Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO LA RICHIESTA DI ESPULSIONE DI QUATTRO SUOI FEDELISSIMI DA PARTE DEI MARONIANI, IL SENATUR SBOTTA: “TANTI ANNI PER METTERE INSIEME UN’ORGANIZZAZIONE, POI QUESTI PENSANO A MANDAR VIA LA GENTE…”
“Questi sono matti. Tanti anni per mettere insieme un’organizzazione e poi… Alla fine non resterò lì
neppure io, se va avanti così”.
Umberto Bossi ha risposto così a chi gli chiedeva di commentare la decisione del consiglio nazionale della Lega lombarda, che ha proposto provvedimenti disciplinari nei confronti dell’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, insieme con Marco Desiderati, Alberto Torazzi e Monica Rizzo, tutti appartenenti all’ala fedele al Senatùr (il quale presiede il consiglio federale, a cui spetta la decisione definitiva).
La richiesta di espulsione stata comunque sospesa, almeno per il momento, come ha spiegato lo resso Salvini.
Il quale ha riferito di aver avuto un incontro a pranzo con Reguzzoni e che ha in programma di rivederlo la settimana prossima.
“C’è la possibilità di evitare il provvedimento, se ci sarà disponibilità a lavorare tanto e parlare meno”, ha aggiunto il segretario della Lega Lombarda con riferimento indiretto ad alcune critiche fatte da Reguzzoni su Facebook.
Intervistato dai giornalisti locali, a Varese, a margine di una cerimonia in onore di Calogero Marrone, nonno della moglie, a chi gli ha chiesto se darà vita a una nuova Lega,Bossi aveva risposto: “No, questo no”.
E poi: “Io non ho mai messo nessuno fuori dalla Lega, tranne chi si era venduto visibilmente”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile
PROSEGUE L’OCCUPAZIONE MILITARE DEI SEGUACI DEL SASSOFONISTA, PICCATO PER LA CONTESTAZIONE A PONTIDA
Il Consiglio nazionale della Lega lombarda ha proposto l’espulsione dell’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, dell’assessore lombardo allo Sport, Monica Rizzi e degli ex parlamentari, Marco Desiderati e Alberto Torazzi.
La decisione al termine della riunione, avvenuta in serata nella sede di via Bellerio.
Si tratta delle prime proposte di provvedimenti disciplinari per esponenti ‘bossiani’ lombardi, dopo le politiche e le contestazioni al raduno di Pontida.
Già lunedì d’altra parte Roberto Maroni – che è segretario federale, oltre che governatore lombardo – aveva annunciato: “Chi ha contestato subirà delle conseguenze”.
Le decisioni finali spettano comunque al Consiglio federale della Lega Nord e, per coloro che hanno più di dieci anni di militanza, c’è la possibilità di appello al comitato di disciplina guidato dal presidente federale Umberto Bossi.
“La decisione è passata con 25 voti contro uno”, ha fatto sapere il segretario Matteo Salvini, che ha chiesto provvedimenti disciplinari nei confronti di 6 militanti. Durissima la reazione di Reguzzoni: “In mezzo alla situazione economica e politica che stritola il Paese e all’evidente crisi che attraversa la Lega, il Consiglio nazionale
del movimento che fa? Unisce, come chiesto da Bossi e Maroni a Pontida? Rilancia una nuova strategia politica? No, propone espulsioni senza motivazioni. Ci sentiamo tutti delle vittime: è una vicenda che si commenta da sola”.
La situazione è tesissima anche in Veneto, dove il sindaco di Verona Flavio Tosi non ha alcuna intenzione di cedere alla richiesta di un congresso avanzata da Bossi.
E anzi si prepara, nel consiglio nazionale di sabato, a chiedere misure analoghe a quelle adottate in Lombardia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 9th, 2013 Riccardo Fucile
IN REGIONE TRE COMMISSIONI IN PIU’ RISPETTO AL PASSATO, PERSINO QUELLA PER I RAPPORTI CON LA SVIZZERA
A dispetto delle buone intenzioni sulla riduzione dei costi della politica, il primo atto ufficiale del
consiglio regionale dell’era di Roberto Maroni è l’istituzione di 12 commissioni consiliari.
Otto permanenti più quattro speciali, tre in più di quelle del lungo periodo di governo di Roberto Formigoni.
Con un aggravio dei costi di circa il dieci per cento.
Visto che fino all’approvazione della nuova legge che mette sullo stesso piano i compensi di presidenti, vicepresidenti e segretari delle commissioni, ognuna di queste cariche percepisce tra il 65 e il 75 per cento dell’indennità prevista per i parlamentari.
In aggiunta al normale stipendio di circa 8mila euro al mese.
Tra quelle speciali, oltre alla commissione Antimafia – la cui presidenza era stata offerta al centrosinistra ma che, salvo sorprese, sarà rifiutata dopo il no della maggioranza a concedere la guida del Bilancio a un esponente dell’opposizione – c’è anche la commissione per i Rapporti tra la Lombardia e il Canton Ticino.
Fortemente voluta da Maroni. In aggiunta alle commissioni sul Sistema carcerario e a quella sul riordino del sistema delle autonomie locali.
Una moltiplicazione di poltrone che pare abbia avuto origine dalla necessità di placare i tanti mal di pancia tra i consiglieri regionali di Pdl e Lega dopo l’esclusione dalla nuova giunta di Maroni, formata in parte da tecnici.
Alla Lega toccheranno le presidenze delle commissioni Sanità e Attività produttive e al Pdl il Bilancio.
Un primo segnale in controtendenza sui costi della politica dovrebbe arrivare invece dalla prima riunione del tavolo di lavoro tra giunta a consiglio.
Ne fanno parte tutti i capigruppo presenti in aula e l’assessore regionale al Bilancio, Massimo Garavaglia.
Nel frattempo il consiglio regionale sceglie con voto segreto i tre rappresentanti che parteciperanno all’elezione del nuovo presidente della Repubblica: due per la maggioranza e uno per l’opposizione. Le candidature sono già state decise.
Per il centrodestra Roberto Maroni e il presidente del consiglio regionale, Raffaele Cattaneo.
Per l’opposizione Umberto Ambrosoli, anche se gli esponenti del Movimento Cinque Stelle rivendicano la possibilità di mandare a Roma un loro rappresentante.
In ogni caso, «per tutelare la più ampia segretezza e la maggiore serenità del voto», il presidente ciellino Cattaneo ha deciso di far installare per l’occasione una vera e propria cabina elettorale.
È la prima volta che succede dall’istituzione della Regione. «Non abbiamo perso tempo – commenta soddisfatto Cattaneo – l’istituzione delle commissioni consentirà al consiglio di entrare nel vivo dei lavori, favorendone la piena operatività ».
Andrea Montanari
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Aprile 7th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX SENATORE LEONI, FEDELISSIMO DI UMBERTO, AMMETTE DI AVER GIA’ REGISTRATO L’ATTO FONDATIVO: “SERVE UN NUOVO CONTENITORE”
“Re Salomone? Certo che lo ricordo”, Umberto Bossi trattiene le parole. 
Si sforza. “Vediamo come va a Pontida”.
In questi giorni non è andato a Roma, è rimasto nel suo ufficio in via Bellerio dove il via vai è tornato incessante.
Molti di quelli che gli avevano girato le spalle saltando sul carro di Roberto Maroni, fanno la fila, telefonano: vogliono rivedere il Capo.
Daniela Cantamessa, storica e fidata segretaria del Senatùr prova a gestire il flusso. Perchè l’11 marzo, quando Maroni è stato confermato capo del partito nonostante avesse più volte annunciato le sue dimissioni, Bossi ha capito di essere stato messo in soffitta e ha deciso di fondare un nuovo movimento politico.
L’ex senatore Giuseppe Leoni è già andato dal notaio per l’atto fondativo, i documenti sono pronti.
Nessuno lo dice apertamente, ma tra le file dei bossiani la notizia è più che nota. “Aspettiamo Pontida, poi si vedrà ma certo a forza di epurare, è ovvio che si arriverà a creare un contenitore politico”, ammette Leoni.
Che aggiunge: “Del resto, bisogna vedere se la strategia del segretario è azzerare il partito, la politica si fa tirando dentro mica cacciando tutti”.
E le epurazioni della Lega maroniana sono solo all’inizio.
Marco Desiderati, unico bossiano presente nel consiglio federale, sarà una delle prossime vittime.
Mentre l’ex capogruppo Marco Reguzzoni, ora semplice militante, è già stato scomunicato e poi “graziato” da Matteo Salvini e dall’intervento, fra gli altri, di Luca Zaia.
Oggi tutti sul sacro pratone di Pontida su cui il “popolo padano” non mette piede dal 19 giugno 2011.
E se allora ad accogliere Maroni c’era uno striscione che lo indicava “Presidente del Consiglio subito” questa volta ne troverà di ben altri toni.
I bossiani promettono infatti dure contestazioni.
In meno di un anno, dicono, non ha mantenuto nessun impegno e si è dimostrato incapace di guidare il partito. “Berlusconi prima e Monti poi: erano il diavolo e ora sono nostri imprescindibili alleati e amiconi”, si lamentano su Facebook sempre un maggior numero di militanti.
I più attivi nella protesta sono gli ex: Reguzzoni, Monica Rizzi, Flavio Tremolada, Alberto Torazzi, Max Parisi e persino l’ex direttore della Padania, Stefania Piazza, che battibecca con Aurora Lussana che l’ha sostituita.
Tutti vittime delle ramazze maroniane.
Ma anche l’unico forum ancora in vita dei giovani padani ha cominciato a criticare l’operato dell’ex titolare del Viminale. Lo stesso forum che ne sostenne l’avanzata.
I post sono identici a quelli di allora: “Basta alleanza con Berlusconi”, è il più ripetuto.
Ma “l’alleanza serve perchè Maroni ha paura del voto”, come dice Reguzzoni. “Maroni ha puntato tutto sulla Lombardia e ha pure detto che non sa e non gli interessa cosa succederà a Roma. Adesso che pensa di fare? La moneta padana? La banca padana? La sanità padana? Le macroregioni? Chiederà di uscire dall’euro? Tutte cagate senza capo nè coda, ci aspettano 5 anni di nulla cosmico”.
E via così, con moltissimi che scrivono la loro delusione e di aver stracciato la tessera perchè “almeno Bossi i maroni li aveva”.
Al Senatur da settimane riportano i malumori.
Lui freme, si trattiene. Ma quando il 15 marzo si è presentato a Montecitorio ha sbottato: “Maroni da sei mesi dice ‘mi dimetto’ poi, all’ultimo momento, si è accorto di avere il culo molto più largo, per poter stare su molte poltrone”.
E ancora: “La Lega è in subbuglio, perchè è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”.
I fedelissimi di ortodossia bossiana hanno letto in quello sfogo il via libera alla rivolta contro l’ex titolare del Viminale.
La convocazione di Pontida ha raffreddato di nuovo il vecchio Capo. “Aspettiamo Pontida e poi vediamo”, ripete a quanti lo spronano.
Il padre della Lega sa di non potersi riprendere il suo partito. Lo sa da quando è stato costretto a lasciarlo nelle mani di Maroni il 1° luglio 2012 ad Assago, il giorno dell’incoronazione di Bobo da Varese.
Costretto dalle inchieste sull’uso allegro dei fondi da parte dell’allora tesoriere Francesco Belsito.
Bossi dal palco si scusò, pianse e lasciò la sua creatura. “Ho fatto come Salomone, non ho voluto tagliare in due la Lega”, disse dal palco citando la Bibbia.
Salomone, dovendo decidere a chi affidare un bambino reclamato da due donne, ordina di tagliarlo a metà .
Per salvarlo, una delle donne rinuncia e Salomone decide di lasciarlo a lei, “la madre vera. Questo ho fatto io: non ho voluto tagliare a metà il bambino”.
Maroni, in meno di un anno, l’ha già diviso in due.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 7th, 2013 Riccardo Fucile
BOSSI: “CHI DICE CHE TUTTO VA BENE E’ UN LECCACULO, MA NON HO FATTO LA LEGA PER ROMPERLA”… CONTESTATO E FISCHIATO TOSI… MARONI NEGA LE DIVISIONI: “ARGOMENTI DEI GIORNALISTI DI REGIME”
“Chi dice che tutto va bene è un leccaculo, ma io non ho fatto la Lega per romperla”.
Così Umberto Bossi su palco di Pontida.
Parole respinte da Roberto Maroni, che nega le divisioni: “Argomenti dei giornalisti di regime”. Con questo “assetto” la Lega Nord torna su quello che i dirigenti definiscono “sacro suolo”.
Ma dopo gli scandali del cerchio magico di Bossi, la segreteria affidata a Maroni, le elezioni che hanno visto l’ex ministro trionfare in Lombardia (ma il partito affondare nei consensi), il movimento si trova ancora spaccato tra bossiani e maroniani.
Prima degli interventi lite tra una ventina di militanti per uno striscione che raffigura il presidente lombardo come Pinocchio.
E la spaccatura è resa evidente anche dallo striscione “congresso subito” esposto da alcuni dirigenti veneti.
Il discorso di Bossi
Prima parla il Senatur: “Non sono d’accordo con Maroni quando dice che non bisogna combattere anche a Roma”.
E ancora: “Niente insulti e niente fischi perchè così facendo accontenterete la canaglia romana. I fischi teniamoli per lecchini di regime, i giornalisti che scrivono sui giornali che ci stiamo dividendo. Certo miglioreremo la Lega senza timore e abbiamo capito la protesta” e, dice rivolgendosi sempre al popolo leghista, “abbiamo capito che volete contare di più e quindi conterete di più”.
Però la contrapposizione con Maroni è evidente: “Non la penso come Maroni quando dice che ce ne stiamo al nord e ce ne freghiamo di Roma: noi dobbiamo combattere su tutti i fronti, anche a Roma”.
Maroni chiude la kermesse
Il segretario del partito cerca di stemperare le voci di tensione e se la prende con i giornalisti: “Chi dice che la Lega è divisa vada a quel paese, giornalisti di regime”.
Poi aggiunge: “Un anno fa, dopo gli scandali, la Lega era a pezzi. Siamo riusciti a rimetterla in sesto, con l’aiuto dei militanti, dei governatori e di Umberto Bossi”.
La seconda parte dell’intervento è dedicata al decreto sui debiti della pubblica amministrazione verso le imprese: “Hanno fatto il decreto per dare isoldi a quei comuni del sud che non li hanno. I nostri comuni i soldi li hanno. Ecco il grande inganno del governo che deve andare subito a casa”.
La mattinata di tensione
L’aria di tensione si era già assaporata quando è stato dispiegato lo striscione “Umberto Bossi la Lega sei tu” nel luogo in cui due anni fa fece scalpore quello che chiedeva “Maroni presidente del Consiglio subito”.
La lite è avvenuta tra una ventina di militanti leghisti al raduno di Pontida, dopo che alcuni di loro — probabilmente veneti — hanno esposto un manifesto che raffigura il segretario Maroni come Pinocchio.
La scenetta è avvenuta in un angolo del pratone mentre dal palco parlavano alcuni dirigenti di secondo piano del movimento: la situazione poi è tornata alla calma.
Una situazione di tensione strisciante che ha messo in difficoltà anche i giornalisti che sono stati tenuti lontani dal gruppo dei “bossiani” per presunte questioni di sicurezza.
Ma è stato lo stesso presidente del partito, il Senatur, a cercare di riportare la calma dal palco. Nonostante gli interventi dei dirigenti fossero previsti nel pomeriggio, infatti, Bossi si è presentato davanti al microfono: “Roma vuole che ci meniamo, diamoci la mano — ha detto – Andiamo d’accordo per non fare contenti la canaglia di Roma e i lecchini di regime (i giornalisti, ndr)”.
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Aprile 6th, 2013 Riccardo Fucile
LOTTIZZAZIONE PADAGNA: GIOVANNI DAVERIO, IN ARTE JONNY, DIVENTA ASSESSORE ALLA FAMIGLIA DOPO AVER GIA’ LAVORATO AL WELFARE CON MARONI… GIUSEPPE ROSSI, IN ARTE GEGE’, MESSO A CAPO DEL POLO OSPEDALIERO DI LODI… LA VOCALIST SIMONA ALL’OSPEDALE DI TREVIGLIO, IL SAX TENORE IVAN CAICO A QUELLO DI GALLARATE
Giovanni Daverio in arte Johnny e Giuseppe Rossi, nome da chitarrista Gegè. 
Sono due dei tredici musicisti del Distretto 51, la band di Roberto Maroni, a cui l’amico Bobo, diventato presidente della Lombardia, ha assegnato incarichi nella sanità regionale.
Daverio, già direttore generale della Asl di Varese è ora in Regione a capo dell’assessorato alla famiglia e aveva già lavorato nel ministero del Welfare guidato da Maroni; Rossi è invece a capo del polo ospedaliero di Lodi.
Sono il fulcro del cosiddetto “gruppo sanità Varese” a cui il neogovernatore ha affidato, assieme al “gruppo sanità Milano”, la gestione del comparto più importante del bilancio regionale: 23,2 miliardi (previsione 2013) di cui 17,5 per il finanziamento del servizio sanitario.
“Persone di specchiata fiducia e professionalità ”, dicono dal Pirellone.
E soprattutto amici da sempre del neopresidente, che ha a cuore i compagni della sua band: uniti dal 1981.
Nella villa che il suocero gli regalò per il matrimonio, Maroni è entrato prima con loro che con la moglie: la cantina, quando il resto della casa era ancora un cantiere , veniva usata come sala prove.
E da allora sono rimasti quasi tutti uniti.
Gli stessi saliti sul palco in corso Como poche domeniche fa per festeggiare la conquista della Lombardia e gli stessi che domenica suoneranno, secondo il programma della giornata (salvo contestazioni o ripensamenti) a Pontida.
Prima la band, poi il Nord.
L’altra vocalist, Simona Paudice, è tuttora “coadiutore amministrativo esperto” all’ospedale di Treviglio, nonostante le proteste che la nomina scatenò nell’agosto 2011 e le interrogazioni del Pd, rimaste senza risposte.
“Tutto regolare”, secondo Cesare Ercole, direttore dell’azienda nonchè altro uomo dalla bandiera leghista.
E nel distretto sanitario Treviglio-Gallarate c’è un altro componente della band: Ivan Caico, sax tenore e baritono, primario di cardiologia all’ospedale di Gallarate.
Tutti professionisti prima che musicisti.
L’unico ad avere tentato la carriera da professionista è stato Luca Fraula, tastierista.
Ha suonato anche nel tour di Alberto Fortis, per poi però tornare a Varese per lavorare nello studio del padre, commercialista.
Oggi si alterna alla tastiera con Maroni.
Finite le nomine a ritmo di blues il neo-governatore, sta ora assegnando gli ultimi incarichi. Sistemato Andrea Gibelli, architetto leghista privo di esperienza amministrativa nominato direttore generale della presidenza e segretario generale in Regione (incarico da 363.186,00 annui, come indicato sul sito della Lombardia) dopo aver fallito l’elezione al Parlamento, Maroni ha fatto accomodare al Pirellone anche Anna Tavano, moglie dell’amico Domenico Aiello, avvocato di fiducia dell’ex ministro.
Tavano è direttore generale dell’assessorato alle infrastrutture, che controlla appalti e grandi opere per Expo 2015, e arriva dalla Regione Calabria dove era dirigente della programmazione comunitaria.
Ancora da definire, invece, i nomi per gli uffici di corrispondenza a Bruxelles e a Roma.
Caselle con cui molti non candidati perchè indagati potrebbero essere ricompensati.
Uno dei papabili è Stefano Galli, capogruppo che si fece rimborsare dalla Regione il pranzo di nozze della figlia.
Ma la lista è lunga.
Si trova sulla scrivania della fedelissima Isabella Votino che ha, anche lei, persone di sua fiducia da inserire.
Come il conterraneo beneventano Giacomo Ciriello, già nel gabinetto di Maroni al Viminale e ora capo della segreteria del governatore lombardo.
Ognuno ha il proprio Distretto.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile
LOTTIZZAZIONE SELVAGGIA IN REGIONE LOMBARDIA, FUORI I BOSSIANI… E UN UFFICIO STAMPA CON PIU’ DIPENDENTI DI UN QUOTIDIANO
Aveva promesso di fare piazza pulita in Regione, dopo il tramonto del Celeste. 
Aveva giurato di abbandonare il super-ufficio con luci emozionali incorporate, al trentacinquesimo piano del super-grattacielo nuovo di zecca voluto da Super-Formigoni, per scendere giù al primo piano, vicino ai lombardi che lo hanno eletto presidente.
Per ora, Roberto Maroni non solo resta appollaiato in cima alla torre di Babele, ma conferma anche il faraonico apparato presidenziale ereditato dal Celeste.
La scopa del capo dei Barbari Sognanti ha fatto pulizia dentro la Lega, dicevano i druidi del nuovo Carroccio durante la campagna elettorale.
E rinnoverà anche Formigopoli, facendo piazza pulita degli sprechi e delle ruberie e avviando la nuova era della Macroregione del Nord, dal Piemonte al Friuli.
A parte il fatto che il Friuli ancora leghista non è, anche a Milano si stentano a vedere i segni della Nuova Era.
Lo slogan con cui ha vinto le elezioni (“Teniamo qui il 75 per cento della tasse pagate in Lombardia”), è stato dimenticato: promessa impossibile da marinaio celtico-padano.
Quanto al rinnovamento, Maroni sta procedendo così: rivoluzione a parole, cauta continuità nei fatti.
Promette una presidenza aperta e dialogante, pronta a collaborare anche con l’opposizione. Certo, l’arroganza di Formigoni sarà difficilmente eguagliabile, ma fatti concreti ancora non se ne sono visti.
Se l’apertura si limiterà alla promessa commissione antimafia regionale (che è un’ottima idea), bisogna dire che è poco più di un atto dovuto: da sempre, in democrazia, le commissioni straordinarie, di garanzia e di controllo sono affidate alle minoranze.
In verità , quello che sta avvenendo è una nuova dislocazione dei poteri, spartiti tra leghisti maroniani e pidiellini di stretta osservanza berlusconiana.
Insomma: via i bossiani, epurati dalle scope dei Barbari Sognanti, e minor presenza (ma non eliminazione) dei ciellini, che con il Celeste facevano la parte del leone (con buona pace dei martiri cristiani sbranati al Colosseo).
Il nuovo punto di riferimento è Mario Mantovani, fedelissimo di Silvio Berlusconi, diventato il vice di Maroni.
Alla guida di un Pdl diviso e inquieto, in cui i ciellini lottano per non essere messi troppo da parte dai compagni di partito berlusconiani doc.
La divisione è visibile anche nello strano vertice del gruppo Pdl al consiglio regionale, con un presidente ciellino, il bresciano Mauro Parolini, che ha come contrappeso un co-presidente, il berlusconiano di Lodi Claudio Pedrazzini.
Quanto a Maroni, ha promesso di mostrarsi virtuoso con la pelle degli altri: promette tagli al budget del Consiglio regionale (via i rimborsi facili che hanno fatto mettere sotto inchiesta per peculato la quasi totalità dei consiglieri della scorsa tornata), ma si tiene ben stretti i soldi del budget di giunta.
Confermato un ufficio del Presidente composto da una quindicina d’addetti, con una cerchia d’oro di dirigenti e una struttura di comunicazione formata da decine di persone che potrebbe produrre un quotidiano nazionale.
Formigoni non c’è più, la sua struttura imperiale resta.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 27th, 2013 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE CATTANEO (PDL) E I VICE CECCHETTI (LEGA) E VALMAGGI (PD) COINVOLTI NELL’INCHIESTA SUI RIMBORSI IN REGIONE
Tre su cinque componenti del nuovo Ufficio di presidenza del consiglio regionale della Lombardia, appena eletto dall’aula del Pirellone, risultano indagati.
Il nuovo presidente Raffaele Cattaneo (Pdl) e i vicepresidenti Fabrizio Cecchetti (Lega) e Sara Valmaggi (Pd) sono indagati di peculato dai magistrati milanesi per le ‘spese pazze’ che sarebbero state effettuate dalla maggior parte dei consiglieri del Pirellone con rimborsi regionali normalmente destinati a spese per attività politica.
In particolare a Cattaneo i pm contestano spese sospette per 13mila euro, effettuate sempre a ridosso delle feste di Natale: il 30 novembre 2009 Cattaneo staccò un assegno da 6mila 100 euro per acquistare sei iPhone, tre stampanti Hp e un Apple Macbook e il 23 dicembre 2006 ne spese 7.140 euro per sei notebook Sony.
Acquisti giustificati come spese per attività politica e perciò rimborsati con soldi pubblici.
“Se mai sarò oggetto di condanna in primo grado, rassegnerò immediate dimissioni da questo consiglio”, ha comunque assicurato Cattaneo nel discorso di insediamento, aggiungendo questo passaggio a braccio rispetto al discorso scritto.
Anche il leghista Cecchetti, ex presidente del consiglio regionale, e la democratica Valmaggi sono destinatari di un avviso di garanzia sempre per l’ipotesi di peculato.
Nessun problema giudiziario, invece, per le due new entry eletti con l’incarico di consiglieri segretari: Eugenio Casalino (5 Stelle) e la leghista Daniela Maroni (eletta nella lista civica del governatore Roberto Maroni) sono alla prima esperienza politica al Pirellone.
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Marzo 25th, 2013 Riccardo Fucile
IL SASSOFONISTA AVEVA PROMESSO CHE AVREBBE AZZERATO LE NOMINE…. ALLA FINE LE HA RADDOPPIATE: DUE POSTI ALLA LEGA E DUE AL PDL
Dopo gli assessori, in gran parte esterni, nella giunta di Roberto Maroni arrivano i sottosegretari. 
Alla fine dovrebbero essere addirittura quattro: due del Pdl e altrettanti della Lega, nonostante all’inizio il neogovernatore avesse fatto capire che era sua intenzione azzerarli, salvo successivamente annunciare che si sarebbe limitato a nominarne due. Invece con ogni probabilità ci sarà il raddoppio.
I primi due dovrebbero essere nominati appena dopo Pasqua: per il Pdl si fa il nome di Marco Cirillo, sindaco di Basiglio e molto vicino a Paolo Berlusconi, che dovrebbe ottenere una delega all’Expo e ai rapporti con gli enti locali, sempre che alla fine non si decida di sdoppiare gli incarichi per giustificare il raddoppio delle poltrone.
Per il Carroccio il prescelto dovrebbe essere il maroniano Dario Galli, presidente leghista in scadenza della Provincia di Varese, che secondo indiscrezioni raccolte in ambienti del suo partito non si sarebbe candidato alle ultime elezioni regionali proprio perchè aspirava a un posto nella squadra di Maroni, piuttosto che accontentarsi del ruolo di commissario come previsto dalle nuove norme sul superamento delle Province.
L’ipotesi è che diventi sottosegretario alle Comunità montane.
Caustico il commento del capogruppo del Pd, Alessandro Alfieri: «La scelta di Maroni di nominare molti assessori tecnici ha già fatto lievitare i costi. Se a questo si aggiungessero le nomine dei sottosegretari, si partirebbe veramente con il piede sbagliato: continuiamo a sostenere che, oltretutto, si tratta di ruoli inutili dato che le stesse deleghe potrebbero tranquillamente essere assegnate agli assessori».
Nel frattempo si avvicina l’inizio ufficiale della decima legislatura.
Mercoledì, nella prima seduta del Consiglio regionale, Maroni illustrerà il suo programma e annuncerà la costituzione di una commissione regionale Antimafia.
Il primo atto del consiglio sarà l’elezione del nuovo Ufficio di presidenza dell’aula: sembra scontata la scelta di eleggere presidente l’ex assessore regionale ciellino Raffaele Cattaneo e il coordinatore regionale pdl Mario Mantovani sta mediando per vincere le resistenze dei leghisti.
Le due poltrone di vicepresidente dovrebbero andare al leghista Fabrizio Cecchetti e a un esponente del Pd tra l’uscente Sara Valmaggi e i consiglieri regionali Fabio Pizzul e Gian Antonio Girelli: il gruppo deciderà chi scegliere.
Per le poltrone di consigliere segretario, invece, i due prescelti dovrebbero essere Alessandro Colucci per il Pdl ed Eugenio Casalino del Movimento 5 Stelle, visto che il Pd ha offerto il suo posto ai grillini.
Nella prima riunione il nuovo organismo dovrà decidere il numero delle commissioni regionali: la scorsa legislatura quelle permanenti furono otto, più una speciale sul sistema carcerario.
Resta ancora aperta la partita della nomina di alcuni capigruppo.
Se Pd e lista Maroni hanno già deciso, rispettivamente, per Alessandro Alfieri e Stefano Bruno Galli, il gruppo del Carroccio dovrebbe scegliere tra Massimiliano Romeo e Ugo Parolo.
Nel Pdl Claudio Pedrazzini dovrebbe spuntarla su Giulio Gallera e sul ciellino Claudio Parolini.
Andrea Montanari
(da “La Repubblica”)
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