Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
SI E’ ROTTO UN MURO DI OMERTA’, MA NON C’E’ NESSUNA RIVOLTA DEI CONDUTTORI TV
A rompere per prima il muro di omertà dietro il Metodo Casalino è stata ieri Gaia Tortora: la conduttrice di Omnibus nei giorni scorsi era stata raggiunta da una rabbiosa scarica di insulti “social” per aver annunciato la sua decisione di ospitare in studio Alessandro Barbano, l’ex direttore del Mattino rimosso dal suo incarico perchè la sua linea editoriale non era abbastanza morbida nei confronti dei nuovi poteri forti: Lega e MoVimento 5 Stelle.
Ieri la Tortora si è presa la responsabilità di gridare che il re è nudo e ha spiegato le ragioni per cui gli esponenti (ad eccezione dei leader) del M5S durante questi mesi non si sono fatti quasi mai vedere in televisione.
E se lo hanno fatto hanno deciso di adottare il cosiddetto “codice Rocco” (Casalino) che impone ad autori e conduttori la presenza dei parlamentari solo a certe condizioni. La principale è che a parlare ci sia solo il politico del M5S. Per evitare l’effetto “pollaio”, spiegano, e il fastidioso sovrapporsi di voci. Ma in realtà si tratta semplicemente di interviste apparecchiate, monologhi dell’ospite di turno su domande concordate senza un contraddittorio.
Oggi a parlare con la Stampa sono i suoi colleghi, confermando le pretese dei grillini come fa con candore Vespa e difendendo invece l’intervista “senza contraddittorio politico” come fa Enrico Mentana:
Bruno Vespa dall’alto del suo «Porta a Porta», commenta, dopo aver citato l’incontro Molteni-Marcucci: «Tutto è cominciato dopo le elezioni e per due mesi è andata avanti così. E io sono quello che ha ceduto per ultimo, ma sono stato anche il primo a ripristinare il confronto, dalla scorsa settimana. Prima o poi gli M5S capiranno che conviene anche a loro il contraddittorio. Soprattutto quando si governa è salutare, è il sale della democrazia».
Convinto che non si debba concedere il diritto di esclusiva, Enrico Mentana però dice che è invalso da tempo. «Il talk ha più generi, uno di quelli è il faccia a faccia. Ma l’imposizione non esiste e chi l’accetta ha già piegato il capo. Non più di dieci giorni fa, ho avuto Giorgetti contro Calenda senza problemi. Ma non consideriamo l’intervista singola come un monologo. Sarebbe un’offesa per noi».
Nessuna rivolta tra i conduttori tv
Insomma, visto che la questione è ormai arrivata allo scoperto ci si aspetterebbe solidarietà a Gaia Tortora e appoggio alla sua linea. Invece no.
Nessuno dice che la linea di Omnibus è quella giusta da seguire e quindi della decisione della conduttrice si avvantaggerà la concorrenza, che potrà così, continuando a seguire il Metodo Casalino, continuare a ospitare i grillini senza contraddittorio.
C’è chi, come Corrado Formigli, spiega che le richieste del M5S sono le stesse di altri partiti:
Corrado Formigli alla guida di «Piazzapulita» dice: «Le richieste dei pentastellati sono le stesse dei big degli altri partiti. E quando non ci sono altre voci io faccio il contraddittorio, duro, pagandone lo scotto. Noi mettiamo una pezza con filmati e inchieste che creano il cortocircuito di cui si giova il telespettatore. Renzi, Boschi, Berlusconi volevano il confronto? No. Martina non è venuto perchè non voleva altri».
Sarà sicuramente così, ma a proposito di Formigli viene in mente un vecchio episodio assai significativo: siamo all’inizio di dicembre 2017, ospite di Piazza Pulita è Virginia Raggi e si parla del macchinista della donna trascinata nella metro reintegrato. Formigli comincia dicendo che “il giudice lo reintegra”.
La Raggi risponde che “se il giudice lo ha reintegrato non è che io possa disattendere l’ordine del giudice”, aggiungendo poi che “c’è un’indagine interna, ma nel frattempo c’è l’obbligo di reintegro e io non posso disattenderlo”; Formigli ribatte: “Lo dica, è scandalosa questa sentenza” e Raggi chiosa: “Io non posso dire che questa sentenza è scandalosa”. Insomma, il Conduttore Indignato (TM) e la sindaca dellaggente discutono della sentenza di un giudice — quei cattivoni dei giudici… — che ha ingiustamente reintegrato il macchinista che ha trascinato la donna in metro. Una vergogna, pensa la gente a casa.
Piccolo dettaglio che è sfuggito a Formigli durante la discussione: nessun giudice ha emesso una sentenza di reintegro del macchinista ATAC. La vicenda non ha ancora trovato la sua conclusione in tribunale, ma è stata l’ATAC che ha deciso, alla fine dell’indagine interna, di reintegrare il macchinista in servizio (ma senza la possibilità di tornare a guidare la metropolitana): «La decisione del reintegro è stata adottata da Atac a valle degli esiti dell’indagine interna — ha fatto sapere l’azienda in una nota due giorni prima della trasmissione — Gli accertamenti hanno evidenziato alcune responsabilità a carico del dipendente, senza però far emergere elementi soggettivi di responsabilità tali da prefigurare l’interruzione del rapporto di lavoro. Atac valuterà eventuali ulteriori provvedimenti in funzione delle conclusioni dell’inchiesta aperta dalla magistratura».
Raggi e Formigli hanno discusso per cinque minuti di una falsa notizia, che però oggettivamente avvantaggiava la sindaca di Roma, che ha potuto sostenere di essersi dovuta adeguare a una decisione della magistratura mentre in realtà la decisione è stata presa dall’azienda i cui manager sono stati scelti dalla Raggi.
Nessuno rettificò mai quell’informazione nelle puntate a venire.
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile
LA DELEGA ALLE TLC E’ TERRENO DI SCONTRO, MA CI SONO ALTRI MINISTERI CON INTERESSI CONTRAPPOSTI… A FDI UN PAIO DI PRESIDENZE DI COMMISSIONI ? OK IL PREZZO E’ GIUSTO
Ci vorrà ancora del tempo.
Bisognerà aspettare almeno la fine della prossima settimana se non dieci giorni. Le nomine dei viceministri e dei sottosegretari, con le deleghe da assegnare, si intrecciano alla scelta dei presidenti delle commissioni di Camera e Senato.
Infatti anche la composizione di queste ultime slitterà ancora. È tutto un gioco di incastri allo studio delle due forze di governo, Lega e M5s, che ancora non vede la luce, anche perchè in questo puzzle così complicato nelle ultime ore si è aggiunta la possibilità che alcune presidenze delle commissioni vengano date a Fratelli d’Italia, alleati della Lega che non hanno votato contro il governo ma si sono astenuti.
Così la maggioranza sta trattando con il partito di Giorgia Meloni in modo tale da poter consolidare i numeri. Ora o in futuro.
Le due partite sono legate a doppio filo, ma andando per ordine i punti più caldi sono rappresentanti dalle deleghe da assegnare.
Quella alle telecomunicazioni più di tutte le altre dal momento che è appannaggio della Lega con un occhio rivolto a Silvio Berlusconi.
Proprio per questa ragione M5s sta facendo resistenza con Luigi Di Maio che nei giorni scorsi l’ha rivendicata per sè ma sarebbe stato stoppato dagli alleati.
È allo studio un punto di caduta. Si sta ragionando sulla possibilità che venga affidata a un pentastellato che diventerebbe sottosegretario o viceministro al dicastero dello Sviluppo economico.
Il nome che prende quota è quello di Stefano Buffagni, ex consigliere lombardo che in questi mesi ha curato i rapporti e la trattativa con i colleghi del Carroccio. Ma da Matteo Salvini non arriva un’apertura. A domanda precisa se la delega alle tlc sarà o meno lasciata a Di Maio risponde in modo alquanto vago: “È un tema caro agli italiani”.
La delega ai Servizi dovrebbe rimanere nella mani del premier Conte ma anche su questo si sta ragionando. A rivendicarla erano i 5Stelle con il sottosegretario, non ancora nominato, Vito Crimi.
Tema delicato è anche quello del ministero dei Trasporti che si occupa anche dei porti. Ai Trasporti come vice di Danilo Toninelli dovrebbe andare il leghista Edoardo Rixi (sotto processo per peculato)
Sempre in quota Carroccio, i responsabili economici Armando Siri e Alberto Bagnai sono in corsa come vice al Mef insieme a Laura Castelli del Movimento che sembra l’abbia spuntata dentro M5s.
Nei prossimi giorni il premier Conte potrebbe procedere alla nomina anche del Direttore generale del Tesoro. Secondo l’agenzia Bloomberg dovrebbe essere Antonio Guglielmi di Mediobanca.
Agli Esteri, tra i 5 Stelle, in pole c’è Emanuela Del Re, mentre Manlio Di Stefano dovrebbe diventare il presidente della commissione Esteri della Camera. Vittorio Ferraresi presidente della Giustizia.
Se in un ramo del Parlamento ci sarà un presidente di commissione in quota M5s nell’altro, nella commissione omonima, ce ne sarà uno in quota Lega.
Nel mezzo di questa trattativa così intrigata c’è anche Fratelli d’Italia che chiede una commissione Cultura e una Difesa. Più altre due.
Un’altra delega contesa è quella del Turismo. Il decreto per creare un il nuovo ministero come previsto dal contratto di governo non è ancora pronto. Il titolare dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio assicura che sarà in capo a questo dicastero, ma poco dopo viene contraddetto dal collega neo ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli in quota M5s: “Ci sono varie opportunità , vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni”.
A riprova la trattativa è ancora tutt’altro che chiusa.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile
LA STANZA DEL PORTAVOCE E’ TROPPO PICCOLA, CAMBIA TAPPEZZERIA E ARREDI… SPERAVA ANCHE IN UN ALLOGGIO INTERNO MA GLI E’ ANDATA MALE
Carmelo Lopapa su Repubblica racconta oggi le serene intenzioni di Rocco Casalino, che non apprezza la stanza del portavoce del presidente e ha intenzione di far cambiare l’arredamento e la tappezzeria:
Si guarda intorno ed è più forte di lui. Non può fare a meno di abbandonarsi alla delusione: «Un po’ piccolina per essere la stanza del portavoce del presidente».
Rocco Casalino è appena salito al primo piano di Palazzo Chigi, accompagnato dalla mamma Mina e dal compagno, è venuto il momento di prendere possesso dello studio che sarà il suo quartier generale a poca distanza dalla stanza del premier Giuseppe Conte.
Prenderà il posto che in questi anni, da Renzi a Gentiloni, è stato di Filippo Sensi, oggi deputato Pd. Stanza piccolina e arredamento così così.
«Certo il Quirinale è molto meglio» è la battuta alla quale si abbandona, raccontano i presenti alla visita di perlustrazione. Roba un po’ «vecchia, da rimodernare». Scopri di piu’
Il “cambiamento” tanto caro ai 5stelle, dei quali Casalino è stato lo spin doctor e in parte lo stratega in questi anni, dovrà passare anche da un bel rinnovamento alla tappezzeria, agli arredi e a quant’altro potrà servire a far sentire un po’ più a proprio agio l’ex inquilino della casa del Grande Fratello 1. Là dove tutto ebbe inizio.
In quest’altra casa, Palazzo Chigi, dovrà limitarsi però a lavorare e non a vivere.
È stata infatti negativa la risposta alla domanda che il portavoce avrebbe rivolto ai commessi, e cioè se ci fosse anche un appartamento a sua disposizione oltre a quello del premier.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 3rd, 2018 Riccardo Fucile
VITO COZZOLI, ESPRESSIONE DEL GIGLIO MAGICO, ENTRA A CORTE DEI GRILLINI CHE FINGONO DI DIMENTICARE IL SUO CURRICULUM
Ieri sera l’ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda in un tweet ha segnalato un grande ritorno al ministero dello Sviluppo Economico: quello di Vito Cozzoli, che faceva il capo di gabinetto con Federica Guidi e venne da lui sostituito.
Calenda dice che Cozzoli era “vicinissimo all’allora Giglio Magico”, e con questa definizione di solito si chiamano in causa i renziani: in effetti il capo di gabinetto era stato accusato di essere il vero responsabile del ministero formalmente guidato dalla Guidi e addirittura di essere nelle simpatie di Renzi e Lotti.
Adesso però è in quelle di Di Maio, accusa Calenda, quindi ha fatto il salto della quaglia.
E il suo curriculum? “Prima dell’esperienza al Mise aveva ricoperto per otto anni il ruolo di capo dell’Avvocatura di Montecitorio, dove è entrato per concorso nel 1991. Numerosissimi gli incarichi anche extra-parlamentari, tra cui quello di presidente della Commissione di secondo grado per le licenze Uefa presso la Fgci e di Amerigo, associazione specializzata negli scambi culturali tra giovani italiani e americani. Avvocato cassazionista, insignito di onorificenze come quella di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, di Commendatore dell’Ordine Equestre di Sant’Agata di San Marino e della Gran Croce al Merito Melitense del Sovrano Ordine di Malta”, scrive di lui Formiche.
Per fortuna che c’è Calenda a fermare quelli del Giglio Magico!
E a testimoniare che Cozzoli non sia nelle grazie dei giornali c’è anche il pezzo che gli dedica Stefano Feltri sul Fatto:
C’è traccia di un contatto tra Cozzoli e Di Maio il 25 ottobre 2017: il politico M5S era alla presentazione di un libro del giurista al Centro studi americani di Roma. Presente anche Maria Elena Boschi, con cui Cozzoli è in ottimi rapporti. Nessuno, allora, immaginava che Di Maio si sarebbe affidato a un esponente di prima fila di quell’establishment trasversale che i Cinque Stelle volevano combattere.
Il Fatto scrive anche che Cozzoli è finito sui giornali per la vicenda di Tempa Rossa, il giacimento petrolifero gestito da Total in Basilicata. Nel 2014 a Total serve un emendamento che renda strategiche le opere connesse al giacimento.
L’emendamento è firmato da Vito Cozzoli, capo di gabinetto della Guidi, ma viene bloccato dall’opposizione (cioè dal M5S). Pochi mesi dopo, poi, l’allora ministro Boschi si accerta che l’emendamento entri nella legge di Stabilità .
Per quella vicenda verrà indagato per traffico di influenze illecite il compagno della Guidi, Gianluca Gemelli che, secondo i pm di Potenza, stava spendendo il suo rapporto col ministro per incassare, in cambio dell’interessamento, attraverso la Total, un subappalto da 2,5 milioni di euro. Nel 2017 Gemelli viene archiviato.
Nel frattempo la Guidi si è dimessa e pure Cozzoli (mai stato accusato di nulla dai pm) perde il posto.
(da agenzie)
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Giugno 2nd, 2018 Riccardo Fucile
I CRITERI DI NOMINA? LA SOLITA SPARTIZIONE DELLA CASTA
Subito la Rai, poi l’Autorità per l’Energia, la Cdp e soprattutto la presidenza dell’Antitrust,
organismo che regola la concorrenza ed ha forte influenza sugli interessi di Silvio Berlusconi.
Il cda che guida la televisione di Stato e il direttore generale Mario Orfeo scadranno il 30 giugno, dunque tra un mese, all’approvazione del terzo bilancio aziendale, peraltro in utile.
La legge Renzi di riforma della Rai ha cambiato i criteri per la loro nomina. Se il direttore generale (e amministratore delegato) resta una scelta del ministero dell’Economia (azionista quasi totalitario di Viale Mazzini), i 7 consiglieri d’amministrazione arriveranno da percorsi diversi.
Due saranno designati dal Consiglio dei ministri (su proposta, ancora, del ministero dell’Economia). La Camera dei deputati eleggerà intanto due consiglieri e il Senato, altri due. Ma come? Ogni deputato e senatore potrà votare un solo consigliere Rai. In linea teorica, dunque, la maggioranza grillino-leghista è in grado di fare l’en-plein. Cioè di scegliere quattro consiglieri a lei gradita. Oppure – seconda ipotesi – tre consiglieri graditi e un quarto, invece, in quota Berlusconi.
La consuetudine vuole che anche la minoranza (incarnata oggi soprattutto dal Pd) abbia una rappresentanza nel Cda.
Se questa cortesia istituzione sarà praticata anche stavolta, è tutto da dimostrare.
Un ultimo consigliere della televisione pubblica verrà scelto dai dipendenti dell’azienda. Il nuovo presidente, infine, sarà individuato tra i consiglieri d’amministrazione. Per entrare in carica, avrà bisogno dei deputati e senatori della Commissione di Vigilanza (con maggioranza dei due terzi).
Anche i presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico, saranno subito chiamati a entrare in partita.
Spetterà a loro nominare il nuovo presidente dell’Antitrust, dunque la sentinella della concorrenza e dei diritti dei consumatori. Il presidente uscente Giovanni Pitruzzella scadrebbe a novembre, ma già a ottobre si trasferirà alla Corte di Giustizia del Lussemburgo come avvocato generale.
Il 18 aprile, per la seconda volta, il governo Gentiloni è stato costretto a prorogare nel ruolo – con decreto urgente – sia il presidente Bortoni sia i quattro componenti dell’Autorità per l’Energia. Resteranno i carica, per la sola gestione corrente, fino a 90 giorni dal varo del nuovo governo nazionale.
La strada per il rinnovo chiamerà in causa i ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, che proporranno i candidati. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri, servirà il parere delle commissioni parlamentari competenti, a maggioranza dei due terzi. Parere vincolante
In uscita sono anche i vertici della maggiore cassaforte pubblica, la Cassa Depositi e Prestiti, dove Fabio Gallia è l’ad e Costamagna il presidente.
La Cassa ha in mano un patrimonio da 410 miliardi di euro (grazie soprattutto al risparmio postale). E i 5Stelle guardano a questo “tesoretto” per dare vita risorse alla futura Banca degli Investiment
L’ad viene scelto dal ministero dell’Economia, azionista maggioritario con l’82,77 per cento delle azioni. I 9 componenti del Cda sono indicati dall’assemblea dei soci (dove partecipano le Fondazioni bancarie che, forti del 15,93 delle azioni, impongono il presidente).
Altre nomine in arrivo, a cavallo tra economia e politica
– alla Sogei (digitalizzazione pubblica amministrazione), ad Eur Spa, Invimit, Centostazioni, Gestore Servizi Energetici;
– al ministero dell’Economia (dove è scaduto il direttore generale, Vincenzo La Via;
– al Csm dove ha sono in scadenza gli otto membri laici nominati dalla Camere, in seduta comune, nel 2014.
Roba da leccarsi i baffi per chi è in crisi di astinenza da tempo.
(da agenzie)
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Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
M5S E LEGA NON RIESCONO A CHIUDERE, IL NODO E’ CHI SI SIEDE A PALAZZO CHIGI
Ennessimo rinvio. Il programma di governo tra Lega e 5Stelle non è ancora chiuso. E non
lo è perchè la trattativa, quela vera, è ancora in alto mare e va ad oltranza: sul nome del premier Lega e Movimento 5 Stelle sono lontani dalla soluzione.
Un solo passo avanti: un parlamentare Cinque Stelle come primo ministro.
Secondo le ultime indiscrezioni i papabili sono: lo stesso Di Maio, Bonafede, Fraccaro, Crimi e Spadafora. In pole, proprio il capo politico del Movimento. Del tutto tramontata l’ipotesi staffetta tra il capo politico del Movimento e Matteo Salvini.
Al segretario del Carroccio dovrebbe essere affidata la guida del ministero dell’Interno.
Mentre per gli altri ministri “di peso” i nomi più probabili sono quello di Giampiero Massolo – presidente del cda di Fincantieri – agli Esteri e del grillino Bonafede alla Giustizia.
Il leghista Giancarlo Giorgetti è in pole position per il ruolo di sottosegretaro con delega ai Servizi mentre la Lega dovrebbe indicare i nomi per l’Agricoltura e il Turismo.
Mentre il ministero dell’Economia e quello delle Politiche Ue potrebbero essere affidate a tecnici. Un altro parlamentare M5S entrato in alcune rose di papabili, Emilio Carelli, smentisce di essere indisponibile a ricoprire il ruolo di premier: “Non è vero, sono e resto a disposizione del movimento”. Poi precisa: “Il candidato resa Di Maio”.
Novità anche sul fronte del programma: nonostante le richieste dei Cinque Stelle c’è un limite temporale previsto per l’erogazione del reddito di cittadinanza: sarà di due anni. I due leader, si apprende da fonti M5s, hanno sciolto i nodi relativi ai punti rimasti in sospeso. Il programma, confermano dai 5Stelle, ora sarà votato su Rousseau.
Ritorno al Quirinale.
Luigi Di Maio e Matteo Salvini potrebbero salire lunedì al Colle? “Una data realistica”, fanno sapere dal Movimento 5 stelle.
Non sarebbero peraltro previsti altri incontri dei due leader, che nei prossimi giorni saranno impegnati sul territorio per iniziative elettorali e per l’appuntamento con i gazebo per illustrare il Contratto di governo ai rispettivi iscritti e simpatizzanti: Salvini sarà stasera ad Aosta mentre Di Maio a Monza.
Gentiloni: leader Ue preoccupati.
Mentre si definiscono gli ultimi tasselli del puzzle giallo-verde, parole sempre più allarmate arrivano dal premier ancora in carica, Paolo Gentiloni. Tra i leader europei circolano “preoccupazioni che io personalmente sento” su “tre capitoli” del futuro governo italiano, ha detto parlando a Sofia, a margine del vertice Ue-Balcani. Preoccupano le “posizioni italiane sulle grandi scelte internazionali”, finora “sempre condivise”, anche da “Tsipras e Orban”. E poi gli effetti “delle politiche a debito” e un possibile cambiamento delle “politiche migratorie”.
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
DIBBA E’ UN NORMALE CITTADINO, A CHE TITOLO E’ ANDATO CON LA MOGLIE NEL SETTORE PIU’ ESCLUSIVO ?
Alessandro Di Battista sta per partire per gli Stati Uniti. L’ex deputato del MoVimento 5
Stelle ha annunciato su Facebook la data della partenza, che è stata fissata il 29 maggio.
Prima tappa San Francisco, poi fino a dicembre la famiglia Di Battista sarà in giro sulle strade d’America dalla California a Panama, rigorosamente con i mezzi pubblici. Non come quei politici che se ne vanno in giro con le auto blu e con la scorta!
Il Dibba non è più un cittadino-portavoce, non è più un deputato e non ricopre alcun ruolo ufficiale all’interno del MoVimento 5 Stelle.
Senza dubbio rimane un attivista pentastellato di spicco, e quando parla il popolo a 5 Stelle lo ascolta con attenzione.
Ma da qualche tempo Di Battista ha smesso di occuparsi di politica. Con la fine della campagna elettorale per le regionali l’ex deputato pentastellato ha iniziato una nuova fase e parla sempre meno delle vicende politiche del Paese.
L’ultima uscita risale addirittura al 7 maggio, ed era un post contro un eventuale governo tecnico o “neutrale”.
Poi però è successo che il MoVimento ha iniziato a trattare seriamente con la Lega per la nascita di un “governo del cambiamento”.
Non deve essere stato facile per Di Battista che nel novembre 2017 aveva detto: «Il giorno in cui il M5S, ma non succederà mai, si dovesse alleare con i partiti responsabili della distruzione dell’italia, io lascerei il M5S».
Non sappiamo se Di Battista lascerà il M5S, nel frattempo però — fa sapere Dagospia — sembra aver già iniziato a rinunciare ad alcune delle prerogative dei pentastellati.
Alessandro Di Battista è stato infatti visto, assieme alla compagna Sahra, agli Internazionali di Tennis di Roma.
A differenza dei comuni cittadini però Dibba e signora sono stati accompagnati in quello che è il settore più esclusivo dello Stadio Centrale del Foro Italico: la tribuna Autorità .
Il Messaggero ha pubblicato un lungo servizio fotografico dove si vede la coppia arrivare al Foro Italico scortata da un addetto al ricevimento delle personalità importanti.
Non è chiaro in base a quale criterio Di Battista sia stato inserito nella lista dei Vip visto che al momento è un semplice cittadino che di professione fa lo scrittore e — a breve — il viaggiatore.
Certamente la sua presenza in tribuna Autorità stride con l’atteggiamento pauperista più volte sfoggiato da Di Battista.
Anche perchè proprio mentre Dibba e compagna si godevano il match al Foro Italico i comuni mortali potevano godersi l’ex pentastellato mentre “asfaltava” Roberto Fico su La Nove.
Durante la puntata (registrata) di Accordi & Disaccordi ieri sera Di Battista ha invitato il Presidente della Camera a fare chiarezza sulla questione della colf in nero della compagna.
Del resto il povero Fico ha l’obbligo morale di spiegare e di chiarire, lui invece può fare quello che gli pare, anche godere dei privilegi della Ka$ta.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 11th, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE CAMBIAMENTO, E’ IL GOVERNO DELLA REAZIONE E DELLA CONSERVAZIONE…MAFIA, CORRUZIONE, EVASIONE, ABUSIVISMO COSTANO AGLI ITALIANI 500 MILIARDI L’ANNO MA QUESTI STANNO A ROMPERE I COGLIONI PERCHE’ LA SOLIDARIETA’ COSTA 10 MILIARDI
Eccoli i nuovi potenti d’Italia. I nuovi padroni.
Eppure, vedi i leader di Lega e M5S e non puoi trattenere un pensiero: la storia, l’esperienza e i curricula di questi signori non sembrano affatto più ricchi, anzi, di quelli di milioni di loro coetanei che invece sono senza lavoro.
E questi si apprestano a guidare un Paese di 60 milioni di abitanti. A cambiare le nostre vite.
Eccola la nuova classe dirigente: gente che pare giunta al traguardo senza passare dal via.
Ma dov’è l’altra Italia che Cinque Stelle e Lega promettevano di riscattare?
Cervelli in fuga, professori, ricercatori, architetti di valore, ingegneri geniali, medici, artigiani, imprenditori, volontari impegnati sui fronti di guerra, giornalisti coraggiosi, avvocati, magistrati, artisti. Dove sono?
Ne trovi forse più per le nostre strade che ai vertici dei due partiti che decidono il governo.
Il dubbio è che i nuovi potenti siano perfino meno meritevoli di quelli che li hanno preceduti e si rischi di affermare una demeritocrazia. Che invece di essere premiati lavoro, sacrificio, preparazione, coraggio, indipendenza e libertà , finiscano per vincere fedeltà , militanza, ossequio al capo.
E invece senti, certo, i signori fare la morale, sentenziare, mostrare un volto indignato. Che tanto più stona e urta se chi parla non pare avere l’autorevolezza per farlo. Parlano indicano responsabili, colpevoli. Sempre altri.
Non loro, non gli italiani che portano voti. I più deboli, i migranti per esempio. Quando l’Italia e gli italiani avrebbero proprio bisogno del contrario: qualcuno che ci ricordi le nostre responsabilità e ci spinga a cambiare.
Mafia, corruzione, evasione, abusivismo sono i nostri mali. Provocano 500 miliardi l’anno di danni e ci condannano. Non i migranti che ci “costano” dieci miliardi e hanno bisogno di solidarietà e pietà (che tra l’altro fanno bene anche a noi).
Demeritocrazia e deresponsabilizzazione. Ecco, parrebbe, la nuova ricetta: impegnarsi, mettersi in discussione, rischiare non serve per vincere.
E se perdiamo, le colpe sono degli altri.
È questa la nuova Italia?
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 28th, 2018 Riccardo Fucile
I PRIMI STIPENDI ARRIVATI AI NEOELETTI ALLONTANANO IL RITORNO AL VOTO… IN UN MESE 14 ORE DI LAVORO AL SENATO, 20 ALLA CAMERA E 13-14.000 EURO DI STIPENDIO
Sono in arrivo 18 milioni di buoni motivi per non andare al voto a breve. Ma sostenere la nascita d’un governo, purchè sia.
Ai neoletti della XVIII Legislatura il 20 aprile è stata accreditata la parte retributiva per il primo mese di “lavoro”, il grosso arriverà intorno al 30, quando gli sarà bonificata anche la componente non soggetta a trattenute come diaria, rimborso forfettario e indennità per “esercizio del mandato“.
Il tutto, va detto, senza essersi proprio stancati più di tanto, visto che nessuno, tra neosenatori e deputati, nel primo mese ha lavorato più di 24 ore.
Proprio così: alla Camera ci si è fermati intorno alle 20 ore, addirittura 9 al Senato. Per gli Uffici competenze parlamentari però fa lo stesso. E prontamente, pagano.
Del resto dal 23 marzo in Parlamento non c’è poi molto da fare, proprio perchè l’assenza di un governo e di una maggioranza tiene in stallo la formazione di assemblee, giunte e commissioni.
Quasi un mistero, quindi, come abbiano riempito il tempo del primo stipendio. Nessuno in Parlamento ha detto nulla, neanche le forze politiche che han riempito le urne martellando sui tagli a costi e privilegi della politica.
Un silenzio trasversale che alimenta la lettura più malevola dello stallo in corso: che anche quell’accredito funga da collante invisibile per unire forze assai diverse a sostegno di un governo qualunque, fossero Lega-M5S come è sembrato per due settimane o M5S-Pd, come sembra ora. Alla fine, un altro mese passerà . Resta agli atti il poco lavoro svolto finora e la molta pecunia che ne deriva.
Dal 23 marzo il Senato si è riunito cinque sedute per i lavori della commissione provvisoria per la verifica dei poteri (durata due ore) e della commissione sugli Atti urgenti del governo (quattro ore). In totale: 14 ore e 27 minuti.
E a fine mese, puntuali, hanno incassato il loro stipendio: 5.767 euro di indennità , 3,500 di diaria, 2.090 di rimborso per le spese di mandato e 1.650 di rimborso forfettario. Dal bilancio 2017 di Palazzo Madama si ricava a spanne il costo tra competenze e rimborsi di un mese da senatori: 6,5 milioni.
Le sedute alla Camera sono state 7 per un totale di 20 ore di “presenza”, compresa quella di un 15 minuti per leggere i nomi dei componenti della Commissione speciale e ratificare la composizione dell’Ufficio di presidenza.
Quanto ci è costata questa presenza?
Il bilancio 2017 indica che un deputato tra indennità liquidate e rimborsi costa all’Erario 12 milioni e passa. Fanno 1,7 milioni a seduta, 705mila euro l’ora, l’equivalente per testa di 1.119 euro lordi l’ora (ma c’è chi può arrivare a 3mila grazie a missioni di studio o all’estero).
È uno scandalo o è il giusto costo della democrazia? Si dirà che alcuni governi hanno impiegato diversi mesi a vedere la luce (Dini, 127 giorni). Ma è pur vero che nella storia d’Italia non s’era mai visto un Parlamento così “populista”. Nel quale il silenzio sullo stipendio parlamentare per poche ore di lavoro rimbomba e alimenta il sospetto.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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