Destra di Popolo.net

BARBARA CIABO’: “ESCO DA FUTURO E LIBERTA’ E DAL SISTEMA PARTITOCRATICO”

Maggio 27th, 2012 Riccardo Fucile

LA SEGRETARIA CITTADINA DI MILANO DI FLI LASCIA IL PARTITO: “NON MI CI RITROVO PIU’”…”MI RIBELLO AL REGIME DEI PARTITI, LASCIO QUESTO SISTEMA SCHIFOSO”

Barbara Ciabò è una delle personalità  politiche più stimate sotto la Madonnina.
“Avrei potuto far carriera, se avessi sacrificato la mia libertà “, ripete spesso.
E ora più che mai.
Ad Affaritaliani.it rivela infatti di aver lasciato Futuro e Libertà , formazione della quale era segretaria cittadina: “Mi ribello al sistema dei partiti nel suo complesso. Ho deciso di dimettermi da questo sistema schifoso. Fli? Non mi ci ritrovo più”
Barbara Ciabò, che succede?

Succede che mi sono resa conto di essere incompatibile con i partiti attuali.
Fli non l’ha soddisfatta?
Il problema non è Fli. Il problema è che siamo in mano a un’oligarchia, che pensa solo di governare servita e riverita e di riconfermarsi al potere per altri cinque anni. Sono tutti uguali. I partiti non rappresentano più i cittadini italiani. Io non esco solo da Fli, esco dal sistema dei partiti.
Perchè?
Perchè è impossibile per una persona che vuole fare solo l’interesse dei cittadini collaborare con i partiti attuali esistenti. Se siamo in questa situazione è perchè la base di chi fa politica a livello locale non reagisce, non si ribella.
Lei si sta ribellando, quindi?
Esatto. Io ho il coraggio di alzarmi dalla sedia e andarmene, di sbattere la porta, quando le cose non vanno bene. Per questo non ho fatto carriera a livello politico. La libertà  per me è il mio bene più grande.
Il progetto di Fli è fallito?

Il progetto di Fli dipende da quel che faranno. Per quanto mi riguardo non mi ci ritrovo più. Ho sempre preferito la mia libertà , non ho mai preso un soldo dalla politica. Oggi più che mai lo rivendico con orgoglio.

Fabio Massa
(da Affaritaliani.it)

“Ho provato a fare politica per tanti anni con il sogno di cambiare un po’ il mondo ma vi assicuro oggi e’ impossibile in Italia, siamo in mano a un’oligarchia che vuole governare in eterno e pur di rimanere al potere farebbe di tutto.
Ora per riciclarsi alcuni riesumeranno il ricordo di Almirante e altri si attaccheranno al partito dei carini mentre a sinistra i rottamatori sono stati rottamati.
Ma non dobbiamo rassegnarci: io credo nei giovani che non si faranno comprare e sapranno pacificamente ribellarsi.
E credo che presto troveremo le modalita’ per organizzare la vera rivoluzione italiana”

(un pensiero di Barbara)

Un successivo scambio di messaggi col ns. direttore

Barbara Ciabò
“Ciao Riccardo volevo solo ringraziarti per quello che fai e dirti che sei uno dei pochi, pochissimi che ancora stimo perche’ sei libero come me.
Non condivido praticamente piu’ nulla di Fli: 25 anni di politica buttati nel cesso, di battaglie fatte, per portare al governo una manica di …. mah!
Vediamo un po’ cosa fare…Comunque quando il pesce puzza puzza dalla testa … Avremmo potuto fare grandi cose …ora siamo peggio degli altri partiti”

Riccardo Fucile
“Grazie Barbara per la stima che è contraccambiata. Purtroppo le persone libere in questo partito ormai si contano sulle dita di una mano…sembra di assistere a una guerra per bande dove ogni giorno si contano le vittime.
Un grande abbraccio”

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MILANO: ECCO CHI SONO I 4.000 PRIVILEGIATI CON IL PASS CHE POSSONO USARE L’AUTO NELLE CORSIE RISERVATE

Marzo 31st, 2012 Riccardo Fucile

DA PAOLO BERLUSCONI ALLA CGIL, DA RENZO BOSSI ALLA COGNATA DELLA LETIZIA…NELLA LISTA CI SONO GIORNALISTI, POLITICI, BANCHE E AZIENDE…ORA PISAPIA VUOLE TAGLIARE GLI AVENTI DIRITTO DEL 40%

È un piccolo esercito di oltre 4mila componenti ufficiali, il “club” delle corsie preferenziali.
Tanti sono i pass validi che permettono, al pari di un bus dell’Atm, di evitare code e ingorghi.
Troppi, secondo la stessa amministrazione, che ha deciso una stretta. Perchè, nel tempo, oltre a medici, forze dell’ordine e personale degli enti in servizio, si sono ingrossate le fila di politici, partiti, banche, aziende, politici e giornalisti.
Ecco i nomi: da Paolo Berlusconi e Renzo Bossi fino alla Cgil.
La possibilità  non è da poco: viaggiare tranquilli in corsia preferenziale, seguire percorsi vietati ai più. Ma a non essere esiguo è anche il numero dei pass distribuiti. Da tagliare, sostengono a Palazzo Marino: per l’assessore alla Mobilità , Pierfrancesco Maran, si può scendere di un bel 40 per cento.
Perchè per la prima volta, interrogando il cervellone, vengono fuori anche i nomi degli intestatari.
E perchè alcune categorie, nel tempo, si sono moltiplicate: tanto che ormai i pass distribuiti a politici (considerando le targhe) hanno superato i 360 e qualcuno   sempre consultando gli elenchi che potrebbero contenere anche cambi di targa   risulterebbe intestatario di 4 o 5 lasciapassare.
Tanto che, tra le “autorità  dello Stato e alte personalità ”, figurano anche Paolo Berlusconi o Maria Rosa   Bedy   Moratti.
E tanto che le banche possiedono 376 permessi, le aziende private 489 e i giornalisti oltre 200.
Gli uffici comunali hanno già  avviato le prime scremature.
Partendo da un dato: sono 4mila i pass validi, ma nelle tabelle ne risultano 4.950. Questo perchè sono associati alla targa: qualcuno ne ha più di due, considerando, però, anche quelle magari cambiate e non più valide.
Attenzione: qui non c’è nessun “furbetto”, nessuno che abbia neanche minimamente a che fare con le cronache che hanno raccontato di permessi falsificati.
Tutti possiedono il contrassegno per diritto.
A stabilirlo sono due ordinanze, firmate nel 2000 da Gabriele Albertini, che hanno allargato le maglie non solo a forze armate, ambulanze, veicoli istituzionali, ma anche ad altre categorie con esigenze di servizio: uffici giudiziari, consolati (65 pass), corpi dello Stato (328), medici (260), enti.
Tutte legittime esigenze. A cui si aggiungono quelle di consiglieri comunali (66 targhe), provinciali, regionali; e poi deputati, partiti e sindacati, banche, giornalisti, società  private.
A porre il problema è anche il capogruppo dei Radicali, Marco Cappato, che ha presentato un’interrogazione: «Una grandissima parte di questi permessi non è attribuita a personalità  istituzionali», sostiene.
E, nella città  di Area C, dovrebbero essere annullati «tutti i pass   con l’eccezione del personale medico e tecnico impegnato in prestazioni urgenti e d’emergenza   attribuiti a personalità  non istituzionali» o «non esclusivamente collegate» a Milano.
Non superando una vettura a testa.
La dicitura è proprio quella: “Autorità  dello Stato e alte personalità ».
In tutto sono 28 (37 i pass che sarebbero collegati).
Accanto al commissario straordinario per la Grande Brera o all’oncologo Umberto Veronesi, anche Marina Berlusconi, Roberto Colaninno (le targhe sarebbero 4), il banchiere Massimo Ponzellini e Roberto Schmid, direttore dello Iuss di Pavia ed ex fedelissimo di Letizia Moratti.
Banche e aziende. è uno dei gruppi più corposi, i pass totali   al netto di targhe scadute   salgono a 376.
Il record spetta a Intesa Sanpaolo, con 75 permessi, ma anche Unicredit (64) e Popolare di Milano (43) sono alte in classifica.
È da qui che il Comune inizierà  la cura dimagrante. Stessa sorte per le aziende: 489. Ci sono tutti i gruppi che contano: da Coca Cola a Borsa italiana, dalle Generali alle squadre di calcio (Inter batte Milan 12 a 8), da Eni a Fiera, dalla moda (Armani, Prada, Versace…) a Pirelli (21), Telecom (20), Mediaset (6).
Associazioni ed enti. Fra ministeri, università  e ospedali gli enti pubblici superano quota 400.
Tra chi ha diritto ai permessi ci sono anche la Camera di Commercio (33 in tutto, compresi i 3 del presidente di Promos Bruno Ermolli) e molte associazioni.
Tra i 242 pass di queste ultime si trovano gli intestatari più vari: dalla Compagnia delle Opere (7) all’Arcivescovado (17), dalla Fondazione Cariplo (5) alla Scala e a “Mondo Gatto onlus”.
I politici. Sono 283 i politici, oltre 360 i pass: un elenco bipartisan.
Molti risulterebbero proprietari di più di una targa privilegiata.
Che siano tutte scadute? Il presidente Formigoni ne avrebbe 4.
Nell’elenco c’è ancora l’ex sottosegretario regionale   e geometra di Berlusconi   Francesco Magnano. I pass per i deputati sono 91.
E, oltre ai “lombardi”, ci sono anche onorevoli liguri come Claudio Scajola.
Nutrito è l’elenco dei partiti e dei sindacati, nessuno escluso.
C’è la Cgil con ben 17 pass, il Pdl e il Pd con quattro, la Sinistra per Pisapia (sei), i Pensionati del Sole o la Fiamma tricolore.
I giornalisti.
Ci sono le troupe tv (la Rai ne ha 35), naturalmente.
Ma anche le agenzie, i quotidiani, case editrici, molti direttori come Maurizio Belpietro o Alessandro Sallusti.
Tra i giornalisti spiccano i nomi di Emilio Fede, Roberto Poletti, Cesare Cadeo, Valerio Staffelli.

Alessia Gallione
(da “La Repubblica“)

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FORMIGONI VERGOGNA! LA REGIONE LOMBARDIA ESCLUDE I FAMILIARI DAL RICORDO DI GIORGIO AMBROSOLI

Marzo 21st, 2012 Riccardo Fucile

IL FIGLIO IN UNA INTERVISTA AVEVA CRITICATO IL PIRELLONE PER LE ULTIME VICENDE GIUDIZIARIE… CELEBRANO UN “EROE BORGHESE” UCCISO DALLA MAFIA E CACCIANO I CONGIUNTI

Oggi il Pirellone ricorderà  Giorgio Ambrosoli, ‘eroe borghese’, il liquidatore del Banco Ambrosiano ucciso dalla mafia su ordine di Michele Sindona nel 1979.
Ma al ricordo non sarà  presente il figlio, Umberto, che pure era stato contattato qualche settimana fa e aveva dato la sua adesione.
Il motivo: le frasi dette da Ambrosoli sulle vicende giudiziarie che coinvolgono molti esponenti della Regione in una intervista a Repubblica, due settimane fa.
Una richiesta a Formigoni di azzerare la giunta che non sarebbe piaciuta ai vertici del Pirellone, tanto da decidere per l’incredibile esclusione del figlio di Ambrosoli (e di ogni altro membro della famiglia) dalla cerimonia della Giornata dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime che si terrà  nell’auditorium Gaber.
Come anticipa il sito Affaritaliani, gli studenti milanesi verranno accolti da rappresentanti delle istituzioni (non dovrebbe esserci l’indagato Davide Boni) e poi ci sarà  la proiezione del film di Michele Placido su Ambrosoli, con una introduzione dell’ex magistrato Giuliano Turone.
Non vuole polemizzare per la scelta, Umberto Ambrosoli, ma dice: «Chi andrà  alla cerimonia avrà  la possibilità  di vedere quante declinazioni possibili esistono del senso di responsabilità ».

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NUOVA BUFERA SUL PDL: A MILANO INDAGATO L’ASSESSORE LA RUSSA: “VOLANTINI ELETTORALI IN CAMBIO DI APPALTI”

Marzo 19th, 2012 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA DELLA REGIONE LOMBARDIA, FRATELLO DI IGNAZIO, E’ INDAGATO PER FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI NELL’INCHIESTA ALER…COINVOLTO ANCHE IL GENERO DI LA RUSSA, IL CONSIGLIERE COMUNALE OSNATO

Una nuova bufera giudiziaria si è abbattuta sul Pdl lombardo e sul Pirellone. L’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia, Romano La Russa (fratello dell’ex ministro Ignazio), è indagato per finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Aler, l’Azienda regionale edilizia residenziale.
Lo si evince dall’avviso di chiusura delle indagini nei confronti di 12 persone indagate a vario titolo per turbativa d’asta, corruzione e illecito contributo elettorale.
Fra gli indagati c’è anche Marco Osnato, consigliere comunale Pdl a Palazzo Marino e genero dello stesso La Russa.
Nel corso dell’inchiesta – condotta dai pubblici ministeri Maurizio Romanelli e Antonio Sangermano – è emerso che due dirigenti dell’Aler avrebbero eluso, in concorso con cinque service manager, “gare a evidenza pubblica operando il frazionamento degli affidamenti a diverse ditte”, mentre l’illecito finanziamento riguarda il contributo elettorale di oltre 10mila euro corrisposto da un imprenditore per finanziare candidature alle elezioni regionali 2010 e municipali milanesi nel 2011. Tra i beneficiari del finanziamento illecito ci sarebbero sia La Russa sia Osnato.

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CONTINUA LA RETATA IN REGIONE LOMBARDIA: INDAGATO IL CONSIGLIERE PDL GIANMARIO

Marzo 14th, 2012 Riccardo Fucile

CARABINIERI PER TRE ORE NEGLI UFFICI DEL PDL… CORRUZIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO DEI PARTITI LE IPOTESI DI REATO NEI SUOI CONFRONTI… E LA LEGA STUDIA COME SCARICARE BONI

I carabinieri del Noe di Milano sono stati ieri mattina per circa tre ore negli uffici del Pdl al consiglio regionale della Lombardia, dove hanno acquisito documenti.
Lo si è appreso da fonti del Pirellone, anche se non è chiaro su quale inchiesta stiano facendo luce i militari.
Ciò che è certo è che i carabinieri si sono recati nell’ufficio del consigliere Angelo Giammario, che risulta indagato dalla Procura di Milano con l’ipotesi di corruzione e finanziamento illecito dei partiti.
All’alba. del resto, le forze dell’ordine avevano eseguito un’altra perquisizione proprio nella casa del consigliere regionale del Popolo della Libertà .
Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e affidata al pm Giordano Baggio, ci sarebbero altri indagati.
La vicenda non sarebbe legata a quelle per cui sono indagati il presidente del Consiglio regionale Davide Boni e l’ex assessore Nicoli Cristiani.
L’esponente del Pdl è vicepresidente della Commissione Ambiente della Regione Lombardia e membro della commissione Sanità , mentre in passato è stato sottosegretario regionale ai rapporti con Milano.
Nel 2006, come riporta il suo sito personale, è stato designato da Formigoni come rappresentante della Regione nel Cda dell’università  Bocconi. Giammario, 50 anni, originario di Molfetta (Bari), è stato nel 1997 anche consigliere comunale a Milano.
“Non commento notizie non ufficiali”: il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, si è limitato a rispondere così ai cronisti che, al termine di una conferenza stampa sulla conciliazione al Pirellone, gli hanno chiesto della presenza dei carabinieri negli uffici del Pdl in Consiglio regionale.
Di fatto, il caso Boni continua a causare malumore negli ambienti del Carroccio.
Ed è ancora a rischio la sua permanenza sia alla presidenza sia nel gruppo della Lega. Nel fortino di via Bellerio, infatti, i vertici del partito stanno ancora “valutando la situazione”.
Certo, se Boni dovesse lasciare i banchi del Carroccio si ritroverebbe a iscriversi al Gruppo Misto.
Che con lui salirebbe a due consiglieri: Boni e Filippo Penati.
Fu l’ex segretario politico di Pier Luigi Bersani, infatti, a creare il Gruppo Misto quando, anche lui indagato per tangenti, fu costretto a lasciare il Pd.
Sorte comune, dall’ufficio di presidenza al gruppo dei presunti tangentisti.

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IL LEGHISTA BONI NON MOLLA LA POLTRONA: “NON MI DIMETTO”, LASCIA INVECE IL SUO CAPO SEGRETERIA DARIO GHEZZI

Marzo 13th, 2012 Riccardo Fucile

DICHIARATA INAMMISSIBILE LA MOZIONE DELLE OPPOSIZIONI CHE CHIEDEVA LE DIMISSIONI DELL’ESPONENTE LEGHISTA CHE SI AUTOASSOLVE   DA SOLO

Dario Ghezzi, capo della segretaria del presidente del consiglio regionale Davide Boni, si è dimesso dal suo incarico.
Lo si apprende da fonti vicine alla presidenza.
Ghezzi è indagato assieme a Boni nell’inchiesta per presunte tangenti.
Intanto il presidente del Consiglio regionale ha ribadito a margine della seduta la sua intenzione di non dimettersi.
Nessun passo indietro, ha detto, mentre la riunione dell’assemblea è sospesa per un incontro tra i capigruppo, «perchè sono innocente».
Più volte, negli scorsi giorni, Davide Boni aveva dichiarato di voler prendere la parola nel dibattito in aula sul caso che lo riguarda.
E’ probabile invece che non lo farà .
Letteralmente assediato dalle telecamere, Boni a fatica è riuscito a raggiungere il suo ufficio dietro l’Aula scortato da numerosi commessi.
Intanto ha inviato una lettera a tutti i consiglieri: «Ho svolto sino ad ora il mandato affidatomi dall’aula nel rispetto dello Statuti e del Regolamento; intendo proseguire su questa strada, dal momento che nessuna delle accuse che mi vengono rivolte può avere la minima influenza sul ruolo di rappresentanza che attualmente esercito».
La mozione delle opposizioni che chiedeva le dimissione del presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni, indagato per corruzione, è stata dichiarata inammissibile.
Con questo colpo di scena si è aperta l’assemblea al Pirellone sul caso tangenti.
Il centrosinistra ha protestato per la decisione della maggioranza.
Ora si attende la decisione dei capigruppo.
In difesa di Boni è intervenuto Renzo Bossi, il figlio del Senatùr eletto in consiglio regionale nel 2010. “Io le prove non le ho viste”, ha detto il Trota, come lo ha soprannominato il padre. “Conosco comunque i principi della Lega e non sono quelli, sono altri” rispetto al quadro che emerge sui giornali in questi giorni.

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INDAGATO PER CORRUZIONE IL LEGHISTA BONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA

Marzo 6th, 2012 Riccardo Fucile

L’ACCUSA PARTE DALL’INCHIESTA PER TANGENTI AL COMUNE DI CASSANO D’ADDA….AVVISO DI GARANZIA ANCHE AL PORTAVOCE DARIO GHEZZI, INQUISITO L’IMMOBILIARISTA LUIGI ZUNINO… ALTRE PERQUISIZIONI IN CORSO

Il presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, è indagato dalla procura di Milano con l’accusa di corruzione.
L’indagine per presunte tangenti è condotta dal pm Alfredo Robledo che ha fatto notificare all’esponente del Carroccio un avviso di garanzia.
Il politico ha confermato di aver ricevuto l’avviso e ha immediatamente dichiarato la sua “totale estraneità ” ai fatti contestati.
Davide Boni, mantovano, leghista della prima ora, risulta indagato insieme al suo portavoce e capo della segreteria   Dario Ghezzi, accusato di concorso in corruzione, nell’ambito di un’ inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, nata da un’indagine su un giro di tangenti che riguardano i vecchi amministratori del Comune di Cassano D’Adda (Milano).
Inchiesta che aveva portato all’arresto dell’allora sindaco.
Da quanto si è appreso, Davide Boni è stato indagato perchè chiamato in causa dall’architetto Michele Ugliola, inquisito per le tangenti al Comune di Cassano D’Adda.
Quello di Ugliola è un nome ricorrente nelle inchieste per corruzione fin dai tempi di Mani Pulite.
Ugliola aveva parlato di Boni e di un suo collaboratore l’estate scorsa e il verbale era stato secretato dai pm per compiere accertamenti al fine di riscontrare le accuse.
Voci e indiscrezioni su Boni indagato circolavano da tempo nei palazzi del potere a Milano.
A metà  novembre il difensore Federico Cecconi chiedeva formalmente alla procura se il suo assistito fosse indagato.
Non riceveva risposta perchè nei primi 90 giorni la notizia può essere tenuta riservata.
Oltre a Ugliola, a parlare del politico della Lega ci sarebbe anche una seconda persona, probabilmente interna allo stesso partito.
Sia il presidente del Consiglio regionale lombardo che il suo portavoce sono stati perquisiti dai militari della Guardia di Finanza.
Indagato anche l’immobiliarista Luigi Zunino, che sarebbe stato beneficiario di alcuni interventi sul piano regolatore di Cassano d’Adda.
Ancora una volta un’indagine per corruzione colpisce la Regione governata da Roberto Formigoni.
Nei mesi scorsi sono finiti in carcere i pidiellini Massimo Ponzoni, consigliere regionale ed ex assessore, e Franco Nicoli Cristiani, quest’ultimo vicepresidente del consiglio.
E vicepresidente del consiglio era anche Filippo Penati, dirigente del Pd anche lui accusato di corruzione dalla Procura di Monza.
Ora tocca a un esponente di primo piano della Lega.
Davide Boni, 49 anni, ha alle spalle una lunga militanza nella Lega.
E’ stato capogruppo del Carroccio nel Consiglio provinciale di Mantova, consigliere comunale a Borgoforte e quindi presidente della Provincia di Mantova, dal 1993 al 1997.
Eletto nell’aprile 2000 Consigliere regionale per la circoscrizione di Milano, è stato presidente del gruppo consiliare «Lega Lombarda – Lega Nord — Padania» e componente delle Commissioni consiliari Affari istituzionali e Programmazione e bilancio.
Rieletto nell’assemblea regionale nel 2005, ha rivestito l’incarico di Assessore al Territorio e Urbanistica per l’intera legislatura.
Riconfermato consigliere per la terza volta nel 2010, dall’11 maggio dello stesso anno è il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia.

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IN REGIONE LOMBARDIA I CONSIGLIERI SI REGALANO L’IPAD: SU 80 SOLO UNO LO RIFIUTA

Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile

SOLO GABRIELE SOLA DELL’IDV L’HA RESTITUITO AL PRESIDENTE… PER IL LEGHSTA BONI E’ UN OGGETTO NECESSARIO, MA MEGLIO SE LO PAGA LA REGIONE E NON LUI… POVERETTI, GUADAGNANO SOLO 9.000 EURO NETTI AL MESE

Guadagnano 9mila euro netti al mese. Ma non bastano per comprarsi l’iPad.
A soccorrere i consiglieri in Regione Lombardia, che non possono proprio farne a meno, ha provveduto chi sta a capo del consiglio, il leghista Davide Boni.
Sì, proprio quello di “Roma ladrona” e delle crociate — annunciate — contro gli sprechi della Casta.
Grazie a lui sul consiglio regionale sono piovute tavolette come foglie: 80 tablet nuovi di zecca, a carico dei contribuenti, che altrettanti consiglieri hanno gradito, preso e messo da parte.
Tutti tranne uno.
Gabriele Sola dell’Idv è stato infatti l’unico ad aver restituito subito il suo con una lettera che ha sollevato il caso.
Anche perchè quell’omaggio dal sapore natalizio (la delibera è dello scorso novembre) costa ai contribuenti la bellezza di 50mila euro.
E non è il solo cadeau di questo tipo, visto che all’inizio della legislatura lo stesso Boni aveva omaggiato i consiglieri di un pc portatile.
Comunque sia, Sola non ha gradito e ha rispedito al mittente l’omaggio.
E non tanto perchè il tablet ce l’ha già , come lui stesso ammette, ma perchè l’intera operazione “omaggio” viene giustificata come un necessario ausilio all’attività  consiliare.
I tablet, secondo Boni, sarebbero indispensabili per i colleghi. Peccato che nel frattempo la Regione non abbia sviluppato alcuna “App” utile a questo scopo.
I documenti prodotti dagli uffici, delibere, determine e quant’altro viaggiano via mail e attraverso la rete interna.
Nessun software è stato sviluppato per la cosiddetta “dematerializzazione degli atti”. Sono prodotti in carta e così girano, altrimenti tutto in formato pdf.
“E per questo — fa notare il consigliere rinunciatario — bastava il pc omaggiato in precedenza”. Così in poche righe i ringraziamenti cordiali e il rifiuto: “Poichè non ho rilevato alcuna miglioria in tal senso, e alla luce dell’esigenza di limitare il più possibile i costi a capo alla pubblica amministrazione, ritengo di dover restituire il dispositivo assegnato. Un piccolo gesto che mi auguro venga colto con il giusto spirito”.
Giusto spirito? Niente affatto.
Boni difende a spada tratta la conversione tecnologica del consiglio all’iPad per motivi istituzionali. Anzi, ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara” non solo giustifica la decisione ma addirittura la rivendica contrattacando: “Ecco, Sola ha rinunciato all’iPad perchè voleva anche le applicazioni gratis”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RETATA DI AMMINISTRATORI PUBBLICI: ALTRA SCOSSA SUL PDL

Gennaio 17th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO IL CASO DI CRISTIANI, DA OGGI E’ RICERCATO L’EX ASSESSORE REGIONALE PONZONI, ACCUSATO DI BANCAROTTA…ARRESTATO ANCHE BRAMBILLA, NUMERO DUE DELLA PROVINCIA DI MONZA

L’ex assessore regionale della Lombardia e attuale consigliere Pdl del Pirellone Massimo Ponzoni è stato colpito da un provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip di Monza. Ponzoni, che si trova all’estero e risulta “irreperibile”, è accusato di bancarotta nell’ambito del crac della società  Pellicano e di diversi episodi di corruzione relativi ai Piani di governo del territorio di Desio e Giussano.
Altri reati contestati sono concussione, peculato, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti.
Ponzoni è il signore incontrastato del Pdl in Brianza (alle ultime elezioni regionali ha raggiunto il record di 11 mila preferenze), saldamente legato al governatore Roberto Formigoni.
E’ stato assessore regionale all’ambiente e ricopre attualmente la carica di consigliere segretario del Consiglio regionale della Lombardia.
I militari della Guardia di finanza di Paderno Dugnano e del Nucleo di polizia tributaria di Milano hanno arrestato anche Franco Riva, ex sindaco di Giussano, Antonino Brambilla, vicepresidente della provincia di Monza e Brianza, Rosario Perri, ex assessore provinciale e e storico dirigente dell’Edilizia comunale a Desio, Filippo Duzioni, imprenditore bergamasco accusato di aver pagato una tangente a Ponzoni.
Perri, agli arresti domiciliari, era stato coinvolto nell’inchiesta Crimine-Infinito sulla ‘ndrangheta in Lombardia del luglio 2010, e si era dovuto dimettere dalla carica di assessore della Provincia di Monza-Brianza.
Un altro terremoto giudiziario si abbatte dunque sul Pdl lombardo, dopo l’arresto del vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, per una presunta corruzione legata al settore dello smaltimento dei rifiuti speciali.
A Ponzoni sono contestati reati contro la pubblica amministrazione, in particolare diversi episodi di corruzione, concussione e peculato.
Determinati, secondo la Procura di Monza, “dalla capacità  di Ponzoni Massimo di determinare, almeno in parte, i contenuti dei Piano di governo del territorio di Desio e Giussano, assicurando ad imprenditori a lui vicini (referenti di importanti gruppi societari) cambi di destinazione di terreni (da agricoli a edificabili), grazie ai legami influenti e al posizionamento di propri uomini di fiducia in ruoli chiave delle varie amministrazioni (a loro volta destinatari di denaro e/o altri vantaggi, anche solo in termini politico elettorali)”.
Un ruolo chiave nell’indagine ha assunto la figura del’imprenditore Duzioni, il quale, a capo di un gruppo di aziende di consulenza, avrebbe trattato grosse somme di denaro frutto degli accordi corruttivi.
Duzioni è accusato tra l’altro di aver pagato a Ponzoni una tangente di 220 mila euro per operazioni urbanistiche a Desio.
La seconda tranche dell’indagine riguarda la bancarotta della Pellicano srl, che aveva sede a Desio, in provincia di Monza e Brianza, nella segreteria politica di Ponzoni.
Tra i soci figuravano esponenti di punta del Pdl lombardo: l’attuale assessore regionale Massimo Buscemi, il consigliere regionale Giorgio Pozzi e Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale a Pavia e moglie del parlamentare berlusconiano Giancarlo Abelli, già  condannata per riciclaggio. Immobili di lusso costruiti da Pozzi, con la società  General Project & Contract, sono interessati al “condono” dei sottotetti attualmente in discussione in consiglio regionale.
L’indagine sulla Pellicano e sull’Immobiliare Mais nasce alla fine del 2009 e si è sviluppata su due fronti.
Uno che riguarda reati contro il patrimonio (appropriazione indebita sfociata anche in ipotesi di bancarotta fraudolenta) e finanziamento illecito a esponenti politici in relazione al sostenimento di spese, sia per la campagna elettorale di Massimo Ponzoni sia per fini personali, addebitate a una serie di compagini societarie, riconducibili sempre a Ponzoni e amministrate dall’allora socio e uomo di fiducia, il ragioniere Sergio Pennati, anche attraverso il ricorso alle false fatturazioni.
Le due sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Monza nel 2010, a seguito degli accertamenti condotti nel corso delle indagini.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

Ci scusiamo con l’attuale Sindaco di Giussano, Gian Paolo Riva,   per aver erroneamente citato il Suo nome al posto del precedente Sindaco Franco Riva.

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