Destra di Popolo.net

FARSA GRILLINA: NUTI E’ AUTOSOSPESO MA CONTINUA A OPERARE A NOME DEL M5S

Dicembre 29th, 2016 Riccardo Fucile

GLI ORTODOSSI FLESSIBILI CHE CHIUDONO ENTRAMBI GLI OCCHI SU CHI VIOLA IL REGOLAMENTO

Vincolo di mandato? No, grazie.
Riccardo Nuti, deputato M5S sospeso con Claudia Mannino e Giulia Di Vita, perchè indagato nell’inchiesta delle firme ricopiate, dopo una decina di giorni di silenzio e amarezza per la sospensione irrogata il 28 novembre dai probiviri pentastellati, è tornato a lavorare a pieno ritmo.
Ha sfornato già  tre interrogazioni a risposta scritta come primo firmatario del gruppo M5S.
Poteva farlo? La sospensione, così com’è descritta nel nuovo regolamento del M5S, comporta la disabilitazione dell’utenza di accesso nelle piattaforme web del M5S. Ci si dovrebbe quindi astenere temporaneamente dal parlare a nome del M5S.
A Bologna sono stati integerrimi: il vicepresidente del consiglio comunale, il pentastellato Marco Piazza, si è autosospeso per un’indagine in cui è coinvolto, una storia simile di poche firme elettorali irregolari non riconosciute dai sottoscrittori e dal giorno in cui ha fatto un passo di lato si è astenuto dal firmare qualsiasi atto con il logo del M5S aspettando fiducioso un reintegro.
Un atteggiamento piuttosto difforme dai deputati siciliani che invece hanno da subito rifiutato di autosanzionarsi e dopo l’elezione dei nuovi capigruppo, Vincenzo Caso e Roberto Fico (ala ortodossa) hanno ripreso in mano le redini della proprio attività  politica all’interno del gruppo.
La sospensione, dunque si risolve nel non parlare a nome del M5S fuori dall’Aula. Dentro, i parlamentari hanno piena autonomia, proprio grazie all’assenza di vincolo di mandato che riconosce al gruppo parlamentare rilevanza costituzionale.
L’articolo della Costituzione che prevede piena agibilità  politica ai parlamentari, quello che il M5S ha sempre dichiarato di voler cambiare una volta arrivati al governo, si è rivela dunque preziosissimo per i parlamentari pentastellati siciliani sospesi in via cautelare perchè coinvolti nell’inchiesta sulle presunte firme false di Palermo.
Grazie a quel contestatissimo articolo 67 possono infatti continuare a esercitare tutte le loro funzioni, nemmeno i probiviri potrebbero fischiare l’infrazione
La deputata Giulia Di Vita, anche lei sospesa, offre una spiegazione più spiccia: «Nuti ha svolto la sua attività  a nome suo» e parlando di se invece scrive agli attivisti perplessi: «Devo smettere di lavorare e portare avanti le mie attività  parlamentari?». Ma Di Vita dice molto di più e sconfina nelle praterie garantiste prima recintate e off limits per il M5S.
«Se ogni volta che un politico viene indagato – spiega Di Vita – scatta automatica la sospensione o l’espulsione del suo gruppo questo potrebbe influenzare l’operato stesso dei pm che potrebbero subire ingiustamente accuse per avere causato il ko di questo o quel politico e quindi non sarebbero sereni nella loro attività ».
Un aspetto, ammette Di Vita, che «onestamente non avevo preso in considerazione e che si potrebbe valutare».
Parole che rimbombano e suonano molto significative nel momento in cui anche i leader del M5S, Grillo e Casaleggio, stanno valutando e soprattutto formulando un nuovo codice giudiziario annunciato subito dopo l’arresto di Raffaele Marra, fedelissimo della sindaca Virginia Raggi su cui pende il timore di una possibile inchiesta sulla promozione del fratello di Marra.
Di Vita fa un esempio con un collega a caso, o forse no. «Se domani Di Maio diventa premier e viene indagato sarebbe pazzesco oltre che impraticabile sospenderlo, non trovi?».
Il dibattito è apertissimo dentro i Cinque Stelle, e c’è già  chi festeggia l’inaugurazione di una nuova corrente: gli ortodossi flessibili.

Stefania Piras
(da “il Messaggero”)

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COMUNARIE M5S PALERMO: CHI SONO I CINQUE ASPIRANTI SINDACI

Dicembre 29th, 2016 Riccardo Fucile

DOPO SETTE ORE DI VOTAZIONE ON LINE SONO RIMASTI IN CINQUE MA NESSUNO PIACE AI BIG SICILIANI

Si è conclusa la prima fase delle Comunarie di Palermo, dei 79 candidati ne sono rimasti cinque che dovranno essere sottoposti alle “graticole” prima della seconda tornata di votazioni dalla quale emergerà  il candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle.
Dal blog di Grillo apprendiamo che hanno partecipato alla votazione 524 iscritti certificati residenti a Palermo che hanno espresso 2.233 preferenze (questo perchè ogni elettore poteva esprimere un massimo di cinque preferenze).
I cinque che hanno ricevuto più voti sono: Giulia Argiroffi, Giancarlo Caparrotta, Tiziana Di Pasquale, Salvatore Forello e Igor Gelarda.
Chi sarà  il candidato sindaco del M5S?
Tra gli altri 74 che non ce l’hanno fatta ad entrare nella cinquina dei “finalisti” verranno scelti i quaranta più votati che saranno invece messi in lista per un posto in consiglio comunale, ad ottenere più voti è stato il manager Santi Marco Tedesco (77 preferenze) mentre l’ultimo dei quaranta candidati consiglieri comunali è Eugenio Oreto, con appena 14 voti (a pari merito con.Emanuele Ribaudo).
Grillo non ha reso noto quante preferenze abbiano preso ciascuno dei cinque che verranno sottoposti ai “confronti con domande” prima della prossima fase delle Comunarie.
Il primo dei possibili candidati sindaco (rigorosamente in ordine alfabetico e non di preferenze) è Giulia Argiroffi architetto e mamma come ha tenuto a precisare nel suo video di presentazione, è convinta che la bellezza salverà  Palermo.
È lo stesso slogan utilizzato da un altro candidato, anche lui architetto, Danilo Maniscalco, il cui video è stato caricato dall’account della Argiroffi (i due sono colleghi); Maniscalco ha ottenuto 58 preferenze.
Giulia Argiroffi è parente di Giovanni Argiroffi che nel 2013 fu il candidato sindaco del M5S a Menfi.
In questi ultimi giorni la Argiroffi si era fatta particolarmente notare per alcuni commenti lasciati sulle pagine dei parlamentari coinvolti nella vicenda delle firme false per le comunali 2012. In particolare la Argiroffi aveva contestato la scelta di indire le primarie, contraria a suo dire alla volontà  espressa a luglio durante una votazione quando la maggioranza decise di non volere le comunarie.
La senatrice Chiara Di Benedetto (estranea all’inchiesta dei PM di Palermo) in un lungo post se la prendeva con chi   “non ha mai fatto un banchetto o altre attività  del Grillo di Palermo [il meetup principale della città  NdR] negli ultimi 9 anni ma ha sentito l’irrefrenabile richiamo del carro del vincitore proprio a ridosso di un’importante tornata elettorale. Insomma più che ATTIVISTI sono ARRIVISTI di cui i meetup di tutta Italia e il M5S sono, ahinoi, sempre più affollati…“.
La Argiroffi ricordava che la partecipazione ai banchetti non è tra i requisiti per prendere parte alle Comunarie, anche se si sa che uno dei metri per valutare la “bontà ” di un attivista a Cinque Stelle è proprio la partecipazione alle attività  di volantinaggio. Non c’è dubbio che quest’accusa — che la Di Benedetto non fa direttamente alla Argiroffi ma ad un altro dei finalisti — sarà  sicuramente tema di discussione durante le cosiddette graticole, ovvero quel procedimento dal sapore inquisitorio durante il quale i candidati dovranno dare prova di essere davvero a Cinque Stelle (non che il suo superamento sia una garanzia di successo, vista la fine fatta da Patrizia Bedori a Milano).
La “nutiana” Di Pasquale, il “professionista dell’antimafia” Forello e il sindacalista Gelarda i tre possibili vincitori
Giancarlo Caparrotta è il secondo nome emerso dalle Comunarie di ieri, ingegnere (si occupa di impianti fotovoltaici) è tra i fondatori di Social Bike Palermo un’associazione che noleggia bici e fa servizio di tour operator sulle due ruote con l’obiettivo di far scoprire ai turisti portandoli in giro in bicicletta.
Il nome della terza finalista, Tiziana Di Pasquale, era invece circolato nei giorni scorsi come possibile candidata sostenuta dai nutiani, ovvero gli attivisti vicini al deputato Riccardo Nuti (indagato per le firme false del 2012) che però ha seccamente smentito su Facebook l’esistenza di candidati “nutiani”.
Ciononostante la Di Pasquale, che era tra le favorite della vigilia, è riuscita lo stesso ad entrare nella cinquina da dove verrà  scelto il candidato sindaco del M5S. Quarantatrè anni, ingegnere che si occupa di riqualificazione della città .
La Di Pasquale si è trasferita a Palermo a 20 anni e sostiene di voler creare una città  che premia il merito e che soprattutto sia in grado di cambiare e lasciarsi alle spalle l’ultimo ventennio di cattiva amministrazione.
L’avvocato Salvatore Forello fondatore dell’associazione AddioPizzo e definito eroe dallo storico attivista palermitano William Anselmo è il candidato che è stato al centro di numerose polemiche nei giorni scorsi.
La Di Benedetto (il cui fidanzato Mauro Giulivi, l’uomo che aveva le chiavi del “Grillo di Palermo” ha ottenuto 62 preferenze) lo ha definito un “professionista dell’Antimafia”.
Stando ad un’ipotesi di complotto poi tramutatasi in esposto Forello — il cui collega di studio difende la deputata regionale Claudia La Rocca, l’unica che davanti al pubblico ministero ha risposto alle domande del magistrato chiamando in causa gli altri attivisti e autoaccusandosi nella vicenda — sarebbe tra i mandanti del servizio delle Iene a Palermo a 5 Stelle dal quale è scaturita l’inchiesta che ha coinvolto gli onorevoli pentastellati Riccardo Nuti,   Claudia Mannino e Giulia Di Vita attualmente autosospesi.
Nei giorni scorsi l’onorevole Di Benedetto aveva anche pubblicato la mail che “proverebbe” (il condizionale è d’obbligo) il “complotto” di Forello.
L’ultimo candidato è il poliziotto e sindacalista del Consap Igor Gelarda. Qualche tempo fa, proprio in merito ai veleni e alle faide interne che stanno dilaniando il MoVimento a Palermo Gelarda aveva rivolto un appello al capo politico del M5S affinchè intervenisse ad infondere coraggio ai suoi promuovendo un incontro chiarificatore in modo da non disperdere le forze del M5S.
Non bisogna dimenticare che se all’orizzonte ci sono le amministrative di Palermo la scadenza davvero importante sono le elezioni regionali siciliane, il Cinque Stelle infatti deve ancora riuscire a conquistare la presidenza di una regione e farlo in Sicilia avrebbe un valore fortemente simbolico.
Anche ieri ad “urne” aperte Gelarda ha invitato gli attivisti a soprassedere temporaneamente per quanto concerne le “imperfezioni” del MoVimento in modo da poter continuare il lavoro per trasformare la città .
Tra tutti i cinque Gelarda sembra essere il candidato meno divisivo e quello con maggiori chance di raccogliere consensi trasversali.
Gli altri due “big” hanno entrambi delle difficoltà : la Di Pasquale è azzoppata dall’essere “nutiana” mentre a mettere i bastoni tra le ruote Forello ci hanno pensato direttamente i deputati palermitani condividendo il post della Di Benedetto.
In tutto questo non si può non tener conto dell’opinione di Pietro Salvino, marito della deputata Claudia Mannino, che commentando i risultati delle Comunarie parla di “politicanti dietro le quinte e sulla scena che tentano la scalata e ce la fanno” e se la prende in particolare con quei candidati “paladini dell’antimafia di professione”.
Di nuovo non viene fatto il nome ma il riferimento è sempre a Forello.
Salvino però non ce l’ha solo con l’avvocato fondatore di AddioPizzo, in un commento ribadisce come l’80% di chi è nella cinquina sia “uno sciacallo”
Ad esempio anche il sindacalista Gelarda non risulta essere troppo gradito perchè non sufficientemente attivista
E Beppe Grillo non può intervenire perchè “non sa una mazza” e “è contornato da serpi che gli fanno arrivare ciò che vogliono”.
Con chi ce l’ha Salvino? Non sembra avercela tanto con i deputati (la Mannino è sulla linea di Nuti e Di Benedetto per quanto riguarda il caso Palermo) ma con i deputati regionali e “chi ci rappresenta in Europa”.

(da “NextQuotidiano”)

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COMUNARIE M5S PALERMO: TRA I PIU’ VOTATI C’E’ FORELLO DI ADDIOPIZZO, NEMICO DI NUTI

Dicembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

TRA DENUNCE E PROCURA, CONTINUA LA FAIDA TRA GRUPPI CONTRAPPOSTI

Ha approfittato della pausa natalizia per organizzare ‘Comunarie’ veloci. Una consultazione che potesse provocare il minor numero di polemiche e attirarsi addosso una bassa quantità  di riflettori.
Beppe Grillo ha indetto la votazione per scegliere i candidati del Movimento 5 Stelle alle amministrative di Palermo. Cioè nella città  che più di ogni altra, al netto di Roma, è stata in questi mesi nell’occhio del ciclone mediatico e giudiziario per quanto riguarda i 5Stelle.
La batosta relativa al caso delle presunte firme false, presentate alle amministrative del 2012, si è fatta sentire. Alla votazione hanno partecipato solo 524 iscritti.
I cinque che hanno ricevuto più voti e che accedono al secondo turno per la scelta del candidato sindaco sono Giulia Argiroffi, Giancarlo Caparrotta, Franca Tiziana Di Pasquale, Salvatore Forello e Igor Gelarda.
Questi ultimi due, rispettivamente fondatore dell’associazione AddioPizzo e leader del sindacato Consap, già  alla vigilia erano considerati i favoriti, suscitando le polemiche di chi li considera degli outsider dal momento che invece molti attivisti, che fanno capo ai deputati nazionali, sono stati esclusi poichè coinvolti nella vicenda delle firme false.
Nei MeetUp di Palermo è in corso una guerra tra bande, come dimostra l’esposto spedito alla procura e all’ordine degli avvocati dai parlamentari Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino per denunciare un presunto complotto ai loro danni. Complotto organizzato proprio dal fondatore di AddioPizzo.
Per tutte queste ragione e a causa di un clima rovente quelle che si sono concluse sono state delle primarie quasi sottotraccia.
La lista dei candidati era visibile solo agli iscritti M5S residenti a Palermo, le comunicazioni di inizio voto — scriveva questa mattina La Repubblica Palermo — sono tardate ad arrivare e gli attivisti pensavano che le ‘Comunarie’ iniziassero la prossima settimana.
Insomma, un voto a sorpresa tra Natale e Capodanno.
Alcuni dati la dicono lunga sul clima che si respira nel capoluogo siciliano. Su 122 candidati che si erano presentati ad agosto, prima dello scandalo relativo alle presunte firme false raccolte in occasione delle amministrative del 2012, in 43 hanno rinunciato alla corsa, alcuni per ragioni giudiziarie altri – secondo alcuni – per favorire Forello. Solo 79 sono stati gli aspiranti a un posto in lista.
Per ragioni giudiziarie è rimasto fuori lo zoccolo duro del Movimento palermitano, coloro cioè che sono più vicini ai deputati nazionali. Si tratta di Samanta Busalacchi e Riccardo Ricciardi, che hanno ricevuto uno stop poichè coinvolti nell’inchiesta sulle firme false.
Da parte degli esclusi, nelle scorse settimane, sono arrivati attacchi feroci a Forello, tanto che lunedì sera la deputata Chiara Di Benedetto, vicina al gruppo che fa capo a Riccardo Nuti e dunque a Samanta Busalacchi e Riccardo Ricciardi, ha ipotizzato che a pilotare le rinunce alle ‘Comunarie’ fosse proprie lui.
“Non mi stupirei affatto – ha scritto – se dietro a molti, non tutti, ritiri di candidatura, giustificati con i più nobili degli intenti e dei saldi principi etici e morali, si nasconda il più infimo progetto di boicottare scientemente le ‘comunarie’ online per poter, poco dopo, presentare una lista bella e pronta, probabilmente da mesi”.
Una lista che, secondo l’accusa della deputata, “al proprio interno annovera tutti questi ‘duri e puri’ dell’ultimo minuto e, magari, con qualche professionista dell’antimafia come candidato a sindaco”.
Ecco appunto le parole al vetriolo, condivise anche da Nuti e che raccontano un clima infuocato nella città  che ad aprile, secondo gli auspici pentastellati di qualche mese fa, doveva lanciare la volata per conquistare a ottobre la presidenza della Regione.
E invece il giorno dopo la festa nazionale che si è tenuta proprio a Palermo è scoppiato il caos giudiziario, secondo qualcuno pilotato proprio da quella fronda che avrebbe voluto far fuori Samanta Busalacchi e quindi i deputati nazionali.

(da “Huffingtonpost”)

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LITI E INSULTI TRA ATTIVISTI M5S A ROMA: CHI VUOLE ORGANIZZARE UN’ASSEMBLEA VIENE ATTACCATO DAI FANS DELLA LOMBARDI

Dicembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

TUTTE LE CREPE DELLA BASE GRILLINA SPACCATA: LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA SI RIVELA UNA PIA ILLUSIONE

Il MoVimento 5 Stelle di Roma è fermo? Non stiamo parlando dell’azione politica della giunta e dei vari municipi governati dal M5S ma del ruolo della base.
Una lettura dei fatti racconta che gli attivisti pentastellati siano quella parte di MoVimento che ha contribuito in questi anni a creare i presupposti per il successo alle amministrative 2016.
Lasciamo perdere per un momento il ruolo di Grillo, di Casaleggio e le colpe delle precedenti amministrazioni e facciamo finta che sia vero, se non del tutto almeno in parte. Una parte di quella base vorrebbe riunirsi in Assemblea, in modo da dare nuova vita al concetto cardine di “democrazia partecipata” che è un dei valori fondanti del MoVimento.
Già  di per sè la richiesta è problematica: a livello nazionale gli iscritti del M5S non sono mai stati convocati a prendere parte ad un’assemblea vera e propria (di quelle, per intenderci, dove chi partecipa ha diritto di parola e non solo di voto).
A livello locale le cose si svolgono diversamente, quasi che la questione sia di poco interesse per i vertici del M5S, ma con la costante mancanza di “ufficialità ”.
Non fa eccezione la nuova proposta di assemblea dei “Grilli romani” organizzata su uno dei Meetup storici del M5S capitolino che già  negli intenti vorrebbe essere — come scrivono alcuni — No Logo, ovvero senza l’utilizzo dei simboli e del marchio del MoVimento.
Tutto è iniziato con una semplice proposta lanciata da Barbara Guidi Spinelli, gli attivisti romani non si incontrano da molto tempo (l’ultima assemblea risale al 2013) ed è il momento di organizzare un’assemblea in modo da poter consentire agli attivisti di dialogare con i portavoce eletti al consiglio comunale e nei vari consigli municipale e soprattutto potersi confrontare sui lavori dei differenti gruppi tematici (o tavoli di lavoro) che costituiscono la spina dorsale dell’attivismo a Cinque Stelle.
Più facile a dirsi che a farsi, e non solo perchè bisogna trovare un posto abbastanza capiente per poter accogliere tutti gli attivisti ma anche perchè ormai lo strumento del MeetUp pare svuotato di ogni sua ragion d’essere dal momento che i vertici del M5S hanno deciso di trasferire la totalità  delle funzioni su piattaforme “proprietarie” come Rousseau o Facebook.
Sono stati infatti chiusi diversi punti d’incontro come roma5stelle.com,   roma5stelle.it/forum, o il meetup lazio5stelle mentre ne sono stati aperti uno per ciascun municipio frammentando così l’unità  del MoVimento e creando i presupposti per una certa incomunicabilità  tra i diversi ingranaggi.
Da qui quindi la decisione, per non incorrere in scomuniche, di organizzare un assemblea “no logo”, il che di certo contribuisce a rendere paradossale l’idea che l’assemblea degli iscritti ad un partito politico si debba tenere in maniera informale ovvero senza che vi sia alcuna ufficialità .
Anche perchè solo i portavoce possono organizzare un’assemblea con il logo, e siccome questa è organizzata “dal basso” per forza di cose non potrà  averlo.
Cosa ancora più assurda è il fatto che a questa assemblea “no logo” dovrebbero intervenire anche i cosiddetti portavoce, ovvero gli eletti del MoVimento a livello comunale e municipale.
Problema viene aggirato dicendo che in ogni caso a dover parlare dal palco saranno gli attivisti e non i portavoce che allora, viene da chiedersi, cosa ci andrebbero a fare?
E soprattutto che senso ha — politicamente — aprire l’assemblea ai soli iscritti ai vari Meetup?
Naturalmente è un modo per certificare l’attivismo di chi parteciperà  senza dover ricorrere al patentino del Blog di Grillo. Il che è di nuovo un controsenso perchè così facendo ci si mette al di fuori delle regole del partito.
Ma non è questo l’unico nè il principale problema di un’assemblea siffatta perchè quello che emerge spulciando la discussione è una certa divisione o spaccatura in seno al M5S romano.
Dell’esistenza di molte anime nel MoVimento della Capitale si sa già  da diverso tempo, ad esempio diversi attivisti (e consiglieri municipali) sono vicini alla deputata Roberta Lombardi che a partire dalle critiche alla nomina di Raffaele Marra sta conducendo una guerra (non solo di nervi) contro Virginia Raggi e anche contro Daniele Frongia.
E non a caso tempo fa proprio la Lombardi era stata protagonista della chiusura temporanea di un forum romano per “problemi di democrazia interna”.
Ad un certo punto nella discussione interviene Francesca De Vito, sorella del Presidente del Consiglio Comunale Marcello De Vito nonchè storica attivista romana, che certifica con il suo commento l’esistenza di un altro gruppo di attivisti impegnato nell’organizzazione di un’assemblea generale romana.
Anche la De Vito, così come chi l’ha preceduta nei commenti, lamenta l’esistenza di piattaforme che “appartengono a qualcuno che non le smolla”.
Per lei però la soluzione è diversa, invece che “ridare centralità  ai meetup” è necessario elaborare una nuova piattaforma di discussione. Piattaforma che, guarda caso, lei ha già  iniziato a realizzare.
Leggendo su Facebook un post della De Vito che il 19 dicembre metteva in luce il problema del MoVimento romano “ammutolito” e della proliferazione di MeetUp e pagine che hanno favorito la frammentazione della base in correnti e correntine sembra quasi di leggere una di quelle disamine tanto care al vecchio P.C.I. ed è forse proprio questo che dà  fastidio alla De Vito che già  qualche tempo fa aveva accusato l’allora vicesindaco Daniele Frongia e la Raggi di fare le nomine applicando lo stesso metodo dei “vecchi partiti”.
E forse le correnti interne sono venute in mente a qualcuno se la De Vito ad un certo punto si è sentita in dovere di smentire l’esistenza di una corrente “devitiana” in procinto di organizzare un’assemblea contro la Sindaca.
L’assemblea romana, se e quando si farà  non sarà  un processo contro Virginia Raggi e tanto meno un congresso (del resto, senza logo è difficile) ma di un confronto tra quelle che indubbiamente possiamo definire le diverse “anime” del MoVimento (che non sono solo coloro che stanno con la Lombardi o con Frongia).
A quanto pare esiste un MeetUp “gestito e di proprietà  di un portavoce” come scrive la De Vito dopo aver mandato “affanculo” uno degli organizzatori dell’assemblea sancendo in questo modo la sua uscita dall’organizzazione dell’assemblea.
C’è più che un sospetto quindi che ai “lombardiani/devitiani” la cosa non piaccia molto e che quindi anche l’assemblea — che secondo gli organizzatori dovrebbe tenersi tra la metà  di gennaio e i primi di febbraio — non sarà  quel momento unificatore della base del MoVimento anzi potrebbe segnare la nascita ufficiosa (se ci fosse il “logo” sarebbe ufficiale) di un’altra corrente del MoVimento 5 Stelle romano e questo non è dato di capire in che modo — seppur dal basso — potrebbe aiutare il M5S o gli attivisti ad essere più partecipi.
Il dubbio è quindi che qualcuno, con il pretesto di contare gli attivisti che sostengono la Raggi voglia vedere quanto “pesa” il suo gruppo.
Ancora non è spaccatura, ma di sicuro alla base del MoVimento si vedono già  parecchie crepe.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SENATORE M5S CONTRO BEPPE GRILLO SULL’IMMIGRAZIONE

Dicembre 27th, 2016 Riccardo Fucile

MAURIZIO BUCCARELLA: “L’EQUAZIONE IMMIGRAZIONE UGUALE TERRORISMO E’ UNA BUFALA”

Insieme al collega Andrea Cioffi il senatore del MoVimento 5 Stelle Maurizio Buccarella è l’autore dell’emendamento che aboliva il reato di clandestinità  che fece infuriare Beppe Grillo e Casaleggio, i quali all’epoca, con grande sincerità , spiegarono che «se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità , l’M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico».
Quindi, visto che, come spiegavano Grillo e Casaleggio, le politiche sull’immigrazione valgono un sacco di voti, è naturale che Buccarella non concordi con i post tipo “Ora è il momento di proteggerci”.
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di oggi racconta l’opinione del senatore al riguardo, che parte da un presupposto ben preciso: la maggior parte delle “soluzioni” proposte da Grillo sono già  nelle leggi vigenti ma questo non ha impedito il verificarsi dell’attuale situazione:
«Guardi, stavolta ho preferito non scrivere nulla. Ma la prima osservazione che vorrei fare è che alcuni dei punti presentati come soluzione al problema sono già  nelle leggi vigenti. Ad esempio, la distinzione tra chi ha e chi non ha diritto a essere accolto. O si cambia la legge, o è già  così».
Proporre rimpatri degli immigrati irregolari a partire da subito non è un po’ forte come messaggio?
«Non è una cosa praticabile dall’oggi al domani. Non è nella disponibilità  di nessuno, neanche dello Stato italiano. Quindi, più che forte, direi che non è tecnicamente possibile».
Alcuni dei suoi colleghi pensano che il post di Beppe Grillo sia stato inutilmente duro, utile forse ad acquisire consenso dopo l’uccisione del terrorista di Berlino in Italia, ma non a fare passi avanti. È d’accordo?
«Non lo definirei duro, secondo me però dovremmo stare attenti a non cadere nella facile equazione immigrazione-terrorismo. Non è così, al di là  di quel che è accaduto a Berlino».
Quindi, non avete sposato le posizioni della Lega?
«Per sembrare la Lega ci vuole molto di più». Ne è sicuro? «Salvini ha detto: “Non deve più entrare uno spillo”».

(da “NextQuotidiano”)

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GRILLO CI SPIEGA IL VALORE DELLA POVERTA’ AFFITTANDO CASA A 14.000 EURO A SETTIMANA

Dicembre 27th, 2016 Riccardo Fucile

A NATALE HA CITATO GOFFREDO PARISE E HA INVITATO A DISPREZZARE IL SUPERFLUO, COME LA CASA AL MARE, LE VACANZE IN BARCA O QUELLE IN KENIA: COSE CHE LUI FA ABITUALMENTE

Nemmeno a Natale Beppe Grillo perde l’occasione per ricordarci quali siano i veri Valori della vita.
Quest’anno lo fa con un brano di Goffredo Parise sulla povertà . Non quella di spirito naturalmente, ma quella materiale.
Con il suo messaggio di Natale Grillo vuole essere un po’ profeta della decrescita felice (fuori tempo massimo) contro il consumismo sfrenato di questi giorni e un po’ Pepe Mujica.
Lo fa prendendo a prestito le parole di Parise per dire che “povertà  è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua“.
Il che è davvero interessante visto che è noto che Grillo possiede una seconda casa non necessaria, la villa a Marina di Bibbona dove ogni tanto ha organizzato le riunioni di fedelissimi e Direttòri vari.
Il rimedio è predicare bene e razzolare male
Proprio di questa villa sulla riviera degli Etruschi l’Huffington Post e La Stampa ci facevano sapere qualche tempo fa che può essere affittata alla modica cifra compresa tra i 13 ed i 14 mila euro a settimana.
Sarà  una casa necessaria? Ne dubitiamo, ma questa non è certo l’unica occasione in cui Grillo fa sfoggio di ciò che ha e che ha — sia ben chiaro — perchè ha lavorato e non perchè ha rubato (come i politici!1).
Ciò non toglie che gli appelli al pauperismo morale lanciati sull’house organ del partito stridano con lo stile di vita di Grillo (e di molti dei suoi parlamentari “griffati”).
Continua Parise dal blog di Grillo:
Povertà  e necessità  nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”
Ed è proprio per questo che il comico genovese e capo politico del MoVimento 5 Stelle quest’estate ha scelto di trascorrere il Ferragosto a bordo dell’Aldebaran, lo yacht da 42 metri dell’imprenditore Enrico De Marco, re della simil-pelle.
Il tutto in una delle location meta per antonomasia del vippume e dei ricchi italici: Porto Cervo.
Eppure nel 2010 il blog di Beppe ospitava questo intervento contro le imbarcazioni di lusso dei paperoni italiani e i “furbetti dello yacht”:
Basta creare una società  di noleggio, va bene anche in Italia, ma è molto meglio nei paradisi fiscali così la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate impazziscono. Ma se vai a vedere, pochi, pochissimi noleggiano le barche. Gli altri fanno contratti fittizi con fratelli e cugini. Risultato: così non si paga l’Iva sull’acquisto, sul combustibile, sulle riparazioni, sul posto barca
Curiosamente nel 2007 proprio l’Aldebaran era stato protagonista di una vicenda simile scoperta dalla Guardia di Finanza. Qualche tempo prima, nel Capodanno del 2015, Grillo invece se la spassava in Kenya a Malindi nel resort di proprietà  di Flavio Briatore.
Nel 2013 infine, quando il Paese appena uscito dalle elezioni politiche non era ancora in grado di formare un Governo Grillo rinviò l’incontro al Quirinale perchè impegnato a fare vacanza in Costa Smeralda. Un impegno senza dubbio “necessario” e non derogabile, per il bene del Paese.
Continua Parise:
Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita
E improvvisamente scopriamo che forse Grillo non ha letto poi così bene quello che ha scritto Parise nel 1974, perchè a ben guardare se c’è uno che non sa cosa sia la povertà  e che si comporta proprio nel modo stigmatizzato da Parise è proprio il capo del M5S.
I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità  delle cose necessarie alla vita perchè i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età  (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità ”, la loro necessità  reale, importa la loro diffusione.
Quando Parise scriveva queste parole Grillo aveva 26 anni, era lui uno dei ragazzi ai quali lo scrittore si rivolgeva.
Oggi, a 68 anni suonati Grillo è uno di quei padri che disprezzano le cose necessarie della vita nell’euforia del benessere.
E come tutti i padri Grillo ha l’ambizione di fare la predica “ai suoi ragazzi”.

(da “NextQuotidiano“)

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SEI MESI DI VIRGINIA IN CAMPIDOGLIO: TANTO RUMORE PER NULLA

Dicembre 24th, 2016 Riccardo Fucile

DODICI ADDII DI PESO, TANTO CAOS SULLE NOMINE E POCHI PROVVEDIMENTI

Sei mesi, poco meno di duecento giorni, vissuti ad altissima tensione.
Sembra di trovarsi sulle montagne russe e invece si è in Campidoglio ai tempi di Virginia Raggi, dove per esempio in un solo giorno si sono registrate anche cinque dimissioni di peso.
Tanto caos che ha gettato la Giunta capitolina in un pantano da cui il sindaco prova a uscire ma con grande difficoltà .
In rari casi il sindaco è entrato in contatto con la città , a parte alcuni blitz con l’allora assessore Paola Muraro per verificare, di persona, pulizia e decoro, e in particolare il corretto smaltimento dei rifiuti.
Al di là  di queste apparizioni popolari, il primo semestre del Movimento 5 Stelle alla guida di Roma sarà  ricordato più per le nomine firmate con relative marce indietro, che per i provvedimenti messi a punto dalla Giunta capitolina, che segnano in pratica un nulla di fatto e una svolta ancora molto lontana rispetto agli annunci sbandierati in campagna elettorale.
Come primo atto Virginia Raggi sceglie di avere Daniele Frongia capo di Gabinetto, tuttavia vengono subito sollevati dubbi di compatibilità  con la legge Severino essendo stato consigliere comunale nella precedente amministrazione.
Dubbi che vengono successivamente fugati ma Raggi intanto ha deciso di averlo al suo fianco come vicesindaco e gli viene revocato l’incarico.
Al suo posto arriva Carla Raineri, giudice della Corte di Appello di Milano.
Si dimetterà  a seguito di un parere dell’anticorruzione che contesta un errore nel tipo di contratto scelto dal Campidoglio per inquadrare il suo ruolo. In pratica la retribuzione concordata era troppo alta.
“Lo stipendio non c’entra — spiega il magistrato – pensavo di dover garantire la legalità , ma la verità  è un’altra”.
A seguire, nello stesso giorno, arrivano le dimissioni del super-assessore al Bilancio, Marcello Minenna, dirigente della Consob. Per lui erano venute meno le condizioni politiche per continuare in assenza del magistrato a capo di Gabinetto, con cui lavorava in tandem.
Poche ore dopo si registrano le dimissioni del direttore generale e dell’amministratore unico di Atac Marco Rettighieri e Armando Brandolese, e dell’amministratore unico di Ama, l’azienda rifiuti, Alessandro Solidoro.
All’inizio dell’amministrazione targata 5Stelle, Raffaele Marra viene nominato vice capo di Gabinetto vicario. Si scatena una polemica interna al Movimento: il dirigente comunale in passato ha avuto ruoli apicali sia con la giunta comunale di Gianni Alemanno che con quella regionale di Renata Polverini.
Viene considerato uno del “Raggio Magico”, cioè un uomo che influenza le scelte del sindaco, così viene descritto dalla stessa Raineri.
Adesso Marra si trova in carcere per corruzione, avrebbe ricevuto una tangente nel 2013 dall’immobiliarista Sergio Scarpellini quando era a capo del dipartimento per le Politiche abitative.
Prima però che scoppiasse lo scandalo giudiziario, Marra era stato trasferito, in seguito sempre alle polemiche all’interno del Movimento, a capo del personale ed è finito sotto accusa per la promozione del fratello Renato a capo del dipartimento Turismo
Tornando all’assessorato al Bilancio, la sostituzione è complicata.
La sindaca nomina Raffaele De Dominicis, ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio. Dura in carica due giorni: si scopre che è indagato per abuso d’ufficio e quindi Raggi ne revoca l’incarico.
Al suo posto arriverà  Andrea Mazzillo, ex Pd e anche lui finito nel mirino degli ortodossi. Mentre Massimo Colomban, uomo di Davide Casaleggio imposto dai vertici per sanare una situazione allo sbando, va alle Partecipate.
Tra veti e scontri all’interno del Movimento dove l’ala ortodossa, compreso Beppe Grillo, ha chiesto al sindaco di azzerare il ‘Raggio Magico’, formato in particolare da Raffaele Marra e Salvatore Romeo, arriva su quest’ultimo il parere dell’anticorruzione: lo stipendio è troppo alto.
Con una delibera ad hoc viene ridimensionato da 120mila a 93mila euro.
E poi ancora nella notte tra lunedì 12 e martedì 13 dicembre l’assessore all’Ambiente Paola Muraro, difesa anche lei dalla sindaca contro tutto e tutti, rassegna le dimissioni dopo aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti. Sotto la lente di ingrandimento della Procura ci sono i rapporti tra l’allora consulente di Ama e il duo Fiscon-Panzironi travolti nell’inchiesta di Mafia Capitale.
In tutto questo marasma inizia a scricchiolare la poltrona di Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica entrato in rotta di collisione con la maggioranza.
Come se non bastasse il 15 dicembre la Guardia di Finanza entra in Campidoglio e acquisisce una serie di atti e documenti relativi alle nomine di dirigenti dell’amministrazione Raggi.
Il blitz degli investigatori è legato all’inchiesta della Procura di Roma che procede contro ignoti per verificare la regolarità  delle nomine dei dirigenti Raffaele Marra, Carla Raineri, Salvatore Romeo decise dal sindaco Raggi.
Il giorno dopo Marra viene arrestato con l’accusa di aver intascato una tangente nel 2013 quando in Campidoglio era a capo del dipartimento per le politiche abitative.
Da questo momento in poi Grillo “minaccia” Raggi di toglierle il simbolo del Movimento 5 Stelle.
Il sindaco si arrende e rinuncia, dopo tante pressioni, al suo ‘Raggio magico’. Daniele Frongia si dimette da vice sindaco e al suo posto arriva l’assessore Luca Bergamo. Anche Salvatore Romeo è costretto a lasciare la segretaria.
Andando invece agli atti rivendicati in questi mesi dal comune Roma vi è in particolare lo sblocco del salario accessorio, garantendo circa 300 euro in più in busta paga ai dipendenti comunali.
Poi ancora la lotta all’abusivismo. La sindaca ha chiesto infatti al Comandante della Polizia Locale di intensificare il contrasto ai parcheggiatori abusivi. L’amministrazione ha chiesto anche un aumento della videosorveglianza e della presenza dei vigili sul territorio nell’ambito del ‘piano sicurezza’ della Capitale. Ancora da Palazzo Senatorio sottolineano che entro settembre 2017 sarà  aperta la stazione della metro San Giovanni come proseguimento della linea C1, tuttavia si tratta di un progetto già  approvato dalla vecchia amministrazione.
Invece l’attuale Giunta capitolina ha bloccato la prosecuzione.
Infine il trasporto pubblico: sono stati presentati i primi 25 bus consegnati ad Atac, su un totale di 150 che andranno a rinnovare la flotta dell’azienda dei trasporti romana. Da menzionare infine il tormentato No alle Olimpiadi annunciato dal sindaco.
Fino a questo momento, ogni giorno la Giunta guidata da Virginia Raggi, eletta con il 67% dei voti dei romani, ha dovuto affrontare un guaio.
Ora però si teme quello più pericoloso. Cioè che il sindaco possa essere raggiunta da un avviso di garanzia dopo che l’Autorità  anticorruzione ha dichiarato illegittima la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, a capo del dipartimento del Turismo a causa di un presunto conflitto di interessi di cui Raggi era a conoscenza.
I vertici pentastellati ragionano già  su come affrontare la nuova grana.

(da “Huffingtonpost”)

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L’INTERNAZIONALE POPULISTA, GRILLO GETTA LA MASCHERA: IL PROCLAMA SUGLI IMMIGRATI SANCISCE LA DERIVA XENOFOBA DEI CINQUESTELLE

Dicembre 24th, 2016 Riccardo Fucile

PER NASCONDERE LE NEFANDEZZE DELLA GIUNTA RAGGI GRILLO SVELA FINALMENTE IL SUO PENSIERO… CHI VOTA GRILLO VOTA SALVINI

Populismo è ormai una parola “malata”, un contenitore che comprende tutto e non spiega niente.
Ma in certi tornanti della nostra storia un’Internazionale Populista esiste davvero, e purtroppo lotta “contro” di noi. Questo è uno di quei momenti.
L’Europa è stretta nella morsa dell’orrore per la strage di Berlino, del dolore per la morte di Fabrizia e del terrore per l’uccisione a Sesto San Giovanni del killer del Tir Anis Amri.
Beppe Grillo cavalca l’onda, e scavalca Salvini a destra. Completa la svolta trumpista-lepenista del Movimento, anticipata due settimane fa a Die Welt da Di Battista.
Per toni e contenuti, il “Manifesto anti-immigrati” postato sul Sacro Blog del leader pentastellato ricorda i proclami antisemiti. Grillo invita masse immaginarie alla ribellione contro tutti gli invasori. “Basta, è ora di agire”.
Seguono quattro passi nel delirio dell’intolleranza e dell’inconsistenza. “Tutti gli immigrati irregolari devono essere rimpatriati, a partire da oggi”. Dopo ogni attentato, “Schengen deve essere rivisto e immediatamente sospeso”, ripristinando subito “i controlli alle frontiere”.
La linea del Movimento sul tema dei migranti e dell’accoglienza è sempre stata ambigua. Ma una deriva xenofoba così becera ed esplicita non si era mai vista.
Una speculazione politica così spregiudicata, sulla frontiera delicatissima del rapporto tra l’Occidente e l’Islam, non si era mai raggiunta.
È chiaro che sul tema dei migranti l’Europa ha fallito, e l’Italia è rimasta sola ad arginare un flusso migratorio che sarà  gestibile solo nella misura in cui sarà  condiviso. Ed è altrettanto chiaro che la macchina dell’accoglienza, caricata di oltre 170 mila nuovi arrivi, non ne regge più il peso.
Ma che senso ha dire che tutti gli irregolari devono essere rimpatriati “da oggi”? Come sappiamo quali sono gli irregolari, se ancora non è completata la procedura di riconoscimento del diritto all’asilo?
Dove li mandiamo, se non esistono accordi con tutti i Paesi di provenienza?
È evidente che le falle della sicurezza europea di fronte all’offensiva del Califfo nero sono tante, e il rovinoso fallimento della polizia tedesca dopo l’attacco di tre giorni fa le ha rivelate tutte.
È altrettanto evidente che i controlli intracomunitari fanno acqua da tutte le parti. Ma ancora una volta, che senso ha ripristinare le frontiere (pagando per altro un prezzo altissimo per le economie dell’area), quando quasi sempre i tagliagole dell’Isis, che si facciano esplodere con le bombe come a Bruxelles o sparino con i Kalashnikov come al Bataclan, sono nati in quelle stesse città ?
Quelle di Grillo sono parole al vento, che tuttavia, come sempre in questi casi, pesano come pietre.
L’Internazionale Populista getta la maschera, e rivela così il suo volto più insopportabile e inquietante. Quello di chi non vede al di là  del proprio orticello politico-elettorale.
Quello di chi, ancora una volta, sa investire solo sulla paura dei popoli, stremati dalla crisi globale e impauriti dalla minaccia jihadista.
L’Europa politica ha colpe incancellabili, per la sua palese incapacità  di elaborare un pensiero e di mettere in campo una strategia.
Di fronte alle guerre che stanno dilaniando il Medioriente, producendo esodi biblici di gente disperata.
Di fronte ai colpi di coda dello Stato Islamico, che perde terreno in Siria e in Iraq e per questo tenta una disperata “rivincita” sui luoghi della nostra vita quotidiana.
Ma in Europa c’è anche chi più responsabilmente si interroga su come uscire dalla tragedia di Aleppo, dove regna l’ordine di Putin e di Assad, e dove si celebra la vergogna dei governi occidentali rimasti a guardare, e si veglia la tomba del diritto internazionale, delle Nazioni Unite e del senso di umanità  (come scrive Le Monde). Su come fronteggiare la carneficina in corso nel Mediterraneo, dove è in atto uno dei disastri umanitari più gravi ai quali l’Occidente abbia mai assistito in questi ultimi anni (come scrive The Independent)
L’Internazionale Populista grillo-leghista non è in grado di fare niente di tutto questo. Nessuna capacità  di elaborare un “pensiero lungo”, ma solo il “presentismo” demagogico denunciato da Bauman.
Solo l’obiettivo di lucrare un dividendo elettorale di qualche zerovirgola, andandolo a raccogliere nella pancia di quel 65% di italiani che secondo Ipsos ancora ritiene che nel nostro Paese ci siano “troppi immigrati”.
Costruire ponti, non erigere muri. Anche di fronte al sangue di Charlottenburg, anche di fronte alla sparatoria di Milano, la sfida delle nostre democrazie rimane questa.
Una sfida che Grillo non vuole e non sa affrontare. Preferisce spargere odio su odio. Colpirne cento per non educarne nessuno.

Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)

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M5S, CANDIDATI SCELTI DALLA RETE? LA POLITICA NON E’ UN TALENT

Dicembre 24th, 2016 Riccardo Fucile

GLI EFFETTI NEGATIVI DI QUESTA SELEZIONE LI ABBIAMO VISTI A ROMA

La politica non è un talent. E un sindaco, un primo ministro, non si possono scegliere online. Con una graticola.
Amministrare una città  è un impegno terribilmente reale. Niente affatto virtuale. Invece ecco che si avvicinano le prossime elezioni amministrative, bisogna scegliere i futuri candidati sindaci e consiglieri comunali.
Poi, chissà , addirittura chi potrebbe finire a Palazzo Chigi. E che cosa propone in alcuni casi il Movimento Cinque Stelle? Una selezione online. Poi magari una graticola.
Va bene forse per X-Factor. Non per scegliere sindaci di città  da centinaia di migliaia di abitanti e primi ministri che hanno in mano il destino della gente. E dei loro ideali.
Chi guiderà  una città  e un Paese devi poterlo guardare negli occhi. Toccare. Devi conoscerlo. Devi vedere da dove viene per capire dove andrà .
Così non si seleziona una nuova classe dirigente.
Gli effetti negativi della selezione online li abbiamo già  visti a Roma.
Non basta questa esperienza al Movimento Cinque Stelle? La selezione online individua chi è più abile davanti alle telecamere, chi sorride meglio e ha i denti più bianchi.
Il M5S promette di dare voce a nuove istanze politiche. Ma le idee hanno bisogno di persone per diventare concrete. Vive.
E se vengono affidate alle donne e agli uomini sbagliati, falliscono.
Peggio, vengono tradite.

Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano“)

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