Destra di Popolo.net

LA LEZIONE DEL PROFESSORE AI “PADRONI D’EUROPA”

Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile

MONTI HA PARLATO DI IMPEGNI ITALIANI, RICORDANDO ALTRI PERIODI DI CRISI: “NEL   2003 NON AVETE RISPETTATO IL PATTO DI STABILITA'”

Una scena inattesa. Un rovesciamento dei ruoli consumato davanti alle telecamere e ai giornalisti di tutta Europa.
Nella sala della Prefettura di Strasburgo, la Cancelliera di Germania e il presidente della Repubblica di Francia hanno già  detto la loro e ora, entrambi con lo sguardo fisso all’orizzonte, ascoltano il professor Mario Monti, il “festeggiato”.
Il presidente del Consiglio italiano sta rispondendo ad una domanda sull’applicazione automatica delle sanzioni ai Paesi inadempienti, misura da sempre molto cara ai tedeschi: «Gran parte della perduta credibilità  del Patto di stabilità  è dovuta al fatto che, quando Germania e Francia nel 2003 stavano andando in conflitto col patto stesso, quei due governi, con la complicità  del governo italiano, sono passati sopra quelle regole…». Proprio così: il capo di un governo, fino a poche settimane fa letteralmente deriso da Sarkozy e dalla Merkel, si toglie il lusso di ricordare ai “padroni” dell’Unione quella loro violazione delle regole comunitarie.
Uno strappo – si ricorda agli smemorati – consumato con la «complicità » di Giulio Tremonti e del governo Berlusconi.
Sembrerebbe finita lì e invece no, perchè il rovesciamento dei ruoli viene personalmente rivendicato da Monti, nel 2003 commissario europeo: «Dentro la Commissione mi battei perchè il Consiglio fosse denunciato davanti alla Corte di giustizia europea. Quindi sono pienamente d’accordo sulla necessità  che le regole vengano applicate senza guardare in faccia ai Paesi grandi o piccoli e che le sanzioni abbiano la maggiore automaticità  possibile».
E’ come se Monti avesse detto: cari tedeschi, io sono più tedesco di voi. Sottotesto: quando i problemi li avete avuti voi, ve la siete cavata con l’aiuto dei miei connazionali e dei francesi.
Naturalmente, non c’è iattanza nel tono del professore. Naturalmente Monti sa che 8 anni fa il cancelliere si chiamava Gerhard Schroeder e il presidente francese era Jacques Chirac e dunque nulla di personale verso i due colleghi che lo stanno ascoltando col fiato (almeno un po’) sospeso.
Alla fine l’essenza del messaggio è un’altra: l’Italia sarà  rigorosa, tanto è vero che, parafrando la Merkel, Monti dice: «Faremo i compiti a casa».
Il vertice a tre di Strasburgo era stato pensato da Sarkozy – che lo ha ricordato – come segno di attenzione verso il nuovo governo italiano e verso la «terza economia europea» e anche – ma questo era implicito – come chiusura di una stagione diplomatica tra le più bizzarre e volgari del dopoguerra europeo, per effetto degli indimenticabili epiteti berlusconiani sulla Merkel (sia pure emersi da conversazioni private), ma anche delle risatine di scherno del presidente Sarkozy verso il presidente del Consiglio italiano.
Il ritorno dell’Italia nel club dei grandi ha preso corpo nelle parole di stima e incoraggiamento di Sarkozy e della Merkel («impressionanti le misure che l’Italia vuole prendere»), nelle immagini delle strette di mano e nell’invito di Monti (ovviamente accettato dagli altri) di un nuovo incontro a tre, stavolta in Italia.
Ma, paradossalmente, il ritorno dell’Italia nel club dei leader si è rivelato anche un fatto di stile, accentuato dai “numeri” nei quali si sono prodotti   Cancelliera e Presidente.
La Merkel, rivolta ad un giornalista francese che gli aveva fatto una domanda non gradita, ha detto: «Ha capito? Sa, non sapevo se avesse o no la cuffietta per la traduzione…».
E Sarkozy ad un giornalista tedesco: «Mi chiede della tripla A? La prospettiva della Francia è stabile! Ma forse la traduzione non ha varcato il Reno».
Imperturbabile Monti, in piedi dietro al podietto, che essendo il terzo a destra, accentuava l’effetto “scaletta”, con l’italiano più alto degli altri due.
Durante il pranzo, Monti ha raccontato, a grandi linee le misure che ha in mente, assicurando che la prima manovra sarà  discussa in Parlamento «tra il 29 novembre e il 9 dicembre», data del vertice europeo e ha suggerito l’ipotesi di scorporare per tutti i Paesi gli investimenti dal computo del pareggio di bilancio.

Fabio Martini
(da “La Stampa“)

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MONTI CON LA MERKEL E SARKOZY, L’ITALIA RECUPERA CREDIBILITA’ E FIDUCIA: “IMPRESSIONANTI RIFORME STRUTTURALI”

Novembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

“PIENA FIDUCIA ALL’ITALIA”: IL VERTICE ALLA RICERCA DI UNA   MEDIAZIONE SULLE MISURE NECESSARIE PER CONTRASTARE IL PROBLEMA DEL DEBITO E LE DIFFICOLTA’ DELL’EUROZONA

Spread in salita, euro in continua flessione e un’asta di Bund disastrosa: con lo sguardo preoccupato rivolto a questi temi l’Europa ha atteso il risultato del trilaterale di oggi a Strasburgo tra Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Mario Monti, sperando che dall’incontro possano arrivare segnali di fiducia.
Per la prima volta l’Italia è stata invitata al tavolo di quello che fin dall’inizio della crisi si è configurato come un direttorio dell’Europa.
Pieno appoggio a Monti hanno garantito Sarkozy e la Merkel.
Parigi e Berlino condividono la “volontà  di sostenere e aiutare il governo italiano presieduto da Mario Monti” ha detto il presidente francese   nella conferenza stampa al termine dell’incontro.
“Abbiamo voluto sottolineare la nostra fiducia nel governo italiano, e siamo molto felici di aver potuto scambiare opinioni con il premier Monti su tutti gli argomenti che riguardano l’Unione Europea e l’Italia” ha proseguito Sarkozy, sottolineando di parlare anche a nome del cancelliere tedesco.
L’inquilino dell’Eliseo ha poi annunciato di aver accolto con Merkel l’invito di Monti “a Roma in tempi brevi per proseguire queste discussioni a tre”. “Auguro a Mario Monti tanto successo nel suo programma che non è facile”, ha detto la cancelliera tedesca, che ha definito “molto costruttivo” l’incontro con Sarkozy e il premier italiano.
La Merkel ha sottolinato che la situazione è difficile ma “noi faremo tutto quanto è necessario per difendere l’euro. I mercati hanno perso fiducia nell’euro e dobbiamo dimostrare che ci si può fidare dell’euro”.
Poi, sul governo italiano, ha aggiunto che i piani del nuovo governo italiano esposti oggi da Monti “sono soprattutto sulle riforme, la ristrutturazione e la crescita.
Ora è necessario soprattutto creare nuovi posti di lavoro – ha dichiarato la leader tedesca – bisogna combattere la disoccupazione”.
“Auguro a Monti tanto successo – ha poi aggiunto Merkel – perchè davanti a lui c’è tanto lavoro da fare e noi lo sosteniamo”, ha commentato la cancelliera, che ha definito ‘impressionanti’ le riforme strutturali annunciate dal premier italiano.
“Ho illustrato a Sarkozy e Merkel il programma in corso di articolazione del governo, e ho insistito nell’interesse che l’Italia ha di perseguire in modo rigoroso gli obiettivi di consolidamento della finanza pubblica, entro termini serrati, confermando l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 e in modo sostenibile”.
Così il premier Mario Monti, nel corso della conferenza stampa congiunta, ha detto in merito all’incontro.
“La sostenibilità  implica anche una crescita economica non inflazionistica, non alimentata dal disavanzo – ha proseguito Monti -. Questo significa riforme strutturali”. L'”Italia – ha aggiunto – ha un rilevante avanzo primario, ma deve fare sforzi particolari. Non è in discussione l’obiettivo del pareggio di bilancio, esiste un problema più generale di cosa accade se si entra in una fase recessiva. Credo sia doveroso per ogni paese fare il compito a casa, come ha detto la cancelliera Merkel”.
Francia, Germania e Italia hanno concordano sulla necessità  di “rispettare l’indipendenza” della Banca centrale europea: su questa “istituzione è essenziale astenersi da giudizi positivi o negativi”, ha affermato il presidente francese Nicolas Sarkozy.
“Ci siamo adattati a situazione”, ha aggiunto
“Dobbiano andare verso una unione fiscale se vogliamo dare una stabilità  radicale all’Eurozona e questo richiede regole e meccanismi per una applicazione sicura di quelle regole”; in questo quadro gli Eurobond “potrebbero dare un contributo significativo”, ha detto il presidente del Consiglio italiano.
“Tutto è possibile – ha detto il premier – dentro solida unione fiscale ma molte cose buone in sè possono diventare pericolose al di fuori di una solida unione fiscale”. “Non si tratta di essere contro o a favore. Ci sono delle debolezze nell’area euro e passo dopo passo devono essere superate.Gli eurobond non li ritengo necessari”, ha specificato la cancelliera tedesca, che ha sostenuto che la priorità  “la crescita”.
Poi ha concluso: “Siamo ancora lontani da avere tutti le stesse idee, ogni Paese ha delle idee per come attenersi al pacchetto di stabilità  nel futuro ma per quanto riguarda la Germania le nostre posizioni non sono cambiate”.
Francia e Germania hanno spesso agito in maniera congiunta con incontri bilaterali e comunicati congiunti ma l’avanzare della crisi ha portato i due Paesi su “sponde” diverse a proposito delle misure necessarie con la Merkel che vuole una cessione di sovranità  per i Paesi dell’eurozona in modo da poter intervenire sulle politiche di bilancio, mentre Sarkozy, e con lui anche Monti, è più propenso ad aprire agli eurobond.

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SALTA IL VERTICE DEI SOTTOSEGRETARI: PER EVITARE CHE LE LARGHE INTESE SIANO VISTE COME INCIUCIO

Novembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

NE SARANNO ASSEGNATI 12 A TESTA A PD E PDL E 6 AL TERZO POLO… TUTTE PERSONALITA’ ESTERNE E CON PROFILI TECNICI, 33 IN TOTALE

Molti contatti telefonici in queste ore tra Alfano, Bersani, Casini, Fini e Rutelli, ma non vogliono farsi vedere insieme, come se fossero veri alleati politici.
Per la verità  lo hanno già  fatto durante la formazione del governo, ma farlo adesso per dividersi sottosegretari e viceministri avrebbe un altro sapore.
Nel Pd spiegano che con tutti i guai che ha l’Europa, e con essa l’Italia, l’ultima cosa da fare è un vertice tra leader di partito che sostengono il governo Monti.
Anche perchè, come spiega Bersani, non c’è una maggioranza di larghe intese, «nè tantomeno ci può essere un vertice».
Mettersi poi a parlare di questi argomenti avrebbe il sapore dell’inciucio, della spartizione. Con l’aria che tira, con la Lega e l’Idv pronti a puntare i fucili, meglio evitare.
«Bisogna essere cauti – dice Italo Bocchino, vicepresidente del Fli – perchè questo è un momento molto delicato. Il presidente del Consiglio ha una missione delicata in Europa. Quanto al completamento della squadra di governo, avrà  contatti diretti con i singoli segretari. Non è escluso tra l’altro che le nomine possano slittare alla prossima settimana».
Quindi incontri bilaterali, forse tra oggi e domani, legati soprattutto all’impellenza di stringere i tempi sull’approvazione delle misure economiche: entro Natale, come ha chiesto Monti ai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani.
Ma fare presto significa completare l’esecutivo, innanzitutto mettere in campo la squadra di Giarda, il ministro per i Rapporti con il Parlamento che dovrà  gestire l’iter dei provvedimenti anti-crisi.
Pure Angelino Alfano nega che ci possa essere un incontro collegiale con Bersani e Casini. «Il pallino ce l’ha in mano Monti. Non c’è alcuna pressione da parte dei partiti».
La verità  è che i partiti hanno già  fatto avere la loro rosa dei nomi a Palazzo Chigi: in questa sede verranno fatte le scelte su personalità  a prevalenza caratura tecnica.
Ci saranno ex parlamentari ed ex sottosegretari come Giampaolo D’Andrea del Pd che ha già  lavorato con Giarda nei precedenti governi di centrosinistra.
Rappresentanti di area che dovranno interagire con le forze politiche visto che non si vuole dare l’impressione che sia una maggioranza di larghe intese.
Non è escluso anche l’ingresso di qualche politico, stando almeno alle affermazioni del ministro della Sanità  Balduzzi: «Come orientamento abbiamo l’apertura da parte del presidente del consiglio a ricevere indicazioni sul tipo di collaboratori di cui abbiamo bisogno. Essendo i ministri senza esperienza parlamentare, abbiamo bisogno di qualche altro tipo di esperienza e certamente uno dei criteri potrebbe essere quello politico».
C’è un velo di ipocrisia che avvolge questa maggioranza che vorrebbe lavorare per compartimenti stagni.
Una facciata per non irritare i loro elettori che non vogliono mescolare le carte.
Cosa che invece vorrebbe Casini, il quale si augura che alle prossime elezioni «nasca una grande coalizione sul modello della Germania», con Alfano e Bersani insieme nello stesso governo.
Dietro la facciata però i contatti telefonici sono frequenti e non è escluso nemmeno che ci sarà  un incontro supersegreto.
Il meccanismo che si vuole mettere in piedi è farraginoso.
Monti avrà  un’interlocuzione diretta con i capigruppo sui singoli provvedimenti. Mentre i ministri si rapporteranno con i referenti dei partiti competenti nelle commissioni.
Ora si tratta di chiudere la partita dei vice-ministri e dei sottosegretari.
Il dossier è in mano a Monti che vuole ridurre il numero a 33 in tutto.
Al Pd e al Pdl ne andrebbero 12, al Terzo Polo 6.
Tre viceministri potrebbero essere indicati direttamente dal presidente del Consiglio.
I partiti ritengono che siano pochi perchè il lavoro da fare nelle commissioni e nei ministeri è pesante e complesso.

Amedeo La Mattina
(da “La Repubblica”)

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CACCIA A TRENTA MILIARDI: PRESSIONE PER UNA MINI-PATRIMONIALE

Novembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

SI PENSA A UNA SOGLIA DI 1/ 1,5 MILIARDI DI EURO… SPESA PER INTERESSI E SOVRASTIMA DEL GETTITO DA EVASIONE FISCALE LE PROSSIME DUE EMERGENZE

Scatta la corsa contro il tempo per la manovra-ter del governo Monti: la caccia è aperta a 30 miliardi in due anni, circa 15 per il 2012 (un punto di Pil).
La cifra “ballerina” è quella dovuta alla caduta del Pil nel prossimo anno: Tremonti contava su uno 0,6 per cento nel 2012, la Commissione dice solo 0,1 per cento e ciò significa che il deficit-Pil sarà  del 2,3 e non dell’1,6 previsto.
Circa 11 miliardi in più, a meno che l’Europa non accetti il principio che, nel ridurre il deficit, non si debba tenere conto degli effetti del ciclo economico negativo e dunque si possa usare una mano più morbida.
In questo caso nel 2013 non si raggiungerebbe il pareggio di bilancio e basterebbero dunque 30 miliardi, invece di 40.
Le bombe ad orologeria nascoste nella manovra di agosto, nonostante il possibile “abbuono” per la recessione, rischiano di esplodere sulla strada del nuovo esecutivo di tecnici.
La prima si chiama delega assistenziale e fiscale: dovrebbe dare circa un terzo dei 54,2 miliardi della manovra di agosto (a regime, nel 2013).
Tuttavia se la complicata riforma (che prevede tagli assai dolorosi e spesso impraticabili all’assistenza Inps e il riordino dei 720 sconti fiscali del nostro ordinamento) non sarà  varata entro fine anno, dal settembre del 2012 scatteranno tagli lineari alle agevolazioni fiscali (5 per cento nel 2012 e del 20 per cento dal 2013).
Anche questa seconda eventualità  sarebbe insostenibile: nei 20 miliardi vengono calcolate infatti anche le detrazioni per lavoro dipendente-pensioni e i carichi familiari.
Come sembra convinto il governo e come ha sottolineato ieri la Uil si tratta di detrazioni che “garantiscono principi di rilevanza costituzionale”.
Il problema è che queste risorse sono già  in bilancio dal 2012 (4 miliardi) e i sostituti d’imposta dal 1° gennaio dovranno già  ragionare in base ad un taglio di detrazioni e carichi del 5 per cento, magari riservandosi un conguaglio-stangata a fine anno.
Le altre due questioni, che portano all’incirca le risorse necessarie a quota 30 miliardi in due anni, sono la spesa per interessi (circa 5 miliardi) e la sovrastima del gettito da evasione fiscale (cifrata in 10 miliardi, di cui recuperabili non più di 5).
Per questo motivo si accelera.
Cresce la pressione per l’introduzione di una mini patrimoniale sui beni e valori a partire da 1 a 1,5 milioni: ieri l’hanno chiesta a Monti Pdl-Pd e Terzo Polo.
Una mossa che ha molte possibilità  di entrare nel menù per evitare il fuoco di sbarramento di Cgil e Cisl che dicono sì all’Ici ma solo dopo la patrimoniale.
Sull’Ici prima casa comunque ieri è tornata Bankitalia dando il suo semaforo verde con il direttore generale Saccomanni.
Nelle prime simulazioni spiccano: Super Imu-Ici con rivalutazione delle rendite (9 miliardi), Iva (8,4 miliardi), aumento delle accise (2-3 miliardi).
Oltre ai tagli: si va dal patto per la salute, ad un nuovo intervento su enti locali e Regioni, alle contributivo pro rata sulle pensioni (2-3 miliardi), all’anticipo dei costi standard per Comuni e Province (2-3 miliardi), all’accorpamento delle sedi periferiche dello Stato (1,2 miliardi).

Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)

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LA RIVALUTAZIONE DELLE RENDITE CATASTALE A PREZZI DI MERCATO VALE 60 MILIARDI

Novembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

AGGIORNAMENTO DEI VALORI E RIFORMA DEGLI ESTIMI: GLI INTERVENTI DEL GOVERNO DOVREBBERO BASARSI SULLA PROGRESSIVITA’

Imu, rivalutazione delle rendite, riforma degli estimi. Il pacchetto casa si arricchisce di nuove ipotesi. In una parola: più tasse sul mattone.
Seppur temperate da progressività  ed equità . Si riparte dunque dalla proprietà  per ridare fiato a lavoratori e imprese e alleggerire così Irpef e Irap.
Intanto spunta una sorpresa.
Un tesoretto finora escluso da calcoli e previsioni. Vale 60 miliardi ed è nascosto negli oltre 33 milioni di unità  abitative esistenti in Italia (di cui 30 intestate a persone fisiche). A tanto ammontano le tasse annue sugli immobili – Irpef, imposte indirette sui trasferimenti e Ici – che lo Stato potrebbe recuperare se aggiornasse le rendite catastali (base di calcolo di quelle imposte) e riportasse così il valore di abitazioni, pertinenze e altri fabbricati a quello di mercato.
Valore che nel 2009 era pari a circa 3,7 volte il corrispondente fiscale. Un abisso.
Per colmarlo si dovrebbe mettere mano a una rivoluzione: la riforma delle tariffe d’estimo, ferme al 1990 (ma per legge si dovrebbero rivedere ogni dieci anni) e dunque ai prezzi e alla redditività  delle abitazioni del 1988-89.
Una vita fa.
Ma è a questa rivoluzione che il governo Monti potrebbe puntare.
Per riequilibrare e adeguare – guardando all’equità  – il contributo dei proprietari di immobili alla fiscalità  generale.
Che appunto vale 60 miliardi (precisamente 59,858 miliardi), secondo quanto calcolato dal tavolo guidato da Vieri Ceriani, funzionario generale di Bankitalia, e composto da 31 sigle del mondo produttivo e sindacale, in vista della riforma fiscale.
La “rivoluzione” degli estimi – lunga nella sua gestazione, si parla di anni – non esclude tuttavia il pacchetto complessivo di interventi, a cui probabilmente si accompagnerà : dalla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, trasformata in Imu (Imposta municipale unica, anticipata al 2012, aliquota del 6,6 per mille, abbinata alla Res, l’imposta su Rifiuti e servizi al 2 per mille), fino a una più immediata e spendibile rivalutazione delle rendite.
La sola Ici vale 3,5 miliardi l’anno di gettito aggiuntivo.
Con le rendite elevate del 50 per cento (oggi la percentuale di rivalutazione è ferma al 5 per cento) siamo a 11,2 miliardi.
Del 100 per cento, a 20 miliardi. Del 150 per cento a 28,3 miliardi.
Aumenti che, nelle ipotesi circolate finora, dovrebbero comunque essere mitigati, quasi calmierati, per tener conto del reddito complessivo del contribuente o del numero di immobili posseduti.
Proprio per restituire “equità ” a un prelievo di certo non gradito – visto che il 79 per cento delle famiglie italiane è proprietario di casa – e che oggi esclude proprio le prime case.
Aggiornare i valori catastali, in un modo o nell’altro – rivalutandoli o adeguandoli al mercato – vuol dire accrescere in modo proporzionale i relativi tributi. Non solo.
La rendita dell’immobile – anche ora che l’Ici sulla prima casa non si paga – va comunque dichiarata e fa lievitare il reddito complessivo del contribuente.
A una rendita maggiore, corrisponderà  una base imponibile maggiore (ed è per questo che il tavolo di Ceriani include anche le rendite non aggiornate tra le forme di “erosione” fiscale).
Un incremento delle rendite potrebbe comportare la perdita, dunque, di altri benefici. L’esenzione dal ticket o anche i requisiti per la pensione di reversibilità , ad esempio, sono calcolati proprio sul reddito complessivo.

(da “La Repubblica“)

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I LEADER EUROPEI VIAGGIANO SU AUTO NAZIONALI, ORA MONTI ADEGUA ANCHE L’ITALIA

Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

DA OBAMA ALLA MERKEL, DA SARKOZY A CAMERON: I CAPI DI STATO NON USANO MAI VETTURE DI MARCA ESTERA, L’IMMAGINE CONTA PRIMA DI TUTTO….SOLO BERLUSCONI FACEVA ECCEZIONE

La mossa di Mario Monti, appena arrivato a Palazzo Chigi, è piaciuta: il professore ha lasciato in garage le tante auto tedesche e fra la Maserati Quattroporte nuova di zecca e la vecchia Lancia Thesis non ha avuto dubbi, saltando subito su sulla vecchia berlina torinese.
In redazione sono piovute centinaia di mail di approvazione e il blog, preso come al solito d’assalto, ha raccolto molti messaggi, tutti all’insegna dell'”era ora…”.
Il riferimento va a Silvio Berlusconi che è sempre rimasto fedele alla sua amata Audi A8, ma non sono mancate le accuse di demagogia per Monti.
Non vogliamo entrare nel tema ma tutti i leader mondiali, se hanno un’industria nazionale viaggiano solo ed esclusivamente con macchine loro.
Sarkozy usa solo Citroen, Peugeot o Renault, la cancelliera Merkel Audi o Mercedes, mentre Obama è fedele alla Cadillac.
Perfino Cameron dopo aver sempre detto di preferire la metropolitana alla fine viaggia in Jaguar.
Una scelta per lui difficile perchè così si è tirato addosso le ire di gran parte dei suoi elettori.
Ma gli inglesi, si sa, ormai come grandi berline producono solo Jaguar.
Insomma, Paese che vai, auto nazionale che incontri…
Il tutto – va detto – senza nessuna norma scritta perchè a rigor di logica per la libera circolazione delle merci nella UE sarebbe quasi impossibile obbligare un premier ad usare un certo tipo di auto.
Eppure, in tutti i casi, non c’è mai stata necessità  di scrivere nulla o obbligare nessuno: i capi di Stato hanno sempre viaggiato con vetture simbolo della propria nazione, a costo di farle produrre apposta (i russi con le ZIL) oppure a costo di usare modelli usciti di produzione (Sarkozy con la Peugeot 607 e Monti con la Lancia Thesis). “Questione di convenienza” è il commento non ufficiale usato più volte dai portavoce dei capi di stato.

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TASSARE I CONSUMI PER ALLEGGERIRE L’IRPEF PARTENDO DAI REDDITI DEI CETI PIU’ DEBOLI

Novembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

PROBABILE AUMENTO DI UNO O DUE PUNTI DELL’ALIQUOTA IVA DEL 21%…MA ANCHE QUELLA DEL 10% POTREBBE ESSERE TOCCATA

Più tasse sulle cose. Meno tasse sulle persone.
Un primo, “equo”, scambio potrebbe essere proprio questo.
Ovvero, aumentare l’Iva, ma diminuire l’Irpef. Alzando di uno o due punti l’aliquota ordinaria dell’imposta sui consumi, oggi al 21 per cento (e forse di uno anche l’aliquota ridotta del 10 per cento). In contropartita, ridurre i primi due scaglioni di Irpef al 22 e 26 per cento: un punto in meno dei livelli attuali.
Non proprio uno scambio alla pari, almeno per le famiglie italiane: 6,3 miliardi in più dagli scontrini, 4,2 miliardi in meno nelle dichiarazioni dei redditi, almeno secondo le proiezioni della Cgia di Mestre.
Ma di certo un segnale del percorso che il governo Monti intende seguire in ambito fiscale: graduale riduzione delle tasse sulle persone e sul lavoro (Irpef e Irap) “finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà “, ha detto il professore nel suo discorso alle Camere per la fiducia. In pratica, Iva e Ici.
Il paracadute Iva di certo porta rapidamente denari in cassa.
Ma deprime i consumi, accelera l’inflazione, erode il potere d’acquisto.
Senza contare l’incentivo all’evasione, già  fortissima in questo campo (nell’area Ocse l’Italia fa meglio solo di Turchia e Messico nel rapporto tra gettito Iva effettivo e teorico).
E con una pressione fiscale che il Documento di economia e finanza (nella Nota aggiornata lo scorso settembre) stima pari al 43,9% nel 2013 – record in Europa – si tratta di una leva da azionare con cautela.
Un punto di Iva in più vale 4,2 miliardi annui (lo riporta la Relazione tecnica alla manovra d’agosto).
Se dunque l’aliquota ordinaria, che colpisce la quasi totalità  dei beni di consumo, passasse dal 21 (livello appena rivisto all’insù di un punto proprio dalla manovra estiva) al 23 per cento, lo Stato incasserebbe ben 8,4 miliardi.
Di questi 6,3 verrebbero dalle tasche di 25 milioni di famiglie italiane.
Su cui graverebbe di nuovo l’Ici sulla prima casa (si chiamerà  Imu, Imposta municipale unica) e la Res (nuova tassa comunale su Rifiuti e servizi).
Alla fine, ipotizza la Cgia, un esborso annuo medio di 483 euro a famiglia (ipotesi Imu al 6,6 per mille e Res al 2 per mille).
E 16 miliardi totali per le casse pubbliche.
Alzare anche l’aliquota Iva ridotta del 10 per cento è ancora più insidioso.
Intanto l’aumento di un punto vale “solo” 854 milioni all’anno.
Ma si abbatte su alcuni beni alimentari di base (carne, pesce, uova, acqua, frutta e verdura, pasticceria), alberghi, bar, ristoranti, farmaci, trasporti, spettacoli, elettricità , gas, telefono.
Carne viva.
La Banca d’Italia, rielaborando i dati Istat sui consumi e la spesa delle famiglie italiane, avverte che gli effetti redistributivi di eventuali inasprimenti dell’Iva non sono omogenei: “L’aumento dell’aliquota ordinaria incide maggiormente sulle famiglie con redditi più elevati. Quello delle aliquote ridotte incide significativamente sulle famiglie in condizioni economiche meno favorevoli”.
Nel primo caso, il rialzo di un punto (ad esempio dal 21 al 22 per cento) pesa sul 21 per cento della spesa delle famiglie del primo decile (le più povere) e sul 36 per cento per il decile più alto (le più ricche).
Al contrario, nel secondo caso (Iva dal 10 all’11 per cento) la quota di spesa interessata è il 26 per cento dei meno abbienti e il 21 per cento dei benestanti.
Coniugare rigore, crescita ed equità  – il leit motiv del governo Monti – è anche considerare questi rapporti.
E incidere su evasione, elusioni, frodi carosello.
Che rendono l’Iva (95 miliardi di entrate nel 2010, il 6 per cento del Pil) un’imposta soggetta a “degrado” del gettito.
Nel 2006, secondo uno studio della Commissione europea, il gettito effettivo dell’Iva italiana era del 22 per cento inferiore a quello teorico, contro il 12 del complesso dell’Ue.
Un triste primato.

Valentina Conte
(da “La Repubblica“)

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SOTTOSEGRETARI CONGELATI: MONTI CHIEDE AI PARTITI DI METTERSI PRIMA D’ACCORDO

Novembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

VETI E CONTROVETI NEGLI SCHIERAMENTI E CATRICALA’ RINVIA GLI INCONTRO PER LE NOMINE…PRIMA E’ OPPORTUNO UN CONTATTO TRA I SEGRETARI DI PARTITO

Fermate i motori. Trattative in stand-by e incontri di oggi congelati, per la formazione della squadra di viceministri e sottosegretari.
Troppi veti incrociati e dibattiti ritenuti “sterili” da Palazzo Chigi, in particolare su alcune delle deleghe più “calde”, dalla Giustizia alle Telecomunicazioni.
Tanto più in un momento così delicato: il presidente del Consiglio è alle prese col varo dei primi interventi economici ed è concentrato sulle missioni di domani e giovedì tra Bruxelles e Strasburgo.
Così, Mario Monti ha intimato uno stop al sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà , incaricato di tenere i rapporti con le segreterie di Pd, Pdl e Terzo polo per la scelta dei 35 componenti mancanti del governo.
Non solo perchè il nodo si rivela più ingarbugliato del previsto e lo stesso premier intende occuparsene mercoledì (nella pausa romana tra i due vertici Ue) o più probabilmente venerdì.
Ma soprattutto perchè il Professore vuole che “i partiti raggiungano tra loro un’intesa preliminare” sulle deleghe e sulle rose di nomi.
Nei pochi contatti telefonici intercorsi nel fine settimana tra le segreterie, non è stato escluso che già  tra stasera (al rientro dalla due giorni trascorsa all’estero da Angelino Alfano) e domani i big dei partiti che sostengono l’esecutivo possano avere un primo incontro informale, per confrontarsi e chiarirsi.
D’altronde, sembra essere questa la prassi prediletta d’ora innanzi dal premier, già  collaudata sulla scelta dei ministri, coi vertici Alfano-Bersani-Casini durante le consultazioni.
La giostra di nomi per i posti nei dicasteri continua a girare vorticosa, a quelli circolati nel fine settimana si aggiunge adesso quello di Teresa Petrangolini, fondatrice del Tribunale per i diritti del malato, in corsa per una delega al Welfare, con la doppia sponda centrista e pd.
I problemi sono altrove.
Coi berlusconiani che insistono sulla sponsorizzazione di Michele Saponara alla Giustizia (e i democratici su quella di Massimo Brutti) e con la contesa aperta sulla delega strategica alle telecomunicazioni.
Monti ha fatto sapere che la scelta finale sulle rose dei nomi proposte dai partiti sarà  sua e dei ministri.
Nel Pdl non sono pochi quelli che, come Guido Crosetto, vorrebbero puntare i piedi.
Il Parlamento ritrovi “il proprio ruolo”, dice l’ex sottosegretario alla Difesa, e se i ministri scelgono i sottosegretari “come fossero loro assistenti, allora serve un corso veloce sulle regole della democrazia”.
L’Idv col capogruppo Felice Belisario mette in guardia, al contrario, dalle “manovre sottobanco per lottizzare le nomine e trasformarle nel solito indegno mercato: siano tutti indipendenti”.
Una linea sulla quale si attesta anche qualcuno (ma non la maggioranza) nel Pd, come Mario Barbi: “Tutti tecnici, o cambia la natura del governo”.
Lo scontro nel frattempo si sposta anche sulle commissioni parlamentari.
La Lega, unica opposizione, rivendica quelle di garanzia: Copasir (D’Alema) e Vigilanza Rai (Zavoli).
Il fatto è che gli uomini di Bossi vorrebbero tenersi anche quelle che già  deteneva in maggioranza.
Quattro: Bilancio, Esteri, Attività  produttive e Ambiente alla Camera, e Politiche Ue al Senato.
D’Alema ha già  messo a disposizione la sua presidenza.
Ma il Pd con Rosy Bindi detta le condizioni. “La Lega decida se essere di lotta o di governo: se vuole il Comitato di controllo sui servizi, rinunci alla presidenza delle altre”.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

argomento: Costume, governo, Monti | Commenta »

MONTI PUNTA A RIFORME-PACCHETTO: “OGNI MISURA SARA’ COMPENSATA DA ALTRE”

Novembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

OGGI PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI E PRIMI INTERVENTI SU ICI E IVA, A FRONTE DI SGRAVI FISCALI SUI PRIVATI E IMPRESE…DOMANI VIAGGIO IN EUROPA PER L’OPERAZIONE CREDIBILITA’… CONTATTI AVVIATI CON OBAMA

Il primo no al suo governo Mario Monti lo incassa con aplomb.
A Susanna Camusso che carica a testa bassa su Ici e pensioni il nuovo esecutivo non replica. Non per scarsa attenzione verso la leader della Cgil o le parti sociali, il cui accordo anzi viene considerato essenziale, ma perchè “parlare di queste cose è prematuro”.
Il professore della Bocconi a tutti chiede pazienza, il governo lo guida solo da tre giorni.
Ma un ministro che gli ha parlato al telefono riassume così la reazione del premier ai primi no di partiti e sindacati: “Finchè prendono i provvedimenti uno alla volta non troveremo mai un accordo con tutti. Quando invece avremo messo insieme le varie misure, quando saranno accorpate in pacchetti dove le riforme si compensano e i sacrifici sono accompagnati da benefici, allora potranno valutarne e discuterne l’impatto, cercando una convergenza complessiva”.
Questa la linea di Monti, buona anche per il rapporto con i partiti che lo sostengono in Parlamento.
Se il nuovo inquilino di Palazzo Chigi al momento ha rinviato la partita su viceministri e sottosegretari, ha invece in tasca il piano per garantire un collegamento tra il suo “governo di professori” e le Camere.
L’idea è quella di tenere dei vertici – una sorta di pre-consiglio dei ministri – alla vigilia dell’approvazione dei pacchetti di riforme più delicati.
Oltre a Monti vi parteciperanno i ministri interessati e i leader dei partiti di maggioranza (ovvero tutti tranne la Lega)
D’altra parte proprio ieri Repubblica ha svelato che il gabinetto Monti è nato dopo una serie di summit segreti tra lo stesso professore, Bersani, Casini e Alfano.
Un format da ripetere per permettere al consiglio dei ministri di adottare misure già  preventivamente accettate da Pd, Pdl, Terzo Polo (e forse Idv).
Sistema che sarà  adottato anche con le parti sociali. Salvo quando la particolare urgenza di un provvedimento costringerà  Monti ad agire per decreto e dopo cercare il consenso degli altri attori.
Essenziale sarà  anche il rapporto che ogni ministro saprà  instaurare con i capigruppo delle commissioni parlamentari di sua competenza, un tasto sul quale il presidente consiglio ha battuto.
Intanto Monti prepara quella che i suoi collaboratori chiamano “Operazione credibilità “.
È il viaggio in Europa che lo impegnerà  da domani.
Prima Bruxelles per vedere Barroso e Van Rompuy ai quali esporrà  il suo programma di riforme per ridare all’Italia quella fiducia dissipata da Berlusconi.
Quindi, giovedì, a Strasburgo incontrerà  in una trilaterale la Merkel e Sarkozy.
Un vertice essenziale per riportare Roma al centro del dibattito europeo dal quale con il Cavaliere è stata emarginata.
A tutti Monti ribadirà  che con la sua cura l’Italia “riuscirà  ad uscire dal tunnel della crisi”.
Poi il professore ripeterà  l’operazione al di fuori della zona euro: il premier britannico David Cameron ha già  chiesto un bilaterale, mentre in queste ore sono in corso contatti con Obama.
Gli incontri europei a Monti serviranno anche per ascoltare le indicazioni di Bruxelles, che lo aiuteranno a tarare la sua agenda di riforme.
In questo senso centrale sarà  anche l’Eurogruppo del 29 novembre, dopo il quale si capirà  se sarà  necessario fare una manovra aggiuntiva e il piano Monti prenderà  davvero forma.
Oggi al consiglio dei ministri ci sarà  una prima ricognizione sul da farsi, con Monti che indicherà  ai titolari dei singoli dicasteri le priorità  su cui lavorare.
Dopo le trasferte in Europa, ai primi di dicembre, il premier potrà  stabilire un’agenda definitiva del governo.
E se si considera che gli stessi ministri proprio in queste ore stanno prendendo possesso dei propri uffici e dossier, si capisce perchè le prime riforme dovrebbero arrivare nel migliore dei casi a ridosso del summit europeo del nove dicembre.
Si parla di (più) Iva e Ici, di (meno) Irpef e Irap e di denaro elettronico.
Quelle più impegnative (pensioni e mercato del lavoro), stando a quello che dicono più ministri di prima fascia, dovranno attendere “almeno fino a gennaio”.

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)

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