Destra di Popolo.net

MONTI SI E’ VENDUTO I MARO’: GLI INTERESSI COMMERCIALI FANNO PREVALERE LA LEGGE DEI TAGLIAGOLA ALLA DIGNITA’ NAZIONALE

Marzo 21st, 2013 Riccardo Fucile

MONTI E TERZI HANNO RIDICOLIZZATO L’ITALIA… I DUE MARO’ RISPEDITI IN INDIA, PAESE ESPERTO IN VIOLENZE ALLE BAMBINE E SEQUESTRI DI DIPLOMATICI

I marò sono stati rispediti stasera stessa in India da un governo di cacasotto.
Con la ridicola garanzia da parte di New Delhi che “non sarà  applicata loro la pena di morte e che i due fucilieri di Marina potranno stare nell’ambasciata italiana”.
Dopo settimane di braccio di ferro con l’India, la svolta della linea italiana sulla vicenda dei due militari arriva in serata a meno di 24 ore dalla scadenza del permesso di quattro settimane concesso dalla Corte suprema indiana.
È stato Palazzo Chigi a prendere in mano la questione con decisione e, con l’avallo del Quirinale, a determinare il cambio di rotta.
Oltre alle conseguenze diplomatiche, hanno pesato, riferiscono alcune fonti, anche gli ingenti interessi commerciali in ballo tra i due Paesi.
«Il governo italiano – recita la nota farsa di Palazzo Chigi – ha richiesto e ottenuto dalle autorità  indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà  riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il governo ha ritenuto l’opportunità , anche nell’interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina – fa sapere il governo – hanno aderito a tale valutazione».
La formula della «tutela dei loro diritti fondamentali» in pratica sarebbe che non sarà  applicata la pena capitale ai militari in caso di eventuale condanna per la morte dei due pescatori indiani di cui sono accusati; e che Latorre e Girone potranno risiedere nell’ambasciata italiana, dove avranno «piena libertà  di movimento».
Poi una chicca degna di un governo cialtrone: «Potranno anche andare al ristorante se vogliono», ha aggiunto il sottosegretario.
«La parola data da un italiano è sacra: noi avevamo solo sospeso» il loro rientro «in attesa che New Delhi garantisse alcune condizioni», ha spiegato ancora.
Ma di che condizioni parla questo extraterrestre?
Quelle poste dal potere economico e finanziario che preferisce un paese di tagliagole rispetto alla dignità  nazionale?
Quelle ricattatorie di un Paese che sequestra una nave in acque internazionali?
Quelle di un Paese dove ogni giorno vengono violentate bambine senza che il governo riesca a porre un freno alla criminalità ?
Ma di che cazzo parli Monti?
Ti sei venduto i due marò perchè non sei riuscito neanche a ottenere una condanna internazionale contro l’India: se si fosse trattato di tutelare banche e spread magari lo avresti fatto, ma la dignità  dell’Italia non passa solo attraverso la Borsa.
Non ce lo dimenticheremo, governo di cacasotto.

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PER USCIRE DALL’ANGOLO MONTI APRE ALLA LEGA E TRADISCE IL PROGRAMMA ELETTORALE

Marzo 19th, 2013 Riccardo Fucile

CONTATTI TRA LEGHISTI E CIVICI IN NOME DEL “REALISMO”… PRIMA DEL VOTO AVEVANO POSIZIONI INCONCILIABILI

A 24 ore dall’avvio delle consultazioni Mario Monti cerca di uscire dall’angolo.
Con i suoi ragiona su come «sbloccare» lo stallo politico e far nascere un governo visto che un ritorno alle urne a giugno tra Palazzo Chigi e il Tesoro viene giudicato «pericolosissimo » per la tenuta finanziaria del Paese.
E la novità  è quella di una inaspettata apertura ai lumbà rd di Maroni: «Si potrebbe partire con un esecutivo guidato da Bersani con il sostegno di Scelta Civica e della Lega», è la conclusione alla quale è giunto l’ex rettore della Bocconi. Ma a precise condizioni.
A cosa stia lavorando Monti dopo la batosta sull’elezione dei presidenti delle Camere lo dice Linda Lanzillotta: «Vogliamo garantire al Paese condizioni di stabilità  e di coinvolgimento delle forze responsabili ».
Si tesse la tela per arrivare a un governo di coalizione. Il tentativo di Bersani di coinvolgere i cinquestelle per Monti resta una chimera anche dopo la spaccatura grillina al Senato.
«Più realistico lavorare sulla Lega», è il giudizio al quale sono arrivati nelle ultime riunioni il premier e i suoi.
Un progetto affrontato anche ieri pomeriggio nel quartiere generale di Via del Corso tra il Professore e i big del partito, tra i quali Olivero, Riccardi e Calenda.
I primi abboccamenti per capire quanto le aperture di Maroni siano serie è già  partito e dai contatti tra parlamentari civici e lumbà rd – racconta un pontiere – «i leghisti sembrano fare sul serio».
Caduto il pregiudizio di Monti – che fino a pochi giorni fa liquidava l’ipotesi Lega ricordando le differenze su riforme ed Europa – si pensa a come imbastire la trattativa.
Primo, per il premier uscente è vitale chiarire i «tre o quattro punti» su cui si baserebbe l’alleanza con democratici e leghisti.
E vista la distanza tra i soggetti in questione, l’idea è quella di trovare un accordo subito «scrivendo veri e propri disegni di legge» da approvare una volta lanciato il governo.
Un modo per ridurre al minimo gli spazi per litigi e fibrillazioni.
E il primo tema che per Monti andrebbe chiarito è il federalismo, dando subito alla Lega punti graditi come la Camera delle autonomie e disarmarla sul terreno che potrebbe usare per far ballare il governo.
Poi un accordo dettagliato sui provvedimenti economici e sulle riforme non rinviabili: legge elettorale, politica e istituzioni.
Quando saliranno al Colle per le consultazioni i civici diranno a Napolitano che per loro l’incarico dovrebbe andare a Bersani.
Poi se il segretario pd fallirà , si cercherà  un altro nome (non Monti, giurano a Chigi) «in grado di mettere insieme tutti» per un governo che negli auspici del premier dovrebbe durare almeno fino a ottobre, anche se l’ideale per non correre rischi sui mercati sarebbe giugno 2014.
Ma i numeri di una possibile alleanza Pd-Monti-Lega (163 senatori, solo 5 in più della maggioranza) non sarebbero in grado di dare sicurezze.
Per questo, per evitare uno scenario “alla Prodi”, il premier e i suoi cercano l’idea per coinvolgere il Pdl o quanto meno per incassare una sua non ostilità .
La strada – racconta un big montiano – sarebbe quella di trovare «una figura per il successore di Napolitano non del Pdl ma che non crei ansia a Berlusconi».
Intanto tra divisioni interne che stanno lacerando Scelta Civica, ieri sera i senatori montiani all’unanimità  hanno eletto Mario Mauro capogruppo, con Linda Lanzillotta che si sarebbe tirata indietro perchè i civici la vorrebbero spendere per la vicepresidenza del Senato o per la presidenza di una commissione di peso (Bilancio). Alla Camera resta la spaccatura tra montezemoliani e cattolici: tra Romano e Balduzzi potrebbe così spuntarla una terza figura di sintesi.
Oggi il voto.

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)

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SCELTA CIVICA NEL CAOS: DOPO IL FLOP DELLE CAMERE E’ FRONDA CONTRO MONTI

Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile

DELLAI: “IL PREMIER PENSA SOLO AI SUOI SCOPI PERSONALI”…. ALLA CAMERA BALDUZZI CONTRO ROMANO, AL SENATO LANZILLOTTA CONTRO MAURO

Frammentati, eppure costretti a stare insieme. Almeno per il momento.
Scelta civica, già  malconcia dopo la batosta elettorale, conta i lividi procurati dalla trattativa (fallita) sulla Presidenza delle Camere.
E si prepara alla resa dei conti.
Il malumore verso Mario Monti fatica a restare negli argini e il partito unico sembra allontanarsi. Il Professore, d’altra parte, gioca in proprio senza abbandonare l’ormai noto contegno british: «Io voglio fare politica, non costruire un partito».
La fotografia dello scontro è l’ira funesta di Lorenzo Dellai, candidato centrista alla Presidenza della Camera abbattuto a un metro dal traguardo.
Lui, l’ex Presidente della Provincia di Trento, ha scoperto due giorni fa con raccapriccio di essere vittima di fuoco amico montiano. E l’ha scoperto direttamente dal premier, che nelle ore frenetiche del negoziato mostrava a diversi parlamentari basiti un sms di Giorgio Napolitano.
In quel messaggio il Presidente della Repubblica confermava lo stop all’ascesa di Monti sullo scranno più alto di Palazzo Madama, ma prendeva atto della possibile intesa tra Scelta civica e Pd, cementata dall’elezione di un montiano alla guida di Montecitorio.
Dellai, ovviamente, non ha potuto trattenere la rabbia: «Io ho investito in questo progetto e lui si è comportato così solo per scopi personali!».
Non è solo Dellai ad essere infuriato con il presidente del Consiglio.
Crescono i mal di pancia anche tra gli uomini di Italia Futura. Pier Ferdinando Casini, dal canto suo, ha bocciato senza appello le ultime mosse di Monti: «Ci fanno passare per centristi opportunisti – giurano di averlo sentito gridare l’altro ieri a Palazzo Madama – ma questo mi sembra addirittura mastellismo di ritorno».
Per il leader dell’Udc, il Professore si è mosso male e ha comunicato peggio: «Io cerco di evitare anche solo di salutare in pubblico Berlusconi e lui invece fa sapere di averlo addirittura incontrato…»
Eppure, il gruppo di Scelta civica del Senato – dopo aver sfiorato la spaccatura – è uscito praticamente indenne dal voto su Piero Grasso.
Il nuovo round è previsto per oggi, quando i gruppi parlamentari montiani torneranno a riunirsi. In gioco c’è la poltrona di capogruppo, ruolo ambitissimo in tempi di magra.
Ai nastri di partenza si presentano quattro neo deputati.
Il candidato di Monti è l’ex ministro Renato Balduzzi, ma la consistente pattuglia di Italia Futura spinge da tempo per imporre Andrea Romano.
Come se non bastasse, anche Dellai cerca la riscossa politica dopo il rovinoso infortunio interno. Outsider, ma comunque pronto a competere, è Gregorio Gitti.
Anche a Palazzo Madama le tensioni intestine rischiano di sfociare in conflitto aperto.
Mario Mauro, che tanto si è speso per cercare un’intesa con il Pdl sul nome di Renato Schifani, punta a guidare i senatori centristi.
Lo sfida Linda Lanzillotta.
Eppure, salvo clamorosi colpi di scena, i due gruppi parlamentari di Scelta civica vedranno la luce. Non è il momento di dividersi e i voti si peseranno soprattutto nel risiko parlamentare per la formazione di un nuovo governo.
L’equilibrio resta però precario e ogni scossone rischia di farlo saltare.
A traballare è soprattutto la prospettiva unitaria, come ha spiegato senza battere ciglio Monti a un ministro del suo governo: «Io non voglio fare un partito, voglio fare politica…».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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MONTI SCONFITTO RISCHIA DI SCOMPARIRE: “O ME O NESSUNO”

Marzo 17th, 2013 Riccardo Fucile

L’AMBIZIONE DEL PREMIER HA FRENATO OGNI POSSIBILITA’ DI FAR EMERGERE LA CANDIDATURA DI UN ALTRO ESPONENTE DI LISTA CIVICA

Per il Professore di Scelta civica l’analisi della sua disfatta è più psicologica che politica. Ammette un senatore centrista, a microfoni spenti: “Il premier ha perso completamente la lucidità ”.
Spiega sgomento un big del Pd che ha seguito la trattativa decisiva dell’altra notte, tra venerdì e sabato: “Era come impazzito, a ogni nome che abbiamo proposto per sbloccare lo stallo con il centro lui ha risposto: ‘O me o nessuno’. Questo nonostante avesse promesso di tirarsi indietro dopo il no di Napolitano” .
Un’ambizione tignosa che ha scorticato a sangue la celebre sobrietà  incarnata dall’uomo in loden verde.
Monti è salito su una giostra perdente che in 24 ore lo ha portato da Bersani e Napolitano ai berlusconiani e infine all’isolamento nel polo di centro, spaccatosi per la sua ostinazione. Riassunto della puntata precedente: venerdì mattina, Monti pretende dal Pd la candidatura a presidente del Senato, Bersani oscilla e a risolvere la questione è il Quirinale che intima al premier di fare un passo indietro istituzionale.
A quel punto il Pd offre ai centristi la Camera (Balduzzi o Dellai) poi lo stesso Senato (l’ex formigoniano Mario Mauro), ma Monti continua a dire no.
Il sabato neri del Professore si apre con una scena del tutto diversa.
Gli squali del Pdl fiutano il colpaccio e vanno in pressing sui montiani, a tutto campo.
B. ha messo in campo Schifani e gli schieramenti hanno numerosi contatti. Da un lato, per il Pdl: Gasparri, Quagliariello, Verdini, Bonaiuti. Dall’altro, per i centristi: Mauro, l’ex aclista Olivero, Della Vedova.
Viene anche organizzato un faccia a faccia tra Monti e Berlusconi, grazie al lavorìo di Federico Toniato, uomo ombra del premier a Palazzo Chigi.
L’annuncio del vertice tratteggia scenari che vanno oltre i voti di Scelta civica a Schifani nel ballottaggio con Grasso: lo stesso Monti presidente del Senato o leader del centro-destra oppure ancora capo dello Stato.
Un centrista autorevole decifra così il mistero montiano: “Vuole il Senato per andare al Quirinale”.
Casini, senatore anche lui, aiuta il premier a fare i conti sui voti. Prima della seduta pomeridiana, il gruppo di Monti si riunisce e si spacca.
La scelta è di votare scheda bianca e non fare “la stampella di nessuno”.
Ma c’è una fronda filodemocrat: Olivero, Lanzillotta , Maran, Ichino.
Gli ultimi tre provengono proprio da quell’area. Il confronto è duro ma prevale la linea dell’unità  per non indebolire ancora di più il confuso Monti. Si vota scheda bianca.
Gasparri denuncia: “I montiani piegano la scheda prima di entrare nella cabina per farsi controllare”.
È il caso della Lanzillotta che si avvicina al seggio e piega la scheda davanti a tutti. Poi dichiarerà : “I nostri voti sono stati decisivi per l’elezione di Grasso: siamo 21 e la differenza di voti rispetto a quelli ottenuti da Schifani è stata di 20 voti”.
Grasso passa che è già  buio e ancora Gasparri si prende la sua vendetta: “I montiani ci hanno offerto cose oscene”, avrebbero votato Schifani in cambio di un disimpegno del Pdl per favorire la nascita di un governo tra Pd e Scelta civica.
Commento di un berlusconiano: “Secondo Monti loro dovevano fare il governo e noi andarci a nasconderci nei cessi. Roba da mentecatti”.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MONTI DA SALVATORE DELLA PATRIA A RISERVA (SPUNTATA) DELLA REPUBBLICA

Marzo 17th, 2013 Riccardo Fucile

PRIMA VOLEVA FARE IL PRESIDENTE DEL SENATO COI VOTI DEL PD, POI HA PROVATO A CERCARE L’APPOGGIO DEL PDL… I SUOI SONO SPACCATI IN QUATTRO, LUI PROVA A GIOCARSI LE (POCHE) CARTE PER IL QUIRINALE

“Quantitè negligeable“. Certo, qualche mese fa Silvio Berlusconi non avrebbe mai usato questa sprezzante espressione francese nei confronti del premier Mario Monti.
Ma se ieri, entrando al Senato, ha sentito il bisogno di commentare così la ‘quantità  ininfluente’ dei voti montiani, lo si deve senz’altro alle ultime intemerate del leader di Scelta Civica.
Ebbene Monti voleva farlo lui il presidente del Senato.
E ne ha fatto esplicita richiesta, tanto da mettere in seria difficoltà  Bersani.
Però, quello che si è visto ieri per l’elezione del tandem Boldrini-Grasso, è in fondo proprio quello che diceva il Cavaliere, cioè che le schede bianche dei montiani — viste anche le posizioni di M5s — ad oggi sono un pacchetto di voti non determinante.
Eppure Monti, nonostante la sua ininfluenza, è deciso a far pesare i suoi voti su altri tavoli: quello del futuro governo, e quello per il nuovo inquilino del Colle.
Le trattative febbrili ed i contatti con Pd e Pdl (dal quale il premier uscente e i suoi si sono lasciati corteggiare per l’elezione di Schifani a Palazzo Madama) hanno davvero fatto pensare, ieri, ad un premier in bilico tra l’accordo con Bersani e l’intesa con Berlusconi.
Non era così.
Tanto che, ad un certo punto, Monti è stato accusato platealmente dal Pdl di aver cercato di giocare una partita tutta sua per ottenere, alla fine, l’agognato Colle: ”Tramite Letta ha fatto sapere a Berlusconi di essere pronto a votare Schifani chiedendo in cambio di aiutarlo a far nascere un governo Bersani e promettendo che ottenuto ciò il Pd lo avrebbe votato per il Quirinale andando così a garantire il Cav, dalla Presidenza della Repubblica”, ha accusato un dirigente pidiellino.
E’ successo così.
Che davanti a queste accuse, i montiani sono rimasti amareggiati e perplessi dall’atteggiamento personalistico del Prof, deciso a ritrovare nuovo ruolo nel prossimo scenario politico. E
sono andati in mille pezzi.
Mentre, infatti, al Nazareno si viveva lo psicodramma di una scelta che si sarebbe potuta rivelare esiziale per il partito, in beata solitudine Monti premeva in modo fortissimo sul Capo dello Stato per raggiungere l’obiettivo.
Nessuna possibilità  di mediazione, come era stata offerta dal Pd, nessuno dei suoi alla presidenza della Camera; o lui, o niente.
Momenti di tensione ed imbarazzo, per questa intransigenza, soprattutto per il chiaro intento che si celava dietro una mossa personale: da presidente del Senato, in caso di prossimo governo istituzionale, Monti avrebbe avuto l’incarico dal Capo dello Stato restando, in questo modo, anche al governo.
Un disegno tutto solitario, cioè non sostenuto neppure dai suoi, ormai spaccati in quattro correnti distinte, da quella di Sant’Egidio capitanata da Riccardi, ai montezemoliani e agli ex Udc, tra cui Lorenzo Cesa che – si dice – sia già  pronto a prendere il largo in settimana prossima.
Monti, invece, ci credeva. Al punto, si è detto, da farne esplicita richiesta al Capo dello Stato. Che l’ha presa male, però. Molto male.
Monti, a quanto sembra, il suo discorso lo aveva preparato bene, con tanto di cartellina con i pareri di fior fiori di giuristi che sostenevano la possibilità  di passare, senza colpo ferire, da presidente del Consiglio a Presidente del Senato.
E poi, avrebbe aggiunto Monti, il suo lavoro di premier si poteva considerare concluso, visto anche il risultato del Consiglio Europeo.
Napolitano ha respinto ogni avance, fatto che ha poi avuto immediate conseguenze sulla tenuta del gruppo al Senato.
Adesso Monti pensa in cuor suo essere in corsa per il Colle, ma l’aspirazione, al momento, resta solo personale.
Sembra sia certo che Bersani non potrà  prescindere, se vorrà  provare a governare, dal suo appoggio.
Ma intanto, su Twitter, il senatore Pd Andrea Martella, citando De Gregori, fa capire che aria tira: ”Che figuraccia Monti: un campione si riconosce dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…”.
Quella che gli è mancata sul più bello, facendolo cadere (definitivamente) tra le riserve, spuntate, della Repubblica.

Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’ULTIMO DUELLO TRA NAPOLITANO E MONTI: “MI SPIACE MA NON PUOI PRESIEDERE IL SENATO”

Marzo 16th, 2013 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRENA L’ELEZIONE DI MONTI A PALAZZO MADAMA: “LE SUE DIMISSIONI DAL GOVERNO SAREBBERO UN COLPO PER IL PAESE”… MONTI E’ ORMAI DIVENTATO UN ACCHIAPATUTTO

Si sono infrante contro l’argine del Quirinale le ambizioni di Monti di diventare oggi il presidente del Senato. Niente da fare.
Quello tra il capo del governo e Napolitano è un confronto teso, un botta e risposta che si prolunga per quasi un’ora. Il pomo della discordia sono le dimissioni di Monti da palazzo Chigi, necessarie per essere eletto come successore di Schifani.
“Se lei proprio adesso si dimette da presidente del Consiglio – obietta a Monti il capo dello Stato – rischiamo di dare un colpo drammatico all’immagine dell’Italia. In questo momento, il nostro paese è legato al suo governo, quindi lei è insostituibile”.
Il presidente del Consiglio tiene il punto e replica: “Dopo l’ultimo Consiglio europeo ho concluso la mia missione, non devo per forza restare a Palazzo Chigi a fare il parafulmine per gli altri”.
Ma anche Napolitano è un osso duro. Il presidente della Repubblica esprime senza diplomazia tutti i sui dubbi, le riserve di natura giuridica e istituzionale sul cambio di maglietta in corsa del premier.
Monti non si dà  per vinto, anzi prospetta, con accanto il sottosegretario Antonio Catricalà  la soluzione per uscire dall’impasse. “Sono pronto a convocare già  questa sera un consiglio dei ministri straordinario, nominare un vicepresidente vicario e lasciare nelle sue mani l’interim della presidenza”. Il nome che circola è quello del ministro Cancellieri, ma è un dettaglio. Anche perchè Napolitano giudica subito un’ipotesi di questo tipo “senza precedenti”, obietta che l’interim può scattare solo in caso di gravi impedimenti del premier, e in ogni caso non per un mese, perchè almeno tanto ci vorrebbe per arrivare ad un nuovo governo.
Monti tira fuori dal dossier giuridico che si è portato dietro un precedente che è andato a ripescare: D’Alema vice presidente del Consiglio del governo Prodi, che con il premier di allora all’estero firma alcuni decreti, “e lei che era al Quirinale se lo dovrebbe ricordare – aggiunge poi rivolto a Napolitano – perchè non trovò la scelta scorretta”.
Ma, accanto al confronto procedurale, c’è la questione politica.
Chiede Napolitano a Monti: “Ma potrebbe garantirmi che le forze politiche che appoggiano questa sua operazione per il Senato, poi faranno lo stesso per la maggioranza di governo?”.
È un’obiezione gigantesca, perchè Monti questa garanzia al momento non può darla. “Questo sarebbe lo schema D’Alema”, replica amareggiato. Insomma, non riesce a convincere il capo dello Stato, che lo congeda così: “Io stesso sarei anche disposto a votarla come presidente della Repubblica, ma le sue chance così si stanno esaurendo”.
Dunque è di nuovo tutto azzerato.
E così anche i rapporti tra Pd e Scelta Civica si raffreddano, nonostante un redivivo Casini faccia di tutto per tenere i fili.
L’operazione Monti al Senato parte in gran segreto già  giovedì sera, quando viene comunicata al vertice del Pd.
“Per noi va bene”, risponde Bersani, “ma con Napolitano ci deve parlare Monti”. Nella testa del premier quello a palazzo Madama è soltanto un passaggio.
A rivelare quale dovrebbe essere lo step successivo è Andrea Olivero, che alza il velo sul progetto parlando ieri mattina all’assemblea dei parlamentari di Scelta Civica: “L’elezione di Monti al Senato è il passaggio verso il Quirinale”.
Per i montiani tutto si tiene: il Professore che trasloca al Quirinale, Franceschini che diventa presidente della Camera e, a palazzo Madama, tra un mese arriva Renato Schifani. Monti, raccontano, è motivatissimo.
Già  si vede come successore di Napolitano.
Ma tutto s’incaglia sull’obiezione costituzionale del Quirinale.
Ora tutto torna il alto mare.
Nel Pd sono pronti a prendersi entrambe le Camere, mentre Bersani andrebbe a palazzo Chigi con un governo di minoranza.
E la maggioranza a palazzo Madama?
Un aiuto potrebbe arrivare dai 17 senatori del Carroccio. Un sospetto sul dialogo Pd-Lega è venuto a Umberto Bossi, che ieri non a caso ha attaccato duramente Bobo Maroni. Anche Augusto Minzolini, neo senatore del Pdl, da animale parlamentare ha fiutato qualcosa e in serata ha twittato un altolà  preventivo: “La Lega l’ultimo anno ne ha sbagliate molte. Se pensa di governare con Pd-Monti contando su maggioranza di 2 voti a Senato è da ricovero”.

Francesco Bei e Umberto Rosso
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI PROVA L’ACCORDO CON MONTI PER TORNARE PROTAGONISTA

Marzo 15th, 2013 Riccardo Fucile

SU GOVERNO E QUIRINALE MARONI PRONTO A TUTTO PER SCONGIURARE LE URNE

Un blitz. Per conquistare la presidenza del Senato al ballottaggio con i voti non solo della Lega, ma anche quelli di Monti.
Incoronando Pietro Ichino oppure di nuovo Renato Schifani, ma probabilmente più il primo che il secondo, destinato a quanto pare a diventare capogruppo Pdl.
È questo il progetto del Popolo della libertà , intenzionato a sfruttare a proprio vantaggio lo stallo in cui sta navigando il Pd che, soprattutto al Senato, difficilmente si tradurrà  in un accordo di maggioranza per eleggere un candidato condiviso.
Anche dai grillini.
Per studiare come raggiungere tecnicamente l’obiettivo, ieri è entrato in campo Roberto Calderoli dopo aver ricevuto da Roberto Maroni un’indicazione precisa: qualsiasi compromesso dovrà  essere considerato utile pur di non tornare rapidamente al voto.
E se questo vorrà  dire dover appoggiare anche un governo Pd, nessuno se ne dovrà  fare un problema, casomai i mal di pancia potranno averlo al Nazareno, non certo in via Bellerio.
Di questo, Maroni ha parlato a lungo a Berlusconi durante la visita dell’altro giorno al San Raffaele, perchè gli obiettivi dei due leader al momento non coincidono affatto.
Il Cavaliere, è noto, preme per tornare alle urne il prima possibile e su questo sta pianificando la campagna elettorale già  a partire dalle prossime settimane, con la manifestazione del 23 a piazza del Popolo a Roma.
Maroni, al contrario, ha visto dimezzarsi i voti della Lega e un ritorno alle urne ora, con la Lombardia ancora in bilico per la formazione del suo governo (peraltro, il leader del Carroccio non è stato ancora proclamato presidente) significherebbe veder evaporare anche quei pochi voti rimasti al nord.
Ecco perchè, avrebbe spiegato Maroni a Berlusconi, la priorità  è far nascere comunque un governo, se serve anche con il Pd.
Ne è nata una discussione che ha convinto il Cavaliere ad appoggiare, almeno al momento, la strategia della Lega del “minor male”.
Perchè in fondo, ragionava ieri Denis Verdini in visita con una folta delegazione del partito al San Raffaele, se i voti della Lega dovessero essere fondamentali per la nascita del governo, “l’esecutivo resterebbe in qualche modo nelle nostre disponibilità ; saremmo sempre noi a decidere quando farlo cadere tornando a votare; Maroni in Lombardia governa con noi…”.
Ora, però, per Berlusconi è fondamentale giocare con grande attenzione la partita delle cariche istituzionali.
Puntare alla presidenza della Repubblica è l’obiettivo primario, ma conquistare quella del Senato solo per incapacità  del Pd a stringere un accordo con Monti e con i grillini, in fondo è “quasi un gioco da ragazzi”.
I conti sono presto fatti.
Al ballottaggio, cioè dalla quarta votazione, viene eletto chi prende più voti.
Se i montiani vengono convinti a votare per un loro candidato, con l’appoggio del centrodestra, poi il Pdl avrà  un ruolo prioritario nella partita del Quirinale e anche in quella del governo, rimettendo in gioco il partito.
Spiega un esponente di spicco del Pdl: “Al momento delle consultazioni, il mandato esplorativo viene dato dal Capo dello Stato prima al presidente del Senato, poi a quello della Camera, dunque noi avremo una sorta di diritto di prelazione sulla formazione del nuovo governo. E poi, al momento della trattativa per la presidenza della Repubblica, potremo contare sull’appoggio dei montiani sulla convergenza verso un candidato del centro-destra che garantisca Berlusconi come ha fatto Napolitano”. Ecco, appunto, Napolitano, in questi giorni molto teso non solo per la situazione generale, ma anche perchè la Cassazione ha bloccato la distruzione dei nastri sulla trattativa Stato-mafia che lo riguardano.
Un elemento più per convincere Berlusconi ad abbassare i toni dello scontro con la magistratura proprio per far vedere al Capo dello Stato la sua “vicinanza” di “vittima” vessata (in fondo proprio come lui) dalle procure.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SCELTA CIVICA CHIUDE LA PORTA A UN GOVERNO CON I GRILLINI

Marzo 14th, 2013 Riccardo Fucile

I MONTIANI RESTANO IN ATTESA: “DISPONIBILI SOLO A UN GOVERNO RIFORMISTA ED EUROPEO”

Mario Monti chiude a qualsiasi ipotesi di governo che comprenda il Movimento 5 Stelle e lascia solo Bersani nella rincorsa a Grillo.
La decisione viene presa nella riunione degli eletti civici di ieri.
Il premier uscente lo dice chiaro e tondo: «Siamo per un governo di riformatori responsabili aperto a tutti» che guardi sia alle riforme istituzionali sia a quelle economiche. Per questo i montiani non voteranno alla presidenza delle Camere un candidato grillino e comunque abbracceranno solo candidature che prefigurino un futuro accordo di governo
Non fa mistero il coordinatore di Scelta Civica Andrea Olivero: «Siamo determinati nel sostenere candidature che portino a una solida e chiara maggioranza riformista per il governo del Paese».
Dunque per i montiani vanno bene solo candidati del Pd o del Pdl.
Oppure uno espresso dal proprio partito.
L’ex presidente delle Acli d’altra parte ricorda che i civici entreranno in una maggioranza, «e di questa può far parte anche il M5S, che identifichi punti chiari e netti su cui vi sia convergenza e tra questi elementi indispensabili ci sono l’assunzione delle nostre responsabilità  e del nostro ruolo in Europa».
Come dire, noi con Grillo non ci stiamo visto che una sua virata sull’Europa sembra del tutto remota.
E chi ha partecipato alla riunione con il Professore rimarca che lo stesso discorso vale per la Lega, con la quale Monti non entrerà  mai in maggioranza.
Un no preventivo di fronte ai recenti movimenti sotterranei del Carroccio, interessato ad aiutare la nascita di un governo.
Olivero attacca anche Bersani e gli otto punti approvati dalla direzione del Pd per stanare Grillo.
«Anche se dice che sono rivolti a tutti, sembrano indirizzati più che altro verso il M5S. Per noi mancano dei punti che indichino con chiarezza l’impianto europeo e riformista».
Di fatto la linea di Monti – spiegano gli strateghi di Scelta Civica – resta la stessa che aveva abbracciato alla sua “salita in politica”: scommettere su uno sgretolamento del Pd e del Pdl e mettersi al traino di una maggioranza fatta dalle anime riformiste dei due principali partiti.

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA ALLA FORNERO: “MONTI HA RECITATO UN RUOLO NON SUO, CHI LO HA CONSIGLIATO HA FATTO ERRORI”

Marzo 7th, 2013 Riccardo Fucile

“PER LUI HO STIMA, HA SALVATO IL PAESE”…”GRILLO HA SAPUTO INTERCETTARE IL MALESSERE”

«Ci vuole un bel coraggio a prendersela col governo dei tecnici per quello che è accaduto nelle urne. Adesso molti, nei partiti, si pentono di averci appoggiato. Ma noi la nostra parte l’abbiamo fatta. Forse potevamo fare di più. Forse potevamo fare meglio. Ma, sostanzialmente, ci siamo: dovevamo salvare l’Italia dal baratro nel quale stava cadendo alla fine del 2011 e ci siamo riusciti. Loro non possono dire altrettanto: hanno lasciato a noi le riforme impopolari che non riuscivano a fare. A loro toccavano solo altre due cose prima del voto: la riforma elettorale e quella dei costi della politica. Zero, nulla: un’omissione pagata cara».
Di passaggio a New York dove ha preso parte ad alcune sessioni dell’Onu, dopo aver partecipato a un convegno sull’Europa organizzato a Boston dalla Kennedy School of Government di Harvard, il ministro del Lavoro e delle Pari opportunità  Elsa Fornero non ci sta a prendersi le accuse delle forze politiche che dicono di essersi sacrificate sull’altare del governo dei tecnici.
Una Fornero combattiva, ma anche perplessa per le scelte di Mario Monti e delusa dai suoi silenzi: «Non ci ha mai detto nulla della sua intenzione di impegnarsi in politica. Nè prima nè dopo».
E che, pur mantenendo il suo duro giudizio su Grillo, comprende e trova giustificato il suo Movimento. «Dopodomani, per la festa dell’8 marzo – racconta – mi è stato chiesto di parlare delle donne al Quirinale. Il mio messaggio sarà  semplice: forza ragazze, fatevi sentire in questo momento difficilissimo. L’Italia ha bisogno di voi. E lo dirò pensando anche alle donne, e sono tante, elette nelle liste del Movimento 5 Stelle».
La Fornero che apre a Beppe Grillo dopo tutto quello che vi siete detti per mesi?
«Ma no, a Grillo non ho nulla dire. Mi ha attaccato in continuazione anche sul piano personale, se l’è presa perfino coi miei figli. E io l’ho accusato di vigliaccheria politica. Si figuri che dialogo può esserci. Però gli riconosco di aver intercettato un malessere della gente che è reale, è giustificato. E che i partiti non hanno capito o hanno sottovalutato».
Beh, anche il capo del suo governo, Mario Monti, qualche illusione se l’era fatta. Cosa vi ha detto della sua scelta?
«Non ce ne ha mai parlato».
Silenzio prima di «salire» in politica o anche dopo?
«Silenzio assoluto. Mi aspettavo che se ne parlasse non dico in Consiglio dei ministri, ma almeno a latere. E invece niente, nè prima per dopo. Solo una volta, dopo che aveva deciso di guidare la lista, l’ho stuzzicato: “Scelta impegnativa”. “Sono frastornato”, fu la sua risposta».
Risentita nei suoi confronti?
«No, no. Ho un’enorme stima di Monti e farò tutto il possibile al suo fianco fino all’ultimo. Ma un po’ sorpresa sì. Mi ha sorpreso anche vederlo recitare un ruolo che non è il suo. Non so se i consiglieri politici fossero americani o italiani, ma non mi pare che abbiano fatto un buon lavoro. E alla fine anche l’immagine del governo dei tecnici un po’ ne ha risentito».
I partiti, soprattutto i democratici, si sentono vittime del sostegno dato a voi.
«Senta, l’Italia aveva bisogno di tre cose. Uscire dalla situazione finanziaria disperata in cui si era venuta a trovare alla fine del 2011, darsi una nuova legge elettorale e riformare la politica e le sue forme di finanziamento. Sul piano economico le cose da fare, e che erano sostanzialmente obbligate, visti gli impegni presi in Europa, ma che spaventavano i politici, le ha fatte il governo dei tecnici. Scelte dolorose ma inevitabili dopo anni di inerzia. A loro toccavano legge elettorale e finanziamento della politica».
I partiti vedono l’elezione di un esercito di parlamentari del M5S come una mezza catastrofe che trascina il Paese nell’ingovernabilità . Lei sembra meno negativa.
«Siamo finiti in una situazione molto difficile, non c’è dubbio. Io ho solo una speranza. Conosco molti di questi giovani del 5 Stelle: persone preparate, che ragionano correttamente. E che, al di là  di certi slogan, non sono estremisti: vogliono fare. Non sono ottimista, ma cerco di assumere un atteggiamento positivo: la costruzione del possibile, come ha provato a fare questo governo. Spero che imparino in fretta perchè il Paese resta vulnerabile, non ha molto tempo. Esprimono uno stato d’animo, una protesta, totalmente giustificati. Hanno dato una scossa. Ora devono rimboccarsi le maniche e dimostrarsi responsabili. Devono capire il senso della complessità  dei problemi. Prendere atto che le scorciatoie esistono solo negli slogan. Governare significa usare meccanismi di decisione collettiva articolati e complessi. Una strada lunga, fatta anche di tecnicismi tutt’altro che seducenti. Ma necessari per fare buone leggi e per applicarle. Per questo l’8 marzo alle donne scese in politica dirò “forza ragazze”».

Massimo Gaggi
(da “il Corriere della Sera“)

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