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MONTI: “NON STARO’ FERMO AD ASPETTARE”, NASCE LA FEDERAZIONE DEL PROFESSORE

Dicembre 19th, 2012 Riccardo Fucile

QUATTRO LISTE: UDC, FLI, TRANSFUGHI DEL PDL, MONTIANI DOC CON MONTEZEMOLO E VARI MINISTRI: CON MONTI CAPO POLITICO DELLA COALIZIONE

Il Professore ha parlato con diversi esponenti del costituendo “blocco di centro”.
Ne ha saggiato le intenzioni e le disponibilità . Ha visto Franco Frattini, ha parlato con Luca Cordero di Montezemolo che oggi incontrerà  di persona e ha iniziato a stendere i primi passaggi della “piattaforma” programmatica con la quale dare il via all’operazione-candidatura.
Una svolta che ora contempla la possibilità  di dar vita ad una “Federazione” di partiti e forze politiche centriste.
Quattro liste così suddivise: quella dell’Udc, quella di Fli, quella dei fuggitivi del Pdl (Frattini e Pisanu) e quella strettamente “montiana” con il presidente della Ferrari, alcuni ministri “tecnici” come Riccardi e Passera e solo esponenti della società  civile. Il tutto racchiuso in una coalizione il cui “capo politico” – come prevede la legge elettorale – sarebbe dunque il presidente del consiglio.
rto i dettagli sono ancora da definire.
Non è infatti ancora esclusa l’ipotesi della “Lista unica”.
Sta di fatto che il ragionamento ascoltato da tutti gli interlocutori del Professore è stato ieri per la prima volta piuttosto netto. «Non cadrò nella tentazione di restare fermo perchè mi pongo il problema morale di dare un contributo al Paese anche se dovrò pagare in termini personali».
Il premier teme infatti di dover affrontare gli attacchi del Pdl. La propaganda televisiva di Berlusconi che è già  scattata negli ultimi giorni.
Ma anche il nervosismo di una parte del Pd. Che in queste settimane ha sempre suggerito di mantenere una linea di neutralità .
Eppure la linea del confronto con il segretario democratico, Pierluigi Bersani, non si è affatto interrotta.
Entro venerdì ci dovrebbe essere un altro lungo faccia a faccia tra i due per mettere sul tavolo tutte le opzioni e per tentare una strada “concordata”.
«Noi – gli aveva detto il leader pd l’altro ieri – siamo obbligati a parlarci. Per il presente e per il futuro».
Nella stessa occasione ha fatto notare come i ruoli possano essere complementari.
«Tu rassicuri i mercati e Bruxelles, io posso garantire sul piano sociale i sindacati». E in effetti “Mario e Pierluigi” sembrano comunque destinati a organizzare un percorso comune in una qualche forma.
Sempre lunedì scorso, il capo dei democratici lo aveva invitato a «non dare il nome» alle liste che si formeranno al centro.
Ma la questione è rimasta in sospeso.
E del resto che ci sia la necessità  di un nuovo colloquio, lo prova il fatto che la sintonia non è totale anche se il rapporto personale non si è incrinato.
Non a caso il segretario continua a ritenere che l’alleanza con i moderati non sarà  eludibile.
Nei suoi progetti il dopo-voto vedrà  come prima tappa il dialogo con i centristi. «Tra prendere alle elezioni il 51% o il 49% – spiega Bersani – io preferisco il 49%. Non voglio avere la “tentazione” di fare tutto da solo».
Ora, però, il disegno di Monti sta assumendo un profilo un po’ diverso rispetto a quello immaginato dai democratici.
Secondo i vertici di Largo del Nazareno rischia di connotarsi come una sfida diretta. Che può compromettere le future alleanze e assegnare un diverso equilibrio istituzionale.
Un chiaro riferimento all’elezione del prossimo presidente della Repubblica prevista per il prossimo aprile.
Sebbene, ai piani alti di Palazzo Chigi, molti fanno notare che nella “corsa” verso il Quirinale troppe volte «chi è entrato Papa è uscito cardinale».
Tant’è che nei contatti che ieri ha avuto Monti, l’ipotesi di utilizzare la formula “Per Monti” – quella sconsigliata da Bersani – ha accompagnato tutte le riflessioni.
Che si presenti una “Lista unica” o si allestisca una “Federazione” di quattro movimenti, in ogni caso nei simboli figurerà  quella scritta: “Per Monti”.
Una soluzione, del resto, che venne adottata in circostanze analoghe nel 1996 dal Ppi che inserì nel suo simbolo due parole “Per Prodi”.
Nelle ultime ore sta prendendo quota l’opzione federativa. Casini non sarebbe favorevole, preferirebbe la soluzione “unitaria”.
Ma per gli altri, a cominciare dal capo di ItaliaFutura si tratterebbe di un modo per evitare imbarazzi ai diversi protagonisti e per “pesarsi” nelle urne.
Basti pensare, ad esempio, che nei giorni scorsi è stato esplicito il veto montezemoliano nei confronti di Gianfranco Fini.
Casini quindi presenterebbe la sua Udc, il presidente della Camera il Fli, i trasfughi del Pdl una lista “montiana” che veda solo quelli come Frattini, Pisanu e Mauro che da tempo hanno dichiarato il loro addio a Berlusconi, e infine i “montiani doc”. Montezemolo (che dovrebbe essere capolista in tutte le circoscrizioni) e Riccardi, Passera e Olivero.
Neanche un politico al loro interno al punto che non sanno come “recuperare” Nicola Rossi, senatore ex Pd.
Di tutto questo proprio Montezemolo parlerà  oggi a Roma con il Professore.
Un incontro fissato per studiare le prossime mosse in vista dell’annuncio definitivo che potrebbe esserci domenica prossima: dopo le dimissioni (venerdì) e lo scioglimento delle Camere (sabato).
Anche se potrebbero esserci dei ritardi se dovesse slittare l’approvazione della Legge di Stabilità  o se venisse richiesto a gran voce un “passaggio” in Parlamento del governo per verificare l’esistenza o meno di una maggioranza prima di interrompere la legislatura.
Di sicuro l’intera operazione si costruisce su una vera propria “conditio sine qua non”: Berlusconi e i berlusconiani che non si sono pentiti per tempo devono rimanere fuori. Basti pensare che la piattaforma programmatica in gestazione prevede almeno tre punti che connotano il documento in chiave “anti-Cavaliere”. Non solo.
È prevista anche una sorta di “clausola anti-Brunetta” in base alla quale gli esponenti del “Nuovo centro” dovranno impegnarsi a non attaccare i paesi europei (a cominciare dalla Germania), difendere l’euro e tutelare l’Ue.
Che i tempi della discesa in campo siano comunque ormai stretti, lo conferma anche l’ultimo colloquio che c’è stato con il presidente della Repubblica.
Nei giorni scorsi le tensioni non sono mancate e il premier ha cercato di ricomporre tutti i dissidi.
E forse diradare le ombre sul decreto “taglia-firme” per presentare le liste con l’assicurazione che nessuno formerà  una “componente politica” nei gruppi misti di Camera e Senato per evitare di raccogliere le sottoscrizione al momento di depositare il simbolo “Per Monti”.

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

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PER I SONDAGGISTI UNA “LISTA MONTI” PESCHEREBBE A SINISTRA

Dicembre 19th, 2012 Riccardo Fucile

POTREBBE ARRIVARE AL 15%, POI DOVREBBE ALLEARSI

Per bene che gli vada, Mario Monti può aspirare ad essere un buon alleato, un forte gregario.
Ma gli converrà  cimentarsi nella pugna per un risultato di questo genere, quando è già  senatore a vita e qualcuno gli ha fatto balenare fulgidi orizzonti? E comunque, se scendesse in campo, a temerlo dovrebbe essere soprattutto il centrosinistra, perchè sarebbe quello il bacino principale da cui verrebbe il travaso.
«Una lista che si richiami a Monti, ma senza il Professore candidato dice Antonio Noto di Ipr Marketing -, non ha alcuna speranza di andare oltre il 4%. Con Monti leader, il caso sarebbe diverso e secondo le nostre rilevazioni può ambire ad un 11 per cento».
Sarebbe comunque un terremoto, scombussolerebbe gli equilibri bipolari, potrebbe ambire ad un accorpamento con l’Udc, che l’Istituto dà  oggi al 4,5%, ma mai potrebbe diventare una forza maggioritaria.
«Ciò detto si tratterebbe di un forte rimescolamento all’interno dei due schieramenti maggiori – dice ancora Noto -, perchè noi abbiamo calcolato che quell’11% sarebbe costituito da un grosso zoccolo del Pd, almeno il 7%, più un 3% di Pdl e un altro punto da recuperare da altre forze».
Ma che può fare Monti con una coalizione del 15%? Solo allearsi.
Con tutti i rischi del caso. «Gli italiani hanno già  individuato i loro leader di riferimento – argomenta Alessandra Paola Ghisleri di Euromedia Research e uno schieramento di Monti si troverebbe comunque tra l’incudine e il martello, con una capacità  di incidere molto limitata. Vorrei inoltre sottolineare come la fiducia nella sua persona, pur ancora importante, sia scesa dai 60 punti percentuali dell’inizio del suo mandato, al 40. E’ alta, ma è in discesa».
Quanto ai voti che possa erodere, saranno soprattutto quelli del centrosinistra perchè al di là  del consenso che pure ha avuto a destra, nel Pdl è stato sempre percepito come l’alternativa al governo Berlusconi.
«E comunque – conclude Ghisleri – potrà  aspirare, al massimo, a fare da sostegno ad uno dei due schieramenti».
Nicola Piepoli fa un ragionamento che dice molto: «Si ricordi, il Professore, il verso del poeta latino Catullo “Odi et amo”. Anche lui è stato molto amato, per il suo rigore, per il suo stile di vita, perchè ha indicato al fine del tunnel, perchè ha restituito il Paese ad un prestigio internazionale. Ma è stato anche molto odiato, perchè la fine di quel tunnel non si vede, le tasse sono aumentate e c’è stata anche l’Imu».
Questo fattore – dice Piepoli – è trasversale, e se è vero che la sua fiducia oggi è stimata da noi al 51%, gli giova e se è super partes, se – invece – scende in campo, una parte, anche consistente, la perde».
Su questo mare fluttuante, dunque, Monti è un fattore che rischia di innescare un meccanismo capace di travolgere anche se stesso.
Quanto al consenso che si porta in eredità  non è automatico che si possa tradurre in voti.
«Neppure i sondaggi sono in grado, in questa fase, di fissare la mutevolezza del momento – spiega Renato Mannheimer -, tant’è che noi abbiamo rilevato due scenari opposti: Il primo, a elezioni ancora lontane, ci dice che Monti prenderebbe al massimo il 5% con una lista senza di lui, e il 15% se si presentasse come candidato premier».
Se il premier, invece, si mettesse a fare campagna elettorale?
«Avremmo il secondo, imprevedibile scenario continua Mannheimer -: tutto potrebbe cambiare e Monti potrebbe saccheggiare consensi anche tra gli scontenti di entrambi gli schieramenti».
E ottenere una maggioranza? «Questo mai – sentenzia il sociologo -, si potrebbe alleare, io credo, col Pd, ma a quel punto Monti diventerebbe per il Pd un vero problema, date le alleanze già  sancite».

Raffaello Masci
(da “La Stampa“)

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COMPAIONO I SIMBOLI DI “ITALIA PER MONTI” E BERSANI SI STA INNERVOSENDO

Dicembre 18th, 2012 Riccardo Fucile

LISTA UNICA O FEDERAZIONE?… RESTA L’INCERTEZZA SUL COINVOLGIMENTO DEL PROFESSORE

Sembra che Monti abbia preso appunti anche in questa occasione.
Lo fa di solito, ma in un passaggio politico così delicato, di fronte alle domande di Bersani, rimaste inevase, l’atteggiamento ha indispettito il segretario del Pd.
Raccontano nel Partito democratico che non sono poche le domande che non hanno ricevuto risposta.
Bersani ha provato ad imbastire un discorso su una futura collaborazione, dopo il voto, Monti in alcuni casi ha risposto che non poteva rispondere, visto che non ha ancora sciolto la riserva: la «riflessione» del capo del governo è ancora in corso e anche le modalità  di un suo intervento in campagna elettorale appaiono, per usare un eufemismo, incerte.
A Palazzo Chigi non escludono nemmeno una candidatura diretta del premier, nonostante sia senatore a vita.
Sembra impossibile, ma è così.
Non meno confusa appare al momento la questione di una sua lista: nelle stanze del governo, ieri pomeriggio, su alcune scrivanie, facevano bella mostra dei simboli elettorali con la scritta «Italia per Monti».
Si respira una certa eccitazione, ma anche le incertezze dei neofiti, alle prese con i dubbi della raccolta delle firme e dei bolli dei notai.
Non è chiaro se le bozze siano un’ipotesi grafica di una lista che il capo del governo sta curando in prima persona, che presenterebbe lui stesso, in grado di fare da centro di gravità  di un progetto di federazione politica che comprenda più attori, o se viceversa siano solo le prime stilizzazioni di quel movimento che per ora è aggregato attorno al ministro Riccardi, a Montezemolo, alle Acli, insieme al quale lavora anche Casini, e che certamente sarà  uno dei perni di una campagna elettorale a favore del Professore.
Al quale lui potrebbe fornire un endorsement e un programma di riforme da sottoscrivere, almeno nella versione minima di un suo coinvolgimento. Ieri pomeriggio, proprio Casini sottolineava l’incertezza in questi termini: «Ci dicano cosa decidono, se una o più liste, ma lo facciano in fretta».
Nel partito dell’ex presidente della Camera propendono per la prima ipotesi, per ragioni di tecnica elettorale e per ragioni politiche: meglio un solo soggetto, che una pluralità  di liste che candidano il Professore a restare a Palazzo Chigi.
Sarebbe più facile non incappare nelle complicate soglie di sbarramento, soprattutto al Senato, rimaste in vita insieme alla vecchia legge elettorale, ma anche costruire in ogni Regione, e presentare agli elettori, un’offerta di volti nuovi e distanti dalla politica.
E di volti nuovi parlava ieri mattina proprio Monti, dicendo che per il Paese «occorreranno sempre più persone preparate, serie, capaci di leggere il cambiamento e di saperlo guidare».
Un elenco di persone che hanno questo profilo lo si rintraccia di certo nel lavoro di questi giorni del ministro Riccardi, che anche per conto del premier sta svolgendo, per così dire, un’operazione di recruiting.
A margine del Consiglio dei ministri, ieri pomeriggio, il capo del governo ha parlato brevemente della situazione, accennando «a resistenze e contrarietà  in Italia», rispetto ad una sua discesa in campo.
Al contrario, ha aggiunto, all’estero, «persino Hollande, che è socialista, mi ha chiesto continuità ».
Bastano questi pochi dettagli per un quadro in cui la situazione resta fluida: le gradazioni di un coinvolgimento di Monti alle prossime Politiche sono ancora molte, così come i punti di approdo della «riflessione» di cui ieri parlava Bersani, all’uscita di Palazzo Chigi.
Con un malcelato fastidio, visto che occorreranno alcuni giorni per scoprire le esatte intenzioni del capo del governo.

Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera”)

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ALDO BUSI SOSTIENE MONTI: “CI MASSACRA E CE LO INVIDIANO TUTTI, VIVA IL PROFESSORE”

Dicembre 17th, 2012 Riccardo Fucile

“GLI ALTRI TUTTI FALLIMENTARI, DA GRILLO CON I SUOI ASSOLUTISMI A BERSANI CHE SI COMMUOVE AL PENSIERO DEL PARROCO”

“Se Monti resta al governo e ci massacra di tasse noi ci sentiremo onorati per mancanza oggettiva di scelta, capisce? Il mondo ci dice che per noi il professore è il migliore, dal Fmi alla Merkel. Saremmo dei coglioni a non votarlo. Io poi lo voterei solo per una ragione: è lui ad aver esautorato Berlusconi gettandolo finalmente nel ridicolo internazionale che gli compete, non il Pd”.
Aldo Busi tenta di non parlare da scrittore ma da “semplice cittadino che ha contatto con la realtà , a differenza di questi politicanti, uno più corrotto dell’altro”.
Perchè, riflette a voce alta, “tutti si dimostrano fallimentari, anche Beppe Grillo con i suoi assolutismi da pulpito incorporato, per non parlare di Bersani che si commuove al pensiero del parrocco e dello sciopero che da ragazzino organizzò tra i chierichetti: mille volte meglio Monti e persino il ministro Fornero, meglio dei veri nemici del populismo che dei finti amici della democrazia”.
È un fiume in piena, Busi, da arginare (purtroppo) con alcune domande.
Andiamo con ordine. Lei vota?
Certo e invito tutti a votare, tutti: è l’unico modo che abbiamo per farci sentire. Votare significa scendere a compromessi con l’ideale sbagliato che ognuno si fa di sè, è a torto che ci sentiamo migliori quasi sempre di chi votiamo turandoci il naso e anche qualcos’altro.
Voterebbe Monti?
Ce lo invidia il mondo intero, a quanto pare. Se non ce lo teniamo passiamo per un popolo di smidollati. Dobbiamo ritrovare l’orgoglio del potere civile sui politici al potere, io rispetto le leggi e pago le tasse, tutte. Voto chi oltre a dare delle regole le rispetta anche. E poi chi vuole che ci invidi Bersani, su. Al solo pensiero della Bindi al governo vorrei annegare di acqua anche benedetta con un’ostia di lisca nel canarozzo. Bindi, D’Alema, Veltroni, Franceschini, Letta: bastaaaa preti in abiti civili… Be’, se è per questo, anche Monti non scherza… Le sembra confortante per me dare le stesse preferenze di Ratzinger e di Casini? Le do contro di me per quanto io riesca a intravedere del bene a medio termine del Paese.
È più rottamatore renziano o anticasta grillino?
Ma chi se ne frega del linguaggio altrui? Mica dovrò fare mio anche quello! Parlo da coscienza della nazione esasperata. Da noi ciò che dovrebbe essere normale, come un minimo di etica e di rispetto formale e sostanziale del patto sociale viene considerato un evento straordinario che stride con lo stesso Dna del politico italiano. Ancora si fa spallucce della condizione elementare che un complesso industriale debba già  nascere e tenersi aggiornato con il progresso dei dispositivi insiti nelle norme di sicurezza e tutela della salute del lavoratore, è orribile che ancora qualcuno sappia di dare morte in cambio di pane e possa continuare impunito su questo viale di cipressi cimiteriali chiamato busta paga a fine mese.
Renzi o Grillo?
Anche Renzi l’ho assunto facendo di necessità  virtù, proprio come anche un astemio talvolta deve ingurgitare un grappino per rinvenire, con lui lo scenario sarebbe sicuramente cambiato, forse persino in positivo, ma è giovane, ha tempo. Grillo invece, per me è out, ha mostrato la corda. Io ne ho le palle piene dei sacerdoti dell’assoluto come Mussolini, Berlusconi, Grillo, il mago Otelma, che resta il migliore nel suo genere e alle elezioni non mi costringe a scegliere tra lui con i suoi paludamenti e lui senza paludamenti perchè altro il convento non passa, nel senso che non passa che frati con o senza saio.
Eppure…
Eppure la situazione è questa, drammatica. Il popolo trattato come una mandria di ovini, la politica fatta per tornaconto personale e non per il bene comune. Ma come si fa a non delegare ad altri, a non fidarsi? Basta guardare il fallimento anche pedagogico di Berlusconi, incapace di lasciare, di Alfano dice che non ha il quid, poi Alfano dimostra di saperselo dare e Berlusconi, invece di gioirne come avrei fatto io al posto suo, zac, lo castra, e ne nasce un putiferio tra Alfano e Dell’Utri, tra Dell’Utri e Berlusconi, una comica insensata tra vecchi galli e pulcinotti di cui fare carne ai ferri, ai ferri corti. Un buon politico cresce i propri delfini, Grillo invece li ha cacciati. Favia e Salsi sono il futuro invece lui li emargina, vuol dire che Grillo è già  finito: fi-ni-to. Un re è tale per i delfini che lascia. Niente delfino, niente re. I delfini, destinati a diventare re, mal sopportano ogni suggeritore occulto dietro il sipario.
Quindi?
Non voglio più dittatoruncoli, non voglio più vedere Berlusconi con la Lega o con l’Udc che a sua volta deve allearsi con il Pd che si allea alla fine con la qualunque basta non perdere i voti dei cattolici, che neppure esistono più e comunque sono indecifrabili e doppi di natura soprattutto in una cabina elettorale. Piuttosto Monti tutta la vita e anche la Fornero frignona ministro o al Quirinale, peggio non sarà  di Napolitano con la faccenda delle intercettazini delle chiaccherate scambiate con Mancino e lo stop alla pubblicazione delle medesime decretato ora anche dalla Consulta alla Procura di Palermo. Ci sono 15 milioni di italiani che non hanno di che cibarsi e scaldarsi, dovremo confiscare i capitali inappropriatamente requisiti al popolo da questi politicanti del passato tuttora troppo presenti. Intanto ridurre dell’ottanta per cento ogni pensione, ogni fringe, ogni beneficio e andare a vedere bene se hanno avuto facile accesso a mutui spesso spropositati allorchè il piccolo imprenditore deve finire in mano ai cravattari perchè una banca gli rifiuta diecimila euro di prestito.
Farsi ridare i soldi che hanno rubato?
Nel modo più subdolo: legale. È come il sequestro dei beni ai mafiosi. Oggi la mafia è quella dei parlamentari, non a caso si parla di patto tra Stato e mafia. Io non la penso come Ingroia, è lui che la pensa come me, fosse solo per questioni anagrafiche. Ma di lui mi fido quasi quanto di me.
La Consulta è stata chiara, le intercettazioni delle telefonate Napolitano e Mancino vanno per l’appunto distrutte.
Un errore clamoroso, un autogol perchè il segreto di Stato ormai è considerato dai cittadini e dall’opinione pubblica uno strumento per coprire le malefatte dei potenti. Sono, in pratica, segreti dell’antiStato. Monti renda tutto divulgabile, tolga i segreti. E anche il ministro Cancellieri, ci lasci con un memorabile e geniale colpo di teatro, lei ha la stoffa per permetterselo: apra tutti gli armadi tenebrosi degli ultimi cinquant’anni. Aria, aria, aria!
Se lei fosse Monti cosa farebbe?
Fortunatamente non mi sono mai candidato, me lo propongono da 20 anni. Oggi potrei fare un bel partito con donna Assunta Almirante e, per essere più allegri, ci metterei, toh, un Cicchitto. Prenderei un sacco di voti lo stesso e aprirei tutti i cassetti, gli archivi di Stato: io non voglio essere loro complice, non voglio le loro briciole sanguinolente, a me fanno schifo. E se me le danno, posso acconsentire ad accettarle solo per ridistribuirle una volta mondate dal martirio delle vittime sacrificali che sono costate. L’onestà  è faticosa ma rompe le palle in modo meraviglioso ai corrotti, anche ai corrotti per niente, come scrivo ne “El especialista de Barcelona”.
Non è nè rottamatore nè grillino, sostiene che Monti ci tocca quasi per destino e parla quasi da sovversivo e anarchico…
Per carità , non diamo nomi altisonanti al mero amore per la giustizia e per la cernita delle mele marce fuori dal paniere delle istituzioni, io sono solamente schifato dalla mancanza di etica e di buon senso, di giustizia e senso civico, di questa classe politica impresentabile. La gente è affamata, massacrata dalle umiliazioni e dalle vessazioni continue nei tribunali, negli ospedali, nelle scuole, persino negli asili per l’infanzia, e lasciamo Equitalia per un’altra volta. Io per primo ho pagato e pago una montagna di tasse e non ho nemmeno la minima, eppure dico ben venga Monti. Nel mio romanzo, guardi, cito anche una malinconicissima frase di De Masitre, “Non so come sia la vita di un mascalzone, perchè non lo sono mai stato, ma la vita di un uomo onesto è abominevole”. E chiudiamola qui.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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DISCESA IN CAMPO DI MONTI: SI’ DAL 30%, PIU’ DAI VOTANTI PD CHE NEL PDL

Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile

FAVOREVOLE IL 44% TRA I DEMOCRATICI, NO DALL’80% NEL CENTRODESTRA

Tutti – cittadini, forze politiche, osservatori internazionali – attendono (qualcuno anche con apprensione) di sapere se Monti accetterà  di candidarsi alle elezioni.
La sua discesa in un campo più direttamente politico è auspicata da molteplici persone e istituzioni, ma è, al tempo stesso, vista con sfavore da molti altri, a partire dai dirigenti del partito che raccoglie oggi la più ampia quota di consensi, il Pd.
Anche l’insieme dell’elettorato si divide riguardo a una simile prospettiva.
Una quota ampia – circa il 30% – la vede con favore.
Si tratta, in particolare, dei cittadini di età  centrale, con titoli di studio relativamente più elevati.
Dal punto di vista politico, si rileva una più accentuata presenza di favorevoli nell’elettorato dell’Udc, ma anche in quello stesso del Pd: quasi metà  (44%) dei votanti per il partito di Bersani dichiara di auspicare la candidatura del Professore, nonostante il parere contrario del segretario.
È un altro segno delle differenze di opinione (in certi casi, delle fratture) che caratterizzano già  ora il maggiore partito italiano e che potrebbero creare in futuro non pochi problemi a quest’ultimo.
Ma, a fronte dei favorevoli, si contrappone un gruppo, assai più numeroso (61%), di contrari, di varia provenienza politica e sociale.
Vi si trovano, in misura relativamente maggiore, i cittadini di più giovane età , i residenti al Sud (e nei piccoli comuni) e, specialmente, gli elettori del Pdl, ove la contrarietà  raggiunge quasi l’80%.
Ma anche la netta maggioranza dei votanti per la Lega e per il Movimento 5 Stelle (in entrambi i casi il 70%) si dichiara contraria a una candidatura di Monti.
Nell’insieme, tuttavia, i fautori di una presenza del Professore alle prossime elezioni risultano, considerando l’intera popolazione, più di quelli che auspicano la candidatura di Silvio Berlusconi.
Al di là  del generico favore (o sfavore) per la discesa in campo del Professore, ci si deve però domandare quale sarebbe l’effettivo seguito su cui Monti potrebbe contare nel caso formasse una sua lista e quello che otterrebbe coalizzandosi con le altre forze politiche che già  hanno espresso valutazioni positive sulla sua candidatura.
Oggi circa il 3-5% dell’elettorato si dichiara già  pronto, senza riserve, a votare alle elezioni una lista capeggiata da Monti.
È meno di quanto alcuni osservatori si aspettano, ma occorre ricordare che, anche in passato, alcuni leader sono riusciti a conquistare una platea vasta, pur partendo inizialmente da un consenso limitato.
E che altri hanno influito fortemente sulla politica italiana disponendo di meno del 10%.
In ogni caso, accanto ai voti «certi», occorre tener conto già  oggi del mercato potenziale, composto da chi, pur non avendo già  deciso di votarlo, dichiara però di prendere seriamente in considerazione l’opzione per il Professore.
Si tratta di un altro 8-10% di elettori.
Naturalmente, computando anche gli attuali votanti per l’Udc (in questo momento a circa il 5-6%), per Italia Futura (attualmente attorno al 2%) e per Fermare il declino (1%), il mercato potenziale dei consensi per una coalizione che si ispiri a Monti si accrescerebbe ulteriormente.
Sin qui la situazione attuale.
Tuttavia, proprio in queste ore, il quadro delle forze politiche va cambiando rapidamente.
Ad esempio, sembra che una parte significativa degli esponenti del Pdl (ma anche, forse, qualcuno del Pd) stia valutando la possibilità  di passare ad una lista Monti, nel caso questa si costituisse.
Ciò che potrebbe ampliare la platea dei sostenitori di quest’ultima.
Ma, sopratutto, occorre ricordare che una presenza diretta di Monti nella competizione elettorale muterebbe completamente – in positivo per alcuni, in negativo per altri – l’atteggiamento (anche emotivo e psicologico) degli elettori nei confronti dell’offerta politica.
Mobilitando ad esempio, in un senso o nell’altro, i molti indecisi (la cui quantità  è comunque diminuita negli ultimi giorni).
Da questo punto di vista, una candidatura effettiva potrebbe rendere in qualche misura obsolete diverse delle stime ipotizzate sin qui.
Non resta dunque che attendere la decisione del Professore.

Renato Mannheimer
(da “il Corriere della Sera”)

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IL CENTRO RADDOPPIA: LISTA MONTI PIU’ UDC APPARENTATI, MONTEZEMOLO E RICCARDI CANDIDATI

Dicembre 15th, 2012 Riccardo Fucile

DECISIONE PRESA, ACCORDO CASINI-MONTEZEMOLO… POSSIBILE UNA TERZA LISTA DI TRANSFUGHI DEL PDL

La decisione è quasi presa e potrebbe essere annunciata il 22 dicembre in una conferenza stampa: la lista «Verso la Terza Repubblica» potrebbe trasformarsi nella «lista Monti», con l’avallo del premier, anche se non è ancora deciso se ci sarà  una sua partecipazione diretta, che viene ritenuta meno probabile.
Tra i candidati dovrebbero esserci Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi.
La lista si apparenterebbe con l’Udc, verificando anche la possibilità  di federarsi con una lista di transfughi del Pdl.
La visita a Bruxelles ha messo in moto la macchina elettorale del centro.
In attesa che Monti annunci la sua decisione, i leader cominciano a sfoltire le ipotesi e a fare chiarezza.
Dopo il caminetto nello studio del ministro Andrea Riccardi, il presidente di Italia Futura Luca Cordero di Montezemolo, il leader udc Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Dellai, Raffaele Bonanni e il presidente delle Acli, Andrea Olivero, si è decisa la rotta da seguire.
Vista la difficile compatibilità  tra l’Udc, nella sua forma partito, e l’agglomerato leggero di società  civile di Montezemolo, Riccardi e Olivero, ci saranno in campo due formazioni diverse, apparentate: «Verso la Terza Repubblica» darà  vita alla «lista Monti», mentre l’Udc userà  il suo simbolo e sceglierà  i suoi candidati.
Una scelta meditata e quasi obbligata, quella di rinunciare alla lista unica. Perchè i rappresentanti della società  civile non avevano nessun interesse ad appannare la propria forza identitaria originale, annacquandola con innesti di politici di lungo corso.
E d’altro canto, Casini non aveva alcuna intenzione di rinunciare ad alcuni esponenti del suo gruppo dirigente.
La questione candidature è scottante anche per un altro motivo.
Perchè, nel giorno dell’arrivo di Monti a Bruxelles, alla riunione del Partito popolare europeo, molti hanno ipotizzato la possibilità  di una riproduzione dell’esperienza del Ppe in chiave nazionale.
Silvio Berlusconi, raccontano in ambiente Pdl, avrebbe avuto sentore (forse grazie anche ad Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea) della visita del premier.
E avrebbe così deciso, con un Pdl sempre più in difficoltà , l’ennesimo cambio di programma: «Se Monti vuole scendere in campo, sarò io a proporlo come federatore del centrodestra».
La prospettiva di un accordo tra il nuovo centro e il Pdl convince una parte importante delle gerarchie cattoliche, dal presidente della Cei Angelo Bagnasco al cardinale Camillo Ruini, che ieri ha detto di aver incontrato il segretario del Pdl.
Ma è una strada difficilmente percorribile.
Monti ha ricordato a Bruxelles che la sua opera si è interrotta quando «il Pdl, con una dichiarazione di Angelino Alfano, mi ha sfiduciato».
Citazione non casuale.
Tradotta dai centristi con un veto a tutti quelli che non hanno sostenuto Monti o si sono astenuti sulla fiducia.
Sono in pochissimi i parlamentari pdl che hanno votato in dissenso al partito sulla fiducia.
Tra i montiani doc pdl della prima ora ci sono: Franco Frattini, Beppe Pisanu, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Gianni Alemanno, Giuliano Cazzola.
Ma il veto potrebbe estendersi: ex capigruppo, ex ministri ed esponenti di spicco del Pdl berlusconiano non sarebbero graditi, in quanto corresponsabili del governo Berlusconi.
Tra i pochi ammessi potrebbe esserci Mario Mauro, di area ciellina.
Se non fosse possibile creare una lista di transfughi, potrebbe esserci successivamente una convergenza con quella parte di montiani restata nel Pdl, magari proprio quella che nasce domani nell’incontro di «Italia popolare».
Resta da capire l’atteggiamento che avranno i centristi verso il Pd.
Perchè finora erano in molti a sostenere (in pubblico o in privato) che un’intesa post elettorale con il partito probabile vincitore delle elezioni, il Pd, era l’unica ipotesi possibile.
Un centro con troppi agganci con il Pdl porrebbe un problema.
E intanto anche la pattuglia dei montiani democratici è in fibrillazione.
Beppe Fioroni si sottrae: «Non tiriamo Monti per la giacca, il discorso è ancora astratto».
Ma Marco Follini la vede così: «Si tratta di tenere insieme il rigore e la serietà  di Monti con il respiro sociale del centrosinistra. Il pericolo maggiore è questa adunata di colonnelli e sergenti del Pdl che inneggiano a Monti come fino a pochi minuti fa inneggiavano a Berlusconi».

Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)

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MONTI BLOCCA BERLUSCONI: “NON SARO’ MAI ALLEATO CON LUI”

Dicembre 15th, 2012 Riccardo Fucile

“PRIMA LUI E ALFANO MI SFIDUCIANO E POI MI CANDIDANO. GRAZIE, MA IN POLITICA SERVE UN PO’ DI COERENZA”… DECISIONE ENTRO NATALE      

“Non voglio che diventi un tormentone, prima di Natale si saprà  cosa ho deciso”. Mario Monti ha rassicurato quanti sperano in un suo impegno diretto in campagna elettorale: almeno non dovranno stare a lungo sulle spine.
Al momento le opzioni sul tavolo del premier sono due: quella di una candidatura diretta o quella di una benedizione alle liste che si richiamano al suo nome e al suo programma di riforme.
Magari con la partecipazione a una manifestazione unitaria di tutti i partiti e movimenti che lo sostengono nella riconferma.
Quello che il premier ha comunque escluso, specie dopo la giornata passata a Bruxelles al vertice del Ppe, è di poter accettare il sostegno del Cavaliere. Un appoggio che, visto da palazzo Chigi, contiene solo insidie.
E anche la manifestazione di ‘Italia popolare’ fissata per domenica rischia di diventare un appuntamento già  sterilizzato.
Al quale infatti il Professore non intende consegnare alcun “affidavit”. “Berlusconi e Alfano – ha osservato ieri Professore in alcune conversazioni private – prima mi sfiduciano e poi improvvisamente mi vogliono candidare? Li ringrazio, ma serve coerenza”.
Certo Berlusconi è stato ‘abile’ a sfilarsi dal processo già  allestito dal Ppe, con tanto di sentenza di condanna già  scritta.
Dichiarandosi più montiano di Monti ha impedito che la trappola gli si chiudesse addosso.
“Ma alla fine – racconta uno dei presenti – non ha potuto fare a meno di spararne qualcuna delle sue, tanto che tutti uscendo commentavano: ‘È il solito Silvio'”.
E tuttavia Monti ha accolto con piacere i nuovi accenti filo-europei che si sono sentiti in queste ore da numerosi esponenti del Pdl.
Ha preso atto della svolta e segue con attenzione i movimenti e le iniziative, a partire da quella di domenica a Roma, per tenere il Pdl ancorato al Ppe. Senza dunque escludere che, se si dovesse impegnare in campagna elettorale, una lista di colombe del Pdl potrebbe aggiungersi a quelle che già  fanno parte della federazione centrista in costruzione.
Ma non il Pdl in quanto tale, dove è ancora Berlusconi a farla da padrone.
Così, visto che Monti mantiene questa pregiudiziale contro il Cavaliere (come dice Casini, una lista Monti-Berlusconi “è come un ufo”) per i moderati del Pdl torna in campo l’ipotesi di prendere il largo il prima possibile.
Dunque l’attenzione si concentra su domenica. In vista della manifestazione del teatro Olimpico, organizzata dalle fondazioni del Pdl con un documento tutto filo-Ppe, la tentazione dello strappo si stava facendo molto forte.
Tanto che il Cavaliere è passato al contrattacco.
Non solo metterà  egli stesso il cappello sull’iniziativa, inviando una lettera che sarà  letta dal palco.
Ieri poi, uno ad uno, da Quagliariello a Cicchitto, da Sacconi ad Augello, Berlusconi ha convocato a palazzo Grazioli tutti i promotori della manifestazione.
Che sono stati costretti al giuramento di fedeltà  con bacio della pantofola. “Dovete capire – era il ragionamento dell’ex presidente del consiglio – che anche io sono per Monti. Possiamo stare tutti insieme a suo favore. È inutile dividersi”.
La minaccia di una scissione montiana del Pdl sembra dunque scongiurata, anche perchè a restare con il Cavaliere non sarebbero stati soltanto Santanchè, Biancofiore o Brunetta.
Dall’operazione “Monti premier” si erano già  sfilati Raffaele Fitto (che domenica non andrà  all’Olimpico) e Maurizio Lupi, Gianfranco Rotondi, Andrea Ronchi e Altero Matteoli.
Mentre il segretario Angelino Alfano ha incontrato il cardinal Ruini per sincerarsi se davvero la Chiesa fosse diventata così ostile al Pdl, come faceva pensare un’intervista al Corriere del presidente della Cei Bagnasco.
Cosa resta dunque del tentativo di spostare il Pdl sotto l’ombra del premier? Al momento poca cosa.
Forse l’unico che se ne andrà  davvero sarà  il capogruppo del Pdl al parlamento europeo, Mario Mauro (insieme a Pisanu, Cazzola e ai pochi che hanno votato la fiducia disobbedendo alle indicazioni del partito), sul quale il Cavaliere privatamente ha speso parole molto dure: “Non riesco proprio a capire, è andato a dire ai leader europei che io sono un populista e un antieuropeista: ma se non ho mai pronunciato una parola contro l’Europa”. Secondo l’Adnkronos Mauro avrebbe i giorni contati.
E tuttavia se da una parte Monti intende mantenere alto il muro contro il Cavaliere, ieri per il premier è stata la prima occasione di scontro con il Pd. Uno scontro per ora unilaterale, con l’affondo di D’Alema contro una possibile candidatura del premier.
Al quale Monti ha deciso di non reagire in pubblico, almeno per il momento. Ma certo chi ci ha parlato riferisce di averlo trovato molto irritato.
Soprattutto per quell’aggettivo scelto dal presidente del Copasir: “Immorale? Ma come si permette?”.
Anzi, l’inquilino di Palazzo Chigi considera “morale” proprio una sua eventuale candidatura e un impegno a sostenere quelle forze politiche che si impegna a portare avanti la sua agenda.
È convinto che una sua discesa in campo risponderebbe proprio all’esigenza “morale” di offrire un contributo al Paese.
Anche se non c’è dubbio che una scelta in questo senso lo possa esporre concretamente al rischio di uno scontro quotidiano con il campo dei progressisti, in contrapposizione a Bersani.
Un pericolo ormai chiaro a tutti. Anche al presidente della Repubblica che da giorni non sta apprezzando le mosse di Palazzo Chigi.
Per Napolitano, infatti, il Professore non dovrebbe candidarsi. In alcun modo. E negli ultimi giorni gliel’ha ripetuto con una certa nettezza.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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IL PROCESSO A SILVIO DAVANTI AI LEADER E LA MERKEL GLI DA’ L’ULTIMO COLPO: “NON FARE PROPAGANDA SULLA GERMANIA”

Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile

FREDDA ACCOGLIENZA PER L’EX PREMIER: NESSUNO DEI LEADER POPOLARI SI AVVICINA PER SALUTARLO… “E’ STATA UNA TRAPPOLA, NON SAPEVO DEL’INVITO A MONTI”

Il gelo scende dal grande lampadario antico che sovrasta il salone quando, poco dopo le 13, si materializza Silvio Berlusconi.
Cenni di saluto a distanza, ma nessuno dei leader del Partito popolare europeo si avvicina per salutare l’ex premier. Per il Cavaliere è il giorno del giudizio. Del processo internazionale. Politico, stavolta, senza nemmeno toghe contro cui scagliarsi. Processato per aver staccato la spina al governo del Professore e soprattutto per inseguire una linea populista e antieuropea.
Nessuno glielo perdona al primo piano dell’Accademie Royale de Belgique. E per affrontare la complessa e delicata partita italiana, il presidente Martens, il capogruppo Daul, il commissario Barroso e la premier Merkel orchestrano in 48 ore la più riuscita delle trappole.
Invitando in gran segreto a quello stesso tavolo colui che considerano il loro nuovo e fidato referente, il presidente del Consiglio “dimissionato” Monti.
Il Professore non si lascia sfuggire l’occasione, «vengo con piacere a spiegare cosa è avvenuto in Italia e perchè è caduto il mio governo» è stata la risposta all’invito del padrone di casa Martens.
È la svolta, un gesto simbolico ma tutto politico, la prima volta del premier italiano al consesso Ppe di Bruxelles, sempre evitato finora («Presiedo un governo tecnico»). Questa volta no. «Io non sono un iscritto al Ppe» ricorda ancora ai suoi interlocutori, ma Monti stavolta sembra voler far una scelta di campo, lasciando soprattutto trapelare una disponibilità  di massima ad assumere un ruolo, fosse pure da punto di riferimento dei moderati italiani.
«Non lo escludo» avrebbe glissato poi a margine di un vertice contrassegnato dalle richieste pressocchè unanimi di proseguire il cammino avviato a Palazzo Chigi. Esplicito fin quasi a metterlo in imbarazzo il presidente Ppe Martens nelle sue conclusioni, quando tirando le somme di tutti gli interventi ha sentenziato: «We want Monti to remanin as prime minister», vorremmo che restasse premier, con un auspicio che sa di investitura.
Anche Berlusconi non fa che prendere atto nei suoi due interventi dicendosi pronti al passo indietro.
Ma alla fine il Professore comunque non scioglierà  le proprie riserve. Lascia tutte le carte coperte e di conseguenza tutte le porte aperte.
Monti ragiona e prende tempo, ancora.
Ragiona ma amaramente, a fine giornata, anche il Silvio Berlusconi che rientra a Roma in serata.
«Se avessi saputo cosa mi attendeva, se avessi saputo che avevano invitato anche lui, non sarei venuto» è stato lo sfogo postumo.
Una “trappola” di cui ha saputo solo quando non poteva più dare forfait.
Ha lasciato l’Accademie quando fuori era già  buio e le luminarie di Bruxelles erano accese, 65 minuti dopo Monti e gli altri big, chiuso in una sala a pianificare con Bonaiuti e lo staff la difesa da offrire alle telecamere.
Sfiduciato? Macchè, «coccolato».
Tre ore prima, la Merkel appena entrata non lo ha nemmeno salutato, raccontano, troppe rasoiate a distanza tra Roma e Berlino degli ultimi giorni.
Altra scena quando entra Mario Monti e tutti vanno a omaggiarlo, lui che si limita a un cortese gesto di saluto col Cavaliere.
È il Professore del resto l’invitato d’onore. E al posto d’onore siede, al fianco dei premier di peso, Merkel, Rajoy, il presidente dell’Eurogruppo Junker, il finlandese Katainen e il greco Samaras.
Berlusconi resta isolato anche fisicamente, attorno a quell’enorme tavolo quadrato vuoto al centro. Si ritrova al lato opposto, tra Francois Cupè, successore di Sarkozy alla guida dell’Ump francese, e lo slovacco Jan Figel.
Perchè il cerimoniale puà³ essere impietoso quando gli equilibri mutano e i poteri tramontano.
Costretto per due ore sulla difensiva, il leader Pdl, ruolo che detesta. «Adesso basta fare campagna elettorale contro la Germania» è stato l’affondo più pesante di Angela Merkel, che ha preferito dilungarsi piuttosto in apprezzamenti su Monti e il suo lavoro.
E Berlusconi a rintuzzare: «Ma io non ce l’ho con la Germania, sono un europeista convinto, sostengo solo che la Bce deve contare di più».
Anche Monti, quando Berlusconi racconta la sua versione della crisi, prende la parola per ricordargli davanti a tutti di aver ricevuto «una radicale e sostanziale sfiducia da Alfano e dal vostro partito».
È il giorno della Waterloo del Cavaliere. Costretto a battere in ritirata.
Ma per nulla rassegnato all’esilio politico.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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L’INVITO A SORPRESA: MONTI AL VERTICE DEL PPE

Dicembre 13th, 2012 Riccardo Fucile

ALLA STESSA RIUNIONE CON MERKEL E BERLUSCONI

Monti appare a sorpresa al vertice del Ppe a Bruxelles.
E Silvio Berlusconi, secondo quanto raccontano alcuni presenti all’incontro, gli avrebbe ribadito di essere pronto a fare un passo indietro qualora decidesse di scendere in campo.
Monti, di rimando, avrebbe ringraziato il Cavaliere per l’apprezzamento.
Sarebbe andato così l’inaspettato incontro a Bruxelles tra premier ed ex premier. Non atteso, ma invitato dal presidente Martens, il professore è comparso nella sala dell’Acadèmie Royale de Belgique, per la riunione del partito moderato europeo che tradizionalmente precede il consiglio europeo.
Poco prima di lui era arrivata la cancelliera tedesca Angela Merkel preceduta a sua volta, circa mezz’ora prima, da Silvio Berlusconi, accompagnato dal vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani e Paolo Bonaiuti.
SORPRESA ALL’ACCADEMIA
Salvo il presidente Wilfred Martens, e il segretario del partito Antonio Lopez Isturiz, nessuno era stato avvertito della presenza del premier italiano alla riunione di leader e capi di governo del Ppe.
«Al suo ingresso nella sala del pre-vertice c’è stato uno shock totale, è stato un vero e proprio coup de thèà¢tre», ha rivelato una fonte del Ppe riportata dalle agenzie.
Il premier, pur essendo un cattolico moderato, non è iscritto al Ppe, e se si esclude il suo intervento da «padrone di casa» alla riunione di Fiesole, non aveva mai fino ad oggi partecipato a riunioni ufficiali della formazione europea.
Sempre secondo queste fonti, Martens avrebbe invitato Monti a «spiegare la situazione italiana».
La presenza del Professore assume maggiore rilevanza se si considera che intervenendo ha rubato la ribalta a Berlusconi.
Del resto, contro un eventuale rientro in pista del Cavaliere si erano espressi diversi esponenti di vertice del Ppe.
LE SCHERMAGLIE CON DAUL
Era stata la cancelliera ad aprire il fuoco, augurandosi una «svolta» per l’Italia. L’ipotesi di un ritorno in campo del Cavaliere era stata gelata dal silenzio. L’attenzione della leader tedesca è tutta per l’attuale premier: «Che si votasse in primavera era già  chiaro. Adesso si voterà  un po’ prima. Io sostengo la strada delle riforme portata avanti da Mario Monti».
Martedì scorso il capogruppo del Ppe a Strasburgo, il francese Joseph Daul, ha rincarato la dose contro Berlusconi: «È stato un grave errore far cadere il governo».
E poi, contro lo spettro più volta evocato del populismo: «Siamo molto preoccupati per gli avvenimenti in Italia; per l’Europa e per l’economia italiana non ci possiamo aspettare una politica spettacolo».
IL RIAVVICINAMENTO SMENTITO
Mercoledì sera, nel corso della pirotecnica presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, Berlusconi aveva cercato di smorzare l’offensiva del capogruppo ppe sostenendo che le sue parole erano state ispirate dal capogruppo pdl all’Europarlamento Mario Mauro, schierato con Monti.
Ma l’europarlamentare francese giovedì ha confermato tutto: «La mia posizione sulla situazione politica in Italia non è stata influenzata da nessuno e riflette quella del Ppe».
In una nota da Strasburgo, Daul ha ribadito che il Ppe è «con chi dice la verità  ai cittadini, non con chi spera di ottenere voti con vane promesse populistiche».

Antonio Castaldo
(da “il Corriere della Sera”)

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