Aprile 24th, 2012 Riccardo Fucile
BOLOGNA: HA DICHIARATO ALL’ENTE UNA RESIDENZA DIVERSA DA QUELLA REALE, OTTENENDO COSI’ UN RIMBORSO SPESE PER IL TRASPORTO DI 1.344 EURO AL MESE
La procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per Alberto Vecchi, 49 anni consigliere regionale del Pdl.
Il reato ipotizzato dai magistrati di piazza Trento Trieste è la truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna.
Vecchi avrebbe cioè dichiarato all’ente una residenza diversa rispetto a quella reale, e ben più lontana da Bologna, ottenendo in questo modo un rimborso spese per il trasporto di 1344 euro al mese.
Alberto Vecchi entrò in consiglio regionale dopo la morte di Marcello Bignami, prendendone il posto nel 2006 con il partito Alleanza Nazionale.
Nel 2010 poi fu rieletto con il Pdl e tuttora siede nelle aule di viale Aldo Moro.
Ogni consigliere all’inizio del mandato deve auto certificare la propria residenza.
E Vecchi avrebbe indicato un immobile a Castelluccio di Porretta Terme, distante circa 75 chilometri dalla Regione. Nel febbraio 2010 però arriva un esposto anonimo alla procura di Bologna.
Il testo è ben circostanziato e i magistrati iniziano i controlli, che si trasformano presto in un’indagine, condotta dal pm Rossella Poggioli.
La guardia di finanza riesce a scoprire che Alberto Vecchi abita a Bologna e non si reca mai nella presunta abitazione indicata come residenza.
In questo modo avrebbe ottenuto un rimborso chilometrico dalla Regione di 1344 euro al mese, e dal 2007, grazie ad un aumento, di 1464 euro.
Il tutto dalla metà del 2006 alla metà del 2011, per un totale quindi di 75 mila euro circa.
Ma per le indagini della finanza Vecchi non aveva diritto a quei soldi perchè risiedeva in realtà a Bologna con la sua famiglia.
Gli inquirenti hanno verificato la presenza di Vecchi a Bologna prima con alcuni sopralluoghi notturni, grazie ai quali individuarono la vettura del consigliere regionale sotto l’abitazione bolognese, poi con tabulati telefonici, andando anche a ritroso nel tempo rispetto all’inizio delle indagini del 2010.
E quando poi la vicenda è apparsa per la prima volta sui giornali dopo alcuni mesi dall’esposto anonimo, Vecchi avrebbe cambiato via via le sue abitudini, andando più spesso a Castelluccio.
Vecchi è stato interrogato dal pm Poggioli dopo l’avviso di fine indagine dello scorso ottobre, e davanti ai pm si sarebbe difeso sostenendo che lui abitava per davvero a Castelluccio di Porretta Terme, dove aveva i suoi interessi economici.
Anche i vigili urbani, in seguito ai primi articoli sui giornali, andarono a cercare Vecchi nell’immobile in montagna, senza mai trovarlo.
Nicola Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 31st, 2012 Riccardo Fucile
A CORTO DI ARGOMENTI, DALLA SECESSIONE ORA SONO PASSATI ALL’ANNESSIONE DELLA LOMBARDIA ALLA SVIZZERA… SCARICATI I VENETI: LORO POSSONO ANCHE RESTARE IN ITALIA
Abbasso Monti e viva la Lega.
Il copione del discorso di Bossi è ormai logoro e ieri, in occasione dell’inaugurazione di una piccola sede del partito, a Castiglione Olona, il segretario del Carroccio, special guest assieme a Roberto Maroni, ha parlato davanti ad una piccola folla di persone, attaccando l’operato del Governo e annunciando la solita inutile campagna di raccolta firme a sostegno di iniziative di legge popolare che lascia il tempo che trova: “Nelle prossime settimane dovete firmare tutti — ha detto Bossi — e quando saremo a parlare in aula a Roma dovete esserci anche tutti voi. Quando Monti vedrà il sostegno che abbiamo non potrà rifiutarsi di votare queste leggi”.
Sai che risate che si farà il governo…
Spazio anche allo stratega Roberto Maroni: a lui è toccato di approfondire la questione della petizione partita da qualche giorno in rete per promuovere l’annessione della Lombardia alla Svizzera, un’iniziativa poco più che folcloristica arrivata appena a 14.000 firme in padagna.
Una questione che non è sfuggita ai leghisti, che pur guardandola a distanza, vi leggono un segnale di insofferenza verso l’Italia e il suo Governo: “Quello di Monti è un governo centralista — ha detto Maroni -, non c’è Governo che abbia fatto di più e di peggio contro il federalismo, neanche De Mita ha mai fatto robe del genere”.
Insomma il solito grande discorso da statista del sassofonista Maroni.
Ingolositi dalla prospettiva di pagare meno tasse e avere in tasca il franco svizzero, migliaia di lombardi hanno già aderito alla proposta il cui obiettivo è quello di raggiungere 500mila firme per ottenere dal Governo un referendum per la richiesta dell’indipendenza.
Pura fantascienza, ma la Lega chiaramente non vuole lasciarsi scappare l’occasione di cavalcare l’onda, decidendo così di strizzare l’occhio all’iniziativa e a tutti gli aderenti, facendo intendere che apprezzerebbe il cambio di bandiera.
Peccato che dalle finestre delle case di piazza Garibaldi a Castiglione Olona, oltre alla bandiera con il sole delle Alpi appesa alla finestra della nuova sede leghista, sventolassero solo Tricolori.
Alla fine il duo si è rassegnato: meglio andare al bar a tagliarsi qualche bella fetta di colomba in sintonia con la padagna del magna magna.
Visto che la la Lega, in costante calo elettorale, potrebbe non arrivare a mangiarsi il panettun, come dicono a Milano, meglio intanto non perdersi la colomba.
Senza contare che in Veneto l’adesione di Bossi e Maroni al referendum di annessione della Lombardia alla Svizzera non pare sia stato accolto molto bene: ma come, dalla secessione si è passati alla annessione e ora il dimenticato Veneto, figlio di un dio minore, dovrebbe pure rimanere in Italia?
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Marzo 31st, 2012 Riccardo Fucile
RAGGIUNTO IL TETTO MASSIMO DI COMPENSI, I CONSIGLIERI SPARISCONO: RESTANO 15 SU 42, ALTRI 10.000 EURO DEI CITTADINI BUTTATI
Ieri, per l’ultima seduta del mese e della legislatura, i consiglieri comunali presenti all’inizio erano
quindici (su quarantadue).
Alla fine erano rimasti in sette.
Il giorno precedente avevano cominciato in ventuno (sempre su quarantadue) ed hanno finito in nove.
E come mai, visto che erano in ballo gli ultimi due gettoni della legislatura, le presenze erano così basse?
Semplicemente perchè la stragrande maggioranza dei cinquanta consiglieri comunali “ha già raggiunto il tetto”, come si dice, in gergo, a Palazzo Tursi. La contabilità è nota: il livello massimo di entrate, per un consigliere comunale, è pari ad un terzo dello stipendio del sindaco.
Dato che la Vincenzi ha scelto di pagarsi lo stipendio più basso possibile per un sindaco di città metropolitana, anche i consiglieri si devono adeguare: milleottocento euro in tutto (pari ai gettoni dei quattro consigli comunali più la partecipazione a quattordici commissioni).
A fine mese, in genere, il carnet risulta pieno e questo spiega le quindici presenze su quarantadue.
Finisce proprio male, per i consiglieri comunali, questa legislatura.
L’inchiesta sui furbetti del gettone (che ha portato alla ribalta nazionale personaggi come Aldo Praticò, Vincenzo Vacalebre e tutti gli altri fatti fuori dai rispettivi partiti) si è man mano trasformata in “furbetti della commissione”: riunioni assolutamente inutili, che durano un quarto d’ora, alle quali partecipano in trenta e tutti ricevono il loro bel gettone.
Che siano riunioni inutili non lo diciamo noi, ma gli stessi verbali della commissione: le convocazioni, spesso, riguardano temi sui quali i consiglieri comunali non hanno (per legge) alcuna possibilità di intervento.
Ma quel che importa non è il contenuto, è il gettone: come perdere la faccia (lo fanno tutti i consiglieri della Commissione 1, indipendentemente dal partito cui appartengono) per incassare 97 euro lordi per un quarto d’ora di “lavoro”.
Repubblica è entrata in possesso di altri quattro verbali ufficiali. che si aggiungono a tutti quelli pubblicati nei giorni scorsi: sedute che iniziano alle nove e trenta e finiscono alle dieci in punto (appello compreso), sedute che iniziano alle 14,30 e finiscono alle 15, sedute che durano meno di un’ora. Tutte riunioni – lo ripetiamo anche oggi – scandalose: in ballo ci sono nomine di competenza del sindaco, sulle quali i consiglieri non hanno la minima possibilità di incidere, perchè così vuole la legge.
Ma il solo fatto di parlarne permette ai consiglieri di incassare cento euro a testa.
E chi ha deciso che i consiglieri possano discutere (e incassare il gettone) anche su argomenti sui quali non hanno la minima possibilità di incidere?
Gli stessi consiglieri comunali: la delibera – votata all’unanimità dai 43 consiglieri comunali presenti il dieci dicembre del 2009 (cioè già in questa legislatura, iniziata nel 2007) – prevede che i consiglieri comunali esaminino anche le candidature di pertinenza esclusiva del sindaco.
Anche questa delibera – come il resto del materiale di cui parliamo da settimane – è a disposizione dei consiglieri che, in questo periodo, urlano indignati al qualunquismo.
Non rendendosi conto che l’ondata di antipolitica nasce dalla scelta di pagarsi un gettone anche per presenze di pochi secondi o per riunioni che durano venti minuti su argomenti inventati.
Ecco quattro esempi.
16 giugno 2011 – La commissione ha all’ordine del giorno la nomina di tre sindaci effettivi e due supplenti dell’Amiu di competenza esclusiva del sindaco (lo dice il verbale). Ma loro si riuniscono lo stesso: inizio 9,30 e fine ore 10, recita il verbale.Ventiquattro gettoni pagati, pari a duemilaquattrocento euro.
30 novembre 2011 – Inizio 14,30 e fine alle 15. Tema: nomina di un membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Abele Ruggeri, di competenza esclusiva del sindaco. Ventitrè consiglieri presenti (ma tre riescono ad arrivare in ritardo), duemilatrecento euro spesi solo in gettoni.
10 febbraio 2011 – Si comincia alle 9,30 e alle 10 è già tutto finito. Questa volta sono in ballo le nomine di un consigliere di amministrazione della Fondazione Ansaldo e di ben due all’asilo infantile Umberto e Margherita. Anche qui “nomine di competenza del sindaco”. Prenderanno il gettone in ventinove (quattro arrivano in ritardo, ma vengono segnati ugualmente come presenti, per ottenere il gettone).
6 ottobre 2011 – In questa occasione i ventotto consiglieri si attardano un po’ di più: iniziano alle 9,30 e finiscono alle 10,30.
Questa volta si tratta di sostituire un consigliere di amministrazione dell’Aster “di esclusiva competenza del sindaco”. Costo per la collettività , solo per i gettoni: duemilaottocento euro.
La città , sentitamente, ringrazia.
Raffaele Niri
(da “La Repubblica”)
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Marzo 30th, 2012 Riccardo Fucile
A LECCE “DESTRA DI BASE” SCONFIGGE IN TRIBUNALE L’ON LISI: DOPO QUATTRO ANNI RESA GIUSTIZIA AD ADRIANO NAPOLI, REO DI AVER VOLUTO TUTELARE I VALORI DI RIFERIMENTO DELLA DESTRA SALENTINA
Uno scontro lungo quattro anni, che affonda le radici nella storia recente della destra salentina.
O forse no, dipende dalle interpretazioni.
A scrivere la parola fine sulla lunga querelle, tutta interna all’ex partito di Alleanza Nazionale, che vedeva contrapposti Ugo Lisi ad Adriano Napoli è stato il Tribunale di Maglie.
Il deputato del Pdl e il presidente dei circoli Destra di Base erano arrivati alla diatriba legale per una vicenda nata nel 2008.
Qualche mese prima della fusione di An e Forza Italia dentro al Pdl, secondo la ricostruzione del responsabile di Destra di Base, nel partito salentino di Fini si era aperta e scatenata una guerra interna senza esclusione di colpi sulla gestione di questo passaggio politico delicato, tra chi come Lisi era favorevole a questa evoluzione e chi, come Napoli, all’epoca vicepresidente provinciale di An), si dichiarava contrario.
Secondo quest’ultimo, infatti, in gioco c’era la dignità della componente An, sacrificata nel nuovo contenitore berlusconiano: l’ex vicepresidente del partito finiano rinfacciava a Lisi di non impegnarsi a tutelare la rappresentanza della destra nel Pdl, ma di essersi principalmente adagiato sulla preoccupazione della propria rielezione alla Camera come deputato.
In quel periodo, Destra di base aveva aperto un blog per dare voce ai propri simpatizzanti, dove le critiche a Lisi non si lesinavano, tanto che il deputato di An, mal sopportando questo crescente malumore, presentò una querela contro gli amministratori dello stesso, colpendo Adriano Napoli, in qualità di responsabile di DdB e Maurizio Gennarino, come autore dello spazio web.
Lisi nella denuncia-querela accusava il blog e i suoi responsabili di non aver cancellato le parole “bamboccione, incompetente ed ignorante” pubblicate in alcuni commenti anonimi che lui riteneva offensivi per la sua dignità di deputato e di uomo.
In seguito alla querela, fu revocata a Napoli la carica di vicepresidente provinciale di An.
Napoli racconta che Lisi per sostenere le proprie accuse abbia prodotto centinaia di pagine, attivando la Digos e tenendo impegnati uomini e mezzi dello Stato sulla vicenda.
Il deputato si era, quindi, costituito parte civile per le offese che riteneva di aver ricevuto dalla pubblicazione di quelle frasi, richiedendo agli esponenti di Destra di Base un risarcimento danni di 50mila euro.
La sentenza, presso il Tribunale di Maglie ha dato però ragione a DdB, dichiarando Napoli e Gennarino innocenti con formula piena.
(da “Lecce-Prima.it“)
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Marzo 30th, 2012 Riccardo Fucile
LA STRANA ALLEANZA TRA “LA DESTRA” E IL LEGHISTA MOLTENI, DEPUTATO FEDELE A MARONI… E LA “DESTRA SOCIALE” DI STORACE SI RIVELA UNA PATACCA
In politica, quando si tratta di correre per vincere, ogni alleato è quello giusto. 
Ma il matrimonio tra la Lega Nord e La Destra siglato nei giorni scorsi a Cantù, cittadina brianzola di 40 mila abitanti, lascia alquanto sorpresi.
Se è vero che ogni realtà va letta sotto la lente locale, è vero anche che ciascuno dei due partiti fonda la propria esistenza su principi antitetici.
Il primo, la Lega Nord, annovera tra le finalità il “conseguimento dell’indipendenza della Padania“ (articolo 1 dello statuto del Carroccio) e l’altro, La Destra, fonda i propri principi sulla “tradizione culturale e storica del popolo italiano” e sulla “integrità e la tutela dell’interesse Nazionale” (articolo 1 dello statuto del partito di Storace e Buontempo).
L’alleanza canturina, nata anche sotto il segno della comune distanza dal governo Monti e dal Pdl, è stata ufficializzata nei giorni scorsi in una conferenza stampa a cui hanno preso parte l’esponente locale de La Destra Antonio Metrangolo e il candidato sindaco della Lega, il deputato Nicola Molteni.
In quell’occasione Molteni ha espresso soddisfazione per l’accordo, specificando che “l’obiettivo principale, il punto focale del programma è porre l’accento sulla sicurezza in città ”, rimarcando il tema che rappresenta probabilmente uno dei pochi punti contatto tra le due forze politiche.
Il patto tra la Lega e La Destra ha ricevuto anche il sostegno indiretto del principale sponsor di Molteni, Roberto Maroni, che nei giorni scorsi ha tenuto un comizio a Cantù.
Tra il pubblico, ad applaudire alle parole dell’ex ministro dell’Interno c’era infatti anche il leader locale del partito di Storace.
In quell’occasione, Maroni ha rivendicato la scelta di correre separati dal Pdl e, spingendosi anche oltre, ha confermato che non ci sarà “nessun appoggio al Pdl neanche a un eventuale ballottaggio. Loro se ne sono andati. Per noi al momento l’alleanza è chiusa”.
Senza Pdl l’obiettivo più alto per il Carroccio canturino, nella inedita veste di alleato de La Destra, è il ballottaggio.
Risultato arduo da raggiungere se si pensa che la Lega, dopo aver guidato la città in solitaria per un decennio, non ha mai sfondato alle urne, portando a casa un magro 15,7 per cento nel 2002 e un ancor più risicato 14,6 per cento nel 2007.
Gli ex alleati del Pdl correranno per la poltronissima con il vicepresidente di Federfarma Lombardia Attilio Marcantonio, un nome considerato credibile nel panorama dei candidati canturini e che proprio per questo preoccupa i leghisti.
A contendersi la seconda piazza per il ballottaggio sono in molti (10 in tutto i candidati sindaco): più di altri sembrano poter centrare l’obiettivo Claudio Bizzozero (a capo della civica Lavori in corso) e il candidato del centrosinistra Antonio Pagani (Pd, Idv, Psi e Sinistra per Cantù).
In questo scenario l’alleanza tra la Lega e La Destra (a cui vanno sommate due liste civiche) assume contorni più chiari: stare assieme per sperare di mettere insieme i voti necessari per giocarsi il tutto per tutto al ballottaggio.
Alessandro Madron
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 28th, 2012 Riccardo Fucile
IL MAGGIORE QUOTIDIANO LIGURE RIPRENDE LA NOSTRA INCHIESTA SUL “PENDOLARE-PORTABORSE” LEGHISTA CHE SI SMENTISCE DA SOLO: SE STAVA ZITTO FACEVA PIU BELLA FIGURA
Pubblichiamo qui di seguito l’articolo del “Secolo XIX” uscito questa mattina sul caso Rixi e, a seguire, un commento del ns. direttore.
Secondo attacco in dieci giorni di “Liguria Futurista” al candidato sindaco della Lega nord, Edoardo Rixi.
Il movimento ha preso spunto da una frase di Bossi (“Rixi ha lavorato a Milano e a Milano lavorano solo quelli bravi”) per confezionare una velenosa inchiesta su internet che è andata a spulciare tra i mestieri e i redditi dell’attuale consigliere regionale.
Il passaggio più sottolineato: l’esperienza come portaborse al consiglio regionale lombardo, con la strisciante accusa di essere stato agli ordini dell’allora assessore Davide Boni, oggi finito nella bufera perchè indagato di finanziamento illecito ai partiti.
La tesi di Liguria Futurista di fatto è che “Rixi non avrebbe mai lavorato a Milano se la Lega non lo avesso piazzato al Pirellone”.
Rixi non ci sta: “Solo bugie, in cinque anni Boni l’avrò visto una volta. Lui era in giunta, io ero al gruppo con Cicchetti e Rosi Mauro. Piuttosto rivendico le mie esperienze professionali in due aziende private”.
Il commento del ns. direttore
Prendiamo atto che, con la sua replica, il candidato sindaco leghista, invece che smentire i fatti da noi denunciati, finisce per avallarli e smentire solo se stesso.
Dopo aver sostenuto infatti di aver lavorato come funzionario in Regione Lombardia, ora concorda con la nostra tesi: “ero al gruppo della Lega con i consiglieri Cicchetti e Rosi Mauro”.
Bene, quindi è stato assunto in quota Lega con contratto a termine e a chiamata diretta, un inquadramento che la vulgata chiama contratto da portaborse.
Ai lettori stabilire chi ha raccontato bugie.
Secondo punto: non abbiamo mai scritto che Rixi fosse il diretto portaborse di Boni, ma che lavorava negli uffici della Lega coordinati da Boni.
Rixi poteva leggere meglio, ma ha voluto strafare, arrivando a dire che “in 5 anni Boni l’avrò visto una volta”.
Peccato vi siano diverse persone che negli uffici della Regione Lombardia li hanno visti insieme ben più di una volta.
E se così fosse che male ci sarebbe?
Perchè Rixi ci tiene così tanto a precisare di non conoscere quasi Boni?
Non è forse stata l’intera classe dirigente del Carroccio, da Bossi a Maroni, a garantire che Boni è innocente ed estraneo a qualsiasi fatto di tangenti?
Perchè prenderne le distanze, invece che onorarsi della sua conoscenza?
Ricordiamo la dichiarazione dello stato maggiore leghista: “Abbiamo spulciato tutti i conti della Lega e non risulta alcuna entrata sospetta riconducibile a Boni”.
Lo ha certificato anche il tesoriere Belsito, il massimo esperto contabile, una garanzia in materia: che problema c’è?
D’altronde è notorio che Rixi godesse di amicizie importanti nella Lega, visto che era uno dei pochi ad avere accesso al riservato “terzo piano” di via Bellerio dove, accanto alla macchinetta del caffè, la ristretta cerchia dei “magici” poteva avere la fortuna di intercettare e fare due chiacchiere con il senatur.
Infine la precisazione “rivendico esperienze professionali con due ditte private” sa più di una risposta non richiesta a una domanda mai formulata.
Come se Rixi si fosse posto da solo una domanda: “Ha mai lavorato senza aiuto della casta politica?”.
Una cosa è certa: da circa dieci anni, tra cariche politiche pubbliche e contratti da “portaborse”, Rixi (che ha 37 anni) non si è occupato di altro.
Risulta dal suo curriculum, non lo diciamo noi.
Con buona pace di chi si traveste da Pinocchietto anticasta.
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Marzo 26th, 2012 Riccardo Fucile
LA NOSTRA INCHIESTA RIDICOLIZZA BOSSI CHE AVEVA SOSTENUTO: “RIXI E’ UNO BRAVO: HA LAVORATO A LUNGO A MILANO E LI’ MICA TI ASSUMONO SE NON SEI CAPACE”… PECCATO CHE IL SENATUR SI FOSSE DIMENTICATO DI DIRE CHE ERA STATA PROPRIO LA LEGA A PIAZZARLO IN REGIONE CON CONTRATTO A TERMINE A 38.000 EURO L’ANNO, DAL 2005 AL 2009
Un esempio per i giovani genovesi costretti a cercare lavoro a Milano, uno che saprebbe
certamente rappresentarli perchè conosce la difficoltà di trovare un lavoro senza raccomandazioni, un giovane disposto ad accettare anche un misero stipendio pur di non scendere a compromessi e di far valere le proprie qualità , altro che quei meridionali che vengono al nord a rubare il lavoro ai locali, avvalendosi della spintarella degli “amici degli amici”.
Appena il partito lo aveva candidato sindaco di Genova, Rixi aveva già così indicato chi avrebbe voluto rappresentare, perchè nessuno come lui identifica il “nuovo che avanza” nella politica ligure, nessuno come lui sa “cosa vuol dire fare il pendolare”.
E pazienza se aveva esordito sbagliando la data del suo pendolarismo: “Ho fatto il pendolare dal 1996 al 2002, dopo la laurea in Economia e Commercio, come tanti giovani che a Genova non hanno trovato lavoro”,
Di fronte alla nostra osservazione che ciò non sarebbe stato possibile visto che si è laureato nel 1999, in una seconda intervista Rixi ha riposizionato il suo pendolarismo dal 2005 al 2009: “Certo che son stato pendolare. E certo che ho lavorato come funzionario a contratto alla commissione bilancio della Regione Lombardia. Quanto guadagnavo? Sono pronto a esibire la mia dichiarazione dei redditi”.
Lasciamo pure da parte il fatto che, visto che Rixi è stato anche consigliere comunale a Genova fino al 2007, non si comprende come potesse avere per tre anni, dal 2005 al 2007, il dono dell’ubiquità (fare il consigliere comunale a Genova ti occupa almeno 2-3 giorni su 5).
Veniamo ai fatti provati e documentati, frutto delle nostre ricerche.
Rixi non era un funzionario a contratto della “regione Lombardia”, come da lui sostenuto, ma era stipendiato da “regione Lombardia – Consiglio regionale”: non a caso i due enti hanno due distinte partite Iva.
In Regione Lombardia si entra con regolare concorso e nessuno ti può più mandare via, mentre in “Regione Lombardia – Consiglio regionale” si entra su segnalazione dei partiti di riferimento, con un contratto pari alla durata della legislatura e con chiamata diretta.
In pratica è la prassi per cui ciascun partito e/o consigliere fa assumere i propri portaborse, alias collaboratori di fiducia.
Quindi Rixi è entrato su segnalazione del gruppo leghista alla Regione Lombardia e non per altri meriti oggettivi o per concorso.
E quando è scaduta la legislatura di 5 anni è cessato il suo contratto.
Visto che Rixi non risponde su quanto guadagnava, lo diciamo noi: giusto per avere un’idea, circa 33.000 euro nel 2007, circa 35.000 euro nel 2008, circa 38.000 nel 2009, circa 12.500 euro per quattro mesi nel 2010 (poi scadette il contratto).
Il coordinamento del gruppo di “portaborse” o collaboratori del Carroccio dal 2005 al 2009 era affidato all’assessore Davide Boni, attualmente inquisito.
Rixi allora era vicino a quello che è stato definito il “cerchio magico” e la segnalazione del suo nome, è cosa risaputa nei corridoi di via Bellerio, ha origine nelle sue frequentazioni e nelle sue amicizie personali.
Fa sorridere che Bossi, intervenuto a Genova alla presentazione della candidatura di Rixi, si sia reso ridicolo sostenendo che “Rixi è uno bravo, ha lavorato a lungo a Milano e lì mica ti assumono se non sei capace”, dimenticando come e tramite chi Rixi avesse ottenuto quel lavoro a chiamata diretta.
O forse Bossi pensava che Rixi avesse vinto un concorso letterario alla Mondadori o avesse superato una dura selezione per fare l’assistente alla Bocconi?
In fondo in un Paese che aveva un “presidente operaio” può anche starci un “sindaco portaborse”: purchè non nasconda la verità e non si ponga ad esempio per i giovani genovesi che un posto di lavoro lo vorrebbero trovare senza l’aiuto di quella Casta che solo a parole qualcuno dice di voler combattere.
A Genova, è risaputo, i giovani veri badano più al sodo che alle badanti.
Forse in padagna funziona diversamente.
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Marzo 26th, 2012 Riccardo Fucile
IN RICORDO DI GIUSEPPE JACOVONE, AGENTE DELA POLIZIA DI STATO, MORTO FACENDO IL PROPRIO LAVORO A DIFESA DI UNA COMUNITA’ INDIFFERENTE
Non lo fai per una questione di soldi ma lo fai e basta, perchè è quello che senti ed è
ciò che è giusto fare ed è per questo forse che è morto Giuseppe Iacovone, Agente scelto della Polizia di Stato, caduto ad Isernia a seguito di un incidente stradale mentre inseguiva un SUV che si era dato alla fuga.
Non lo fai perchè vuoi le medaglie o qualche soldo in più, a fine mese sempre 1300 euro sono, ne ammanetti 5 o 10, o nessuno non cambia nulla ma questa vita ha un senso e non può non averlo.
Per quanto assurdo sembri quando ti lanci dietro a un folle che scappa con una macchina a tutta velocità non ci pensi minimamente al tuo stipendio, alla tua vita, alla tua famiglia a quello che lasceresti: ti lanci, lo insegui e capita che muori perchè quella è la tua vita e quello era ed è il tuo dovere.
Ci possiamo pure arrabbiare ma lo sappiamo dal primo giorno, le statistiche poi parlano chiaro, gli esponenti delle forze dell’ordine numericamente non muoiono nel fragore o con l’onore delle armi ma muoiono banalmente per colpa dei potenti cavalli a motore quali sono le moderne autovetture.
Quello che però mi fa arrabbiare è il silenzio, la capacità di questo sistema di informazione immerso nel disinteresse della pubblica opinione che non si preoccupa di chi siano davvero i poliziotti tranne se li arrestano per qualche nefandezza, sono violenti o quando fanno scalpore e generano chiacchierare scandalizzate nei bar… ma quando muoiono nell’interesse della collettività durante l’espletamento del servizio ecco che i media si fanno di nebbia e a parte solo qualche lancio di agenzia striminzito limitandosi a darne il triste annuncio in sordina e senza poi così tanto rispetto.
Ed è quindi nel silenzio dei canali di informazione che ci lascia Giuseppe a soli 28 anni, troppo pochi per una vita, ma abbastanza per i suoi cari, i suoi amici e i suoi colleghi per non onorarlo come sarebbe giusto.
Restituiteci o meglio dateci il beneficio della morte bianca, i nostri non sono considerati morti bianche, perchè in Italia lo sbirro deve mettere in conto anche di morire ma non importa come, se muore fa parte del mestiere ma nella più assoluta indifferenza la sua dipartita quasi non esiste nelle cronache al contrario di ben più blasonati ergastolani come Bernardo Provenzano di cui il dolore del figlio ha “inspiegabilmente” trovato molta più enfasi rispetto a come muore un servitore dello stato.
Chissà perchè poi ?
Ma dove andrà a finire una società che celebra i delinquenti e seppellisce gli eroi quotidiani ?
Giuseppe ci lascia quindi con questo dubbio oltre che con il dolore, la rabbia e lo scoraggiamento di valere sempre meno in mezzo alla strada e davanti ai media come uomini, persone e operatori della forza pubblica.
(da “paroleingiaccablu”)
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Marzo 25th, 2012 Riccardo Fucile
SUCCEDE IN SICILIA DOVE SEBASTIANO TUSA, SOVRAINTENDENTE AI BENI CULTURALI DELLA PROVINCIA STA RIFLETTENDO SULLA PROPOSTA DI CANDIDATURA A SINDACO DI TRAPANI OFFERTAGLI DAL PD… PECCATO CHE ALLO STESSO TEMPO SIA CANDIDATO A PALERMO CON FUTURO E LIBERTA’
Eccola l’ultima frontiera della politica italiana: dopo i numerosi casi di trasformismo lampo, o quelli
di cumolo indiscriminato di cariche, anche lo steccato finale è stato superato: riuscire cioè a unire le due cose in un sol uomo.
Che, in questo caso, si chiama Sebastiano Tusa.
Il 60enne Soprintendente ai Beni Culturali della provincia di Trapani, infatti, è stato scelto dal Pd come candidato a sindaco per il centrosinistra della città siciliana.
Solo che, allo stesso tempo, Tusa è candidato al consiglio comunale di Palermo. Col Pd? No. Con Fli, che a sua volta appoggia la candidatura a primo cittadino di Alessandro Aricò – contro quella di Fabrizio Ferrandelli, sostenuto dal Pd.
La candidatura a sindaco di Trapani – città capoluogo di provincia, 70mila abitanti – sarebbe stata proposta dai dirigenti del Pd locale a Tusa, che dopo qualche riflessione avrebbe risposto che sì, alla fine si può fare.
“Accettata con riserva”, scrivono i siti di informazione locali.
I quali aggiungono altri particolari: adesso il Pd trapanese, evidentemente convintissimo della bontà dell’idea, sarebbe impegnato a convincere i colleghi di coalizione di Sinistra e Libertà a convergere su Tusa.
Solo che Sel ha già in corsa Sabrina Rocca e difficilmente farà retromarcia. Per un finiano, poi.
Tusa starebbe riflettendo quindi, ma che in politica abbia le idee un po’ confuse e altalenanti forse non è una novità .
Sulla sua pagina Facebook scrive l’11 marzo scorso: “Il terzo polo ha la possibilità di dare un segno di rottura con le vecchie logiche della politica appoggiando chi si presenta estraneo a tutto ciò. Penso che Ferrandelli possa esserlo. Meditiamoci”.
Due giorni di meditazione, ed ecco qua: “Nel panorama disastrato della politica palermitana una schiarita appare all’orizzonte. Tra candidati esaltati, fai da te e avviluppati nelle logiche di partito, tutti accomunati dalla completa estraneità ai problemi cittadini, emerge, finalmente, la candidatura di un politico stimato, giovane ma non troppo, capace, onesto e rappresentante di una politica che ha saputo anteporre gli interessi collettivi a quelli di bottega. È Alessandro Aricò”.
Insomma, ora Tusa si potrebbe trovare a gareggiare in due competizioni con due magliette diverse.
Un po’ come se Miccoli giocasse in campionato con il Palermo e in coppa Italia con il Catania.
Alchimie della politica.
Tusa lo sa bene, del resto.
Sempre sul social network, alla voce orientamento politico, scrive: “Disilluso”. E chi meglio di lui può confermarlo.
Matteo Pucciarelli
(da “La Repubblica“)
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