Ottobre 26th, 2015 Riccardo Fucile
I PARTITI: PD 27,6%, M5S 23%, FORZA ITALIA 14,1%, LEGA 13,4%, ITALIA UNICA 6,4%, FDI 4,5%… GIUDIZI POSITIVI SU PISAPIA DA UN ELETTORE DI CENTRODESTRA SU DUE
Pd (27,6%) precede il M5S (23%), a seguire FI (14,1%) prevale di poco sulla Lega (13,4%),
quindi Italia Unica (6,4%) e Fratelli d’Italia (4,5%).
Nella primavera del prossimo anno i cittadini saranno chiamati al voto in oltre 1.200 Comuni per eleggere il proprio sindaco. Tra questi vi sono molti capoluoghi di provincia e ben sei capoluoghi di regione (in attesa di sapere se e quando si voterà a Roma), tra i quali il Comune più popoloso è Milano. Ed è proprio su Milano che abbiamo voluto concentrare l’attenzione nel sondaggio di questa settimana.
Milano è una città nella quale si vive bene: oltre quattro milanesi su cinque (82%) si dichiarano soddisfatti per la qualità della vita, sebbene rispetto ad un passato più o meno lontano e spesso «mitizzato», prevalga l’opinione che sia peggiorata (54%), mentre oltre uno su quattro è di parere opposto e pensa che sia migliorata (27%). Rispetto al resto del Paese, la qualità della vita è giudicata in termini nettamente più positivi (+20%) e maggiormente in fase di miglioramento (+ 13%).
Il giudizio sull’operato del sindaco divide esattamente a metà i milanesi: 50% ne dà un giudizio positivo e 50% negativo.
Mentre risultano prevedibile sia il forte consenso degli elettori del Pd e del centrosinistra sia la stroncatura da parte dei leghisti, è interessante osservare che quasi un elettore di centrodestra su due (45%) e più di un grillino su tre (36%) esprimono un giudizio positivo, una sorta di «onore delle armi» al sindaco che ha deciso di non ricandidarsi.
La scelta di Pisapia sembra aver alimentato l’aspettativa di un forte cambiamento nella città , infatti due milanesi su tre (62%) chiedono al futuro sindaco di cambiare sostanzialmente contenuti e modo di governare.
Come si spiega la contraddizione tra la soddisfazione per Pisapia e l’aspettativa di cambiamento?
Innanzitutto da tempo il cambiamento viene invocato come un mantra dalla parte maggioritaria di qualsiasi elettorato e, a ben vedere, è stata proprio la stagione dei sindaci arancioni eletti nel 2011 ad avviare la stagione del cambiamento che è continuata con l’affermazione del Movimento 5 Stelle alle Politiche del 2013 e con la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd a fine 2013, l’insediamento al governo e la vittoria alle Europee del 2014. Tutto ciò sotto il «brand» del cambiamento.
Appare pertanto inevitabile che continui a essere reclamato dai più. In secondo luogo il futuro di Milano si presenta pieno di incognite, basti pensare al dopo Expo (soprattutto dopo lo straordinario successo) e al tema della città metropolitana.
Sono questioni che vanno affrontate con determinazione, lungimiranza e capacità di innovare, proprio ciò che è sembrato mancare con l’annuncio della mancata ricandidatura da parte del sindaco uscente.
Il quadro politico che emerge, ancorchè del tutto provvisorio dato che mancano oltre 6 mesi alle elezioni e a oggi, con poche eccezioni, non si conoscono i candidati che si presenteranno e le alleanze che li sosterranno, risulta piuttosto incerto: senza menzionare i nomi dei possibili candidati, un quarto dei milanesi di dichiara incerto o astensionista, poco più di un quarto (27%) intenzionato a votare per un sindaco di centrodestra, un quarto (25%) per il centrosinistra mentre il restante 23% si suddivide tra un sindaco del M5S e uno di una lista civica al di fuori dei partiti.
Quanto ai candidati di cui si è parlato in questi mesi, il livello di conoscenza è molto variegato e ciò rende arduo fare confronti.
Tra i 12 possibili candidati che abbiamo voluto testare le valutazioni positive (59%) prevalgono su quelle negative (41%) solo per Giuseppe Sala.
Dietro di lui, Stefano Boeri, Paolo Del Debbio e Carlo Sangalli. Ipotizzando una competizione tra Sala per il centrosinistra, Lupi per il centrodestra, Passera per Italia Unica, Di Pietro sostenuto da una lista civica e un candidato del M5S, Sala al momento prevarrebbe su Lupi, ma il dato forse più sorprendente è rappresentato dal livello di incertezza (23%) e di astensione (20%) che riguarda oltre due milanesi su cinque.
Riguardo alle primarie nel centrosinistra, che si terranno il 7 febbraio, come di consueto l’interesse e la disponibilità a partecipare alla consultazione riguardano una minoranza di milanesi: al momento tra sicuri e probabili si stima una partecipazione pari all’8%.
Tra costoro Sala (28%) precede rispettivamente Majorino (13%), Boeri (7%), Balzani e Fiano (appaiati al 5%) mentre ben il 42% non saprebbe per chi votare.
Da ultimo gli orientamenti di voto per i partiti: il Pd (27,6%) precede il M5S (23%), a seguire FI (14,1%) prevale di poco sulla Lega (13,4%), quindi Italia Unica (6,4%) e Fratelli d’Italia (4,5%).
Nel complesso pur con alcune eccezioni (Italia Unica in primis) lo scenario che emerge riproduce le tendenze nazionali, soprattutto rispetto al voto delle Europee.
Il Pd presenta un calo di consenso, sia per le divisioni interne sia per le ipotesi di scelta di un candidato (Sala) che, sebbene presenti un forte potenziale, non proviene da un’area politica caratterizzata, come invece era per Pisapia e non sembra aver sufficientemente capitalizzato, in particolare tra gli elettori del centrosinistra più mobilitati, il grande successo di Expo.
Il M5S si colloca sui valori più elevati di sempre e sarà decisiva la scelta di un candidato in grado di far fruttare l’elevato consenso di cui oggi gode il movimento.
La Lega otterrebbe valori più che doppi rispetto a maggio 2014 e il centrodestra, sommando FI, Lega e Fratelli d’Italia appare tutt’altro che in disarmo.
L’area centrista, sebbene in affanno, nell’attuale situazione di equilibrio potrebbe ritagliarsi uno spazio importante.
Insomma, Sala al momento appare il candidato più accreditato a succedere a Pisapia ma l’incertezza è molto diffusa tra i milanesi e il percorso è ancora molto lungo.
Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 29th, 2015 Riccardo Fucile
IN CELLA ANCHE EX DIRIGENTE, L’ACCUSA E’ ASSOCIAZIONE A DELINQUERE… LA NOMINA RISALE ALLA GESTIONE DELLA MORATTI
Due dipendenti del Comune di Milano, un ex dirigente dell’amministrazione e il titolare di una
società edile sono stati arrestati stamane nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Giulia Perrotti e dal pm Luca Poniz e condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza.
Sono stati eseguiti sequestri di documenti utili alle indagini presso il Comune di Milano e l’Aler, azienda lombarda di edilizia residenziale. Le accuse sono di associazione per delinquere e corruzione.
«Soci occulti»
Avrebbero ricoperto il ruolo di «soci occulti» dell’azienda il cui titolare è stato arrestato i funzionari e il dirigente del Comune di Milano finiti in manette nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal pm Luca Poniz.
È quanto si apprende da fonti investigative.
Ad aggiudicarsi illecitamente gli appalti attraverso un giro di mazzette sarebbe stata la società Professione Edilizia srl guidata dall’imprenditore Marco Volpi arrestato insieme all’ex dirigente di Palazzo Marino e ora procacciatore d’affari Luigi Grillone e ai dipendenti del Comune (Ufficio settore manutenzione) Giuseppe Amoroso e Angelo Russo.
Nell’ambito dell’inchiesta, si legge in una nota del procuratore Edmondo Bruti Liberati, sono stati notificati due avvisi di garanzia nei confronti delle persone giuridiche Consorzio Milanese scarl e Professione Edilizia srl, indagate per la legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese.
Anche truffa
Grillone è stato direttore del Settore tecnico scuole e strutture sociali del Comune tra il 2006 e il 2011.
Il dirigente infatti era entrato nell’amministrazione nel settembre 2006 assunto per 5 anni con la delibera della giunta Moratti che stabilì, dopo l’insediamento a palazzo Marino, l’assunzione di 54 nuovi dirigenti.
Quanto a Volpi, titolare della società Professione Edilizia srl, sarebbe riuscito a ottenere appalti pubblici in ambito edile attraverso gare truccate.
È questa l’ipotesi alla base dell’inchiesta della Procura di Milano: Volpi, in particolare, sarebbe riuscito a ottenere gli appalti grazie alla collaborazione dei due dipendenti del Comune e dell’ex dirigente ritenuti soci occulti della sua società .
I reati sarebbero stati commessi tra il 2005 e l’ottobre 2012 e, dunque, durante le amministrazioni dei sindaci Letizia Moratti e Giuliano Pisapia.
A Volpi, oltre all’accusa di associazione per delinquere e corruzione, vengono contestati anche i reati di turbativa d’asta e falso. Ai due dipendenti del Comune, Amoroso e Russo, viene contestata anche l’accusa di truffa, perchè si sarebbero assentati durante gli orari di lavoro. In particolare, Amoroso avrebbe frequentato case di prostitute.
«Durante l’orario di lavoro si allontanava senza averne giustificazione, recandosi in diversi luoghi (uffici della società Professione edilizia srl; locali pubblici siti nella locale Corso Como, centro commerciale Milanofiori di Assago; luoghi di meretricio in appartamenti privati e altri)», si legge nel capo di imputazione per truffa riportato nell’ordinanza d’arresto.
L’accusa di truffa è contestata anche all’altro dipendente, che però non sarebbe andato a prostitute.
Un ipad come stecca
Altri dodici indagati a piede libero sono invece accusati a vario titolo di corruzione e turbativa d’asta.
Quattro responsabili di gare pubbliche nel settore dell’edilizia scolastica e popolare sarebbero stati corrotti da Volpi con degli ipad.
È quanto si evince da uno dei capi di imputazione per corruzione in cui Volpi risulta indagato in concorso con Armando Lotumolo, in qualità di «direttore del settore edilizia patrimoniale e demaniale nonchè incaricato della direzione del servizio di edilizia scolastica del Comune»; Milena Beduschi, «in qualità di dipendente del Comune di Milano, membro della Commissione anomalie costituita all’interno del settore appalti pubblici del Comune di Milano, nonchè direttore lavori del Comune di Milano»; Davide Plebani, nella sua qualità di dipendente del Comune di Milano, membro della Commissione anomalie costituita all’interno del settore appalti pubblici del Comune di Milano; e Stanislao Virgilio Innocenti, «nella sua qualità di dirigente, responsabile della direzione centrale Opere pubbliche e centrale unica appalti – Servizio esame progetti del Comune di Milano.
Secondo le accuse, nell’agosto 2012 «Volpi metteva a disposizione e regalava due tablet marca Apple – tipo Ipad, a Lotumolo, Beduschi, Plebani e Innocenti al fine di ottenere dagli stessi (…) informazioni rilevanti». Gli altri indagati a piede libero sono imprenditori e avvocati esperti del settore amministrativo.
Il Comune: «Dirigente non confermato»
L’Ufficio stampa del Comune di Milano ha precisato in una nota che «l’ingegner Mario Grillone, arrestato martedì mattina nell’ambito di una indagine condotta dalla Guardia di Finanza, non era stato confermato e, quindi, allontanato da questa Amministrazione insieme ad altri dirigenti sin dal giugno 2011.
Il suo incarico, presso il Settore edilizia residenziale pubblica nell’ambito della direzione centrale tecnica era stato deliberato nel 2003 e nel 2006. Anche gli altri due arrestati, dipendenti dell’Amministrazione, hanno lavorato nell’ambito della direzione centrale tecnica.
L’Amministrazione esprime piena fiducia nell’azione della magistratura e annuncia sin da ora che, in qualità di parte offesa, in caso di richiesta di rinvio a giudizio si costituirà parte civile sia per i danni patrimoniali che di immagine».
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 24th, 2015 Riccardo Fucile
MENTRE I COLLEGHI ERANO A CACCIA DI INFRAZIONI, LORO AZZERAVANO CENTINAIA DI VERBALI
Insegne pubblicitarie abusive (multa da 5mila euro). Ma anche le più svariare infrazioni del codice
della strada.
Per non parlare delle occupazioni del suolo pubblico ottenute senza versare un euro alle casse comunali. Mentre i colleghi erano a caccia di infrazioni, all’interno dello stesso corpo dei vigili c’era una sorta di ufficio parallelo che lavorava perchè centinaia di verbali venissero azzerati, annullati, perfino confezionando di proprio pugno ricorsi inattaccabili.
Questa è la ricostruzione dell’inchiesta nata sul rilascio anomalo di pass per la sosta, avviata dallo stesso comando di piazza Beccaria e coordinata dal pm Grazia Colacicco.
L’inventore del ‘sistema’, Damiano Borchielli, ha già subito una condanna in primo grado a sette anni per un nutrito elenco di corruzioni.
In cambio del 30 per cento della multa comminata, interveniva sui database del comando di via Friuli, manometteva dati, impugnava contravvenzioni.
E a quei sette anni di carcere, ora, potrebbero aggiungersi un altro anno e mezzo per episodi più recenti. Abuso d’ufficio, falso in atto pubblico le nuove accuse.
Insieme all’indomabile Borchielli – una volta perquisito e indagato avrebbe continuato la sua attività parallela finendo così agli arresti domiciliari – ci sono altri dodici imputati.
Il pm, al termine della requisitoria, ha chiesto condanne da 7 mesi ai 3,4 anni per Lucia Avolio, altro ghisa che, in cambio di qualche multa cancellata, si sarebbe vista regalare una serata nel segno del lusso con la sua famiglia.
Nel 2010 gli investigatori di piazza Beccaria, intercettano Borchielli al telefono con la compagna mentre spiega come ha fatto annullare le multe a una società di auto di lusso a noleggio, la Planet.
“Questa qui (la Avolio, ndr ) – dice il vigile alla compagna – che mi ha inserito le targhe mi ha chiesto se le posso mandare una macchina per una festa che deve fare. Io le ho risposto ” sicuramente sì, figurati””.
Ed effettivamente, nell’ottobre di 5 anni fa, sotto casa Avolio si materializza una Mercedes scura con autista della Planet, che accompagna la dipendente di palazzo Marino, il marito e i figli, a una serata.
La clientela dell’ufficio parallelo antimulte era varia. Dal bar panetteria di via Solferino che aveva quattro parcheggi in zona a traffico limitato, a un portinaio di corso Buenos Aires.
A fine 2010 è il vigile – e altro imputato – Roberto Squillace che contatta Borchielli per un favore. “Damiano, io ti chiamavo per questa cosa qua. Io c’ho qui il mio portinaio che negli anni deve aver accumulato qualche multa. Se ti do la targa riesci a verificare?”.
Borchielli è una garanzia: “Ascolta, mi porti tutte le targhe e ti sistemo tutto quanto, anche quelle scadute”. Mercoledì prossimo, al termine delle arringhe, la sentenza stabilirà la bontà di queste accuse.
Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)
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Settembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
RIPENSARE MILANO, MA COME?
Expo andava progettata partendo dal risultato finale: abbiamo 2,5 miliardi di euro pubblici da investire, dove li mettiamo? Per realizzare che cosa? Che parte di città risaniamo o costruiamo dal niente? Con quali funzioni? In vista di quale progetto di città ?
Sette anni fa, nel 2008, quando l’Italia vinse la gara internazionale, si poteva decidere di ripensare Milano, con gli investimenti di Expo.
Per costruire un’esposizione di sei mesi, ma soprattutto per rendere possibile un progetto per 600 anni.In altre città (Londra per le Olimpiadi) si è fatto così. Non a Milano.
La classe dirigente di allora ha guardato agli interessi di breve periodo: i politici interessati a gestire soldi e potere, gli imprenditori impegnati ad arraffare appalti.
Così Letizia Moratti e Roberto Formigoni hanno imposto (per la prima volta nella storia di Expo) di svolgere l’evento su un’area privata, comprata a caro prezzo (terreni agricoli che valevano 25 milioni sono stati acquistati con soldi pubblici a 160 milioni).
Nessuna idea di cosa fare dopo Expo.
Ora, a due mesi dalla fine dell’esposizione, siamo ancora qui a chiederci che cosa sarà di quell’area gigantesca (1 milione di metri quadri).
Nessun operatore privato si è presentato alla gara per comprarla, al prezzo di 314 milioni, improponibile in tempi di crisi immobiliare e con già un milione e mezzo di metri quadri di terziario inutilizzati a Milano.
Con i gestori sull’orlo di una crisi di nervi, si è materializzato un santo che ha portato almeno un’idea e ha salvato Expo dal ridicolo: il rettore dell’Università Statale Gianluca Vago ha proposto di farne un polo scientifico-industriale.
Una buona idea — ce ne sono in molte parti del mondo, non in Italia— che potrebbe essere realizzata da un tris di soggetti.
Il primo è l’Università , che vorrebbe spostare sull’area Expo le facoltà scientifiche della Statale, tranne medicina clinica (che resta negli ospedali) e veterinaria (già spostata a Lodi): 200 mila metri quadri.
Il secondo è Assolombarda, il cui presidente Gianfelice Rocca ha proposto Nexpo, polo dell’innovazione che si potrebbe realizzare trasportando lì aziende hi-tech piccole e grandi (Microsoft, Cisco, Ibm,Alcatel,Accenture…) :meno di 100 mila metri quadri.
Il terzo è il Demanio, che si è detto interessato a concentrare sull’area Expo la cittadella della pubblica amministrazione, a partire dall’Agenzia delle Entrate: 100 mila metri quadri.
Restano da allocare altri 100 mila metri quadri, accanto ai 500 che diventeranno un grande parco.
Ma come passare dalle idee alla realizzazione, in soli due mesi (dopo aver perso sette anni)?
Il rettore Vago ha posto in maniera drammatica due problemi: governance e tempi.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 4th, 2015 Riccardo Fucile
L’ESPOSIZIONE CON IL NUMERO DI VISITATORI PIU’ BASSO DEGLI ULTIMI 50 ANNI
Agosto, Expo boom. Dopo tre mesi difficili, i giornali hanno pubblicato foto dell’esposizione affollatissima e segnalato lunghe code per entrare nei padiglioni.
Il commissario Giuseppe Sala ha rilasciato dichiarazioni trionfali. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha “abbracciato i gufi” e parlato di“successo impressionante”.
Ma è proprio vero? A guardare ai numeri, non sembra.
È vero che c’è stato finalmente ad agosto un aumento dei visitatori. Purtroppo questo non basta a ribaltare la situazione consolidata nei primi tre mesi.
Proviamo dunque a fare due conti, senza cadere nei trucchi della propaganda.
I visitatori d’agosto sono 3,2 milioni a cui vanno sottratti 300 mila ingressi di chi lavora nell’area; visitatori veri: 2,9 milioni). Sala ne dichiara 3,3.
Sono comunque ancora sotto l’obiettivo: agosto nelle previsioni di Expo doveva avere 3,9 milioni di visitatori.
La delusione è ancora maggiore se si fanno le somme con i mesi precedenti.
Le cifre vere, rivelate dal Fatto Quotidiano, sono le seguenti: 1,9 milioni di ingressi a maggio; 2,2 milioni a giugno, 2,2 a luglio.
Fanno 6,3 milioni, a cui si aggiungono i 3,2 milioni di agosto.
Totale: 9,5 milioni in quattro mesi.
Gli 11,5 milioni citati da Renzi al Meeting di Rimini sono un’invenzione.
Anche sperando in un grande successo di settembre e ottobre, appare molto difficile arrivare non soltanto ai 24 milioni di visitatori previsti all’inizio, ma anche ai 20 milioni di cui si parla ora come obiettivo di fine evento, e perfino ai 18 milioni, cifra che adesso circola come nuova soglia dell’asticella, ulteriormente abbassata.
Gli entusiasmi di questi giorni non possono dunque cancellare che a fine ottobre, Expo Milano 2015 si chiuderà — salvo miracoli per cui naturalmente tifiamo — con una cifra di visitatori attorno ai 15 milioni, inferiore perfino a quella dell’ultima Expo universale tenuta in Europa, Hannover 2000 (18 milioni), ricordata come il flop del millennio.
Sarà insomma il peggior risultato tra le esposizioni universali degli ultimi 50 anni.
Per ritrovarne un’altra con cifre d’afflusso più basse, bisogna risalire a Seattle 1962, con i suoi 9 milioni d’ingressi.
Sala però continua a dare, nei totali, numeri falsi. Ha gonfiato le cifre dei primi tre mesi, dichiarando 2,7 milioni a maggio, 3,3 a giugno, 2,8 a luglio.
Così sostiene che, a fine agosto,il totale è 12,2 milioni. È invece 9,5.
Ma l’aspetto più paradossale è che Sala, quando gioiva per i numeri di agosto, dimenticava quanto aveva dichiarato nei mesi precedenti.
Così ha finito per confessare le sue bugie.
Il commissario, entusiasta per il risultato del 19 e 20 agosto, dichiara: “Una vera esplosione, è stato superato anche il record del giorno di Ferragosto con 100 mila ingressi ai tornelli”.
Il nuovo record di Expo, esplode Sala, è giovedì 20 agosto,con 153 mila ingressi.
Ma se è così, sono dunque tutti falsi — come già segnalato dal Fatto — i dati dei primi tre mesi, quando il commissario dichiarava cifre giornaliere anche superiori ai 200 mila visitatori, per esempio i 220 mila del 2 maggio.
Quello che più è preoccupante, però, è l’aspetto dei conti.
Per ottenere il buon risultato di agosto, è stata fatta una politica di sconti che rasenta la svendita. Pacchi di biglietti invenduti sono pronti per essere quasi regalati (o proprio regalati) negli ultimi due mesi.
Ingressi gratis ai pensionati (anche a settembre). Biglietti omaggio a chi compra voli Alitalia per qualunque destinazione.
Promozioni su Groupon, tre biglietti al prezzo di due. E poi super promozioni con due biglietti a 39 euro (il prezzo di uno), uno a 10,60 euro, oppure ticket regalati come premi da Coop, Bennet, Esselunga.
Gianni Barbacetto e Marco Maroni
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
TRA GLI IMPRENDITORI LOMBARDI IL COGNOME CINESE E’ IL PIU’ DIFFUSO… IL PRIMO ITALIANO E’ SOLO QUARTO
Il cognome Hu, di evidente origine cinese, è diventato il più diffuso tra quelli dei nuovi
imprenditori lombardi, seguito da Chen e quindi dall’indiano Singh.
Il primo cognome italiano nella classifica dei più ricorrenti arriva solo al quarto posto ed è quello Ferrari, seguito da Colombo.
Sono i dati delle nuove imprese indibiduali elaborati dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, afferma una nota, sulle nuove imprese create in regione tra gennaio e agosto.
Dopo il quinto posto di Colombo, bisogna aspettare il 13/esimo posto in classifica per arrivare a ‘signor Rossi’, preceduto dagli Ahmed, i Lin, Mohamed, Zhou, Wang e Liu.
A Bergamo ‘vincono’ i Locatelli, a Como e Lecco i Colombo, a Monza e Brianza i Villa, a Pavia i Ferrari, mentre gli Hu sorpassano tutti a Milano e i Singh sono i più ricorrenti a Brescia, Cremona, Lodi e Mantova.
Hu è il cognome più diffuso anche tra i titolari di imprese nate tra gennaio e agosto del 2015 in Veneto e Piemonte. Mentre Hossain vince nel Lazio, e Chen in Toscana.
I cognomi italiani vincono in Puglia con Greco e in Emilia Romagna testa a testa tra Hu e Rossi.
Solo l’anno scorso Hu era il secondo cognome più diffuso a Milano (non solo tra gli imprenditori).
Ora lo stesso cognome svetta tra gli imprenditori di tutta la regione.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 17th, 2015 Riccardo Fucile
IL PREMIER IGNORA I NUMERI ED ESULTA DA SOLO
Angela Merkel e l’Expo. In un colpo solo, con entusiasmo irresistibile, Matteo Renzi li celebra
entrambi.
Oggi pomeriggio la cancelliera visita l’esposizione e il premier non trattiene il giubilo: “Prosegue la straordinaria stagione di Expo”.
Merkel è stata a lungo corteggiata dal presidente del Consiglio nei giorni passati.
Il suo arrivo, malgrado l’invito ufficiale, era rimasto in dubbio: “Ha l’agenda piena — aveva detto Renzi, come lo spasimante ferito che teme il rifiuto — ma cercheremo di tentarla con i prodotti italiani”.
Infine, la trepidazione del partner fedele è stata soddisfatta: Merkel (che ieri ha annunciato una sua possibile ricandidatura) doveva venire martedì, poi ha anticipato di un giorno.Arriva alla fiera oggi pomeriggio alle 17 e 30.
Ad essere onesti sarà una visita lampo, con rigida programmazione: 17.50, visita al padiglione tedesco e 18 e 25 passaggio conclusivo al Padiglione Italia (oltre ai leader, ci saranno i rispettivi consorti, Joachim Sauer e Agnese Landini).
Pochino, ma meglio di niente. Per Renzi è soprattutto il pretesto per un’ennesima sviolinata sull’esposizione universale.
Il segretario del Pd ha parlato di “ottimi risultati anche in questi giorni di Ferragosto”e ha definito quello di Expo addirittura “un incredibile successo di pubblico,di visitatori che continuano e continueranno nei prossimi mesi a venire a Milano”.
In attesa dei numeri di agosto, in questi mesi il Fatto ha raccontato con dovizia di particolari le incongruenze tra le cifre divulgate dal commissario di Expo, Giuseppe Sala, e quelle effettive registrate dai tornelli della fiera.
I primi due mesi, maggio e giugno, si erano chiusi con un bilancio ufficioso — quello dichiarato da Sala — rispettivamente di 2,7 e 3,3 milioni di visitatori, mentre i numeri degli accessi — pubblicati su questo giornale — si fermavano a 1,9 e 2,2 milioni.Rispetto ai 6 milioni di cui aveva parlato l’organizzazione, una differenza di ben 1 milione e 700 mila ingressi ai tornelli (che peraltro non distinguono tra chi entra per lavoro e chi entra con un biglietto: i paganti quindi sono ancora meno).
Idem a luglio: 2,8 milioni di visitatori secondo Sala; 2,2 quelli reali.
Tommaso Rodano
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 15th, 2015 Riccardo Fucile
IL VOLONTARIATO E’ UN VALORE … IN STAZIONE CENTRALE SONO STATI ASSISTITI OLTRE 75.000 PROFUGHI
Le pettorine rosse da volontari dei City Angels sono finite in pochi minuti alla scuola media Manzoni
di Milano, dove per Ferragosto è stato organizzato un pranzo per senzatetto e profughi.
Menù vegetariano e musica per gli ospiti del pranzo che per un giorno hanno potuto pensare un po’ meno alle sofferenze quotidiane: “Sono qui da tre giorni, ma voglio andare in Germania”, ci spiega un ragazzo ospite del centro di accoglienza del Comune.
“Abbiamo avuto un centinaio di adesioni per servire ai tavoli”, spiega Mario Furlan, fondatore dei City Angels.
Tra loro, anche tanti giovani: “Vogliamo semplicemente dare una mano”, dicono Mario (30 anni) e Valentina (26 anni).
“A chi contesta al Comune l’accoglienza data ai profughi rispondo con i fatti e non con le parole”, conclude il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ” Milano sta dando la possibilità di un momento di serenità a chi ha vissuto situazioni drammatiche. Chi non lo capisce, non vuol capire. Non servono parole, ma fatti».
Il sindaco Giuliano Pisapia, nel suo «tour» ferragostano, ha fatto tappa alla scuola comunale di piazza XXV Aprile.
Qui i City Angels gestiscono un centro d’accoglienza per i profughi : «Tutti potete vedere quanto Milano sia accogliente. Qui c’è gente che non è andata in vacanza, perchè il volontariato è uno spirito e un valore, e non va in vacanza».
Ma a Ferragosto ci sono anche gli assessori a visitare alcuni punti nevralgici della città che non va in vacanza.
Al mattina, per esempio, Majorino e Granelli hanno portato i loro ringraziamenti ai tanti volontari e associazioni che fanno funzionare l’Hub per i profughi in Stazione Centrale.
Un luogo di transito per le migliaia di rifugiati transitati sotto la Madonnina.
Per l’esattezza – precisano i due assessori – 74.205 persone, di cui 15.600 minori, registrati dal 18 ottobre 2013 al 9 agosto 2015.
«Il 65,8 per cento sono siriani, il 24,6 per cento eritrei, mentre il 23 per cento sono donne. Stiamo facendo un intervento molto utile – dice Majorino – su una questione in cui quelli che parlano di più (riferimento al leader leghista Matteo Salvini, ndr) sono anche quelli che fanno meno, anzi nulla. Mentre è bello vedere che c’è una Milano che funziona».
Per il collega Granelli, infine, la città «ha scelto di provare a governare un fenomeno e a costruire un modello per evitare di essere travolti. Abbiamo dato una risposta di accoglienza che è allo stesso tempo una risposta di sicurezza per i cittadini».
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 13th, 2015 Riccardo Fucile
TRA OLOGRAMMI, FORESTE E TANICHE DI BENZINA
L’hanno paragonato a una grande fiera. Del cibo soprattutto, perchè a Expo quello che non manca sono ristoranti, chioschi e baracchini.
Il gusto è soddisfatto, anche se col rischio di sborsare qualche euro di troppo.
Ma all’occhio cosa resta?
I più critici non ci vedono altro che un mega luna park costruito a suon di milionate di pubblico denaro.
O un susseguirsi ininterrotto di pro loco nazionali per autocelebrare il rispettivo paese.
Di certo una cosa colpisce, subito al di là del metal detector: la vastità dell’area, con un decumano lungo un chilometro e mezzo da percorrere tutto, dall’inizio alla fine.
Padiglioni a destra e a sinistra, da dove incominciare? Che cosa scegliere?
Ecco una breve guida del meglio e del peggio di Expo.
Dai grandi classici, che grazie al passaparola sono diventati i padiglioni che è quasi d’obbligo visitare. A quelli che boh, chissà perchè li hanno tirati su. Sempre che non siano così brutti che una visita la meritano proprio per questo.
I grandi classici
Il simil canyon progettato da Norman Foster per gli Emirati Arabi è uno dei più gettonati.
Al termine della visita un ologramma-bambina mostra a ritmo di rap tutta la sua preoccupazione per la scarsità delle risorse della Terra.
Un po’ di lavoro sul tema “nutrire il pianeta, energia per la vita” qui è stato fatto, un risultato per nulla ovvio a giudicare da molti altri padiglioni.
Sui contenuti hanno ragionato anche in Svizzera, dove quattro torri sono riempite di acqua, sale, caffè e mele, ma solo finchè i visitatori non avranno portato via tutto, visto che possono prendere quello che vogliono.
Apprezzato il Padiglione Zero, il primo che si incontra se si arriva in treno o metrò, con una mostra sulla storia dell’uomo in relazione al suo rapporto con il cibo.
Code per entrare tra le strutture di legno e le installazioni tecnologiche del Giappone, con la “diversità armoniosa” come idea ispiratrice.
Nessuno vuole poi rinunciare a una camminata sulla grande rete del Brasile: inutile chiedersi che c’entri con l’alimentazione, meglio stare attenti a non ruzzolare giù.
Un buon riparo dal caldo lo dà una passeggiata nella foresta ricreata dall’Austria.
E a proposito di alberi trapiantati a Expo, il Bahrain dà la possibilità di visitare dieci micro frutteti che dovrebbero dare prodotti diversi nei sei mesi dell’esposizione.
Non è certo un grande classico tra i padiglioni, anzi l’edificio anonimo passa piuttosto inosservato.
Ma chi non ha mai visto una pianta di papaya, la trova lì dentro insieme ai giuggioli, uno stimolo per farsi venire la curiosità di scoprire una volta per tutte perchè si dice “andare in brodo di giuggiole”.
Piace il Kazakistan, con la storia del paese raccontata per immagini da un’artista che disegna sulla sabbia e un corto in 3D che tra un effetto speciale e l’altro porta tutti nella capitale Astana per l’Expo 2017. Padiglione più incentrato su questo che sulla nutrizione, ma stavolta si può perdonare.
Ahimè, l’abito non fa il monaco
Dal decumano è uno dei padiglioni che si notano di più, con la sua distesa di fiori gialli e il tetto a onde di bambù. Così un salto in Cina sembra proprio vada fatto.
Solo che una volta dentro non c’è molto al di là di un campo con migliaia di “spighe” a led. Questioni alimentari che coinvolgono 1,4 miliardi di persone? Non pervenute.
Eppure lo spazio da riempire nel secondo padiglione per dimensioni era tanto. Bello grande è anche l’edificio della Thailandia.
Sarà che il paese ha le sue attrattive, sarà che i draghi dorati all’ingresso fanno già atmosfera, la voglia di entrare arriva quasi subito.
Bene, si viene condotti a gruppi in tre diverse stanze, ognuna con il suo video da guardare. Prima stanza, prima domanda: ma perchè? E ora la seconda: quando finisce?
Nella terza ecco la proiezione di un filmato sui progetti agricoli voluti dal re: la voce narrante si lascia andare a frasi del tipo “anche quando piove, sua maestà lavora per il popolo”.
Il brusio che sale appena il video termina è la risposta a tutte le domande.
Che c’azzecca con l’Expo?
La palma di questa categoria la vince senza dubbio il padiglione del Turkmenistan. Ad accogliere chi entra c’è una gigantografia del presidente Gurbanguly Berdimuhammedow e, più in là , due lunghi tappeti che pendono dal soffitto.
E l’esposizione? Taniche di olio per motori, ampolle con combustibili, modellini di aerei della compagnia di bandiera. In verità il tentativo di sviluppare il tema dell’Expo l’hanno pure abbozzato: ecco su alcuni scaffali la frutta, i biscotti e poi uno dei prodotti che a quanto pare è tra i più tipici del Turkmenistan: la pasta. Imperdibile.
Solo che la domanda “ma questo cosa c’entra con Expo?” viene da farsela anche in molti altri padiglioni.
Prendiamo la Moldavia. Un cartello informa che l’industria del vino impiega 250mila persone, certo. Poi però uno si trova di fronte a dei neon che rappresentano certe costellazioni “visibili solo in Moldavia”, a un prisma che riflette la luce del sole e a un video con danzatori in costumi tradizionali.
Embè
Lo stupore è analogo davanti al mega schermo della Romania, o ai video dell’Irlanda, tanto per non allungare troppo l’elenco.
Proviamo con il Vietnam: a parte qualche statua esposta non è altro che una rivendita di souvenir. Idem dicasi per diversi paesi ospitati nei cluster, che alla tipologia negozio di prodotti locali alternano quella di ufficio di promozione turistica.
Ma a non demordere qualche soddisfazione arriva lo stesso, come quando ci si imbatte nella Corea del Nord (cluster delle Isole), per un assaggio del regime di Pyongyang, con tanto di raccolte di francobolli.
Expo tecnologico
Caratteristica comune a molti padiglioni è l’utilizzo di trovate tecnologiche e installazioni interattive per la fruizione dei contenuti.
Applauditi i due robot della Corea del sud che fanno roteare i loro schermi video mentre ‘danzano’ lungo una coppia di binari.
La Germania ha invece scelto di distribuire a ogni visitatore una ‘seedboard’, una sorta di tablet di cartone su cui nelle varie stazioni del padiglione vengono proiettati immagini e testi.
Da provare, anche se dopo un po’, chi fosse davvero interessato alle spiegazioni finisce per trovare il tutto troppo laborioso.
Riguardo ai messaggi, a volte possono far riflettere come quando informano che “degli alimenti venduti in Germania, uno su otto finisce nella spazzatura”, ma altre volte risultano piuttosto banali, come quando sottolineano che l’acqua è “necessaria per vivere”
A proposito di tecnologia, il Future food district è il supermercato del futuro allestito in una delle aree degli sponsor, quella della Coop: pannelli interattivi riportano provenienza e caratteristiche del prodotto da scegliere, mentre un braccio meccanico afferra una mela, la impacchetta e te la porge. Se fra qualche anno faremo la spesa così, si vedrà .
Per il momento vale la pena dare un’occhiata.
Una visita non si nega a…
Da non perdere il padiglione del Vino, uno degli spazi voluti dal nostro paese per celebrare le italiche virtù a tavola. Si trova poco prima di Palazzo Italia, lungo un cardo fin troppo ‘brandizzato’.
Al piano terra un piccolo museo, sopra una serie di erogatori messi in fila con stile che consentono di fare degustazioni scegliendo tra 1.300 etichette: una ‘biblioteca’ del vino, con catalogazione per regioni e i sommelier a dare consigli.
Nel padiglione del Belgio una vasca con dentro pesci mostra cosa sia l’acquaponica, un mix di agricoltura e allevamento: le sostanze di scarto dei pesci vengono filtrate da delle piantine, che ne traggono nutrimento, mentre l’acqua viene immessa nuovamente nella vasca a chiudere il ciclo.
Se poi si è arrivati fino in fondo al decumano, perchè non fare un salto nel padiglione del Qatar? Tanto per vedere come una terra desertica riesca a dare frutti.
Tra gli spazi delle onlus, infine, quello di Save the children consente di seguire la storia di un bambino che soffre la fame, mentre un erogatore spray dà la possibilità di sentire l’odore della guerra: un po’ troppo profumato forse, ma di sicuro effetto.
Un bambino a Expo
Chi di certo non si annoia a Expo sono i bambini. Hanno a loro disposizione uno spazio ‘ufficiale’, il Children park, con giochi e percorsi didattici, come quello che li porta a riconoscere l’odore di diverse erbe aromatiche.
Ma le opportunità per farli divertire sono anche altrove. Della rete del Brasile si è già detto.
Ci sono poi le altalene dell’Estonia, lo scivolo sul tetto della Germania, qualsiasi installazione interattiva. Fino al padiglione di uno degli sponsor, il produttore di macchine agricole New Holland: chi è mai salito su uno dei mezzi più grandi, la mietitrebbiatrice?
Ecco, qua si può fare, oppure anzichè stare fermi su quella vera si può andare avanti e indietro con il simulatore.
I re della notte
Ora che si è fatta sera un birra fresca ce la siamo meritata. Niente male bersela al ‘non padiglione’ dell’Olanda.
Qui è tutto all’aperto: i furgoncini che vendono street food, la mini ruota panoramica, il palco con Dj set o musica dal vivo.
L’atmosfera di vacanza all’estero è assicurata. Hanno un palco per spettacoli anche altri padiglioni, come quelli di Angola, Germania e Belgio.
A darsi da fare per attirare la movida ci sono pure Polonia e Slovenia. Occhio però a non farsi prendere troppo, che poi ci si scorda dell’appuntamento con l’Albero della vita.
Un peccato perdere il suo spettacolo di luci, acqua e suoni.
Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)
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