cinque.
La Picciurro ha vinto in tribunale a Termini Imerese contro il Comune: il giudice del Lavoro Roberto Rezzonico ha disposto il pagamento degli 11 mesi durante i quali la Picciurro non ha lavorato, per un totale di oltre 93mila euro.
La storia comincia nel marzo del 2015, quando la Picciurro è oggetto della prima di tredici contestazioni disciplinari con quattro sospensioni e blocco dello stipendio, per un totale di quindici mesi e dieci giorni.
Il tribunale ha sancito l’annullamento delle prime due sospensioni.
Come mai questa attenzione particolare nei confronti della dirigente?
Livesicilia racconta che la Picciurro aveva presentato un esposto su un affidamento da tre milioni per sei mesi del Comune alla ditta TEC, del settore dei rifiuti.
La dirigente venne ascoltata in commissione antimafia all’Assemblea Regionale Siciliana dove parlò di presunte anomalie nell’appalto.
Da quel momento scatta la guerra nei confronti della dirigente, mossa però con armi spuntate secondo il Tribunale del Lavoro:
All’inizio del 2015, infatti, il sindaco grillino di Bagheria, Patrizio Cinque, ha nominato il segretario generale Eugenio Alessi all’Ufficio per i provvedimenti disciplinari.
Proprio Alessi, qualche mese dopo, ha deciso nella veste di “giudice interno” la sospensione di Picciurro.
Una procedura illegittima, secondo il tribunale di Termini: «L’idea che un soggetto, quale segretario, segnali qualcosa a se stesso quale Ufficio provvedimenti disciplinari — si legge nella sentenza — appare decisamente incongrua in quanto, anche in tal caso, ed a prescindere da altre considerazioni, finisce con il dare all’Ufficio provvedimenti disciplinari una connotazione meramente nominalistica, tale da svuotare di senso e funzione la sua stessa istituzione, obbligatoria per legge».
Insomma: se giudice e accusatore coincidono, è la tesi del tribunale, l’esistenza stessa dell’ufficio non ha senso.
Nel frattempo Laura Picciurro ha presentato un’altra denuncia nei confronti dell’amministrazione di Bagheria: il sindaco Cinquestelle di Bagheria insieme agli assessori Maria Laura Maggiore e Fabio Atanasio, all’ex assessore Luca Tripoli e al segretario generale del Comune Eugenio Alessi sarebbero indagati per abuso d’ufficio dopo la denuncia della dirigente che li ha accusati di attuare una persecuzione nei suoi confronti.
Racconta ancora Livesicilia:
Un “accanimento”, secondo la diretta interessata, che sarebbe confermato da un altro episodio. La dirigente, infatti, aveva chiesto il trasferimento “in comando” in un altro Comune, quello di Monreale.
Un modo, spiega la dirigente, per ritrovare altrove la serenità perduta. E sembrava che tutto stesse andando per il verso giusto: c’era l’ok del sindaco di Monreale, il via libera del Ministero dell’Interno e, in un primo momento, anche quello di Patrizio Cinque. Che poi ci ripensa. E blocca il trasferimento per ragioni organizzative. In realtà in caso di trasferimento, il Comune di Bagheria avrebbe perso il diritto a occuparsi delle questioni disciplinari relativi alla dirigente.
Patrizio Cinque era già finito sulle prime pagine dei giornali per le case abusive a Bagheria: Luca Tripoli, suo assessore, ha restituito le deleghe dopo che il comune ha ufficialmente respinto la richiesta di sanatoria per la casa dei suoi genitori.
Il sindaco decise di chiedere scusa per aver affermato il falso durante l’intervista mandata in onda dalle Iene quando ha sostenuto che la casa del padre fosse stata già sanata, visto che l’iter non è ancora terminato.
Luca Tripoli aveva detto la stessa cosa e gli uffici hanno respinto ufficialmente la richiesta del padre.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
A PROPOSITO DI BALLISTI, C’E’ CHI E’ DAVVERO INSUPERABILE
Che il capodanno romano “disorganizzato” da Virginia Raggi e apprendisti stregoni al seguito sia stata una tragicommedia è ormai cosa risaputa a livello planetario.
Con l’appendice dell’incremento dei fuochi artificiali in città dopo che la sindaca, sbagliando il testo dell’ordinanza, aveva provato a vietarli, salvo poi essere ovviamente bloccata dal Tar del Lazio.
Ma soprattutto con il pasticcio della festa al circo Massimo saltata per la rinuncia degli organizzatori a pochi giorni dall’evento, spaventati dal dilettantismo della Giunta.
Dopo venti anni il concertone a Roma non c’è stato, sostituito da microeventi che hanno fatto flop, come certificato dai ponti sul Tevere deserti mentre mancavano pure i bus.
Un disastro cosmico.
Eppure Virginia Raggi ha la spudoratezza di definire il capodanno romano low-cost un successo.
Lo fa con un post sul blog di Beppe Grillo in cui ha celebrato i risultati della manifestazione.
Peccato però che il post, condiviso sulla pagina Facebook del leader M5s, – come notato da Daniele Cinà su Twitter – mostri in bella vista una foto relativa ad un’altra festa di capodanno, quella organizzata da Ignazio Marino, a inizio 2015.
Per la serie: i ballisti non si smentiscono mai.
(da agenzie)
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