Destra di Popolo.net

FIORITO INCARNA L’IMPUNITO

Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

“HO PIU’ SOLDI DI ALTRI, UN’INGIUSTIZIA”

Non cerca nemmeno di negare (non può).
Ma invece di tacere esterna di continuo tra accuse, mezzi pentimenti e strafottenza
Un po’ è la maschera contemporanea della cafonaggine bipartisan, del latrocinio eretto a sistema, dello sbafo divenuto stile di vita.
Un po’ è l’ultimo frutto di quel rimasuglio di fascismo che trova sempre concime («Il mio vero soprannome non è Er Batman. Me chiamano Er Federale. Er Federale de Anagni»).
Ma Francone Fiorito è anche l’ultima versione di una figura eterna della vita italiana, un tempo confinata nell’avanspettacolo e oggi tracimata nella politica: l’Impunito
La linea la dà  l’avvocato Taormina: «Fiorito è il meno peggio».
Il suo assistito non nega gli addebiti. Si trincera dietro una formula studiata ad arte: «Se ho sbagliato, pagherò».
Si dice pronto a restituire il maltolto. Nel frattempo, accusa tutti gli altri. E straripa letteralmente dallo schermo.
Lascia trapelare che Renata Polverini sapeva tutto. Poi va a Porta a Porta e fa retromarcia: «Non ho mai parlato della Polverini. E non ho accusato i colleghi».
Quindi si reca in Procura a consegnare un dossier pieno di accuse ai colleghi, compreso il preventivo da 48 mila euro per la festa dell’Ulisse de noantri, il consigliere De Romanis. Dopodichè va a La7 e insinua il dubbio: «Chi l’ha detto che la festa l’ha pagata con i soldi suoi? Andate a controllare i bilanci di un’associazione che si chiama Gippe», che non è un fuoristrada romanesco ma l’acronimo di Giovani del Ppe.
Intervistato dalla Zanzara, avverte il segretario del partito: «Alfano non mi può cacciare». Richiesto di una parola definitiva, dichiara a Tgcom24: «Diciamo che nel Pdl ci sono colleghi con pendenze più grandi delle mie».
Mai sazio di tv, ieri sera sbarcava a Mediaset, per una litigata a «Quinta colonna» con l’on. Ravetto e un confronto con la piazza inferocita («Ahò, che te sei magnato co’ li sordi nostri?»).
L’Impunito non cerca di negare. Difficilmente potrebbe.
Ma, anzichè chiudersi in un dignitoso riserbo e spiegare tutto ai magistrati, Fiorito esterna di continuo alternando pentimenti e rivendicazioni, esibendo atteggiamenti ora penitenziali ora strafottenti.
«È vergognoso che noi utilizziamo somme del genere».
In effetti neppure nei mesi più neri di Tangentopoli si era sentito di un Suv comprato con i soldi del partito. «Ma dire che ho rubato è una falsità  assoluta!».
Lei prende uno stipendio superiore a quello del presidente della Repubblica? «Sì, purtroppo è così».
E ancora: «Sento di avere molti più soldi di altre persone, questo è ingiusto in un momento critico per il Paese».
Eppure, «contro di me c’è una congiura!».
Dopo aver capito i meccanismi della politica degenerata, Fiorito si è impadronito rapidamente di quelli del suo specchio deformante, l’informazione. Ormai non si nega a nessuno.
Ai cronisti che vanno a trovarlo nel suo feudo spiega che non può dare interviste, ma scenderà  «a salutare» (e a mandare messaggi: «Autorizzavo le spese dei singoli consiglieri, ho tutte le carte e spero che la Procura me le chieda»).
In tv provoca gli altri consiglieri: «Io sicuramente ho finanziato la loro associazione, e se ora De Romanis ci telefona in diretta lo saluteremo!».
Nel clima da revival della classicità  cita la più raffinata opera di Terenzio, l’Heautontimorumenos: «Battistoni è il punitore di se stesso».
Si vanta di aver introdotto le ostriche in Ciociaria. Fa circolare altre battute magari apocrife.
E finisce per diventare il personaggio del momento.
Bersaglio dell’invettiva popolare, punching-ball per le frustrazioni di un tempo tra i più neri della vita pubblica italiana, simbolo di malcostume; ma anche oggetto di un culto sguaiato e sinistro da parte di tanti che nel suo appetito riconoscono il proprio, che nella villa nel parco del Circeo con vista su Ponza e Palmarola vedono la gigantografia del proprio piccolo abuso edilizio, e che magari partecipano alla tavola dei tanti Fiorito d’Italia: perchè gli aperitivi e i pranzi e le cene da migliaia di euro avranno pure i loro commensali. E infatti l’Impunito dichiara con orgoglio: «Non ho perso nessuna delle mie ventisettemila preferenze!».
Diventano un cult pure le sue vacanze, spunta il video di un viaggio vanziniano a San Pietroburgo con la fidanzata Samantha detta Sissi, e lui è sempre disponibile a dirsi contrito: «Il soggiorno da ventinove mila euro in Sardegna è stato un vero schiaffo alla miseria. Di questo sono reo confesso».
E l’attico in via Margutta dell’Istituto pubblico assistenza e beneficienza?
«Ma se pago quattromila euro al mese a tutto vantaggio dei ciechi!».
E l’appartamento dietro piazza di Spagna affittato a prezzo amatoriale dall’Accademia di San Luca, i 735 mila euro prelevati dai conti del Pdl, i 38 bonifici in un giorno?
«Io non sono un ladro. Diciamo che ho gestito una mole di denaro non dignitosa con leggerezza. Ma alla festa di De Romanis l’unico assente ero io!».
E dopo tutto questo intende fare ancora politica?
«Assolutamente sì. Ne uscirò pulito e anzi qualcuno mi dovrà  chiedere scusa».

Aldo Cazzullo
(da “Il Corriere della Sera”)

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LAZIO, TRE MESI PER ANDARE ALLE URNE

Settembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

SI VA VERSO LA CAMPAGNA ELETTORALE, IL PD LANCIA GASBARRA, REBUS UDC

Dopo le dimissioni di Renata Polverini, per indire le elezioni per la nuova giunta della Regione Lazio c’è tempo 90 giorni.
La legge regionale numero 2 del 2005 recita: «Nei casi di scioglimento del Consiglio regionale, previsti dall’articolo 19, comma 4, dello Statuto, si procede all’indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Regione entro tre mesi».
E poi precisa: «Le elezioni sono indette con decreto del Presidente della Regione».
La data delle elezioni deve essere quindi fissata dopo un minimo di 45 giorni.
Nella legge nazionale numero 108 del 1968 (‘Norme per l’elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto normalè) si afferma infatti che «i sindaci dei comuni della regione ne danno notizia agli elettori con apposito manifesto che deve essere affisso quarantacinque giorni prima della data stabilita per le elezioni».
Ma la prassi ha avuto anche tempi più lunghi: dopo le dimissioni da governatore di Piero Marrazzo, le elezioni furono indette con decreto il 26 gennaio 2010 e poi si sono tenute il 28 e 29 marzo 2010, circa due mesi dopo.
Nello statuto regionale del Lazio si stabilisce anche che «le dimissioni volontarie, la rimozione, la decadenza, l’impedimento permanente e la morte del Presidente della Regione comportano le dimissioni della Giunta regionale e lo scioglimento del Consiglio regionale. L’esistenza di una causa di cessazione della carica di Presidente della Regione, fatta salva l’ipotesi della rimozione nonchè dello scioglimento del Consiglio ai sensi dell’articolo 126 comma 1 della Costituzione è dichiarata con proprio decreto dal presidente del Consiglio regionale».
Dunque Renata Polverini, secondo la prassi, dovrebbe dare comunicazione delle sue dimissioni al presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, a cui spetterebbe l’ufficializzazione con decreto dello scioglimento del Consiglio.
Poi, come stabilisce sempre lo statuto, la giunta dimissionaria «resta in carica presieduta dal presidente della Regione ovvero dal vicepresidente nei casi di rimozione, decadenza, impedimento permanente e morte del presidente, limitatamente all’ordinaria amministrazione, fino alla proclamazione del presidente della Regione neoeletto».
Con le dimissioni di Renata Polverini la campagna elettorale è ai nastri di partenza.
Più che dalle primarie insomma il Pd nel Lazio è stato spinto ad accelerare la sua strategia dall’inchiesta sui fondi Pdl.
La corsa in Campidoglio tra Nicola Zingaretti e Gianni Alemanno si vincerà  ora anche in tandem alla sfida per la Regione.
Una Regione Lazio che ormai suona quasi come una maledizione (tre governatori bruciati da diverse inchieste) e che per il Pd dovrebbe vedere la candidatura di Enrico Gasbarra, gia presidente della Provincia di Roma e segretario regionale.
Del resto a spingere sull’acceleratore delle dimissioni sono stati proprio loro due, Zingaretti e Gasbarra, dopo il “la” dato dal primo sul twitter «tutti a casa».
E così in due giorni la parola d’ordine è diventata «via dalla Pisana», l’aula consiliare che Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl indagato per peculato, ha dipinto ai pm romani come una sorta di Eldorado popolata da consiglieri dediti alla corsa all’oro.
Una decisione etica sicuramente ma anche elettorale per smarcarsi nettamente da una «storiaccia».
Decisivo per le dimissioni è stato anche Casini che ha detto «ora la parola ai cittadini».
La grande partita a Roma è l’alleanza con l’Udc e il caso Polverini ha permesso al Pd romano di testare la «tenuta» del possibile alleato o almeno la possibilità  di trovare alcune convergenze con il partito di Casini corteggiato anche da Alemanno.
Se infatti alla Regione l’Udc era in maggioranza, in Campidoglio è all’opposizione e il sindaco più di una volta aveva “sognato” politicamente una giunta più ampia sul «modello Polverini». Rimpasto mai arrivato.
Ora la sfida si annuncia durissima e sul doppio terreno Comune-Regione.
E l’Udc potrebbe veramente fare la differenza.
Alla fine infatti oggi ha incassato i «grazie» di tutti.
Della dimissionaria Renata Polverini, «mi è stato vicino fino all’ultimo».
E del capogruppo Pd alla Regione Esterino Montino: «La fine di questa brutta pagina è stata raggiunta anche grazie al comportamento responsabile dell’Udc».
Il corteggiamento è appena iniziato.

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“GIUNTA PULITA, CONSIGLIO INDEGNO: QUESTI SIGNORI LI MANDO A CASA IO”: E RENATA SBATTE LA PORTA

Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

DIMISSIONI IRREVOCABILI PER LA POLVERINI: “PERSONAGGI DA OPERETTA HANNO FATTO COSE RACCAPRICCIANTI”….” E DA DOMANI LE RACCONTERO’ TUTTE”

Travolta dallo scandalo dei fondi Pdl, Renata Polverini lascia prima di essere sfiduciata: «Comunico ciò che ho detto ieri a Napolitano e poi a Monti: le mie dimissioni irrevocabili da presidente della Regione Lazio».
Sono le 20 quando la governatrice si presenta in conferenza stampa.
Difende l’azione della Giunta: «Con il blocco della mia azione riformatrice ci saranno gravi ripercussioni sul Paese: abbiamo fatto 5 miliardi di tagli perchè lo volevamo e perchè abbiamo avuto come effetto il dimezzamento del disavanzo sanitario portandolo a 700 milioni».
E attacca il Consiglio regionale «indegno».
Non mi hanno lasciato lavorare, è la linea della presidente dimissionaria: «La Regione Lazio di Renata Polverini ha lo stesso rating del governo Monti, ce lo hanno comunicato venerdì durante il consiglio sui tagli».
Polverini è furiosa: «Ho interrotto il cammino di un consiglio non più degno di rappresentare il Lazio: questi signori li mando a casa io».
«Arriviamo qui puliti: mai avrei immaginato che con quelle ingenti risorse tutti, nessuno escluso, facessero spese sconsiderate ed esose», ha detto.
Vado via a testa alta – dice in conferenza stampa – non so se altri potranno a fare lo stesso. Me ne vado avendo azzerato i fondi dei gruppi regionali. Voglio vedere se chiunque verrà  farà  lo stesso».
La governatrice è furente con i consiglieri regionali.
«Io continuerò a fare politica, con questi non ho nulla a che fare».
«Stessero sereni questi signori perchè domani potranno fare politica se si ricordano come si fa».
Polverini lancia anche un duro avvertimento: «Da domani ciò che ho visto lo dirò. Le ostriche viaggiavano comodamente già  nella giunta di me, quindi io non ci sto, non ci sto alle similitudini e nessuno si permetta di dire una parola su me e i miei collaboratori».
Polverini parla di «personaggi da operetta che non era accettabile mantenere in un luogo prestigioso come il consiglio regionale, hanno fatto cose raccapriccianti».
La decisione di dimettersi è maturata dopo gli sviluppi che rendono concreto il raggiungimento dei 36 consiglieri dimissionari, con l’Udc che ha annunciato alla Presidente della Regione l’intenzione di ritirare la fiducia dei suoi consiglieri, quello di Fli si è dimesso e quello dell’Api ha dato la sua disponibilità .
Casini e Cesa avevano convocato per domani l’ufficio politico del partito al quale parteciperanno i sei consiglieri regionali del Lazio dell’Udc per convincerli convincerli a dimettersi, seguendo l’esempio dei loro collegi dell’opposizione.
Non ce n’è stato bisogno.
La governatrice lascia e il consiglio decade. «Io credo che dopo il marcio che è emerso, dopo la cupola che ha fatto venire fuori uno schifo, la cosa migliore, ma è la mia opinione e potrò andare in maggioranza o minoranza è che bisogna restituire parola ai cittadini», ha commentato il leader dell’Udc al Tg3.
La governatrice del Lazio aveva incontrato oggi il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano.
Presenti al confronto, durato circa quaranta minuti, anche Gianni Letta, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Lupi. Letta ha lasciato la riunione dopo una ventina di minuti.
Dentro, Alfano avrebbe cercato di convincere la governatrice ad andare avanti, portando a casa quanto meno il taglio dei fondi deciso in Consiglio regionale.
Polverini però è andata avanti per la sua strada.
Resta da capire il ruolo di Silvio Berlusconi: probabile che la sua moral suasion su Polverini non abbia sortito i risultati sperati.

(da “La Stampa”)

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POLVERINI VERSO L’ADDIO: CASINI CONVOCA I CONSIGLIERI UDC PER CONVINCERLI A DIMETTERSI

Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

LA GOVERNATRICE ANTICIPA AD ALFANO LA SUA VOLONTA’ DI DIMETTERSI: “NON CI STO A FARMI SPARARE   ADDOSSO PER COLPE CHE NON HO”… IL SEGRETARIO PDL PRENDE TEMPO MA LA SITUAZIONE ORMAI STA PRECIPITANDO

Casini e Cesa hanno convocato per domani mattina alle 11 i sei consiglieri regionali del Lazio dell’Udc per convincerli a dimettersi, seguendo l’esempio dei loro collegi dell’opposizione.
I centristi della Pisana, che fanno parte della maggioranza, finora hanno resistito e a dar voce a questa resistenza è stato soprattutto il vicepresidente del Consiglio Ciocchietti, il quale ha più volte ironizzato sull’improvviso risveglio moralista del Pd che con il segretario regionale e Gasbarra e il capogruppo Montino hanno dato il via alle danze delle dimissioni.
In un primo momento Casini aveva coperto formalmente la posizione dei suo gruppo alla Pisana, ma ora ha capito che non si può più attendere, che la situazione si sta deteriorando sempre di più: che insomma non vuole rimanere a portare la croce con il Pdl e i Fiorito, perchè c’è il rischio di far finire l’Udc sotto le macerie del Laziogate diventato un boato nazionale.
E questo a poche settimane dalle elezioni regionali in Sicilia e a pochi mesi dalle politiche.
Tra l’altro Casini aveva suggeruito alla Polverini di dimettersi un minuto dopo l’approvazione, la settimana scorsa, di 22 milioni di tagli alla spesa da parte del Consiglio regionale.
La riunione che hanno convocato Casini e Cesa potrebbe essere la mossa che può scrivere la parola fine al capitolo Lazio.
Sempre che i capi dell’Udc nazionale riescano a convincere i consiglieri regionali. Entro oggi si saprà  tutto.
“La misura è colma. Non ci sto a farmi sparare addosso, a farmi umiliare, per colpe che non ho”. Renata Polverini è al capolinea.
E lo avrebbe detto chiaro e tondo, secondo quanto raccontano fonti del Pdl, al segretario del partito Angelino Alfano.
Quello che, nelle intenzioni dell’ex Guardasigilli sarebbe dovuto essere un chiarimento, il primo faccia a faccia dopo giorni caldissimi, è invece stato uno sfogo amaro e risentito dalla governatrice del Lazio.

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POLVERINI DA MONTI PER “INFORMARLO DELLA SITUAZIONE”, RIEMERGONO VOCI DI SUE DIMISSIONI

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LA GOVERNATRICE “MOLTO PROVATA” HA CHIESTO UN PARERE AL PREMIER… ALEMANNO POCHE ORE PRIMA AVEVA PARLATO DELLA NECESSITA’ DI “AZZERARE IL CENTRODESTRA”… L’OPPOSIZIONE SI DIMETTE IN BLOCCO E SPERA NELL’UDC

Renata Polverini sarebbe di nuovo tentata dalle dimissioni. Lo scrive per prima l’agenzia Agi, che cita ambienti del Pdl.
La governatrice del Lazio ha incontrato il presidente Monti, in partenza per gli Stati Uniti, al quale ha chiesto un parere sulla vicenda.
Riserbo sulle intenzioni della governatrice: “Spetta a lei riferire sull’esito del colloquio”.
Renata Polverini viene descritta come “molto provata”, anche dopo l’ultimo colpo alla sua leadership, arrivato dal sindaco di Roma Alemanno, che ha dichiarato in serata: “Bisogna azzerare la leadership del centrodestra”.
Alle 23,20, la governatrice del Lazio ha rilasciato un comunicato: “Ho chiesto al presidente del Consiglio, Mario Monti, un breve incontro per informarlo della situazione che si è verificata in Regione; mi sembrava corretto farlo considerato che il Lazio è una realtà  certamente non marginale sotto il profilo economico e istituzionale del nostro Paese. Il colloquio è stato cordiale come sempre e ringrazio il Presidente per avermelo accordato”.
Altra brutta notizia per la Polverini, la raccolta di firme del Pd per arrivare allo scioglimento del Consiglio Regionale.
Anche Idv, Sel, Fds hanno detto sì. Tutti hanno rassegnato “le proprie dimissioni irrevocabili per lo scioglimento del Consiglio regionale”.
Prime crepe nella maggioranza: lascia anche il consigliere dell’Mpa, Pascucci e quello della Lista Civica, secondo quanto dichiara a Sky l’ormai ex capogruppo del Pd, Esterino Montino.
“L’Udc diventa a questo punto decisiva con i suoi sei consiglieri, so che c’è una discussione in corso”.
Servono 36 firme, e cioè la maggioranza più uno.
“Siamo a 29” dice.
“Non si può reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.
A far cadere le riserve dell’Udc sull’opportunità  di porre fine all’esperienza di governo regionale potrebbe essere anche la dura presa di posizione del cardinale Bagnasco.
Per tutta la giornata sono stati continui i contatti tra Casini e i suoi in Regione: le parole di Buttiglione, dunque, sebbene siano state pronunciate a titolo personale, rappresenterebbero il sentimento generale all’interno del partito di via Due Macelli.
Anche se c’è da convincere il vicepresidente del gruppo, Luciano Ciocchetti, per ora contrario.
Al compagno di partito Savino Pezzotta, che gli chiedeva esplicitamente di staccare la spina per tornare al voto, Casini ha testualmente risposto su twitter: “Correttezza impone che si decida con gli amici laziali. Pensando ai nostri elettori e all’Italia che vogliamo costruire”.
“Non credo che si possa reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.

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LA GRANDE ABBUFFATA A TAVOLA E LA REGIONE SALDA: 1400 EURO PER LE MOZZARELLE, CONTI DA 46.000 EURO

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LA FORNITURA DI LATTICINI AVVOLTA NEL MISTERO: PAGATA DAL PDL, ORDINATA DA NON SI SA CHI… BATTISTONI FIRMAVA I RIMBORSI SENZA NULLA OBIETTARE

Le centodue le pagine che documentano due anni di movimenti in uscita dell’ormai famigerato conto Unicredit 0000401372093, “Gruppo Consiliare Popolo della libertà    –   via della Pisana 130”, il pozzo di san Patrizio da cui sono stati succhiati 5 milioni e 900 mila euro di “fondi destinati al funzionamento del Gruppo”, non sono soltanto la fotografia nitida della bulimia rapace di un uomo (Franco Fiorito) e di quanti nel partito quell’uomo beneficiava. Dell’irresistibile e sfacciata inclinazione all’attrippata, alla “robbabbella” a scrocco, come documentato in questi giorni.
In quelle carte è la prova di un metodo e di una prassi.
Quel “chiedo e ricevo” che, sostiene Fiorito, veniva normalmente scarabocchiato su un qualsiasi pezzo di carta, autorizzando i consiglieri, lui per primo, a rimborsi, e spesso ad anticipi, per contanti, assegni o bonifici, di spese della cui giustificazione nessuno avrebbe mai chiesto davvero ragione.
Fosse il partito, il consiglio regionale, l’ufficio di Presidenza dell’Assemblea, il Co.re.co.co (il Comitato di controllo).
La mozzarella per ignoti
Prendiamo quel che accade il 9 maggio di quest’anno.
Il conto Unicredit registra l’addebito di una carta di credito “Cirrus Maestro” che striscia alla cassa del “Caseificio Valleverde”, in via Casilina sud 373 (Roma), 1.380 euro in formaggi. Mozzarelle, verrebbe da dire.
O forse ricotte e caciottine.
Se fosse bufala, a 10, 12 euro al chilo, farebbe un quintale e mezzo di latticini.
Come che sia, una di quelle spese da sfamare un esercito.
Bene, per chi fosse tanta abbondanza non è dato sapere. Nè è dato sapere in che modo la “bufala” o il pecorino consenta il corretto funzionamento del gruppo Pdl alla Pisana.
Ma l’episodio, appunto, conferma la prassi per la quale ignota deve restare la mano che davvero ha usato denaro pubblico per riempirsi la pancia, arredarsi casa, o ricaricare il cellulare (in bollette per la telefonia mobile e fissa se ne vanno 76.856 euro).
46 mila euro in coperti fantasma
Non è diverso con i ristoranti.
Tra il maggio del 2010 e il luglio di quest’anno, dal mammellone Pdl dell’Unicredit vengono munti 46 mila 534 euro che finiscono in pranzi e cene in trenta diverse locande o taverne. Talvolta dal nome degno di questa storia (“Il covo del Brigante”, piuttosto che “lo Schiaffo”). Ed è – intendiamoci – una cifra per difetto.
Documentabile solo perchè quel denaro è stato accreditato a beneficio di ristoratori (nulla infatti impedisce di ipotizzare che altre occasioni conviviali siano state pagate in contanti). Ebbene, nelle causali che sul conto Unicredit accompagnano il saldo dei convivi, un’abile mano impedisce di offrire anche solo una traccia utile a risalire a chi del gruppo Pdl ne abbia goduto e con quali ospiti.
In due anni, soltanto in due occasioni, i pranzi e le cene presentano infatti costi “ragionevoli”, che lasciano intendere serate per due o tre, o quattro persone.
Ci sono tombole da 9.900 (“Pasqualino al Colosseo”), 8.800 (“Caffè Martini”), 2.501 (“Il Ritrovo” di Cori) o 1.501 euro (la pasticceria “Dolce maniera” in Prati, a Roma) in cui non solo non viene indicato il numero dei coperti, ma neppure, per quanto genericamente, la ragione della spesa.
Un format costante
La prassi di rendere irrintracciabili il chi e soprattutto il perchè dell’uso del denaro del gruppo è un format che si ripropone costante nei due anni documentati dalle 102 pagine di estratto conto.
Dunque non solo quando si deve dissimulare il piacere della gola, il gusto per il resort di charme (in alberghi se ne vanno 30.862 euro), per l’elettronica (5.018 euro) o l’arredamento di interni (50.990 ero).
Ma anche quando si deve dare conto delle sequenze di pagamento dei “collaboratori” e dei “consulenti” del gruppo, quale che sia il loro rapporto di lavoro (a progetto, piuttosto che a termine).
Ovvero le loro mansioni. O ancora le ragioni per le quali vengono pagati con scadenze che spesso non sembrano avere una sequenza logica: due volte in un mese, piuttosto che ogni trimestre.
E a ben vedere, la ragione di questo modo di procedere è semplice. Fiorito, evidentemente in pieno accordo con il suo gruppo, deve annodare in un’unica, e a prima vista inestricabile, matassa contabile le sue spese e quelle di tutti i suoi consiglieri.
Perchè lui, come i suoi compagni di partito, ha bisogno di sovrapporre i costi di ciò che è lecito con quelli di ciò che non lo è.
Non a caso, Fiorito accumula segretamente, quando esistono, quei pochi pezzi di carta con cui i suoi consiglieri mettono insieme i loro giustificativi di spesa.
Perchè quei pezzi di carta, come è accaduto, possano diventare la prova che sostenga una collettiva chiamata in correità .
Dando magari il dettaglio di una portata a una conto-briscola in un ristorante di pesce (è successo con le ostriche del consigliere Andrea Bernaudo).
I bonifici a pacchetto
Confondere, dunque. E ancora confondere. In nome del “chiedo e ricevo”.
O, nel caso di Fiorito, del “ho bisogno e prendo”.
Il conto Unicredit dimostra che l’ex capogruppo lo ha fatto fino alla fine.
E da un certo punto in poi (la primavera scorsa) in un crescendo. Ricorrendo, sempre più frequentemente, a “disposizioni di bonifico” a pacchetto per cifre importanti (40-50 mila euro a operazione).
Un sistema che avevamo già  incontrato nel caso Lusi.
Un banale accorgimento contabile che accorpa in un’unica voce di addebito sull’estratto conto operazioni di bonifico diverse, ma effettuate in uno stesso momento.
Di cui restano così coperti importi e beneficiari.
A scanso di ficcanaso.

Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)

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FIORITO: “NON SONO UN LADRO, NON VOLEVO ESSERE CAPOGRUPPO DI BAMBINI”

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

“POLVERINI HA FATTO BENE A NON LASCIARE, NON SO SE SAPESSE”… ”BATTISTONI, UNO CHE DENUNCIA UN COLLEGA PER SPESE CHE ANCHE LUI HA FATTO”…”LA FESTA? CHE L’ABBIA PAGATA DE ROMANIS LO DITE VOI”

Dopo essere stato ospite di Bruno Vespa, assieme al suo avvocato Carlo Taormina, Franco Fiorito interviene anche a In onda, su La7, sempre accompagnato dal legale, per ribadire la sua posizione.
La sua gestione del denaro pubblico messo a disposizione del Pdl laziale potrà  anche essere stata “leggera e impropria”, ma “non sono un ladro”.
L’ex capogruppo al Consiglio Regionale del Lazio è indagato per peculato.
“Non sono un ladro, assolutamente no – si difende Fiorito -. Ho gestito una mole di denaro, così come i miei colleghi. Mi accuseranno di averlo mal gestito. Ma non ho mai rubato. E si scoprirà  che non sono un ladro. E, a giudicare dalla vicinanza degli amici e di chi condivide la mia attività  politica, non ho perso nessun voto”.
Taormina: “Il peculato è dell’ufficio di presidenza”.
Interviene Carlo Taormina. “Al Consiglio Regionale del Lazio – spiega il difensore di Fiorito – esiste un ufficio di presidenza che stabilisce che 20 milioni di euro l’anno vadano spartiti tra i gruppi. Il vero peculato è quello dell’ufficio di presidenza, guidato dal presidente Abbruzzese e in cui sono rappresentati tutti i partiti”.
“Festa, respinsi preventivo da 48mila euro”.
Quanto all’ormai celebre “toga party”, Fiorito non ci sta: “Sono l’unico a non esserci andato” e che a pagarlo   “con soldi suoi” sia stato il consigliere regionale Carlo De Romanis “lo dite voi”.
“Vada a controllare i bilanci di un’associazione che si chiama ‘Amici dei giovani del Ppe’ e veda come hanno speso i soldi” rincara l’ex capogruppo Pdl, che poi ammette: “Io sicuramente ho finanziato quell’associazione e sono sicuro di quello che dico” e se in studio “ci chiamerà  De Romanis lo saluteremo”.
Per quella festa, aggiunge Fiorito, “che all’inizio doveva tenersi a Cinecittà , mi era arrivato un preventivo di 48mila euro proprio dagli studi, che io ho respinto. E’ la stessa festa che andava fatta, a quel costo, a Cinecittà “.
“Io, capogruppo di bambini”.
Fiorito rivela poi di non aver ambito alla carica di capogruppo.
“Io non volevo fare il capogruppo del Pdl, volevo fare l’assessore all’agricoltura e mi hanno sbattuto a fare il capogruppo di bambini non avvezzi alla politica”.
“Poichè non hanno saputo presentare la lista del Pdl a Roma e dovevano mettere quei candidati in giunta – spiega il consigliere regionale – il responsabile regionale, i grandi dirigenti del partito mi hanno pregato di farlo”.
“All’inizio pensavo di essere tra persone oneste, ma ora non lo credo” attacca ancora Fiorito, il cui riferimento è soprattutto a Battistoni, “un collega che va a denunciare a Bankitalia un altro collega per spese che anche lui aveva fatto”.
“Polverini? Non so se sapesse”.
Per Fiorito, la governatrice Renata Polverini “ha fatto bene a non dimettersi perchè non è direttamente responsabile e perchè credo che non potesse lasciare la Regione in un momento così difficile. Non l’ho sentita in questi giorni perchè non la voglio disturbare. Con la Polverini non ho mai parlato di queste questioni e non posso sapere se lei sapesse o meno. Sicuramente il suo gruppo riceveva le stesse quote degli altri”.
“Oggi comunque difficilmente troverete un militante che affigge manifesti gratuitamente: c’è un sistema politico militarizzato economicamente e in cui servono risorse per competere”.

(da “La Repubblica”)

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CI PENSA FIORITO: SALVI I VITALIZI DEGLI ASSESSORI

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

IL BLITZ NELLA NOTTE DEL 16 DICEMBRE E LA PENSIONE DEI “TECNICI” DELLA GIUNTA POLVERINI

“Io prima sono andato un attimo alla buvette e ho visto la consigliera Colosimo e mi è venuto in mente che intanto lei versa i contributi per pagare la pensione di tanti ex consiglieri della regione Lazio e la sua pensione, se non cambiano le cose, forse ha la possibilità  di riscuoterla dal 2052! Quindi facciamo gli auguri di arrivare invece in splendida forma come adesso a quella data”.
Mancano pochi giorni a Natale quando l’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, si amareggia per i sacrifici a cui è costretta la 26enne Chiara Colosimo che la pensione, se va bene, la vedrà  tra quarant’anni.
Lui di anni ne ha 57 e la pensione, se va bene, la prenderà  appena finita la legislatura.
Deve ringraziare il Pdl che due notti prima — il 16 dicembre — ha inserito alla chetichella un emendamento che introduce il vitalizio anche per chi sta in giunta da “esterno”, senza aver preso neanche un voto.
Come Cetica, appunto.
A presentare in commissione Bilancio quel codicillo, alle due di notte, è il solito Franco Fiorito, ora indagato per l’uso dei fondi del gruppo Pdl.
Ha appena finito una lunghissima riunione di maggioranza.
Così, quando entra nella sala degli Etruschi, ha le idee chiare: “Questa è la nostra proposta: gli assessori esterni hanno diritto al vitalizio. La mettiamo ai voti”.
I cinque consiglieri di opposizione si guardano imbufaliti.
Dalla maggioranza fanno capire che non è il caso di perdere la testa, cercano di farli ragionare, che quella norma può servire anche a qualcuno di loro, magari anche all’Idv Vincenzo Maruccio che l’assessore esterno l’ha già  fatto. Si alza un po’ di parapiglia, ma la questione si risolve in fretta.
Si vota: loro sono in cinque, gli altri sono in otto e nel giro di venti minuti quel codicillo è pronto per passare alla fiducia dell’aula.
Si infila nel maxiemendamento che ha trasformato la “finanziaria” regionale di 20 articoli in un mostro da 120:
“Lì dentro c’è di tutto — spiega Ivano Peduzzi, Federazione della Sinistra, ora a capo della campagna referendaria per l’abolizione dei vitalizi — È arrivata in aula e l’hanno messo ai voti dopo un’ora: non abbiamo neanche avuto il tempo di leggerlo”.
Prima che la giunta decidesse di procedere con la “fiducia”, la discussione era durata tre sedute.
E tre quarti del tempo l’avevano passato a discutere dei benedetti vitalizi (dai 3500 ai 7400 euro, in base al numero di legislature fatte) in arrivo per 14 assessori su 17, anche se qualcuno aveva già  maturato il diritto nel suo passato da consigliere.
L’assessore Cetica spiega all’Aula le sue ragioni: “A chi vi parla, per esempio, sarebbe impossibile svolgere decentemente il ruolo di consigliere dovendo passare almeno due giorni a settimana, oltretutto il mercoledì e il giovedì, giorni dedicati proprio al Consiglio, in Conferenza delle Regioni (…) un confronto tra interessi con gli altri livelli istituzionali, Stato, Province, Comuni, che non lascia spazio neppure alla vita privata, figuriamoci al resto!”.
Insiste Cetica: “Se facevamo i consiglieri o gli assessori della Lombardia, ci potevamo permettere di stare due o tre giorni a settimana a Roma e un giorno solo in assessorato. Invece facciamo gli assessori del Lazio e stiamo sei giorni su sette, tredici, quattordici ore al giorno in assessorato. Ponetevelo questo problema, non per i vitalizi, ma per il futuro, perchè sarà  sempre peggio”.
Alcuni dei 220 ex consiglieri che attualmente percepiscono un vitalizio dalla Regione, il problema se lo sono già  posto: quando hanno visto la pensione decurtata di poche centinaia di euro a causa dei tagli ai costi della politica imposti dal governo, hanno fatto ricorso.
Eppure avevano avuto modo di ascoltare le parole pronunciate ancora da Franco Fiorito in quella seduta prenatalizia: “Il rispetto per le istituzioni si fa nei fatti, non si fa solamente negli annunci, e il rispetto è anche rispettare il lavoro che va dal singolo consigliere alla commissione, non fare che la demagogia prevalga sul rispetto tra le parti (…) Noi abbiamo l’opportunità , la capacità  e anche il fisico, dico io scherzando, di poter reggere qualsiasi responsabilità ”.
Quel giorno è un po’ influenzato, ha la bocca secca.
Un collega gli passa un bicchiere d’acqua. Lui lo ringrazia ma prima di bere passa in rassegna con lo sguardo l’Aula del Consiglio e domanda “se c’è un assaggiatore”.
“Perchè di questi tempi non si sa mai”.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’APERITIVO DA 1.450 EURO DELL’EX CAPOGRUPPO PDL IN REGIONE LAZIO FRANCESCO BATTISTONI

Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

BATTISTONI   4 VOLTE IN AULA AL MESE, MA CENE DA 5.000 EURO… FONDI PUBBLICI PER PAGARE RISTORANTI E ALBERGHI

Chi vuol essere consigliere?
Prima di rispondere è bene conoscere i dettagli di questa vita faticosissima che almeno alcuni tra i rappresentanti regionali del Lazio sembrano aver sopportato.
Mica da tutti districarsi tra le cene al «Pepe Nero», i viaggi, gli alberghi.
E poi gli «aperitivi rinforzati» alle Terme dei Papi, che anche quelli vanno organizzati, o comunque bisogna dare disposizioni a un collaboratore, non è semplice.
Senza dimenticare il blog, ormai necessario a ogni politico, e poi le dichiarazioni da rilasciare. In pochi, ad esempio, saprebbero distillare verità  preziose e indimenticabili per la collettività : «Gli obiettivi della commissione europea in ambito occupazionale sono ambiziosi e impegnativi» (Francesco Battistoni, nel novembre 2011, ne era così fiero da inserirla nel suo blog).
Chi vuol essere consigliere?
Per avere un termine di paragone: chi potrebbe sopportare la vita fatta da Francesco Battistoni?
Perso lo scranno da capogruppo, ora gli rimane la presidenza della commissione Agricoltura, le riunioni di quella della Sanità , e ovviamente tutti gli impegni legati al consiglio regionale che, in media, si riunisce una volta a settimana.
Ma comunque l’ex capogruppo Pdl, successore di tanto Fiorito, adesso che non dovrà  più badare alle richieste dei suoi colleghi consiglieri Pdl, sarà  certamente sollevato dal veder diminuiti certi ritmi di lavoro.
Si prenda, come esempio, il novembre 2011: il Consiglio si riunisce cinque volte (il 2, il 9, il 16, il 23 e il 30) e alla seduta del 2 lui è assente.
Ma perchè c’era il Pdl a Viterbo, la partita da giocare col rivale di zona per stabilire chi portasse il maggior numero di tessere, così lui dopo aver vinto (3.700 adesioni contro 3.500, raccontano i giornali locali) deve aver bruciato energie anche per scrivere il messaggio ai suoi: «Grazie».
Di certo il tesseramento è un successo, migliaia di persone che, per lui, hanno scelto il Pdl: per via del suo impegno, della sua passione politica, certo.
Coincidenza vuole che il giorno seguente, il 3, Battistoni inviti a cena – al Pepe Nero, localino vista lago di Bolsena – ottanta persone.
Si può obiettare: ma il sito del locale non cita quaranta coperti?
Avranno fatto i turni, come in fabbrica.
Costi leggermente superiori a quelli della mensa, cinquemila euro.
Comunque, nella vita del consigliere non c’è un attimo di respiro.
Poco prima era stato a Tarquinia per affermare ciò che, forse, la platea aspettava di sentir dire chissà  da quanto tempo: «Il vostro patrimonio culturale è un’immensa risorsa che dobbiamo valorizzare al meglio» (mette sul blog anche questa, casomai qualcuno l’avesse persa).
Il 4 novembre Battistoni presenta, insieme con una decina di colleghi, la proposta di legge sulla «filiera corta» e poi, probabilmente stanco, prende una camera (la 928) all’Aldero Hotel, quattro stelle nella Tuscia Viterbese.
La sera è al ristorante dell’albergo, sempre tutto da solo – dice la ricevuta – e alla fine spende 1.650 euro, bevande incluse.
Gli impegni si succedono, è impossibile citarli tutti: di certo mentre Silvio Berlusconi annuncia al Paese la sua intenzione di dimettersi dopo il ddl Stabilità , lo stesso giorno, l’8, nel Lazio arriva in commissione Agricoltura la proposta di legge sulla filiera corta.
Subito dopo, il 10, ecco l’impegno per il distretto della ceramica di Civita Castellana: il consiglio approva la mozione 256 presentata, oltre che da Battistoni, da uno schieramento trasversale di consiglieri eletti nel viterbese.
Una soluzione per il dramma di duemila persone in cassa integrazione?
Insomma: «Il Consiglio sostiene la richiesta del Comune di Civita Castellana al Governo di riconoscere lo stato di crisi».
Giusto il tempo di un’altra cenetta al Pepe Nero – sobria, 16 persone con spesa di 800 euro – e il 14 Battistoni è davanti allo stabilimento Brunelli di Aprilia per un sit in «al fianco di allevatori e pastori.
L’obiettivo – annuncia – è quello di favorire il rilancio dei prodotti agroalimentari».
Due giorni più tardi ottiene dal Pdl il pagamento di tredicimila euro a «Panta Cz pubblicità », per stampa e affissione di mille manifesti e così – tra sedute di partito, Consiglio e commissioni – il 25 organizza un incontro alle Terme dei Papi per un convegno-aperitivo con i militanti.
Conto modesto, 1.450 euro, meno della metà  di quanto pagato per la cena al ristorante «La Ripetta», 3.500 euro, del 31 dicembre.
Anche se a leggere la ricevuta, sotto la data ce n’è un’altra: «Cena del 22 per auguri di Natale».
Vale la pena ricordare che, ovviamente, tutte le spese sono state sostenute dal Pdl grazie ai fondi elargiti dalla Regione.
Un ultimo dato.
Rivolgendosi agli elettori, in campagna elettorale, il consigliere usava spesso uno slogan: «Francesco Battistoni, come te».
Li mortacci…

Alessandro Capponi
(da “Il Corriere della Sera”)

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