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TOLTA LA SCORTA AL GIORNALISTA SANDRO RUOTOLO, DA SEMPRE IMPEGNATO CONTRO IL CLAN DEI CASALESI: LO STATO STRIZZA L’OCCHIO AI MAFIOSI

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

ORLANDO ACCUSA: “SI ERA OCCUPATO DELLA BESTIA DI SALVINI”,, INDIGNAZIONE TRASVERSALE PER UNA MISURA CHE METTE IN PERICOLO CHI DENUNCIA I MAFIOSI… E’ LA SICUREZZA CHE SALVINI GARANTISCE A CHI IL BOSS ZAGARIA HA PROMESSO DI “SQUARTARE VIVO”

Provare a contattare al telefono Sandro Ruotolo è inutile, evidentemente non vuole commentare. Chi delle persone vicine gli ha parlato nel primo pomeriggio, quando è stata ufficializzata la notizia che gli è stata revocata la scorta, dice che il giornalista “è abbattuto, non se lo aspettava”.
E non era l’unico a giudicare dalle reazioni sdegnate, preoccupate, sconcertate, seguite al tweet dell’ex Ministro della Giustizia, oggi deputato del Pd, Andrea Orlando, il primo a dare la notizia.
“Hanno tolto la scorta a Sandro Ruotolo”, ha scritto Orlando, sottolineando l’impegno del giornalista napoletano contro le mafie.
Punto di riferimento per generazioni di cronisti, storico inviato e tra i collaboratori più stretti di Michele Santoro in trasmissioni che hanno segnato la storia del giornalismo in televisione, Ruotolo da lunedì sarà  senza scorta.
Gli era stata assegnata nel 2015, in seguito alle minacce di morte che gli aveva rivolto Michele Zagaria – l’ultimo boss del clan dei Casalesi a finire in prigione – per le sue inchieste sul traffico dei rifiuti tossici in Campania.
Cugino di Silvia, vittima innocente della camorra – fu assassinata per errore nel 1997 – Ruotolo si è occupato di mafie anche fuori dalla Campania.
Anche per Fanpage.it, la testata per cui lavora oggi: a ottobre ha firmato un’inchiesta sull’infrastruttura utilizzata per la comunicazione social dalla Lega, ribattezzata “La Bestia” dal social media strategist – pare la definizione di spin doctor gli piaccia poco – di Matteo Salvini, Luca Morisi.
roprio a questo lavoro di Ruotolo ha fatto riferimento l’ex ministro Orlando nel tweet. “E anche il giornalista che si è occupato della “Bestia”, il dispositivo propagandistico del ministro dell’interno – ha scritto – Casualità ? Lo chiederò in parlamento”.
Il caso, dunque, finirà  in un’interrogazione parlamentare. Nel frattempo, tanti cronisti e molti politici stanno manifestando, soprattutto via social, la loro vicinanza al giornalista, che presiede l’Unione Cronisti della Campania e il comitato di inchiesta sulla camorra del Comune di Napoli – alla guida di questo organismo lo ha voluto il sindaco Luigi de Magistris, che non ha mancato di comunicare la sua contrarietà  per la revoca della scorta a Ruotolo.
“Stima ed apprezzamento per il suo lavoro di giornalista impegnato da decenni contro le mafie”, sono arrivati dal senatore grillino Nicola Morra, presidente della Commissione bicamerale Antimafia.
“Per il suo impegno – ha scritto Marra su Facebook – è stato minacciato, perchè sta sul campo e racconta il reale, senza giri di parole. Si devono proteggere i giornalisti esposti. Sandro è uno di questi. Nel rispetto del lavoro delle istituzioni preposte, io sto con Sandro”.
E la Federazione nazionale della stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania hanno inviato una lettera a Giuseppe Conte per chiedere al premier, che di recente, in un incontro pubblico a Napoli, aveva intervistato Ruotolo e altri giornalisti minacciati dalla criminalità , di rivedere la decisione.
“Sandro Ruotolo, ancora oggi, continua ad essere un punto di riferimento per centinaia di giovani che tentano di contrastare la criminalità  organizzata – si legge nella missiva, la decisione di “levargli la scorta sarebbe una scelta incomprensibile, pericolosa e lo metterebbe in condizione di non poter più proseguire nell’impegno di questi anni”.
Un aspetto sul quale, parlando con HuffPost, torna anche il direttore di Fanpage.it, Francesco Piccinini.
“Sono molto dispiaciuto – sospira Piccinini – questa decisione riguarda un cronista che d’ora in poi avrà  grandissime difficoltà  a proseguire nel suo lavoro, ci saranno territori a lui del tutto inaccessibili e che quindi non potranno essere raccontati come lui ha fatto finora. Ultimamente ha realizzato un’intervista a Rosetta Cutolo (sorella del boss della Nco, Raffaele Cutolo, ndr), che non ne concedeva dagli inizi degli anni’80. Quanto accaduto a Sandro – conclude Piccinini – è una sconfitta per i cittadini”.
E tra i giornalisti c’è chi teme che a breve toccherà  a qualche altro collega sotto scorta. “Chi e perchè ha deciso di togliere la scorta a Sandro Ruotolo?”, ha chiesto via Twitter Beppe Giulietti, presidente del sindacato unitario dei giornalisti italiani.
Poco dopo, la risposta di Federica Angeli, cronista di Repubblica sotto scorta dal 2013 per le minacce di morte del clan Spada di Ostia. “Che lo Stato, questo Stato in particolare, possa scaricare chi lotta contro la mafia davvero non mi stupisce – ha scritto Angeli – Oggi tocca a Ruotolo, domani a un altro di noi cronisti. Ne sono certa. Sarà  così”.
In serata interviene anche Roberto Saviano che scrive mescolando preoccupazione e sarcasmo: “Revocata la protezione a Sandro Ruotolo che ha fatto la storia del giornalismo d’inchiesta. Chi ha deciso ha tenuto conto della ‘lunga memoria’ del clan dei casalesi? Sa che Michele Zagaria, che ha considerato Ruotolo suo nemico, non vuole collaborare con lo Stato e cova rancore?”
Il boss Michele Zagaria, intercettato, aveva detto che avrebbe voluto squartarlo vivo

(da agenzie)

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“LA CAMORRA DELLE PARANZE PUNTA DI NUOVO SUL RACKET”

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

INTERVISTA A ROBERTO SAVIANO: “IL MESSAGGIO E’ ‘DOVETE ENTRARE NELLA NOSTRA ECONOMIA’… “LA PASSERELLA DI SALVINI A NAPOLI E AFRAGOLA? LUI E’ UNO SCIACALLO CHE SFRUTTA OGNI OCCASIONE”

Roberto Saviano, è tornata a esplodere una bomba nel centro di Napoli. Di fronte alla pizzeria Sorbillo, uno dei luoghi simbolo della Napoli famosa nel mondo. Che significa?
È un atto gravissimo l’attentato a Sorbillo. Il centro storico è un territorio che da anni sconta la presenza asfissiante di una camorra nuova, la camorra delle paranze. Che, seppur aggredita, non solo non è sconfitta ma fonda il suo controllo militare sull’estorsione, una pratica che per esempio la “storica” famiglia Giuliano aveva per anni dismesso. Le paranze introducono di nuovo il controllo del territorio tramite l’estorsione, questo è il punto.
Spiegati meglio.
L’estorsione è una pratica che spesso genera diffidenza nella popolazione verso il potere criminale perchè è come una tassa ulteriore da pagare. Ed è per questo che spesso i casalesi rinunciano al racket: i proventi di coca, rifiuti e appalti sono alti e imporre il pizzo crea una frattura insanabile tra i clan e il territorio. Così come l’usura, attività  che la camorra detesta perchè finisce col diventare una scelta antipopolare e che non porta consenso. E il consenso serve, sempre, serve in tempo di pace e serve in tempo di guerra, serve per schermare gli affari e per le latitanze. Quando è che l’estorsione torna ad essere vantaggiosa da pagare? Quando l’organizzazione ti dà , in cambio, una serie di servizi. Quindi se tu paghi l’estorsione non solo non subisci rapine, ma, ad esempio, puoi usufruire dei servizi di imprese edili vicine ai clan a prezzi più bassi, lo stesso vale per tir e trasporti. Insomma, paghi l’estorsione e hai accesso a una economia criminale complessa che, assurdo dirlo, riesce anche a portare vantaggi.
E la bomba in centro a Napoli contiene questo messaggio.
Certo. Attaccare Sorbillo significa dire “chiunque faccia affari qui, non importa chi sia e quanto in alto sia arrivato, deve partecipare alla nostra economia”. La Coca-Cola la devi prendere dalla nostra società  di distribuzione, per le forniture devi parlare con chi diciamo noi, per il catering lo stesso. Le estorsioni non hanno solo il significato di “paga e zitto”, ma “o accedi alla nostra economia o sei morto”. Quindi è più grave di quel che sembra.
Anche ad Afragola ieri è scoppiata l’ottava bomba. Che sta succedendo?
Le otto bombe di Afragola mostrano quello che in realtà  su quel territorio non ha mai smesso di esistere ovvero una competizione spietata tra clan. Il potere del clan Moccia nel tempo è andato sfibrandosi perchè ha tentato una ripulitura borghese. Le famiglie mafiose ormai, questo succede in tutto il mondo, anche quando fanno il salto di qualità  legale non perdono mai il segmento criminale perchè è la loro forza. È un antico adagio: “Quanto più ti allontani dalla merda, tanto meno avrai fertilizzante per i tuoi affari”. Questo è il modello del potere criminale, che poi diventa il modello anche per il potere legale e che si traduce nel concepire l’esercizio del potere con certa disinvoltura. E dunque, i Moccia hanno rinunciato al loro segmento criminale perdendo presenza e potere sul territorio. Dagli elementi analitici che sto osservando e che sto interpretando, queste bombe sembrano parlare più il linguaggio dei gruppi di San Pietro a Patierno che oggi comandano ad Afragola e la sintassi dei Vanella Grassi. E quindi l’obiettivo è, ancora una volta, l’estorsione: le bombe piazzate per dire “dovete entrare nella nostra economia”. Su questo credo che valga la pena di insistere perchè sia chiaro che il racket non è, come le persone pensano, “pistola in bocca e dai i soldi”. È certo anche quello, e cioè arroganza: il “se vengo nel tuo locale non mi fai pagare”, il “se vengo nella tua boutique mi prendo quello che voglio”. Ma significa soprattutto aderire a una intera economia, è come dire: “tu commerciante dall’estorsione ci puoi anche, in un secondo momento, guadagnare”. Questo è il controllo che vogliono imporre militarmente, per ottenere il consenso quando le attività  sotto estorsione saranno entrate nel meccanismo nell’economia criminale. Quindi non mi stupisce per nulla ciò che sta accadendo, anzi sarà  sempre peggio.
Sempre peggio, dici. Qui l’analisi si allarga al tema del radicamento sociale del fenomeno, alla capacità  di generare economia, come dicevamo, dunque opportunità  e sviluppare consenso. Un punto di vista che non esaurisce la risposta solo sul terreno securitario.
Ma certo. La disattenzione del governo nazionale è stata abnorme. La campagna elettorale è stata superficialissima su questi temi. Negli anni si è delegato solo alla repressione e alle manette la soluzione di questi problemi. Ma manette e condanne portano a una soluzione relativa, a un contenimento del fenomeno, ma sono assolutamente inutili per modificarne le origini e le cause. Ovviamente le paranze che arruolano ragazzini sempre più piccoli e che sono comandate da ragazzini sempre più piccoli, sono strutture invasive al massimo grado perchè hanno la capacità  di poter parlare a tutto un mondo che mai prima di questo momento era stato protagonista della vita criminale di un territorio: i ragazzini. E non sono solo figli di camorristi o persone che vengono da un cà’tè di camorra, ma sono persone che vedono come unica soluzione alla propria vita il guadagnare subito e tanto. In una realtà  dove la disoccupazione è considerata una piaga sociale ormai endemica, con un tasso di evasione scolastica che, nei quartieri più poveri, è di un minore su tre, c’è un vero e proprio esercito di giovanissimi disposti a morire per ottenere la possibilità  di guadagnare all’istante e di essere figo su Instagram. Se vedi, la comunicazione Instagram dei ragazzi delle paranze di camorra è vincentissima. Gli (ormai) uomini della paranza di Emanuele Sibillo tutt’oggi sui social scrivono accanto al loro nome “ES17” fregandosene di poter dare elementi alla polizia e alle forze dell’ordine. Per contrastare questo sistema non bastano eserciti o manette, non basta aumentare le condanne: nella storia umana non si è evitato un solo omicidio aumentando le condanne, nessun crimine viene fermato dagli ergastoli, sono le riforme, il lavoro, le scuole aperte, l’investimento nelle associazioni, questo è parte del percorso che non si farà  mai nel sud Italia.
Finora il sindaco De Magistris si è vantato di aver ripulito almeno il centro di Napoli e di aver fatto progressi sulla legalità . Questa bomba mette in crisi la sua narrazione?
De Magistris ha fatto una narrazione di ripulitura della città  che ovviamente non esisteva. Va detto che è stato lasciato solo, da questo governo e da quello precedente. La narrazione del governo Renzi è stata drammatica perchè ha iniziato a parlare di cambiamento istantaneo. Dicevano “nella Terra dei fuochi abbiamo risolto”, come dimenticare quel grafico in cui solo il 2% del territorio risultava contaminato. Dicevano “il Sud sta ripartendo” e a sostegno c’era la bufala sulla Apple che investe a Napoli. Chiariamoci, ogni iniziativa economica e di formazione è la benvenuta, ma sembrava che la Silicon Valley si fosse trasferita a Napoli. Per non parlare dell’attacco a Gomorra e a quello che ho narrato, che serviva solo a dire “quello è il passato”, “quella Napoli non esiste più”, “è un’esagerazione”. È stato tutto sbagliato e in questo errore madornale si inserisce Salvini, che ha fiuto e intuito da sciacallo, la sua unica qualità  in un uomo senza qualità , quella di sentire quale è la mossa da fare, una mossa che, intendiamoci, è solo teatrale.
Proprio Salvini ha già  annunciato che sarà  a Napoli e poi ad Afragola. Ti indigna perchè è la solita passerella oppure voi dargli un consiglio?
Non succederà  nulla. Andrà  a Rigopiano a promettere soldi che non può dare, distrugge le case abusive e si intesta gli esiti di una inchiesta partita anni e anni prima sotto altri governi, da parte di procure che non hanno agito su input dati da lui, il tutto mentre in Calabria si è affidato a persone con una storia compromessa di ‘ndrangheta. La Lega è stato il partito con maggiori responsabilità  politiche, politiche ancor prima che giudiziarie, sull’infiltrazione del potere criminale nel Nord, quindi se c’è una persona con meno vocazione e capacità  antimafia quella è proprio Salvini, ma lui sfrutta da sciacallo qualsiasi occasione possibile per poter, senza risolvere nulla, intestarsi un intervento. La passerella ad Afragola e Napoli sarà  il solito teatro, che non ha iniziato lui, ma che lui rende ancora più macchiettistico e volgare, con questo suo vestire pericolosamente la maglia della polizia in ogni circostanza, ad uso di propaganda.
Soffermiamoci su questo uso delle uniformi di Stato. È un modo per ventilare l’uso della forza come propellente ideologico destinato al consenso?
È un messaggio pericolosissimo. Quella divisa la puoi indossare in occasioni istituzionali, non create da Salvini ad hoc, non in una dimensione di parte. È vergognoso, violento, autoritario come la frase che ama ripetere, il “me ne frego” dei commenti. Quella divisa, se non la toglie, la democrazia gliela deve strappare di dosso. Che significa quella divisa? Che se critico Salvini poi avrò un problema con la polizia? Significa che la polizia assomiglia a Salvini, al suo modo di agire, di pensare e di comunicare? Ci sarebbe da aver paura. E cosa sta facendo Salvini? Sta costruendo una istituzione politica? Sta facendo diventare la polizia una squadra politica? Questo significa quel suo indossare sempre e non in legittime occasioni istituzionali la divisa?
Afragola è la città  del sottosegretario leghista, Pina Castiello, portabandiera leghista in Campania e vicina a Vincenzo Nespoli. Parliamo del volto della Lega al sud.
Afragola è un caso di scuola di una politica ambigua che ha sempre interloquito con la criminalità  organizzata. La storia di Pina Castiello, vicina a Nespoli, mostra che cosa è davvero quel territorio e come sia quasi completamente affidato alle organizzazioni criminali, ai meccanismi di riciclaggio, ai sistemi di controllo militare dove la disoccupazione è un’arma di conquista politica, e dove le mafie neanche stanno investendo più perchè saccheggiano il territorio e portano via risorse. In questo Sud, Salvini – ricordi l’inchiesta dell’Espresso? – sapendo di non poter contare su una storia di coerenza, dato che ha solo infangato e sputato sul Mezzogiorno, si è rivolto alle peggiori clientele del territorio. Come Nespoli, la cui storia ben conosciamo: la lunga indagine della Procura di Napoli che parlava di voto di scambio, di concorso in bancarotta fraudolenta e concorso in riciclaggio e il Senato che, a scrutinio segreto, negò l’arresto. Tutto questo gli ha portato un potere enorme nel suo feudo di Afragola; un potere che ha regalato al mondo salviniano. E ora Salvini ad Afragola andrà  a nascondere queste sue responsabilità  con la solita messa in scena di lui che sta dalla parte di chi ha subito le bombe.
Beh, su questo però non c’è una novità . Non vorrei cadere in un luogo comune, ma è accaduto per decenni in alcune zone del Sud. Questa complicità  con la politica si è sempre basata su una ipocrisia nella rappresentazione.
Senza dubbio. Anche Antonio Gava faceva questo: proclamava che Cutolo lo teneva in galera e la Nuova camorra organizzata era felicissima di queste dichiarazioni perchè tanto, operativamente, si agiva in tutt’altro contesto: continuava a investire, a fare affari con le banche e qualche arresto era messo in conto. Da sempre la politica che gioca a fare l’antimafia placa i giornalisti e allontana l’occhio indiscreto dell’opinione pubblica.
Salvini, tra le tante cose, ti direbbe che nel tuo ragionamento sulle mafie manca il tema dell’immigrazione che alimenta, ad esempio, la mafia nigeriana.
Questa è una fesseria che mi viene sempre detta. Io studio le mafie nigeriane dagli anni Novanta. E le organizzazione nigeriane presenti a Castel Volturno esistono da decenni precedenti gli sbarchi. È una cazzata dire che sono frutto dell’immigrazione. La verità  è che la mafia nigeriana è un capitolo della mafia italiana, al netto della retorica sovranista: gli spacciatori magrebini rispondono alle mafie italiane, la mafia nigeriana vende a quella italiana. È un problema drammatico serio, importantissimo, ma può essere affrontato solo partendo dalle organizzazioni italiane. Tra l’altro mica ci sono solo le organizzazioni nigeriane. Se vogliamo dire le cose come stanno, ci sono organizzazioni bulgare, rumene, albanesi, macedoni, turche, moltissime organizzazioni criminali che si alimentano di migranti senza diritti. Il problema è l’opposto rispetto a come viene presentato: ogni qual volta si lasciano migranti senza diritti, si stanno dando eserciti alle organizzazioni criminali. Più ci sono diritti, per gli italiani e per gli stranieri, più le organizzazioni perdono manodopera.
Questi provvedimenti del governo sulla corruzione ti lasciano perplesso proprio sul terreno della lotta alla mafia?
Sì, sanciscono il fallimento politico del Movimento Cinque Stelle e dell’ imbarazzante ministro Bonafede. Hanno riempito social e giornali della presunta fine della corruzione, dopo la presunta fine della povertà  e la presunta fine della criminalità  organizzata. Ma la realtà  dei fatti è che sono state aumentate le occasioni propizie per le dinamiche corruttive. L’innalzamento per la soglia degli affidamenti diretti, senza gara, da 40mila a 150mila euro è l’atto più grave fatto a favore di crimine organizzato. Chiunque conosca il funzionamento degli enti locali, soprattutto nel Sud, capisce bene che il governo ha deciso, invece di semplificare le gare, di mettere in conto un aumento della corruzione.
Ultima domanda. Quale è un solo atto di questo ministro dell’Interno che non critichi?
L’avermi querelato, perchè sarà  un modo per portare Salvini in tribunale, costringendolo a dire la verità . E dato che mi ha querelato come segretario della Lega sarà  anche un’occasione per chiarire alcune vicende ancora oscure del suo rapporto con i 49 milioni di euro che la Lega ha rubato agli italiani. Salvini è un esponente di punta della Lega da almeno 20 anni, nonostante voglia far credere di essere arrivato da Marte la settimana scorsa.

(da “Huffingtonpost“)

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LA SICUREZZA DI SALVINI: BOMBA DELLA CAMORRA CONTRO LA STORICA PIZZERIA SORBILLO A NAPOLI

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

IL TITOLARE: “HANNO COLPITO UN SIMBOLO, MA NOI ANDIAMO AVANTI, A NAPOLI ESISTONO PERSONE POSITIVE” … CINQUE ANNI FA IL LOCALE FU INCENDIATO …E AD AFRAGOLA OTTO BOMBE IN UN MESE CONTRO NEGOZI

Bomba nella notte contro la famosa pizzeria Sorbillo, terrore al centro storico di Napoli.
L’ordigno è stato fatto esplodere davanti all’ingresso del locale in via Tribunali 32, nel cuore del centro antico. E’ la sede storica del marchio famoso in tutto il mondo ed è stata danneggiata al piano terra dall’esplosione: due porte blindate, poste al di là  dell’ingresso, hanno attutito il colpo ed evitato che il guardiano notturno rimanesse ferito.
L’uomo si trovava infatti all’interno del locale, a pochi passi dalla porta. I danni ammontano ad alcune migliaia di euro, al vaglio delle forze dell’ordine le immagini di sorveglianza: il locale ha 24 telecamere in zona.
L’esplosione ha seminato paura e sconcerto tra i residenti, sotto shock perchè è stato colpito un pizzaiolo molto conosciuto, cui fanno capo una serie di locali aperti in diverse città  in Italia e anche all’estero.
Lo stesso titolare, Gino Sorbillo, annuncia su Facebook che la pizzeria “è chiusa per bomba” ma, assicura “riapriremo presto”. Cinque anni fa questa stessa sede fu incendiata
“Mi scuso con tutte le persone che sono rimaste scosse da quest’ennesima cattiva notizia – ha commentato su Facebook il maestro pizzaiolo – A Napoli e dintorni esistono persone straordinarie e positive   che vivono veramente con tanto amore verso gli altri. Mi scuso con la Napoli “buona”, con l’Italia “buona” e con tutte le persone che vivono onestamente perchè certi avvenimenti così forti ed eclatanti fanno cadere le braccia e demoralizzano la società . Sono stato nell’Arma dei carabinieri ed ho scelto di fare il pizzaiolo perchè amo troppo la mia città  e la amerò per sempre – ha aggiunto – La Napoli “sana” è sempre nel mio cuore”.
Tantissimi in queste ore i messaggi di vicinanza che gli stanno arrivando.
“Dopo l’incendio di 5 anni fa adesso arrivano anche le bombe dove c’è la sede storica – prosegue – Il 17 gennaio in tutte le pizzerie della città  ci saranno i festeggiamenti per la giornata del pizzaiolo in onore del santo protettore, Sant’Antuono: centinaia di pizzerie serviranno una pizza speciale ai propri clienti e sarà  questa per me l’occasione per ricordare a tutti i pizzaioli della città  che dobbiamo essere sempre uniti. Andiamo avanti”.
“Sono in contatto con sindaco e forze dell’ordine che stanno esaminando le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza. Nei video una persona si avvicina alla porta, lascia l’ordigno e scappa verso via Atri.
“Chi ha messo la bomba non è scappato verso la parte bassa della città  – dice Sorbillo – ma è salito in un vicolo, forse a bordo di un motorino. Io ho 24 telecamere in zona, tutti i commercianti hanno sistemi di videosorveglianza, credo che le forze dell’ordine possano individuare targa e tratti somatici”.
Il pizzaiolo non nasconde l’amarezza: “Abbiamo riempito Napoli con il nostro lavoro, il nostro talento, il turismo. Ci siamo adoperati attraverso rete e social per comunicare una città  diversa, forse hanno voluto attaccare un simbolo di questa rinascita, questa bomba è un messaggio di intimidazione verso gli altri che hanno anche una minore capacità  di rialzarsi rispetto a me. Non c’è stato alcun segnale, avrei denunciato subito, collaboro con le forze dell’ordien e sono anche un presidio per il territorio. Lavoro lì da 24 anni”.
Il guardiano notturno fortunatamente non è rimasto ferito: “E’ salvo per miracolo – racconta Sorbillo – quando c’è stata esplosione, il nostro collaboratore si trovava quasi sotto la porta ma i pannelli blindati lo hanno protetto, altrimenti sarebbe stato dilaniato”.
Il pizzaiolo chiede controlli e telecamere: “La rinascita di Napoli deve partire dalla bonifica dei vicoletti, il lavoro delle forze dell’ordine è già  tanto ma servono telecamere anche nei vicoli, credo si stiano riassettando gli equilibri tra clan e quindi sia in corso un braccio di ferro.   Il centro storico di napoli è patrimonio Unesco, questa è l’occasoione per mettere più telecamere”.
Confesercenti Interprovinciale esprime totale solidarietà  a Gino Sorbillo dopo l’ordigno che questa notte ha devastato la sua storica pizzeria ai Tribunali. “Innanzitutto   – dice Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Interprovinciale – esprimo la massima solidarietà  nei confronti di una grande impresa come quella della famiglia Sorbillo. Alziamo la voce contro gli attacchi ai nostri imprenditori, non possiamo consentirlo, non possiamo permettere che queste cose accadano ancora. Il nostro è un grido d’allarme disperato, una invocazione nei confronti dello Stato, che ora deve scendere in campo con i mezzi e con gli uomini – che ha- adeguati. La bomba che stanotte ha distrutto la pizzeria, ma anche gli 8 ordigni esplosi in un mese contro le attività  commerciali di Afragola, sono la conferma che lo Stato è debole, che ha bisogno di più uomini che lavorino per sconfiggere questo fenomeno. Le mafie sono un male, dei tumori che se non si estirpano alla radice continueranno ad esistere”.

(da agenzie)

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“E’ UN AIUTO AI DISONESTI”: CANTONE ACCUSA IL GOVERNO SULLA NORMA CHE ALZA A 150.000 EURO GLI APPALTI SENZA GARA

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

IL CAPO DELL’ANAC: “MAFIA CAPITALE FUNZIONAVA COSI’, LEGA E M5S HANNO ESCLUSO ANCHE IL CERTIFICATO ANTIMAFIA”

A Raffaele Cantone la modifica delle regole sull’affidamento degli appalti, prevista in manovra, non piace.
Il presidente dell’Anac spiega il perchè in una lunga intervista al Fatto Quotidiano. Con la nuova normativa la Pubblica amministrazione potrà  affidare lavori senza gara d’appalto nelle opere di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro.
Unico requisito richiesto: la consultazione di tre operatori economici scelti a discrezione dell’amministrazione.
Sul provvedimento Cantone ha le idee chiare: non garantirà  all’amministrazione nè il raggiungimento del miglior prezzo possibile nè una migliore qualità  dell’opera. Si legge sul Fatto Quotidiano:
Questa norma non aiuterà  i funzionari morosi, mentre consentirà  a quelli disonesti di fare il buono e il cattivo tempo. Basti ricordare che tutto il sistema di Mafia Capitale si reggeva sugli affidamenti diretti.
Il presidente dell’anticorruzione non ha dimenticato le proteste dei 5 Stelle quando il governo Renzi approntò misure per semplificare le procedure di gara: “Si appellarono a me e all’Anac”, ricorda. Quanto al provvedimento previsto in manovra dice:
Sotto 150.000 euro non è prevista neanche la certificazione antimafia e la gara non sarà  pubblica da ora in poi. C’è il rischio che la criminalità  organizzata, al Nord come al Sud, ne approfitti”

(da “Huffingtonpost”)

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“HO SBAGLIATO A FIDARMI DI SALVINI”. L’IMPRENDITORE ANTI-CAMORRA CILIBERTO A CUI E’ STATA TOLTA LA SCORTA : “SALVINI RINUNCI ALLA SUA, COSI’ CAPIRA’ COSA VUOL DIRE VIVERE NEL TERRORE”

Dicembre 27th, 2018 Riccardo Fucile

IL DRAMMA DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA IN ITALIA, 78 ESILIATI DI STATO… PIERA AIELLO: “PRONTA A LASCIARE IL M5S SE BLOCCANO LE MIE PROPOSTE”

Bersagli viventi, morti che camminano, vite ridotte a matricole, esiliati di Stato.
Si definiscono così e non ce n’è uno che non ti spieghi, mettendo in fila fatti e circostanze, quanto la decisione di denunciare la criminalità  gli abbia stravolto l’esistenza.
Sono i testimoni di giustizia, coloro che hanno segnalato le infiltrazioni mafiose, camorristiche, ‘ndranghetiste, nelle proprie aziende, o cittadini che hanno deciso di accusare pubblicamente i clan, puntando l’indice contro boss e affiliati nelle aule di tribunale.
Settantotto nel nostro Paese, secondo i dati forniti ad Huffpost dal Ministero dell’Interno, protetti insieme a 255 familiari.
Con i parenti stretti e i conviventi dividono una vita che, dai racconti che ne fanno, per molti di loro è ormai ridotta a una fila di giorni da scontare come una pena, segnati da paura, rinunce, disguidi quotidiani.
E la rabbia, che sale ogni volta che vengono accostati ai collaboratori di giustizia, – in Italia protetti in 1277 con 4915 familiari – “che hanno denunciato la criminalità , ma dopo averne fatto parte, averla pagata o averci fatto affari. Noi siamo testimoni, non pentiti. Due figure ben diverse, eppure ancora confuse”, è la premessa da cui partono tutti.
L’ultima legge, in vigore dal 21 febbraio scorso, distingue nettamente i collaboratori dai testimoni e assicura tutela, sostegno economico, reinserimento sociale e lavorativo, procedure adeguate alla situazione di ciascun testimone.
Garanzie che, a ripercorrere le storie di molti, per ora sembrano rimaste sulla carta.
La quotidianità  è costellata di intoppi e ostacoli: assistere al fallimento delle proprie aziende, essere lasciati da partner che non ce la fanno a sopportare le conseguenze della denuncia, ottenere contributi irrisori e aspettare rimborsi sanitari per anni, vedere i propri beni ipotecati, non poter salutare per l’ultima volta un parente morto o far visita a un figlio in ospedale.
Mentre l’attualità  racconta dell’uccisione a Pesaro del fratello di un pentito di ‘ndrangheta, che viveva sotto protezione e in un domicilio segreto, del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che preconizza la sconfitta delle mafie di qui a qualche anno, della revoca “per cessato pericolo” e attraverso comunicazione solo verbale, della scorta all’imprenditore siciliano e testimone di giustizia, Vincenzo Conticello, che continua a chiedere un documento scritto.
Subito dopo aver saputo che di lì a poco sarebbe rimasto privo di protezione, Conticello, che denunciò i suoi estorsori e riconobbe alla sbarra i mafiosi che lo avevano minacciato di morte – arrestati nel 2006 – , aveva dato appuntamento per il 27 dicembre in piazza a Palermo, davanti all’antica focacceria “San Francesco” che un tempo era la sua attività , con l’invito, provocatorio, “a festeggiare la sconfitta della mafia”.
Poi ci ha ripensato, ha lasciato la città . “Non ci sarà  nessuna festa, ho paura – spiega ad HuffPost – non vorrei che qualcuno approfittasse della confusione per farmi qualcosa e non vorrei offrire palcoscenici per passerelle ad autorità  o politici. Mi hanno detto che il pericolo è cessato, per me e i miei familiari, ma il contesto non è cambiato rispetto a quando ho denunciato, anzi. Ho pensato di ricorrere al Tar come ha fatto Ultimo”.
Di recente, proprio il Tar ha restituito la scorta al colonnello Sergio De Caprio, il capitano Ultimo che arrestò Totò Riina, “ma senza un documento è impossibile avviare l’iter”, sospira Conticello, l’indice puntato contro “il sistema dei comitati di sicurezza. I testimoni non ricevono informazioni aggiornate, io ho saputo da miei ex dipendenti che persone arrestate grazie alla mia testimonianza erano a piede libero. Devono mettermi per iscritto il motivo per cui mi hanno revocato la scorta”.
Un concetto sul quale, parlando con HuffPost, hanno insistito anche altri testimoni di giustizia storici.
Come Pino Masciari, Piera Aiello. Il primo, ex imprenditore calabrese – “Dopo aver denunciato le pressioni ‘ndranghetiste, ho perso la mia azienda e la mia libertà “, spiega – sottolinea come “gli imprenditori che denunciano non possono essere visti come un costo, vanno tutelati e sostenuti in vita, non solo ricordati dopo morti”.
Piera Aiello, cognata di Rita Atria, la testimone di giustizia che si uccise a 17 anni poco dopo la morte del giudice Paolo Borsellino, ha denunciato gli assassini del marito, figlio del mafioso Vito Atria.
Oggi è deputata del Movimento Cinque Stelle, prima parlamentare con lo status di testimone di giustizia. “È necessario che qualunque cosa debbano dirci sia scritta – spiega – Purtroppo al novanta per cento le comunicazioni avvengono solo verbalmente, io chiedo che tutto ciò che riguarda me venga sempre messo nero su bianco. Ho l’impressione – scandisce – che vogliano murarci, come se volessero farci scomparire”.
Ha annunciato che presenterà  la proposta per una nuova legge, “che tuteli i testimoni di giustizia, i loro diritti violati e i loro familiari, spesso dimenticati e non sia, come accade a quella attuale, interpretata troppo spesso a favore dello Stato – puntualizza – Si sono accorti che mia figlia doveva essere iscritta alle elementari quando frequentava la terza. Se non ci avessi pensato io a suo tempo, sarebbe rimasta fuori”. La deputata grillina che ha fatto della difesa “dei compagni di viaggio” – li definisce così – il senso del suo mandato, ha dichiarato di “non essere ancora riuscita a fare nulla, ho trovato un muro di gomma”, ad HuffPost dice di essere “pronta a lasciare il Movimento Cinque Stelle, che non mi ha mai ostacolato, qualora dovesse arrivare un veto”.
Che vuol dire “muro di gomma”?
“Gli uffici del Servizio centrale di protezione sono blindati – risponde la deputata – diversi testimoni mi hanno raccontato di aver chiesto, invano, di parlare con i responsabili. Ho incontrato il sottosegretario Luigi Gaetti (presidente della Commissione centrale per la definizione e l’applicazione delle misure di protezione, ndr), mi è parso motivato e disponibile, ma è circondato da una Commissione vecchia, che non mi sembra voglia affrontare davvero la questione, direttamente collegata alla lotta alle mafie”.
Ma in un Paese in cui il ministro dell’Interno dichiara che la criminalità  organizzata sarà  cancellata, ha ancora senso il testimone di giustizia?
“Mi auguro che quanto previsto da Salvini accada, ma è pura fantasia – sbuffa Piera Aiello – contro mafia, camorra e ‘ndrangheta servono strumenti precisi. Come si fa a vincere se si scoraggia la testimonianza, se i testimoni di giustizia e i loro parenti non vengono tutelati?”.
Per Nadia Furnari, cofondatrice dell’Associazione antimafie “Rita Atria”, una nuova legge per i testimoni di giustizia non serve, “basterebbe applicare quelle che già  esistono”.
Quanto a Salvini, “a mio avviso non sa di cosa parla. Di mafia si discute seriamente troppo poco e ancora meno si analizza il fenomeno. Penso che bisogna chiedersi, e cercare le risposte che i cittadini hanno diritto ad avere: dove si lavano i soldi, come si assegnano gli appalti? La figura del testimone di giustizia è fondamentale per combattere la criminalità , ma purtroppo lo Stato tratta la questione con grande sciatteria. Abbiamo chiesto al Campidoglio la cittadinanza onoraria per Rita Atria, morta a Roma sola come un cane, ci hanno ignorato”.
A Ignazio Cutrò i fatti di Pesaro hanno riportato subito in mente quel che potrebbe succedere alla sua famiglia.
In un post su Facebook, l’ex imprenditore siciliano, testimone di giustizia dal 2006 dopo aver denunciato e fatto arrestare i suoi estorsori e presidente dell’Associazione nazionale Testimoni di giustizia, ha scritto: “Sui familiari, lo denunciamo da anni, le mafie vogliono abbattere la loro violenza per vendicarsi dell’affronto subito dopo che li abbiamo fatti condannare. Come non pensare alla mia famiglia lasciata priva di qualsiasi protezione?”.
Anche lui da aprile è senza scorta. “Quando l’hanno tolta a mia moglie, ai miei figli, non l’ho voluta più neanche io – dice ad HuffPost – e ora vivo con addosso la paura che accada qualcosa, soprattutto a loro. In un’intercettazione emersa durante un’operazione che ha portato all’arresto di diversi mafiosi agrigentini, si sente distintamente uno di loro che dice: “Appena lo Stato si stanca che gli toglie la scorta poi vedi che poi…. È o non è una minaccia?”.
Ogni mattina, racconta, teme che allo scatto del cancello che si richiude alle loro spalle si accompagni una raffica di colpi di arma da fuoco, ogni sera che qualcuno gli si introduca in casa “perchè le mafie non dimenticano coloro che denunciano”.
Cutrò non ha mai voluto lasciare la sua terra, Bivona, provincia di Agrigento, ma ha dovuto rinunciare alla sua azienda. Dall’ottobre 2015, usufruendo di un decreto legge che permette ai testimoni di giustizia di essere assunti nella pubblica amministrazione, è dipendente della Regione Sicilia e lavora nel Centro per l’impiego del paese.
Da presidente dell’associazione nazionale, negli anni ha assistito a quella che definisce “una rivalutazione” delle scorte assegnate.
Molte sono state tolte, altre potrebbero essere revocate: HuffPost ha chiesto anche questi dati, il Ministero dell’interno si è riservato di comunicarli.
Nel frattempo, dal Viminale è arrivato l’ottimismo di Salvini. “Si dirà  che quella del ministro è una dichiarazione “di troppo” – ha scritto Cutrò – Penso, invece, che siamo di fronte a un percorso, sul piano politico e culturale, che le mafie potrebbero leggere come una resa dello Stato. Di mafia si muore, io rifarei quello che ho fatto perchè lo Stato siamo noi non le mafie, ma le istituzioni non riescono o non vogliono giungere alla verità , lasciando soli uomini che hanno avuto il coraggio civile di testimoniare nei processi”.
Anche Gennaro Ciliberto, napoletano, ha affidato a Facebook le sue considerazioni sull’assassinio di Pesaro rivolgendosi direttamente a Salvini per invitarlo a informarsi “su come vivono i testimoni di giustizia, i loro familiari e tutti quelli che hanno denunciato le mafie. Rinunci alla scorta e vedrà  cosa significa vivere con il terrore”. Dal 2010 quando, da responsabile della sicurezza nei cantieri di una ditta che lavorava in subappalto per Autostrade per l’Italia spa, denunciò infiltrazioni camorristiche e corruzione negli appalti e anomalie nella costruzione di varie opere autostradali, vive in una località  segreta, sotto il controllo del Servizio centrale di protezione del ministero dell’Interno.
Ciliberto sperava che con il governo giallo-verde le cose per i testimoni di giustizia volgessero al meglio. Ricorda “quando i Cinquestelle Di Maio, Fico, Sarti, non ancora al potere, protestavano contro le mafie, ora dei testimoni non si ricordano più”, ma credeva soprattutto in Salvini. “Ho sbagliato a fidarmi delle sue idee, mi ha deluso”, dice ad HuffPost
Sulla base della sua esperienza – “otto anni che nessuno mi ridarà  indietro vissuti come un uomo invisibile, con un altro nome, attento a non creare legami stretti, a non lasciare tracce, anche se questo ha significato andare a comprare un medicinale in un’altra regione, iscrivere i figli a mie spese in una scuola privata sganciata dall’anagrafe scolastica nazionale – aggiunge in un fiato – chi vuole denunciare deve sapere bene a cosa va incontro, io col senno di poi ci penserei cento volte”.
Due anni fa ha fatto ricorso al Tar per il cambio totale di nominativo, lo status economico e il livello di scorta. L’udienza è fissata il 19 novembre 2019.
Un altro anno, Ciliberto è sfiduciato. “Chissà  che per me o per qualche altro testimone non arrivi prima la vendetta della criminalità  – considera – Tanto per lo Stato siamo solo matricole, ci hanno abbandonato rendendoci bersagli a vita”.

(da “Huffingtonpost”)

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KILLER UCCIDONO IL FRATELLO DI UN PENTITO DI ‘NDRANGHETA: COME SALVINI PROTEGGE BENE I FAMILIARI DI CHI COLLABORA CON LA GIUSTIZIA

Dicembre 25th, 2018 Riccardo Fucile

PESARO, L’AGGUATO NEL CENTRO STORICO, ESPLOSI 30 COLPI

Agguato nel centro storico di Pesaro dove un uomo è stato ucciso a colpi di pistola. Almeno 20 bossoli sarebbero stati trovati sul luogo dell’esecuzione avvenuta in via Bovio.
Secondo una prima ricostruzione, due killer incappucciati avrebbero atteso la vittima che parcheggiava l’auto in garage, per poi scaricargli addosso i caricatori. Sul posto i carabinieri allertati dalle chiamate di residenti che hanno sentito la serie di colpi.
La vittima è di origine calabrese: è Marcello Bruzzese, fratello di un collaboratore di giustizia scampato a un agguato nel ’95. L’agguato è avvenuto intorno alle 18.30.
I killer avrebbero agito con pistole automatiche calibro nove.
La vittima è stata raggiunta dalla lunga serie di colpi di pistola mentre era ancora all’interno dell’auto, nel garage di casa. Sarebbero una trentina i proiettili esplosi.
Gli autori dell’agguato sono poi scappati a piedi lungo le strette vie del centro storico. Sul posto, per coordinare le indagini, ci sono i pm Fabrizio Giovanni Narbone e Maria Letizia Fucci.

(da agenzie)

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MORRA: “APPALTI SENZA GARA A 150.000 EURO? SI FAVORISCE LA MAFIA”

Dicembre 24th, 2018 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE GRILLINO DELL’ANTIMAFIA PREOCCUPATO PER LA NORMA INSERITA DAL GOVERNO … L’OPPOSIZIONE: “LACRIME DI COCCODRILLO, I SUOI AMICI HANNO FATTO UNA PORCATA”

“In merito all’innalzamento della soglia di valore per l’affidamento diretto dei lavori pubblici, non posso che esprimere grave preoccupazione. Preoccupazione condivisa anche dall’Anac. Questo innalzamento preoccupa tutte le realtà  antimafia. Da Presidente della Commissione Antimafia mi adopererò per promuovere modifiche”. Così Nicola Morra (M5S), presidente della Commissione antimafia.
“Questo innalzamento – prosegue Morra – preoccupa tutte le realtà  antimafia, così come i dirigenti pubblici che hanno sviluppato grandi capacità  di controllo nelle amministrazioni locali contro la corruzione e che non avranno più voce in capitolo. Questo innalzamento rivela una sottovalutazione del rischio di come queste nuove regole possano favorire le organizzazioni mafiose, da sempre attente al mondo delle opere pubbliche. Che sia una misura per un solo anno non può essere una giustificazione sufficiente per allentare gli obblighi sulla necessaria trasparenza per la gestione dei soldi pubblici. Da Presidente della Commissione Antimafia mi adopererò per promuovere modifiche alle procedure di assegnazione degli appalti che, garantendo maggiore efficienza nella spesa, assicurino la migliore trasparenza possibile”, conclude il presidente dell’ Antimafia.
La replica di Margiotta (Pd): Lacrime di coccodrillo
“Le lacrime di coccodrillo di Morra sull’innalzamento della soglia di valore per l’affidamento diretto dei lavori pubblici, votato dalla maggioranza di cui fa parte, sono la rappresentazione perfetta dell’ipocrisia grillina. Di notte approvano misure che mettono in pericolo la legalità  degli appalti, e di giorno tornano a fare le anime candide e i campioni delle trasparenza. Vorrei dire a Morra che non ci crede più nessuno. Si sono macchiati dell’ennesima porcata. La manina è la loro”.

(da “Huffingtonpost”)

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LEGA E M5S VARANO LA NORMA INGRASSA-CORROTTI: SALE LA SOGLIA DEGLI APPALTI SENZA GARA, UN FAVORE AI MAFIOSI

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

DURO COLPO ALLA LEGALITA’: SI POTRANNO AFFIDARE LAVORI DIRETTI FINO A 150.000 EURO… I CORROTTI E LE COSCHE FESTEGGIANO LA MISURA VOLUTA DALLA LEGA

La norma ingrassa-corrotti è uscita indenne dalla battaglia notturna della Manovra. E così per volontà  della Lega in una settimana è stato spazzato via uno dei pilastri della prevenzione contro tangenti e infiltrazioni mafiose.
Il voto del Senato infatti ha approvato il nuovo tetto per gli appalti ad affidamento diretto dei sindaci, passato da 40 mila a 150 mila euro.
Significa che nel 2019 i Comuni decideranno direttamente i contratti di importo fino a 150 mila euro, senza dovere motivare la scelta e senza competizione tra aziende.
Un duro colpo alla legalità  e al mercato, contestato dall’Autorità  anticorruzione di Raffaele Cantone, dall’Associazione Nazionale Costruttori e dai sindacati dei lavoratori edili.
Tutti sanno bene come gli appalti ad affidamento diretto siano la grande mangiatoia di clan e faccendieri: una realtà  dimostrata da centinaia di inchieste giudiziarie anche nelle ultime settimane. Indagini che evidenziano come questi lavori spesso vengano affidati agli amici degli amici, senza garanzie nè di qualità , nè di legalità : si tratta del settore preferito dalle cosche imprenditrici, che in tutta Italia manovrano ditte e conquistano cantieri, alternando bustarelle a minacce.
E così, se ci sarà  la conferma della Camera, nel prossimo anno oltre cinque miliardi di denaro pubblico verranno spesi senza controllo.
Tutto è avvenuto in sette giorni.
Nel Consiglio dei ministri di una settimana fa la Lega era riuscito nel silenzio a far passare addirittura l’aumento a 200 mila euro senza limiti di tempo.
Dopo la denuncia di “Repubblica”, anche una parte dei 5Stelle si era detta contraria, ottenendo una riduzione a 150 mila solo per il 2019.
Ma i malumori nel Movimento non si erano placati, tanto che Luigi Di Maio aveva ipotizzato di stralciare la norma e inserirla nella revisione del Codice degli Appalti. Ma il partito di Matteo Salvini ha vinto, imponendo la sua cultura del fare che predilige la rapidità  dei cantieri.
E oggi però Nicola Morra, presidente M5S della Commissione Antimafia, torna a manifestare le sue perplessità : “Non posso che esprimere grave preoccupazione. Preoccupazione condivisa anche dall’Anac per voce del presidente Cantone. Questo innalzamento preoccupa tutte le realtà  antimafia, così come i dirigenti pubblici che hanno sviluppato grandi capacità  di controllo nelle amministrazioni locali contro la corruzione e che non avranno più voce in capitolo. Questo innalzamento rivela una sottovalutazione del rischio di come queste nuove regole possano favorire le organizzazioni mafiose, da sempre attente al mondo delle opere pubbliche. Che sia una misura per un solo anno non può essere una giustificazione sufficiente per allentare gli obblighi sulla necessaria trasparenza per la gestione dei soldi pubblici”.
Il senatore M5S conclude promettendo battaglia: “Da presidente della Commissione antimafia mi adopererò per promuovere modifiche alle procedure di assegnazione degli appalti che, garantendo maggiore efficienza nella spesa, assicurino la migliore trasparenza possibile”
“Le lacrime di coccodrillo di Morra sull’innalzamento della soglia di valore per l’affidamento diretto dei lavori pubblici, votato dalla maggioranza di cui fa parte, sono la rappresentazione perfetta dell’ipocrisia grillina”, replica il senatore Pd Salvatore Margiotta: “Di notte approvano misure che mettono in pericolo la legalità  degli appalti, e di giorno tornano a fare le anime candide e i campioni delle trasparenza. Vorrei dire a Morra che non ci crede più nessuno. Si sono macchiati dell’ennesima porcata. La manina è la loro”.

(da “NextQuotidiano“)

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DECRETO SALVINI, ORA I MAFIOSI POTRANNO RICOMPRARSI I BENI CONFISCATI

Novembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

LA POSSIBILITA’ DI VENDERE AI PRIVATI I BENI SEQUESTRATI AI CLAN E’ UN FAVORE AI MAFIOSI

È sufficiente fare la voce grossa con i migranti, trasformati in un’emergenza che non c’è e in un capro espiatorio, e fingere che non esistano altri problemi per la sicurezza degli italiani.
Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini — leader della Lega e (vice)premier — è riuscito a fare approvare anche dai pentastellati il suo Decreto sicurezza: il Senato gli ha già  dato ragione; presto toccherà  alla Camera, pare il 23 novembre.
Intanto Salvini con quel decreto ha fatto scomparire per magia un’emergenza vera, quella rappresentata dalle mafie italiane.
Eppure queste possono contare, ogni anno, su circa 150 miliardi di ricavi e, a fronte di poco più di 35 miliardi di costi, su utili per oltre 100 miliardi. Roba da fare invidia ai colossi europei dell’energia.
Andiamo per punti.
Prima di tutto, Salvini nel decreto non si occupa delle cosche, perchè evidentemente non ritiene che minaccino la sicurezza. D’altra parte, da qualche anno, i mafiosi non fanno stragi, sanno come votare, cercano di passare inosservati. Quindi non ci rendono “insicuri”.
Pertanto — siccome un decreto legge si fa quando ci sono i presupposti di necessità  e urgenza — non citare i boss significa considerarli un problema secondario.
Al contrario, chi vive nei territori in cui questi incombono è ben consapevole del fatto che sono al lavoro, eccome. Silenziosamente le mafie riciclano — corrompendo chi è necessario corrompere — centinaia e centinaia di milioni nel cuore delle città  d’Italia e d’Europa: acquistano ristoranti, negozi, hotel, palazzi, farmacie, imprese.
Indisturbate o quasi, nonostante alcune inchieste e processi in corso nel Nord della Penisola, un tempo caro alla vecchia Lega, mostrino quanto siano in forma pure a quelle latitudini.
Però, nel decreto Salvini introduce una novità : la possibilità  di vendere anche a privati i beni confiscati ai clan.
Secondo Enzo Ciconte — fra i massimi esperti in Italia delle dinamiche delle grandi associazioni mafiose, docente universitario di Storia della criminalità  organizzata — è “un segnale molto pericoloso”.
Spiega: “Chi conosce le dinamiche mafiose sa bene che mettere in vendita questi beni significa offrire su un piatto d’argento la possibilità  ai mafiosi di riacquistarli. Se ciò avvenisse — e con molta probabilità  avverrà  — lo Stato ne risulterebbe sconfitto perchè i mafiosi potrebbero dire ai paesani: avete visto? Noi siamo più forti dello Stato. E questa è una verità  incontrovertibile. Qualche speculatore potrebbe comprarsi grosse fette di questo patrimonio, magari utilizzando ditte e imprese ‘partecipate’ dal capitale mafioso”.
Il rischio è stato segnalato anche da Libera, cartello di associazioni contro le mafie fondato da don Luigi Ciotti, in un comunicato scritto subito dopo all’approvazione da parte del Senato: “La vendita di quei beni significherà  una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà  del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità  dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà  un effetto dirompente sulla stessa credibilità  delle istituzioni. Insomma, un vero regalo alle mafie e ai corrotti”.
Gli enti del terzo settore (che perseguono senza finalità  di lucro finalità  civiche, solidaristiche e di utilità  sociale) e il mondo dell’associazionismo da settimane criticano la “liberalizzazione“. Anche perchè il terzo settore pare il vero bersaglio (neppure tanto velatamente) del capo della Lega.
Antonio Maria Mira, giornalista esperto di mafia e antimafia, sempre su Avvenire ricorda che il boss Francesco Inzerillo nel 2008 diceva: “Cosa più brutta del sequestro dei beni non c’è”.
Quel sequestro è uno strumento nato nel 1982 grazie a Pio La Torre (segretario del Pci siciliano pagò con la vita: è stato assassinato dalla mafia nel 1982, insieme all’autista Rosario Di Salvo); fu rafforzato nel 1996 dalla legge 109, che prevedeva l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie.
Oggi coinvolge quasi ottocento associazioni (tra cui Libera), cooperative sociali, diocesi, parrocchie, gruppi scout. Ed ecco spuntare il sedicente Decreto Sicurezza, che riprende una proposta avanzata nel 2008 dal ministro leghista dell’Interno Roberto Maroni (governo Berlusconi IV). Le proteste allora la bloccarono. Però (che strano) l’ha ritirata fuori Salvini.
Scrive Mira: “C’è la concreta preoccupazione che i beni messi all’asta non solo siano venduti a prezzi svalutati (chi in certe zone avrà  il coraggio di partecipare all’asta per la villa del boss locale?), ma che l’acquisto possa essere realizzato da professionisti, imprenditori, faccendieri, che agiscono formalmente nella legalità , ma in realtà  operano per il riciclaggio del denaro sporco (…) Alcune inchieste giudiziarie hanno smascherato i tentativi delle mafie di reimpossessarsi dei beni confiscati (…) Per i mafiosi perdere i beni è una perdita di credibilità , di autorità , di controllo del territorio. Soprattutto se poi vengono utilizzati a fini sociali, dando lavoro pulito ed educando i giovani alla legalità ”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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