Gennaio 26th, 2012 Riccardo Fucile
BERLUSCONI ATTENDE LA SENTENZA MILLS PER DECIDERE SE STACCARE LA SPINA AL GOVERNO…L’EX PREMIER PRESSATO DAI SUOI DEPUTATI DEL NORD CHE TEMONO SIA UN CALO DI CONSENSI CHE L’ABBANDONO DELL’ALLEANZA CON LA LEGA E QUINDI LA PERDITA DELLA POLTRONA…MA LE ELEZIONI PER IL PDL SAREBBERO IL SUICIDIO
La faccia preoccupata di Mario Monti, mentre lascia di corsa Montecitorio prima che l’aula abbia
votato la mozione unitaria sull’Europa, contrasta con una giornata che, per il suo governo, dovrebbe assicurargli una navigazione tranquilla.
Il voto è stato bulgaro – 468 favorevoli – e, in fondo, si è trattato della prima apparizione formale della nuova maggioranza “tripartita”.
E questo nonostante i democratici e i berlusconiani si sforzino di ripetere che non si tratta dell’avvio di una coalizione “politica”.
Eppure il premier inizia a temere che sia solo la quiete prima della tempesta. “Ho paura – confida ai suoi – che il Pdl non tenga”.
L’attenzione dei sostenitori del Professore è infatti tutta concentrata su quello che è diventato il vero anello debole della maggioranza “strana”: il partito del Cavaliere.
E non è stato un bel segnale per il governo vedere quei 64 astenuti del Pdl – nonostante l’ordine ufficiale di votare no – che non se la sono sentita di andare contro la mozione della Lega.
Gente di Berlusconi, come Laura Ravetto o Massimo Corsaro, eletti al Nord, che temono la fine rovinosa dell’alleanza con Bossi.
“Qua si va a votare – sbotta l’ex ministro Andrea Ronchi – il 90 per cento di noi non ne può più di questo governo”.
A preoccuparsi stavolta sono anche gli uomini del Pd e del Terzo polo. Quelli più impegnati nella difesa del governo tecnico. Come Enrico Letta, che ieri in aula è salito ai banchi del Pdl per una serrata conversazione a quattr’occhi con un’altra colomba, Franco Frattini.
Per questo anche i centristi hanno iniziato a costruire i primi “firewall”, per evitare che il partito dei falchi berlusconiani travolga tutto e trascini l’Italia al voto. “L’atteggiamento del Pdl – spiega il segretario Udc Lorenzo Cesa – ci inizia a preoccupare. Dobbiamo stare attenti e aiutarli a reggere, è interesse di tutti che il Pdl ora non esploda”.
Per questo, rivela Cesa, l’Udc sta dando una mano al segretario Alfano rendendogli meno difficile “raggiungere un accordo con noi alle amministrative. Un’impresa non impossibile visto che in molti posti già governavamo insieme”.
È un modo per allentare la pressione, per abbassare la temperatura interna alla maggioranza che sostiene il governo. E far intravedere al Pdl una via d’uscita alternativa, oltre l’alleanza sempre più difficile con Bossi.
Tanta premura non deve apparire eccessiva.
Nel Pdl infatti ogni giorno che passa cresce il malcontento nei confronti del governo Monti. E in tanti iniziano a pensare che proprio il decreto sulle liberalizzazioni, avversato dalle categorie che da sempre hanno guardato al centrodestra, possa essere il terreno ideale per far saltare il banco e andare in campagna elettorale.
Aldo Brancher, da sempre il pontiere fra Berlusconi e Bossi, lunedì sera era presente alla cena tra i due leader a via Rovani.
E pronostica una svolta a breve: “Berlusconi vede che il decreto Monti colpisce da una parte sola. E i nostri, sul territorio, si devono difendere dall’accusa di votare queste misure impossibili insieme al Pd. Ma pian piano la gente sta iniziando a capire che non era colpa di Berlusconi quello che è accaduto. Bisogna aspettare una quindicina di giorni e poi vediamo”.
Quella “quindicina di giorni”, a cui allude il braccio destro del Cavaliere, porta avanti le lancette della politica a una data chiave per il Pdl: la sentenza del processo Mills. Un processo “politico”, secondo l’ex premier, che ieri ha voluto inviare un segnale preciso andando in Tribunale invece che a Montecitorio.
Come a dire: è a Milano che per me si gioca la vera partita. “Perchè è chiaro – osserva Maurizio Lupi – che una condanna che arriva a un giorno dalla prescrizione significa che anche il collegio dei giudici, oltre alla procura, si è accanito. E per noi sarebbe una sentenza politica con conseguenze politiche. Perchè i giudici non vivono sulla luna”. Insomma, il Cavaliere ha davanti due strade: la prima porta alla rottura con Monti e al voto anticipato.
Strada piena di rischi, anche per i sondaggi negativi che danno in costante caduta il suo partito. Ma avrebbe la certezza di mantenere in piedi l’asse del Nord con Bossi, sia alle politiche che alle amministrative.
La seconda strada conduce invece alla rottura con il Carroccio e al sostegno a Monti fino alla fine della legislatura.
Ma Berlusconi vuole garanzie: “Non posso sostenere un esecutivo con chi vuole mandarmi in galera. Serve un disarmo e il primo passo è la sentenza Mills”.
Il secondo passo, spiegano dal Pdl, è quello che si aspetta il partito Mediaset. L’azienda non vuole scherzi sul beauty contest che dovrebbe assegnare le frequenze digitali. Il ministro Passera per ora l’ha bloccato, ma l’asta non è stata ancora indetta. Ecco, anche la partita delle frequenze, oltre alla sentenza Mills, è in questi giorni sul tavolo del Cavaliere.
Che si è preso “una quindicina di giorni” di attesa. Per capire se staccare la spina. Oppure andare avanti, come ieri, con la maggioranza “strana”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 20th, 2012 Riccardo Fucile
CON LE LIBERALIZZAZIONI, SECONDO LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI, SI AVRANNO RISPARMI FINO A 1.800 EURO A FAMIGLIA… LA CAUTELA DEGLI ECONOMISTI E DI CHI RICORDA ESPERIENZE NEGATIVE IN PASSATO
In Via delle Liberalizzazioni ci potrebbero essere grandi vantaggi per le famiglie, dicono le
associazioni dei consumatori.
Entrando in una strada virtuale già ridisegnata secondo le regole allo studio del governo – dal distributore di benzina al supermercato, facendo un salto pure in farmacia–si potrebbe risparmiare parecchio.
Fino a 1.800 euro l’anno secondo Adiconsum che taglia la sua ipotesi sulla bozza di ieri sera, che potrebbe ancora cambiare, e considerando una famiglia di quattro persone che vive in una grande città e ha un reddito lordo di 80 mila euro l’anno.
Possibile?
Sull’altro piatto della bilancia non ci sono soltanto le critiche delle categorie che con il «disarmo multilaterale» messo in cantiere dal governo perderebbero qualche rendita di posizione.
Ma anche le perplessità di numerosi esperti che alle liberalizzazioni sono pure favorevoli ma invitano a non leggerle così.
A non considerarle, insomma, una bacchetta magica che dopo un tocco in consiglio dei ministri può cambiare la vita agra del consumatore ai tempi della crisi.
E suggeriscono, piuttosto, di cambiare punto di osservazione, di guardare alla deregulation come stimolo alla crescita.
Vista da qui la lenzuolata di Monti potrebbe portare ad un aumento del Prodotto interno lordo pari all’1% secondo la Banca d’Italia, dell’ 1,4% per il Cermes Bocconi.
Ma cosa potrebbe cambiare davvero nella vita di tutti i giorni?
Entriamo in Via delle Liberalizzazioni e proviamo a capire.
Farmacie
Tra medicine e prodotti da banco la famiglia tipo disegnata dall’Adiconsum risparmierebbe 70 euro l’anno.
Un risultato raggiunto grazie alla cancellazione dei paletti previsti oggi per gli orari e i turni. Ma soprattutto perchè adesso il medico deve indicare nella ricetta il farmaco generico, meno caro. Secondo Farmindustria, però, il consumatore non risparmia nulla e l’unico effetto è quello di «spostare milioni di confezioni prodotte in Italia verso il mercato estero».
Chi ha ragione? Qualche vantaggio ci potrebbe essere ma bisogna tener conto anche di quanto è grande l’intera torta.
Calcola l’ufficio studi della Cgia di Mestre che per i farmaci di fascia C, quelli interamente a carico del paziente, una famiglia italiana spende in media 126 euro l’anno.
Benzina
La famiglia tipo che abita in Via delle Liberalizzazioni ha due macchine.
E alla fine dell’anno, sempre secondo i consumatori, il salasso al distributore potrebbe essere meno caro di 250 euro.
Questo se la nostra strada virtuale è fuori città , dove non ci sono più limiti per i self service.
E se il gestore è proprietario dell’impianto, perchè in questo caso può comprare la benzina non solo da un produttore come avviene oggi ma da più fornitori, provando a spuntare un prezzo migliore.
Funziona? Disegnato così, secondo alcuni sindacati del settore, il decreto riguarda solo 500 impianti su 25 mila.
E secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, qualche vantaggio potrebbe arrivare piuttosto dai grandi distributori dei centri commerciali.
Dove ci sono, hanno trascinato verso il basso di 4 centesimi al litro anche il prezzo delle stazioni di servizio tradizionali che si trovano nella stessa zona.
Avvocati
Lo studio legale non può più applicare le tariffe minime e nemmeno quelle massime.
Il prezzo viene fissato liberamente tra avvocato e cliente e così se i professionisti di chiara fama possono guadagnare ancora di più, quelli all’inizio della carriera hanno la possibilità di attirare clienti offrendo parcelle low cost.
È diventato obbligatorio anche il preventivo che, con i tempi lunghi della giustizia italiana, può mettere il cliente al riparo da quelle «revisioni al rialzo» che sono spesso la regola.
Dicono i consumatori che la famiglia tipo, considerando non solo gli avvocati ma tutti i professionisti, potrebbe risparmiare fino a 400 euro l’anno.
L’organismo unitario dell’avvocatura protesta e dice che così si vuole ridimensionare la funzione del legale.
Negozi
Le regole sono già cambiate più volte e sempre nella stessa direzione.
Ma adesso per i negozi arriva una libertà praticamente totale negli orari di apertura e anche nei turni di chiusura.
Diventa possibile comprare il latte sotto casa anche tornando tardi a casa dal lavoro. E, sempre secondo i consumatori, questo potrebbe innescare un meccanismo di concorrenza che farebbe risparmiare alla nostra famiglia tipo 350 euro l’anno.
I commercianti dicono che non è vero. Secondo loro una competizione così spietata costringerà i piccoli negozi a chiudere sotto i colpi della grande distribuzione.
E alla fine per comprare il latte dovremo lasciare Via delle Liberalizzazioni, prendere la macchina e andare al centro commerciale.
Banche
La nostra famiglia tipo ha deciso di comprare casa e deve fare un mutuo.
La banca non può più aggiungere un’assicurazione sulla vita, solo quella prendere o lasciare. Ma deve far scegliere il cliente tra le polizze offerte da almeno due compagnie diverse.
Un meccanismo di concorrenza che allo sportello di Via delle Liberalizzazioni potrebbe far scendere il costo di 150 euro, sempre secondo i consumatori.
Ai quali aggiungere altri 50 euro l’anno che, entro tre mesi, potrebbero arrivare dalla possibilità di avere il conto corrente base che deve garantire una serie di servizi minimi gratuiti.
E anche con le nuove regole sulle commissioni che mettono ordine nella selva delle tariffe applicate e spesso modificate unilateralmente dagli istituti.
Rc auto
In questo caso lo sconto è previsto per legge. E si applica a chi decide di mettere sulla propria macchina la scatola nera che, un po’ come sugli aerei, registra i movimenti del veicolo anche in caso di incidente.
Così diventa possibile complicare la vita a chi simula un tamponamento per ottenere il rimborso. E le compagnie hanno sempre detto che le truffe sono uno dei motivi per cui le polizze italiane sono le più care d’Europa.
Adesso non hanno più alibi anche perchè i periti che certificano il falso rischiano fino a cinque anni di carcere.
Il nostro assicuratore in Via delle Liberalizzazioni, poi, al momento della firma del contratto deve parlarci anche delle condizioni proposte da altre tre compagnie. Stimano i consumatori che in tutto si risparmieranno 350 euro l’anno.
Taxi
Pur senza arrivare al modello New York, del resto possibile solo senza traffico privato, anche in Via delle Liberalizzazioni l’aumento del numero delle licenze si è fatto sentire.
Gli orari e le tariffe sono più flessibili, c’è concorrenza e abbassare il costo della corsa può essere lo strumento per avere più clienti.
Dicono i consumatori che la nostra famiglia tipo risparmierà 100 euro l’anno.
Possibile? Non ci sono solo le proteste dei tassisti che hanno fatto un mutuo per comprare una licenza che oggi non vale niente. In Italia il taxi è un servizio per pochi, di fatto disponibile solo nella grandi città .
L’ufficio studi della Cgia di Mestre calcola che oggi la spesa media delle famiglie italiane è 48 euro. Davvero difficile risparmiarne 100 se ne spendiamo la metà .
Bollette
Che succede alle bollette che arrivano a casa della nostra famiglia tipo?
Dicono i consumatori che adesso sono meno salate, 150 euro in meno l’anno.
Questo per effetto del nuovo metodo di calcolo deciso ogni tre mesi dall’Autorità dell’energia, agganciato non più ai vecchi contratti di lungo termine ma a quelli spot, più vantaggiosi.
Anche la separazione fra Snam ed Eni potrebbe avere degli effetti positivi, anche se ci vorrà più tempo.
Ma le cose stanno proprio così? Dice Tito Boeri, coordinatore del sito Lavoce.info: «Nel medio periodo le liberalizzazioni avranno sicuramente un effetto positivo sui prezzi per famiglie ed imprese». Si chiedono però i più scettici: non è possibile che una parte del prezzo più basso venga recuperato su un’altra voce e che, ad esempio, il pieno costi di meno ma il benzinaio ricarichi tutto il resto? «Il rischio c’è ma anche qui il meccanismo della concorrenza dovrebbe regolare i prezzi rimodulati arbitrariamente, cioè premiare chi è meno caro. Tuttavia è riduttivo guardare alle liberalizzazioni solo in termini di risparmio per le famiglie. Il vero obiettivo è sbloccare il Paese, a questo servono davvero».
E su questo punto è d’accordo Linda Lanzillotta, presidente di Glocus, che pure alle liberalizzazioni non è certo contraria: «Qualche effetto ci sarà ma viste in questo modo rischiano di creare delle aspettative inappropriate e difficili da mantenere».
Giuseppe Roma, direttore del Censis, fa l’esempio delle telecomunicazioni: «Con i telefoni la liberalizzazione c’è stata, ma se il prezzo del servizio singolo è sceso la spesa finale delle famiglie è aumentata. Intendiamoci, quest’operazione deve servire a creare lavoro e quindi a far crescere il reddito. Non a far spendere meno le famiglie che non hanno più un euro perchè adesso pagano più tasse».
Troppo ottimisti i consumatori, allora? Così pensa l’ufficio studi della Cgia di Mestre che guarda alle liberalizzazioni del passato, su 11 beni e servizi di largo consumo. Il costo delle assicurazioni è cresciuto quattro volte più dell’inflazione, quello delle autostrade il doppio.
Lorenzo Salvia
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 20th, 2012 Riccardo Fucile
OGGI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI VARA LE MISURE SULLA CONCORRENZA… I CREDITI DELLE IMPRESE CON LO STATO: 70 MILIARDI PAGATI IN TITOLI PUBBLICI
Pronto al via il decreto sulle liberalizzazioni che sarà varato quest’oggi dal Consiglio dei ministri.
Il provvedimento che inaugura la “fase due” del governo per il rilancio dell’economia e la crescita ha ricevuto pieno sostegno anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ieri ha incontrato al Quirinale il premier Monti.
Mentre a Palazzo Chigi sono stati ricevuti i rappresentanti di Pdl e Terzo Polo, per un primo confronto politico con la maggioranza di governo (ma non quelli del Pd che, polemicamente, chiedono conto della mancata convocazione).
Tra le novità dell’ultima ora si segnala anche la possibilità che il corposo debito della Pubblica amministrazione con le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia erogato in titoli di Stato, per dare fiato alle imprese strozzate dal credit crunch, la stretta creditizia.
Un’ipotesi ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.
Il decreto sulle liberalizzazioni, che sarà forse accompagnato da altri due decreti (uno sulle semplificazioni e un altro per bloccare l’asta gratuita delle frequenze tv), prosegue il suo cammino con le ultime limature tra veti di lobby, pressioni più o meno rumorose innescate da categorie e settori infastiditi dalla “rivoluzione a 360 gradi” del governo Monti per contrastare “privilegi e rendite di posizione”.
Si registrano passi avanti sul fronte dei professionisti e sulla separazione tra Snam Rete gas ed Eni. Ma anche dietrofront nel campo di assicurazioni, commercio, carburanti, ferrovie, farmacie.
Altri se ne potrebbero aggiungere oggi su taxi, Poste e concessioni balneari.
Commerci
Frenata sullo sconto libero, i saldi diventano “elastici”
Nella prima bozza di decreto campeggiava già all’articolo 2: “Libertà di praticare sconti”.
E invece la possibilità per le attività commerciali di decidere in autonomia quando, come e per quanto tempo proporre “sconti, saldi o vendite straordinarie”, senza “obblighi preventivi di comunicazione alla amministrazione”, non si legge nell’ultima bozza del decreto.
Il governo sembra optare per una formulazione più prudente.
Viene favorita, per questo, la “semplificazione e liberalizzazione di alcune modalità di promozione”. In pratica, saranno possibili alcune promozioni anche al di fuori della stagione canonica dei saldi.
Farmacie
Regioni “commissariate” se negano nuove aperture
Cinquemila farmacie in più e Regioni “commissariate” se non provvederanno all’assegnazione di almeno l’80 per cento delle nuove licenze a concorso.
Ma rispetto al testo originario verrebbe frenata la vendita di farmaci di fascia C alle parafarmacie.
Il testo del decreto liberalizzazioni, secondo quanto emerso fino ad oggi, scontenterebbe tutti: Federfarma, minaccia serrate mentre le parafarmacie temono la progressiva scomparsa dei loro quattromila punti vendita.
Secondo il testo in circolazione il settore si troverebbe a competere con ulteriori nuove farmacie senza poter dispensare liberamente i farmaci di fascia C, ovvero quelli a carico del cittadino e con obbligo di ricetta.
Carburanti
Via libera ai self service soltanto fuori dalle citt�
Doppia corposa retromarcia che fa piacere ai petrolieri (“Si torna al buon senso”, è il commento prevalente).
Nella nuova bozza scompare l’obbligo di vendere la metà degli impianti in mano alle compagnie (ora subentra la “facoltà ” dei gestori di accordarsi per riscattare gli impianti “ad equo indennizzo”).
E viene ammorbidito il divieto di esclusiva nel rifornimento. I gestori proprietari potranno acquistare carburante senza vincoli di marca per il 50% dell’erogato.
Quelli non proprietari non più (prima era il 20%).
La libertà di aprire impianti completamente automatizzati, ovvero i self service, verrebbe infine mantenuta, ma solo fuori dai centri abitati. Confermata anche la possibilità per le pompe di vendere prodotti non oil (giornali, tabacchi, cibo).
Rc auto
L’agente monomandatario non rappresenta più compagnie
Indietro tutta sugli agenti assicurativi che non saranno più tenuti a offrire polizze di più compagnie al cliente.
Obbligo sostituito da una più rassicurante raccomandazione alla trasparenza: “Sono tenuti, prima della sottoscrizione, a informare il cliente in modo corretto, trasparente ed esaustivo sulla tariffa e sulle condizioni contrattuali di almeno tre diverse compagnie assicurative non appartenenti a medesimi gruppi”.
Un confronto non obbligatorio e che non rompe i rapporti di esclusiva. Confermato, invece, lo sconto sull’Rc auto per chi accetterà di installare la scatola nera sul proprio veicolo e su chi lo farà ispezionare prima della stipula e la stretta sulle frodi per i risarcimenti.
Professionisti
Il termine “tariffe” sparisce anche dal nostro codice civile
Le tariffe, sia minime, sia massime dei professionisti, sono abrogate.
Nel mirino di questo articolo del decreto ci sono le categorie che fino ad oggi hanno goduto di una larga autonomia circa gli oneri da scaricare in capo al loro cliente.
La norma prevedere l’abolizione delle tariffe dei notai (il capo V, titolo III, della legge 16 febbraio 1913, n. 89). Cancellato pure il termine “tariffe” nel primo comma dell’articolo 2233 del codice civile. Il giudice, nel caso in cui il compenso non possa essere determinato “secondo gli usi”, decide secondo equità e non più previa acquisizione del parere dell’ordine professionale a cui appartiene il professionista.
Taxi
Gara per i nuovi permessi ma salta la doppia licenza
Novità in arrivo anche per i tassisti.
Sia la “territorialità “, ovvero le aree nelle quali è possibile “caricare” clienti, sia la possibilità di mettere in gara nuove licenze, saranno demandate alla Autorità della Rete in accordo con i Comuni e i rappresentanti di categoria.
Salta, invece, la concessione della doppia licenza per ogni taxi (“un tassista una licenza”, gridano da giorni gli autisti delle auto bianche) e della possibilità di cumulo dei permessi.
In compenso la categoria propone aperture sui tempi di lavoro. I taxi driver sono anche pronti ad allungare o gestire diversamente i turni e a rilanciare il servizio con nuove tecnologie e offerte “innovative”.
Autostrade
Si cambia, tetto al pedaggio limitato ai nuovi contratti
Sui gestori autostradali non si abbatterà la temuta norma che introduceva un price cap sulle tariffe per tutti a partire dal prossimo anno.
L’articolo che sarà vagliato oggi dal plenum dei ministri del governo Monti, prevede invece che il sistema del “tetto al prezzo” degli incrementi tariffari (oggi decisi da Anas e ministero delle Infrastrutture e Trasporti alla fine di ogni anno), verrà fissato dall’Autorità della Rete ma solo per i nuovi contratti di gestione.
E quindi sono salvi gli attuali concessionari, a cominciare da Autostrade. Altra novità – se confermata dal testo oggi in Cdm- la possibilità di aprire nuove aree di ristoro o di servizio lungo strade e autostrade.
Ferrovie
Le Fs conservano la rete: addio alla separazione
Salta la separazione proprietaria della rete ferroviaria Rfi dalla holding Fs. La questione non sembrerebbe archiviata del tutto, ma rimandata a quando la nuova Autorità per le reti – che si occuperà anche di trasporti (taxi compresi), oltre che di energia (assorbirà le Authority dei due settori)- presenterà al governo una relazione in materia.
Relazione che fotografi il grado di concorrenza potenziale (anche alla luce dell’ingresso di concorrenti come Ntv)
Altro snodo, venuto meno nell’ultima versione di decreto, è l’obbligo di gara per l’affidamento del trasporto regionale da parte delle Regioni. In questo settore quindi si allontana la prospettiva di un forte ingresso dei privati
Lucio Cillis e Valentina Conte
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 15th, 2012 Riccardo Fucile
IL PARERE DI UNA OPINIONISTA, DI UN GIORNALISTA, DI UN ECONOMISTA E DI UN POLITOLOGO SUI PRIMI PASSI DEL GOVERNO MONTI
Barbara Spinelli: Il paradosso dell’europeista che non crede nell’Unione
Il rilancio di un’Europa sovranazionale, capace di vincere la crisi togliendo l’ultima parola ai mercati: Monti sembrava essersi dato questo compito primario.
Ha cominciato ad assolverlo, restituendo prestigio all’Italia. Ma qui s’è fermato. L’intervista di ieri alla Welt, pubblicata in parte da Repubblica, è sconfortante; non fa presagire l’intrepidezza che ci aspettavamo da chi si professava europeista.
Alla domanda del giornale (Dov’è finita l’utopia di Ventotene?) Monti risponde perentorio : “Son convinto che non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa, non fosse altro perchè non ne abbiamo bisogno”.
È una brutta capitolazione, perchè se non ne abbiamo bisogno ora, quando?
È vero, “non sono più in gioco pace e guerra”.
Ma altre prove ci attendono, molto gravi.
Secondo Monti l’utopia è già realizzata, “grazie alla sussidiarietà ” (se lo Stato da solo non ce la fa interviene l’Unione, e viceversa).
Ma la sussidiarietà funziona se l’Europa ha una sovranità statuale: altrimenti non significa nulla. Non saremmo nella fossa, se l’Unione esistesse.
Monti non è europeista o blandisce Berlino e Parigi? Non è chiaro.
Non è comunque promettente: i mercati continueranno ad avere l’ultima parola.
Enrico Mentana: Il recinto sicuro: un profilo da salvatore della patria
In due mesi di uscite tutte calcolate, conferenze stampa, colloqui filtrati con i giornali e le due ospitate televisive (Vespa e Fazio), Monti ha mantenuto un profilo preciso.
A parte l’evidenza (pacatezza, ostentazione di competenza, tono volutamente asettico) c’è un sottotesto sempre presente, che si intreccia ad ogni risposta o considerazione e si può riassumere in due frasi che Monti non pronuncerà mai: “Non sono Berlusconi”, e “Sono stato chiamato per salvare la baracca”.
Razionalmente o no, tutti noi fin da subito abbiamo confrontato il nuovo premier con il predecessore: operazione inevitabile, ma pericolosa perchè ne relativizza i contenuti.
La maggior parte degli italiani coglie i vantaggi del paragone, la minoranza nostalgica ne evidenzia i punti di debolezza.
Quasi nessuno si sottrae al doppio riflesso condizionato: le misure sono dolorose ma condivisibili, perchè servono a espiare le malefatte del Cavaliere, e quindi ne sottolineano ancora una volta la negatività ; le misure sono durissime e inefficaci, e confermano che il problema non era “Lui”.
Resta da conoscere ancora il vero Monti, quello che prima o poi risponderà a una domanda “vera”, quando uscirà (se uscirà ) dal recinto protetto.
Sandro Trento: Salva-Italia, pochi tagli ma rivoluzione vera
A fronte dell’immobilismo del governo Berlusconi nei tre anni precedenti, colpisce la rapidità e il coraggio di Monti.
La manovra “salva Italia” vale circa 40 miliardi di euro (2012-2014). 21,4 miliardi per la riduzione del deficit e quasi 19 miliardi per il rifinanziamento di spese indifferibili e di interventi di stimolo dell’economia.
Il difetto principale è che è una manovra sbilanciata fatta da maggiori entrate (27 miliardi) e pochi tagli alle spese (12,9 miliardi). Troppe tasse.
Ma si tratta di misure strutturali, niente una tantum, nè condoni, nè operazioni di “contabilità pubblica creativa”.
A regime, l’Italia avrà un avanzo primario di 5 punti di Pil, molto più degli altri paesi europei.
È consentito dire che l’Italia ha fatto la sua parte.
Gli italiani hanno dimostrato che sono disposti a fare sacrifici se c’è un quadro credibile di risanamento del Paese.
Straordinario il fatto che si sia realizzata una robusta riforma del sistema pensionistico senza scioperi e proteste.
Il sistema di calcolo contributivo si applica ora a tutti i versamenti pensionistici, secondo lo schema “pro rata” e in pensione a 66 anni dal 2018.
L’Italia non ha più un problema pensionistico. Importante anche il ripristino di una imposta sui patrimoni: l’Ici sugli immobili.
Ora serve più coraggio sull’equità e sulla crescita.
Gianfranco Pasquino: Abile e inattaccabile, altro che premier tecnico
Politico per caso”? Certamente, no. Quando un professore di Economia riesce a sopravvivere per dieci anni come Commissario europeo e ne esce apprezzato sia dai tedeschi che dagli inglesi, qualche dote politica deve possederla.
Austero e algido, ma non privo di un sottilissimo sense of humour, Monti segnala, persino con un po’ di civetteria, la sua distanza, non dalla politica, ma dai politici, quei sedicenti “professionisti” che non sanno fare le riforme e non capiscono l’economia.
Il suo modo di trattare i partiti, tenendoli a distanza e i parlamentari, riconoscendo che da quei voti (e da quei malumori) il suo governo dipende, è un’altra indicazione convincente che Monti ha imparato che la politica consiste prima di tutto nel sopravvivere.
La sua sopravvivenza, senatore a vita, è comunque assicurata.
Neanche la sua autonomia e la sua indipendenza di giudizio corrono rischi.
Nei suoi confronti, i “poteri forti” possono tentare pressioni più o meno improprie, ma il prestigio di cui gode in Europa, la stima della sua comunità accademica e professionale, il sostegno del presidente della Repubblica lo rendono inattaccabile. Monti può essere sminuito come “tecnico” soltanto dai politici incompetenti.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER ITALIANO CHIEDE IL RICONOSCIMENTO CHE L’ITALIA NON SIA PIU’ CONSIDERATA UN RISCHIO PER LA STABILITA’ EUROPEA
“Grande rispetto” per le riforme messe in campo dall’Italia è arrivato dalla cancelliera
tedesca Angela Merkel, al termine del bilaterale con il premier Mario Monti.
”L’Italia ha fatto cose straordinarie”, ha sottolineato la Merkel che si è detta ”impressionata dalla velocità con la quale sono partite le riforme” nel nostro Paese.
Riforme che, ha aggiunto Merkel, ”rafforzeranno l’Italia”.
“Noi abbiamo seguito con grande rispetto l’attuazione. Credo che il lavoro del governo italiano in questo modo viene onorato”.
Con Monti abbiamo avuto ”colloqui molto intensi e amichevoli ulla situazione dell’Unione europea” ha detto la cancelliera. “Il presidente del Consiglio italiano ha adottato la manovra nel giro di pochissimi giorni”.
Non “ricompense”, ma il “riconoscimento” che l’Italia non è più un “rischio” per la stabilità dell’Europa.
È quanto chiede il premier Mario Monti all’Europa.
Il premier italiano ha ricordato la “maturità ” degli italiani nell’accettare i sacrifici, che “merita non ricompense da parte dell’Europa perchè queste misure sono state adottate nell’interesse dell’Italia, ma un riconoscimento da parte dell’Europa che non deve più temere l’Italia come possibile fonte di infezione per la zona euro, ma può contare su un’Italia pronta a fare appieno la sua parte nella conduzione della Ue verso la stabilità “.
La Germania è disponibile, se lo faranno anche gli altri Paesi, ad aumentare le risorse a disposizione del fondo salva stati, ha affermato la cancelliera tedesca, che ha aggiunto: “Ognuno deve fare la sua parte. Siamo una entità unica nel mercato internazionale”.
“Insieme possiamo trovare la migliore soluzione”, ha rilanciati Mario Monti, sottolineando il ruolo fondamentale dell’Unione europea per superare la crisi. L’Europa – ha aggiunto – è una delle migliori costruzioni dell’Umanità alla quale l’Italia ha partecipato.
“Non è che la Germania non abbia nulla da imparare dagli altri paesi Ue. Qui dobbiamo scambiare le nostre esperienze”. Lo ha detto il cancelliere Angela Merkel.
“La prossima settimana dovremmo arrivare ad un provvedimento molto ampio per le liberalizzazioni”, ha detto Monti, in conferenza stampa, aggiungendo di aver “illustrato alla cancelliera i risultati avanzati della nostra fase 2”.
Oltre alle liberalizzazioni, c’è la riforma del mercato del lavoro: “Lo scopo è quello di conseguire contenporaneamente più crescita e più equità “.
Già al vertice europeo del 30 gennaio “Avremo fatto dei passi in avanti” sulle nuove regole di governance economica che i Paesi dell’area euro e dell’Ue intendono darsi, ha annunciato la cancelliera della Germania, al termine di un incontro a Berlino.
Inoltre “abbiamo parlato del fatto che il prossimo Consiglio europeo dovrà anche occuparsi di come rafforzare la crescita economica e in questo modo la crescita dell’occupazione”.
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Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile
NEL PROGETTO UN DIRETTORE GENERALE CON PIENI POTERI E UN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE RIDOTTO… MONTI AGIRA’ IN TEMPI BREVI MA EVITERA’ IL COMMISSARIAMENTO
“A gennaio la testa sarà da un’altra parte. Il 20 c’è il Trilaterale, alla fine del mese il vertice
europeo. Ma dopo il 30 ogni giorno è buono per una riforma della Rai”.
Al presidente Paolo Garimberti, che lo ha salutato nello studio di “Che tempo che fa” domenica pomeriggio, Mario Monti ha fornito qualche precisazione sui tempi dell’intervento del governo sulla tv pubblica.
Ma “a giorni”, dicono a Palazzo Chigi, il dossier “Viale Mazzini” sarà sulla scrivania del premier e del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera per la scrittura di nuove regole di nomina del consiglio di amministrazione e soprattutto del direttore generale per il quale cambieranno radicalmente i poteri.
Diventeranno pienamente operativi sul modello dell’amministratore delegato.
I tempi insomma potrebbero anche essere più brevi. Il governo lavora sulla Rai ormai da settimane.
Ha già tolto dal tavolo l’idea del commissariamento dell’azienda. Può restare come spauracchio se i partiti rinunceranno a collaborare.
Ma non ci sono gli elementi per un’iniziativa amministrativa nel caso della Rai. E Monti non vuole mettere le dita negli occhi alla politica che vede l’amministrazione straordinaria come una tragedia.
Ciò non significa che la presa dei partiti sull’azienda non sia destinata a un ridimensionamento.
“Anzi. Più della governance il nostro obiettivo – spiegano a Palazzo Chigi – è separare la politica dall’azienda”.
Si lavora perciò a una decisa sforbiciata del numero dei consiglieri di amministrazione sul modello di quello che è stato fatto con il decreto salva-Italia per l’Authority. All’Agcom, per esempio, i membri passeranno da 8 a 4: una riduzione drastica.
Per la Rai si pensa a un taglio altrettanto netto, approfittando della scadenza imminente dell’attuale Cda (28 marzo).
Oggi i consiglieri sono 9, potrebbero diventare 3-4.
Visto che al Tesoro, azionista quasi al 100 per cento, ne tocca uno, è una pesante cura dimagrante per la politica.
“In un’epoca di tagli e di crisi economica, la riduzione del cda è un passo necessario anche sulla strada del risparmio”, dicono negli ambienti vicini al premier.
Ma l’intervento determinante sarà sulla figura-chiave dell’amministratore delegato chiamato a sostituire la figura del direttore generale.
Dev’essere un supermanager, un vero capo azienda con margini operativi assoluti, che non prevedano un passaggio settimanale dal vaglio del cda.
E i partiti difficilmente potranno tirarsi indietro.
Sia nella proposta di riforma del Pd che nel progetto di legge firmato da Alessio Butti (Pdl) si istituisce la figura dell’amministratore unico.
Su questo punto i poli potranno fare le barricate per difendere la legge Gasparri?
Il passaggio con i leader di partito sarà fondamentale per portare all’approdo la riforma della governance annunciata ieri ufficialmente dal sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà .
Prudentemente, è stata esclusa l’ipotesi privatizzazione, la strada maestra secondo il premier.
Ma diventerebbe terreno di scontro.
E avrebbe un cammino complicatissimo, molto più lungo di poche settimane.
Per modificare i criteri di nomina e i poteri del Ceo è invece sufficiente un disegno di legge di pochi articoli.
“In tutti i paesi europei esiste una televisione pubblica – sottolinea Claudio Cappon, ex direttore generale della Rai e oggi vicepresidente dell’Uer, l’unione dei broadcasting continentali – Anche in Portogallo il progetto di privatizzazione, varato in seguito alla crisi economica, è stato ritirato”.
La vendita di una o più reti Rai è dunque un problema che verrà affrontato in seguito, semmai potrà essere gestito dall’amministratore unico. “Ma il servizio pubblico è come il soldato Ryan – dice Cappon – : per salvarsi deve meritarselo”.
La reazione del centrodestra è poco incoraggiante.
Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto invitano l’esecutivo a lasciar perdere: “Non è materia di sua competenza”. Tutte le riforme del passato però sono stato promosse dai governi. Legge Gasparri compresa.
Sulla carta il governo conta sul sostegno pieno di Pd e Udc.
Va verificato anche il contraccolpo che le voci avranno sull’azienda e sui suoi vertici. Il direttore generale Lorenza Lei lavora a un nuovo piano industriale e vorrebbe presentarlo all’inizio di marzo.
Per allora dovrebbero esserci già le nuove regole e forse l’identikit del nuovo supermanager chiamato a guidare Viale Mazzini.
A gennaio un banco di prova per l’attuale struttura è la decisione sul nuovo direttore del Tg1.
Ma il premier Monti ha deciso: alla Rai si cambia.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 8th, 2012 Riccardo Fucile
“L’ITALIA DEVE TORNARE ALLA LEGALITA’: DA FEBBRAIO NUOVI BLITZ STILE CORTINA”….”LE IMPOSTE SERVONO A PAGARE I SERVIZI DI CUI BENEFICIANO TUTTI I CITTADINI: CHI LE EVADE COMMETTE UN VERO FURTO AI DANNI DI TUTTI”… “GRAZIE ALL’INCROCIO CON I DATI DEL PRA SUI PROPRIETARI DI AUTO DI LUSSO, ABBIAMO FATTO RIEMERGERE 160 MILIONI DI TASSE EVASE”
“Lo ringrazio, ce n’era davvero bisogno…”. Per una volta, Attilio Befera può dismettere i
panni di San Sebastiano.
Nella guerra agli evasori fiscali il presidente del Consiglio si schiera senza se e senza ma a difesa dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia.
E l’uomo che riscuote i tributi per conto dello Stato, contestato dai furbetti delle tante Cortine d’Italia, bersagliato dai reietti dell’eversione violenta e accusato dagli inetti di una destra illiberale, sente finalmente lo Stato dalla sua parte.
“Noi facciamo solo il nostro dovere. E lo facciamo sulla base delle leggi votate all’unanimità , da tutto il Parlamento. E continueremo a farlo, perchè questo Paese deve decidere da che parte stare: con o contro lo Stato di diritto”.
Il 42% dei possessori di barche di lusso, il 31,7% di proprietari di auto di altissima cilindrata e il 25,7% degli intestatari di aerei da diporto dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro l’anno.
Le categorie del lavoro autonomo denunciano in media 18 mila euro l’anno, contro i 25 mila euro denunciato dal lavoro dipendente.
La Guardia di Finanza fa un blitz a Cortina, scopre che su 133 possessori di auto di lusso 100 dichiarano meno di 30 mila euro e fa lievitare fino al 400% il volume dei ricavi di negozi e commercianti certificati dall’emissione di scontrini e ricevute fiscali.
Di fronte a questo scandalo della democrazia, che destabilizza le fondamenta del patto sociale e altera le basi del libero mercato, succedono due cose incredibili. Un pezzo di Paese grida all'”oppressione fiscale”.
E un pezzo di Parlamento difende i “ladri” e accusa le “guardie”.
Ancora una volta, come sempre accade quando l’Italia si sporge sull’abisso della bancarotta finanziaria e il governo di turno costringe gli italiani alla penitenza tributaria, la questione fiscale diventa il cuore di un’irrisolta frattura politica e di un’impossibile coesione sociale.
Befera è un capro espiatorio perfetto.
Monti chiede sacrifici pesanti agli italiani, e aumenta le tasse per accelerare il pareggio di bilancio.
L’amministrazione finanziaria prova a stringere la morsa intorno all’evasione fiscale, con qualche accanimento eccessivo non contro chi non paga perchè è disonesto, ma contro chi non ce la fa a pagare perchè c’è la crisi.
Ma intorno a questo disagio, oggettivo ma circoscritto, monta una colossale e paradossale campagna contro gli “strozzini” di Equitalia.
Si evoca lo “stato di polizia”.
Si denunciano le “inutili operazioni ad effetto” nelle località dei vip.
E qualche delinquente tira le sue “conclusioni”: bombe carta contro i servitori dello Stato, proiettili per posta nelle sedi dell’Agenzia delle Entrate.
Nel Pdl, da Cicchitto a Gasparri, le parole volano comne pietre.
Befera è preoccupato: “C’è stata tanta, troppa leggerezza in questi giorni, nel commentare questi episodi. Per questo ora ringrazio il presidente del Consiglio, per la posizione molto forte che ha preso a Reggio Emilia. Noi facciamo solo il nostro dovere, nei confronti di contribuenti che spesso non lo fanno”.
La vergogna della “Gomorra delle Dolomiti”, come Francesco Merlo ha provocatoriamente definito Cortina d’Ampezzo, sta lì a dimostrarlo.
“Diciamo che con la nostra operazione abbiamo fatto andar bene gli affari…”, ripete Befera con un po’ d’ironia.
Ma la questione è invece molto seria.
“Vede, questo Paese deve davvero scegliere se continuare sulla strada di questi ultimi anni, o tornare a praticare la legalità e il senso civico. Prima di tutto, dobbiamo ricordarci sempre che le imposte servono a finanziare i servizi di cui tutti i cittadini beneficiano, dagli ospedali alle scuole. E per questo io credo che chi evade le tasse commette un vero e proprio furto nei confronti di tutti noi. E aggiungo che chi non paga tasse e contributi viola la concorrenza, e fa un danno enorme agli imprenditori onesti, e quindi all’intero sistema economico”.
Per questo i “blitz” in stile Cortina “non si fermeranno, ma anzi andranno avanti”, come annuncia Befera.
Le prossime missioni della Guardia di Finanza scatteranno non subito (perchè gennaio “è mese di bassa stagione”), ma da febbraio.
E si concentreranno nelle località turistiche più rinomate, soprattutto quelle invernali, a caccia dei “soliti ignoti” del Fisco.
Altro che “azioni demagogiche e spettacolari”, come strepita la Santanchè, chiedendo i danni per l’amata Cortina e le dimissioni per l’odiato Befera. “Facciamo il nostro lavoro, e abbiamo dimostrato che dà risultati”.
Li dà sul territorio, ma li dà anche negli uffici.
E qui il numero uno di Equitalia ci tiene a dare un’altra risposta a chi, da destra, critica l’invio di tanti “operativi” delle Fiamme Gialle per scoprire fenomeni di occultamento delle imposte che si potevano scoprire consultando semplicemente gli elenchi del Pubblico Registro Automobilistico.
“Noi non facciamo solo operazioni sul territorio. Di controlli incrociati, attraverso il supporto informatico, ne abbiamo sempre fatti”.
C’è un dato, ancora inedito, che da la misura di questa attività ispettiva e dei suoi risultati: nel 2011, grazie a 3 mila controlli effettuati con l’incrocio tra i dati del Pra sui proprietari di auto di lusso e le dichiarazioni dei redditi, l’Agenzia delle Entrate ha fatto emergere 160 milioni di imposte evase.
Circa 1.000 contribuenti controllati hanno aderito all’accertamento fiscale, e hanno pagato oltre 60 milioni di tasse aggiuntive.
Anche questa è l’Italia, purtroppo.
È il raccolto avvelenato della semina di questi anni, che hanno visto un presidente del Consiglio inquinare il discorso pubblico con i germi della Vandea fiscale permanente.
“Se lo Stato mi chiede il 50% di quello che guadagno mi sento autorizzato ad evadere”. Oppure “non metterò le mani nelle tasche degli italiani”.
Silvio Berlusconi ha “diseducato” così i suoi elettori, di fronte al rispetto dei doveri del civismo, della legalità , della solidarietà .
“È la peggiore espressione che si possa immaginare”, commenta Befera, che risponde facendo appello al “senso dello Stato, e al senso di appartenenza a quella comunità che si chiama Italia, alla quale tutti apparteniamo, con gli stessi diritti e gli stessi doveri”.
Resta da dire che anche Equitalia ha commesso e commette molti errori, dalle “cartelle pazze” ai pignoramenti indiscriminati, spesso a danno di contribuenti non possono pagare per le difficoltà economiche in cui si trovano e per l’avidità delle banche che chiudono i rubinetti del credito.
Sono problemi seri, anche questi, che non possono essere sottovalutati. Befera non si sottrae, ma ripete che “su 10 milioni di cartelle esattoriali emesse ogni anno, i casi di errore non sono più di 1.000”.
Vanno evitati, Equitalia si impegna a farlo.
Ma considerare queste “eccezioni come un sistema è ingiusto e sbagliato”. Per questo i controlli andranno avanti.
Quelli a tavolino, che si sono sempre fatti e si continueranno a fare.
Ma anche quelli sul territorio, perchè hanno “un evidente effetto-deterrenza”, come dimostra il blitz cortinese, che ha convinto decine di esercenti e ristoratori a fare quello che altrimenti non avrebbero mai fatto: battere uno scontrino, emettere una ricevuta fiscale.
Gesti normali, in una sana democrazia politica ed economica.
“Atti sovversivi”, nel Paese dei tanti, troppi Cetto Laqualunque nati nella Prima Repubblica del Caf e cresciuti nella Seconda Repubblica berlusconiana.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 7th, 2012 Riccardo Fucile
SARKOZY SI ALLEA CON MONTI: NON BASTA IL RIGORE, OCCORRE DIFENDERE LA MONETA, RAFFORZARE IL FONDO E STIMOLARE LA CRESCITA
Mario Monti si presenta all’incasso. 
È cominciata ieri a Parigi la tournèe europea del capo del governo italiano il cui obiettivo è quello di trasformare in aiuto e solidarietà il credito politico che ha accumulato con la manovra di risanamento dei conti pubblici italiani: uno sforzo «che non ha eguali nel resto dell’Unione europea».
Monti ha due valide ragioni a sostegno delle sue richieste.
La prima è che effettivamente lo sforzo compiuto dal Paese è di gran lunga superiore a quello degli altri partner europei e che i conti pubblici italiani risanati non giustificano in termini razionali una così pesante penalizzazione del nostro debito pubblico.
La seconda è che, proprio per questi motivi, l’Italia oggi sta pagando il prezzo di una sfiducia dei mercati che non riguarda tanto le nostre capacità intrinseche di risanare il bilancio, quanto la tenuta complessiva dell’euro e la disponibilità della Germania a difendere la moneta unica.
È chiaro che chi scommette contro la valuta europea lo fa prendendo di mira gli anelli più deboli dell’Unione monetaria.
Ma, se fino a ottobre gli alti tassi italiani riflettevano l’inazione e la scarsa credibilità del governo Berlusconi, dopo il varo della manovra di dicembre essi rispecchiano soprattutto le esitazioni e le ambiguità della Germania.
Quello che Monti sta andando a spiegare in Europa è che i contribuenti italiani non possono pagare, oltre che per i propri errori passati, anche per i dubbi della cancelliera Merkel e per le sue preoccupazioni elettorali.
Ma in politica, e soprattutto nella politica europea, avere ragione non basta. Occorre anche saperla imporre ai partner.
E l’unico vero interlocutore di Monti, oggi, è la cancelliera tedesca.
Proprio per questo la strada che da Roma porterà il presidente del Consiglio mercoledì a Berlino passa per Bruxelles e per Parigi.
Se vuole riuscire a strappare la Merkel dalle sue amletiche esitazioni, il Professore ha bisogno che le istituzioni comunitarie e soprattutto Sarkozy cambino il tono e il volume del loro discorso europeo.
Due anni di timide resistenze alle pressioni tedesche e di ancor più timidi messaggi lanciati alla Germania ci hanno condotti sull’orlo dell’abisso.
Ora è tempo di mettere le timidezze da parte e di esigere con fermezza che i tedeschi riempiano la loro parte del “patto di Bruxelles”: quando, all’ultimo vertice, la Merkel ottenne di iscrivere in un nuovo trattato le regole del rigore di bilancio in cambio di una promessa ad accettare meccanismi di solidarietà che mettano il debito europeo al riparo dagli attacchi speculativi.
È ancora presto per dire se Monti sia riuscito nel suo proposito.
La «totale identità di vedute» tra Italia e Francia, di cui ha parlato ieri Sarkozy proprio nel momento in cui l’Italia reclama pubblicamente a gran voce misure di consolidamento della moneta unica, lasciano sperare che il presidente francese, avendo finalmente trovato nell’italiano un alleato di peso e prestigio, metterà da parte le cautele degli ultimi due anni.
Il vertice tripartito di Roma, il 20 gennaio, potrebbe dunque diventare il punto di svolta che consenta all’Europa di accoppiare al rigore di bilancio anche quegli strumenti di difesa della moneta, dagli eurobond al rafforzamento del Fondo ad un diverso ruolo della Bce, che finora la Germania ha ostinatamente negato.
Ma il compito di Monti, già di per sè non facile, è reso ancora più arduo da un secondo obiettivo europeo che il presidente del Consiglio non può certo trascurare.
Nel negoziato che è ripreso ieri a Bruxelles sul testo definitivo del nuovo Trattato sull’unione di bilancio, l’Italia è infatti impegnata a cercare di ammorbidire le condizioni sul ritmo di riduzione del debito e a ritagliare uno spazio di manovra che permetta ai governi misure per stimolare la crescita.
Su entrambi questi fronti, le richieste italiane si scontrano con l’indisponibilità della Germania.
Berlino, proprio grazie ai bassissimi tassi di interesse che la crisi dell’euro le garantisce sia sul debito pubblico sia sul finanziamento delle imprese, non ha troppa difficoltà nè a ridurre il debito nè a stimolare la crescita economica. L’Italia ha invece un bisogno vitale di evitare condizioni capestro sul risanamento e di trovare in Europa quel sostegno alla crescita che i conti nazionali non permettono.
Il governo Berlusconi aveva risolto il problema da par suo, ottenendo una ambigua formula sulla considerazione di «fattori rilevanti» nella riduzione del debito che aveva venduto in patria come la garanzia che non saremmo stati costretti a manovre troppo drastiche.
Una ennesima operazione di immagine che si è rivelata priva di sostanza: il nuovo Trattato, infatti, per ora non prevede gli sconti che erano stati promessi dal precedente governo.
Monti quindi si trova nella difficile condizione di dover convincere la Merkel a fare concessioni sui termini del Trattato, e allo stesso tempo di esigere dalla Germania che dia il via libera ad un sistema di garanzie congiunte sul debito europeo.
In termini negoziali, non è certo una posizione di forza.
Ma il presidente del Consiglio sa che l’Italia non è in grado di sopravvivere nè ad un Trattato capestro, nè ad un prolungarsi dell’instabilità dell’euro.
Nella partita che si giocherà da qui a marzo deve vincere su entrambi i fronti, pena il tracollo del Paese.
Una ipotesi, quella del collasso italiano, che, fortunatamente, fa paura ai nostri partner almeno quanto fa paura al Professore.
E questa, in fondo, è forse l’unica vera arma che ha a disposizione per cambiare il corso della storia.
Andrea Bonanni
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER MONTI: “LAVORIAMO MANO NELLA MANO CON FRANCIA E GERMANIA VERSO LA COSTRUZIONE EUROPEA”… SARKOZY E MERKEL A ROMA IL 20 GENNAIO…IL PRESIDENTE FRANCESE: “MONTI ISPIRA FIDUCIA AI LEADER EUROPEI”
Un grido d’allarme ma anche un messaggio di fiducia. Il premier Mario Monti a Parigi, prima tappa della sua missione europea, vede Sarkozy e si presenta con questo biglietto da visita ai partner Ue: l’Italia è tornata a ricoprire il suo ruolo tra i ‘big’ grazie a uno sforzo “senza pari tra gli altri Stati membri”.
Perchè l’Europa è come “un alpinista che cammina su un crinale. E’ un momento cruciale ma si può raggiungere la meta”.
Nel pieno della crisi economica continua il lavoro del governo Monti per dare via alle riforme interne ma anche per richiamare l’Europa alle proprie responsabilità .
Un doppio binario che vede in premier impegnato in un tour europeo (mercoledì andrà dalla Merkel per “trattare sulle rigidità tedesche”) in vista del vertice europeo del 30 gennaio.
“E’ essenziale prendere insieme le decisioni che consentano di dimostrare la fiducia che abbiamo sull’Europa e sull’ euro e che potranno permettere di pagare tassi più bassi” dice il premier.
E da Sarkozy arrivano parole di stima: “Monti ispira fiducia ai leader europei, tra Roma e Parigi sulla Ue c’è una perfetta identità di vedute. Crediamo nell’euro e siamo d’accordo sul fatto che in una fase così delicata per l’unione europea e l’eurozona è essenziale che che ogni stato membro faccia fino in fondo ciò che deve fare per consolidare i bilanci e le riforme”. Poi l’annuncio di un vertice a tre con la Merkel e Monti che si terrà il 20 gennaio.
Il premier, al termine di un pranzo di lavoro di un’ora e mezza a Parigi con il primo ministro francese Francois Fillon, descrive un’Italia “che lavora mano nella mano con la Francia, così come con la Germania (che oggi ha visto crollare gli ordinativi industriali del 4,8%), per proseguire insieme verso la costruzione europea”.
Per questo Italia, Francia e Germania devono “aiutarsi” per “eliminare i dubbi che caratterizzano la zona euro quanto al suo futuro”.
Un fronte comune europeo che deve affrontare le politiche per la crescita finanziate dal disavanzo. “Non facciamo come Penelope, disfacendo di notte quello che si è fatto di giorno”.
Vede un rischio Monti.
Ovvero “la nascita e lo sviluppo di incomprensioni di fondo tra popolazione e stati membri con il ritorno a pregiudizi tra nord e sud dell’Europa, tra vecchi e nuovi stati, con un potenziale di grande divisione”.
In un’Europa dove la crescita “stenta e rischia di fermarsi”.
Un’Europa “che è dimostrata più debole di quanto pensavamo che fosse e questo in particolare per le difficoltà a fare fronte ad una crisi che non riguarda l’euro ma riguarda gli aspetti finanziari e di bilancio pubblico di alcuni paesi”.
Un’Europa che si trova “in questi anni ad essere contemporaneamente più forte e più debole e a vedere nella sua storia, più che mai, l’esito della propria sfida nelle proprie mani e non in quelle di altri”.
Tobin Tax.
Disco verde sulla Tobin tax.
“Il mio governo ha fatto un’apertura sulla tassazione delle transazioni finanziarie” e su questo “elemento di convergenza” si sta lavorando” sottolinea Monti in sintonia con l’intenzione della Francia di andare avanti “il più velocemente possibile” nel varo della Tobin Tax.
Il premier italiano, però, avverte: “E’ necessario che i vari paesi europei non vadano avanti da soli nell’applicazione”.
Lapidario Sarkozy: “Sulla Tobin Tax Parigi andrà avanti anche da sola se non riusciremo a convincere gli altri partner europei”
Euro.
“La crisi non riguarda l’euro come moneta, ma il bilancio di diversi Paesi nell’ambito dell’Eurozona” spiega il premier.
“Il rischio principale di questa crisi è quello della nascita e dello sviluppo di possibili divisioni tra popolazione e Stati membri, con il ritorno di pregiudizi tra nord e sud dell’Europa – osserva il Professore – La gestione rapida ed efficace dela gestione dell’euro deve portare all’unione e non alla divisione dei Paesi dell’Europa”.
Piuttosto servo “munizioni” per fare in modo “che sparisca dalla mente dei mercati il rischio relativo alla permanenza dell’Euro”.
Italia.
L’Italia è un Paese “che per corrispondere alle attese e non ai vincoli imposti dall’Europa con un’azione concentrata di disciplina di bilancio ha messo in opera riforme in vigore dal 1 gennaio” dice Monti annunciando altre misure “nel giro di due mesi.
“Con questo treno di misure da approvare entro due mesi l’Italia viaggia verso un bilancio in pareggio nel 2013, sarà uno sforzo credo senza pari” aggiunge il premier.
“Era giusto che lo facessimo, non era facile accettarlo. Ora gli italiani hanno bisogno di vedere che il quadro europeo evolva positivamente”.
Poi l’annuncio che, “nel giro di due mesi”, ci saranno nuove misure economiche.
E vale la pena di ricordare che Monti aveva escluso nuove manovre.
Infine, una battuta ‘politica’: “Sono un primo ministro che non ha affrontato le elezioni, se no mi sarei guardato dal candidarmi…”.
Passera.
“L’Europa deve dare una risposta alle aspettative e dobbiamo ammettere che la via seguita per gestire la crisi è stata molto deludente”.
E’ questa l’opinione del ministro dello Sviluppo Corrado Passera – partecipando ad un convegno a Parigi, organizzato dal ministro dell’Industria Eric Besson, sul ruolo dell’Europa – secondo cui i governi “non si stanno muovendo con sufficiente rapidità “.
Secondo Passera, però, “ciascun paese deve fare i compiti a casa per contribuire al salvataggio, ma l’Europa deve essere in grado di rispondere alle aspettative e di affrontare i rischi” che ci sono, “il modo in cui la crisi è stata gestita è molto deludente”.
Per il ministro “serve un vero mercato unico europeo e c’è bisogno di maggior coordinamento” sulle iniziative economiche.
“Dobbiamo rafforzare il bilancio europeo ma abbiamo bisogno di innovazione, infrastrutture, di maggiore competività e l’Europa può dare un supporto importante – sottolinea il ministro – Dobbiamo avere il coraggio per affrontare la crisi con gli strumenti giusti. In Europa ci stiamo muovendo nella giusta direzione ma occorrono tempi più veloci”.
E serve anche “un’autentica Banca centrale con risorse e strumenti necessari per affrontare la stabilità e la liquidità dei mercati finanziari”.
Secondo Passera “non c’è un piano d’azione che valga per tutti. L’Italia è un caso emblematico: negli ultimi mesi abbiamo portato avanti una serie di iniziative per 80 miliardi di euro”.
(da “La Repubblica“)
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