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“DIGIUNO A STAFFETTA” CONTRO IL PORCELLUM: MA NON HANNO MOTIVO MIGLIORE PER UNO SCIOPERO DELLA FAME? MA SI MANGINO UNA PIZZA INVECE CHE SCIOPERARE CONTRO SE STESSI.

Agosto 9th, 2012 Riccardo Fucile

AVEVA INIZIATO IL PD ROBERTO GIACCHETTI 35 GIORNI FA, ORA ALTRI 25 PARLAMENTARI DIGIUNANO A TURNO… NON LO HANNO FATTO PER PROTESTARE QUANDO I PROFUGHI MORIVANO AFFOGATI IN MARE GRAZIE ALLA LEGGE SUI   RESPINGIMENTI O QUANDO GHEDDAFI LI FACEVA SPARIRE NELLE PRIGIONI LIBICHE, ORA SI SCOPRONO TUTTI LIBERALI PER UN PROBLEMA CHE ALLA GENTE NORMALE NON FREGA UNA MAZZA

Dopo lo sciopero della fame di 35 giorni portato avanti dal deputato Pd Roberto Giachetti contro il Porcellum e per una nuova legge elettorale, 25 parlamentari di quasi tutti i partiti (manca solo l’Udc) scendono in campo per continuare l’iniziativa attraverso una “staffetta” che si dovrebbe concludere il 1 settembre.
All’iniziativa, presentata in una conferenza stampa alla Camera, aderiscono tra gli altri il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova, Ermete Realacci e Pierluigi Castagnetti (Pd), Enrico Costa (Pdl).
I 25 parlamentari, che si propongono di digiunare a turno, ognuno per 24 ore, consentiranno così a Giachetti di rimettersi «in forze», come spiega lui stesso in conferenza stampa, per riprendere la battaglia a settembre qualora ce ne fosse bisogno. è vero che per settembre i componenti del Comitato ristretto per la legge elettorale hanno assicurato che ci sarà  l’adozione di un testo base, ma «non si sa mai…».
Bisogna essere pronti a «continuare la battaglia».
Per Giachetti, comunque, è già  un risultato che ci sia stato l’appello ripetuto di Napolitano alle forze politiche a fare una riforma e che si sia costituito un Comitato ristretto che ha consentito di spostare il dibattito sulla nuova legge elettorale dalle «stanze private dei partiti» alle aule parlamentari.
Così decide di passare il testimone a 25 parlamentari bipartisan che volontariamente si sono offerti (tre dei quali, oltre Giachetti di estrazione radicale).
Ma la `staffetta’ del digiuno, avverte il deputato del Pd, comincia anche su internet («per ora hanno aderito in 100 al digiuno di 24 ore»).
L’opinione pubblica e buona parte della politica, infatti, si sottolinea nella conferenza stampa, vogliono scrollarsi di dosso il Porcellum perchè, come sottolinea Ermete Realacci «una politica seria ha bisogno di regole serie».
E’ chiaro che molti dei “digiunatori” punterebbero ad un modello ben diverso da quello che si sta mettendo in cantiere, come ad esempio un «maggioritario a doppio turno alla francese», ma comunque quello di voltare pagina rispetto alla legge Calderoli sembra essere diventato ormai un imperativo «almeno per un senso di lealtà  nei confronti dell’opinione pubblica», come sottolinea Benedetto Della Vedova. Questa legge, osserva Beppe Giulietti (Misto-Art.21), «altera la percezione della democrazia».
«Bene cambiare il Porcellum – incalza Giorgio Stracquadanio (ex Pdl-Misto) – anche se non sara’ salvifico per le sorti del Paese». «
Aderisco con convinzione al digiuno – afferma Paola Concia (Pd) – e poi si vedrà  ab settembre come continuare con la mobilitazione».
a oggi comincia a digiunare Della Vedova, poi proseguiranno nell’ordine: Realacci (Pd), Giulietti (Misto), Margiotta (Pd), Mecacci (Pd), Di Biagio (Fli), Bernardini (Pd-Radicali), Perina (Fli), Bobba (Pd), Buonfiglio (Misto), Castagnetti (Pd), Della Seta (Pd), Ferranti (Pd), Miotto (Pd), Viola (Pd), Moroni (Fli), Paglia (Fli), Recchia (Pd), Stracquadanio (Misto), Mario Pepe (PT), Costa (Pdl), Crosetto (Pdl), Concia (Pd), Raisi (Fli), Mogherini (Pd).
Bene dunque la mobilitazione bipartisan, anche se nella maggioranza c’è chi ricorda che il 21 dicembre del 2005, a votare quello che poi venne chiamato dallo stesso proponente Roberto Calderoli il Porcellum, furono 323 deputati di FI, AN, Udc e Lega, contro 6 “no” e 6 astenuti.
Il centrosinistra (Ds, Prc, Pdci, Verdi) non partecipò al voto.

Il commento del ns. direttore

Riepiloghiamo con la consueta sincerità  di chi non ha rinunciato a dire sempre quello che pensa:
1) Lo sciopero della fame si fa per motivi seri e che coinvolgono la vita stessa delle persone. Personalmente ho aderito in passato solo a quello per la sopravvivenza fisica di Paolo Signorelli, vittima della arroganza e della ingiustizia   dello Stato italiano.
2) In questo caso specifico un gruppo di deputati vuole abrogare giustamente il “porcellum”, dimenticando però due elementi chiave:
a) sono gli stessi parlamentari che a suo tempo l’hanno votato
b) sono deputati della Repubblica che hanno il potere di cambiarlo votandone uno diverso in 1 minuto, senza bisogno di sceneggiate.
Lo facessero dei cittadini che non hanno altro strumento di pressione passi, ma che lo facciano dei parlamentari contro se stessi è perlomeno anomalo.
Si dirà : ma loro lo fanno perchè forse nei loro stessi partiti non riescono a ottenere nulla.
Bene, lascino il loro partito se non li rappresenta, non sono obbligati a restarci.
Oppure costringano i vertici a cambiare atteggiamento con una votazione interna al loro gruppo parlamentare.
3) fa specie poi che si indica uno sciopero della fame per una banale legge elettorale da parte di deputati che si richiamano in questo caso a “principi liberali”.
Possiamo anche concordare nel merito, ma ci spieghino come mai non hanno sentito l’esigenza di iniziare uno sciopero della fame quando, nonostante le condanne internazionali piovute sull’Italia grazie alla famigerata legge sui respingimenti, centinaia di profughi sono morti affogati in mare o respinti in Libia dove li attendeva il carcere e la tortura.
Come mai non hanno mai iniziato uno sciopero della fame per solidarietà  ai licenziati sul traliccio alla stazione Centrale di Milano o alle migliaia di precari e lavoratori cancellati dal tessuto produttivo del Paese?
O contro i tagli alla cultura?
O contro la devastazione dell’ambiente?
O per i diritti delle donne e dei disabili?
O per la chiusura del lager di Green Hill?
O perchè una coppia di fatto di conviventi possa godere degli stessi diritti di una sposata?
E potremmo continuare a lungo.
La distanza tra ceto politico e popolo italiano si misura anche in queste piccole cose: andate in un mercato rionale e vi accorgerete quanto possa interessare agli italiani il dilemma “porcellum”.
Che si tratti di arrosti o di politici “bolliti”.
Meglio mangiarsi una pizza.

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LETTERA DI 400 MAGISTRATI AL CSM IN DIFESA DI SCARPINATO: LA DESTRA SOCIALE E’ CON LORO

Agosto 8th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO LA PRATICA APERTA DAL CSM PER L’INTERVENTO DEL PROCURATORE DI CALTANISSETTA ALLA COMMEMORAZIONE DI BORSELLINO, SI MOBILITANO I MAGISTRATI…”SCARPINATO CI HA RICORDATO LA COSCIENZA, IL CORAGGIO, L’IMPEGNO PER LA LA GIUSTIZIA E LA VERITA’ DI BORSELLINO”

Cento adesioni in più in meno di 24 ore per l’iniziativa promossa da alcuni singoli magistrati di sottoscrivere una lettera a favore del procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, messo sotto accusa dal Csm. Fino a ieri pomeriggio hanno firmato in 397.
Gli ultimi, in ordine cronologico, sono stati il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia e il sostituto procuratore generale di Bari, Pino Scelsi.
L’idea è venuta a un pm di Modena, Marco Imperato e a due giudici, Francesco Messina, del tribunale di Trani e Cristina Bertotti del tribunale di Vicenza.
In cuor loro avevano apprezzato, e molto, le parole di Scarpinato (poi incriminate) alla commemorazione di Paolo Borsellino, il 19 luglio in via D’Amelio, a Palermo.
Avevano anche fatto girare per mail quel discorso ritenuto di impegno civile, soprattutto nei passaggi dedicati ai principi della legalità , della giustizia, disattesi magari da quelle stesse autorità  presenti in prima fila alle commemorazioni ufficiali.
La raccolta telematica delle firme è stata avviata dopo che il 26 luglio l’Associazione nazionale magistrati ha espresso “preoccupazione” per la pratica aperta alla Prima commissione del Csm (che potrebbe proporre il trasferimento d’ufficio di Scarpinato) e ha definito l’intervento del magistrato una “manifestazione di libero pensiero, quale giusto richiamo, nel ricordo delle idee e delle stesse parole di Paolo Borsellino, alla coerenza di comportamenti ed al rifiuto di ogni compromesso, soprattutto da parte di chi ricopre cariche istituzionali”.
Il pm, Imperato spiega che la loro iniziativa è un passo ulteriore rispetto “alla presa di posizione importante dell’Anm”.
“Abbiamo pensato che mettere dei nomi e cognomi di singoli magistrati in calce a una lettera sia un messaggio forte di condivisione del discorso del dottor Scarpinato”.
A settembre, alla ripresa dei lavori, la lettera la riceverà  il Csm:
“Scarpinato ci ha ricordato la coscienza, il coraggio, l’impegno per la giustizia e la verità  di Paolo Borsellino, il quale, esponendosi in prima persona, denunziò pubblicamente più volte come, per mobilitare tutte le migliori risorse della società  civile nel contrasto alla mafia, fosse indispensabile ripristinare la credibilità  dello Stato, minata da quanti, pur ricoprendo cariche pubbliche, conducevano tuttavia vite improntate a quello che egli definì il ‘puzzo del compromesso morale’ che si contrappone al fresco profumo della libertà .
Il discorso di Roberto Scarpinato, a nostro parere, merita di essere diffuso nelle istituzioni e nelle scuole, tra i concittadini onesti ed impegnati”.
Molti, racconta Imperato, “nella mail di adesione hanno scritto che lo facevano con la passione per l’impegno civico che ogni magistrato deve avere. Per diversi di noi non solo quel discorso è legittimo ma è anche doveroso ”.
Parlando del procedimento a carico di Scarpinato, un riferimento anche ai magistrati di Palermo sotto accusa è d’obbligo: “Posso solo dire — prosegue Imperato — che non a caso questi conflitti istituzionali ci sono al momento di conclusioni di indagini che toccano il potere. Questo, però, non deve portare a un tifo senza se e senza ma. Le critiche a singoli comportamenti, o provvedimenti, sono legittime purchè non siano strumentali a delegittimare un magistrato, un’indagine o un intero ufficio”.
Secondo lei in che fase siamo?
“In una fase delicata. La politica è in crisi e il rischio di inquinamenti di vario tipo è molto alto. E la magistratura ha il dovere, senza invasioni di campo, di far rispettare le leggi”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FALSI INVALIDI E FINTI POVERI: SCOPERTI 3.400 CASI NEI PRIMI SEI MESI DELL’ANNO

Agosto 8th, 2012 Riccardo Fucile

FINTI CIECHI, FALSI INVALIDI CIVILI, FINTI INDIGENTI MA CON REDDITI OCCULTATI

Sono oltre 3400 i falsi invalidi e falsi poveri che la Guardia di Finanza ha smascherato in tutta Italia dall’inizio dell’anno.
Centinaia, negli ultimi giorni di luglio.
Il Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie di Roma ha scoperto 418 italiani residenti all’estero che percepivano indebitamente l’assegno sociale di povertà .
I truffatori sono stati tutti denunciati all’Autorità  Giudiziaria ed oltre ai 9 milioni di euro di cui è partito il recupero, altri 2,5 milioni saranno risparmiati ogni anno dall’Inps. sono costati alle casse dello Stato oltre 60 milioni di euro.
Un dipendente scolastico di Pieve Santo Stefano, Arezzo, a riposo da oltre un mese per un infortunio falsamente certificato dal proprio medico curante, andava, invece, per i boschi a caccia di tartufi con i suoi cani: denunciato con il dottore compiacente. In provincia di Belluno, 10 finti poveri hanno dichiarato redditi inferiori anche per godere di alloggi di edilizia residenziale pubblica, buoni libro e borse di studio per i figli.
In provincia di Salerno, un uomo di San Cipriano Picentino è stato arrestato mentre andava a ritirare la pensione di vecchiaia di una donna morta nel 2003
A Tolmezzo, un cieco assoluto dal 2005 è stato sorpreso a tagliare la legna per il periodo invernale; un altro falso cieco è stato scoperto a Pisa, mentre senza bastone e senza ausilio del cane, andava a passeggio per la città .
Ha truffato lo Stato per oltre 500.000 euro.

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IL MANIFESTO DELLA “GENERAZIONE PERDUTA” : I TRENTA-QUARANTENNI VOGLIONO ESSERE UNA RISORSA DEL PAESE

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

SU INTERNET E’ PARTITA UNA INTERESSANTE INIZIATIVA TUTTA WEB E SOCIAL PER RISPONDERE CON UNO SCATTO D’ORGOGLIO AL DIBATTITO SUL DESTINO DI UNA GENERAZIONE… “GENERAZIONE PERDUTA” E’ UNA PIATTAFORMA-MANIFESTO DI COLORO CHE NON SI ARRENDONO

La generazione “perduta” dei trenta-quarantenni coinvolge ben dieci milioni di cittadini, più o meno un sesto della popolazione: Monti ha dichiarato che il governo per loro potrebbe solo sforzarsi di “limitare i danni”.
“Generazione Perduta” vorrebbe facilitare il confronto fra tutti coloro che si sentono, al contrario, una risorsa per il Paese.
Chi c’è dietro questo appello?
I promotori sono i seguenti 24, tutti presenti su Twitter: Stefano Epifani, Ernesto Belisario, Guido Scorza, Roberto Scano, Alessandra Poggiani, Vincenzo Capozzoli, Marco Pierani, Francesca Comunello, Alessio Jacona, Diletta Parlangeli, Sergio Ragone, Andreas Voigt, Domitilla Ferrari, Maurizio Pesce, Mirko Lalli, Matteo Fantuzzi, Andrea Fama, Gianluca Sgueo, Nicola Ballotta, Francesco Paolo Micozzi, Alessandra Farabegoli, Gianluca Diegoli, Mariangela Vaglio, Valentina Spotti.
Ma stanno già  fioccando centinaia di firme che sottoscrivono.

Ecco il Manifesto:
“Noi siamo la generazione perduta. Quei 30-40enni italiani per i quali — come ha di recente confermato il Presidente Monti — lo Stato non potrebbe far altro che limitare i danni.
Perchè è ormai troppo tardi per offrirci speranze e futuro.
Siamo consapevoli — e ce lo ha ricordato lo stesso Premier — che le responsabilità  di questa situazione sono di un’altra generazione: quella alla quale appartiene buona parte della classe dirigente che negli ultimi venti anni ha guidato questo Paese.
Oggi i quasi dieci milioni di italiani che appartengono alla nostra generazione vengono considerati “perduti” ed invitati ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze nè futuro. E padri senza futuro non possono generare figli capaci di averne.
Praticamente, il risultato di un esperimento dall’esito fallimentare, che ha avuto per laboratorio il Paese intero e noi come cavie. Dieci milioni di vittime sono un bilancio inaccettabile per il Paese, rispetto al quale è necessario interrogarsi sulle reali responsabilità  di chi ha prodotto questo disastro.
Eppure non ci sentiamo “perduti”. Nè abbiamo voglia di rassegnarci ad un destino che altri hanno scritto per noi, anche se siamo consapevoli che molti di noi per troppo tempo hanno atteso che ‘altri’ si occupassero dei nostri problemi.
Per questo motivo, siamo convinti che non possono essere gli stessi che ci hanno condotto sin qui a farci uscire da questo guado, soprattutto se la loro più elevata ambizione è quella di ‘limitare i danni’.
È arrivato il momento, prima che sia davvero troppo tardi, di ritrovarci, contarci edaggregarci attorno ad alcune parole chiave, cinque tag dai quali ripartire.
La nostra non è una iniziativa finalizzata a creare un’associazione o un movimento politico. Nè cerchiamo o vogliamo padrini di alcun tipo.
Siamo professionisti, dirigenti, giornalisti, docenti, ricercatori, imprenditori, cocopro, che non vogliono — e, visti i risultati, non possono — delegare ancora ad altri il compito di scrivere il proprio futuro e quello dell’Italia.
Vogliamo impegnarci, ciascuno nel proprio ambito di competenza, a scrivere per noi e per il Paese un destino diverso rispetto a quello al quale chi ci ha governato sin qui ci vorrebbe inesorabilemnte condannati, perchè siamo convinti di essere una risorsa per il Paese troppo a lungo ignorata e sacrificata.
Servono, probabilmente, poche parole, tanta buona volontà , speranze ed ottimismo. Doti che, evidentemente, non appartengono più a chi ci vorrebbe convincere che il miglior futuro possibile per noi sia la limitazione dei danni.
Ecco le parole per raccontare quello che vogliamo e che faremo.
1. Rispetto
È innanzi tutto quello che chiediamo a chi ci ha condotto a questa situazione ed oggi pretende di tenerci ancora ai margini delle decisioni che riguardano il nostro presente ed il nostro futuro, e quindi quello del Paese, raccontando che per noi è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Rispetto è quello che diamo e promettiamo alle generazioni che ci hanno preceduto, ma alle quali chiediamo ora di passare il testimone. Senza ‘guerre generazionali’ ma seguendo il normale ordine delle cose.
2. Merito
Non chiediamo favori o ‘quote giovani’ che tanti danni hanno già  fatto al Paese. Vogliamo impegnarci per l’affermazione di una vera cultura del merito che premi i migliori e porti con sè un’etica delle responsabilità  per la quale essere giovani non debba essere un vantaggio, ma non rappresenti nemmeno un ostacolo. Un Paese che non si doti delle necessarie regole per garantire il merito, oggi rinuncia alle migliori energie ed idee che ha a disposizione. Non perde solo una generazione, ma perde sè stesso.
3. Impegno
Vogliamo recuperare la dimensione perduta dell’impegno. Quella dimensione che ci porta ad essere cittadini attivi nel lavoro, nella società , nella famiglia. È una dimensione troppo spesso dimenticata in questo Paese in favore proprio di quei disvalori (clientelismo, corruzione, lottizzazioni) che ci hanno condotto nella situazione attuale.
4. Progetto
Abbiamo voglia di recuperare progettualità  individuale e collettiva. La prima che ci permetta di avere un mutuo, comprare casa, fare figli. La seconda che ci consenta di disegnare il Paese che vogliamo: più moderno, solidale, competitivo. In grado di superare le contingenze guardando sempre al proprio futuro con un obiettivo chiaro.
5. Fiducia
Siamo stanchi di facili disfattismi e diagnosi che, sottraendoci la speranza, ci negano la possibilità  di progettare e sognare. Abbiamo deciso di avere fiducia in noi stessi perchè siamo convinti di essere una risorsa per il Paese e chiediamo fiducia per non essere considerati prima eterni ragazzi che non sono ancora pronti, e poi errori di percorso da non ripetere e che basta dare per persi.”

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IMMOBILIARE MINETTI: STAREBBE TRATTANDO LE DIMISSIONI IN CAMBIO DI CASE A LOS ANGELES E SULLA RIVIERA ROMAGNOLA

Agosto 4th, 2012 Riccardo Fucile

SECONDO “L’ESPRESSO” L’ACCORDO TRA BERLUSCONI E IL PADRE DI NICOLE CHE NE GESTISCE GLI AFFARI SAREBBE SU UNA BASE TRA I 5 E I 10 MILIONI DI EURO

Baci da Los Angeles.
Baci iperbolici, schioccati da labbra modello Zodiac gonfiate dall’allegro chirurgo.
Mentre gli strapagati consiglieri della Regione Lombardia si riunivano in stanche riunioni di mezza estate, la collega Nicole Minetti bazzicava la metropoli californiana in compagnia del padre Antonio.
Fresca tappa della calda estate della vestale del culto di Bunga Bunga, sotto processo a Milano per sfruttamento della prostituzione nella villa dell’ex premier Silvio Berlusconi, e che l’ha detto e ripetuto: «Non mi dimetto, non mi dimetto adesso, non mi dimetto su ordine di nessuno».
Intendendo il segretario del Pdl Angelino Alfano, il coordinatore lombardo Mario Mantovani, figure politicamente influenti come Daniela Santanchè, e una fetta crescente di opinione pubblica irritata dalla disinvoltura di questa 27enne senza freni.
Perchè a Los Angeles? Perchè col padre?
Ufficialmente, per qualche giorno di vacanza e per un casting.
Televisivo o cinematografico.
Difficile orientarsi, quando un giorno le attribuiscono la voglia di girare un film porno (ma lei smentisce), un altro lascia correre la voce di un interessamento a lei, interprete di se stessa, da parte di Oliver Stone per un film sul declino di Berlusconi.
L’indiscrezione, invece, che “l’Espresso” ha raccolto nei corridoi di viale Monza, sede lombarda di un partito dilaniato da cordate rivali, ha a che fare con il do ut des, il negoziato informale in corso tra l’ambiziosissima soubrettina romagnola (9 mila euro netti al mese da consigliere regionale; imposta nel listino del presidente Formigoni creato con l’aiuto di firme fasulle).
Per lasciare lo scranno in Regione entro ottobre, prima che scatti il diritto al vitalizio, come da lei dichiarato a “Vanity Fair” (perchè non le possano «rinfacciare in eterno il privilegio»), chiede garanzie a Berlusconi in persona, bypassando la struttura del partito, cosa che incattivisce il sempre misurato segretario Alfano.
Secondo le indiscrezioni si parla di diversi milioni di euro, tra i cinque e i dieci, frazionati in un anno, una parte in immobili a Los Angeles e una parte sulla Riviera romagnola, attraverso papà  Minetti.
Un regalone d’addio e di silenzio.
Una coda alla lunga fila di versamenti del Cavaliere, tramite il ragionier Spinelli, dal famoso conto del Montepaschi alle olgettine, prima per le loro voglie di shopping poi per le loro spese legali.
Illazioni interessate? O un esito verosimile?
Certo è che le manovre immobiliari lasciano meno tracce dei trasferimenti bancari; che il padre Antonio da tempo fa da amministratore alla figlia; che lo stesso padre, da manager della Expansion Consulting, società  di eventi, congressi e promozioni di Rimini, ma registrata a San Marino, s’intende di artifizi contabili e fiscali; e che proprio a Los Angeles Minetti senior ha avuto un importante cliente, il gruppo Herbalife International, estetica e salute.
Se poi si aggiunge che gli piace il mattone, e s’interessa a Milano Marittima, località  gettonata da bulli e pupe, calciatori e tv, il tutto non suona così peregrino.
Da un lato, in questo inizio agosto, c’è lei, l’esibizionistica Nicole.
Che stupì tutti nel gennaio 2011, quando arrivò in consiglio regionale, incurante delle notizie sulle serate Bunga Bunga e il suo ruolo nell’harem delle olgettine, con labbra e seno vistosamente implementati dalla chimica.
Per un po’ si sottomise alle forme istituzionali, con mises poco vistose e scarpe basse.
Ma quest’estate è riesplosa con foto paparazzate tra Versilia e Costa Smeralda in cui sfoggia bikini avventurosi e seni bronzei da dea della fertilità .
E poco prima, in via Montenapoleone, a Milano, aveva esibito una maglietta-sberleffo, con la scritta «Senza t-shirt sono ancora meglio».
Sull’ultimo numero di “Chi”, poi, il rotocalco della Real Casa di Berlusconia, risplende in copertina in posa sessualmente aggressiva, e all’interno in un primo piano sconcertante, in cui una bella ragazza di 27 anni appare quasi deformata da un taglio d’occhi cambogiano e quelle iperlabbra da fumetto porno.
Il tutto non giova alla sua popolarità  (il cittadino medio si chiede: e questo carnevale con le tasse mie?), ma tiene sulla corda il Cavaliere inguaiato dal caso Ruby, ormai squalificato nei Paesi dell’area anglosassone e protestante, dove su sesso e politica c’è meno tolleranza che alle nostre latitudini catto-ipocrite.
E anche se Nicole parla un ottimo inglese, frutto della madre Georgina, la yellow press britannica la tratta come una maà®tresse di lusso.
Dall’altro ci sono gli uomini e le donne del partito.
Gli irritati e i vanitosi.
Tra gli irritati, tanti capataz del Pdl, da Alfano in giù, passando per l’area ex An e quel che resta dei cattolici.
Alfano è furente per aver dato per certe le dimissioni di Nicole da consigliera il 16 luglio, ricevendo da lei un’alzata di spalle e una visita privata ad Arcore prontamente divulgata («Il presidente le mie dimissioni non le ha mai chieste»).
I vanitosi sono i sedicenti tutor di Nicole, che ostentano di averla introdotta alle sacre cose della politica.
Come Clotilde Strada, a cui la Minetti aveva confidato di esser stufa di polemiche, e di volersene andare. Clotilde Strada è l’ex segretaria del Milan che fece carriera nel partito lombardo ai tempi di Paolo Romani, e poi con le sue dichiarazioni sulle strane firme del listino Formigoni ha inguaiato il segretario regionale Guido Podestà .
Sicchè il nuovo responsabile di viale Monza, Mantovani, ha voluto occupare uffici nuovi, nell’ala destra, per non mischiarsi al giro minettiano di Strada e Serafini.
Giancarlo Serafini, altro vanitoso. Senatore del Pdl, sperava di sostituire lui il Podestà  in disgrazia.
Serafini conosce Berlusconi dai tempi della Edilnord, quand’era responsabile della Uil edili, e si è subito detto a favore della candidatura Minetti nel listino bloccato, fiutando i vantaggi, e offrendosi come tutor tra gli scogli della politica consiliare.
Lo scottato Serafini fa capire ai suoi di essere lui il vero ispiratore, anzi il mediatore nella trattativa tra lei e il Cavaliere. Fanfaronate?
Il Cavaliere è assediato da chi vanta e millanta. Amaro conto per le sue esuberanze, e indizio di fine regime, quando s’avanzano le terze file e i riscossori di crediti, veri e presunti.
Emilio Fede, per esempio, che con la Minetti ha condiviso la chiamata in tribunale per favoreggiamento nel caso Ruby, sostiene di essere stato lui, prima di altri, a consigliare a Nicole di dimettersi, una sera al ristorante Giannino di Milano: «Per giocare d’anticipo, come atto di dignità  personale e per risolvere il problema politico», racconta a “l’Espresso”, «ben prima che la attaccassero, cosa che è puntualmente avvenuta».
L’ha rivista di recente, dice l’ex direttore del Tg4, dal comune parrucchiere Coppola sopra la Rinascente: «Ma non abbiamo parlato di trattative o altro».
Si capisce: da coimputati, un poco di prudenza, in questa storia di imprudenze.

Enrico Arosi,
(da “L’Espresso”)

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PIÙ DI COSÃŒ NON SI PUÃ’ PRODURRE: HA FALLITO UN MODELLO DI SVILUPPO, LA CORSA FOLLE E’ ARRIVATA AL CAPOLINEA

Agosto 4th, 2012 Riccardo Fucile

LIBERISTI E MARXISTI UNITI NELLA DISFATTA: FIGLI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, SONO LE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA… “INDUSTRIA E TECNOLOGIA AVREBBERO DOVUTO RENDERE FELICI TUTTI GLI UOMINI (SECONDO MARX) O LA MAGGIOR PARTE DI ESSI (SECONDO I LIBERISTI), MA L’UTOPIA E’ FALLITA… OGGI NON OCCORRE “CRESCERE”, MA “DECRESCERE” PER NON ESSERE PIU’ SCHIAVI DELLA DITTATURA ANONIMA DEI MERCATI

La finanza non è la causa della crisi che sta travolgendo il mondo occidentale, ne è solo l’aspetto più evidente contro cui è comodo e facile scagliarsi per evitare di dirsi la verità .
Perchè la crisi autentica è quella della cosiddetta ‘economia reale’, cioè di un modello di sviluppo basato sul meccanismo produzione-consumo (oggi addirittura ribaltatosi in un ‘consumare per produrre’) e sull’illusione delle crescite esponenziali che, come ho detto altre volte, esistono in matematica ma non in natura.
La locomotiva chiamata Rivoluzione Industriale, partita dall’Inghilterra a metà  del Settecento, ha percorso a velocità  sempre crescente, che con la maturazione della globalizzazione (che mosse i suoi primi passi proprio allora, essendo i due fenomeni strettamente collegati) è diventata folle, due secoli e mezzo, ma ora è arrivata al suo limite.
Non si può più crescere.
Non si può produrre di più di quanto abbiamo già  prodotto.
Prendiamo, a mo’ di esempio, l’automobile. A chi si può vendere oggi un’automobile? A dei mercati marginali.
Certo la si può vendere anche in India e in Cina, ma con una crescita a due cifre anche questi Paesi (che nel frattempo stanno saturando definitivamente i nostri mercati) arriveranno presto ai limiti cui siamo giunti noi.
Certo si possono inventare ancora nuove tecnologie e loro applicazioni soprattutto nel campo del virtuale, ma dopo il computer, il cellulare, Internet, l’iPhone, l’iPad che altro ancora?
Come c’è una bolla immobiliare c’è, su scala planetaria, una superbolla produttiva.
Sbaglia però chi predica, come mi pare facciano, sia pur con molte differenze, i firmatari del famoso Appello contro ‘il pensiero unico’, una riconversione al marxismo.
Figli della Rivoluzione Industriale liberismo e marxismo sono in realtà  facce della stessa medaglia: l’industrialismo appunto, che è il vero nocciolo della questione e che nessuno mette in discussione.
Sono entrambi modernisti, illuministi, ottimisti, economicisti, produttivisti, hanno entrambi il mito del lavoro (che per Marx è ‘l’essenza del valore’ — non per nulla Stakanov è un eroe dell’Unione Sovietica — e per i liberisti quel fattore che, combinandosi col capitale, dà  il famoso ‘plusvalore’), tutti e due pensano che industria e tecnologia produrranno una tal cornucopia di beni da rendere felici tutti gli uomini (Marx) o, più realisticamente, la maggior parte di essi (i liberisti).
Questa utopia bifronte ha fallito.
Perchè ha alle sue radici gli stessi ‘idola’: industrialismo, produzione, consumo, crescita, sviluppo.
I firmatari dell’Appello stanno quindi totalmente dentro il ‘pensiero unico’ che è quello di chi ritiene, a destra come a sinistra, che lo Sviluppo, in un modo o nell’altro, sia irrinunciabile.
Chi ne sta fuori sono coloro che ritengono che invece di crescere sia necessario decrescere (produrre di meno, consumare di meno) sia pur in modo graduale, limitato e ragionato per ritrovare non solo una stabilità  economica, che non ci renda schiavi della dittatura anonima dei ‘mercati’, ma una vita più semplice e più umana, senza stress, depressione, nevrosi, anomia, tumori psicosomatici, cardiopatie che, com’è noto, sono tutte malattie della Modernità .
Sono quindi gli Antimodernisti i veri antagonisti del ‘pensiero unico’ ed è ai loro danni che si consuma un ‘furto di informazione’ perchè sono costantemente ignorati, altro che i signori Gallino, Lunghini, Tronti, Asor Rosa e persino Guido Viale promosso a economista.

Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SALERNO, FALSE TESSERE PDL: INDAGATO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA CIRIELLI

Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile

LA DECISIONE DELLA PROCURA DOPO APPROFONDIMENTI INVESTIGATIVI E L’ACQUISIZIONE DI CARTE E DELIBERE

E’ una tranche di Linea d’Ombra, l’inchiesta sulle collusioni tra la camorra e la politica a Pagani, sfociata nell’arresto dell’ex sindaco e consigliere regionale Pdl Alberico Gambino, attualmente sospeso dalla carica elettiva.
E’ l’indagine sul falso tesseramento del Pdl a Salerno e in provincia, culminata nell’acquisizione dei tabulati di circa 25mila iscrizioni.
Nell’ambito di questo procedimento Edmondo Cirielli, deputato Pdl e presidente della Provincia di Salerno, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati.
Lo anticipa la versione on line del quotidiano La Città .
La decisione della Procura di Salerno guidata da Franco Roberti sarebbe arrivata dopo alcuni approfondimenti investigativi.
In questi mesi i carabinieri hanno acquisito carte e delibere del Palazzo Sant’Agostino. Nel mirino dell’inchiesta condotta dal pm della Dda Vincenzo Montemurro ci sarebbero — scrive La Città  — gli atti relativi all’affidamento di alcuni lavori di manutenzione stradale e di una fornitura a una cooperativa sociale di Nocera Superiore.
Ai primi boatos Cirielli ha replicato con una nota ufficiale: “Apprendo da fonti giornalistiche di un’indagine a mio carico per la vicenda del tesseramento del mio Partito, e mi sembra logico, atteso che ne sono il leader. Non conosco, ovviamente, i contorni della vicenda ma so per certo che ho sempre rispettato la legge, per cui chiederò di andare dai magistrati per chiarire qualsiasi eventuale dubbio che potrebbero nutrire sul mio operato. D’altro canto — prosegue Cirielli — la mia posizione sulla giustizia non cambia di certo: sono garantista ma rispetto la Magistratura e ho fiducia nella sua azione complessiva. Non credo a teorie complottiste e sono convinto che ci si debba difendere nei processi e non dai processi”.
Delle 25mila tessere staccate nel salernitano, la quasi totalità  farebbero capo a Cirielli e ai suoi referenti territoriali, tra i quali era annoverato anche Gambino.
Solo 3000 sarebbero attribuibili all’ex ministro Mara Carfagna.

Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LEGA, IL BUE SALVINI DICE CORNUTO ALL’ASINO: “LA GENTE E’ STUFA DELLE VOLGARITA'”

Luglio 31st, 2012 Riccardo Fucile

SALVINI CONTRO BOSSI DOPO CHE IL SENATUR AVEVA DEFINITO L’ITALIA UN “PAESE DI MERDA”…”MEGLIO IL GIORNALISTA GIANNINO, E’ PIU’ EDUCATO”… SALVINI DIMENTICA QUANDO CANTAVA: “CHE PUZZO, SONO ARRIVATI I NAPOLETANI”

La gente è stufa della volgarità  di Bossi.
La notizia è che a dirlo è Matteo Salvini, big della Lega milanese, europarlamentare e segretario lombardo.
Salvini, ospite della Zanzara di Radio24, ha preso spunto dall’ultima esternazione dell’ex segretario del Carroccio, sull’Italia “paese di merda”.
“E’ stato un po’ volgare“, ha commentato Salvini. “La gente è stufa di un certo tipo di termini, di certe parole”.
Anche per questo il dirigente leghista ha affermato di preferire il movimento creato dal giornalista Oscar Giannino. “Mi piace e spero che la Lega possa fare un accordo con lui. Le sue idee sono simili alle nostre. E’ più educato. Non dice merda, si mette papillon molto colorati. E sostiene delle idee che noi portiamo avanti da anni”.
E ancora, alla domanda dei conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo sull’opportunità  delle dimissioni del governatore lombardo Roberto Formigoni, indagato per corruzione, Salvini risponde. “No, Formigoni si deve dimettere solo se sarà  condannato in primo grado. Ci vuole almeno un grado di condanna”.
Nessuno sconto neppure al figlio del senatùr, Renzo Bossi, travolto dallo scandalo dei fondi del partito. “Ho visto che fa l’agricoltore”, ha osservato citando una recente intervista del “Trota“.
“In quel lavoro bisogna fare tanta fatica, non so se è portato. Bisogna avere anche delle competenze. Sicuramente il suo futuro non è più in politica, ha già  dato. E anche i militanti della Lega hanno già  dato il loro contributo alla causa. Basta”.
Sarebbe comunque interessante conoscere l’attività  lavorativa di Salvini fino ad oggi per esprimere un commento adeguato.
Ci limitiamo a ricordare quando Salvini , durante le feste padane, è stato   filmato a intonare   cori e canzoni il cui qualificato testo verteva sui “napoletani che puzzano”.
Che proprio lui, maroniano di ferro sicuramente per disinteresse, accusi oggi Bossi di volgarità  è il massimo. come vedere il bue dare del cornuto all’asino.
E non è detto che l’asino che raglia sia il Senatur.

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LA RUSSA LEGHISTA AD DIS-HONOREM: “NIENTE RIFORMA SENZA LA LEGA”

Luglio 30th, 2012 Riccardo Fucile

IL COORDINATORE DEL PDL NON ESCLUDE UN VOTO A MAGGIORANZA COI SUOI AMICHETTI CHE SI PULISCONO IL CULO CON IL TRICOLORE,   TANTO AMATO A PAROLE DALL’EX MINISTRO DELLA DIFESA

Non pensi il Pd di escludere la Lega dalla riforma della legge elettorale.
Non sia mai.
Ignazio La Russa, parlando ai microfoni di Sky Tg2, chiarisce la posizione del Pdl: “Non speri la sinistra di fare quello che fece negli anni Settanta, una sorta di arco costituzionale per escludere la Lega in un tema che deve coinvolgere maggioranza e opposizione”, ha detto il coordinatore del Pdl.
“La Lega non si può escludere, ci sta che noi si faccia maggioranza aggiungendo la Lega”, ha insistito, “e se la sinistra ponesse dei veti, in linea di principio non c’è nulla di antidemocratico nel formare una maggioranza sulle riforme tra noi e chi ci sta, Lega per prima o compresa”.
Per un ministro macchietta della Difesa, che amava veder sfilare la Folgore con il tricolore ben esposto, arrivare a ritenere essenziale l’apporto di quel partito che con il tricolore ci si puliva il culo è davvero l’apoteosi del suo percorso politico.
Senza i suoi amichetti padagni, il buon ‘Gnazio non gioca.
La Russa, poi, è tornato sulla proposta di presentare a giorni un ddl per una legge elettorale che consegni il premio di maggioranza al primo partito e contempli le preferenze, rivendicando la correttezza del Popolo della libertà , di fronte alla critiche del Pd, nella decisione di andare avanti con un testo sulla legge elettorale anche senza l’intesa di tutta la maggioranza.
Il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro si dice ‘allarmata’ dalla volontà  del Pdl di anteporre i propri interessi a quelli del Paese: “Noi continuiamo testardamente a cercare un’intesa. Facciamo tutto il possibile, tenendo fermi due paletti: la nuova legge elettorale deve dare governabilità  al Paese e prevedere i collegi e non le preferenze”, ha detto, sostenendo che Pdl e Lega, “vogliono indebolire sia il governo sia l’Italia”.
Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini non ha intenzione di lasciare solo Bersani: “A me non sorprende l’idea di un mega-premio di maggioranza al partito vincente. Serve alla governabilità . Non ci trovo niente di lesivo e secondo i sondaggi il destinatario del premio non sarebbe il Pdl”, ma “è importante che tra i partiti della maggioranza si stabilisca un principio di condivisione. Se si programmasse un colpo di mano e la creazione di un nuovo asse Pdl-Lega avrebbe ragione Bersani”.
“Ormai il Pdl e la Lega sono pronti: premio al primo partito e nessuna coalizione predefinita, così dopo il voto ognuno potrà  avere le mani libere sia sul programma che sulle alleanze per consentire al sovrano di Arcore di continuare ad essere determinante per liberarsi per sempre dai processi e difendere le sue aziende”, ha affermato il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario.

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