Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile
IL NUOVO “CODICE DISCIPLINARE PER I DIRIGENTI SCOLASTICI” PREVEDE LA SOSPENSIONE DAL SERVIZIO E DALLO STIPENDIO IN CASO DI “DICHIARAZIONI LESIVE DELL’IMMAGINE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE”…DOPO I TAGLI AI FONDI PER 9 MILIARDI, IL GOVERNO PENSA A TAGLIARE ANCHE IL DISSENSO
Criticare pubblicamente la riforma Gelmini può costare ai dirigenti scolastici fino a tre
mesi di stipendio.
E alzare la voce nei confronti di un genitore una multa, fino a 350 euro. Stessa sanzione, da 150 a 350 euro di multa, per i capi d’istituto che andassero in giro senza cartellino di riconoscimento o che non avessero provveduto ad apporre una targa con nome e cognome davanti alla porta della propria stanza.
La scuola diventerà come un ufficio postale, insomma.
Con la pubblicazione sul sito del ministero dell’Istruzione, avvenuta il 21 ottobre, il Codice disciplinare per i dirigenti scolastici è pienamente operativo.
Da oggi, i capi d’istituto dovranno stare attenti a esprimere la propria opinione in pubblico o sui media.
Se infatti le loro dichiarazioni dovessero essere considerate lesive dell’immagine dell’amministrazione potrebbe scattare la “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi”.
Il codice Brunetta (“Comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”), recepito anche per i presidi, non ammette dichiarazioni pubbliche che vadano a “detrimento dell’immagine della pubblica amministrazione”.
A maggio di quest’anno, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, aveva avvertito insegnanti e presidi: meglio “astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo potessero ledere l’immagine dell’amministrazione pubblica e rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa”.
Insomma: niente interviste tranchant su giornali e in tv.
Ed era scoppiato il finimondo, con l’opposizione che ha chiesto di rimuovere Limina e la maggioranza che lo ha difeso.
Criticare pubblicamente la riforma Gelmini è da considerarsi “lesivo dell’immagine della pubblica amministrazione” o semplice manifestazione “della libertà di pensiero”?
A deciderlo è chi irroga la sanzione: cioè, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale.
La firma del contratto di lavoro dei dirigenti scolastici per il quadriennio 2006/2009, che al suo interno contiene le norme di comportamento e le relative sanzioni, è avvenuta lo scorso mese di luglio, ma non era ancora stato pubblicato.
Probabilmente, non tutti i capi d’istituto sono a conoscenza del fatto che una semplice intervista ad un giornale o ad una tv può metterli nei guai.
L’articolo 16, comma 7, del contratto dei capi d’istituto stabilisce infatti “la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi” nei casi previsti dall’articolo 55-sexies, comma 1, del decreto legislativo 165/2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche).
Non bastavano i tagli per 9 miliardi insomma, ora si vuole tagliare anche ogni forma di dissenso.
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
A MELFI, A DISTANZA DI 500 METRI, VI SONO GLI STABILIMENTI SIA DELLA FIAT CHE DELLA BARILLA: COME MAI, A PARITA’ DI AUTOMAZIONE, NEL PRIMO IL TASSO DI ASSENTEISMO E’ DEL 28% , NEL SECONDO APPENA DEL 4% ? .. CONTA ANCHE LA DIREZIONE DEL PERSONALE, IL CONSENSO E LA FIDELIZZAZIONE DEGLI OPERAI…CONTA LA CULTURA SOCIALE, LA FORMAZIONE PROFESSIONALE… ALLA FINE OGNUNO HA IL SINDACATO CHE SI MERITA
Le parole di Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, rilasciate alla trasmissione di Fazio, hanno determinato un diluvio di dichiarazioni, tra critiche e applausi.
L’uscita secondo cui la la Fiat “farebbe meglio senza l’Italia” vale il concetto opposto, ovvero che “l’Italia starebbe meglio senza la Fiat”, visto quanto è costata allo Stato mantenerla nei decenni con le casse integrazione all’infinito.
Ma cerchiamo di andare sui dati certi.
Nel 2006, Marchionne prevedeva un utile aziendale Fiat per il 2010 di 5 miliardi, invece si è fermato a 2 miliardi.
C’è la crisi dell’auto ovviamente che ha inciso, ma allora qualcuno ci spieghi perchè la Volkswagen è passata dall’utile di 2 miliardi del 2006 ai 6 miliardi di quest’anno.
Oppure ci illustri come mai la Renault, nei primi 9 mesi del 2010, ha aumentano le vendite in Europa del 10%, mentre la Fiat le ha viste calare del 12,3%.
Questione di mangement forse? O di modelli nuovi che non sono stati prodotti?
O forse è più facile investire negli Usa, quando si ha il sostegno di Obama, o magari in Serbia dove il governo regala 10.000 euro alla Fiat per ogni assunto, oltre a 250 milioni di euro cash per il 33% della Fiat Automobili Serbija ?
La Fiat ormai ragiona da multinazionale che si sposta laddove può contare sul sostegno pubblico e poi critica le maestranze italiane?
Allora ci spieghi una cosa.
A Melfi, ad appena 500 metri di distanza, ci sono due fabbriche, la Fiat e la Barilla, con processi di produzione entrambi completamente automatizzati. Come mai allora alla Fiat di Melfi il tasso di assenteismo è pari al 28%, mentre alla Barilla di Melfi oscilla tra il 3% e il 4% ?
Forse perchè il clima di consenso e la fidelizzazione degli operai è diverso, le direzioni del personale sono diverse, la cultura dell’operaio e dei capi turno è diversa.
In Fiat manca l’inter-relazione tra gerachia aziendale e una specifica cultura sociale.
Fiat ha un altissimo tasso di conflittualità , non fa formazione agli operai, ma solo ai manager.
Ne deriva po che ognuno abbia il sindacato che si merita perchè ciò è una conseguenza dell’azione del management aziendale.
In Fiat vige il concetto: tu operaio prendi poco e fai pure l’assenteista, tanto poi lo Stato ripiana i buchi.
Ecco perchè l’ideologismo sindacale da un lato e l’incuria padronale dall’altro hanno finito per generare dei mostri.
E lo Stato ci ha messo del suo abbandonando l’aggiornamento degli istituti professionalim caratterizzati da laboratori obsoleri.
Se almeno tutti ci evitassero la loro morale a posteriori…
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Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile
“E’ PARADOSSALE CHE PARLI COSI’ L’A.D. DI UNA AZIENDA CHE SI CHIAMA FABBRICA ITALIANA AUTOMOBILI TORINO”…” E’ UN PARADOSSO CHE DICA A NOI CHE FIAT NON HA LA CAPACITA’ DI COMPETERE”.. IERI L’AD AVEVA SOSTENUTO CHE NEMMENO UN EURO DI UTILE DEL 2010 ARRIVA DAGLI STABILIMENTI FIAT IN ITALIA
Dopo le critiche di quasi tutto il mondo della politica, ora una vera e propria
«bocciatura» arriva anche dalla terza carica dello Stato.
«Marchionne mi sembra che domenica abbia dimostrato, pur essendo italo-canadese, di essere più canadese che italiano» ha sottolineato il presidente della Camera Gianfranco Fini, censurando le parole pronunciate domenica dall’amministratore delegato della Fiat al programma di Fabio Fazio su Rai3. Fini ha parlato ad un incontro con gli studenti delle scuole superiori di Rovigo.
«Ha detto una cosa naturale per un top manager canadese. Ma è un po’ paradossale che lo dica l’amministratore delegato della Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino, perchè se la Fiat è un grande colosso lo deve al fatto che è stato per grandissimo tempo il contribuente italiano, lo Stato, a impedire alla Fiat di affondare», ha aggiunto Fini.
Certo, ha aggiunto Fini, «il nostro è un Paese che per mille ragioni ha una scarsa capacità di attrarre capitali, e competitività del lavoro».
«A parte questa puntura di spillo ha aggiunto: “non è un paradosso che dica a noi, alla classe dirigente, “attenzione perchè non abbiamo più la capacità di competere, di stare sul mercato con una concorrenza molto marcata?”.
Fini, che ha parlato della competizione data dalla globalizzazione, ha concluso dicendo che «l’Italia deve sapere che non riuscirà a vincere la competizione puntando sulla quantità , deve farlo puntando sulla qualità ».
«Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia»: era stata questa la frase di Sergio Marchionne, ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio e in onda domenica sera, a suscitare molte polemiche politiche.
In particolare, l’amministratore delegato del Lingotto ieri aveva sottolineato il fatto che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010» arriva dal nostro Paese.
«Fiat – aveva aggiunto – non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre».
«Gli incentivi – aveva proseguito Marchionne – sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere”.
Marchionne aveva dovuto anche ammettere però che «se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la camorra è molto attiva».
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Ottobre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO SULLA POVERTA’ DELLA CARITAS NETTE A NUDO LE DIFFICOLTA’ IN CUI SI DIBATTONO MIGLIAIA DI FAMIGLIE IN ITALIA…. AUMENTATI DI 500.000 UNITA’ I POVERI IN UN ANNO E DEL 25% GLI ASSISTITI DALLA CARITAS
Mezzo milione di poveri in più in Italia nel 2009.
Lo afferma la Caritas nel suo decimo rapporto su “povertà ed esclusione sociale” contestando i dati dell’Istat che parlavano di una situazione “stabile”.
Le persone che vivono al di sotto della soglia di “forte fragilità economica” sono 8.370.000 e non 7.810.000 come dicono i dati ufficiali: 560 mila persone in piu’ (+ 3,7%).
”Non è vero – afferma il documento – che siamo meno poveri come farebbero pensare i dati ufficiali del luglio 2010”.
Secondo la Caritas, l’affermazione dell’Istat si basa su calcoli che danno ”un’illusione ottica”.
Alle stime sui poveri, va aggiunto un 10%, quindi circa 800 mila italiani, di ‘impoveriti’.
Persone che pur non essendo povere hanno però cambiato il proprio tenore di vita e vivono in ”forte fragilita’ economica”
Questo il ragionamento del rapporto Caritas-Zancan: ”Secondo l’Istat lo scorso anno l’incidenza della povertà relativa è stata pari al 10,8% (era 11,3% nel 2008), mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Per l’Istat si tratta di dati ‘stabili’ rispetto al 2008. In realtà di tratta di un’illusione ‘ottica’.
Succede che, visto che tutti stanno peggio, la linea della povertà relativa si è abbassata, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone.
Se però aggiornassimo la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, ma al contrario salirebbe a 1.007,67 euro.
Con questa posizione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie diventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8.370.000 i poveri nel 2009 (+3,7%)”.
Secondo lo studio la povertà si conferma un fenomeno del Sud, delle famiglie numerose o monogenitoriali, di chi ha bassi livelli di istruzione.
Inoltre – continua il rapporto – ”sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere”.
Infatti, ”accanto ai dati ufficiali ci sono le persone ‘impoverite’ che pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica.
Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di beni e servizi, precedentemente ritenuti necessari”.
Ecco alcuni dati che confermano questa situazione: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell’11%, i prestiti personali del 13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%.
E negli ultimi due anni si registra anche un aumento medio del 25% del numero di persone che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto.
Questo aumento interessa in egual misura tutte le regioni d’Italia.
Fra questi utenti, cresce del 40% la presenza di italiani.
Il rapporto fa riferimento ai segnali di tendenza provenienti dagli oltre 150 Osservatori diocesani delle povertà e delle risorse dell’associazione presenti in tutta Italia.
Gli utenti della Caritas sono sempre meno singoli individui e sempre più interi nuclei familiari.
Particolarmente vulnerabili le persone di mezza età , i separati e i divorziati, le donne sole con figli, i precari, i licenziati, le famiglie monoreddito.
Si stima che circa un milione di persone beneficiano ogni anno dell’intervento dei centri ascolto Caritas.
L’esperienza dei centri ascolto evidenzia, fra l’altro, ”una scarsa tempestività degli enti locali nell’affrontare le nuove povertà ”.
Per il rapporto, lo stato di povertà ”è sempre più veloce, complesso, multidimensionale. Anche se non si rimane a lungo in situazione di disagio economico, il persistere del ‘fiatone’ economico e il progressivo esaurimento delle risorse determina situazioni di disagio psicologico e conflittualità intrafamiliare”.
Dati del 2008 segnalano inoltre che il 68,9% degli utenti Caritas sono stranieri, il 30,7% italiani.
Rispetto ai bisogni, il 65,9% riguardano la povertà , il 62% l’occupazione, il 23,6% l’alloggio.
Le richieste, per circa il 50%, si riferiscono a beni e servizi materiali, come viveri e vestiti.
Uno spaccato di famiglie in difficoltà che dovrebbe indurre un governo a misure decise a sostegno di chi non ce la fa.
Altro che “non lasceremo indietro nessuno”, qua c’è gente di cui ci si è persa ogni traccia.
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Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA A FOGGIA: “CHI SI SPOSA IN ITALIA SE NON SA SE TRA SEI MESI AVRA’ UNO STIPENDIO? IN GERMANIA CHI HA CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO HA UNA BUSTA PAGA PIU’ PESANTE… “I TAGLI ALL’UNIVERSITA’ NON SONO SOPPORTABILI: INUTILE FARE RIFORME SENZA FONDI”
Si parla molto di giustizia e mai di precarietà . 
È quanto lamenta Gianfranco Fini.
Nel corso di un’assemblea di Generazione Italia a Foggia, il presidente della Camera ha affrontato, tra gli altri, il problema della precarietà del lavoro per i giovani denunciando con forza il fatto che «la questione numero uno in Italia è sempre la giustizia, chissà perchè di queste cose non si discute».
«Chi si sposa in Italia se non sa che tra sei mesi avrà uno stipendio?», ha chiesto Fini facendo riferimento alla condizione di precarietà in cui vivono moltissimi giovani.
Fini ha poi citato il caso della Germania dove «chi ha contratti a tempo determinato ha una busta paga più pesante del suo collega più fortunato che ha un contratto a tempo indeterminato».
Ma «di queste cose non si discute», ha concluso il presidente della Camera.
Parlando poi all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Foggia, Fini ha anche lanciato un monito al governo sull’attuazione della riforma degli atenei: i tagli sono insopportabili, senza fondi meglio ritirarla.
Il presidente della Camera ha sottolineato il fatto che in altri Paesi europei come la Germania vengano fatte scelte diverse: «I tagli decisi in Italia sono sopportabili dalle nostre università ?», si chiede la terza carica dello Stato. «Credo sia onesto dire che non sono sopportabili».
Secondo Fini, se non si impegnano fondi per promuovere la meritocrazia «si tradisce lo spirito della riforma», e quindi «a quel punto sarebbe meglio ritirarla».
Da Foggia Fini ha anche lanciato un messaggio alla Lega, sostenendo che «solo un ruolo centrale del Sud può aiutare il rilancio dell’economia nazionale, ma noi non faremo un meriodionalismo d’accatto, non vogliamo l’assistenzialismo, non diremo mai che da soli non ce la facciamo e siamo consapevoli che bisogna contenere la spesa pubblica».
«Quando la Grecia ha traballato – ha aggiunto Fini – si è spaventato un grande Paese come la Germania: se il Sud va da solo non ce la fa neanche il Nord. Possibile che gli amici della Lega non capiscano?».
Nel corso del suo intervento all’università di Foggia, il presidente della Camera ha infine parlato del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia spiegando che tra i doveri dell’informazione di servizio pubblico c’è quello di dare adeguata risonanza al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.
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Ottobre 17th, 2010 Riccardo Fucile
DATI ISTAT: LA PERCENTUALE MAGGIORE DI LAVORO IRREGOLARE NEI LAVORI DOMESTICI, AGRICOLTURA, COMMERCIO, ALBERGHI, BAR, RISTORANTI E TRASPORTI… L’ESERCITO DEGLI IRREGOLARI SALE AL 17,6%
Sia a causa della crisi, sia perchè a certe comodità non si è in grado di rinunciare, sono
ormai quasi 4,8 milioni gli italiani che hanno due occupazioni. In molti casi si tratta di due lavori part time per ottenere un salario dignitoso, ma in molti altri si tratta invece di persone che, accanto a un lavoro a tempo indeterminato, affiancano un’altra attività spesso in nero.
I settori dove questo va per la maggiore sono il commercio, la ristorazione, gli alberghi e i servizi per la persona.
Il dato emerge da un raffronto tra i dati Istat sugli occupati totali e le posizioni lavorative nel 2009.
A fronte di 24.838.000 occupati in media annua infatti ci sono 29.617.000 posizioni lavorative (tra regolari e irrgolari) con una percentuale di irregolarità del 17,6%.
Per quasi 900.000 persone il doppio lavoro è in agricoltura, tra l’autoproduzione in proprio e l’impiego nella coltivazione e nel raccolto nei campi degli altri.
A fronte di 978.000 occupati vi sono 1.837.000 posizioni lavorative.
Nel settore del commercio allargato (commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni) gli occupati nel 2009 erano 6.052.000, ma le posizioni di lavoro risultavano essere 8.358.000, con una differenza di oltre 2,3 milioni di unità .
Questo è il settore dove è più forte l’utilizzo del part time, ma anche dove il sommerso ha la percentuale più alta (28,6%).
All’interno del comparto del commercio, sono il settore degli alberghi e pubblici esercizi e quello dei trasporti e delle comunicazioni ad avere la percentuale più alta: il lavoro irregolare in alberghi, ristoranti e bar si avvicina al 42%, nei trasporti e nelle comunicazioni sfiora il 50%.
Nel lavoro domestico invece si arriva a toccare il 64,2% di lavoro irregolare.
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Ottobre 15th, 2010 Riccardo Fucile
CRESCONO LE ORE DI CASSA INTEGRAZIONE, MODESTA RIPRESA DELL’OCCUPAZIONE IN AGRICOLTURA E NEL CENTRO ITALIA, MALE ALTROVE.. AUMENTO DEL PIL DEL 4,2% IN GERMANIA, DELL’ 1,9% IN FRANCIA, SOLO DELL’1,3% IN ITALIA
L’economia italiana crescerà dell’1% nella media del 2010. 
Mentre continuano a ristagnare i consumi delle famiglie italiane e la disoccupazione “reale” va oltre l’11%.
Sono queste le stime contenute nel Bollettino Economico della Banca d’Italia che confermano una quadro di luci e ombre.
Se la produzione industriale è segnalata ancora in ripresa, infatti, i consumi restano deboli, a causa della dinamica dei redditi e dei segnali incerti che arrivano dal mercato del lavoro.
Il tutto a fronte di una crescita dell’economia mondiale che registra ritmi più contenuti rispetto a quelli fatti registrare nel primo semestre dell’anno.
Nel complesso del 2010, l’aumento sarebbe pari al 4,8 per cento, per poi scendere verso il 4 nel prossimo anno.
Disoccupazione
Le prospettive sul mercato del lavoro rimangono incerte e a farne le spese sono soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni “il cui tasso di disoccupazione continua a essere più di tre volte maggiore della media” osserva la Banca d’Italia, sottolineando come il tasso di disoccupazione reale, che comprende lavoratori scoraggiati e ore di Cig, viaggi oltre l’11%.
La crescita dell’occupazione, si legge nel Bollettino “ha riguardato esclusivamente le regioni del Centro (0,6%, al netto dei fattori stagionali tra il primo e il secondo trimestre dell’anno in corso), a fronte della sostanziale stabilità in quelle del Nord e dell’ulteriore riduzione registrata nel Mezzogiorno (-0,1%).
A livello settoriale, la ripresa dell’occupazione ha interessato il terziario (0,1%), le costruzioni (0,5%) e, in misura più intensa, l’agricoltura (1,9%), mentre è proseguito il calo nell’industria in senso stretto (-0,4%).
Cassa integrazione
Dopo il calo registrato nel secondo trimestre, riprendono a salire le ore di Cig autorizzate dall’Inps: 9,8% sul trimestre precedente, al netto dei fattori stagionali.
Famiglie
I comportamenti di spesa delle famiglie restano cauti e i “segnali per i mesi estivi non ne delineano un recupero”.
Secondo la Banca d’Italia “nel secondo trimestre del 2010 è proseguito il ristagno dei consumi delle famiglie, frenati dalla contrazione degli acquisti di beni durevoli (-6,8% sul periodo precedente)”.
Crescita
L’economia italiana crescerà dell’1% nella media del 2010.
Si tratta, spiega l’istituto di Via Nazionale, di un dato “in linea con la previsione pubblicata nel Bollettino economico dello scorso luglio e con quelle diffuse di recente dalla Commissione europea e dal Fondo Monetario Internazionale”.
Fisco
La Decisione di Finanza Pubblica, che contiene le ultime stime del governo sia sulla crescita che sugli andamenti dei conti pubblici, potrebbe avere sovrastimato sia le entrate che le spese per il 2010.
Europa
I divari di crescita tra i maggiori paesi dell’area dell’euro tendono ad ampliarsi. In particolare rispetto alla Germania.
Nel complesso dell’area il Pil è cresciuto dell’1 per cento nel secondo trimestre rispetto al primo (contro lo 0,2 del periodo precedente).
In Germania l’incremento del Pil è stato molto più deciso (2,2 per cento nel secondo trimestre); dal punto di minimo ciclico l’economia tedesca è finora complessivamente cresciuta del 4,2 per cento, circa tre punti più della media degli altri paesi dell’area; in Francia e in Italia il recupero è stato solo dell’1,9 e dell’1,3 per cento, rispettivamente.
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Ottobre 15th, 2010 Riccardo Fucile
SCADE OGGI L’ULTIMATUM DI FEDERALBERGHI: “NONOSTANTE TANTE PROMESSE E RASSICURAZIONI, NON ABBIAMO RICEVUTO I PAGAMENTI”…IL COMMISSARIO CHIODI: “UNA PARTE DEI FONDI PER L’EMERGENZA LI DIROTTEREMO AGLI HOTEL”: MA NON AVEVA DETTO DI AVERE 1 MILIARDO A DISPOSIZIONE CHE NESSUNO GLI CHIEDE?
I soldi per i servizi erogati ai terremotati dopo il sisma del 6 aprile 2009 non sono
arrivati e gli albergatori, esasperati da una situazione che ritengono sia divenuta insostenibile, sospendono “pulizia, cambio biancheria e ristorazione agli ospiti aquilani”.
Con una nota, la vicepresidente di Federalberghi L’Aquila, Mara Quaianni, ha ribadito stamani l’ultimatum lanciato dagli albergatori che hanno minacciato di sospendere l’erogazione dei servizi: “Preso atto che, nonostante le rassicurazioni ricevute dal commissario Chiodi, a oggi non risultano ancora pervenuti i pagamenti delle nostre spettanze, ci vediamo costretti, nostro malgrado, a sospendere, come concordato in assemblea, i servizi agli ospiti aquilani”.
Federalberghi L’Aquila ha sottolineato il fatto di trovarsi di fronte alla difficile condizione di mettere in ulteriore difficoltà cittadini già pesantemente provati dal sisma, ma di non avere altra possibilità per far valere le proprie ragioni: “Siamo dispiaciuti del fatto che a subire le conseguenze di tale incresciosa situazione saranno i nostri concittadini già come noi fortemente colpiti dal terremoto, ma non abbiamo purtroppo altri mezzi per sostenere le nostre ragioni che sono evidenti”.
“Ovviamente – si legge ancora – appena riceveremo quanto dovuto, riattiveremo i servizi che abbiamo assicurato, con grandi sacrifici e difficoltà finanziarie, sin dall’inizio del post-sisma”.
Al fianco degli albergatori, che protestano da tempo, si erano schierati alcuni giorni fa anche gli sfollati loro ospiti. “La ricostruzione della nostra amata città – aveva scritto un gruppo di sfollati in una lettera aperta – non passa solo attraverso la ristrutturazione delle case, ma anche attraverso l’economia locale. Oltre ad ospitarci, i gestori degli alberghi danno lavoro a numerose persone che trovano così un reddito”.
“Anche i proprietari degli hotel della città dell’Aquila – si leggeva ancora – sono degli sfollati e che hanno le loro giuste esigenze”.
Di qui l’appello alle istituzioni: “A nome dell’autentico impegno profuso dagli albergatori nei nostri confronti – scrivono gli sfollati – ci sentiamo in dovere di esprimere solidarietà e dare il nostro sincero appoggio alla loro protesta. Ci auguriamo che chi di competenza onori gli impegni economici tanto propagandati a favore delle strutture ricettive”.
Il commissario straordinario per la ricostruzione e presidente della Regione, Gianni Chiodi ha risposto che “parte degli 80,5 milioni disponibili per il pagamento delle spese per l’emergenza-Abruzzo saranno utilizzate anche per il pagamento degli hotel che hanno ospitato e che ospitano gli sfollati”.
Augurandoci che provveda entro 24 ore, viene spontaneo chiedersi come mai non abbia provveduto fino ad oggi e abbia dovuto trovarsi di fronte ad un aut aut degli albergatori per dimostrare di essere vivo.
Anche perchè lo stesso Chiodi qualche settimana fa lamentava di avere 1 miliardo a disposizione, a fronte di nessuna richiesta da parte di chi vuole ricostruire.
Ora prendiamo atto che non si trattava di 1 miliardo, ma di 80 milioni e che dovrebbero pure servire a molteplici emergenze.
Non è detto che gli albergatori avranno il saldo di quanto dovuto, forse un anticipo.
Considerazione finale sul governo: quando avrete finito di raccontarci palle sull’Aquila avvisateci.
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Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
E ALL’HOTEL DE RUSSIE, IGNAZIO LA RUSSA URLA A CICCHITTO: “O BERLUSCONI RISPETTA I PATTI O FACCIAMO SALTARE TUTTO”… GLI EX AN VOGLIONO TUTTI I POSTI NEGLI INCARICHI LASCIATI VACANTI DAI FINIANI, MA BERLUSCONI LI CONSIDERA INVECE I VERI COLPEVOLI DELLO SFASCIO DEL PARTITO…A CORTE ORA VOLANO LE SEGGIOLE
Slitta ancora la riforma dell’Università .
Il disegno di legge, approvato al Senato lo scorso 29 luglio tra le proteste di molti ricercatori, docenti e studenti, doveva approdare alla Camera.
L’inizio dell’esame, però, è stato inizialmente spostato di un giorno dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio.
Un ritardo dovuto all’analisi tecnica della Ragioneria Generale dello Stato, che ha di fatto stroncato le modifiche apportate a Montecitorio alla riforma.
Alla fine il governo ha deciso di rinviare l’esame del testo a dopo la fine della sessione bilancio.
Non prima, dunque, di fine novembre o inizio dicembre.
Il “nodo” evidenziato dalla Ragioneria è proprio quello delle coperture del provvedimento, in particolare la norma sul piano di sei anni di concorsi per nove mila ricercatori universitari.
Un punto che “Futuro e Libertà ” considera «dirimente», ovvero l’assunzione dei ricercatori prevista nell’articolo 5 bis: oltre al parere contrario, si contesta anche la quantificazione stessa dei costi, chiedendo l’acquisizione di una relazione tecnica.
“Il governo – aveva commentato Chiara Moroni dopo il primo rinvio – deve trovare la copertura, semmai rinviando l’esame del provvedimento a dopo la Finanziaria”.
La morale è che è stata fatta una figuraccia: inutile impostare delle riforme se poi non ci sono i mezzi finanziari per realizzarle.
Tremonti non ha tirato fuori i soldi per l’Università e la Gelmini è finita su un binario morto.
La proposta della Gelmini prevedeva l’assunzione di 9.000 ricercatori con la qualifica di associato dal 2011 al 2016 al ritmo di 1.500 l’anno: costo a regime, ovvero alla fine del ciclo di assunzioni, 480 milioni di euro l’anno.
Tremonti aveva imposto invece gia nel 2011 un taglio agli atenei di 830 milioni per arrivare nel tempo a 1,3 miliardi di tagli.
A che serve allora spacciare riforme se non si è in grado di finanziarle?
Mistero.
Ovviamente questa decisione di Tremonti ha scatenato le proteste della Gelmini ( per una volta ha ragione: potevano dirglielo subito) e nel pomeriggio di ieri ad Arcore c’è stata una lite tra il premier e Tremonti.
“La devi finire di fare il maestro del rigore solo quando vuoi tu, se i soldi ci sono per la Lega, li devi trovare anche per l’Università ” è sbottato il premier che ha poi aggiunto: “Non voglio fare figuracce, se non arrivano i fondi ci saranno conseguenze serie”.
E ai suoi ha aggiunto che “Tremonti sta complottando alle mie spalle”, in vista di un governo tecnico.
Ma due giorni fa, a Roma, all’hotel De Russie, è andato in scena un altro spettacolo.
La Russa ha minacciato Cicchitto che “se continua così, noi ex An facciamo gruppi autonomi: o Berlusconi rispetta i patti o facciamo saltare tutto”.
Quanche giorno prima il premier aveva accusato proprio gli ex An: “se siamo a questo punto è colpa loro”.
Che vuole in concreto La Russa? Che il posto di Italo Bocchino e gli altri lasciati vacanti da chi ha aderito a Futuro e Libertà vadano agli ex An.
Altrimenti come ripaga chi ha tradito Fini?
Una nobile battaglia sul programma insomma.
argomento: AN, Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, finanziaria, Gelmini, governo, Lavoro, LegaNord, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »