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CAPIGRUPPO M5S, LA SCONFITTA DI TONINELLI

Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile

IL GRUPPO AL SENATO SCEGLIE PERILLI

Danilo Toninelli non ce la fa a diventare capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Senato.
Al suo posto l’ha spuntata per tre voti (47 a 44) Gianluca Perilli e non possiamo che manifestare tutto il nostro dolore per la scelta dei senatori, che così ci privano di uno degli uomini di punta grillini che dal palcoscenico di Palazzo Madama avrebbe potuto darci tante di quelle soddisfazioni che lèvati.
Spiega oggi Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera:
Tre voti soli premiano l’ex consigliere regionale ed ex membro del mini-direttorio romano.Un esponente considerato vicino alla cerchia ortodossa, ma stimato anche dai governisti. Toninelli,invece, perde la prova di forza interna: la sua candidatura nelle scorse settimane ha fatto storcere il naso ad alcuni colleghi, che hanno giudicato inappropriato, dopo le vicissitudini legate alla sua esperienza di governo,un suo ritorno da capogruppo al Senato.
Intanto anche alla Camera gli eletti preparano uno scherzetto a Di Maio:
Silvestri, ex vicecapogruppo uscente come Perilli, rimane il favorito, ma non ha saputo conquistare il bacino di voti lasciato da Macina. Il deputato, ben visto dai vertici al punto da conquistare anche un ruolo di raccordo con la giunta capitolina, ha costruito una squadra che comprende anche elementi dei falchi, come Riccardo Ricciardi, suo potenziale vice.
Il team «di mediazione», però, non ha trovato il sostegno completo dei governisti: alcuni temono possibili voltafaccia.
Quella di Trano, invece, viene considerata all’interno del gruppo parlamentare, una candidatura «di rottura», al punto che l’esponente pentastellato è intervenuto nei giorni scorsi per smentire l’etichetta di dissidente che è stata affibbiata a lui e alla sua squadra: «Nulla di più lontano dalla realtà  che ci vede alla continua ricerca di una condivisione e di una partecipazione che coinvolga tutto il gruppo parlamentare». Lo stallo alla Camera non può protrarsi a lungo. Il gruppo dovrà  rivotare la prossima settimana, ma c’è chi sta premendo per arrivare a un ballottaggio tra i due pretendenti senza quorum. C’è anche chi si augura una soluzione di compromesso, una «terza via».
La situazione rimane rovente e nel gruppo tornano a circolare voci su altri 3-4 possibili addii.

(da “NextQuotidiano”)

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FUSACCHIA LASCIA + EUROPA: “ABBIAMO PERSO L’80% DEGLI ISCRITTI, IL NO A CONTE E’ STATO UN ERRORE”

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

“COME SI FA A STARE ALL’OPPOSIZIONE DI UN GOVERNO CHE RIAGGANCIA L’EUROPA?”

Onorevole Fusacchia, Lei, deputato di +Europa, annuncia che non parteciperà  più alle riunioni del partito e non rinnova la tessera…
“Ho preso atto che non ci sono più le condizioni per andare avanti con +Europa. Il partito si è allontanato dal progetto iniziale, diciamo anzi che non è mai riuscito a mantenere le promesse che avevamo fatto agli elettori e ai nostri militanti. Mica perchè non abbiamo raggiunto le soglie di sbarramento alle politiche e alle europee. Ma perchè non ci siamo presi cura come avremmo dovuto della nostra comunità  e di chi si avvicinava a noi. Invece di un piccolo partito nuovo, abbiamo finito per fare un nuovo partito piccolo”.
Lo sa che adesso tutti osservano le sue mosse per capire dove andrà …
“In Parlamento c’è grande fermento. Non sono chiaramente indifferente all’evoluzione del quadro politico. Osservo anzitutto quali altri colleghi con idee affini stiano vivendo un’insofferenza simile alla mia. Ma osservo pure quello che accade in tanti comuni da Milano a Brindisi, e la radicalità  che esprimono i nuovi protagonisti della società  civile come il Forum sulle disuguaglianze di Fabrizio Barca. Si sta alzando la posta: l’ambiente è diventato un’urgenza, le ricette per creare lavoro latitano, i diritti sono a rischio, troppi nostri giovani se ne scappano all’estero in mancanza di opportunità . Non stupisce che in tanti sentano il bisogno di metterci la faccia e di impegnarsi politicamente. Chi li intercetta? Poteva essere +Europa, ma su quel fronte abbiamo perso. So quanto sia difficile aggregare, e non mi faccio di certo illusioni. Anche per questo, però, bene concentrarsi su iniziative con obiettivi chiari e politiche concrete, e a partire da quelle capire chi ci sta. Io voglio anticipare l’obbligo scolastico a 3 anni, per esempio.
Quando Lei osserva possiamo dire che guarda a Matteo Renzi?
“Non mi faccia commentare Renzi o altri, se no parte un cinema. Parlo con tutti ma sono iscritto al Misto e direi che per adesso resto dove sto. Voglio dialogare e collaborare con chi ha gli stessi valori e metodi del gruppo con cui due anni fa abbiamo iniziato a fare politica. Mi creda, non lascio certo +Europa per andare a finire in un’altra realtà  dove si ripetono le stesse dinamiche. La decisione di uscire è stata molto sofferta, sono stato l’unico eletto sul simbolo del partito e grazie a questa elezione abbiamo potuto partecipare alle europee senza raccogliere le firme. Non fatico ad ammetterlo: uscire è stata una sconfitta anche per me”.
Diciamola tutta: Benedetto Della Vedova non le piaceva...
“I gusti non c’entrano. Ma se in pochi mesi ti perdi l’80 per cento degli iscritti e 3 deputati su 3 sul voto di fiducia, forse dovresti dimetterti. Sul voto, tra l’altro, non solo il Pd ma tutti i nostri alleati delle politiche del 2018 e delle europee del 2019 hanno deciso di sostenere il governo. Sono io che mi sono spostato al punto da ritrovarmi fuori da +Europa, o è +Europa che si è allontana da dove eravamo partiti tutti? Certo è più facile far passare il messaggio che la colpa è di chi ha votato contro una decisione del partito. Ma un buon segretario unisce, non divide”
Ha telefonato alla Bonino. Cosa vi siete detti?
“Conosco Emma Bonino da quasi quindici anni, ma solo da poco più di due ho interagito con lei su questioni politiche. Mi ha dato molta fiducia alle elezioni del 2018, e abbiamo messo in piedi una squadra e una campagna unica che nella circoscrizione europea ci ha permesso di fare l’8%. In quella occasione, grazie alla Bonino e perchè ognuno si era fatto carico di un pezzetto, ho avuto quasi completamente mano libera per scegliere gli altri candidati e tirare su i comitati in giro per l’Europa. Grazie al suo nome sul simbolo e allo sforzo corale realizzammo un’impresa. Quando l’ho chiamata era evidentemente amareggiata. Io so di aver ricambiato quella fiducia ogni giorno, in questi due anni. Ma evidentemente lei ha una lettura diversa”.
Se ne va dopo che ha lasciato Bruno Tabacci. E proprio in queste ore Emma Bonino cerca a Napoli convergenze con Calenda e Richetti, non era più semplice restare per un liberale?
“Tabacci è diventato il capro espiatorio di tutto. Io l’ho contestato in più di un’occasione, per certi modi che portava dentro +Europa, inservibili per costruire un progetto politico innovativo. Ma non è che possiamo attribuire ogni responsabilità  a Tabacci. A gennaio Della Vedova è finito segretario anche coi suoi voti. E non più di tre mesi fa coi voti di Della Vedova Tabacci è stato eletto presidente. Sul resto, non saprei. Spero solo non sia il tentativo di nascondere la polvere di +Europa sotto il tappeto di Calenda. In questo caso dubito funzionerebbe. I problemi vanno affrontati, non fatti scivolare addosso”.
Lei però votando la fiducia ha deciso di stare in un altro campo…
“Ho votato la fiducia perchè se qualcuno al 40% dei consensi chiede i pieni poteri, io non vado ad elezioni per scoprire troppo tardi che non stava scherzando. Non scommetto sul bluff, la democrazia non è una partita a poker. Ma se le cose stanno così, non puoi dire al Presidente della Repubblica che non vuoi votare – e +Europa non si sarebbe manco potuta candidare in caso di elezioni anticipate – e poi però ti aspetti che il governo lo faccia qualcun altro. Così dal giorno dopo tu puoi cominciare a sparare, dato che per crescere politicamente hai scommesso sui passi falsi che il governo farà . Questo non è il governo dei sogni, ma siamo anche distanti da dove stavamo prima dell’estate. Avrei voluto che +Europa si aprisse al confronto. Soprattutto adesso che stiamo riagganciando l’Europa e la sua nuova agenda dovremmo essere meno dogmatici”.

(da “Huffingtonpost”)

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I DEPUTATI M5S CHE VOGLIONO VOTARE NO AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI SAREBBERO 25

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

COSI’ PRENDEREBBE FORMA LA SCISSIONE CONTRO LA GESTIONE DI DI MAIO

Venticinque deputati del MoVimento 5 Stelle meditano di affossare la legge che taglia 345 parlamentari. Lo scrive oggi Ilario Lombardo sulla Stampa, facendo sapere che il numero dei dissidenti potrebbe anche arrivare a trenta. Così prende forma la scissione M5S contro Di Maio:
Per l’ok alla legge servono 316 voti su 630 deputati. Il giorno della fiducia a Giuseppe Conte, la maggioranza giallorossa contava 343 parlamentari a Montecitorio.
Qualche assenza studiata nel Pd, più i grillini ribelli potrebbero comportare un serio problema, sopratutto se i leghisti dovessero abbandonare l’Aula e lasciare la maggioranza a sbrigarsela da sè. Molto dipenderà  se qualcuno farà  una dichiarazione aperta di dissenso. Verrebbe letto dal centrodestra come uno spiraglio.
Sempre che una capigruppo convocata all’ultimo non decida di rinviare, per evitare la figuraccia a 5 Stelle e governo. Se i numeri non reggeranno all’urto, la legge verrebbe affossata. Ma anche se dovesse passare con la teatrale opposizione di eletti del M5S, si immortalerebbe la plastica rivolta contro Di Maio.
Lo strappo rappresenta un paradosso deflagrante. Perchè proprio nel Movimento che ha trascinato i riottosi alleati dem a dire sì, si alzerebbero le mani di chi voterà  contro. Per rovinare la festa al capo politico. E prepararsi a lasciare i 5 Stelle.
Racconta la Stampa che ci sono molti dissidenti, alcuni sono anche usciti allo scoperto come Andrea Colletti, Gianluca Vacca e il medico Giorgio Trizzino. E si andrebbe verso la formazione di un gruppo autonomo:
La ribellione salda malumori di diverso tipo, non tutti coordinati. Tra di loro però c’è un gruppo di almeno 15 deputati che da qui alle prossime settimane si tiene pronto alla scissione.
Con un programma asciutto di pochi punti, tra cui la legge proporzionale e una reale democrazia interna. Farebbero un gruppo autonomo, cercando di diventare a loro volta attrattivi nell’area dei progressisti per spegnere le sirene renziane e puntellare il governo.
Il voto sulla riduzione dei parlamentari è lo “stai sereno” lanciato a Di Maio.

(da “NextQuotidiano“)

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LITE FURIBONDA TRA LEGA E FDI PER LA POLTRONA DEL COPASIR

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

LA RUSSA FURIOSO: “LA LEGA SI STA ALLEANDO CON IL M5S PER FAR FUORI IL NOSTRO CANDIDATO”

Ignazio La Russa è furioso sulla presidenza del Copasir.
L’esponente di Fratelli d’Italia se la prende con la Lega che, a suo modo di vedere, starebbe tramando con il Movimento 5 Stelle per ottenere il ruolo che, tradizionalmente, spetta alle opposizioni.
«Mi rifiuto di credere — ha detto La Russa — che Salvini e la Lega in generale, dopo quanto è successo, possano accordarsi con M5S sulla presidenza del Copasir, a maggior ragione visto che si tratta di un ruolo che spetta all’opposizione e noi abbiamo rifiutato ogni possibile intesa con forze di maggioranza».
Nelle prossime ore, verrà  deciso il nome del presidente della commissione parlamentare per il sistema di informazione sulla sicurezza.
Il ruolo è molto ambito dai partiti di opposizione: ma all’interno del centrodestra, a quanto pare, la quadra dovrebbe essere trovata intorno al nome di un esponente di Fratelli d’Italia, nella fattispecie quello di Adolfo Urso, già  vicepresidente della commissione.
Ma la Lega, soprattutto con Nicola Molteni, non ha mai rinunciato a quel ruolo, che vede strategico sia per quanto riguarda il presunto coinvolgimento di Giuseppe Conte nei recenti sviluppi del Russiagate, sia per difendersi da eventuali ulteriori ispezioni sullo scandalo del Metropol.
Adesso, Ignazio La Russa teme che la Lega possa inserirsi nella corsa, contrariamente a quanto pattuito in seno alla coalizione di centrodestra.
Una riedizione del governo gialloverde, insomma, ma solo in chiave Copasir e ai danni di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Un modo, se vogliamo, per spaccare l’opposizione.

(da agenzie)

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SCISSIONE M5S: I VENTI DEPUTATI IN CRISI

Ottobre 5th, 2019 Riccardo Fucile

NELLE VOTAZIONI INTERNE SULLA NOMINA DEI CAPIGRUPPO EMERGE LA FRONDA DI CHI NON VUOLE PIU’ DI MAIO

Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Luca De Carolis e Paola Zanca racconta che i venti di scissione agitano il MoVimento 5 Stelle non solo al Senato, ma anche alla Camera dove ci sarebbe una ventina di deputati pronta a dar vita a una componente autonoma:
Da giorni arrivano “strani segnali”, raccontano. Per esempio quattro deputati starebbero cercando un soci al media manager per gestire in via autonoma la comunicazione, parola che dentro il M5S fa sempre rima con potere. E nella votazione di tre giorni fa per gli incarichi a Montecitorio, fanno notare, c’è stato un flusso di voti verso grillini diversi da quelli spinti ufficialmente dal Movimento e poi eletti: il capogruppo uscente Francesco D’Uva, diventato questore, e Luigi Iovino, dimaiano scelto come segretario d’Aula.
E poi ovviamente ci sono le voci, che raccontano un malessere “diffuso”. Un clima plumbeo che trabocca da chat e conciliaboli, e che traspare nelle trattative per arrivare a un nuovo capogruppo. Martedì prossimo il nuovo presidente del gruppo dovrà  essere votato dai deputati, ma è assai improbabile che si arrivi a un verdetto, visto che per essere eletti nella prima tornata bisogna superare il 50 per cento dei voti: difficile, con tre candidati in corsa e un gruppo diviso.
Per questo, è la sensazione dei vertici, le indiscrezioni su una mini-scissione si stanno rafforzando: ossia vengono alimentate da chi sollecita posti e attenzione anche per i malpancisti. Attenti a non esporsi in prima persona, ma attivissimi nel lanciare segnali. Nona caso, il capo politico Luigi Di Maio ha detto più volte in privato di non voler essere “tirato in mezzo” nella questione.
Perchè vede il gioco di nervi in controluce, più facile in un Movimento squassato da polemiche e rancori. Ieri alcuni dissidenti hanno lanciato “la carta di Firenze”per rifondare il M5S. Ma a pesare è il malumore di ex ministre come Giulia Grillo e Barbara Lezzi, furibonde con Di Maio per l’esclusione dal governo. Mentre diversi tra Camera e Senato che riflettono sul da farsi, con il senatore Ugo Grassi che rimane il primo in bilico.

(da “NextQuotidiano“)

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LA SENATRICE VONO LASCIA IL M5S E PASSA CON RENZI

Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

LA PARLAMENTARE CALABRESE: “TUTTO MI ACCOMUNA AL NUOVO GRUPPO PARLAMENTARE”

La senatrice grillina Silvia Vono lascia il Movimento e passa con Matteo Renzi.     “Ho   preso una decisione importante, difficile e sofferta ma improcrastinabile che però mi dà  finalmente la possibilità  di ragionare in termini democratici. Mi sono messa piu volte in discussione in questi mesi di legislatura e ho messo in discussione tanti principi che forse qualcuno si illude ancora di avere come guida ma, appunto,   solo una fragile illusion”, dice la senatrice Vono
E poi risponde alla domanda fondamentale. Perchè Matteo Renzi? “Perchè – spiega –   ha dimostrato coraggio, lungimiranza e determinazione. Se ha sbagliato qualcosa nel suo percorso precedente, ne ha fatto tesoro, sapendo farsi da parte, rispettando l’impegno preso con gli italiani. Ha continuato a lavorare con intelligenza e in piena libertà ; e onestà ; intellettuale, ha scelto di esporsi coraggiosamente, un’altra volta, per l’Italia. Con senso del dovere per il Paese e per il bene comune, onestà ; intellettuale per il rispetto verso i cittadini, con coraggio e responsabilità ; anche quando tutto il sistema ti consiglierebbe, proprio perchè; sistema, di agire in modo diverso”.
“Tutto questo mi accomuna al nuovo gruppo parlamentare, di cui mi auguro di essere parte integrante, con la determinazione che è ancora possibile dare una svolta al nostro paese, quella svolta di idee che dev’essere opportunità ; vera per tutti gli italiani. Il mio impegno resta costante nella convinzione   che sono stata eletta per servire il Paese e non un movimento o un partito nè; per rafforzarne le fila. Credo che il mio impegno potrà  finalmente servire concretamente anche per alla mia amata Calabria, territorio, che ho la piena volontà ; di promuovere insieme alla gente calabrese, alle belle persone che la abitano e che hanno bisogno di essere accompagnate a rendere la nostra meravigliosa terra prosperosa e libera da pregiudizi e dignitosa come tutti coloro che la vivono”.

(da agenzie)

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LA CAMERA SALVA IL DEPUTATO DI FORZA ITALIA SOZZANI, NIENTE ARRESTI DOMICILIARI

Settembre 18th, 2019 Riccardo Fucile

SOLO 235 A FAVORE DELLA MISURA CAUTELARE, 309 I CONTRARI A SCRUTINIO SEGRETO… MA SI TRATTAVA DI UN VOTO SECONDO COSCIENZA

L’Aula della Camera ha negato l’autorizzazione all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato di Forza Italia Diego Sozzani.
La votazione è avvenuta per scrutinio segreto. L’esito del voto è stato accolto da un applauso di parte dell’emiciclo, in particolare dei deputati azzurri. I voti a favore sono stati 235, 309 i contrari, un astenuto. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle avevano annunciato voto favorevole agli arresti domiciliari.
Dopo il voto che ha negato L’autorizzazione agli arresti nei confronti di Sozzani, deputato di Forza italia, i deputati impediscono l’intervento di Davide Zanichelli, che chiede di parlare sull’ordine dei lavori ma parla invece della votazione appena avvenuta.
Sommerso dalle grida dei deputati, Zanichelli non riesce a proseguire. Tenta di dire che “il voto non è stato rispettoso del voto segreto”, ma finisce per essere zittito anche dal presidente fico che gli toglie la parola: “Non ci può essere il commento sul voto appena avvenuto. Se vuole intervenire sull’ordine dei lavori bene, se no le tolgo la parola”.
“Vicenda che ha del paradossale”, ha detto in Aula della Camera Diego Sozzani (FI), prima del voto sulla richiesta all’autorizzazione agli arresti domiciliari nei suoi confronti, nell’ambito di un’inchiesta della Dda milanese sulla cosiddetta ‘Mensa dei Poveri’, con l’accusa di illecito finanziamento dei partiti e corruzione. “Ho sempre considerato la politica un servizio e non una professione, senza aver mai avuto problemi con la giustizia. Oggi mi trovo coinvolto in un’inchiesta che mi coinvolge sulla base di intercettazioni di terzi, su un finanziamento che non ho affatto ricevuto con una società  tra l’altro con cui ero in contenzioso economico. Sono devastato psicologicamente, assai preoccupato sul piano familiare e professionale. Sono innocente e non mi sottrarrò al confronto con la magistratura per cui nutro rispetto, ma chiedo di farlo da uomo libero e lascerò l’emiciclo per consentire il voto nella massima autonomia”.
Secondo la ‘vulgata’ dominante, a votare contro l’arresto con l’opposizione sarebbero stati i deputati renziani di Italia Viva, che sarebbero 26, ma non solo: scorrendo i tabulati della votazione si ritiene che i franchi tiratori del Pd sarebbero stati in realtà  ben 46. Del resto, fra i dem in mattinata non era mancato chi manifestava perplessità  sull’arresto di Sozzani.
Per il Pd Delrio assicura non si è trattato di un voto sul governo ed è chiaro che i deputati “hanno votato secondo coscienza”.

(da agenzie)

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LA CAPORETTO DI SALVINI: 159 CONTRO, SOLO 124 A FAVORE

Agosto 13th, 2019 Riccardo Fucile

NEL CENTRODESTRA HANNO DATO BUCA   14 SENATORI, ALTRO CHE PRECETTAZIONE… UN CHIARO SEGNALE AL SOVRANISTA RUSSO

La crisi di governo si aprirà  formalmente il prossimo 20 agosto.
Il dato principale che emerge dalla votazione di oggi pomeriggio è che si è delineata una nuova maggioranza in Senato.
Il voto, che si è svolto alle 19, e che ha stabilito sul calendario dei lavori, ha certificato che Salvini e la Lega sono stati battuti: sono state bocciate infatti tutte le mozioni che chiedevano di anticipare la sfiducia al presidente del Consiglio Conte, con 159 voti contro 124.
Da notare che mentre nel centrosinistra i numeri sono stati quelli esattamente previsti, nel centrodestra sono mancati all’appello ben 14 senatori
Non passano dunque le proposte presentate da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Il Carroccio premeva per anticipare la discussione e il voto sulla sua mozione di sfiducia al capo dell’esecutivo a domani pomeriggio, 14 agosto, dopo la commemorazione a Genova delle vittime del crollo del ponte Morandi. Fratelli d’Italia volevano si tenesse il voto nella stessa giornata del 20, mentre Forza Italia avevano chiesto di far riferire Conte in Aula già  stasera.
Decisivi i voti del M5S, Partito democratico e Liberi e uguali. Qualche commentatore parla già  di una nuova maggioranza, ma è presto per stabilirlo. Oggi pomeriggio durante la conferenza stampa era stato lo stesso Renzi a dare ormai per certa l’esistenza di una nuova maggioranza, che potrebbe far nascere un governo ‘istituzionale’, un governo di responsabili, con dentro Pd e M5S.
Martedì prossimo alle 15, il presidente del Consiglio terrà  le sue comunicazioni a Palazzo Madama. È stata dunque confermata la data che era stata fissata ieri, a maggioranza, nella conferenza dei capigruppo.

(da agenzie)

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DOMANI IL SENATO DECIDERA’ SUL CALENDARIO, NON C’E’ ACCORDO: CASELLATI PROVA AD ACCELERARE, PD E M5S PREPARANO LO SGAMBETTO

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

SERVE UN VOTO DI CONFERMA PER LE COMUNICAZIONI DI CONTE IL 20 AGOSTO, IL CENTRODESTRA LO VOLEVA IN AULA GIA’ IL 14

Accelerazione sul calendario: l’aula del Senato è convocata per domani alle 18, tra le proteste di Pd e LeU.
Lo ha stabilito la presidente del Senato Elisabetta Casellati nel corso della capigruppo di Palazzo Madama.
Tuttavia, sull’ordine dei lavori, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia avevano chiesto che la mozione di sfiducia in aula a Giuseppe Conte fosse messa in calendario per il 14 agosto. È passata la linea invece dei grillini, dem, LeU e Misto fissando le comunicazioni di Giuseppe Conte per il 20.
Queste decisioni dovranno però essere approvate dal Senato, dal momento che sul calendario non c’è stata unanimità  in capigruppo.
“Uno spettacolo indegno”, una “forzatura gravissima quando nella capigruppo c’era l’accordo della maggioranza su Conte che avrebbe riferito il 20 in Aula”.
Così il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci al termine della capigruppo, parlando di “ennesimo oltraggio al Parlamento”. “La Casellati – aggiunge – non doveva prestarsi”.
Anche Leu denuncia la scelta di “piegare il regolamento – dice Loredana De Petris -a chi ha deciso dalla spiaggia”, “attentando alla possibilità  dei senatori di svolgere il proprio mandato”.
Se domani si votasse in Aula sul calendario del Senato, potrebbero essere presenti 102 senatori M5s su 107, 45 Dem su 51 e 12 senatori del Misto: in totale 159 parlamentari, contro i 136 voti potenziali di Lega, Fi e Fdi.
Sono questi, a quanto si apprende, i numeri aggiornati secondo calcoli del Pd, al netto di chi non riesce a rientrare dalle vacanze.
Il nuovo asse di M5s, Dem, Leu più altri del Misto, potrebbe approvare il suo calendario e programmare l’informativa di Conte non prima della prossima settimana.

(da agenzie)

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