Dicembre 25th, 2013 Riccardo Fucile
ACCORDO FATTO PER LE AMMINISTRATIVE DEL CAPOLUOGO TOSCANO… TERRENO COMUNE SU MOLTI TEMI ANCHE A LIVELLO NAZIONALE
Le prime concrete tracce d’avvicinamento fra Scelta Civica e Matteo Renzi arrivano da
Firenze. Il segretario del Pd ha annunciato che proverà a fare il bis da sindaco e ha spiegato che, oltre ai Democratici, “ci saranno anche liste civiche a supporto della mia candidatura”.
Un’occasione che il partito fondato da Mario Monti non si è lasciata scappare.
I vertici locali aderiscono al progetto lanciato da Renzi e lasciano intravedere la possibilità che a Firenze possa nascere un governo Pd-Scelta Civica non dettato dalle contingenze delle larghe intese ma da un’idea precisa.
“Scelta Civica è contenta della ricandidatura di Matteo Renzi, – dice il neocoordinatore fiorentino Mattia Alfano — che ha ben lavorato a Firenze. Noi siamo pronti a collaborare al progetto del sindaco con una lista in appoggio che mantenga le prerogative di Scelta Civica e cioè professionisti giovani, preparati, privi di esperienza politica”.
E il responsabile nazionale Diritti Civili Giuliano Gasparotti: “Firenze già da queste amministrative deve essere laboratorio politico nazionale. Proviamo a mettere insieme le migliori energie, idee e persone per costruire da Firenze un Fronte degli Innovatori”.
Ma che cosa sta succedendo fra Renzi e Scelta Civica?
I rapporti si stanno intensificando. Tracce più o meno piccole si trovano in alcuni movimenti e dichiarazioni degli ultimi giorni.
E anche dalle parti di Sc il “verso” sta cambiando. La scelta di Andrea Romano neocapogruppo alla Camera è favorevole al sindaco di Firenze.
L’ex direttore di Italia Futura già ai tempi di Mario Monti era considerato il più vicino a Renzi, una sorta di capo dei “criptorenziani” di Sc. Non è difficile ipotizzare che le cose possano evolversi nei prossimi mesi.
Tuttavia, come spiega il deputato Dario Nardella, uno degli uomini di fiducia del sindaco di Firenze, la concretezza di questo rapporto andrà misurata anche sul terreno delle riforme istituzionali.
“Il segnale che arriva da Firenze è in sintonia con una serie di segnali che arrivano da Roma. C’è effettivamente una congiuntura. Firenze è il primo esperimento concreto di collaborazione forte, reale, tra Scelta Civica e Pd”.
Peraltro, le proposte che Renzi avanza “in molti aspetti sono condivise da Sc, sul fronte della liberalizzazioni e sul fronte della lotta alla burocrazia.
Sono aspetti su cui Sc si è soffermata”. Ma il terreno principale a Roma saranno le riforme istituzionali.
“La concretezza di questa congiuntura la potremo verificare rapidamente sulla legge elettorale e sull’abolizione del bicameralismo, anche se qui ci sono più distanze, Scelta Civica propende per sistemi a base proporzionale”.
Insomma il percorso sarà graduale, perchè i parlamentari di Scelta Civica aspettano il neosegretario del Pd al varco, vogliono vedere quanto saranno innovative davvero le sue proposte.
Intanto però il deputato scrittore Edoardo Nesi è già passato con il segretario del Pd.
Pietro Ichino apre al job act, ma aspetta di vedere la proposta definitiva, Mario Monti — con cui Renzi tiene un canale aperto — si era molto complimentato all’indomani della vittoria alle primarie, “la vittoria di Matteo Renzi può certamente segnare una svolta nell’azione di Governo e dare slancio alle riforme politiche, sociali ed economiche per cui Scelta Civica è nata e per le quali, oggi, in modo più coeso e deciso di prima, si sente impegnata”.
Monti si era spinto oltre: “Scelta Civica offrirà al nuovo segretario democratico una vera disponibilità sui provvedimenti concreti, sulle priorità e sulla tempistica delle riforme nell’ambito della nuova maggioranza”.
Come sul lavoro: “Renzi sposa la posizione di Scelta Civica — ha spiegato Monti — serve entro pochi mesi il codice del lavoro semplificato”.
E secondo la vicepresidente di Sc e sottosegretaria al Ministero dei Benei Culturali Ilaria Borletti con Renzi si può “intraprendere insieme il percorso di riforme”, a partire appunto dal “superamento del bicameralismo perfetto” e dalla “riduzione del numero di parlamen
tari”. Insomma, tutte proposte che Sc è disponibile a votare insieme a Renzi in Parlamento.
David Allegranti
(da Huffingtonpost“)
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Novembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
CON I MONTIANI 30 DEPUTATI E 8 SENATORI… I DUE MINISTRI SU FRONTI DIVERSI…MONTI: “NESSUNA CONSEGUENZA PER IL GOVERNO”
Cosa accade dalle parti di Scelta civica, il partito creato da Mario Monti alla fine dello scorso anno? Arrivò in certe previsioni al 20 per cento, prese intorno al 9, negli ultimi sondaggi è al 4
Dopo la baruffa di venerdì all’assemblea nazionale, chi è rimasto con Monti (da qui, solo per facilità , «montiani») conta su una trentina di deputati e 8 senatori.
Nessuno più di loro è al governo, perchè il ministro della Difesa Mauro è a capo dei «popolari» che si sono ribellati e il ministro D’Alia è membro dell’alleato rinnegato Udc. Resterebbe il ministro Moavero, ma si occupa quasi esclusivamente di Affari europei.
Monti ora dice che la divisione di Scelta civica «non indebolirà la coalizione di governo». Aggiunge: «Credo».
Linda Lanzillotta chiede invece «le riforme» e vuole che «la voce di Scelta civica sia presente in Consiglio dei ministri».
Rimpasto, insomma. Stefania Giannini dice che se la scissione diventerà effettiva «dovrà essere rivista la nostra rappresentanza nel governo: se un ministro rappresenta un’altra forza politica, dovremo occuparcene».
Giannini, docente di Glottologia e linguistica, è da ieri il segretario politico di Scelta civica, con Bombassei presidente, Balduzzi e Borletti vicecepresidenti. Nuovi marosi in vista per Enrico Letta.ùù
Pienamente solidali con il governo sono i «popolari», che venerdì hanno lasciato la sala urlando.
I «popolari» (d’ora in poi così, per semplificare) sono 12 al Senato e 20 alla Camera con l’Udc.
L’ipotesi è che vadano a congiungersi in nozze politiche con l’Udc, appunto, e con la nuova formazione di Alfano, ex Pdl.
Interrogato, il leader Udc, Casini, ha risposto, naturalmente: «Si vedrà …».
E ha rilanciato, come fa da molti anni, una nuova «casa dei moderati» (appuntamento il 23 novembre). Lorenzo Dellai, capogruppo di Scelta civica alla Camera (ancora per poco) ha preannunciato una formazione «concorrente con la sinistra, alternativa alla destra».
Il giorno dopo la separazione, accuse reciproche.
Monti dice che «i popolari guardano a Casini e soprattutto a quanto sta avvenendo all’interno del Pdl: vi intravedono opportunità elettorali».
Della Vedova sostiene che i popolari venerdì erano venuti per andarsene: «Non si sono nemmeno levati il cappotto…».
Il deputato Andrea Vecchio, imprenditore catanese, dice che quelli andati via sono «politici politicanti».
Ecco l’accusa bruciante: chi resta con Monti è «società civile», gli altri «occupatori di poltrone». Basti pensare, continua, «al decreto di torbido clientelismo del ministro D’Alia sui precari della Pubblica amministrazione…».
I «popolari» rispondono.
Gregorio Gitti venerdì ha dato il via all’uscita dall’aula: «Non avevano la maggioranza, volevano introdurre una norma che prevedeva le deleghe».
Gitti è intervenuto: «Così non si può! È un vulnus alla democrazia!». «Tiratelo giù a calci!», ha gridato un montiano non identificato.
Gitti ieri assicurava: «Volevano il colpo di mano. Ma non c’è stata nessuna inciviltà , solo vivacità ».
E il senatore Di Biagio: «Monti è stato utile al Paese, ma ormai è il vecchio che avanza». Il coordinatore di Scelta civica per l’Emilia, Giuliano Cazzola: «Pensavamo di essere i migliori, ci siamo divisi su un regolamento come i condomini di un palazzotto del Tufello»
Finisce così con un salto di qualità (in basso) delle parole il movimento creato da Monti, premier che parlava un perfetto inglese e incontrava da pari a pari Merkel e Obama, con un ministro, Fornero, che diceva choosy per chiamare i giovani «schizzinosi».
Venerdì c’è stato anche un «vaffa», che non è stato possibile attribuire.
Il deputato Mario Marazziti è addolorato per quel che succede e sintetizza così: «Lo scontro è fra partito-yacht e nave vasta e inclusiva, fra club e movimento di popolo e società ».
Scelta civica «non è un club del golf», ha attaccato Mario Mauro. E ha aggiunto: «Monti è sempre il benvenuto nella grande famiglia popolare»
Vestito casual , però.
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 15th, 2013 Riccardo Fucile
L’ALA CHE FA CAPO A MAURO E OLIVERO VERSO UN GRUPPO AUTONOMO
Neanche il tempo di cominciare e le premesse della vigilia sono state subito rispettate. Doveva essere la resa dei conti e lo è stata.
L’assemblea di Scelta civica, con cui s’immaginava fosse ratificato l’abbandono dell’ala popolare del partito, si è immediatamente arenata sul regolamento.
Così, all’approvazione di un documento promosso dalla componente ‘montiana’, la frangia che fa capo al ministro della Difesa, Mario Mauro, e al senatore Andrea Olivero, ex coordinatore del partito, ha lasciato la sala.
Con loro anche il capogruppo alla Camera, Lorenzo Dellai.
Immediata la risposta del presidente di Scelta civica, Alberto Bombassei, succeduto a Mario Monti alla guida del partito: “È arrivato il momento di sciogliere il patto elettorale con l’Udc – ha tuonato – è del tutto evidente che abbiamo un’idea di Paese del tutto diversa da quella che i popolari stanno proponendo”.
Vicinissima, dunque, la scissione.
È da tempo, dal giorno in cui il fondatore ha lasciato la guida della ‘sua’ creatura politica, che l’Udc e, di riflesso, i popolari chiedono un cambio di passo per evitare la lenta deriva in cui sta sprofondando il partito negli ultimi mesi.
Sulle divisioni interne ha sicuramente inciso il pessimo risultato elettorale ottenuto alle politiche di febbraio.
Per questo, l’assemblea di oggi, era stata presa a pretesto per presentare un documento programmatico. Un progetto politico, a detta dei promotori, “stabile e maturo, a larga partecipazione popolare, non elitario perchè “la politica non è tecnicismo, non è mera amministrazione”.
Tra i punti principali della proposta di riforma del regolamento si chiedeva, inoltre, un maggior radicamento nelle realtà locali, da sempre anello mancante nell’organizzazione del partito.
Il documento, esplicitamente ispirato ai valori del Partito popolare europeo, chiedeva anche d’indirizzare l’attività del partito verso alcune priorità : semplificazione amministrativa, centralità del lavoro e dell’impresa, riformismo sociale, in un quadro di “vigile fedeltà ” nei confronti del governo Letta.
Modifiche al regolamento rispedite, però, al mittente. Così, al momento di votare un testo che non recepiva le proposte ‘popolari’, una trentina di partecipanti hanno abbandonato, tra le urla e le proteste, i lavori e il nuovo regolamento è stato approvato con solo i 42 voti dei presenti.
Dura la reazione del presidente Bombassei: “Oltre ai giochi dei partiti concorrenti – ha affermato nel corso del suo intervento, pronunciato subito dopo il caos – siamo stati insidiati dalle manovre di un partito che avrebbe dovuto essere un nostro alleato e che invece non ha perso occasione per attaccare noi, il nostro movimento e la figura del nostro leader”.
L’ala ‘montiana’ di Scelta civica lamenta che, da mesi, quasi ogni giorno proviene da parte dell’Udc l’invito a superare il vecchio contenitore, a mettere da parte Mario Monti, per tornare verso i partiti tradizionali.
“Attacchi e minacce – ha proseguito Bombassei – sono venute da chi, senza il nostro aiuto, non sarebbe nemmeno entrato in parlamento”. Chiaro riferimento proprio all’Udc.
Ma, per Bombassei, la cosa ancora più grave e che ci sia stato “Chi, all’interno del partito, ha fatto da sponda a questi attacchi. Chi ha avuto da Scelta civica onori e visibilità e che tuttavia non ha perso occasione per disegnare progetti che puntavano e che puntano alla demolizione della nostra casa”. Un attacco diretto a quelli che, oggi, avrebbero voluto procedere in direzione del cambiamento.
Deluse quindi le speranze di Dellai che invece, a poche ore dall’incontro, auspicava che potesse trovarsi un punto di mediazione.
“Non ci sentiamo traditori – aveva detto – ma come coloro che sono preoccupati dal rischio del fallimento del progetto”. Mentre Olivero, pur ammettendo la presenza di divergenze, considerava la rottura tuttaltro che scontata.
Sull’ipotesi di un nuovo soggetto è intervenuto in assemblea anche lo stesso Monti: “Dobbiamo ascoltare la categoria dei superatori di Scelta civica – ha sottolineato il fondatore del partito – ma non dobbiamo sentire come una diminutio la volontà che il nostro progetto debba essere realizzato prima ancora che superato”.
Anche se, poi, rivolgendosi proprio alla componente popolare, cerca di svelenire il clima: “Tengo molto all’unità . Ma dobbiamo sforzarci perchè ciò non comporti l’incapacità di far sentire la propria voce specie sulle riforme e non porti alla distruzione dell’impostazione del partito”. Concludendo: “Ringrazio quelli che non sono qui e che sono andati via. A loro però dico che consideriamo l’unità un valore importante”.
Ma la scissione sembra ormai senza ritorno.
A parlare in rappresentanza dei popolari è il deputato Gianluigi Gigli: “La componente liberale di Scelta civica – dice – si dimostra molto illiberale e preferisce fare il circolo della canasta piuttosto che un partito di popolo. La modifica del regolamento senza preavviso e per dare deleghe non previste serviva solo a raggiungere il numero sufficiente per eleggere un nuovo presidente. Alla fine hanno votato solo in 42. Una fine squallida”.
Gli fa eco lo stesso Olivero: “Crediamo che il percorso dell’Udc sia stato utile, ma deve volgere al termine. Mi rivolgo anche ai loro aderenti per creare un nuovo soggetto politico che ambisca a costruire un grande partito popolare”.
Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, però, non ci sta a vedere il suo partito coinvolto in questa guerra intestina: “Le affermazioni di Bombassei che dichiara rotta l’alleanza con noi – si legge in una nota – suscitano una certa tenerezza. Qui l’unica cosa che si è rotta è Scelta civica”.
Ancora presto comunque per sapere se, d’ora in poi, le due anime del partito si comporteranno da ‘separate in casa’, con gruppi parlamentari distinti sia alla Camera che al Senato. Solo il voto di domani sul documento finale farà chiarezza, ratificando la rottura oppure mostrando una, oggi più improbabile, riappacificazione. Tutto lascia, infatti, intravedere all’orizzonte più nubi che sereno.
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Ottobre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
LITE SULLA SEPARAZIONE DEI GRUPPI PARLAMENTARI… MERLONI SI DIMETTE
Monti va via dal vertice di Scelta civica, non partecipa alla riunione notturna del direttivo del partito che ha fondato, però detta una linea di grande durezza.
La sua uscita di scena, scrive al vicepresidente, Alberto Bombassei, contribuirà «ad isolare quei pochi che, ottenuto il loro seggio in Parlamento o al governo col nostro simbolo, oggi vogliono superare Scelta civica in nome di nuovi progetti che appaiono non coerenti con i nostri valori costitutivi. Chi vuole “superare” Scelta civica dopo essersene servito, merita una vostra reazione»
Il dibattito al direttivo in via Poli, a due passi da Montecitorio e da Palazzo Chigi, si è concentrato sulla separazione dei gruppi parlamentari: Scelta civica da una parte e Udc dall’altra assieme al ministro Mario Mauro, ex Pdl.
A volere la separazione Della Vedova, ex finiano, Andrea Romano e Carlo Calenda, che vengono dal movimento di Montezemolo, Linda Lanzillotta, ex Pd.
A cercare una ricucitura i cattolici Dellai (ex margherita), Olivero (Acli), Giro e Santerini (Sant’Egidio).
Spiega Mario Marazziti, anche lui della Comunità di Sant’Egidio: «La frammentazione è un suicidio, la strada verso l’irrilevanza. Monti, Mauro e Casini hanno tutti come obiettivo ideologico il Partito popolare europeo. Per questo litigano?»
I cattolici propongono un congresso che definisca programmi e identità del partito. Ma anche i montiani (i seguaci dell’ultimo, duro, Monti) come Romano vogliono un congresso: dopo però la fine del «fidanzamento» nei gruppi parlamentari con Casini e l’Udc.
Perchè la convinzione è che Mauro abbia «strappato» da Monti, giovedì, avendo all’orizzonte – più o meno lontano – l’accordo con Casini e soprattutto con Alfano e i moderati Pdl, ammesso che mai dovessero lasciare Berlusconi.
Un’operazione che vedrebbe un passaggio intermedio, in una formazione «Popolari per l’Italia», in attesa che le situazioni evolvano.
Un centro allargato, che da tempo è nella mente di Pier Ferdinando Casini.
Ma dentro Scelta civica i numeri quali sono?
Alla Camera la linea di Monti contro Casini è largamente prevalente fra i 47 deputati. Il Senato invece è il luogo dove è nato lo scontro: undici senatori più uno (Mario Mauro) hanno firmato la lettera di appoggio incondizionato al governo e di bocciatura delle critiche di Monti alla legge di Stabilità .
Lettera che ha provocato le dimissioni di Monti.
Al Senato Mauro è in maggioranza e ci sono anche i numeri (dodici, appunto) per formare un gruppo autonomo, fuori da Scelta civica.
Alla Camera i numeri mancano: ci sarebbero soltanto gli 8 Udc e una manciata di ex Scelta civica (servono venti deputati).
I deputati si riuniranno oggi, i senatori domani
Al direttivo ieri sera non c’era Monti, non c’era Mauro, impegnato a Bruxelles come ministro della Difesa e non c’era neanche Maria Paola Merloni, che ieri si è dimessa da vicepresidente di Scelta civica.
Merloni è una delle undici firmatarie della lettera «anti-Monti».
Il filo conduttore della lettera era l’appoggio al governo Letta. Monti nel suo messaggio a Bombassei nega che Scelta civica abbia dato scarso appoggio a Letta: «A volte qualche strattone può essere utile e necessario, senza dover essere accusati di oscure trame volte a mettere a repentaglio la vita del governo.
In questi mesi le turbolenze, le minacce e i diktat al governo sono venuti piuttosto dal Pd e soprattutto dal Pdl che ha cercato di usare il governo, a volte riuscendoci, per adempiere a carico dello Stato alle sue promesse elettorali».
Mauro dice invece di lavorare per «un centro popolare liberale, che collabori, rimanendo distinto e competitivo, con una sinistra riformatrice».
Chiede che non si «cacci» dai gruppi l’Udc e chiede il congresso.
La frattura sembra ormai troppo larga.
Andrea Garibaldi
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
FAUTORE DELLE LARGHE IMPRESE, HA RESUSCITATO PERSINO I MORTI CHE CAMMINAVANO E GLI INTRALLAZZONI
Però, che perspicacia questo Monti. Ha addirittura scoperto che Casini & Mauro sono due vecchi
democristiani intrallazzoni, come tutti gli altri che ha imbarcato nel suo partitucolo.
E financo che Enrico Letta è inginocchiato a Berlusconi e al Pdl.
Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. Anzi, senti chi parla.
Forse Monti non lo ricorda, ma nel novembre 2011, appena salì a Palazzo Chigi, un certo Monti ringraziò il suo predecessore B. dello squisito servigio reso all’Italia appoggiando il suo governo tecnico, e lo chiamò “statista”.
Poi, già che c’era, inviava un pensiero affettuoso a Letta zio.
Il Cainano, in quel momento, era un morto che camminava a fatica, sommerso dallo spread e dal discredito, tant’è che sfuggiva ai radar dei sondaggi e, votando subito, si sarebbe estinto.
Provvidero Napolitano e Monti a resuscitarlo.
Tant’è che alle elezioni di febbraio, dopo 14 mesi di “cura” tecnica, era più vispo che pria.
Per non farci mancare nulla, Monti fu il primo, in campagna elettorale, prim’ancora di conoscere l’esito delle urne, a predicare le larghe intese col noto statista.
Nelle consultazioni al Quirinale, fece sapere che non avrebbe appoggiato altro governo se non l’ammucchiata con B.
E ad aprile, quando si votò per il nuovo (si fa per dire) presidente della Repubblica, sabotò qualunque candidato che non garantisse il governissimo con B.
Infatti fu rieletto Napolitano, che ce le regalò con Letta nipote premier, scelto direttamente da B. e da suo zio.
Monti e i suoi non fecero neppure una smorfia di disgusto quando si trattò di votare altri insigni statisti a presidenti delle commissioni parlamentari: Nitto Palma alla Giustizia, Formigoni all’Agricoltura, Cicchitto agli Esteri e così via.
Anzi, pareva che inalassero Chanel numero 5, tanto erano estasiati.
Appena B. fu condannato dalla Cassazione, chi si fece intervistare dall’apposito Foglio di Ferrara per chiedere al Colle la “grazia di pacificazione” al neopregiudicato? Monti, naturalmente.
E chi ha candidato alla commissione parlamentare antimafia Stefano Dambruoso, il multiforme ex pm antiterrorismo che giudicò “una bizzarria dietrologica” lo scandalo per il sequestro di Abu Omar da parte di agenti Cia e Sismi? Monti, of course.
Il quale ora scopre a scoppio ritardato che nelle larghe intese con B. comanda B.
Oh bella, e chi dovrebbe comandare? Scelta civica che ha preso un terzo dei voti della destra? O il Pd che, avendo astutamente spedito il suo vicesegretario a Palazzo Chigi, deve ingoiare qualsiasi rospo pur di tenerlo lì?
Ma non s’è accorto che la prima e unica mossa del governo dei grandi rinvii è stato la parziale abrogazione dell’Imu per ordine di B.?
E, se era contrario, perchè ha votato a favore? E non ha notato che ogni tanto Enrico Letta dice “bisognerebbe abolire il reato di clandestinità ” o “modificare la Bossi-Fini” o “abrogare la Fini-Giovanardi” con l’aria del passante, visto che non può toccare nulla perchè non solo B., che è cattivo, ma pure Alfano e Giovanardi, che sono buoni, non vogliono.
Sono i miracoli delle larghe intese, nate senza uno straccio di accordo programmatico fra i partiti (quello che da settimane l’odiata Merkel sta mettendo a punto nei minimi dettagli fra Cdu e Spd), ma solo sulla difesa del potere e della Casta e sulla paura di Grillo e di nuove elezioni.
Eppure Monti persevera nel definire questo pateracchio “la miglior formula di governo che il Paese possa avere e che spero duri cinque anni”, senza ammettere che la paralisi deriva proprio dalla maionese impazzita di tre partiti che non vanno d’accordo su nulla se non sulla tutela delle poltrone.
L’ultima mirabolante scoperta fuori tempo massimo del professore col loden riguarda il danno d’immagine causatogli dall’intervista tv alla Bignardi col cagnolino Empy in braccio: colpa della giornalista “scorretta”, dice lui, come se quella avesse potuto mettergli un cane fra le braccia a sua insaputa o sotto la minaccia delle armi.
Scusi, professore, ma si sente bene?
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 20th, 2013 Riccardo Fucile
SCARICO’ IL CAVALIERE PENSANDO A BRUXELLES, MA DOPO IL FLOP DEI MONTIANI TORNA INDIETRO
Come tutti i mistici, Mario Mauro — come quel Padre Pio, per dire, che ne segnò la nascita a San Giovanni Rotondo 52 anni fa — è un uomo assai pragmatico.
Così descrisse la sua adolescenza foggiana, sul Giornale, Giancarlo Perna: “Sermoneggiava nel cortile o all’uscita di scuola di complessi ideali comunitari e religiosi e la sola cosa che gli uditori capivano è che avrebbe fatto strada”.
Spiritualità e carriera, religione e affari, il perfetto ciellino — con 35 interventi in 15 anni è tra i politici più presenti al Festival di Rimini — è pragmatico sempre.
Pugliese di nascita ma lombardo d’elezione, conosce Roberto Formigoni negli anni dell’università a Milano e di lì i due saranno sempre vicini.
Anche ora che non sembra, si muovono in sincrono: verso il centro dal mondo berlusconiano il Celeste, verso destra il ministro della Difesa in ritorno dai lidi montiani dopo il tradimento del Cavaliere nel 2012
Il luogo d’appuntamento è quel luogo dell’anima che si chiama Partito popolare europeo: una Democrazia cristiana 2.0 buona per i tempi non lontani in cui Silvio Berlusconi sarà solo un ricordo e che il nostro ha cominciato a sognare mentre curava i rapporti a Strasburgo del Caro Leader.
C’è il problema che, per ereditarne i voti, bisogna trattar bene l’anziano vicino all’addio, farlo sentire amato, accompagnarlo a un dignitoso trapasso politico: il ministro montiano — che aveva definito “deriva populista” e “tragico errore” la ricandidatura del povero Silvio giusto otto mesi fa — adesso vuole ricongiungersi con l’amico Formigoni e gli altri democristiani del Pdl sotto l’egida di un Cavaliere rassegnato alla pensione.
Se quello si presenta, infatti, addio “Popolari” e addio Ppe: ai suoi amici di Bruxelles, che gli avevano “consigliato” l’avventura montiana, non interessa certo l’ennesimo partitino di centro.
E così il nostro, che è uomo riservato ma pragmatico, per la causa si sottopone a lunghissimi e noiosi pranzi con Silvio e il capo congiurato Alfano; per questo s’acconcia a fare gruppo pure con gli avanzi Dc della Prima Repubblica tipo Casini.
Politicamente, Mauro, è un conservatore tendente al reazionario: gran laudatore della Thatcher delle Falkland, nemico di ogni giurisdizione gay friendly, s’è battuto come un leone per le radici cristiane dell’Europa e sostiene che la bandiera Ue sia un simbolo cristiano (“il blu è il manto del colore della notte di Maria e le 12 stelle sono la corona dell’apocalisse”, misticamente interpreta).
Gli è piaciuta assai la nuova Costituzione ungherese (“un testo all’avanguardia”), la stessa bocciata dal Consiglio d’Europa come “autoritaria” e “antidemocratica”.
Cose che capitano, e d’altronde un certo entusiasmo per l’armi e l’ordine, aiuta in un ministro della Difesa.
Mar. Pal.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 20th, 2013 Riccardo Fucile
SULLA DECADENZA IL MINISTRO DECIDERà€ “AL MOMENTO”… IL PIANO PER PRENDERE TEMPO E RIORGANIZZARE I POPOLARI
E li chiamano “moderati”.
Dentro Scelta Civica l’ora della resa dei conti è appena cominciata a botte di interviste incrociate grondanti risentimento .
Se Mario Monti, dalle colonne del Corriere , accusa il ministro Mario Mauro e Pier Ferdinando Casini di “snaturare Scelta Civica”, nell’ottica di una politica “Gps, dei posizionamenti, dello slalom”, dalla Stampa il ministro della Difesa risponde e poi replica ancora da Padova, dove ieri si è svolto il primo convegno delle nuove anime del futuro “Partito popolare”: “È l’ora di fare una proposta politica concreta, ora abbiamo tempo perchè il governo durerà ancora a lungo”.
I motivi per cui Mauro ostenta sicurezza sulla tenuta di Letta nascono dal patto siglato con il Cavaliere che passa — anche, ma non solo — dal voto sulla sua decadenza in Senato.
Che dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano, sembra sempre più incombente. Anche se, nella realtà , non lo è.
L’accordo sarebbe quello di tentare di rinviare il più possibile il voto dell’aula di palazzo Madama sulla decadenza.
Di fatto, l’evento non si potrà calendarizzare fino a quando la Giunta per il Regolamento non avrà detto la sua sulla proposta dei grillini riguardo al voto palese (appoggiato anche dal Pd), ma tocca ricordare che il presidente dell’organismo è Pietro Grasso.
Che pare voglia prendersi tutto il tempo necessario per un’attenta valutazione del caso, “pressato” anche da Pdl, Lega e — a questo punto — gran parte di Scelta Civica a non accelerare i tempi.
“Quello che vorremmo — ha detto infatti Gaetano Quagliariello — è che prima ci fosse una riflessione sulla legge Severino”.
Mauro, d’altra parte, ieri ha fatto eco a Casini sul fatto che “sul voto di decadenza di Berlusconi decideremo all’ultimo minuto”, ma la dichiarazione è servita solo a confondere le acque; il nuovo centrodestra ha bisogno di tempo per riorganizzarsi, i nuovi “popolari” sanno che non potranno fare a meno di Berlusconi, ma non lo vogliono neppure tra i piedi.
Di qui la strategia che prevede, intanto , la creazione di un gruppo autonomo al Senato dove confluiranno, a partire probabilmente da martedì, i primi 12 transfughi da Sc. Poi potrebbe essere la volta degli alfaniani, in modo da creare la base per quello che sarà il nuovo “Partito Popolare”, intorno a cui costruire una sorta di “nuova” Casa delle Libertà , in un’ottica tutta elettorale.
Svela, infatti, sempre Quagliariello: “Il centrodestra vuole provare a governare il Paese da solo ed è una cosa completamente diversa dal centro. È necessaria un’aggregazione tra forze, ma sono necessarie riforme delle istituzioni e della legge elettorale senza le quali il bipolarismo non si crea”.
Si spiega così anche il placet dato da centristi e alfaniani al Senato a un cambiamento del Porcellum con una legge che preveda il doppio turno di coalizione.
In questo modo, il Cavaliere resterebbe dentro il “sistema” rimanendo a capo della “sua” Forza Italia, con Alfano alla testa del Pp italiano e Casini a fargli da ideale spalla centrista.
Ma per far questo ci vuole tempo e, dunque, bisogna evitare come la peste tutte quelle possibili scosse derivanti dall’umor nero di Berlusconi, sempre pronto a staccare la spina al governo per votare a marzo.
Di qui la decisione di rinviare il più possibile — forse fino alla sentenza della Cassazione sull’interdizione — il voto sulla decadenza.
Complice anche una parte del Pd che non vuole dare una mano a Renzi con un voto anticipato.
E Pietro Grasso è di sicuro un loro esponente di primo piano.
Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 20th, 2013 Riccardo Fucile
ADDIO SCELTA CIVICA, L’EX PREMIER SPARA A ZERO SUL GOVERNO, SUL RAPPORTO CON BERLUSCONI E SUGLI EX CASINI E MAURO
A metà settimana ha detto addio al partito da lui stesso creato, ora ne spiega i motivi. 
E non risparmia critiche velenose ai suoi ex alleati di Scelta Civica e di governo.
Mario Monti non le manda a dire e, ospite a In mezz’ora di Lucia Annunziata, attacca duramente Letta, il Pdl, Casini, Mauro e le larghe intese: “Senza un contratto di coalizione chiaro, accadrà in futuro quello che è successo per la manovra, con Letta che sull’ Imu si è inginocchiato al Pdl, con la conseguenza di una manovra non adeguata sul cuneo fiscale e facendo aumentare l’Iva”.
Non solo. La critica del professore diventa anche sfottò: “Si scrive Letta ma si legge Brunetta in politica economica soprattutto su Imu”dice l’ex premier, secondo cui è “curioso che Mauro e Casini, che stanno facendo aperture al Pdl, critichino Scelta Civica accusandola di minare la stabilità del governo”.
Poi la stoccata agli ex alleati: “Credo che lo facciano perchè vedono uno spazio elettorale più ampio da quella parte”.
Motivi elettorali, quindi, alla base del ‘tradimento’ dello spirito fondante di Scelta Civica.
E quando si parla di motivi elettorali non si può non parlare della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.
“Io voterò in base alla relazione che la Giunta del Senato farà pervenire in Aula, per me la votazione è sull’applicazione di una legge approvata un anno fa e che allora non fu contestata, non è un giudizio su una persona. Qui vediamo se in Italia c’è o no lo Stato di diritto” dice Monti.
Che ha molti più dubbi, invece, su ciò che faranno i suoi ex alleati sempre in tema di voto sulla decadenza: “Alcuni degli 11 mi hanno detto che voteranno per la decadenza e non vogliono fondare un gruppo con Udc“.ù
Ma Berlusconi si salverà o no?
L’ex rettore della Bocconi non esclude nulla: “Se venisse usata la grazia io non mi scandalizzerei”.
E i suoi rapporti col Pdl? “Avrei fatto volentieri con l’intera Scelta civica un movimento verso il centrodestra, verso un Pdl depurato di talune personalità e di talune prassi di comportamento, che non discuto ma che sono esattamente antitetiche ai motivi per i quali Scelta civica è nata, con il grande appoggio di Casini e di Mauro”.
Poi il senatore a vita specifica: “Non è solo Berlusconi, non voglio fare liste di nomi, non tocca a me, non sono nè falco, nè colomba, nè ovviamente grillo. Volentieri avrei fatto un accordo con il Pdl che non fosse quello di chi manda indietro il vicepresidente della Commissione europea quando viene ad occuparsi di Italia, un Pdl che non fosse populista, un Pdl che sostenesse veramente i governi che dice di sostenere”.
Il professore, poi, ritorna sulla figura del ministro Mario Mauro.
Con una battuta al vetriolo: “Invito i colleghi Casini e Mauro a usare loro regola di sostegno a governo nei confronti di coloro che il ministero della Difesa ha invitato a colazione” dice Monti, che poi ricorda come lo stesso ministro della Difesa “mi pregò di prenderlo con me a Scelta Civica”.
Lucia Annunziata, in seguito, chiede all’ex premier un commento sul pranzo a tre Alfano-Mauro-Berlusconi: “No, non lo sapevo e immagino che abbiamo trattato di questioni che riguardano il ministero della Difesa — risponde il professore — Siccome credo molto nell’autonomia del governo non ho criticato Mauro per non avermi informato di questo, gli ho solo detto fossi stato in lui non l’avrei fatto”.
Infine la stoccata a Casini: “Mi rivolgo a chi non ha votato Scelta Civica, pare siano tanti, perchè c ‘era con noi Casini. Può darsi che avessero ragione loro”.
Non poteva mandare un giudizio sul governo del suo successore Enrico Letta.
Giudizio caustico: “L’esecutivo, condizionando da Pd e Pdl, sta diventando il governo del dis-fare alcune riforme fatte nel passato”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 20th, 2013 Riccardo Fucile
COME STANNO CAMBIANDO GLI EQUILIBRI POLITICI DOPO LA ROTTURA DI “SCELTA CIVICA”… L’INTERESSE DI SANT’EGIDIO E DEI CIELLINI
Pasta e fagioli, tagliata e una voglia matta di rifare la Dc. 
Fosse per i commensali della festa Udc di Padova, il progetto sarebbe già compiuto. Lì, in Veneto, Mario Mauro e Lorenzo Cesa, Gaetano Quagliariello, Gianpiero D’Alia e Antonio De Poli non hanno fatto altro che ripassare la tabella di marcia della rinascita democristiana.
Quel sogno condensato da Pier Ferdinando Casini in una frase, al telefono con Letta: «Enrico, noi siamo partiti. Ora o mai più».
La galassia centrista è in fermento.
Ogni mossa è calibrata dalla cabina di regia – sempre meno occulta, sempre più svelata – capitanata dal ministro della Difesa e dal leader dell’Udc.
L’idea, sulla quale hanno ragionato due giorni fa a Palazzo Giustiniani assieme a Quagliariello, è scomporre gli schieramenti. Un processo asimmetrico, però, in cui l’esplosione di Scelta civica è solo il primo passo.
Chi tesse la tela neodemocristiana punta in alto.
Mauro, ormai, lo ripete ai suoi mentre evoca il Ppe: «Nel Pdl le colombe ministeriali si conteranno con un documento. E quando Berlusconi romperà con il governo, il partito si spaccherà ».
Quagliariello, poi, non si nasconde: «All’Italia serve un bipolarismo diverso. Se è così, ciò che è importante sono i centri nei due poli».
Di certo c’è che a Palazzo Madama i berlusconiani fibrillano. L’ala cattolica va a braccetto con molti ex socialisti. E, insieme, sono pronti allo strappo.
Casini, però, volge lo sguardo anche a sinistra. È convinto che il fattore Renzi sconvolgerà gli equilibri democratici.
Per questo, ha ripetuto a Letta: «Noi ci siamo». Uno come Beppe Fioroni, che nella Dc ha militato a lungo, sembra dello stesso avviso: «Il sindaco vincerà il congresso e farà il leader di un partito socialdemocratico… «. Come a dire, a quel punto i cattolici dem senza più casa potrebbero essere traghettati da Letta e Franceschini in un Ppe italiano deberlusconizzato.
Berlusconi, appunto. L’ostacolo più grande, nel percorso che porta alla nuova Dc, trascorre le sue giornate tra Palazzo Grazioli ed Arcore. E non ha alcuna intenzione di essere pensionato. Gioca la sua partita, nonostante tutto.
E dopo l’incontro con Mauro e Alfano ha tirato le somme: «Con un pranzo ho ammazzato Monti e ho conquistato dodici voti contro la mia decadenza». Non si fida, ma per ora concede ascolto a chi gli promette “salvezza” in cambio di un passo indietro.
Chi davvero esulta di fronte al nuovo corso democristiano è la pattuglia cattolica che dimora in Parlamento.
Uomini di Comunione e liberazione, innanzitutto, come Maurizio Lupi e Raffaele Vignali. E poi i teocon Maurizio Sacconi ed Eugenia Roccella. Frammenti di una galassia che un tempo faceva riferimento a Camillo Ruini e Tarcisio Bertone e che oggi guarda con crescente fiducia all’operazione.
Discorso a parte per Andrea Riccardi. Ha speso parole di stima verso Monti. Ma due pezzi da novanta come Mario Giro e Mario Marazziti coltivano il dialogo con Mauro e Casini.
Scelta civica, intanto, si è trasformata nel laboratorio della scomposizione. E il vero braccio di ferro si consumerà sulla guida del gruppo di Palazzo Madama.
Perchè i cattolici, in maggioranza, intendono conquistare la poltrona di capogruppo, spingendo i montiani alla scissione.
Per respingere l’assalto, gli uomini del Professore progettano invece una pubblica scomunica della fazione filo Ppe, in modo da costringerli all’addio.
Lo chiarisce Benedetto Della Vedova: «Casini vuole seguire un canovaccio neodemocristiano, è meglio arrivare a due gruppi in Parlamento». Per rafforzare il concetto, Monti chiederà le dimissioni di Mauro dal governo.
Finirà comunque con una scissione. Ma, almeno a Montecitorio, i rapporti di forza sorridono all’ex premier.
Andrea Romano e l’ala montezemoliana, infatti, guardano altrove. In direzione Renzi.
E non è solo Italia Futura a osservare con scetticismo le mosse dei fan del Ppe.
Anche Corrado Passera non seguirà i cattolici di Sc. Come Marco Follini, d’altra parte: «Una nuova Dc? Semmai, una caricatura ».-
Al centro, comunque, sono convinti di avere nel fattore tempo un alleato.
Così giura Paolo Naccarato: «Ho detto a Letta: “Qualsiasi cosa accada, al Senato avrai sempre 172 voti blindati. C’è tutto il tempo per consumare questa scomposizione».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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