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OGNI ANNO 60.000 LAUREATI SI SPOSTANO DA SUD A NORD PER LAVORO

Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile

TRA PENDOLARI E CAMBI DI RESIDENZA, I DATI SMENTISCONO IL PRESUNTO IMMOBILISMO….A UN ANNO DALLA LAUREA IL GIOVANE MERIDIONALE SI TROVA DISTANTE DA CASA 214 CHILOMETRI

Eppur si muovono: meno di quanto si faceva negli anni Sessanta, in misura minore anche rispetto agli anni pre-crisi, ma gli italiani, i giovani soprattutto, vanno a cercare il lavoro dove c’è.
Il guaio è che spesso non lo trovano.
Stare vicino a mamma e papà  non è una priorità : certo aiuta se il lavoro è precario e lo stipendio è basso o se i genitori coprono il vuoto assistenziale legato – in caso di figli piccoli – alla mancanza di asili nido.
Ma spostarsi non è un problema.
Secondo un’indagine elaborata dall’Isfol con il dipartimento demografico della Sapienza di Roma il 72 per cento dei giovani fra i 20 e i 34 anni è disponibile a spostarsi pur di trovare lavoro.
Il 17 per cento mette in conto di vivere in un altro paese europeo, quasi il 10 è disponibile anche a cambiare continente.
Una tendenza confermata dai dati dello Svimez, dell’Istat e di Almalaurea. Le resistenze a cambiare città  o regione sono basse, specialmente in presenza di un titolo di studio elevato.
E il cambio di mentalità  è generalizzato, riguarda sia il Nord che il Sud, sia i maschi che le femmine.
Nel 2010, spiega lo Svimez, 250 mila persone si sono spostate dalle regioni meridionali ad altre aree del Paese.
Di queste 114 mila hanno effettuato il cambio di residenza (erano 70 mila solo a metà  degli anni 90) e 134 mila si sono attrezzati con la mobilità  a lungo raggio e il pendolarismo.
Volendo considerare il lungo periodo le quote lievitano: dal 1990 al 2005, certifica la Banca d’Italia, il passaggio dal Sud al Nord ha coinvolto due milioni di persone.
“Dire che i giovani vogliono starsene con papà  e mamma è un luogo comune – assicura Luca Bianchi, vicedirettore dello Svimez – in realtà  c’è una grande disponibilità  sia a muoversi che ad accettare occupazioni non corrispondenti al titolo di studio. E’ vero che negli ultimi mesi in fenomeno si è ridimensionato: fra il 2008 e il 2010 ci sono state 15 mila migrazioni in meno, ma questo è un effetto della crisi”.
Anche loro sono disposte a partire: nel 2009, prendendo in considerazione i titoli di studio medio-alti (diploma e laurea), il 54,6 per cento degli spostamenti per lavoro da Sud a Nord è dovuto alla componente femminile e ciò spiega in parte il crollo delle nascite nelle regioni meridionali.
Fra le laureate, dato nazionale di Almalaurea, solo il 4,9 per cento delle ragazze non è disponibile a spostarsi.
Nel 2010, dati Svimez, quasi 60 mila laureati si sono spostati dal Sud a Nord per motivi di lavoro (oltre 18 mila con cambio di residenza) e 1.200 sono “fuggiti” all’estero.
Almalaurea certifica che solo il 3,8 per cento dei laureati italiani non è disponibile a trasferimenti. Di fatto, ad un anno dalla tesi, i laureati meridionali lavoro a 214 chilometri di distanza media dal comune di nascita, ma la media italiana è comunque alta (88 Km).
La disponibilità  a spostarsi aumenta all’aumentare del reddito della famiglia di provenienza. “Einaudi diceva che per governare bisogna conoscere” ricorda Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea “affermare che i giovani tendono all’immobilismo è un errore smentito dalle cifre. Non è poggiando su vecchi luoghi comuni che troveremo la strada per uscire dalla crisi”.

Luisa Grion
(da “la Repubblica”)

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POSTO FISSO: LE RAGIONI DI MONTI

Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile

I PAESI SCANDINAVI, DOVE L’ESISTENZA SCORRE GARANTITA,   HANNO IL MAGGIORE TASSO DI SUICIDI…INVENTARSI UN LAVORO AGUZZA L’INGEGNO, CAMBIARE E’ VITALE, MA OCCORRONO ANCHE DELLE CHANCE PER FARLO

I giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita.   E poi diciamo anche: che monotonia averlo per tutta la vita. È bello cambiare”.
Questa frase di Mario Monti ha suscitato polemiche e ironie (“è un discorso snob”).
È chiaro che il premier tira l’acqua al suo mulino perchè il governo deve varare una riforma del lavoro dove il posto fisso e garantito a vita non ci sarà  più, però la sua notazione è assolutamente valida dal punto di vista esistenziale e psicologico.
Scrive Nietzsche: “Amleto chi lo capisce? Non è il dubbio, ma la certezza che uccide”.
I Paesi scandinavi, dove l’esistenza scorre garantita, lineare, prevedibile ‘dalla culla alla tomba’, hanno il più alto tasso di suicidi in Europa, cinque o sei volte superiore al nostro Sud dove sono in parecchi a doversi inventare ogni giorno la vita per far quadrare il pranzo con la cena.
La necessità  aguzza l’ingegno, la sicurezza lo ottunde.
Quando ero in Pirelli, alla fine degli anni Sessanta, ho assistito alla cerimonia che ogni anno l’azienda organizzava per gli “anziani Pirelli”, impiegati e operai che dopo quarant’anni di servizio andavano in pensione lasciandosi docilmente seppellire anzitempo.
Era una cerimonia, nonostante tutti gli sforzi della Pirelli per renderla potabile, o anzi forse anche a causa di questo, di una tristezza senza pari, da film del primo Olmi, quello de “Il posto” (appunto).
Si leggeva su quei volti l’asfissia.
Per 40 anni erano stati garantiti, ma per 40 anni avevano vissuto nelle stesse stanze, negli stessi luoghi, visto le stesse facce, fatto gli stessi discorsi.
“Una cosa da fare rincretinire un uomo per quanto può rincretinire” dice cinicamente lo stesso Adam Smith che pur è un primigenio fautore del lavoro parcellizzato e della catena di montaggio.
Cambiare quindi è vitale.
Ma bisogna avere delle chance di poterlo fare, pur assumendosi qualche rischio.
E la società  di oggi è molto meno “aperta” di quella di ieri e non solo nel campo del lavoro.
Oggi quelle che una volta erano strade e anche autostrade si sono ridotte a stretti viottoli. A mio parere la situazione non è particolarmente drammatica, come si strombazza per i giovani che non trovano il primo lavoro (intanto son giovani, beati loro, mi cambierei all’istante con un ventenne disoccupato), ma per gli uomini di mezz’età  che lo perdono. Soprattutto per quelli che appartengono al ceto medio, borghese, intellettuale. “Giorni e nuvole”, il bel film di Soldini, racconta la storia di un manager cinquantenne di un’azienda di Genova, troppo morbido, troppo umano.
L’azienda va così così e vi entra un socio con meno scrupoli che licenzia il manager e un bel mucchietto di operai.
Costoro — siamo a Genova, una città  che conserva una tradizione operaia — riusciranno in qualche modo a cavarsela attraverso la rete di solidarietà  proletaria.
Il manager (Albanese nel film) no.
Manda curriculum su curriculum, inutilmente. Nessuno oggi assume un uomo di 50 anni. Perchè nella società  attuale, con i rapidissimi cambiamenti tecnologici, diventiamo tutti presto obsoleti.
Albanese, per sopravvivere, rinuncia allora a qualsiasi ambizione e si mette a far lavoretti d’occasione, si improvvisa tappezziere.
Ma non ha il know how, gli manca la manualità  necessaria. Per questo trovo assai interessante l’iniziativa di Edibrico, una casa editrice di giornali di bricolage, che ha sponsorizzato gratuitamente l’insegnamento ai bambini, in varie sedi, di quella manualità  che abbiamo quasi tutti perduto.
Altro che farli chattare, già  a due o tre anni, compulsivamente sull’iPhone.
Della manualità , e non solo per sport, avremo presto tutti estremo bisogno.
Quella manualità  che consentiva all’uomo di Neanderthal di costruirsi empiricamente una stranissima, complicata ma efficacissima lancia (gli serviva per uccidere i mammuth) che oggi nessuna tecnologia sarebbe in grado di riprodurre.
L’uomo Sapiens-Sapiens deve fare qualche passo indietro.

Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CASALE PENSA AL RIFIUTO DEI RISARCIMENTI MILIONARI PER I MORTI DI AMIANTO

Febbraio 1st, 2012 Riccardo Fucile

A DICEMBRE LA MAGGIORANZA IN COMUNE AVEVA ACCETTATO LA BOZZA D’INTESA, ORA IL SINDACO CI HA RIPENSATO: “SIAMO ORIENTATI A DIRE NO”

«Quando si arriva all’ultimo minuto bisogna giocare con prudenza».
La premessa è di natura cestistica, perchè da buon appassionato di basket, Giorgio Demezzi conosce bene l’importanza delle fasi finali di una partita, quando il cronometro scorre inesorabile verso la fine.
«Esistono però le condizioni per un nostro ripensamento. La decisione definitiva non è ancora presa, ma siamo orientati a non accettare l’offerta di transazione fatta al Comune dall’imputato Stephan Schmideiny per la vertenza sull’amianto».
Quasi un tiro da tre punti a fil di sirena.
Ogni domenica il sindaco di Casale Monferrato siede sui gradoni del Palaferraris, il palazzetto che ospita la Novi Più, matricola e rivelazione del campionato di seria A, non fosse per la propensione a perdere molto spesso in volata.
Ci vuole prudenza, anche per le trattative, soprattutto quando sembravano ormai chiuse.
Lo scorso 18 dicembre la maggioranza del Consiglio comunale aveva accettato la bozza d’intesa spedita dai legali di Stephan Schmidheiny, ex proprietario dello stabilimento Eternit nel quartiere Ronzone che per oltre cinquant’anni ha diffuso nell’aria e nei polmoni il micidiale polverino.
Il miliardario svizzero con residenza in Costarica, principale imputato del processo Eternit, offriva una cifra compresa tra i 18 e i 20 milioni di euro in cambio della revoca della costituzione di parte civile del Comune al processo sui morti d’amianto che il 13 febbraio andrà  a sentenza.
Era una proposta indecente, ma erano anche tanti soldi.
Maledetti e subito, dall’incasso sicuro.
Fu una brutta notte, quella.
Qualche consigliere della maggioranza di centrodestra invocò la forza pubblica per far sgomberare le centinaia di persone che aspettavano nella piazza di fronte.
Non erano facinorosi, ma un pezzo importante di una città  di 35 mila abitanti martoriata da almeno 1.700 morti di mesotelioma, il tumore della pleura indotto dall’amianto.
In poco più di un mese possono accadere tante cose, persino da noi.
Per una volta si è mossa la politica, seppur tecnica.
Il nuovo ministro della Salute, Renato Balduzzi, è nato a venti chilometri da qui. Conosce bene questo infinito rosario di morti. Ha contattato Demezzi, gli ha mostrato un’altra strada per evitare la firma su un accordo destinato a creare una lacerazione profonda in una città  così segnata dal dolore, che avrebbe cancellato anche trent’anni di lotta per giungere alla verità .
Non parole, ma opere di bene, con il coinvolgimento diretto del ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
Nuovo accordo di collaborazione tra Stato, Regione ed Enti locali.
La conferma dei 9 milioni di stanziamento che finanzieranno le spese per il prossimo biennio.
L’impegno a trovare il denaro per una nuova discarica di Eternit.
«Si sono presi a cuore il problema in maniera seria, attivando un canale di dialogo quasi quotidiano. Ci hanno permesso di trovare lo stimolo e l’appiglio per ripensare la nostra decisione. La stiamo riconsiderando, finalmente sulla base di atti concreti». Giorgio Demezzi è un ingegnere prestato alla politica, a un Pdl che aveva bisogno di un nome nuovo per riprendersi Casale Monferrato.
Ha sempre rivendicato la bontà  della decisione iniziale, che ancora oggi definisce «pragmatica», ma come essere umano ne ha sofferto. «Sono avvenuti fatti che mi hanno fatto capire quanto la decisione di Casale fosse una questione nazionale».
Il sì all’offerta dello «svizzero» ha avuto l’effetto collaterale di un ritorno del dramma dell’amianto al centro dell’attenzione.
Petizioni, assemblee, mobilitazioni.
Libri in uscita, da segnalare «Eternit, dissolvenza in bianco» opera a fumetti di Gea Ferraris e Assunta Prato che racconta la storia della fabbrica della morte.
Persino una pièce teatrale, Malapolvere, ispirata al libro omonimo di Silvana Mossano che questa sera apre in prima nazionale al teatro Gobetti di Torino.
C’è stato l’esempio dei piccoli comuni dell’alessandrino, da Coniolo a Morano Po, che hanno avuto la forza di respingere al mittente la stessa offerta.
Demezzi ha visto le reazioni dei suoi concittadini. Forse ha anche valutato il danno che subirebbe l’immagine di Casale.
«Abbiamo il dovere di riconsiderare la nostra decisione» dice.
Non può aggiungere altro. L’ultima parola spetta alla giunta, che si riunisce giovedì. La decisione non dipende solo da lui.
C’è da convincere una parte del suo partito, dove alcuni non vogliono recedere da quel sì e ne fanno ormai una questione di principio.
Manca poco, ormai. «L’impegno diretto di un ministro non è cosa da poco» dice Demezzi.
La Novi Più ha finalmente vinto una partita all’ultimo secondo e sabato torna a giocare nel palazzetto che porta il nome dell’assessore regionale Paolo Ferraris.
Uno degli uomini che più ha lottato per far avere alla città  i soldi necessari a fronteggiare il dramma dell’amianto.
È morto nel 1997, ucciso dal mesotelioma.

Marco Imarisio
(da “Il Corriere della Sera“)

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RIFORMA DEL LAVORO: NUOVI ASSUNTI SENZA ART. 18, MA IN CAMBIO ADDIO AL PRECARIATO

Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile

IL GOVERNO SPOSA LA LINEA BCE, DIMEZZATA LA NORMA ANTI-LICENZIAMENTI… NON CAMBIA NULLA PER GLI ATTUALI OCCUPATI

“Affronteremo tutti i problemi. Anche quello della flessibilità  in uscita. E vi sorprenderemo”. Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, parla nella freddissima Davos, davanti ai potenti dell’economia globale.
E’ lo scorso giovedì, il tema della tavola rotonda è “Future of Italy”.
Il ministro, ex banchiere, sa benissimo che sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non saranno ammessi bizantinismi.
Servono soluzioni chiare, non necessariamente traumatiche. Comunque comprensibili in Europa.
Ad agosto la Bce (la Banca centrale europea, ora presieduta dall’italiano Mario Draghi) aveva indicato tra “i compiti a casa” anche quelli di superare, da una parte, il dualismo nell’attuale mercato del lavoro italiano, e, dall’altra, l’anomalia del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.
La lettera arrivata da Francoforte resta un vincolo forte per il governo tecnico di Roma.
Lo ha detto più volte il ministro del Lavoro, Elsa Fornero; l’ha confermato il premier Mario Monti quando ha sostenuto che non possono esserci tabù nel momento in cui si avvia un negoziato per la riforma del mercato del lavoro; l’ha ripetuto Passera a Davos.
Perchè la globalizzazione è entrata nelle relazioni industriali. Non c’è solo il caso Fiat-Chrysler di Sergio Marchionne.
E’ stato Vittorio Colao, amministratore delegato della Vodafone, a sollevare la questione a Davos.
Il manager italiano trapiantato a Londra ha ricordato che un gruppo come il suo può decidere dove aprire un call center. Può installarlo in Italia, oppure in Egitto, per esempio.
Dipende dalle condizioni, dagli eventuali vantaggi fiscali, dalle potenzialità  della manodopera, e dalla possibilità  di programmare con certezza i costi che riguardano anche la flessibilità  in uscita.
Ed è qui che Passera ha risposto che il tema non sarà  eluso, perchè il recupero degli investimenti esteri in Italia (crollati dall’inizio della crisi del 2008), indispensabili per sostenere la crescita del Pil, si gioca pure su questo terreno, quello delle flessibilità  del lavoro.
E c’è una via d’uscita che, a questo punto, sembra la più probabile, almeno da quel poco che trapela dalle stanze del governo e dai rapporti informali con le parti sociali. E’ una via all’insegna dell’equilibrismo, tra ostacoli sindacali, pressione delle imprese, preoccupazione opposte dei partiti che sostengono l’esecutivo, vincoli europei.
L’articolo 18 non sarà  toccato per i lavoratori che oggi ne sono tutelati. Questa, ormai, sembra una certezza.
E Monti l’ha detto anche nel suo discorso programmatico in Parlamento. Cgil, Cisl e Uil, inoltre, non potrebbero mai far passare una riduzione delle protezioni per chi le ha, tanto più che si tratta di una quota di lavoratori che costituisce la maggior parte dei loro iscritti, gli stessi che hanno già  subìto il superamento delle pensioni di anzianità  e l’allungamento dell’età  per l’accesso alla pensione di vecchiaia.
Si profila, invece, uno scambio per i giovani precari, categoria centrale nell’approccio del governo alla riforma.
Il tracciato potrebbe essere più o meno questo: per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato, provenendo dal bacino della precarietà  (a cominciare dai contratti a termine) non sarebbe previsto il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa (è quanto stabilisce l’articolo 18 che viene considerato un’anomalia tra i paesi europei) bensì un risarcimento economico (esattamente ciò che suggeriva la Bce nella lettera estiva).
L’ammontare del risarcimento crescerebbe con l’anzianità  di lavoro.
Resterebbe in ogni caso il divieto di licenziamenti discriminatori legati al sesso, alla religione, alla razza e così via.
Con un articolo 18 dimezzato, le aziende non avrebbero più l’alibi secondo il quale non si può assumere perchè poi sarebbe impossibile sciogliere il vincolo con il lavoratore.
I sindacati potrebbero accettare un meccanismo che già  oggi si adotta per i lavoratori delle piccole imprese nelle quali, appunto, l’articolo 18 non si applica, e questa potrebbe essere una prima pietra per avviare l’uscita dalla precarietà  dei giovani.
A nessun lavoratore attualmente occupato verrebbe tolto un diritto.
E il governo risponderebbe alle richieste della Bce.
Sorprendentemente, per usare l’espressione di Passera.
Ma le incognite restano comunque tante.
Perchè troppo delicato è il tema dell’articolo 18, perchè non è detto che i partiti restino a guardare, perchè la tenuta dell’unità  sindacale è sempre a rischio, perchè, infine, il fronte delle imprese è già  diviso, come sempre tra “falchi” e “colombe”.

Roberto Mania
(da “La Repubblica”)

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IL PIANO “SEMPLIFICA-ITALIA”: I RISPARMI PER CITTADINI E IMPRESE

Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile

ESAMI E ISCRIZIONE SUL WEB, CANCELLATE 333 LEGGI, FINANZIATA LA SOCIAL CARD CON 50 MILIONI… ECCO TUTTI I DETTAGLI

Una spallata alla burocrazia per rendere più facile la vita a cittadini e imprese.
E risparmiare circa 1,3 miliardi di extra-costi che appesantiscono Stato e aziende.
Per trasformare la pubblica amministrazione e modernizzare il Paese.
E’ questo l’obiettivo del decreto sulle liberalizzazioni con il quale il governo ha anche cancellato 333 vecchie leggi ormai inutilizzate, prorogato di un anno i bonus per le assunzioni al Sud e dato il via alla sperimentazione della social card per i più bisognosi, con un primo finanziamento di 50 milioni.
Nei 68 articoli c’è un po’ di tutto: dal pane ai Tir, dalla banca dati unica per gli appalti, ai pagamenti elettronici per l’Inps alle nuove regole per uniformare la ricerca e l’università  ai migliori livelli europei, alle comunicazioni telematiche nella pubblica amministrazione.
La cifra che tiene unito tutto è che la semplificazione si tradurrà  in una ancora maggiore liberalizzazione in alcuni settori e in controlli più mirati: meno burocrazia ma anche meno furbi.
Come in altre occasioni, il decreto poggia sulle norme, ma anche sull’attuazione che riceveranno. Il «commissario» che diventerà  garante per le pratiche (e le risposte) veloci nei confronti delle aziende, la sperimentazione sulle aree a burocrazia-zero e la competizione tra le regioni sburocratizzate: l’importante sarà  crederci davvero.
Pagamenti elettronici a partire da maggio
L’Inps si conferma un punto di riferimento fondamentale per la semplificazione.
Dal 1° maggio tutti i pagamenti dovuti all’Istituto, per esempio i contributi, dovranno essere fatti con strumenti di pagamento elettronici bancari o postali (carte di credito, bancomat, bonifici online).
L’Inps diventa inoltre il cane da guardia delle prestazioni socio-sanitarie.
Si trasforma, cioè, nella banca-dati cui affluiranno le comunicazioni dalle varie amministrazioni che erogano le prestazioni sociali e socio-sanitarie.
Lo scambio di dati sarà  telematico e i controlli incrociati consentiranno di verificare la rispondenza tra le prestazioni e l’indice Isee, con interventi più rapidi sugli abusi.
Un solo documento per la certificazione
Verranno eliminate inutili duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie a favore delle persone con disabilità .
Il verbale di accertamento dell’invalidità  potrà  sostituire le attestazioni medico legali richieste.
Meno burocrazia quindi e inutili file.
In particolare il decreto semplificazioni elimina le duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie; il verbale di accertamento dell’invalidità  potrà  sostituire le attestazioni medico legali richieste, ad esempio, per il rilascio del contrassegno per parcheggio e accesso al centro storico, l’Iva agevolata per l’acquisto dell’auto, l’esenzione dal bollo auto e dall’imposta di trascrizione al Pra.
Bollino blu biennale insieme alla revisione
Il «bollino blu» per le autovetture e i motorini, che oggi deve essere rinnovato annualmente, sarà  contestuale alla revisione dell’auto che avviene la prima volta dopo quattro anni e poi con cadenza biennale, con evidenti risparmi di tempo e denaro per i cittadini.
Sarà  anche più semplice e veloce, per i guidatori ultraottantenni, rinnovare la patente. Il rinnovo, di durata biennale, potrà  essere effettuato direttamente presso un medico monocratico e non più presso una commissione medica locale.
Attualmente la patente andava rinnovata annualmente.
Per chi ha compiuto 50 anni il rinnovo della patente varrà  per soli 5 anni rispetto agli attuali 10.
Viaggi agevolati per giovani, anziani e disabili

Le norme varate prevedono la promozione «di forme di turismo accessibile, mediante accordi con i principali operatori nei territori interessati, attraverso ala creazione di pacchetti agevolati».
Si tratta, in sostanza, di viaggi che potranno avare forti sconti e agevolazioni.
Nel decreto semplificazioni anche misure per dare in concessione i beni confiscati alla mafia. «I beni immobili che hanno la caratteristica di un possibile uso per scopi turistici , beni sequestrati o confiscati alla criminalità  organizzata, possono essere dati in concessione a cooperative di giovani di età  non superiore a 35 anni».
Esami e iscrizione tutto sul web
Le procedure di iscrizione alle Università  saranno effettuate esclusivamente per via telematica. Così anche per i concorsi.
E sarà  il ministero dell’Istruzione a curare la costituzione e l’aggiornamento di un portale unico, almeno in italiano e in inglese, per consentire l’iscrizione a tutte le università  e il reperimento di ogni dato utile per l’effettuazione della scelta da parte degli studenti.
A decorrere dall’anno accademico 2012-2013, «la verbalizzazione, la registrazione degli esiti degli esami, di profitto e di laurea, sostenuti dagli studenti universitari avviene esclusivamente con modalità  informatiche.
Le università  adeguano – si legge nel documento – conseguentemente i propri regolamenti».
Arriva il dirigente garante dei tempi
In ogni amministrazione pubblica un dirigente diventerà  il garante della rapidità  delle risposte ai cittadini e alle imprese.
Sarà  lui (o lei) a fare da commissario nel caso in cui la richiesta per un’autorizzazione rimanesse senza risposta.
E chi risulta inadempiente rischia sanzioni disciplinari.
Ogni anno, entro il 31 gennaio, Palazzo Chigi valuterà  l’impatto degli oneri amministrativi: quanti sono stati introdotti e quanti eliminati: il conto dovrà  chiudersi in pareggio (meccanismo one in, one out).
Parte anche la sperimentazione con le Regioni per l’avvio di aree a burocrazia-zero. S
catterà  così una concorrenza tra Regioni che dovranno pubblicare i controlli richiesti alle imprese sul sito www.impresainungiorno.gov.it. Infine: via libera alla cabina di regia per l’agenda digitale.
Procedure veloci con la banca dati
Le norme di semplificazione sul fronte degli appalti consentiranno un risparmio di 1,3 miliardi per la Pubblica amministrazione. In media la stessa impresa è tenuta a presentare 27 volte la stessa documentazione.
Con la riforma avviata tutti i documenti contenenti i requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativi ed economico-finanziario delle aziende vengono acquisiti e gestiti dalla Banca Dati nazionale dei contratti pubblici, presso l’Authority.
Le amministrazioni avranno la possibilità  di consultare il fascicolo elettronico di ciascuna impresa ed effettuare tutti i controlli, mentre le piccole e medie imprese risparmieranno sui costi della gestione amministrativa circa 140 milioni l’anno.
Più facile vendere i prodotti del campo
Il produttore agricolo potrà  vendere i suoi prodotti, in forma ambuilante, con una semplice comunicazione al Comune. E dal giorno stesso in cui la presenta.
E’ una delle novità  per gli imprenditori agricoli .
L’Agea, nell’erogare i fondi Ue per l’agricoltura, potrà  utilizzare le banche dati dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e delle Camere di commercio. Saranno così più rapide le procedure e più efficaci i controlli.
Procedura più semplice per l’omologazione delle macchine agricole.
E’ inoltre ammesso che l’agricoltore possa spostare i rifiuti da un campo all’altro della stessa azienda se ciò è finalizzato unicamente al raggiungimento del deposito temporaneo o a quello della cooperativa di cui è socio.
On line e in tempo reale residenza e nascita
Rivoluzione on line per i certificati. Sarà  possibile ottenere attraverso il web con pochi e semplici passaggi il cambio di residenza; l’iscrizione nelle liste elettorali; i certificati anagrafici (residenza, nascita, morte, ecc.) o il rinnovo dei documenti di identità . Insomma, cambia tutto per evitare lungaggini.
La carta d’identità  scadrà  il giorno del compleanno, immediatamente successivo alla scadenza che era originariamente prevista sul documento.
Nella norma è inoltre precisato che la novità  riguarda i documenti rilasciati o rinnovati dopo l’entrata in vigore del provvedimento.
I cambi di residenza saranno validi dopo due giorni dalla richiesta, ma «l’iscrizione per trasferimento della residenza con provenienza da altro comune italiano produce immediatamente gli effetti giuridici dell’iscrizione anagrafica».
Attualmente, i cambi di residenza tra Comuni diversi sono circa 1.400.000 all’anno. Rimangono ovviamente fermi i controlli previsti e le sanzioni in caso di dichiarazioni false.
Pane fresco tutti i giorni e posta certificata per le Spa
Per la loro attività  le imprese potranno contare su minori adempimenti e procedure più snelle. L’articolo 14 punta molto sulla semplificazione in linea con la disciplina comunitaria e in base al principio della proporzionalità  dei controlli e degli adempimenti.
Per le Pmi arriva l’autorizzazione ambientale unica, già  prevista per le grandi aziende.
Inoltre, sarà  più agevole per le lavoratrici con gravidanze a rischio chiedere la messa a riposo (alle Asl e non più al ministero).
Sempre in materia di lavoro, più semplice l’assunzione dei lavoratori stagionali extra-Ue e il ricorso al collocamento.
Rafforzati i poteri in mano alla Commissione di garanzia sul diritto di sciopero.
Le imprese costituite sotto forma di società  (Spa, Srl, etc.) dopo il 30 giugno dovranno comunicare con la PA tramite posta certificata.
Il decreto legge ha inoltre eliminato l’obbligo del riposo domenicale per i panificatori.
Per i Tir cancellato l’obbligo di fermo nei giorni precedenti domeniche e festivi.
Per feste e circoli privati eliminata l’autorizzazione della Polizia.

Babara Corrao e Umberto Mancini
(da “Il Messaggero”)

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DATI ISTAT: IL DIVARIO SALARIO-PREZZI A LIVELLO RECORD DAL 1995, LE RETRIBUZIONI AI MINIMI DA 12 ANNI

Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile

GLI STIPENDI CRESCIUTI DELL’1,8% NELL’ULTIMO ANNO: CRESCITA TORNATA AI MINIMI DAL 1999…IL DIFFERENZIALE CON L’INFLAZIONE ALL’1,9%

Divario retribuzioni-prezzi ai massimi da 17 anni e stipendi ai minimi degli ultimi 12.
Lo rileva l’Istat nei dati dicembre .
A dicembre la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali: si tratta del divario più alto dall’agosto del 1995.
Le retribuzioni contrattuali orarie a dicembre restano ferme su novembre mentre aumentano dell’1,4% su base annua, dice ancora l’Istat aggiungendo che il valore tendenziale è il più basso dal marzo del 1999.
Rispetto al 2010, quando la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si era attestata al 2,2%, la frenata registrata nel 2011 è forte.
Guardando ai diversi settori, aumenti significativamente superiori alla media si registrano per i comparti ‘militari-difesà  (3,3%), ‘forze dell’ordinè (3,1%), ‘gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferì (3,0%).
Mentre le variazioni più contenute interessano ‘ministerì e ‘scuolà  (per entrambi l’aumento è dello 0,2%), ‘regioni e autonomie localì e servizio sanitario nazionale (0,3% in ambedue i casi).

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BERGAMO, DIKTAT DALL’AZIENDA SVIZZERA: “IN PAUSA CAFFE’ NON PIU’ DI DUE ALLA VOLTA”

Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile

ACCADE ALLA MALL HERNAN, PER I SINDACATI “E’ UNA VENDETTA”… “ALLA MACCHINETTA ANDAVANO IN QUINDICI” SPIEGA INVECE L’AZIENDA

Svizzeri sono svizzeri, ma forse, oltre al tradizionale rigore, c’è qualcosa di più.
Forse una sottile vendetta per un recente sciopero indigesto.
Forse un avvertimento di cui conservare memoria in vista delle future vertenze sindacali.
Chissà , sta di fatto che nello stabilimento di Seriate – ai confini con Bergamo – della Mall Herlan Italia – colosso della costruzione meccanica con sede a Pfinztal, nel land tedesco del Baden-Wà¼rttemberg, ma di proprietà  svizzera – operai e impiegati potranno assentarsi per la pausa caffè solo a gruppi di due per volta (o preferibilmente da soli).
E solo per lo stretto tempo necessario.
Il nuovo corso è stato deciso dalla direzione dell’azienda per evitare “assembramenti non consoni a un’attività  produttiva e aziendale”.
Pare, o meglio, riferiscono dal management italiano di Mall Herlan, che davanti alle macchinette stazionassero “anche dieci-quindici lavoratori per volta”.
Il che, se fosse vero, tenuto conto che lo stabilimento ha in tutto 40 dipendenti, vorrebbe dire non solo un’enormità , ma anche che il caffè era diventato il più insidioso concorrente (interno) dell’azienda.
Ad ogni modo: il nuovo direttore della succursale produttiva bergamasca, Piero Vailati, è passato ai fatti.
Qualche giorno fa ha messo nero su bianco la “nota caffè” e, con tanto di firma, l’ha fatta affiggere sulla bacheca.
Gli addetti non l’hanno presa benissimo: tra mugugni, timori e qualche alzata di spalle, quattro impiegati dell’ufficio tecnico sono già  stati richiamati all’ordine (avevano bevuto la tazzulella tutti insieme? O due per volta?).
A rendere ancora meno simpatica la pausa caffè a numero chiuso, e a tempo ristretto, contribuisce la situazione stessa dello stabilimento di Seriate. E alcune vicende recenti.
Nel 2009 la Mall ha acquisito un ramo (il “metal container”) della defunta azienda Frattini, e si è trovata sul groppone 190 addetti in cassa integrazione.
Solo una quarantina sono stati riassorbiti dalla nuova proprietà .
Il destino degli altri 150 è ancora incerto. I lavoratori passati sotto il colosso tedesco, in questi tre anni, hanno dimostrato di valere e hanno contribuito ai buoni risultati dell’azienda specializzata nella produzione di bottiglie e lattine in alluminio: è di pochi giorni fa la notizia della vendita agli americani di un prototipo di macchinario che produce 1.500 lattine al minuto.
La scorsa settimana i lavoratori hanno indetto uno sciopero per chiedere ai vertici dell’azienda uno sforzo sui premi di risultato.
Un’iniziativa che, a quanto sembra, non sarebbe stata troppo gradita.
C’è chi giura che sia stata proprio l’annunciata agitazione a innescare una reazione da parte dei capi: da qui, la “punizione-caffè”.
Fonti interne all’azienda e al sindacato riferiscono anche un altro scenario: il prossimo 30 gennaio è fissato un nuovo incontro tra i rappresentanti della società  e i sindacati.
Sul tavolo, ovviamente, la questione riassorbimenti e gli incentivi per i risultati.
Che i capoccia della Mall abbiano voluto lanciare un segnale andando a sensibilizzare i dipendenti sull’unico e il più classico momento di svago in mezzo alle ore di lavoro?
Il direttore Piero Vailati, in questi giorni, è negli Stati Uniti per impegni di lavoro.
Non è stato possibile avere una sua replica.
Ma dall’azienda fanno sapere che non si è trattato di un provvedimento così severo come sembra (a darne notizia per primo è stato il sito del Giornale di Bergamo).
Sarebbe, insomma, solo un modo per evitare che la pausa caffè diventi un’adunata.
Va detto che fino a ora a Seriate i rapporti tra l’impresa e i lavoratori, nonostante il disastro occupazionale, erano stati abbastanza buoni: ma forse le richieste sui premi di produzione hanno fatto saltare qualche equilibrio.
Non è la prima volta che in un’industria italiana il caffè diventa oggetto di divisioni e polemiche. Alla Ducati-Energia – marchio storico di Bologna, quasi 300 dipendenti – nel 2008 furono installate macchinette col timer: dopo dieci minuti cronometrati il distributore automatico si spegne.
Ogni turno di lavoro (tre) ha i suoi dieci minuti di caffeina. Chi ha bevuto ha bevuto, gli altri si arrangiano.

Paolo Berizzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DUECENTO MILIONI DI DISOCCUPATI NEL MONDO: OBIETTIVO CREARE 600 MILIONI DI POSTI DI LAVORO IN 10 ANNI

Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile

TRA I SENZA LAVORO, 74,8 MILIONI HANNO TRA I 15 E I 24 ANNI… QUEST’ANNO SARANNO TRE MILIONI LE PERSONE A RESTARE SENZA OCCUPAZIONE

Nel mondo ci sono 200 milioni di disoccupati, tra questi 74 milioni e 800mila hanno tra i 15 e i 24 anni e nel 2012 altri tre milioni di persone rimarranno senza lavoro.
Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) intitolato “Tendenze globali dell’occupazione 2012: prevenire una crisi ancora più profonda”.
Per poter garantire una crescita sostenibile e mantenere la coesione sociale, la “sfida urgente” è creare 600 milioni di posti di lavoro produttivi nei prossimi dieci anni.
E per farlo i governanti dovrebbero agire in modo “deciso e coordinato” per fare in modo che il settore privato “possa tornare ad essere il principale motore della creazione di posti di lavoro”.
La ripresa economica, spiega l’Organizzazione mondiale del lavoro, è stata “più debole del previsto” e come risultato “è difficile che i mercati del lavoro si riprendano dalla tensione che li ha tenuti sotto pressione dall’inizio della crisi”.
“Dopo tre anni di crisi continuata dei mercati del lavoro e di fronte alla prospettiva di un ulteriore peggioramento della situazione economica mondiale – scrive l’Ilo – la disoccupazione mondiale ha raggiunto la cifra di 200 milioni di unità ” (27 milioni in più rispetto all’inizio della crisi, visto che la ripresa del 2009 è stata “di breve respiro”).
Nei prossimi dieci anni sarebbero necessari oltre 400 milioni di nuovi posti di lavoro per assorbire la crescita annuale di manodopera stimata in 40 milioni l’anno.
Il mondo dovrà  poi confrontarsi con un’ulteriore sfida: creare posti di lavoro dignitoso per circa 900 milioni di lavoratori che vivono sotto la soglia di povertà  dei due dollari al giorno, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.
“Il fatto che le economie non creino posti di lavoro sufficienti – osserva l’Ilo – si ripercuote nel rapporto occupazione-popolazione, che ha registrato un declino record tra il 2007 (61,2%) e il 2010 (60,2%).
“Nonostante il vigoroso impegno dei governi, la crisi dell’occupazione continua senza sosta, con un lavoratore su tre nel mondo (circa 1,1 miliardi di persone) che è disoccupato o vive al di sotto della soglia di povertà “, sottolinea il direttore generale dell’Ilo Juan Somavia.
“Quello che serve – aggiunge – è che la creazione di posti di lavoro nell’economia reale diventi la nostra priorità  numero uno”.
I giovani continuano ad essere le principali vittime della crisi occupazionale, evidenzia il rapporto, che avverte: “Viste le tendenze attuali, sono poche le speranze di vedere un sostanziale miglioramento delle loro prospettive di impiego nel breve termine”.
Secondo l’Ilo nel 2011 erano disoccupati 74,8 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni, quattro milioni in più rispetto al 2007: a livello globale, un giovane ha circa tre possibilità  in più di essere disoccupato rispetto a un adulto.-
Aumentano inoltre i lavoratori con un impiego “vulnerabile”: nel 2011 ammontavano a 1,52 miliardi, 136 milioni in più rispetto al 2000 e circa 23 milioni in più dal 2009.
In particolare, il 50,5% delle donne ha un’occupazione “vulnerabile”, rispetto al 48,2% degli uomini.

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CAOS TRASPORTI, PROCESSO AI CAMIONISTI

Gennaio 24th, 2012 Riccardo Fucile

DOPPIA INTERVISTA: ALLA PIU’ GRANDE ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA, CONTRARIA AI BLOCCHI, E A QUELLA CHE HA SCATENATO LA PROTESTA

Autostrade chiuse, code chilometriche, automobilisti intrappolati per ore nella tenaglia del traffico. L’Italia è spaccata in due, ma perchè?
Cosa vogliono i camionisti che hanno paralizzato la mobilità ?
E perchè non tutte le associazioni hanno aderito alla protesta?
Per capire le posizioni in campo siamo andati ad intervistare chi ha organizzato i blocchi stradali di oggi – Maurizio Longo Segretario Generale Trasporto Unito – che sostiene come “la massiccia adesione dimostra che abbiamo interpretato bene il sentimento degli autotrasportatori”.
La goccia ha ha fatto traboccare il vaso della protesta “Senza dubbio l’impennata delle accise, del prezzo del gasolio. E’ stata una cosa folle. Sono soldi che non abbiamo da dare”.
E poi abbiamo intervistato Francesco Del Boca presidente Unatras la federazione che raccoglie le principali associazioni dell’autotrasporto, e che non ha aderito allo sciopero contestando i blocchi.
“Sono una minoranza   –   spiega Del Boca – ma sono riusciti a bloccare una decina di zone strategiche. Se vuole sapere la mia opinione ho l’impressione che si tratti di squadre specializzate che si spostano velocemente da un luogo all’altro per paralizzare la viabilità . Sono molto organizzati ma stanno giocando sulla pelle della gente che si ferma. Vogliono far capire che così risolveranno i loro problemi ma non è vero. Noi abbiamo   portato a casa cose i importanti”.

Blocchi stradali: “Li abbiamo organizzati noi e abbiamo visto giusto”
Parla Maurizio Longo Segretario Generale Trasporto Unito

“I blocchi stradali di oggi? Li abbiamo promossi noi e la massiccia adesione dimostra che abbiamo interpretato bene il sentimento degli autotrasportatori”.
Maurizio Longo Segretario Generale Trasporto Unito risponde dalle barricate.
“Il nostro   –   spiega   –   non è un settore normale, parliamo di un settore che è indebitato. Fortemente indebitato”.
La piazza vi dà  ragione?
“La risposta è arrivata forte dal settore delle imprese, a dimostrazione del fatto che non ci inventiamo nulla”.
Cosa rivendicate di preciso?
“Noi abbiamo avanzato proposte concrete che riguardano i costi di produzione dei servizi, quelli del gasolio, quelli dei pedaggi, delle assicurazioni e di altri costi che stritolano il nostro settore. Certo, è vero che sulla carta abbiamo un pacchetto di norme favorevoli, ma è anche vero che queste norme sono scritte male e quindi, di fatto, inapplicabili”.
Tipo?
“Le faccio un esempio: la norma che prevede il corrispettivo dei trasporti sia pagato a 60 giorni, ma per alcuni cavilli legali si mantiene un pagamento medio (dico medio!) di 120 giorni. E già  siamo comunque alla follia perchè normalmente in altri Paesi i servizi al trasporto vengono pagati in anticipo. Vuole qualche altro esempio? Prenda il tema della tariffa dei costi minimi di sicurezza, che prevede che al di sotto di una certa cifra le imprese non possono lavorare.Bene, questa norma è inapplicata nel 99% dei casi perchè ci sono una serie infinita di modi per aggirarla”.
Se dovesse parlare ad un automobilista che oggi è rimasto bloccato per 4 ore in macchina per le vostre proteste, cosa gli direbbe?
“Le imprese sono ad un passo dal baratro. E molte ci sono già  finite dentro. I dati parlano chiaro: negli ultimi sei anno sono fallite 63 mila imprese del mondo dell’autotrasporto. Insomma siamo sotto pressione su tutto, in grande disagio. E viviamo sulla nostra pelle la concorrenza degli stranieri, senza regole e senza controlli”.
Torniamo allo sciopero e ai blocchi: qual è stata l’adesione secondo voi?
“In alcune realtà  l’adesione è al 100% in altre 60%. Anche qualcosa meno, ma stanno crescendo assemblee spontanee ovunque. La situazione è in continua evoluzione. Noi siamo un’associazione giovane, siamo nati tre anni fa, abbiamo circa 7000 iscritti, ma mi piace evidenziare che siamo talmente nei guai che l’impresa che oggi ha deciso di fermarsi risparmia soldi”.
Domanda facile: allora perchè non smettete di lavorare e basta?
“Si, ha ragione, ma molte aziende in questo settore sono oberate da debiti e hanno una forte esposizione con le banche. Tornare indietro è impossibile”.
Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’aumento più odioso e che ha fatto scattare la rivolta e i blocchi?
“Senza dubbio l’impennata delle accise, del prezzo del gasolio. E’ stata una cosa folle. Sono soldi che non abbiamo da dare”.

“Camionisti strumentalizzati, una protesta davvero inutile”
Parla Francesco Del Boca presidente Unatras che raccoglie le principali associazioni dell’autotrasporto, contrario a queste proteste.

La federazione che raccoglie le principali associazioni dell’autotrasporto, la Unatras che rappresenta l’85% del settore e ha 90 mila aderenti,   non ha aderito allo sciopero di oggi, ma il caos è stato totale. Possibile? Come si è arrivati a paralizzare l’Italia?
“Sono una minoranza   –   spiega Francesco Del Boca presidente Unatras – ma sono riusciti a bloccare una decina di zone strategiche. Se vuole sapere la mia opinione ho l’impressione che si tratti di squadre specializzate che si spostano velocemente da un luogo all’altro per paralizzare la viabilità . Sono molto organizzati ma stanno giocando sulla pelle della gente che si ferma. Vogliono far capire che così risolveranno i loro problemi ma non è vero. Noi abbiamo   portato a casa cose i importanti”.
Anche voi avevate annunciato una grande mobilitazione, ma poi siete tornati sui vostri passi soddisfatti delle promesse del governo. Ci spieghi allora quello che gli altri camionisti in strada non hanno capito.
“Si, noi avevamo dichiarato di voler fare sciopero, poi abbiamo deciso di sospenderlo, perchè alcune richieste sono state ricevute subito dal governo, altre sono in dirittura d’arrivo. Abbiamo trovato una grande disponibilità : nello specifico il governo ha riconosciuto la necessità  di mantenere i fondi per l’autotrasporto, i costi della sicurezza, la trimestralizzazione sulle accise dei carburanti, hanno accettai poi di rivedere profondamente la normativa sui divieti di circolazione (che potrebbero addirittura diminuire di 30 giorni). Per questo abbiamo sospeso lo sciopero annunciato”.
Non le faccio nessuna domanda, si rivolga lei direttamente ai camionisti che stanno bloccando l’Italia.
“Io sono solidale con alcuni di loro, con chi ha grandi problemi, ma la restituzione della accise trimestrali va nella direzione giusta. Quindi pur comprendendo le loro ragioni dopo l’incontro con il governo e la disponibilità  ad accettare in toto tutta la nostra piattaforma di rivendicazioni, devo dire che questa protesta sia un po’ strumentalizzata da chi li ha organizzati”.
Però anche loro sono camionisti. Non pensa che questa loro dura protesta possa ostacolare la vostra trattativa?
“Noi abbiamo fatto capire al governo in tutti i modi che non condividiamo questo tipo di protesta. Fra l’altro, ripeto, sono pochi i posti in Italia dove ci sono questi blocchi. Blocchi peraltro illegali”.
Torniamo ai camionisti in strada. Come è possibile che si possano far strumentalizzare su una cosa così importante?
“Penso che fra i camionisti ai blocchi stradali ci sia molta disinformazione, non vorrei usare parole grosse ma penso a volte che siano stati usati. Chi lavora e viaggia non ha tempo di informarsi. E magari non sa nemmeno quali sono stati i risultati del nostro accordo”
Che succede ora?
“Disagi a tutti i cittadini, risultati per queste associazioni zero. Ripeto, è fondamentale riuscire a spiegare a questi camionisto cosa sta succedendo davvero, qual è la realtà  della protesta e quali sono stati gli accordi fra il governo e Unatras”.
Deve ammettere però che siamo al disastro: se perfino i camionisti non sanno perchè sono in strada a bloccare il traffico si figuri gli automobilisti che rimangono intrappolati in questi maxi ingorghi. Così è onestamente difficile avere la solidarietà  di chi è al di fuori del vostro mondo.
“Raccontando cose non vere si può perfino arrivare ad avere la solidarietà  dei cittadino, ma le ripeto, oggi rispetto ad un mese fa   –   quando anche noi avevamo proclamato il maxi sciopero – la situazione è molto cambiata. I blocchi stradali li avevamo annunciati noi. Poi il governo ci è venuto incontro e abbiamo deciso di rimuovere la lotta sindacale. Queste proteste non hanno senso”.

Vincenzo Borgomeo
(da “La Repubblica”)

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