Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
AIUTAVA LE PERSONE A PORTARE LA SPESA IN AUTO, ORA E’ DIVENTATO UN EROE E IL PROPRIETARIO LO ASSUME
Un nigeriano di 33 anni ha sventato una rapina in un supermercato bloccando e facendo arrestare
il rapinatore, che era armato con una pistola poi rivelatasi un giocattolo, e il titolare del negozio, per gratitudine, ha deciso di assumerlo.
Questo quanto accaduto a Gallipoli, nel supermercato Sisa di via Alfieri ieri, 16 febbraio, nel pomeriggio.
Il rapinatore, con il volto coperto e armato con la pistola finta, ha fatto irruzione nell’esercizio commerciale minacciando gli impiegati e gli altri presenti per farsi consegnare i soldi, fuggendo poi con un bottino di circa 500 euro.
Il nigeriano che abitualmente si ferma all’ingresso del supermercato per racimolare qualche soldo aiutando gli acquirenti a portare la spesa in auto, lo ha visto e lo ha bloccato dopo una colluttazione.
Subito dopo è arrivata la polizia che ha fermato il rapinatore, un gallipolino di 54 anni, già noto alle forze dell’ordine.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
“QUANDO DUE OCCHI SI GUARDANO, DUE MONDI SI INCONTRANO”
È una storia di umanità silenziosa e solidale quella raccontata da Michele Ciavarella su Facebook. Una storia che nell’Italia della deriva razzista e indifferente, restituisce un po’ di fiducia e speranza per il nostro paese.
“Era già sera, forse le 20:30. A quell’ora tutti i bar delle stazioni sono chiusi e le biglietterie automatiche spente — racconta Michele in un lungo post su Facebook – Alla fermata di Mungivacca un ragazzo si avvicina allo sportello del treno. Una schiera di agenti di sicurezza fa muro e una giovanissima donna intima al ragazzo di mostrarle il biglietto”.
Lo immaginiamo già , quel pregiudizio che schiaccia, che rende inermi, la disperazione che ti paralizza e che ti fa sentire solo al mondo. Perchè il ragazzo non ha abbastanza soldi per comprare il biglietto
“Il controllore urla verso l’abitacolo di partire. Il ragazzo comincia ad agitarsi e piange”. Davanti a questa scena Michele non riesce a restare impassibile e decide di intervenire. Paga lui al controllore i cinque euro che servono per far partire il migrante
“Nè io nè il ragazzo ci guardiamo negli occhi per tutta la durata del viaggio”, continua Michele. Ma quando entrambi scendono a Bari, il ragazzo straniero si avvicina e ringrazia il suo benefattore. “Quando due occhi si guardano, due mondi si incontrano. Il controllore e le guardie di sicurezza non hanno mai guardato negli occhi quel ragazzo. Forse hanno visto solo il colore della sua pelle”, denuncia Michele.
(da Globalist)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
OTTIMA INIZIATIVA DI INTEGRAZIONE: SI OCCUPERANNO DELL’ARCHIVIO E DARANNO UNA MANO A SISTEMARE FALDONI COLLABORANDO CON LA CANCELLERIA … IL PROCURATORE PATRONAGGIO FIRMERA’ IL PROTOCOLLO
La Procura di Agrigento apre le porte ai migranti. Una Procura già sotto i riflettori visto che a guidarla è Luigi Patronaggio, il magistrato che, per primo, alla fine di agosto, ha indagato formalmente il ministro dell’interno, Matteo Salvini, per l’inchiesta sui migranti bloccati per giorni a bordo della nave Diciotti.
Sarà proprio Patronaggio a firmare, il 19 febbraio, il protocollo che consentirà a sei giovani richiedenti asilo di cominciare a frequentare gli uffici del Palazzo di giustizia per svolgervi “attività di collaborazione volontaria”.
Firmeranno anche Valerio Landri, direttore della Caritas diocesana di Agrigento, e Lorenzo Airò, presidente dell’associazione “La mano di Francesco”, che gestisce il centro nel quale sono ospitati i migranti coinvolti nell’iniziativa.
Si chiamano Saeny, Musa, Demba, Salifu, Balamin e Mustafà , quasi tutti diciannovenni sbarcati in Italia quando non ne avevano ancora diciotto, in gran parte gambiani, ieri hanno conosciuto i funzionari del Palazzo di giustizia con i quali collaboreranno.
Un incontro informale nel corso del quale sono state illustrate le attività che dovranno svolgere. “Si occuperanno dell’archivio, dello spostamento dei faldoni, collaboreranno in particolare con le cancellerie”, spiega ad HuffPost, Landri.
Per il direttore della Caritas girgentina si tratta di “un esperimento interculturale interessante e il merito è soprattutto dalla Procura, di Patronaggio e dei suoi sostituti”.
Da lì è partito tutto.
“Ci hanno contattato – puntualizza Landri – per chiederci se ci fossero nelle nostre strutture giovani migranti disponibili ad espletare attività di collaborazione volontaria presso il Palazzo di giustizia, ma noi non gestiamo centri di accoglienza”.
Di qui la decisione di rivolgersi all’associazione onlus “La mano di Francesco”, che gestisce diverse strutture sul territorio “e con la quale avevamo collaborato in passato”, aggiunge il direttore della Caritas.
Sei, come detto, i giovani migranti selezionati sulla base dei requisiti indicati. “Ovviamente, dovendo essere inseriti nel contesto della Procura, i candidati dovevano essere in regola con i documenti, possedere una discreta conoscenza dell’italiano e avere attitudine, oltre che disponibilità e motivazione, a vivere in un ambiente dove è richiesta prima di tutto riservatezza”, prosegue Landri.
Presentati i nomi, la Procura ha fatto i dovuti controlli e tra una settimana si comincia.
“Si apre una strada nuova, molto significativa – fa notare il direttore della Caritas – In genere i Tribunali hanno relazioni con i migranti per questioni giudiziarie e invece con questa iniziativa, grazie alla sensibilità della nostra Procura, si dà avvio a un percorso interculturale che, è questo l’auspicio, in futuro possano seguire anche altri tra i giovani migranti che arrivano da noi e fanno parte del nostro Paese”.
I primi sei sono pronti. Chi sta loro accanto li racconta “contentissimi per questa opportunità “.
“I ragazzi hanno accolto la proposta con lo spirito di chi è intenzionato a integrarsi sempre di più”, dice Rosalba Di Piazza, psicologa e responsabile della struttura gestita dalla onlus “La mano di Francesco” nella quale sono ospitati. E magari questa esperienza farà da preludio a un inserimento lavorativo.
“Chissà che facendosi conoscere ed evidenziando le loro attitudini e competenze non riescano a inserirsi come possibili collaboratori, interpreti”, dice Landri. Si vedrà .
Ora tutte le attese sono concentrate su martedì della prossima settimana, quando Patronaggio firmerà il protocollo.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile
CAMBIA NOME PER DEDICARLO AD ALAN KURDI, IL PICCOLO ALAN DI TRE ANNI IL CUI CORPO SENZA VITA FU RITROVATO SU UNA SPIAGGIA TURCA NEL SETTEMBRE 2015
Loro, chi salva le vite, sono vittime di una campagna di criminalizzazione, alimentata dall’odio dei sedicenti ‘sovranisti’ europei
Ma chi aiuta gli ultima ha il dovere della memoria: una nave usata dall’organizzazione umanitaria tedesca Sea-Eye per il salvataggio dei migranti in mare è stata ribattezzata oggi nel corso di una cerimonia che si è svolta nel porto di Palma de Mallorca con il nome di Alan (Aylan) Kurdi, il rifugiato curdo-siriano di tre anni la cui famiglia era fuggita da Kobane il cui corpo senza vita fu ritrovato su una spiaggia turca nel settembre 2015.
Le immagini fecero il giro del mondo.
A più di un mese da un’odissea umanitaria nel Mediterraneo lunga 19 giorni, condivisa con la Sea Watch, l’organizzazione tedesca Sea Eye si prepara a tornare nel Mediterraneo
A darne notizia è stata la stessa Ong: “Siamo felici che una nave di salvataggio porti il nome di nostro figlio. Mio figlio sulla spiaggia non dovrà mai essere dimenticato”, ha detto il padre Abdula Kurdi. Nel naufragio morirono Alan, il fratello Galib e la madre Rehana.
Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle Isole Baleari e della comunità musulmana, oltre al vescovo di Mallorca, Sebastià¡n Taltavull Anglada.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
QUASI COME I SOVRANISTI NOSTRANI… A PROPOSITO: SALVINI, QUANDO METTI LA TUA SECONDA CASA DI RECCO A DISPOSIZIONE DI UN CLOCHARD ITALIANO?
C’è stato un tempo in cui Mamadou Sakho era un bambino che viveva per strada, chiedendo l’elemosina ai passanti nel quartiere parigino di Goutte d’Or, vicino Montmartre, per poter mettere insieme qualche soldo e comprare qualcosa da mangiare per lui e per i suoi fratelli.
Oggi il 28enne calciatore francese di origini senegalesi è una stella della Premier League e della sua Nazionale, gioca nel Crystal Palace e vive in una bella casa a Londra con la moglie Majda e i due figli.
Ma non ha certo dimenticato la sua infanzia difficile.
Non a caso, quando giocava nel Psg e aveva appena 18 anni, ha fondato Amsak, un’associazione benefica che si prende cura dei bambini in difficoltà in tutto il mondo e, soprattutto, in Francia, Inghilterra e Africa, mentre adesso è impegnato in prima persona per aiutare i senzatetto della zona sud di Londra.
«È importante restituire e non si tratta solo di soldi, ma di tempo, di esperienze da condividere», ha detto infatti il difensore al Mirror, durante la sua recente visita al Crisis Skylight di Croydon, un centro di accoglienza per homeless a poca distanza da Selhurst Park, lo stadio del Crystal Palace, insieme al compagno di squadra Christian Benteke.
«Penso sia fantastico che questo centro si prenda cura delle persone, dando loro un posto dove fare la doccia, un posto che dia loro una speranza, perchè la gente che è qui merita tutto questo. Per questo vogliamo regalare un sorriso, dare loro forza e dimostrare che questo mondo ha bisogno di loro», ha concluso l’ex Liverpool che, al termine della visita, ha comunque voluto fare una generosa donazione al centro, che fra l’altro gode dell’appoggio e del sostegno anche del suo stesso club.
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
UNA FAMIGLIA LOCALE HA PENSATO COSI’ DI RINGRAZIARE, A NOME DI MILIONI DI ITALIANI, I VOLONTARI PER IL LORO LAVORO A TUTELA DELLA VITA UMANA
I migranti sono sbarcati, ma la Sea Watch è ancora ferma a Catania. Ci ha provato Salvini ad aprire un’inchiesta, ma la stessa Procura ha dato al ministro un bel due di picche: la nave, infatti, non ha violato nessuna legge, men che meno quel ‘favoreggiamento all’immigrazione clandestina’ con cui Salvini e compari confondono il salvataggio di disperati dall’annegamento.
E mentre governo e accoliti si scervellano per impedire alla nave di riprendere il mare, c’è anche chi dimostra di essere ancora una persona perbene in questa Italia nella sua deriva d’odio: come twitta la stessa Sea Watch, una famiglia catanese ha portato dei dolci a bordo della nave, per tutto l’equipaggio: “Catania ci fa sentire a casa, dimostrandoci solidarietà e accoglienza. Salvare vite non è un crimine” scrive la SeaWatch.
(da Globalist)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
L’EQUIPAGGIO ASPETTA DI RISOLVERE PICCOLI PROBLEMI TECNICI PER RIPARTIRE
Federica Mameli è la responsabile della comunicazione della Sea Watch 3 e tra spiegazioni, cronache day-bu-day, smentite, vive ore concitate: tanto da ignorare la febbre ormai alta
Quali sono i prossimi passi della Sea Watch 3 e del suo equipaggio?
«La nave al momento è a Catania e stiamo risolvendo i problemi tecnici che sono stati riscontrati, ci hanno contestato 32 irregolarità , dalle toilette all’ancora, dovremmo sistemare tutto in un paio di giorni e poi rimetterci in mare».
Siete pronti a ripartire? A un certo punto sembrava che la nave potesse essere sequestrata.
«La nave non è mai stata sotto sequestro. E non lo è. È una nave che è rimasta sei settimane in mare senza mai entrare in porto, è ovvio che abbia dei problemi di manuntenzione e che qualche strumento si sia deteriorato».
Il ministro Toninelli ha parlato di una nave inappropriata, uno yacht da vacanze in mare. Che tipo di nave è la Sea Watch 3?
«La Sea Watch 3 è la stessa nave che usava lo staff di Medici senza Frontiere fino ad un anno fa, la ex Dignity, l’abbiamo presa da loro. E questo già dovrebbe dire tutto. In più non è uno yacht, hanno sbagliato la traduzione della dicitura, è una nave da diporto. Aggiungo infine che anche se si fosse trattato di uno yacht avrebbe avuto l’obbligo di salvare quelle persone: non farlo, come s’intuisce perfino dalla Procura, sarebbe stato omissione di soccorso».
La Procura, ecco. Cosa vi aspettavate dal Procuratore Zuccaro?
«Sappiamo che siamo stati mandati a Catania per finire nelle sue mani e perchè indagasse su di noi tenendoci fermi come già fatto in precedenza con altri. Eravamo a un miglio da Siracusa, il sindaco ci aveva telefonato per dirci che ci aspettava, avremmo potuto sbarcare tutti lì con grande facilità e invece niente. Eravamo sicuri che Zuccaro ci facesse le pulci ed eravamo pronti, abbiamo le carte più che in regola, abbiamo fornito anche documenti non necessari.
È una considerazione comunque amara, perchè il clima si è avvelenato, siamo sotto attacco costante, siamo stati criminalizzati come se uccidessimo le persone anzichè salvarle: sarà difficile tornare indietro».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile
PIACENZA: PROGETTO “MUDDATHIR” APERTO A TUTTI, SENZA DISTINZIONE DI RAZZA E FEDE RELIGIOSA… LORO NON DICONO PRIMA I MUSULMANI
“Muddathir” (che in arabo significa avvolto nel mantello) è il nome del progetto lanciato dalla
Comunità islamica di Piacenza per contrastare l’emergenza freddo. Il progetto è aperto a tutti i senza tetto, senza distinzioni di provenienza o fede. Le porte si apriranno già da domani 31 gennaio presso la sede della stessa.
Questo progetto è promosso dal dipartimento sociale della Comunità e che vedrà svolgersi in questi giorni altre importanti attività presso la sua sede, come il corso di pronto soccorso organizzato in collaborazione con la Croce Rossa sede di Piacenza e l’evento “Donatori di vita” assieme ad AVIS, ADMO e AIMO.
Il progetto durerà 15 giorni e consiste nel mettere a disposizione la struttura di via Caorsana 43/A dando la possibilità ai senza fissa dimora di pernottare, fare la doccia, accedere ai servizi igienici e usufruire della prima colazione
Sono state informate anche le altre strutture attive della città per un miglior coordinamento e offrire un servizio più efficiente.
In vista del progetto la Comunità islamica piacentina, tramite i suoi volontari, sta raccogliendo beni di prima necessità . Chi avesse piacere può donare, portando alla sede di Via Caorsana 43/A, materiale quale: lenzuola, federe, coperte, asciugamani da doccia, ciabatte, intimo uomo nuovo, calzini, pigiama uomo, cuscini, bagnoschiuma, shampoo, sapone, spazzolini, dentifricio, carta igienica, latte, caffè solubile.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIOVANE SENEGALESE L’HA VISTO ANNASPARE ED E’ RIUSCITO A STRAPPARE L’ITALIANO ALLA MORTE… IL 21 ENNE SENEGALESE ERA ARRIVATO TRE ANNI SU UN BARCONE, ORA E’ REGOLARE E HA UN LAVORO… E’ UNO DI QUELLI CHE I RAZZISTI AVREBBERO FATTO AFFOGARE
Quando Ousmane Cissoko ha visto un uomo di 68 anni tra le gelide acque del fiume
Brenta non ha esitato un secondo e si è tuffato per salvarlo.
In questo modo il giovane immigrato è riuscito a strappare alla morte un uomo che aveva deciso di farla finita nel tratto tra Cadoneghe e il quartiere Torre, a Padova.
A notare una figura nel fiume è stata una donna che, nella mattinata di lunedì 28 gennaio, stava passeggiando sull’argine che dà sul lato Nord-Est della città .
Sono bastati pochi secondi per capire che si trattava di un corpo umano e, terrorizzata, la passante ha immediatamente dato l’allarme.“
Tra i primi ad arrivare all’altezza del passo Romeo Benetti, la passerella pedonale che congiunge le due rive, sono stati i carabinieri. L’aspirante suicida era però ormai sulla sponda: a salvarlo, tuffandosi in acqua nonostante la pioggia e le temperature prossime allo zero, è stato il ventenne senegalese.
Il ragazzo ha sentito le grida della donna e, capita la gravità della situazione, non ha esitato un solo istante. Si è tolto gli indumenti più pesanti ed è sceso in acqua. Ha raggiunto a nuoto l’uomo ormai privo di sensi e lo ha trascinato a riva.
Qui lo hanno aiutato i militari, uno dei quali è sceso in acqua issando a terra entrambi e mettendoli al sicuro.
Infreddolito ma salvo, Ousmane è stato visitato, asciugato e riscaldato. A circondarlo, il plauso dei soccorritori.
Residente in zona, il 21enne è arrivato in Italia nel gennaio di tre anni fa come migliaia di altre persone in fuga dal centro Africa. In cerca di un futuro migliore, appena 18enne, ha affrontato il viaggio attraverso il deserto dal Senegal alla Libia.
Poi la traversata, con la speranza di toccare la terra europea. Ha risalito la penisola, è passato per il centro di accoglienza di Bagnoli e ora è riuscito a trovare un lavoro e regolarizzarsi.“
Sono invece parse subito molto gravi le condizioni dell’uomo caduto in acqua.
Il 68enne padovano è stato immediatamente affidato ai paramedici che lo hanno portato d’urgenza in ospedale, dove gli è stata diagnosticata una seria ipotermia. Secondo le prime ricostruzioni l’anziano avrebbe raggiunto a piedi la sommità della passerella, avrebbe scavalcato il parapetto e si sarebbe lasciato cadere in acqua.
Sui motivi del gesto vige il massimo riserbo e gli inquirenti sono ancora al lavoro, anche se l’ipotesi più accreditata è al momento quella del gesto estremo. Solo lui potrà spiegare cosa lo abbia spinto a lanciarsi nel Brenta in una fredda mattina di gennaio.
(da “Corriere Veneto”)
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