Giugno 17th, 2018 Riccardo Fucile
MAI SCHIAVI DELLE DUE FACCE DELLO SFRUTTAMENTO DEI POPOLI
Dalla parte degli sfruttati e contro gli sfruttatori. 
Dalla parte degli ultimi contro l’arroganza di un potere sempre più xenofobo e razzista che mette i poveri contro i più poveri per continuare a far arricchire chi ricco è già .
Con lo slogan “Prima gli sfruttati” migliaia di persone sono scese in strada a Roma per partecipare a un corteo organizzato dall’Usb contro le “disuguaglianze sociali” in ricordo di Soumayla Sacko, il bracciante ucciso nella piana di Gioia Tauro mentre raccoglieva delle lamiere per costruirsi una baracca nel campo di San Ferdinando.
Vero. #schiavimai
E neanche mai sostenitori di una sedicente destra e di una certa sinistra venduti agli interessi di chi vuole destabilizzare l’Europa: sono gli stessi che una volta rappresentavano l’imperialismo militare sovietico, oggi gli interessi finanziari di oligarchi russi collusi con l’ex agente del Kgb che lucrano tangenti sul gas e in grado di finanziare gli utili idioti sedicenti sovranisti europei.
In perfetta simbiosi con il capitalismo finanziario delle lobby rappresentate da Trump e da una politica commerciale che vuole eliminare il sogno europeo, da sempre bandiera della destra sociale civile, riducendolo a becere politiche protezionistiche nazionali.
Interessi apparentemente contrapposti, ma uniti dalla stessa filosofia di sfruttamento.
E’ sempre più necessario andare oltre.
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Giugno 16th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIAIA DI CITTADINI HANNO OFFERTO AIUTO: FRUTTA FRESCA, MEDICINE E VESTITI PER L’ARRIVO DEI MIGRANTI… UNA LEZIONE DI CIVILTA’ AGLI INFAMI CLANDESTINI DELL’UMANITA’ CHE LI HANNO RESPINTI, DISONORANDO L’ITALIA
Al centralino della Generalitat valenciana non se l’aspettavano: «Hanno telefonato oltre 850 persone, e
quasi duemila hanno mandato una mail, non eravamo preparati». L’Aquarius arriverà all’alba e tutto è davvero pronto adesso.
Appena Valencia si è voluta ribattezzare “porto aperto”, era lunedì scorso, è cominciata la corsa a rendersi utili.
Non solo quindi i duemila pronti alla logistica, medici, protezione civile, Croce Rossa, polizia, psicologi, ma anche tantissimi cittadini comuni.
Al numero verde messo a disposizione delle autorità locali hanno chiamato fin da mercoledì, «ognuno ha offerto quello che sa fare».
Qualche esempio: servivano un centinaio di i traduttori? Si sono candidati in più di 800, per l’inglese, il francese e l’arabo.
Stamattina li hanno radunati in un auditorium per spiegare che non si tratta di fare semplici traduzioni, «ma di trattare i passeggeri dell’Aquarius con delicatezza.
Con vicinanza, ma senza coinvolgimento emotivo», raccontano dopo l’incontro con gli psicologi.
Per i medicinali si è risolto in fretta: le farmacie dei quartieri e le associazioni hanno preparato gli scatoloni.
Un gruppo di avvocati ha deciso di dare assistenza legale gratuita.
Nel magazzino del porto, dove ai tempi della Coppa America si ospitava la squadra di
Alinghi oggi si radunano i pacchi.
I numeri sono impressionanti: «In poche ore abbiamo ricevuto 15 tonnellate di alimenti, offerte dalle aziende e dai supermercati – racconta Oscar Velasco, della Croce Rossa di Barcellona, arrivato per coordinare gli sforzi – in frigorifero ci sono 700 chili di pesche donate da gruppi dell’agroalimentare valenciano».
L’elenco viene interrotto dal rumore dei camion che arrivano senza sosta. «Questi sono i vestiti, questi gli spazzolini da denti e i saponi», indica Velasco, tutta merce nuova e donata dalle imprese della zona.
Il convoglio delle navi arriverà all’alba, il primo a sbarcare, intorno alle 6 sarà la nave della Marina italiana Dattilo, dopo verso le 9 sarà il turno dall’Aquarius.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2018 Riccardo Fucile
IN UN PAESE DOVE CLANDESTINI DELL’UMANITA’ ISTIGANO ALL’ODIO, L’ESEMPIO DI UN ATTO DI AMORE NON POTEVA VENIRE CHE DA UN BAMBINO
Una traballante presa di corrente deve aver provocato qualche scintilla in cucina. Forse vicino a uno
straccio, a un rotolo di carta. Primo focolaio di un incendio che alle 4 del mattino, in pochi minuti, ha devastato i due livelli di un appartamento in pieno centro a Messina.
Un rogo che segna la fine di due creature, Francesco Filippo, 13 anni, e Raniero di 10. Con il più grande che, stando alle prime ricostruzioni, è riuscito a saltare giù dal soppalco, ma che poi è tornato indietro per salvare il fratellino, finendo entrambi bloccati e soffocati sui tizzoni della scala di legno.
Sacrificio di un piccolo grande eroe.
Un lutto infinito per Giovanni Messina e Chiara Battaglia, i genitori che sono riusciti a strappare al fuoco gli altri figli, di 8 e 6 anni, Tancredi e Francesco.
Mentre sulla tragedia già cresce la polemica. Con soccorritori convinti di un forte ritardo dei Vigili del fuoco. Increduli quando si dà per certo che «un’autobotte e una squadra sono arrivate da Milazzo, 40 minuti di autostrada», come ripete il cugino dei Messina, Fernando Rizzo, un civilista che abita nella stessa palazzina, al secondo piano, in salvo pure lui con moglie e figli, in fuga lungo un cornicione dopo avere abbattuto la persiana di un appartamento disabitato.
È stato lo stesso avvocato a chiamare concitato il centralino dei Vigili del fuoco dove il primo allarme era giunto alle 4.07 con la voce di una vicina di casa terrorizzata.
E dalla caserma di via Salandra, distante appena un chilometro, sono schizzate verso la centralissima via dei Mille due camionette, seguite da auto-botte e scala aerea. Troppo grande quest’ultima per incunearsi fra i rami degli alberi piantanti sui marciapiedi dove erano già arrivate, impotenti, una volante della polizia e un’ambulanza.
In quei momenti l’avvocato Rizzo guidava infatti la piccola colonna di fuggitivi. È accaduto tutto in tre, quattro minuti. Il fuoco ha svegliato nella camera da letto del primo piano marito e moglie che, spalancata la porta d’ingresso, sono riusciti ad afferrare i due bimbi dai loro lettini. Un fumo denso impastava già le loro gole quando, correndo al secondo piano, hanno bussato a casa del cugino.
Papà Gianmaria ha provato a tornare indietro per correre verso Francesco Filippo e Raniero, mentre la madre gridava i loro nomi. «Il fumo sembrava un muro», racconta questo padre che non si dà pace ricordando la forzata ritirata con il pensiero ai bimbi rimasti dentro.
«Ma avevamo la speranza che arrivassero i vigili a salvarli», ripete come un automa la mamma, a sera, in una stanzetta del Papardo, l’ospedale dove sono finiti tutti sotto controllo. Resterà per sempre nella loro memoria quella fuga su un cornicione di 30 centimetri. Con Rizzo che porta via tutti su un balcone scavalcato per raggiungere la finestra dell’appartamento attiguo, unica via di salvezza, scrutando giù sulla strada, dove i vigili non arrivavano.
Smorza le polemiche il comandante dei pompieri, l’ingegnere Pietro Foderà , negando ritardi nelle operazioni: «Siamo riusciti a salvare gli abitanti dell’area, evacuando anche gli edifici adiacenti, ma le fiamme in quell’appartamento con parquet, soppalco e scala di legno hanno subito avvolto tutto».
Lo ha ripetuto ai funzionari di polizia che stilano verbali, coordinati dalla pm Annalisa Arena, turbata anche lei dalla storia del piccolo eroe, Francesco Filippo, ieri mattina atteso alla scuola «Verona Trento» per gli esami di licenza media, interrotti fra le lacrime da professori e compagni di classe.
Agghiacciante la vista della palazzina ridotta a un ammasso nerastro, a due passi dai negozi dei Messina sullo stesso viale, una boutique per bimbi e un negozio per adulti. La loro vita concentrata lì, come ricorda Laura Pulejo, la vicina: «Facendo la spola per accompagnare i figli a scuola o in palestra. Due genitori magnifici…».
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 15th, 2018 Riccardo Fucile
IL M5S NON VUOLE DEDICARLA A “UN RAZZISTA” MA STA AL GOVERNO COI PEGGIORI RAZZISTI, IL PD SI ACCODA DIMENTICANDO DI QUANDO BERLINGUER SI VEDEVA CON IL LEADER DEL MSI, LA MELONI LO PROPONE PER LUCRARCI QUANDO ALMIRANTE DICEVA L’OPPOSTO DI QUANTO SOSTIENE LEI
I fatti li conoscete: il consiglio comunale di Roma ha approvato una proposta di Fdi di titolare una strada a Giorgio Almirante, storico segretario del Msi, con il voto determinante del M5s.
La sindaca Raggi, assente alla votazione, ha prima dichiarato che il Consiglio è sovrano, poi ha annunciato che bloccherà la proposta attraverso una mozione che vieterà di dedicare strade a chi si è macchiato di dichiarazioni e atti razzisti (collegandosi all’adesione di Almirante alla Rsi).
La vicenda mette in evidenza tre paradossi.
Faccio una prima premessa, così evitiamo equivoci: chi scrive ha militato 22 anni nel Msi e non certo su posizioni “almirantiane”.
Seconda premessa: ad Almirante sono dedicate decine di strade in tutta la Penisola, quindi non rappresenta certo una novità .
Terza premessa: ad Almirante non sarebbe fregato nulla di una strada a suo nome, ma di vedere portare avanti i punti cardine del Msi che non a caso era declinato in Movimento SOCIALE Italiano, non quindi destra reazionaria, becera e asociale come quella attuale.
Veniamo al primo paradosso che induce a fragorose risate.
Sentire rifiutare la dedica di una strada a un personaggio in quanto “razzista” proprio da coloro che SI SONO ALLEATI AI RAZZISTI per una poltrona è tragicomico. Soprattutto perchè le scelte e gi errori di Almirante sono stati conseguenza di eventi storici passati mentre quelle grilline sono attuali.
Almirante, in una celebre intervista al Corriere disse, ricostruendo gli anni della sua adesione alla Rsi: “In quel regime [quello fascista] sono nato e cresciuto, ad esso avevo creduto fino a ignorare o a scusare i suoi errori. Potevo abbandonarlo nel momento della sua disfatta? Il mio passato è stato quello. Non posso rinnegarlo.”
Nessuno può dire che nel programma e nei comportamenti del Msi nel dopoguerra vi sia mai stata la rivendicazione delle odiose leggi razziali, anzi semmai l’opposto.
Come fino agli ultimi anni del partito non vi furono mai iniziative politiche “razziste” contro i primi immigrati che si affacciavano in Italia.
Il M5s ha il diritto ovviamente di dedicare le strade romane a chi pare a loro, ma per negarle trovino altra motivazione perchè chi si fa interprete di istanze razziste NON HA TITOLO per giudicare gli altri .
Secondo paradosso
Il Pd è insorto a ruota, un po’ per attaccare i grillini, un po’ per giustificare che sono ancora al mondo. Ma sentire a distanza di 40 anni la solita litania da “DURI E PURI” contro un uomo politico che il loro segretario Berlinguer incontrava di nascosto per evitare la guerra civile in Italia, con grande senso dele istituzioni da parte di entrambi, è vecchia politica.
Oggi il tema è chi sta coi poveri e chi coi ricchi del mondo, chi è razzista e chi no, il fascismo e il comunismo non c’entrano una mazza.
Almirante e Berlinguer oggi starebbero dalla stessa parte, almeno su questi temi.
Quando a sinistra (e a destra) lo capiranno sarà sempre troppo tardi.
Terzo paradosso
“La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, la destra o è Europa o non è.” Così si esprimeva Giorgio Almirante, disegnando una Europa unita, contrapposta agli imperialismi politici e finanziari Usa e Sovietico.
Oggi vuole dedicargli una strada, lucrando sul suo nome, un partito che nega l’Europa in nome di un sovranismo d’accatto e di un becero nazionalismo da avanspettacolo, che ha come riferimento un ex agente del Kgb che ha accompagnato la Russia dal regime comunista a una oligarchia antidemocratica in mano a personaggi che hanno lucrato sull’energia trasferendo gli utili in conti esteri.
Tutto l’opposto dei punti cardine del Msi di Giorgio Almirante, per non ricordare l’assoluta assenza di temi come la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese nel programma della sedicente “destra” italiana.
Se volete ricordare Giorgio Almirante invece che pensare alle strade sarebbe meglio cercaste di ritrovare la VIA maestra: merito, legalità , socialità , solidarietà , Europa.
Per quelle non serve una targa, basta la vista buona.
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Giugno 15th, 2018 Riccardo Fucile
“IO NON SONO BUONO, SOLO SOLO UNO CHE CREDE NELLA GIUSTIZIA”… “IL CASO AQUARIUS, ROBA DA VERGOGNARSI DI ESSERE ITALIANI”
Lui non si arrende alla vulgata xenofoba. 
Il comico Giobbe Covatta è dal 1994 in Amref, Ong che si occupa di salute in Africa coinvolgendo direttamente le comunità locali nei propri progetti, aiutando l’organizzazione a raggiungere i propri scopi prestandovi il proprio tempo come testimonial.
L’attore ancora oggi prova a sensibilizzare gli italiani sul tema con i suoi spettacoli. Ad esempio nell’ultimo, “La Divina Commediola”, si è dedicato ai diritti dei minori, soprattutto del terzo mondo. E’ perciò sicuramente una persona che può spiegarci cosa sta avvenendo tra i nostri connazionali, che una volta sentivano molto di più lo spirito di accoglienza e oggi dibattono invece di respingimenti.
A fine mese, il 21 giugno, parteciperà al dibattito “Voci di confine: la migrazione è una storia da raccontare. Per davvero” , organizzato proprio da Amref e dal Comune di Milano nella Sala Alessi di Palazzo Marino dalle 9 alle 13.30.
L’obiettivo del convegno è quello di organizzare una comunicazione corretta sulle storie dei migranti. A tale scopo si terranno 3 panel: “Una corretta comunicazione sulla migrazione: atto di responsabilità e di impegno politico”; “Al confine tra opinione pubblica e narrazione mainstream: studi, riflessioni e nuove strategie possibili”; “Voci di confine: la migrazione è una storia da raccontare. Per davvero”. Oltre a Covatta parteciperanno, tra gli altri, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino, il direttore di Amref Guglielmo Micucci, Luigi Manconi, direttore dell’Unar e Giusi Nicolini, già sindaca di Lampedusa e premio Unesco per la Pace, Abenet Berhanu, direttore Amref Health Africa Uganda, Tana Anglana, esperta migrazioni e sviluppo, Chiara Ferrari, Ipsos — Social and Opinion Research e il reporter Saverio Tommasi.
Risponde al telefono mentre sta parcheggiando. «Fino a poco tempo fa si parlava più tranquillamente di solidarietà , ma ora siamo passati a un clima in cui non ti danno solidarietà nemmeno per farti lasciare bene la macchina. Poco fa un signore non voleva concedermi di spostare la sua automobile di mezzo metro per farmi posare la mia in maggiore comodità . Figurati chiedere a persone del genere un impegno sociale. Ormai chiedere solidarietà è fantascienza, è chiaro che spopolano i fascisti in un clima di questo genere».
Sono molti anni che lei si impegna con Amref. Attualmente qual è la sua attività nell’organizzazione? Si definisce “buonista”?
«Collaboro dal 1994, avevamo cominciato in 3 ed ora siamo tanti. Forse sono l’ultimo rimasto del nucleo iniziale. Mi occupo di documentari e comunicazione sull’Africa. Difficile farlo se non vai in quei posti con una bandiera di una Ong che ti protegge. E’ l’unico modo per farsi recepire come estranei ai conflitti in corso lì.
La parola “buonista” è diventata di moda solo negli ultimi anni. Ormai sembra quasi che essere buoni sia una cattiveria. Io non è che sono buono, sono solo uno che crede nella giustizia. E credo che le situazioni africane siano ingiuste, per motivi storici. Ma ormai c’è totale mancanza di memoria. E nessuno si chiede più il perchè delle cose. Da bambini ci si chiedeva perchè esistono le nuvole, i grandi non lo fanno più. Figurati se ci si chiede il perchè delle guerre. Non chiederselo porta all’ignoranza sul tema che vediamo oggi”.
Cosa non si racconta oggi delle migrazioni, e come andrebbe affrontata la comunicazione su questo tema?
«In primo luogo si parla troppo di “invasioni”. In tutta l’Europa i rifugiati sono il 6 per cento, e in Italia il numero è ancora più ridicolo (2,4 per cento secondo l’Unhcr, ndr). Sarebbe bello piuttosto raccontare qualcosa sulle persone che vengono da noi.
E la storia dovrebbe cominciare parlando del Paese da cui parte il migrante. Perchè la maggior parte della gente, se chiedessimo dove si trovano il Mali o il Burkina Faso, non saprebbe proprio rispondere. Già anni fa durante la crisi del Biafra non si sapeva nulla di quella zona.
Dovremmo per esempio apprendere che fino all’altro ieri il Congo era il giardino privato di Leopoldo II. Posti dove l’occidente ha fatto carne da macello e dove piazzavamo governanti comandati a bacchetta, a nostro piacimento, dove decidevamo noi il prezzo a cui venderci le noccioline
Abbiamo davvero una memoria a brevissimo termine, massimo a 10 giorni. Nello sputtanare questo pianeta abbiamo avuto moltissimi vantaggi, loro nessuno. Piuttosto, hanno subito la perdita delle materie prime, come l’acqua. Li abbiamo devastati e non vogliamo che escano da lì, e addirittura devono fare molta attenzione quando escono. Dobbiamo chiederci il perchè una donna incinta voglia attraversare il deserto e salire poi su un barcone per arrivare in Europa! Sono queste le domande che dovremmo porre agli italiani, dopo avergli raccontato tutta la storia. Essendo questioni di difficile comprensione vanno raccontate cercando di non essere pallosi. Io i libri pallosi li leggo, anche con gli sbuffi di mia moglie che mi vede tanto impegnato. E poi con i miei spettacoli provo a innescare un po’ di curiosità sui temi di cui ho letto».
Secondo lei le Ong che salvano i migranti sono “vicescafisti” come dice Salvini e “taxisti del mare” come dice Di Maio?
«Sono polemiche prive di supporto logico. Come si fa a chiamare vicescafista un volontario che salva vite? Quante condanne hanno avuto le Ong? Nemmeno una. Se qualcuno ci marcia è nelle istituzioni, non certo nelle Ong. Magari i farabutti ci sono, ma in accordo col ministero degli Interni! Basta seguire il corso del denaro per trovare il figlio di puttana che sta rubando. Qualcosa che mi puzza nel mondo del volontariato l’ho anche trovato e ho anche detto quello che dovevo dire a chi mi puzzava. Ma non mi viene assolutamente voglia di generalizzare».
Però oggi la maggioranza degli italiani la pensa come Di Maio e Salvini. O anche peggio. Eravamo un popolo di emigrati e accogliente, meno di 30 anni fa accoglievamo gli albanesi nelle nostre case. Ora siamo diventati gente rabbiosa, che sui social si augura la morte di chi attraversa il Mediterraneo…Cos’è successo? E chi ne ha più responsabilità ?
«Penso sia colpa dell’informazione distorta, ma non quella ufficiale. Parlo di quella boschiva, quella su internet. Umberto Eco ricordava che in rete un premio Nobel e un idiota totale hanno lo stesso peso, e questo è un problema. C’è un clima fortemente individualista, è finito il “noi”, c’è solo l’”io”. Eppure noi, diversamente dall’80 per cento del resto del pianeta, viviamo nella parte del mondo benestante. Il sottoproletariato di una volta (fabbriche e campi) non c’è più, si è trasformato in quelli che vengono da noi senza diritti, voce e visibilità . E noi, con la nostra mentalità piccolo-borghese, ci comportiamo con loro come la borghesia della prima rivoluzione industriale con i poveri di allora.
Poi è anche colpa di una logica di mercato che si è spostata verso la totale inutilità , verso esigenze assolutamente inventate. Ci siamo spostati verso consumi del tutto futili che ci hanno instupidito. Il mercato ci porta verso dinamiche sbagliate come quelle dell’obsolescenza programmata e dei combustili fossili. Il problema del petrolio andrebbe risolto anche perchè l’Africa sarebbe senza debiti se non ne acquistasse, e ne comprano a strafottere. Le energie rinnovabili potrebbero essere il futuro del continente».
Lei come la definirebbe questa ondata emotiva rabbiosa? Razzismo? xenofobia? Stupidità ? Cecità ? O altro?
«Io lo definirei razzismo, che sostanzialmente è legato al classismo, come spiegavo. Siamo spaventati dai poveri. Quando li guardiamo non pensiamo ad aiutarli indipendentemente da dove provengano. Vediamo solo un disperato e giriamo al largo. Strano. Per gli italiani una volta l’ospite era sacro. Ora invece c’è questo atteggiamento da piccolo-borghesi che, in preda al panico, hanno paura di essere contagiati da quel povero proveniente da un altro Paese».
Secondo lo scrittore Catozzella, gli italiani oggi guardano i migranti con sospetto perchè si vergognano del loro passato di emigrazione. Esiste secondo lei un problema storico nel modo in cui guardiamo lo straniero?
«Certamente, l’Italia ha uno storia quasi sanguinolenta di emigrazione che viene da lontanissimo. Il Belgio accoglieva gli italiani che andavano in mineria. Storie simili avvenivano in America. Personalmente cerco di informarmi ancora proprio su quegli eventi, cerco di capire. Però per me è difficile dire se davvero c’è il tipo di meccanismo psicologico nell’italiano, occorrerebbe uno psicoanalista per capirlo».
Come possiamo porre rimedio a questo razzismo? Secondo lei si può rovesciare questa egemonia culturale antibuonista cioè “stronzista”? E se sì, come?
«Penso la questione si possa risolvere con l’informazione, invitando a non smettere di porsi e porre domande. Dialogando, con la forza delle idee. E tutto questo deve transitare per i luoghi preposti perchè questo accada, ovvero la scuola, i giornali, le televisioni. Ma se questi presidi sono dominati dal razzismo e non dalla libertà , finisce la possibilità di crescita. Così rischiamo di finire in Turchia o in Ungheria. Più elimini i momenti di confronto e più le cose peggiorano».
Che ne pensa del comportamento del governo italiano in merito al caso Aquarius?
«Mi vergogno come un ladro. Mi mette a disagio pensare che il mio Paese possa fare cose del genere. Il comportamento di chi non fa entrare navi in Italia con 130 bambini a bordo è grave quanto quello di chi va in Africa a commettere atti di pedofilia. Eventuali critiche all’Europa sulla gestione delle migrazioni non possono passare sulla loro pelle di quelle persone».
Ha paura delle politiche migratorie che il governo Conte potrebbe mettere in atto d’ora in avanti, in particolare di quelle del ministro Salvini
«Mi preoccupano, in effetti. Mi spaventa l’idea che il popolo condivida certe posizioni. Non perchè penso che possa succedere qualcosa a me in particolare, ma perchè mi spaventa l’idea che possiamo finire a vivere in un paese razzista. Mi spaventa che qualcuno possa decidere chi può e chi non può stare in Italia e avere diritti. Nessun eletto dovrebbe arrogarsi questo tipo di scelte».
Nel M5s, che contiene al suo interno diverse anime, qualcuno (come Fico) storce il naso di fronte alle esibizioni muscolari xenofobe di Salvini. Però per ora questi “dissidenti” si espongono poco. Crede che sia possibile appellarsi alla parte migliore del M5s o pensa che sia inutile, perchè tanto obbediscono come in una setta? Come valuta in generale il movimento fondato da Grillo e Casaleggio?
«Storcono il naso ma poco altro. Ormai hanno messo il culo là sopra e non credo vogliano rialzarlo. Non ho idea se possano cambiare. Mandare a fanculo la gente è la cosa più facile che si può fare. Se poi però vai al potere e dai fuoco a tutto, forse avevi detto solo cazzate fino a quel momento. Io non sono d’accordo per esempio contro il limite di legislature. Per me la politica non solo è un mestiere, ma è il mestiere più difficile del mondo. Pensi a Berlinguer, a Moro, mica facevano i salumieri. Lo statista non pensa alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni. L’elettorato grillino invece penso che non solo potrebbe essere recuperato, ma che dovrebbe essere riportato verso un’ambito di politica organizzata, culturalmente più strutturata».
A proposito di partiti, qualcuno dice che allo “stronzismo” antimigranti di Salvini sono state aperte le porte da Minniti, quindi dal Pd. Che non bloccava le navi ma metteva direttamente i migranti nei lager libici. Cosa ne pensa? Più in generale, pensa che ci sia stata un’abdicazione ai valori di solidarietà verso i più deboli da parte di chi su quei valori aveva fondato la sua parte politica
«Penso di sì, la sinistra probabilmente ha abdicato ai propri valori. Il Governo Renzi ha fatto pochissimi aumenti di decimali nei fondi destinati alla cooperazione internazionale. Siamo distanti dall’obiettivo dello 0,7 per cento, senza contare che nei soldi stanziati c’è dentro la spesa militare. Se noi mandiamo centinaia di soldati a presidiare le frontiere invece di cooperanti poi i risultati saranno ovviamente negativi. Abbiamo fatto gli accordi per gli Obiettivi del Millennio con l’Onu, ma non abbiamo dato una lira».
Esempi di integrazione riuscita in Italia ne esistono, se pensiamo al caso di Riace. Quali potrebbero essere le politiche migliori da attuare in merito all’integrazione delle diverse culture nel nostro Paese, più in generale?
«L’ultima volta che hanno chiesto a un comico di dare soluzioni ai problemi, è andata così così…. tocca ai politici prescrivere terapie. Le diagnosi però possono anche spettare ai comici; mi permetto di prendermi questa responsabilità ».
(da “L’Espresso”)
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Giugno 12th, 2018 Riccardo Fucile
“L’IMMAGINE INTERNAZIONALE DELL’ITALIA NON CI GUADAGNA DI SICURO DA QUESTA VICENDA, SALVINI HA POCO DA CANTARE VITTORIA”
Non ha vinto il più forte, ma il più «umano»: se mai dovesse esserne tratto un film, «Aquarius», è chiaro che l’eroe della vicenda sarebbe Pedro Sà¡nchez, il nuovo premier socialista spagnolo, che strappa al mare e alla tempesta, anche se soltanto diplomatica, 629 disperati alla deriva; e apre loro il porto di Valencia.
Ma gli spagnoli saranno d’accordo con questa scelta?
Penso di sì. Ci sentiamo un popolo umanitario — ritiene Enric Juliana, vice direttore del quotidiano catalano La Vanguardia e attento osservatore della politica italiana, dopo molti anni di corrispondenza da Roma -. Per Pedro Sà¡nchez è stata una buona mossa: oggi è il suo primo giorno effettivo di lavoro, dopo aver organizzato la settimana scorsa tutte le cariche del suo governo. Con questa decisione ha voluto dimostrare di avere una capacità di iniziativa coerente con il suo discorso programmatico. Il centrosinistra ora è innamorato di Sà¡nchez, il Trudeau del sud Europa.
Sà¡nchez-Trudeau?
Credo che siamo di fronte a due archetipi politici. In Spagna Sà¡nchez arriva al governo con il concetto-Trudeau: più ministre che ministri nel suo consiglio, un discorso liberal-progressista, politiche di uguaglianza e di ortodossia economica. Tanto da mettere al dicastero dell’Economia la responsabile della commissione per il budget dell’Unione Europea. Mentre in Italia, il primo ministro Conte si presenta dedicando una sola frase alla parità di genere in un discorso di un’ora e mezza. Salvini arriva al Viminale seguendo l’archetipo di Putin, dell’uomo forte, che batte i pugni sul tavolo. Diciamo che Salvini sta a Sà¡nchez, come Trump a Trudeau. Naturalmente, la realtà di fondo è molto più complessa.
Intanto arriveranno altre navi…
È un problema di tutti. Si apre una discussione europea. Anche se ogni paese ha la sua agenda: in Italia si discute di tasse e immigrazione. In Spagna, di pensioni, perchè la popolazione sta invecchiando, e di unità territoriale, per l’indipendentismo catalano. Da noi la percentuale di migranti è forse superiore, rispetto all’Italia, ma per metà si tratta di latinoamericani. Capisco anche che Salvini canti vittoria, ma l’immagine internazionale dell’Italia non guadagna nulla da questa storia.
Chi accoglierà la prossima nave, allora?
Toccherà a qualcun altro. Ma neanche per l’Italia sarà facile chiudere di nuovo i suoi porti.
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 5th, 2018 Riccardo Fucile
I SOCIAL IN DELIRIO PER UN ITALIANO DEL SUD DI CUI ESSERE ORGOGLIOSI … VITTORIA DA BRIVIDI DEL GIANT KILLER PALERMITANO, DA NUMERO 110 DELLA CLASSIFICA ALL’IMPRESA DELLA VITA
Il primo ad applaudirlo è stato proprio Corrado Barazzutti, l’ultimo ad aver avuto il privilegio di una semifinale Slam. Si era sempre al Roland Garros, quarant’anni fa. Era il 1978, perse poi 6-0 6-1 6-0 contro Bjorn Borg.
Oggi Marco Cecchinato si è regalato qualcosa di incredibile. Meraviglioso. Inaspettato.
Un italiano è tra i migliori quattro a Parigi, e e questo ragazzo si è meritato ogni vittoria, ogni, set, ogni game, ogni punto.
La sua storia è la storia del lavoro e del sacrificio, in silenzio e senza proclami.
Ha battuto nei quarti di finale Novak Djokovic, che l’aveva voluto come sparring partner a Montecarlo.
Oggi (5 giugno, giorno fortunato: 8 anni fa il trionfo di Francesca Schiavone) il siciliano, 25 anni, lo ha superato sul suo stesso territorio: quello della strategia, della solidità , della forza fisica. Cecchinato si è imposto in quasi tre ore e mezza: 6-3, 7-6, 1-6, 7-6.
Ora gli toccherà Dominic Thiem, e potrà solo divertirsi. Sebbene nulla è precluso.
Ma l’Italia intanto ha vinto la sua partita più difficile, quella di avere un futuro nuovo più luminoso. Con Cecchinato, Fognini e Berrettini, il Roland Garros 2018 ha davvero invertito la rotta, immaginando finalmente nuovi orizzonti. E i ragazzini juniores oggi sanno che chiunque vuole può raggiungere il suo sogno.
Giant killer, l’uccisore di giganti. Così l’account del Roland Garros definisce Marco Cecchinato dopo la vittoria sull’ex numero uno Novak Djokovic.
Il colpo vincente, poi un urlo liberatorio a terra, la schiena sulla terra rossa
Una vittoria riconosciuta anche da Novak Djokovic, che a fine partita ha abbracciato l’avversario prima di lasciare a lui il campo per riprendere fiato e cognizione di quello che è riuscito ad ottenere, con il pubblico che ha intonato “Seven Nation Army”, la colonna sonora che ha accompagnato l’Italia campione del mondo nel 2006.
Il Coni ha celebrato il successo a caratteri cubitali: “MONUMENTALE”.
“Pauroso, da brividi”, è stato il commento a caldo di Sara Errani.
L’impresa di Cecchinato è stata celebrata da tutte le testate straniere
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2018 Riccardo Fucile
SONO QUEGLI ITALIANI CHE RESTANO AL LORO POSTO, CHE LAVORANO IN SILENZIO CON GRANDE DIGNITA’, CHE NON SI VOLTANO DALL’ALTRA PARTE, CHE PAGANO LE TASSE ANCHE AL POSTO DI CHI NON LE PAGA, UNICO ANCORAGGIO MORALE DA CUI RIPARTIRE
Da quasi novanta giorni una bella fetta di Italia assiste sgomenta e smarrita al pessimo spettacolo offerto dagli attori di questa ennesima crisi politica all’italiana.
Sono le persone, milioni di persone, che in ogni tempo restano al loro posto. Malgrado gli scossoni irrazionali e irresponsabili di chi dice di parlare anche a nome loro.
Con educazione e rispetto questi italiani osservano e vanno avanti.
Devono occuparsi della vita, la loro, ma anche di quella degli altri e certo non si sentono rappresentati da nessuno anche, se, vorrebbero.
Perchè anche in questi mesi con un governo in uscita e nessuno in entrata il Paese è andato avanti, giocoforza.
Perchè chi ha cura e si prende cura non può permettersi di incrociare le braccia e mettersi a guardare lo spettacolo.
Persone, a cui nessuno risponde, che nessuno rappresenta, ma che fanno stare in piedi lo Stato.
Che ogni mattina stanno al loro posto: nei ministeri, negli ospedali, nelle scuole, nelle case di chi ha bisogno di assistenza, nei centri di accoglienza in cui serve umanità a prescindere, in una volante della polizia.
Starci, sempre e comunque, anche nelle condizioni di difficoltà , magari maledire lo Stato ma non voltandosi mai dall’altra parte quando un turno diventa di 36 ore in una corsia d’ospedale o un ragazzo chiede di parlare con il professore della sua angoscia ben oltre il normale orario scolastico, o c’è un uomo che muore in una casa, sull’asfalto, per mano di altri.
Persone, che non possono permettersi i solipsismi degli intellettuali un giorno impegnati, ma l’altro forse no, ingrata Italia che non mi capisci.
Che pagano le tasse con ordine quando devono e non pensano che milioni altri non lo fanno, ogni anno da anni, e che forse un giorno sarebbe il caso di seguire quell’esempio: famiglie, imprese, partite iva, liberi professionisti.
Persone che si applicano, studiano, giovani che seguono un loro cammino e coltivano un sogno, si danno un obiettivo nonostante il deserto intorno.
Risorse umane, capitale umano, deontologia, etica, rispetto, educazione, formazione, senso dello Stato.
E’ l’Italia che tutti i politici evocano in esercizi di retorica ormai diventati stucchevoli e maleodoranti, sia da posizione di governo sia dall’opposizione.
Parlarne senza conoscere, senza essersi mai sporcati le mani.
Avere cura, slogan veltroniano di tanto tempo fa ridotto a operetta allora e dopo, quando di cura se n’è vista poca anche a quelle latitudini politiche.
Nemmeno per un minuto dentro il Pd è venuto in mente di mobilitarsi in nome dell’Italia, di questa Italia.
Di rischiare per loro, di capire umilmente di aver sbagliato e molto, anche con tutti loro.
Questa è l’Italia che c’è e che ci sarà malgrado tutto, nonostante tutto, a cui nessuno dice mai grazie.
Che invoca da troppo tempo un paese normale, rettitudine, interesse vero per le cose di cui si parla, competenza della politica, che cerca una guida senza abbandonare il proprio senso di responsabilità .
E’ l’Italia che il populismo offende, da qualsiasi parte politica venga espresso (e troppo ce n’è stato anche ai tempi del governo Renzi, davvero troppo).
Che resiste, nonostante tutto, e che dopo le macerie di questi mesi sarà l’unico ancoraggio stabile, vero, autentico da cui qualsiasi politica di senso potrà ripartire.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 28th, 2018 Riccardo Fucile
GRIDANO CONTRO L’EUROPA DIMENTICANDO LA STORIA DA CUI PROVENGONO, HANNO RINNEGATO GLI IDEALI DI RIFERIMENTO, HANNO SCORDATO TUTTO, ALMENO NON ROMPETECI I COGLIONI CON LE VOSTRE GIUSTIFICAZIONI
C’era una volta”, ma non così lontano nel tempo, per la verità (basterà tornare indietro nel tempo di appena 6 anni) la Destra con cultura di governo e della legalità
Quella che esaltava l’amor di Patria ed il rispetto per le Istituzioni Repubblicane.
Quella che propugnava un progetto, al tempo stesso, conservatore ed innovatore; liberale e popolare
Non è rimasto quasi più nulla di quella destra
Molti dei suoi “uomini” e delle sue “donne”, oggi si battono per altro
Attaccano il Presidente della Repubblica per una decisione che – piaccia oppure no – è stata assunta nell’ambito di poteri Costituzionalmente ammessi..
Immaginano addirittura una messa in Stato d’accusa
Sostengono un leader che, pur di andare al potere, è disposto a svendere gli “ideali di riferimento”.
Gridano contro l’Europa, contro le culture diverse, del tutto dimentichi della storia dalla quale provengono..
“Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai…”
Hanno scordato proprio tutto.
Che tristezza…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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