Luglio 14th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER RISCUOTE CONSENSI A SUN VALLEY: “CI PUNISCONO ANCHE PER IL DISTURBO CREATO DA PAESI TERZI”
Passa in maniche di camicia Howard Stringer, presidente del consiglio dei direttori della Sony, azienda della quale milioni di persone nel mondo hanno in casa radio e televisioni o le hanno avute.
Come ha trovato Mario Monti nelle sue spiegazioni su come sono messe l’Europa e l’Italia? Stringer: «Riflessivo e diretto».
Lei si sente ottimista sull’euro? Stringer: «Sarei più felice se Monti restasse primo ministro anche oltre il 2013. Qui ha conquistato i cuori e le menti. Ha detto che l’Italia viene sottovalutata, e nel modo di parlare è stato anche divertente».
Passa in camicia blu marinara Tim Cook, amministratore delegato della Apple, società che produce buona parte dei cellulari e dei computer che gli abitanti della Terra hanno tra le mani. Monti? Cook: «Eccellente».
Passa con una blusa simile a una tuta attillata da ciclista Alex Carp, capello corto sulle tempie e ricci in alto, co-fondatore della Palantir, impresa di software di Palo Alto, California: «Monti? Grande. È un tipo gagliardo».
Sembrava un coretto, ieri, quello dei manager e dei miliardari che uscivano da una prima colazione-dibattito durante una conferenza organizzata dalla banca d’affari Allen & Company a Sun Valley, Idaho.
Tra un tè e un caffè, gli invitati avevano ascoltato in un albergo Mario Monti intervistato dal giornalista statunitense Charlie Rose.
Il coretto era talmente omogeneo che a rileggere gli appunti con le frasi annotate, senza rimettere a fuoco facce e atmosfera, sarebbe legittimo sospettare un’ondata di piaggeria. Giudizi così unanimi su un presidente del Consiglio, a Montecitorio, non si ascoltano quasi mai.
Vista dal vivo, invece, la sequenza confermava un fenomeno dettato da motivi pratici: agli americani che temono un crollo dell’euro, perchè arresterebbe la ripresa nel proprio Paese, Monti piace.
E sperano che resti a lungo a Palazzo Chigi.
C’è anche il direttore della Cia David Petraeus alla conferenza di Sun Valley.
Interverrà oggi. Ma ieri mattina l’attenzione si è concentrata sul presidente del Consiglio italiano.
Il primo a rivolgergli una domanda dalla platea riunita a porte chiuse è stato Bill Gates, fondatore di Microsoft. Monti, che la sera precedente era scuro in viso dopo il declassamento del nostro Paese da parte dell’agenzia di analisi finanziaria Moody’s, aveva appena sostenuto che noi italiani adesso siamo «virtuosi», facciamo quanto dobbiamo fare per rimettere a posto i conti dello Stato, ma per un motivo o per l’altro, legato a turbolenze estere, le agenzie di rating ci colpiscono lo stesso.
A riprova, il Professore aveva citato l’esito positivo nella vendita dei titoli di Stato di ieri.
«È una disgrazia, però il mercato ci ha premiato», ha commentato Monti sullo schiaffo di Moody’s secondo quanto ha riferito ai giornalisti Gianfranco Zoppas, industriale, uno dei connazionali invitati alla conferenza e seduto in un tavolo per il quale il presidente della Fiat John Elkann giovedì aveva cercato bandierine tricolori.
A Monti, Gates ha domandato quale garanzia esiste che gli italiani «virtuosi» continuino a esserlo, che il risanamento avviato dal governo in carica prosegua.
È un dubbio che, chiedendo di non nominarli, confidano numerosi dei proprietari di imperi e dei manager riuniti a Sun Valley.
Il presidente del Consiglio ha confermato che l’orizzonte del suo mandato arriva al voto del 2013. Per evitare contraccolpi in Italia, risulta che a Gates si sia limitato per lo più a rispondere con un ragionamento su quanto l’Ue necessiti di un’unione politica, non soltanto economica. Rassicurare gli investitori sì, in sostanza, tuttavia meglio non strafare sul 2013, esponendosi a Roma ad effetti collaterali.
Stando ancora a Zoppas, Monti ha sostenuto ieri che il popolo italiano ha bisogno di essere governato e in passato non è stato fortunato nell’incontrare il governo giusto, in grado di portarlo fuori dalla crisi.
Ai giornalisti il Professore non lo ha detto.
Nel Sun Valley Resort ci sono vasi di mammole.
A Montecitorio, no.
Maurizio Caprara
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 10th, 2012 Riccardo Fucile
RESA OPERATIVA L’INTESA RAGGIUNTA DAI CAPI DI GOVERNO… LA BCE SARA’ L’AGENTE DEL FONDO SALVA-STATI PER L’ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO… SODDISFAZIONE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA
La zona dell’euro avrà un meccanismo per fermare la febbre degli spread ed aiutare i paesi
virtuosi che ne faranno richiesta a tenere sotto controllo il differenziale dei rendimenti.
Mentre le banche spagnole avranno da fine mese 30 miliardi di aiuti e Madrid un anno di tempo in più per riportare il deficit sotto il 3%.
Nella prima riunione, dopo la decisione del Vertice di fine giugno, l’Eurogruppo ha riaffermato “il proprio forte impegno a fare tutto ciò che è necessario per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro, in particolare attraverso un uso flessibile ed efficiente del fondo Efsf-Esm”.
E come primo passo concreto in questa direzione il fondo salva stati e la Bce hanno firmato “un accordo tecnico” che prevede che l’istituto di Francoforte sia l’agente dell’Efsf-Esm per l’acquisto dei bond sul mercato secondario, in funzione anti spread.
“L’accordo va nella direzione auspicata dall’Italia”, avevano riferito fonti italiane, poco dopo che il premier Monti aveva lasciato in anticipo la riunione senza fare dichiarazioni.
“Non c’è nessun retroscena. Il confronto sul meccanismo antispread si è già svolto ed è andato bene”, avevano aggiunto le fonti.
Il risultato di stanotte premia la linea italiana tenuta con coerenza al vertice e difesa di fronte alle dichiarazioni oscillanti giunte da alcuni paesi nordici, che sembravano rimettere in discussione l’accordo. In vista dell’Eurogruppo, chiamato ad implementare le decisioni del Vertice, Monti ha incontrato due giorni fa in Provenza il ministro francese Pierre Moscovici, rafforzando l’asse con la Francia.
Mentre ieri si è intrattenuto prima con il commissario Ue agli affari monetari Olli Rehn e poi con il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.
Nonostante le resistenze della Finlandia, le “reticenze” dell’Olanda e i dubbi della Germania, l’eurozona si muove con decisione verso misure a breve per stabilizzare i mercati, oltre che verso la creazione in tempo medio lunghi di un’unione bancaria e fiscale.
“La Bce potrà intervenire sui mercati secondari a nome e per conto dell’Efsf”, ha spiegato l’Ad del fondo, il tedesco Klaus Regling. Ciò significa che il bilancio della Bce non verrà intaccato e i rischi e benefici saranno in conto del fondo. “Di mercato primario non si è parlato, ma è una possibilità che esiste, già prevista sia dall’Efsf che dall’Esm”, ha precisato Regling.
Ed anche la Spagna, l’altro sorvegliato speciale finito nel mirino dei falchi del Nord Europa, con il ministro olandese Jan Kees De Jager che aveva detto che “va risolto radicalmente il problema di Spagna e Italia”, ha ottenuto ciò che voleva.
Il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ( il suo mandato è stato prorogato di altri due anni ma dovrebbe lasciare a fine 2012 secondo un accordo politico) ha annunciato che Madrid avrà 30 miliardi per ricapitalizzare le banche “entro la fine del mese” e che alla Spagna è stato concesso un anno in più per riportare il suo deficit sotto il 3%.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 9th, 2012 Riccardo Fucile
“C’E’ CHI VUOLE COLPIRE L’EURO”… “RISPETTARE I PATTI DI GIUGNO”
Così, per la prima volta, e fuori dai confini nazionali, il Professore lascia trapelare
una velata disponibilità a proseguire la sua opera anche dopo il 2013.
Se gli sarà chiesto, se le forze politiche che lo sostengono anche dopo le politiche lo riterranno necessario.
Lui resta a guardare
Al tavolo del ristorante dell’hotel «Le Pigonnet» di Aix en Provence, sabato sera, con il premier Monti siedono il procuratore Antimafia Piero Grasso e l’ex ministro Franco Frattini, anche loro invitati a intervenire alla tre giorni del prestigioso «Circle des economistes».
I diplomatici del Consolato italiano a Marsiglia e pezzi dello staff di Palazzo Chigi.
A un certo punto si avvicina per un saluto anche l’anziano ex presidente francese Valerie Giscard D’Estaing.
Al capo del governo italiano viene chiesto dai commensali se non sia il caso di annunciare una disponibilità di massima a restare al suo posto anche dopo il voto.
I mercati continuano a navigare in pessime acque, i partiti di maggioranza sembrano proiettati verso le larghe intese.
Monti, sotto i tendoni bianchi dell’elegante albergo, si schermisce. Ma la sua suona come una parziale apertura.
Sostiene di non essere «del tutto convinto che sia arrivato il momento di dare una disponibilità a proseguire questa esperienza di governo ».
Se lo facesse adesso, prosegue, forse non farebbe «il bene del governo» che si trova a guidare.
«Presidente, se non adesso, verrà un momento in cui sarà necessario, forse a settembre, ottobre, quando l’ipotesi di elezioni anticipate sarà definitivamente tramontata» gli fanno notare. Il premier non dà un assenso, ma non si oppone nemmeno all’ipotesi.
Sospira, lascia cadere lì l’argomento.
Il fatto è che anche a Roma se ne inizia a parlare con maggiore schiettezza.
A Monti, raccontano, non sono sfuggite le aperture di questi giorni di un falco berlusconiano come Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl.
E adesso anche ministri del suo governo alludono.
L’ultimo ieri Piero Gnudi: «Monti è una risorsa per il Paese su cui si dovrà far conto».
Già , ma è una questione, quella del futuro politico del Paese, che intreccia i destini economici e che dunque inizia a pesare anche su scala internazionale.
Lo ammette in un certo senso lo stesso premier quando, parlando coi giornalisti a margine del suo intervento al simposio economico sulla «Ricerca di un nuovo equilibrio mondiale», sostiene per la prima volta in pubblico che sull’innalzamento dello spread influisce anche l’incertezza su quel che accadrà in Italia dopo il 2013.
E’ stato tempestato di domande su che ne sarà del Paese dopo Monti anche l’ex ministro Franco Frattini, quando due giorni fa si è ritrovato sotto un fuoco di fila di amministratori delegati di società francesi e non, invitati a un seminario del Credit agricole nella stessa Aix
Il presidente del Consiglio di questo è consapevole, ma è un nodo politico che andrà affrontato, se altri lo riterranno, dopo l’estate.
Intanto c’è da difendere l’intesa siglata al Consiglio europeo il 29 giugno e il meccanismo antispread ideato da Palazzo Chigi e avversato adesso da Olanda e Finlandia. Monti ha raggiunto Bruxelles già ieri sera per preparare il delicato Eurogruppo di oggi. La preoccupazione è tanta, a Palazzo Chigi.
«Ma quello di giugno è un accordo siglato e scritto – si fa notare – . Nessuno lo può mettere in discussione. Se qualcuno lo vorrà fare, significherebbe compromettere la stabilizzazione dei mercati della Ue».
Il sospetto è che, se dovessero insistere nel frenare, Olanda e Finlandia puntino in realtà a creare le condizioni per uscire loro dall’eurozona. Ma ovviamente si tratta di una pura ipotesi.
Sullo sfondo di queste inquietudini, è stato lungo e fruttuoso il faccia a faccia avuto ieri mattina da Monti, nei giardini dell’hotel di Aix, con il ministro delle Finanze francese Serge Moscovici.
I due «ministri» economici hanno concordato – come avvenuto al Consiglio europeo nel gioco di sponda con Hollande – una strategia comune per affrontare l’offensiva dei paesi «ostili» del Nord Europa.
Con Moscovici l’intesa è piena sulla necessità di contenere il debito ma anche di costruire meccanismi efficaci per difendere l’euro nel breve periodo.
Ancora una volta, oggi pomeriggio, sarà decisivo superare le perplessità tornate ad affiorare
nella cancelleria tedesca.
Monti una stoccata l’ha lanciata anche sotto i riflettori del Circolo degli economisti che lo hanno applaudito e ricevuto con tutti gli onori in Francia. Sarà importante che «la Germania non si leghi a un senso dell’immediato, ma che lavori sul lungo termine».
Che ragioni in grande, insomma.
C’è un’Europa da costruire, al di là dei timori del momento, una governance da rendere più credibile.
«Ce lo chiede l’Asia, l’America: l’alternativa è trasformare l’Unione in una creditocracy».
Non c’è tempo da perdere, ripeterà oggi a Bruxelles il Professore.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
IL 56% DEGLI ITALIANI RINUNCEREBBE A QUALCHE SERVIZIO PUR DI AVERE MENO TASSA…CONTRARIETA’ SOLO AI PREVISTI TAGLI NELLA SANITA’
La maggioranza degli italiani ritiene giusto effettuare i tagli alla spesa pubblica previsti in questi giorni dal governo e dichiara di condividerli.
Seppure con molti distinguo in relazione ai tempi di attuazione degli stessi e, specialmente, ai settori della pubblica amministrazione che vengono colpiti.
A un primo quesito di carattere generale sull’opportunità dei tagli, il 34% dei cittadini si dichiara decisamente favorevole, a fronte di circa un italiano su cinque (20%) che si oppone nettamente.
La posizione della maggioranza relativa ( altra fetta del 42% di favorevoli con distinguo) mostra però che la pubblica opinione si è un po’ spaventata per la portata dei provvedimenti proposti: pur reputando opportuno diminuire la spesa pubblica, questa porzione di cittadini obietta infatti che gli interventi andrebbero fatti con «più gradualità ».
Appaiono generalmente più favorevoli alle misure proposte i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, mentre, come era prevedibile, si rivelano più scettici gli insegnanti, anche perchè, forse, si sentono toccati più da vicino dalle misure in discussione, considerato che la maggior parte dei dipendenti pubblici appartiene al mondo della scuola.
Dal punto di vista dell’orientamento politico, risultano in linea di principio più convinti dell’opportunità dei tagli gli elettori del Pd, mentre quelli del centrodestra appaiono più perplessi.
La più decisa contrarietà si registra tra i votanti per i partiti dell’estrema sinistra.
Approfondendo l’analisi, emergono opinioni fortemente differenziate a seconda dell’ambito in cui vanno a cadere i tagli proposti.
Da un lato, la decurtazione delle spese ai ministeri risulta essere il provvedimento più condiviso: lo approvano senza riserve quasi due terzi degli italiani e solo meno del 10% esprime al riguardo un giudizio negativo.
Questo dipende dal fatto che i ministeri vengono visti come l’espressione del potere e della burocrazia «romana», spesso oggetto della critica e del risentimento dei cittadini.
Anche i tagli alle spese per la Difesa vengono visti con favore dalla maggioranza relativa degli elettori, in misura però decisamente più contenuta (45%): aumenta in questo caso la quota di chi suggerisce una maggiore gradualità e anche quella di chi si oppone decisamente (17%). Un livello di consenso ancora inferiore viene manifestato riguardo alla diminuzione del numero dei tribunali e, specialmente, alla limitazione del numero dei dipendenti pubblici: in questo caso il tasso di approvazione scende al 34% e quello di contrarietà sale al 24%. Riguardo alla razionalizzazione della spesa sanitaria, viceversa, si registra una netta opposizione della maggioranza (il 58% degli italiani, specialmente i più giovani) e un consenso di poco superiore a un decimo della popolazione (13%).
L’evocazione di un bene prioritario come la salute comporta un timore per la qualità delle prestazioni.
Probabilmente la necessità di interventi in questo settore – alcuni, come la chiusura degli ospedali più piccoli, spesso essenziali (lo ha spiegato anche il professor Umberto Veronesi sul Corriere di venerdì) – andrebbe quindi comunicata in modo più esteso e convincente.
Al di là dello specifico – e delicato – settore della sanità , gli italiani appaiono comunque tendenzialmente persuasi della necessità dei tagli, anche se, come sempre, gli intervistati esprimono maggiori perplessità quando si parla del settore cui appartengono o cui sono vicini.
E sottolineano in ogni caso la necessità di mantenere inalterato il livello dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione.
Di fronte all’aggravarsi della crisi, però, si diffonde la disponibilità a rinunciare anche a parte di questi ultimi, pur di non accrescere la pressione fiscale, rappresentata, ad esempio, dalla minaccia dell’aumento dell’Iva in autunno.
Alla classica (e, com’è talvolta necessario nei sondaggi, inevitabilmente semplificatoria e drastica) domanda se sia meglio pagare più tasse e ottenere più servizi o, viceversa, ridurre il carico fiscale anche a costo di una riduzione di questi ultimi, per la prima volta da molti anni la maggioranza degli italiani aderisce alla seconda ipotesi.
La pressione fiscale è diventata talmente elevata (e, per alcuni, non più sostenibile) da portare la gran parte dei cittadini a rinunciare a qualcosa, pur di non dovere subire ancora più tasse.
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Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
HOLLAND RIBADISCE LA NECESSITA’ DI UN’UNIONE BANCARIA, PER LA MERKEL IMPORTANTE QUELLA POLITICA…”L’EUROPA STA BENE MA PROIETTA UN’IMMAGINE CHE FA PREOCCUPARE”
La Francia spinge sull’acceleratore sulla linea indicata da Mario Monti
all’ultimo vertice europeo di Bruxelles.
ell’ambito di un incontro con il presidente del Consiglio, ad Aix-en-Provence il ministro francese dell’Economia Pierre Moscovici ha detto chiaramente che sul tavolo vanno messe subito le questioni dell’unione bancaria e dello scudo anti-spread.
Misure necessarie ad “aiutare chi, come l’Italia, ha un problema con la volatilità dei tassi”.
Un incontro, quello in Provenza, che si svolge a margine della conferenza economica “Rencontres Economiques” e che è propedeutico al difficile Eurogruppo a Bruxelles, dove dovranno essere sciolti i nodi legati alla condizionalità degli interventi dell’Esm (il meccanismo europeo di stabilità ), le condizioni per gli aiuti alla Spagna e gli impegni del nuovo governo di Atene.
Un nuovo Eurogruppo sulla crisi dell’euro si terrà , peraltro, il 20 luglio, ha confermato Moscovici.
Un altro Eurogruppo “sarà necessario” perchè quello di domani “inizierà soltanto” ad affrontare le questioni rimaste in sospeso dopo il vertice Ue.
Il lavoro che inizia domani, ha spiegato Moscovici, “è la parte più difficile”, ovvero “la traduzione in atti delle decisioni prese dai leader”.
Nell’ultimo vertice Ue, ha spiegato il ministro, “abbiamo trattato le emergenze, ma ora dobbiamo creare un nuovo sistema” e, aggiungono fonti francesi, la difficoltà dei prossimi giorni è proprio l’applicazione delle decisioni del vertice di Bruxelles.
“Con Monti — ha aggiunto Moscovici — siamo d’accordo sull’analisi dell’ultimo vertice Ue, e mi piace molto l’immagine che ha utilizzato, ovvero: ‘Abbiamo aperto una porta che era chiusa, ora dobbiamo decidere la strada da prendere’”.
Quanto alla Spagna, ha spiegato il ministro dell’Economia francese, “la ricapitalizzazione diretta della banche spagnole, da parte del fondo salva-Stati Esm, è legata alla realizzazione della supervisione bancaria unica”.
Infine la questione del rinnovo del mandato (in scadenza) del presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.
La Francia è a favore del prolungamento del mandato: “La nostra posizione — ha affermato Moscovici — è per un prolungamento del mandato a Juncker, per un altro po’, finchè non si troverà una soluzione più duratura”.
Così il ministro ha anche smentito un’indiscrezione dello Spiegel, di una staffetta Moscovici-Schaeuble alla presidenza dell’Eurogruppo.
Hollande e Merkel: “Niente ci dividerà ”.
Mentre da Aix-en-Provence parlano Moscovici e Monti, a Reims, nella Marna, nel nord-est della Francia Franà§ois Hollande ha ricevuto la cancelliera tedesca Angela Merkel per celebrare il 50esimo della riconciliazione dei due Paesi dopo la guerra: “Nessuna forza oscura o la sciocchezza umana potranno alterare il movimento profondo dell’amicizia franco-tedesca” ha assicurato Hollande.
L’8 luglio 1962 a Reims si incontrarono per una “messa della pace” Konrad Adenauer e Charles de Gaulle.
A gettare ombra sull’anniversario, la profanazione di 40 tombe di soldati tedeschi nel cimitero militare di St Etienne-a-Arnes a 40 chilometri di distanza da Reims. I
festeggiamenti franco tedeschi proseguiranno fino al 22 gennaio del prossimo anno, quando sarà ricordata a Berlino la firma del Trattato dell’Eliseo che gettava le basi della cooperazione bilaterale.
Anche Hollande e Merkel però non dimenticano i temi di attualità .
Da una parte Hollande rilancia l’unione bancaria: “Le decisioni sull’unione bancaria approvate nello scorso summit di Bruxelles sono un ‘passo ulteriore’ verso un’unione di bilancio, che contribuirà a crescita, stabilità , e a stringere legami ancora più forti nell’Unione europea”. Dall’altra la Merkel ribadisce che la strada maestra è l’unione politica: l’unione monetaria dell’euro “non è abbastanza forte”, spiega, e per questo bisognerà passare all’unione politica”, anche se sarà una “fatica di Ercole”.
”L’Europa — ha proseguito — può uscire più forte dalla crisi se abbiamo chiaro in mente che la nostra chance è restare uniti”.
Monti: “Serve coesistenza armoniosa”.
Monti sembra fare da trait d’union tra i percorsi segnati da Francia e Germania. “Serve una coesistenza armoniosa all’interno dell’area euro”, è l’auspicio del capo del governo italiano, un’area con “una situazione macroeconomica migliore delle altre” ma che a volte, a causa delle divergenze tra gli Stati membri, paradossalmente “proietta all’esterno un’immagine che fa preoccupare, per esempio gli Stati Uniti”, come si è visto durante l’ultimo vertice del G20 dove l’Europa è stata messa “sul banco degli imputati”.
Per contro “l’Italia lavora con Francia e Germania, ma sta anche cercando di contribuire a rafforzare il metodo comunitario, cercando ad esempio legami con Gran Bretagna e Polonia, perchè ritengo sia meglio non isolarci troppo dagli altri Stati Ue, e non cercare di rafforzare la coesione europea solo a livello di Eurozona, come ritiene la Francia”.
Infine il presidente del Consiglio si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “E’ curioso — puntualizza — che l’Italia sia considerata dai colleghi del Nord come un Paese debitore anche se non ha richiesto mai aiuti, e anzi abbiamo contribuito come gli altri, ovvero in proporzione alla grandezza, al sostegno di Grecia, Irlanda, Portogallo e ora Spagna”.
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Luglio 7th, 2012 Riccardo Fucile
DALLA A ALLA ZETA: ORA BUROCRAZIA E RICORSI NON FERMINO LE MISURE
AUTO BLU
Finora si era andati avanti solo con i censimenti. Le auto blu si contavano, ma di tagli reali, pochi o niente. Questa volta la sforbiciata del 50% per acquisto, manutenzione e noleggi di autovetture prevista si applica anche ai buoni taxi.
Sulla carta, un passo avanti netto. Ma per fare i conti finali occorre aspettare.
BENI CULTURALI
Rispetto al nulla del decreto Sviluppo, la spending review prevede un intervento nel settore dei beni culturali. È la soppressione di Arcus, creata nel 2004 per distribuire fondi pubblici a pioggia con criteri assai discutibili mentre siti archeologici importantissimi non vedevano un euro. Bene.
Purchè non vengano tagliati ancora, oltre al carrozzone, anche gli investimenti nel settore. Certo, visto che per la prima volta si punta a tagliare i dipendenti pubblici in eccesso si poteva osare di più: almeno introducendo maggiore flessibilità nell’orario di apertura dei musei.
CONSULENZE
Il divieto di dare consulenze a dirigenti pubblici appena andati in pensione, per quanto in certi casi specifici possa avere un senso, era stato già introdotto a Palazzo Chigi.
Ora dovrebbe essere generalizzato.
La pratica, anche in società statali, è diffusissima. Troppo. Recentemente si era vista proprio alla direzione generale di Arcus.
Resta da chiedersi perchè si sia atteso tanto. In ogni caso meglio tardi che mai.
DIPENDENTI PUBBLICI
L’eliminazione delle consulenze ai pensionati dovrebbe contribuire alla realizzazione di una delle misure centrali della spending review : la riduzione del 10% del numero dei dipendenti pubblici.
Taglio che dovrebbe salire al 20% per i dirigenti e che dovrebbe riguardare tutti gli apparati dello Stato. Una sfida coraggiosa.
Dal comunicato di Palazzo Chigi sembra di capire tuttavia che le amministrazioni periferiche, come le Regioni (dove ci sono le eccedenze di personale maggiori) sono escluse. Ahi ahi… Conoscendo certi governi locali c’è da toccar ferro. Ma lì purtroppo, senza un ritocco costituzionale, il governo ha le mani legate.
ENTI INUTILI
Il decreto stabilisce la soppressione dell’Isvap e della Covip: era ora.
Anche se, dopo aver fatto trenta, si poteva fare trentuno.
Per esempio, affidare compiti degli organismi cancellati alla Banca d’Italia, che dispone in abbondanza di personale ben preparato, invece che a un ente nuovo di zecca (l’Ivarp).
Giusta anche la chiusura dell’Ente per il Microcredito, dell’associazione Luzzatti e della Fondazione Valore Italia. Difficile tuttavia non ricordare com’è andata a finire tutte le altre volte in cui si è decisa la soppressione di enti inutili.
Come diceva Nino Manfredi: « Fusse che fusse la vorta bbona… »
FORNITURE
Le pubbliche amministrazioni spendono ogni anno 140 miliardi per acquistare beni e servizi. L’esperienza insegna che se tutti comprassero servendosi della Consip, creata apposta per gestire in modo centralizzato le forniture pubbliche, si risparmierebbe almeno il 20%.
Con la spending review si fissa ora il principio generale che gli acquisti vadano effettuati in questo modo, salvo che non si riescano a ottenere condizioni migliori.
Interessante la norma secondo cui per alcune forniture particolari, come elettricità , telefonia e carburanti, è obbligatorio servirsi della Consip oppure delle centrali di committenza regionali: chi non segue la regola rischia l’illecito disciplinare.
Sperando che, in un Paese dove nessuno viene chiamato a rispondere delle proprie azioni, alle minacce seguano, contro i «furbetti dell’acquistino», azioni concrete.
GIUSTIZIA
Scuola, università e ricerca si sono salvate: pare che ci abbia messo una buona parola Giorgio Napolitano.
Destino diverso toccherà alle strutture giudiziarie. Trentasette tribunali (su 165) e trentotto procure spariranno.
Con loro, 220 sezioni distaccate di uffici giudiziari e centinaia di giudici di pace.
Furibondi i sindacati: «Pagano sempre i cittadini, mai i poteri forti». Sarà .
Ma la sproporzione abissale tra il sovraccarico di personale di certi tribunali rispetto alle carenze drammatiche di altri gridava vendetta al cielo.
Un solo esempio: tempo fa la dotazione di giudici a Mistretta era non solo sette volte superiore a quella di Vicenza, ma tripla perfino rispetto a realtà calde come Brindisi o incandescenti come Santa Maria Capua a Vetere.
Non sarà forse «una svolta epocale» come sostiene Paola Severino, ma una riorganizzazione, come dimostrano decine di inchieste giornalistiche, era indispensabile.
HOUSE
Dal primo gennaio del 2014 le amministrazioni pubbliche potranno dare affidamenti diretti alle società cosiddette « in house », cioè a controllo totalitario, esclusivamente se il valore di ogni singolo servizio è inferiore a 200 mila euro. Vigilare sui frazionamenti.
IVA
Come sarà sciolto il mistero dell’aumento dell’Iva?
Il comunicato del governo afferma che la spending review consentirà di evitare l’aumento di due punti dell’Iva per gli ultimi tre mesi del 2012 e per il primo semestre del 2013.
Significa che comunque l’Iva salirà di altri due punti da luglio 2013, per scendere poi di un punto dall’inizio del 2014? Incomprensibile. Boh…
LOCAZIONI
Pare che nemmeno il ministro Piero Giarda sia venuto a capo di un rebus: quanto spendono le pubbliche amministrazioni per affitti di uffici e locali?
A scanso di equivoci, è previsto che vengano rinegoziati i canoni, per risparmiare almeno il 15%.
E che poi si faccia una ricognizione degli immobili demaniali che possono essere usati per gli uffici pubblici. Finalmente!
Purchè anche la Consip risolva il suo contratto. Il soggetto che ci deve far risparmiare paga infatti per la sua sede un affitto di 2,3 milioni l’anno al netto dell’Iva: 638 euro al metro quadrato.
Più caro della carissima pigione che la Camera paga per i palazzi Marini.
MEDICINE
Aumenterà lo sconto obbligatorio per i farmaci forniti al Servizio sanitario nazionale. Bene!
Lo sfondamento della spesa farmaceutica sarà anche a carico dei fornitori. Bravi!
Gli importi e i volumi di fornitura dei dispositivi medici saranno ridotti. Bis!
Purchè si metta mano al più presto al problema posto della caccia ai pazienti da parte di studi e associazioni che hanno scoperto l’affarone delle denunce contro ortopedici, chirurghi, otorini e così via.
I quali, costretti a difendersi, in mancanza di una legge chiara, ricorrono ad assicurazioni sempre più care e prescrivono analisi e farmaci e controlli anche superflui per evitare al massimo i rischi.
Una «medicina preventiva» che costa, secondo certi calcoli, 12,6 miliardi l’anno, cioè l’11,8% dell’intera spesa sanitaria.
NOMINE
Chi glielo spiega adesso ai politici trombati che le poltrone sono sempre meno?
C’è una regola che fissa a un massimo di tre i posti nei consigli di amministrazione delle società a totale partecipazione pubblica. Non solo.
Due su tre devono essere dipendenti pubblici.
Uno solo potrà essere esterno, col doppio incarico di presidente e amministratore delegato. Le società statali in questa situazione (per esempio il Poligrafico dello Stato) non sono molte. Speriamo soltanto che sia d’esempio per le migliaia di aziende controllate dagli enti locali. E più ancora nelle regioni a statuto speciale. Dove l’andazzo va avanti come prima, quasi che la crisi riguardasse solo il resto del Paese.
OSPEDALI
Alla fine l’hanno avuta vinta: gli ospedali con meno di 120 posti letto evitano la chiusura anche stavolta. Un film già visto.
Qualunque cosa riguardi le Regioni non si può toccare: pena il rischio di un ricorso (perso in partenza, ovvio), alla Consulta.
Se poi c’è di mezzo la sanità , che fa girare ogni anno 110 miliardi, lasciando qua e là spazi enormi alle clientele, apriti cielo!
Diciamolo: il governo era frenato in partenza da questi lacci e lacciuoli iper-autonomisti.
Ma diciamo la verità : o si modificano queste competenze, o non si farà mai un passo avanti.
PROVINCE
L’accorpamento delle Province, anzichè l’abolizione pura e semplice, era stato studiato proprio per evitare rogne davanti alla Corte costituzionale.
Ma il progetto della Funzione pubblica ha rischiato di fare la stessa ingloriosa fine della proposta avanzata la scorsa estate da Roberto Calderoli ed evaporata miseramente in poche ore. Il governo si è salvato in corner con l’impegno di predisporre un provvedimento ad hoc nel giro di venti giorni. Vedremo.
Intanto, a quanto pare, è saltato uno dei tre parametri fissati per lasciare in vita una provincia: avere nel proprio territorio almeno cinquanta Comuni. Non è un bel segnale.
QUASI PENSIONATI
I risparmi della spending review , dice la presidenza del Consiglio, faranno tirare un sospiro di sollievo ad altri 55 mila dei famosi «esodati».
Che potranno così andare anche loro in pensione. Una conferma ulteriore che i lavoratori rimasti nel Limbo, senza stipendio nè assegno di previdenza, erano molti più di 65 mila.
Altre sorprese in arrivo?
RICOSTRUZIONE
Monti ha promesso che grazie alla revisione della spesa ci saranno due miliardi in due anni per riparare i danni del terremoto.
Era il minimo del minimo, per i cittadini dell’Emilia Romagna.
Resta il tema: a quando un serio programma di prevenzione?
SPESE MILITARI
«Le Forze armate ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore del 10%». Un sacrificio inferiore al resto della pubblica amministrazione.
Tutto qua? E gli stanziamenti per gli armamenti? E i privilegi ingiustificati degli alti gradi militari? Ci si può accontentare dell’«accelerazione della procedura di vendita degli alloggi di servizio di proprietà del ministero della Difesa»?
TAGLI
Tagli, sempre tagli, fortissimamente tagli. La spending review prevede anche un giro di vite, com’era intuibile, ai trasferimenti dal centro alla periferia. Giusto.
Dal prossimo anno le Regioni ordinarie rinunceranno a un miliardo. La crisi è crisi.
Le Province, a un altro miliardo. La crisi è crisi.
Ai Comuni, invece, toglieranno due miliardi: e qui, però, la rasoiata rischia di essere tremenda.
Pagano sempre gli enti locali più vicini ai cittadini, e i sindaci spesso si devono far carico di tutti i problemi.
Come lo spiegheranno quegli amministratori, ai loro amministrati, che devono tagliare altri servizi mentre alcuni pezzi dello Stato subiscono appena appena una spuntatina?
UFFICI
Agli impiegati pubblici toccherà stringersi. Non avranno a disposizione che fra 12 e 20 metri quadrati per addetto.
Riduzione degli spazi, riorganizzazione delle strutture, interventi di manutenzione più razionali: il tutto per risparmiare un bel po’ di quattrini. Perfetto.
Ciò che capiamo meno è perchè «una parte degli avanzi di gestione (cioè dei risparmi, ndr ) dell’Agenzia del Demanio» dovrà essere destinata «all’acquisto di immobili per soddisfare le esigenze allocative delle amministrazioni dello Stato».
Fateci capire: sono troppi o troppo pochi, i possedimenti immobiliari pubblici?
VALORIZZAZIONE
Parola che non può mai mancare. Qui c’è due volte: per dire che saranno rese «più efficaci» le disposizioni per «la valorizzazione» a fini economici di immobili pubblici e che pure le società immobiliari pubbliche che hanno come scopo «la gestione e valorizzazione» del mattone di Stato beneficeranno di un trattamento fiscale «di favore».
Dopo tutte le fesserie fatte con la scusa di «valorizzare» i nostri beni è obbligatorio vederci chiaro.
ZAVORRA
Una spending review che si rispetti non può che concludersi con un auspicio. Che la zavorra non la blocchi. Che le misure di buon senso (ce ne sono, e benvenute) non finiscano per impantanarsi in ricorsi al Tar o al Consiglio di Stato.
Che la burocrazia statale, mai così potente quando sono in discussione le sue prerogative e i suoi privilegi, rinunci per una volta a gettare sabbia negli ingranaggi.
Perchè, anche se qualcuno ancora non se n’è reso conto, siamo tutti sulla stessa barca.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 6th, 2012 Riccardo Fucile
TAGLIATE SPESE E SPRECHI DI ENTI E MINISTERI E NELLA SANITA’, SPESSO SI TRATTA DI RAZIONALIZZAZIONI NON DI TAGLI, COME PER I TRIBUNALI E I POSTI LETTO… SCONGIURATO L’AUMENTO DELL’IVA E DATA PROTEZIONE AGLI ESODATI
Non è la stangata da 10 miliardi in sei mesi, che poi diventavano 50 in due anni e mezzo, ma
il pacchetto di tagli e risparmi passato ieri al vaglio dell’ennesimo Consiglio dei ministri fiume è di quelli destinati a pesare.
O se vogliamo, a mordere la carne viva del corpaccione pubblico.
Non c’è il taglio di 100-200 mila statali o la cancellazione di 50 Province, come ipotizzato in questi giorni, men che meno l’impossibile blocco delle tariffe, che pure avrebbe fatto comodo a tante famiglie; ma l’operazione spending review parte bene. Entrando magari anche un po’ brutalmente nelle pieghe del bilancio il tandem Monti-Bondi taglia spese e sprechi, negli acquisti di enti e ministeri come nella sanità , impone sacrifici nelle parti ancora «grasse» della macchina dello Stato, abolisce qualche altro ente «inutile», mette a stecchetto travet e amministrazioni, impone un nuovo giro di vite sulle auto blu.
Nella sanità , oltre a mettere sotto stretto controllo le spese, e fare quindi in modo che una siringa che vale due centesimi non venga pagata 8 e che una protesi da 250 euro non si acquisti a 1200, come avviene oggi in gran parte delle Asl, è prevista una severa razionalizzazione dei posti letto che verrebbero ridotti di circa 18 mila unità .
Senza contare poi che anche i piccoli ospedali, con meno di 120 posti, dovranno essere sottoposti ad una attenta valutazione.
Nel settore pubblico verranno tagliati il 10% degli impiegati ed il 20% dei funzionari, saranno sforbiciati i ticket restaurant, introdotti giudizi di valutazione (pagelle) per tutti i dipendenti e disincentivati quelli che tendono ad accumulare ferie.
Perchè quelle residue d’ora in poi non saranno più pagate.
Nel settore della Difesa si pensa poi ad una accelerazione della riorganizzazione, con un taglio di quasi 20 mila unità , e ad una severa revisione delle spese per le missioni estere.
Con un provvedimento a parte si interverrà pure sulla giustizia: il piano Severino prevede il taglio di 295 tra procure, tribunali e sedi distaccate.
Scelte impopolari, ma utili.
Scelte anche non facili da prendere in molti casi. O contestatissime in altri, si veda lo scontro violentissimo Regioni-governo per i tagli alla sanità , le proteste del Pd e di tante categorie.
Vista da fuori la «spending review» ha il pregio di mettere effettivamente mano da subito a tante spese, tagliando quelli che appaiono con tutta evidenza prezzi eccessivi, cifre pagate in più senza motivo per beni e servizi.
L’esatto contrario di quanto avveniva in passato, quando andavano per la maggiore tagli lineari, ovvero indiscriminati, senza alcuna selezione delle voci colpite, o ancora peggio interventi che producevano risparmi solo sulla carta.
Basterà questo decreto? Verrebbe da dire di no, per due ragioni: perchè molti interventi, a cominciare dall’abolizione delle Province sono stati rinviati, e perchè lo spauracchio dell’Iva non è del tutto dissolto.
Per ora infatti l’aumento delle aliquote è rinviato solamente sino al giugno 2013.
Per cancellarlo del tutto servono più risorse.
Però, intanto, possiamo incassare il fatto che col decreto in arrivo il governo evita il primo degli aumenti, quello di due punti previsto per ottobre.
Ed in più assicura adeguata tutela ad altri 55 mila esodati, oltre ai 65 mila già coperti col primo decreto Monti-Fornero.
Come primo passo non è male.
Paolo Baroni
(da “La Stampa”)
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Luglio 6th, 2012 Riccardo Fucile
APPROVATE LE NORME ANTI-SPRECHI DOPO SETTE ORE DI CONSIGLIO DEI MINISTRI… DIMEZZATE LE PROVINCE, MOLTE MISURE SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE… COPERTURA PER ALTRI 55.000 ESODATI
Niente taglio ai mini-ospedali, rinvio di qualche ora per i tribunali, 26 miliardi di risparmi in tre anni e evitato l’aumento dell’Iva di due punti percentuali, almeno fino a luglio 2013.
Eccolo, in sintesi, il risultato del Consiglio dei ministri fiume, iniziato alle 18 e concluso oltre sette ore dopo, che ha approvato il decreto legge sulla spending review, pubblicato già oggi in Gazzetta ufficiale.
Il decreto approderà nell’aula della Camera il 31 luglio. “Prevediamo nelle prossime settimane – ha detto Monti in conferenza stampa – un terzo provvedimento sulle agevolazioni fiscali, la revisione strutturale della spesa e i contributi pubblici sulla base delle analisi effettuate da Amato e Giavazzi”.
Il presidente del Consiglio Monti e il commissario Enrico Bondi hanno spiegato che “non si tratta di tagli lineari” e che per gli acquisti sono state individuate e analizzate 72 categorie di merce, sulla base del quale è stato estrapolato un benchmark di riferimento, così da allineare le amministrazioni meno virtuose a quelli più efficente. Il governo poi ha ringraziato i cittadini che hanno segnalato gli sprechi della pubblica amministrazione.
Il provvedimento garantirà risparmi da 4,5 miliardi nel 2012, da 10,5 nel 2013 e da 11 nel 2014.
Da qui stanziati due miliardi (uno nel 2013 e uno nel 2014) per la ricostruzione del terremoto in Emilia, Lombardia e Veneto.
Confermati anche i fondi per salvaguardare altri 55.000 lavoratori ‘esodati’.
L’importo complessivo è di 1,2 miliardi a partire dal 2014.
Ma gran parte dei fondi servirà ad evitare l’aumento dell’Iva.
Il dl ottiene la sospensione sino al 30 giugno 2013 dell’incremento dell’Iva e riduzione dell’incremento dell’Iva a decorrere dall’anno 2014.
Il provvedimento prevede l’eliminazione dell’ulteriore incremento di 0,5 punti dal 2014. “L’obiettivo – ha detto il viceministro Grilli è di riuscire a far sparire l’aumento dell’Iva e quindi di riuscire a trovare nelle prossime misure altri 6 miliardi”.
COSA NON C’E’
Escluso il taglio dei piccoli ospedali, che tante polemiche aveva scatenato.
La norma che prevedeva il taglio automatico delle strutture con meno di 80 posti letto (o addirittura con meno di 120, come circolato in una prima bozza) era presente nella bozza del provvedimento, ma il ministro della Salute Renato Balduzzi, si era impegnato a non farla passare. “Ma serve – ha detto il ministro – una riorganizzazione della rete ospedaliera”.
Mancano, dal dl approvato, anche le norme sui tribunali, per cui è stato deciso un mini rinvio, fino a oggi.
Al centro di queste altre misure, i 295 uffici giudiziari destinati alla soppressione o all’accorpamento: 37 tribunali, 38 procure e 220 sezioni distaccate.
TAGLI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
-20% dirigenti, -10% altro personale e uffici più piccoli.
Nella Pubblica amministrazione è previsto un taglio degli uffici dirigenziali di almeno il 20% e delle risorse destinate al personale non dirigenziali di almeno il 10%.
Inoltre è prevista una riduzione dello spazio previsto per ogni impiegato: tra i 12 e i 20 metri quadrati a persona nei palazzi di nuova costruzione e tra i 20 e i 25 negli altri. Prevista anche la riduzione degli spazi degli archivi.
Buoni pasto. A decorrere dal 1° ottobre 2012 il valore dei buoni pasto attribuiti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione non può superare il valore nominale di 7 euro.
Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dal 1 ottobre 2012.
Obbligo di ferie e riposi.
Le ferie e i riposi spettanti al personale, anche dirigenti, sono obbligatoriamente fruiti e in nessun caso “danno diritto alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”.
Acquisti della Pa. Le pubbliche amministrazioni potranno “rescindere contratti di lungo periodo non più convenienti che dovessero risultare troppo onerosi” per quanto riguarda l’acquisto di beni e servizi.
Nel decreto si prevede anche un rafforzamento di Consip, la società del ministero dell’Economia che ha per legge il ruolo di “centrale acquisti”, visto che – come risulta dall’analisi di Bondi – gli acquisti fatti in autonomia dalle amministrazioni sono meno convenienti di quelli attraverso Consip.
Eccessi di spesa e auto.
Per i Ministeri e gli enti sono stati eliminati eccessi di spesa per 1,5 miliardi nel 2012 e 3 miliardi a partire dal 2013. Taglio del 50% rispetto al 2011 per i fondi relativi al parco auto. Tra gli interventi la soppressione dell’Isvap e della Covip (saranno accorpate nell’Irvap) e di altri enti e società .
Locazioni ed edifici.
Stop all’adeguamento degli affitti pagati dallo Stato e avvio della rinegoziazione delle locazioni per ridurre del 15% i canoni. Inoltre, si accelera la procedura di vendira degli alloggi di servizio di proprietà del ministero della difesa.
Personale in soprannumero.
E’ prevista la “risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei confronti dei dipendenti che, in base alla disciplina vigente prima dell’entrata in vigore dell’ultima riforma introdotta dal decreto legge n. 201 del 2011, avrebbero ottenuto la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2014”.
Questi individui avranno la pensione da subito ma riceveranno il trattamento di fine rapporto solo alla data in cui avrebbero maturato il diritto ad andare in pensione.
Gli ulteriori dipendenti pubblici in esubero andranno in mobilità .
Consulenze.
Stop alle consulenze per i dipendenti pubblici che andranno in pensione. Il viceministro Grilli parla di “una clausola di impedimento a dare consulenze al personale in quiescenza”.
Società pubbliche.
Stretta sulle società pubbliche e su quelle in house. Previsto il taglio ai cda delle società a totale partecipazione pubblica: avranno solo tre membri.
Esercito. Le Forze armate ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore al 10%.
SCUOLA
Libri scolastici. Confermata, rispetto agli scorsi anni, la spesa di 103 milioni di euro per garantire l’acquisto di libri scolastici da distribuire gratuitamente agli studenti.
Scuole e atenei non statali.
Saltano i fondi per scuole non statali, mentre 10 milioni vanno alle Università non statali, con un taglio del 50%. Sono le spese autorizzate per il 2013. È anche previsto un incremento di 90 milioni di euro per il Fondo di intervento integrativo per la concessione dei prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio da ripartire tra le regioni.
Più visite fiscali. Trasferita alle regioni una somma forfettaria di 23 milioni che consentiranno alle scuole di poter usufruire delle visite fiscali senza oneri finanziari e amministrativi.
ENTI LOCALI
Province.
Via all’accorpamento delle province, secondo due criteri: popolazione ed estensione. Il Consiglio dei ministri fisserà entro dieci giorni le soglie minime per la sopravvivenza di una provincia, per poi passare la palla agli enti locali. Il processo dovrebbe essere completato entro la fine del 2012. “Questo processo potrà portare presuntivamente ad un numero che si aggira intorno alle 50 province”, ha stimato il ministro Patroni Griffi. Saranno salve le province degli attuali capoluogo e entro il primo gennaio saranno istituite 10 città metropolitane: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. In questi casi saranno soppresse le province.
Trasferimenti a enti locali. Si riducono di 700 milioni di euro per il 2012 e di 1 miliardo di euro dal 2013 i trasferimenti dello Stato alle Regioni a statuto ordinario, escludendo dalla riduzione le risorse destinate al Servizio Sanitario Nazionale.
Per i Comuni la riduzione è pari a 500 milioni di euro per il 2012 e 2 miliardi di euro dal 2013. Per le Province la riduzione è di 500 milioni di euro per quest’anno e 1 miliardo di euro dal 2013.
SANITà€
Liberato il campo dal taglio degli ospedali più piccoli, i tagli nel settore della sanità si concentrano su quattro capitoli. Sarà anticipato il taglio del 5% sull’acquisto di beni e servizi che sarebbe entrato in vigore dal 2013, con la rinegoziazione dei contratti in essere.
Sulla spesa per i farmaci, il governo ha decisio un aumento dello sconto obbligatorio che farmacie (fino al 2014) ed aziende farmaceutiche ( solo per il 2012) praticano al Servizio sanitario nazionale. Per gli anni successivi saranno invece aggiornate le regole che prevedono un tetto di spesa per la farmaceutica territoriale e quella ospedaliera. Meccanismo simile per l’acquisto di dispositivi medici: per il resto del 2012 deciso un abbattimento del 5%, ma dal prossimo anno sarà fissato un tetto di spesa.
Prevista anche la riduzione dell’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati.
(da “la Repubblica“)
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Luglio 4th, 2012 Riccardo Fucile
PER GLI UFFICI DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PREVISTA SOLO UNA RIDUZIONE DI 5 MILIONI NEL 2012 E 10 PER IL 2013 A FRONTE DI UN FONDO CHE CON BERLUSCONI LIEVITO’ IN ANNO DA 363 A 616 MILIONI
C’è un’unica voce, nella bozza circolata ieri sulla spending review, che riguarda direttamente Palazzo Chigi.
È la diminuzione, di 5 milioni nel 2012 e di 10 per il 2013 del “fondo di funzionamento” della Presidenza del Consiglio.
Una miseria se pensiamo che, quando al governo c’erano i Berlusconi, i Brunetta e le Brambille, quel fondo lievitò in un solo anno da una previsione di 363 milioni di euro a un consolidato quasi doppio di 616.
Per “pesare” la misura basti pensare che solo sul capitolo “auto blu” il palazzo di governo segna in un anno la cifra di 9 milioni di euro, e nulla è cambiato nemmeno con le “severe” norme varate da Brunetta.
Come prima, infatti, i capi dipartimento della Presidenza dispongono di due autisti dedicati e di una macchina.
L’unica differenza formale è che l’auto è in capo al dipartimento e non più al dirigente.
È per l’appunto una formalità .
Oggi come allora infatti , quell’automobile serve che è a capo del dipartimento.
Non è l’unica anomalia di una macchina che non riesce a riformare se stessa.
Bruno Stramaccioni, sindacalista Usb a Palazzo Chigi, ne cita diverse altre: “Hanno esternalizzato i servizi informatici. Sa quanto costano? Undici milioni di euro nel triennio. Hanno azzerato un comparto che funzionava, con professionalità che si erano formate con anni di lavoro, per fare cosa? Per darlo alla Selex?”.
Il problema delle auto blu, poi, è strettamente connesso alla presenza di forze di polizia all’interno del Palazzo.
All’ultimo censimento ce n’erano oltre 500 sui circa 4100 impiegati della Presidenza. “Tra questi 259 — spiega Stramaccioni — scadevano al 30 giugno. A quella data sarebbero dovuti tornare nelle loro amministrazioni di provenienza: polizia, gdf, penitenziaria. Il dipartimento invece ha chiesto la proroga per tutti. Resteranno qui: a guidare le auto, a vigilare sull’ufficio passi, ma anche a stare negli uffici, cosa che non dovrebbero poter fare”.
Pazienza. Tutto resta immobile nei corridoi del Palazzo.
Ricordate la struttura di missione per i 150 anni dell’Unità d’Italia? A un anno dalla sua scadenza naturale, è ancora lì.
A guidarla è sempre Giancarlo Bravi, pensionato da diversi anni, rimasto in Presidenza con una consulenza.
Anche questa struttura di missione dovrebbe andare a scadenza, ma pare già pronta la soluzione: verrà trasformata in una struttura di missione per gli Eventi. Niente taglio.
A fronte di spese che continuano ad essere fuori controllo, di dirigenti arrivati per diretta collaborazione di politici, e poi rimasti, senza nè arte nè parte, nei posti direttivi dell’amministrazione di governo (o anche a non far niente), tra i dipendenti serpeggia il malumore.
“Vogliono mandare a casa il 10% dei dipendenti della pubblica amministrazione? Inizino da questi raccomandati che ricoprono posti di responsabilità senza aver sostenuto concorsi e senza titoli adeguati”.
Nei meandri di questa amministrazione pietrificata ci sono anche due curiosità .
La prima: Mario Monti non ha compiuto nessun atto formale per rinunciare al proprio compenso (ovviamente non l’ha ritirato e non lo farà , ma non c’è nessuna regola perchè non lo faccia in futuro).
La seconda: il ministro Moavero non ha dato i propri ferimenti bancari all’ufficio del personale. È lì da mesi ma non sanno come pagarlo.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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