Destra di Popolo.net

EPSTEIN, SOLDI SPORCHI E RUSSIA, NUOVE INQUIETANTI OMBRE SU TRUMP: DAGLI ARCHIVI DEL FINANZIERE PEDOFILO SPUNTA UN RAPPORTO DELL’FBI, DATATO 19 OTTOBRE 2020, NEL QUALE UN TESTIMONE ANONIMO AFFERMA CHE JARED KUSHNER, IL GENERO DI “THE DONALD”, AVEVA UTILIZZATO UN FONDO D’INVESTIMENTO IMMOBILIARE COME VEICOLO PER LA GESTIONE DI DENARO DEL GOVERNO DI MOSCA

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA FONTE INVITA L’FBI A “INDAGARE SUI FONDI DI BENEFICENZA DELLA FAMIGLIA KUSHNER PER TROVARE INDIZI DI CORRUZIONE O RICICLAGGIO DI DENARO” … LA FONTE ANONIMA CHE RILANCIA I SOSPETTI, CHE HANNO INSEGUITO TRUMP DURANTE IL SUO PRIMO MANDATO, DI ESSERE SOGGETTO A RICATTI PER AVER RICEVUTO FONDI DA MOSCA

In qualche modo è entrato negli archivi di Jeffrey Epstein un rapporto dell’Fbi, ufficio di Los Angeles, redatto dopo la sua morte avvenuta nell’agosto del 2019. Quel documento è destinato a diventare l’ultimo di un migliaio di casi in cui Vladimir Putin compare nei faldoni ora pubblicati dal dipartimento di Giustizia.
Gli agenti del Federal Bureau of Investigation riportano le informazioni di un anonimo testimone chiamato solo «fonte umana confidenziale». Siamo al 19 ottobre 2020, a due settimane dalle elezioni in cui il presidente Donald Trump perderà contro Joe Biden.
Il testimone afferma fra l’altro che Jared Kushner, il genero di Trump, avrebbe evitato di dichiarare la partecipazione in suo fondo d’investimento immobiliare che aveva detenuto fino al 2020 — il fondo era chiamato Cadre — perché quello sarebbe stato in realtà un veicolo per la gestione di denaro del governo di Mosca.
Riferisce l’ufficio di Los Angeles dell’Fbi sulla base di quanto riferito dall’informatore: «Jared non rivelò la sua quota in Cadre a causa dei legami con lo Stato russo». La fonte, continua il rapporto del servizio di informazione interno degli Stati Uniti, «credeva che questo fosse/sia la “reale” storia di collusione russa». Il riferimento qui è ai sospetti, che hanno inseguito Trump durante il suo primo mandato, di essere soggetto a ricatti per aver ricevuto fondi da Mosca durante la sua carriera.
Continua il rapporto dell’Fbi basato su questo informatore anonimo: «Kushner ha mosso molto denaro d’investimento russo (sic). L’Fbi dovrebbe indagare sui fondi di beneficenza della famiglia Kushner per trovare indizi di corruzione o riciclaggio di denaro sporco».
Non è la prima volta che la vicenda sul fondo immobiliare Cadre attrae l’attenzione. All’inizio della prima presidenza Trump, quando entrò nell’amministrazione, Kushner effettivamente si rese responsabile di una violazione procedurale riguardo a questo veicolo finanziario: non dichiarò la sua partecipazione, anche se avrebbe dovuto farlo; è senz’altro a questo passaggio che si riferisce la fonte anonima.
Le polemiche tornarono poi nel 2019, quando emerse che Cadre aveva ricevuto una sottoscrizione per 90 milioni di dollari attraverso un veicolo finanziario offshore con un versamento dalle isole Cayman, gestito dalla banca Goldman Sachs senza rivelare l’identità del titolare dei fondi.
Già nel 2020 il New York Times riferì che fra gli investitori di Cadre potevano esserci fondi sovrani esteri, malgrado il ruolo delicato di Kushner nella politica estera americana. Proprio verso la fine della prima presidenza Trump — riportarono i media dell’epoca — Kushner vendette la sua quota in Cadre ricavandone circa 50 milioni di dollari.
Di certo oggi il nuovo fondo del genero del presidente — chiamato Affinity — ha attratto denaro di fondi sovrani e regnanti stranieri: da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti in particolare.
Oggi Kushner è una figura decisiva nei negoziati di pace in corso con la Russia e l’Ucraina. Niente conferma che abbia mai gestito fondi di Mosca. Ma, data la delicatezza del suo ruolo, potrebbe essere chiamato a fornire maggiori chiarimenti sull’identità dei suoi antichi sottoscrittori in Cadre. E qualcuno potrebbe voler mettere di nuovo alla prova la credibilità della fonte anonima sentita dall’Fbi a Los Angeles nel 2020.
(da agenzie)

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BAMBOCCIONI ’STO CAZZO! L’80% DEI GIOVANI ITALIANI DI ETÀ COMPRESA TRA I 20 E I 29 ANNI VIVE A CASA CON I GENITORI. UN DATO ALLARMANTE, CHE NASCONDE PROBLEMI PROFONDI, DAL CARO AFFITTI AI COSTI DEI MUTUI E DEGLI IMMOBILI

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO LO STUDIO OCSE PRESENTATO AL PARLAMENTO UE, ITALIA È SECONDA PER INCIDENZA DI VENTENNI CHE NON POSSONO VIVERE DA SOLI, DIETRO SOLO ALLA COREA DEL SUD

Circa l’80% dei giovani italiani di età compresa tra i 20 e i 29 anni vive a casa con i genitori. È un dato che rivela un fenomeno tutt’altro che sorprendente, che però ha assunto una dimensione fuori scala, rilevatrice di problemi molto profondi, dal caro affitti ai costi dei mutui e degli immobili, ai quali il Governo dovrà guardare con attenzione nella preparazione del suo nuovo piano casa.
L’Italia è, infatti, il secondo paese sviluppato al mondo in questa speciale classifica, dietro soltanto alla Corea del Sud. A mettere in fila questi durissimi numeri è l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in un documento depositato presso la commissione Casa del Parlamento europeo, presieduta dall’italiana Irene Tinagli
Tornando al documento dell’Ocse, qui si ricavano elementi particolarmente eloquenti. Sono solo sette i paesi sviluppati in tutto il mondo nei quali la quota di giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni che vive con i genitori supera il 70%: in ordine crescente sono Slovenia, Polonia, Grecia, Slovacchia, Spagna, Italia e Corea del Sud. Queste ultime due, in particolare, viaggiano intorno alla sorprendente quota dell’80 per cento.
Tradotto (e semplificato): solo un under 30 su cinque in Italia riesce a permettersi di vivere da solo o, nei casi più fortunati, avendo i mezzi per farlo sceglie comunque di stare con i genitori.
Siamo lontanissimi dalle medie dei paesi sviluppati: attualmente quella Ocse è intorno al 50%, leggermente sotto la media europea, che si avvicina al 55%, comunque lontanissima dal picco italiano.
Per dare un riferimento, le punte più avanzate in tutto il mondo riguardano i paesi del Nord Europa: Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia sono in testa alla classifica. I primi due paesi viaggiano intorno al 10%, mentre gli altri due intorno al 20 per cento. La Germania è poco sopra il 30% di ventenni in casa con i genitori.
Per trovare un esempio di paese assimilabile in qualche modo all’Italia bisogna guardare alla Francia, che però in questa classifica ci lascia molto indietro e si attesta poco sopra il 40 per cento. Il Regno Unito viaggia intorno al 50 per cento.
Non sorprende, allora, un altro dato, presente sempre nella ricerca dell’Ocse. Se guardiamo alla fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni, in Italia è particolarmente alta la preoccupazione di non riuscire a trovare una casa adeguata nell’arco dei prossimi due anni. Qui le differenze sono più sfumate, perché questo tipo di ansia tra i più giovani è trasversale a molti paesi.
L’Italia, però, si colloca anche in questo caso nella fascia più alta, intorno al 60% di giovani preoccupati dal loro futuro alloggio. Stavolta, Grecia e Spagna sono messe molto peggio di noi e superano addirittura il 70 per cento, mentre la media Ocse è di poco inferiore al 60 per cento. Pesano certamente problemi come il caro affitti e il costo delle case, che stanno generando un’emergenza abitativa comune a molte parti del mondo.
(da “Il Sole 24 Ore”)

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DIETRO I PROCLAMI DEI PATRIOTI CI SONO I NUMERI REALI. E SONO IMPIETOSI: NEL 2025 LA PRODUZIONE INDUSTRIALE ITALIANA È CALATA DELLO 0,2% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE E LA FLESSIONE REALATIVA ALLO SCORSO DICEMBRE È STATA DELLO 0,4% SU BASE MENSILE

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

I DATI PIÙ PESANTI RIGUARDANO I SETTORI TESSILI, DELL’ ABBIGLIAMENTO E DELLA FABBRICAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO

Produzione industriale in calo a dicembre. L’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,4% rispetto a novembre. Nella media del quarto trimestre il livello della produzione cresce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.
Al netto degli effetti di calendario, a dicembre 2025 l’indice generale aumenta in termini tendenziali del 3,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, come a dicembre 2024). L’Istat commenta che il 2025 va in archivio con una flessione della produzione industriale dello 0,2%.
Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per l’energia si registra un incremento nel complesso dell’anno. Nell’ambito della manifattura, le industrie farmaceutiche e alimentari, la fabbricazione di computer e di prodotti di elettronica registrano la maggiore crescita rispetto all’anno precedente, mentre le flessioni più ampie caratterizzano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione di mezzi di trasporto.
A dicembre, aggiunge l’Istat, l’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%); variazioni negative registrano, invece, i beni intermedi (-0,4%) e i beni di consumo (-0,9%). In termini tendenziali, invece, crescono in misura più marcata i beni strumentali (+7,2%) e con minore intensità i beni intermedi (+2,9%) e l’energia (+1,7%).
I beni di consumo aumentano in modo marginale (+0,1%). A dicembre i settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+23,8%), le altre industrie manifatturiere (+9,3%) e la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+7,4%).
Le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-3,4%) e nell’industria del legno, della carta e stampa (-2,9%)
(da agenzie)

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SONDAGGIO DI YOUTREND PER “SKYTG24”, IN CASO DI AFFLUENZA MEDIO-BASSA (AL 46,5%), IL NO IN VANTAGGIO: 51,1%, A 48,9%

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

CON AFFLUENZA ALTA, INVECE, IL SÌ SAREBBE LEGGERMENTE AVANTI (52,6% CONTRO IL 47,4%)… NON C’E’ DA STUPIRSI, L’ELETTORATO SOVRANISTA SI MOBILITA SOLO PER EVADERE LE TASSE E FAR AFFOGARE I MIGRANTI

Secondo il sondaggio Youtrend per Sky TG24 diffuso oggi la partita del referendum costituzionale ”sulla riforma della giustizia è aperta.
Nello scenario ad alta partecipazione – si legge in una nota- il Sì sarebbe leggermente avanti (52,6% contro 47,4%), con un’affluenza potenziale al 58,5%, includendo coloro che voterebbero sicuramente o probabilmente.
Con affluenza medio-bassa la situazione si ribalta: No al 51,1%, Sì al 48,9%, affluenza al 46,5% – considerando solo coloro che voterebbero sicuramente.
”La frattura politica è netta: tra gli elettori di centrodestra oltre il 90% voterebbe Sì in entrambi gli scenari, mentre tra gli elettori del campo largo più dell’85% si
schiera per il No. Nell’insieme degli elettori di altri partiti e degli astenuti prevale il Sì ma con quote di incertezza e astensione molto più elevate, rendendo questo segmento il vero ago della bilancia”.
(da agenzie)

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UNGHERIA, LA DENUNCIA DEL LEADER DELL’OPPOSIZIONE PETER MAGYAR: “ORBAN INTENDE DIFFONDERE UN MIO VIDEO INTIMO CON LA MIA EX FIDANZATA PER INTIMIDIRMI”

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

IL SOLITO METODO DELLA FECCIA SOVRANISTA: INVIATO AD ALCUNI GIORNALISTI UN LINK CHE MOSTRA UNA STANZA DA LETTO… MAGYAR ATTACCA: “CODARDO MAFIOSO, NON MI FERMERAI”

Il leader dell’opposizione ungherese Péter Magyar cerca di neutralizzare il colpo basso e gioca d’anticipo con un post su X: il governo Orbán sarebbe pronto a pubblicare un video che lo riguarda «in cui io e la mia ragazza di allora veniamo ripresi durante un rapporto intimo», ha rivelato sui social.
Un tentativo di danneggiarlo con una campagna diffamatoria in vista delle elezioni parlamentari del 12 aprile, in cui il premier rischia per la prima volta dal 2006 di essere sconfitto. Magyar afferma che sta ricevendo minacce da un po’ di tempo, ma assicura che «non cederà ai ricatti».
Dopo l’annucio del suo divorzio dall’ex ministra della Giustizia Judit Varga, da cui ha avuto tre figli, questo avvocato ha lasciato il partito di Orbán e ha lanciato nella primavera del 2024 un movimento politico anti-establishment, Tisza, che nel giro di pochi mesi è diventato il primo partito del Paese.
«Oggi (ieri per chi legge, ndr) molti giornalisti hanno ricevuto un link che mostra una stanza sorvegliata da telecamere. Sospetto che stiano pianificando di diffondere una registrazione – forse realizzata con apparecchiature dei servizi segreti e persino manipolata – che mi mostra in un momento intimo con la mia ex fidanzata» ha postato Magyar. «Ho 45 anni e una vita sessuale con una partner adulta. Ho tre figli minorenni, che questo governo malvagio – autoproclamatosi difensore della famiglia – evidentemente ignora. Cari codardi di Fidesz, pubblicate quel che volete, falsificate quanto vi pare. Non mi arrenderò di fronte alle minacce. Sappiate tutti: né prima né da ora cederò a ricatti di alcun tipo, né dalla mafia politico-economica ungherese, né dai membri della rete internazionale che la sostiene».
Magyar accusa Fidesz di ricorrere a tattiche di intimidazione e a campagne in stile russo per distogliere l’attenzione da scandali legati a corruzione e abusi su minori negli istituti statali.
Finora non è stata diffusa alcuna registrazione.
Magyar ricorda in un lungo post che oggi è una giornata particolare: mancano due mesi alle elezioni e sono passati due anni esatti dal suo debutto politico all’opposizione: «Tutto è iniziato due anni fa. Due anni fa, mi trovavo davanti allo studio del principale canale politico ungherese su YouTube, il Partizán. Sono rimasto all’ingresso dello studio per diversi minuti. Volevo tornare indietro. Sapevo a cosa sarei andato incontro se fossi entrato e avessi parlato. Ma dopo aver guardato la foto dei miei tre figli, ho iniziato a salire le scale, non volevo che vivessero in un paese dominato da una mafia familiare . Mancano 60 giorni alle fatidiche elezioni. Due anni fa, questo era inimmaginabile, e ora siamo alle porte della vittoria».
Questo dicono i sondaggi (non filo governativi), nonostante Fidesz goda di un enorme vantaggio finanziario e di propaganda con la maggior parte dei media ridotti a suo megafono. Orbán sta cercando di rimontare elargendo regali a donne e anziani e screditando Magyar come una marionetta dell’Ue: per tutta risposta il leader di Tisza sembra evitare qualsiasi associazione con i liberal europei.
A Bruxelles il suo partito, che si è definito di centro-destra e fa parte del Ppe, è di recente, forse non a caso, entrato in rotta di collisione con il gruppo. Ha sfidato la posizione del Ppe per tre volte in un mese, attirando sanzioni e preoccupazioni interne. Ieri la delegazione di Tisza ha dichiarato di aver respinto le misure di salvaguardia del Mercosur per proteggere gli agricoltori ungheresi. «Tisza è al fianco degli agricoltori ungheresi anche quando ciò significa andare controcorrente a Bruxelles», si legge in un comunicato del partito dopo il voto a Strasburgo.
(da Corriere della Sera)

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VANNACCI ABBAIA MA NON MORDE : IL GENERALE FILO-PUTINIANO FA SAPERE CHE I TRE DEPUTATI ENTRATI NEL SUO PARTITO, FUTURO NAZIONALE, VOTERANNO LA FIDUCIA AL GOVERNO SUL DECRETO UCRAINA, UN ALTRO PATRIOTA DA AVANSPETTACOLO

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

“QUESTO VOTO NON È NEL MERITO DEL PROVVEDIMENTO SUL QUALE RIMANIAMO CONTRARI, MA SERVE PER DELIMITARE UN PERIMETRO POLITICO E UN PARTITO DI DESTRA COME FUTURO NAZIONALE SA BENE DOVE STARE”… EPPURE, NELL’ABBANDONARE LA LEGA, VANNACCI HA RINFACCIATO A SALVINI PROPRIO DI ESSERSI ALLINEATO ALLA MELONI SUL SOSTEGNO A KIEV

“Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare.
Infatti, ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti.
Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono l’impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale. Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità”. Lo dichiara in una nota Roberto Vannacci.
(da agenzie)

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DOPO IL “GUARDIAN”, ANCHE IL “NEW YORK TIMES” SPERNACCHIA LA TELECRONACA DELLA CERIMONIA INAUGURALE DEI GIOCHI DI MILANO-CORTINA DEL DIRETTORE MELONIANO DI RAISPORT, PAOLO PETRECCA, CHE CONFONDE SAN SIRO CON L’OLIMPICO, POI MATILDA DE ANGELIS CON MARIAH CAREY E LA PRESIDENTE DEL CIO KIRSTY COVENTRY CON LA FIGLIA DI MATTARELLA

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

VIENE CITATA LA TESTIMONIANZA DI ALESSANDRO ANTINELLI (SINDACATO GIORNALISTI DI RAISPORT) CHE PRIMA DELLA CERIMONIA HA CONTATTATO PETRECCA PER SUGGERIRGLI DI AFFIDARE LA CRONACA A UN CONDUTTORE SPORTIVO PIÙ ESPERTO: “NELLA NOSTRA REDAZIONE CI SONO PERSONE CHE HANNO SEGUITO DIECI OLIMPIADI. LUI NON È UN GIORNALISTA SPORTIVO”

I giornalisti sportivi della Rai, l’emittente pubblica italiana, affermano che stanno scioperando, non per protestare contro i bassi salari o le cattive condizioni di lavoro, ma perché il loro capo non è riuscito a distinguere la diva pop americana Mariah Carey da un’attrice italiana molto più giovane.
Paolo Petrecca , direttore di Raisport, ha commesso numerose gaffe mentre commentava la cerimonia di apertura dei Giochi a Milano venerdì, scatenando urla di indignazione sui media italiani negli ultimi tre giorni.
Ad aumentare le proteste, i membri del sindacato dei giornalisti sportivi della Rai stanno ora protestando contro gli errori del signor Petrecca(…) e hanno annunciato
lunedì che sciopereranno per tre giorni subito dopo la fine dei Giochi, il 22 febbraio.
Il signor Petrecca è a capo della divisione sportiva da 10 mesi e lavora per la Rai dal 2001. Ha aperto la trasmissione di tre ore e mezza chiamando San Siro, storico stadio milanese con una storia secolare, dove si è svolta una delle quattro cerimonie, “Stadio Olimpico”, il nome ufficiale del principale stadio di calcio di Roma. Ha descritto Kirsty Coventry, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, come la figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Non ha riconosciuto due tedofori della nazionale femminile italiana di pallavolo. Ha scambiato la delegazione brasiliana per quella bulgara e poi, una volta capito che si trattava di brasiliani, osservò che “la danza è nel loro sangue”.
Quando Matilda De Angelis, 30 anni, attrice italiana, ha preso in mano la bacchetta di un’orchestra per dirigere persone vestite da famosi compositori italiani, il signor Petrecca ha inizialmente detto che si trattava della signora Carey, 56 anni, arrivata in aereo dagli Stati Uniti per la cerimonia.
Il signor Petrecca non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento. Un portavoce della Rai ha rifiutato di commentare.
“Da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, senza eccezioni e senza alcuna colpa”, ha dichiarato lunedì il sindacato dei giornalisti in un comunicato . “È il momento di far sentire la nostra voce perché ci troviamo di fronte alla peggiore prestazione di sempre di Rai Sport durante uno degli eventi più attesi di sempre, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina”.
Alessandro Antinelli, rappresentante del sindacato giornalisti di Rai Sport che cura la copertura calcistica del gruppo, ha dichiarato che tre giorni prima della cerimonia di apertura, ha contattato Petrecca per suggerirgli di affidare la cronaca a un conduttore sportivo più esperto.
“Nella nostra redazione ci sono persone che hanno seguito 10, 8, 7, 5 Olimpiadi”, ha detto Antinelli, che attualmente si occupa degli eventi olimpici ospitati a Cortina d’Ampezzo . “Non è un giornalista sportivo”.
I media italiani sono stati spietati nei confronti della performance del signor Petrecca. Il Corriere della Sera, uno dei principali quotidiani italiani, ha definito la cerimonia di apertura “una delle trasmissioni più tristi” mai trasmesse dalla Rai, e
La Repubblica ha scritto che sia per la Rai che “per tutta l’Italia” la cerimonia “si è trasformata in una Waterloo piena di gaffe, errori e censure sconsiderate”.
In un post su Instagram, Lorenzo Tosa, giornalista freelance ha criticato le “gaffe imbarazzanti, gli errori clamorosi, i nomi errati, i nomi nemmeno menzionati e oscurati” del signor Petrecca, scrivendo che “come cittadino italiano, mi vergogno”. Il suo post ha ricevuto 183.000 “Mi piace”.
Come molti altri sui social media, il signor Tosa ha sottolineato che il signor Petrecca non ha menzionato Ghali , un noto rapper italiano di origini tunisine che ha recitato una poesia durante la cerimonia a Milano.
Ghali, noto per i suoi testi politici, si era aggiudicato il quarto posto al concorso italiano di cantautori del 2024 e aveva concluso la sua esibizione dicendo “fermate il genocidio”, in un implicito riferimento all’invasione israeliana di Gaza. Il giorno dopo, un conduttore della Rai ha letto ad alta voce una lettera dell’amministratore delegato dell’emittente statale, in cui esprimeva solidarietà a Israele.
La redazione sportiva aveva già protestato contro la leadership del signor Petrecca, che non è mai stato un giornalista sportivo e ha dedicato gran parte della sua carriera alla politica. Il sindacato ha votato due volte per respingere i suoi piani editoriali lo scorso anno perché erano “completamente insufficienti”, ha affermato Antinelli, e non rappresentavano “le competenze necessarie per guidare la nostra redazione”.
La maggior parte dei vertici della Rai è nominata dal governo italiano in carica, che dal 2022 è guidato da Giorgia Meloni, primo ministro di destra. Per anni, l’influenza del governo sull’emittente ha portato a ricorrenti accuse di parzialità, sia durante le amministrazioni di sinistra che di destra.
I giornalisti della Rai hanno in passato accusato il servizio pubblico di essere “ridotto a megafono del governo ” e hanno scioperato per protestare contro quello che hanno descritto come il ” controllo soffocante ” del governo sui giornalisti.
In questo caso, il signor Antinelli ha affermato che i giornalisti sportivi, 40 dei quali stanno seguendo i Giochi, non sono motivati da ragioni politiche ma dalle preoccupazioni sulla “competenza e le capacità” del signor Petrecca.
(da New York Times )

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TELE-MELONI PRESA A PALLETTATE: I DIRITTI IN CHIARO DELLE ATP FINALS DAL 2026 (E PER ALMENO TRE ANNI) PASSANO A MEDIASET. UN’ALTRA MAZZATA PER LA RAI, DOPO IL CASO PETRECCA. GIAMPAOLO ROSSI E PSEUDOCAMERATI SONO RIUSCITI NELL’IMPRESA DI PERDERE ANCHE LE SUPERSFIDE SINNER-ALCARAZ

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

USIGRAI E CDR DI RAISPORT SUL PIEDE DI GUERRA: “GRANDE PREOCCUPAZIONE” … LA BATTAGLIA TRA BINAGHI E “SPORT E SALUTE” (E QUINDI GOVERNO MELONI) SULLA GESTIONE DEL TORNEO

Battuta la Rai, che deteneva i diritti in chiaro fino al 2025, sulla base di una maxi offerta delle tv del Biscione. Torino ha buone possibilità di restare sede della manifestazione anche oltre l’edizione di quest’anno già prevista nel capoluogo piemontese. È già deciso infatti che l’evento clou dell’autunno del tennis mondiale, che quest’anno ha visto la vittoria in finale di Sinner su Alcaraz, resterà in Italia fino al 2030.
Usigrai e il Cdr di Raisport esprimono «grande preoccupazione per il fatto che la Rai abbia perso i diritti delle Atp Finals di tennis».
«Dopo la serie A di basket, il 6 Nazioni di rugby, numerose classiche di ciclismo come la Freccia Vallone e il Giro delle Fiandre, oltre alla Coppa Italia di calcio – scrivono – un altro pezzo di offerta sportiva che scompare dal servizio pubblico. Ci aspettiamo ora che, a fronte di queste dolorose rinunce, l’azienda investa acquisendo i diritti di altri eventi sportivi di pari interesse per il pubblico».
(da “La Stampa”)

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SI SCRIVE RIDER, SI LEGGE SCHIAVI. LE STORIE DI CHI LAVORA 10 ORE AL GIORNO PER UNO STIPENDIO DA FAME CHE SI AGGIRA TRA I 2 E I 4 EURO A CONSEGNA: IN ITALIA SONO CIRCA 30MILA, SONO QUASI TUTTI UNDER 40 E IN LARGA PARTE IMMIGRATI

Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile

“PER GUADAGNARE 1.000 EURO AL MESE DEVO LAVORARE 11/12 ORE AL GIORNO, DAL LUNEDÌ ALLA DOMENICA” … “HO PERCORSO 4,8 CHILOMETRI SOTTO LA PIOGGIA: ALLA FINE SONO STATI RETRIBUITO CON 2,72 EURO”… “PER LORO SIAMO NUMERI, NON PERSONE. DOBBIAMO LAVORARE ANCHE SE SIAMO MALATI”

Lavorano anche 10 ore al giorno se non di più con paghe da fame, ormai è risaputo dopo che la Procura di Milano ha commissariato Glovo. Sono soprattutto maschi, per lo più under 40, in larga parte immigrati, condizione che li rende certamente più vulnerabili dal punto di vista contrattuale e sociale.
Di vivere in un costante stato di bisogno numerosi ciclofattorini lo hanno dichiarato ai Carabinieri del Gruppo tutela del lavoro di Milano che li hanno intervistati nell’ambito delle indagine per caporalato a carico di Foodinho-Glovo e del suo amministratore spagnolo Miquel Oscar Pierre.
Le quasi cinquanta testimonianze, raccolte solo nel mese di gennaio, restituiscono un quadro abbastanza univoco. «Sono in difficoltà economica, ho troppe spese, devo aiutare la mia famiglia per guadagnare 1.000 euro al mese devo lavorare 11/12 ore al giorno, dal lunedì alla domenica. Per me è difficile avere altri lavori, avessi un’opportunità lavorativa diversa, cambierei», ha raccontato il pakistano Aqeel
Originario dell’Afghanistan, Khairullah, nel mostrare ai militari dell’Arma gli screenshot dei pagamenti delle singole consegne, che vanno dagli 0,75 euro ai 4,37 euro, ha spiegato: «Ieri (il 28 gennaio 2026, ndr) ho effettuato una consegna percorrendo 4,8 chilometri mentre pioveva e sono stato retribuito nella circostanza 2,72 euro».
Vale quasi per tutti arrivare alla fine mese senza un soldo in tasca. «Non sono pagato a sufficienza perché vivo da solo in una stanza che di affitto mi costa 500 euro al mese. Aiuto ogni tanto i miei genitori e devo fare la spesa per mangiare. Non mi rimane nulla», ha detto il cinese Wu. Da Vercelli raggiunge ogni giorno in treno Milano Favour, nato in Nigeria: «Purtroppo, la paga non è sufficiente perché devo pagare l’affitto di circa 350 euro al mese . Inoltre devo pagare le spese di viaggio perché abito a Vercelli distante circa 90 km da Milano e spendo circa 200 euro al mese per prendere il treno; mi rimangono circa 200 euro per mangiare e comprare i beni di prima necessità. Inoltre invio circa 150 euro mensili alla mia famiglia che vive in Nigeria in condizioni non proprio ottimali e ciò mi rattrista molto».
Una nota di amarezza caratterizza il verbale del connazionale Emmanuel: «Non mi piace come pagano, non mi piace come veniamo trattati. Non siamo pagati se siamo malati e il nostro lavoro non viene in alcun modo valutato. Per loro siamo numeri senza considerarci delle persone. Abbiamo fatto anche sciopero, lamentandoci principalmente della paga ma nulla è cambiato». Non è contemplata la malattia o il riposo.
In tutto, secondo le stime di Assodelivery in Italia si contano circa 30 mila rider, schiavi moderni in versione 4.0, ostaggio di logaritmi oscuri, inquadrati prevalentemente con rapporti di lavoro autonomo (soprattutto collaborazioni occasionali e partite Iva). Il loro identikit lo ha tracciato giusto una settimana fa il Nidil, il sindacato della Cgil che rappresenta i lavoratori anticipi.
La grande maggioranza del campione intervistato era composta da uomini, con un’età compresa tra 21 e 39 anni (63,4%). Oltre la metà dei questionari proveniva da rider italiani (54,8%), ma quasi un terzo del campione è costituito da cittadini originari di paesi extraeuropei, con una netta prevalenza di pakistani.
Oltre la metà di loro «serve» più piattaforme (55%), lavorano per Glovo (67,4%) e Deliveroo (70,7%), e anche con Just Eat (13,9%). Per la maggioranza dei rider intervistati, infatti, il food delivery rappresenta la principale fonte di reddito (76,4%), il che significa lavorare 6-7 giorni a settimana (72,9%), 7-10 ore al giorno (49,3%), per raggiungere un numero di consegne elevato, superiore a 8 nel 61,7% dei casi.
«Il tempo non pagato è un elemento cruciale» denuncia il Nidil, visto che le attese al ritiro nei ristoranti possono superare i 10-20 minuti […] e riducono sensibilmente il valore effettivo del compenso.
Quanto guadagna mediamente un rider? Dall’inchiesta del sindacato emerge che il guadagno medio per consegna si colloca molto spesso tra 2 e 4 euro lordi (56,3%).
La maggior parte dei ciclofattorini (66%) percorre oltre 40 km al giorno, ne conseguono costi vivi (carburante, manutenzione, telefono) spesso superiori a 200 euro al mese (31%) che finiscono per erodere ulteriormente compensi già bassi. A tutto ciò si aggiunge poi il tema dei furti dei mezzi utilizzati: il 35,5% denuncia di averne subito uno, a cui si aggiunge un 12,3% di tentativi andati a vuoto.
(da “La Stampa”)

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