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IL PORTO DI CIVITAVECCHIA NEI GUAI PER LA NOMINA CHE NON ARRIVA DALLA RAGGI

Aprile 18th, 2017 Riccardo Fucile

MANCA IL RAPPRESENTANTE DELLA CITTA’ METROPOLITANA NEL COMITATO DI GESTIONE E L’ATTIVITA’ E’ PARALIZZATA

L’Autorità  portuale di Civitavecchia è bloccata da sei mesi perchè non può insediare il comitato di gestione: tutto a causa dell’assenza del rappresentante della sindaca della Città  Metropolitana, ovvero Virginia Raggi.
Mentre il collega Cozzolino (sindaco M5S di Civitavecchia) e il governatore Luca Zingaretti (per la Regione) hanno già  provveduto. L’organo serve per licenziare il bilancio, nominare il segretario generale e approvare il piano regolatore del porto. Racconta oggi Giovanna Vitale su Repubblica Roma:
Un guaio serio per uno dei motori dell’economia laziale, fra i pochi capaci di girare in controtendenza rispetto alla crisi che ha colpito ovunque negli ultimi anni, con un utile di esercizio salito fino a 15 milioni di euro, 31 volte l’utile netto del 2010, tutti reinvestiti in nuove infrastrutture. Numeri e problemi che tuttavia alla prima cittadina di Roma (e della Città  metropolitana) non sembrano importare.
Nonostante le numerose lettere di sollecito, le diffide e persino la denuncia per omissione in atti d’ufficio minacciata dai sindacati, Raggi appare impermeabile a ogni richiamo. Arrivato, il primo, nell’ottobre scorso, quando il ministro dei Trasporti Graziano Delrio nominò Francesco Maria Di Majo presidente dell’Autorità  portuale, invitando tutti gli enti interessati a indicare i propri rappresentanti nel Comitato di gestione. Raggi per oltre un mese ha fatto però finta di niente.
In barba persino alla legge (la 169/2016) che impone al porto di Civitavecchia di mettersi in regola entro 30 giorni.
Il 28 novembre è stato perciò il presidente Di Majo a chiederle per iscritto di provvedere al più presto. Ma la sindaca non ha ancora una volta battuto ciglio.
Invocando anzi altro tempo per selezionare la professionalità  più adatta tramite bando pubblico.
Che nel frattempo è stato sì espletato, ma poi prontamente annullato perchè gli 11 candidati in corsa, compreso l’ingegner Matteo Africano che pure è risultato vincitore, non erano abbastanza graditi al Movimento.
Vanificando, infine, anche la mediazione tentata sull’avvocato Igino Mancini. Da qui l’ultima proposta: per evitare la paralisi del porto, Raggi nomini in via temporanea il dirigente della Mobilità  della Città  metropolitana (come Zingaretti ha fatto in Regione) e intanto riapra il bando per individuare l’esperto che meglio le aggrada. Ma pure questa offerta è stata rispedita al mittente: «La legge non prevede nomine temporanee», la risposta sdegnata di Raggi.
E ora rischia il commissariamento per la nomina del porto di Civitavecchia. Non male, no?

(da “NextQuotidiano”)

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E’ STRIKE: I FILOBUS DELLA RAGGI SONO TUTTI ROTTI, 15 SU 15

Aprile 18th, 2017 Riccardo Fucile

A MARZO L’INAUGURAZIONE CON FOTO RICORDO, ORA TUTTI FERMI… E LA MANUTENZIONE ATAC NON PUO’ INTERVENIRE FINO A FINE MESE

Quindici filobus in officina su quindici.
«È strike», titola oggi il Corriere della Sera Roma che racconta come i quindici mezzi inaugurati dalla Giunta Raggi il 27 marzo scorso siano tutti in officina per guasti e problemi e attualmente inservibili in attesa della manutenzione.
E ora sono parcheggiati nello stabilimento di Tor Pagnotta in attesa che la ditta fornitrice, la Breda Menarini, pensi alla manutenzione.
Erika Dellapasqua racconta che i quindici mezzi sono fermi quindi «inutilizzabili, ufficialmente accompagnati dalla dicitura «fs», ovvero fuori servizio, parcheggiati nello stabilimento di Tor Pagnotta nell’attesa che la ditta fornitrice, la Breda Menarini, si faccia carico del capitolo manutenzioni».
Perchè, come si spiegava alla fine del marzo scorso, in fase di collaudo avevano presentato problemi di affidabilità  dovuta all’utilizzo prevalente a gasolio nelle tratte che ATAC ha scelto di far percorrere. Ma i problemi non riguardano soltanto il gasolio:
L’ultima tabellina sulla «situazione del parco filobus del 15 aprile», vidimata da Atac, come anticipato racconta di quindici vetture «fs», fuori servizio. Nell’ultima colonnina di destra sono annotate le cause: guasto avviamento, errore isolamento, avaria inverter ausiliario, errore isolamento trolley, aste e varie, basso isolamento, errore generico inverter, lascia la marcia.
Queste e altre criticità  che, vogliono sempre ribadirlo gli operai delle officine, sono di competenza non di Atac bensì della Breda Menarini, garante e fornitrice del parco mezzi, che però deve ancora farsi ufficialmente carico della manutenzione.
E c’è un altro guaio da spiegare: gli operai della municipalizzata, da contratto, indipendentemente dalla gravità  del guasto, non possono metterci le mani perchè la manutenzione è ancora appannaggio della Breda Menarini fino alla fine di aprile:
Nel frattempo gli interventi più urgenti, sono affidati (dalla Breda Menarini e non da Atac) alla Drive Line di Carlo Amati, impresa di Nettuno già  finita nell’ultima inchiesta sugli appalti per le riparazioni dei bus Cotral.
Interventi insufficienti, per i tecnici di Tor Pagnotta, che infatti ieri valutavano la possibilità  di inserire sulle linee servite dai filobus (la 60 e la 90 a Montesacro) anche la 4252, una vettura a metano perchè, con così pochi filobus a disposizione, si rischiava di non riuscire a coprire l’intero turno di Pasquetta.
Ricordiamo le parole della sindaca a fine marzo: «Oggi — annunciò-denunciò Virginia Raggi — mettiamo finalmente in strada i primi 15 dei 45 mezzi diventati simbolo del malaffare tanto da finire anche al centro di un’inchiesta per tangenti poi confluita in quella di Mafia Capitale».
E non si può non scorgere un qualcosa di metaforico in tutto ciò: prima vennero i ladri, che tanto danno fecero a Roma.
Poi arrivarono gli incapaci, e la situazione non poteva migliorare
E non può non tornare in mente oggi che Enrico Stefà no a marzo su Facebook se la prendeva proprio con il Corriere della Sera Roma, “reo” a suo dire di essere in contraddizione perchè prima si lamentava dei 45 filobus fermi e oggi si lamenta “perchè camminano”.
In realtà , come gli facevano notare nei commenti, «Enrico sei abbastanza intelligente da capire che si grida allo scandalo perchè sono fermi, e si grida allo scandalo perchè oggi camminano a benzina . E sono filobus, cioè elettrici. Tanto è che di 15, 4 si sono già  guastati».
Ovviamente nessuna parola è finora venuta dal consigliere e presidente di commissione tanto attento ad ATAC riguardo i filobus fermi.
Il Corriere della Sera ricorda anche che gli interventi più urgenti, sono affidati «(dalla Breda Menarini e non da Atac) alla Drive Line di Carlo Amati, impresa di Nettuno già  finita nell’ultima inchiesta sugli appalti per le riparazioni dei bus Cotral.
Interventi insufficienti, per i tecnici di Tor Pagnotta, che infatti ieri valutavano la possibilità  di inserire sulle linee servite dai filobus (la 60 e la 90 a Montesacro) anche la 4252, una vettura a metano perchè, con così pochi filobus a disposizione, si rischiava di non riuscire a coprire l’intero turno di Pasquetta».
In più le vetture che si sono rotte rimarranno ferme in deposito a Tor Pagnotta e non è chiaro se l’azienda potrà  riutilizzarle, anche perchè non dispone di tecnici specializzati per la riparazione di filobus di ultima generazione.
E non finisce qui. Perchè a parte i guasti i nuovi filobus vengono definiti dalla FILT-CGIL «Insicuri e fonte di altri sprechi aziendali, a partire dagli straordinari per gli autisti». I sindacati puntano il dito sugli specchietti retrovisori con angoli “ciechi” sulla pedana centrale azionabile solo a mano da parte dell’autista, sullo stantuffo di apertura delle porte troppo sporgente.
La Cgil parla poi di privilegi e straordinari: per questo evento, «in via del tutto eccezionale e non ripetibile al fine di minimizzare il disagio derivante da un impiego presso una rimessa fuori dalla propria residenza convenzionale, l’azienda si impegna ad istituire riservate al personale (navette, ndr) per il trasferimento da Montesacro a Tor Pagnotta e ritorno in tutte le giornate lavorative» con una indennità  di tre ore di straordinario.

(da “NextQuotidiano”)

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FICO, LE FIRME FALSE DI PALERMO E LE SOSPENSIONI RIMANDATE

Aprile 18th, 2017 Riccardo Fucile

NUTI E DI VITA LASCIANO IL GRUPPO, LA MANNINO NO…MA LE POLEMICHE NON FINISCONO… TRA UFFICIO COMUNICAZIONE E STRANE ASSUNZIONI

In molti hanno pensato che dietro l’annuncio dell’autosospensione dal gruppo parlamentare di Riccardo Nuti e Giulia Di Vita ci fosse la volontà  di Roberto Fico di non andare alla conta del voto.
Lui però ha smentito ieri su Facebook queste interpretazioni prendendosela con la stampa e successivamente ha anche smentito che oggi ci sarebbe stato un voto per decidere sull’ultima onorevole rimasta dentro, ovvero Claudia Mannino.
Di certo la sospensione evita un voto che avrebbe visto soccombente la linea “garantista” sulla storia delle firme false di Palermo 2012, visto che nessun parlamentare ha offerto una sponda pubblica ai tre accusati dalla procura e non a caso gli elogi per l’autosospensione sono arrivati da Fico, Chiara Di Benedetto e pochi altri nel MoVimento 5 Stelle.
Nessuna condivisione di status con elogio da parte di Di Maio e Di Battista, nonostante Nuti e Di Vita si siano impegnati nel toccare tutte le corde sensibili nel M5S, annunciando che avrebbero continuato a dimezzarsi lo stipendio e a denunciare le eccedenze al fondo per il microcredito.
Ed evitando di ricordare che la sanzione nei loro confronti è stata chiesta da Beppe Grillo in persona, ma prendendosela con “il giochino politico di partiti e avversari”.
Intanto la deriva complottistica della vicenda è ben enucleata dal retroscena firmato da Federico Capurso sulla Stampa:
Intanto, sempre nel 2014 ma a Palermo, la procura archivia un’indagine aperta l’anno prima sul caso firme-false. Poi, a distanza di due anni e nel pieno delle comunarie M5S, una nuova soffiata anonima arriva alla redazione delle Iene. Lo scandalo questa volta travolge i candidati nutiani, portando alla vittoria Ugo Forello, sponsorizzato da Cancelleri. È il colonnello fedele a Di Maio a essere visto «da molti come il regista dell’operazione», spiega un parlamentare siciliano, «perchè solo un militante interno può essere in possesso di quelle informazioni. Poi deve esserci l’interesse a renderle note».
Una operazione che — sulla scia di questa caccia alle spie — sarebbe stata gestita con l’appoggio dell’ufficio della comunicazione M5S a Roma, sul quale cade l’accusa dei parlamentari coinvolti «di lavorare per conto delle Iene con i nostri soldi».
Il sospetto — secondo quanto trapela — nascerebbe dalla presenza nell’ufficio comunicazione di Montecitorio di un ex addetto stampa dell’associazione palermitana Addiopizzo, di cui il candidato sindaco Forello è tra i soci fondatori.
La ricostruzione che vede Cancelleri come il dominus dell’operazione firme false a 5 Stelle però non regge.
Perchè è vero, come confermò a neXt qualche tempo fa un attivista di zona, che la vicenda era conosciuta da tutti quelli che frequentavano il MoVimento 5 Stelle palermitano — e anche al di fuori, vista l’allusione di Davide Faraone nei confronti di Nuti su Twitter in tempi non sospetti.
Ma è anche vero che senza la prova regina, ovvero il foglio con le firme vere che poteva essere messo a confronto con quello consegnato agli uffici del comune per rivelare la falsificazione e la copiatura, nessuno si era mai azzardato a muoversi o ad alludere (e la Digos qualche tempo prima archiviò un’indagine in tal senso nonostante la testimonianza di Vincenzo Pintagro).
E siccome è evidente che quel foglio potesse essere custodito (invece che distrutto, forse addirittura per essere utilizzato successivamente…) soltanto da chi c’era a Palermo nel 2012, ecco che Cancelleri viene automaticamente escluso da ogni sospetto. Così come Ugo Forello, perchè all’epoca non si era ancora avvicinato al M5S.
Certo, nulla vieta di pensare, in via ipotetica, che qualcuno presente nel 2012 possa aver agito successivamente in accordo con altri che all’epoca non c’erano, ma la teoria del complotto enunciata a più riprese davanti ai magistrati da Nuti, Di Vita e Mannino si è infranta contro le indagini della procura, che hanno archiviato la posizione di Forello e nemmeno sfiorato Cancelleri.
D’altro canto, i tre sono oggi nei guai per aver continuato ad affermare davanti ai magistrati le presunte (e mai provate) responsabilità  di Forello e Cancelleri e per aver promesso una conferenza stampa con rivelazione di retroscena che ha fatto infuriare i 5 Stelle siciliani impegnati oggi nella campagna elettorale per il Comune e domani in quella, molto più importante visti i sondaggi che li danno in trionfo, nella Regione.
E da questo punto di vista l’autosospensione non cambia niente: Grillo ha chiesto ai probiviri altre sanzioni nei loro confronti.
Forse il gesto distensivo di Nuti e Di Vita potrebbe servire a salvarli, ma è impossibile che questo accada finchè la posizione di Claudia Mannino costringe i parlamentari ancora al voto. E i probiviri a intervenire.
Magari evitando l’espulsione vista la “buona volontà ” dimostrata dai parlamentari.

(da “NextQuotidiano”)

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LE ASSICURAZIONI DELLA KASTA CHE I DEPUTATI M5S CONTESTANO … E USANO

Aprile 16th, 2017 Riccardo Fucile

IN PARLAMENTO IL M5S HA CONTESTATO LE POLIZZE ASSICURATIVE MA POI SI SCOPRE CHE INCASSANO I RIMBORSI PER LA POLIZZA TANTO ODIATA A PAROLE…TONINELLI 2.119 EURO A LUGLIO, COLONNESE 1.526 EURO, DI MAIO 600 EURO

Annalisa Cuzzocrea su Repubblica racconta lo strano caso delle polizze assicurative che il MoVimento 5 Stelle ha contestato in parlamento e poi utilizzato.
« I cittadini pagano anche 350mila euro ogni anno per assicurare i deputati, perfino per i danni subiti in stato di ebbrezza, per le punture di insetti e le insolazioni», denunciavano i grillini nell’estate 2016.
Tanto forte da intestarsi la vittoria della riforma del sistema votata alla Camera con la loro astensione. Ma…
Così, il 7 aprile, Fraccaro annuncia sul blog vittorioso: «I cittadini non pagheranno più la scandalosa assicurazione dei deputati». Fin qui, l’indignazione per quello che il Movimento ha bollato come uno scandaloso privilegio. Di cui, però, molti deputati M5S hanno usufruito.
Spulciando sul sito Tirendiconto, quello in cui i parlamentari 5 stelle sono tenuti a mostrare quanto restituiscono ogni mese dallo stipendio (in genere, 2.000 euro di stipendio fisso, e una quota minima dei circa 9.000 euro di rimborsi), si trovano i documenti con cui il servizio competenze della Camera certifica quanto dato agli onorevoli.
Spiega Repubblica che i rimborsi ricevuti dai deputati sono stati segnalati su Tirendiconto:
Esaminandoli, procedendo a campione perchè si tratta di centinaia di file, si scopre quindi che – proprio a luglio 2016 – Danilo Toninelli riceveva come rimborso dell’assicurazione sanitaria integrativa, 2.119 euro. E 2.000 a settembre 2016.
Mentre a giugno Federica Dieni prendeva 104 euro di rimborso per un familiare (l’assicurazione privata, come in molti casi, è estendibile).
E Francesca Businarolo, sempre a dicembre di quell’anno, otteneva 339,84 euro per sè e 116,70 per un familiare (ne aveva avuti 281,19 per un familiare e 235 per sè anche a settembre).
Vega Colonnese riceve 1.526 euro per sè a febbraio 2016. Giulia di Vita ne aveva avuti 1.295 a marzo e 329 a giugno. Mentre a ottobre 2015 risultavano 973,26 euro per sè e 1.040 per un familiare.
Luigi Di Maio aveva ottenuto 600 euro di rimborso ad aprile 2015.
Manlio Di Stefano riceve per l’assicurazione sanitaria circa 60 euro al mese tra aprile e dicembre 2016.
Fino a dieci giorni fa, la polizza stipulata dalla Camera era per il 70 per cento a carico dei deputati e per il restante 30 per cento a carico del fondo della Camera, quindi dei cittadini.
Adesso, l’importo sarà  coperto interamente dai contributi dei parlamentari.

(da “NextQuotidiano”)

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NUTI SI AUTOSOSPENDE DAL GRUPPO M5S PER EVITARE DI ESSERE CACCIATO

Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile

NON SI HANNO ANCORA NOTIZIE DELLE INTENZIONI DELLE ALTRE DUE DEPUTATE RINVIATE A GIUDIZIO

Riccardo Nuti si è autosospeso dal gruppo M5s alla Camera.
Il deputato grillino, che nei giorni scorsi ha ricevuto la richiesta di rinvio a giudizio per il caso delle firme false di Palermo, ha così anticipato l’assemblea dei colleghi che avrebbe dovuto decidere sulla sua sorte su richiesta specifica di Beppe Grillo. Il portavoce era già  stato sospeso, ma continuava a lavorare con i colleghi a Montecitorio.
Dopo l’evoluzione dell’inchiesta, in un’intervista al Corriere della Sera, lo stesso Nuti aveva definito l’indagine “una montatura orchestrata dal candidato a Palermo Forello”.
Queste parole hanno provocato l’intervento del leader M5s che, venerdì 14 aprile, ha sollecitato “nuove sanzioni”.
Sono seguite ore di malumori e discussioni interne sull’eventualità  di opporsi all’espulsione dal gruppo.
Fino alla scelta di Nuti di procedere da solo.
Resta da capire se le altre due deputate (Giulia Di Vita e Claudia Mannino), che si trovano nella sua stessa posizione, lo seguiranno oppure no.

(da agenzie)

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ROCCO CASALINO E IL DESIGNER DI COSTUMI DA BAGNO PER SOLI UOMINI ASSUNTO NELL’UFFICIO STAMPA CINQUESTELLE

Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile

5.000 EURO AL MESE, SPESE E AFFITTO PAGATO, PER L’AMICO DI CASALINO CHE DISEGNA COSTUMI DA BAGNO

Elena G. Polidori sul Resto del Carlino oggi torna sugli addetti stampa del Senato del MoVimento 5 Stelle, già  protagonisti nei giorni scorsi dell’inseguimento del direttore del TG1 Mario Orfeo, e delle assunzioni di Rocco Casalino.
Tra loro c’è sicuramente Nicola Virzì detto Nik il Nero, che prima faceva il camionista; ma anche altri:
Tra questi, spicca la figura di un giovane brillante, Luca Bozzi, designer di costumi da bagno e creatore di una linea di alta sartoria ed eleganza chiamata «Jesus Paul beachwear» (l’omonimo sito è visibile sul web), dove appaiono foto di modelli muscolosi con costumi adamitici.
Ora, che ci fa un giovane (e talentuoso) disegnatore di costumi da bagno (per soli uomini) come Bozzi nel delicato staff della comunicazione stellata?
È amico di Rocco Casalino. Tutto qui. E viene pagato oltre 5mila euro al mese, escluse le spese che vengono rimborsate a parte. A carico del gruppo, anche l’affitto della casa a Roma.
Il quotidiano poi parla di due altri assunti, sempre amici di Casalino, approdati al gruppo per far parte, in un primo tempo, del cuore legislativo del Senato stellato di cui una di origine spagnola:
Ebbene, quando Casalino li presentò per lo staff, «ricordo che Marco Scibona — è la voce dell’ex stellata Serenella Fucksia, ora nel gruppo misto di Palazzo Madama — s’arrabbiò moltissimo, perchè avevamo assunto in blocco tutti i componenti dell’ex staff legislativo dell’Idv, persone preparatissime, dunque non ne servivano altre.
Soprattutto, non serviva una persona che non parlava l’italiano. A quel punto, Casalino disse che li avrebbe messi alla Comunicazione».

(da “NextQuotidiano”)

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AL DECIMO FALLO ARRIVA FINALMENTE IL CARTELLINO ROSSO DI GRILLO A NUTI, MANNINO E DI VITA

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

FINALMENTE SI E’ ACCORTO CHE ERANO ANCORA NEL GRUPPO PARLAMENTARE DEL M5S…”VALUTARE NUOVA SANZIONE” VUOL DIRE ESPULSIONE

Continua a Palermo la faida a 5 Stelle iniziata dopo l’avvio delle inchiesta sulle firme false per la presentazione della lista del MoVimento 5 Stelle alle comunali palermitane del 2012.
Ieri la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati, tra loro anche i tre parlamentari del 5 Stelle Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino fino ad oggi sospesi dal MoVimento 5 Stelle ma non dal gruppo parlamentare.
Mentre i tre continuano ad accusare i deputati regionali della Sicilia Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio di aver tradito l’etica a 5 Stelle e ne chiedono l’espulsione Beppe Grillo, il Garante e Capo Politico del MoVimento li prende in contropiede e sospende i tre deputati nazionali anche dal gruppo parlamentare.
La notifica è arrivata poco fa alla maniera di Grillo, ovvero in calce a un post di Luigi Di Maio pubblicato sul Blog di Grillo dove il vicepresidente della Camera spiega il reddito di cittadinanza.
In un post scriptum Grillo comunica la richiesta di sospensione dal Gruppo del M5S di Nuti, Mannino e Di Vita da aggiungersi a quella dal MoVimento. Inoltre Grillo fa sapere di aver chiesto ai probiviri di valutare nuove sanzioni nei confronti dei tre.
Ps: Comunicazione di Beppe Grillo — “In seguito alle dichiarazioni dei portavoce sospesi dal MoVimento 5 Stelle Nuti, Mannino e Di Vita riportate dai giornali, in cui viene attaccato il candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle a Palermo e in cui vengono fatte considerazioni sulla magistratura che non coincidono con i nostri principi, verrà  chiesto ai probiviri di valutare nuove sanzioni oltre a quelle già  applicate. Ho anche chiesto ai capigruppo del MoVimento 5 Stelle di raccogliere le firme dei parlamentari necessarie per indire la votazione dell’assemblea dei parlamentari per procedere anche alla sospensione temporanea dal gruppo parlamentare dei sospesi, fino a che sarà  in vigore la loro sospensione dal MoVimento 5 Stelle come già  stabilito dai probiviri.”
Stando al regolamento del M5S, che prevede tre tipi di sanzioni disciplinari la nuova sanzione potrebbe essere l’espulsione dal M5S (visto che il “richiamo” è considerata la forma più lieve di sanzione e la sospensione quella intermedia).
Il motivo di questa nuova richiesta di sanzione è dovuto al fatto che i tre — soprattutto Nuti —   hanno attaccato Ugo Forello, candidato ufficiale del M5S alle amministrative di Palermo, e hanno fatto “considerazioni sulla magistratura” che non coincidono con i principi del MoVimento.
Se è chiaro che attaccare il candidato sindaco è uno degli atti contrari al regolamento pentastellato e quindi passibile di sanzione dal momento che lede l’immagine del partito non è chiaro però quali siano le considerazioni sulla magistratura riportate dai giornali.
Ieri i tre parlamentari avevano parlato di un chiaro tentativo “di levarci politicamente di mezzo per avere campo libero, attraverso una montatura ben organizzata, che salvo ripensamento del Gup i magistrati avranno modo di smascherare nel processo penale” ma avevano più volte rinnovato la loro fiducia nella giustizia e nel fatto che le tesi accusatorie dei due consiglieri dell’ARS non avrebbero retto la prova del processo.
In una nota diffusa oggi i tre deputati nazionali erano inoltre tornati a chiedere l’espulsione dal MoVimento di La Rocca e Ciaccio “in in quanto hanno confessato d’aver partecipato alla vicenda delle firme per le ultime comunali di Palermo. Che abbiano assunto il ruolo di accusatori non elimina le responsabilità  penali che i due hanno ammesso, apparendo all’opinione pubblica come paladini e dunque estranei”. La tesi di Nuti, Mannino e Di Vita è che anche se le espulsioni nel M5S   — come ha ricordato Di Maio — vengono irrogate in seguito alla condanna in primo grado (il che però non metterebbe in salvo Nuti, Mannino e Di Vita che vengono accusati di altre violazioni dal Garante) nel caso dei due deputati regionali è necessario procedere subito perchè “loro sono colpevoli per ammissione, noi ci proclamiamo innocenti, convinti di provare la nostra totale estraneità  ai fatti e anche il nostro agire secondo i principi del MoVimento”.
Dopo l’intervento di Grillo è ormai chiaro che la carriera politica dei tre deputati è giunta al termine, almeno nel M5S.
Alle accuse dei tre deputati nazionali Claudia La Rocca ha replicato oggi affidando all’AdnKronos una dichiarazione nella quale nega l’esistenza di una montatura organizzata e parlando di una “evidente mistificazione della realtà ” e accusando Nuti di ledere l’immagine del M5S con i suoi continui attacchi nei confronti del candidato sindaco di Palermo Ugo Forello. La Rocca ha anche precisato che l’indagine non è partita dalle accuse sue e di Ciaccio ma da soggetti terzi e che ci sono altri due indagati che hanno confermato i fatti.
La mossa di Grillo di proporre la sospensione di Nuti, Mannino e Di Vita senza dubbio è stata fatta per mettere a tacere le critiche che sono piovute addosso al MoVimento in questi giorni da parte di esponenti di altre forze politiche che hanno fatto notare come la sospensione dei parlamentari fosse fittizia.
È vero infatti che sulle pagine Facebook dei tre non campeggia più il simbolo del M5S ma è anche vero che i tre deputati continuano a far parte del gruppo parlamentare del M5S alla Camera continuando ad intervenire a suo nome in Aula e in Commissione.

(da “NextQuotidiano“)

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I TRE DEPUTATI M5S “SOSPESI” CHE CONTINUANO A INTERVENIRE A NOME DEL GRUPPO (E UNA FA PURE PARTE DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA IN QUOTA M5S)

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

DI MAIO RACCONTA CHE SONO SOSPESI, MA NON SI E’ ACCORTO CHE I TRE CONTINUANO A   FAR PARTE DEL GRUPPO… DUE PESI E DUE MISURE RISPETTO ALLA CASSIMATIS

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, intervenuto a Corriere TV, ha detto che i deputati del MoVimento 5 Stelle palermitani accusati delle firme false sono stati sospesi. Il capogruppo del Partito Democratico Ettore Rosato ha detto che non è vero. Chi ha ragione tra i due?
“Il Movimento 5 Stelle, anche in questi casi, arriva prima dei rinvii a giudizio visto che i parlamentari coinvolti nella vicenda delle firme false’ a Palermo sono già  stati sospesi in autunno”, ha detto Di Maio commentando la richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura di Palermo nei confronti di Giulia Di Vita, Claudia Mannino e Riccardo Nuti.
“Spiace vedere il vicepresidente della Camera impegnato in operazioni di disinformazione. Afferma che i deputati grillini coinvolti nell’inchiesta sulle firme false di Palermo sono stati sospesi…. Ma da cosa? Guardate sul sito della Camera, risultano tutti ancora del M5s, intervengono per conto del gruppo, una di loro continua a sedere regolarmente nell’Ufficio di Presidenza della Camera come loro rappresentante, dopo essersi rifiutata anche di rispondere ai magistrati”, ha risposto Rosato.
È infatti vero che il 28 novembre il collegio dei probiviri ha sospeso dal MoVimento 5 Stelle il 28 novembre i tre deputati, dopo che il blog di Beppe Grillo li aveva invitati ad autosospendersi senza successo in più occasioni, anche pubblicamente, senza ricevere risposta.
Ma è anche vero che i tre deputati non sono stati affatto sospesi dal gruppo del M5S alla Camera e continuano a svolgere regolarmente le attività  parlamentari con il M5S. Nessuno di loro può utilizzare il simbolo, che è infatti scomparso dalle pagine fan dei tre (quella di Riccardo Nuti riporta a destra la dicitura “portavoce sospeso dal M5S”). C’è però un altro dettaglio interessante riguardo la vicenda.
I tre deputati infatti proprio oggi hanno rilasciato una nota stampa in cui accusano altri eletti M5S di aver testimoniato falsamente contro di loro: “Le tesi accusatorie si fondano sulle testimonianze di Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, le quali, avendone già  dimostrato l’inattendibilità  per marcate incongruenze, dovranno reggere nel processo”.
E non hanno mica fatto solo questo.
I tre hanno infatti presentato un esposto che accusava l’attuale candidato sindaco per il M5S a Palermo Ugo Forello di aver architettato tutto. Il giudice ha archiviato l’esposto su richiesta della procura.
E non finisce mica qui.
Come ha raccontato Felice Cavallaro sul Corriere della Sera, durante le loro testimonianze in procura i tre deputati hanno accusato di far parte del complotto di cui sopra anche Giancarlo Cancelleri, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana per il MoVimento 5 Stelle.
Per tutto questo, però, non sono mai stati richiamati o sanzionati dal M5S.
Ogni riferimento a chi viene buttato fuori per un like a Pizzarotti è puramente casuale.

(da “NextQuotidiano”)

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M5S, E’ GUERRA ANCHE NEL FEUDO DELLA LOMBARDI

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

A ROMA NEL III MUNICIPIO GLI ORTODOSSI SFIDUCIANO LA CONSIGLIERA CHE VOLEVA FAR FUORI LADY DE VITO

Un altro focolaio di “guerriglia” in seno al M5S romano rischia di turbare la stabilità  della giunta cittadina e della sindaca Virginia Raggi, dopo la vicenda dell’VIII Municipio conclusasi con la defenestrazione del presidente Paolo Pace (vicinissimo a Daniele Frongia e alla prima cittadina) per mano dei lombardiani.
Questa volta il teatro dello scontro è il III Municipio (Montesacro), un quartiere che ha più abitanti di Reggio Calabria o di Taranto, e che soprattutto rappresenta l’epicentro del potere dei leader ortodossi Roberta Lombardi e Marcello De Vito, entrambi provenienti da questa zona.
Nei giorni scorsi, infatti, una clamorosa iniziativa presa dalla presidente Roberta Capoccioni, fedelissima di De Vito (tanto da nominare assessore alla sicurezza la moglie Giovanna Tadonio, che non si era nemmeno candidata) nei confronti della compagna di partito e presidente della commissione ambiente Francesca Burri ha fatto deflagrare un conflitto che ora è sul tavolo della sindaca, ma soprattutto del Garante supremo Beppe Grillo, chiamato in causa direttamente dalla Capoccioni.
Quest’ultima ha prima chiesto ufficialmente a Grillo l’espulsione dal M5S della Burri per una a suo avviso conclamata incompatibilità  coi principi del movimento, e poi ha fatto firmare da tutti i consiglieri di maggioranza una mozione di sfiducia alla stessa Burri, con l’obiettivo di farla dimettere dalla presidenza della commissione e di inibirle l’uso del simbolo del partito.
Cosa che la diretta interessata non è disposta a prendere in considerazione nel modo da assoluto, tanto da avere già  annunciato azioni legali in merito.
Il dissidio ormai insanabile sarebbe nato attorno alla questione del funzionamento del Tmb Ama di via Salaria, rispetto al quale la linea della Burri ha ricalcato le direttive espresse in merito dal Campidoglio ma è stata bocciata dalla maggioranza lombardiana che ha indetto un’assemblea dei comitati di cittadini e attivisti del movimento, da sempre fautori della chiusura dell’impianto e, in difetto di questo, di un funzionamento ridotto.
Al di là  della questione specifica, che comunque è rilevante e denota una differenza di approccio tra le due anime del movimento, a una situazione così tesa si è arrivati dopo che ad aprire le ostilità  erano stati tre consiglieri (tra cui la Burri) che avevano tentato lo scorso ottobre un colpo al cuore del potere lombardiano, presentando “a freddo” un documento in cui si chiedeva la rimozione di due assessori, tra cui la Tadonio. Un’iniziativa respinta, nella quale la sindaca prudentemente non volle entrare, ma che ha avviato un’escalation che ha ora portato la situazione fuori controllo e al massimo momento di conflitto, proprio all’indomani della caduta di un municipio fedele alla Raggi come l’VIII, e di altre schermaglie nel XII e nel XIII.
Un quadro turbolento, fatto di piccole faide che si riproducono e che di certo non facilitano il compito nè rafforzano la posizione di Virginia Raggi, sulla quale, tra l’altro, comincia a pendere in modo sempre più sinistro la spada di Damocle del rinvio a giudizio per falso e abuso d’ufficio per la vicenda delle nomine di Salvatore Romeo e Renato Marra.

(da “Huffingtonpost“)

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