Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
SI E’ FOTTUTO 750.000 EURO DEL COMUNE DI ALESSANDRIA E I “RESPONSABILI” LO HANNO PURE NOMINATO TESORIERE DEL GRUPPO…UN PASSATO NELLA LEGA, E’ SUBENTRATO A COTA: SABATO LA CONDANNA IN PRIMO GRADO A 4 ANNI CON L’INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI E L’OBBLIGO DI RISARCIRE 850.000 EURO AL COMUNE
Finalmente un “responsabile” di nome e di fatto, in Parlamento e in tribunale. Parliamo di Maurizio Grassano, 49enne ex leghista, ora membro della gloriosa “terza gamba” del governo Berlusconi.
Sabato scorso il tribunale di Alessandria lo ha condannato a quattro anni per truffa aggravata ai danni del Comune.
Una cosa non da poco, visto che Grassano è stato per anni consigliere comunale della Lega Nord e presidente del Consiglio comunale fino al suo ingresso in Parlamento.
Il caso, lo ricordiamo, scoppia nel febbraio 2009, quando qualcuno decide di vederci chiaro sui costi a carico del Comune del presidente Grassano.
Fin dal 2003, il comune di Alessandria eroga cospicui rimborsi alla Vega Srl dell’imprenditore Sergio Cavanna, azienda di Novi Ligure attiva nel settore delle costruzioni di cui Grassano risulta dipendente.
Cifre importanti, sempre in crescita (89.000 euro nel 2004, 158.000 nel 2008, 190.000 solo nei primi mesi del 2009), versate all’azienda per rimbosare le assenze di Grassano dal lavoro, a causa dei suoi impegni istituzionali.
La magistratura apre un’inchiesta e il 25 settembre 2009 Grassano viene arrestato (un mese ai domiciliari) per inquinamento delle prove.
Poi il processo e sabato la sentenza: condanna per truffa, con annessa interdizione dai pubblici uffici, a quattro anni di reclusione.
Il Comune avrebbe versato oltre 750.000 euro per un rapporto di lavoro inesistente, non comprovato da alcun documento o contratto.
Grassano e il titotale dell’azienda, in pratica, erano d’accordo nel far figurare stipendi d’oro al politico, al solo scopo di ottenere i rimborsi, previsti dalla legge, da parte del Comune.
Il giudice ha disposto altresì un risarcimento di 850.000 euro (i cui 380.000 da versare immediatamente) a favore del Comune di Alessandria che si era costituito parte civile.
Dimissioni? Neanche a parlarne.
Anzi, la sua vicenda giudiziaria non gli ha impedito di essere nominato tesoriere del gruppo parlamentare di Iniziativa Responsabile.
Visto le credenziali, una scelta opportuna…
Grassano è in Parlamento dal giugno 2010, quando, da primo dei non eletti, subentrò al dimissionario Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte.
La Lega, in cui aveva militato per anni, lo aveva espulso (ovviamente solo dopo che era intervenuta la magistratura), quindi Grassano era finito inizialmente al Gruppo Misto, poi ai Liberaldemocratici, quindi all’Alleanza di Centro di Pionati, fino ai Responsabili.
Ora è membro della Commissione Esteri, nonostante le difficoltà nel’individuare le grandi capitali europee (impetosa fu la Zanzara di Radio24).
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
PASSA UN EMENDAMENTO DEL PD, DECISIVE LE ASSENZE DEI RESPONSABILI …VOGLIONO FAR PESARE IL LORO SOSTEGNO AL GOVERNO E RICATTANO OGNI VOLTA L’ESECUTIVO CHIEDENDO POLTRONE… BERLUSCONI VITTIMA DEI SUOI SISTEMI
Governo battuto in aula alla Camera sulla disciplina dell’attività di costruttore edile:
l’assemblea di Montecitorio ha approvato, contro il parere dell’esecutivo, un emendamento del Pd al testo: 259 i sì e 250 no. Determinanti le assenze nei banchi della maggioranza.
Nelle file del Pdl mancavano infatti 51 deputati (32 in missione e 19 assenti). Nove le assenze della Lega (sei in missione e tre assenti).
Dieci i deputati di Iniziativa responsabile che non hanno partecipato al voto: quattro in missione e sei assenti.
Sui banchi dell’opposizione erano presenti il 90,7 per cento dei rappresentanti del Partito democratico e il 59% di quelli dell’Italia dei valori.
Per il governo è stata la sconfitta numero 70 dall’inizio della legislatura. L’emendamento approvato, spiega la parlamentare del Pd Chiara Braga, “esplicita meglio il contenuto dell’articolo ed evita il rischio di problemi interpretativi della norma in fase attuativa”.
“L’approvazione – aggiunge – va nell’ottica di evitare un appesantimento burocratico visto che le imprese sono già in crisi mentre è necessario qualificarle.”
Vista la conta della presenze, a decidere le sorti della votazione sembrano essere state le assenze dei Responsabili.
Banchi vuoti non a caso, ma per far ‘pesare’ la loro presenza in aula per condizionare le sorti del governo e accelerare i nuovi incarichi governativi.
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
ORMAI IL GOVERNO E’ NEL CAOS: I MIGRANTI SONO 6.200 E PER IL RELITTO UMANO BOSSI LA SOLUZIONE E’ “FUORI DALLE BALLE”… LOMBARDO: “BOSSI SI DOVREBBE VERGOGNARE”…MENIA: “IL GOVERNO DICA COSA INTENDE FARE”…FINI PREOCCUPATO CHIEDE GARANZIE PER I MINORI
A Lampedusa è caos immigrati.
Gli sbarchi proseguono, l’isola è allo stremo e alla vigilia del Consiglio dei ministri straordinario sulla questione, la politica si interroga su come affrontare l’emergenza.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parla di «situazione inaccettabile» e fa appello a tutte le Regioni affinchè aiutino Lampedusa accogliendo gran parte degli immigrati sbarcati nei giorni scorsi in nome «di un spirito di coesione e solidarietà ».
Il capo dello Stato è convinto che sull’isola si debba intensificare «come già si sarebbe dovuto fare nei giorni scorsi, l’afflusso dei mezzi necessari per portare via gran parte delle persone sbarcate nei giorni scorsi».
Per Napolitano «l’Italia, le singole Regioni italiane, non possono dare uno spettacolo di incertezza e divisioni come si rischia di dare. Non ci può essere una Regione che accetta di accogliere una parte degli immigrati e un’altra regione che dice di no».
La convinzione che emerge da più parti è che il problema non sia solo italiano e che per questo servono «politiche univoche sia sull’immigrazione che sull’asilo politico».
«Speriamo che tutto ciò» sia possibile nelle prossime settimane, è l’auspicio del capo dello Stato.
«L’Unione Europea deve intervenire presto» ha detto anche Umberto Bossi, usando però una espressione dialettale lombarda poco felice per rispondere ai cronisti a Montecitorio che gli chiedevano quale possa essere davvero la soluzione per Lampedusa.
«Foeura di ball» ha detto il Senatùr.
Parole che hanno immediatamente sollevato polemiche.
«Maroni dice alle Regioni “prendeteli”, Bossi dice “foeura di ball”, adesso il governo si metta d’accordo», ammonisce il segretario Pd Pier Luigi Bersani a margine della presentazione di un libro a Roma.
Per la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, le dichiarazioni di Bossi sono «non degne di un ministro» e «dietro le sparate propagandistiche si nasconde solo l’incapacità del governo Berlusconi ad affrontare, con la legge voluta e votata dalla destra, un’emergenza».
««Bossi si dovrebbe vergognare – attacca il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo -. Se avesse visto quello che accade a Lampedusa, così come lo abbiamo visto noi, si sarebbe dovuto vergognare delle sue affermazioni».
Roberto Menia, coordinatore nazionale di Fli, chiede al numero uno del Carroccio e al titolare del Viminale Roberto Maroni «di sapere quali siano realmente le opinioni, le prospettive e le soluzioni che si delineano da Palazzo Chigi» per affrontare l’emergenza migranti.
«Non c’è spazio per scherzare o per fare battute, il governo deve risolvere i problemi e questo è un problema epocale, una migrazione straordinaria rispetto alla quale anche l’opposizione deve aiutare» tuona il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini commentando le parole di Bossi sugli immigrati.
In giornata, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ricevuto a Montecitorio il direttore generale di «Save the Children» Italia, Valerio Neri. Nel corso dell’incontro Neri ha espresso la preoccupazione della Ong per la mancata predisposizione, ad oggi, di un piano per il trasferimento e l’accoglienza dei minori immigrati a Lampedusa.
Fini dal canto suo si è detto disponibile ad informarsi presso le competenti autorità sullo stato di attuazione del piano per i minori e sulle relative garanzie che esso dovrà contenere.
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
FORSE RIVENDICA UNA POLTRONA NEL FUTURO POST BERLUSCONIANO COME ADDETTA AL PERSONALE TIM? … PRIMA ANCORA DI ESSERE ASSUNTA, VUOLE GIA’ LICENZIARE BIANCA BALTI, LA MODELLA TESTIMONIAL DI TIM: “HA INSULTATO BERLUSCONI IN UNA INTERVISTA A VANITY”
In altri tempi l’accusa sarebbe stata di lesa maestà . 
Oggi, per fortuna, ci si limita alla polemica.
La deputata del Pdl Alessandra Mussolini si scaglia contro il nuovo volto della Tim, la modella Bianca Balti che in un’intervista «ha insultato Berlusconi» e quindi «la maggioranza degli italiani», è questa la sua colpa, a dire della deputata Pdl, e quindi , conclude «spero che la Tim la licenzi e si riprenda Belen».
Uno sfogo che la nipote del Duce ha consegnato a Klaus Davi ed on-line sulla sua pagina Facebook «Porca Italia».
Al settimanale «Vanity Fair», la Balti, che è anche scesa in piazza con le donne il 13 febbraio scorso, aveva detto: «Tutto il mondo ci prende in giro per Berlusconi. All’inizio mi incazzavo e rispondevo a chi ci attaccava: senti chi parla, voi avete Bush. Adesso cerco di ragionare e spiego che l’Italia non è solo e tutta Berlusconi».
Parole che hanno fatto andare su tutte le furie Alessandra Mussolini: «Non ci posso credere che la testimonial della Tim abbia veramente detto una cosa simile. Si è dimostrata poco intelligente politicamente. Spero che la Tim la licenzi immediatamente e si riprenda Belen: ha insultato la maggioranza degli italiani che con convinzione ha votato il nostro premier. E lo ha fatto dopo che Berlusconi ha vinto anche sul fronte della crisi libica».
«Si vergogna di essere italiana? Vada in Francia, con la Bruni a suonare la chitarra», ha aggiunto Alessandra Mussolini, convinta anche che «lo spot è brutto, lei sembra un manichino».
Quindi, ben venga il «licenziamento immediato, anche perchè non se ne accorgerebbe nessuno: aridatece Belen».
Povera Alessandra, ormai è in stato confusionale: dopo aver girato diversi partiti (quasi sempre con esiti elettorali da prefisso telefonico) è tornata alla greppia del Cavaliere, ovvio che debba dimostragli ogni tanto riconoscenza.
Finita l’era del suo protagonismo in Tv, ormai fa notizia solo quando litiga con la Santanchè e la Carfagna.
Meglio predendersela allora con la testimonial di Tim rea di aver detto con garbo quello che pensava: non vediamo dove sia l’insulto.
Ad Alessandra piuttosto ricordiamo, a nome di tanti militanti di destra da lei traditi nei suoi vari contorsionismi politici, quanto segue:
1) Se il mondo ci prende in giro è grazie al premier che lei appoggia, non certo perchè una ragazza ha detto la verità .
2) In democrazia si dovrebbe avere rispetto di chi non la pensa come te e non invocarne il licenziamento.
3) Il consenso della maggioranza degli Italiani il premier non l’ha più da tempo, raggiungendo la coalizione di governo a malapena il 40% dei favori popolari, in base alle risultanze di tutti gli attuali sondaggi
4) Nessuno “si vergogna dell’Italia”, solo del premier che abbiamo e della corte dei servi di cui si circonda
5) La battuta più umoristica di Alessandra è comunque quella secondo cui “il premier ha vinto anche sul fronte libico”: a quale delle dieci posizioni contraddittorie tra loro e assunte dal governo in 10 giorni sulla crisi libica si riferisca la Mussolini non ci è dato sapere.
Sappiamo soltanto quello che emerge all’unisono sulla stampa internazionale: Berlusconi in Europa non conta nulla e non se lo fila nessuno.
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DEL LAVORO DI GENOVA HA CONDANNATO IL MINISTERO A VERSARE 500.000 EURO A 15 LAVORATORI CON CONTRATTO A TERMINE…SOLO IN LIGURIA 450 RICORSI, IN ITALIA DECINE DI MIGLIAIA…POTREBBERO COSTARE ALLO STATO 4 MILIARDI DI EURO
Maxi risarcimento a 15 precari della scuola. 
La sentenza è a Genova, ma a questo punto il ministero dell’Istruzione rischia di rimanere travolto dalle richieste degli altri supplenti.
Quello comminato dal giudice del lavoro del capoluogo ligure è il risarcimento più elevato mai disposto in Italia per il contenzioso riguardante i precari della scuola: quasi mezzo milione di euro.
E basta fare due calcoli per comprendere che viale Trastevere rischia una vera e propria emorragia.
Ad ognuno dei 15 lavoratori in questione il giudice, patrocinati dalla Uil scuola, ha riconosciuto un risarcimento di circa 30 mila euro, pari a 15 mensilità .
La questione della stabilizzazione dei precari e del riconoscimento agli stessi degli scatti di anzianità riguarda tutti i lavoratori a tempo determinato, in qualche modo discriminati dalle normative italiane.
Ma è nella scuola che il fenomeno raggiunge proporzioni consistenti.
I precari della scuola in servizio da oltre tre anni sono diverse decine di migliaia.
Alcune recenti norme comunitarie prevedono per i precari il diritto agli scatti stipendiali in vigore per il personale di ruolo e la trasformazione, dopo tre anni, del rapporto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato. Nella scuola, nonostante i tagli agli organici operati dal governo Berlusconi, sono 150 mila i precari con contratti fino al 30 giugno e al 31 agosto.
E la maggior parte di questi è in servizio da oltre tre anni, perchè a saltare sono stati ovviamente i più giovani.
Se tutti si rivolgessero al giudice del lavoro il ministero potrebbe sborsare 4 effettuati dalla coppia Tremonti-Gelmini nel triennio 2009/2011.
Per tamponare la situazione, alcuni mesi fa, il governo è intervenuto con una norma ad hoc che pone un limite temporale alle richieste di risarcimento danni: il prossimo 31 dicembre.
Ma forse proprio questa manovra ha spinto migliaia di precari della scuola a rivolgersi ai giudici per paura di rimanere tagliato fuori dagli eventuali indennizzi e dalla possibilità di vedersi convertito il contratto a tempo indeterminato.
“Per fare ricorso c’è ancora tempo fino al 31 dicembre – spiega – Corrado Artale, segretario generale Uil Scuola della Liguria -.
L’unico requisito necessario è essere precari da almeno 3 anni”.
“E’ una sentenza fondamentale nel panorama del contenzioso sui precari della scuola – aggiunge l’avvocato Massimo Pistilli – Se questa misura fosse ripetuta, determinerebbe infattila fine del precariato, perchè il ministero non potrà pagare risarcimenti del danno così alti per tutti i circa centomila precari del comparto”.
Salvo Introvaia
(da “La Repubblica“)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
DA SILVIO BERLUSCONI A FABRIZIO CICCHITTO, DA LUIGI BISIGNANI A FLAVIO CARBONI, PASSANDO PER MAURIZIO COSTANZO…SONO ANCORA OGGI TUTTI AL POTERE
Il premier Silvio Berlusconi, all’epoca già imprenditore in ascesa, vicino ai “laici” socialisti di Bettino Craxi, era iscritto alla loggia di Licio Gelli, ben prima di proporsi anche come paladino del conservatorismo ultracattolico, seppur pluri-divorziato.
Tina Anselmi scrive: “Berlusconi tessera n. 625 ha versato £ 100.000 il 5-5-’78. Documenti Villa Gelli in Uruguay: iniziato con solenne giuramento. Berlusconi afferma che nel 1978 fu convinto ad aderire da Gervasio (Gervaso). Nel 1978 linee di credito aperte da banche controllate da piduisti. Berlusconi collabora al Corriere della Sera, direttore Di Bella (piduista) nel 1978. Il 27 gennaio 1994 Gelli dichiara di averlo incontrato 4-5-10 volte. Agli atti risulta di avere grado di apprendista”.
Non mancano rapporti con uomini d’altre cricche, più che d’altri tempi, che poi si ritrovano anni dopo indagati in altre inchieste, per altre “P”.
Flavio Carboni, definito “procacciatore d’affari” da Tina Anselmi che il 10 marzo 1983 scrive: “Nel 1980 Berlusconi dà cinquecento milioni a Carboni”.
Nell’audizione completa di Emilio Pellicani, segretario di Carboni, viene nominato anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, da sempre fedelissimo di Berlusconi: “Fedele Confalonieri, collaboratore di Berlusconi, si portò a Cagliari con cinquecento milioni in contanti…”
Eminenza grigia tra i più fidati “consiglieri” di Gianni Letta, Luigi Bisignani compare una sola volta negli appunti di Tina Anselmi.
Ma in relazione a una vicenda drammatica della storia italiana, l’omicidio nel ’76 del giudice Vittorio Occorsio, che indagava sui rapporti tra estrema destra e logge massoniche .
Negli stessi appunti compare il nome di Giancarlo Elia Valori, potente manager italiano, in passato ai vertici di Autostrade, finito nell’inchiesta “Why not” di Luigi De Magistris.
“Occorsio (molto amico di Valori) nel 1974, verso metà maggio, dice a Valori che Gelli era un delinquente. Che aveva le mani nell’Italicus. La sera del 7 luglio, Occorsio ripete la pericolosità di Gelli. Teneva le carte in macchina quando il 9 mattino è stato ucciso. Gelli-Ortolani-Cosentino. Gelli-Grassini-Santovito.
Bisignani [Luigi, giornalista, piduista] (Ansa) pagato da Gelli, è ancora in rapporto con Gelli. Sera a Castelporziano con Leone e Gelli”.
Capogruppo alla Camera del Pdl, riferisce alla commissione guidata da Tina Anselmi, che appunta quanto segue il 10 giugno 1982.
Fabrizio Cicchitto: Momento difficile della mia vita personale e politica, lettere anonime che descrivevano nei particolari la mia giornata. Ho rifiutato nel governo Cossiga di diventare ministro, per l’imbarbarimento della vita politica. Entrai nella massoneria per avere protezione, sicurezza. Pedinamenti continuati per un anno, non denunciai il fatto. Le lettere erano su fogli bianchi non firmate. Gelli dava l’impressione di un’intelligenza modesta. Insisteva su ampi rapporti con gli Usa, non mi fece nomi italiani”.
Volto arcinoto della televisione, in onda da anni tra Mediaset e Rai, come Cicchitto anche Maurizio Costanzo ha conosciuto Gelli grazie al medico Fabrizio Trecca.
Il 2 febbraio 1982 Costanzo riferisce alla commissione di Tina Anselmi: “Ho conosciuto Gelli attraverso Trecca, suo medico. Gelli lo contattò per un’intervista (pubblicata dal Corriere della Sera il 25 ottobre 1980, ndr). Gli parlò sempre di massoneria e delle sue protezioni (…) Valutò Gelli un abile uomo d’affari, che mescolava piccole verità a millanterie”.
Il 22 giugno 1982 Enrico Manca, già ministro del commercio estero, a proposito di Costanzo riferisce: “Visita di Maurizio Costanzo, che disse di essere massone, e a nome di Gelli chiese se ero disponibile a aderire alla massoneria. Quando mi vidi negli elenchi di Gelli telefonai a Costanzo, ma questi mi dichiarò di aver telefonato a Gelli la non disponibilità ”.
Tina Anselmi il 14 marzo 1983 scrive ancora di Costanzo (nel ’78 direttore della Domenica del Corriere e nel ’79 del giornale scandalistico l’Occhio edito da Rizzoli) sui diari: “Molte assunzioni volute da Gelli. Maurizio Costanzo voluto da Gelli. Costanzo superprotetto da Gelli”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
L’UNICO ATTUALE SEGRETARIO DI PARTITO CONDANNATO A 8 MESI DI GALERA PER TANGENTOPOLI, ASSISTITO DALL’UNICO MINISTRO DEGLI INTERNI CONDANNATO A 3 MESI DI CARCERE PER RESISTENZA ALLE FORZE DELL’ORDINE, SI PERMETTE DI PARLARE DI SPRECO DI DENARO PER UNA ASSISTENZA UMANITARIA… “CACASOTTO FRATTINI” QUASI SI GIUSTIFICA DELL’IDEA, INVECE DI RINCHIUDERE I CLANDESTINI LEGHISTI IN UN CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DALL’ITALIA
”Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora”.
Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, ha le idee chiare sulla proposta del ministro degli Esteri Franco Frattini che, in un’intervista sul Quotidiano Nazionale, parla di una ‘dote’ da mettere a disposizione di ogni immigrato che accetterà di rimpatriare volontariamente nel proprio paese.
”L’Organizzazione delle migrazioni, dà una ‘dote’ di 1.500 dollari. Noi possiamo superare questo importo, fino a duemila o magari 2.500 dollari, dando così la possibilità di creare le condizioni per un rientro di migliaia di persone”, si legge nell’articolo su QN.
”Abbiamo detto al governo di tunisino — spiega Frattini, che ieri è stato a Tunisi con il collega Roberto Maroni — che ovviamente dobbiamo rimpatriare i clandestini e loro hanno ben presente che questo si deve fare”.
Ma chi paga? Nell’intervista Frattini attribuisce al “governo italiano” l’onere di “mettere a disposizione un aiuto economico per aiutare il reinserimento sociale di ogni tunisino che accetti volontariamente il rimpatrio”.
Non si fanno attendere le critiche della Lega, contraria all’utilizzo di soldi italiani per sostenere il rimpatrio assistito degli immigrati.
In una nota, infatti, il vice presidente dei senatori della Lega Nord Sandro Mazzatorta sottolinea come la proposta di Frattini sia ricevibile solo a patto che ”per il rimpatrio volontario assistito dei clandestini tunisini nel loro paese siano utilizzati esclusivamente i soldi del Fondo dell’Unione Europea per i rimpatri volontari”.
In caso contrario, avverte Mazzatorta “dovranno essere seguite rigorosamente le procedure previste dalla legge Bossi Fini per l’espulsione dei clandestini tunisini”.
Frattini ingrana la retromarcia e ai microfoni di Sky Tg24 assicura: “La dote che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell’Ue“.
Per il ministro, l’Italia, “al massimo si limiterà ad anticipare”.
La Lega Nord non ha nessuna ragione per allarmarsi visto che, spiega Frattini “l’Italia ha già attuato negli anni passati progetti di questo tipo verso immigrati di Paesi dell’Africa sub-sahariana, per esempio nigeriani e in questo caso furono soldi anticipati dall’Unione Europea. E’ possibile che stavolta sia lo Stato ad anticiparli, ma comunque il rimborso finale è sempre e comunque dell’Unione Europea, che ha proprio un fondo ‘ad hoc’”.
La vicenda ci porta ad alcune considerazioni.
1) Questione etica: l’unico pregiudicato ancora segretario di partito, condannato a 8 mesi di galera per aver intascato una tangente Enimont di 200 milioni ai tempi di Tangentopoli, si chiama Umberto Bossi.
E l’unico ministro degli Interni condannato a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale si chiama Roberto Maroni.
In qualsiasi Paese occidentale nessuno dei due sarebbe a rappresentare le Istituzioni, certamente nessuno riconoscerebbe loro il titolo di parlare di “spreco di denaro” e di questioni etiche.
2) Questione contabile: solo un coglione incapace di fare due conti potrebbe pensare che questa soluzione non sarebbe in ogni caso vantaggiosa.
Se il tunisino incassasse 1.500 euro dalla Ue e 1.000 dall’Italia e se ne andasse domani dal nostro Paese ci costerebbe solo 1.000 euro.
Se invece facesse richiesta di asilo politico, la pratica durerebbe tra i tre e i sei mesi.
Ogni profugo costa tra i 60 e gli 80 euro al giorno, quindi circa 2.000 euro al mese, 6.000 in tre mesi, 12.000 in sei mesi, 24.000 in un anno.
Senza contare le strutture e i costi del personale distaccato.
3) Questione politica: con i rivolgimenti in atto nel Magreb siamo di fronte a una emergenza umanitaria.
Queste persone non sono clandestini, ma profughi, sfollati da zone di guerra. La civiltà e il buon senso dovrebbero indurci a ospitarli per un breve periodo e poi gradualmente favorire la crescita della democrazia nel loro Paese e il loro ritorno a casa.
Ovviamente di concerto con l’Europa, ma per questo occorrerebbe anche avere credibilità internazionale.
4) A suo tempo abbiamo avuto l’invasione di 25.000 kossovari e nel 2008 abbiamo addirittura accolto 32.000 immigrati a Lampedusa, senza starnazzare così tanto.
Qua siamo a 16.000 arrivi e Maroni è già in bambola da settimane.
5) Il governo non ha saputo organizzare una assistenza adeguata, intasando Lampedusa di 5.000 tunisini, quando sarebbe bastato noleggiare subito dei grandi traghetti e smistare i nuovi arrivati presso altri centri.
Invece siamo ora alla soluzione tendopoli, come all’Aquila.
6) Questione culturale: i nuovi arrivati sono innanzi tutto “esseri umani” e vanno accolti con rispetto.
Siamo la sesta potenza economica mondiale e come tali dobbiamo comportarci.
Poi i tunisini sfollati andranno rimpatriati con gradualità entro qualche mese e secondo le norme internazionali sottoscritte dal nostro Paese.
Se qualcuno è mosso da concezioni razziste, si accomodi davanti a un giudice: in Italia la propaganda razzista o xenofoba è punita dal codice penale e sarebbe ora che il codice venisse applicato anche contro gli istigatori.
Il leghista Zaia ha sostenuto che questi profughi hanno le scarpe firmate.
Che il fighetto trevigiano, un passato da animatore da discoteca, sia legato all’ambiente in cui ha iniziato a sculettare in pista e a notare la marca dalle calzature è cosa nota.
Ma c’è un limite anche all’indecenza: chi ha visto le condizioni in cui sono arrivati tanti sfollati prova solo indignazione per dichiarazioni di un clandestino del genere umano che si permette di sostenere certe falsità .
I centri di identificazione ed espulsione dall’Italia andrebbero usati per certa classe dirigente leghista che con la storia di umanità e solidarietà del nostro Paese non ha nulla a che spartire.
I veri clandestini sono loro.
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Marzo 26th, 2011 Riccardo Fucile
SUL SITO DEL NEOMINISTRO NESSUNO HA AGGIORNATO LE PAGINE E SPUNTANO LE SUE DICHIARAZIONI VERGATE PRIMA DI VENDERSI ALLA MAGGIORANZA E DELLA NASCITA DEI “RESPONSABILI”…. SCRIVEVA: “DESIDERO ESSERE RICORDATO COME UNO CHE NON HA MAI CAMBIATO BANDIERA”
Un ingresso nel governo? “Fantasticherie, non so se piangere o ridere”. Berlusconi? “Un generale ‘lìder
maximo’. Non sono interessato alle sue offerte”.
Così scriveva Saverio Romano, neo-ministro per le Politiche agricole, sul suo sito ufficiale, dal quale lanciava attacchi non solo contro il suo rivale locale, quel Raffaele Lombardo che accusava a più riprese di essere un trasformista, ma anche contro il governo e il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.
Pagine virtuali che raccontano prima l’impegno con l’Udc (fino a settembre dello scorso anno), poi il divorzio da Pierferdinando Casini (a seguito della nascita del quarto governo siciliano Lombardo) e, infine, la nascita dei Popolari di Italia Domani e l’appoggio a Berlusconi.
Eppure, sul suo blog, l’avvocato 46enne non faceva altro che ripetere di essere contro ogni forma di trasformismo, e si scagliava contro quanti intendevano la politica come “un’occupazione di poltrone”.
Basta leggere l’indignazione con la quale riferisce di una proposta che, a suo dire, gli avrebbe fatto Casini.
E’ il 29 settembre, e il politico siciliano scrive: “Casini mi ha offerto di fare il ministro in un governo Pd-Udc in cambio di un sostegno dell’Udc Sicilia alla sua linea politica che prevede una deriva a sinistra e un accordo con D’Alema e Bersani. Credo che questa proposta di Casini possa tranquillamente configurarsi come un caso di scuola di tentata compravendita
politica”.
Una proposta che Romano non potrebbe mai accettare, perchè, sostiene, nella sua attività politica è guidato dalle “doti di onestà , generosità e lealtà che ha appreso dal padre”, consapevole che “nessun prezzo può bastare per comprare la libertà di ognuno di noi”.
In quello stesso post (datato 11 settembre 2010) l’allora segretario dell’Udc Sicilia scriveva: “Desidero essere ricordato come uno che non ha mai cambiato bandiera”.
Quando, a seguito delle sue dimissioni da segretario dell’Udc, qualcuno inizia a profetizzare un ingresso nella compagine governativa, Romano reagisce stizzito: “Leggo già da diversi giorni di un mio inserimento in una lista di futuri sottosegretari del governo, ma è evidente che si tratta di fantasticherie. E’ chiaro che il premier ha tutto l’interesse a cavalcare l’onda del dissenso che ho espresso all’interno dell’Udc, ma la mia è una posizione politica dettata dalla voglia di dare un contributo alla crescita del nostro Paese. Non so quindi se piangere o ridere davanti a ciò che hanno scritto i giornali in questi giorni” (24 settembre).
Il titolo del post è ancora più netto: “Non sono interessato alle offerte di Berlusconi”.
Per lui, il trasformismo è il vero nemico della politica e della democrazia, ed è questo uno dei punti cardine dei Popolari di Italia Domani (Pid), la nuova formazione presentata ufficialmente il 7 ottobre: “Respingiamo al mittente le accuse di chi ci ha definiti dei venduti: chi ci ha accusato si era appena venduto per ambizioni personali e per qualche poltroncina”, tuonava l’11 ottobre dal suo sito personale il futuro capogruppo alla Camera dei Reponsabili.
Pochi mesi prima, lo stesso rivolgeva un appello, dal suo sito, ai parlamentari nazionali della Sicilia, “a non votare la finanziaria di Berlusconi” (26 luglio), perchè i suoi tagli avrebbero prodotto “effetti nefasti in particolare sul Mezzogiorno”.
La guida dei Responsabili è ancora molto lontana, e Romano, nel settembre del 2009, può ironizzare sul fatto che Berlusconi si sia paragonato ad Alcide De Gasperi: “E’ infatti nota la sobrietà di Berlusconi, il suo rispetto per le istituzioni dello Stato e per l’opposizione ma di Berlusconi ammiriamo anche il suo elogio del pluralismo dell’informazione, i toni pacati ed equilibrati dei suoi discorsi politici, il suo interesse per lo sviluppo del Mezzogiorno, la lungimiranza della sua politica estera fatta essenzialmente di pacche sulla spalla a Putin, Gheddafi e George W. Bush – annota sarcastico -. Tutte doti che De Gasperi non aveva e che Berlusconi invece possiede”.
La bocciatura dell’operato del governo è netta, e l’allora segretario regionale dell’Udc coglie persino una “deriva autoritaria e plebiscitaria, ideata, voluta e predisposta nei minimi dettagli da un uomo che si chiama Silvio Berlusconi” (maggio 2009).
Romano punta il dito contro il partito costruito dal premier: “Quale idea di partito ha il leader del Pdl se è vero come è vero che in quello di cui è padrone non è concepibile pensarla diversamente da lui? Ad un regime autoritario si può arrivare anche con una subdola forma di democrazia e laddove viene si cerca di squalificare il ruolo del Parlamento innestando un rapporto diretto, mediatico, personalista e carismatico con il popolo. E’ con queste credenziali e con questo modo di concepire la politica che Berlusconi si presenta al cospetto del partito popolare europeo, in cui sta facendo confluire i post fascisti che oggi fanno parte del suo partito”.
Tanti gli attacchi riservati alla Lega, accusata di tenere in ostaggio il governo: “Qual è il numero esatto dei ricatti che Berlusconi dovrà subire dalla Lega pur di non far cadere il governo? Mi piace pensare, anche se nutro molti dubbi in tal senso, che Berlusconi e il Pdl la pensino diversamente dalla Lega di Bossi e che si limitino a chinare loro la testa per bieco calcolo elettorale e per garantire la sopravvivenza del governo. Mi riferisco, in questo caso, alla politica xenofoba e razzista che non più tardi di oggi il Premier ha legittimato, assecondando un modello sociale che non considera la ricchezza della società multietnica – che nel nostro Paese è una realtà consolidata – e che mira a creare nel Paese una spinta verso l’odio razziale (11 maggio 2009)”. Tra i provvedimenti governativi contestati dall’allora esponente dell’Udc, c’è lo scudo fiscale, che viene ribattezzato “scudo penale” (“Siamo di fronte ad un colpo di spugna mascherato messo in atto con un provvedimento vergognoso sui reati tributari. Viene favorito non solo chi ha portato illecitamente i capitali all’estero ma anche chi vorrà portare in Italia capitali dall’estero, anche se all’estero non li ha, per ottenere un’assoluzione a buon mercato”, scriveva sul sito). Un provvedimento che rende “demagogica” la “lotta alla criminalità organizzata”, tanto che Berlusconi viene accusato di “favorire il riciclaggio di Stato”.
Sono tutte certezze che evaporeranno col passare dei mesi, quando Romano diventerà l’animatore di quella terza gamba che permetterà al governo di ottenere la fiducia.
Nello stesso blog, l’attuale ministro, indagato per mafia e corruzione, sbaglia anche a prevedere l’epilogo della vicenda giudiziaria che vede per protagonista il suo grande amico, l’ex governatore Totò Cuffaro, condannato definitivamente a sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra.
Cuffaro, scriveva Romano nell’ottobre del 2009, è un uomo “che la verità giudiziaria restituirà pienamente alla sua vita, politica ed affettiva, e ai danni del quale pesa un accanimento giudiziario tanto autoreferenziale da alimentarsi autonomamente, a prescindere dalla esistenza di riscontri e di prove”.
E si dice pronto “a mettere la mano sul fuoco circa la sua innocenza”: è il 29 gennaio del 2010.
Un anno dopo, il 22 gennaio, per Cuffaro si apriranno le porte del carcere di Rebibbia.
Marco Pasqua
(da “La Repubblica“)
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Marzo 26th, 2011 Riccardo Fucile
“LA MAGGIORANZA PUNTA SOLO A SALVARE IL PREMIER E PUNIRE I MAGISTRATI”… “CON LA RESPONSABILITA’ DILATATA SI INTRODUCE UNA SPADA DI DAMOCLE SUI MAGISTRATI, CHI POTRA’ PIU’ GIUDICARE SERENAMENTE?”
Era silente da tempo la Bongiorno. Dopo due anni di trincea come contraltare di Berlusconi sulla giustizia.
Complici, nel silenzio, l’impegno della sua gravidanza e la nascita di Ian.
Ai suoi amici, la presidente della commissione Giustizia aveva anche detto: “Che spettacolo e che stanchezza. Sempre lo stesso gioco, nessuna riforma vera per la giustizia, ma solo leggine per sistemare gli affari giudiziari di Berlusconi”.
Poi, ecco il rush impensato del Pdl, la raffica con la riforma costituzionale, il processo breve, la prescrizione breve, pure la responsabilità civile dei giudici. Così la responsabile Giustizia di Fli ha ricominciato a parlare: «l’emendamento Pini è la prova che questa maggioranza non vuole riformare la giustizia, ma creare norme salva-premier e norme che puniscano i magistrati».
Andiamo per flash, la materia è tanta. Partendo dall’ultima creatura, la responsabilità civile. Il Pdl dice che chi critica la norma vuole salvare la casta.
«Non è così. I giudici hanno una funzione talmente delicata che è giusto pretendere sempre la massima buona fede e la massima competenza. Se un magistrato si rivela non all’altezza del compito altissimo che è chiamato a svolgere, è giusto che paghi. E siccome per adesso il sistema dei controlli e delle sanzioni non ha funzionato si deve intervenire. L’emendamento Pini, però, non disciplina nulla, si limita genericamente a dilatare a dismisura la responsabilità dei magistrati».
È accettabile una formula così vaga, “violazione manifesta del diritto”, per far partire una richiesta di risarcimento?
«Più che vaga, è inaccettabile. Ci si dimentica che ogni norma ha una zona grigia in cui il giudice deve poter interpretare la legge e applicarla al caso concreto. Con la spada di Damocle della responsabilità dilatata, un’interpretazione corretta potrebbe, invece, essere considerata una manifesta violazione di legge. È ovvio che così il più equilibrato dei magistrati può temere rappresaglie».
Ma è vero che segue i principi del diritto comunitario?
«È un richiamo monco. La violazione manifesta del diritto è definita a livello comunitario con dei paletti che fanno riferimento al carattere intenzionale della violazione e alla scusabilità , o non scusabilità , dell’errore. Paletti dei quali invece l’emendamento — guarda caso — non tiene conto. In questo modo, la responsabilità diventa sconfinata».
Il centrista Rao ne parla come della norma Ghe-Pini. Qual è la ratio, e perchè questa accelerazione rispetto alla riforma costituzionale? Berlusconi ne ha bisogno per denunciare i suoi giudici e spingere gli italiani a metterli tutti in discussione?
«Rao è un raffinato politico e in quanto tale è bravissimo nel comunicare l’essenza delle cose. Sul piano dell’immagine si sventola la “Grande Riforma”, ma io non credo che la maggioranza la voglia davvero. Forse perchè una giustizia sconquassata piace molto a chi è imputato. Di fatto, vanno avanti solo i provvedimenti il cui effetto è peggiorare ulteriormente il sistema».
Norme sempre e solo per i suoi processi. La prescrizione breve: c’è un fumus di incostituzionalità nell’attribuire a un incensurato un simile e reiterato privilegio?
«C’è di più. C’è l’irrazionalità di un sistema in cui, di fronte alla piaga della prescrizione, anzichè correre ai ripari e dotare il sistema di risorse per arginarla — accelerando i processi —, si creano i presupposti per renderla più facile».
Alfano rivendica totalmente di aver fatto la sua riforma della giustizia. Voi finiani avete assunto una posizione cauta e attendista. Perchè?
«Si affermano alcuni principi di grande civiltà , come la separazione delle carriere, ma al contempo arrivano dal testo segnali estremamente negativi laddove è innegabile il tentativo di trasferire alla classe politica alcune funzioni della magistratura. E se poi, in questo contesto, inizia il giochino di anticipare i provvedimenti più “graditi”, allora davvero nessuno potrà più credere alla volontà di riformare la giustizia per migliorarla».
Insomma, lei non crede nello spirito riformatore?
«Quello che posso dire è che, finora, la produzione normativa in tema di giustizia è stata essenzialmente una ricerca di norme “salva-premier” alternate a norme punitive della magistratura. Oggi è questo il filo conduttore della giustizia in Italia».
Finiranno mai gli scontri tra maggioranza e magistratura?
«Soltanto quando ci sarà un premier capace di riformare la giustizia nell’interesse dei cittadini. Quindi, dobbiamo attendere un altro premier».
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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