Ottobre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
ANDREBBE A CASA ANCHE SENZA LEGGE SEVERINO
C’è un altro ricorso che potrebbe incidere sul destino del governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca più di quello pendente alla Consulta sulla legge Severino.
Da Salerno rimbalzano cattive notizie.
Arriva la conferma del sequestro del Crescent, il “mostro di cemento” del lungomare, e sbucano i ricorsi in appello delle difese e della Procura, che insiste: De Luca va condannato per peculato, con una riforma in“pejus”della sentenza di primo grado che lo vede colpevole solo di abuso d’ufficio.
La posta in gioco è alta. Se il ricorso del pm fosse accolto, la decisione della Corte costituzionale diverrebbe ininfluente: De Luca sarebbe sospeso dalla carica perchè il peculato è tra i reati ricompresi nelle cause di sospensione da un’altra legge, la 267/2000. In vigore al momento del reato (2008) e della candidatura (2015).
Renzi talvolta vede e talvolta chiude gli occhi.
Proprio ieri la sottosegretaria Francesca Barracciu si è dimessa per il rinvio a giudizio per peculato. Invece l’imputato DeLuca,candidato dal premier nonostante una condanna, resta al suo posto.
Anche ieri il premier non ha mancato di ribadire la sua vicinanza a De Luca: “Se c’è uno che è in grado di eliminare le ecoballe in Terra dei Fuochi è Enzo de Luca. E io sarò con lui”, ha detto Renzi
La prima udienza di secondo grado è l’11 dicembre. Ne sono previste tre, sentenza prima di Natale.
Sulle scrivanie dei giudici ci sono le 17 pagine del ricorso del pm Roberto Penna, col visto del procuratore capo Corrado Lembo, insieme alle 50 pagine del ricorso dei legali di De Luca, Paolo Carbone e Antonio Brancaccio, e alle 17 pagine del ricorso del difensore di Albert oDi Lorenzo, Arnaldo Franco, con annesse richieste di assoluzione. È una guerra in punta di diritto tra una Procura determinata e avvocati di grande valore.
Di Lorenzo è la figura chiave della storia: è il capo staff nominato da De Luca “project manager” del termovalorizzatore di Cupa Siglia, un atto ritenuto illegittimo sul quale si fonda la condanna di entrambi.
Secondo il ricorso del pm, la nomina di Di Lorenzo, geometra con laurea breve, e la retribuzione di 20.000 euro lordi, furono “una graziosa elargizione di danaro del tutto scollegata da ragioni d’ufficio o dal rapporto d’impiego del beneficiario”, dunque configurano il peculato.
Questo perchè la nomina, compiuta da De Luca in qualità di commissario straordinario, era da ritenersi “nulla” in quanto “priva di qualsiasi motivazione” sulla scelta di Di Lorenzo“soggetto privo di particolari competenze”.
Inoltre nei quattro mesi tra l’incarico (18 febbraio 2008) e il progetto preliminare (19 giugno 2008) per il quale fu pagato “riscontriamo come questi (Di Lorenzo, ndr) abbia avuto pacificamente un ruolo del tutto marginale od insignificante, se non del tutto assente”nel gruppo di lavoro.È un punto fondamentale.
Il Tribunale ha derubricato in abuso d’ufficio sul presupposto che Di Lorenzo aveva comunque svolto un lavoro.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 21st, 2015 Riccardo Fucile
IN COSA HA RAGIONE E IN COSA POTREBBE AVERE TORTO… RISCHIA LA SOSPENSIONE PER UN ANNO E MEZZO
Con il linguaggio sobrio e diplomatico che lo contraddistingue e che ha fatto la fortuna di Maurizio Crozza, il governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca ha definito “penoso” oltre che “propagandistico” il tentativo “di fare confusione tra le due vicende” quasi a prendere le distanze dalla sentenza della Consulta sul caso de Magistris che ha respinto uno, e uno solo, dei dubbi di costituzionalità : il presunto carattere sanzionatorio della sospensione dalla carica, e la conseguente non retroattività .
“Sono ben più numerosi e di diverso spessore giuridico i rilievi di costituzionalità che la Corte sarà chiamata a valutare su remissione del Tribunale civile di Napoli nella diversa vicenda che mi riguarda. La Consulta ne ha bocciato solo uno, peraltro non tra i più rilevanti”.
Ma è davvero così?
Proviamo a spiegare per i non addetti ai lavori come stanno le cose.
In cosa ha ragione De Luca. Ed in cosa invece potrebbe avere torto.
E perchè, a dispetto dell’ostentazione di sicurezza, la pronuncia di ieri potrebbe essere l’inizio della fine per il presidente della Campania, che rischia lo stop and go per 18 mesi o meno, se riuscisse a farsi assolvere in secondo grado dalla condanna per abuso d’ufficio.
Ora per lui scatta una corsa contro il tempo, tra giudizio civile, appello penale e decisione della Consulta che nel suo caso non è stata ancora fissata e chissà quando lo sarà .
De Luca resta in carica
Scrive l’ufficio stampa della Regione Campania: “Fino alla pronuncia della Corte Costituzionale sul suo specifico caso, il Presidente De Luca continuerà ad esercitare regolarmente e legittimamente le sue funzioni”. E’ vero.
Detto questo, la tempistica della Corte Costituzionale è un punto interrogativo avvolto in un enigma.
De Magistris ha ottenuto udienza un anno dopo la concessione della sospensiva. De Luca ha ottenuto la sospensiva a luglio.
I tempi di Roma dipendono anche dalla celerità della trasmissione degli atti da parte del Tribunale Civile di Napoli, presso il quale pende il giudizio di merito sul ricorso del presidente della Campania.
Giudizio che non è stato sospeso, ma è andato regolarmente avanti dopo il 22 luglio, la data in cui i giudici hanno accolto alcune considerazioni dei legali del Governatore, Antonio Brancaccio e Lorenzo Lentini, e hanno sollevato i dubbi di costituzionalità di quattro parti della Legge Severino. Tre in più del caso de Magistris.
Il diverso spessore giuridico del ricorso di De Luca
Opinabile. C’è chi la pensa diversamente e sostiene che, una volta cassato il dubbio sulla irretroattività della Severino, il Governatore non ha speranze.
L’avvocato costituzionalista Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento Difesa del Cittadino che si è costituito in giudizio contro de Magistris e De Luca, in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano” afferma: “Gli altri motivi di ricorso di De Luca sono dichiaratamente accessori e ancora più infondati. La decisione di ieri è quindi un ‘avviso di sfratto’ anche per l’ex sindaco di Salerno”.
De Luca lamenta la presunta incostituzionalità della disparità di trattamento tra consiglieri regionali e parlamentari, e lo sconfinamento del decreto legislativo del governo rispetto alla legge delega del parlamento.
Secondo Pellegrino “ci sono precedenti della Consulta che ha già chiaramente sancito la possibilità per il legislatore di differenziare i trattamenti, considerando che i consiglieri regionali hanno anche funzioni amministrative. L’altro motivo è il più sorprendente: i giudici di Napoli hanno ritenuto che la legge avrebbe imposto al governo l’abolizione dell’istituto della sospensione. È evidentemente fuori dalla logica attribuire al Parlamento che emana una legge anticorruzione la volontà di fare mille passi indietro rispetto a un istituto che esiste dal 1990”.
De Luca poi ha ragione quando sottolinea le differenze con de Magistris, ma queste differenze non gli sono tutte favorevoli.
De Magistris si è candidato a sindaco di Napoli nel 2011, quando la Severino non era in vigore. De Luca si è candidato a Governatore, assecondato dal Pd, consapevoli della legge e della sospensione a cui sarebbe andato incontro.
La clessidra di De Luca
Torna a scendere la sabbia, e non ce n’è molta.
La Consulta non potrà tardare la fissazione dell’udienza, per l’evidente interesse pubblico di un ricorso che non riguarda solo De Luca, ma molti altri politici e amministratori locali nelle sue condizioni. Il Tribunale Civile di Napoli potrebbe emettere una sentenza nell’udienza del 20 novembre, ma difficilmente si azzarderà a farlo in assenza di una pronuncia della Corte.
De Luca ha un’altra strada per risolvere i suoi guai: farsi assolvere dalla Corte di Appello di Salerno prima che la Consulta affronti il suo caso.
La prima delle tre udienze è fissata per l’11 dicembre. La Procura però non è sazia della condanna per abuso d’ufficio, e ha depositato un ricorso per chiedere che il reato — la nomina illegittima del project manager del termovalorizzatore di Salerno datata 18 febbraio 2008 — venga riqualificato in peculato.
Ed in quel caso non ci sarebbe scampo: De Luca verrebbe sospeso per effetto della legge 267/2000, il testo unico delle pubbliche amministrazioni, applicato centinaia di volte, in vigore sia al momento del reato che della candidatura.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 11th, 2015 Riccardo Fucile
SONDAGGIO IPR: DE MAGISTRIS TIENE, MALE BASSOLINO… MEGLIO LETTIERI DELLA CARFAGNA
Manca ancora molto alle elezioni ma la gara per Palazzo San Giacomo è già iniziata ed è quanto mai
incerta.
Gli elementi di riflessione sono molteplici. Uno su tutti riguarda gli schieramenti tradizionali: centrosinistra e centrodestra non monopolizzano più lo scenario, anzi i candidati «liberi» dai partiti appaiono più competitivi: è il caso del grillino Di Maio e di de Magistris ma pure di Gianni Lettieri che ottiene un gradimento maggiore se sondato come indipendente.
Antonio Bassolino non sfonda, anzi alla domanda se si è favorevoli o contrari alla sua candidatura il 70 per cento si dice contrario e di questo 70 per cento il 47 appartiene a elettori del Pd.
Il sondaggio prende in considerazione quattro scenari con cinque nomi e una «ics».
La «ics» riguarda il Movimento Cinque Stelle. Il candidato sondato è Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e secondo molti osservatori destinato ad assumere la leadership del movimento.
Di Maio è un candidato che piace, che riscuote consensi, ma non è scontato che sarà lui a scendere in campo perchè i Cinque Stelle hanno regole molto precise nella selezione dei candidati e le regole prevedono che chi ha già un incarico non può concorrere a un altro e prevedono anche che la scelta del nome è affidata alla rete. Dunque, ecco la «ics», il candidato anonimo.
Per il centrosinistra e il Pd è stato sondato Bassolino, che non ha mai detto che sarà della partita ma che si muove come chi è pronto a scendere in campo e attende solo il momento giusto, cioè che il partito indichi la data delle primarie.
Altri due nomi sono quelli di Luigi de Magistris e Gianni Lettieri.
Il sindaco è già in campagna elettorale, è già in fase avanzata nella organizzazione delle sue liste. Così può dirsi anche per Lettieri, suo avversario cinque anni fa. L’imprenditore si candida – ci tiene a precisare – alla testa di liste civiche.
Se poi il centrodestra intende sostenerlo, ben venga.
Un’alternativa a Lettieri è Mara Carfagna, sollecitata da Silvio Berlusconi che la ritiene un nome competitivo, una proposta giovane e in grado di interpretare l’ansia di rinnovamento: ma l’ex ministro ha più volte fatto capire di non essere interessata.
Le intenzioni di voto raccolte da Ipr-Marketing dicono che Di Maio è il candidato più forte.
O, meglio, dicono che con Di Maio in campo i grillini vanno sicuramente al ballottaggio come primi (30 per cento).
Il suo avversario sarebbe Lettieri (26). Terzi ex aequo (al 21) Bassolino e de Magistris.
Premesso che alle elezioni mancano ancora otto mesi, va detto che tra i candidati le distanze non sono abissali: pochi punti separano l’uno dall’altro, con l’eccezione del solito Di Maio che in un secondo scenario, quello con la Carfagna al posto di Lettieri, distanzia l’ex ministro del centrodestra di sette punti (31 a 24).
Ma in questo caso de Magistris sarebbe terzo da solo con Bassolino ultimo.
Il terzo e il quarto scenario cambiano il quadro perchè non c’è Luigi Maio ma mister (o miss) «ics».
In entrambi i casi ad andare al ballottaggio, ma da primo, è il candidato del centrodestra, che sia Gianni Lettieri (28 per cento) o Mara Carfagna (26).
Cambia però il competitor: al secondo turno arriverebbe de Magistris che nelle intenzioni di voto stacca Bassolino di un paio di punti.
Solo ultimo sarebbe il candidato (oggi anonimo) del Movimento Cinque Stelle.
È un dato che potrebbe far riflettere i grillini: è possibile che per le comunali a Napoli (e a Roma) si faccia un’eccezione alla regola per mettere in campo il candidato più forte?
Alla domanda prova a rispondere il sondaggio: il 44 per cento del M5S sceglierebbe un nome già conosciuto; il 40 intende seguire la strada maestra delle consultazioni in rete.
Fra l’altro, va sottolineato un altro dato: se valutato come indipendente dai partiti Gianni Lettieri va anche meglio toccando il 35 per cento e addirittura c’è una percentuale (il 20) di elettori che lo vedrebbe bene anche come candidato del centrosinistra.
Non sfugge, infine, un altro elemento: in nessuno dei quattro scenari ipotizzati da Ipr-Marketing Bassolino va al ballottaggio.
(da “il Mattino”)
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Settembre 28th, 2015 Riccardo Fucile
RAFFICA DI INSULTI CONTRO REPORT E PRESA DIRETTA: “PUTTANATE”
Rai3 fa “camorrismo giornalistico” e dice “puttanate incredibili”, Presa Diretta compie attacchi a freddo,
Report manipola le interviste, il sistema dei media viola la Costituzione perchè definisce condannate persone in assenza di sentenza definitiva (come lui, un anno per abuso d’ufficio, appello a dicembre), e “gli amici del Fatto Quotidiano possono pure sbizzarrirsi ma io sono orgoglioso delle mie vicende giudiziarie”.
Dalla sua Salerno il Governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca attacca l’informazione.
“Quella rete è radical chic”
Adopera toni che fanno sembrare le antiche intemerate di Berlusconi poco più di una birichinata. E gli scroscianti applausi della festa nazionale di Scelta Civica, platea tappezzata dallo slogan “Italiani per passione”, sono il termometro dello stato di salute che gode in questo paese il diritto di cronaca e la libertà di stampa. De Luca è furibondo . Ce l’ha principalmente con Rai3, definita “la più grande fabbrica di depressione” e la “lobby radical chic del Paese”.
Ce l’ha con Riccardo Iacona — al quale dedica, senza farne il nome, qualche parola per la puntata di Presa Diretta due settimane fa sul Pd campano e sulle sue vicende — e con Milena Gabanelli per una vecchia puntata di Report dedicata al caso Crescent.
Puntata leggendaria, l’emblema dei cordiali rapporti tra De Luca e le testate che non lo osannano.
Prima cacciò Bernardo Iovene dalla sua stanza di sindaco perchè aveva acceso la telecamera senza avvertirlo.
Poi, qualche mese dopo, si sottopose a una intervista il cui esito non lo lasciò soddisfatto: “Se viene un giornalista e poi mi spezzetta e ne escono solo dieci secondi, questo per me è camorrismo giornalistico”. Ma non solo.
“Il camorrismo per me è avere forme di violenza verso gli altri essere umani, è un modo di essere, di lavorare” da parte di chi conduce “campagne di informazione che tendono a distruggere la vita di un essere umano e le famiglie sul nulla tramite attacchi personali, atti di imbecillità , ma non ingenua”.
Il moderatore Enzo D’Errico, direttore de Il Corriere del Mezzogiorno, fatica a moderare un immoderabile: “Il nostro ordinamento prevede gli strumenti per difendersi, come le querele”, prova a ricordargli.
De Luca manco se ne accorge e riparte in quarta: “L’idea che ci sia un’area che per definizione non è sottoposta alla critica. Cioè, uno che scrive su un giornale per definizione non può essere criticato. Uè, ma dove sta scritto? Nessuna generalizzazione. Rispetto i giornalisti come Biagi, Montanelli, Ronchey e tutti coloro che parlano un linguaggio anche duro ma di verità . Ho il diritto di criticare chi, privo di argomenti, spara titoloni distruggendo la dignità della persona. Sono come i gestori di un pub che per attirare clientela sparano musica a tutto volume”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
DE MAGISTRIS LE AUTORIZZA, IL PRESIDENTE DI SCAMPIA CONTRARIO
Scampia e le sue vele navigano in direzione opposta al sindaco: Gomorra non la vogliono.
A Napoli, i suoi quartieri e i paesi della provincia si dividono.
Ospitare o meno le riprese della seconda serie di Gomorra, la fiction cult ispirata al libro di Saviano? E’ una questione di immagine, inanzitutto.
C’è chi le telecamere le gradisce, le tollera, le utilizza anche per promuovere il proprio paese e chi invece di sentirsi associata alla camorra descritta in tv “non se ne parla prorprio”.
Domani inizieranno a Scampia alcune riprese della serie in onda ad aprile: il sindaco De Magistris le ha autorizzate ma il presidente della municipalità annuncia barricate culturali contro la troupe.
Nel napoletano, da giorni va avanti la diatriba se ospitare o meno il cast della fiction.
Dopo Portici Mugnano ha detto sì, Giugliano, Acerra e Afragola un netto no.
La produzione lavora in silenzio e in fretta, ma il clima è cambiato. I sindaci sono contrari e in ansia per quelle scene di sangue e pallottole nel loro quartiere, in una terra già così martoriata “non sono un esempio”.
Lo dice anche il questore, Guido Marino. “Certi programmi tv sono offensivi e per niente rappresentativi della realtà che vogliono rappresentare: arrivare alla conclusione che lo Stato è assente, è banale. E lo trovo offensivo”.
Parole che l’autore del romanzo bestseller in tutto il mondo non condivide: “Che la politica limiti la libertà di espressione artistica la dice lunga sulle sue derive autoritarie e, soprattutto, sulla convinzione fallace che sia sufficiente bloccarne il racconto perchè la camorra smetta di esistere” spiega Saviano.
Un assist che il sindaco De Magistris coglie al volo ribadendo di odiare la censura. “Non dirò mai di no alle riprese di un film o di una fiction. Napoli non è più la Gomorra descritta anni fa da Roberto Saviano” e occorre “un’operazione verità per descrivere i mille colori della città “.
“Gomorra possono girarla a Napoli – assicura – se qualcuno mi chiede se quella è Napoli io rispondo di no, senza fare operazioni negazioniste perchè ci sono bande di camorristi che controllano il territorio, ma dire che oggi Napoli è Gomorra è un’operazione di falsità . Ci sono ancora il nero e il grigio – afferma – ma anche tanta luminosità “.
Ma Scampia, zona simbolo delle infiltrazioni camorristiche descritte da Saviano, si ribella. “Sì al cinema, no al marketing vergognoso di Gomorra che diffonde solo violenza ed illegalità inquinando il futuro senza curare i mali ed oscurando le positività ” attacca Angelo Pisani, presidente della VIII Municipalità .
E annuncia battaglia: “Domani alle ore 16 sarò sul luogo delle riprese di Gomorra 2 a Scampia, in via Gobbetti, dove il cantiere abbandonato della metropolitana rappresenta proprio il disinteresse e uno dei fallimenti delle istituzioni per la gente del territorio abbandonata a se stessa e vittima più della malapolitica che della camorra. Io sarò presente – conclude – per fare barricate culturali e chiedere rispetto. Ci sarò con la fascia tricolore che rappresenta questo quartiere e questa parte buona della città . Ho qualcosa da dire e da chiedere alla produzione, lo farò direttamente e anche attraverso gli organi di informazione perchè ci siano degli esempi positivi e non solo emulazione di male e violenza”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
SPUNTA IL SOSTEGNO DELLA MALAVITA A TRE CANDIDATI: PIO ORLANDO, CASILLO E CARRINO
Che sia in lista col Pd o in Forza Italia, per la camorra è uguale.
Dal candidato, il clan cerca solo un accordo di reciproca convenienza. I voti della cosca sono a disposizione di chiunque. Purchè garantisca qualcosa in cambio: appalti, posti di lavoro, regalie.
L’ennesima conferma del principio fondante dei rapporti tra mafie e politica arriva da Napoli.
Nelle carte di una retata di 45 arresti di camorra nei quartieri Spagnoli, al culmine di un’inchiesta coordinata dalla dda dell’aggiunto Filippo Beatrice, tra storie di droga, armi, contraffazioni di scarpe Hogan e contrabbando di orologi Rolex e Cartier fasulli, spuntano a sorpresa le intercettazioni ambientali che dimostrerebbero il sostegno elettorale del clan dei ‘Picuozzi’ a tre candidati alle amministrative del 2011: Antonio Pio Orlando, in corsa al consiglio comunale con Forza del Sud, alleata del “Pdl per Gianni Lettieri”, Gennaro Carrino e Antonio Casillo, candidati alla prima Municipalità rispettivamente per il Pd e per Forza del Sud.
Dei tre, indagati per voto di scambio politico mafioso, l’unico ad essere eletto sarà Carrino, con 277 preferenze.
Hanno rischiato l’arresto, respinto perchè all’epoca lo scambio voti-favori non era previsto dalla norma penale in assenza di passaggio di denaro.
Le cimici piazzate nel 2010 dai carabinieri del comando Provinciale di Napoli a casa del boss Marco Mariano e nelle auto dei suoi fiancheggiatori hanno svelato conversazioni imbarazzanti.
I camorristi e i politici ragionano insieme di quanti voti siano necessari per eleggere i candidati di riferimento. Di appalti negli ospedali dove lavorano. Di come agganciare politici di peso.
Il 21 giugno 2010 Mariano conversa in auto con un presunto affiliato, C. R.
Gli chiede se conosce qualche assessore in Regione. Lui risponde facendo il nome di Pietro Diodato (non indagato, estraneo all’inchiesta), che peraltro è solo consigliere regionale e poi aggiunge che il segretario di Cesaro (Luigi Cesaro, deputato azzurro, non indagato ed estraneo all’inchiesta) aveva sposato una sua cugina e se avevano “un fatto legale, un fatto buono, lui ci può favorire sicuramente”.
Mariano a quel punto avanza una richiesta: una concessione, ad esempio una Napolipark a Caserta, a Benevento, ad Avellino.
Sono solo chiacchiere, e i politici tirati in ballo potrebbero essere vittime di millanterie.
Più significative le registrazioni dei colloqui a casa Mariano il 26 novembre 2010 e il 14 dicembre successivo.
Casillo (Forza del Sud) conversa col boss, che gli chiede, scrive il Gip Tullio Morello, “su quale struttura ospedaliera aveva la competenza Orlando (che è medico) e Casillo risponde con entusiasmo: li tiene tutti (…) “.
Mariano a quel punto fa i suoi calcoli e domanda “quanti voti fossero necessario a Orlando per essere eletto. Casillo rispondeva: “1500”. Mariano replicava 1500 voti dovremo contare famiglia per famiglia, noi dobbiamo essere sicuri di quello che facciamo”.
A dicembre a casa Mariano c’è anche il medico ospedaliero Orlando, anche lui candidato in Forza del Sud.
Il boss fa un discorso che non lascia spazio a equivoci: “Noi votiamo… tu vieni a prendere a Napoli amministrativamente, ci fa piacere… coma sta una gara d’appalto di 40, 50 o 100 milioni di euro noi non ci possiamo perdere le cose, dobbiamo essere all’altezza di potervi dire qua facciamo noi, però siccome ci vogliamo presentare per primi stiamo formando una società nuova di servizi, voi l’appaltate, sub appalto, noi portiamo le condizioni, naturalmente… l’appaltatore è amico del dottor Orlando, sub appalto a questu qua, che esce 100 posti di lavoro… voi fate le cose vostre senza rompere le scatole, nello stesso tempo noi abbiamo la possibilità materiale di sistemare le persone che vanno accomodate, di mettere una cosa di soldi perchè qua se non vendiamo i pacchi di Rolex…”.
Orlando “replicava: ‘un quadro ancora migliore, più roseo, te lo dico apertamente, noi non è che dobbiamo fare un tentativo, noi dobbiamo andare… perchè nel 2012 qua arrivano una marea di miliardi di euro per conto del settore.. ed io ci devo stare sopra”.
Orlando uscirà deluso dalle urne e intercettato al telefono il 17 maggio, se ne lamenta così: “Mi aspettavo un botto sui quartieri Spagnoli, hanno votato pochissime persone”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
CURRICULUM RISICATO E COMPETENZE DUBBIE PER UN DOCENTE A CONTRATTO DI SCIENZE INFERMIERISTICHE
L’ennesimo trombato ripescato da Vincenzo De Luca si chiama Enrico Coscioni ed è un docente a
contratto in scienze infermieristiche.
A settembre il governatore della Campania ha firmato un decreto col quale nomina Coscioni “consigliere del Presidente della Giunta regionale per i temi attinenti alla sanità , con delega ai rapporti con gli organismi regionali e del Governo in materia di sanità ”.
Il compito fa tremare i polsi: per le croniche difficoltà dei conti campani, per il lungo contenzioso tra Regione e Governo sui criteri di ripartizione dei fondi per la sanità , per la circostanza che a ottobre la cassa per le prestazioni in regime di convenzione con le strutture private dovrebbe prosciugarsi, e i pazienti campani, se non vogliono rassegnarsi alle chilometriche liste d’attesa delle strutture pubbliche, dovranno pagare di tasca loro per farsi subito un’analisi o una radiografia.
De Luca ha nominato un candidato non eletto di “Campania Libera”, la storica lista civica dell’ex sindaco di Salerno, già utilizzata nel 2010.
E’ la lista famosa (famigerata) per aver ospitato la candidatura di Tommaso Barbato, l’ex senatore Udeur dello sputo in aula a Nuccio Cusumano, da luglio in carcere per l’operazione Medea, l’inchiesta sulla spartizione camorristica degli appalti assegnati in regime di somma urgenza per i lavori di manutenzione straordinaria della rete idrica campana.
Coscioni, originario di Pagani, assume l’incarico, è bene ricordarlo, “a titolo onorifico, salvo il rimborso delle sole spese documentate e sostenute per il suo espletamento”.
Ma fa discutere il suo curriculum, se confrontato con quello del predecessore, il parlamentare azzurro Raffaele Calabrò nominato da Caldoro nella precedente legislatura.
Coscioni è docente a contratto da due anni a Salerno e lavora all’ospedale salernitano Ruggi d’Aragona.
Calabrò è un luminare, ordinario di Cardiologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università di Napoli e primario della Divisione di Cardiologia dell’ospedale Monaldi di Napoli.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 13th, 2015 Riccardo Fucile
IL SUD NON HA BISOGNO DI ASSISTENZIALISMO E SGRAVI FISCALI, MA DI ESSERE SGRAVATO DA CRIMINALITA’, CLIENTELE E INCOMPETENTI
Potrebbe sembrare una provocazione, ma non lo è…
Dall’unificazione della penisola ad oggi, infatti, la politica ed il sistema gestorio del potere pubblico, hanno riservato al meridione un ruolo sempre più secondario e “soccombente” rispetto alle pseudo-ragioni del nord.
Il progetto dell’epoca – ampiamente compiuto, anche grazie a varie e pregnanti accondiscendenze locali – era stato quello di depauperare questa terra delle proprie ricchezze per trasferirle al Nord, contestualmente impedendogli di poter ridiventare grande, economicamente, politicamente e socialmente.
Mafia e Camorra hanno trovato la loro “connotazione attuale” proprio grazie a quelle interessenze, “a quelle convenienze locali” che permisero, a poco più di mille soldati, di devastare una terra dalle infinite ricchezze per annetterle al “vuoto progetto” di Cavour e dei Savoia.
Ma quella è storia, oramai.
L’ultra centenaria “attualità ” sancisce che “siamo l’Italia” e che dovremmo essere un unico, grande Paese. Solo che, per diventarlo davvero, il bene primario dovrebbe essere quello dello sviluppo economico-produttivo dell’intera penisola, perchè nessuna crescita sarà mai reale se si continuerà a “lasciare indietro” una parte del territorio.
Il meridione non ha bisogno di assistenzialismo o “di carità “.
Ha bisogno che la si smetta di sfruttarlo perchè, comunque la si voglia vedere, l’assistenzialismo genera clientele e le clientele determinano nicchie di scambio, elettorale ed altrimenti favoristico.
La questione meridionale, insomma, esiste soltanto perchè è stata “creata ad arte”. Se davvero lo si volesse, finirebbe nel nulla come se niente fosse.
Basterebbe liberare il territorio dalla criminalità , assicurare la presenza di uno stato di diritto efficiente ed efficace (in termini di burocrazia e di servizi) ed implementare (rendendola effettivamente esecutiva) una legislazione capace di far essere protagonisti tutti i suoi attori, perchè un meridione liberato dalla mala politica, dalle connivenze politico-malavitose e dall’insicurezza prodotta “dalla legge del più forte”, sarebbe il “motore trainante del mondo”.
E non è mera filosofia o una ridda di ipotesi astratte e prive di sostanza. E’ storia. Sono fatti concreti. Il Meridione ha potenzialità immense: basterebbe liberarle…
E Napoli, in particolare, potrebbe ridiventare la grande Capitale del Sud, la “porta diretta” del e verso il mondo, in un cammino di significativo progresso anche nelle dinamiche europee…
Il primo passo sarebbe quello convincersi che il meridione ha bisogno di politici-manager, di figure di spessore, capaci non soltanto di consumare analisi accurate, ma anche sintesi di rilievo, sia sul piano teorico che su quello squisitamente operativo.
Se la politica è “l’arte di dare risposte” ai bisogni collettivi, e allora soltanto una visione manageriale, unita ad una grande visione politico-valoriale, possono rimettere in moto la storia.
In questi giorni, nonostante “i morti” e gli spari, di Napoli nemmeno si parla.
Renzi se n’è andato in America a “spararsi la posa”. I vari politici di turno lo attaccano. I grandi temi delle riforme Istituzionali e delle annesse maggioranze imperversano. Salvini e company sbraitano, ma niente: del sud, nemmeno l’ombra. Giusto un riferimento, ed attiene a presunti, futuri sgravi fiscali, come se fossero l’unica soluzione possibile o seriamente praticabile.
Se proprio si vuole “sgravare il sud”, lo si faccia rispetto al peso della malavita e della mala-politica.
Il meridione ha bisogno di libertà e di potersi giocare finalente il proprio destino. Il resto sono soltanto chiacchiere… Sogni. Speranze, Le solite cose, insomma…
A breve si rivoterà , e sarà l’ennesima pantomina del prevalente voto di scambio, col PD “a farla da padrone” ed il centro-destra a fare da comparsa, incapace di esprimere idee incendiarie e personalità degne di nota.
Già li vedo in azione i vari giovanotti locali – intrisi dal fare stucchevole – ed “i nonni della politica” coi loro rivoli attoriali. Già vedo addirittura l’esito.
C’è solo un però: “ca, cà nisciuno è fesso” e che, volendo, la storia la potremmo anche cambiare…
“Napoli Capitale”: persone, lavoro, sicurezza e libertà … Io ripartirei da questo (soprattutto dai quartieri abbandonati e dalla periferia), da poliche capaci di trasformare, finalmente, in reddito e ricchezza le grandi potenzilità di questa terra.
Io mi abbandorenei alla seducente anima di “Partenope”, insomma, perchè, checchè se ne dica, è la più bella del mondo…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Settembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
“E’ UNA CITTA’ DIVISA A META’, QUELLA RICCA E SORDA, QUELLA DEGRADATA E SOFFERENTE”
Napoli è come un quadro diviso a metà . «In tutto e per tutto rappresenta due città , quella ricca che sta bene e quella degradata dove si muore».
Padre Alex Zanotelli è il missionario che da ormai 10 anni vive in quel pezzo di città fatto di futuro incerto e dilaniato dai clan e dalla criminalità .
Il rione Sanità è centro ma è come se fosse una lontana periferia.
«La borghesia cittadina deve rendersi conto che ciò che accade qui e in altre zone li riguarda, non può restare indifferente, questi sono conflitti sociali che richiamano tutti quanti alle nostre responsabilità » spiega a “l’Espresso”.
Tutti colpevoli dunque, non solo lo Stato, i governi e la politica, assenti cronici in questo inferno dove la camorra ammazza e spezza giovani vite.
Dopo l’omicidio di Gennaro Cesarano , 17 anni, Alex Zanotelli ha chiesto e ottenuto che la messa della mattina successiva all’agguato venisse celebrata all’esterno, con il sangue ancora caldo sul piazzale antistante la chiesa.
Ha preso la parola e ha lanciato un messaggio rivolto alle coscienze di tutti: «Nessuno verrà a salvarci, alziamo la testa e liberiamoci».
Ancora un altro giovane ucciso per strada. Padre Zanotelli, cosa sta succedendo nel ventre di Napoli?
«Sta succedendo qualcosa di molto grave, nell’indifferenza collettiva. Non solo al rione Sanità , ma anche in altri quartieri cittadini. Ci sono bande di piccoli criminali dietro cui c’è la camorra che si contende l’affare lucroso della droga. L’uccisione di Gennaro è solo l’ultimo episodio di una lunga serie. Ora la gente, in particolare le donne, che sono madri e sorelle, ha deciso di reagire, di ribellarsi. Anche perchè nessuno verrà a salvarle, spetta a loro farlo».
Quindi alla Sanità , come in altri rioni, lo Stato non ha fatto lo Stato e la politica non sta facendo politica
«Esattamente. La verità è che siamo abbandonati a noi stessi. Un esempio: in un quartiere così popoloso non c’è un asilo nido comunale, c’è solo una scuola elementare, mancano le medie e c’è una sola superiore, seconda in classifica per dispersione scolastica a livello nazionale. Ora, è normale che se l’offerta scolastica è così ridotta, i giovani vivano la strada e qui entrino in contatto con realtà criminali di ogni genere.
Ma il territorio è controllato almeno?
«Non dallo Stato. Non c’è nessuno che fa rispettare le regole, non ci sono vigili. C’è un distacco enorme tra questa realtà e il resto del Paese. In più siamo al Sud, un territorio scomparso dall’agenda politica, lasciato affondare lentamente».
Un deserto di opportunità legali. E qui ovviamente la camorra gioca facile.
« La camorra per questi ragazzi rappresenta spesso l’unica alternativa per trovare un lavoro. Se il clan offre uno stipendio mensile di 500 o 600 euro nella mancanza di altre possibilità molti scelgono di stare dalla parte della criminalità . Ma dovrebbe essere lo Stato a garantire posti di lavoro e un futuro certo a questo esercito di ragazzi a rischio che vivono nei quartieri più poveri d’Italia».
Torniamo perciò alle responsabilità collettive. Questi omicidi, questa violenza, chiamano in causa non solo la camorra ma anche altri?
“Ci sono responsabilità politiche e sociali molto estese: i nostri giovani non hanno più ideali, vivono alla giornata, e se anche gli universitari passano le serate a ubriacarsi nel salotto della città , figuariamoci nelle zone degradate e dimenticate cosa avviene. Ritengo poi che l’aver elevato a ideologia dominante le politiche di austerità abbia avuto tra le conseguenze quello di aver releagato ai margini ancora di più chi già viveva situazioni drammatiche. È necessario cambiare rotta, immaginare un modello diverso di società , più giusta e più responsabile».
Giovanni Tizian
(da “L’Espresso”)
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