Destra di Popolo.net

LICENZIAMENTI, UNA DIPENDENTE PDL SCRIVE A BERLUSCONI: CI HAI DELUSO”

Settembre 30th, 2014 Riccardo Fucile

“EPURATI EX AN E ALFANIANI”… PER 42 IMPIEGATI SCATTA LA CASSA INTEGRAZIONE: “DEPENNATI COME MATRICOLE”

“Siamo stati epurati, di questo si tratta”.
Dopodomani per 42 dipendenti del Pdl, non riassorbiti in Forza Italia, sarà  firmata la cassa integrazione.
E una di loro scrive una lettera a Silvio Berlusconi: “Presidente, ci aiuti”.
A rivolgersi al leader di FI è Lorena Vinzi, 52 anni, impiegata nella direzione nazionale del partito. “Abbiamo ricevuto la lettera di licenziamento in 42 su 120 impiegati e, guarda caso, siamo quelli provenienti da Alleanza Nazionale e gli alfaniani”, denuncia.
“Non è stata fatta una scelta secondo i curriculum e le competenze ma secondo l’appartenenza politica. Non è accettabile”, spiega.
La Vinzi e gli altri 41 sono sul piede di guerra: “Mi chiedo – scrive nella missiva – come possano gli italiani dare ancora credito a persone che parlano di famiglia, di diritti dei lavoratori, di pensioni alle casalinghe, di sociale se lei, caro Presidente, non si è curato neanche di andare a controllare i profili di ogni dipendente che ha letteralmente fatto depennare da una lista come se fosse soltanto una matricola”.
Che sarebbero stati licenziati lo hanno appreso il 16 giugno, dai giornali.
“Ci siamo subito allarmati e siamo andati a chiedere spiegazioni. Nessuno ci ha ricevuto. Poi dopo poche ore ci è arrivata una mail che ci ha confermato la brutta notizia”.
Venerdì scorso la doccia fredda: “Da domani non potrete più entrare nella sede”, gli è stato comunicato.
“Vorrei dirle che non solo ha licenziato una donna di 52 anni, età  avanzata per rientrare nel mondo del lavoro dopo 30 anni di referenze politiche di destra, ma vorrei aggiungere che questa donna è divorziata, con due figli maggiorenni e un affitto da pagare”.
“Lei – continua nella lettera – che si è sempre vantato di non aver mai licenziato nessuno, di non aver mai mandato i suoi in cassa integrazione, di non aver mai subito scioperi da parte del suo personale. Perchè ora non riesce a mantenere il posto di lavoro a pochissime persone per le quali lo stipendio è vita?”.
Per la Vinzi è grave che “il Pdl riceverà  i contributi fino al 2016, mentre noi siamo stati buttati in strada”.
Intanto, dentro Forza Italia, il tesoriere unico, Maria Rosaria Rossi, cerca di trovare una soluzione alle dissestate casse azzurre ed evitare nuovi tagli, a cominciare proprio dal personale. E proprio questo è stato il tema di un vertice, il 10 settembre, nella sede del partito.

Giorgio Ruta
(da “La Repubblica”)

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LICENZIAMENTI, UNA DIPENDENTE PDL SCRIVE A BERLUSCONI: CI HAI DELUSO”

Settembre 30th, 2014 Riccardo Fucile

“EPURATI EX AN E ALFANIANI”… PER 42 IMPIEGATI SCATTA LA CASSA INTEGRAZIONE: “DEPENNATI COME MATRICOLE”

“Siamo stati epurati, di questo si tratta”.
Dopodomani per 42 dipendenti del Pdl, non riassorbiti in Forza Italia, sarà  firmata la cassa integrazione.
E una di loro scrive una lettera a Silvio Berlusconi: “Presidente, ci aiuti”.
A rivolgersi al leader di FI è Lorena Vinzi, 52 anni, impiegata nella direzione nazionale del partito. “Abbiamo ricevuto la lettera di licenziamento in 42 su 120 impiegati e, guarda caso, siamo quelli provenienti da Alleanza Nazionale e gli alfaniani”, denuncia.
“Non è stata fatta una scelta secondo i curriculum e le competenze ma secondo l’appartenenza politica. Non è accettabile”, spiega.
La Vinzi e gli altri 41 sono sul piede di guerra: “Mi chiedo – scrive nella missiva – come possano gli italiani dare ancora credito a persone che parlano di famiglia, di diritti dei lavoratori, di pensioni alle casalinghe, di sociale se lei, caro Presidente, non si è curato neanche di andare a controllare i profili di ogni dipendente che ha letteralmente fatto depennare da una lista come se fosse soltanto una matricola”.
Che sarebbero stati licenziati lo hanno appreso il 16 giugno, dai giornali.
“Ci siamo subito allarmati e siamo andati a chiedere spiegazioni. Nessuno ci ha ricevuto. Poi dopo poche ore ci è arrivata una mail che ci ha confermato la brutta notizia”.
Venerdì scorso la doccia fredda: “Da domani non potrete più entrare nella sede”, gli è stato comunicato.
“Vorrei dirle che non solo ha licenziato una donna di 52 anni, età  avanzata per rientrare nel mondo del lavoro dopo 30 anni di referenze politiche di destra, ma vorrei aggiungere che questa donna è divorziata, con due figli maggiorenni e un affitto da pagare”.
“Lei – continua nella lettera – che si è sempre vantato di non aver mai licenziato nessuno, di non aver mai mandato i suoi in cassa integrazione, di non aver mai subito scioperi da parte del suo personale. Perchè ora non riesce a mantenere il posto di lavoro a pochissime persone per le quali lo stipendio è vita?”.
Per la Vinzi è grave che “il Pdl riceverà  i contributi fino al 2016, mentre noi siamo stati buttati in strada”.
Intanto, dentro Forza Italia, il tesoriere unico, Maria Rosaria Rossi, cerca di trovare una soluzione alle dissestate casse azzurre ed evitare nuovi tagli, a cominciare proprio dal personale. E proprio questo è stato il tema di un vertice, il 10 settembre, nella sede del partito.

Giorgio Ruta
(da “La Repubblica”)

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TRATTAMENTO DI FINE FUTURO

Settembre 30th, 2014 Riccardo Fucile

L’ANNUNCIATORE DI FIRENZE E L’ALIQUOTA FISCALE PIU’ ALTA SUL TFR INCAMERATA DALLO STATO

Sono completamente d’accordo a metà  con l’Annunciatore di Firenze, quando gigioneggia di inserire la cara vecchia liquidazione in busta paga.
Nel migliore dei mondi possibili sarebbe persino apprezzabile il tentativo di trasformare il lavoratore in un adulto.
Per decenni lo si è trattato come un irresponsabile che andava protetto da se stesso. Non gli si potevano dare tutte le spettanze nel timore che le divorasse, arrivando nudo alla meta, solitamente micragnosa, della pensione.
Sminuzzando il Tfr in rate mensili, si affida al beneficiario lo scettro del proprio destino: toccherà  a lui, non più al datore di lavoro o allo Stato Mamma, decidere la destinazione dei suoi soldi.
Purtroppo la realtà  non è fatta della stessa sostanza degli annunci.
Intanto il Tfr è un denaro che esiste solo come promessa: nel momento in cui lo si trasformasse in moneta sonante, per pagarlo i datori di lavoro sarebbero costretti a indebitarsi.
Quanto allo Stato, passerebbe da Mamma a Matrigna: l’astuto Annunciatore si è dimenticato di dire che in busta paga la liquidazione soggiacerebbe a un’aliquota fiscale più alta.
L’imprenditore ci perde, lo Stato ci guadagna.
E il lavoratore? Incamera qualche euro da gettare nell’idrovora boccheggiante dei consumi, ma smarrisce l’idea di futuro con cui erano cresciute le generazioni precedenti.
La liquidazione era un tesoretto intorno a cui coltivare speranze e progetti per il tempo a venire.
Il suo sbriciolamento rischia di diventare l’ennesimo sintomo di un mondo che si sente a fine corsa e preferisce un uovo sodo oggi a una gallina di fine rapporto domani.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)

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TUTTA LA PRECARIETA’ CHE RESTERA’ IN VIGORE CON IL NUOVO ART.18

Settembre 30th, 2014 Riccardo Fucile

LE COLLABORAZIONI SONO IL 7%… IL NODO È IL CONTRATTO A TEMPO E LE FALSE PARTITE IVA… REINTEGRO PER DISCRIMINAZIONI E DISCIPLINARI

La direzione del Pd ha partorito una nuova, forse l’ultima, ipotesi di riforma dell’articolo 18.
Ma ha dato il via libera ad altre idee di Renzi: l’abolizione della precarietà , in particolare con la cancellazione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co) e dei contratti a progetto (co.co.pro.); la riforma dei Servizi per l’impiego, gli ammortizzatori sociali.
1. Cosa prevede la nuova formulazione sull’articolo 18?    
La mediazione che Renzi ha offerto alla minoranza, illustrata chiaramente dal ministro Poletti, si basa sul mantenimento dell’articolo 18 per i licenziamenti discriminatori (per religione, sesso, nazionalità , etc.). Renzi ha recuperato anche il licenziamento disciplinare tra quelli che, se comminati ingiustamente, prevederanno il reintegro (resterebbe l’attuale formulazione?).
Per i licenziamenti economici, invece, rimane solo l’indennizzo.
2. Che vuol dire cancellare i contratti di collaborazione?    
Il contratto di collaborazione continuata e coordinata è stato istituito nel 1997 dal “pacchetto Treu”.
Nel 2003, anche considerato il suo abuso da parte delle imprese, è stato superato con la legge Biagi dal contratto a progetto (a eccezione di alcuni casi come il lavoro pubblico, gli iscritti agli albi professionali, etc.).
Si specifica più chiaramente l’oggetto della mansione per evitare la reiterazione di contratti aventi la stessa finalità . Al lavoratore viene applicata la ritenuta previdenziale al 27% (33% entro il 2018) oltre ad altre tutele sociali.
Anche in questo caso, però, c’è stato un largo utilizzo da parte dei datori di lavoro per aggirare un rapporto di lavoro subordinato.
A fine 2013, però, l’insieme dei rapporti di collaborazione rappresentava solo il 7% dei rapporti di lavoro con una forte tendenza alla diminuzione.
3. Che fine farà  il contratto a tempo determinato?    
Questa forma di rapporto è quella più largamente utilizzata con il 68% dei nuovi rapporti di lavoro (ministero del Lavoro).
Inoltre, sui rapporti a tempo determinato attivati nel 2013, il 46,3% ha avuto una durata inferiore al mese, il 19,3% tra due e tre mesi, il 31,9% tra 4 e 12 mesi e solo il 2,5% ha superato l’anno.
Il decreto Poletti, cioè la prima versione del Jobs Act, ha portato a 5 i rinnovi possibili entro 36 mesi in assenza di causale del contratto stesso.
Con il contratto a tutele crescenti che fine fa questo tipo di contratto?
Finora non è chiaro.
4. Quali altri contratti rimangono oltre ai co.co.pro?    
Il contratto indeterminato pesa per il 16,4% sui rapporti di lavoro avviati nel 2013. Accanto a questi c’è il contratto di apprendistato che ha un’incidenza del 2,5% e riguarda i giovani dai 15 ai 29 anni.
La tipologia è stata più volte rivista per allentarne le rigidità  e permettere, ad esempio, di alleggerire i vincoli sui programmi di formazione.
C’è poi un 6% di altre tipologie che pure rappresentano una quota importante: lavoro intermittente, interinale. In crescita il lavoro accessorio.
5. Cos’è il lavoro accessorio e cosa c’entra con i mini-job tedeschi?    
Il lavoro accessorio ha un posto importante nella delega-lavoro. Nato con l’idea di far uscire dall’illegalità  una serie di piccoli lavori all’interno del tetto dei 5000 euro l’anno, è via via cresciuto.
Questi “lavoretti” (giardinaggio, ripetizioni, pulizie)sono pagati con i “buoni lavoro”, i voucher acquistabili anche dal tabaccaio e comprensivi di copertura Inps e Inail. Secondo i dati dell’Inps, nel 2013 i lavoratori che complessivamente hanno avuto accesso a questa formula sono stati 950 mila per un importo medio di soli 527 euro annui.
Il 63,5% ha meno di 40 anni e la maggioranza è composta da donne impiegate nel commercio.
Si tratta del rapporto di lavoro più in sintonia con i mini-job tedeschi. Per questo il governo intende alzare il limite dei 5.000 euro annui.
6. Quanto contano le partite Iva e che fine fanno?    
Un ruolo decisivo nella precarietà  oggi è occupato da quelle che vengono definite false partite Iva. Queste regolano l’erogazione di attività  professionali svolte in forma autonoma con, appunto, regolare partita Iva.
Nel corso degli anni, però, molte forme di lavoro subordinato sono state trasformate in questa tipologia di lavoro — al pari della associazione in partecipazione — che secondo lo studio del Laboratorio politiche sociali del Politecnico di Milano — riportato da Dario Di Vico sul Corriere della Sera — è pari al 12% di quelle complessive: circa 400 mila unità .
Una cifra superiore ai contratti di collaborazione o agli apprendistati. Che succederà  a questa tipologia?
7. Senza l’articolo 18 lo Stato deve “prendersi cura” di chi perde     il lavoro. In che modo?    
Chi perde il lavoro può beneficiare di sussidi legati all’azienda — cassintegrazione, mobilità  — e dell’Aspi.
I servizi per l’impiego, le vecchie agenzie di collocamento, sono però utilizzati da una percentuale bassissima di disoccupati.
Renzi propone di istituire un’Agenzia nazionale per l’impiego, partecipata da Stato, regioni e province autonome e vigilata dal ministero del Lavoro.
A questa agenzia vorrebbe affidare anche la gestione dell’Aspi, “coinvolgendo le parti sociali” come ha sottolineato ieri in direzione Pd. Un’opportunità  allettante per i sindacati. La stessa Aspi dovrebbe essere leggermente ampliata con lo stanziamento di 1,5 miliardi nella legge di Stabilità . Che però sono davvero pochi per un’effettiva universalità .
A meno che dietro ci sia l’ipotesi di abolire la cassa integrazioni, sia pure in parte.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DUCATI: VIA AL LAVORO DI DOMENICA, ACCORDO AZIENDA-FIOM

Settembre 30th, 2014 Riccardo Fucile

OPERAI DI TURNO PER TRE GIORNI, POI PER DUE RESTERANNO A CASA… IN TUTTO 30 ORE MA PAGATE 40

Alla Ducati Motor di Bologna si apre l’era del lavoro domenicale: sindacato e azienda hanno raggiunto l’intesa per un ciclo produttivo su 21 turni (tre turni al giorno per sette giorni) che porta il reparto Officina (dove si produce l’albero motore e a camme delle «rosse» di Borgo Panigale) a lavorare anche al sabato e alla domenica; ma non nei festivi.
LO SCHEMA «TRE-DUE»
Nella notte, l’ultima assemblea con gli operai del reparto (in tutto sono 66) ha dato l’ok all’intesa che prevede lo schema ribattezzato «tre-due»: tre giorni al lavoro (nel turno del mattino, in quello del pomeriggio o notturno; tutti da otto ore massimo) e due a casa.
Per fare un esempio: un operaio può fare uno dei tre turni nei primi tre giorni della settimana e poi stare a casa giovedì e venerdì, riprendere al sabato e alla domenica per rifermarsi due giorni da martedì; e così via.
L’ACCORDO
«È il miglior schema possibile», rivendica la Fiom-Cgil. In totale, gli operai lavoreranno in media 30 ore settimanali, ma pagate 40.
L’accordo porta inoltre 13 assunzioni (sei part time verticali che diventano full time e altri sette lavoratori che entrano con il part time verticale che sarà  trasformato in assunzione a tempo pieno) e, ovviamente, un aumento salariale.
L’incremento di stipendio varia a seconda dei tipi di turni e dei giorni (a seconda che si stia in officina dal lunedì al venerdì, o al sabato e domenica), ma complessivamente, secondo i calcoli del sindacato, per un operaio al quarto livello, con cinque scatti di anzianità , ci sarà  un aumento della retribuzione lorda annua che oscilla tra 2.500 e 2.700 euro.
L’accordo è sperimentale, vale dal prossimo 1 ottobre fino al dicembre 2015, ma con una clausola: se non si firma l’integrativo aziendale per tutti i dipendenti Ducati Motor il modello «tre-due» decade.
L’OK DEI LAVORATORI
Quello raggiunto tra sindacato e Ducati Motor «è un accordo buono, serio ed acquisitivo; se tutti fossero così non sarebbe davvero male», commenta Luana Rocchi, sindacalista della Fiom-Cgil di Bologna che ha seguito passo passo tutta la lunga trattativa.
C’è anche una quota di importanti investimenti di Ducati Motor da qui al 2019.
Messi in fila tutti gli elementi, il 71% dei lavoratori dell’Officina ha dato l’ok all’ipotesi di intesa: l’ultima assemblea si è conclusa attorno alle 2 di questa notte.
L’accordo sul lavoro domenicale è stato anticipato anche per venire incontro ad esigenze produttive dell’azienda collegate ad alcune commesse «e così abbiamo anche evitato che alcune lavorazioni venissero esternalizzate», prosegue Rocchi.

(da “il Corriere della Sera”)

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LA DESTRA RANCOROSA CHE NON VINCERA’ MAI IN TRINCEA CON RENZI, MARCHIONNE E GLI SPECULATORI INTERNAZIONALI

Settembre 29th, 2014 Riccardo Fucile

CERCANO UNA DESTRA CHE GIA C’E’, SI VERGOGNANO SOLO A DIRE CHE RENZI LI RAPPRESENTA

Siamo uno dei pochi blog a destra schierato in difesa del mantenimento del reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato.
Ma siamo in buona compagnia: quella del 65%   del popolo italiano.
Lo diciamo perchè, al netto di chi non si esprime o non ha maturato un’idea al riguardo della proposta renziana di abolizione dell’art 18, solo il 30% degli italiani la pensa diversamente da noi.
Aggiungiamo: per fortuna esiste un blog, largamente diffuso e seguito dai media,   che non è su posizioni liberiste perchè una buona parte dell’elettorato di centrodestra, quando esprime il proprio voto, non mette la crocetta sulla Fiat di Marchionne, sul simbolo di Confindustria o sul logo del boy scout che si perdeva nel bosco.
L’Italia è governata da un grande truffatore senza patria che per scalare il potere ha nell’ordine: vinto le primarie del Pd facendo votare chi non aveva titolo (ci voleva Bersani per permettere agli elettori di centrodestra di decidere chi dovesse essere il segretario del Pd), pugnalato alle spalle Enrico Letta dopo avergli giurato fedeltà , fatto un accordo con un pregiudicato e poi concordato tutte le riforme con un ex macellaio divenuto banchiere plurinquisito, coopato come ministri una corte di figuranti e madonnine votive sciatte per non fargli ombra, imposto una legge truffa che toglie spazi di democrazia, venduto alla Troika, pur di non vedersi commissariato per inettitudine, i diritti dei lavoratori sanciti dalla Costituzioni, praticato il voto di scambio con l’elargizione di 80 euro a chi ne guadagna 1480 senza nulla dare a pensionati al minimo e a disoccupati.
Senza contare le balle stratosferiche che questo soggetto continua a raccontare ogni giorno per trovare scusanti a ogni sua promessa mancata.
E che fa la destra politica?
Gongola per l’abolizione dell’art. 18, esprime il livore rancoroso verso il “sindacato” in generale, inneggia al libero mercato senza controlli, quello che ha permesso a pochi delinquenti di distruggere le economie di intere nazioni.
“Le riforme di Renzi sono le nostre” squittisce qualcuno: ha ragione, i poteri forti hanno giocato la carta Renzi per continuare a speculare sulla pelle degli onesti, infatti avete mai sentito Renzi promettere misure draconiane contro gli evasori fiscali?
Renzi con gli 80 euro non ha aiutato i deboli, ma solo chi poteva votarlo alle Europee.
Il reintegro dei lavoratori da parte del giudice di merito è previsto in tutta Europa, a parte la Spagna, la battaglia del governo è solo una marchetta che Renzi deve fare alla Ue per meritarsi di sforare il 3% .
E non serve a nulla perchè già  la legge Fornero prevedeva i casi di licenziamento per giusta causa.
E arriviamo a sentir dire da Renzi che “deve essere l’imprenditore a decidere se un lavoratore va tenuto o meno, non un magistrato” e qui siamo al ridicolo.
Allora perchè non facciamo decidere ai capimandamento se un picciotto ha sgarrato o meno?
O alla cupola della ‘ndrangheta a chi deve essere assegnato un appalto?
Sono anche loro parti in causa, a che serve la magistratura, a che serve la legge, la norma, l’accertamento dei fatti contestati?
L’imprenditore ha ragione a prescindere, dicono Renzi e i liberisti nostrani.
Noi stiamo con chi, meno di un secolo fa, certi capitalisti senza scrupoli li attaccava al muro e magari imponeva loro di costruire un ospedale per bambini come il Gaslini, se volevano evitare la galera.
Punti di vista, certo.
Ma anche cronica mancanza di conoscenza di norme e regolamenti, di analisi politica e approfondimento da parte di tanti che vedono la destra come modo di sfogare rancori, perennemente con la bava alla bocca.
Senza capire che sono liberi certamente di rappresentare quel 10% di italiani che detengono il 70% delle ricchezze nostrane, ma fino a che non faranno una legge per cui può votare solo chi possiede qualche milione di euro in beni patrimoniali, al massimo governeranno l’esclusivo circolo nautico in compagnia di Previti.
Perchè il mondo vero sta fuori da questa logica aberrante per fortuna.
La Costituzione parla di funzione sociale dell’impresa, non di rinuncia ai diritti.
E i diritti li difende, in caso di contestazione, la legge, non il libero arbitrio.
Come la sicurezza la difendono le forze dell’ordine, non i giustizieri della notte.
Se poi qualcuno ha scambiato il pataccaro di Firenze per lo sceriffo di Nottingham o Marchionne per un contribuente dello Stato italiano sarà  opportuno che vada da un buon oculista.
In regime di libero mercato troverà  sicuramente chi fa al caso suo.

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L’ARTICOLO 18: ANACRONISTICO E DEMAGOGICO

Settembre 29th, 2014 Riccardo Fucile

IL PUNTO DI VISTA DELLA DESTRA LIBERALE

La discussione sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha riacceso gli animi, riaperto i confronti, reso ancora più “ardenti” gli scontri e fatto consumare i soliti luoghi comuni.
E’ vero che in una fase di crisi come quella attuale, discutere dell’articolo 18 potrebbe sembrare “il non problema”.
Anzi, probabilmente lo è per certi versi, perchè se tante aziende hanno chiuso i battenti e continuano ancora a farlo, se tanti disoccupati ci sono in giro e sembrano destinati ad aumentare, se nessuna speranza concreta di ripresa si intravede all’orizzonte, oggettivamente, parlarne potrebbe rappresentare una mera speculazione filosofica o di sistema in generale.
Ma “potrebbe”, non è detto che lo sia. La verità  è che l’esistenza di una situazione così drammatica come quella che vive il nostro Paese, impone tante riflessioni, anche quando potrebbero sembrare “di secondo piano”.
E’ una questione di corretta impostazione delle discussioni, delle analisi e delle sintesi, anche operative.
L’articolo 18 è la solita bandiera di un sistema che non tutela realmente il sistema competitivo e che tende solo ad omologare verso il basso.
E’ vero che la stabilità  di tanti posti di lavoro può determinare una stabilità  dei flussi di mercato agendo direttamente sul rapporto tra “domanda” ed “offerta”.
E’ vero che se c’è stabilità  è più facile avere un mutuo, ad esempio, o un piccolo finanziamento per altre necessità .
Ma nulla potrà  mai mettere seriamente in discussione l’antefatto logico della “stabilità “.
Un sistema è stabile quando la sua economia è florida, quando produce ricchezza, quando riesce a stimolare la competitività  e la sana competizione tra gli attori sociali. Un sistema è stabile quando la passione e la sfida non trovano ostacoli negli eccessivi gravami di sistema perchè, tra la stabilità  e l’artata imposizione di privilegi ne passa. Se un dipendente, pubblico o privato che sia, non è all’altezza del proprio compito deve poter essere rimosso senza se e senza ma.
E’ assurdo che esista ancora il “ricatto” della “tutela reale”.
E’ assurdo che si debba ancora pagare “dazio” al sistema sindacale, perchè quello sì che “compra e vende” come se nulla fosse!
E’ assurdo che tanti oneri di gestione siano così assorbenti e devastanti da determinare una lievitazione dei nostri prezzi in misura tale da rendere le nostre aziende incapaci di competere sul mercato, soprattutto internazionale.
Ancora più assurdo è non vedere la verità .
Senza lavoro l’uomo non è niente. E senza le imprese il lavoro non si crea.
La “mediazione meritocratica” tra i due momenti è “necessariamente necessaria”, proprio come la riflessione profonda e sulla definzione di contesto sui nuovi lavori, perchè un Paese riesce ad avere una storia vera e seria solo se riesce ad immaginarsi nel corso del tempo dandosi una dimensione in profondità  e larghezza.
Sterili e fuorvianti, poi, le varie coloriture della solita cultura “populare” e populista; le varie discettazioni, del tutto infondate, di possibili rapporti tra l’articolo 18 e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
La salute dei lavoratori sul luogo di lavoro non si tutela col famigerato articolo 18 ma con gli adempienti previsti dal D. Lgs. 81/2008 e s.m.i.
La sintesi va quindi da sè. L’articolo 18 va abolito. Le misure per la sicurezza dei lavoratori vanno migliorate. Il lavoro si acquisisce e si conserva per merito.
La salute si tutela con la specifica normativa di settore. Semplice.
Concettualente scontato, anche se una “certa sinistra” se ne scorda…

Salvatore Castello
Right BLU — La Destra Liberale

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UN SUCCESSO DI RENZI: AUMENTATI DEL 7,1% I MORTI SUL LAVORO, DIRITTI CARTA STRACCIA

Settembre 29th, 2014 Riccardo Fucile

HA TROVATO LA SOLUZIONE: PER RIDURRE LA DISOCCUPAZIONE, BASTA ELIMINARE I LAVORATORI: 489 MORTI … E LUI PENSA AD ABOLIRE L’ART 18 PER FAR CONTENTI I SALOTTI BUONI DELLA SINISTRA IN AFFARI CON LA FINANZA INTERNAZIONALE

29 settembre: sono 489 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno +7,1 % rispetto allo stesso giorno del 2013.
Se si aggiungono i “diversamente assicurati” che non appaiono mai nelle statistiche delle morti sul lavoro, tra questi i morti sulle strade, in itinere e di categorie con assicurazioni proprie, diverse dall’INAIL, pensiamo si superano complessivamente i 1.000 morti (stima minima), ma per molte ragioni è impossibile avere un numero certo di vittime sulle strade, soprattutto di lavoratori con partita IVA individuale che muoiono sulle strade e che sono classificati come “morti per incidenti stradali“, mentre invece stavano lavorando o erano in itinere.
Ma le morti sui luoghi di lavoro che segnaliamo sono tutte documentate.

MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE PROVINCE ITALIANE (vanno almeno raddoppiati se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere)
Valle d’Aosta (1 morto) Aosta 1. Piemonte (40 morti) Torino 16, Alessandria 8, Asti 2, Biella 0, Cuneo 10, Novara 3, Verbano-Cusio-Ossola 1, Vercelli. Liguria (8 morti) Genova 5, Imperia 0, La Spezia 1, Savona 1. Lombardia (52 morti) Milano 6, Bergamo 5, Brescia 8, Como 0, Cremona 6, Lecco 0, Lodi 2, Mantova 8, Monza 2, Brianza 1, Pavia 8, Sondrio 2, Varese 4. Trentino-Alto Adige (16 morti) Trento 4, Bolzano 12. Veneto (46 morti) Venezia 9, Belluno 3, Padova‎ 3, Rovigo 4, Treviso 5, Verona 12, Vicenza 7. Friuli-Venezia Giulia (6 morti) Trieste 1, Gorizia 0, Pordenone 2, Udine 3. Emilia-Romagna (43 morti)Bologna 4. Forlì-Cesena 6, Ferrara 6, Modena 5, Parma 7, Piacenza 4, Ravenna 8, Reggio Emilia 2, Rimini 1.Toscana (21 morti) Firenze 2, Arezzo 6, Grosseto 1, Livorno 1, Lucca 2, Massa Carrara 1, Pisa 6, Pistoia 1, Prato 0, Siena 0. Umbria (13 morti) Perugia 8, Terni 5.Marche (15 morti)Ancona 1, Ascoli Piceno 5 (compresi i 4 piloti del Tornado), Fermo 3, Macerata 2, Pesaro-Urbino 3. Lazio (36 morti) Roma 15, Frosinone 3, Latina 4, Rieti 6, Viterbo 8. Abruzzo (22 morti) L’Aquila 7, Chieti 8, Pescara 1, Teramo 6. Molise (7 morti) Campobasso 3, Isernia 4. Campania (31 morti) Napoli 9, Avellino 5, Benevento 4, Caserta 4, Salerno 9. Puglia (30 morti) Bari 13, Brindisi 0, Foggia 3, Lecce 8, Taranto 4. Basilicata (5 morti) Potenza 4, Matera 1. Calabria(14 morti) Catanzaro 3, Cosenza 4, Crotone 1, Reggio Calabria 1, Vibo Valentia 5.Sicilia (36 morti) Palermo 11, Agrigento 4, Caltanissetta 5, Catania 3, Enna 2, Messina 3, Ragusa 1, Siracusa 4, Trapani 3. Sardegna (11 morti) Cagliari 2, Carbonia-Iglesias 2, Medio Campidano 1, Nuoro 2, Ogliastra 1, Olbia-Tempio 0, Oristano 3, Sassari 0.

Quando leggete questa terribile sequenza ricordatevi sempre che se si aggiungono anche i morti sulle strade e in itinere i morti sul lavoro sono almeno il doppio e tante vittime sulle strade muoiono per turni dove si dovrebbe dormire, per orari prolungati e stanchezza accumulata, per lunghi percorsi per andare e tornare dal lavoro.
Non sono segnalati a carico delle province le morti di autotrasportatori sulle autostrade.
Categorie con più morti sul lavoro: Agricoltura 42% sul totale, con il 68% di queste morti causate dal trattore . Edilizia 23,6%. Industria 9,2. Autotrasporto6,2%.
Il 29% di tutti i morti sui luoghi di lavoro ha oltre 60 anni. l’11,25% sono stranieri. Il 50% di tutte le morti sui luoghi di lavoro sono concentrate in 5 regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio.

(da “cadutisullavoro.blogspot.it“)

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BERSANI: “IN GERMANIA HANNO PIU’ OCCUPATI E HANNO L’ART 18, NON C’ENTRA UN TUBO”. LA CAMUSSO: “QUALCUNO DICA A RENZI CHE I CO.CO.CO. NON ESISTONO PIU’ DA TEMPO, NON SA NEANCHE DI COSA PARLA”

Settembre 29th, 2014 Riccardo Fucile

ANGELETTI: “RENZI NON CONOSCE NEANCHE LA COSTITUZIONE, SIAMO UN’ORGANIZZAZION DI TENDENZA, NON UN’AZIENDA”

La minoranza del Partito democratico è agguerrita.
Pier Luigi Bersani concentra in una battuta i “ragionamenti stravaganti” del premier Matteo Renzi, secondo il quale “siccome abbiamo pochi occupati e molti disoccupati, togliamo l’art.18”: “In Germania hanno più occupati, e hanno l’articolo 18. Forse viene il dubbio che non c’entri un tubo l’articolo 18”, dice l’ex segretario ai microfoni di Fabio Volo a Radio DJ.
Per Bersani alla direzione del Partito democratico, in programma oggi alle 17, non ci sarà  “alcuna spallata da parte della minoranza” ma la spallata “verrà  dai fatti che hanno la testa dura”.
Grande opposizione al premier proviene anche da Matteo Orfini, presidente del partito, che su Twitter scrive: “Non correte, servono robuste correzioni” (al Jobs act, ndr).
Prima della riunione del pomeriggio, durante la quale Renzi presenterà  ufficialmente il contenuto del Jobs Act, la minoranza Pd ha convocato una assemblea per fare il punto della situazione.
Attorno a un tavolo si vedranno i leader delle varie correnti, da Cesare Damiano a Pippo Civati, da Rosy Bindi a Gianni Cuperlo.
Prima dell’appuntamento al Nazareno si annunciano anche ulteriori riunioni dei membri della direzione che fanno capo alle diverse componenti, da Area riformista ai Giovani turchi. Tutti in fermento per quello che ha anticipato il premier alla stampa nei giorni scorsi: “Abolirò i contratti precari e l’art. 18”.
Cgil, Cisl e Uil, nell’incontro sui temi del lavoro hanno poi preparato la riunione del 6 ottobre a Roma, alla quale parteciperanno la Ces e tutti i sindacati europei, in vista del vertice dei governi europei sull’occupazione programmato a milano per l’8 ottobre.
“Siamo pronti all’estensione” dell’articolo 18 ai sindacati”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, arrivando alla sede della Cisl per partecipare all’incontro con i leader di Cisl e Uil sul Jobs act, replica al premier Matteo Renzi, che ieri aveva detto che i sindacati sono l’unica organizzazione con più di 15 dipendenti a non avere l’articolo 18.
“Ora siamo come tutti i partiti, la Chiesa e le organizzazioni di tendenza”, ha aggiunto Camusso.
Secondo la leader Cgil, il premier “ha detto ieri sera una cosa che non era mai stata detta in questo Paese: il punto è la garanzia alle imprese della libertà  di licenziare. Questo mi sembra il punto su cui bisogna concentrarci”.
“Si può fare propaganda o fare un ragionamento serio ma – dice ancora Susanna Camusso – non mi pare che ci sia nè nella legge delega nè nelle parole del presidente del Consiglio l’intenzione seria di ridurre il precariato”.
Per Camusso, Renzi “non sa neanche che i co.co.co non esistono più, esistono altre forme di contratto come i voucher, i contratti a progetto, le associazioni in partecipazione”.
Attacchi al premier anche dal leader della Uil, Luigi Angeletti. “Renzi non conosce neanche la Costituzione, noi siamo una organizzazione di tendenza”.
Arrivando all’incontro con gli altri leader sindacali, Angeletti ha poi commentato l’intenzione del premier di ridurre il precariato e di abolire l’articolo 18 per i neoassunti: bisogna agire “senza togliere niente a nessuno ma dando le protezioni a chi non ha niente”.
Quanto all’intenzione di Renzi di parlare della questione articolo 18 direttamente con i lavoratori, il leader della Uil ha liquidato la cosa con una battuta: “Mi immagino voglia parlare con 17 milioni di lavoratori dipendenti, ci vorrà  un po’ di tempo visto che non vuole parlare con chi li rappresenta”.

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