Febbraio 4th, 2013 Riccardo Fucile
LA SVOLTA DEL PREMIER: “CON IL CAVALIERE L’ITALIA A RISCHIO”
Quando Mario Monti diventò presidente del Consiglio, sperammo tutti che l’Italia avesse trovato il suo Churchill: cioè un salvatore della patria.
E un’affinità fra i due premier, in effetti, saltò subito agli occhi: quello inglese si era presentato al parlamento del suo Paese dicendo di non avere «nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore»; Monti, al suo parlamento ma soprattutto al Paese, era stato costretto a offrire una nuova ondata di tasse, che se non sangue sono perlomeno fatica, lacrime e sudore.
Oggi scopriamo un’altra affinità tra i due: la sottile perfidia.
Più passa il tempo, più scopriamo che sotto il loden si nasconde un caratterino.
Un Monti «cattivo» come quello di questa mattina, ad esempio, non lo si era mai visto.
Avevamo conosciuto la sua elegante ironia quando aveva citato in un comunicato «gli eventuali lettori de La Padania» per smentire una notizia del quotidiano leghista; lo avevamo visto già abbastanza irritato da Crozza; ma mai lo si era sentito dare del corruttore e dell’usuraio a un suo rivale politico, come ha fatto oggi con Berlusconi.
È stato il suo guru americano a suggerirgli di diventare cattivo?
Cominciamo ad avere il sospetto che il premier stia semplicemente mostrando il suo vero volto, e cioè quello di uno che non sta lì a prenderle, perchè si va à la guerre comme à la guerre.
Certo resta l’aplomb.
Monti, quando deve colpire basso, colpisce basso.
Ma lo fa senza scomporsi, senza alzare la voce, senza cedere al turpiloquio, anzi quasi con gentilezza.
Assomigliando appunto, anche in questo, al suo maestro, il quale chiuse così, con questo svolazzo, la lettera con cui comunicava all’ambasciatore giapponese la dichiarazione di guerra: «Ho l’onore di essere, Signore, con la più alta stima, il Vostro devoto servitore, Winston S. Churchill».
Michele Brambilla
(da “La Stampa“)
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Febbraio 4th, 2013 Riccardo Fucile
“BERLUSCONI SUPERA LAURO CHE PROMETTEVA UN CHILO DI PASTA O UN PAIO DI SCARPE: LUI COMPRA I VOTI CON I SOLDI DEGLI STESSI ITALIANI E DEI BUCHI DI BILANCIO CHE LUI HA GENERATO”
“Meraviglioso. Ma non è la prima volta che qualcuno cerca di comprare il voto degli italiani. Un cinquantennio fa Achille Lauro prometteva un chilo di pasta, oppure dando una scarpa e promettendo l’altra a voto avvenuto”.
Usa l’arma dell’ironia Mario Monti per commentare, al microfono di Rtl, la proposta di Berlusconi di rimborsare l’Imu ai contribuenti.
Ieri l’aveva definito incantatore di serpenti e l’aveva sfidato a un duello tv sulle tasse. Oggi torna all’attacco.
“E’ la prima volta- aggiunge monti- che qualcuno cerca di comprare in modo scientifico il voto degli italiani con i soldi degli italiani stessi, con i soldi dei buchi di bilancio lasciati da lui. Del resto Berlusconi è la quarta volta che promette ma io credo che gli italiani abbiano abbastanza memoria”, osserva.
Ma si tratta di un voto di scambio? “sì, se vogliamo è un voto di scambio. Ma anche un tentativo, simpatico, di corruzione”.
Il premier assicura che non si deve ai consigli del guru Usa della comunicazione, Axelrod, il suo nuovo atteggiamento aggressivo in campagna elettorale.
Il fatto di tirare fuori gli artigli, spiega lo stesso Mario Monti da Rtl 102.5, lo si deve a Silvio Berlusconi, perchè “quando sento un simpatico, molto simpatico, signore che dice che lui aveva lasciato i conti in ordine e io ho fatto disastro, un pò, perchè mi sembra uno schiaffo ai sacrifici degli italiani, mi rattristo e a volte mi innervosisco”.
Poi insiste nell’attribuire al suo predecessore Berlusconi la responsabilità del rigore fiscale: “Non mi sono sentito toccato dalle accuse di Berlusconi; del resto, io sono ancora più imbecille perchè ho dato attuazione ad aumenti di tasse in gran parte già decisi da Berlusconi”
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“TAGLI PER 80 MILIARDI IN 5 ANNI? INCANTATORE DI SERPENTI”
Un confronto televisivo su spesa pubblica e tasse. A lanciare il guanto della sfida è Mario Monti,
destinatario del messaggio Silvio Berlusconi, che poche ore prima aveva lanciato da Milano la sua “proposta choc”: restituire agli italiani i soldi dell’Imu 2012 .
«Il mio predecessore, noto per le facili promesse elettorali, ha appena annunciato l’intenzione di tagliare la spesa pubblica di 80 miliardi di euro nei prossimi 5 anni. Si tratta dello stesso incantatore di serpenti che ha aumentato la spesa di 154 miliardi»: così Monti sfida il Cavaliere in tv «per discutere delle proposte».
La proposta di rimborso dell’Imu, annunciata dal Cavaliere per il primo Consiglio dei ministri (in caso di vittoria alle elezioni), è stata fortemente criticata sia da Monti («Non ha mai mantenuto le promesse»), sia da Bersani («Copertura finanziaria fantasiosa che strizza l’occhio agli evasori»).
Monti ha affidato a Facebook la proposta del confronto tv: «A questo punto ci domandiamo se Berlusconi vorrà accettare il mio invito ad un confronto in tv per discutere anche delle sue proposte – scrive il presidente del Consiglio -. Nei prossimi anni sarà possibile ridurre l’Imu, l’Irap e anche l’Irpef, ma solo attraverso un’azione responsabile che non metta nuovamente a rischio la tenuta dei conti pubblici. Gli italiani non si lasceranno abbindolare, non consentiranno al Paese di ritrovarsi nuovamente sull’orlo del baratro come nel 2011».
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Febbraio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
IL PROFESSORE PRESENTA A MILANO IL SUO PIANO SUL LAVORO: “RIMODULARE IL CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO, PER RENDERLO PIU’ FLESSIBILE E MOLTO MENO COSTOSO”
C’è «la necessità di aumentare l’età pensionabile effettiva, e garantire nel tempo l’equilibrio dei sistemi pensionistici pubblici nonostante il progressivo invecchiamento del Paese e le ricadute che ciò comporta sul mercato del lavoro»: è quanto si legge nelle linee di politiche di lavoro che Mario Monti presenta a Milano.
In materia di lavoro, oltre all’intervento sull’età pensionabile «si affianca l’istituzione dell’Aspi (assicurazione sociale per l’impiego) cioè un trattamento di disoccupazione di livello europeo (70% dell’ultima retribuzione) universalmente applicabile a tutti i lavoratori dipendenti».
Monti sottolinea soprattutto il ruolo delle donne: «L’Italia non è un paese per donne ma è prioritario che lo diventi».
È quanto si legge nelle linee guida per il welfare di Scelta Civica, nel quale si ricorda che «il mercato del lavoro non incoraggia la partecipazione delle donne che rientrano con più difficoltà e vi rimangono con oggettivi vincoli rispetto ad altri ruoli». Contratto di lavoro
Il Professore propone, nel suo programma di governo, una rimodulazione sperimentale del contratto a tempo indeterminato, per renderlo più flessibile e meno “costoso”.
Nelle linee di politica di lavoro e welfare, presentate oggi in un incontro a Milano, si propone una incisiva riduzione del cuneo fiscale e contributivo collegata ad alcune linee guida per la contrattazione collettiva aziendale, tendenti al superamento dell’attuale dualismo del mercato del lavoro.
In questa prospettiva – si spiega – a fronte di un’assunzione a tempo indeterminato diventerà possibile assicurare maggiori tutele sostanziali ai giovani senza rilevanti aumenti di costo o di rigidità per le imprese.
Tasse
Il governo Monti ha introdotto nuove tasse per scongiurare l’Italia dal rischio fallimento.
Archiviata la fase più difficile della crisi economica, è possibile procedere a una modulare riduzione del carico fiscale.
Questo, in sintesi, il concetto espresso dal premier uscente Mario Monti, durante la sua conferenza stampa a Milano.
Il leader di Scelta Civica si è dapprima soffermato sulle critiche che gli sono state lanciate dai suoi principali avversari: ” Mi vorrebbero mummificato nella veste di quello che aumenta le tasse”, ha detto Monti, che ha spiegato: ” Abbiamo messo le tasse che aveva lasciato il predecessore e quelle che serviranno ad evitare il fallimento del Paese. Le tasse sono servite perchè l’Italia si e’ salvata e lo spread si è dimezzato. Ora, intervenendo sulla spesa pubblica, è possibile puntare a una diminuzione. Se la situazione cambia e soprattutto se la si e’ fatta cambiare – ha detto ancora Monti – le cose possono cambiare”.
La riforma del lavoro
La riforma del lavoro approvata dal governo dei tecnici sarebbe potuta essere più incisiva, ma ” non c’è stata la disponibilità della sinistra, e in particolare di un sindacato, per fare altri passi in avanti”.
Lo ha evidenziato il leader di Scelta Civica Mario Monti, presentando a Milano le linee guida del suo programma in materia di lavoro e welfare.
Obiettivo di Scelta Civica, ha detto ancora Monti, è quello di ” scongiurare il rischio, dopo tanti sacrifici chiesti agli italiani, di dissipare quei sacrifici e di non andare avanti su quelle riforme che danno speranza ai giovani”.
Il premier uscente ha citato il recente report del Fmi sulla finanza pubblica italiana, che ” in termini strutturali è una delle più solide” perciò, ha detto ancora Monti, ” vale la pena di provare ad andare avanti”.
Durante la legislatura che si sta per concludere «abbiamo constatato in materia di riforma del mercato del lavoro la disponibilità delle tre forze politiche a fare qualche passo avanti, ma non la disponibilità della sinistra e in parte di uno dei sindacati a fare altri passi in avanti che a me sarebbero sembrati nell’interesse dei lavoratori».
Lo ha detto il premier uscente Mario Monti nel corso di una conferenza stampa a Milano. Monti ha sottolineato quindi che «è nata l’idea di cercare di catturare la cooperazione di quelle forze che hanno dimostrato di essere a favore delle riforme».
(da “La Stampa“)
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Febbraio 1st, 2013 Riccardo Fucile
BILANCIO UE PER LA CRESCITA: DOPO IL DISASTRO DI BERLUSCONI CON IL SALDO PASSIVO DI 5 MILIARDI, MONTI VUOLE RINEGOZIARE GLI AIUTI ALLO SVILUPPO PER IL NOSTRO PAESE
Mario Monti vola a Bruxelles e Berlino per incontrare i vertici delle istituzioni europee e Angela Merkel.
In Italia dal Pdl alla Lega lo attaccano, dicono che è andato a prendere gli ordini dalla Cancelliera ma in realtà la trasferta europea del premier uscente, che domenica sarà a Parigi per incontrare Hollande, ha uno scopo preciso: la prossima settimana i Ventisette dovranno riprovare a chiudere il bilancio europeo per il periodo 2014-2020 e l’Italia, dopo il disastroso accordo firmato da Berlusconi nel 2005, deve recuperare terreno nel negoziato se non vuole continuare ad essere svantaggiata nel saldo tra quanto versato e quanto ricevuto da Bruxelles.
Un appuntamento al quale Monti, insieme al ministro Enzo Moavero, lavora da quasi un anno.
Troppo importante non far perdere fondi all’agricoltura e al Mezzogiorno, alle infrastrutture e alle politiche per crescita e occupazione.
Ma il negoziato si chiude solo all’unanimità e si annuncia duro e complesso.
Mercoledì con Barroso Monti ha concordato che nel suo insieme il bilancio dell’Unione dovrà essere indirizzato alle politiche che aiutano la crescita.
Ieri mattina nel corso di un breakfast di lavoro il premier italiano ha ribadito la sua posizione al presidente del Consiglio europeo, Hermann Van Rompuy, l’uomo che gestisce il negoziato e presiede le riunioni dei leader.
Quindi l’aereo per Berlino, dove Monti arriva accolto da un gelido vento del Nord in arrivo dalle coste di Amburgo.
Mario e Angela si concedono una breve dichiarazione pubblica, senza domande, prima di pranzare. Dopo nessun contatto con i media. Ma Monti incassa dalla Merkel un complimento che vale più degli attestati di stima ricevuti pubblicamente negli ultimi mesi dai colleghi europei.
A Berlino, infatti, brucia ancora la notte del 28 giugno quando, poco dopo che l’Italia di Balotelli battè la Germania agli europei, Monti brandendo il veto riuscì a far accettare alla Cancelliera e ai falchi del Nord lo scudo antispread.
Accordo che poi aprì le porte all’intervento risolutivo della Bce di Draghi.
Così parlando del prossimo summit la Merkel ricorda che «negli ultimi mesi Italia e Germania hanno fatto molto per l’Europa, ma è anche vero che Monti a volte ha difeso gli interessi del suo Paese con un certa durezza».
È la risposta che il premier più gradisce rispetto alle accuse che punteggiano la campagna elettorale di essere agli ordini della Merkel.
Ciononostante da Roma gli attacchi al premier proseguono.
Alfano — dimenticando l’irrilevanza in Europa di Berlusconi — ricorda a Monti che «votano gli italiani, non le cancellerie».
Curioso che Tremonti e Ferrero usino la stessa espressione: «Cameriere della Merkel».
Berlusconi si limita a dire che Monti «è andato a fare un po’ di teatro».
Intanto il negoziato di Bruxelles si annuncia ad alto rischio.
I Ventisette avevano già provato a chiudere il bilancio a novembre, ma il no di Gran Bretagna, Olanda e Svezia ha mandato tutti a casa.
La Commissione Ue chiedeva 1.047 miliardi di fondi per il settennato.
Londra e gli altri volevano 200 miliardi di tagli. La Germania 100. Van Rompuy nella sua ultima proposta è sceso di una ottantina.
L’Italia vorrebbe mantenere integra la dotazione finanziaria di Bruxelles, ma la partita per Monti si concentra sulla ripartizione delle spese.
Roma non vuole più essere penalizzata, deve difendere i soldi per agricoltura e coesione, vuole che l’uso dei soldi guardi a crescita e occupazione e deve migliorare il saldo ereditato da Berlusconi in passivo di 5 miliardi all’anno tra quanto versa nelle casse Ue e quando riceve in fondi comunitari.
Il peggiore d’Europa.
Monti lascia intendere la possibilità di porre il veto.
Ma mettere d’accordo 27 leader sul denaro non è mai facile.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 30th, 2013 Riccardo Fucile
POSSIBILE SUGGELLO DEL PATTO: MONTI NON ESCLUDE PIU’ IL QUIRINALE
Attaccare Bersani per polarizzare la campagna elettorale, trasformandola in una
competizione tra il centro e il Pd.
E in questo modo oscurare Berlusconi.
Questi sono i consigli che gli spin doctor (americani e non) hanno dato a Mario Monti e che il premier sta mettendo in pratica.
«Conviene a noi — ha osservato Monti provando a convincere un esponente Pd che si lamentava per gli attacchi — e conviene anche a voi».
A questo si deve l’apparente recrudescenza tra le due formazioni, compreso lo scambio di “carezze” sulle tasse tra Monti e Bersani. Ma l’apparenza non deve ingannare.
Perchè i numeri della politica sono noti a tutti.
E Monti è il primo a essere consapevole che sarà con il centrosinistra e non con Berlusconi che dovrà provare a mettere in piedi quella «grande coalizione per le riforme» di cui ha parlato a Omnibus.
Del resto è stato il Professore, in una riunione al suo quartier generale, a spiegare la strategia in vista della trattativa sul governo: «Dobbiamo arrivare al 20% per rendere Vendola non necessario. Poi può accadere di tutto».
Insomma, un conto è presentarsi al Pd con un progetto arenato sul 10-12 per cento.
Altro è veleggiare sul 18 per cento e oltre.
«Noi vogliamo aggregare i riformisti — spiega Andrea Romano — e diventare il baricentro riformatore della prossima legislatura. Bersani dice che non si separerà mai da Vendola? Vedremo… sulle riforme necessarie vedremo chi ci starà oppure no».
È comunque sul possibile accordo con il centrosinistra che Monti si gioca la sua partita. Il premier ne è consapevole.
«Ai poteri forti il Pd piace», ha confidato ieri ammettendo la centralità di Bersani, «mentre Berlusconi è del tutto screditato».
Il problema che si aprirà un minuto dopo aver conosciuto il risultato delle urne sarà invece quello della collocazione del Professore in un possibile governo a guida Bersani.
Mentre nei primi giorni di campagna elettorale i montiani escludevano sdegnati che il loro leader potesse accettare un incarico ministeriale con il centrosinistra, ora nessuna ipotesi viene preclusa. La Farnesina? L’Economia? Inutile almanaccare oggi.
La novità semmai riguarda la nuova disponibilità di Monti per il Quirinale.
Il premier infatti non rifiuta più come prima l’idea di poter “salire” fino al Colle più alto. Solo, precisa, «dipende da altri, non da me».
Un piccolo scivolamento semantico che segnala un’apertura inattesa. E così l’eventuale elezione di Monti a capo dello Stato potrebbe essere il suggello finale della «grande coalizione» prospettata ieri.
Del resto alcuni giorni fa, nel corso di una riunione centrista, un navigato democristiano ha fatto a Monti un discorso chiaro: «Presidente ascolta, la sinistra non ti regalerà nulla, men che meno il Quirinale. Se vuoi qualcosa te lo devi conquistare con la tua forza».
Per questo è ancora più vitale per il premier agguantare un risultato convincente.
Vista dalla parte del Pd la prospettiva di un’intesa, la cui necessità Bersani è tornato ancora ieri a prospettare nell’intervista a Les Echos, offre un’opportunità in più.
Non sono sfuggiti infatti a Largo del Nazareno gli accenti differenti tra Pier Ferdinando Casini e Mario Monti.
Con il primo che ha lasciato nel limbo dell’indeterminatezza la possibilità di un partito unico insieme a Scelta Civica.
E che, soprattutto, ha gettato sul premier la responsabilità di aver candidato in Toscana Alfredo Monaci, il manager ai vertici di Mps nell’era Mussari («Monaci? Chiedete a Monti non certo a me»).
Ecco, nel Pd questa “dialettica” interna a Scelta Civica è stata notata, eccome.
Anche perchè, come ha spieato Roberto D’Alimonte sul Sole24ore, grazie al gioco della candidature multiple, Casini riuscirà a far eleggere almeno dieci senatori di provenienza Udc nella lista unica.
Una garanzia per poter costituire un gruppo parlamentare autonomo (insieme magari ai tre finiani sicuri) a palazzo Madama, dove si giocherà la partita.
«Se Monti tirerà troppo la corda — ragionano quindi nel Pd — c’è sempre Casini disponibile a trovare un accordo per tirare fuori il paese dalla secche nel segno della responsabilità nazionale».
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
“RESPONSABILITA’ SU GESTIONE DEI DERIVATI E TOBIN TAX”: PER IL PD LA CAUSA VA RICERCATA NEI GOVERNI PRECEDENTI
Lo scandalo Monte Paschi ha fatto perdere a Bersani l’1,6% di voti.
Nel giro di una settimana, la vicenda di Rocca Salimbeni ha “spostato” più del 5% dell’elettorato complessivo.
E ancora l’onda di piena non sembra affatto abbassarsi.
Anche se il centrodestra nel suo complesso non se ne è avvantaggiato (solo +0,2, ma +1 il Pdl), per il Pd la botta è stata accusata in modo molto forte.
E Bersani, ora, tenta il recupero.
A partire da oggi pomeriggio, quando il ministro Grilli riferirà in commissione Finanze di Montecitorio sull’intera questione, indicando le prospettive di possibile (necessaria) nazionalizzazione dell’istituto di credito senese.
Il Pd, però, non ha alcuna intenzione di restare solo ad ascoltare.
Da giorni, al Nazareno stanno preparando un dossier per inchiodare i due governi che si sono succeduti dal 2009 ad oggi (dunque Berlusconi e Monti) alle responsabilità “oggettive” sulla gestione dei derivati negli enti pubblici e, successivamente, alla formulazione di una tobin tax che è entrata in consiglio dei ministri “scritta in un modo” e “uscita” in un altro.
Nella sostanza: durante il governo Berlusconi, il ministro Tremonti ha consentito l’utilizzazione dei derivati anche negli enti pubblici e fino al 2010 sono state totalmente ignorate le richieste delle opposizioni (il parttcolare dei democratici) di far cessare la pratica in virtù degli allarmi internazionali su questi strumenti di “scommessa” economica al centro degli scandali e dei tracolli delle banche americane e della conseguente crisi.
Solo nel 2010, il governo Berlusconi ha sospeso la possibilità di utilizzazione di derivati negli enti locali, ma molti danni erano già stati fatti.
Ma è stato un fatto successivo — e secondo il Pd molto più rilevante dal punto di vista delle responsabilità politiche — quello che verrà rinfacciato oggi a Grilli quando il ministro, com’è probabile, difenderà l’operato del governo Monti rispetto al salvataggio Mps e all’utilizzazione dei Monti Bond.
Per il Pd, la responsabilità del governo non è infatti sul fronte operativo dell’emergenza, bensì su un quadro più ampio, quello della tobin tax.
Quando, cioè, il governo (con l’appoggio della fetta di maggiornaza costituita da Berlusconi e dalla Lega) ha ceduto alle pressioni delle banche riformulando totalmente il provvedimento rispetto a come era stato concordato e arrivando a varare un articolato ancora a favore degli istituti di credito anzichè della tutela dei risparmiatori e dei cittadini.
Che il governo Monti, d’altra parte, sia sempre stato il governo delle banche è noto, ma secondo il Pd, alla luce dello scandalo Mps, questa responsabilità politica diventa, oggi, ancora più gravosa. Molto più di quanto lo sia stata, sotto certi aspetti, quella di Tremonti.
Che ha ignorato (di certo colpevolmente) gli allarmi dei primi momenti, ma poi (sempre,però, con colpevole ritardo, ricordano al Nazareno) ha “chiuso” i rubinetti del pericolo derivati.
Monti invece no: “Sapeva perfettamente cosa faceva e per conto di chi”.
E questo, a parere del Pd, non era a favore dei cittadini italiani.
Nel dettaglio, la tobin tax era stata formulata come una tassa che avrebbe colpito le transazioni finanziarie soprattutto quelle operate attraverso i derivati, proprio per “punire” la cosidetta “finanza di carta” a favore della finanza “sana”, ovvero delle transazioni su vere azioni e patrimoni.
In questo modo, per fare un esempio, su una transizione di milione di euro, le tasse su 800 mila euro sarebbero state a carico delle banche e solo 200 a carico del mercato.
La tobin tax che è uscita dal gabinetto Monti recita esattamente il contrario.
Che la tassazione maggiore è a carico del “mercato” sano, mentre — addirittura — i derivati sono “esentati” dall’applicazione della stessa tassa.
Che, quindi, non costituisce in alcun modo un deterrente. A favore esclusivo delle banche.
Ecco, secondo il Pd, questa scelta operativa pro sistema bancario è una responsabilità politica del governo Monti senza appello.
Al pari di quella, altrettanto pesante — sempre a parere del Pd — che riguarda la mancata “vigilanza” sullo scandalo Mps attraverso il ministero (ma anche Bankitalia). “Per quanto ci riguarda — si sosteneva infatti ieri sera al Nazareno — Grilli, Monti, Tremonti e Berlusconi pari sono sul fronte della responsabilità oggettiva della gestione economica e finanziaria del sistema bancario. Il caso Mps è questione a sè, le responsabilità politiche riguardano il deciso asservimento dei governi Berlusconi e Monti ai voleri e al tornaconto esclusivo delle banche a discapito della finanza pulita e dei risparmi delle famiglie italiane”.
Il messaggio politico che oggi arriverà da parte del Pd dalla commissione Finanze, di fatto è già passato anche nell’elettorato italiano.
La percezione di Monti come “uomo al soldo delle banche” prima che dell’Europa, è uno dei motivi alla base del calo dei sondaggi della lista Monti nelle ultime rilevazioni riguardanti proprio il Monte Paschi.
Se il centrosinistra è stato penalizzato di più di un punto e mezzo, proporzionalmente la lista Monti ha perso molto di più, ovvero l’1%.
E chissà che le notizie relative ai nuovi fascicoli in mano alla procura di Siena sul ruolo svolto da Jp Morgan sull’intera vicenda Antonveneta (Monti è stato a lungo consulente della banca d’affari e oggi lì lavora ancora il figlio Matteo) non rendano questo calo di consensi ancora più vistoso nei prossimi giorni.
Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 26th, 2013 Riccardo Fucile
L’INCUBO DELLE FUGHE VERSO IL CENTRO IN CASO DI SCONFITTA ELETTORALE
Puntare all’elettorato berlusconiano prima del voto, ma soprattutto «gettare scompiglio»
in un Pdl che già dall’indomani rischia di deflagrare sotto il peso e la prospettiva dei cinque anni di opposizione.
Mario Monti lavora fin d’ora alla costruzione di un ponte coi moderati di quel partito, destinato a tornare utile dal 26 febbraio.
È l’incubo segreto, e confessato a pochi, del Cavaliere, a capo di un partito ormai sempre più sulla scia della Dc del ’92: «Il Professore vuole scardinarci, provocare la scissione». Certo è che nel Popolo della libertà – dietro gli entusiasmi da «rincorsa miracolosa» che sprizzavano ieri dalla kermesse al Teatro Capranica – è già incubo da flop elettorale.
La rincorsa è partita, «ma se andiamo bene raggiungiamo il 21-22 per cento», raccontava disilluso più di un dirigente, mentre Silvio Berlusconi arringava i suoi per oltre 90 minuti. E a quel punto, il dopo voto aprirà scenari inediti.
Proprio quelli ai quali il presidente del Consiglio sta già lavorando.
«Rischiamo di restare schiacciati a sinistra, la gente ha fiducia in noi ma teme l’inciucio» va ripetendo da giorni Mario Monti.
Tuttavia, non risponde solo a logiche da strategia elettorale l’apertura a sorpresa di ieri a un fronte di centrodestra “deberlusconizzato”.
Certo, glielo hanno quasi imposto gli uomini dello staff che lo sta affiancando in questa campagna.
Lo stesso David Axelrod – il guru di Obama che lo ha raggiunto a Palazzo Chigi nei giorni scorsi per avviare il rapporto di collaborazione – gli ha suggerito di iniziare ad «aggredire» destra e sinistra alla stessa maniera.
Senza bisogno degli esperti della Casa Bianca, lo stesso eurodeputato Mario Mauro, prendendo la parola in uno degli incontri a porte chiuse della scorsa settimana, lo ha intimato al gruppo ristretto: «Dobbiamo aprire a destra. E deve farlo personalmente Monti. Se vogliamo puntare al 25 per cento, a sfondare al centro e a non apparire come la stampella di Bersani, è inevitabile».
A ringalluzzire il Professore, l’ultimo sondaggio riservato planato sulla sua scrivania, che darebbe la “Scelta civica” vicina al 18, ma con ampi margini di crescita: un terzo dei 7-8 milioni di indecisi – la gran parte delusi dal centrodestra – sarebbe disponibile ad un’apertura di credito nei suoi confronti.
Nasce da quei numeri l’ambizione più ardita di Mario Monti, quella cioè di un inatteso sorpasso sul Pdl berlusconiano.
Sarebbe la sua suprema «vendetta».
Ma ipotesi ardita per davvero, dato che Udc e Fli non sembrano decollare.
E allora ecco che si apre il secondo scenario. Quello di un dopo voto in cui comunque Bersani si affermerebbe sì alla Camera, ma non al Senato. Con conseguente accordo dei democrat con il centro di Monti per dar vita all’esecutivo.
Ecco, a quell’appuntamento l’attuale premier conta di presentarsi però con truppe ben più consistenti rispetto a quelle che potranno garantirgli le “liste per Monti”.
Lui, come Montezemolo, Casini e Fini scommettono fin d’ora sull’esplosione dell’esercito berlusconiano nel day after.
Un Pdl che non raggiungerà l’agognata soglia del 25 rischia di essere fuori da tutti i giochi.
Guidato per di più da un leader che a settembre compirà 77 anni e a fine legislatura 82. Un’intera classe dirigente, quella più rampante di quarantacinquantenni, con difficoltà accetterebbe di inabissarsi per un lustro col suo leader.
A dicembre, moderati come Sacconi, Lupi, Augello e tanti altri sono sembrati sul punto di stringere un patto con Monti all’insegna del Ppe.
Poi, tutti – con l’eccezione di Frattini e Mauro – sono tornati nel recinto berlusconiano. Il Professore ha munizioni in canna per conquistare ancora quell’ala moderata.
Governo e maggioranza vorrebbero dire poltrone anche di peso, dai sottosegretariati alle presidenze di commissione, da garantire.
Fughe e scissioni potrebbero essere facilitate.
Uno scenario che quegli stessi moderati in questo momento scongiurano, leali al Cavaliere. «L’apertura di Monti è tardiva e ingiustificata, anche un po’ cinica – ragiona Gaetano Quagliariello – Pensi piuttosto a prendere voti, se riuscirà a farlo, e non avanzi proposte irricevibili».
Nella squadra del Professore contano già i giorni.
Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 26th, 2013 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DEL PREMIER: PRENDERE LE DISTANZE DALLE DUE COALIZIONI RIVALI… “IO IN POLITICA NON PER ANDARE AL GOVERNO MA PER ESSERE UTILE AL PAESE”
“Solo i centristi possono garantire un futuro di riforme al Paese”. Mario Monti torna oggi
ad attaccare sia la coalzione di centrodestra che quella di centrosinistra presentandosi come l’unico in grado di introdurre le novità di chi a suo avviso l’Italia ha un disperato bisogno.
Una certezza, dice il Professore, che lo ha convinto ad impegnarsi in politica, malgrado la sua ritrosia.
“Perchè mi sono convinto violando tutte le mie convinzioni precedenti, che fosse mio dovere cercare di muovere uno sforzo come questo?”, si chiede il presidente del Cosiglio.
“Perchè – spiega – ho visto i due grandi partiti che componevano la maggioranza, con quello più centrale, muoversi in direzioni già viste in passato”.
“Ho visto il Pdl ricomporre un polo di destra con la Lega – sottolinea Monti – il Pd ricomporre un polo con l’estrema sinistra e nessuno dei due poli così ricostituiti dà la garanzia di volere o di riuscire ad andare avanti con le riforme che servono per scrostare dall’Italia gli interessi corportivi e la mentalità per cui nessuno rappresenta i nostri interessi ci rifugiamo negli interessi particolari e difendiamo con i pugnali gli interessi della nostra categoria”.
“Siamo elettoralmente avversari della sinistra, a maggior ragione della sinistra di Vendola, e ci preoccupa l’influenza della Cgil su Bersani”, avverte il Professore riaccendendo lo scontro con i leader di Pd e Sel, che sembra però chiudere anche a possibili intese con Berlusconi.
L’apertura fatta ieri, precisa, “non è un disegno di alleanza con il Pdl”.
Anche perchè “non vorremmo partecipare a nessun governo della Repubblica italiana che non avesse una forta impronta riformista o nel quale fossero presenti o influenti forze con intonazione populista o antieuropea”.
Poi, un po’ paradossalmente, Monti aggiunge che “non siamo entrati (in politica, ndr) per andare al governo, sto facendo la cosa che più di altre allontana un mio futuro coinvolgimento nella vita pubblica, ma coglie l’unica possibilità utile per il Paese”. “Sarebbe un’usanza da vecchia politica – aggiunge – dichiarare adesso le alleanze. Il nostro obiettivo è raccogliere i voti. Noi abbiamo una vocazione maggioritaria”.
Sulla vicenda Mps, il premier, dopo lo scambio infuocato di accuse con il Pd, oggi rettifica in parte il tiro.
“Ho detto che le commistioni tra banche e politica sono molto pericolose sia in Italia che altrove – puntualizza – e che il Pd ha sempre avuto molta influenza su Siena e sulla fondazione, non facendo però alcuna considerazione specifica”.
Poi torna a duellare con il Pdl.
“Il mio orgoglio professionale e umano – dice – è ferito quando chi quattordici mesi fa mi ha lasciato il posto dice che l’economia andava bene e ora si è creato un disastro”. “Vengo un pochino provocato da chi 14 mesi fa non riusciva più a gestire la situazione – prosegue Monti – e ora dice che l’economia andava bene e che io ho rovinato tutto”.
(da “La Repubblica“)
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