Destra di Popolo.net

QUELLA FOGNA SOVRANISTA CHE DAREBBE DEL “COMUNISTA” ANCHE A BORSELLINO

Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile

TALMENTE IGNORANTI CHE NEANCHE HANNO CAPITO CHE I TRE MAGISTRATI DI AGRIGENTO NON SONO AFFATTO DI SINISTRA

Con i razzisti non mi metto neanche a discutere, non ho tempo da perdere. Non devo convincere nessuno, sento solo il dovere da “uomo di destra sociale”   di raccontare fatti, denunciare mentalità , illustrare il clima che si respira.
Non faccio il samaritano, faccio politica da decenni con queste idee, conosco ambienti e persone, se uno vuole vivere nella fogna ha due alternative: continuare a sguazzarci (per interesse o coglioneria) o tirarsene fuori, non è problema mio, ma suo.
Il razzismo è trasversale: non è solo appannaggio di certa destra borghese “malpensante”, è diffuso anche nell’elettorato di certa sinistra populista (una volta si chiamava invidia sociale) e nell’elettorale attuale cinquestelle.
Si individua un nemico, si convince che sia la causa del vostro malessere, si istiga e si organizza l’odio, si raccolgono i frutti tra i coglioni che ci credono.
Nessuno si pone la domanda chi siano i manovratori esteri, chi la manovalanza italiana, da chi arrivano i finanzamenti.
Non sono tra i fessi che non si pongono la domanda su come mai certi personaggi, nonostante decine di denunce non abbiano mai fatto un giorno di galera perchè utili al sistema e ai servizi. Dejà  vu.
Non   sono tra i fessi che fingono di non sapere chi diffonde fake news a raffica da San Pietroburgo e dai siti di Bannon per scardinare l’Europa. Dejà  vu
La mia destra è quella di Borsellino, quella della legalità , dei valori, del merito, dell’Europa nazione, dei diritti civili, della partecipazione agli utili dell’impresa, della comunità  nazionale, della solidarietà  sociale, dell’aiuto ai più deboli.
Dove non conta il colore della pelle, ma il cuore, il cervello, la capacità  di sognare, di avere una visione del mondo, di pensare “oltre” gli interessi particolari.
Il razzismo non si combatte con il buonismo, ma contrapponendosi e restituendo i colpi con gli interessi. Fino a che è possibile nella piena legalità .
Se non vi fossero magistrati coraggiosi la mafia sarebbe ancora più diffusa, il razzismo ancora più esteso, il clima in Italia ancora più pesante.
Paolo Borsellino (la stella polare che la destra italiana non ha saputo cogliere) oggi sarebbe accusato di “essere comunista” da questi quattro coglioni da avanspettacolo che si sono scoperti “anticomunisti” quando il comunismo non c’e’ più e non si rischia più la pelle.
Paolo non guardava in faccia nessuno, non odiava nessuno, applicava la legge e difendeva lo Stato.
Come i magistrati di Agrigento che tutto sono salvo che di sinistra come qualche mentecatto sostiene. Come Pier Camillo Davigo, tanto per fare un altro nome.
C’e un nocciolo duro trasversale in Italia che resiste e ci mette la faccia, è il fronte di chi non molla sui valori.
E i valori e gli ideali motivano e portano in piazza dieci volte i numeri di chi “tiene famiglia e solido conto in banca”.
Ricordate quando Salvini chiede sui social “Io vado avanti, voi siete con me?”
Ecco, un giorno si volterà  e non troverà  nessuno.
Perchè si sono cacati addosso.

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SE CAROLA E’ PIRATA, SIAMO TUTTI PIRATI: IL GOVERNO DELLA VERGOGNA HA FATTO PIAZZARE LA GDF PER IMPEDIRE L’ACCESSO DELL’OSPEDALE A UNA AMBULANZA

Giugno 30th, 2019 Riccardo Fucile

CHI CONTRASTA UN GOVERNO CHE VIOLA LE LEGGI NON E’ UN PIRATA, E’ UN EROE… E LA GUARDIA COSTIERA LIBICA E’ UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE L’ITALIA FINANZIA

“Pirata” è chi ruba. Non chi regala.
“Pirata” è chi depreda e toglie la vita, non chi assiste e salva una vita.
“Pirata” è chi insegue la sua legge contro tutte le leggi, non chi obbedisce alla legge dei diritti umani e del mare.
“Pirata” è chi si arricchisce nell’impresa, non chi si impoverisce.
In questo incredibile ribaltamento di senso che stiamo vivendo, la cosa più interessante è il proliferare delle contro-narrazioni allucinate e deliranti. Per questo apprezzo molto il buonsenso di un moderato come Graziano Delrio che ha usato un esempio chiarissimo: “Anche una ambulanza che corre in ospedale passa con il rosso”.
L’orgia delle contro-narrazioni allucinate e interessate che hanno come obiettivo quello di screditare Carola Rackete e le ONG, chiamando “Pirata” chi — sostanzialmente — non è d’accordo con la politica di Matteo Salvini, purtroppo parte da lontano, inizia con la campagna di discredito contro le missioni di soccorso iniziata due estati fa, quando governava il centrosinistra.
Questo racconto fantastico e manipolato, è come un libro delle favole tagliato a metà  a cui mancano i primi capitoli, quelli importanti per capire il senso della storia. E invece il primo capitolo, il primo pezzo di realtà  amputato è il più importante.
La Libia non è un “porto sicuro”. La Libia è un paese in guerra in cui i diritti umani non esistono e in cui chi fugge dalla guerra e dalla violenza finisce in un lager.
Il secondo capitolo tagliato è questo: la guardia costiera libica, addestrata da noi, non è una organizzazione di crocerossine dedite alla cura dei bisognosi. E non è nemmeno un corpo militare. Andatevi a vedere le foto, se avete dubbi: quelli si, che sembrano pirati. Svolgono il lavoro sporco, secondini e carcerieri che inseguono chi fugge per riportarlo in carcere.
La nostra Guardia di Finanza, corpo fatto di persone probe e oneste, aveva avuto l’ordine di piazzarsi davanti all’ingresso dell’ospedale per sbarrare la strada all’ambulanza.
Con grande coraggio, perchè adesso l’attende un processo in cui rischia dieci anni di condanna, il capitano della Sea Watch ha fatto sentire il peso delle 600 tonnellate della sua nave, ha costretto la motovedetta ad allontanarsi, con la leggerezza di chi vuole fare una cosa semplice: portare a riva i naufraghi.
Il coraggio è la forza di pagare un prezzo per le proprie idee. Il coraggio è di giocarsi anni di vita per la vita degli altri.
Ma adesso voi fatevi la domanda giusta e chiedetevi: chi ha ordinato di sbarrare la strada alla Sea Watch? Rimettete nell’ordine giusto i capitoli del libro
Se nel 1945 nella cittadina di Oswiecim, in Polonia (meglio nota con il none tedesco di Auschwitz) qualcuno avesse aiutato a far evadere alcuni deportati con il pigiama a strisce, lo avremmo definito “pirata”? E oggi, lo definiremmo “pirata”?
Quando Matteo Salvini per due volte ha bloccato in porto la Nave Diciotti, che fa parte della guardia costiera italiana, nessuno si è curato dei “padri di famiglia” bloccato nel molo con indosso le divise di un corpo dello Stato Italiano.
È una sporca guerra, questa, in cui tutto viene usato, tutto viene contraffatto.
Chi scappa da una guerra, come gli internati di Auschwitz, come i profughi siriani, come i profughi che arrivano dalla Libia non è un “invasore”.
Oscar Schindler, che salvava vite contro la legge del suo stato, non era un “pirata”.
La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo — ecco un altro capitolo da rimettere al suo posto — è nata perchè non accadesse mai più, perchè nessuno potesse più votare leggi criminali. Ma anche quando non esisteva la proclamazione dei diritti esistevano i principi: Ghandi non era un persecutore di “padri di famiglia” britannici.
Gli schiavisti dell’Alabama che bruciavano i neri che avevano l’ardire di violare la legge che imponeva loro il coprifuoco non erano una ronda di cittadini che tutelavano il diritto. Pirata era quella legge iniqua.
Diciassettemila (17.000!) persone, migranti, disperati arrivati dal mare in Italia lo scorso anno, non sono milioni di invasori.
Il vergognoso comportamento dell’Unione europea che si lava le mani di tutto, e che non vuole seccature, perchè considera l’Italia una pattumiera dove risolvere i problemi, non è un alibi per la politica di Salvini, ma casomai il contrario.
Siccome sono ipocriti a cui non importa nulla delle vite umane, e siccome non vogliono problemi, la politica dei “porti chiusi” a loro va benissimo.
Pirata non è chi viola una legge inventata per provare a forzare i trattati e le convenzioni che riconoscono i diritti umani.
Altrimenti significherebbe che non esistono più diritti umani.
E per cancellare il diritto umani e la legge del mare non basta un decreto sicurezza uni, due i tre. Mettere una multa di diecimila euro per ogni vita salvata non è un codice di legge. È una norma che domani potrà  portare qualcuno davanti ad un tribunale internazionale.
Pirata non sono le maestre che danno da mangiare anche ai bambini di colore.
Pirata non è l’allenatore che accompagna sul campo il ragazzo di colore integrato allontanato di 80 chilometri dal centro dove abitava e deportato con un provvedimento iniquo perchè torni ad essere uno sbandato, perchè diventi un problema, e perchè produca odio e consenso.
Pirata non è Simone di Torre Maura (“Sà³ de Torre Maura che sì”) che difende una famiglia di Rom legittima assegnataria di una casa.
Pirata non è la famiglia che ha ospitato i deportati a casa propria.
Pirati non sono i tre parlamentari di sinistra italiana e Pd che sono saliti sulla Sea Watch per espletare la loro prerogativa di garanzia ispettiva, e che secondo Matteo Salvini sono traditori che “dovrebbero essere arrestati”.
Un parlamentare ha il diritto di controllare quello che non si può vedere e di far parlare chi non può parlare.
Pirata è chi è andato a gridare “Puttana ti stupro!” alla signora Omerovic.
Pirata è chi pensa che i neri debbano morire in mare perchè sono invasori e neri.
Per questo, se Carola è pirata, siamo tutti pirati.

Luca Telese
(da TPI)

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CAROLA AL “CORRIERE”: “TEMEVO SUICIDI A BORDO, HO AVVERTITO IL PORTO, NESSUNO PARLAVA INGLESE”

Giugno 30th, 2019 Riccardo Fucile

“NON VOLEVO CERTO COLPIRE LA GDF”… L’ATTESA CRIMINALE DI 36 ORE NONOSTANTE CI FOSSE L’ACCORDO PER LA RIDISTRIBUZIONE MENTRE LA GENTE A BORDO SOFFRIVA… NESSUN PROFUGO SAPEVA NUOTARE, CI SAREBBERO STATI DEI MORTI

“Non è stato un atto di violenza. Solo di disobbedienza. Ma ho sbagliato la manovra”. Carola Rackete, comandante della nave Sea Watch 3, è ai domiciliari dopo l’arresto in flagranza di reato per violazione delle norme sul blocco navale.
Attraverso i suoi avvocati chiarisce al Corriere della Sera che lo scontro con la motovedetta della Guardia di Finanza sulla banchina del porto ”è stato un errore”.
“Non volevo certo colpire la motovedetta della Guardia di Finanza. Non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Per questo ho già  chiesto scusa e lo rifaccio: sono molto addolorata che sia andata in questo modo”.
Carola spiega che sulla Sea Watch la situazione stava precipitando e doveva agire.
“La situazione era disperata. E il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione. Avevo paura. Da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si potesse gettare in mare. E per loro, che non sanno nuotare, significa: suicidio. Temevo il peggio. C’erano stati atti di autolesionismo”.
La decisione è stata presa venerdì notte.
“Quando sono stata convocata per l’interrogatorio fuori della nave ho capito che non saremmo sbarcati. Ho rischiato la libertà . Lo sapevo. Ma non potevo continuare a rischiare che continuassero gli atti autolesionistici. Però ho tentato di avvertire” … “Ho chiamato più volte il porto, ma nessuno parlava inglese. Però ho comunicato che noi stavamo arrivando”… “Per me era vietato obbedire. Mi chiedevano di riportarli in Libia. Ma per la legge sono persone che fuggono da un Paese in guerra, la legge vieta che io le possa riportare là ”.

(da agenzie)

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IL PADRE DI CAROLA: “HO FIDUCIA NELL’ITALIA, IL POPOLO ITALIANO E’ CON LEI. ORGOGLIOSO DI MIA FIGLIA, HA FATTO LA COSA GIUSTA”

Giugno 30th, 2019 Riccardo Fucile

“NON E’ IMPULSIVA, MA DECISA, PREPARATA E COSCIENTE DEL SUO RUOLO, HA FATTO QUELLO CHE DOVEVA FARE UN CAPITANO”

Il padre di Carola Rackete è stato trascinato nel circo mediatico, nel bene e nel male.
Si è detto l’infamità  che era un trafficante di armi, che ha cresciuto la figlia nella bambagia e nella ricchezza. In realtà  Ekkeahrt è semplicemente un padre preoccupato per la sorte della figlia, ma al Corriere della Sera dice di avere «fiducia nell’Italia».
La famiglia della capitana della Sea Watch III non correrà  a Lampedusa. «Saprà  cavarsela da sola» dice al Corriere della Sera il padre di Carola Rackete, convinto che la figlia, «forte» e «coraggiosa» alla fine la spunterà .
È stata proprio lei, racconta, a telefonargli per dirgli di stare tranquillo «che è tutto a posto». Certo, ora dovrà  affrontare le accuse che pendono su di lei, ma alla fine «l’Italia è una democrazia per cui ho piena fiducia nelle vostre autorità » spiega il padre Ekkehart.
A renderlo fiducioso è anche il fatto che l’Italia abbia raccolto il denaro per sostenere la difesa della capitana in aula, «questo rivela anche il carattere del popolo italiano».
Spera e crede che tutto si risolverà  per il meglio, ma non nega che farà  «il diavolo a quattro per dissuaderla a partire di nuovo con la Sea Watch» ma ammette anche di sapere che sarà  inutile.
Descrive la figlia come una donna nient’affatto impulsiva, ma preparata, decisa e convinta delle sue posizioni. Sapeva a cosa stava andando incontro e lo ha fatto a testa alta, consapevole dei rischi ma anche della responsabilità  del suo ruolo di Capitano. Il padre dice di non sentirsi nella posizione di giudicare le azioni della figlia perchè «non ero lì» ma sa che Carola ha riflettuto a lungo su come comportarsi   e che alla fine abbia fatto «la scelta più giusta».

(da agenzie)

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“SIAMO TUTTI CAROLA, SIAMO TUTTI COLPEVOLI”

Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile

VIAGGIO NEL MONDO DELLE ONG CHE RESISTONO

L’arresto della “Capitana coraggiosa”, la nave della speranza sequestrata, l’odio che tracima sulla rete.
Rabbia, indignazione, ma al tempo stesso, l’orgogliosa determinazione di chi sa di essere dalla parte giusta: quella della difesa dei più indifesi. E se vogliono imporre il “reato di solidarietà ”, siamo tutti “colpevoli”.
“Siamo ormai di fronte a un paradosso assodato: salvare vite umane è diventato un crimine — annota Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – Carola ha fatto benissimo. Ha applicato principi universali di tipo giuridico ed etico e ha tutta la nostra solidarietà . Purtroppo anche questa volta dobbiamo notare che chi salva vita umane in mare è visto con stigma e vero proprio odio, a cui, in questo caso, si aggiunge nei confronti della capitana una gravissima misoginia. È stucchevole — aggiunge l’esponente di Amnesty — che tutti i rappresentanti istituzionali che in ogni ora ripetono la parola ‘Dublino’, siano proprio coloro che hanno dimostrato profonda indifferenza, se non addirittura contrarietà , alla riforma del regolamento di Dublino nella scorsa legislatura del Parlamento europeo”.
A fianco di Carola Rackete senza se e senza ma, è Luca Casarini, che è stato capo missione dell’Ong “Mediterranea Saving Humans”: “Di questa vicenda — dice — mi colpiscono in particolare due aspetti: il primo, è l’assoluta sparizione dalla scena delle persone salvate. Questo, è un limite, purtroppo, anche nostro: queste persone hanno un volto, un nome, delle storie spesso terribili. Hanno desideri, sogni, sono cioè essere viventi e invece sembrano che siano solo numeri, problemi. Anche noi dobbiamo fare di più per restituire il fatto che noi salviamo persone e che questo è il vero nodo della questione. Il secondo aspetto che mi colpisce — rimarca Casarini — è il veleno dell’odio che è capace di trasformare tutto in guerra. Credo che quella a cui stiamo assistendo possa essere una forma di guerra civile, con tutta la sua tragicità  e con la orribile capacità  di annullare qualsiasi ragionamento e pensare solo ad annientare il nemico. Su questo andrebbe fatta una riflessione, su chi sia il nemico. Secondo me, il nemico non è un ministro pro tempore, ma il blocco culturale, sociale che tiene in ostaggio la possibilità  di evolvere di un Paese, di affrontare nuove sfide. Dall’altra parte, il nemico, non sono le Ong ma come si vede sono le donne, le persone con una pelle diversa e, in qualche modo, i meccanismi complessi della democrazia”.
A lanciare l’allarme è anche Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia: “Il caso Sea Watch — rimarca – è l’ultimo caso in cui persone che rischiano di morire in mare, fuggite dalla guerra o dai campi di detenzione, sono usate strumentalmente per trattative politiche di un governo italiano che ne fa merce di scambio in Europa. Allo stesso modo gli Stati e l’Unione Europea sono sordi e miopi nel non andare oltre una Convenzione di Dublino, che deve essere cambiata.   È gravissimo che il diritto del mare e svariate convenzioni internazionali non siano state applicate, scegliendo di voltarsi dall’altra parte, con banali questioni interpretative. Di queste ultime ore, emozionano gli abbracci delle persone sulla nave con l’equipaggio, così come raccapricciano gli insulti a Carola mentre viene portata via dalla Guardia di Finanza. Siamo arrivati al punto in cui questioni di tutela dei diritti di ogni persona sono oggetto di processi sommari nella pubblica piazza, su cui si vuole che ciascuno diventi giudice di Carola o delle 42 persone della Sea Watch. Questo è gravissimo — avverte il direttore di Oxfam Italia – e la situazione non potrà  che peggiorare se il governo e il ministro dell’Interno continueranno seguendo questa linea.   Ora più che mai ci appelliamo al senso di responsabilità  istituzionale nel fare di tutto perchè le negoziazioni politiche si facciano nelle giuste sedi, senza alimentare ulteriormente il clima di tensione nel nostro paese e senza usare le persone come merce di scambio. C’è un problema di diritto, prima di tutto.   Il diritto del mare obbliga al salvataggio chi è in pericolo in mare e all’individuazione il più presto possibile di un posto sicuro, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo vieta le espulsioni collettive e i trattamenti inumani e degradanti, la Convenzione sullo status dei rifugiati impone il principio di non refoulement verso un luogo ove la persona sarebbe a rischio di persecuzione e la stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sancisce che ogni individuo ha diritto a lasciare qualunque paese. Questi diritti sono calpestati per interessi politici e propagandistici. Il Governo italiano, negando lo sbarco a Lampedusa, ha violato queste convenzioni ed i diritti di quelle 42 persone.   I Governi Europei e la stessa Unione Europea lo hanno fatto voltandosi dall’altra parte”.
“Siamo tutti con Carola”, dice Alessandro Metz, armatore di Mare Jonio del progetto Mediterranea Saving Humans, L’occasione è il corteo in mare in favore dell’accoglienza dei migranti promosso dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a cui partecipano i rappresentanti e le navi di diverse Ong. La barca di Mediterranea, salpata dal Molosiglio, è stata oggi ribattezzata ‘Free Carola’ perchè   – ha spiegato Metz – “riteniamo che l’esercizio del diritto da parte della comandante della Sea Watch 3 sia stato giusto e corretto. E’ stato tentato in tutti i modi di impedire l’attracco e lo sbarco, mentre la Convenzione internazionale impone al momento del salvataggio di sbarcare nel porto più vicino e sicuro che è Lampedusa. Tenere a bordo quelle persone – ha aggiunto – è un atto criminale e illegale da parte del Governo”. Metz ha annunciato che la Ong italiana Mediterranea tornerà  in mare “il prima possibile nonostante la Mare Jonio sia sotto sequestro perchè noi dobbiamo essere nel Mediterraneo dove la contraddizione si esprime maggiormente, dove le persone continuano a morire a pochi chilometri dalle nostre coste”.
Al Molosiglio anche Stefano Bertoldi di SOS Mèditerranèe che ha ribadito come le Ong “sono considerate testimoni scomodi. A bordo della nave Aquarius – ha aggiunto – abbiamo raccolto testimonianze orribili di violenze assurde e possiamo testimoniare che il ‘pool factor’, cioè la presenza delle nostre navi, non influenza l’arrivo dei migranti che partono a prescindere. Noi – ha spiegato – ci occupiamo solo di questo piccolo pezzo di tragedia, nel momento in cui il migrante salpa su una barca senza avere nulla da perdere per raggiungere una vita migliore”.
I più indifesi tra gli indifesi sono i bambini. “La capitana della Sea Watch III — rileva Raffaela Milani, direttore dei Programmi Italia- Europa di Save the Children, – si è assunta una responsabilità  che per giorni e giorni gli Stati non hanno saputo o voluto assumersi. Carola ha risposto ad un evidente e drammatico stato di necessità  ricordando anche la presenza a bordo di minori e di donne. Quanto al clima di odio, non va certo sottovalutato, ma bisogna dire allo stesso tempo che i nostri operatori ogni giorno ricevono continui attestati di incoraggiamento. Vediamo un volto solidale del Paese che fa meno rumore, e impatto mediatico, dell’odio ma è comunque forte e presente sui territori”.
“Questa vicenda — sottolinea Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia — segna un passaggio in cui siamo chiamati a valutare l’opportunità  di fare quella che si chiamerebbe disobbedienza civile. Noi di ActionAid non l’abbiamo mai promossa ma stiamo dicendo che va compresa. Ci auguriamo che le autorità  italiane, la magistratura, tengano adeguatamente conto dello stato di necessità , visto che erano a rischio 40 vite umane. In questi giorni — prosegue De Ponte — ero in Ghana dove la nostra assemblea internazionale ha discusso e approvato una mozione di emergenza proprio per indicare che tra le cose da considerare, di fronte a leggi ingiuste, vi potrebbe essere anche un appoggio alla disobbedienza civile”.
“Tutta la vicinanza e il sostegno di Medici senza Frontiere alla capitana di Sea Watch, a tutta l’organizzazione e a quanti sono tuttora impegnati nei soccorsi in mare — dice Marco Bertotto, responsabile advocacy di MsF -.Purtroppo siamo caduti molto in basso, nel senso che fino a pochi anni fa le forze dell’ordine erano al nostro fianco nel soccorso delle vite in mare. Oggi le ONG continuano con il loro mandato di salvare le vite in mare, le autorità , invece, ostacolano l’attività  di soccorso. C’è bisogno di continuare a svolgere questo lavoro, un impegno umanitario al quale Medici senza Frontiere non verrà  mai meno”.

(da “Huffingtonpost”)

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CAROLA RICORDERA’ SEMPRE DI AVER SALVATO 42 ESSERI UMANI

Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile

VOI MISERABILI CHE LA INSULTATE RICORDERETE SOLO LA VOSTRA VITA DI MERDA

La Capitana della Sea Watch, Carola Rackete, ha violato un ordine illegittimo, infrazione per la quale pagherà  una multa, e ha forzato un blocco per ragioni di necessità , accettando di pagarne le conseguenze. Ma ha portato in salvo, a casa, 42 persone.
L’arresto della comandante della Sea Watch è l’epilogo di una vicenda che è l’emblema del tempo in cui stiamo vivendo.
Già  solo uno dei capi d’accusa per Carola Rackete è esplicativo: resistenza a nave da guerra. Uno Stato, una nazione del G8, un pilastro dell’Unione europea, schiera una nave sedicente da guerra (ma che tale non è, basta vederla) per impedire a una nave che ha salvato 53 migranti da un naufragio di attraccare in un porto sicuro.
Solo fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile, ora è addirittura un evento atteso, auspicato, indotto. Già , perchè tutto porta a pensare che questo sia stato un esito cercato e voluto
Prima abbiamo detto alla Capitana della nave di chiedere un POS a Tripoli, invitandola a riportare 53 persone in Libia, paese in guerra, da cui i migranti erano scappati dopo “indicibili sofferenze”.
Poi le abbiamo impedito di entrare nelle nostre acque territoriali, in ossequio a una norma appena approvata, che è solo l’ultimo tassello di un processo di criminalizzazione della solidarietà  cominciato anni fa.
Poi abbiamo ignorato il destino di 42 persone per giorni, limitandoci a evacuazioni sanitarie d’urgenza e fregandocene del loro diritto di chiedere asilo politico.
Poi abbiamo tenuto per due giorni la nave in standby, negando l’autorizzazione all’attracco con scuse ridicole (navi turistiche in arrivo, traffico aereo e roba del genere) o con pretese anticostituzionali (scendono solo se li arrestano e sequestrano la nave).
Poi si è impedito lo sbarco nonostante l’accordo raggiunto a livello europeo, grazie alla mediazione dei pochi che hanno provato a fare il loro dovere.
Questa non è gestione politica. È incompetenza, vigliaccheria e cinismo dei diversi attori in gioco.
La verità  è che qualcuno voleva la foto della capitana in manette, ha agito per creare le condizioni perchè ciò avvenisse, prospettando una interminabile attesa al limite delle nostre acque territoriali e poi una inutile tortura a un miglio da Lampedusa.
Una narrazione completamente deformata dei fatti e della posta in gioco, manco si trattasse dell’arrivo di un carico di scorie nucleari e del capitano di un equipaggio composto da zombie mangiacervello colpevoli delle peggiori atrocità .
La Capitana ha violato un ordine illegittimo, infrazione per la quale pagherà  una multa, e ha forzato un blocco per ragioni di necessità 
Ma ha portato in salvo, a casa, 42 persone.

(da Fanpage)

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CAROLA AMMETTE L’ERRORE DI MANOVRA E IL GENERALE DELLA GDF ACCETTA LE SCUSE: “HA RICONOSCIUTO, COME SI FA TRA GENTE DI MARE, DI AVER CREATO UNA SITUAZIONE CHE NON VOLEVA”

Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile

QUESTI SONO DONNE E UOMINI VERI, NON CERTI IGNOBILI SPECULATORI

Ha sicuramente commesso un errore, ma è   una capitana che si è presa la responsabilità  di far cessare le sofferenze che una legge ingiusta stava provocando a poveri cristi in fuga da guerra e torture
Così sono arrivate le scuse della Comandante della Sea watch Carola Rackete alla Guardia di Finanza, dopo quanto accaduto la notte scorsa sulla banchina del porto di Lampedusa: “Vi chiedo scusa, ma non era assolutamente nelle mie intenzioni venirvi addosso”, ha detto la ragazza al suo arrivo nella caserma della Finanza di Lampedusa
“La mia intenzione era quella di completare la mia missione, non certo di speronarvi”. E ha spiegato di avere agito così perchè ha seguito “l’addestramento che ha avuto per le manovre per entrare in porto” con quella nave da 600 tonnellate.
La risposta della Finanza
“Prendiamo volentieri atto delle scuse. Si è resa conto che ha causato un danno, ha riconosciuto, come si fa tra la gente di mare, di aver creato una situazione che non avrebbe voluto causare”. Lo ha detto il generale Alessandro Carrozzo, Comandante del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo, commentando le scuse di Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch 3, per la collisione con una motovedetta delle fiamme gialle nel porto di Lampedusa.

(da agenzie)

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OPEN ARMS SALPA DA NAPOLI E TORNA IN MARE: “SALVARE VITE E’ UN OBBLIGO, NON UN OBIETTIVO”

Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile

LA NAVE DELLA ONG SPAGNOLA DIRETTA VERSO LA LIBIA

Il dramma della Sea Watch è ancora in corso ma già  all’orizzonte si vede il prossimo capitolo della propaganda estiva, ancora una volta sulla pelle dei disperati.
La Ong spagnola Proactiva Open Arms ha infatti twittato che la nave ha lasciato il porto di Napoli ed è diretta a sud.
“La Open Arms – spiega la Ong in un comunicato – ha lasciato le acque di fronte a Napoli diretta a Lampedusa, nel Mediterraneo Centrale. Vista la totale assenza di organizzazioni nella zona che possano documentare quello che sta accadendo e garantire un intervento rapido in caso di necessità , la nostra missione sarà  quella di proteggere con la nostra presenza le persone in pericolo di vita, fin quando le autorità  preposte non ci sostituiranno”
“Difenderemo i diritti umani in acque internazionali, solleciteremo chi avrebbe il compito di proteggere la vita e saremo pronti a intervenire in caso di necessità  – prosegue la nota – . Soccorrere chi è in pericolo è un obbligo non un obiettivo. Abbiamo un impegno e un dovere morale, per questo navighiamo verso la frontiera più letale del pianeta”.

(da agenzie)

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PAOLA NUGNES ESPULSA DAL TRADITORE DEL M5S, FICO LA DIFENDE: “SARA’ SEMPRE CINQUESTELLE”

Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile

INVECE CHE ANDARSENE LUI, DI MAIO CACCIA CHI NON MAI SVENDUTO I VALORI DEL M5S AI RAZZISTI PER UNA POLTRONA

“Oggi il capogruppo del MoVimento 5 Stelle Stefano Patuanelli ha comunicato al presidente del Senato e alla diretta interessata l’espulsione di Paola Nugnes dal gruppo parlamentare del M5S al Senato. Nugnes, che ha rilasciato una intervista   in cui affermava il suo intendimento di lasciare il M5S per passare al Gruppo Misto, a nostro avviso dovrebbe dimettersi e liberare il posto.
Lo annuncia il blog delle Stelle.
“La decisione è stata presa, sentito il Direttivo, prendendo atto delle sue   dichiarazioni e delle reiterate violazioni dello Statuto e del regolamento del gruppo parlamentare poste in essere da Paola Nugnes. Ad esempio il fatto di aver votato in contrasto al gruppo 131 volte, per le quali era aperta da tempo una procedura disciplinare nei suoi confronti”
“Nasco prima del M5S, sento di essere portavoce di tante persone, non ho intenzione di uscire dal Parlamento, devo continuare la mia battaglia”. Lo dice in un’intervista all’Adnkronos la senatrice Paola Nugnes, commentando il post sul Blog delle Stelle che annuncia la sua espulsione dal gruppo parlamentare al Senato.
Giorni fa Nugnes aveva già  anticipato la sua intenzione di lasciare il gruppo grillino a Palazzo Madama.
Sulla questione interviene il presidente della Camera, Roberto Fico: “Paola Nugnes sarà  sempre Movimento perchè il Movimento è un sentire e niente può cancellare 12 anni di lavoro, progetti, coraggio vissuti insieme. Dodici anni di strada percorsa fianco a fianco. Se il Movimento è qui oggi lo si deve anche al tassello messo da Paola e non si può far finta di non vederlo”.

(da “Huffingtonpost”)

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