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BROGLI ALLE PRIMARIE IN CALABRIA: “UN VOTO OGNI 27 SECONDI PER IL RENZIANO”

Febbraio 18th, 2014 Riccardo Fucile

A DIAMANTE HANNO VOTATO PER   MAGORNO 1.500 ELETTORI IN 12 ORE: RAFFICA DI RICORSI DEI CUPERLIANI

Mille e cinquecento voti in 12 ore. Una scheda ogni 27 secondi, insomma.
Più che primarie democratiche, uno sprint da centometristi.
È accaduto a Diamante, piccolo centro in provincia di Cosenza. Almeno così denunciano alcuni esponenti dem, mostrando i numeri delle consultazioni per scegliere il candidato alla segreteria regionale del Pd.
A Diamante – informa infatti il comitato Canale segretario – i votanti sono stati 1.567. Con una distribuzione dei consensi molto marcata: 49 voti per Lo Polito, 12 per Canale, 4 per Villella e 1.512 (millecinquecentododici) per Magorno.
Ciò che stupisce, come sottolineato anche sulla stampa locale, è la straordinaria velocità  delle operazione di voto al seggio.
Rapide, anzi rapidissime: ha votato un elettore ogni 27 secondi circa.
Calcolando le procedure per l’identificazione e il tempo per esprimere la preferenza, si tratta quantomeno di una grandissima prova di efficienza.
A sollevare il caso, mettendo in discussione la regolarità  del voto e la vittoria di Ernesto Magorno, è lo sfidante cuperliano Massimo Canale: “Magorno conoscerà  bene le “salvifiche” performance della sua lista a Diamante, suo paese natale, e Belvedere Marittimo dove è riuscito ad incassare un voto ogni 27 secondi, scongiurando così la vittoria di Canale.
Chi ha dimestichezza con le primarie – si legge nella nota del Comitato Canale segretario – sa bene che tra le operazioni di identificazione, registrazione e voto non trascorrono secondi, ma minuti. Tanti.
Non potevamo, dunque, non segnalare tali e altre anomalie alla Commissione che dovrà  esprimersi e verso cui nutriamo profonda fiducia e massimo rispetto”.
Intanto è già  l’ora dei ricorsi. Uno è stato presentato da alcuni capilista della lista Canale per annullare l’esito del voto nel seggio di Diamante.
Che, ricordiamo, è un centro di poco più di cinquemila abitanti.
Anche Magorno ha presentato ricorso per presunte irregolarità  in alcuni seggi.
Ma intanto si proclama vincitore: “Sono sereno nella certezza di aver conseguito già  al primo turno il risultato che mi consentirà  di essere segretario, anche alla luce di alcuni ricorsi presentati dalla nostra lista e sui quali vi è la consapevolezza e la piena convinzione di essere nel giusto. Con altrettanta tranquillità  attendo, comunque, che la commissione regionale di garanzia valuti tali ricorsi”.
Altri brogli sono stati denunciati anche in Liguria e Campania.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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GAZEBO DESERTI, LE PRIMARIE FANTASMA DEL PD

Febbraio 17th, 2014 Riccardo Fucile

FASSINA ATTACCA: “PER LE URNE VUOTE POSSIAMO RINGRAZIARE RENZI”

Verranno ricordate come le primarie più fiacche della storia del Pd.
Primarie fantasma, in molti casi, visti i candidati unici (scelti dalla direzione nazionale) che si sono presi la segreteria regionale per mancanza di avversari.
In alcuni casi primarie macchiate di giallo (seppur sbiadito) come avvenuto in Campania, dove sono stati denunciati brogli: il deputato piddino Guglielmo Vaccaro , a metà  pomeriggio, è sbottato: “Non è possibile che in piccoli paesi di provincia voti una persona ogni 25 secondi”. Un voto che, alla fine, nel migliore dei casi, è stato disertato: affluenza in crollo ovunque, da Roma a Torino.
Nel Lazio, 4 anni fa, avevano votato in 120 mila. Ieri hanno contato poco più di 20 mila schede. Tra le poche certezze Michele Emiliano, sindaco di Bari e sul punto di entrare nella squadra di governo, che è diventato il segretario regionale del Pd in Puglia per acclamazione. Non aveva avversari. “Sento la responsabilità  di essere il segretario di tutti”, ha detto.
La prima cosa fatta è stata quella di nominare tre vice, tutte donne, una vicina a Gianni Cuperlo, un’altra a Pippo Civati e la terza di sua fiducia.
“Non so se diventerò ministro”, ha detto Emiliano, “ma adesso tocca a Nichi Vendola esprimersi a favore del governo Renzi. È uno sforzo che può fare, anche e soprattutto dopo che il Nuovo centro destra ha preso con forza le distanze da Berlusconi”.
Un’altra regione, la Toscana, un altro quasi ministro (Maria Elena Boschi) a sorvegliare le operazioni di voto e un altro segretario nominato e non eletto.
Chi l’avrebbe detto: il Pd renziano, nato sotto la stella delle primarie, che sceglie i suoi uomini di punta senza nessuna consultazione.
Nella Firenze del presidente del Consiglio quasi incaricato, ieri, è stato il papà  di Matteo, da sempre militante del Pd, ha incoronare il nuovo segretario Dario Parrini (superfluo aggiungere che è un renziano della prima ora): non aveva avversari. I giochi erano stati fatti in precedenza.
Le nomine senza voto, ieri, sono arrivate anche per Roger De Menech, plenipotenziario in Veneto, Alessandra Grim in Friuli Venezia Giulia e Fulvio Centoz, già  segretario da una settimana in Valle d’Aosta.
Hanno votato, invece, senza nessun entusiasmo e con pochi iscritti nei 661 seggi in Lombardia: “Sto passando questi ultimi giorni non tanto a parlare della mia candidatura quanto a spiegare cosa è successo a Roma. La gente non è arrabbiata, ma spaesata sì. Non ha capito. Mi sono arrivati decine di sms e mail con scritto ‘a votare non ci vengo più’”, racconta il favorito e segretario uscente Alessandro Alfieri, renziano sostenuto anche dal grosso degli ex bersaniani, sicuramente confermato segretario.
Questo la dice lunga sul clima che si respira nel Pd.
L’Emilia Romagna, la Sardegna e l’Abruzzo hanno rinviato l’appuntamento. Ma anche dove c’erano più nomi di candidati non c’è stata nessuna corsa al voto.
L’attenzione in questi giorni è spostata a Roma e i cosiddetti congressi regionali già  sulla carta non avevano molto da dire.
E così è stato. Nessuna coda, entusiasmo sotto i piedi, mal di pancia per l’accelerazione di Renzi. Civati è andato al suo seggio, a Monza: “Affluenza decisamente bassa, massimo il 10% di chi è andato a dicembre, secondo i dati che ho” ha spiegato il parlamentare del Pd. Per poi affondare il coltello: “Più che simpatizzanti ho visto antipatizzanti, da quello che dicevano. Non so se ci rendiamo conto di cosa facciamo”.
Non va per le leggere neppure Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: “La confusione politica nazionale in Sicilia si somma al permanere di una dirigenza che da oltre 10 anni pur di conservare scampoli di potere ha condannato il centrosinistra alla sistematica sconfitta elettorale. In queste condizioni il Pd ha scoraggiato cinicamente e scientificamente la partecipazione di iscritti e non iscritti”.
Durissimo e diretto al segretario l’attacco di Stefano Fassina: “È colpa di Renzi. Le urne vuote sono la conseguenza della brutale sfiducia a Letta”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BROGLI ALLE PRIMARIE PD, QUI COSENZA: “PIU’ 150, 150, 50 E FACCIAMO CONTENTI TUTTI”

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

E NELLA SEZIONE 4 I VOTANTI PASSANO DA 51 A 230

In un seggio di Cosenza, durante le primarie del Pd, ha vinto la mozione “contenti tutti”: aggiungiamo 150 voti bonus a Cuperlo, 150 a Renzi e 50 a Civati.
Peccato che al momento di aumentare i voti, i promotori della mozione-tarocco si siano resi conto di un particolare: “I due euro per ogni scheda, chi li mette?”.
E si parla di 350 voti fantasma, mica spicci. Allora meglio ridurre.
“Facciamo 70 a Cuperlo, 70 a Renzi e 30 a Civati”. Così risparmiamo tutti.
Il racconto di uno basito scrutatore pro Civati non è rimasto circoscritto al seggio numero 4 di via Popilia, a Cosenza.
Ma è andato a finire dritto sul tavolo della commissione regionale (quella provinciale ha bocciato il ricorso), che valuterà  se annullare o meno le elezioni in quel seggio. Anche perchè lo scrutatore Francesco Bruno, il civatiano, ha raccontato un altro particolare: all’inizio i renziani hanno accusato i cuperliani di aver inbucato, prima dell’apertura del seggio, schede pro-Cuperlo in un doppiofondo.
Il trucco, degno di David Copperfield, non è piaciuto.
Ma un punto d’incontro lo si è trovato: voti bonus per tutti.
Bruno chiude sconsolato la denuncia: “Gli iscritti al Pd che hanno votato vengono fatti passare da 51 a circa 230, in modo da risparmiare la quota di due euro per i voti fittizi. La restante somma per coprire i voti viene versata dai rappresentanti delle mozioni Cuperlo e Renzi”
Non è l’unico caso di presunti brogli a Cosenza: Giuseppe Caporale, garante regionale della mozione pro Civati, ha chiesto l’annullamento di un’altra votazione alla commissione provinciale del Pd. Bocciato.
Caporale non ha mollato: ora toccherà  alla commissione regionale valutare il caso. Anche nel seggio 5 è un civatiano, Costantino Covelli, ad aver notato qualcosa di strano il giorno dell’Immacolata.
In quel seggio, allestito in un centro anziani, hanno votato in più di 900.
Un po’ troppi per i registri, che non avrebbero potuto contenere tanti nominativi. Lì ha vinto Cuperlo, che in città  ha incassato 1300 voti e ha battuto Renzi di circa 300 lunghezze. Civati ne ha presi poco più di 200.
Covelli ha seguito le operazioni a urne aperte. Poi, in serata, dopo la chiusura, ha chiamato Caporale.
Insieme sono andati alla federazione provinciale di Cosenza. Volevano controllare meglio i registri, nel frattempo portati da altri.
Dovevano essere lì, ma non c’erano, spiegano ora Caporale e Covelli. Che fine hanno fatto? Si sono materializzati il giorno successivo.
Dall’area Cuperlo e Renzi, a Cosenza, rispediscono le accuse al mittente, facendo notare che in via Popilia, il verbale di chiusura del seggio è stato sottoscritto anche da un civatiano.
I renziani spiegano di aver mandato ai seggi “vigilantes”, perchè “qui può succedere di tutto”.
L’ultima parola spetta alla commissione regionale.

Emmanuele Lentini
(da “il Fatto Quotidiano“)

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POPOLO DELLE PRIMARIE DELLA LIBERTA’ PD, VIAGGIO TRA I SEGGI: LA CARICA DEI NON ISCRITTI, ARRIVANO LE TRUPPE CAMMELLATE?

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

I PRESIDENTI DI SEGGIO: “TANTI VOLTI NUOVI, POCHI I MILITANTI, TUTTI SEGNALI A FAVORE DI RENZI”

Popolo delle primarie batte iscritti al Partito Democratico tanto a poco.
Detta così può sembrare una sottigliezza ma non lo è perchè al di là  del dato legato all’affluenza (980 mila a metà  giornata) c’è un altro aspetto – a seggi ancora aperti – che sta emergendo: chi sceglie di mettersi pazientemente in coda per eleggere il nuovo segretario è in larghissima maggioranza chi con il partito, i suoi apparati, le sue scelte non ha (o non vuole più) avere nulla a che fare.
“Un elettorato che chiede di partecipare ma che non accetta il partito così com’è, che vorrebbe sentirsi coinvolto nelle scelte tutti i giorni, non una volta ogni tanto” spiega Paolo Cosseddu responsabile della campagna elettorale di Pippo Civati.
Nel 2009 nella sfida Bersani Franceschini, Marino furono circa 900 mila i tesserati (su tre milioni di votanti) che scelsero di andare a votare. Uno su tre.
Ora bisogna attendere il risultato finale ma la sensazione che emerge è che il divario sarà  molto più ampio a favore di chi con il Pd nulla, o poco, c’entra.
Per farvi capire vi citiamo un caso su tutti: il gazebo di Piazza del Popolo a Roma.
Un bacino da quasi due mila persone. A mezzogiorno avevano votato circa 450 persone, di queste a malapena venti erano iscritte.
Come fare a capirlo? Semplice chi ha la tessera non paga i due euro: “Un divario così ampio non si era mai visto” spiega il presidente del seggio Berto Barbieri.
Stesse sensazioni si respirano se ci sposta di un po’, nel seggio di piazza Mazzini zona Prati. Uno dei più grandi della Capitale.
Diligentemente in fila il numero delle persone che firma l’adesione al partito e paga i due euro e nettamente maggiore rispetto a chi invece vota da iscritto.
Con un elemento in più: il non elettore del Pd che sceglie di partecipare, magari ex berlusconiano ora renziano.
Come riconoscerli?: “Basta vedere la loro reazione— racconta con un aneddoto Jacopo il presidente del seggio — quando si mettono in coda se si lamentano non sono nostri elettori”.

(da “Huffingtonpost”)

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LE PRIMARIE DEL GRANDE FREDDO: COSA VOTERANNO I SANTONI INTELLETTUALI DELLA SINISTRA?

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

FRATTURA GENERAZIONALE ANCHE ALLE URNE… I PIU’ DELUSI SONO I CANTAUTORI DELLA SINISTRA

È chiaro, l’intellettuale organico non c’è più, non c’è più quel mondo, non ci sono quei tic e quei riflessi condizionati. C’è semmai una frattura di ragionamenti anche tra scrittori e intellettuali, dinanzi alle primarie del Pd.
Gli intellettuali
È probabile che Umberto Eco confermi la sua decisione di altre volte, di non votare alle primarie.
Claudio Magris è in Albania per un ciclo di letture, molto difficile che voti. Francesco Piccolo, un autore già  di culto per un intero mondo, spiega: «No, non andrò a votare per le primarie perchè io sono contro le primarie. Pur avendo stima per tutti e tre i candidati, e nessun pregiudizio per Renzi (anzi, ho simpatia per lui, trovo che venga definito di destra in Italia solo perchè vince), non voto perchè penso che le primarie siano uno strumento sbagliato».
Lo motiva così: «Le primarie da una parte sono auto-indulgenti, ossia celebrano il trionfo illusorio del siamo-tanti-belli-e-giusti, dall’altra sanciscono una rinuncia alla politica: perchè tutti i candidati sono costretti a estremizzare molto la proposta, e questo crea delle divisioni fortissime, che poi dopo sono un ostacolo, più che una forza».
Massimo Coppola, editore di Isbn e conduttore di Masterpiece, trasmissione culto di Raitre, dice: «Io invece andrò, e voterò Renzi. Credo che le primarie siano anche uno strumento per provare a riconquistare fiducia e elettori. Cuperlo mi pare uomo intelligente, ma esprime posizioni che abbiamo già  sentito; Civati è forse quello più vicino a me, ma non si vota per simpatia o per pancia, si vota con la testa, per la forza di una candidato; e io penso che il più forte per guardare al futuro possa essere Renzi».
Usa questa immagine, Coppola: «A sinistra dobbiamo smetterla di votare per la nostra foto di quando eravamo bambini».
Un po’ l’errore che ha confessato di aver fatto Michele Serra.
Nonostante, ha scritto, il Pd abbia fatto di tutto per disilludere i suoi elettori, anche i chierici, «poi vedi quei tre in tivù, una breve rappresentazione della politica come decente fatica collettiva e non come arraffo furbastro e/o rissa tra mediocri, e senti vacillare la tua ferma decisione di chiamarti fuori. Forse a sinistra non tutto è perduto, o forse mi hanno fregato ancora una volta (la centesima?), ma è probabile che tra una settimana ci si rimetta in coda, poveri illusi, in parecchi».
Voterà  per Renzi o Civati o Cuperlo?
«Essere di sinistra, una volta, voleva dire votare per gli altri. E gli altri per eccellenza, qui e oggi, sono gli italiani giovani. Migliori o peggiori non saprei dire. Certo, però, in diritto di scegliere la strada».
Potrebbe non votare più il candidato d’apparato? Mentre l’anno scorso votò Bersani. Fabio Fazio è assai amico di Cuperlo e lo voterà  (l’anno scorso si astenne).
Appelli – come quello per Bersani firmato nel 2012 da Alfredo Reichlin, Miguel Gotor, Salvatore Veca e altri – stravolta non ce ne sono.
I nomi citati voteranno per Cuperlo, ma in ordine sparso. Cuperlo è assai amico di Nanni Moretti, che l’altra volta sostenne Bersani.
Naturalmente Alessandro Baricco voterà  Renzi; mentre Eva Cantarella e il giallista Marco Malvaldi apprezzano Civati e potrebbero votarlo.
Gustavo Zagrebelsky riflette: «Io andrò a votare, ma non dico per chi per una semplice ragione: non penso che esista più la figura dell’intellettuale-mosca cocchiera». Chi ha ascoltato i suoi ragionamenti giura però con certezza: voterà  Civati.
Politici e sindacato
La leader della Cgil, Susanna Camusso, lo ha già  annunciato: non voterà , «perchè sono primarie interne al partito».
Anche se pezzi cospicui del suo sindacato non fanno mistero di avere una preferenza per Gianni Cuperlo.
Per Cuperlo anche l’ex segretario Sergio Cofferati. Non si schiera e non andranno a votare Maurizio Landini e i vertici della Fiom.
Non si schiera nemmeno la Cisl, mentre i suoi ex dirigenti oggi nel Pd fanno scelte diverse: Franco Marini per Cuperlo; Sergio D’Antoni per Renzi.
Dalla Uil, il segretario Luigi Angeletti non vuole far sapere se voterà  o meno. Prodi voterà , ma anche tra i suoi storici collaboratori alcuni non voteranno, come Mario Barbi e Silvio Sircana.
Schierati per Renzi Arturo Parisi, Sandro Gozi, Ricardo Levi.
Andranno a votare per Giuseppe Civati la ex portavoce del Professore, Sandra Zampa, e l’ex ministro Giulio Santagata.
Lo spettacolo
Persino i pasdaran del voto a oltranza, comparto spettacolo-impegnato, vacillano.
Lo ha detto a chiare note e non torna indietro: Ligabue non ci sarà . Il rocker di Correggio che fu persino consigliere comunale del Pds, ha argomentato di esser «deluso. Entro a far parte di una schiera nutrita, il partito fatica a rappresentare i valori che ha sempre dichiarato in maniera chiara in passato».
Dello stesso partito dei traditi il regista Paolo Virzì, il direttore artistico del Torino Film Festival di quest’anno. «Ho sempre votato il Pd ma non so se andrò al gazebo l’8 dicembre. Renzi ha un che di Pieraccioni, è simpatico ed è un bravo ragazzo. Attacca D’Alema perchè è il suo perfetto rivale essendo molto rancoroso».
Tra color che son sospesi anche lo sceneggiatore Andrea Purgatori: «Deciderò sabato sera ma sono molto tentato dal non andare, sarebbe la prima volta. Sento intorno a me un’aria di grande disillusione e disaffezione. Se andassi, voterei Renzi».
Franco Battiato, che votò Bersani, getta la spugna. «Non credo proprio che andrò a votare alle primarie. Ho sbagliato troppe volte a giudicare persone che si sono rivelate diverse da come le avevo immaginate. Quindi mi fermo».
Renato Zero fa sapere che «votare alle primarie del Pd mi deprime».
Francesco De Gregori non vuole neppure essere chiamato in mezzo a cose politiche. Tempo fa disse che la sinistra si era persa tra slow food e il no tav.
Stesso sentimento del collega Francesco Guccini che non ha digerito la pugnalata dei 101 a Romano Prodi: «Non so se il Pd sia ancora il mio partito».
È il pensiero che la governance del Pd sia scollata dalla gente.
Lo sostiene Antonello Venditti affranto, e anche Fiorella Mannoia che alle scorse elezioni votò alla Camera Rivoluzione Civile di Ingroia e lo ha detto via tweet e in televisione: «Non condividono gli ideali che abbiamo sempre avuto, vivono nei palazzi, sono staccati dal popolo».
Eppure Mannoia potrebbe votare Renzi pure se il suo candidato ideale si suppone sia Landini della Fiom.
Sabrina Ferilli voterà  Cuperlo sostenendo che in ogni modo «il Pd va bene così». Alessandro Gassmann è rimasto colpito dal dibattito tv dei tre candidati: «Considero in buona parte condivisibili i loro programmi. Nell’ordine, Civati e Renzi», facendo così capire che il suo voto andrebbe a Civati.
E se Jovanotti voterà  Renzi (come peraltro Pippo Baudo), il maestro Francesco Rosi regala la sua speranza: «Certo, vado a votare. Ero andato anche alle scorse primarie. E voterò Cuperlo. In un certo senso capisco la sua profondità  culturale. Lo sento consapevole delle tragiche difficoltà  che il Paese sta attraversando, molto consapevole. Oggi è difficile seguire la politica dal di fuori ma è complicato anche seguirla dal di dentro. L’Italia vive un momento veramente grave».

Jacopo Iacoboni, Francesca Schianchi, Michela Tamburrino
(da “La Stampa”)

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PRIMARIE PD: “MENO DI 1,5 MILIONI DI VOTI UN FLOP”, RENZI TEME LE TRAPPOLE

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

LO SPAURACCHIO DI UN DIMEZZAMENTO DEI VOTANTI E LA PAURA DEL SINDACO DI NON RAGGIUNGERE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA

Democratiche, ma tutt’altro che scontate.
E non tanto per l’esito finale, quanto per i numeri che faranno da cornice alla sfida tra Renzi, Cuperlo e Civati.
Nella notte dell’Immacolata l’universo-mondo Dem avrà  due risposte: saprà  chi sarà  il nuovo segretario e, soprattutto, se questi avrà  davvero il potere di rappresentare (tutto) il partito.
Se il successo di Matteo Renzi riserva dubbi solo di facciata, ciò che invece agita i sonni dei sostenitori del fu rottamatore è la portata della vittoria.
Le previsioni non sono buone. E Renzi non lo nasconde: teme che la quasi certezza sul risultato finale faccia calare a livelli minimi l’appeal delle consultazioni ‘dal basso’.
Il sindaco di Firenze è il primo ad ammetterlo: “Se l’8 dicembre andranno a votare meno di un milione e mezzo di persone si tratterà  di un fallimento”.
Che per lui diventerebbe una debacle totale qualora la bassa affluenza contribuisse a non fargli raggiungere il 50,1% dei consensi, soglia che gli permetterebbe di essere eletto subito al posto di Guglielmo Epifani.
L’incubo si chiama “Articolo 9, comma 9″ dello Statuto Pd: se nessun candidato alle primarie raggiunge la maggioranza assoluta, “il Presidente dell’Assemblea nazionale indice un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati” più votati.
A decidere cioè sono i 1100 componenti dell’Assemblea nazionale.
Senza voto palese, è terreno buono per i capicorrente. E quando nel Pd si parla di voto segreto, le imboscate sono all’ordine del giorno, come il fuoco amico che ha impallinato Prodi sulla strada del Quirinale. Renzi ha paura del trappolone.
Anche perchè, se dovesse passare dalla strettoia del ballottaggio interno, l’unico modo per conquistare con certezza la segreteria sarebbe quello di stringere alleanze con il terzo incomodo.
Una sorta di larghe intese in salsa dem, quindi una doppia beffa.
A Renzi non basta vincere, Civati spensierato, catenaccio Cuperl
In tal senso, i numeri dei congressi locali (ovvero tra gli iscritti Pd) non inducono all’ottimismo: Renzi al 46,7%, Cuperlo al 38 e Civati al 9.
Se queste percentuali fossero confermate l’8 dicembre (e nelle precedenti tornate interne non si sono mai registrati grandi stravolgimenti) si andrebbe al ballottaggio.
Renzi vuole evitarlo e alza l’asticella della sua campagna elettorale, tutta orientata verso il cambiamento non del Pd (o almeno non solo) ma dell’intero Paese (“Un referendum sull’Italia” è lo spot).
Una strategia che non vive più solo di slogan, a cui nelle ultime settimane hanno fatto da corredo dati, numeri e peculiarità  del suo progetto, sbandierato in tutti i salotti tv in cui si è presentato.
La conferma è nei messaggi agli elettori: “Se volete eliminare il Senato votate me” ha detto il sindaco, che promette di prendere possesso del governo delle (ex) larghe intese per spingere la gente ad andare ai seggi. S
e la strategia avrà  successo, lo si saprà  solo nella notte dell’Immacolata.
Di recente, però, il quotidiano Europa ha pubblicato un sondaggio secondo cui, rispetto alle scorse settimane, saranno almeno 300mila i votanti in meno.
Con questi dati, l’alba del nove dicembre avrebbe un sapore amarissimo per Renzi e, perchè no, anche per Civati, l’unico che non ha davvero nulla da perdere nella competizione (e per questo potrebbe esserne la sorpresa).
Diverso il discorso per Cuperlo e per chi lo sostiene. Secondo i più maligni, infatti, D’Alema (padre politico del deputato triestino) starebbe giocando una partita doppia: in pubblico lancia la volata a Cuperlo, nelle segrete stanze del partito ne rallenta l’andatura. Il ragionamento dell’ex premier sarebbe questo: contro Renzi si perde, quindi meglio limitarne il successo che provare inutilmente a vincere.
Da qui la scelta di un candidato non proprio pop (vedi la gag de Il Terzo segreto di Satira) e una campagna elettorale non brillante.
I sondaggi della vigilia danno ragione al sindaco di Firenze
Alle urne tra i 900mila e i 2,1 milioni di italiani, Renzi sicuro di vincere al primo turno a prescindere da quanta gente andrà  a votare.
E’ quanto emerge dal sondaggio dell’istituto di ricerca Tecnè per Tgcom24.
Nel corso della rilevazione l’1,9% degli intervistati si è dichiarato sicuro di votare alle primarie del Pd. Di contro, il 60,4% ha invece ammesso che “sicuramente” non vi prenderà  parte.
Il 13,3% ha preferito non indicare la sua partecipazione o meno alle votazioni. Prendendo in considerazione “chi ha dichiarato quale candidato voterà  alle primarie”, Matteo Renzi otterrebbe da un massimo del 62% delle preferenze ad un minimo del 56%.
Percentuali decisamente più alte rispetto a quelle che otterrebbero altri due candidati alle primarie: Cuperlo (28% — 34%) e Civati (6% — 12%).
Ma le intenzioni di voto subiscono una variazione a seconda del numero degli elettori che si recheranno alle urne.
E così nel caso in cui i votanti raggiungessero quota 2,1 milioni, Renzi otterrebbe il 56%, Cuperlo il 26% e Civati il 7,3%.
Qualora i votanti fossero 1,8 milioni, l’attuale sindaco di Firenze arriverebbe al 54,9%, Cuperlo salirebbe al 27,7% e Civati all’8,1%.
Nel peggiore dei casi, con il numero degli elettori che si fermerebbe a 900 mila, Renzi si attesterebbe al 52,2%, Cuperlo raggiungerebbe quota 32,6% mentre Civati conquisterebbe il 10,1% delle preferenze.
Numeri che fanno ben sperare il sindaco di Firenze. Ma con una oscillazione così ampia nel numero dei possibili votanti, anche le sicurezze traballano.
I numeri di ieri e quelli di oggi.   Con una certezza: nessun record di voti.
Già  il fatto che all’interno del Nazareno si ragioni su 1,5/2 milioni di votanti come linea di confine tra il successo e l’insuccesso delle primarie è un fatto assai significativo. Soprattutto perchè testimonia le ambizioni ridotte del Pd, che dà  già  per scontato il dimezzamento della partecipazione rispetto alle precedenti tornate.
Nel 2012 erano sì primarie di coalizione (oltre a Renzi, Puppato e Bersani, anche Tabacci e Vendola), ma al primo turno andarono ai seggi 3milioni e 100mila persone, per poi diventare 2milioni e 800mila al ballottaggio vinto da Bersani.
Nel 2009, invece, erano primarie pure: scontro tra Franceschini (34%), Marino (12%) e Bersani (53%), 3milioni e 103mila alle urne.
Nel 2007 Veltroni vinse con percentuali bulgare: quasi il 76% dei 3milioni 554mila voti, contro il 13% della Bindi e l’11% di Enrico Letta.
L’8 dicembre, invece, a sentire Davide Zoggia (responsabile organizzativo del Pd) negli 8800 seggi sparsi in tutta Italia si attendono al massimo 2 milioni di persone. Per i vertici democratici sarebbe un gran risultato.
Il motivo? “Dobbiamo ricordarci — ha detto Zoggia — che alle primarie del 2009 e a quelle del 2012 si è avuta una partecipazione di oltre 3 milioni perchè non si votava per scegliere il segretario ma il candidato premier, quindi aveva un significato diverso”. Sarà , ma dare per assodato oltre un milione di voti in meno non è buon segno.
Panorama democratico: le squadre dei tre candidat
Con il rottamatore molti rottamati (e un po’ di banche), con Civati i giovani di OccupyPd (e forse Prodi), con Cuperlo l’apparato.
E’ pieno di contraddizioni più o meno lampanti il mosaico democratico a sostegno dei tre candidati alla segreteria nazionale.
Il sindaco di Firenze, ad esempio, rispetto al passato ha cambiato strategia: oltre a puntare sui suoi fedelissimi (Delrio, Rughetti e Richetti su tutti), questa volta non ha perso d’occhio il consenso trasversale all’interno del partito.
Da qui le adesioni multicolor al suo progetto politico, tanto che il ‘fronte Renzi’ sembra quasi una riproposizione tutta democratica de l’Unione di prodiana memoria: ex dalemiani (Emiliano, Latorre e Burlando), ex bersaniani (Vincenzo De Luca, Merola e Bonaccini), prodiani (Gozi, Parisi, Recchia, ecc), veltroniani (Veltroni, Ceccanti, Morando, ecc), il liberal Enzo Bianco, l’ex candidato Pittella, il lettiano Boccia e i ‘dem’ Franceschini, Fassino, Zanda e Sereni.
Fauna democratica in ordine sparso, quindi, a cui vanno aggiunti gli endorsement di personaggi noti al grande pubblico (il cantante Jovanotti e il patron di Eataly Oscar Farinetti) e, soprattutto, di Unicredit.
Quest’ultimo non è un fattore da sottovalutare: se anche il potere bancario ha cambiato sponda, allora vuol dire che Renzi ha rottamato la rottamazione per puntare (anche) sull’establishment.
Poche sorprese, invece, tra i sostenitori di Cuperlo.
L’orto è quello di Massimo D’Alema, i frutti non possono che orbitare nelle simpatie del lìder maximo.
Il deputato triestino può contare sui Giovani turchi (Fassina, Orlando, Orfini), dalemiani doc (D’Alema, Finocchiaro, Sposetti, Livia Turco, ecc), ultrabersaniani (Bersani, Errani, Rossi, Speranza, Zoggia, Moretti), su Rosario Crocetta, sulla lettiana De Micheli e sugli ex popolari Marini e Fioroni.
In tutto questo baillamme di nomi e riposizionamenti, Pippo Civati ha la squadra meno forte: con lui qualche prodiano (Zampa, Soliani e Santagata), parlamentari in ordine sparso (Puppato, Casson, Tocci, Mineo, Gandolfi e Marzano) e personalità  del calibro di Pietro Ignazi e Fabrizio Barca.
E Romano Prodi? Il professore alla fine ha detto che voterà , ma non per chi. Immaginare una sua preferenza per l’establishment che gli ha impedito di arrivare al Colle è remoto. E siccome la dirigenza storica si divide tra Renzi e Cuperlo, l’ipotesi più accreditata è che l’ex premier possa votare Civati.
Il giorno dopo le primarie: come saranno le segreterie?
Matteo Renzi lo ha detto e ridetto: “Lunedì 9 dicembre, se sarò eletto, presenterò subito la mia segreteria e così vedrete chi ci metterò dentro”.
La risposta, piccata, è per coloro che criticano le troppe aperture del rottamatore ai rottamati del centrosinistra (e al consenso che conservano all’interno del partito).
Il senso, invece, viene con i numeri anticipati dal sindaco: “La mia segreteria sarà  composta da 12 persone, 6 saranno donne”.
E via al totonomi. Poche certezze, tante ipotesi. Luca Lotti potrebbe essere il coordinatore della segreteria, Lorenzo Guerini il tesoriere, Bonaccini all’organizzazione, Yoram Gutgeld o Tommaso Nannicini all’economia, Funiciello alla comunicazione.
E le donne? In pole Deborah Serracchiani e Mila Spicola, da verificare il ruolo che avranno le fedelissime Simona Bonafè ed Elena Maria Boschi.
Poi le voci: per sostituire Rosy Bindi alla presidenza del partito, Renzi potrebbe nominare Piero Fassino.
Ovvero un ex segretario Ds (con Fassino, Veltroni e Franceschini il sindaco avrebbe con sè tre degli ultimi cinque segretari), attuale sindaco di Torino, presidente Anci e componente del cda della Cassa Depositi e Prestiti.
Non proprio un rinnovamento.
Nessuna indiscrezione invece sulla squadra di Cuperlo.
Il delfino di D’Alema, però, ha anticipato qualcosa sul metodo: anche nella sua ipotetica segreteria ci saranno tante donne e, soprattutto, un membro distaccato a Bruxelles.
Perchè — ha detto — “l’agenda europea è un pezzo dell’agenda italiana, e una volta al mese riunirò a Bruxelles la segreteria”.
Che sarà  “itinerante”: “Non la riunirei sempre a Roma, ma in diverse città  d’Italia, nei luoghi della difficoltà , della crisi”.
L’unico ad anticipare un nome della sua possibile segreteria è Pippo Civati, che al confronto su Sky della scorsa settimana ha detto a chiare lettere che prenderebbe con sè Maria Carmela Lanzetta, sindaco anti ‘ndrangheta di Monasterace.
Il resto della squadra del deputato milanese lo hanno anticipato i retroscenisti politici, che vedono un mix tra politici esperti (Fabrizio Barca e il senatore Walter Tocci) e figure nuove, magari da pescare tra i giovani di OccupyPd.
Sempre che, ad occupare il Pd, non siano il ballottaggio al buio dell’Assemblea nazionale e l’addio alle urne democratiche di più di un milione di elettori.
In quel caso non ci sarebbero più rottamatori ma solo rottami.

Pierluigi Giordano Cardone

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PRIMARIE PD, L’ULTIMO GIORNO SPESO PER CONVINCERE GLI ELETTORI

Dicembre 8th, 2013 Riccardo Fucile

PRIMO PROBLEMA RIMANE L’AFFLUENZA, IL CONFRONTO CON 3 MILIONI DI UN ANNO FA E’ PESANTE… L’ANNUNCIO DI PRODI POTREBBE FARE DA TRAINO

La corsa per le primarie del Pd è al rush finale.
Tra poche ore la base del partito deciderà  chi sarà  il nuovo segretario del partito tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati.
Ma quanti voteranno domani? La forchetta va da 900 mila – e sarebbe un flop – a 1,5 milioni.
I più ottimisti dicono anche due e forse qualcosa di più.
Il sindaco di Firenze lancia la sfida finale per il governo e per la nuova agenda chiudendo la sua campagna a Reggio Emilia, poi a Empoli. «Grazie per l’entusiasmo di questi giorni! Oggi chiedo a tutti un ultimo sforzo: parlate con tutti, uno per uno, casa per casa. Dai, che questa è #lavoltabuona!», scrive su Facebook.
Il sindaco di Firenze teme la scarsa partecipazione: «Non è vero che per le primarie di domani è tutto già  deciso – avverte -, lo dicono per tenervi lontano dai seggi e per dire che la politica non serve a niente».
I tempi di Renzi sono sempre quelli: «Chi vota per me, vota per cambiare le regole del gioco sul lavoro».
Sul tema della lotta alla crisi, «quello che è stato fatto in questi anni non è servito: c’è il 12,7% della disoccupazione e non ne parla più nessuno come se fosse un dato scontato».
Il sindaco spiega la scelta della sua penultima tappa: «Reggio – scandisce dal palco – è la città  del tricolore e noi col tricolore nel cuore vogliamo dire che vogliamo bene all’Italia».
Cuperlo è intervenuto a Bologna e a Dolo (Venezia).
Assicura la sua lealtà  anche in caso di sconfitta: «Se non dovessi vincere mi metterei al servizio dell’unità  del Pd, difendendo e promuovendo idee e progetti che abbiamo messo al centro di questo programma».
In caso di vittoria «voglio dedicarmi interamente, nei prossimi anni, a questa attività , sono convinto che bisogna reinvestire in questo partito».
«Massimo D’Alema non mi ha dato nessun consiglio», assicura Cuperlo. Che non risparmia una frecciata più o meno velata a Renzi: «Noi non siamo il volto buono della destra, noi siamo la sinistra. Noi non siamo il volto politico della moda o di Zelig, noi siamo la sinistra».
Civati ha tenuto gli ultimi comizi in Sardegna.
Il candidato brianzolo punta a smarcarsi. Un regalo per Natale all’Italia? «Un pacchetto con dentro il Mattarellum, che di per sè non è una legge perfetta, ma sarebbe una piccola rivoluzione e un ritorno a quello che c’era otto anni fa e comunque meglio del Porcellum», dice da Cagliari. Civati non risparmia botte agli altri candidati: la scissione nel Pd? «È una cosa che mette in giro D’Alema. Una volta era Cuperlo che scriveva i discorsi per lui, ora è il contrario: secondo me era meglio prima anche se non funzionava tantissimo».
Civati accusa anche Cuperlo di aver esagerato con il marketing telefonico: «Da ieri migliaia di iscritti ed elettori democratici stanno ricevendo telefonate che invitano a votare per lui».
Poi l’ultimo appello per il voto: «I gufi sono appollaiati sui gazebo da qualche giorno e sperano che le primarie vadano male perchè così non cambia niente. Già  la partecipazione sarebbe un segnale e poi dipende dal voto».
Ma a tenere banco è ancora l’annuncio di Romano Prodi.
Il Professore, dopo il gran rifiuto di inizio novembre quando annunciò di volersi tenere lontano dai gazebo, scende in capo per il Pd: «Voterò per le primarie perchè il bipolarismo è a rischio». Quello di Prodi è un gesto di affetto e responsabilità  verso quel partito che, con i suoi 101 “traditori” gli aveva voltato le spalle quando si trattò di votare il suo nome.
La parola d’ordine rilanciata dal Prof è «salvare il bipolarismo».
Segno che il terremoto della sentenza della Consulta rischia di avere ripercussioni dirette anche sul partito democratico.
«I rischi aperti dalla recente sentenza della Corte mi obbligano a ripensare a decisioni prese in precedenza, ha fatto sapere». Dunque, ha spiegato, «tornerò dall’estero e mi metterò in coda con tanti altri cittadini desiderosi di cambiamento».
Perchè, ha aggiunto, «pur con tutti i suoi limiti, il Pd resta l’unico strumento della democrazia partecipata di cui tanto abbiamo bisogno».
La scesa in campo di Prodi può rivelarsi un aiuto formidabile per dare una spinta alla partecipazione al voto che resta il punto dolente di queste primarie, soprattutto per Renzi che deve confrontarsi con i 3 milioni dell’ultima chiamata alle urne per lanciare la sua sfida finale. Una sfida che combatte sempre sul terreno dell’agenda che dovrà  seguire governo dal 9 dicembre.
Ma anche il segretario Guglielmo Epifani saluta la decisione di Prodi come «un buon viatico» per l’affluenza.
«Il fatto che Prodi abbia cambiato idea è positivo e apprezzato dalla comunità  dei democratici italiani perchè è una scelta importante che spinge al voto e sono convinto che possa far crescere la partecipazione» dice il leader del Pd.
Più difficile dire se quello di Prodi possa rappresentare un endorsement per Matteo Renzi(«penso voti o me o Civati» dice il sindaco).
In realtà  pare che Prodi voti per Civati…

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SOLDI, MA COME SONO OPACHE LE PRIMARIE…

Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile

SPOSETTI: “CIVATI E RENZI SPENDONO TROPPO”… LA REPLICA: “NON È VERO”… PER ORA NESSUNA RENDICONTAZIONE

“Pippo Civati? Non mi piace, è il tappetino di Renzi e dice solo cose che portano acqua al sindaco di Firenze. E poi ha speso troppo in questa campagna per le primarie. Come Renzi, peraltro, che solo per mettere un annuncio su Repubblica , ieri, per far sapere che era al Teatro Olimpico a Roma, ha speso 7.000 euro”.
Ugo Sposetti, l’ex tesoriere dei Ds, uno dei grandi elettori di Gianni Cuperlo, va giù duro.
E accusa: “C’è un’informazione di regime. Possibile che nessuno si chieda quanto spende Civati, il web costa, e quanto spende Renzi?”.
La questione delle spese per le primarie è spinosa, ed è di quelle destinate a rimanere in una zona di parziale opacità .
Il tetto è di 200 mila euro, ma per ora è praticamente impossibile capire quanto abbiano effettivamente speso i vari concorrenti.
Le primarie non sono ancora chiuse e quindi ognuno di loro è legittimato a fornire cifre a spanne, pronto a giurare di essere pienamente nei limiti richiesti.
Dice Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Big Bang, da sempre delegato a far quadrare i conti del Sindaco di Firenze: “Abbiamo speso circa 85 mila euro, prevediamo di spenderne circa altri 25. Il Teatro Olimpico a Roma è costato 5 mila euro. A mia conoscenza su Repubblica non è apparsa nessuna propaganda elettorale. È apparsa la notizia di un incontro con Renzi, che è cosa ben diversa da un annuncio di sostegno o di propaganda”.
E le iniziative in giro per l’Italia, a partire da Bari? I renziani garantiscono che tutto questo è pagato dai comitati locali e che comunque non si supererà  il tetto di spesa. Duri anche i civatiani : “Non accettiamo lezioni di trasparenza da chi sostiene un candidato che non sta rendicontando agli elettori quanto raccoglie e come lo spende. Gianni Cuperlo è l’unico dei tre candidati a non aver reso queste informazioni disponibili on line”, dice Paolo Cosseddu, campaign manager per Civati.
“La cifra raccolta da noi è pubblicata online sul sito civati.it   e attualmente si aggira attorno ai 90.000 euro”.
In campo scende anche la tesoriera del comitato Cuperlo, Donata Lenzi: “Non so quanto abbiamo speso, alla fine tireremo le somme”.
La polemica è di quelle destinate a tornare. Nel dettaglio chi ha finanziato le primarie dell’anno scorso di Renzi? Nel dettaglio non si sa.
E la rendicontazione delle spese sostenute da Bersani per la sua corsa contro Renzi? Gli ultimi capitoli di spesa non sono mai stati resi noti.
Cosa ne è stato del “tesoretto”, i 6 milioni ricavati dalle consultazioni dall’anno scorso? Ufficialmente non si sa come siano stati utilizzati.
C’è poi il tallone d’Achille del Rottamatore, dal punto di vista dei soldi: la Leopolda. Dice Bianchi che costerà  intorno agli 85mila euro, ma che non fa parte della campagna congressuale, e quindi non fa cifra per il tetto. Motivazione discutibile.
E comunque, chi la finanzia? Lo scopriremo solo nella prossima primavera. Sono gli ultimi fuochi polemici di una campagna che si avvia alla conclusione.
E intanto Matteo Renzi continua a ricevere endorsement dei più variegati.
Da Pippo Baudo a Max Giusti, arrivando a Belen Rodriguez, che la mette così: “È il più bello tra i tre candidati alle primarie del Pd. Il suo accento fiorentino mi diverte molto, mi piace fisicamente, ha dei begli occhi chiari”.
E dunque, per chi voterà  alle primarie? “Non saprei, mi devo informare”.
Rischi che si corrono.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PRIMARIE PD, AFFLUENZA A RISCHIO: “POTREBBE FERMARSI A 1.500.000 VOTANTI”

Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile

L’EFFETTO FLOP PREVISTO DAL SONDAGGISTA WEBER: “E’ UN CALO COSTANTE DA SETTIMANE,   MANCA IL CARICO DI ATTESE E RENZI VIENE PERCEPITO COME UNO CHE NON PROPONE NULLA DI NUOVO”

È ‘allarme rosso’ al Nazareno e dentro tutto il Pd, sulla partecipazione alle primarie dell’8 dicembre. Si teme, e parecchio, l’effetto-flop.
Previsioni, sondaggi, umori democrat hanno abbassato di molto l’asticella: “Se votano tra 1 milione e 700 e i 2 milioni di persone è un miracolo”. L’eventuale flop, però, a sentire i diversi protagonisti in lizza e i loro staff, non farebbe la gioia di nessuno: non di Matteo Renzi, ovviamente, che punta a ‘coinvolgere’, ma neppure di Gianni Cuperlo o di Pippo Civati (rispettivamente lo ‘sfidante’ numero uno il primo e il ‘terzo incomodo’ il secondo) che non vogliono far scolorire la possibilità  di ottenere buone performance dietro una partecipazione scarsa o, addirittura, disastrosa.
Davide Zoggia, già  responsabile Enti Locali nella segreteria Bersani e oggi a capo del delicato settore Organizzazione nella segreteria Bersani, cerca di smussare gli angoli, parlandone con l’Huffington Post a latere del congresso del Psi che si sta tenendo in questi giorni a Venezia e cui ha partecipato, venerdì scorso, in qualità  di ospite: “Credo che l’affluenza alle primarie del Pd si attesterà  intorno ai due milioni. Del resto, le ‘pratiche’ per facilitare la partecipazione le abbiamo snellite di molto, rispetto al passato, anche a quello recente. Bastano due euro (2,5 euro se ci si è registrati ‘prima’ del voto, ingiusta penalizzazione dei più scrupolosi…, ndr.), un documento d’identità  e la firma in calce all’Albo dei sostenitori e della Carta dei Valori del Pd per poter votare, ove si tratti di non iscritti.
In cambio, si riceve anche l’abbonamento gratis all’Unità  e a Europa…”.
Secondo Riccardo Nencini, segretario del Psi, “alle primarie voteranno un milione e mezzo di persone. Soprattutto cittadini che si riconoscono nel Pd. È il segno che la politica ha ancora molta strada da fare per essere riconosciuta dai cittadini”.
Al di là  del piacere di leggere i due house organ di casa democrat, la realtà  è che la partecipazione alle primarie non attira più di tanto, questa volta, la cosiddetta ‘gente normale’.
Insomma, i ‘non’ fanatici di sinistra e politica.
Il dato Auditel sul confronto tv andato in onda sugli schermi di Skytg24 parla chiaro: numeri dimezzati rispetto al confronto delle primarie 2012 (2,67% di share contro il 6,17%) e uno share fermo a un impietoso 0,97%, più l’1,7% di Cielo. Eppure, alla stessa ora, su La 7, il programma di Maurizio Crozza, quasi tutto incentrato su Berlusconi, faceva il 9,56%….
Altro dato. La percentuale di votanti alle primarie è, nella sua serie storica, da sempre in discesa (verticale): le primarie del 2007 che elessero Veltroni videro 3 milioni e 500 mila votanti, quelle tra Bersani e Franceschini circa 3 milioni e 300 mila e le ultime scorse, quelle tra lo stesso Bersani e Renzi (ma che erano per la premiership come quelle di Prodi svoltesi nel 2006, quando i votanti furono circa 4 milioni) 3 milioni e 200 mila a fine 2012.
Basta? No. Il noto e scrupoloso sondaggista Roberto Weber, oggi a capo di un nuovo istituto di sondaggi, IXE’ di Trieste, dice all’Huffington Post molto di più e di peggio: “Due mesi fa abbiamo stimato la partecipazione alle primarie intorno ai 2 milioni e 700 mila persone, un mese fa eravamo a 2 milioni 400 mila, due settimane fa a 1 milione e 900 mila, l’altro ieri a 1 milione 700 mila e, temo, si potrebbe ‘chiudere’ a 1 milione 500 mila”.
Motivi? Weber ne individua tre: “La prima è che il popolo della sinistra non ha più il carico di attese di un anno fa, quando pensava di ‘stare per’ battere Berlusconi mentre, dopo le elezioni, è scattato un fattore depressivo da cui non si è più ripreso. La seconda è che questo governo in carica è ritenuto difficilmente ‘sloggiabile’ non perchè piaccia la stabilità  che propone ma perchè la gente sa che, se si tornasse a votare, il risultato sarebbe comunque di stallo. La terza è che Renzi, fino a ieri percepito come un elemento di assoluta novità  e che poteva ‘sfondare’ anche nel campo avversario, che invece oggi si è ‘recintato’ intorno a Berlusconi, non propone nulla di nuovo. Dispiace pure a me, ci speravo, ma è così”.
Conviene, a questo punto, rivolgersi all’ex ‘mago’ delle primarie del Pd, Nico Stumpo, forse uno dei bersaniani più ‘odiati’ da Renzi e dai suoi, il quale però non ‘gode’ affatto di un rischio-flop che potrebbe (in teoria) avvantaggiare il suo candidato attuale, Gianni Cuperlo: “Le previsioni dei sondaggi non sempre risultato esatte, quello su Sky era solo un dibattito, oggi c’è Letta al governo e forse chi punta alla stabilità  ne viene premiato, stiamo a vedere, di certo è impossibile fare previsioni. Io mi auguro che i numeri non siano così bassi (i 2 milioni stimati dallo stesso Zoggia, ndr.)”.
Il vaticinio finale lo fa Giacomo Portas, deputato piemontese e leader della piccola formazione de I Moderati (secondo partito del centrosinistra in Piemonte e federato con il Pd a livello nazionale), unico a ‘averci preso’ (e al millesimo) coi risultati delle primarie 2012 come delle elezioni 2013: “voterà  tra il 1 milione e 700 mila e i 2 milioni di persone, cifra difficile, se non impossibile, da raggiungere. Si vota l’8 dicembre, fa un freddo boia (qui a Torino, per dire, oggi nevica…), la gente pensa alle feste di Natale, gli anziani non escono di casa, si spera solo sia una bella giornata di sole”. Già , ‘si spera’.

(da “Huffingtonpost“)

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