Novembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
NON SERVE ABOLIRE DAI LIBRI DELLE ELEMENTARI LE IMMAGINI DI BAMBIME CHE CUCINANO E CULLANO BAMBOLE, OCCORRE RISCOPRIRE CHE AMORE NON E’ POSSESSO
Il Pd ha presentato un disegno di legge per abolire dai libri delle elementari le immagini di bambine che cucinano e cullano bambole, nella beata convinzione che siano quegli stereotipi ad alimentare il maschilismo della società e le violenze contro le donne.
A me sembra che ancora una volta si giri cerebralmente intorno al punto.
E il punto non riguarda la scarsa consapevolezza del ruolo della donna, ma la totale ignoranza del significato dell’amore.
La mancanza, cioè, di un’educazione sentimentale. I sentimenti sono stati espulsi dal discorso pubblico.
L’orrore può essere raccontato in ogni sua forma, così come la retorica melensa. Ma il sentimento no. Il sentimento viene confinato alla sfera privata per false ragioni di pudore.
Solo che, a furia di confinarlo, nessuno sa più cos’è.
Il maschio che picchia una donna è anzitutto un maleducato sentimentale. Uno per cui l’amore si esprime attraverso il possesso di un’altra persona.
Mentre l’amore, come ci ha invano ricordato Platone due millenni e mezzo fa, consiste nel desiderare il bene della persona amata anche quando non coincide con il nostro.
Consiste nel dare, non nel ricevere.
Perciò l’amore è più forte del senso di sconfitta che ti infligge un rifiuto o un abbandono.
Perchè ti permette di accettare la perdita senza sentirti ferito nell’orgoglio nè menomato nella tua personalità .
Amare significa sapere accogliere e lasciare andare. E’ l’esatto opposto del possesso. E’ la forma più alta di libertà .
Spieghiamo questo ai bimbi delle elementari, e lasciamo in pace le bambole.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Novembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
MA COME CI SI PERMETTE IN ITALIA A PARLARE DI ONESTA’? SI PARLI DI “DIVERSAMENTI DISONESTI”
Maurizio Landini ha sbagliato a dire che Matteo Renzi “in questo Paese non ha il consenso delle persone
oneste”, e infatti se n’è scusato.
Non ha invece fatto ammenda per l’errore davvero imperdonabile che ha commesso pronunciando la parola “onestà ”, una caduta di stile insopportabile come gli fanno notare illustri editorialisti su autorevoli quotidiani, ma a nostro sommesso avviso senza la necessaria durezza.
A questo sindacalista che si ostina ad alzare la voce e a gesticolare ogniqualvolta si parla di lavoratori in esubero o in attesa di nuova collocazione (lui li chiama “disoccupati”, termine dal suono piuttosto volgare) bisognerebbe insegnare oltre alla buona creanza un uso più accorto della lingua italiana.
Onestà è un’espressione intrisa di quel moralismo e di quella morale (ultimo rifugio dei farabutti parafrasando Samuel Johnson quando parlava del patriottismo) che fino dai tempi di Enrico Berlinguer hanno fuorviato intere generazioni con una visione settaria e violenta che non a caso trova le sue radici “nella mistica della ghigliottina tanto cara a Robespierre”, come acutamente ha notato Pierluigi Battista sul Corriere della sera
Chi siamo noi, per distinguere l’onesto dal disonesto poichè se è opinabile definire qualcuno, per esempio, corrotto (anche se fosse colto mentre intasca una tangente sarebbe colpevole, ricordiamolo, solo dopo il terzo grado di giudizio e sempre che non scatti una legittima prescrizione o qualche benedetto indulto), siamo sicuri caro Landini che i suoi presunti “onesti” lo siano per davvero e non nascondano, per dire, qualche multa non pagata e che al bar richiedano sempre lo scontrino?
E poi, come opportunamente si chiede Cesare Martinetti, sulla Stampa, chi è per Landini “chi lavora?”. “Gli iscritti alla Fiom?” . “Tutti?”. Eh, eh, ci siamo capiti…
Davvero intollerabile, infine, è la discriminazione quasi razzista della dicotomia landiniana tra buoni e cattivi: non siamo forse tra i paesi al mondo dove girano più mazzette (superiamo perfino il Ghana) senza contare il record planetario dell’evasione fiscale e l’impunità assicurata a tutti coloro che possono permettersi un bravo avvocato anche se, per ipotesi, avessero mandato al creatore tremila persone avvelenandole con l’amianto?
E delle mafie che comunque danno lavoro a tante brave persone, che ne vogliamo fare?
Lo sa il virtuoso Landini che l’economia illegale tiene a galla gran parte della nostra meravigliosa penisola?
Vuole forse le barricate per le strade in nome di un astratto concetto di etica con cui, diciamolo non si mai sfamato nessuno (caso mai è il contrario)?
Quindi caro segretario della Fiom, faccia la cortesia, riponga nel cassetto certe visioni passatiste e demagogiche.
Per dirla con il pragmatico Giuliano Ferrara “la smetta di farci perdere tempo”, si rassegni al nuovo che avanza ed eviti di dare spago “a una questione morale, o meglio moralistica che autorizza il rilancio di un’atmosfera girotondina che la difficile situazione sociale sta rendendo sempre più avventuristica e drammatica” (Martinetti). Lasci lavorare in pace il nostro amato premier che sta “rivoluzionando il Paese da sinistra” (Repubblica).
E la smetta di usare parole che possono essere delle vere bombe.
Dia retta, se anche gli onesti esistessero, per ragioni di alta politica e di ordine pubblico andrebbero chiamati diversamente disonesti.
O meglio ancora “cosi”, come ci insegna il compagno Lotito.
Antonio Padellaro
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 14th, 2014 Riccardo Fucile
“COSI’ VICINO CHE LA TUA MANO SUL MIO PETTO E’ MIA, COSI’ VICINO CHE SI CHIUDONO I TUOI OCCHI COL MIO SONNO”
La più bella dichiarazione d’amore che ha fatto a sua moglie è stata morire.
Italo Risini era una roccia valdostana. Uno di quegli splendidi pazzi che a ottantuno anni fanno ancora il bagno nei torrenti gelidi, ma anzichè la polmonite si prendono un grappino. E ovviamente lo reggono benissimo.
In tutta la sua vita non breve, mai aveva conosciuto un raffreddore.
Una discreta tartaruga di muscoli continuava a sonnecchiargli sullo stomaco addestrato a sopportare la fame dalla pratica salutista dei digiuni con cui si curava, nella convinzione che soltanto un corpo liberato dagli impegni assillanti della digestione potesse dedicarsi alla riparazione continua di se stesso.
Ma anche questo Superman della Valle aveva la sua kryptonite: la moglie Orietta, un’erborista di Donnas con cui aveva diviso i sogni, gli entusiasmi e gli inevitabili sbadigli di un’esistenza intera.
Quando Orietta nei mesi scorsi se n’è andata, l’uomo che non si ammalava mai ha deciso di raggiungerla.
I figli erano grandi, l’orto e gli amici in buone mani, la vita vissuta già sufficientemente lunga e memorabile, dal momento che l’aveva abitata assieme a lei. Non c’era più alcuna vera ragione per restare indietro.
Così Italo si è spento in pochi mesi senza un perchè medico, ma soltanto esistenziale. Aveva capito che noi non siamo solo noi, ma anche qualcun altro che ci portiamo dentro.
Vorrei salutare lui e la moglie con le parole di Neruda: «Così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno».
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Novembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
LA FAMIGLIA CATAMBRONE HA CREATO LA PRIMA MISSIONE PRIVATA DI SOCCORSO NEL CANALE DI SICILIA: “QUEGLI SGUARDI IMPAURITI DEI BIMBI NEI BARCONI TI CAMBIANO PER SEMPRE”
“Un’esperienza drammatica, ma bellissima. Perchè aver salvato in questi mesi tante vite umane ci riempie di
gioia. Quanti? Oltre tremila tra donne, uomini e bambini: recuperati da gommoni e barconi stracarichi, alla deriva in mezzo al mare. I loro volti, le loro storie hanno ripagato i nostri sforzi, anche economici. Insieme al piccolo ma agguerrito equipaggio che fino a pochi giorni fa ha setacciato il Mediterraneo, ovunque ci segnalassero imbarcazioni che stavano per affondare. E quando ti trovi davanti a donne e bambini, anche neonati, affamati e assetati, senza salvagente non puoi non intervenire, non puoi non aiutarli…».
L’emozione attraversa le parole di Regina Catrambrone, italiana di origini calabresi che, insieme al marito Christopher, americano di New Orleans, e alla figlia Maria Luisa, è protagonista di questa incredibile storia.
La famiglia Catrambrone risiede da dieci anni a Malta, dove gestisce un’azienda, Tangiers group ( agenzia che offre assicurazioni e intelligence nelle zone più pericolose del mondo).
L’idea di mobilitarsi privatamente per aiutare i migranti in difficoltà nel Canale di Sicilia venne nell’estate del 2013, quando a bordo del loro yacht individuarono il cadavere di un uomo in acqua.
«Capimmo che era uno dei tanti migranti che provano ad attraversare quel tratto di mare», ricorda oggi Regina. «Io e mio marito ci guardammo e decidemmo che non potevamo rimanere indifferenti. Così è nata l’idea del Moas».
Ovvero Migrant Offshore Aid Station , operazione privata di salvataggio nel Mediterraneo.
Subito dopo la tragedia di Lampedusa, dove il 3 ottobre 2013, centinaia di uomini e donne morirono affogati davanti alla spiaggia dell’Isola dei Conigli, i Catrambrone decisero di mobilitarsi, procedendo all’acquisto e all’allestimento della Phoenix, nave di 40 metri super- accessoriata (droni compresi) per l’assistenza in alto mare.
«A smuoverci fu l’appello di Papa Francesco: non potevamo rimanere inermi davanti a tali tragedie ».
Operativo dall’estate scorsa, il Moas.
In poco più di due mesi (da fine agosto a ora), oltre tremila salvataggi e un fiume di denaro – quasi tre milioni di euro – investiti per aiutare i migranti in difficoltà a sopravvivere, consegnandoli alle autorità o ai mezzi navali di Mare Nostrum. «Abbiamo deciso di usare tutti nostri risparmi per contribuire a salvare vite umane – sottolinea Regina Catambrone, ieri a Roma per partecipare a una conferenza internazionale di Ong – Certo, siamo ricchi e avevamo dei risparmi importanti ma potevamo investire in un altro business e invece abbiamo scelto di creare Moas. E siamo felici di aver fatto questa scelta: salvare anche una sola vita umana è una cosa grandissima cosa ».
Ora però i fondi di questa famiglia di “samaritani del mare”, sono finiti e così l’intera operazione è stata momentaneamente sospesa.
Dal 31 ottobre la Phoenix è ormeggiata nel porto maltese della Valletta. «Ma siamo certi che riprenderà presto il mare», spiega Regina.
«Abbiamo lanciato un appello affinchè altre persone e associazioni possano aiutarci ».
L’ultimo intervento della Phoenix risale al 27 ottobre: in mare aperto, tra Lampedusa e Malta, dove sono stati soccorsi in 331 tra cui decine di donne e bambini.
«Pioveva e faceva freddo – racconta Martin Xuereb ex capo delle forze armate maltesi ora comandante dei 16 marinai della Phoenix – e avevamo ricevuto una segnalazione dal centro operativo della Marina Militare italiana di una imbarcazione in difficoltà . In poche ore l’abbiamo raggiunta e portato in salvo 200 persone. Poi, mentre ci dirigevamo verso Porto Empedocle, abbiamo incrociato un altro barcone e alla fine a bordo erano in 331. Situazione non facile da gestire perchè tra salvataggio e trasferimento sulla terraferma, sono trascorse 36 ore».
Regina e Cristopher domani rientreranno a Malta con la speranza che il loro appello per sostenere Moas venga raccolto da altri.
«Perchè davanti a un dramma di dimensioni apocalittiche bisogna reagire», dice Regina.
«Noi abbiamo fatto e vorremmo continuare a fare la nostra piccola parte ma è necessario che i governi europei partecipino alle missioni». Ovvero? «L’operazione Mare Nostrum non può finire così: quanti bambini, donne, uomini finiranno in quel cimitero del mare se non c’è qualcuno che li soccorre?».
La conclusione dei Catrambrone, “samaritani” del mare, è politica: «Ci vorrebbero corridoi umanitari per consentire ai migranti di arrivare in Europa in maniera sicura, ma serve l’intervento da parte di tutti gli Stati europei».
Francesco Viviano
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 20th, 2014 Riccardo Fucile
LA DESTRA E’ LEGALITA’, ETICA POLITICA, UNITA’ NAZIONALE, SOLIDARIETA’ SOCIALE, SENSO DELLO STATO, EUROPA NAZIONE
Ogni tanto sarebbe meglio ripassare la storia.
E anche in un periodo di crisi delle ideologie, proprio per chi ama ancora rifarsi ad esse, è quanto mai opportuno riprendere in mano qualche libro della variegata cultura di destra.
Perchè se in un passato recente un giovane che si sentiva “di destra” poteva scegliere di seguire politicamente “cattivi maestri” di diverse sfaccettature (da Evola a Gentile, da Prezzolini a De Benoist) per non parlare dei “più politici” Armando Plebe, Domenico Mennitti, Beppe Niccolai, Pino Rauti e Paolo Signorelli (personaggi semplicemente posti ad esempio di visioni diverse e spesso controverse), oggi temo ci si formi senza maestri o attraverso cattive interpretazioni delle poche letture assimilate.
Lo dimostra la disinvoltura ideologica e l’incoerenza politica con cui spesso si muovono molti gruppi della cosidetta destra radicale.
Premesso che se essi fossero portatori di idee innovative e di facile presa politica non navigherebbero da decenni su quozienti dello “zerovirgola”, segno in controtendenza alla forza propulsiva e innovativa che dimostrò invece il fascismo “immenso e rosso” delle origini, con l’impulso futurista, corridoniano, del sindacalismo rivoluzionario, delle tesi soreliane, della capacità di rinnovare le elite di governo, delle leggi sociali d’avanguardia in Europa, oggi ci troviamo di fronte a “profonde incorenze” ideologiche.
Perchè se uno vuole essere “cattolico e cristiano” dovrebbe seguire le indicazioni del Pontefice, non estrapolare dalla storia millenaria della Chiesa solo ciò che gli viene comodo.
Perchè se uno vuole essere “sociale” per essere credibile deve farlo nella sua declinazione più ampia, senza steccati di razza ed etnia.
Altrimenti si rischia di vendere solo un prodotto taroccato.
Tornando all’attualità , qua accanto pubblichiamo una foto dell’ultima manifestazione della Lega a Milano che genera profonda tristezza: la convivenza tra uno striscione “I-talia di merda Secessione” della Lega e uno che inneggia a “casa, lavoro, scuola, stato sociale Prima gli italiani” di Casa Pound.
E allora è meglio intendersi su cosa possa rappresentare oggi un minimo comune denominatore della Destra italiana.
Per noi la destra è legalità : quindi non abbiamo nulla a che fare con i truffatori delle quote latte, i lingotti nascosti in Tanzania, il finanziamento pubblico investito a Malta e Norvegia, le tangenti di Belsito, i lavori in casa Bossi pagati coi soldi pubblici, le decine di consiglieri regionali inquisiti per i rimborsi taroccati, le mutande di Cota e la sistemazione della moglie di Salvini in Regione.
Per noi la destra è unità nazionale che nulla ha a che fare con i rutti sui “napoletani colerosi” di Salvini, il tricolore usato come carta igienica, i tank all’assalto del campanile di Venezia, le farse dell’acqua putrescente del Po, i parlamentini padani, le minacce secessioniste, gli insulti agli italiani.
Per noi la destra è etica politica, stile di vita, servizio alla nazione e al popolo italiano, non è sistemare parenti, lucrare tangenti, acchiappare poltrone, manipolare bilanci, farsi pagare le cure, sistemare i figli e le mogli, usare i soldi publici per le nozze della figlia o nominare addetta stampa l’amante.
Per noi destra è socialità , solidarietà , aiuto ai più deboli, non razzismo, discriminazione, affogamenti in mare e difesa degli evasori fiscali.
Per noi destra è sicurezza garantita dallo Stato non da ronde private.
Per noi destra è assicurare a tutti uguale base di partenza, non tutelare privilegi di casta o di censo.
Potremmo continuare a lungo, ma sono già motivi sufficienti per dimostrare che la destra vera (a maggior ragione quella sociale) non può avere nulla a che vedere con la Lega, la sua ideologia e i suoi rappresentanti passati, presenti e futuri.
Una destra radicale (e non solo) avrebbe dovuto da tempo scendere in piazza per contestare questi “clandestini” che lucrano sugli egoismi e seminano odio per garantirsi un ricco stipendio in parlamento, non certo accodarsi per fargli da portaborse.
Se lo avessero fatto a tempo debito avrebbero coperto uno spazio a destra che oggi non ha rappresentanza: quello di una destra innovativa che sappia guardare al futuro, non solo a lucrare due miserabili voti razzisti e borghesi.
Con la crisi prodotta dai poteri finanziari, la destra oggi avrebbe più bisogno di un “suo” Landini che della macchietta Salvini.
Ci siamo capiti.
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Ottobre 19th, 2014 Riccardo Fucile
A FORZA DI DIRE CHE IL BENE NON SI RACCONTA, SI E’ FINITO PER CREDERE CHE NON ESISTA PIU’
Una boccata d’aria, dopo tanto fango. 
Ne sono debitore al «Corriere Mercantile» dei giorni scorsi, da cui la riprendo a beneficio di chi se la fosse persa: per chiudere questa settimana con un barlume di umanità .
Alcuni adolescenti stanno aiutando a ripulire una biblioteca antiquaria di Genova inzuppata d’acqua e di detriti.
Pacchi di libri sporchi anche se non distrutti vengono destinati al macero perchè invendibili.
Ma i ragazzi si ribellano: se si possono ancora leggere, dicono, significa che non si devono buttare.
Il libraio Gianni Pietrasanta quasi si commuove davanti a una simile, inattesa prova d’amore (e di parsimoniosa genovesità ).
Ma mentre lui si intenerisce, quei satanassi sono già passati all’azione.
Afferrato un carrello del supermercato, lo stipano di volumi infangati e spariscono in piazza de Ferrari, il cuore della città .
Torneranno la sera, con il carrello vuoto e una busta che contiene l’incasso della giornata: 450 euro.
Iniziato come un gesto di cuore, vendere libri alluvionati si è rivelato anche un affare.
Il libraio vorrebbe almeno lasciare i soldi ai ragazzi, ma loro si rifiutano di prenderli.
Sono contenti così.
Adesso che ve l’ho raccontata, lungi da me l’intenzione di offuscare con una storiella a lieto fine le infamità pubbliche e private che hanno ridotto a un pantano Genova e l’Italia intera.
Però a forza di dire che il bene non si racconta, si è finito per credere che non esista più.
Invece, eccolo lì.
Ricordarsene, ogni tanto, aiuta nella battaglia infinita contro il male, perchè toglie a quest’ultimo la sua arma migliore: la nostra rassegnazione.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Ottobre 16th, 2014 Riccardo Fucile
PROFUGHI: DAL 1 NOVEMBRE PARTE “TRITON”, MA NON SALVERA’ I MIGRANTI IN ACQUE LIBICHE… LA NEO “COMPAGNIA DEGLI IPOCRITI” AVRA’ SULLA COSCIENZA LA MORTE DI MIGLIAIA DI DISPERATI, POI LA DOMENICA ANDRANNO TUTTI IN CHIESA CON LA FAMIGLIOLA
Se l’operazione Mare Nostrum finirà , sarà esclusivamente per decisione del governo italiano. 
Nel frattempo la nuova operazione europea Triton partirà il 1 novembre, con un compito differente dalla missione italiana: l’obiettivo è la protezione delle frontiere, non effettuerà soccorsi in acque libiche, non avrà come priorità il salvataggio dei migranti, ma nel caso dovesse pescare i profughi dal mare non effettuerà respingimenti – ormai considerati illegali – bensì, bontà sua porterà i naufraghi in Italia.
Gil Arias-Fernandez, direttore esecutivo di Frontex, presenta Triton e cioè l’incarnazione dell’aiuto europeo nei confronti dell’Italia che, da sola, ha salvato e accolto 140mila persone – in maggioranza richiedenti asilo.
Il governo italiano ha lavorato alacremente per ottenere la cooperazione di Bruxelles, basata sulla partecipazione volontaria dei governi.
Al pattugliamento congiunto dei confini a sud di Lampedusa hanno risposto 26 Paesi europei, con finanziamenti scarsi che però la direzione di Frontex ritiene “più che sufficienti” per partire.
Il problema rimane l’atteggiamento del Viminale.
Fin dall’inizio Angelino Alfano ha ripetuto che Mare Nostrum avrebbe gradualmente lasciato spazio al pattugliamento europeo, intenzione che non sembra piacere alla Commissione.
Oggi il responsabile del Viminale ha annunciato che “la data di chiusura verrà decisa in un prossimo consiglio dei ministri”.
Ogni volta che Alfano dichiara la scomparsa di Mare Nostrum, Bruxelles ribadisce che Triton affiancherà ma non sostituirà le navi della marina militare italiana.
“Continuare o interrompere Mare Nostrum è una decisione del Governo italiano. Frontex aiuta gli Stati membri a controllare i confini ma non li sostituisce” ha affermato nuovamente Arias-Fernandez presentando Triton.
Il problema politico è evidente: se l’Italia smetterà di soccorrere i profughi in mare, il numero delle vittime
salirà in maniera spropositata e gli elogi finora indirizzati alla missione umanitaria del governo italiano si trasformerebbero presto in critiche.
Roma, e di conseguenza l’Unione europea, non possono permettersi di lasciar annegare migliaia di persone di fronte all’opinione pubblica.
Tuttavia questa sembra l’intenzione di Alfano: le navi di Triton “fisseranno la linea di pattugliamento a 30 miglia dalle coste italiane” per “contrastare l’immigrazione irregolare e il traffico di esseri umani” e non avrebbe senso “avere una seconda linea più avanzata” composta dai mezzi di Mare Nostrum.
A questo punto la decisione passa al Consiglio dei ministri, e cioè a Matteo Renzi.
I dettagli tecnici dell’operazione che debutterà il 1 novembre rimangono ancora oscuri. Domani 17 ottobre il capo della polizia italiana, Alessandro Pansa, sarà a Varsavia nella sede di Frontex per discutere dei particolari operativi.
“Il centro di comando e di controllo di Triton sarà a Roma e sono previsti altri centri locali, probabilmente a Lampedusa”, annuncia il direttore esecutivo.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 12th, 2014 Riccardo Fucile
SENZA MEZZI E ATTREZZATURE… CENTO MILITARI ARRIVATI SOLO IN TARDA SERATA, MA NESSUNO LI HA VISTI
Genova si salva da sola. 
Mentre perfino il Tricolore diventa striscione di protesta: “Incapaci”, è scritto a pennarello sul bianco della bandiera.
Mentre a Staglieno c’è chi recupera i mobili dal fango e alza barricate in mezzo alla strada per bloccare il traffico: “Siamo stati abbandonati. Vergogna”.
Un gesto di rabbia. Ma senza violenza. Finora.
La città è caduta — si è consegnata — ai giovani.
Ragazzi, migliaia di ragazzi, ragazzi ovunque. Genovesi, che neanche pensavi ce ne fossero così tanti nella città più anziana d’Italia. Poi milanesi, torinesi, addirittura qualche francese, gruppi di tedeschi, di inglesi.
E tanti immigrati che forse per la prima volta si sentono davvero italiani.
Le auto con la sirena sfrecciano ma non si fermano
Tutti con gli stivali, le magliette e i pantaloni coperti di fango. Nessuno li ha convocati, sono venuti da soli, richiamati magari da un tam tam su Facebook e Twitter.
Sono venuti perchè se lo sentivano. “Siamo qui per aiutare a rimettere a posto la città , ma soprattutto per non lasciarla sola”, sorride a mezza bocca Riccardo Pastorino, vent’anni. E non è solo una battuta.
Genova ieri sembrava una città bombardata: fango dappertutto, ti entrava perfino nel respiro.
Poi auto accartocciate, cartelli segnaletici scagliati lontano da una forza enorme, cassonetti dell’immondizia.
Nell’aria, suono di sirene come impazzite e quel cielo plumbeo che pesa sulle spalle. Le strade coperte di terra sembrano aver perso la direzione. Sono un groviglio senza senso e ordine.
Ma per fortuna c’erano loro, i ragazzi. Usciti da chissà dove. Proprio nella città più vecchia d’Italia,dove le vie sono sempre piene di anziani.
“Sì, Genova è ancora viva”, si passa una mano sulla faccia Edoardo Maurici, liceale, con un gesto involontariamente solenne. “Siamo solo noi e la gente del quartiere”, aggiunge prima di riprendere la pala.
Già , questo corteo di migliaia di ragazzi riempie gli occhi. E quasi non ti accorgi di chi è assente: lo Stato .
Dove sono i militari che si sono installati in città alle 16:55 di ieri, quasi quarantotto ore dopo il disastro?
Dov’è la Protezione civile,a parte le auto che sfrecciano con la sirena perennemente accesa?
Dove sono tutti, a parte i vigili che presidiano gli incroci?
Lo striscione: “Sopravvissuti al vostro silenzio”
“Guardi, sembra una città in mano ai ragazzi”, Cinzia Benedetto si affaccia alla finestra di casa sua, al primo piano di un condominio vicino alla stazione di Brignole. Certo, ci sono un paio di ruspe, un camion con l’idrante.
Ma è poca roba che si perde nel mare di magliette, di pettorine gialle indossate dai ragazzi. Non hanno bisogno di sale regia, di task force, di grandi paroloni.
Spalano.
“Sopravvissuti al vostro silenzio”, proprio come è scritto su un lenzuolo trasformato in striscione.
Genova ha le mani nel fango. Scava e si libera da sola.
“Questi ragazzi sono grandi! Spalano via la merda e il fango. Ma soprattutto la rabbia. Perchè qui ieri c’era un’aria che la tagliavi con il coltello”, ti racconta Emilio Tassara. Sì, ci sono voluti i giovani, migliaia, per trasformare l’elettricità delle prime ore in un’energia positiva. Quasi in speranza.
Loro che hanno un’aria seria, ma riescono anche a sorridere quando un compagno cade nel fango, quando l’idrante si attorciglia e scola su decine di persone tutto intorno.
Una di loro addirittura è punta da un insetto mentre scava nel fango, ricoverata d’urgenza per una crisi allergica, per fortuna si riprende col passare delle ore.
Cecilia Cosso non era più uscita di casa dalla notte dell’alluvione: “Stavo dormendo e ho cominciato a sentire delle voci per strada. Mi sono affacciata e ho visto i primi ragazzi. Poi altri e altri ancora. Sembrava una festa. Alla fine sono uscita… per la prima volta dall’alluvione… mi sono messa sulla porta di casa con tre tazzine e ho bevuto un caffè insieme con loro. E ora mi pare che sia di nuovo tutto possibile”.
Così pochi fanno caso quando arriva il cardinale Angelo Bagnasco (la Cei ha stanziato un milione di euro per le vittime dell’alluvione).
L’inviato dell’Observer: ”Mai vista una scena così”
Qualche abitante gli si fa intorno, c’è chi lo contesta: “Ma poi i soldi che raccogliete dove finiscono? Li darete davvero a noi?”.
C’è tensione nell’aria, ma Bagnasco non fa un passo indietro.
Chiede:“Chi altri è venuto a trovarvi?”. Nessuno.
Leautorità fino al pomeriggio non si sono mostrate. Si sono riunite in Prefettura, hanno preferito visitare i piccoli centri sulle alture. Forse è meglio così.
Meglio evitare le contestazioni, ci sono già abbastanza danni da riparare e non sarà certo una visita in mezzo al fango a ridare lustro a uno Stato assente.
È troppo alto il rischio che la situazione degeneri. E soprattutto non si può diventare i simboli, i capri espiatori di questa vergogna.
Già il sindaco Marta Vincenzi si è giocata la rielezione dopo l’alluvione del 2011. E il prossimo anno qui si vota per le regionali. Ma in fondo non importa:“Genova forse ce la farà anche questa volta. Da sola, proprio come era successo per il G8”, sostiene Rita Montini, trent’anni.
E davvero l’assenza, quasi il tradimento dello Stato ricorda quei giorni, cento uomini dell’esercito arrivano solo ieri in tarda serata.
“Per fortuna ci sono i ragazzi”, sorride Ed Vulliamy, reporter britannico dell’Observer.
Uno dei più grandi inviati di guerra al mondo. Lui è stato decine di volte a Sarajevo, Baghdad, Kabul, nei covi dei narcos messicani, “ma una scena così non l’avevo mai vista: i giovani che si sono presi la loro città . Great, grande!”
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
A VARESE LA PROTESTA DI MICHELE CHE HA TRASCORSO SEI GIORNI SU UN ALBERO MOBILITANDO I CITTADINI CONTRO LA SOPPRESSIONE ARBITRARIA DI SEDICI CIPRESSI DA PARTE DI ISTITUZIONI OTTUSE
Mi chiamo Michele Forzinetti. Ho ventisei anni. Sono un insegnante di educazione fisica. Lavoro da quando
ne ho sedici. Ho insegnato ad una generazione di varesine a fare le capriole.
Scrivo poesie, non sono un agronomo, non sono un politico, non ho tesseramenti.
Un giorno di Settembre ho deciso di arrampicarmi su un albero con uno zaino
Silenziosamente vi sono rimasto per sei giorni e cinque notti, con poco per resistere, dell’acqua, un libro e un tablet.
Ne ho fatto la mia dimora, mi sono adeguato ai suoi ritmi, condiviso coni suoi abitanti i silenzi di notte umide, fredde e stellate.
Ho iniziato la mia protesta non per reazione, perchè ciò che fai per reazione va ad esaurisi, ma come semplice atto d’amore e di civile responsabilità nei confronti di sedici cipressi, che seppure vicini al palazzo sono totalmente profughi dalle logiche che da li sono emanate.
Il grido alla vita non ha bisogno di ricorsi o carta bollata, ed i tecnici dovrebbero esserne l’uditorio , non il suo mandante
Sono salito per dimostrare che cosa significa essere individuo e battersi per ciò ti tiene vivo e ti permette di respirare.
Convivo e soffro con i miei ideali, e proprio in virtù del doverli accettare senza compromessi, senza bisogno di dargli una casacca politica, ho calato uno striscione-
Non c’è futuro senza radici.
Perchè senza quelle vere, degli alberi, noi non avremmo modo di respirare, e senza quelle della nostra coscienza noi non avremmo che una vita vuota.
Ho deciso di agire personalmente usando l’esperienza del mio lavoro di istruttore e la tenacia nell’intraprendere una battaglia totalmente pacifica e apolitica.
Col trascorrere dei giorni tra la cima e la terra sotto si è creata una bolla di speranza. Soffiata dai bambini con i loro disegni, dalle mamme, dai nonni….la più compassionevole solidarietà civile si è espressa nei confronti miei e dei sedici cipressi condannati.
I giardini di Varese non sono mai stati così vivi.
Vivi di gente, vivi di parole, vivi di idee e di proposte. Ai piedi di un cipresso si è formata un’agorà continua, colorata e spontanea.
Dalle radici è nato un confronto.
Sono salito senza incatenarmi o urlare, portando avanti un sciopero della fame per i primi tre giorni, dichiarando da subito quando sarei sceso e che non sarebbe stato ad’oltranza proprio per non voler creare attrito col comune, e dimostrare che al clamore ed agli insulti si deve rispondere con grazia e fermezza.
Mercoledì notte sono stato tirato giù dal cipresso dai miei amici per un blocco epigastrico perchè non riuscivo a respirare, e portato all’Ospedale di Circolo di Varese in ambulanza. Ecco la risposta alladomanda che più sembra interessare, rispetto al perchè del mio gesto.
La mattina di giovedì all’alba vi sono risalito, perchè sono un testone, perchè dovevo finire quello che avevo iniziato una settimana prima, e dopo qualche ora di sonno ho raccolto lo zaino e le corde e sono sceso. Ma questo è stato già detto e chirurgicamente analizzato da ogni parte.
Non ho preso nessuna multa.
La sera di giovedì con una folla di cittadini variopinta, estranea, autonoma nel suo pensiero abbiamo intonato un coro in salvezza di sedici alberi e del nostro diritto a difenderli.
Sono entrato in consiglio comunale con mio fratello in carrozzina, un bambino, un padre, due ragazze e una nonna, a rappresentare l’uomo e la sua utile diversità .
Ho fatto portare al sindaco un blocco di disegni fatti da bambini delle elementari nei giorni precedenti.
Ho avuto un incontro col sindaco e non vi è stata alcuna mediazione.
La vita non ha mediazione, non ha bandiere.
La vita urla e loro non la vogliono sentire.
Ho chiesto al sindaco di fare un assemblea cittadina al teatro Apollonio impegnandomi a pagare le spese del teatro, in cui ci fossero i tecnici, il sindaco ed un mediatore esterno.
Un’assemblea in cui tutti potessero avere libertà di domandare e di avere una risposta chiara.
Questo non mi è stato concesso, questo non Vi è stato concesso.
Ora non torno alla mia vita normale di insegnante e di zuppa di cipolle perchè siamo stati offesi personalmente ed umanamente tutti, e andrò avanti a raccogliere firme insieme ai ragazzi e alle donne che naturalmente mi hanno aiutato portandomi tè caldo e spontaneità , spendendo il loro tempo per dei “semplici alberi”.
Così semplici che hanno risvegliato nazionalmente una sentimento che va al di là del puro interesse ambientale, ma che investe tutti noi della dignità di difendere quello in cui crediamo.
Io credo alla vita.
Chiunque voglia aderire ai lavori o sottoscrivere la petizione può contattare l’indirizzo e-mail futurosenzaradici@gmail.com
Michele Forzinetti
argomento: Ambiente, radici e valori | Commenta »