Destra di Popolo.net

IL BUONSENSO DI PARISI SPIAZZA TUTTI: “A MILANO SERVE UNA MOSCHEA”

Aprile 3rd, 2016 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA SI DIMOSTRA INTELLIGENTE E SCAVALCA LA SINISTRA…SALVINI   DEVE CAMBIARE LA FELPA

Sembra un sorpasso a sinistra, quello del candidato sindaco del centrodestra a Milano, Stefano Parisi.
Non tanto sull’avversario del centrosinistra e ex commissario di Expo Giuseppe Sala, quanto sul Pd milanese, che in questi giorni ha rimesso al centro del dibattito interno ai dem il bando comunale per la costruzione di moschee a Milano.
Ma se il Pd litiga, il candidato del centrodestra non ha dubbi: “A Milano serve una moschea”.
E batte proprio dove il dente degli avversari duole: “Era un progetto della giunta Pisapia che in 5 anni non ha saputo portare a termine: bisogna capire da dove vengono i soldi, garantire sermoni in italiano e la sicurezza”.
Temi che avrebbero innescato i ripensamenti all’interno del Pd locale, che ormai sembra pronto a ridiscutere il progetto del bando.
Ma sul dietrofront i rappresentanti dei Centri islamici di Milano si dicono giustamente pronti a dare battaglia : “Per presentare i progetti abbiamo speso dei soldi, quantomeno chiederemo i danni”
Ora Parisi si dimostra candidato di buon senso, non ha senso boicottare l’espressione della libertà  religiosa e la costruzione di luoghi di culto.
Con le dovute garanzie non ci sono motivi ostativi alla costruzione di una moschea, anzi semmai meglio un luogo che puoi tenere sottto controllo che tanti punti di preghiera di cui non hai conoscenza.
Chissà  se qualche noto pirla milanese comprenderà  questa semplice considerazione.

(da agenzie)

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MILANO, PRENDE QUOTA LA CANDIDATURA DELL’EX PM GHERARDO COLOMBO

Marzo 9th, 2016 Riccardo Fucile

DOPO IL GRAN RIFIUTO DELLA BALZANI A SALA SI APRE UNO SPAZIO A SINISTRA

Da Francesca Balzani arriva il gran rifiuto a Giuseppe Sala.
Non sarà  lei a guidare la lista ‘arancione’ che dovrebbe coprire il candidato sindaco di Milano sul lato più a sinistra della coalizione, raccogliendo in particolare i voti di Sel, di quella parte di Pd che alle primarie aveva preferito l’attuale vicesindaco a Sala e a Pierfrancesco Majorino, e i voti dei movimenti guidati da Paolo Limonta, braccio destro di Giuliano Pisapia.
Aumentano così le possibilità  di una discesa in campo in veste anti Sala dell’ex magistrato di Mani pulite Gherardo Colombo, che dopo avere sostenuto Balzani alle primarie ha sinora preferito rimanere in attesa delle sue scelte.
“Una lista non si fa   evocando nostalgicamente qualcosa e mettendo lì una faccia, ma
con dei temi programmatici”, dice Balzani ai microfoni di Radio Popolare per spiegare una decisione presa dopo la riunione di martedì sera con i sostenitori più stretti e annunciata in un’intervista al Corriere della Sera.
Balzani assicura che quella con Sala è “tutt’altro che una rottura” e promette di mantenere il suo impegno per sostenere in campagna elettorale il vincitore delle primarie.
Oltre che per portare avanti alcuni punti fondamentali che elenca così al quotidiano: “Massima attenzione e cura del patrimonio pubblico, delle aziende pubbliche, l’ambiente, l’azzeramento del consumo di suolo, la partecipazione e la trasparenza”.
Punti cari ai suoi sostenitori su cui probabilmente Sala non ha dato sufficienti garanzie. Ma sulla scelta di Balzani hanno di certo pesato anche i contrasti degli ultimi giorni, come quelli saltati fuori durante la cena di settimana scorsa in cui è stato impossibile arrivare a un accordo sulla lista arancione.
Da lì gli inviti dell’ex commissario di Expo e del Pd all’unità , con la risposta di Balzani a stuzzicare: “Basta parlare di liste e di incarichi, parliamo un po’ di idee, progetti e proposte. Invito tutti, a cominciare da Sala, a parlare di programmi, visto che è passato un mese ed è il caso di iniziare al più presto”.
Contrasti su cui nulla ha potuto l’evento organizzato lunedì al teatro Elfo Puccini, con tutti gli attuali assessori sul palco in un simbolico passaggio di consegne da Pisapia e la sua giunta a Sala.
A rimanere irrisolta è stata la questione della centralità  del mondo arancione nella coalizione di centrosinistra.
La richiesta era di garantire tale centralità  confermando Balzani nel ruolo di vicesindaco. Sala ha risposto di non avere nulla in contrario, “ma il tema non è al momento in agenda”.
Difficile del resto fare accettare una tale decisione a molti dei suoi sostenitori, come gran parte degli assessori e l’ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris.
Di qui il timore che il progetto politico portato avanti da Balzani e dai suoi sarebbe stato condannato alla marginalità .
A pesare anche la possibile assenza nella lista arancione di alcuni esponenti del Pd che avevano sostenuto Balzani alle primarie, e le poche risorse economiche messe a disposizione per la campagna elettorale.
Per Sala iniziano ora i veri problemi per quello che potrà  accadere a sinistra.
Prima a sfilarsi dalla coalizione potrebbe essere Sel, che nel dopo primarie aveva condizionato la sua permanenza a un ruolo forte proprio dell’attuale vicesindaco.
Ma la preoccupazione maggiore per il Pd è che ora si faccia davvero avanti l’ex pm Colombo.
La sua candidatura piacerebbe infatti a diverse parti della società  civile e otterrebbe l’appoggio di figure di sinistra come il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo e il sociologo Nando dalla Chiesa.
Probabile in tal caso il superamento dei nomi di chi ha già  dato la sua disponibilità  a rappresentare la stessa fetta di elettorato, come il giornalista ed eurodeputato Curzio Maltese, l’architetto Luca Beltrami Gadola e l’avvocato Felice Besostri.

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)

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PIZZO A MILANO: “L’8% DEI COMMERCIANTI DICHIARA DI PAGARLO”

Marzo 8th, 2016 Riccardo Fucile

LO STUDIO SULLA ZONA ISOLA-NIGUARDA

L’8,4% dei commercianti della Zona 9 di Milano dichiara di pagare, o aver pagato, il pizzo. E il 18,7% afferma di conoscere almeno una vittima di estorsione.
Parliamo di una fetta importante della città , che va dal quartiere periferico di Affori-Bruzzano (storico feudo del clan di ‘ndrangheta dei Flachi) ai grattacieli e ai locali notturni di Isola-Garibaldi-Repubblica (nella foto), passando per lo storico quartiere dei Niguarda-Prato Centenaro.
E’ il risultato di una ricerca presentata a Milano. Al tavolo, fra gli altri, Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria autore di diversi libri sulla ‘ndrangheta.
La ricerca “Criminalità  organizzata, contesto di legalità  e sicurezza urbana” è sata coordinata da Rocco Sciarrone, sociologo da anni impegnato in studi sull’espansione mafiosa fuori dalle aree tradizionali, e realizzata dai ricercatori Joselle Dagnes e Luca Storti del Dipartimento di culture, politica e società  dell’Università  di Torino.
In collaborazione con l’associazione Civitas Virtus, lo studio ha raccolto 467 questionari compilati   da commercianti, ristoratori e artigiani della zona 9.
Il dato sul “pizzo” è fra i più interessanti, perchè sebbne la presenza di tutte le organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia sia assodata da decenni, non si ricordano inchieste giudiziarie da cui sia stato svelato il sistematico taglieggiamento di negozi e locali da parte delle cosche trapiantate nel capoluogo lombardo.
Più diffusa, invece, l’imposizione di aziende mafiose in lavori e forniture.
Dalla ricerca emerge invece che il 65% dei rispondenti lo ritiene”un problema rilevante”, e che appunto nella zona 9 quasi uno su dieci lo ha sperimentato sulla propria pelle.
E il pizzo di cui si parla è proprio quello tradizionale, cioè la richiesta di denaro, secondo il 59,9% dei rispondenti, mentre “meno diffuse sono ritenute forme quali l’imposizione di forniture o personale”.
Ilda Boccassini e gli altri magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Milano denunciano spesso l’omertà  alla milanese incontrata durante indagini in cui le vittime dei clan non denunciano mai spontaneamente.
Nella ricerca del gruppo di Sciarrone, il 39,7% dichiara che si rivolgerebbe alle forze dell’ordine e oltre il 28,6% si dichiara disposto a chiudere la propria attività  o a trasferirla altrove piuttosto che accettare la richiesta.
Il 14,3% che si rivolgerebbe a un’associazione antiracket, ma l’11,7% cercherebbe invece “l’intervento di un intermediario per evitare di pagare”.
L’83% dei rispondenti, però, non è a conoscenza della tutela e i dei benefici economici che la legge riserva a chi denuncia una tentata estorsione.
“Un deficit”, sottolineano i sociologi dell’Università  di Torino, “che depotenzia la discreta propensione a denunciare un’eventuale tentata estorsione”.
Le estorsioni sembrano andare di pari passo con l’usura, reato che invece compare regolarmente nelle principali inchieste sulla ‘ndrangheta in Lombardia, con storie drammatiche e diffuse di minacce, pestaggi e soprusi.
L’8,4% afferma di esserne stato vittima, il 17,4% dichiara di aver conosciuto persone sottoposte a prestiti a strozzo e il 77,6% del campione considera il fenomeno “abbastanza o molto diffuso a Milano”. “Anche in questo caso è scarsissima la conoscenza dei benefici di legge dedicati a chi denuncia l’attività  usuraia: meno del 18% ne ha un’idea”, osservano i ricercatori.
Lo studio tocca diversi fronti dell’illegalità  percepita (e sperimentata) in questa zona di Milano, dalla microcriminalita alla mafia alla corruzione.
“Gli operatori economici interpellati hanno una visione articolata delle condizioni di legalità  e della presenza di fenomeni criminali nel contesto cittadino”, spiegano i ricercatori.
“Non negano, nè sottovalutano, l’esistenza di tali fenomeni, senza tuttavia assecondare letture sensazionalistiche o allarmanti”.
E sono consapevoli del rischio mafioso — per decenni negato dalle massime autorità  cittadine — “soprattutto per quanto riguarda l’infiltrazione nell’economia locale”. Ma ancora più preoccupanti dell’abbraccio soffocante dei clan sono considerati i “fenomeni legati alla corruzione politica ed economica”.
Cosa che mina la fiducia nelle istituzioni. E di conseguenza, concludono i ricercatori, la disponibilità  a rivolgersi allo Stato per denunciare.

Mario Portanova
(da “il Fatto Quotidiano”)

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EXPO, IL BUCO E’ DI 237,2 MILIONI

Marzo 4th, 2016 Riccardo Fucile

TUTTE LE BUGIE DEL CANDIDATO SINDACO DI MILANO

Giuseppe Sala sui conti Expo ha mentito due volte.
La prima quando ha dichiarato che il bilancio 2015 non sarebbe stato in rosso (il 23 dicembre 2015 in una videointervista al fattoquotidiano.it e poi il 20 gennaio 2016 al confronto con gli altri candidati delle primarie al teatro Dal Verme).
La seconda quando ha dichiarato solennemente che l’operazione si concludeva con il patrimonio netto positivo (il 25 gennaio davanti alle commissioni Expo e Partecipate di Palazzo Marino).
Ora i dati — non ancora definitivi, ma ufficiali — allegati al verbale dell’assemblea dei soci di Expo spa del 9 febbraio 2016 provano la doppia bugia del commissario Expo, candidato sindaco del centrosinistra. Il bilancio 2015 risulta infatti in rosso per 32,6 milioni.
E il patrimonio netto risulterà , a fine attività , negativo per almeno 44,1 milioni.
Intendiamoci: Sala avrebbe potuto dire che un’operazione come Expo non si giudica dai conti, perchè aveva obiettivi d’immagine (rilanciare nel mondo Milano e l’Italia) e di volano per uno sviluppo economico a più lungo termine (per misurarlo, sono al lavoro gli economisti della Bocconi).
In fondo, le cifre di Expo sono semplici: sono stati conferiti, negli anni, soldi pubblici per 1 miliardo e 241 milioni di euro.
Gli incassi (da biglietti, sponsorizzazioni, royalties) sono stati poche centinaia di milioni. Alla fine, tutto il tesoretto di Expo sarà  bruciato, anzi non basterà . Questa è la cruda verità .
Le dichiarazioni di Sala si sono invece sempre mosse in un’alea di ambiguità , nel tentativo di non farsi poi smentire dai fatti. Ma i fatti alla fine arrivano a chiudere i conti. Eccoli.
1. Il bilancio 2015.
Il budget approvato il 19 marzo 2015 prevedeva “un utile d’esercizio significativo, derivante da ricavi stimati di vendita dei biglietti per il semestre espositivo che è atteso tale da consentire la copertura delle perdite di gestione dei precedenti esercizi”. Obiettivo fallito.
I visitatori sono stati molti meno del previsto, probabilmente circa 18 milioni, invece dei 24 o 20 ipotizzati.
Ma i dati veri non sono rivelati da Sala, che si trincera dietro il dato dei biglietti venduti: 21,4 milioni, che sono però restati in parte nei cassetti dei distributori.
Per cercare di aumentare i visitatori è stato abbassato il prezzo medio di vendita (17,4 euro). Una parte dei ricavi da biglietti (ben 19,9 milioni di euro) non è ancora stata incassata e forse non lo sarà  mai.
Ancora da incassare anche 51,4 milioni da sponsorizzazioni. Sono 71,3 milioni a rischio che, tolti i 20 milioni accantonati come fondo rischi, potrebbero portare il rosso di bilancio previsto nel documento dell’assemblea soci (32,6 milioni) a quota 84 milioni.
A questi vanno aggiunti i soldi che Arexpo, la società  che detiene i terreni, deve dare a Expo spa (153,3 milioni: 86,8 per l’infrastrutturazione dell’area, acquisto aree minori e bonifiche su cui c’è accordo; e 66,5 milioni per le bonifiche contestate), ma che non le darà  perchè, ormai diventata “sviluppatore immobiliare” del dopo Expo, ingloberà  Expo spa e dunque non pagherà .
Il rosso sale così a 237,2 milioni.
E in questo risultato c’è l’aiutino concesso dal governo Renzi in extremis, a dicembre 2015: 20 milioni per un nebuloso “aumento oneri di sicurezza” senza il quale il rosso sarebbe stato addirittura di 257 milioni.
2. Il patrimonio netto.
È positivo, giura Sala, per 14,2 milioni. Peccato che l’operazione Expo non si chiuda a dicembre 2015, come fa finta di credere il commissario-candidato: nel suo oggetto sociale — come dice chiaramente il collegio sindacale — è compreso anche lo smantellamento dei padiglioni, fino a giugno 2016, quando il sito sarà  consegnato ad Arexpo.
Il budget di spesa previsto per i sei mesi del 2016 è di 58,3 milioni: il patrimonio positivo di 14,2 milioni diventerà  dunque a giugno negativo per 44,1 milioni.
È la seconda bugia di Sala. Del resto, che le cose si mettano male è segnalato dallo stesso verbale dell’assemblea soci: a fine giugno 2016 la società , che dovrà  provvedere alla liquidazione del personale, avrà  un buco di cassa di 88,4 milioni.
Poi c’è l’incognita degli extracosti, i compensi in più pretesi dai costruttori, su cui sono ancora aperti contenziosi. Expo, insomma, si chiuderà  a giugno con un buco di almeno 44,1 milioni, altro che patrimonio netto positivo.
Ma Sala si è ormai messo al sicuro come candidato sindaco del centrosinistra, che lo dovrà  difendere a ogni costo.
Nel gioco delle tre carte tra Expo e Arexpo, diranno che i soldi pubblici che dovranno ancora essere buttati nell’impresa non sono da considerare pagamenti dei debiti di Expo, ma anticipi per il meraviglioso futuro del piano Arexpo (peraltro ancora sconosciuto). Chi vorrà , potrà  crederci.
3. Trasparenza zero.
C’è stata una vischiosa resistenza a rendere pubblici anche i dati già  disponibili, in una mancanza di trasparenza ancor più preoccupante in chi si candida a diventare sindaco. Dunque:
1. L’assemblea dei soci di Expo spa era stata convocata per il 29 gennaio, ma è stata poi tenuta aperta fino al 9 febbraio: guarda caso dopo le primarie (6 e 7 febbraio).
2. Il verbale è stato consegnato ai consiglieri comunali solo il 26 febbraio, su espressa richiesta del presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, dopo le anticipazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano.
3. Al verbale sono allegate 32 pagine di grafici e cifre, che sono datate 21 dicembre 2015: perchè sono state tenute nascoste e non sono state consegnate prima ai consiglieri, almeno in preparazione della riunione delle commissioni Expo e Partecipate di Palazzo Marino del 25 gennaio?
Negli Stati Uniti e negli altri Paesi democratici, di norma chi mente ai cittadini deve rinunciare alla carica.
Da noi Giuseppe Sala continua la sua corsa verso Palazzo Marino, nel silenzio assordante di gran parte della stampa.

Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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PRESSING DEI CIVICI SU GHERARDO COLOMBO: “E’ LUI L’ANTI-SALA”

Marzo 1st, 2016 Riccardo Fucile

L’EX MAGISTRATO IN CAMPO SE LA BALZANI NON GUIDERA’ GLI ARANCIONI

Il colpo di scena potrebbe avere l’autorevolezza e il consenso trasversale di Gherardo Colombo.
L’ex magistrato, famoso per le sue indagini nella lotta al terrorismo e alla corruzione, è stato in questi ultimi giorni chiamato in causa da diversi esponenti del civismo ambrosiano che vedrebbero in lui la personalità  adatta per dare rappresentanza al mondo di centrosinistra, dell’associazionismo e dell’impegno civile che non si riconosce in Giuseppe Sala.
Colombo, che ancora ieri mattina ha ascoltato la proposta di alcuni personaggi di spicco di questi settori, ha preso in considerazione l’ipotesi chiedendo però tempo per fare una valutazione più approfondita.
Ovviamente, la sua discesa in campo dovrebbe rispondere ad un progetto molto ambizioso che guarda direttamente al ballottaggio e quindi non potrebbe limitarsi ad essere la bandiera della sinistra estrema.
Condizione prima perchè la disponibilità  venga confermata è dunque che non ci sia Francesca Balzani a guidare la lista degli «arancioni»: i due profili e anche la platea vasta cui ci si rivolge potrebbero infatti alla fine essere sovrapponibili.
Ma perchè cercare un nome forte se, come pare e come chiede con forza il sindaco, Balzani sarà  supporter di Sala nella lista che continua l’esperienza Pisapia?
Perchè sono in molti a non dare questo passaggio come scontato.
Il timore che serpeggia fra i supporter della Balzani è infatti che Sala e il Pd potrebbero poi condannarla ad un ruolo marginale e non di primo piano nella eventuale futura giunta. Durante gli incontri fra i due, ma anche durante le chiacchierate con i vertici del Pd, sarebbe emersa la questione del ruolo di vicesindaco che Balzani, ma anche i suoi sostenitori, vorrebbero le venisse confermato.
Fra l’altro, anche Sel ha insistito perchè si potesse annunciare il ticket dando così una rassicurazione anche alla propria base che invece è tentata dallo strappo e che preme per una soluzione diversa.
Sala, che è ancora alle prese con la definizione della propria lista civica e che ancora non ha neppure chiaro quale sarà  il perimetro della sua coalizione (visto appunto che Sinistra Ecologia e Libertà  e gli arancioni non hanno ancora dato risposte definitive), non ha neppure lontanamente affrontato la questione dei prossimi assetti di giunta.
«Facciamo prima il programma, facciamo le liste e poi andiamo a battere Stefano Parisi», ripete come un mantra il candidato sindaco.
Se dunque, dovessero esserci intoppi nella corsa di Francesca Balzani e restassero dubbi in molti settori del centrosinistra, il nome di Colombo avrebbe ovviamente una forza e un significato diverso rispetto a quelli circolati fin qui.
Anche Curzio Maltese, giornalista apprezzato ed europarlamentare della lista L’altra Europa con Tsipras, avrebbe infatti il limite di venire presentato come candidatura più di nicchia e più legata ai (piccoli) partiti di estrema sinistra.
L’eventuale candidatura di Colombo avrebbe invece un richiamo meno politico e più trasversale: una personalità  che ha legato la propria storia professionale ad un periodo storico molto importante per la coscienza civile della città  come era stata l’era di Mani Pulite e che poi ha portato la sua testimonianza nelle scuole, nelle associazioni culturali e nelle istituzioni, avrebbe per ovvi motivi un impatto più forte.
E a chi potrebbe paventare il rischio che un nome così porterebbe la sinistra a spaccarsi e a regalare la città  al centrodestra, la risposta è quella che i civici continuano a ripetere: «Puntiamo al ballottaggio e, poi, a vincere».

(da “Il Corriere della Sera“)

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CURZIO MALTESE IN PISTA A MILANO

Febbraio 27th, 2016 Riccardo Fucile

“UN CANDIDATO DI SINISTRA SERVE, SE IL MIO NOME PUO’ UNIRE, SONO PRONTO”

«In quell’assemblea così affollata e piena di partecipazione – ci dice Maltese al telefono – io ho semplicemente posto un problema: che deve esserci un candidato di sinistra a Milano. C’è troppa gente insoddisfatta della proposta Sala, e di tutto quello che significa la sua operazione, che per certi versi è ancora più deludente di quella Fassino a Torino o Giachetti a Roma. Al momento faccio l’europarlamentare; certo se me lo chiedono, e naturalmente se il mio nome è quello che può unire di più, io non mi tiro indietro. Ma andrebbe benissimo anche se il nome fosse un altro».
Un altro però è ormai difficilissimo possa essere, per una somma di ragioni.
Giuseppe Civati, che per molti motivi poteva essere un candidato naturale, ha deciso che non correrà , e nonostante varie persone gliel’abbiano chiesto (anche, assai improvvidamente, Massimo D’Alema), non è stato possibile smuoverlo da questa decisione.
La «Lista civica Milano in comune», candidando Maltese, avrebbe l’appoggio di Nando Dalla Chiesa, altro nome che era circolato ma non si candiderà ; di Possibile, di Rifondazione, di un pezzo importante di Cgil, di una parte non piccola di Sel (il partito non presenterà  in ogni caso una lista, il che è un segnale per il «liberi tutti»; alcuni entreranno con Sala, ma gli elettori?) e, soprattutto, di una parte di borghesia milanese – compreso tanti nomi del network di Libertà  e Giustizia- che vede in Sala la rappresentazione plastica del partito della nazione, incarnazione di interessi e gruppi d’affari centristi o direttamente collegati al mondo storico del centrodestra milanese, e di Cl.
Maltese è di Milano. È stato – prima della politica – il corsivista della Stampa di Ezio Mauro e poi commentatore per Repubblica, è uno dei non molti giornalisti italiani che abbiano alzato la mano per criticare il renzismo, ed è il portatore di un’idea non allineata su Expo, e sulla gestione del post-Expo che si sta delineando, che racconta così: «Ho chiesto anche ai miei colleghi all’europarlamento, bene: non esiste un Paese in cui i numeri di Expo non siano stati resi noti immediatamente, cosa che Sala ancora non fa. Ma vi pare possibile? Peraltro, sono bilanci spesso negativi, in Europa. E poi questa cosa di appaltare a Genova, non a Milano, il post Expo, mi pare incomprensibile, com’è un’anomalia tutta italiana che una fondazione finanziata dallo stato per fare ricerca biomedica investa poi in banche… Ecco, io penso che esista un altro modello per Milano, espresso benissimo dalla lettera di Elena Cattaneo su Repubblica».
L’idea è che quel modello non si traduca affatto in una qualche forma di candidatura di cieco radicalismo, e meno che mai di marginalità  pubblica. Maltese ovviamente non è quel tipo.

Jacopo Iacoboni, Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa”)

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“MAI CON NCD”: IL COERENTE SALVINI ALLEATO CON LUPI PER LE AMMINISTRATIVE DI MILANO

Febbraio 26th, 2016 Riccardo Fucile

LA UMORISTICA FOTO DI GRUPPO TRA I DUE INCIUCISTI

Ncd e Lega con Stefano Parisi a Milano, prove di “nuova piattaforma per il centrodestra”. L’ex ad di Fastweb, candidato sindaco del centrodestra, parte con la sua campagna elettorale e accanto a sè trova tutti i big dei partiti che lo sostengono: Maurizio Lupi di Ncd, Maria Stella Gelmini di Fi, Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia e Matteo Salvini della Lega che manda subito un messaggio al governo: “Se vinciamo sarà  l’avviso di sfratto a Renzi”.
Affermazione ridimensionata da quello che sarà  lo sfidante di Giuseppe Sala: “Non esageriamo”.
“Si sta creando una nuova piattaforma per il centrodestra, miracolo lo hanno chiamato, ed è il motivo vero per cui ho scelto di candidarmi – spiega Parisi – ma è un po’ eccessivo parlare di avviso di sfratto al premier”.
Le idee per la città . “Dobbiamo guardare a come sarà  Milano tra 10 o 20 anni. Oggi nei cassetti di Pisapia non c’è nulla e bisogna riprendere il percorso iniziato con Albertini e gli Stati generali del 1998”.
Questa la prospettiva del candidato per la città . Quanto al pedaggio d’ingresso in città  Area C, Parisi assicura che “non verrà  toccato il perimetro” nel quale è ora in vigore.   “Fra cinque anni avremo una città  cambiata e molto migliorata”, dice ancora l’ex city manager.
Tra le proposte: ancora sicurezza, con le telecamere del Comune e dei privati messe in rete per creare metadati, la riqualificazione delle periferie, l’innovazione e la semplificazione della macchina comunale.
La coalizione.
E’ stato – dice Parisi – il sostegno dei quattro partiti che gli ha fatto decidere di candidarsi. E l’occasione serve a Lupi per parlare di Milano come di laboratorio politico. Il capogruppo di Ap alla Camera commenta il rapporto con la Lega. “Non siamo un’unione civile con Salvini – dice – nè una coppia di fatto. A Milano abbiamo sempre lavorato assieme, ognuno di noi dando il proprio contributo per tornare a fare grande questa città . Io e Salvini, tra l’altro, siamo stati, per la prima volta, consiglieri comunali insieme, nel 1993. E ora la candidatura di Parisi ci ha rimesso insieme”.
Salvini ha ribadito che sarà  impegnato personalmente nelle comunali della sua città , come capolista della Lega e potenziale assessore del futuro sindaco (“se gli servirò”). Preoccupato da un candidato come Parisi nato a Roma? “Preferisco un milanese di adozione piuttosto che un milanese con la puzza sotto il naso”.

(da agenzie)

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EXPO, BUCO PER 32,6 MILIONI: “NON CI SONO SOLDI NEMMENO PER CHIUDERE”

Febbraio 24th, 2016 Riccardo Fucile

SCOPERCHIATE LE BALLE DI SALA, LA RELAZIONE DEL CDA E DEL COLLEGIO DEI SINDACI RIVELA: “CI SIAMO MANGIATI IL CAPITALE, RESTANO SOLO 4 MILIONI”

Il candidato sindaco di Milano del Pd, Giuseppe Sala, ha un bel dire che non c’è nessun buco Expo.
La società  che ha gestito l’esposizione universale meneghina ha chiuso il 2015 con un rosso di 32,6 milioni di euro.
A smentire Sala è lo stesso Sala. O meglio, il consiglio di amministrazione di Expo 2015 da lui guidato, che lo scorso 18 gennaio ha messo nero su bianco la cifra in una relazione che è stata discussa dai soci il 9 febbraio scorso.
Dove si legge anche che “in considerazione delle spese strutturali previste nei primi mesi del 2016 (quantificabili in 4 milioni mensili), è probabile una ricaduta nelle previsioni dell’articolo 2447 del codice civile durante il mese di marzo”.
In altre parole, secondo i calcoli del consiglio guidato dallo stesso Sala, da febbraio 2016 le disponibilità  liquide di Expo 2015 si sono esaurite, ma non le spese.
E andando avanti così,   è sempre la stima del cda, è prevedibile che entro il mese prossimo la società  arrivi ad accumulare perdite superiori a un terzo del suo capitale. Una situazione in cui la legge impone l’abbattimento del capitale stesso e il suo contemporaneo aumento per riportarlo al minimo legale.
La scivolosità  della situazione non è sfuggita al collegio sindacale di Expo 2015 che, nel corso dell’assemblea che due settimane fa ha deliberato la messa in liquidazione della società , ha chiesto “chiarezza in relazione alla necessità  di risorse per la liquidazione” stessa.
Tanto più che anche Sala ha confermato che “le risorse sono sufficienti per le prossime 3-4 settimane”   e che “è importante rendere chiara la situazione al nominato organo di liquidazione”.

Gaia Scacciavillani
(da “il Fatto Quotidiano”)

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PARISI: IL CENTRODESTRA CANDIDA L’UOMO SEMPRE AL SERVIZIO DEL POTERE

Febbraio 14th, 2016 Riccardo Fucile

DALLA CGIL AI SOCIALISTI, DA DE MICHELIS AD AMATO, DA ALBERTINI ALLA CONFINDUSTRIA… L’AVVISO DI GARANZIA PER   FASTWEB E CHILI TV

Chi è Stefano Parisi il candidato sindaco scelto da Berlusconi per Milano?
Nel 2004, come amministratore delegato di Fastweb, fu coinvolto nello scandalo Fastweb-Telecom sulle finte fatturazioni, ricevette un avviso di garanzia, fu costretto a dimettersi, ma nel 2013 venne scagionato da ogni accusa.
Ha cominciato la sua attività  professionale nell’ufficio studi della CGIL. Negli anni Settanta è stato anche vicesegretario del Nucleo universitario socialista a Roma.
A meno di trent’anni venne scelto come capo della segreteria tecnica del ministero del Lavoro, incarico che mantenne dal 1984 al 1988.
Nei due anni successivi lavorò alla vicepresidenza del Consiglio dei ministri durante il governo De Mita (1988-1989) e poi, per altri due anni, come capo della segreteria tecnica di Gianni De Michelis, all’epoca ministro degli Esteri del Partito socialista.
Negli anni Novanta Parisi fu a capo del dipartimento per gli Affari economici della presidenza del Consiglio dei ministri, prima con Giuliano Amato e poi con Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 1994, dopo la famosa “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, si parlò di lui come segretario generale della presidenza del Consiglio di Berlusconi, ma l’incarico venne alla fine viene affidato a Franco Frattini.
Nel 1997 Parisi si trasferì a Milano e venne scelto come segretario comunale — il cosiddetto city manager — dal nuovo sindaco Gabriele Albertini: durante quella giunta venne approvato il “patto per Milano” sulla flessibilità , che aveva come obiettivi la lotta al lavoro nero e alla disoccupazione.
Il patto però ruppe i rapporti del comune con la CGIL milanese, perchè prevedeva di introdurre contratti a termine e retribuzioni ridotte in deroga ai contratti nazionali, per alcuni tipi di lavoro.
Nel 2000 Parisi divenne direttore generale di Confindustria durante la presidenza di Antonio D’Amato che, appoggiato dal secondo governo Berlusconi, cominciò a parlare dell’abolizione dell’articolo 18.
Nel 2012 ha fondato Chili Tv, società  italiana di streaming on line di film e serie tv che sta per fare un aumento di capitale di 20 milioni di euro.
Alcuni giornali hanno scritto che nell’operazione potrebbe entrare il gruppo Mediaset tramite Infinity, la tv in streaming del gruppo Berlusconi, ma Parisi l’ha negato dicendo che «Mediaset e Chili sono concorrenti».

(da agenzie)

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