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PATTO DELLA CROCCHETTA CONTRO ALFANO: ORA MICCICHE’ FA VOTARE CROCETTA

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

LA FARSA DELLE ELEZIONI SICILIANE: SIA MICCICHE’ CHE LOMBARDO ORA CHIEDONO IL VOTO DISGIUNTO, UNO ALLA LORO LISTA E UNO AL CANDIDATO DEL CENTRO-SINISTRA PER IMPEDIRE LA VITTORIA DI MUSUMECI (E QUINDI DI ALFANO)

Il nome lascia già  intendere l’inciucio che nasconde.
A Palermo l’hanno ribattezzato «patto della Crocchè», che tradotto dal siciliano suona come l’accordo della «crocchetta».
In realtà  si tratta della crasi tra Rosario Crocetta, europarlamentare e candidato alla presidenza della Sicilia alle regionali per il Partito democratico e l’Unione di centro e Gianfranco Miccichè, candidato alla Regione alla guida di una coalizione in cui coabitano il Grande Sud, il partito dell’ex governatore Raffaele Lombardo e i finiani di Futuro e libertà .
A fronte degli ultimi sondaggi secondo cui l’elezione è un affare tra Crocetta e Nello Musumeci, candidato del Popolo della libertà , Lombardo e Miccichè avrebbero stretto un patto affinchè i loro voti siano dirottati sul candidato del Pd.
Con l’obiettivo di impedire la vittoria dell’uomo del segretario del Pdl Angelino Alfano, che in Sicilia si gioca una bella fetta di credibilità .
Tanto che in caso di sconfitta del partito di Silvio Berlusconi non sono escluse le dimissioni dell’ex delfino del Cavaliere.
L’accordo ideato da Miccichè e Lombardo sa di vendetta nei confronti di Alfano, che da giorni va ripetendo che in Sicilia la sfida è tra «Musumeci e Crocetta».
E che qualcosa si stia muovendo in Sicilia lo hanno confermato anche i diretti interessati.
Il candidato del Pdl ha infatti ammesso che «Lombardo sta facendo votare Crocetta».
Il braccio destro dell’ex governatore siciliano, il senatore Giovanni Pistorio, ha però negato l’esistenza dell’accordo: «Nulla da spartire con Crocetta», ha dichiarato.
Tuttavia c’è chi nel Movimento per l’autonomia di Lombardo è stato visto in incontri sospetti.

(da “Lettera 43“)

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FARINA DI UN ALTRO SACCO

Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile

IL CALCIATORE DEL GUBBIO VA ALL’ASTON VILLA PER INSEGNARE AI BAMBINI LE REGOLE DELLA LEALTA’ NELLO SPORT

Simone Farina, il calciatore del Gubbio che disse no ai 200 mila euro di una combine e denunciò il tentativo di truffa alla magistratura, è da ieri il «community coach» del settore giovanile dell’Aston Villa.
Insegnerà  ai bambini di Birmingham le regole del calcio e quelle, meno note, della lealtà . Affidare al simbolo del calcio pulito un incarico di educatore. Che bella idea.
Possibile non sia venuta in mente ai dirigenti di qualche squadra italiana?
Secondo me, per pensarci ci hanno pensato. Però hanno saputo resistere alla tentazione.
E sì che nei nostri club professionistici ci sarebbe una certa urgenza di ripassare alcune regole di educazione civica o più semplicemente umana.
Non truffare il prossimo tuo come te stesso, non chiudere gli occhi davanti a un reato, non fare la vittima.
Chiunque assista a una partita di calcio fra bimbi italici rimane colpito dalla presenza a bordo campo di torme di assatanati che gridano ai pargoli di buttarsi in area di rigore e che ricordano all’arbitro quanto sia sentimentalmente leggera sua moglie.
Ultrà ? No, genitori.
Il «community coach» servirebbe soprattutto a loro.
Invece Farina lo hanno ingaggiato gli inglesi.
Ormai nel calcio ci siamo abituati a vedere emigrare i più bravi.
Adesso cominciano ad andarsene anche i più buoni.
E mica solo nel calcio, a giudicare dai tanti ragazzi orfani di raccomandazione che stanno lasciando l’Italia per cercare fortuna in Paesi dove parole come talento e onestà  non suscitano ancora fastidio, piuttosto il brivido di un potenziale splendore.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)

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TOMMASO STAITI: “DA VENT’ANNI IL TUMORE DI MILANO SONO LIGRESTI E I LA RUSSA”

Ottobre 16th, 2012 Riccardo Fucile

“BARBARA CIABO’ MI DISSE: “VEDRAI, NON CE LA FARO’ PERCHE’ SARA GIUDICE HA 3-400 VOTI DI CASE POPOLARI ABITATE DAI CALABRESI”… “ORMAI E’ LA POLITICA DEGLI SMS: SOLDI, MIGNOTTE E SALOTTI TV”

Il Barone nero li ha conosciuti tutti.
Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, nobile famiglia trapanese, lunga militanza nel Msi, li ha visti da vicino i fascisti con le mazze, quelli con il doppiopetto e quelli che, dopo la fine del Movimento sociale, si sono costruiti posizioni di potere, fino a finire in cella: e (come Franco Nicoli Cristiani a Milano o Franco “Batman” Fiorito a Roma), non per qualche scontro di piazza.
“Nel 1989 rilasciai un’intervista a l’Europeo in cui indicavo quelli che ritenevo essere i mali di un partito — il mio, l’Msi — che non aveva saputo rinnovarsi. C’era un tumore a Milano, nutrito dai legami tra la famiglia La Russa e i Ligresti. Il combinato disposto tra politica e affarismo: questo tumore ha provocato metastasi. La politica è diventata uno strumento di affermazione sociale per morti di fame spirituali, che vengono ricoperti di soldi, ma restano morti di fame”.
Perchè La Russa e Ligresti?
La decisione di far diventare Gianfranco Fini segretario, per esempio, fu presa a Taormina in un albergo di Salvatore Ligresti, presenti il senatore Antonino La Russa, suo figlio Ignazio, Giorgio Almirante e Pinuccio Tatarella. Quando poi i figli adottivi di Almirante fallirono con la concessionaria di auto Lancia a Roma, furono salvati da Ligresti, che diede loro un’agenzia della Sai. Il male affonda lì. Sono moralista? Magari sì, ma a Milano, per vent’anni, tutto un mondo è stato nelle mani della famiglia La Russa: da Michelangelo Virgillito a Raffaele Ursini, fino a Ligresti.
Lei fu vicino a un personaggio contiguo a questo mondo, Filippo Alberto Rapisarda.
A metà  degli anni 80, lui era latitante a Parigi, mi chiamò in ufficio. Sostenni la sua battaglia contro le banche. Ma presi un abbaglio: era un megalomane che per certi versi ricorda Berlusconi. Mi affittò un appartamento nel suo palazzetto di via Chiaravalle (dove poi nacque il primo club di Forza Italia). Pagai l’affitto a un suo emissario, per poi scoprire che l’immobile faceva parte di un fallimento. Sto ancora pagando (per la seconda volta) dieci anni d’affitto. E lo sto pagando, visto che dopo 34 anni il fallimento si è chiuso, alla vedova di Rapisarda.
Chi frequentava il palazzetto secentesco di via Chiaravalle?
Ministri, sottosegretari. Ma anche Alberoni, Sgarbi, Miccichè. E Dell’Utri, che conoscevo perchè me lo aveva presentato Rapisarda che mi aveva anche raccontato che Dell’Utri aveva fatto arrivare a Berlusconi i soldi della mafia.
I La Russa quando li conobbe?
Sono arrivato a Milano nel 1966. Allora il padre Antonino era il consigliori di Virgillito. Il figlio Ignazio faceva invece il contestatore. Ma quando presentai in Consiglio comunale un’interrogazione su un immobile dell’Ospedale Maggiore stranamente finito nelle mani di Ligresti, fui affrontato, a un comitato centrale del Msi a Roma, da Antonino. Stavo parlando con Walter Pancini (oggi direttore generale di Auditel). Antonino mi disse, in siciliano: “Bella questa giacca. Sarebbe un peccato rovinarla con due buchi”.
È vero che prese a schiaffi Ignazio?
Sì sì, faceva il bulletto. Fu verso la fine degli anni 80 durante una direzione provinciale del partito. Lui non m’invitava mai, anche se io ne avevo diritto visto che ero in direzione nazionale e deputato. Aveva una strategia di conquista del potere nel partito per arrivare poi alla conquista delle istituzioni. All’ennesima battuta, mi alzai e gli diedi quattro schiaffi.
E lui?
Incassò, senza dire una parola.
L’ha stupita scoprire che si comprano voti dalla ‘ndrangheta in Lombardia?
No, conosco bene Milano. E avevo annusato le infiltrazioni mafiose. Nella campagna elettorale del 2011 per il Comune di Milano, ho dato una mano a Barbara Ciabò (lista Fini). Due giorni prima del voto mi disse: “Vedrai, non ce la farò perchè Sara Giudice ha 3/400 voti di case popolari abitate da calabresi”.
E Formigoni?
Lo conobbi quando era deputato e sculettava nel transatlantico di Montecitorio.
Oggi, dopo una strenua resistenza, dice che vuole il voto…
ta trattando su diversi fronti. Lui è l’espressione di quella che io chiamo associazione per delinquere di stampo cattolico. A Milano si è divisa gli affari con Ligresti, Moratti e i poteri di cui l’Expo è uno dei risultati.
Che effetto le fa il Consiglio regionale imbottito di indagati?
Compio 80 anni tra un mese, eppure riesco ancora a scandalizzarmi. Quando ho appreso quello che è accaduto, non credevo alle mie orecchie. Vede, ho fatto il capogruppo in Consiglio comunale a Milano e ci davano una stanza e un’impiegata. Ho fatto il deputato a Roma e mi davano 150 mila lire per ogni giorno che stavo a Roma e un milione per i collaboratori, di cui dovevo presentare i contratti al partito. Poi il berlusconismo ha creato danni irreparabili: modificazione antropologica della società  attraverso le tv e inquinamento della politica con la dimostrazione che si può fare tutto impunemente. Ha portato nel partito frotte di impresentabili. Ma li vedete come vanno vestiti? Con questi gessati Palermo da finti gangster anni Trenta. È la politica dell’sms: soldi-mignotte-salotti tv.
Ora che succederà ?
Nelle famiglie nobili di un tempo, si sposavano spesso tra consanguinei. E a un certo punto si sperava che lo stalliere mettesse incinta la marchesa o la baronessa per portare un po’ di sangue nuovo. Spero che arrivi un centinaio di deputati grillini… Tutto il resto mi sembra l’acqua pestata nel mortaio. A Milano siamo solo all’inizio: ne vedremo delle belle, anche dal punto di vista giudiziario.
 Va bene, allora la salutiamo…
Ma non mi avete chiesto della Daniela Santanchè!
Ah, prego, dica pure…
È un altro dei regalini di La Russa. I due hanno siglato un patto politico-mondano-commerciale. Ignazio l’ha portata a Milano, dove è diventata consigliere provinciale, e nel frattempo sovraintendeva agli “eventi” (parola insopportabile) del partito.
Intanto La Russa, dopo una ripulita e un passaggio da un sarto degno di tale nome, è entrato nei salotti buoni. A Cortina, in Sardegna. Lei ama dire che viene dalla società  civile, io preferisco dire dalla società  incivile, viste le frequentazioni (con Briatore, per esempio) di quando era ragazza e non ancora del tutto plastificata.

Gianni Barbacetto e Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CACCIA ALL’IMMIGRATO-EROE CHE HA SALVATO UNA FAMIGLIA E POI E’ SCAPPATO TEMENDO IL RIMPATRIO

Ottobre 15th, 2012 Riccardo Fucile

IN ABRUZZO UN’AUTO CON PADRE, MADRE E BAMBINO ERA FINITA IN UN CANALE: TUTTI SALVI GRAZIE AL GESTO DI UN MAROCCHINO IRREGOLARE

Ora gli danno tutti la caccia.
Ma non per notificargli il rimpatrio nel suo paese, quanto piuttosto per ringraziarlo per quello che è considerato un gesto di eroismo.
Da sabato sera tutti cercano un giovane marocchino che ha salvato la vita ad una famiglia che viaggiava su un’auto finita in un canale a causa della fitta nebbia.
È avvenuto in Abruzzo, lungo la strada provinciale 20 tra Avezzano e San Benedetto. Subito dopo l’incidente erano stati chiamati i vigili del fuoco, ma prima che arrivassero i soccorsi dalla nebbia è sbucato il giovane marocchino che ha aiutato la famiglia a mettersi in salvo.
SI È LANCIATO IN ACQUA
A quanto raccontano alcuni testimoni il giovane non avrebbe esitato a togliersi i vestiti e lanciarsi in acqua.
Il suo intervento sarebbe stato determinante per salvare la vita di tre persone che comunque sono finite in ospedale ad Avezzano.
Ancora grave il capofamiglia, ricoverato in prognosi riservata, mentre sono fuori pericolo la moglie e il figlio.
Quanto all’immigrato eroe subito dopo il salvataggio ha fatto perdere le tracce, molto probabilmente perchè sprovvisto di regolare permesso di soggiorno.
E dunque come migliaia di irregolari presenti nel nostro paese teme di essere rimpatriato.
REGOLARIZZARLO
Tra i tanti che ora lo cercano per ringraziarlo c’è anche chi prova a rassicurarlo. «L’immigrato che ha salvato la famiglia dall’annegamento dev’essere uno di quei ragazzi che lavorano nel Fucino e sono qui per necessità  – afferma il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo- ha perciò tutte le caratteristiche per rientrare nel processo di regolarizzazione in atto in questi giorni. Se si farà  avanti intercederò presso la prefettura».
Del Corvo si è detto particolarmente colpito dal gesto del giovane marocchino. «Andrà  eventualmente sensibilizzato il suo datore di lavoro, vedremo chi è – continua – questo ragazzo ne ha tutti i meriti. È la dimostrazione che tra gli immigrati ci sono tante brave persone».

Alfio Sciacca
(da “il Corriere della Sera“)

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IN LOMBARDIA IL PDL APRE LE FOGNE: ANCORA ALLEANZA CON LA LEGA E APPOGGIO ALLA CANDIDATURA DELL’IMPRESENTABILE SALVINI

Ottobre 15th, 2012 Riccardo Fucile

MAI UN UOMO DI DESTRA POTREBBE VOTARE UN FIGURO DEL GENERE, ANTI-ITALIANO E RAZZISTA… IL PDL PAGHERA’ CARA UNA SCELTA DA PERENNE SERVO DI UN PICCOLO PARTITO DEL 5%, CON PLURI-INQUISITI CHE FANNO PURE LA MORALE AGLI ALTRI

E’ un altro ventennio che va in soffitta, quello dell’eterno Celeste alla guida del modello Lombardia gettato in faccia alla Nazione con arroganza e ostentazione oscena del potere.
Dopo una lunga notte di conciliaboli e telefonate concitate, alle fine anche l’ultima zattera che restava in mano a Formigoni è venuta meno; Alfano ha annunciato l’intenzione del Pdl di sfilarsi dal sostegno ad oltranza del governatore che, tuttavia, piloterà  la crisi fino alle elezioni di cui lui deciderà  “autonomamente” la data; un modo per non lasciare la gestione del passaggio in mano al Carroccio, anche se l’asse Pdl-Lega resta solido.
Nel nome di un accordo ad orologeria che, tuttavia, già  guarda all’alleanza nel dopo Formigoni.
Che dovrà  portare un leghista — nelle intenzioni- alla guida di Palazzo Lombardia.
Ma non sarà  Maroni.
E’ stato ieri sera, a Lecco, che i fantasmi della sconfitta definitiva a lungo temuti del Celeste si sono materializzati in una folla che gridava “buffone, dimettiti”.
Poco prima, Maroni si era trovato l’intero consiglio federale della Lega a fargli una sorta di processo, capitanato da Matteo Salvini, che sventolava i titoli dei giornali della mattina: “La Lega salva Formigoni”.
Un’onta che il nuovo Carroccio non poteva tollerare.
Così Maroni, sentito Bossi, ha cambiato la corrente degli eventi attaccandosi a quella data di chiusura della legislatura lombarda che mai era stata sottoscritta durante il vertice di giovedì a Roma e ha chiesto a Formigoni il famoso passo indietro: “Si va a votare ad aprile”.
La linea Salvini ha vinto su tutto, ma Maroni, prima di darla vinta al suo arrogante luogotenente, aveva sentito Alfano, concordando la linea da tenere in futuro.
Formigoni avrà  probabilmente un seggio al Senato, nel listino blindato di quello che sarà  il Pdl alle politiche; una candidatura che verrà  sostenuta anche dalla Lega, per non rinnegare “l’ottimo lavoro fatto in Regione fino ad oggi”.
Se il Celeste accetterà  questa ciambella di salvataggio lo si vedrà  poi. Intanto, però, governerà  lui la crisi decidendo anche la data delle elezioni, cosa che Salvini, invece, non voleva in alcun modo concedere.
In cambio, il Pdl non metterà  a rischio la tenuta delle due regioni leghiste, Piemonte e Veneto, ma non appena verrà  stabilita la data del voto l’asse Pdl e Lega tornerà  ad rinsaldarsi sul nome del successore di Formigoni che, con ogni probabilità  sarà  proprio Matteo Salvini.
Maroni sembra continuare a voler ritagliare per sè il ruolo di “traghettatore” della Lega 2.0. che ha bisogno ancora di un lungo lavoro di ricostruzione prima di poter pensare di rivolgersi nuovamente all’elettorato nazionale senza temere di restare sotto lo sbarramento più basso, quello del 4% in coalizione. L’accordo che chiude il ventennio ciellino alla guida del Pirellone è stato quindi siglato nella notte.
Poi, stamattina, una lunga telefonata tra Alfano e Formigoni e quindi l’annuncio, durante la convention dei Democristiani di Rotondi a Saint-Vincent.
Niente “accanimenti terapeutici”, andare alle elezioni “per il bene della Lombardia”.
Alfano, dunque, ha scaricato Formigoni (anche se lui ha parlato maliziosamente di “lettura malevola della vicenda”) pur di non perdere il più fedele alleato e cominciare a ricostruire, fin da subito, un “dopo” che possa soddisfare entrambi.
D’altra parte, l’alleanza tra Pdl e Lega è stata la colonna portante del ventennio e ora la parte più nuova di questa ossatura politica (la Lega di Salvini, non certo quella di un Maroni ancora troppo compromesso con il passato e interessato anche dall’inchiesta Finmeccanica) prova a rinascere dalle ceneri del suo alleato.
La Lombardia è stata il modello di efficienza e sviluppo che il centrodestra offriva al resto del Paese reale.
Appena pochi mesi fa Formigoni era considerato una possibile alternativa alla leadership nazionale di Berlusconi, e rivendicava le primarie per prenderne il posto.
Invece, il Celeste ha molte responsabilità  personali, a partire dalla negazione dell’evidenza.
E cioè che la ‘ndrangheta dettava legge a Milano, comprava e vendeva voti, infiltrandosi ovunque, nel suo partito e altrove.
Come sempre ci si chiederà , ora più che prima, come poteva “non sapere” tutto questo Formigoni; la storia giudiziaria racconterà  il resto.
Domani, dunque, sarà  davvero un altro giorno per la Regione Lombardia.
Ma chissà  quanto migliore.

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

Il commento del ns. direttore

Formigoni doveva dimettersi da tempo, i vertici del Pdl avrebbero dovuto convincerlo a rassegnarle prima che la situazione precipitasse.
Ma che vengano a fare la morale i compagni di merenda di Boni e Belsito, ovvero colui che, secondo gli inquirenti, aveva rapporti con la ‘ndrangheta, è davvero il massimo della sconcezza politica.
Se Formigoni “non poteva non sapere” del suo assessore che pagava 50 euro a voto, il metro di giudizio deve valere anche per Maroni e Salvini che “non potevano non sapere” dei soldi in Tanzania e dei lingotti d’oro.
Salvo che non si auto-accusino di essere dei coglioni, il che non deporrebbe in ogni caso a loro favore.
Berlusconi e Alfano, dopo aver minacciato di far cadere le giunte di Piemonte e Veneto, si sono calati le braghe, anche perchè nessun assessore del Pdl in quelle due regioni avrebbe mai mollato la poltrona.
E’ il prezzo che si paga ad aggregare soggetti senza ideali.
E’ risaputo che, all’interno della Lega, molti esponenti di rilievo hanno da sempre considerato Maroni “un traditore” potenziale: se ha tradito Bossi, quale scrupolo volete che abbia avuto a venir meno alla parola data a Formigoni.
Dopo aver subito ricatti per anni, i vertici del Pdl dimostrano di non aver compreso ancora la lezione: ora pare che sarebbero disposti a cedere a un partito del 5%, allo sfascio più del loro, la presidenza anche della Lombardia. E non a una persona che almeno non rutti a tavola, ma al peggiore becerume esistente in via Bellerio, l’anti-italiano Salvini.
Il famoso sobrio cantante dai cori razzisti secondo cui “i napoletani puzzano”.
Un soggetto che se in Italia venisse perseguito il reato di istigazione alla discriminazione razziale si potrebbe presentare solo alle primarie di San Vittore, ma che pare molto gradito alla fogna padagna del 5%.
Bene, presentatelo come candidato governatore in Lombardia e tanti uomini e donne di destra vera, non quella becera o dei conti in Tanzania, non quella imputata di corruzione o che trasforma i soldi pubblici in lingotti, saprà  come regolarsi.
Chiunque sarà  l’avversario di Salvini, fosse anche il Pisapia di turno, il nostro voto sarà  per chi non rutta corruzione, divisione del Paese   e razzismo.
Per Salvini la Padania non è l’Italia?
Bene, fuori dai coglioni allora: torni in Tanzania a contare i soldi di Belsito.

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LE IMBARAZZANTI INTERCETTAZIONI TRA ORSI (FINMECCANICA) E MARONI: “SONO QUI GRAZIE A TE”

Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile

APPENA NOMINATO A CAPO DELL ‘AZIENDA DI STATO, RINGRAZIA IL SUO SPONSOR LEGHISTA E GLI OFFRE CASA PER LE FERIE..E’ LA NUOVA LEGA 2.0

Quando Il Fatto Quotidiano aveva raccontato che tra Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica, e Roberto Maroni, leader della Lega, ci sono rapporti confidenziali, entrambi avevano reagito piccati.
Una posizione comprensibile visto il contesto: l’ex direttore centrale di Finmeccanica Lorenzo Borgogni ha raccontato ai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli di avere appreso da una sua fonte che proprio Orsi, allora amministratore di Agusta Westland, avrebbe ordinato nel 2010 ai suoi consulenti di creare la provvista da 10 milioni di euro per pagare mazzette alla Lega Nord in occasione dell’affare della vendita degli elicotteri all’India.
Il procuratore capo di Busto Arsizio Eugenio Fusco, dove l’indagine è nel frattempo finita, dovrà  verificare le accuse contro Orsi che è indagato per corruzione e riciclaggio.
Oggi Il Fatto pubblica in esclusiva le intercettazioni di tre telefonate che — pur non scalfendo la presunzione di innocenza che si deve a Orsi — dimostrano i reali rapporti con Maroni.
Orsi ringrazia Maroni nel giorno della nomina per tutto quello che ha fatto per lui il 3 aprile 2011, quando è diventato am-ministratore delegato di Finmeccanica, cominciando la sua scalata completata proprio il giorno della telefonata intercettata con la nomina a presidente.
È il primo dicembre del 2011 quando alle 8 di sera Maroni chiama Orsi per complimentarsi.
MARONI (M): Non so se è la fine del calvario o se comincia adesso …
ORSI (O) Io credo che cominci adesso, caro Roberto …
M: Però volevo farti i complimenti, ti ho seguito con sofferenza in questi giorni, perchè è stata una cosa … ignobile c’era da aspettarselo perchè … però mi sembra che sia andata nel modo migliore
O: Sì, sì …è un po’ pesante tutte e due assieme (presidente e amministratore Ndr)… però …. qualcuno ingombrante o non allineato, meglio così
M: Esatto … esatto …
O: Però alla fine quella domenica (il 3 aprile 2011 Ndr), la telefonata l’hai fatta tu
M:. E si infatti … per cui sono molto soddisfatto … .
O: Adesso non so … se sono soddisfatti non so se ringraziarti o volertene …inc … certamente te ne vuole … dai ci vediamo presto, qui a Roma o dove ti capita …
M: Va bene (…)
O: dai ci vediamo presto e grazie comunque del tuo supporto …
Il 21 dicembre Orsi richiama Maroni e parlano dell’appoggio ottenuto nel nuovo Governo Monti.
MARONI (M): “Come va .. Infatti. Io avevo parlato con Passera per altre cose e lui mi ha detto che era stato lui a insistere non solo per la tua riconferma ma anche per l’estensione a .. poi non so se è vero o no.
O: Sì, sì.
M: “Ma perchè poi a cose fatte tutti si accreditano la vittoria poi la sconfitta sono orfani però insomma è meglio”.
Le vacanze di Natale però sono vicinissime e Maroni si lamenta scherzando con Orsi sul lavoro eccessivo per sua moglie, dipendente Alenia.
Maroni (M): mia moglie lavora .. .la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale”
Orsi (O): è Caporaletti (presidente Alenia Ndr), chiamalo (rido- no).
Poi Orsi offre all’ex ministro la sua casa di Corvara, sulle Dolomiti in Val Badia.
Maroni non rifiuta ma poi tutto salta per i suoi impegni.
Orsi: No perchè io ho una casa a Corvara che rimane vuota perchè non c’andiamo quindi vabbè. Senti facciamo così, sentiamoci in quei giorni lì.
Maroni: Sì, sì volentieri.
Orsi: Io, con miei figli, vado su due o tre giorni.
Maroni: Bene bene
Orsi: Poi per il resto rimane rimane vuota.
Maroni: Ti ringrazio .
Orsi: Se vuoi andare su due o tre giorni, è bellissimo .. è un albergo è un (…) quindi.
Maroni: ahahah
Orsi: Io c’ho 15 giorni, dal 23 al al.. dal 23 al 6.
Maroni: Ah fantastico.
Orsi: In genere una settimana riusciamo a farla e invece no. Se poi vuoi andare su proprio il 26, 27 e 28
Maroni: Ah … ti ringrazio davvero, va bene va bene”.
Poi Orsi richiama ma Maroni non può: “Ti ringrazio, io credo di non riuscire ad andare perchè c’ho una cosa qui devo andare a Bergamo per la Lega”.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PEGGIO CHE NEI REGIMI MILITARI: BIMBO PRESO A FORZA A SCUOLA, DOPO IL VIDEO CHOC SCHIFANI STRIGLIA LA POLIZIA

Ottobre 11th, 2012 Riccardo Fucile

IN UN MESSAGGIO AL CAPO DELLA POLIZIA IL PRESIDENTE DEL SENATO   INVOCA CHIARIMENTI E PROVVEDIMENTI… PROTESTA DELLE MAMME: “I BAMBINI NON SONO NE’ BESTIE, NE’ CRIMINALI”

Genitori in protesta davanti la scuola dopo che un bambino di 10 anni è stato prelevato con la forza da alcuni agenti della polizia in esecuzione di una ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia, secondo la quale la patria potestà  del minore deve andare solo al papà .
Sul web è stato diffuso un video choc, che mostra il bambino trascinato via a forza dagli agenti di polizia come se fosse un bandito.
E ora il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha chiesto urgenti e tempestivi chiarimenti al Capo della Polizia Antonio Manganelli sul gravissimo episodio di Padova.
La polizia lo trascina con forza fuori dalla scuola per condurlo in una casa-famiglia. Questo in esecuzione di un provvedimento della Magistratura.
«Le immagini sono state proiettate ieri sera dalla trasmissione `Chi l’ha visto’ e si legge nella nota inviata da Schifani «hanno creato indignazione e sgomento in tutti noi italiani. I bambini hanno diritto ad essere ascoltati e rispettati – precisa il Presidente del Senato – e ogni provvedimento che li riguardi deve essere posto in essere con la prudenza e l’accortezza imposti dalla loro particolare situazione minorile. Comportamenti come quello al quale abbiamo tutti assistito, meritano immediati chiarimenti ed eventuali provvedimenti».
Il video choc del prelevamento, ripreso probabilmente da un parente del minore, è stato mandato in onda ieri sera nella trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, su Raitre.
Il video mostra la lotta del bambino per liberarsi dagli agenti, che lo trascinano verso un’auto per caricarlo.
I tentativi di liberarsi del piccolo sono vani mentre due uomini lo tengono per le spalle e per le caviglie.
A un certo punto il bambino chiede aiuto. Si sentono le urla disperate della zia, che discute poi con una poliziotta.
Questa mattina la madre del bambino, assieme ai nonni del piccolo ed una mezza dozzina di mamme, ha messo in atto una protesta con dei cartelli davanti alla scuola. Sui cartelli le scritte riportano: «I bambini non sono nè bestie nè criminali, liberate Leonardo» ed ancora «i bambini vanno ascoltati».
I nonni del piccolo Leonardo, angosciati per la vicenda, hanno raccontato dell’incubo che loro figlia vive da 6 anni, in cui ha ricevuto 23 querele dall’ex marito, tutte archiviate.
Il bambino trascorreva con il padre due fine settimana al mese, ma l’uomo ha ora ottenuto dal tribunale dei minorenni una ordinanza che stabilisce la necessità  dell’allontanamento dalla casa materna del bimbo, che attualmente si trova in una casa famiglia a Padova, in carico ai servizi sociali.
La madre del piccolo, questa mattina, è intervenuta nella trasmissione televisiva “Mattino cinque” in cui ha raccontato: «Ieri sera sono andata nella casa famiglia nella quale è stato portato mio figlio, ma mi hanno impedito di vederlo. Ero con il pediatra e ho chiesto che il bambino venisse visitato perchè, visto il modo barbaro con il quale è stato trascinato via da scuola, aveva sicuramente riportato qualche trauma, ma, soprattutto, volevo accertarmi del suo stato psicologico. Ma questo non mi è stato permesso».
Ad intervenire sul caso anche Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, che si è dichiarato «sdegnato», e ha chiesto al prefetto Antonio Manganelli, capo della Polizia, di individuare gli uomini che hanno eseguito il prelevamento del piccolo e intraprendere provvedimenti volti a risarcire il danno emotivo irreversibilmente e indiscutibilmente cagionato al Leonardo.

(da “La Stampa“)

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LE PRIMARIE SONO PER PAESI SERI, NON FANNO PER L’ITALIA DEI TAROCCHI: DA NOI C’E’ CHI PRETENDE DI ESSERE NOMINATO CANDIDATO PREMIER DELLA SINISTRA GRAZIE AI VOTI DELL’ELETTORATO DEL CENTRODESTRA

Ottobre 8th, 2012 Riccardo Fucile

IN FUTURO IL SUCCESSORE DI BERLUSCONI LO NOMINERANNO GLI ELETTORI DI CENTROSINISTRA? ….E ANCHE I SEGRETARI DI PARTITO VERRANNO ELETTI DAGLI AVVERSARI POLITICI?

Partiamo da una constatazione iniziale: il “modello primarie” è stato importato in Italia dagli Stati Uniti dove sono gli elettori democratici e repubblicani, regolarmente iscritti nelle liste dei rispettivi partiti, a indicare chi dovrà  essere il “competitor” e il loro paladino alle elezioni presidenziali americane.
Se nessun candidato è di tuo gradimento puoi non dare alcuna indicazione, se cambi idea sull’area di riferimento basta che ti fai cancellare dalla lista e sei libero di votare chi ti pare.
Nello specifico: un conto è che un candidato alla presidenza, dopo essere stato nominato come candidato ufficiale alla Casa Bianca, cerchi di portare via voti all’area avversa, anche corteggiandola, altra cosa che chieda aiuto alla stessa prima, ovvero di essere votato alle primarie contro uomini del suo stesso partito, incidendo quindi su una scelta che non li riguarda.
Quanto sta accadendo in Italia dovrebbe farci riflettere su quanto siano patetiche le nostre “primarie alla puttanesca”, espressione del taroccamento politico cui è ridotto ormai il nostro Paese.
Non entriamo nel merito delle strategie interne alla coalizione di centrosinistra, ma nella coerenza sostanziale.
Renzi ha perfettamente diritto (come Bersani, Vendola e tutti gli altri canddiati minori) ad ambire al ruolo di candidato premier, ma si faccia votare dal proprio elettorato, non dalle truppe cammellate di centrodestra che potrebbero avere interesse a manipolare il risultato.
Pensa di non vincere coi soli propri voti? E chi gli ha detto di presentarsi?
Di questo passo, vi immaginate se un domani il centrodestra indicesse le primarie per il dopo Berlusconi?
Visto che non sarebbero certo milioni i cittadini che si recherebbero alle urne basterebbe che l’elettorato di centrosinistra partecipasse, convergendo su un nome a loro provocatoriamente gradito, e magari il Pdl si ritroverebbe la Minetti in corsa per palazzo Chigi.
Il fatto che Renzi non si vergogni neppure a insistere su questa tesi rappresenta uno spaccato del livelllo cui è giunta la politica italiana.
Renzi deve solo dimostrare che le sue tesi “liberal” sono condivise dalla maggioranza degli elettori del centrosinistra: semplicemente questo.
Non ci riesce? Resti minoranza interna.
Questo dice la logica e il buon senso.
Oppure aspetti il dopo-Berlusconi e si candidi per il centrodestra, magari nessuno si accorgerebbe della differenza.

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CONDANNATA A DUE ANNI MARIA GRAZIA LAGANA’, DEPUTATA PD E VEDOVA DI FRANCO FORTUGNO, UCCISO NEL 2005 A LOCRI

Ottobre 6th, 2012 Riccardo Fucile

L’ACCUSA ERA DI TRUFFA E FALSO

Maria Grazia Laganà  è stata condannata a due anni di reclusione, pena sospesa, dal Tribunale di Locri per truffa, falso ed abuso.
La Laganà , vedova di Franco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale calabrese ucciso 1 a Locri il 16 ottobre 2005, era imputata in qualità  di ex vice direttore sanitario dell’Azienda sanitaria di Locri per una presunta truffa compiuta nell’estate 2005 ai danni dell’ente per forniture di materiale.
Il tribunale ha poi condannato, a un anno e quattro mesi per falso e abuso, Pasquale Rappoccio, ex titolare della Medinex, la ditta fornitrice di materiale sanitario che avrebbe beneficiato degli appalti illeciti e l’ex dirigente dell’Asl di Locri, Maurizio Marchese.
Assolti, invece, altri due ex dirigenti dell’Asl di Locri, Albina Micheletti e Nunzio Papa.
Il pm Giuseppe Adornato, nella sua requisitoria, aveva chiesto la condanna di Maria Grazia Laganà  a tre anni, quella di Marchese e Rappoccio a due anni e l’assoluzione di Papa e Micheletti.
“Le accuse che mi sono state rivolte non sono vere”. aveva detto la deputata, facendo dichiarazioni spontanee ai giudici del Tribunale di Locri.
Ha sostenuto, in particolare, che non sono vere le accuse mosse nei suoi confronti dall’ex dirigente sanitaria dell’ospedale di Locri, Albina Micheletti, che ha riferito in aula di essere stata chiamata, nell’estate del 2005, dalla Laganà  alla presenza di Fortugno, per parlarle di una fornitura per il pronto soccorso. La teste aveva anche detto che una volta constatata la quantità  del materiale aveva fatto denuncia.
“Non sono vere – ha detto stamani la Laganà  – le accuse della Micheletti. Non l’ho costretta a fare quell’ordinativo. Io e mio marito non abbiamo mai avuto rapporti con lei nè sul piano personale nè su quello professionale. E non abbiamo avuto rapporti neanche con Pasquale Rappoccio che tra l’altro è di una parte politica distante dalla mia”.
Rappoccio è l’ex titolare della Medinex, la ditta fornitrice di materiale sanitario che avrebbe beneficiato degli appalti illeciti, ed è anche lui imputato nel processo.
La deputata del Pd ha quindi parlato del marito per dire che “ha sempre pagato per gli alberghi nei quali alloggiava in occasione di convegni o di manifestazioni e come primario del pronto soccorso era una persona costante e seria sul lavoro. Come medico e come politico è stato anche autore di una serie di denunce sulla gestione della Asl di Locri che poi sono finite nel nulla”.
La parlamentare, dopo le dichiarazioni spontanee ha lasciato l’aula per impegni personali e professionali.
L’inchiesta che ha portato al processo fu avviata nel 2006 dopo la relazione del prefetto Basilone, nominato commissario all’Asl di Locri in seguito allo scioglimento dell’Azienda disposto all’indomani dell’omicidio di Fortugno.

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