Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
LA PROVINCIA DI MILANO HA LA PIU’ ALTA CONCENTRAZIONE DI RICOVERI PER ANZIANI, NECESSITANO OTTOMILA NUOVI INFERMIERI…PER STUPIDA MIOPIA POLITICA, LA LEGA SI OPPONE A UN PROGETTO DI ASSOLOMBARDA E DELLA PROVINCIA DI MILANO PER ATTIRARE PERSONALE STRANIERO…COSI, IN MANCANZA DI INFERMIERI ITALIANI, I LORO VECCHI SARANNO ABBANDONATI
Ma la Lega non era il partito del territorio, degli interessi del nord, dell’appartenenza
lombarda ai valori qualitativi dei cittadini lombardi?
Forse un tempo o, volendo essere maliziosi, forse solo per alcune grandi problematiche, come le aziende municipalizzate o le cooperative.
Perchè, quando si scende nel quotidiano, ecco affiorare le prime crepe di un movimento anacronistico, che sacrifica gli interessi degli elettori sull’altare del fanatismo.
Quando si parla di miopia della politica, di derive controproducenti e sterili, di provvedimenti figli dell’ideologia e non della ragione.
O quando si alza un dito e si riflette sul fatto che troppo spesso i reali bisogni della gente sono sacrificati a causa delle non-idee, non si fa un mero esercizio mentale, o non lo si teorizza per pruriti intellettuali, ma per oggettivi dati di fatto.
Il riferimento è alle assurdità amministrative della Lega proprio nella roccaforte storica del suo potere: un comportamento che semplicemente fa danni a quello stesso territorio del quale si vanta di essere la paladina.
Altro che interessi localistici.
Si prenda la provincia di Milano, con la più alta concentrazione di nosocomi e ricoveri per anziani, con una richiesta di personale elevatissima.
Dunque, in tutta la regione c’è un fabbisogno di infermieri pari a ottomila unità . E la Lega che fa ?
Anzichè favorire un interessante progetto di Assolombarda, Aler e Provincia, che attira stranieri nel milanese (dal momento che gli italiani certi mestieri non vogliono più farli), con convenzioni per vitto e alloggio e con un piano lungimirante che coniughi esigenze di tutti gli attori, urla il suo “niet”.
E non per rilievi nel merito dell’iniziativa, o per apportare miglioramenti al risultato finale, ma per fanatismo.
Perchè “noi quelli lì, non li vogliamo”, perchè “stiano a casa loro”.
E poi non c’è da meravigliarsi se la gente, quella per bene, quella che lavora e che paga le tasse, dipinge un lenzuolo con scritte xenofobe, con ingiurie professate prima ancora di conoscere reati e pene.
Ecco il paese che non ci piace, la politica che non ci piace, i sentimenti che non ci piacciono.
Perchè fanno male, sono controproducenti, lontani dalla realtà dei fatti, concentrati esclusivamente su guerre di pelle e moti di rivalsa verso chi, invece, contribuisce al Pil italiano, pagando più tasse di quante poi ne vede tornare nelle sue tasche.
Verso chi sostiene i nuclei familiari italiani, perchè senza le badanti, o i manovali, o gli infermieri, o i braccianti, o gli operai, molte aziende di casa nostra sarebbero in grosse difficoltà nel produrre ciò che producono.
Si tratta di persone che, nei fatti e nei dati, come si legge negli annuali rapporti Caritas- Migrantes, è ormai parte integrante del tessuto socio-culturale del nostro paese.
Piaccia o meno alla Lega.
Ciò che appare assurdo, oltre alla grettezza di certi amministratori (locali e non), è la manifesta ignoranza di alcuni elementari principi non solo economici e politici, ma anche umani, che declinano il valore della dignità degli individui.
Pur essendo consapevoli che “quelli lì” sono ormai indispensabili, allora, si boccia un provvedimento per un puro riscontro elettorale, per indossare ancora la maschera dei poliziotti cattivi, dei guardiani di un castello che non c’è più.
Perchè al posto del ponte levatoio, delle mille barriere di cartapesta, c’è un mondo nuovo, in cui ci si scambiano le competenze, le professionalità .
Un mondo con occasioni di crescita per tutti, per chi arriva e per chi qui c’è da molto più tempo, ma che per proseguire con gli attuali standard di vita ha necessità di nuove figure.
Chissà se in futuro la politica italiana riuscirà a comprendere e gestire il vero significato di un fenomeno millenario che ha interessato tutti i continenti: quell’immigrazione che rappresenta un plus, non una zavorra.
Ma solo per chi la riesca ad amministrare senza paraocchi.
Francesco De Palo
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Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
“NON CI SARANNO RIBALTONI, SE QUALCUNO AMMETTESSE CHE ALCUNI IMPEGNI NON SONO STATI MANTENUTI. LE COSE SAREBBERO STATE MIGLIORI”….”LA POLITICA E’ ONESTA’ INTELLETTUALE: MI GUARDO ALLO SPECCHIO E MI DICO CHE C’E’ UN LIMITE OLTRE IL QUALE NON SI PUO’ ANDARE, PENA LA PROPRIA DIGNITA'”
Ribaltoni non ce ne saranno, ma, certo, «se qualcuno fosse più umile e pensasse di aver
torto lui, invece di invocare sempre il complotto, se qualcuno dicesse che alcuni impegni non sono stati mantenuti, le cose sarebbero state migliori».
Gianfranco Fini non lo cita esplicitamente, ma alla platea di ragazzi che lo ascolta al liceo romano Orazio è chiaro che sta parlando di Silvio Berlusconi. A una consigliera municipale che gli chiede cosa ne pensi dei ribaltoni politici, Fini spiega che il «ribaltone è un sovvertimento della volontà popolare. Non credo che ci saranno ribaltoni», assicura il numero uno di Fli che poi rivolge una domanda alla sua interlocutrice: «Cosa ne pensa lei di tante promesse non mantenute e di impegni disattesi da chi aveva promesso che la legge sarebbe stata uguale per tutti e poi si è occupato solo degli affari suoi?». Quindi l’affondo sul presidente del Consiglio: «Se qualcuno fosse più umile e pensasse di aver torto lui, invece di invocare sempre il complotto, se qualcuno dicesse che alcuni impegni non sono stati mantenuti, le cose sarebbero state migliori» spiega il presidente della Camera.
«La politica – prosegue – è innanzitutto onestà intellettuale».
Botta e risposta polemico tra il presidente della Camera poi e un consigliere del Pdl che ha preso la parola durante l’incontro con gli studenti all’Orazio. «C’è un momento in cui mi guardo allo specchio la mattina e mi dico che c’è un limite oltre il quale non si può andare, pena la dignità . Forse lei non ce l’ha ma è un problema suo», ha detto Fini in merito alle cosiddette “leggi ad personam”.
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Dicembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
“CHI GOVERNA HA IL DOVERE DI NON PRENDERE IN GIRO LA GENTE CON PROMESSE IMPOSSIBILI DA MANTENERE… “SULLE TASSE, SERIETA’ VORREBBE CHE SI DICESSE AGLI ITALIANI LA VERITA”…”LA MANIA DI SOSTENERE CHE LUI E’ IL PIU’ BRAVO AL MONDO PORTA A COCENTI DELUSIONI DEI CITTADINI, COME ALL’AQUILA: CI VUOLE REALISMO E UMILTA”
Silvio Berlusconi continua a fare finta di credere (se ci credesse davvero sarebbe
ancora più grave) che il 14 dicembre avrà la maggioranza. Intervenendo in collegamento telefonico ad un convegno degli amichetti di Cuffaro, il premier ha detto: “È irresponsabile aprire una crisi di governo. Siamo convinti di avere con noi la maggioranza degli italiani”.
E ha attaccato il Terzo Polo, la cui volontà è oggi “quella di provare a fare un governo con la sinistra per accontentare le ambizioni personali dei leader delle tre piccole formazioni politiche che lo compongono”.
E’ Intervenuto, a distanza, il presidente della Camera Gianfranco Fini, che sulla sfiducia presentata da Fli-Udc-Api-Mpa e appoggiata dai Lib-dem dice: “Non è un complotto comunista. Chi ha firmato la mozione sono tutti uomini e donne che hanno collaborato con Berlusconi per gli ultimi dieci o quindici anni. Dov’è il complotto dei comunisti?”.
E ha aggiunto: “Berlusconi dovrebbe chiedersi perchè perde i pezzi. Forse – si autorisponde Fini – perchè più lo si conosce, più si capisce che per lui governare vuole dire comandare”
Per Fini “non importa chi sarà premier, ma cosa farà “.
All’Italia serve un governo “capace di fare delle scelte e di indicare la strada. Non mi interessa chi lo presiede, ma cosa vuol fare questo governo, qual è il programma”.
Gianfranco Fini ha parlato del futuro da una convention del Fli di Lanciano, in Abruzzo.
“Mi auguro – ha detto Fini – che chi ha responsabilità politiche capisca finalmente che l’Italia ha bisogno di un governo che governi, che sciolga nodi e che indichi la strada. Se anche per due raffreddori, un mal di pancia o un deputato che cade dalle scale e non viene a votare la sfiducia non dovesse passare per il rotto della cuffia, il giorno dopo che succederebbe? Si può governare il paese senza una maggioranza sicura?”.
“Spero – conclude Fini – che chi ha responsabilità politica lo capisca”.
Ma Fini non si è fermato qui.
Ha parlato anche di pressione fiscale e del terremoto in Abruzzo, sottolineando che chi governa ha il dovere di non prendere in giro la gente con promesse impossibili da mantenere.
“Se qualcuno pensa che da qui alla fine della legislatura si riesca a ridurre le tasse per le famiglie e per le imprese, quel qualcuno evidentemente crede a Babbo Natale – ha detto il leader di Fli -. È impossibile fare un taglio del genere. Serietà vorrebbe che su questo si dicesse la verità , perchè governare significa assumere delle priorità . Non si prende in giro la gente dicendo che sta facendo tutto e poi registrare che abbiamo uno dei carichi fiscali più alti in Europa”.
E sulla ricostruzione dell’Aquila: “La voglia di strafare, il gusto di dire che lui è il più bravo del mondo, ha determinato la giusta reazione . Non bisognava promettere la ricostruzione immediata della città “.
“Serviva – è il ragionamento di Fini- un approccio umile, bastava dire la verità : per rifare l’Aquila ci vorranno 10-15 anni. Insomma, bisognava non esagerare con lo zelo, invece il governo lo ha fatto eccome, promettendo che tutto sarebbe stato fatto. La gente avrebbe capito se si fosse detto che servivano più di sei mesi. Alla fine, creare aspettative esagerate ha determinato il boomerang. Invece serviva un approccio più realistico”.
«C’è stata voglia di strafare sostenendo di aver fatto questo e quello, che tutto va bene e lui è il migliore del mondo».
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Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
UN’INCHIESTA DI ALTROCONSUMO SULLE TRATTE PIU’ FREQUENTATE ASSEGNA LA MAGLIA NERA ALLA LINEA PIACENZA-MILANO… MONITORATI 1407 PENDOLARI STANDARD SU 25 TRATTE DA NORD A SUD… STAZIONI FANTASMA SENZA BIGLIETTERIA E INDICAZIONI
Quelli che stanno peggio sono al Nord: sulla linea Piacenza-Milano (e viceversa) non c’è una cosa che funzioni. Bagni rotti. Oppure chiusi. Oppure talmente sporchi da essere inavvicinabili. Per non dire della puntualità . Mai che arrivi in orario quel treno.
Non è che le cose migliorino però spostandosi.
Segno nero anche sulla Pavia-Milano, Novara-Milano, Varese-Milano, Como-Milano. E la Bergamo-Carnate-Milano gareggia per il primo posto tra le peggiori tratte pendolari d’Italia.
Ma certo, mica se la passano bene tutti gli altri.
Quelli della Fara Sabina-Roma o della Frosinone-Roma, per esempio, anche loro in coda per soddisfazione (inesistente) del servizio. O quelli della Formia-Napoli o della Orte-Roma. Per non dire poi della Nettuno-Roma, della Avezzano-Roma o della Salerno-Napoli.
Almeno secondo l’inchiesta fatta da Altroconsumo che ha viaggiato sui treni pendolari più trafficati d’Italia, quelli che portano a Milano, a Roma, a Napoli, ed ha ascoltato chi ogni giorno combatte con puntualità , pulizia, affollamento, cioè lavoratori e studenti che si alzano all’alba per riuscire a raggiungere la loro destinazione anche molte ore dopo, causa ritardi cronici.
E già sono stanchi, arrabbiati, stressati.
«Siamo uomini o pendolari?» è la campagna dell’associazione dei consumatori che di pendolari ne ha seguiti 1407 su 25 tratte.
E la maggior parte ha bocciato il servizio ricevuto ogni giorno.
Cento per cento di insoddisfatti i viaggiatori che ogni mattina prendono il treno a Piacenza per arrivare a Milano: il 98% di loro si lamenta della totale mancanza di igiene e dell’affollamento. Il cento per cento della puntualità : che non c’è mai.
E così via sul resto delle altre tratte. Pessime la Bergamo-Carnate-Milano così come la Fara Sabina-Roma e la Frosinone-Roma: treni lerci, sedili strappati, bucati, insozzati da cibo e altro; toilettes impraticabili perchè chiuse o perchè troppo puzzolenti e indecenti per entrarci.
E poi «si viaggia come su carri di bestiame», si lamentano i comitati pendolari di tutta Italia. Perchè se da un lato aumentano i treni Alta Velocità , sugli altri binari diminuiscono quelli per chi non viaggia a trecento ma a 30 all’ora.
Ma il numero delle carrozze resta lo stesso e per entrare (e scendere) bisogna camminarsi l’uno sull’altro.
E quante volte si arriva (o si parte) da stazioni fantasma, dove è impossibile trovare una biglietteria, una indicazione, un pannello (non distrutto) degli arrivi e delle partenze?
«Nessuno ci ascolta, nessuno ci dà risposte, nessuno si preoccupa di avvertirci se il treno non passerà , se arriverà tardi, se non ripartirà mai più».
Che le condizioni di viaggio dei pendolari siano al limite della sopportazione si sa da tempo.
Ma stavolta Altroconsumo offre agli insoddisfatti anche la possibilità di fare causa a chi fornisce (male) il servizio.
Sul sito dell’associazione si può accedere ad una consulenza gratuita e segnalare le situazioni più eclatanti: «I casi di evidente e ripetuta lesione dei diritti di utente del servizio ferroviario si tradurranno in causa di fronte al Giudice di Pace».
E per chi soffre ogni giorno sulle tratte peggiori (Piacenza-Milano, Bergamo-Carnate-Milano) Altroconsumo offre i propri legali per chiedere un risarcimento danni.
E anche Legambiente boccia i treni pendolari.
Nel Lazio ha assegnato per il terzo anno consecutivo il «Trofeo Caronte» alla linea Nettuno-Roma: è la peggiore tra le 8 tratte regionali su cui ogni giorno viaggiano 360mila persone che cercano di raggiungere Roma.
E proprio i pendolari della Nettuno-Roma tempo fa hanno promosso una raccolta di firme per una civil action contro Trenitalia: «Non è più sopportabile viaggiare su quei treni e in quel modo».
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Dicembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
MANIFESTANO PER SOTTOLINEARE LA GRAVITA’ DELLA CRISI DEL SETTORE… MARCEGAGLIA: “DEVE TORNARE AD ESSERE TRA LE PRIORITA’ DELL’AGENDA POLITICA”…. IL SETTORE DA’ LAVORO A 3 MILIONI DI ADDETTI E RAPPRESENTA L’11% DEL PIL
Sono arrivati davanti a Montecitorio con i caschi gialli in testa. 
Operai, carpentieri, ma anche imprenditori.
Il mondo dell’edilizia protesta. Tutti insieme.
È la prima volta che anche i titolari delle imprese scendono al fianco dei lavoratori per manifestare la loro preoccupazione per la mancanza di una forte azione politica per la tutela e lo sviluppo di un intero settore che è importante per l’economia italiana, rappresenta l’11% del Pil e dà lavoro a circa 3 milioni di addetti.
«Credo sia un segnale chiaro». Così Stefano Petrucci, presidente dell’Ance Lazio, in procinto di raggiungere il presidio degli «Stati Generali delle costruzioni» davanti al Parlamento per una protesta storica.
«Vogliamo tutti difendere le nostre imprese ed i lavoratori, il fatto che si denunci questa situazione tutti insieme è interessante”.
“Sono mesi – ha evidenziato ancora Petrucci – che vediamo, ai telegiornali, che anche nel Nord e nel Nord-Est del Paese, titolari e operai scendere insieme in piazza per sottolineare la gravità della crisi che il nostro settore sta vivendo. Non eravamo abituati a questo, ma è il segno di un’Italia che cambia, e lo fa in senso positivo».
«Non è vero – attacca Bersani – che il governo ha ben governato la crisi, si è bloccato tutto e in più c’è il circuito dei pagamenti che non gira. Le imprese non hanno più fiato per andare avanti e si perde occupazione. È un circolo vizioso…fanno bene a protestare».
Anche Confindustria esprime il proprio sostegno all’iniziativa dell’Ance e degli Stati Generali delle Costruzioni.
«Un settore – afferma la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – che deve tornare ad essere tra le priorità dell’agenda politica e trovare risposte adeguate. Garantire i pagamenti alle imprese per i lavori eseguiti, utilizzare le risorse disponibili per realizzare le infrastrutture che servono al Paese, puntare su processi di semplificazione amministrativa rafforzando i controlli di sicurezza e regolarità : sono obiettivi che come Confindustria condividiamo e che meritano adeguate risposte da parte del Governo».
Altro che lo spot del “piano casa” che avrebbe dovuto occupare centinaia di migliaia di nuovi lavoratori: la forza lavoro è calata di oltre 200.000 unità .
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Novembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
VA DATO ATTO CHE I FINIANI SI SONO BATTUTI PERCHE’ LA RIFORMA FOSSE IN MINIMA PARTE FINANZIATA: FOSSE DIPESO DA TREMONTI NON AVREBBE AVUTO UN’EURO… MA NON E’ UNA RIFORMA CHE PREMIA IL MERITO: LA GELMINI APPARE SOLO COME IL CURATORE FALLIMENTARE DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA ITALIANA…. I BARONI LI HA RESUSCITATI LEI
Mentre una gran parte del mondo universitario è ancora in mille piazze d’Italia a manifestare contro la riforma del ministro Gelmini, alla Camera si discutono emendamenti in un clima da assedio.
Non solo perchè le manifestazioni lambiscono le sedi del potere e delle isitituzioni, ma perchè lo stesso governo è andato in minoranza anche oggi su una proposta simbolica di modifica di Futuro e Libertà .
Al di là dei tatticismi, avremmo consigliato ai finiani una posizione più netta: chiedere che la riforma tornasse in commissione.
Non solo perchè questo è ormai un governo dai giorni o dalle settimane contate e non ha molto senso approvare riforme (meglio sarebbe dire tagli) quando il tempo è scaduto.
Ma anche per un atto “futurista” di coraggio: un atto politico che riportasse non ai giochini sui numeri, ma a una visione di fondo sul futuro della cultura italiana.
I finiani hanno avuto certo il merito di ottenere qualche minimo finanziamento alla riforma, fosse dipeso da Tremonti l’avrebbe accantonata.
Hanno fatto approvare qualche modifica che garantisce il lavoro a qualche migliaio di ricercatori, questo è certo.
Ma non hanno avuto non tanto il coraggio, quanto la visione strategica e ideale che invece avrebbe potuto premiare una scelta di campo.
Se Futuro e Libertà non vuole avere nulla a che fare con il Pdl e il governo degli spot, doveva avere l’intelligenza di smarcarsi.
Perchè questa non è una riforma seria, è un bluff.
Se si va al di là della lezioncina imparata a memoria che la Gelmini recita ogni sera ai Tg in tono dimesso: “Gli studenti sono con i baroni, la riforma premia la meritocrazia” è il caso di dire che “sotto lo spot c’è il nulla”.
Qualche verità andava detta.
I baroni non ci sono più dal post-sessantotto, perlomeno nella accezione vasta del termine, esiste qualche caso di parentopoli che era sufficiente estirpare con un semplice decreto.
Stessa cosa per le vergognose troppe sedi con più docenti che studenti.
Ma i baroni in realtà li ha fatti rinascere la Gelmini con la riforma dei concorsi due anni fa, mettendo nelle commissioni soltanto gli ordinari ed escludendone gli associati e i ricercatori.
Come andava detto che non di riforma enfatizzata si tratta, ma di un semplice dispositivo di tagli di spesa: basti pensare che ad oggi gli atenei non hanno ancora ricevuto il fondo di finanziamento ordinario per l’anno in corso e non ne conoscono neppure l’ammontare.
Come si fa a parlare di meritocrazia quando di taglia in misura di 100 e poi si destina solo il 7% della cifra tagliata per premiare (almeno in teoria) i più meritevoli?
Come si fa a parlare di futuro se si concede un sei anni di ricerca a stipendi da fame senza le garanzie finanziarie per poter poi assumere i meritevoli alla fine dei sei anni?
Si sta solo tracciando una futura università pubblica di basso livello e dal basso costo per lo Stato.
Rientreremo così nella media europea dei laureati, ma l’eccellenza la si troverà solo nelle università private.
Chi non potrà permettersele, resterà un laureato di serie B, questa è la strada su cui ci siamo incamminati.
Cosa ha tutto questo a che vedere con la mentalità “futurista”, con una visione non economicista della cultura, con la volontà di cambiamento reale?
Nulla.
Per questo oggi i finiani hanno perso un’occasione per far intendere la loro diversità .
Se la perdessero anche il 14 dicembre, dando magari retta a qualche “colomba” incline all’inciucio, tanto valeva che continuassero a fare le comparse nel Pdl.
Rivoluzionari in parte si nasce, ma lo si può anche diventare: se non si vive di tatticismi, ma con dei punti di riferimento culturali e ideali.
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Novembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
PASSA UN EMENDAMENTO DI FABIO GRANATA E IL GOVERNO VA SOTTO…APPROVAZIONE PREVISTA PER LE 20, MA IN TUTTA ITALIA CRESCE LA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA GELMINI…A MILANO TENTATA IRRUZIONE A PALAZZO MARINO, A BARI OCCUPATO IL PETRUZZELLI, ROMA IN STATO D’ASSEDIO, A BOLOGNA INVASE AUTOSTRADE
Proteste in tutta Italia contro la riforma dell’Università , mentre la Camera ha ripreso
l’esame del ddl Gelmini.
Il via libera sul testo, secondo accordi presi in conferenza dei capigruppo, potrebbe giungere verso le 20 mentre centinaia di cortei di studenti e ricercatori si riversano per le strade dei capoluoghi italiani.
A Roma almeno 50mila studenti si sono diretti in piazza Montecitorio e ad attenderli una fila di camionette delle forze dell’ordine si è disposta a semicerchio per circondare piazza Montecitorio ed impedire che gli studenti possano fare irruzione davanti al portone della Camera.
Presidiata anche via del Plebiscito, davanti alla abitazione privata del Premier.
A Brescia mattinata di tensione per gli scontri in piazza Loggia e l’occupazione dell’aula magna della facoltà di Economia e Commercio. Intorno alle 10 il corteo degli studenti ha cercato di forzare il cordone di sicurezza che si trovava di fronte a palazzo Loggia, per entrare nella sede dell’amministrazione comunale. Ne sono nati dei tafferugli in cui i manifestanti hanno lanciato bottiglie contro le forze dell’ordine e gli agenti hanno fatto ricorso al manganello.
A Torino, mentre i cortei paralizzano il centro città , alcune decine di studenti si sono staccati e hanno effettuato un blitz negli uffici del Ministero dell’istruzione università e ricerca (Miur), in via Pietro Micca.
Dapprima hanno colpito il portone d’ingresso dell’edificio con un lancio di uova, poi hanno sfondato due portoni e sono saliti al secondo piano, dove si trovano gli uffici, rompendo una sbarra. Si sono fermati soltanto davanti ai vetri antiproiettile che proteggono i dipendenti del ministero.
A Genova circa 3.000 manifestanti gridano «Ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città » gridano, mentre nell’atrio del rettorato universitario di via Balbi alcuni ricercatori precari dell’ateneo hanno installato un maxi schermo per seguire in diretta dalla tarda mattina la discussione della riforma in Parlamento.
A MilanoI manifestanti hanno occupato per una ventina di minuti i binari della stazione Cadorna e Garibaldi, causando il ritardo di alcuni convogli. Una decina di studenti ha cercato, senza riuscirci, di entrare a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.
A Napoli lanci di uova, sacchetti di immondizia e vernice rossa contro il portone della sede dell’Unione degli industriali di Napoli, in piazza dei Martiri.
A Palermo gli universitari di Lettere e Filosofia e Scienze hanno occupato simbolicamente la Cattedrale di Palermo. Un troncone della protesta si è poi mosso verso viale Regione siciliana, paralizzando il traffico dell’arteria che si immette nell’autostrada, all’altezza di corso Calatafimi.
All’Aquila tante le adesioni, nonostante la neve caduta copiosa stanotte e le temperature rigide. Per la città dell’Aquila, l’occupazione di facoltà universitarie rappresenta un evento straordinario: gli ultimi episodi, ad eccezione di qualche caso sporadico, risalgono a quindici anni fa.
A Firenze «Blocchiamo la riforma, blocchiamo la città ». Questi i cori dei manifestanti.
A Bari gli studenti hanno occupato il ponte di corso Cavour, nel centro cittadino. L’occupazione sta creando notevoli disagi alla circolazione dei veicoli. Un’altra parte del corteo si sta dirigendo invece verso il teatro Petruzzelli.
A Foggia, questa mattina un centinaio di studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Foggia sono saliti sul tetto della sede di via Arpi.
Intanto il Governo è stato battuto in aula alla Camera.
Le opposizioni e il Fli hanno votato a favore di un emendamento presentato da Fabio Granata.
Si tratta dell’articolo 19 sugli assegni di ricerca che vieta «oneri aggiuntivi» anzichè «nuovi o maggiori oneri».
Il testo, su cui c’era il parere contrario di governo, commissione e commissione Bilancio, è stato approvato con 277 sì e 257 no.
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Novembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
DIETRO IL SOLITO SPOT DEL GOVERNO, L’ENNESIMO RICICLAGGIO DEI FONDI EUROPEI ASSEGNATI AL SUD, NESSUN REGALO…. SONO FONDI FAS CHE NECESSITANO DI PROGETTI REGIONALI PER OTTENERE IL VIA LIBERA, NULLA DI NUOVO, SOLO LA POSSIBILITA’ DI ATTUARE UNA RIPROGRAMMAZIONE… BOCCHINO: “PROMETTERE ANCORA LA SALERNO-REGGIO CALABRIA E’ UNA PRESA IN GIRO”
Qualche giorno fa, a sentire Berlusconi e Tremonti, sembrava che il governo, che
notoriamente non ha mai un euro per nulla, salvo che per i progetti sponsorizzati dalla Lega, avesse vinto al superenalotto.
Sarebbero stati ben 90 i miliardi di euro stanziati per il Mezzogiorno con offerte speciali, come nei migliori trailer Mediaset: Bari-Napoli in 2 ore di treno anzichè 2, la Salerno Reggio Calabria in auto in un’ora in meno, da Catania a Palermo in poco più di un’ora anzichè in 3 ore.
Sembrava piovessero dobloni dal cielo, insieme all’ennesimo miracolo berlusconiano, durante la presentazione del Piano per il Sud varato dal governo.
Novanta miliardi per il Meridione, annunciava il premier come fossero soldi “freschi”.
In realtà si tratta della fotografia dell’entità dei fondi strutturali europei, già stanziati da Bruxelles per i 7 anni 2007-2013: sono fondi di varia natura (dal noto Fas a quelli per l’agricoltura) che per essere spesi devono essere oggetto di progetti regionali (metà finanziati dalla regione e metà dallo Stato) e poi ottenere il via libera e la conseguente assegnazione da parte del Cipe.
L’unica novità sta nel fatto che sarà possibile riprogrammare i progetti.
La cabina di regia è finita nelle mani di Tremonti e Fitto, con relative proteste degli altri ministri interessati (Prestigiacomo, Galan, Matteoli).
Che si tratti di un gioco delle tre carte è stato sottolineato dalla stessa Cisl: “Vanno bandite le dichiarazioni clamorose sulle risorse a disposizione perchè il Piano è basato esclusivamente su risorse già disponibili”.
Da notare che viene reintrodotto il meccanismo automatico degli incentivi alle aziende, ovvero i crediti d’imposta, voluti a suo tempo dal ministro Visco e più volte criticati dal centrodestra come “bancomat”.
Negative le reazioni dei finiani: “Promettere ancora che dovremo fare la Salerno-Reggio Calabria è una presa in giro degli italiani”.
Ma costerebbe cosi tanto ogni tanto non raccontare balle?
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Novembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
L’INFORMATIZZAZIONE DELLA CASA DELLA SALUTE DI GIARRE AFFIDATA ALLA SOLSAMB, DI CUI E’ AMMINISTRATORE MELCHIORRE FIDELBO, SENZA GARA DI APPALTO… IL PROGETTO PRESENTATO AI TEMPI DELLA GIUNTA CUFFARO….LA CAPOGRUPPO DEI SENATORI: “CI COLPISCONO PER IL SOSTEGNO A LOMBARDO”, MA I GIOVANI DEL PARTITO CHIEDONO CHIAREZZA
Nessuno osi parlare di familismo perchè lei minaccia sfracelli (e querele). Parliamo della
capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro e della notizia dell’appalto per l’informatizzazione della Casa della salute di Giarre, in provincia di Catania, affidato dalla Regione al marito Melchiorre Fidelbo, di professione ginecologo, come stabilisce la convenzione firmata quattro mesi fa dal direttore generale della Asp 3 (l’azienda sanitaria) Giuseppe Calaciura.
La notizia sta facendo il giro delle redazioni e impazza sui siti internet e sui social network, coi relativi commenti tra il disilluso e l’arrabbiato dei navigatori. Trecentocinquanta mila euro tondi tondi, questa è la cifra tirata fuori dalle casse pubbliche, come compenso per il lavoro svolto dalla Solsamb, società di cui Fidelbo è amministratore delegato e che prima d’ora pare non brillasse per fatturati da capogiro.
La presentazione del progetto (proposto dal Consorzio sanità digitale e ambiente di cui la Solsamb era una sorta di società collaterale) risale al 2007, ai tempi del governo Cuffaro, quando assessore alla Sanità era Roberto Lagalla, professore di diagnostica dell’Università di Palermo e da un paio d’anni rettore.
E di sicuro c’è che non c’è stata gara d’appalto.
Anzi la pratica ha viaggiato su un binario veloce.
Il progetto infatti nel giro di pochi giorni passò dal tavolo dell’allora direttore generale dell’Asp 3 di Catania a quello dell’assessorato retto da Lagalla (che diede parere favorevole), per poi varcare il portone del Ministero della Salute e ottenere il relativo finanziamento ministeriale.
Poi l’iter viene bloccato dalla riforma sanitaria voluta dalla giunta Lombardo. Le Case della salute, infatti, sono diventate presidi territoriali di assistenza e la Solsamb deve rifare il progetto (nel frattempo il Consorzio sanità digitale e ambiente riconosce la titolarità del progetto alla Solsamb che firma direttamente la convenzione con l’Asp 3 nel luglio 2010).
Una vicenda intricata e con più di un aspetto che non si comprende, come conferma l’assessore regionale alla sanità Massimo Russo, che parla di strumentalizzazioni politiche e abbozza una difesa d’ufficio della senatrice: “Che c’entra il familismo? Probabilmente la Finocchiaro nemmeno sapeva di questa storia”.
È un po’ difficile da credere, visto che era pure presente all’inaugurazione del centro insieme al marito.
Ma “era lì per accompagnare Livia Turco che da ministro ha fortemente voluto questo tipo di sistema sanitario decentrato”, ribatte l’assessore.
Poi annuncia un’indagine interna e dice: “In questa vicenda voglio vederci chiaro, non capisco perchè, come pare, non ci sia stata gara e come mai l’assessorato abbia autorizzato la pratica in tempo record. Lunedì chiederò una verifica per accertare quello che è successo”.
Il direttore generale dell’Asp Giuseppe Calaciura si tira fuori da ogni responsabilità perchè all’epoca in cui venne presentato il progetto per la prima volta non era direttore.
Ma la convenzione l’ha firmata lui.
Forse i funzionari che gli hanno istruito la pratica avrebbero potuto sbirciare un po’ meglio tra le righe e fargli presente la cosa.
L’assessore Russo intanto garantisce che nessun servizio sarà affidato ai presìdi sanitari siciliani senza che ci sia una gara.
Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all’Assemblea regionale siciliana, commenta la vicenda nel suo blog e parla di “manganello mediatico contro chi nel Pd si è macchiato della colpa di sostenere il governo Lombardo”, dichiara guerra senza quartiere a chi riferisce la notizia senza discutere del merito.
Livio Gigliuto, segretario dei giovani democratici di Catania usa toni ben diversi: “In generale penso che fare chiarezza sia una cosa positiva, non so se sia il caso di questa vicenda di cui so solo quel che hanno scritto i giornali. Ci terrei però a dire che noi giovani democratici di Catania abbiamo sempre espresso la nostra totale contrarietà al sostegno della giunta Lombardo da parte del Pd. Un partito come il nostro deve sostenere solo persone limpide e non chi come Lombardo ha un modo clientelare di gestire potere”
(da “il Fatto Quotidiano“)
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