Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile
PER GRILLO E’ STATO UN “RAPPORTO CONSENSUALE”…PER I PM “TENUTA PER I CAPELLI, COSTRETTA A BERE MEZZA BOTTIGLIA DI VODKA E AD AVERE RAPPORTI SESSUALI DI GRUPPO”
“Perché non li avete arrestati subito? Ce li avrei portati io in galera, a calci nel culo.
Perché vi siete resi conto che non è vero niente, non c’è stato alcuno stupro. Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo otto giorni fa la denuncia… Vi è sembrato strano. Bene, è strano. Se non avete arrestato mio figlio, arrestate me perché ci vado io in galera”.
Così, in un video pubblicato sui suoi canali social, il garante M5S Beppe Grillo prende le difese del figlio Ciro, accusato di stupro insieme ad altri suoi tre amici genovesi, nei confronti di una ragazza italo-svedese conosciuta in Sardegna a Porto Cervo nell’estate del 2019.
Poi Grillo aggiunge: “C’è un video, passaggio per passaggio, e si vede che c’è la consensualità: un gruppo che ride, ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande e saltellano col pisello così perché sono quattro coglioni, non quattro stupratori”.
I genitori della ragazza
“Siamo distrutti. Il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante”. Lo dicono, in esclusiva all’Adnkronos, attraverso il loro legale Giulia Bongiorno, i genitori della ragazza italo-svedese che ha denunciato di essere stata stuprata, nel luglio del 2019, da Ciro Grillo, figlio del garante del M5S e tre suoi amici, tutti indagati dalla Procura di Tempio Pausania per violenza sessuale di gruppo.
I genitori hanno visto il video mandato in rete da Beppe Grillo in cui dice che il figlio è innocente e in cui parla di “divertimento”.
“Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, cercare di sminuire e ridicolizzare il dolore, la disperazione e l’angoscia della vittima e dei suoi cari sono strategie misere e già viste, che non hanno nemmeno il pregio dell'”inedito”, dicono ancora i genitori della giovane, che aveva denunciato il presunto stupro al suo ritorno a Milano da una vacanza in Costa Smeralda.
Nei giorni scorsi Ciro Grillo e gli altri quattro giovani di Genova (in presenza dei loro avvocati difensori) sono stati interrogati dalla Procura di Tempio Pausania. Secondo quanto trapela, hanno ribadito la loro dichiarazione di innocenza e la tesi di un rapporto consensuale, mentre per gli inquirenti si è trattato di uno stupro di gruppo.”Sarebbe stata “afferrata per i capelli per bere mezzo litro di vodka e costretta ad avere rapporti di gruppo”, si legge negli atti.
Proprio in questi giorni – probabilmente entro la settimana – i magistrati potrebbero chiedere al giudice per le indagini preliminari il rinvio a giudizio, cioè il processo. Prima, però, il giudice dovrà fissare l’udienza preliminare e sentire gli indagati, che, nel caso fosse accolta la richiesta dei pm, a quel punto diventerebbero imputati. Anche se i difensori sperano ancora in una archiviazione.
Per la Procura non fu “sesso consenziente”, come dice invece la difesa degli indagati. Per l’accusa è stata “violenza sessuale di gruppo”. E per dimostrarlo hanno allegato agli atti, il racconto crudo della ragazza che racconta di essere stata stuprata a turno. “Verso le sei del mattino – si legge in un verbale – mentre R. M. (l’amica della vittima ndr) dormiva”, scrivono i magistrati, la giovane è “stata costretta” ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box doccia del bagno, con uno dei ragazzi. “Gli altri tre indagati hanno assistito senza partecipare”.
Poi un’altra violenza, costringendo la giovane a bere mezza bottiglia di vodka contro il suo volere. La Procura ha anche una serie di fotografie e immagini che ha inserito nel fascicolo. “La ragazza ha poi perso conoscenza fino alle 15 quando è tornata a Palau”, scrivono i pm. La “lucidità” della vittima “risultava enormemente compromessa” quando è stata “condotta nella camera matrimoniale dove gli indagati” l’avrebbero costretta ad avere “cinque o sei rapporti” sessuali”.
Nel novembre scorso la Procura ha chiuso le indagini e ha messo gli atti a disposizione della difesa, che ha chiesto un termine per fare le controdeduzioni ed eseguire le indagini difensive perché il materiale è “enorme”, come dice chi ha potuto vederlo. Sicchè, i difensori hanno chiesto diverse proroghe e gli interrogatori degli indagati: oltre il rampollo di casa Grillo, gli iscritti sono Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. Capitta è figlio di un dirigente di Ansaldo, Corsiglia di un noto cardiologo; l’unico meno abbiente è Lauria.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile
SUL CAMBIAMENTO DEL SIMBOLO DIVERSITA’ DI VEDUTE TRA CONTE E GRILLO
Negli ultimissimi appunti sulla bozza della carta dei valori, su cui sta lavorando ormai
da settimane, c’è scritto chiaro e tondo che il «suo» Movimento Cinque Stelle ha un «orientamento progressista» e che l’approdo naturale a Bruxelles dovrà essere il Partito socialista europeo.
Sul primo punto c’è un accordo di massima nello stato maggiore, ormai acconciato all’evidenza di un’alleanza elettorale con Pd e Articolo 1; sul secondo, invece, il dibattito è aperto, visto che tra i maggiorenti c’è chi preme per andare tra i liberali dell’Alde e chi non vorrebbe rinunciare al sogno di conquistare un posto in prima fila tra gli ambientalisti.
Ma il punto su cui negli ultimi giorni Giuseppe Conte ha esteso al massimo possibile l’elastico della tensione con il gotha del Movimento, a cominciare da una serie di telefonate con Beppe Grillo, è il simbolo.
Dietro il silenzio prolungato dell’ex presidente del Consiglio, che dietro quel suo «sto lavorando» ha accumulato riflessioni che in alcuni momenti stavano per spingerlo a un passo da un clamoroso ripensamento, c’è la consapevolezza che «intestarsi» anche plasticamente il M5S rifondato potesse far prendere ai sondaggi quell’abbrivio che ancora non si vede.
Più che a un cambio di nome, l’avvocato aveva pensato a una specie di restyling che comprendesse nel logo la parola «Conte» o la formula «con te», l’hashtag sui social rilanciato a più riprese anche da Grillo.
Ma proprio dal garante, che comunque continua a essere lo sponsor principale della sua investitura, è arrivato uno stop inatteso non tanto nei modi quanto nei toni. Raccontano dentro il Movimento che, prima di lasciarla ventilare urbi et orbi , la posizione intransigente di Grillo sul simbolo sia stata comunicata a più riprese a Conte stesso, che aveva provato a insistere più volte.
E che il niet grillino abbia gettato nello sconforto l’ex presidente del Consiglio, che le interlocuzioni più amichevoli (da Bettini a D’Alema a molti ex ministri del suo governo) ormai le ha più fuori che dentro il M5S.
Il tutto ha provocato l’ennesima battuta d’arresto alla rifondazione del M5S, rimasto impigliato – oltre che nelle dispute interne – nelle carte bollate del Tribunale di Cagliari (l’istanza era stata avanzata da una consigliera espulsa) e nell’attesa di un pronunciamento sul ripristino dell’organismo collegiale decaduto, che nello statuto ha preso il posto del vecchio «capo politico».
Lasciatosi convincere dall’idea che rinunciare alla sua lista personale fosse il modo migliore per giocarsi le briscole rimaste, adesso Conte è di nuovo a un bivio.
La rottura di un percorso con M5S ormai avviato e benedetto a tutte le latitudini è un’ipotesi lontana, certo; ma la ragnatela di tensioni e cavilli tra il Movimento e l’Associazione Rousseau – col suo codazzo di tensioni che attraversa tutto il gruppo dirigente – viene considerata dall’avvocato un ostacolo da cui liberarsi al più presto.
E così, mentre fuori dalle mura del suo studio impazza il dibattito sul presunto complotto che ne avrebbe provocato l’uscita dalla scena di Palazzo Chigi, il tacer di Conte non è più il verbo di chi acconsente.
Una fonte pentastellata di primo livello racconta così lo scontro sottotraccia con Grillo: «Lui e Giuseppe sono come l’azionista di maggioranza di un’azienda e il suo amministratore delegato. Il secondo è quello che decide ma il primo è quello che possiede. E quando le vedute non coincidono, allora il primo obiettivo è evitare strappi rumorosi e arrivare a un punto d’accordo».
Col rischio che i dossier sospesi rimangano a prendere polvere sulla scrivania. A cominciare da quello che riguarda le prossime elezioni amministrative, dove la messa a punto dell’accordo col Pd è ancora lontana. Come dimostra il campo principale della tornata, Roma.
(da Il Corriere della Sera)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
VUOLE ANCHE UN NUOVO SIMBOLO
Giuseppe Conte ha chiesto a Beppe Grillo di azzerare il Movimento 5 Stelle. L’Avvocato del Popolo, racconta oggi il Corriere della Sera, vorrebbe ripartire da zero: nuovo statuto, nuovo simbolo e lasciare l’attuale M5s come una bad company temporanea — svuotata — che lo accompagni verso le prossime Politiche.
Il quotidiano spiega che si tratta di uno strappo dal brand originario su cui il garante sta riflettendo. Una mossa, però, che potrebbe trovare qualche ostacolo.
I parlamentari sono restii a muoversi senza garanzie. E su tutta la vicenda aleggia lo spettro delle scarse risorse economiche in cui versano le casse pentastellate. Dopo l’avvio del governo Draghi e la spaccatura all’interno del M5S, l’ex premier Giuseppe Conte è stato scelto da Beppe Grillo come prossimo leader dei Cinque Stelle. Per diventare leader ufficiale, Conte dovrebbe passare dal voto su Rousseau.
Ma nel frattempo, per ragioni economiche, è scontro tra la piattaforma e il M5S. E c’è anche una guerra interna. In Sardegna, infatti, è in corso una causa contro l’espulsione della consigliera regionale Carla Cuccu.
Il tribunale ha trasmesso alla procura il decreto di nomina del curatore speciale (in quanto Vito Crimi non è stato riconosciuto rappresentante legale): ciò permette al pm di adottare tutti i provvedimenti necessari per «la costituzione della normale rappresentanza».
In pratica, la procura chiederà a Grillo di far svolgere la votazione per eleggere il comitato direttivo, previsto dallo statuto M5S. I Cinque Stelle ritengono che già nel giro di pochi giorni ci possano essere passi formali.
A quel punto si dovrà attendere la risposta di Rousseau, «fermo» a causa delle difficoltà economiche. Non è escluso che Davide Casaleggio chieda di poter avere un saldo prima di effettuare la consultazione. Una eventuale votazione aprirebbe comunque una nuova fase, dominata dall’incertezza: toccherebbe ai nuovi vertici ratificare la svolta di Conte.
E Casaleggio scrive ai deputati
Intanto, racconta l’AdnKronos, l’Associazione di Casaleggio scrive ai singoli parlamentari ‘morosi’ chiedendo il saldo delle quote arretrate. La mail è arrivata martedì agli eletti pentastellati che risultano indietro con i versamenti, ma a riceverla sono stati anche deputati e senatori che hanno abbandonato il Movimento o che sono stati espulsi.
E molti di loro non nascondono la scarsa voglia di mettere mano al portafogli per ‘onorare’ il debito. “Ciao, ci risulta che non hai ancora versato il contributo per il mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari. Ti preghiamo di effettuare il relativo versamento il prima possibile”, si legge nella mail, dove viene quantificato l’importo da corrispondere (in alcuni casi la cifra supera i 3mila euro). “Rousseau non è aggiornato sulla situazione politica. Non la pagavo prima, convinto della sua inutilità, figuriamoci adesso”, commenta con l’Adnkronos il senatore Emanuele Dessì, ex M5S.
“Casaleggio – dice un altro ex, il pentastellato Giorgio Trizzino – deve aggiornare al più presto gli elenchi degli iscritti a Rousseau. Avrà l’amara sorpresa di non trovare più molti di coloro su cui il Movimento aveva puntato per il proprio rilancio. Una occasione persa che mi auguro serva come lezione per il futuro”.
“Ho provato anche io il ‘brivido del moroso’”, scherza il senatore Sergio Vaccaro, che aggiunge: “Pur essendo in ritardo di soli due giorni anche a me è arrivata la mail. Ho provveduto subito a onorare l’impegno nei confronti del nostro fornitore di servizi…”. “Siamo in una fase di riassetto – osserva la deputata Francesca Troiano, tra i destinatari della mail – quindi attendo che ci sia la riorganizzazione targata Giuseppe Conte. Quanto mi ha chiesto Rousseau? Credo sia opportuno che le problematiche interne vengano risolte all’interno”.
(da “La Notizia”)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
CONTE: “RAPPORTI VANNO CHIARITI DA CHI C’E’ DA TEMPO”
Una tensione sempre più alta all’interno e uno scontro pubblico fatto di botta
e risposta tramite agenzie stampa e interviste.
Continua il braccio di ferro tra l’associazione Rousseau e il Movimento 5 stelle. E, proprio al termine del weekend in cui Giuseppe Conte ha incontrato deputati e senatori per portare avanti il progetto di rifondazione del M5s, Davide Casaleggio ha rilasciato un’intervista a Lucia Annunziata a “In Mezz’ora” (Rai3) nella quale ha accusato duramente i parlamentari grillini.
Da una parte il leader, di fronte all’assemblea degli eletti di Montecitorio, si è limitato a dire che “aspetta che il M5s chiarisca con Rousseau” perché lui “è l’ultimo arrivato”: “I rapporti vanno chiariti da chi c’è da tempo”, e l’importante è che “l’attività politica sia gestita dal Movimento”.
Dall’altra Casaleggio non solo ha parlato dell’importanza che il sistema di partecipazione diretta sia “gestito da una figura terza” e che sia “indipendente dalla parte politica”, perché così, ha sottolineato, “volle anche mio padre”.
Ma alla domanda se ci si dovrà aspettare una rottura definitiva, ha ribattuto: “Penso che ci sia un grande dibattito su tante tematiche politiche come è giusto che ci sia. Altra questione è entrare nel merito delle regole, come per esempio mettere in difficoltà finanziaria Rousseau, per mettere sul tavolo il terzo mandato o le candidature dal basso, in sostanza per mettere in discussione le caratteristiche fondamentali del M5s. Spero che non sia così, ma a pensar male si fa peccato ma…, come diceva Andreotti”, ha detto.
Crimi: “Da Casaleggio frasi false, diffamatorie e misere”
Parole molto nette alle quali i vertici M5s, hanno deciso di replicare immediatamente, segno che ormai i rapporti sono ridotti ai minimi termini e che i tentativi di ricucire in privato sono ormai falliti. “Non mi sono mai prestato ad alimentare pubblicamente polemiche”, ha detto il capo reggente Vito Crimi parlando proprio all’assemblea dei deputati 5 stelle. “Ma ho appena appreso che Davide Casaleggio avrebbe detto che ci potrebbe essere stata una azione volontaria da parte del Movimento di mettere in difficoltà economica l’associazione Rousseau al fine di poter derogare al limite dei due mandati. Sto chiedendo di verificare se queste affermazioni sono state fatte davvero. Mi auguro di no perché sarebbero non solo false, ma diffamatorie e misere a fronte del fatto che i portavoce del Movimento 5 Stelle hanno versato oltre 3 milioni e mezzo di euro per la piattaforma Rousseau”.
Al tempo stesso però Crimi ha precisato: “Non c’è nessuna intenzione di andare per le vie legali con Rousseau… Il M5s è titolare degli iscritti e di tutto quello che ciò comporta, andremo avanti qualunque sia la piattaforma”. Difficile però immaginare, a questo punto, come sia possibile non dover finire in tribunale per risolvere la questione. Tanto che il capogruppo alla Camera Davide Crippa, sempre durante l’assemblea, non ha usato parole più morbide: “Ricordo a tutti che abbiamo 7 milioni e 400mila euro bloccati nel conto delle restituzioni da fare perché la piattaforma Rousseau non ci fa votare”.
Conte: “La gestione delle tematiche politiche deve restare in seno al Movimento” Conte dal canto suo ha cercato di scaricare la responsabilità sui vertici M5s e di evitare (o ritardare) lo strappo definitivo: “Aspetto che il Movimento 5 stelle chiarisca con Rousseau”, ha detto, “io sono l’ultimo arrivato e non posso intervenire in un rapporto consolidato negli anni, ma la democrazia digitale rimarrà al fondo del nuovo Movimento. È fondamentale garantire la modalità di partecipazione ad un ampio numero di partecipanti: la democrazia digitale presuppone assoluta trasparenza e chiarezza, criteri di accesso”.
Quindi ha lasciato uno spiraglio sul quale potrebbe essere possibile costruire un accordo: “Il voto online può essere demandato a una società esterna, ma tutto il resto deve essere gestito dal Movimento a cominciare dalla formazione”. Cioè Conte ha spiegato che ci sarà ancora il voto online degli iscritti, sempre tramite una piattaforma privata, ma la gestione delle tematiche politiche – sarebbe questo il succo del suo ragionamento – devono restare in seno al Movimento.
Casaleggio: “Anche mio padre pensava che fosse necessaria un’organizzazione indipendente per il voto”
Il nodo è cruciale per il M5s e per i suoi futuri iscritti che, proprio nell’ultimo mese, sono cresciuti di oltre 10mila unità: l’ex premier ha garantito già più volte che il Neo Movimento avrà tra le sue fondamenta la democrazia diretta, ma se l’associazione Rousseau insisterà nel chiedere il saldo economico degli arretrati (450mila euro) è impossibile che l’accordo avvenga con la stessa struttura.
E’ su questo punto che al momento non si è trovato una mediazione: Casaleggio e Rousseau hanno fissato il 22 aprile come data limite per i versamenti, i vertici M5s hanno fatto sapere di essere pronti a creare una propria piattaforma. Nessun passo avanti nelle trattative è stato fatto finora.
Ecco perché le parole di Davide Casaleggio, intervistato da Lucia Annunziata a “Mezz’ora in più” su Rai3, hanno molto peso in questa fase così difficile e complicata per i 5 stelle. Senza dimenticare che sono davvero rare le volte in cui il figlio del cofondatore accetta di intervenire in programmi televisivi o rilasciare interviste. E proprio sull’indipendenza dalla politica della piattaforma,
Casaleggio ha dichiarato: “Su questo aspetto abbiamo ragionato parecchio con mio padre, soprattutto negli ultimi anni: anche lui pensava che fosse necessario avere un’organizzazione indipendente, costituita da professionisti che potessero portare avanti la gestione complessa delle votazioni, dei dati ma anche indipendente dalla parte politica che è, per sua natura, in conflitto di interesse con qualunque domanda si voglia sottoporre agli iscritti. In realtà questo è stato proprio progettato e voluto in modo distinto rispetto alla parte politica”.
Secondo Davide Casaleggio è questo uno dei principi che dovrebbe essere ancora rispettato. In altre parole, il figlio del cofondatore del M5s ha bocciato l’ipotesi che il Movimento decida di mollare una struttura come Rousseau per affidarsi a una piattaforma dipendente direttamente dal Movimento.
Esattamente il piano che hanno in mente i vertici. “Mi riferisco”, ha specificato ancora, “alla parte di consultazione degli iscritti e non sto parlando dei quesiti, sui quali c’è stato un grande dibattito, ma sto parlando dell’organizzazione stessa che permette la consultazione degli iscritti. E’ ovvio che, per fare questo, ci deve essere una figura ‘terza’ che si fa garante rispetto alla parte politica”, ha detto.
“La natura stessa dell’associazione Rousseau, che io ho fondato insieme a mio padre, associazione senza scopo di lucro, non ha altra finalità se non quella di garantire la partecipazione digitale. Una delle accuse che sono state rivolte a mio padre era quella di volersi arricchire con questa iniziativa. In realtà lui ha sacrificato gran parte della sua vita, degli affetti, proprio per portare avanti l’idea del Movimento. Se avesse voluto arricchirsi avrebbe potuto accettare i 42 mln di euro che erano dovuti per il finanziamento pubblico dei partiti nel 2013, distribuire lauti stipendi e anche io avrei potuto percepirlo in questi 15 anni ma invece abbiamo deciso di farlo gratuitamente, come impegno civico”.
E proprio parlando di soldi, Casaleggio ha anche aggiunto: “Io non ho mai percepito stipendi, né all’interno dell’associazione Rousseau né in precedenza per il supporto che abbiamo fornito” al M5s e “nemmeno lo ha fatto mio padre. Questo è un aspetto, poi ci sono dei costi di gestione, delle persone che sono assunte e alle quali dobbiamo pagare lo stipendio”.
Casaleggio ha anche parlato del futuro del M5s. E alla domanda se si immagina che il Movimento diventi un partito tradizionale, ha replicato: “Io penso che non sia la direzione giusta pensare a un’organizzazione di questo tipo è pensare a un’organizzazione dell’altro secolo, una cosa che non è più di attualità. Forse oggi non sono più di attualità nemmeno i movimenti, per come sono stati strutturati 10 anni fa. Oggi si parla di una Platform Society, di un nuovo modo di interagire sulle singole battaglie per dare modo alle persone che voglio impegnarsi o voglio dare il proprio contributo civico”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 10th, 2021 Riccardo Fucile
CONTI AUTONOMI, NUOVA PIATTAFORMA E UNA SEDE A ROMA
Casaleggio ha tirato troppo la corda e alla fine la corda si è rotta. Il M5s da ieri ha voltato pagina: addio a Rousseau, nuovo sistema delle rendicontazioni e pure una sede a Roma.
Le novità sono state annunciate dal reggente Vito Crimi in un’infuocata assemblea con i deputati pentastellati. C’è qualche mal di pancia, qualcuno che mostra ansie per l’ennesimo cambiamento, ma la strada ormai è segnata e sembra dar vita a un soggetto politico più maturo, di lotta quando serve ma anche strutturato per tener fede a impegni di governo.
SI VOLTA PAGINA
Parlando all’assemblea dei deputati, Crimi ha affermato che è stato deciso di modificare e semplificare il meccanismo di rendicontazione e restituzione. “L’obiettivo – ha detto – è consentire al Movimento di diventare un soggetto autonomo dal punto di vista organizzativo, in modo che possa direttamente interfacciarsi con i soggetti fornitori di servizi”.
Due settimane fa è stato aperto un conto corrente bancario a nome del M5S e lo stesso potrà così sostenere direttamente le spese per la piattaforma tecnologica, per la formazione, potrà dotarsi di uno strumento di comunicazione proprio, di una segreteria organizzativa che si occupi di gestire tanto gli iscritti quanto le relazioni con i comuni, le comunicazioni interne, e coordinare la formazione delle liste per le amministrative”.
Addio insomma a Rousseau e a Davide Casaleggio, figlio del cofondatore, che dovrà rinunciare alle entrate derivanti dai versamenti dei parlamentari 5S. Il Movimento sta inoltre cercando una sede fisica a Roma. Al centro del nuovo corso c’è però il cambiamento appunto nella piattaforma tecnologica, da gestire “in totale autonomia”, come molti 5S, ancor prima della prova di forza di Casaleggio, chiedevano.
Ogni eletto d’ora in poi verserà 1.500 per la restituzione alla collettività e 1.000 euro per il Movimento, “per l’organizzazione, la piattaforma, la tutela legale e tutto quello che serve per far funzionare al meglio il M5S”. Il reggente si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa.
“L’Associazione Rousseau – ha specificato – ha fatto delle attività, ha preso delle iniziative, relative anche alla piattaforma, in totale autonomia e senza coordinamento con il Movimento, come l’introduzione del sistema dei “mi fido” che ha fatto storcere il naso a tanti”. “Per poter avviare questa nuova macchina – ha aggiunto – serve un forte impulso di avvio e anche risorse economiche iniziali di avvio importanti”.
E le somme che reclama Rousseau? Sembra che i 5S con Casaleggio siano destinati a finire alle carte bollate (leggi l’ultimo post dell’associazione sul Blog delle Stelle). “Stiamo procedendo con tutte le interlocuzioni necessarie – ha precisato sempre Crimi – anche tramite i nostri legali, per definire le contestazioni di presunte inadempienze da parte del Movimento, inadempienze che ad avviso dei nostri legali non ci sono”.
I DUBBI
Qualche malumore c’è. “Ci chiedete di dare soldi al partito ma vogliamo sapere qual è il progetto del partito”, ha affermato la deputata Federica Dieni. “Non si possono fare errori del passato”, ha aggiunto Stefano Buffagni. “Io voglio che sia Giuseppe Conte a dirmi tutte queste cose, a ragionare con noi. Non verso, se non vedo il progetto di Conte”, gli ha fatto eco Filippo Gallinella. “Sul conto delle restituzioni ci sono 7,4 milioni di euro che non possiamo destinare ai progetti benefici perché Rousseau impedisce il voto sulla piattaforma”, ha invece dichiarato Davide Crippa. Il nuovo M5S è però ormai nato e indietro non si torna.
(da agenzie)
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Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
CONTE ANTICIPA LA DISCESA IN CAMPO
È costretto a rompere il silenzio, Giuseppe Conte. L’annuncio del nuovo Movimento che l’ex premier
ha in testa doveva arrivare subito dopo Pasqua.
Il portavoce Rocco Casalino stava già pensando a un evento in grande stile, degno di una svolta epocale. Non c’è tempo, però. C’è bisogno di parlare subito, perchè i gruppi parlamentari sono letteralmente allo sfascio.
Sferzati e distrutti dall’ultimo incontro con Beppe Grillo, quando gli eletti si sono sentiti definire “miracolati”. Ed è stato annunciato loro che dopo il secondo mandato in Parlamento – o in consiglio regionale – dovranno passare il testimone. Nessuna deroga al limite dei due mandati, nessun rimpianto.
A chi gli ha parlato, il fondatore ha spiegato che su questo non cambia idea. Non c’è un altro modo di preservare un pizzico di alterità del Movimento, se non quello di mantenere fissa almeno la sua prima regola.
Anche per non essere indeboliti dalle critiche di chi da mesi fa il puro, come Davide Casaleggio, Alessandro Di Battista o l’ala di espulsi M5S che si raccolgono intorno a Barbara Lezzi e Nicola Morra.
Questi ultimi, negano di voler rivogersi a un giudice per costringere i 5 stelle a votare su Rousseau l’organo collegiale, com’era stato previsto prima della loro cacciata e prima che Grillo sospendesse l’intera operazione.
Parlano di velina studiata ad arte contro di loro. Ma certo, non interrompono la battaglia per cercare di rientrare nei 5 stelle. O di intestarsene una parte, seppure continuando a dirsi fedeli all’ex presidente del Consiglio, che sarebbero altri a voler indebolire.
Certo non troverà un clima di acclamazione, Conte, all’assemblea congiunta di Camera e Senato fissata per domani ed estesa anche – su Zoom – ai consiglieri regionali e agli europarlamentari.
Non sarà semplice, neanche tirasse fuori un coniglio bianco dal cappello, riuscire a motivare gruppi percorsi ormai da lotte feroci: con gli eletti al primo mandato ansiosi di liberarsi di quelli al secondo e i rivali a chiedersi come sia possibile che proprio Grillo e l’ex premier vogliano sbarazzarsi di loro.
Dopo quanto fatto in questi anni, dopo l’impegno profuso e, soprattutto, le cose imparate. A dover lasciare sarebbero personalità del calibro di Luigi Di Maio, Roberto Fico, Paola Taverna, Vito Crimi, Roberta Lombardi, Stefano Buffagni, Laura Castelli.
La promessa di ruoli interni al Movimento o della possibilità di correre come candidati nelle loro città non è allettante, soprattutto se imposta in modo così brutale.
L’unico, tra i dirigenti, a salvarsi da questa mannaia sarebbe il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, perchè ha al suo attivo un “mandato zero”, fatto da consigliere comunale a Trieste.
Il problema è che l’uscita di Grillo non era stata neanche preannunciata all’“avvocato del popolo”, che si ritrova quindi un gruppo impazzito senza aver fatto ancora una mossa.
E soprattutto, dopo aver agito nel completo silenzio, senza sentire o ascoltare nessuno se non il garante. E generando così non pochi malumori – è un eufemismo – in chi pure era pronto a sostenerlo.
La mossa di Grillo non depone bene riguardo alla sua autonomia. “Lo ha messo in difficoltà “, dice una parte dei dirigenti M5S. Per altri, invece, potrebbe essere stata fatta per proteggerlo. Se fosse stato Conte a compiere una scelta del genere, sarebbe stato massacrato dalla vecchia guardia. Così, non potrà essere imputata a lui.
“Beppe gli ha fatto il lavoro sporco”, dice un parlamentare che conosce bene entrambi. E chissà che non sia vero. Che il patto stretto sulla spiaggia di Bibbona qualche settimana fa non punti a dar vita a un M5S dal volto completamente rinnovato.
Certo, non c’è alcun passo avanti nel rapporto con l’associazione Rousseau.
Davide Casaleggio era stato convocato a Roma, ma ha detto: “Non vengo se non mi presentate una proposta scritta”. Ieri ha lanciato sulla piattaforma una raccolta fondi lamentando il buco per i mancati contributi dei parlamentari.
Ma nel frattempo, i leader del Movimento hanno consultato gli avvocati: vorrebbero intentare un “700” contro di lui: un procedimento d’urgenza che lo costringa a consegnare le chiavi dello scrigno, la lista degli iscritti, il database. Tutto quello che sarebbe di proprietà dell’associazione Movimento 5 stelle, del partito, quindi, ma che ha sempre gelosamente custodito l’impenetrabile Rousseau.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
IN BALLO LA RICANDIDATURA ALLE PROSSIME POLITICHE
“Fatta la legge, trovato l’inganno”: nel proverbio citato con amarezza da uno dei cosiddetti peones c’è tutto il senso dell’ultimo scontro che infiamma i 5Stelle.
Beppe Grillo aveva riproposto venerdì scorso il tetto dei due mandati, precipitando in un silenzio imbarazzato i big del partito che rischiano di non potersi ricandidare.
Ma mettendo anche nelle mani di Giuseppe Conte, leader designato che non ha ancora sciolto la riserva, materiale altamente esplosivo.
Dal momento dell’editto del garante, di certo, sull’ex premier è cominciato un pressing riservato da parte dei personaggi di spicco del Movimento. L’obiettivo: mettere su carta delle eccezioni che salvaguardino l’esperienza dei più navigati frequentatori del Palazzo. Lo stesso Grillo, d’altronde, aveva garantito che nessuno sarebbe stato “abbandonato”.
E l’avvocato si sarebbe convinto a prevedere una deroga al vincolo dei due mandati, da inserire a favore dei più “meritevoli”. Termine che, naturalmente, si presta a una interpretazione vasta ma che, alla fine, significherebbe assicurare la possibilità di un terzo mandato a chi ha avuto degli incarichi nei 5S o nel governo.
A questo punto è successa una cosa imprevista: mentre Conte tace, mentre Crimi, Di Maio ma anche altri esponenti di governo e delle istituzioni parlamentari giunti al secondo mandato non si pronunciano, è esplosa la protesta dei più giovani, almeno politicamente parlando, che non hanno rinunciato a mettere la faccia sul dissenso nei confronti della deroga. In particolare, si sono fatti sentire i rappresentanti dell’area denominata “Innovare”, in prevalenza alla prima legislatura, che temono di vedere chiusi gli spazi per una ricandidatura: Giovanni Currò parla della regola rilanciata da Grillo “non come un vezzo ma come un principio sacrosanto, affinchè si evitino concentrazioni di potere nelle forze politiche”.
La collega Anna Pallini ricorda che “moltissimi portavoce svolgono un lavoro silenzioso, lontano dai riflettori. Non sarebbe giusto penalizzarli solo perchè poco conosciuti alle grandi platee mediatiche”.
“Queste persone risulterebbero penalizzate da un criterio che non potrà che essere estremamente discrezionale”, dice il 29enne deputato Luca Carabetta. In un pomeriggio caldissimo si accavallano le voci e le agenzie rilanciano gli spin di una o dell’altra fazione. Grillo, si apprende, non vuole fare un passo indietro sul tetto dei due mandati: “Sennò alle prossime Politiche non andiamo oltre il 5 per cento”, avrebbe detto. Poi una ridda di indiscrezioni sulla rigidità o meno del vincolo.
Di certo, come previsto, Conte si trova in una scomoda posizione di mediatore. “Non parla”, fa sapere l’ormai storico portavoce Rocco Casalino. Ma prepara un’uscita pubblica per accettare l’incarico di capo politico e presentare il suo progetto di rilancio del Movimento: quasi tutti, ormai, lo invitano a fare un passo prima di Pasqua, per evitare che i 5S implodano in una lotte fra “correnti” che ora sta diventando anche un conflitto generazionale, fra big e “peones”.
E a fare fretta a Conte ora è anche Luigi Di Maio: “Non entro nel dibattito della questione del doppio mandato – dice l’ex capo politico – perchè sono parte in causa. Spero che la proposta di Conte possa arrivare il prima possibile, anche se so che non è semplice riformare lo statuto di una forza politica come la nostra”.
Ma in futuro, precisa il ministro, lui si vede “ancora agli Esteri”. Ora, davvero, la parola spetta all’avvocato del popolo, chiamato a mettere ordine nel caos interno del Movimento. E ad altri due compiti gravosi: la questione Rousseau e le alleanze per le amministrative, con particolare riferimento alla “blindatura” di Virginia Raggi a Roma. Ma ormai il countdown verso la fase 2 dei 5Stelle si avvicina alla fine.
(da Huffingtonpost)
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Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
IL FONDATORE NON ARRETRA
“Se si deroga al limite dei due mandati il M5S raggranellerà il 5%”, e chi oggi chiede che si bypassi la regola, risalente alle origini del Movimento, “resterà comunque fuori dal Parlamento”.
Questo il ragionamento che Beppe Grillo, a quanto apprende l’Adnkronos, ha condiviso con chi gli è più vicino, non nascondendo le preoccupazioni per il terremoto che la sua posizione -comunicata all’assemblea dei parlamentari 5 Stelle- ha provocato al Movimento, con i ‘big’ che chiedono che ora sia Giuseppe Conte a risolvere la questione.
Bocche cucite negli ambienti vicini all’ex premier su quel che Conte intenda fare. Ma la posizione di Grillo, su questo, appare granitica: non si può derogare, la convinzione del garante del Movimento riportata da chi più gli è vicino.
Nei giorni scorsi, apprende inoltre l’Adnkronos, al fondatore del M5S è stata sottoposta la proposta per una piattaforma alternativa a Rousseau, che diventerebbe ‘patrimonio’ del Movimento. Ma anche su questo fronte ogni decisione appare prematura: prima, viene spiegato, va risolto il rapporto con Rousseau.
Un altro dossier caldo sulla scrivania di Conte.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2021 Riccardo Fucile
RIVOLTA NELLE CHAT, ESULTA ROUSSEAU, NASCONO DUE NUOVE CORRENTI
Qualcuno, nei turbolenti canali di comunicazione dei 5Stelle, arriva a parlare di “figlicidio”. 
Con poche parole, senza essersi consultato con nessuno, Beppe Grillo fa fuori 65 parlamentari dei 5Stelle: esattamente 50 deputati e 15 senatori cui, attraverso un editto pronunciato durante l’assemblea con gli eletti, viene sbarrata la strada del terzo mandato. Non ci saranno deroghe a una regola vecchia che molti, implicitamente ritenevano superata. Macchè: “Un pilastro”, dice il garante. Ed è bufera.
La protesta del giorno dopo viaggia sottotraccia: qualcuno, come Angelo Tofalo o Dalila Nesci dicono che sì, alla fine va bene così. Ma la maggior parte dei “condannati” da Grillo tace. E si interroga.
Una questione non di secondaria rilevanza, anche perchè fra i parlamentari in carica dal 2013 ci sono praticamente tutti i big del Movimento: dal primo capo politico Luigi Di Maio al successore Vito Crimi, il presidente della Camera Roberto Fico, ministri ed ex ministri quali Patuanelli, D’Incà , Toninelli, la vicepresidente del Senato Paola Taverna. “Perchè porre questo tema proprio adesso?”, la domanda che risuona nelle chat. Qualcuno ritiene che Grillo in questo modo complichi la vita del leader in pectore Giuseppe Conte, che dovrà subito scansare il fuoco incrociato dei “pesi massimi” arrabbiati. E prepararsi a due anni di ostilità .
Altri, sempre in silenzio, fanno sapere che con la prospettiva di una non ricandidatura verrebbero meno i contributi degli eletti, che – liberatisi dal giogo di Rousseau – dovrebbero contribuire volontariamente alla nuova fase che si aprirà con Conte.
Dentro l’associazione che fa capo a Davide Casaleggio si respira invece soddisfazione. E la socia storica Enrica Sabatini si toglie qualche sassolino: “Distruggere Rousseau per impedire le candidature dal basso a favore di nomine dall’alto, non serve più: il terzo mandato non è un’opzione”. E cita Gianroberto: “Il suo obiettivo era dare una nuova centralità al cittadino e impedire, attraverso il limite dei due mandati, che ci fosse carrierismo politico”.
Ma il Movimento non è più quello del guru scomparso, è una forza di governo dove i pionieri hanno scoperto il piacere della politica nei Palazzi e proprio non vogliono rinunciarvi.
In questa fase di transizione, nell’attesa che si risolva il contenzioso con Rousseau e si trovi un modo per eleggere l’ex premier alla guida del movimento, lo stesso M5S si balcanizza, scopre le correnti.
L’area delle ‘Parole guerriere’ si trasforma in un’associazione, deposita un simbolo che ammicca al Grillo “ecologico” (Italia più 2050) e si propone per fare da ponte con il territorio. Iniziativa che vede protagonisti uomini di governo quali i sottosegretari Carlo Sibilia e Dalila Nesci, e altri esponenti di primo piano come Giuseppe Brescia.
La gran parte dei parlamentari sono al secondo mandato. Che questa associazione possa trasformarsi in una lista elettorale, anzi in una scialuppa per chi non potrà più candidarsi sotto il simbolo dei 5S, è opinione diffusa. Ma sia Sibilia che Nesci negano con veemenza.
Nel frattempo prende corpo un altro think tank, Innovare, che ha fra gli ispiratori deputati al primo mandato, come Giovanni Currò, Maria Pallini, Luca Carabetta e Davide Zanichelli.
Loro sono per lo più alla prima legislatura e, guarda caso, difendono il limite dei due mandati posto da Grillo: “Ci piace dibattere di futuro e innovazione, ci annoiano le regole. Il doppio mandato come tetto, nella sua filosofia, è stato votato anche dagli iscritti”, dice Currò.
Non bastasse tutto ciò, da qualche tempo c’è un altro gruppo di parlamentari – su impulso del presidente della commissione Agricoltura della Camera Filippo Gallinella – che si riunisce per discettare di disciplina interna, alleanze, futuro: agli incontri partecipano tra gli altri Gianluca Rizzo, Tiziana Ciprini, Giuseppe Chiazzese, Luciano Cillis, Giuseppe L’Abbate, Angelo Tofalo, Giulia Grillo ed Emanuela Del Re. Iniziative che puntano a modificare gli equilibri interni, a determinare nuove maggioranze, nel Vietnam grillino che attende l’avvento dell’ “avvocato del popolo”.
(da “La Repubblica”)
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